Skip to main content

RadiocorriereTv N21 - anno 95

Page 1


numero 21 - anno 95 25 maggio 2026

SOMMARIO

Venerdì 29 maggio in diretta su Rai 1 e Rai Radio 1, dal sagrato della Basilica superiore, la maratona di solidarietà dei frati di Assisi

4

CARTOONS ON THE BAY 2026

L’International Animation and Transmedia Festival compie trent’anni e festeggia a Pescara con i premi alla carriera a Kirk Wise e a Don Daglow

6

Il nuovo direttore artistico di Cartoons on the Bay racconta l’edizione del trentennale

8

MEGLIO TARDI CHE MAI

Nuovo capitolo del ciclo “Purché finisca bene”, domenica 31 maggio in prima serata su Rai 1

10

MARIANNA LANCELLOTTI

Intervista alla protagonista del tv movie di Rai 1. L’attrice riflette sul valore del teatro come strumento di salvezza personale

18

LORENZO

RICHELMY

Dialogo con il protagonista della commedia “Meglio tardi che mai”, tra carriera, fragilità e speranza

16

Dal 25 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3, il nuovo programma factual condotto da Raffaele Di Placido

20

LAURA CHIMENTI

Il martedì, in seconda serata su Rai 3 c’è “Onore al merito”. Un viaggio che ripercorre le storie di grandi imprenditori, insigniti dal Capo dello Stato dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro

22

Giovedì 28 maggio alle 22.30 su Rai 3, Rai Cultura presenta lo spettacolo scritto e interpretato da Francesco Piccolo

UNDER 25

Con Matteo Porru su un ultraleggero a caccia di giovani talenti. Dal 26 maggio su RaiPlay

Rai si racconta

Quel che si cela dietro una storia letteraria

DAY 2026

il Concerto per l’Africa del 25 maggio e il podcast “Teranga”, iniziative che vedono rinnovarsi la collaborazione tra Rai Radio, Amref ed ASviS

MUSICA

Parte dalla Royal Albert Hall il nuovo tour internazionale di Zucchero

Torna “Playing Memories”. Su RaiPlay quattro nuovi episodi con la partecipazione di Marco Liorni

INNAMORARSI E ALTRE PESSIME IDEE

La commedia diretta da Simone Aleandri con Lino Guanciale, Ilenia Pastorelli, Andrea Delogu e Claudio Colica. Dal 28 maggio al cinema

DONNE IN PRIMA LINEA

L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai

STORIE DIETRO LE STORIE CINEMA IN TV

Angela Losacco, Commissario Capo della Polizia di Stato, Dirigente del Commissariato di Polizia di Trastevere racconta la sua straordinaria esperienza in divisa

Le novità di Rai Yoyo e Rai Gulp 48 RAGAZZI

Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay 50 LE CLASSIFICHE DI RADIO MONITOR

Una selezione dei film in programma sulle reti Rai 52

PRIMA SERATA

Con il cuore, nel nome di Francesco

Venerdì 29 maggio in diretta su Rai 1 dal sagrato della Basilica superiore, la maratona di solidarietà dei frati di Assisi

Torna per la 24ª edizione “Con il Cuore, nel nome di Francesco”, la maratona di solidarietà organizzata dai frati del Sacro Convento di San Francesco in Assisi a sostegno delle persone in difficoltà in Italia e nel mondo. Il concerto benefico, condotto da Carlo Conti, che torna alla guida dell’evento per il diciannovesimo anno consecutivo, sarà trasmesso in diretta dal sagrato superiore della Basilica di San Francesco venerdì 29 maggio in prima serata su Rai 1. “Con il Cuore, nel nome di Francesco” vedrà il coinvolgimento di grandi artisti che si esibiranno nel corso della serata a sostegno della raccolta fondi e, immersi in un’atmosfera Francescana, daranno luogo ad un eccezionale evento, una serata unica di musica, racconto e solidarietà. Dal 2003 la serata evento supporta le missioni francescane in Italia e all’estero: al 2025 sono stati realizzati 190 progetti in 42 paesi del mondo con una somma totale raccolta di oltre 17 milioni di euro. Quest’anno i fondi raccolti sosterranno 20 progetti in 13 paesi: tra questi, le mense francescane in Italia e le popolazioni colpite da guerre e carestie in tutto il mondo, dal Sudan al Libano, dal Ghana al Madagascar. Per contribuire alla maratona solidale basterà inviare un sms o chiamare da telefono fisso al 45515 dal 25 maggio al 30 giugno 2026. Anche quest’anno “Con il Cuore nel nome di Francesco” andrà in onda in diretta radiofonica su Rai Radio1 con la conduzione affidata a Marcella Sullo e Duccio Pasqua. 

ALLA FESTA DI CARTOONS

L’International Animation and Transmedia Festival compie trent’anni e festeggia a Pescara con i premi alla carriera a Kirk Wise e a Don Daglow, il Digital Award a Pera Toons, le mostre dedicate a Tolkien, Corto Maltese, Dylan Dog, il Cartoons on the Bay Village e gli spettacoli di Carl Brave, Cristina D’Avena, Ema Stokholma

Mondo dell’animazione in festa per i 30 anni di Cartoons on the Bay. L’International Animation and Transmedia Festival, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com con la direzione artistica di Adriano Monti Buzzetti, in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, spegne le trenta candeline dal 27 al 30 maggio nella città abruzzese, aprendo i lavori all’Aurum, che ospiterà i programmi professionale, cinema e scuole, e nel cuore della città (Piazza Salotto e Corso Umberto I), dove andrà in scena il programma pubblico e si svolgeranno le attività del Cartoons on the Bay Village. Sono 325 le opere iscritte al Pulcinella Awards 2026 nelle sette categorie (Preschool Tv Show, Upper Preschool Tv Show, Kids Tv Show, Youth Tv Show, Interactive Animation, Short Film, Feature Film) di artisti e studi provenienti da 53 paesi nel mondo. L’edizione del trentennale di Cartoons on the Bay assegnerà i Pulcinella Career Award al regista Kirk Wise, noto al grande pubblico per avere diretto capolavori Disney come “La bella e la bestia”, “Il gobbo di Notre Dame”, “Atlantis – L’impero perduto” e all’autore di videogame Don Daglow, maestro in video giochi di simulazione e di ruolo. Pera Toons sarà premiato con il Pulcinella Digital Award, la piattaforma di gioco online Roblox con il Pulcinella Immersive Award. Il riconoscimento Studio of the Year andrà a Cartobaleno, l’International Studio of the year alla belga Peyo Company, il Pulcinella Diversity Award al videogioco Bye Sweet Carole (di Chris Darril), il Pulcinella Transmedia Award a Pokémon. Sarà il Belgio il paese ospite dell’edizione 2026, al quale il Festival dedicherà panel e proiezioni. Il regista Alessandro Rak riceverà il premio Sergio Bonelli, realizzato in collaborazione con Sergio Bonelli Editore, giunto alla quinta edizione. Ospiti di Cartoons nomi di primo piano del mondo del disegno e dell’animazione, gli illustratori di Magic Domenico Cava e Katerina Ladon, la fumettista e scrittrice Barbara Baraldi, lo scrittore e sceneg-

giatore Pierdomenico Baccalario. Tre le mostre organizzate da Cartoons a Pescara: “Oltre le Terre di Mezzo: visioni tolkeniane” di Angelo Montanini, curata da Emanuele Vietina in collaborazione con Lucca Comics, “Corto Maltese, un mare infinito” sul leggendario marinaio avventuriero di Hugo Pratt e curata da Patrizia Zanotti e Marco Steiner, entrambe allestite nei saloni dell’Aurum, e quella lungo Corso Umberto I, “Quarant’anni di sogni e incubi con Dylan Dog” in collaborazione con Sergio Bonelli Editore. A celebrare il traguardo del trentennale è anche il manifesto disegnato da Francesca Ghermandi, che raffigura una sirena con cappello e maschera di Pulcinella che emerge dalle acque del mare Adriatico. Protagonisti di Cartoons on the Bay anche gli studenti di classi primarie e secondarie di primo e secondo grado. Ad animare gli incontri mattutini all’Aurum, che alterneranno momenti di spettacolo, gioco e divulgazione, saranno popolari personaggi della tv e della radio, da Armando Traverso e il pupazzo Krud al trio Dodò, Laura e Andrea de “L’albero azzurro”, al doppiatore di cinema e Tv Fabrizio Vidale. Pescara al centro del Festival anche con il Cartoons on the Bay Village, quest’anno allestito in Piazza Salotto, che consentirà al pubblico di ogni età di sperimentare giochi e attività dalle dieci del mattino a mezzanotte e di incontrare ospiti speciali del mondo dell’animazione. A completare il programma, due serate di grande spettacolo. A esibirsi sul palco allestito in Piazza della Rinascita (Piazza Salotto) alle ore 21.00 saranno Carl Brave, con un live acustico, e a seguire il dj-set di Ema Stokholma (venerdì 29 maggio) e Cristina D’Avena feat. Gem Boy, seguita dal dj-set di Claudio Cannizzaro (sabato 30 maggio). Gli eventi saranno a ingresso libero e gratuito. Main partner di Cartoons on the Bay sono RaiPlay, Rai Kids, Rai Radio2, Rai Radio Kids. Rai Kids porta a Cartoons una presenza articolata, che intreccia divulgazione, intrattenimento e confronto professionale: anteprime, uno spettacolo live, un laboratorio, un corner espositivo all’Aurum e un panel istituzionale. RaiPlay propone un’offerta esclusiva interamente dedicata all’evento, con contenuti legati ai temi portanti dell’edizione, disponibile all’indirizzo: https:// www.raiplay.it/cartoonsonthebay. Anche Rai Radio Kids, No Name Radio, Radio Tutta Italiana a Pescara. Oltre agli spettacoli di Radio Kids inseriti nel programma scuole, la Direzione Radio Digitali Specializzate e Podcast sarà presente con le playlist di No Name Radio e Radio Tutta Italiana, che accompagneranno il pubblico negli spazi del Village e del Corso.

TRENT’ANNI DI FANTASIA E FUTURO DIGITALE

Dall’animazione ai videogiochi, dalla creatività digitale al rapporto con le scuole, fino al dialogo con Pescara e con il Belgio, paese ospite. Il nuovo direttore artistico di Cartoons on the Bay racconta l’edizione del trentennale. Al centro, un messaggio forte per i giovani: dietro ogni grande storia ci sono talento, lavoro di squadra e competenze vere

Che significato assume il traguardo dei trent’anni per un festival nato intorno all’animazione e oggi sempre più aperto ai nuovi linguaggi?

È un compleanno, quindi prima di tutto un’occasione per fare festa e per celebrare un cammino di crescita ed esperienza. Stiamo cercando di sottolinearlo in vari modi: dal restyling grafico del logo al tema fondante di quest’anno, “Fantasia 2.0”, che è anche uno slogan programmatico. Racconta la voglia del Festival di aggiornarsi continuamente e di interpretare uno scenario, quello dell’animazione, dei videogiochi, dei prodotti transmediali e crossmediali, che cambia senza sosta. Questo anniversario diventa anche l’occasione per fare uno scatto in avanti e irrobustire alcune caratteristiche dell’evento,

ascoltando anche le sollecitazioni del territorio e della Regione Abruzzo.

Quale impronta ha voluto dare a questa edizione? Abbiamo lavorato su tre direttrici principali. La prima è il rapporto con le scuole, che vogliamo potenziare molto. Già dall’edizione invernale 2025, e ancora di più in questa, stiamo costruendo incontri, masterclass e workshop rivolti a ragazzi che vanno dalla scuola primaria fino all’ultimo anno della secondaria di secondo grado. L’idea è di farli incontrare con grandi professionisti e talenti del settore: doppiatori, sceneggiatori, storyboarder, animatori, illustratori, ingegneri del suono. Vogliamo creare una sorta di grande accademia, un momento di confronto con i mestieri della creatività digitale, che per i ragazzi più grandi può diventare anche uno spunto per il futuro professionale.

Cartoons guarda con sempre maggiore attenzione al gaming. Quanto è cambiato il confine tra animazione, narrazione e gioco?

C’è un’apertura forte verso il mondo degli appassionati del gaming, inteso non solo come videogioco, ma anche come giochi da tavolo, giochi di carte, giochi di ruolo, war games, action figure, miniature da collezione. È un universo ludico che dialoga con l’animazione e con il videogioco, ma anche con le grandi fan base e con le convention europee e internazionali. Da quest’anno Lucca Comics & Games, con il direttore Emanuele Vietina, che è anche nella nostra giuria, diventa partner ufficiale. L’obiettivo è creare nel centro della città un village, un luogo d’incontro dove si potrà giocare, incontrare sceneggiatori, disegnatori, protagonisti del fumetto e designer di giochi, che racconteranno anche il dietro le quinte del loro lavoro.

Pescara sarà ancora una volta il cuore dell’evento, con l’Aurum e diverse location cittadine. Quanto conta il rapporto tra il Festival e la città che lo ospita?

Conta moltissimo. Il terzo elemento su cui abbiamo lavorato è proprio l’apertura alla cittadinanza, anche a chi magari non ha un interesse specifico per i temi del Festival. Pescara e l’Abruzzo ci ospitano, e abbiamo voluto rendere omaggio a questo territorio creando occasioni capaci di coinvolgere pubblici diversi. In questo senso nasce anche il programma spettacolare di palco, con artisti noti al grande pubblico, alcuni dei quali arrivano da Sanremo e una figura come Cristina D’Avena, che ha un legame naturale con il mondo dell’animazione grazie alle tante sigle storiche dei cartoni animati. È un modo per creare un ponte con la città, con le famiglie, con i bambini, con i ragazzi e con i genitori che quelle sigle le hanno cantate e amate.

Il Belgio è il Paese ospite di questa edizione. Che tipo di dialogo si apre tra la tradizione creativa belga e il percorso internazionale di Cartoons on the Bay?

Il primo omaggio è a Peyo, lo studio belga per eccellenza, portabandiera di un certo modo belga di fare fumetto. Il Belgio

rappresenta a tutti gli effetti una scuola specifica e molto riconoscibile nella storia dell’animazione. Peyo prende il nome dallo pseudonimo di Pierre Culliford, creatore dei Puffi: quando si pensa al Belgio, oggi, il pensiero va immediatamente anche a quell’immaginario. Parliamo di una scuola espressiva e creativa che ha generato una delle proprietà transmediali più durature e forti dell’immaginario globale. Vogliamo riconoscere ciò che il Belgio ha rappresentato e rappresenta nei percorsi dell’animazione: la capacità di guardare alla propria tradizione, alla linea chiara, al proprio modo di disegnare e animare i personaggi, ma anche la capacità di innovarsi continuamente.

Animazione e videogiochi. Che cosa rappresentano oggi questi due linguaggi nel racconto contemporaneo?

Rappresentano la vocazione alla transmedialità che oggi hanno tutte le storie. Viviamo in un mondo completamente interconnesso, dove una storia può partire da un libro, diventare un videogioco, poi un film, poi un cartone animato e magari prendere ancora altre strade, fino ai giochi da tavolo. Il racconto contemporaneo è una linea spezzata che attraversa piattaforme e modalità mediatiche molto diverse. Videogioco e animazione sono cugini di primo grado e oggi sono sempre più vicini, anche perché la resa estetica del videogioco è cambiata moltissimo rispetto agli anni Ottanta. Oggi la fluidità delle immagini e la qualità degli ambienti sono tali da far sembrare il videogioco quasi un cartone animato che possiamo comandare.

Che cosa può nascere da questa interazione sempre più forte tra spettatore, giocatore e racconto?

Si va verso una sinergia sempre maggiore. Forse un domani avremo cartoni animati i cui sviluppi potranno essere decisi dallo spettatore attraverso le sue scelte. Lo spettatore non sarà più soltanto un soggetto passivo, ma potrà interagire con la storia. Sono percorsi già allo studio e dimostrano quanto animazione e videogioco siano ormai mondi interconnessi, capaci di offrire un modo efficace, coinvolgente ed empatico di entrare nella narrazione.

In un tempo segnato dall’intelligenza artificiale, qual è il messaggio più importante che questa edizione vuole lasciare?

Il messaggio più importante, soprattutto nel rapporto con le scuole e nel dialogo tra professionisti e ragazzi, è ricordare che tutto quello che vediamo — questa grande industria dell’intrattenimento, del divertimento, della passione e dell’entusiasmo — nasce da un duro lavoro. Nell’era dell’intelligenza artificiale può esserci la tentazione di pensare che basti chiedere qualcosa e che una sorta di genio della lampada elettronico crei tutto automaticamente. Non è così. Le storie migliori, i cartoni animati migliori, i videogiochi migliori e i prodotti più significativi della creatività digitale nascono da un lavoro impegnativo, collettivo, di squadra. Diverse professionalità si incontrano, dialogano e collaborano. Collaborazione, impegno e sinergia tra i saperi sono la base per creare un prodotto di eccellenza.

MEGLIO TARDI

CHE MAI

Una commedia diretta da Giuseppe Curti all’insegna del lieto fine, un viaggio tra cadute e rinascite che accompagnano lo spettatore verso una riflessione profonda, senza rinunciare al buonumore. Con Lorenzo Richelmy e Mariana Lancelotti, il 31 maggio in prima serata Rai 1

Marco è un attore brillante ma egocentrico. Dopo aver umiliato pubblicamente una giovane e inesperta attrice sul set di una serie TV, viene travolto dalle polemiche e cancellato da ogni produzione. Per salvare la sua immagine, il suo agente lo convince ad accettare un’improbabile missione di redenzione: insegnare teatro nel carcere di Bassano del Grappa, proprio il luogo da cui anni prima era fuggito per inseguire il sogno di diventare attore. Ad accoglierlo trova zia Tina, assistente sociale dall’aria investigativa e dispensatrice instancabile di saggezza, che non ha mai smesso di credere in lui. Ma il carcere è ben lontano dall’essere il

rifugio mediatico che Marco immaginava: al laboratorio teatrale non trova fan adoranti, bensì un gruppo di detenute diffidenti, ironiche e per nulla impressionate dalla sua fama. Tra loro c’è Arianna, il grande amore della sua giovinezza, oggi detenuta per una truffa legata all’azienda di famiglia. Arianna non ha mai perdonato Marco: quando lui partì per Roma, infranse la promessa che si erano fatti e sparì dalla sua vita. Le prime lezioni sono un fallimento. Ma poco alla volta il teatro diventa per quelle donne uno spazio in cui trasformare rabbia, dolore e rimpianti in energia creativa, e concedersi una nuova possibilità. Il laboratorio si trasforma così in un palcoscenico di seconde occasioni: per Arianna, che cerca di riscattarsi e dimostrare la propria innocenza; per Marco, che riscopre il senso più autentico della recitazione e della propria vita. A complicare tutto c’è Francesco, l’avvocato di Arianna, che più che aiutarla sembra intenzionato ad affossarla definitivamente. Mentre il teatro restituisce voce e identità a chi le aveva perdute, Marco e Arianna dovranno capire se sia davvero troppo tardi per riscrivere il loro finale. Perché anche per l’amore, forse, esiste sempre una seconda possibilità.

I PERSONAGGI

Marco (Lorenzo Richelmy)

A diciott’anni Marco aveva due grandi amori: Shakespeare e Arianna. Poi l’ingresso all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma lo ha portato a sacrificare il secondo. Del ragazzo idealista di un tempo oggi è rimasto poco: il successo lo ha reso narcisista, superficiale e incapace di ascoltare davvero gli altri. Ma quando una serie di scandali lo fa precipitare dalle stelle alle stalle, Marco è costretto ad affrontare un difficile percorso di “riabilitazione”: tenere un corso di teatro nel carcere femminile dove è detenuta proprio Arianna. Per lui non si tratta soltanto di sopravvivere a un ambiente ostile e lontanissimo dal suo mondo, ma di fare finalmente i conti con il proprio passato. Quando ha smesso di recitare per passione? Quando ha iniziato a pensare solo a se stesso? Tornare alle sue radici e ritrovare Arianna lo costringerà a guardarsi dentro e a capire chi è diventato. E soprattutto chi non vuole più essere.

Arianna (Mariana Lancellotti)

Detenuta con l’accusa di riciclaggio, Arianna è una donna che la vita ha tradito due volte. Da ragazza aveva rinunciato ai propri sogni — e a seguire Marco — per restare accanto al padre malato e mandare avanti il ristorante di famiglia. Oggi si ritrova in carcere per una truffa orchestrata da qualcun altro, che le ha lasciato solo colpe e dolore. Rivedere Marco nel laboratorio teatrale del carcere sembra l’ennesima beffa del destino. Lui, che le aveva promesso di tornare e invece l’ha dimenticata. Lui, diventato una star arrogante e distante dal ragazzo che amava. Eppure, dietro quella maschera, Arianna intravede ancora qualcosa di autentico. E quel sentimento mai davvero spento finirà per riaccendere in lei il desiderio di lottare per la verità, per la propria libertà e per un futuro che aveva smesso di immaginare.

Zia Tina (Emanuela Grimalda)

Eccentrica, brillante e dotata di un sarcasmo tagliente, zia Tina ha cresciuto Marco dopo la morte della madre e la fuga del padre all’estero. Per questo continua a trattarlo con l’affetto severo di chi si sente ancora responsabile della sua felicità. Non perde occasione per punzecchiarlo, ridimensionarlo e costringerlo a guardarsi allo specchio. Dietro l’ironia e una scorza apparentemente cinica, Tina nasconde però una grande umanità. È convinta dell’innocenza di Arianna e si ostina a voler fare luce sul caso con l’ostinazione di una detective dilettante. È una donna forte, intuitiva e profondamente generosa, capace di guidare Marco verso quella maturità che lui ha sempre evitato.

Lucia (Camilla Filippi)

Lucia è la più provocatoria del gruppo. Ha uno sguardo duro, un’ironia corrosiva e un atteggiamento sempre pronto alla sfida. Usa sarcasmo e aggressività come armi di difesa, tenendo tutti a distanza. È abituata ad alzare muri e a dominare la scena per non mostrare mai le proprie fragilità. Dietro quella corazza, però, si nasconde una donna profondamente ferita, affamata d’amore e incapace di ammetterlo persino a se stessa. Custodisce un segreto che influenza ogni suo comportamento e alimenta continui conflitti con le altre detenute. Il teatro diventa per lei un terreno pericoloso ma necessario: recitare significa esporsi, lasciarsi vedere davvero. E così, lentamente, la rabbia lascia spazio alla confessione, l’aggressività si trasforma in vulnerabilità e il bisogno di provocare diventa il desiderio di essere finalmente accolta per ciò che è.

Fatima (Daniela Scattolin)

Di origini nordafricane ma nata e cresciuta a Vicenza, Fatima ha sempre vissuto ai margini. La sua esistenza è stata un susseguirsi di piccoli reati, espedienti e tentativi di sopravvivenza. Lei stessa scherza sul fatto che i giudici l’abbiano definita una “criminale poliedrica”, quasi fosse un riconoscimento. In realtà Fatima è tutt’altro che dura: dietro la sua ironia si nasconde una donna spaventata, convinta che il mondo fuori dal carcere non abbia più posto per lei. Paradossalmente è proprio dietro le sbarre che si sente più protetta, meno sola. Eppure la sua umanità emerge continuamente attraverso il sorriso, l’empatia e la capacità di alleggerire anche i momenti più difficili. Grazie al laboratorio teatrale imparerà lentamente ad aprirsi agli altri e a credere di meritare qualcosa di diverso.

Irina (Viktorija Portnova)

Irina viene dall’Est Europa ed è una donna segnata dalla fatica e dalla distanza. Parla un italiano incerto, imparato in fretta, che rende ancora più evidente la sua vulnerabilità. Ma dietro quella fragilità si nasconde una dignità ostinata e una forza silenziosa che le permette di resistere anche nelle situazioni più dure. Il suo dolore più grande sono i figli, che non vede da sette anni. Vive ogni giorno con il timore di essere stata cancellata dalle loro vite e che il tempo abbia spezzato definitivamente quel legame. Attraverso il teatro Irina trova finalmente un modo per trasformare il dolore in espressione, l’assenza in memoria viva, la nostalgia in un gesto d’amore.

Francesco Saccoccia (Gabriele Cirilli)

Figlio di un celebre avvocato, Francesco ha ereditato più il cognome che il talento del padre. È il legale di Arianna, che conosceva fin da bambina, e con modi apparentemente bonari cerca continuamente di convincerla a patteggiare per uscire dal carcere il prima possibile. Zia Tina attribuisce questo atteggiamento alla sua mediocrità professionale e alla mancanza di intuito investigativo. In realtà Francesco nasconde un’intelligenza molto più sottile e manipolatrice di quanto lasci intendere. Dietro i modi accomodanti si cela infatti un uomo ambiguo, disposto a tutto pur di proteggere i propri interessi .

Paolo (Sergio Assisi)

Paolo è l’agente di Marco. Elegante, impeccabile e profondamente pragmatico, conosce perfettamente le regole del mondo dello spettacolo: il talento passa in secondo piano, l’immagine è tutto. Con Marco alterna i toni del fratello maggiore a quelli del manager cinico e opportunista. Lo rimprovera, lo provoca, ma soprattutto cerca continuamente il modo di trasformare ogni crisi in una possibilità di rilancio. È lui a spingerlo ad accettare il corso di teatro in carcere, non per altruismo ma perché intravede il potenziale mediatico dell’operazione “attore impegnato socialmente”. Per Paolo, salvare la reputazione di Marco significa anche salvare la propria carriera.

Il regista Giuseppe Curti racconta...

«L’approccio a questo film della collana “Purché finisca bene” è stato complesso. La storia si distacca un po’ dal concetto di commedia pura, avvicinandosi anche a tematiche sociali e più profonde come la privazione della libertà. Il carcere, infatti, è un attore principale, e la sfida è stata raccontarlo senza appesantire una storia romantica che doveva, per forza di cose, restare frizzante e divertente. Ho cercato di distinguere, nel racconto, la vita delle detenute all’interno dell’istituto penitenziario da quello che succede fuori. In questo ambiente claustrofobico e senza orizzonte che è il carcere, ho utilizzato un linguaggio che valorizzasse i personaggi: la macchina a mano. La macchina a mano ci fa sentire lì con loro e le ottiche più strette sono servite, quando necessario, a perdere i riferimenti con le pareti che le rinchiudono. Le finestre volutamente non mostrano ciò che c’è all’esterno, in modo da creare un non luogo dove l’attenzione è tutta su Arianna, sulle altre ragazze detenute e sui loro sentimenti. Ho preferito, infine, scegliere ambienti grandi e luminosi per contenere la drammaticità del luogo. Per contrasto, fuori dal carcere ho seguito uno stile più classico. Ho cercato di dare respiro, usando campi più larghi per sottolineare la bellezza dei luoghi della nostra storia. La cittadina di Bassano del Grappa fa da contraltare al carcere e aiuta a creare un bel contrasto tra i due mondi che raccontiamo. Lo scopo è far percepire allo spettatore una differenza tra dentro e fuori senza marcarla troppo e senza rinunciare ai toni della commedia. Il compito del nostro protagonista, Marco Torre, è stato anche quello di creare questo filo conduttore tra i due mondi, visto che è con i suoi occhi che entriamo e usciamo dal carcere. Marco, diventato narcisista e superficiale, si trova costretto a tenere un corso di teatro alle detenute con l’intento di riabilitare la propria immagine. Stimolante è stato descrivere il percorso di un uomo che prima finge semplicemente di essere interessato, ma poi inizia a cambiare e a provare una sincera empatia per le detenute. A partire da Arianna, suo ex amore adolescenziale, abbandonato per seguire un sogno. Questa volta non “fuggirà” più dal paese, non abban-

donerà una seconda volta Arianna, ma deciderà di salvarla. Lei, l’unica innocente, lo riporterà man mano all’autenticità dei sentimenti, ricevendo in cambio una rinnovata fiducia in se stessa. Ma il rapporto anche con le altre ragazze che partecipano al laboratorio — Lucia, Irina e Fatima — fa di “Meglio tardi che mai” un film corale. Per questo ho cercato di ritagliare il giusto spazio per caratterizzare anche le altre detenute. Con tutta la classe c’è un confronto continuo che porterà Marco a riscoprire sia la sua passione per il teatro sia l’amore per Arianna. Ho usato tutti gli elementi per sottolineare questo doppio binario che si fonde quando il racconto si evolve. I costumi di Marco si modificano insieme al personaggio, che sceglie di vestirsi in maniera sempre più “comoda”, più adeguata al suo stato d’animo; il montaggio diventa sempre più incalzante per accompagnarci verso il finale. Le musiche sottolineano i passaggi emotivi per dare più forza al cambiamento dei nostri protagonisti. Per quanto riguarda la scenografia, il paese è l’altro luogo della storia. Ho cercato di raccontarlo come un paese non troppo moderno. Ho scelto luoghi che rimandano a un’autenticità e una semplicità che contrastano con il mondo di “fiction” e superficialità da cui Marco proviene. Anche i rapporti umani sono rimasti più puri e diretti e i personaggi, come l’istrionica zia Tina, ci restituiscono quella dimensione di stravaganza mista a saggezza che, piano piano, riconquista Marco. Rientrato nel luogo della sua infanzia, il nostro protagonista si riappropria di quei luoghi che l’hanno visto giovane e sognatore, fino a ritornare alla fine sui suoi passi e decidere di restarvi. Il teatro, in questo processo, è imprescindibile. Per questo ho deciso che lo spettacolo finale avrebbe avuto luogo in un teatro vero: per dare importanza al lavoro di Marco con la sua classe e per far sentire le detenute libere e piene di dignità, almeno per un giorno. Il messaggio del film è un messaggio di amore, amicizia, speranza e rinascita. Si parla di seconde possibilità: tutti ne abbiamo bisogno. Tutti sbagliamo, ci perdiamo, vaghiamo senza capire dove stiamo andando veramente. L’importante è ritrovarsi, dirsi la verità e agire di conseguenza. E per farlo, è sempre meglio tardi che mai!» 

LA PARTE PIÙ VERA DI SÉ

Una star di successo costretta a fare i conti con il proprio passato e con le maschere costruite nel tempo, ma anche una attenta riflessione sul mestiere dell’attore e sull’importanza di restare fedeli a sé stessi: «A volte l’uomo non è all’altezza del ragazzo». Un dialogo con il protagonista della commedia “Meglio tardi che mai”, tra carriera, fragilità e speranza, dove il cambiamento viene visto come un’opportunità di crescita: «La speranza è continuare a credere che il futuro possa riservarti colori migliori»

Iniziamo con la presentazione di Marco e in quale momento della sua vita lo incontriamo?

È un giovane attore italiano di grande successo, per quanto si possa essere “giovani” nel panorama italiano, che vive

un momento di forte notorietà. Lo incontriamo probabilmente all’apice della sua carriera, in un momento di fama, ma anche di grande narcisismo, di strafottenza, di arroganza, un atteggiamento che a volte si ritrova in chi fa il mestiere dell’attore. Forse, però, sono atteggiamenti che vanno di pari passo, una persona più è sola, più tende a essere arrogante.

Una conseguenza o un rischio?

Secondo me vanno a braccetto, non credo che una sia causa o conseguenza dell’altra. Se scegli la strada del narcisismo arrogante, si spalanca la strada della solitudine, e più si è soli e sempre più è facile rimanere in questa condizione. Sono due vasi comunicanti. Nella mia esperienza personale, quando mi è capitato di sentirmi troppo pieno di me stesso, ho avuto la fortuna di avere accanto persone care che me lo hanno fatto notare, aiutandomi a ritrovare equilibrio.

Marco, nel film, si confronta con il proprio passato. Da dove nasce questa presa di coscienza? LORENZO RICHELMY

In realtà non nasce da una scelta volontaria, perché gli arriva addosso una vera e propria tempesta mediatica. All’inizio lui non pensa davvero a fare pace con il proprio passato, vuole piuttosto sfruttarlo per uscire da quel momento difficile. Poi però, nel corso della storia, si rende conto che le sue radici rappresentano molto di più della maschera che si è costruito negli ultimi anni. Ha rinnegato una parte autentica di sé, le sue radici, poi scopre che proprio quella parte era ciò che lo faceva stare bene. L’immagine che si è creato per lavoro, invece, è ciò che lo ha portato a stare male e, in qualche modo, anche alla rovina. All’inizio sembra una crisi solo professionale, ma andando avanti capisce che è qualcosa di molto più profondo.

Che cosa rivela a Marco il nuovo incontro con Arianna?

Gli dà la possibilità di ritrovare sé stesso, di confrontarsi con il ragazzo che era stato: con i suoi sogni, il suo carattere, il modo in cui guardava il mondo da adolescente. C’è una frase molto bella che Arianna gli dice: “A volte l’uomo non è all’altezza del ragazzo.” Siamo abituati a pensare che crescere significhi migliorare, diventare una versione più completa di noi stessi. Però non sempre è così, a volte la vita ci indurisce, ci rende più cinici, più freddi. Ragazzi pieni di cuore diventano adulti molto diversi da ciò che erano. Marco, grazie ad Arianna, ha l’occasione di riconciliarsi con quel sé adolescente e di capire quanto se ne fosse allontanato.

Questa storia l’ha portata a riflettere anche sul mestiere dell’attore?

Assolutamente sì. È uno dei motivi per cui ho accettato questo ruolo, giocare sul tema dell’attore, mettersi a nudo, tra l’altro per me per la prima volta in commedia romantica, e affrontare temi sociali importanti, come quello del carcere. E per quanto riguarda il lavoro dell’attore, sono riflessioni che mi toccano personalmente, come dicevo prima, ho avuto la fortuna che le persone vicine mi hanno fatto capire la brutta piega che stavo prendendo.

Quando se n’è accorto, che cosa ha provato?

La prima reazione è sempre il rifiuto. Ti dici: “Non è vero, sono gli altri che sbagliano, sono invidiosi.” È istintivo provare a scaricare fuori da sé la responsabilità. Quando riesci a vivere del lavoro che hai sempre sognato, inevitabilmente nasce anche un certo orgoglio. Il rischio è trasformarlo nell’idea di fare una vita migliore degli altri, ma poi, crescendo capisci che questo mestiere è molto più complesso, fragile e complicato di quanto sembri. Ti rendi conto di quanto sia difficile avere una serenità mentale stabile, soprattutto nel lungo periodo. All’inizio, quando sei giovane, tutto sembra facile, quando sei nel momento della tua vita in cui senti la necessità di una vita più stabile, tranquilla, vorresti creare una tua famiglia, è pesante dipendere sempre dalle decisioni di altri. Fortunatamente amici di cui mi fidavo molto mi hanno aiutato ad aggiustare il tiro (ride).

Prendendo spunto dal suo personaggio, come reagirebbe, nel-

la vita, agli imprevisti del destino?

Ne ho avuti parecchi, in passato tendevo a chiudermi, a nascondermi. Poi ho capito che il segreto è continuare a camminare. Qualunque cosa accada, anche la più grave, restare fermi nella preoccupazione non cambia nulla, il cosiddetto “piangere sul latte versato” non dà la soluzione. Bisogna darsi il tempo di metabolizzare quello che succede, senza reagire in modo impulsivo, ma poi bisogna andare avanti. Prima mi sarei vergognato, avrei abbassato lo sguardo, oggi cerco di guardare avanti, di continuare il mio percorso, magari più lentamente, ma senza fermarmi.

Che cosa le sta insegnando questo lavoro?

Che si vive sempre su una montagna russa, ma che non si smette mai di imparare e che non puoi mai sentirti arrivato. Se trasli questo concetto nella vita, è un lavoro che mi ha insegnato ad assumere sempre la postura dello studente. C’è sempre qualcuno da ascoltare, qualcosa da capire.

Ha fatto molto teatro, una profonda scuola di umanità. Come si confronta con quest’arte?

Per me il teatro è terapeutico, quello che raccontiamo nel film io ci credo tantissimo. Viviamo in un’epoca in cui tutto è filtrato dai social, dall’immagine, dal bisogno di apparire sempre perfetti, al contrario il teatro ti spoglia, costringendo a mostrarti per quello che sei. Gli spettacoli più belli sono estratti di vita vera, e sono spesso dolorosi. E la forza terapeutica del teatro sta proprio nel fatto che ti fa capire che nessuno ce l’ha davvero con te, non esistono il cattivo assoluto o il buono assoluto. Le persone fanno del male perché hanno le loro fragilità, le loro ferite, non perché siano “cattive” per natura. Il teatro aiuta a comprendere questo e ti obbliga a confrontarti con gli altri. Alla fine, quasi sempre, ne esci più sereno e con uno sguardo più fiducioso verso il mondo.

“Purché finisca bene” racconta storie che ruotano attorno al lieto fine. Che cosa le piace di questo tipo di racconto? È la prima volta che faccio una vera commedia romantica. Ho interpretato tanti personaggi cupi, oscuri, thriller, stavolta invece mi sono ritrovato dentro una favola, una storia che porta leggerezza, ma che affronta anche temi importanti. Ed è proprio questa, secondo me, la forza del film: parlare di questioni profonde senza appesantirle. È una chiave narrativa molto potente.

Concludo chiedendole che valore ha la speranza nella sua vita?

Per me la speranza è diversa dalla fede. La fede implica aspettare qualcosa dall’alto; la speranza invece è più concreta, più umana. È scegliere di credere che le cose possano migliorare.

Per me il cambiamento è quasi sempre positivo, anche quando all’inizio fa paura. La speranza è continuare a immaginare che il futuro possa ancora sorprenderci con colori nuovi, magari persino migliori di quelli che conosciamo oggi.

MARIANA LANCELLOTTI

QUANDO L’ARTE CURA L’ANIMA

Un racconto intenso di rinascita, seconde possibilità e libertà interiore. L’attrice, protagonista con Lorenzo Richelmy del film “Meglio tardi che mai”, titolo della collana “Purché finisca bene”, riflette sul valore del teatro come strumento di salvezza personale e sull’importanza di restare fedeli a se stessi: «Il teatro ci insegna a metterci nei panni degli altri e a capire meglio anche noi stessi.»

Chi è Arianna e in quale momento della sua vita la incontriamo?

Arianna è una ragazza che si è fidata tanto, e che continua a fidarsi fino a quando, grazie anche al teatro che ritroviamo nel film, riesce finalmente a guardarsi dentro e a trovare delle risposte concrete. Capisce davvero chi è e riesce a

salvarsi. A un certo punto della storia dice: «Adesso voglio decidere io per me. Voglio riprendermi le redini della mia vita.» Ed è lì che Arianna si rivela per quella che è davvero.

Quali sono gli elementi che la portano, almeno all’inizio, ad avere una forte diffidenza verso le persone e verso la vita?

Lei si è fidata, ma si è sentita tradita. Si ritrova in carcere, anche se poi nel film scopriremo che le cose non sono esattamente come sembrano. Per questo inizia a chiudersi in se stessa. Inoltre, aveva già vissuto un tradimento anni prima, da parte di una persona che riteneva importante e speciale. La troviamo quindi in un momento molto buio della sua vita, in un posto che non sente adatto a lei, con certezze spezzate e sentimenti non ricambiati — o forse ricambiati, ma non nel modo in cui lei avrebbe voluto. È come se le mancasse la terra sotto i piedi.

Come reagisce Mariana a un tradimento o a un imprevisto del destino?

Io sono molto impulsiva. Il sentimento arriva subito, di pancia. Poi, però, cerco sempre di fermarmi un attimo, respirare e riflettere sulle cose che succedono. Dopo quel primo impatto emotivo, elaboro la situazione e cerco di capire come reagire.

Nel vostro lavoro vi trovate spesso davanti a dubbi e scelte. Come supera la diffidenza di fronte a un personaggio o a un progetto?

È vero, anche noi attori a volte siamo diffidenti, ma succede anche nella vita quotidiana. Ho imparato però che la diffidenza rischia di bloccarci e di impedirci di andare avanti. Con i personaggi faccio quello che provo a fare anche con le persone: tengo la guardia bassa. Accolgo il personaggio per quello che è, senza giudicarlo, cercando di comprenderlo fino in fondo.

Torniamo alla coppia Marco e Arianna. Cosa rivelerà questa storia al pubblico?

Che è importante concedersi delle seconde possibilità. È una storia che parla di riscatto: personale, sociale e anche sentimentale. A volte la vita non va come ce l’eravamo immaginata, ma questo non significa che tutto sia perduto. Credo che il messaggio più importante sia proprio questo: avere il coraggio di ricominciare.

Lei crede nelle seconde possibilità?

Sì, soprattutto nelle relazioni importanti e con le persone a cui tengo. Può capitare di fraintendersi o di non capirsi, ma la cosa fondamentale è fare chiarezza e ascoltare davvero ciò che abbiamo nel cuore.

Nel film il carcere e il teatro diventano strumenti di rinascita. Quanto può essere salvifica l’arte?

Per me l’arte è sempre salvifica. La lettura è salvifica. Il teatro nasce proprio dalla lettura, così come il cinema nasce dalla sceneggiatura. Nelle storie ci ritroviamo sempre, perché i sentimenti umani restano universali. Cambiano le epoche e le situazioni, ma l’essere umano rimane lo stesso. Il teatro, in questo senso, è una forma di terapia. Attraverso un personaggio possiamo capire meglio anche noi stessi: chiederci come reagiremmo in quella situazione, oppure osservare punti di vista diversi dal nostro. Credo che il teatro sia fondamentale perché ci insegna a metterci nei panni degli altri. E questo ci rende anche più predisposti all’ascolto. Oggi vedo tanta violenza in giro, una società che reagisce immediatamente e spesso con aggressività. Se imparassimo tutti a fare un lavoro interiore attraverso il teatro, forse saremmo più empatici.

Quindi un buon corso di teatro farebbe bene a tutti?

Assolutamente sì. Lo inserirei persino nelle scuole.

Si è mai chiesta come avrebbe reagito se quello che accade ad Arianna fosse successo a lei?

Sì, inevitabilmente me lo sono chiesta. Arianna ha un istinto di sopravvivenza molto forte. In situazioni del genere è facile perdere completamente la testa o lasciarsi andare. Lei invece riesce

a resistere, anche grazie alla convinzione della propria verità. È quello che le permette di non perdersi.

La sua è anche una ricerca di libertà. Lei invece dove si senti davvero libera?

È una bella domanda, perché in fondo non siamo mai completamente liberi. Io mi sento libera soprattutto a casa mia e con le persone che amo. Con loro posso essere davvero me stessa, senza vergognarmi di ciò che provo. A volte quando le persone stanno male o piangono tendono a nascondersi. Io invece sono felice di avere un posto sicuro dove poter essere fragile.

Questa è una storia destinata al lieto fine. Lei ama i finali felici?

Moltissimo, sono una romanticona. Quando vedo un film che finisce male ci resto malissimo anche dopo essere tornata a casa. Per me il cinema, come la lettura, ha qualcosa di salvifico e il lieto fine lo pretendo.

Che spettatrice è?

Adoro i film romantici, ma amo molto anche le storie che raccontano la vita di grandi personaggi. E poi adoro il fantasy. Mi piacerebbe tantissimo lavorare un giorno in un film di questo genere, perché ti porta in mondi lontani dal nostro, pieni di magia e immaginazione. Sono cresciuta con “Le Cronache di Narnia” e “Il Signore degli Anelli”. Quel mondo continua ad affascinarmi tantissimo.

Da quello che racconta si capisce che è anche una grande lettrice. Com’è arrivata alla recitazione?

Ci sono arrivata da ragazzina. Sono cresciuta negli anni ’90 con i film Disney e consumavo le videocassette: guardavo gli stessi film continuamente, imparando a memoria dialoghi e canzoni. Giocavo con le mie sorelle: loro facevano le registe e io l’attrice. Poi sono arrivate le recite a scuola, quelle in parrocchia e infine un corso di teatro nella mia città. Da lì ho iniziato a studiare seriamente. Dopo il corso entrai in una compagnia teatrale che stava preparando una tragedia greca. Interpretavo Fedra e girammo diversi teatri e siti archeologici. Alla fine di quell’esperienza mi sono resa conto che non potevo più lasciare il teatro. Così ho iniziato a cercare accademie, mi sono trasferita a Roma e ho continuato a studiare.

Che cosa ha scoperto di sé grazie alla recitazione?

Ho scoperto che posso essere tante cose diverse e che mi piace sperimentare. Attraverso i personaggi puoi vivere aspetti di te che nella vita quotidiana magari non emergono mai: interpretare qualcuno di più aggressivo o più tranquillo, fare scelte che nella realtà non faresti. È un perfetto corso di esplorazione di sé.

Dove la vedremo prossimamente?

C’è qualcosa che bolle in pentola, ma per ora non posso ancora dire nulla. Intanto il 31 maggio andrà in onda su Rai 1, intorno alle 21:30, questo nuovo progetto. Nessuno deve mancare (ride) 

Dal 25 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3, il nuovo programma factual condotto da Raffaele Di Placido, un viaggio antropologico attraverso il Paese alla scoperta di gruppi e realtà che si riconoscono in valori condivisi, codici identitari e rituali collettivi

In un mondo di individualismi, di persone sempre più chiuse in sé stesse, di comunità sempre più virtuali e digitali, c’è ancora chi si riunisce e si raccoglie intorno a esperienze vive e concrete, formando delle vere e proprie tribù, con i loro linguaggi, i loro codici, i loro riti. Dai sommergibilisti della Marina Militare italiana ai “Sorcini” - come si definiscono i fan di Renato Zero - passando per la comunità dei freestyler che ha inventato un vero e proprio linguaggio, fino ai butteri della Maremma che hanno fatto del loro lavoro d’altri tempi una ragione di vita. Nel corso delle venti puntate “Tribù” propone ogni volta un racconto diverso, costruito attraverso un’immersione totale del conduttore all’interno della comunità protagonista. Raffaele Di Placido trascorre un’intera giornata, dall’alba

al tramonto, condividendo esperienze, ritmi e momenti di vita con i membri della “tribù” di puntata, dando vita a una narrazione corale e sfaccettata. Il percorso di scoperta culmina nella partecipazione a un evento significativo per la comunità, momento centrale che ne sintetizza i valori, le dinamiche e l’identità. Al termine di questa immersione curiosa e mai giudicante, emerge una domanda chiave, quasi una verifica emotiva e culturale del viaggio compiuto: si sentono davvero una tribù? Nella prima puntata andremo alla scoperta della “tribù dei sommergibilisti” all’interno dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, il cuore della tradizione subacquea italiana. Qui i futuri sommergibilisti imparano tutto ciò che serve per vivere e lavorare in un ambiente unico e impegnativo: la navigazione in immersione, la gestione dei complessi sistemi di bordo, la sicurezza e la collaborazione indispensabile in spazi ristretti. Raffaele Di Placido racconterà cosa significa essere un sommergibilista, che stile di vita richiede e soprattutto che relazioni si creano tra persone che vivono per settimane in un ambiente ristretto e in un costante stato di allerta e concentrazione. In onda dal 25 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3.

Un viaggio che ripercorre le storie di grandi imprenditori, insigniti dal Capo dello Stato dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, che con le loro attività hanno contribuito alla crescita del Paese. Il martedì, in seconda serata su Rai 3 c’è “Onore al merito”. «Raccontiamo aziende che danno occupazione a tantissime persone, che esportano nel mondo in un momento storico difficile – racconta la giornalista al RadiocorriereTv – per loro è una vera e propria sfida»

TALENTO e passione

Sin dal titolo il programma propone una riflessione sul concetto di merito, di capacità, di impegno. Ci racconti il viaggio che state facendo con questa seconda edizione?

È una seconda edizione bellissima, ancora più ricca della precedente, perché anziché raccontare un unico imprenditore a puntata, ne raccontiamo due. Sono 16 Cavalieri del Lavoro, uomini e donne che io definisco dei motivatori, perché con il loro saper fare, il saper vedere, il saper costruire, danno un esempio bellissimo a chi vuole fare impresa, a partire dai giovani. Non parliamo di semplici imprenditori, è giusto definirli Cavalieri del Lavoro anche per la nobiltà d’animo, per il loro essere generosi nei confronti del territorio, della comunità. Hanno un fortissimo senso di responsabilità etica e morale.

Imprenditori la cui azione va oltre il semplice profitto… Sono imprenditori e ovviamente pensano al profitto, ma lavorano con un obiettivo ancora più nobile, quello di fare di più per chi sta con loro, per chi lavora con loro. Tutti mi raccontano di come sentano i loro collaboratori parte della loro famiglia. Parlo di aziende che hanno anche molte migliaia dipendenti.

Che Italia emerge dai ritratti che proponi?

Un’Italia bella, del fare, che ce la fa per i propri meriti, per le proprie capacità. È un’immagine positiva del Paese, raccontiamo aziende che danno occupazione a tantissime persone, che esportano nel mondo in un momento storico difficile. Per loro è una vera e propria sfida. Lo scorso anno abbiamo fatto 647 miliardi di export, più 3,3 per cento sull’anno precedente. Nonostante tutto, questi imprenditori sono stati capaci di diversificare, di andare in altri paesi. Di fronte a una difficoltà il grande imprenditore deve trovare la via d’uscita.

Al di là delle motivazioni istituzionali, quali tratti comuni riconosci tra questi imprenditori?

Li unisce la passione per il lavoro, sono sempre sul pezzo. Alle 8 di mattina sono i primi a entrare in azienda e alla sera gli ultimi a uscire.

Tra le tante storie di vita imprenditoriale che propone il programma, ce n’è una che ti ha colpito più delle altre?

Quella di Fabrizio Di Amato, proprietario del Gruppo Maire. A 19 anni aprì una società di impiantistica, lo fece da solo non ereditando l’azienda di famiglia, oggi ha 11 mila dipendenti ed è presente in 89 paesi. Certo, ci vuole anche fortuna, devi capitare al momento giusto, nel posto giusto, però la capacità è determinante. Se non hai quel quid, se non hai talento, può passarti davanti qualsiasi treno e tu non lo prendi.

Chi è, in sintesi, un Cavaliere del Lavoro?

Un imprenditore speciale, che ha fatto qualcosa di bello o di buono.

Come si trasferisce ai giovani, ai nostri ragazzi, il concetto di impegno?

Sicuramente va insegnato, ma personalmente mi fido del detto “dubito di quello che dici, mi fido di quello che fai”. Quando un figlio vede un genitore che lavora, che porta a casa un risultato, che è una persona stimata, avrà un esempio da seguire. L’insegnamento nei confronti dei giovani deve essere pratico, concreto. Esempi concreti come quelli che proponiamo con il programma. Se un ragazzo sogna di fare l’imprenditore e vede Giampaolo Dallara che ha creato un impero delle macchine, può pensare, “allora mi impegno pure io”.

Che cosa significa essere giornalista del Servizio Pubblico?

Fare il giornalista è sempre fare Servizio Pubblico, significa raccontare quello che vedi e sai, arricchendoti di quello che impari. Il giornalista è per me il più grande specchio della realtà, un bravo giornalista ti fa vedere la realtà in maniera coerente.

Cosa pensi di aver imparato in questi quasi trent’anni di giornalismo?

Mi sono fatta le ossa e continuo a farmele tutti i giorni. Ti capita sempre qualcosa di nuovo con cui confrontarti, quella del giornalista è una professione che ti avvicina alle persone.

Se potessi ricominciare professionalmente, rifaresti tutto da capo?

Sì. Con tutti sì che ho detto e tutti i no che ho detto. Rifarei tutto ciò che ho fatto.

Da 30 anni in Rai, che cosa rappresentano per te il Tg1 e quest’azienda?

L’azienda è casa, cioè mamma Rai, il Tg1 pure. Ho avuto tante proposte lavorative fuori dal telegiornale ma ho sempre detto di no perché sono nata qui, sono affezionata alla mia relazione, al mio direttore. Tu cambieresti madre? (sorride).

Cosa rappresenta e quanto vale per te il consenso del pubblico?

Quando vado in giro e le persone mi fermano, mi fanno i complimenti, sono contenta. Quando possibile cerco di entrare nelle case dei telespettatori con il sorriso, capita poi ci siano occasioni in cui, per le notizie trattate, non puoi farlo. Credo nell’empatia e sono felice quando il pubblico la ritrova nel mio modo di pormi.

MOMENTI DI TRASCURABILE (IN)FELICITA’

Giovedì 28 maggio alle 22.30 su Rai 3, Rai Cultura presenta, dal Teatro Consorziale di Budrio, “Momenti di trascurabile (IN)felicità”, lo spettacolo scritto e interpretato da Francesco Piccolo, con la partecipazione speciale di Pif

Il testo teatrale è tratto dai due libri di Piccolo, “Momenti di trascurabile felicità” e “Momenti di trascurabile infelicità”. Lo spettacolo, in onda giovedì 28 maggio alle 22.30 su Rai 3, è un’occasione per far parlare i libri attraverso l’inconfondibile voce di chi li ha scritti, un modo per trovare un contatto diretto e vivo con i lettori. Un’ora e mezzo di irresistibili racconti in bilico fra il reale e il surreale, di riflessioni sui nostri tempi e su tutti quei trascurabili “momenti” dell’esistenza umana che accomunano tutti noi e a cui possiamo ripensare con un sorriso, seppur a volte amaro. «Ogni volta che ho letto dei “Momenti” in pubblico – afferma Francesco Piccolo – mi sono reso conto che l’adesione totale della mia voce al personaggio che attraversa questi libri è un modo per raccontarli ancora meglio». Questi “momenti”, di cui è fatta la vita, Francesco Piccolo li ha praticamente brevettati: c’è qualcosa, nella qualità del suo sguardo, che dilata il tempo delle nostre giornate con la sua leggerezza e la sua vitalità. Il divertimento di vivere ogni istante, anche quelli che dimenticheremmo volentieri, ormai lo conosciamo bene. E non ci stancheremo mai di ritrovarlo. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Francesco Piccolo, con la partecipazione speciale di Pif.

Due settimane PER UN SOGNO

Torna “Playing Memories”. Su RaiPlay dal 20 maggio quattro nuovi episodi con la partecipazione di Marco Liorni

Dopo il successo riportato tornano i nuovi episodi di Playing Memories, il programma di Rai Contenuti Digitali e Transmediali con l’amichevole partecipazione di Marco Liorni, disponibile su RaiPlay. Un’ esperienza innovativa con giovani talenti provenienti in gran parte dai migliori Istituti di alta formazione artistico-musicale italiani insieme ad altri talenti internazionali. Ospitati in quattro residenze artistiche italiane, i quattro team di

artisti, hanno a disposizione due settimane per ideare, allestire e portare in scena uno spettacolo inedito guidato dalla visione di un leader creativo. Ogni team è composto da circa quindici artisti di discipline diverse – musica, danza, fotografia, scenografia, pittura, disegno, visual art, recitazione e regia – chiamati a confrontarsi con il repertorio della musica italiana, tra brani tradizionali e contemporanei, editi e inediti. Gli spettacoli vengono presentati due volte: una nella città che ospita la residenza artistica e una successivamente all’estero. Tra gli ospiti delle nuove puntate Mirkoeilcane, Michele Bravi, Dardust e Roy Paci. 

Con Matteo Porru su un ultraleggero a caccia di giovani talenti. Dal 26 maggio su RaiPlay

Dove sono nascoste le stelle del futuro? Ce lo rivela Matteo Porru, scrittore e giornalista già Campiello giovani e Grand Prix du Livre, in “Under 25-giovani talenti”, dal 26 maggio su RaiPlay. Venticinque anni, il talentuoso ragazzo con gli occhi di un bambino pieno di vita e una grande passione per il volo, è già pluripremiato autore di numerosi romanzi, che hanno riportato un grande successo nei lettori appassionati alla sua storia. Alla guida del suo ultraleggero volerà sull’Italia per incontrare dieci giovanissimi talenti,

tutti tra i 14 e 25 anni attivi nei campi più disparati dell’umano ingegno: dallo sport alla musica, dall’imprenditoria alla danza, dalle scienze alle arti, e tutti sul punto di spiccare il volo verso il successo nel loro settore. Ognuna delle dieci puntate sarà inoltre arricchita dai consigli di un VIP della disciplina e da un romanzo che ha che fare con il talento. “Lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, in “Under25”, raccolse gli scritti di autori sotto i venticinque anni – spiega Matteo Porru –. Un’indagine umana, letteraria, che abbiamo fatto nostra, alla ricerca di giovanissimi talenti in ogni campo. È stato un privilegio girare l’Italia per scovare le pepite d’oro di una generazione che ha da raccontare e da offrire molto più di quanto si pensi. E ringrazio la Rai per avermi messo ai comandi di questa straordinaria avventura”.

In libreria

OVUNQUE SEI

Un medico in crisi, una moglie da cui sembra essersi allontanato e un incontro inatteso che riapre desideri, fragilità e domande rimaste sospese. Michele Placido dirige un dramma sentimentale in cui amore, dolore e destino si intrecciano dentro una storia attraversata dal confine sottile tra vita e morte. Matteo, interpretato da Stefano Accorsi, vive un momento di smarrimento professionale e personale, mentre il rapporto con Emma, interpretata da Barbora Bobulova, appare sempre più fragile. L’arrivo di Elena, volontaria di Pronto Soccorso interpretata da Violante Placido, diventa per lui una scossa emotiva profonda. Il film racconta la ricerca di senso quando tutto sembra sfuggire di mano. Una storia intensa, sospesa tra passione, perdita e bisogno di ritrovarsi.

Basta

SEI DONNE - IL MISTERO DI LEILA

Una scomparsa apre una ferita collettiva e porta alla luce verità nascoste, legami complessi e segreti mai davvero sepolti. Creata da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, la serie segue l’indagine sulla sparizione di Leila, una ragazza la cui assenza diventa il punto di incontro tra sei storie femminili diverse. Vincenzo Marra dirige un racconto corale in cui ogni personaggio porta con sé un passato, una paura, una responsabilità. Nel cast Maya Sansa, Alessio Vassallo, Ivana Lotito, Denise Tantucci, Isabella Ferrari e Maurizio Lastrico. Il mistero procede insieme al ritratto emotivo delle protagoniste. Una storia di ricerca, dolore e verità, dove niente è davvero come appare. 

Basta un Play!

KISSINGER: INTERVISTA

AI MONDIALI

Alla vigilia della finale dei Mondiali di Italia ’90, Gianni Minà incontra Henry Kissinger in una conversazione che parte dal calcio e arriva alla politica internazionale. Il diplomatico statunitense, grande appassionato di pallone, racconta il suo rapporto con lo sport più seguito al mondo, ma l’intervista si allarga presto a scenari, equilibri e tensioni globali. Ne nasce un documento televisivo particolare, capace di unire costume, storia e attualità. Il calcio diventa una chiave per leggere anche il potere, la diplomazia e il Novecento. Minà conduce il dialogo con il suo stile diretto e curioso. Un incontro raro, tra passione sportiva e visione geopolitica.

ARF

Un bambino cresciuto lontano dagli uomini, salvato e allevato da una cagnolina, diventa il protagonista di una favola animata dal cuore coraggioso. Diretto da Simona Cornacchia e Anna Russo, il film mescola avventura, ironia e memoria storica dentro un racconto ispirato alle ombre della Seconda guerra mondiale. Al centro c’è un piccolo Mowgli del ventesimo secolo, chiamato a trovare la propria voce in un mondo dominato dalla paura. La sua crescita passa attraverso l’affetto, l’istinto, la libertà e la capacità di opporsi a chi vuole comandare con la forza. Una piccola grande avventura sull’identità, il coraggio e il potere dei legami.

Africa day 2026

il Concerto per l’Africa del 25 maggio e il podcast “Teranga – Il suono dello sviluppo”, sono iniziative che vedono rinnovarsi la collaborazione tra Rai Radio, Amref ed ASviS

Il concerto del 25 maggio rappresenta un momento simbolico e popolare realizzato in diretta su Rai Radio2 in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa (che ricorre ogni 25 maggio per celebrare l’unità del continente africano) con la conduzione delle voci di Caterpillar: Sara Zambotti e Massimo Cirri e la partecipazione della Social Band e di Frances Alina Ascione con tanti artisti ospiti sul palco della Sala B di Via Asiago. Sul palco della seconda edizione saliranno Fiorella Mannoia, Giobbe Covatta, Mirkoeilcane, Epoque, Kaze, Lina Simons, Chris Obey, Andrea Satta, Eddie Brock, Chiara Galiazzo, Senhit e Matador. L’evento si potrà seguire in diretta dalle 19.45 e in video sul canale tv 202. La collaborazione tra Rai Radio, Amref ed ASviS si arricchisce, per il concerto, del contributo di Music Innovation Hub. Già disponibile su RaiPlay Sound il podcast “Teranga – Il suono dello sviluppo”. La parola Teranga in Senegal – dove Rai Radio, ASviS ed Amref hanno raccolto storie e voci – che richiama valori fondamentali della cultura locale quali ospitalità, accoglienza calorosa, rispetto e solidarietà verso il prossimo. Da questo concetto nasce il titolo del podcast, una produzione Rai Radio con Asvis ed Amref che vede l’amichevole partecipazione di Giobbe Covatta. L’obiettivo del progetto è costruire una nuova narrazione dell’Africa contemporanea: non un continente raccontato attraverso stereotipi o emergenze, ma uno spazio di creatività, innovazione, giovani, culture urbane e soprattutto musica. 

Innamorarsi e altre pessime idee

La commedia diretta da Simone Aleandri con Lino Guanciale, Ilenia Pastorelli, Andrea Delogu e Claudio Colica. Dal 28 maggio

L’amore, l’infedeltà, la gelosia, la voglia di rivalsa. Nelle sale da giovedì 28 maggio “Innamorarsi e altre pessime idee”, commedia romantica diretta da Simone Aleandri coprodotta da Rai Cinema e distribuita da 01. Personaggio protagonista è Lino (Lino Guanciale), avvocato di successo, vede la sua vita crollare quando la moglie Grazia (Grazia Schiavo) decide di lasciarlo per un affascinante chef, Paolo (Davide Devenuto). Mosso da un desiderio di rivalsa, Lino escogita un piano: dimostrare a Grazia che Paolo è un seduttore pronto a tradirla e ad abbandonarla. Per riuscire nel suo scopo coinvolge Sofia (Andrea Delogu), una donna bellissima sommersa in guai legali con l’ex fidanzato. Lino le offrirà assistenza legale, lei dovrà sedurre Paolo. Saranno aiutati dagli eccentrici amici di Lino (Tommy, Claudio Colica) e di Sofia (Matilde, Ilenia Pastorelli). Ma l’imprevisto è dietro l’angolo: da questa insolita collaborazione nasce qualcosa che nessuno aveva previsto.

CRISTINA GIUNTINI: LE RIVOLUZIONI, SPESSO, SONO

SPONTANEE E INCONSAPEVOLI

«Sin da bambina ho amato scrivere, ma non ho mai ricevuto incoraggiamento in questo senso, e gli impegni dapprima scolastici, poi lavorativi, mi avevano portata ad accantonare la scrittura. Ma un giorno, sposata da qualche anno, mi è caduto l’occhio sul bando di un concorso letterario. Mi sono detta che scrivere un racconto poteva essere una valida alternativa alla solita serata passata sul divano. Ho provato… e mi sono guadagnata un posto nell’antologia del concorso. Da lì sono arrivati premi, antologie e piccole, grandi soddisfazioni.»

Cristina Giuntini sta per compiere sessant’anni e si iscrive alla categoria di coloro che, per qualche motivo, hanno sbagliato strada.

«Dopo un percorso scolastico non proprio lineare mi sono diplomata all’Istituto Tecnico per il Turismo (parlo correntemente quattro lingue e me la cavo con la quinta), ma la vita mi ha tenuta ancorata a un lavoro impiegatizio che niente ha a che vedere con la mia formazione. Un matrimonio finito dopo 24 anni mi ha lasciato molto tempo per inseguire le mie passioni: la lettura, la scrittura, il teatro, il canto, i viaggi, e naturalmente il mio “secondo lavoro” come inviata del sito OGAE Italy a Sanremo e all’Eurovision Song Contest.»

Il tuo libro “Rëbra. Musica sulle costole. Ribellione musicale e subculture dietro la cortina di ferro” porta alla luce un fenomeno quasi sconosciuto. Ci racconti la genesi del tuo saggio?

«Quando, a cinquantaquattro anni suonati, ho deciso di iscrivermi all’università, avevo già chiaro che la materia della mia tesi sarebbe stata Etnomusicologia. Ma quale argomento scegliere? I Beatles, Sanremo, il Prog italiano, l’Eurovision Song Contest? Un giorno, su Facebook, mi sono imbattuta in una foto curiosa: un disco con un’immagine di ossa. Ho letto il post, e un mondo mi si è aperto davanti. Mi sono procurata i pochissimi libri esistenti sull’argomento e li ho letti tutti d’un fiato. Da lì a proporre l’argomento al mio professore il passo è stato breve. Una volta laureatami, però, non me la sono sentita di relegare la mia tesi in uno scaffale della mia libreria. Ho pensato allora di proporla a una casa editrice che si occupa di saggistica nel campo della musica pop, rock e jazz: la risposta è stata immediata. Pochi mesi per portare avanti l’editing, e il libro era pronto.»

“Rëbra – Musica sulle costole” racconta la censura e le restrizioni artistiche che, nell’Unione Sovietica del dopoguerra, spinsero molti giovani a ribellarsi attraverso la musica. Negli anni della Guerra Fredda, ascoltare rock o jazz occidentale era vietato, ma un movimento clandestino trovò un modo ingegnoso per diffondere quei suoni proibiti: incidere dischi illegali su vecchie lastre radiografiche, dette rëbra (costole). Questi dischi, con immagini di ossa e con incise le musiche di artisti occidentali - ma anche russi dissidenti - divennero simbolo di resistenza culturale e libertà.

Spesso, nel tuo saggio, sottolinei che la ribellione dei giovani tra gli anni ’50 e i ’70 dietro la cortina di ferro più che politica era esistenziale. Eppure, rischiavano il carcere. «Verissimo, e qualcuno si è fatto anche qualche anno dietro le sbarre. Ma la passione rende incoscienti, e impedisce di pensare alle conseguenze. I ragazzi dei rëbra non si facevano fermare da nessuno, perché per loro era naturale essere liberi di ascoltare la propria musica preferita. Volevano solo diffonderla, e non pensavano alle implicazioni politiche e sociali. Spesso, scrivendo la loro storia, ho pensato a quella grandissima donna che è Franca Viola. Neppure lei sapeva di stare conducendo una battaglia che avrebbe portato all’abolizione del matrimonio riparatore: voleva solo essere libera di sposare chi voleva. Le rivoluzioni, spesso e volentieri, sono spontanee e inconsapevoli.»

Laura Costantini

MUSICA

Baila sotto la luna

Parte dalla Royal Albert Hall di Londra il nuovo viaggio internazionale di Zucchero “Sugar” Fornaciari, dedicato ai venticinque anni di una delle sue hit più amate. A luglio sei grandi appuntamenti in Italia, tra stadi, energia dal vivo, successi senza tempo e una superband di musicisti internazionali

La voce ruvida, calda, immediatamente riconoscibile torna al centro della scena con un progetto che attraversa memoria, ritmo e nuove emozioni. Zucchero inaugura dalla Royal Albert Hall di Londra, “Baila (sexy thing) 25th – Under the Moonlight”, il tour internazionale che celebra i venticinque anni di uno dei brani più popolari e amati della sua carriera. Per l’artista emiliano si tratta di un ritorno in un luogo simbolico. Proprio alla Royal Albert Hall di Londra, nel 1990, Zucchero salì per la prima volta sul palco aprendo i concerti di Eric Clapton. Da allora la sua musica ha viaggiato in tutto il mondo, portando il suo rock blues in cinque continenti e confermando un percorso artistico capace di superare confini, generi e generazioni. Questa volta torna da protagonista assoluto, con uno spettacolo di oltre due ore costruito come un viaggio dentro una carriera straordinaria, fatta di canzoni entrate nella memoria collettiva, collaborazioni internazionali e una presenza scenica che resta tra le più carismatiche della musica italiana. “Baila (sexy thing)” compie venticinque anni e torna a vivere in una dimensione nuova, tra celebrazione e rilancio. Il brano, pubblicato nel 2001 e diventato una hit mondiale, continua a essere uno dei momenti più riconoscibili del repertorio di Zucchero: una canzone capace di unire sensualità, ritmo, radici latine, blues e immediatezza pop. Per celebrarne l’anniversario, è disponibile anche un vinile numerato in edizione limitata da 10 pollici, con quattro versioni rimasterizzate della celebre hit. Il lavoro di rimasterizzazione è stato curato da Pino “Pinaxa” Pischetola, storico collaboratore dell’artista, che ha valorizzato ogni dettaglio sonoro rendendo il brano pronto a essere ascoltato e ballato ancora oggi. Dopo le due date londinesi, il tour proseguirà in Europa toccando Svizze-

ra, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Slovacchia, Spagna, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia ed Estonia. A luglio arriverà anche in Italia con sei appuntamenti dal vivo prodotti da Friends & Partners: il 4 luglio al Bluenergy Stadium – Stadio Friuli di Udine, il 6 luglio allo Stadio Dall’Ara di Bologna, l’8 luglio allo Stadio Adriatico di Pescara, l’11 luglio all’Arena Santa Giuliana di Perugia, il 14 luglio allo Stadio Franco Scoglio di Messina e il 16 luglio alle Mura Storiche di Lucca, nell’ambito del Lucca Summer Festival. Sul palco, insieme a Zucchero, ci sarà la sua fedele superband, composta da musicisti internazionali di grande livello: Polo Jones, direttore musicale e bassista, Kat Dyson alle chitarre e ai cori, Peter Vettese all’hammond, piano e synth, Mario Schilirò alle chitarre, Adriano Molinari alla batteria, Nicola Peruch alle tastiere, Yissy Garcia alla batteria e alle percussioni, James Thompson ai fiati e ai cori, Lazaro Amauri Oviedo Dilout e Carlos Minoso ai fiati, Oma Jali e Keba Williams ai cori. Una formazione che accompagna l’artista in uno spettacolo interamente dal vivo, pensato per restituire tutta la forza fisica ed emotiva delle sue canzoni. Negli stadi italiani il concerto si annuncia come una grande festa collettiva, tra luci, migliaia di voci, energia e brani che hanno segnato la storia della musica popolare italiana e internazionale. Il repertorio di Zucchero, capace di far ballare e commuovere, attraversa decenni senza perdere intensità: dal rock blues delle origini alle ballate più emozionanti, dalle contaminazioni soul alle aperture internazionali che lo hanno reso uno degli artisti italiani più riconosciuti nel mondo. La carriera di Zucchero è una lunga storia di primati e incontri memorabili. Ha venduto oltre 60 milioni di dischi, di cui 8 milioni con l’album “Oro, incenso & birra”, ed è stato il primo artista occidentale a esibirsi al Cremlino dopo la caduta del Muro di Berlino. È l’unico artista italiano ad aver partecipato al Festival di Woodstock nel 1994, ha preso parte al Freddie Mercury Tribute nel 1992 e agli eventi 46664 per Nelson Mandela, di cui è ambasciatore. Sempre nel 1992, insieme a Luciano Pavarotti, ha dato vita al progetto benefico “Pavarotti & Friends”, diventato negli anni un appuntamento internazionale. Nel corso della sua carriera ha condiviso musica e palchi con alcuni dei più grandi nomi della scena mondiale: Eric Clapton, Sting, Bono, Brian May, Ray

Charles, B.B. King, John Lee Hooker, Joe Cocker, Peter Gabriel, Tom Jones, Sheryl Crow, Dolores O’Riordan, Andrea Bocelli, Ennio Morricone, Luciano Pavarotti e molti altri. La sua forza è sempre stata quella di restare profondamente riconoscibile pur attraversando mondi diversi, portando il blues dentro la canzone italiana e la canzone italiana dentro un linguaggio internazionale. Dopo il “World Wild Tour”, i grandi appuntamenti per i quarant’anni di carriera, il documentario “Zucchero – Sugar

Fornaciari”, il tour “Overdose d’amore”, il progetto “Discover II” e l’edizione speciale per i trent’anni di “Spirito DiVino”, Zucchero torna dunque a guardare avanti partendo da una canzone simbolo. “Chi non ama il blues ha un buco nell’anima”, ama dire. E proprio da quell’anima, inquieta e generosa, nasce un nuovo viaggio dal vivo che promette di trasformare ogni concerto in un rito collettivo di musica, memoria e libertà..

@Daniele Barraco

Con la forza della legge

Angela Losacco, Commissario Capo della Polizia di Stato, Dirigente del Commissariato di Polizia di Trastevere racconta la sua straordinaria esperienza in divisa

La dottoressa Losacco parla del suo “Esserci sempre “, un valore che è etica e missione allo stesso tempo. Significa rispondere sempre ad una richiesta di aiuto, ma anche saper ascoltare ed essere disponibile, presente e partecipe nei confronti dei cittadini e, in generale, verso le persone che ti circondano, come gli amici e i familiari, o i colleghi e gli appartenenti alle altre Forze e Corpi di Polizia. Le donne con il loro lavoro, la loro passione e la loro professionalità sono un prezioso valore aggiunto per la Polizia di Stato. Le poliziotte ricoprono ogni ruolo dell’agente al dirigente generale impiegate in ogni settore e specialità della nostra istituzione per servire al meglio la comunità. Lo dimostra l’esperienza, lo dimostrano i fatti. La comunicazione- informazione è fondamentale, in tutte le sue forme, è l’unico modo di entrare in contatto con un altro essere vivente. Entrare in contatto significa conoscersi, capirsi e comprendersi reciprocamente e vicendevolmente. Nel rapporto tra polizia e cittadini questa comprensione è fondamentale perché il cittadino ci veda parte stessa della sua vita. Si, parte della sua vita di uomo e di appartenente ad una comunità, perché la Polizia di Stato è garante del libero esercizio dei diritti della persona e del cittadino e garante delle libertà fondamentali. Si parla da molti anni della scelta della Polizia di Stato di essere polizia di prossimità, di essere vicini al cittadino, di esserci sempre e tutto questo può oggi farlo sfruttando al massimo tutti gli strumenti di comunicazione, soprattutto digitali, offerti dalle nuove tecnologie che si affiancano alla necessaria presenza fisica sul territorio

“Penso che il 23 maggio 1992 sia una data che ciascuno di noi debba tenere scolpita nel cuore in ricordo di uomini e donne che hanno dato la vita per combattere la mafia, nell’adempimento dei propri doveri e delle proprie funzioni. Il ricordo di quella tragica giornata rappresenta per me un monito sotto due profili. Da una parte, il peso e il valore del ruolo che ricopro e della divisa che indosso: combattere il crimine con la forza della legge è possibile, è doveroso, ma è anche rischioso e bisogna agire con senso di responsabilità “-afferma la dott. ssa angela Losacco.

Perché ha deciso di entrare in Polizia?

Ho deciso di entrare quando ero ancora una ragazzina perché ho sempre portato dentro di me un elevato senso della giustizia e la consapevolezza di voler dedicare la mia quotidianità a migliorare la vita degli altri. Mio padre è un militare (ormai in quiescenza) e penso che la disciplina e l’amore per la divisa mi siano stati trasmessi da lui, ma è a mia madre che devo invece l’ambizione e la tenacia nel perseguire gli obiettivi prefissati nella vita. Quindi, subito dopo la laurea magistrale in Giurisprudenza ho intrapreso questo percorso e partecipato al

concorso come Funzionario della Polizia di Stato. Ho vinto il concorso nel 2019 all’età di 27 anni e, ad oggi, sono molto felice ed orgogliosa di indossare questa divisa. Lavoro ogni giorno a contatto con le persone e penso che la più grande retribuzione sia il sorriso di chi si rivolge a noi e vede risolvere un problema.

Qual è stata la sua esperienza professionale?

Ho iniziato questo splendido viaggio in Polizia come Funzionario addetto all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Venezia, dove ho potuto vivere esperienze uniche tra il contesto lagunare e quello dell’entroterra veneziano. Ho ricoperto, sempre per la Questura di Venezia, brevi incarichi come Dirigente di due Commissariati di P.S. (Marghera e Chioggia). Venezia è stata una città che mi ha regalato tanto in termini lavorativi ed umani, mi ha aiutata a crescere come donna e come Funzionario, ho potuto imparare da grandi professionisti e persone appassionate che hanno trasmesso a me lo stesso entusiasmo che conservo ancora oggi. Poi nel 2023 sono stata trasferita a Roma. L’esperienza nella Capitale è stata (e lo è ancora) intensa. Appena arrivata, ho avuto l’onore di coordinare il Quarto nucleo delle Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, alternandomi tra la Sala Operativa e territorio. Al fianco della mia Squadra ho conosciuto Roma sotto molteplici vesti, ottenendo risultati operativi che hanno rinsaldato sia il rapporto all’interno del Nucleo sia l’entusiasmo e la convinzione di fare esattamente il lavoro che volevo fare. Durante l’anno del Giubileo, invece, ho ricoperto il ruolo di Funzionario addetto all’Ufficio di Gabinetto della Questura, prima nella Segreteria di Sicurezza e poi nella Sezione Ordine Pubblico. È stato un anno impegnativo, formativo, in cui ho avuto la fortuna di essere guidata da un Dirigente di straordinarie capacità che ha saputo incanalare il mio entusiasmo e indirizzarlo verso una consapevolezza più ampia di questo lavoro e delle sue sfaccettature. Alla fine di questa esperienza coinvolgente, sono stata assegnata al Commissariato sezionale di P.S. “Trastevere”.

Qual è il suo ruolo attuale?

Attualmente sono la Dirigente del Commissariato sezionale di P.S. “Trastevere”, che ha competenza in uno dei rioni più caratteristici e ad alta vocazione turistica di Roma. Sono stata accolta in questo Ufficio con entusiasmo e mi sono sentita da subito coinvolta negli impegni del Commissariato. Cerco di affiancare i colleghi nelle attività quotidiane e, man mano che imparo le dinamiche del territorio in cui operiamo, mi piace organizzare servizi che permettano al cittadino di percepire la nostra presenza e implementare il senso di fiducia che possono riporre nei confronti dell’istituzione Polizia di Stato.

Quale evento lavorativo le è rimasto nel cuore?

È difficile scegliere un evento lavorativo che mi abbia particolarmente segnato perché in questi cinque anni ho avuto la fortuna di vivere tante esperienze diverse e parimenti intense in ogni ufficio dove sono stata. Potrei citare qualche in-

tervento in Volante o al fianco dei colleghi in Commissariato. Ho coordinato attività in cui abbiamo aiutato donne vittime di maltrattamenti o che avevano subito violenze e aggressioni accompagnandole in ogni fase della denuncia. È purtroppo capitato anche di aver dovuto allontanare bambini dalle famiglie di origine poiché venivano vessati o crescevano in contesti disfunzionali e diseducativi, per cui si è reso fondamentale il contatto con l’istituzione scolastica. Questi eventi molto intensi emotivamente mi hanno formata e regalato anche la consapevolezza di poter fare la differenza con l’impegno e la serietà della gestione dell’intervento, non dimenticando mai di avere di fronte persone in difficoltà che vedono nella divisa la famosa “luce in fondo al tunnel”. Non da meno si è rivelata anche l’esperienza all’Ufficio di Gabinetto quando abbiamo coordinato l’arrivo delle personalità estere giunte a Roma per le esequie del Santo Padre e la successiva intronizzazione. Si è trattato di un’attività di grande responsabilità dovendo coordinare operativamente molti altri uffici e facendo da collettori di un elevatissimo numero di informazioni provenienti non soltanto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dagli Uffici di Polizia sul territorio, ma anche dai corpi diplomatici interessati dagli arrivi e da Enti esterni.

Come concilia il suo lavoro con la vita personale?

Penso che la parola-chiave per rispondere a questa domanda sia “organizzazione”. Ho la fortuna di fare il lavoro che volevo, quindi mi impegno ogni giorno a essere presente per i miei collaboratori e i colleghi, senza però dimenticare la mia famiglia e gli affetti. Sicuramente non riesco a dedicare alla mia famiglia tutto il tempo che vorrei, però con un po’ di impegno e la consapevolezza che c’è una persona dentro la divisa, si può gestire il tempo ed essere presenti per chi ci vuol bene. Sono fortunata ad essere circondata da persone che mi vogliono bene e sono felici per i miei risultati e mi stanno accanto nei momenti di stanchezza, senza farmi pesare eventuali assenze.

Un suggerimento ai giovani che vogliono entrare in Polizia. Un suggerimento che mi sento di dare ai giovani che vogliono entrare in Polizia è di intraprendere questa carriera spinti e sorretti da tanta passione, da spirito di sacrificio e senso di giustizia, ma soprattutto nella consapevolezza di poter fare la differenza. Far parte della famiglia Polizia di Stato non è solo un lavoro, è una missione che spesso orienta la nostra vita nel rapporto con gli altri. Indossare una divisa non colloca in una condizione di supremazia, ma ti pone agli occhi dell’altro come un portatore di legalità e una persona a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà o, in generale, per risolvere un problema, quindi è importante operare con impegno e senso del dovere.

La strage di Capaci ha lasciato tanto dolore ma anche tanta forza e voglia di cambiare il mondo. Cosa rappresenta per lei il ricordo di quella tragica giornata?

Penso che il 23 maggio 1992 sia una data che ciascuno di noi debba tenere scolpita nel cuore in ricordo di uomini e donne che hanno dato la vita per combattere la mafia, nell’adempimento dei propri doveri e delle proprie funzioni. Il ricordo di quella tragica giornata rappresenta per me un monito sotto due profili. Da una parte, il peso e il valore del ruolo che ricopro e della divisa che indosso: combattere il crimine con la forza della legge è possibile, è doveroso, ma è anche rischioso e bisogna agire con senso di responsabilità. Dall’altra parte, il ricordo di quanti prima di me hanno adempiuto alle loro funzioni donando la vita per il bene comune e regalando ai posteri il più alto ed encomiabile esempio di senso del dovere e amore per la Patria. “La mafia – mi piace ricordare il pensiero di Giovanni Falcone – è un fenomeno umano e come ogni fenomeno umano ha un principio, un’evoluzione e avrà una fine”. Chi ha donato la vita per lo Stato ci ha lasciato questa eredità, che sta a noi coltivare giorno dopo giorno.

IN MEZZO AL MARE

Una nuova tappa del viaggio di Paolo Sorrentino nella scrittura e nelle emozioni di Mattia Torre. Per “Sei pezzi facili”, la pièce con Valerio Aprea in prima serata sabato 30 maggio

ÈValerio Aprea il protagonista di “In mezzo al mare”, la pièce teatrale di Mattia Torre messa in scena per il piccolo schermo con la direzione artistica e la regia di Paolo Sorrentino, in onda sabato 30 maggio alle 21.20 su Rai 5. Aurelia. Tre e mezzo del mattino. Un

viaggio di ritorno da un matrimonio. Un uomo assiste a un incidente stradale e ora, a distanza di mesi, è chiamato a ‘spiegarsi’ di fronte a un giudice. Ma testimoniare presuppone una conoscenza abbastanza precisa almeno del fatto in questione, e la cosa gli riesce alquanto difficile. Perché ha realizzato di non capire niente, né di sé né del mondo che lo circonda. Perché in un’epoca in cui tutto deve essere chiaro, lui è in balia delle onde. È una mania di quest’epoca sapersi descrivere alla perfezione? Di Mattia Torre, Regia televisiva Paolo Sorrentino, con Valerio Aprea. 

La settimana di Rai 5

Shayda

Shayda, una ragazza madre iraniana, e la figlia di 6 anni, nata da una relazione violenta, trovano asilo in Australia in un centro di accoglienza per donne in difficoltà. Durante il Nowruz, il Capodanno persiano, prova a costruire la propria libertà, ma le visite concesse al padre riaprono paure e tensioni, mettendo a rischio l’equilibrio di entrambe. In onda lunedì 26 maggio alle 21.20

Concerto Internazionale per la Pace

Da Cipro, Concerto Internazionale per la Pace. L’Orchestra Filarmonica di Atene diretta da Yiannis Hadjiloizou esegue la Sinfonia n. 9 e la Fantasia Corale di Beethoven, più alcuni brani di Michael Hadjiloizou. La scelta di Cipro invita alla riconciliazione e coincide con la Presidenza cipriota del Consiglio dell’UE. In onda giovedì 28 maggio alle 21.20

Film Il treno

Tratto da “Le front de l’art” di Rose Valland, il film di John Frankenheimer, è proposto domenica 31 maggio alle 21.20

Boys

Commedia diretta da Davide Ferrario, è il racconto di quattro amici di lunga data ed ex membri della band The Boys, che tornano a confrontarsi quando un’inaspettata occasione li rimette in gioco. Tra amori, problemi personali e il ricordo del successo anni ‘70, dovranno fare i conti con i sogni di ieri, il presente e il vero valore della loro amicizia. In onda martedì 26 maggio alle 21.20.

Kilimangiaro Notti Jazz

Nella prima puntata dedicata a un Jazzista italiano, incontriamo Giovanni Tommaso, forse il più noto tra i jazzisti in Italia e all’estero. Contrabbassista di grande livello, Tommaso si distingue per la sua versatile carriera. In onda venerdì 29 maggio alle 24.25

Meno siamo meglio stiamo - Revisited In una puntata particolarmente “napoletana” l’ospite principale è Lello Arena, che interpreta anche i brani “M’aggia curà” e “Dove sta Zazà?” accompagnato da Arbore e Marisa Laurito. Quest’ultima recita storpiandola una poesia di Eduardo De Filippo, mentre una versione soul di “’O sole mio” è offerta dal cantante Charlie con gli Swing Maniacs. In onda mercoledì 27 maggio alle 17.30

di Adriano. Ritratto di una voce

Spettacolo teatrale basato sul ritratto letterario dell’imperatore Adriano –tratteggiato da Marguerite Yourcenar nel suo romanzo-capolavoro - e allestito nel 1990 da Maurizio Scaparro nello scenario di villa Adriana a Tivoli, che ispirò la stessa scrittrice. Un testo di grande spiritualità e rimpianto, affidato al talento di Giorgio Albertazzi e alla regia di Maurizio Scaparro.

In onda sabato 30 maggio alle 22.35.

Memorie

L’APARTHEID

Una pagina di storia raccontata da Paolo Mieli e dalla professoressa Anna Maria Gentili a Passato e presente in onda domenica 31 maggio alle 20.30 su Rai Storia in occasione dell’anniversario dell’istituzione dell’Unione Sudafricana

Apartheid: il sistema di segregazione razziale utilizzato ufficialmente, a partire dal 1948, dal governo del Sudafrica per mantenere separata e sottomessa la maggioranza nera del paese. Dal 1910, una minoranza bianca ha detenuto il potere e

gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta. Un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni antiapartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione del leader storico dell’opposizione nera, Nelson Mandela, nel 1990, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l’Apartheid è stato finalmente abolito. Una pagina di storia raccontata da Paolo Mieli e dalla professoressa Anna Maria Gentili domenica 31 maggio alle 20.30 su Rai Storia in occasione dell’anniversario dell’istituzione dell’Unione Sudafricana.

La settimana di Rai Storia

Italia viaggio nella bellezza

Figli della ruota. I brefotrofi

Il fenomeno dell’abbandono dei bambini nel corso della storia e la nascita dal tardo Medioevo di istituzioni dedicate alla loro accoglienza. In onda lunedì 25 maggio alle 21.10

Omaggio a Walter Tobagi

Un ricordo nell’anniversario dell’omicidio

La mattina del 28 maggio 1980, Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera, veniva ucciso da uomini della Brigata XXVIII marzo, formazione terroristica di estrema sinistra. In onda giovedì 28 maggio alle 15.00

Buon compleanno Nicola Piovani

In occasione degli 80 anni del musicista, Rai Cultura ripropone, martedì 26 maggio alle 11.15 e in replica alle 23.15 su Rai Storia, l’appuntamento a lui dedicato per la serie “Essere MAXXI”

Viaggio in memoria di John Fitzgerald Kennedy

Il ricordo Rai Cultura nell’anniversario della nascita

Tre speciali per raccontare JFK e i valori di cui fu portatore. In onda da venerdì 29 maggio alle 18.30

Passato e presente

La Napoli di Carlo di Borbone 1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré spagnoli e austriaci. In onda mercoledì 27 maggio alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Omaggio a David Sassoli Un giornalista per l’Europa

In ricordo del Presidente del Parlamento europeo, ed ex giornalista Rai, in onda sabato 30 maggio alle 11.15

La meglio gioventù Dietro il racconto

Nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica, Rai Cultura il film tv in quattro parti. Da domenica 31 maggio alle 21.10

Rai Radio 3 e Rai Kids presentano il nuovo vodcast disponibile su Rai Play e Rai Play Sound

Rai Radio 3 e Rai Kids annunciano il nuovo vodcast “Dodò Show con Ilaria Gaspari”. Tre puntate costruiscono un percorso emotivo spontaneo e accessibile, con l’obiettivo di aiutare bambine e bambini a trovare parole per ciò che provano. Il progetto si rivolge in modo immediato ai più piccoli, dai 3 ai 7 anni, ma dialoga anche con gli adulti, configurandosi come un prodotto family. Dodò

lascia per un momento il mondo sospeso e rassicurante de L’Albero Azzurro ed entra negli studi radio per il primo vodcast nato dalla collaborazione tra Rai Kids e Rai Radio 3. Dodò nei panni dell’intervistatore incontra Ilaria Gaspari, filosofa e ricercatrice che da anni lavora sul tema delle emozioni, sia in ambito teorico sia attraverso esperienze dirette con bambini e ragazzi. Dalle domande semplici, curiose e spiazzanti di Dodò nasce un dialogo sulle emozioni capace di parlare a grandi e piccoli, rendendo visibile ciò che spesso fatichiamo a nominare o tendiamo a nascondere.

In libreria

CLASSIFICHE AIRPLAY

per RadiocorriereTv

I FILM DELLA SETTIMANA

CINEMA IN TV

Un uomo chiamato cavallo – Lunedì 25 maggio ore 21.10 – Anno 1970 – Regia di Elliot Silverstein

Serata western su Rai Movie con un film di culto interpretato da Richard Harris. “Un uomo chiamato cavallo” racconta la storia di John Morgan, un lord inglese in viaggio nel West americano che, dopo l’assalto di un gruppo di Sioux, viene fatto prigioniero, ridotto in schiavitù e trattato come un animale da fatica. Poco alla volta, però, l’uomo impara a conoscere la cultura della tribù, conquista rispetto e finisce per integrarsi con quel mondo così distante dal suo. Vent’anni prima di “Balla coi lupi”, Elliot Silverstein firma un racconto potente sull’incontro tra culture, sostenuto da un protagonista magnetico e da una vicenda che ancora oggi conserva forza, fascino e intensità. Nel cast Richard Harris, Manu Tupou e Judith Anderson.

Rai 4 propone in prima visione “To Catch a Killer – L’uomo che odiava tutti”, thriller cupo e ambizioso firmato dal regista argentino Damián Szifron, già apprezzato per “Storie pazzesche”. La notte di Capodanno, a Baltimora, un misterioso cecchino apre il fuoco su un gruppo di persone che festeggia sul tetto di un palazzo. L’FBI affida il caso a una task force guidata dall’agente speciale Lammark, che decide di coinvolgere nelle indagini Eleanor Falco, giovane poliziotta arrivata tra le prime sulla scena del crimine. Per lei, segnata da un passato difficile e da una mancata selezione nel Bureau, è l’occasione per dimostrare il proprio valore. Tra personaggi complessi, tensione psicologica, atmosfere notturne e grandi scene d’azione, il film riflette sulla figura del mass shooter e sulle ombre profonde della società americana. Nel cast Ben Mendelsohn e Shailene Woodley.

To Catch a Killer – L’uomo che odiava tutti –Martedì 26 maggio ore 21.20 – Anno 2023 –Regia di Damián Szifron

Tutta un’altra vita – Venerdì 29 maggio ore 21.10 – Anno 2019 – Regia di Alessandro Pondi

Rai 4 si addentra nei territori più oscuri del thriller con “Le paludi della morte”, film diretto da Ami Canaan Mann e ispirato a fatti realmente accaduti. Un detective della Omicidi di Texas City viene affiancato da un giovane collega arrivato da New York per indagare sul ritrovamento del corpo di una ragazza nella zona paludosa conosciuta come Killing Fields, luogo segnato da frequenti ritrovamenti di cadaveri. Presentato in concorso alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film costruisce una tensione cupa e vischiosa, tra indagine criminale, paesaggi inquietanti e ombre morali. La sceneggiatura è firmata dall’ex agente della DEA Donald F. Ferrarone. Nel cast Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain e Chloë Grace Moretz.

Rai Movie punta sulla commedia italiana con “Tutta un’altra vita”, interpretata da Enrico Brignano. Al centro della storia c’è Gianni, tassista romano con moglie, due figli, mutuo, bollette e una quotidianità fatta di rinunce e ordinaria amministrazione. Quando due clienti benestanti dimenticano nel suo taxi le chiavi della loro villa di lusso, l’uomo decide di concedersi una parentesi fuori dalla propria esistenza: feste in piscina, auto costose, una nuova identità e l’illusione di poter essere finalmente qualcun altro. Ma i proprietari, prima o poi, torneranno. Alessandro Pondi riprende il tema del furto d’identità, caro alla commedia italiana, costruendo un racconto leggero e brillante sulla voglia di evasione e sulle conseguenze dei desideri fuori misura. Nel cast Enrico Brignano, Ilaria Spada, Paola Minaccioni e Maurizio Lombardi.

Le paludi della morte – Sabato 30 maggio ore 21.20 – Anno 2011 – Regia di Ami Canaan Mann

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook