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“Ulisse – Il piacere della scoperta” riparte dalla Grande Mela e dalle musiche e dalle canzoni che la raccontano. Un viaggio emozionante che proseguirà in Giappone, a Parigi, e, nella storia con Lucrezia Borgia. Da lunedì 4 maggio su Rai 1
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«È un uomo normale, non un supereroe» racconta l’attore del suo personaggio, Giovanni Buonvino, Due prime serate, il 7 e il 14 maggio su Rai 1, ispirate ai romanzi di Walter Veltroni
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La cerimonia di premiazione in onda in diretta il 6 maggio in prima serata su Rai 1, Rai Radio2 e disponibile in streaming su RaiPlay
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Al via l’edizione 2026 della manifestazione ciclistica più amata. In onda dall’8 maggio su Rai 2, Rai Sport, Rai Play, Radio 1 e Rai Radio 1 Sport
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Da lunedì 11 maggio in prima serata su Rai 2 il nuovo adventure game condotto da Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla)
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DIRETTORE RESPONSABILE
FABRIZIO CASINELLI
Redazione - Rai Viale Giuseppe Mazzini 14



Il programma di Sabrina Giannini torna con le sue straordinarie inchieste per indagare sui metodi di produzione e gli stili di vita ideali. Da martedì 12 maggio alle 21.20 su Rai 3
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ONORE AL MERITO
Le storie di grandi imprenditori a cui è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Martedì 12 maggio, alle 23.15 su Rai 3, torna il programma condotto da Laura Chimenti
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Un viaggio autentico tra sogni, paure e desideri. Dall’8 maggio su RaiPlay con Federica Gentile e Niccolò Agliardi
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La Rai si racconta in digitale
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Marco Masini. La forza fragile di “Perfetto Imperfetto”
Le novità di Rai Yoyo e Rai Gulp
Arriva nelle sale il 7 maggio il film diretto da Francesca Archibugi con Jasmine Trinca e Michele Riondino
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Il Commissario Capo Giulia Ceravolo, portavoce Questura di Catanzaro, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato
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Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay 46
L’attrice, una delle new entry della sesta stagione di “Mare Fuori”, racconta Marika, il suo personaggio, una ragazza fragile ma determinata. Il mercoledì in prima serata su Rai 2
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Quel che si cela dietro una storia letteraria
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L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai
Una selezione dei film in programma sulle reti Rai 48



“Ulisse – Il piacere della scoperta” riparte dalla Grande
Mela e dalle musiche e dalle canzoni che la raccontano. Un viaggio emozionante che proseguirà in Giappone, a Parigi, e, nella storia, con il racconto di Lucrezia Borgia. Da lunedì 4 maggio, in prima serata su Rai 1
Quale emozione la accompagna nell’inizio di un nuovo viaggio?
Si potrebbe fare l’esempio con il decollo dell’Apollo: ogni nuova stagione è un po’ come un nuovo lancio. Ti trovi lì, dentro alla tua tuta, stai entrando nella navicella e sai di avere dietro un team di grandi professionisti, ma anche di amici, con cui lavori. Devo dire che mi fido tanto di loro e credo che anche loro si fidino di me. Penso che anche questo sia il segreto della riuscita dei nostri programmi, quando c’è un sorriso dietro le telecamere, ce n’è uno anche davanti.
Quali sono le tappe della nuova stagione di “Ulisse”?
Cominciamo con un viaggio a New York con la formula di “sulle note di una città”. Visitiamo i monumenti ma anche quelli invisibili, che tutti abbiamo nel cuore: le canzoni, le colonne sonore, le grandi opere composte in luoghi particolari. Poi ci sarà una puntata sul Giappone, letteralmente dai samurai ai manga, quindi ne avremo una dal titolo “Parigi quarto giorno” che racconta cosa si può vedere nella capitale francese rimanendo un giorno in più dei tre che di solito si dedicano alla visita di una città. Avremo infine una puntata su Lucrezia Borgia, un viaggio commovente nella storia.
Si parte da New York, raccontata attraverso la musica. Cosa la rende unica rispetto ad altri grandi centri musicali?
Ogni città ha una sua voce. Londra, ad esempio, è la patria dei Beatles, di Elton John. New York di voci ne ha altre, a parte i
gospel che si possono ascoltare ad Harlem ma anche il jazz e lo swing a Greenwich. New York è Frank Sinatra, a raccontarla solo le musiche dei film “Colazione da Tiffany” (Henry Mancini), de “La febbre del Sabato sera” (Bee Gees), di “C’era una volta in America” (Ennio Morricone). È come entrare nelle case di persone diverse, arredate diversamente ma tutte gradevoli.
Tra tutti i generi musicali nati o cresciuti a New York quale ne rappresenta meglio l’anima?
Non c’è un genere musicale che sia migliore di un altro. I generi sono come i rami di un albero, ognuno ha i suoi frutti. Il fatto che ci sia tanta varietà è decisamente un valore aggiunto, così come un valore aggiunto sono i grandi interpreti, ne cito una per tutti, Madonna. Parliamo di icone, tante anime di una sola città.
Se dovesse associare una sola canzone a New York, quale sceglierebbe?
Ce ne sono tantissime. Dipende dall’epoca, potrei dire “New York New York” di Frank Sinatra e Liza Minnelli, o le sonorità di “Taxy Driver” (Bernard Hermann). “La febbre del sabato sera” (“Night fever”) è New York. Siamo andati nel punto in cui furono girate immagini iconiche del film, come l’inizio, un tempo quello era un quartiere italiano, oggi è cinese. Anche questo mostra come la pelle della città stia cambiando, la musica segue l’evoluzione della città.
L’ha colpita di più la storia di artisti affermati o quella di chi è arrivato a New York inseguendo un sogno, come Madonna agli inizi?
Sicuramente quella di chi arriva in città, lì comincia ed esplode. Persone come Madonna, che arrivano squattrinate e riescono a decollare, ben rappresentano una delle anime di New York. La stessa canzone di Sinatra dice “…you always make it there,


you make it anywhere. It’s up to you, New York, New York…”. New York è un trampolino, se hai idee buone decollano.
New York è uno dei set cinematografici per eccellenza. Quanto cinema e musica si influenzano a vicenda nella costruzione dell’immaginario collettivo?
New York dà l’impronta a tanti film che sono ormai entrati nel nostro immaginario, penso a quelli che abbiamo già citato così come a “Central Park” di Woody Hallen, o a “Ghostbuster”. La caserma dei Ghostbuster esiste davvero, non è una finzione cinematografica, ma è operativa, ospita un’unità dei vigili del fuoco, noi la mostreremo. New York è uno dei palcoscenici più forti del cinema.
Qual è la colonna sonora del cinema più iconica per Alberto Angela?
Quella di “C’era una volta in America” composta da Ennio Morricone mi emoziona sempre.

Dopo tanti viaggi e racconti, cosa la sorprende ancora di un luogo?
Gli aspetti nuovi, le atmosfere, gli odori, i tramonti, cose che non vengono mai descritte ma che il tuo cuore scopre.
Quale “gusto” deve lasciare un viaggio?
Delle fotografie che rivedi, le foto sono la parte reale di emozioni vissute. Un viaggio è una costellazione di emozioni che resiste per sempre.
Se vivesse per un lungo periodo a New York, quale quartiere sceglierebbe?
Starei certamente a Manhattan, attorno a Central Park, ma mi sposterei spesso, da Greenwich a Soho. Bisogna però ricordare che New York è carissima, dovrebbe essere un genio della lampada a darti questa possibilità (sorride). Non mi dispiacerebbe stare vicino al Museo di Storia naturale, uno dei luoghi iconici dove ogni volta che vado in città passo ore e ore.






«È un uomo normale, non un supereroe» racconta l’attore del suo personaggio, Giovanni Buonvino, un uomo lontano dall’idea del “maschio alfa”. Due prime serate, il 7 e il 14 maggio su Rai 1, ispirate ai romanzi di Walter Veltroni
Partiamo da Buonvino: qual è la novità di questo personaggio?
È un uomo normale, non un supereroe. Fa bene il suo lavoro senza bisogno di mettersi in mostra. Mi piace pensarlo come parte di quella maggioranza silenziosa che esiste nel nostro Paese. Ha una forte etica professionale e cerca la giustizia, non il giustizialismo. Conosce la differenza tra autorità e autorevolezza.
Che tipo di investigatore è?
Non si limita alla logica o alla competizione. Cerca di capire le persone, le emozioni, gli istinti. È un “neopatologo dei sentimenti”, capace di leggere le dinamiche emotive, familiari, lavorative. Non è violento, non è aggressivo, è uno che ascolta molto e si mette in dubbio. Non ha mai certezze assolute, e questo gli permette di lasciare aperte più possibilità e di arrivare alla verità.
Un modello controcorrente rispetto a quello dominante… Sì, decisamente. Negli ultimi anni si è spesso puntato sull’immagine dell’uomo forte, decisionista, ma essere “uomini” non signi-
fica aderire a quel modello. Oggi vediamo anche il ritorno di un certo machismo, soprattutto in politica, ma questa immagine si scontra con la realtà di tanti uomini che sono padri presenti, più coinvolti nella vita familiare rispetto al passato.
Il personaggio nasce dalla penna di Walter Veltroni: che rapporto avete avuto?
Molto semplice e diretto. Ci siamo incontrati a Villa Borghese e abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Mi ha raccontato il personaggio, ma senza mai essere invasivo. È stato molto rispettoso anche sul set: veniva, osservava, ma senza intervenire. Spero di aver restituito il suo Buonvino, che è un personaggio molto amato.
E lui ha apprezzato il risultato.
Sì, e questo mi ha fatto davvero piacere, perché era la cosa che mi preoccupava di più: riuscire a coglierne l’essenza.
Oltre a Buonvino, un’intera squadra di personaggi molto definiti.
Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti. Sono tutte persone comuni, realistiche, come quelle che incontriamo ogni giorno. Non ci sono “cattivi” lontani da noi: sono storie in cui è facile riconoscersi.
Villa Borghese è invece una protagonista assoluta.
È un microcosmo dentro la città. Appena entri, lasci fuori il caos e ti ritrovi in uno spazio sospeso, pieno di arte e natura. È sor-


prendente che sia stato così poco raccontato dal cinema, perché è un luogo ricchissimo, vivo, attraversato da turisti, famiglie, sportivi. Un contesto perfetto anche per un giallo, “macchiato di verde”.
Nel racconto c’è anche una componente cinematografica forte. Come avete cercato di creare queste atmosfere?
È un omaggio al grande cinema italiano. Non è stato semplice inserirla per questioni di diritti, ma il risultato è molto efficace, soprattutto nel passaggio dal colore al bianco e nero. Se dovesse associare Buonvino a un film?
Direi “La grande bellezza”. Come il protagonista, anche questo commissario è un osservatore della città: non si lascia travolgere completamente, mantiene uno sguardo laterale. È affascinato dalla bellezza, pur restando una persona sobria, poco attenta al proprio aspetto.
Che tipo di uomo è, al di là del lavoro?
Uno a cui piacciono le cose belle, anche gli oggetti del passato. Non è perfetto, è un po’ goffo, a volte insicuro. Ma sono proprio

questi difetti a renderlo umano. Io, personalmente, gli voglio già bene.
Su cosa sta lavorando adesso?
Ho appena concluso una tournée teatrale con “L’amante” di Harold Pinter, per la regia di Veronica Cruciani e con Simonetta Solder, sto girando una nuova serie per la Rai. Poi spero di riuscire a prendermi un’estate più tranquilla.
La passione per il suo lavoro è la stessa degli inizi? È cambiata, è diventata più matura. Non è più totalizzante come quando avevo 25 anni: oggi ho una famiglia, dei figli, e il tempo libero lo dedico a loro e agli amici. Però quando lavoro lo faccio con la stessa concentrazione e lo stesso impegno. È un equilibrio diverso.
Dove trova la bellezza?
Nella natura. Il mare, la montagna, i parchi. Anche oggi, in un giorno libero, ho fatto un giro in bicicletta, una passeggiata proprio a Villa Borghese, poi un pranzo con un amico e mio figlio. La natura riesce sempre a riconciliarmi con tutto.




Tornano gli “Oscar” italiani a Cinecittà, la “casa del cinema”, in onda su Rai 1 mercoledì 6 maggio per la cerimonia di premiazione, in diretta in prima serata su Rai 1, Rai Radio2 e disponibile in streaming su RaiPlay
La 71ᵃ sarà anche un’edizione dai grandi numeri che vede ai nastri di partenza ben 118 film italiani di lungometraggio, di cui 36 esordi alla regia; 107 film documentari; 206 cortometraggi e 24 film internazionali tra quelli distribuiti nelle sale cinematografiche in Italia. Nel corso della cerimonia saranno assegnati ventisei Premi David di Donatello e i David Speciali.
LA STORIA DEI DAVID DI DONATELLO
La storia dei David di Donatello prende avvio nel 1950, con la fondazione a Roma dell’Open Gate Club. In quegli anni il cinema acquista un’importanza sempre crescente e, tra il 1953 e il 1955, nascono il Comitato per l’Arte e la Cultura e il Circolo Internazionale del Cinema: da queste esperienze prende forma il Premio David di Donatello, destinato a valorizzare la migliore produzione cinematografica italiana e straniera. La prima cerimonia si svolge il 5 luglio 1956. In quell’occasione vengono premiati, per la produzione italiana, i film “Pane, amore e…” e “Le grandi manovre”. Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida ricevono il riconoscimento come migliori interpreti protagonisti, mentre Walt Disney viene premiato come miglior produttore straniero per “Lilli e il vagabondo”. Nel corso degli anni la cerimonia cambia più volte sede — da Roma a Taormina, passando per Firenze — per poi stabilirsi definitivamente nella capitale a partire dal 1981. Tra i record più significativi spicca quello di Sofia Loren, che detiene il primato come miglior attrice protagonista con sette David. La seguono Monica Vitti e Margherita Buy con cinque riconoscimenti ciascuna. Per quanto riguarda gli attori, il primato è condiviso da Vittorio Gassman e Alberto Sordi, entrambi vincitori di sette premi come migliori protagonisti. Seguono nomi fondamentali del cinema italiano come Marcello Mastroianni ed Elio Germano. Tra i registi, Francesco Rosi è quello che ha ottenuto più statuette per la miglior regia (sei), mentre autori come Federico Fellini e Paolo Sorrentino figurano tra i più premiati con tre riconoscimenti ciascuno. Sul fronte musicale, Ennio Morricone domina con nove David come miglior compositore, seguito da Nicola Piovani.






















Anche molti film hanno segnato la storia del premio: “La ragazza del lago” ha conquistato dieci statuette, mentre “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, “La vita è bella” di Roberto Benigni e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci ne hanno ottenute nove. Grande rilievo hanno avuto anche i David Speciali, assegnati nel tempo a importanti figure del cinema internazionale come Steven Spielberg, Martin Scorsese e Al Pacino, oltre che a protagonisti del cinema italiano come Stefania Sandrelli e Dario Argento. Più recentemente, il David Speciale 2025 è stato assegnato a Ornella Muti e Timothée Chalamet, mentre Pupi Avati ha ricevuto il Premio alla Carriera. Nel complesso, i David di Donatello rappresentano oggi uno dei riconoscimenti più prestigiosi del cinema, testimoniando l’evoluzione e l’eccellenza della produzione cinematografica italiana e internazionale.























Dall’8 al 31 maggio, tutto il Servizio Pubblico si tinge di rosa per vivere, chilometro dopo chilometro, storia dopo storia, emozione dopo emozione, una delle competizioni sportive più amate dal pubblico. Dalla mattina fino a tarda notte, Rai 2, Rai Sport, Radio Rai e le piattaforme digitali Rai accompagneranno gli spettatori con una programmazione ampia, coinvolgente e senza interruzioni
L’impegno Rai per la 109ª edizione della Corsa Rosa 3.468 chilometri totali, 48.700 metri di dislivello, 21 tappe per una media di 165,1 km ciascuna e 23 squadre al via, tra cui le italiane Team Polti Visitmalta e Bardiani CSF 7 Saber. Tra le salite simbolo dell’edizione 2026: Blockhaus (15 maggio, tappa 7), Capodarco (16 maggio, tappa 8), Corno alle Scale (17 maggio, tappa 9), Colla dei Scioli (20 maggio, tappa 11), Ungiasca (22 maggio, tappa 13), Pila (23 maggio, tappa 14), Carì (26 maggio, tappa 16), Andalo-Lever (27 maggio, tappa 17), Cà del Poggio (28 maggio, tappa 18), Passo Giau (29 maggio, tappa 19) e Piancavallo (30 maggio, tappa 20). Il Giro attraverserà Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Ticino, Toscana, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. La Grande Partenza sarà in Bulgaria con tre tappe inaugurali:

• 8 maggio: Nessebar–Burgas
• 9 maggio: Burgas–Veliko Tarnovo
• 10 maggio: Plovdiv–Sofia
Dal 12 maggio il Giro approderà in Italia con la Catanzaro–Cosenza, per poi proseguire fino al gran finale di Roma, domenica 31 maggio.
Per seguire la corsa in rosa senza perdere neanche un momento, Rai 2 e Rai Sport accompagneranno il pubblico dalla mattina fino a tarda notte con una programmazione ricca e continua. Tornano tutti gli appuntamenti storici: “Giro Mattina”, “Prima Diretta”, “Giro in Diretta”, “Giro all’Arrivo”, “Processo alla Tappa”, “TGiro” e “RiGiro”, in onda fino a mezzanotte. Tutte le trasmissioni saranno disponibili su Rai 2, Rai Sport HD e in streaming su RaiPlay, arricchite da contenuti extra e approfondimenti esclusivi. A raccontare la corsa saranno Francesco Pancani, Stefano Garzelli, Davide Cassani e Fabio Genovesi, che accompagnerà gli spettatori in un viaggio tra luoghi, storie e tradizioni attraversate dal Giro. Stefano Rizzato seguirà invece la corsa dall’interno con la motocronaca. Emozioni, attese, tattiche, atmosfera del villaggio di partenza e racconto dei territori saranno al centro di “Giro Mattina”, in onda ogni giorno un’ora prima del via. Alla conduzione Tommaso Mecarozzi, insieme a Giada Borgato e Silvio Martinello. Previsti collegamenti con Ettore Giovannelli e Andrej Marusic dalle partenze
e con Umberto Martini dagli arrivi. Ogni puntata offrirà inoltre aggiornamenti meteo e informazioni sulla viabilità grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità. Confermata anche la sinergia con la Polizia Stradale per approfondimenti quotidiani dedicati alla sicurezza stradale. Anche nel 2026 le immagini live accompagneranno il pubblico dal primo all’ultimo chilometro di gara. La diretta partirà su Rai Sport HD e, dalle 14.00, proseguirà su Rai 2 con il racconto delle fasi decisive della tappa. Subito dopo il traguardo tornerà lo storico “Processo alla Tappa”, condotto da Alessandro Fabretti con Silvio Martinello e Giada Borgato. Analisi tecniche, tattiche di gara, protagonisti, errori e intuizioni animeranno il dibattito insieme agli ospiti e ai giornalisti accreditati. Confermate anche le “Cartoline dal Giro” di Fabio Genovesi, ormai appuntamento fisso del pomeriggio dedicato alla Corsa Rosa. Nuova veste grafica, ma spirito immutato, per “TGiro”, il programma che ogni sera riassumerà la giornata di corsa con highlights, interviste e commenti. L’appuntamento è alle 20.00 su Rai Sport HD con Andrea De Luca, Beppe Conti e Barbara Pedrotti. Dalla mezzanotte, Rai Sport HD riproporrà le fasi salienti della telecronaca di tappa. Tutti i programmi dedicati al Giro saranno disponibili live e on demand su RaiPlay, dove una sezione speciale raccoglierà highlights, momenti chiave e contenuti esclusivi di ogni tappa. Approfondimenti dedicati troveranno spazio anche sul canale YouTube Rai Sport. Il Giro di Rai Sport è curato da Alessandro Fabretti. Produttore esecutivo Guido Lissoni, con il coordinamento giornalistico affidato a Franco Bortuzzo e Alberto Romagnoli. Anche Rai Radio1 e Radio1 Sport seguiranno il Giro d’Italia con una copertura capillare lungo tutto il percorso della corsa. La novità del 2026 sarà l’ingresso di Giovanni Visconti nel ruolo di commentatore tecnico al posto di Silvio Martinello. Dal martedì al venerdì andrà in onda la rubrica “Sulle strade del Giro”, con finestre informative e collegamenti in diretta durante
il pomeriggio, fino alla radiocronaca dell’arrivo di tappa e al dopocorsa di “Fuorigiro”. Spazio anche agli approfondimenti serali all’interno di “Zona Cesarini”, con analisi, interviste, curiosità e la presentazione della tappa successiva. Nel weekend il Giro entrerà anche nei contenitori “Sabato Sport”, “Domenica Sport”, “Tutto il calcio di B” e “Tutto il calcio di A”, con collegamenti continui e speciali dedicati. In studio, a Roma, Giovanni Scaramuzzino guiderà ogni pomeriggio la trasmissione insieme alla regista Ombretta Conti. Gli inviati saranno Cristiano Piccinelli, radiocronista e voce dal traguardo; Manuel Codignoni, cronista di gara e responsabile delle interviste ai protagonisti; Massimo Ghirotto, commentatore tecnico; e Giovanni Visconti, ex professionista e commentatore tecnico. Su RaiPlaySound sarà disponibile una pagina dedicata a “Sulle strade del Giro”, con dirette streaming e contenuti on demand. Tra gli appuntamenti digitali figurano “Le Pagelle del Giro”, “La Tecno-Tappa”, le interviste ai protagonisti e lo “Speciale Giro d’Italia” del weekend. Contenuti audio e video saranno condivisi anche sui social di Rai Radio1. RaiNews.it seguirà il Giro d’Italia con dirette streaming delle tappe, cronaca testuale live, video dell’ultimo chilometro, highlights, interviste e contributi firmati Rai Sport. In occasione del 109° Giro d’Italia, Rai Pubblica Utilità, in collaborazione con Rai Sport, offrirà aggiornamenti quotidiani su meteo e viabilità lungo il percorso della corsa. Ogni mattina Alex Guarini di Rai Meteo presenterà le previsioni atmosferiche relative alle tappe, comprese quelle inaugurali in Bulgaria. Dalla quarta tappa, con l’ingresso in Italia, Rai Mobilità informerà gli spettatori su chiusure, deviazioni e percorsi alternativi grazie ai dati del C.C.I.S.S. I contributi andranno in onda al mattino su Rai Sport, mentre in serata Rai Meteo proporrà un’anteprima delle condizioni previste per la tappa successiva. Anche nel 2026 sarà utilizzata una grafica evoluta con rendering 3D e sintesi dei principali parametri ambientali utili alla competizione.





Da lunedì 11 maggio in prima serata su Rai 2 il nuovo adventure game condotto da Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla)
Debutta l’11 maggio in prima serata su Rai 2 “The Unknown – Fino all’ultimo bivio”, il nuovo adventure game prodotto dalla Direzione Intrattenimento Prime Time. Alla conduzione, una coppia inedita e sorprendente: Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla), pronti a guidare i concorrenti in un’esperienza imprevedibile e ricca di colpi di scena. In cinque puntate, il programma vede protagoniste due squadre composte da personaggi noti e concorrenti non famosi. La squadra blu inizialmente è formata da Costanza Caracciolo, Emanuela Folliero, Alessandro Matri, Francesca Manzini, Soleil Sorge e Pino Strabioli; la squadra arancione da Cristian Calenda, Noemi Cassaro, Lorenzo “Mc” Drago, Laura Pranzetti Lombardini, Gabriele Pagliarani e Ivan Zucco. I dodici concorrenti vengono catapultati in un’avventura senza punti di riferimento: bendati e ignari della destinazione e dei propri compagni di viaggio, affrontano un percorso in cui ogni scelta può cambiare radicalmente le sorti del gioco. Il cuore del format è il meccanismo del bivio tra “Noto” e “Ignoto”: una scelta ricorrente che può portare benefici oppure conseguenze imprevedibili. I concorrenti si trovano fisicamente davanti a un bivio, e ogni decisione può migliorare o peggiorare la loro situazione, ribaltando continuamente gli equilibri. Il viaggio si snoda tra le bellezze della Calabria — tra borghi, parchi naturali e scenari mozzafiato tutti da scoprire — e mette alla prova i concorrenti con sfide fisiche e mentali, spostamenti inattesi e prove legate al territorio. Ogni giornata si conclude alla “Casa Madre”, dove arrivare primi garantisce vantaggi decisivi per il proseguimento della gara. La squadra vincente di ogni tappa ha la possibilità di aumentare il montepremi finale, mentre quella perdente affronta l’eliminazione di uno dei suoi componenti. Colpi di scena scandiscono il percorso fino alla finale, quando la competizione diventa individuale: una corsa verso l’ultimo obiettivo che decreterà un unico vincitore. Il progetto è realizzato in partnership con Regione Calabria e Calabria Film Commission nell’ambito della convenzione con Rai Com.



Il programma di Sabrina Giannini torna con le sue straordinarie inchieste per indagare sui metodi di produzione e gli stili di vita ideali. Da martedì 12 maggio alle 21.20 su Rai 3
Nelle cinque puntate previste verranno esplorati i confini più incredibili che la nostra specie supera pur di allungare la propria esistenza, pur di dimagrire o di essere in forma, pur di guadagnare più soldi lungo la filiera che conduce alla nostra tavola, al nostro guardaroba, all’armadietto dei farmaci. Sono verità del processo produttivo che per essere scoperte richiedono lunghe investigazioni, spesso sotto copertura. Talvolta queste verità vengono da lontano e la squadra di “Indovina chi viene a cena” deve allungare lo sguardo oltre i nostri confini. Il lavoro del programma è quello di trovare le evidenze che permettono di individuare il cambiamento che conduce alle scelte alternative ideali, nel rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali. Perché è possibile vivere secondo un modello più sostenibile, nonostante l’attuale sistema produttivo, sociale e politico non abbia alcun interesse che si scopra. “Sii tu il cambiamento che vorresti del mondo”, diceva il Mahatma Gandhi, ma il cambiamento è possibile se si conoscono le verità. Anche questa volta, ospite di ogni puntata sarà l’epidemiologo Franco Berrino, che dispenserà utili informazioni per vivere a lungo e sani.




Martedì 12 maggio, alle 23.15 su Rai 3, torna il programma condotto da Laura Chimenti
Giunto alla sua seconda stagione il programma condotto da Laura Chimenti propone un racconto che ripercorre le storie di grandi imprenditori a cui è stata conferita dal Presidente della Repubblica l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Sarà un viaggio di otto puntate nella storia economica e sociale dell’Italia, attraverso le vicende di donne e uomini innovatori che con le loro attività imprenditoriali hanno contribuito alla crescita del nostro Paese. In ogni puntata di questa nuova edizione incontreremo due Cavalieri del Lavoro. La prima puntata sarà dedicata a Giannola Nonino, una donna che con coraggio e passione ha dato vita a Percoto, un paesino in provincia di Udine, alla più grande distilleria artigianale, portando la grappa italiana in tutto il mondo. Il secondo protagonista di questo primo appuntamento sarà il Cavaliere del Lavoro Giampaolo Dallara, il più grande costruttore di auto da corsa al mondo, che, nelle pianure emiliane, ha dato vita a un’azienda che ha rivoluzionato l’automobilismo a livello internazionale. .





L’attrice è una delle new entry della sesta stagione di “Mare Fuori”. Interpreta una ragazza fragile e determinata, divisa tra il sogno della musica e il peso di legami familiari soffocanti. Il carcere diventa uno strumento di redenzione: tra sorellanza, ribellione, desiderio di riscatto e autenticità, emerge un personaggio che cerca la propria voce e prova a costruire una strada diversa. Il mercoledì in prima serata su Rai 2
Il personaggio che interpreta è una ragazza che sogna di cantare. Quanto c’è di lei in questo desiderio?
Marika e io condividiamo la passione per la musica. Da quando avevo 14 anni il mio sogno è diventare cantante. Poi, a un certo punto, mi sono ritrovata anche a recitare e ho scoperto questo mondo nuovo, fantastico. È qualcosa che ci accomuna tantissimo: è un sogno che abbiamo in comune. Marika rispecchia davvero questa parte di me, questo mio desiderio. In qualche modo rappresenta completamente la mia vita.
Ha rinunciato a un’opportunità importante nel canto per “Mare Fuori”. È stata una scelta di istinto e di coraggio: come la definirebbe oggi?
È stata una scelta d’istinto. Avevo fatto prima i provini per “X Factor”, anche perché era il mio ultimo anno di scuola e volevo provare diverse esperienze. Poi ho visto l’annuncio dei provini per “Mare Fuori”: cercavano qualcuno che sapesse cantare e ho pensato “vabbè, tanto non succederà mai”. Ho deciso comunque di provarci, anche solo per capire com’era. Alla fine, sorprendentemente sono andata avanti e ho superato il provino. A quel punto ho seguito il mio istinto, quello che mi diceva il cuore, e ho scelto di rinunciare.
Non aveva mai studiato recitazione: cosa l’ha aiutata di più sul set?
Mi è sempre piaciuto vedermi nel ruolo di cantante. Quando salgo sul palco non mi limito alla voce: uso il corpo, le espressioni, entro proprio nel brano. Ed è stata una base importante anche per la recitazione. Mi sono affidata a questa mia attitudine, a questa piccola dote. Poi, ovviamente, sul set sono stata aiutata molto dalla coach, che mi ha supportato nel costruire la chimica tra noi sorelle, nell’entrare nel personaggio e nel dare vita a Marika.
Marika fatica a liberarsi dall’influenza della sorella Sharon. Quanto è difficile, secondo lei, trovare la propria strada quando qualcuno ti condiziona?
Credo che il segreto sia credere nei propri valori, nei propri ideali e in se stessi. Però, nella realtà in cui vive Marika, è davvero difficile. Lei è una ragazza molto fragile, abituata a fare quello che le dice la sorella, a stare ai suoi ordini. È come se fosse sempre
stata sottomessa, quindi per lei diventa complicato affermarsi e imporre la propria personalità.
Che rapporto si crea tra le sorelle? C’è solo conflitto o anche un legame profondo?
Tra Sharon e Marika c’è un rapporto molto conflittuale, quasi di astio. Nella serie ci sono pochissimi momenti in cui sembrano sorelle “normali”. Diverso invece il rapporto tra Marika e Annarella: Annarella segue più Sharon, ma allo stesso tempo sostiene Marika ed è felice del suo sogno. Tra loro c’è una vera sorellanza. Quando poi entrano nell’IPM, le dinamiche cambiano: le sorelle iniziano a fare più gruppo, soprattutto nei momenti difficili. È lì che capiscono che devono stare unite e farsi forza, perché dentro quell’ambiente bisogna resistere, bisogna sopravvivere.
Per Marika il canto è più una via di fuga o un modo per affermarsi?
È entrambe le cose. Marika vive in una realtà che non sente sua. A differenza delle sorelle, lei vorrebbe una vita diversa, fatta di scelte giuste, senza percorrere strade sbagliate come quelle della criminalità. La musica diventa quindi il suo rifugio, il suo spazio, il luogo in cui riesce a evadere. Ma allo stesso tempo è anche la sua possibilità di riscatto: attraverso la musica vuole costruirsi un futuro e affermarsi.
Quanto è importante oggi essere autentici, anche attraverso la propria immagine?
Per me è fondamentale. Viviamo in una società molto rigida, piena di schemi, e questa cosa non mi è mai piaciuta. Io tendo sempre a fare un po’ l’opposto. Tagliarmi i capelli, per esempio, è stato un atto di ribellione: mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere a quel contesto. Era un modo per affermarmi. Quando sono arrivata sul set, il regista ha deciso di mantenere quel taglio, e ne sono stata felicissima, perché era come portare ancora più me stessa nel personaggio. È diventato anche un tratto distintivo di Marika. Ma alla fine non è un taglio di capelli a definire una persona. Io ho sempre cambiato estetica, fin da piccola, perché mi piace sperimentare. So bene chi sono dentro, ed è questo che conta davvero.
Dopo “Mare Fuori”, si sente più attrice, più cantante o entrambe le cose?
In questo momento entrambe le cose. Io sono partita dal canto: a quattordici anni ho fatto una scelta e ho deciso che volevo diventare cantante e lavorare nel mondo dello spettacolo. Ho sempre avuto un’anima artistica e mi è sempre piaciuta l’arte in tutte le sue forme. Anche la recitazione mi affascinava, ma non ci avevo mai puntato davvero, perché ero più concentrata su canto e ballo. Poi è arrivata questa opportunità, che considero una grande fortuna. Mi ha aperto una porta enorme e non voglio rinunciarci: voglio studiare e portare avanti entrambe le strade il più possibile.



Un viaggio autentico tra sogni, paure e desideri. Dall’8 maggio su RaiPlay con Federica Gentile e Niccolò Agliardi
C’è un’età fragile in cui tutto brucia: l’adolescenza e la sua eco nei vent’anni. È il tempo delle domande senza risposta, dei sentimenti gridati in silenzio, dei corpi che si trasformano e non si riconoscono. Un tempo in cui si ha più bisogno di essere capiti, ma si fatica a dirlo; dove una strofa può lasciare segni indelebili, regalare emozioni e custodire ricordi. Dall’8 maggio arriva su RaiPlay “Il Club - Canzoni sotto la pelle” un talk-show musicale dedicato ai giovani e alla loro crescita, condotto da Federica Gentile e Niccolò Agliardi, uno spazio intimo, ma collettivo, dove le parole arrivano dalle canzoni. Dieci puntate in cui coppie di artisti con i loro brani si confrontano con un gruppo di ragazzi, tra i 18 e i 25 anni presenti in studio: la musica diventa un linguaggio per raccontare sogni, paure e desideri di un’età complessa e di passaggio. Tra gli ospiti delle puntate: Niccolò Fabi e Ensi, Piero Pelù e Dargen D’Amico, Levante e Gaia, Michele Bravi e Aiello, Marco Masini e Anastasio, Ditonellapiaga ed Emma Nolde, Malika Ayane e Rancore, Francesca Michielin e Margerita Vicario, Paola Iezzi e Willie Peyote, Jack Savoretti, Leo Gassmann. “Il format – sottolinea Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali
- punta ad arrivare dritto alle emozioni, proprio quelle che si nascondono “sotto la pelle “del nostro pubblico, raggiungendolo in quello spazio meraviglioso, contraddittorio ma fragile che è l’adolescenza. La musica diventa un linguaggio universale e allo stesso tempo intimo, capace di penetrare i cuori e dare voce alla loro sensibilità. Una strofa ripresa e canticchiata racconta più di mille confessioni che, spesso, per pudore restano solo parole mute”. “Siamo partiti dal nostro vissuto, quello di oggi e quello di ieri – dice Federica Gentile. Quante volte i ragazzi non si sentono compresi dagli adulti. Quante volte abbiamo detto, o ci siamo sentiti dire “che ne sai tu di me”? Mentre, al contrario, spesso basta il verso di una canzone per restituire e restituirci l’immagine più fedele di noi e del nostro sentire. Il “Club- canzoni sotto la pelle” presenta quei brani che sono arrivati dritti negli animi e hanno lasciato segni indelebili”. “Non rimpiango i miei vent’anni – prosegue Niccolò Agliardi: li ho vissuti fino in fondo, scombinati e storti. Oggi, incrociando i ragazzi alla fine dell’adolescenza, ai concerti, nelle scuole, nei luoghi fragili resto sempre colpito dalle loro profondità nascoste. I sentimenti ci sono, fortissimi e teneri; ma trattenuti da un pudore che li rende spesso muti, tra pari. Il Club parte da qui, dalle canzoni vere, quelle nate per necessità. Ne ho scritte alcune nella mia vita e ne conosco vizi e virtù. So che quelle che gli amici artisti ci hanno portato, forse non risolveranno nulla, ma apriranno, per tutti, nuovi spiragli e nuove domande”.



Erik, Mathias, Sara, Thea e Felix vivono e studiano a Vesterøy, un’isola al largo delle coste norvegesi, dove amicizie, amori e rivalità finiscono presto dentro una rete di pettegolezzi e bugie diffuse sui social. Tra passioni segrete, rapporti fragili e verità manipolate, la serie racconta il mondo degli adolescenti con uno sguardo diretto e contemporaneo. La regia è firmata da Andreas Søfteland Milde, Christer Steffensen e Sigrid Clementine Kolbjørnsen. Nel cast Teo Tomczuk, Benjamin Johannes Ebbesen, Serian Elisabeth Jeng, Sisilja Skeistrand Garen, Martin Storebø Koh e Alisah Sussmann.



Lucia, attrice di successo, torna nella sua Napoli per far visita all’anziana madre, malata di Alzheimer e assistita da tre badanti. Tra le stanze della casa materna riaffiorano ricordi, ferite familiari e frammenti di un’infanzia segnata da una donna capace di conservare forza e vitalità nonostante le difficoltà. Lina Sastri firma il suo debutto alla regia con un racconto intimo e profondo sul legame tra madre e figlia. Nel cast Maria Pia Calzone, Angela Pagano, Lina Sastri e Francesca Tizzano.
Lo storico sceneggiato diretto da Daniele D’Anza ricostruisce con realismo la vita del celebre poliziotto italoamericano assassinato a Palermo nel 1909. Il racconto segue il suo impegno a Little Italy contro la Mano Nera, organizzazione criminale legata alla mafia siciliana destinata a diventare Cosa Nostra. Senza toni celebrativi, la serie restituisce il profilo di un uomo solo davanti a un sistema criminale potente e radicato. Adolfo Celi interpreta il protagonista, accanto a Maria Fiore, Massimo Mollica e Michele Placido.


Rosa, Blu, Arancione, Giallo e Verde accompagnano i bambini più piccoli in un viaggio colorato fatto di gioco, scoperta e amicizia. Attraverso storie semplici e divertenti, la serie affronta i primi apprendimenti, le relazioni, le emozioni e la comprensione delle differenze. Con un linguaggio visivo tenero e immediato, ogni episodio aiuta i piccoli spettatori a osservare il mondo con curiosità e sicurezza. La regia è di Lucy Izzard.



Arriva nelle sale il 7 maggio il film diretto da Francesca Archibugi con Jamine Trinca e Michele Rindoino
Diretto da Francesca Archibugi, “Illusione” porta lo spettatore alla periferia di Perugia, dove in un fosso viene ritrovata una ragazzina. Indossa un completo d’alta moda ed è bellissima. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina? Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Per lo psicologo sarà un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar. “Un pomeriggio già buio in un bar di Città della Pieve ho letto un articolo, ma proprio un trafiletto, sul Corriere dell’Umbria. Raccontava del ritrovamento in un fosso al margine della superstrada di una giovanissima prostituta slava che dapprima era stata creduta morta – racconta la re-

gista – questo germe è stato lì a crescere per anni in modo del tutto inconsapevole. Ogni tanto ci ripensavo, a quella ragazzina del fosso, chi era, che cosa le era successo. Non ho mai saputo niente di più. Quindi è tutta immaginazione, e parecchia ricerca di mondi che non conoscevo. Cercavo di scoprire ciò che era probabile. Ma non mi interessava un film sociologico, quanto piuttosto la scoperta di una persona, una biondina di sedici anni (ormai era bionda), e cercare di capire cosa le era successo e come lei, proprio lei, e non l’esercito delle prostitute minorenni, era finita nel fosso. Così si delineava nella fantasia un film invernale e piovoso, con una Perugia medievale, fredda, eppure ogni tanto sgorgava un fiotto bollente come di terme sotterranee. Anche in situazioni difficili, difficilissime, esplode lo strano bollore dei rapporti umani”. Per il ruolo di Rosa Francesca Archibugi ha scelto Angelina Andrei, Jasmine Trinca è Cristina Camponeschi, Michele Riondino è Stefano Mangiaboschi. Nel cast anche Vittoria Puccini, Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi, Filippo Timi. “Trascinata dai personaggi, faccio il film – conclude la regista – Ogni immagine è determinata da loro. Ogni ambiente, ogni luce, ogni spazio, ogni movimento di macchina segue il loro pensiero, recondito o manifesto. Sono i personaggi i responsabili o i colpevoli della trama. A volte mi sembra di non fare nulla, di essere solo un vettore, la loro vita mi attraversa da parte a parte e devo mettermi lì, se mi riesce stando zitta, e raccontarla”.








e dovessi trovare un momento per così dire “emblematico” per l’ingresso delle storie nella mia vita, fu quando vendemmo la nostra casa di paese. Ero stata molto legata a quel luogo, alle persone che l’avevano abitato e, che in parte, non c’erano più. Avevo vissuto l’ammutinamento dell’adolescenza, in cui le cose si ridisegnavano e l’amore si trasformava in insofferenza e anche quella casa era stata colpita dal mio bisogno di distruggere tutto ciò che aveva avuto un senso forte. Quando andammo a svuotare la casa, però, sentii che una parte di me se ne stava andando e che avrei dovuto fare qualcosa perché non si dissolvesse. Scrissi il mio primo racconto. Il legame con i luoghi, con i posti persi e mai più recuperati, con le case dell’abbandono è rimasto viscerale, come un canto di cui sento di continuo echi e suggestioni. Un altro momento decisivo fu la scoperta di una storia terribile accaduta in un paese del Molise. Ci imbattemmo, io e Simonetta Tassinari, in un articolo di giornale: il caso di una ragazzina andata sposa troppo giovane, in un contesto di degrado e deprivazione. Quando scoprì che il marito era l’amante della madre, decise di uccidere il figlio piccolissimo e di suicidarsi. Scriverne fu un modo per dare ancora una possibilità di sopravvivenza e di narrazione di sé a chi questa possibilità non l’aveva avuta. Ecco, direi che per me scrivere è entrare nella vita di cose, luoghi, persone dimenticati e offrire una pagina di riscatto. Dare a ciascuno l’occasione di raccontare la propria storia, da un punto di vista diverso, così che la stessa vicenda acquisti contorni non sovrapponibili, si rinnovi ogni volta attraverso la voce di chi “canta”. Credo che l’oggettività degli accadimenti sia un modo per rassicurare noi stessi e che, in realtà, esistano tante traiettorie per approcciarsi a quel medesimo fatto, mille inganni, mille autogiustificazioni, mille processi di assoluzione che ridescrivono di continuo la vita di ciascuno.» Antonella Presutti è nata e vive a Campobasso, Docente di lettere, si occupa di cultura e ricerca letteraria ed è presidente della Fondazione Molise Cultura. “La nebbia sale dalla terra” è il suo nuovo romanzo.
Che storia è e come ti ha raggiunta?
«Un casino di campagna della famiglia Pietravalle, un luogo che Lina Pietravalle, grande e dimenticata scrittrice, frequentava durante le sue estati in Molise, un posto di affezione per lei, per il padre, di serenità e di “unione” tra fratelli e genitori. Così è iniziata una delle mie tante ossessioni: quando lessi le descrizioni della Cipressina, che prendeva il nome dal grande cipresso che la proteggeva “come un grande dio”, iniziai a cercarla disperatamente, ma nessuno sapeva dove fosse la dimora
di campagna dei Pietravalle. Più le certezze di dissolvevano, più sentivo il bisogno di arrivare in quel luogo, quasi mi aspettasse. Alla fine, ci sono riuscita: tra Salcito e Bagnoli, lungo un tragitto dimenticato da tutti, segnato dalle frane e dalla dimenticanza. Arrivare lì è stata una folgorazione, la possibilità di mettermi in ascolto delle vite che avevano attraversato il giardino, ancora meraviglioso, le stanze ormai semi crollate, gli oggetti che restavano a testimoniare le storie che si erano incrociate in quel luogo. Sono tornata più volte alla Cipressina, ogni volta una sensazione diversa, una scoperta, come accade quando i luoghi ci parlano. Così ho cominciato a scrivere questa storia, l’intreccio di molte voci, di coloro che lì hanno vissuto, personaggi reali e immaginari, ciascuno con il proprio racconto, ciascuno con la propria storia. Nel casino di campagna arrivano tutti coloro che l’abitarono, ora ombre, per dirsi ciò che in vita non ebbero il coraggio di dirsi o il tempo di farlo. “La nebbia sale dalla terra” è una sorta di Spoon River, la Cipressina è lì, sulla collina, dove dormono storie e rimpianti, speranze perse per sempre, echi dimenticati.»
Da docente e persona impegnata nella diffusione della cultura, che panorama ti offre il futuro del Molise e non solo? «Credo che questo sia un momento particolarmente complesso per la cultura, fase di transizione profonda determinata dall’impatto dell’IA, dalla dialettica sempre più articolata tra prospettiva globale e dimensione identitaria locale. Ma un peso importante ha anche una pseudo cultura “mordi e fuggi” di facile consumo e di assoluta superficialità che i social stanno sempre più sdoganando. Il rischio è la strada in discesa, ciò che, anziché aiutare a una riflessione sulle contraddizioni del mondo che ci circonda, ci allontani dalle criticità in cui viviamo, ci “desitui” rispetto ai luoghi dove sarebbe opportuno e necessario essere. Se dovessi parlare della mia esperienza in Molise, esiste una partecipazione straordinaria a ogni iniziativa culturale che guardi all’approfondimento e alla qualità. I ragazzi, che spesso, tacciamo di essere del tutto disinteressati a quanto accade intorno a loro, sono, al contrario, interessatissimi; quando vengono stimolati e coinvolti cambiano punti di vista, si interrogano, partecipano. È da qui che bisogna partire. In Molise lo facciamo attraverso festival (mi piace ricordare Poietika, ad esempio), incontri, confronti, mostre. La battaglia è complessa, i momenti di pessimismo sono tanti, ma è importante non indietreggiare. In gioco ci sono temi e prospettive che richiedono conoscenze e, soprattutto, capacità di esercitare il proprio spirito critico. Laura Costantini



Il cantautore toscano torna con un progetto già disponibile anche in vinile e prepara una stagione che unisce incontri con i fan, concerti estivi e cinque appuntamenti nei grandi palasport
Dopo oltre trentacinque anni di carriera, la voce fiorentina apre un nuovo capitolo del proprio percorso artistico, confermando quel legame diretto con il pubblico che ha attraversato generazioni, canzoni e palchi. “Perfetto Imperfetto”, è il tredicesimo album in studio di Marco Masini ed è uscito in cd, digitale e vinile, con una tracklist che tiene insieme brani inediti, nuove sfumature narrative e passaggi già entrati nel racconto recente dell’artista. Nei formati fisici trovano spazio anche “Male necessario”, il brano con Fedez premiato al Festival di Sanremo con il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, e “Bella stronza”, rilettura personale e contemporanea di uno dei titoli più iconici della musica italiana, presentata nella serata dei duetti. La versione digitale comprende dieci tracce, da “Perfetto” a “Imperfetto”, passando per “E poi ti ho visto cadere”, “Gotham City”, “Il mio lato opposto”, “Di più”, “Lolita come stai?”, “Bianco ghiaccio”, “E la vita accade” e “Quando tornerai da me”. Accanto al disco prosegue anche il percorso di incontri con i fan. Dopo le prime tappe, il tour arriva a Sesto San Giovanni, a Rovereto, al Millenium Center, a Forlì, al Punta di Ferro, e il 10 maggio ad Ancona. Un modo

per presentare il nuovo lavoro in una dimensione ravvicinata, prima del ritorno sui palchi. La parte dal vivo prenderà il via il 30 giugno da Alessandria e attraverserà l’estate con una serie di concerti all’aperto. Tra i luoghi più significativi del calendario ci sono Pistoia, Cervia, Villafranca, Bergamo, Siena, Pescara, Castellana Grotte, Alghero, Messina e Zafferana Etnea, dove il tour estivo si chiuderà il 29 agosto. Un itinerario che porta Masini in piazze e scenari molto diversi, dal centro-nord alla Sicilia, seguendo quella geografia emotiva che da sempre accompagna le sue canzoni. In autunno arriveranno poi i cinque grandi appuntamenti nei palasport: il 3 novembre all’Unipol Forum di Milano, il 4 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 7 novembre alla Kioene Arena di Padova, il 13 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 14 novembre al Pala Partenope di Napoli. Date evento che chiudono idealmente un anno importante, tra nuovo album, incontri, concerti e il ritorno di un repertorio che continua a parlare a pubblici diversi. Da “Disperato” a “Ci vorrebbe il mare”, da “Perché lo fai” a “T’innamorerai”, fino a “L’uomo volante” e alle pagine più recenti, Marco Masini continua a portare sul palco una scrittura riconoscibile, fatta di intensità, fragilità e parole che non cercano scorciatoie. Con “Perfetto Imperfetto” aggiunge un altro tassello a una storia musicale costruita sulla verità delle emozioni. E forse proprio lì, nell’imperfezione dichiarata, resta la parte più autentica del suo racconto.




Il Commissario Capo Giulia Ceravolo, portavoce Questura di Catanzaro, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato
Originaria della provincia di Catanzaro, si è laureata in giurisprudenza con lode presso l’Università della Calabria nel 2014. Ha svolto un tirocinio formativo presso la Corte di Appello di Catanzaro – Sezione Civile tra il 2015 e il 2016, conseguendo l’abilitazione all’esercizio della professione forense nel 2017. Dopo aver prestato servizio in altra Pubblica Amministrazione, in aprile del 2021 ha superato il concorso per Commissario della Polizia di Stato e, presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma, ha conseguito

con lode un Master di II livello in “Diritto, Organizzazione e Gestione della Sicurezza”. Terminata la frequenza del 110° Corso di Formazione, in luglio 2022 è stata assegnata alla Questura di Enna, ove ha diretto l’Ufficio Immigrazione, conseguendo l’azzeramento dei tempi di attesa di rilascio dei permessi di soggiorno nella provincia. Da gennaio 2024 ha diretto la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali (D.I.G.O.S.) della Questura di Enna. Durante il suo incarico ha gestito le rivendicazioni del comparto agricolo e coordinato alcune indagini di polizia giudiziaria, con una costante attenzione alla repressione dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Quale Dirigente della D.I.G.O.S., in molte occasioni ha assunto le funzioni di Capo di Gabinetto della Questura di Enna, curando i rapporti
istituzionali con gli organi di stampa e coordinando l’Ufficio di Staff del Questore. “Esserci sempre” vuol dire trasmettere i valori della legalità, del rispetto degli altri, non solo quando si indossa la divisa: l’esempio, infatti, vale più delle parole. “La crescente presenza femminile nei ruoli di responsabilità testimonia un cambiamento culturale importante: le donne non solo entrano nella Polizia di Stato, ma contribuiscono in modo significativo a innovarne i modelli organizzativi e di leadership, portando un approccio inclusivo, concreto e orientato ai risultati” afferma Giulia Ceravolo.
Perché ha deciso di indossare la divisa della Polizia di Stato? Ho scelto di indossare la divisa della Polizia di Stato per un profondo desiderio di contribuire concretamente alla tutela dei diritti e della sicurezza dei cittadini. È stata una scelta maturata nel tempo, anche alla luce dell’esperienza della pratica forense, durante la quale ho acquisito una maggiore consapevolezza delle mie inclinazioni: ho compreso di sentirmi particolarmente portata per un ruolo operativo e di servizio diretto alla comunità e che, per le mie peculiarità caratteriali, mi sentivo più affine alla difesa dei più deboli e alla prevenzione piuttosto che ad assumere posizioni d’ufficio che talvolta avrebbero potuto porsi in contrasto con i miei principi. La divisa rappresenta per me non solo un ruolo istituzionale, ma anche un impegno quotidiano fatto di ascolto, equilibrio e determinazione. Essere parte della Polizia di Stato significa operare con professionalità e umanità, cercando di costruire un rapporto di fiducia con il territorio e di dare risposte efficaci alle esigenze della comunità. In questo percorso, ogni giorno è una sfida e al tempo stesso un’opportunità per dimostrare che lo Stato c’è, ed è vicino ai cittadini.
Ci racconta le tappe fondamentali del suo percorso professionale?
Il mio percorso nella Polizia di Stato ha avuto inizio nel 2019, quando ho superato il concorso da funzionario. Dopo aver frequentato per 14 mesi la Scuola Superiore di Polizia, al termine del percorso formativo sono stata assegnata alla Questura di Enna, dove ho ricoperto l’incarico di dirigente dell’Ufficio Immigrazione. È stata un’esperienza particolarmente significativa, che mi ha permesso di confrontarmi con tematiche complesse e di grande attualità, sviluppando non solo competenze operative e gestionali, ma anche una forte sensibilità nei confronti di cittadini straniere. Il contatto quotidiano con realtà diverse mi ha portato a confrontarmi con culture, storie e vissuti differenti, rafforzando la mia capacità di ascolto e comprensione. Dopo circa un anno e mezzo, mi è stato affidato l’incarico di dirigente della Digos, un ruolo delicato che ho svolto con grande senso di responsabilità. In questo ambito ho maturato una significativa esperienza nella gestione dell’ordine pubblico, in particolare nelle manifestazioni dove sono fondamentali equilibrio e capacità di mediazione. Ho sempre scelto di essere presente in prima linea, senza trincerarmi dietro il ruolo dirigenziale, con-
vinta che la leadership passi anche attraverso l’esempio diretto sul campo. Gli incarichi di responsabilità che ho avuto modo di ricoprire nel mio percorso mi hanno consentito di sviluppare una visione manageriale del lavoro di squadra, basata sulla valorizzazione delle competenze e sulla condivisione degli obiettivi. In questo senso, essere una donna in un ruolo dirigenziale rappresenta per me un’ulteriore responsabilità: contribuire a promuovere un modello di leadership inclusivo, capace di coniugare autorevolezza ed empatia.
Qual è il suo ruolo attuale?
A giugno dello scorso anno sono stata trasferita a Catanzaro, dove attualmente ricopro l’incarico di Vice Capo di Gabinetto e Portavoce del Questore. In particolare, il ruolo di portavoce mi vede impegnata nel curare la comunicazione istituzionale al fine di garantire un’informazione puntuale, trasparente e corretta sull’attività della Polizia di Stato. Si tratta di una funzione che richiede grande attenzione al rapporto con i media e, più in generale, con l’opinione pubblica, perché la comunicazione rappresenta ormai un ponte fondamentale tra istituzioni e cittadini. Raccontare il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini della Polizia di Stato non è più un’attività accessoria ma significa soprattutto contribuire a rafforzare la fiducia nelle istituzioni e a promuovere una cultura della legalità. In questo contesto, assume particolare rilievo il modello della polizia di prossimità, che punta a una presenza sempre più vicina ai cittadini, basata sull’ascolto, sul dialogo e sulla prevenzione. Il mio impegno è proprio quello di valorizzare, anche attraverso la comunicazione, questo approccio, che consente di intercettare i bisogni del territorio e di fornire risposte efficaci.
Esserci sempre è il claim della Polizia di Stato. Come lo declinate sul vostro territorio?
“Esserci sempre” non è solo un claim, ma un principio operativo che guida quotidianamente la nostra attività sul territorio. A Catanzaro lo decliniamo attraverso una presenza costante e concreta, che va oltre le tradizionali funzioni di controllo e sicurezza. Accanto all’attività operativa, che resta centrale, c’è infatti la necessità di costruire un rapporto diretto, continuo e credibile con i cittadini. Le iniziative di prossimità che abbiamo promosso quest’anno vanno esattamente in questa direzione. L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere la Polizia di Stato riconoscibile, vicina e presente. Incontriamo le persone nei luoghi della loro quotidianità, le indirizziamo con numerose campagne di sensibilizzazione e corsi di difesa personale per diffondere consapevolezza e strumenti utili ad affrontare situazioni di rischio, accogliamo i bambini presso i nostri Uffici, proviamo a parlare ai cittadini un linguaggio chiaro e accessibile. Organizziamo e partecipiamo a convegni e incontri pubblici su temi di grande attualità, come la legalità, la prevenzione della violenza e l’educazione civica, con l’obiettivo di coinvolgere attivamente la cittadinanza, soprattutto i più giovani affinché maturino la consapevolezza che la Polizia non è solo repres-


sione. Siamo presenti anche nei luoghi più sensibili, come gli ospedali, con visite e iniziative che testimoniano vicinanza e attenzione alle persone in momenti di particolare fragilità. Allo stesso tempo, attraverso la partecipazione a trasmissioni televisive e altri canali di comunicazione, cerchiamo di raggiungere un pubblico sempre più ampio, raccontando il nostro lavoro e fornendo informazioni utili. A tal proposito sono particolarmente orgogliosa di aver partecipato, unitamente al Questore di Catanzaro dott. Giuseppe Linares, ad un importante festival del cinema tenutosi in provincia lo scorso luglio portando in scena non solo divise e istituzioni, ma anche impegno sociale, cultura della legalità e prevenzione. È stata un’occasione unica per sensibilizzare il grande pubblico attraverso il linguaggio universale del cinema e della comunicazione. Del resto, ogni incontro rappresenta un’opportunità da cogliere per entrare in contatto con le persone e diffondere i nostri valori. E il riscontro più importante è proprio quello legato alla fiducia: vediamo cittadini sempre più partecipi, più consapevoli e più inclini a rivolgersi a noi non solo nelle situazioni di emergenza, ma anche come punto di riferimento quotidiano. In questo senso, il motto “esserci sempre” trova una realizzazione concreta: esserci nei territori, nelle scuole, nei luoghi di cura, nei media e anche nel mondo digitale. Ed è su questa strada che intendiamo continuare, rafforzando sempre di più questo legame tra istituzioni e comunità al fine di fortificare quel rapporto di fiducia che è alla base di una sicurezza realmente condivisa.
Come concilia il suo lavoro con la sua famiglia?
Conciliare il lavoro con la vita familiare è una sfida che accomuna molte persone e nel nostro caso assume caratteristiche particolari legate alla natura del servizio che svolgiamo. Mio marito è un collega, un funzionario della Polizia di Stato e questo rappresenta per noi un grande punto di forza: ci aiuta a
comprenderci profondamente, perché conosciamo entrambi le peculiarità del nostro lavoro, i ritmi spesso imprevedibili e il livello di responsabilità che comporta. Sappiamo quanto questo impegno possa essere totalizzante, ma proprio per questo cerchiamo di sostenerci a vicenda, trovando un equilibrio fondato sul dialogo e sulla condivisione. Oggi questo equilibrio è in evoluzione, perché siamo in attesa di una bambina. È un momento molto importante della nostra vita, che ci porterà naturalmente a ricalibrare tempi e priorità, con la consapevolezza che, accanto al senso del dovere verso il nostro lavoro, cresce anche quello verso la nostra famiglia.
Perché sempre più donne scelgono la divisa?
Perché la Polizia di Stato rappresenta oggi un contesto professionale in cui competenze, merito e capacità di leadership trovano pieno riconoscimento, anche nei ruoli direttivi. In particolare, la qualifica di funzionario offre l’opportunità di svolgere incarichi di elevata responsabilità, che richiedono non solo preparazione giuridica e operativa, ma anche solide capacità organizzative e decisionali. In questo ambito, le attitudini manageriali che molte donne sviluppano nel proprio percorso – come l’attenzione alle relazioni, la capacità di ascolto, la gestione dei conflitti e la visione d’insieme – rappresentano un valore aggiunto. Si tratta di competenze sempre più centrali in un modello di sicurezza moderno, che non si basa solo sull’intervento, ma anche sulla prevenzione, sulla mediazione e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con il proprio personale e con il territorio. La crescente presenza femminile nei ruoli di responsabilità testimonia un cambiamento culturale importante: le donne non solo entrano nella Polizia di Stato, ma contribuiscono in modo significativo a innovarne i modelli organizzativi e di leadership, portando un approccio inclusivo, concreto e orientato ai risultati.
Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la sua carriera.
Suggerisco innanzitutto di essere consapevole che non si tratta semplicemente di un lavoro, ma di una vera e propria missione. Indossare la divisa significa assumersi una responsabilità che va oltre l’orario di servizio: si è poliziotti sempre, in ogni momento, nei comportamenti e nei valori che si rappresentano. È un percorso che richiede impegno, disciplina, equilibrio e una forte motivazione interiore. Bisogna essere pronti ad affrontare situazioni complesse, a prendere decisioni importanti e, soprattutto, a mettere al centro il bene della collettività. Ogni giorno il nostro lavoro significa rappresentare lo Stato nel momento in cui qualcuno ha un problema o vive una difficoltà; significa incontrare cittadini che chiedono aiuto, protezione, ascolto. Allo stesso tempo, è una professione che restituisce molto, in termini umani e professionali e per questo motivo vale la pena spendersi. Il consiglio è, dunque, di prepararsi con serietà, studiare, credere nelle proprie capacità e affrontare questo percorso con spirito di servizio e grande senso delle istituzioni.




Il 19 febbraio del 2023 il tesatro milanese, da 250 anni Tempio dell’opera, della musica classica e del balletto, si è aperto per la prima volta alla canzone popolare - intesa nell’accezione anglofona di popular music - e lo ha fatto con il più nobile e il più autenticamente popolare tra gli autori di canzoni in lingua italiana. Il 7 maggio in prima serata su Rai 5
Un evento eccezionale che è stato l’occasione per osservare il Maestro dietro le quinte e durante le prove, e interrogarlo nel suo rapporto con la musica e con i musicisti, con le parole e le sue passioni. La voce del Paolo Conte di oggi si mescola poi con quella dell’artista giovane, attraverso immagini di repertorio dell’archivio

di famiglia: nasce così il film documentario “Paolo Conte alla Scala, Il Maestro è nell’anima” in onda giovedì 7 maggio alle 21.20 su Rai 5. Un docu-film fortemente voluto da Caterina Caselli, prodotto da Sugar Play e diretto da Giorgio Testi che unisce musica, ricordi e confidenze per andare dritto al cuore artistico di un musicista che la critica americana definì “traghettatore estetico dal Novecento al futuro”. “Paolo Conte alla Scala - dichiara Caterina Caselli - è la realizzazione di un sogno che viene da molto lontano, è un’idea fissa che mi ha perseguitato per anni, praticamente da quando ho cominciato a collaborare con lui per divulgare e valorizzare la sua arte a livello internazionale. Qualche tempo fa, assistendo a un suo concerto, si è risvegliata in me prepotente quell’idea da sempre cullata che un artista di quella grandezza potesse esibirsi nel più importante teatro musicale italiano: La Scala.”

Film
Il viaggio di Yao
Di Philippe Godeau, in onda lunedì 4 maggio alle 21.20. Con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta.

Film
Orlando
È Michele Placido il protagonista del film di Daniele Vicari, in onda martedì 5 maggio, in prima visione, alle 21.20. Nel cast anche Christelle Cornil, Anis Gharbi, Daniela Giordano, Denis Mpunga

Opera
Lucia di Lammermoor
Il direttore musicale Riccardo Chailly sul podio, sul palco due acclamate star del Belcanto come Lisette Oropesa e Juan Diego Florez. Giovedì 7 maggio alle 23.10

Notti Jazz
Puntata 10 - Chet Baker
Chet Baker e l’Italia, in onda venerdì 8 maggio alle 24.25 in prima visione

Documenti
Liza Minnelli. La figlia prediletta di Hollywood
Un ritratto della fragile, complessa e talentuosa erede di una delle più grandi coppie del cinema americano (Vincente Minnelli & Judy Garland). In onda mercoledì 6 maggio alle 24.20

Teatro Migliore
La storia comica e terribile di Alfredo Beaumont. Una storia che Valerio Mastandrea porta a teatro con la regia tv di Paolo Sorrentino, in onda sabato 9 maggio alle 21.20
Film
Qui rido io
L’Italia della Belle Époque e la figura di Eduardo Scarpetta sono al centro del film “Qui rido io” di Mario Martone, con Toni Servillo. In onda domenica 10 maggio alle 21.20





“Ginettaccio”, “L’uomo d’acciaio”, “Gino il Pio”, “L’intramontabile”: in una parola, Bartali. È lui il protagonista dello speciale che Rai Cultura ripropone martedì 5 maggio alle 12.00 su Rai Storia
Bartali fin da giovane è un fervido credente, è iscritto all’Azione Cattolica, è devoto a Santa Teresa di Lisieux, è terziario carmelitano. Gli anni della guerra gli porteranno via la possibilità di tante vittorie, ma faranno uscire la sua grandezza d’animo. Gino, amico del cardinale Elia Dalla Costa, si mette al ser-

vizio di una rete clandestina per il salvataggio degli ebrei. Tante volte farà in bicicletta il tragitto tra Firenze e Assisi, a rischio della propria vita, per trasportare documenti falsi contribuendo così al salvataggio di circa 800 persone. Gino non racconterà mai in pubblico questa storia perché, come diceva, “Il bene si fa ma non si dice”. Tuttavia, dopo la sua morte riceverà i meritati riconoscimenti: Medaglia d’oro al Merito civile, viene dichiarato “Giusto tra le nazioni”. Nel dopoguerra arriveranno le altre grandi vittorie di Bartali e la rivalità con Fausto Coppi, molto diverso da lui per carattere: l’Italia è divisa ormai in bartaliani e coppiani. Martedì 5 maggio alle 12.00 su Rai Storia.

Italia viaggio nella bellezza
Giorgio Vasari. Vita e vite di un artista
Rai Cultura celebra una figura centrale del Rinascimento italiano, con una puntata di Keti Riccardi in onda lunedì 4 maggio alle 21.10

a.C.d.C.
Chateau Gaillard. La fortezza di Cuor di leone
Un viaggio in Normandia alla scoperta del castello di Chateau Gaillard: lo propone il documentario in onda in giovedì 7 maggio alle 21.10

Cronache dei nostri Tempi: caccia al Tredici
La nascita del Totocalcio
Programma del 1963 dedicata alle lotterie in Italia, che Rai Cultura ripropone martedì 5 maggio alle 11.15

Passato e Presente
La fine della guerra in Europa
A meno di due settimane dalla morte del capo del fascismo, Benito Mussolini e del Fuhrer del III Reich, Adolf Hitler, la capitolazione tedesca segna la fine della guerra in Europa. Venerdì 8 maggio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia

RAInchieste
TV7 1963-70: Sergio Zavoli
Vent’anni di inchieste a puntate che hanno caratterizzato la Televisione della Rai, dagli anni ‘60 agli anni ‘80. In onda mercoledì 6 maggio alle 21.10

Tg2 speciale
Aldo Moro 09/5/78
L’edizione straordinaria del Tg2 del 16 marzo 1978 delle ore 10, condotta da Giancarlo Santalmassi, dà notizia del rapimento di Moro. Sabato 9 maggio alle 11.30
Passato e Presente
Luigi Einaudi, l’economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Domenica 10 maggio alle 20.30




In onda in prima Tv su Rai Yoyo tutti i giorni dall’11 maggio alle 10
La serie di animazione con cornice live action racconta le storie di Becco di Rame, un pulcino d’oca che al posto del becco ha una protesi in rame. È arrivato da poco alla fattoria ma si è subito fatto degli amici: con il loro aiuto scoprirà che quello che a prima vista sembra un impedimento può in realtà diventare un super potere. La serie è tratta da
una storia vera: quella di Ottorino, un’oca attaccata da una volpe e salvata da un veterinario che gli ha sostituito il becco con uno di rame. Si tratta di un invito ad andare oltre i pregiudizi come spiega la piccola Eva Angeliè, che fa da narratrice delle storie del piccolo pennuto: “Becco di rame pensa di avere un difetto, ma poi, insieme ai suoi amichetti che vivono in fattoria, capisce che non deve vergognarsi della sua particolarità”… e giorno dopo giorno scopre che è proprio quel becco di rame, apparentemente ingombrante, a dargli un super potere che lo rende unico e forte.


Una serie sul sexting tra ragazzini della scuola media, sulla difficoltà di gestire la propria immagine, sulle conseguenze che possono ingigantirsi. In onda dal 10 al 14 maggio alle ore 20.35 su Rai Gulp
Stella, 13 anni, è una ragazzina solare e una studentessa modello. Ha genitori affettuosi e un gruppo di amici fidati, e ha già il suo sogno nel cassetto: diventare una giornalista. Ma un giorno, nell’euforia della prima cotta per un compagno di scuola,
la sua “crush”, gli invia un video privato in cui si vede in intimo. Un piccolo gioco per sentirsi grandi, ma Sebastiano, il ragazzo gentile, ma anche molto superficiale, inoltra il video al suo amico più caro, il quale lo diffonderà a sua volta per la scuola e in rete. Un gioco innocente che si trasforma in un incubo. Per Stella tutto il mondo sembra crollarle addosso. Oggetto di scherno e battute, passa da essere la prima della classe alla ragazza facile di cui si parla a scuola. Ricostruire il proprio equilibrio, voltare pagina, anche con l’aiuto degli adulti, sarà un obiettivo faticoso, ma raggiungibile. Si può essere più forti anche di questo.
















The North Sea – Martedì 5 maggio ore 21.20
Anno 2021 – Regia di John Andreas Andersen


Nel Mare del Nord, una piattaforma petrolifera crolla al largo della costa norvegese e gli operai vengono evacuati in quello che sembra, all’inizio, un incidente strutturale provocato dal cedimento del terreno. La situazione, però, è destinata a peggiorare rapidamente. Per evitare un disastro ambientale di enormi proporzioni, Stian decide di raggiungere manualmente il pozzo e chiuderlo, poiché i comandi risultano fuori uso. Quando Sofia, la sua fidanzata, anche lei impiegata sulla piattaforma, comprende che nessuno andrà a salvarlo, sceglie di intervenire insieme all’amico Arthur. Diretto da John Andreas Andersen, “The North Sea” è un disaster movie nordeuropeo spettacolare e realistico, capace di unire tensione, avventura e riflessione ecologica.

D’Artagnan e i moschettieri non sono più quelli degli anni gloriosi: il tempo è passato, l’energia sembra affievolita e le grandi imprese appartengono ormai al passato. Ma quando la regina affida loro la missione di salvare re Luigi, il gruppo si ricompone e torna a sfoderare coraggio, abilità da spadaccini e la sfrontatezza di sempre. Giovanni Veronesi rilegge Dumas in chiave brillante e tutta italiana, costruendo una commedia d’azione divertente, originale e sostenuta da un cast di grande forza: Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini e Rocco Papaleo.

Moschettieri del re – La penultima missione Venerdì 8 maggio ore 21.10 – Anno 2018 Regia di Giovanni Veronesi





Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma sono amici da sempre. Il loro legame nasce durante l’adolescenza e attraversa quarant’anni di vita, tra amori, separazioni, entusiasmi, delusioni, rimpianti e nuovi inizi, sullo sfondo di un’Italia che cambia dagli anni Ottanta a oggi. Gabriele Muccino firma un racconto corale sull’amicizia, sul tempo che passa e su ciò che resta quando la vita porta ciascuno in direzioni diverse. Nel cast Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Nicoletta Romanoff, Emma Marrone, Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Paola Sotgiu, Francesco Acquaroli ed Elisa Visari. Le musiche sono di Nicola Piovani, mentre Claudio Baglioni firma il brano che dà il titolo al film.
Chloe è un’adolescente costretta sulla sedia a rotelle a causa di una paralisi congenita agli arti inferiori e affetta da diverse patologie. Sua madre Diane l’ha sempre accudita con attenzione assoluta, tenendola però lontana dal mondo esterno. Quando la ragazza comincia a sospettare che dietro quelle cure si nasconda qualcosa di inquietante, avvia una personale indagine sul proprio passato e su quello della madre, fino a scoprire verità terrificanti. Diretto da Aneesh Chaganty, già regista di “Searching”, “Run” è un thriller psicologico costruito sulla tensione progressiva e sul rapporto malato e possessivo tra madre e figlia. Protagoniste Sarah Paulson e Kiera Allen.







