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RadiocorriereTv N.08 - anno 95

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cantano Sanremo

CARLO CONTI & LAURA PAUSINI

SANREMO 2026

Da martedì 24 a sabato 28 febbraio in prima serata su Rai 1 torna il Festival della Canzone Italiana condotto da Calo Conti e da Laura Pausini. In diretta anche su RaiPlay e Rai Radio 2

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Sarà una serata di grandi brani e di forti emozioni quella di venerdì 27 febbraio, quarta del Festival di Sanremo

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Entusiasmo, responsabilità e voglia di sorprendere: per il presentatore, il “Dopofestival” è come una convocazione in Nazionale

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CARLO CONTI

Il conduttore e direttore artistico del Festival condivide con il RadiocorriereTv emozioni e pensieri che lo accompagnano al debutto del suo quinto Sanremo

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DIRETTORE RESPONSABILE

FABRIZIO CASINELLI

Redazione - Rai

Viale Giuseppe Mazzini 14 00195 ROMA Tel. 0633178213

IL DAYTIME A SANREMO

I riflettori dei programmi della Rai sono pronti ad accendersi sul Festival per un racconto a 360° che coinvolgerà cantanti, conduttori, ospiti, fan, spettatori, curiosi, esperti e appassionati. Da lunedì 23 febbraio

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SOTTO

SANREMO

Dal 23 febbraio su RaiPlay l’Original di Rai Contenuti Digitali e Transmediali che racconta il Festival da tre prospettive diverse, quelle di Anna-Lou Castoldi, Elisa Maino e Nicole Rossi

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MARCO CUNSOLO

Al Festival come alle Olimpiadi l’impegno della Rai è nel segno della qualità e dell’innovazione. L’intervista al direttore di Direzione Produzione Tv Rai

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Iannarelli Vanessa Penelope Somalvico

NICOLA SAVINO

L’architetto e scenografo racconta la nuova scena del Festival: tra materiali mai visti in TV, palchi asimmetrici e la sfida di trasformare un teatro storico in una macchina tecnologica che muta in tempo reale

Quel che si cela dietro una storia letteraria

l regista di Sanremo racconta come nasce la regia delle serate, il clima di lavoro con Carlo Conti e la lunga preparazione che rende possibile la diretta 28

Il film Tv sull’atleta Eugenio Monti, diretto da Alessandro Angelini, andrà in onda lunedì 23 febbraio su Rai 1

Hellwatt Festival, l’estate 2026 accende la RCF Arena

Le novità di Rai Yoyo e Rai Gulp

L’emittente ufficiale del Festival nel cuore della kermesse, sul palco del Teatro Ariston, nel dietro le quinte e per le vie del centro cittadino con personaggi, conduttori e programmi

Il divertimento e l’ironia tornano in prima serata su Rai 2 da mercoledì 4 marzo con il programma di Stefano De Martino

DONNE IN PRIMA LINEA

Il Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Claudia Liberatori racconta la sua esperienza in divisa

Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay

La Rai si racconta in digitale 38

L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai

Una selezione dei film in programma sulle reti Rai

I magnifici 30 (+4)

di Carlo Conti

Da martedì 24 a sabato 28 febbraio in prima serata su Rai 1 torna il Festival di Sanremo condotto da Calo Conti e da Laura Pausini. In diretta anche su RaiPlay e Rai Radio 2

La prima serata del Festival 2026 vedrà esibirsi sul palco dell’Ariston tutti i trenta campioni in gara. La seconda e la terza saranno dedicate al riascolto dei brani dei campioni (quindici per ciascuna) e alle quattro nuove proposte (due per ciascuna). Protagonisti del quarto appuntamento saranno i duetti. Nella serata finale si riesibiranno i trenta big per l’elezione della canzone regina.

Arisa
Magica Favola
Bambole
Eddie Brock
Elettra
Francesco Renga
Resta
Avvoltoi
Il meglio di me
Stupida
Resta con me
penso sempre
Che fastidio!
Voilà Ogni volta che non so volare Stella stellina
Labirinto
Animali notturni
cose
Prima o poi
Prima che Opera Ora

I DUETTI

Arisa, “Quello che le donne non dicono” con Il Coro del Teatro Regio di Parma

Bambole Di Pezza, “Occhi di gatto” con Cristina D’avena

Chiello, “Mi sono innamorato di te” con Saverio Cigarini al pianoforte

Dargen D’Amico, “Su di noi” con Pupo e Fabrizio Bosso

Ditonellapiaga, “The lady is a tramp” con Tonypitony

Eddie Brock, “Portami via” con Fabrizio Moro

Elettra Lamborghini, “Aserejé” con Las Ketchup

Enrico Nigiotti, “En e Xanax” con Alfa

Ermal Meta, “Golden hour” con Dardust

Fedez & Masini, “Meravigliosa creatura” con Stjepan Hauser

Francesco Renga, “Ragazzo solo, Ragazza sola” con Giusy Ferreri

Fulminacci, “Parole Parole” con Francesca Fagnani

J-Ax, E La Vita, “La Vita” con Ligera County Fam. Lda & Aka 7even, “Andamento lento” con Tullio De Piscopo

Leo Gassmann, “Era gia’ tutto previsto” con Aiello Levante, “I maschi” con Gaia

Luche’, “Falco a metà” con Gianluca Grignani

Malika Ayane, “Mi sei scoppiato dentro il cuore” con Claudio Santamaria

Mara Sattei, “L’ultimo bacio” con Mecna

Maria Antonietta & Colombre, “Il Mondo” con Brunori Sas

Michele Bravi, “Domani è un altro giorno” con Fiorella Mannoia

Nayt, “La canzone dell’amore perduto” con Joan Thiele

Patty Pravo, “Ti lascio una canzone” con Timofej Andrijashenko

Raf, “The Riddle” con The Kolors

Sal Da Vinci, “Cinque giorni” con Michele Zarrillo

Samurai Jay, “Baila Morena” con Belén Rodríguez e Roy Paci

Sayf, “Hit the road Jack” con Alex Britti e Mario Biondi

Serena Brancale, “Besame Mucho” con Gregory Porter e Delia Tommaso Paradiso, “L’ultima luna” con Stadio

Tredici Pietro, “Vita” con Galeffi, Fudasca & Band

Sanremo? Energia, musica e passione

A pochi giorni dal suo quinto Festival, il conduttore e direttore artistico condivide con il RadiocorriereTv le emozioni del debutto.

«Sanremo è una delle tappe importanti della mia carriera – afferma – è un’occasione dove puoi mettere a frutto la tua esperienza perché mette insieme musica, spettacolo, organizzazione e idee»

Un Festival sospirato, come si sta allenando per questa nuova maratona?

Si lavora con serenità. Importante è essere concentrati a seguire un po’ tutto: ascoltare le canzoni, il lavoro con gli autori e i musicisti, prove con il regista e il team per curare i dettagli. Come dico sempre per il resto “pedalare…”.

Cosa la appassiona del palco e del dietro le quinte di Sanremo?

Il palco è un luogo di energia, di musica, di persone che hanno lavorato mesi per esibirsi in 3 o 4 minuti. Il dietro le quinte è dove si vedono impegno, tensione, creatività. Entrambe le dimensioni mi appassionano: il backstage ti fa capire quanto lavoro c’è dietro a quel che il pubblico vede in tre ore.

Trenta big per cogliere tutte le sfumature della musica italiana contemporanea. Cosa si aspetta da questo grande “mazzo di fiori” e in che cosa differisce da quello dello scorso anno?

Trenta artisti significano tante sfumature: pop, rock, rap, ballad, ritmi diversi. Il mix è fondamentale per racconta-

re la varietà della musica italiana oggi. Rispetto all’anno scorso, penso ci sia ancora più varietà e freschezza, e ogni esibizione è studiata come uno spettacolo a sé.

Tutti cantano Sanremo, ma tu, caro Carlo, cosa canti (sotto la doccia) dei Sanremo del passato?

Diciamo che mi tornano in mente brani entrati nell’immaginario di tutti. Sanremo ti accompagna nella vita, ci sono canzoni che ritornano sempre. Il cuore va a quei pezzi che ciascuno di noi ha cantato almeno una volta.

Ha calato un asso importante, Laura Pausini, cosa la colpisce della sua personalità?

Laura è una professionista di livello mondiale, ha esperienza, sensibilità musicale e una grande umanità. È stata una scelta naturale e porta equilibrio e autorevolezza al palco.

Al suo fianco anche un performer, Achille Lauro, e un attore dal grande carisma, Can Yaman… cosa si aspetta da loro e come hanno accolto la sua proposta?

Can Yaman sarà co-conduttore nella prima serata, Achille Lauro è presente con la sua energia e creatività. Sono persone con grande presenza scenica, sanno stare sul palco. Hanno accolto la proposta con entusiasmo e professionalità.

Cosa rappresenta Sanremo nella sua fortunata carriera? Sanremo è una delle tappe importanti della mia carriera. È un’occasione dove puoi mettere a frutto la tua esperienza perché mette insieme musica, spettacolo, organizzazione e idee. Occuparsi della direzione artistica è una grande responsabilità e un onore.

NICOLA SAVINO

Un Dopofestival libero, imprevedibile e allegramente disordinato

Entusiasmo, responsabilità e voglia di sorprendere: per il presentatore, è come una convocazione in Nazionale. In questa nuova edizione punta su leggerezza, improvvisazione e una squadra affiatata per raccontare il Festival in modo spontaneo, mantenendo ritmo, attenzione e uno spazio di confronto aperto, mai prevedibile

Che effetto le fa tornare al “Dopofestival” e cosa ha in mente per questa nuova edizione?

Tornare al “Dopofestival” è qualcosa di bellissimo. Il Festival di Sanremo è un po’ come la convocazione in Nazionale per un calciatore, sono i nostri mondiali. Quest’anno vorrei fare, sulla scorta delle esperienze precedenti, qualcosa di abbastanza spericolato: preparare il meno possibile. Il “Dopofestival” è un dopo-partita, quindi bisogna registrare quello che accade e non costruire troppo prima. L’importante è preparare un buon cast, una buona compagnia di giro, guardare con attenzione la serata del Festival e invitare più amici possibile tra i cantanti. Mi piacerebbe che fosse qualcosa di allegramente disordinato, con un’atmosfera rilassata ma piena di allegria, un po’ come i “Dopofestival” degli anni Ottanta che ricordo da spettatore.

È un dopo-partita, ma qual è la sfida più grande nel gestire un programma così libero e imprevedibile notte dopo notte?

La sfida è mantenere l’attenzione. Come in una conversazione vera, serve avere il cervello sempre acceso. Bisogna tenere vivo il ritmo e far capire al pubblico che si tratta di qualcosa che sta accadendo in quel momento, quindi imperdibile. Se c’è un aggettivo da temere, è “prevedibile”: non dobbiamo esserlo.

Che dinamica di squadra immagina e che ritmo vuole dare al programma?

La squadra è fondamentale. Con me ci saranno Aurora Leone dei The Jackal, che considero un talento straordinario, molto preparata sulla musica e con un linguaggio comico che apprezzo molto, e Federico Basso, stand-up comedian e vincitore dell’ultima edizione di LOL, capace di improvvisare con grande intelligenza e misura. Ci sarà poi la musica del maestro Enrico Cremonesi. Questo è il punto di partenza, ma il “Dopofestival” sarà uno spazio molto aperto: ai giornalisti, agli artisti, ai comici, agli esperti del Festival e a chiunque sia a Sanremo e abbia qualcosa da raccontare. I punti fermi sono la squadra di base, tutto il resto deve restare aperto e vivo.

Quando gli artisti arrivano subito dopo l’esibizione, cosa emerge che il pubblico non ha visto?

Dipende molto dall’orario in cui hanno cantato. Se si sono esibiti presto, spesso arrivano con l’adrenalina già scesa; se invece hanno cantato tardi, l’adrenalina è ancora molto alta. In entrambi i casi colpisce la tenuta psicologica dei cantanti, soprattutto di quelli un po’ più esperti. I più giovani, invece, a volte sono spaesati, perché conoscono meno il mondo della televisione e la televisione conosce meno loro. In quei casi diventa

importante studiare bene il cast, capire chi sono e metterli a loro agio.

Quanto è importante avere uno spazio in cui il Festival possa essere raccontato e discusso senza filtri?

La missione che mi ha dato Carlo Conti è proprio questa: uno spazio libero, nei limiti dell’educazione. Tutti possono fare domande, anche provocatorie, ma senza scadere nell’insulto. È un principio in cui credo molto, soprattutto quando si parla dei ragazzi più giovani, che vanno sempre rispettati e, se necessario, difesi.

Porta qualcosa delle esperienze televisive precedenti in questa nuova avventura?

Ogni programma, ogni esperienza, anche quelle meno fortunate, ti fa crescere e ti lascia qualcosa. Sicuramente porterò anche l’imitazione di Carlo Conti, che ormai è quasi il mio sistema operativo.

Che rapporto aveva con il Festival quando lo guardava da ragazzo?

Ricordo il Festival visto in famiglia, commentato per settimane, e le classifiche dei dischi invase dalle canzoni di Sanremo. Persino le gite scolastiche di primavera avevano come colonna sonora i brani del Festival. Nella mia memoria, dalla fine degli anni Settanta in poi, con artisti come Anna Oxa e con le edizioni di Pippo Baudo, il Festival è rifiorito.

C’è un momento della storia di Sanremo che per lei rappresenta davvero il Festival?

Penso sempre a Pippo Baudo che, dopo la vittoria tra i giovani, fa notare al pubblico un dettaglio tecnico di Laura Pausini: il modo in cui avvicinava e allontanava il microfono per modulare la voce. Lei era emozionatissima, e quel piccolo particolare, apparentemente insignificante, raccontava la cura, il talento e l’emozione. Ecco, per me anche questo è Sanremo. 

@Iwan
Palombi

I riflettori dei programmi del mattino e del pomeriggio della Rai sono pronti ad accendersi sul Festival di Sanremo per un racconto a 360° che coinvolgerà cantanti, conduttori, ospiti, fan, spettatori, curiosi, esperti e appassionati. Da lunedì 23 febbraio

1Mattina News

Con Tiberio Timperi e Maria Soave in diretta su Rai 1 dalle 5.58 del 23 febbraio

Oltre alle notizie nazionali e internazionali, per tutta la durata del Festival, il programma darà spazio ai servizi degli inviati, anche del Tg1, e agli ospiti e ai protagonisti in gara, con collegamenti in diretta e curiosità. Il pubblico a casa è chiamato per la prima volta a intervenire in diretta.

Tutti a Sanremo

Unomattina a Sanremo

Il racconto del festival con Massimiliano Ossini e Daniela Ferolla. Da lunedì 23 febbraio a lunedì 2 marzo

Domenico Marocchi e Massimo Tosi inviati in riviera. In studio, al pianoforte il maestro Vito Terribile e un gruppo di esperti per analizzare canzoni, testi, look e show televisivo.

Unomattina in famiglia Speciale Sanremo

Sabato 28 febbraio (ore 8.30) e domenica 1° marzo (ore 7.05) Il programma in onda nel week-end del Festival è condotto da Ingrid Muccitelli, Monica Setta e Beppe Convertini. Sabato 28 febbraio (ore 8.30) e domenica 1° marzo (ore 7.05), le intere puntate saranno dedicate alla riproposizione dei momenti più significativi dell’evento e alla discussione in studio con vari ospiti e un collegamento con un’inviata a Sanremo.

Sanremo

Radio2 Social Club: “Best Of” di Sanremo

Dal 25 al 28 febbraio e il 2 marzo alle 8.45 su Rai 2

Ogni anno il Social Club ospita il meglio della musica italiana e molti di coloro che calcheranno il palco dell’Ariston ne sono stati ospiti, suonando dal vivo e mettendosi in gioco. Rivedere quei momenti sarà modo per fare il tifo per loro e offrire agli ascoltatori un punto di vista unico.

Storie Italiane a Sanremo

A partire da lunedì 23 febbraio alle 9.50 su Rai 1

In studio, Eleonora Daniele racconterà e commenterà le serate, i protagonisti e le canzoni in gara con giornalisti, esperti, critici, e gli artisti che hanno calcato in passato il palco dell’Ariston. Talk sanremesi che saranno accompagnati da servizi filmati, interviste, anticipazioni e immagini che hanno fatto la storia del Festival. Collegamenti in diretta dalla “Città dei fiori” con gli inviati, Mario Acampa e Alessandro Banchero.

I Fatti Vostri al Festival

Dal 23 al 27 febbraio, alle 11.10 su Rai 2

Il programma condotto da Anna Falchi e Flavio Montrucchio si collegherà con il green carpet del Teatro Ariston dove l’inviata Mary Segneri intervisterà gli artisti in gara, e con gli opinionisti e i giornalisti della stampa accreditata commenterà le esibizioni, i momenti salienti delle serate, i look e tutte le notizie legate alla kermesse canora.

E’ sempre mezzogiorno

La cucina di Antonella Clerici si collega in diretta con Sanremo. Da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio, su Rai 1

Lo show cooking di Rai 1 sarà in onda da lunedì a venerdì, dalle 11.55 con un filo diretto con il Festival del teatro Ariston. Tante le interviste ai cantanti protagonisti della gara canora: Antonella Clerici si collegherà con loro per rivelare curiosità, emozioni e retroscena della kermesse agli spettatori. La con-

duttrice avrà anche quest’anno il suo inviato speciale in Riviera: il simpatico Alfio Bottaro.

La Volta Buona Speciale Sanremo

Da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio alle 14 e sabato 28 febbraio alle 15

Caterina Balivo guiderà il pubblico attraverso interviste, commenti e curiosità legate all’evento televisivo più atteso dell’anno, accompagnata dai tantissimi ospiti da una postazione speciale: un elegante glass affacciato su piazza Borea d’Olmo, a pochi passi dal Teatro Ariston, cuore pulsante della kermesse. Un punto di osservazione privilegiato sul Festival, tra musica dal vivo, incontri e collegamenti live. Tra gli ospiti Donatella Rettore, Tommaso Zorzi e Jolanda Renga.

Speciale Bar Centrale

Sabato 28 febbraio alle ore 14 il programma di Elisa Isoardi è in collegamento con il Teatro Ariston

In diretta dallo studio, Elisa Isoardi sarà affiancata dai quattro ospiti fissi - Serena Bortone, Rosanna Lambertucci, Gigi Marzullo, Davide Rondoni e da due opinionisti speciali: Pino Strabioli e Giacomo D’Aversa, un bambino di 10 anni esperto del Festival di Sanremo.

BellaMa’ al Festival di Sanremo

In studio Pierluigi Diaco sarà affiancato da Rosa Chemical. Da lunedì 23 febbraio alle 15.30

Tra gli ospiti fissi Marco Columbro, Paolo Brosio, Vladimir Luxuria, Raffaello Tonon, Pamela Petrarolo e Rosanna Vaudetti. Tre gli inviati d’eccezione: Roberta Capua, che presidierà le postazioni davanti al Teatro Ariston e alla SIAE Lounge, Domenico Restuccia dalla porta carraia dell’Ariston e Angela Achilli.

Caffe’ Italia

Lunedi 23 febbraio alle 15.25 su Rai 3

Sanremo sarà il tema al centro della prossima puntata del programma d’intrattenimento culturale condotto da Greta Mauro e Pino Strabioli, in onda su Rai 3 lunedì 23 febbraio alle 15.25. I conduttori ne parleranno con i giornalisti Marino Bartoletti, Antonio Iovane e Cinzia Tani, Monsignor Vincenzo Paglia e la conduttrice Federica Gentile.

Vita in Diretta al Festival di Sanremo

Da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio 2026, dalle 16.55 su Rai 1

Dallo Studio TV1 di Roma, Alberto Matano accompagnerà il pubblico in un viaggio tra musica, parole ed emozioni, insieme a ospiti, artisti, giornalisti e volti noti del panorama musicale. Sul campo, da Sanremo le storiche inviate Raffaella Longobar-

di e Barbara di Palma insieme a un team di inviati speciali e commentatori: Alba Parietti, Luca Tomassini, Barbara Foria e Giuseppe Giofrè.

Tv

Talk

Puntata speciale in diretta per Sanremo. Sabato 28 febbraio ore 15:00, su Rai 3

Per analizzare al meglio l’evento, la trasmissione condotta da Mia Ceran avrà una squadra di inviati sul posto in grado di cogliere giorno per giorno gli aspetti più interessanti e nascosti di questa grande macchina televisiva con filmati, testimonianze e interviste.

TOP – Tutto quanto fa tendenza

Sabato 28 febbraio puntata dedicata a Sanremo, con un omaggio a Pippo Baudo, ore 15.30 su Rai 2

Programma di moda e lifestyle dedicato alle eccellenze del Made in Italy, condotto da Enzo Miccio con la sua squadra di inviati. La puntata renderà omaggio a Pippo Baudo, volto amato e indimenticabile della televisione italiana, che ha trasformato la kermesse in una casa per milioni di italiani, e proporrà un focus su corsetti e papillon, accessori iconici e senza tempo, immancabili sul palco dell’Ariston.

Playlist in diretta da Sanremo

Sabato 28 febbraio alle ore 16.10 su Rai 2

Il programma condotto da Nina Zilli, Gabriele Vagnato e Federica Gentile andrà in onda con una puntata straordinaria in diretta da Sanremo. Dal palco ”Suzuki” di Piazza Colombo, a poche ore dalla finale del Festival, in attesa di conoscere i verdetti dell’Ariston, Playlist racconterà l’atmosfera della settimana più elettrica e attesa della tv e della musica, con grandi ospiti musicali. Non mancheranno i surreali e ironici “incontri ravvicinati” di Gabriele Vagnato con molti dei cantanti protagonisti, tra interviste fuori dagli schemi e momenti imprevedibili.

Domenica

In Speciale

Sanremo

Domenica 1° marzo 2026 l’atteso appuntamento in diretta dal Teatro Ariston

Nel corso della puntata, si esibiranno sul palco dell’Ariston tutti e 30 i cantanti in gara nella 76° edizione del Festival di Sanremo, condotto anche quest’anno da Carlo Conti. In compagnia di Mara Venier, in qualità di ‘opinionisti’ ci saranno anche i suoi compagni di viaggio di questa edizione di “DomenicaIN”: Tommaso Cerno, Teo Mammucari ed Enzo Miccio. Con loro anche alcuni volti noti del mondo dello spettacolo, oltre ad alcuni giornalisti delle più qualificate testate accreditate al Festival.

Autentico, proprio come noi

Dal 23 febbraio su RaiPlay l’Original di Rai Contenuti Digitali e Transmediali che racconta il Festival da tre prospettive diverse, quelle di Anna-Lou Castoldi, Elisa Maino e Nicole Rossi

C’erano (e ci sono) “Prima Festival” e il “Dopo Festival, ora arriva “Sotto Sanremo”. Che cosa sarà?

NICOLE: “Sotto Sanremo” sarà un po’ come sbirciare sotto il tappeto della casa degli artisti. Ci saranno cose dimenticate, altre di valore, alcune che fa bene gettare via, ma sicuramente tante più intime che sarà bello far tornare in superficie. “Sotto Sanremo” è un po’ tutto quello che rimane “sotto” quando i grandi eventi prendono il sopravvento. E speriamo di saperlo raccontare bene… anche perché noi siamo letteralmente sotto il palco (sorridono)

Un punto d’osservazione davvero privilegiato, per pochi…

ANNA-LOU: Assolutamente privilegiato, è il dietro le quinte di cui nessuno ti parla, noi andremo un po’ a investigare.

Avrete lo stesso ruolo o ognuna avrà una missione particolare?

ANNA-LOU: Abbiamo tre personalità molto diverse. Se in alcune cose combaciamo, portiamo sicuramente delle energie diverse. Penso ci completeremo nelle nostre differenze.

Cosa avete pensato quando vi è stato proposto questo programma?

ELISA: Che sarebbe stata sicuramente una bellissima opportunità, sia per seguire il Festival in una maniera diversa, sia per avere un nostro spazio in cui possiamo dire quello che pensiamo e far vedere quello che c’è dietro le quinte, in un backstage. La possibilità che ci è stata data ci consentirà di metterci in

gioco. E poi quando c’è Sanremo si ferma tutta l’Italia, poterlo celebrare insieme è per tutte e tre un grande onore.

NICOLE: Sicuramente di spettinarlo un po’ questo Sanremo. Faremo vedere la parte che è senza lustrini e vestiti eleganti, porteremo i cantanti a casa nostra e cercheremo di far sentire anche loro ben accolti. Abbiamo la possibilità di riumanizzare quello che vediamo in televisione.

ANNA LOU: Il poter raccontare quello che non ci si aspetta per niente, la verità di un mondo che può apparire così distante e che magari non lo è così tanto, è una bella opportunità. Possiamo essere le portatrici di questo sguardo, del nostro punto di vista.

La parola chiave del programma sembra essere autenticità, che valore date a questo termine nella vita di tutti i giorni?

NICOLE: È una parola in costante evoluzione perché è sempre difficile essere autentici quando a volte non ti capisci neanche tu (sorride), quindi noi che siamo ragazze in crescita, che stiamo ancora cercando il nostro posto del mondo, penso che l’unico modo in cui possiamo essere autentiche sia vivere il momento in cui sei, quello che stai facendo. Solo così puoi essere sempre sincera con te stessa: l’incoerenza e gli errori sono parte della giovinezza. Oggi ti dico una cosa, domani magari cambio totalmente idea. Quindi è bello avere la possibilità di cambiarla questa idea: essere autentici non vuol dire essere solo una cosa, ma cercare di abbracciarle tutte il più possibile delle volte.

ELISA: In questi mesi in cui abbiamo lavorato all’elaborazione del programma ci siamo promesse di essere noi stesse, di non snaturarci, di non fare cose che non sentiamo nostre. Quello che si vedrà sarà pensato per rappresentarci al meglio.

ANNA-LOU: Per me è una parola davvero molto importante e a volte compromettente, che richiede un sacco di coraggio, allo stesso tempo io non riesco a non esserlo. Mi piace che il pro-

gramma ci spinga a essere autentiche: è la bellezza dell’imperfezione che caratterizza tutti quanti.

Che cosa vi incuriosisce, da spettatrici ma anche da addette ai lavori, della Kermesse sanremese?

NICOLE: Per una settimana sei al centro della Nazione, di tutto quello di cui di solito senti parlare la mattina al bar, puoi parlarne proprio a Sanremo. Mi incuriosisce vedere come questa città si accende, come tutto si muove e si trasforma nella festa che vediamo in televisione.

ELISA: Mi piace tanto osservare il lavoro dei team degli artisti. Lo spettatore a casa vede solo il cantante in gara per tre minuti, giudica la canzone e basta, ma non sa mai tutto il lavoro che c’è dietro, i mesi di impegno, la ricerca, e tutte quelle dinamiche divertenti che vogliamo raccontare. Da fan voglio sempre vedere di più.

ANNA-LOU: Essendo Sanremo una macchina enorme, vogliamo vederne il cuore, l’amore che c’è dietro i dettagli, le dinamiche, le strategie. Vorrei vedere tutto quello che da fuori non è accessibile.

NICOLE: Il nostro format non si incentrerà solo sui cantanti, ci saranno tante parentesi con la gente sanremese, con i sosia degli artisti che nel tempo sono diventati iconici. Avremo dei momenti in cui andremo a disturbare l’orchestra, cercheremo di raccontare il festival a 360 gradi attraverso tre lenti di una stessa generazione.

Mi regalate il vostro primo ricordo del Festival?

ELISA: Da bambina aspettavo Sanremo solo per andare a dormire tardi, perché era l’unica volta in cui mi era consentito. Stavo sveglia fino alle due… mi sentivo grandissima. Una volta cresciuta mi sono affezionata al Festival, alla musica, agli artisti, mi è piaciuto ascoltarli.

NICOLE: Non è il mio primo ricordo ma quello a cui sono più legata. A “Il Collegio” vedemmo il Festival del 1968 proprio come se stesse accadendo in quel momento e per me fu una doccia fredda perché mi resi conto per davvero da quanto tempo Sanremo accompagni l’Italia. Fu una bella emozione, utile per capire perché la manifestazione sia tanto amata e popolare.

Perché il Festival piace tanto ai giovani?

ANNA-LOU: Il Festival può essere paragonato all’acqua, che prende la forma del recipiente in cui viene versata. È adatto a qualsiasi tipo di spettatore perché viene interpretato in modo differente dalle diverse generazioni: è l’unico programma che vedono mia nonna, mia madre e che vedo anch’io. C’è un filo rosso che consente alle generazioni di dialogare fra loro e di avere un argomento in comune.

ELISA: Personalmente adoro anche tutto il lato social, quello dei commenti, dei meme che diventano virali. Sotto certi aspetti è come se fossimo tutti in un grande salotto che ospita tutta l’Italia, tutte le generazioni.

Una promessa, corale, che rivolgete al pubblico di RaiPlay…

NICOLE: Che non ci annoieremo (sorridono) e che faremo le pazze, penso che Elisa e Anna-Lou possano concordare. 

Cuore, esperienza e tecnologia È il nostro Sanremo

Al Festival come alle Olimpiadi l’impegno della Rai è nel segno della qualità e dell’innovazione, per trasformare i grandi eventi, le emozioni dello spettacolo e dello sport, in prodotti televisivi e digitali apprezzati da milioni di persone. Una sfida entusiasmante che il Direttore di Produzione Tv Rai racconta al nostro giornale

Una carriera iniziata nel 1988 al Centro di Produzione Tv della Rai di Roma che lo porta a confrontarsi nel tempo con tutti gli aspetti della produzione televisiva. Marco Cunsolo, dal 2023 a capo della Direzione Produzione Tv, racconta l’altro Festival di Sanremo, quello meno noto agli spettatori, fatto di donne e uomini che dedicano competenza, passione e cura alle fasi di progettazione e realizzazione di uno dei fiori all’occhiello della Rai. Dalle scene alle luci, dalle riprese audio e video alle grafiche. Una grande squadra di professionisti di cui fanno parte tecnici e programmisti, ma anche costruttori, costumisti, truccatori, parrucchieri, operai. Forze Rai che giungono ogni anno a Sanremo dai Centri di Produzione Tv di Roma, Napoli, Torino e Milano. La macchina del Festival ha acceso i motori, per portare sugli schermi le canzoni e i loro interpreti insieme alle emozioni della gara canora più amata.

Martedì 24 febbraio alle 20.40 il segnale che partirà dall’Ariston di Sanremo raggiungerà la messa in onda al centro Rai di Saxa Rubra a Roma e da lì milioni di spettatori, in televisione come in rete. Una magia che nasce dal lavoro di centinaia di professionisti, cosa accadrà in quel preciso momento?

Alle 20.40 non sarà solo l’accensione di 12 telecamere in ultra HD dell’OB20 di Roma, ma l’avvio simultaneo di una catena tecnica e umana — acquisizione, regia, trasporto su fibra/satellite, master control, encoding e distribuzione — che trasforma ciò che accade sul palco in un programma visibile a milioni di persone in Tv e in rete, grazie al lavoro coordinato di centinaia di professionisti Rai che da mesi lavorano al progetto più importante per l’Azienda, ma anche alla vetrina tecnologica del più grande broadcaster europeo, la Rai.

Cosa significa, per Direzione Produzione Tv, prepararsi a un evento della portata del Festival?

Significa mettere in piedi, coordinare e testare una macchina complessa che trasforma uno spettacolo dal vivo in un prodotto televisivo e digitale fruibile da milioni di persone; è un lavoro che coinvolge tecnologia avanzata, scelte editoriali e una catena umana molto ampia. Gli obiettivi da raggiungere sono numerosi, tra cui garantire la qualità editoriale attesa, assicurare quella tecnica con immagini, audio, luci, grafica e sottotitoli che devono essere coerenti e privi di errori, proteggere la continuità di trasmissione con la creazione delle necessarie ridondanze e piani di emergenza, per evitare qualsivoglia tipo di interruzione. Ma significa anche curare, con il massimo della professionalità, gli aspetti audio legati agli artisti in gara, mettendoli al centro con le loro necessità, facendoli sentire “tutelati” e aprendo l’orizzonte alle sonorità che ci si attendono da questo tipo di manifestazioni live e in diretta.

Quando inizia la preparazione di tutto questo?

La fase di preparazione è ampia e comincia appena dopo la conclusione di ogni edizione del Festival. Consiste in una fase di preproduzione, basata su software predittivi, di progettazione tecnica, mappatura delle telecamere, microfoni, regie, collegamenti fibra/satellite e infrastrutture IT (Information Technology) per prepararsi al periodo di allestimento e prove, prima su Roma, poi su Sanremo, e arrivare al montaggio di palco e set a Sanremo, generalmente 45 giorni prima della prove, con l’installazione della scena, delle luci e della parte audio oltre ai cablaggi verso gli OB van (pullman regia) e punti di trasmissione. E concludersi con le rehearsal: prove tecniche, prove con orchestra e artisti, prove di regia e sincronizzazione con i vari software di automazione e playout.

Quali sono i Centri di Produzione TV della Rai coinvolti nell’operazione Sanremo e quante le persone all’opera?

La Direzione Produzione impiega circa 400 professionisti appartenenti a diverse specializzazioni: aiuto registi e assistenti alla regia, costruttori, tecnici, operatori di ripresa, elettricisti, grafici, ispettori di palco, coordinatori, montatori, aiuto scenografi, arredatori, truccatori, parrucchieri, costumiste, scenografi, operai, oltre al personale dedicato alla security e alla safety.

Il gruppo di lavoro proviene in gran parte dal CPTV di Roma, affiancato da mezzi e colleghi dei Centri di Produzione di Napoli e Torino e da personale in arrivo da diverse sedi regionali. Quest’anno il Centro di Milano, intensamente impegnato nelle produzioni legate alle Olimpiadi, non ha potuto garantire la consueta presenza numerica, pur offrendo un contributo qualitativo grazie ad alcune figure chiave. Da sottolineare anche la partecipazione di alcuni giovanissimi apprendisti, per i quali è stata prevista un’esperienza diretta nella produzione del Festival. In un momento di forte ricambio generazionale, il passaggio di competenze dai profili più esperti si intreccia con l’energia e la visione innovativa delle nuove risorse.

Quattrocento professionisti al lavoro che “suonano” come una grande orchestra…

Corretto, infatti durante le fasi organizzative, ma anche durante la settimana delle dirette, per garantire il necessario “sincronismo” e una comunicazione in tempo reale con tutti i settori è stata sviluppata, in collaborazione con la Direzione ICT (Information and Communication Technology) della Rai, una app dedicata a tutti gli operatori presenti a Sanremo, per raccogliere in un unico spazio tutte le informazioni tecniche e logistiche utili all’evento. Il suggello di un grande lavoro di squadra.

Quanta innovazione c’è dietro le quinte del Festival? Moltissima e costante, anche se “trasparente” per l’utenza. Lo scorso anno, durante il Festival, la Rai aveva sperimentato tec-

nologie audio all’avanguardia come l’Audio Immersivo in Dolby Atmos. In questa edizione la sperimentazione diventa realtà: il Festival viene infatti prodotto con un suono multicanale e completamente immersivo. Il segnale audio in Dolby Atmos permette di percepire ogni elemento sonoro con grande precisione, in qualunque punto dello spazio, restituendo un’esperienza d’ascolto tridimensionale e molto vicina alla percezione naturale dell’orecchio umano. Per la prima volta l’audio immersivo Atmos e il video 4K raggiungeranno gli utenti a casa attraverso il canale Rai 4K (210 Tivùsat) e, sempre per la prima volta, anche sul canale 101 del digitale terrestre, sui televisori compatibili e con sistemi audio multicanale o soundbar predisposte. L’ascolto in mobilità sarà invece possibile tramite RaiPlay, utilizzando cuffie collegate a smartphone o tablet. In questo caso l’effetto immersivo è ottenuto grazie all’audio binaurale, una tecnica che ricrea la spazialità del suono in cuffia. Queste innovazioni aprono nuove possibilità creative: i contenuti audio possono ora avere un impatto ancora più forte e coinvolgente, offrendo al pubblico un’esperienza sonora moderna e realistica. Il Festival di Sanremo, quest’anno, suona davvero al passo con i tempi.

Novità anche sul fronte video…

Come nella produzione per RaiPlay di “Sotto Sanremo”, programma in sette puntate che propone interviste, reportage e momenti di backstage raccontati con lo sguardo della Gen Z.

Le conduttrici provengono dal mondo social e, oltre ai contenuti girati in esterna, avranno a disposizione uno spazio fisso allestito come un “campo base” per accogliere artisti e ospiti. Il set, collegato direttamente al Teatro Ariston, è dotato di una predisposizione multicamera composta da cinque smartphone e una regia finale basata su sistemi iOS. Le riprese vengono realizzate con telefoni cellulari equipaggiati con luce, microfoni ambientali e radiomicrofoni. L’approccio “smartphone e digital first” valorizza le competenze da influencer e content creator delle conduttrici, avvicinando ulteriormente il linguaggio del programma al pubblico più giovane. Grazie all’ecosistema Blackmagic Design, i dispositivi mobili diventano veri strumenti di produzione professionale, integrando hardware e software sotto la guida tecnica e creativa di personale interno specializzato in questo tipo di realizzazioni. Tutte le camere e la produzione del Festival, invece, saranno in 4k SDR nativo, come nella scorsa edizione.

Insieme al Festival, Produzione Tv realizzerà “PrimaFestival” e “DopoFestival”, il tradizionale appuntamento post festivaliero con “Domenica In”, i programmi del Daytime in trasferta e un’infinità di collegamenti con telegiornali e non solo. Da un punto di vista produttivo come si mette insieme tutto questo? L’indotto produttivo creato dal Festival nella cosiddetta “golden week” estende le sue propaggini anche all’esterno del Teatro Ariston. Si parte dal Palco di Piazza Colombo (progetto Tra Pal-

co e Città di Rai Pubblicità) che ospiterà i collegamenti con vari artisti presenti al Festival. Sul palco saranno registrate anche le puntate di “Radio2 Social Club” e la trasmissione “Playlist” di Rai 2. Le riprese saranno effettuate dall’OB van 31 del Centro di Produzione TV di Napoli con sette telecamere. Il Teatro del Casinò ospiterà invece il “DopoFestival”, con riprese del mezzo OB33 del Centro di Produzione TV di Torino. Altre regie mobili in flight case sono state allestite al Teatro Ariston. La prima, che dispone di quattro telecamere, tre collocate di fronte al teatro e una in prossimità della porta carraia dalla quale entrano gli artisti, è destinata ai programmi del Daytime. In questa edizione, con un potenziamento di tre telecamere e tre operatori, realizzerà anche “La Volta Buona” in diretta dal glass studio di piazza Borea D’Olmo e il “Primafestival” dal glass studio di fronte l’Ariston. Le altre sono la regia Tg (tre telecamere) per i collegamenti delle news, la regia dedicata a Rainews 24, una regia PTZ con camere robotizzate e la regia nella Sala Stampa, per la trasmissione delle conferenze dal Roof dell’Ariston e dalla sala Lucio Dalla al Palafiori. All’interno del teatro è allestito anche un centro di controllo, collegato in maniera ridondata sia su Roma Saxa che su Milano Sempione, per lo smistamento di tutti i segnali in ingresso e in uscita, a servizio del Festival e di tutte le aree produttive.

Nei giorni appena trascorsi Produzione TV è stata protagonista della realizzazione televisiva delle Olimpiadi Invernali di

Milano Cortina, ci racconta qual è stato l’impegno Rai?

Per le Olimpiadi Rai ha garantito una copertura capillare e integrata tra TV, Radio e piattaforme digitali con la trasmissione simultanea di oltre 200 ore di diretta delle gare, delle cerimonie di apertura e chiusura. Se l’Olympic Broadcasting Services ha prodotto il segnale internazionale, noi abbiamo arricchito con telecronache, studi glass e studio centrale su Sempione, con interviste e realtà aumentata: sei le zone miste TV e altrettante per la radio, la copertura di Casa Italia a Milano, Cortina e Livigno, troupe ENG ultraleggere su tutto il territorio, l’inoltro di tutti i segnali verso il CPTV Milano attraverso l’International Broadcast Centre allestito nell’ex area Fiera di Milano. Tutto questo con l’impiego di 255 persone. Ma non finisce qui, il nostro impegno produttivo proseguirà con entusiasmo con le Paralimpiadi dove gestiremo direttamente anche due venues di gara come Host Broadcaster.

Una realizzazione che ha portato il segnale Rai nelle case di tutto il mondo, cosa ha provato di fronte al raggiungimento di un risultato così importante? Il successo di questo progetto tecnico è la prova concreta di ciò che possiamo ottenere quando competenza e spirito di squadra si incontrano. Un risultato che ci rende fieri e ancora più legati alla nostra Azienda. L’impegno tecnico e umano messo in campo anche in questa occasione è stato notevole, il risultato raggiunto, anche in termini di ascolto, è motivo personale di grande orgoglio e rafforza il nostro senso di appartenenza alla Rai.

La produzione è il cuore di ogni broadcaster, in quale direzione sta andando la Rai?

La Direzione Produzione TV sta vivendo una rinnovata stagione in cui non si limita più a “supportare” i contenuti: li co crea, li plasma, li accompagna. L’obiettivo è affermare con forza il suo ruolo di coeditore, diventando parte attiva del racconto che arriva al pubblico. Negli studi, il cambiamento è visibile a occhio nudo. Le scenografie diventano ambienti flessibili, costruiti su ledwall, platee modulari e arredi intelligenti. Non più continui cambi di scena materica, ma spazi che si trasformano con un gesto, grazie a grafica e realtà aumentata. È un nuovo modo di pensare il set: più veloce, più creativo, più sostenibile. Parallelamente, le persone crescono insieme alla tecnologia. Percorsi di formazione, reskill e upskill accompagnano figure come direttori di produzione, direttori della fotografia e videomaker verso competenze nuove, più ibride, più adatte a un mondo che cambia ritmo ogni mese. Sul fronte tecnico, la qualità dell’immagine compie un salto: il 4K HDR e l’HD HDR diventano standard da esplorare, non più sperimentazioni isolate. E mentre la definizione aumenta, anche il modo di produrre si fa più intelligente. Software come Cuepilot automatizzano stacchi camera, grafica e luci, come già accaduto in diversi eventi, aprendo la strada a produzioni più fluide e coreografate.

Qual è l’augurio che, da direttore, fa a tutti i suoi uomini impegnati al Festival?

Vorrei davvero rivolgere a tutte le donne e gli uomini della Rai un augurio sincero e rispettoso di ogni ruolo. Nel contesto del Festival di Sanremo in particolare, sono fiero di celebrare il loro talento, la loro forza e il contributo fondamentale che offrono ogni giorno al mondo della cultura, dello spettacolo, dell’informazione, dello sport e della società.

In libreria

RICCARDO BOCCHINI

Uno spazio infinito

L’architetto e scenografo di Sanremo 2026 ci guida

dietro le quinte del Festival: tra materiali mai visti in TV, palchi asimmetrici e la sfida di trasformare un teatro storico in una macchina tecnologica che muta in tempo reale

Cosa significa per lei tornare sul palco dell’Ariston?

Tornare a Sanremo dopo il 2017 è stato un impatto notevole; la realtà del Festival è totalmente cambiata. Essere qui ancora quest’anno rappresenta l’ennesima sfida: presentare un’idea nuova, un’immagine inedita. Devo ringraziare il Direttore Artistico per la fiducia; ogni anno cerco di superare i miei limiti, modificando e innovando costantemente.

Ci spiega il concept della nuova scenografia del Festival?

Quest’anno il fulcro del progetto è l’espansione dello spazio. La mia grande soddisfazione è stata realizzare un palco asim-

metrico, ovvero una scena capace di trasformarsi radicalmente, passando dal “tutto nero” al “tutto bianco”. Tutto questo è possibile grazie a una tecnologia sempre più avanzata, con materiali di nuova generazione che rispondono in modo eccellente alle esigenze illuminotecniche della parte superiore della struttura.

Qual è l’equilibrio tra regia, grafica e tecnologia?

Rispetto allo scorso anno, abbiamo stretto un legame ancora più forte con la regia, individuando insieme al regista nuove collocazioni per le telecamere e integrando profondamente il comparto grafico e fotografico tramite il sistema “Magic”. Il lavoro è iniziato più di due mesi fa, dopo aver analizzato ogni singola canzone. La scena sarà dotata di numerose motorizzazioni, permettendo alla scenografia di mutare conformazione in base alla performance, modificandosi persino durante l’esibizione stessa o trasformando il retroscena in tempo reale.

La magia del “Piccolo Buco” dell’Ariston

C’è un paradosso tipico di Sanremo: chi entra in teatro per la prima volta dice sempre: “Ma come, me lo immaginavo più

grande!”. L’Ariston è un teatro di vecchia generazione, complicato e piccolo; se lo paragoniamo ai grandi stage mondiali, è un “piccolo buco”, ma è pieno di magia. Per lo spettatore televisivo, però, l’effetto sarà opposto. Quest’anno abbiamo inserito delle linee architettoniche che avvolgono l’intera scenografia, studiate appositamente per dare un senso di ampiezza e profondità.

Ricerca sui materiali e il ruolo del “Servo di Scena”

Come architetto, sono attentissimo all’evoluzione dei materiali. Per il 2026, abbiamo utilizzato all’ingresso della scena un materiale mai usato prima in televisione e l’effetto sarà sor-

prendente. Dico sempre che lo scenografo è il “servo di scena”: siamo al servizio della musica, della regia, della fotografia e dell’audio. Abbiamo persino progettato una parte della scena che si apre meccanicamente per facilitare l’ingresso rapido di pianoforti e batterie, ottimizzando il lavoro di tutti i professionisti sul palco.

Come si arriva dalla “carta” al palco?

Fare scenografia in Italia è come per un chirurgo operare: c’è un’attenzione spasmodica, tutti chiedono e vogliono sapere. Questo regala soddisfazione ma anche il timore di non essere all’altezza dell’anno precedente. 

Traduco in immagini il battito delle canzoni

L’emozione che resta sempre nuova, il lavoro condiviso con gli artisti, le nuove soluzioni tecniche e la ricerca di un equilibrio tra tecnologia e sensibilità musicale. Il regista di Sanremo racconta come nasce la regia delle serate, il clima di lavoro con Carlo Conti e la lunga preparazione che rende possibile la diretta

Diversi Sanremo alle spalle, l’emozione è sempre forte e nuova?

Sempre forte. È un avvenimento che ti prende e che, per un lungo periodo, finisce per coinvolgere completamente la tua esistenza.

Come racconterà, per immagini, il Festival?

Quest’anno abbiamo puntato molto su una collaborazione stretta con gli artisti. Abbiamo proposto delle “mood board” insieme al reparto grafico della Rai e ai miei collaboratori. Il racconto sarà molto ritmato, con numerosi cambi di inquadratura, perché è un Festival giovane, con molti cantanti che si esibiscono per la prima volta sul palco dell’Ariston, e abbiamo cercato di costruire un’immagine coerente.

Tra tecnologia e cuore, qual è il punto di equilibrio?

Il cuore, il ritmo, il battito cardiaco, quello che la canzone esprime. Sto cercando di dare continuità a ciò che sento con le immagini, di tradurre in immagini quello che mi ispira la canzone.

Tecnicamente quali saranno le novità?

Ci sono novità abbastanza importanti: più camere volanti, diversi angoli di ripresa e non solo l’inquadratura centrale, ma anche molti tagli laterali. La scenografia può diventare multicolore, cambiare aspetti e trasformarsi. Ci saranno anche più grafica e diversi elementi che ho voluto introdurre rispetto allo scorso anno.

Cosa significa avere un conduttore come Carlo Conti?

È una garanzia, una presenza che tranquillizza, perché sappiamo che lo troviamo sempre nel posto giusto. Allo stesso tempo ci dà carica e ci sprona al divertimento.

Non è un personaggio che soffoca, lascia molta libertà e con lui c’è grande sintonia: un clima ideale per esprimere al meglio il proprio lavoro.

Come si prepara alle lunghe dirette del Festival?

In realtà la diretta è forse l’elemento meno importante, o meglio, quando si va in diretta è già tutto pronto. La fase di preparazione è quella che mi coinvolge e mi impegna di più. Abbiamo una squadra di altissimo livello, quindi la diretta non ci spaventa. Potremmo andare avanti anche ventiquattr’ore… anche se speriamo di restare nei tempi e ottenere un buon risultato.

C’è un gesto scaramantico che fa prima del live?

Preferirei non dirlo. Sono un po’ scaramantico, ma con molte ore di diretta ci ho fatto il callo. Comunque qualcosa facciamo… diciamo che un augurio beneaugurante non manca mai. 

la radio del Festival

L’emittente sarà nel cuore della kermesse, sul palco del Teatro Ariston, nel dietro le quinte e per le vie del centro di Sanremo con personaggi, conduttori e programmi che contribuiranno a rendere il clima più festivaliero che mai

Oltre 100 ore di diretta, il backstage esclusivo con tutti i protagonisti dell’evento più amato dagli italiani e un palinsesto speciale tra sorprese e conferme. Rai Radio2 si conferma unica radio ufficiale di Sanremo 2026. Tutto il Festival in diretta, il backstage esclusivo dalla Blueroom con le sensazioni a caldo dei cantanti in gara, interviste e retroscena dalla Città dei Fiori, per entrare nel cuore della musica, raccontare e vivere minuto per minuto le emozioni e le curiosità dell’evento musicale dell’anno, e non solo. Durante tutta la settimana sanremese Rai Radio2 per la prima volta trasmetterà da sei diverse location: alla Blueroom di Radio2 dentro il teatro per le dirette del Festival ed il backstage, si recheranno tutti gli artisti in gara per le prime esclusive interviste a caldo, subito dopo le esibizioni, accolti dalla consolidata coppia formata da Ema Stokholma e Gino Castaldo; dal Glass Box del Prima Festival di Via Mameli, davanti l’ingresso dell’Ariston, il maestro Enrico Cremonesi sarà collegato tutti i giorni dalle 13.45 con Rosario Fiorello e il cast de “la Pennicanza” (per l’occasione ribattezzata “La Sanremanza”) per commentare il festival da Roma, in diffusione

su megaschermo a favore del pubblico in strada; dal Palco Suzuki, in piazza Colombo, dalle 15 alle 16.30 protagonista la musica live di “Radio2 Social Club” con Luca Barbarossa, Ema Stokholma, Francis Alina Ascione e la Social Band; dai locali OVS andranno in onda ben quattro programmi: alle 12.00 “Radio2 Music Room” con Manila Nazzaro e Julian Borghesan, alle 14.30 il nuovo “Sanremo in mezz’ora” affidato a Martina Martorano e alle 16.30 “Il Pomeriggio di Radio2” con Savino Zaba e Nunzia De Girolamo; sabato poi, alle 10.30 “Safari” con Martina Martorano e Pierluca Mariti; dal Box Studio in Piazza Borea d’Olmo, con la consolidata collaborazione con SIAE, Radio2 trasmetterà in diretta dalle 18 alle 19.30 “Radio2 Matti da Legare”, lo show divertente e interattivo capitanato da Belen Rodriguez con Barty Colucci e Mario Benedetto. Il Box Studio sarà inoltre il teatro che darà vita alla novità assoluta di REMOSAN, il folle e irriverente social contest di Radio2; infine, dal People & Planet Lab di Corso Matteotti, Sara Zambotti condurrà, dalle 19.45 fino all’apertura delle serate del Festival, “Caterpillar”, insieme a Massimo Cirri collegato da Milano. Un palinsesto ricchissimo a cui si aggiungono gli aggiornamenti su tutti i Social di Rai Radio2, che racconteranno Sanremo 2026 con materiali esclusivi, extra, backstage e contenuti originali in collaborazione con SIAE. Radio2, anche sul canale TV 202 del digitale terrestre, trasmetterà in simulcast anche il dopo festival di Nicola Savino con il commento di Jodie Alivernini e Barbara Venditti. 

SPORT, AMORE, AMICIZIA, CORAGGIO

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo, e la sua storia diventa un film diretto da Alessandro Angelini, in onda lunedì 23 febbraio su Rai 1. A vestire i panni del campione Giorgio Pasotti, mentre Linda Lee, moglie di Monti, è interpretata da Denise Tantucci

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo. Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, presenta così l’opera: “Ringrazio chi ha permesso a questa storia di arrivare al pubblico, una vicenda particolare, sembrerebbe di nicchia, perché nasce da uno sport meno seguito, ma che in realtà parla a un pubblico molto più vasto. Un grazie particolare a Giorgio Pasotti, che mi ha fatto scoprire Eugenio Monti e ci ha permesso di portare la sua vita sul piccolo schermo, veicolando valori importanti come solo sa fare servizio pubblico. Ringrazio il Presidente Mollicone per aver ricordato l’importanza della narrativa popolare, che noi portiamo avanti con la televisione e con RaiPlay, raccontando spesso grandi personaggi, eroi e antieroi che hanno fatto la storia d’Italia. Quella di Monti è una storia di grande valore civile, che nasce dal suo genio e da quella lealtà sportiva che forse si è un po’ smarrita negli anni, ma che resta il sale di ogni competizione. Lo sport, in fondo, è empatia: capacità di stare con gli altri, apertura verso il prossimo e impegno totale di corpo, mente e cuore. Il mio ringraziamento va alla squadra: a Silvio Napolitano per la scrittura, ad Alessandro Angelini che, da grande regista, ha interpretato magnificamente il racconto, e al cast, con Giorgio che veste i panni del Rosso Volante. La citazione di Brera è emblematica: una penna straordinaria e intuitiva che, con un solo soprannome, ha saputo tratteggiare non solo un personaggio, ma un intero percorso di vita.”

Giorgio Pasotti

Come ha scoperto questa storia?

È avvenuto tutto per caso, ero ospite a un evento del CONI e, a un certo punto, è stato proiettato un breve filmato d’epoca sulle imprese dei grandi campioni del passato. Tra questi c’era il celebre episodio di Innsbruck 1964, dove Monti smontò un bullone dal proprio bob per darlo ai rivali britannici Nash e Dixon. Ne sono rimasto letteralmente folgorato, mi sono chiesto come fosse possibile che una storia di tale potenza etica fosse quasi dimenticata dal grande pubblico cinematografico. Da quel momento è iniziata una ricerca matta e disperatissima, ho iniziato a scavare negli archivi, a leggere biografie, cercare testimonianze dirette a Cortina d’Ampezzo, dove Monti era una vera leggenda. Mi sono ovviamente rivolto a Rai Fiction, perché non volevo solo interpretarlo, ma desideravo che questo progetto avesse il respiro di un’epopea sportiva che parlasse di lealtà prima ancora che di vittorie.

Chi era Eugenio Monti, oltre lo sport?

Non volevo fare un santino, ma raccontare un uomo spigoloso, un montanaro vero che però aveva una nobiltà d’animo fuori dal comune e un legame indissolubile con le sue Dolomiti.

La velocità era il suo mondo, ma nella vita Eugenio è mai riuscito a rallentare?

Ha rallentato solo quando ha conosciuto sua moglie, Linda Lee, nel ‘69. Da quel momento ha diminuito la sua velocità, come spesso accade ai campioni che, quando incontrano un sentimento profondo, iniziano a percepire i rischi in modo diverso. Inconsciamente, non vogliono portare il peso emotivo degli affetti nella competizione, perché può diventare pericoloso. Con l’amore, Monti ha rallentato fisiologicamente fino al ritiro dall’agonismo, ma non ha mai abbandonato lo sport.

In che senso?

Nel senso che non bisognerebbe mai abbandonare l’attività fisica. Lo sport aiuta a vivere meglio, a scoprire i propri limiti e ad alzare l’asticella. Fare piccoli progressi quotidiani aiuta ad avere una mente focalizzata e libera dalle tensioni e dalle preoccupazioni della vita. Lo sport è, prima di tutto, salute.

Se avesse avuto la possibilità di incontrare il vero “Rosso Vo-

lante”, cosa gli avrebbe detto?

Forse non gli chiederei nulla. Mi basterebbe stargli accanto e respirare la sua grandezza.

Denise Tantucci

Chi è Linda Lee?

È una donna che non sta solo ‘accanto’ a un campione, ma che ne comprende la solitudine. In quegli anni lo sport era eroico e brutale; il mio compito era portare l’umanità dietro il casco e la velocità. È stata una figura fondamentale per Eugenio. Il film racconta i suoi ultimi anni: quelli paradossalmente più gloriosi, segnati dalla medaglia d’oro per il fair play, ma anche dalla consapevolezza della malattia e dell’età che avanza — un fattore determinante nello sport. Linda arriva e usa l’unica arma a sua disposizione: la sincerità. Quella del medico, che non può tacere sullo stato di salute, ma anche quella dell’essere umano che ne incontra un altro e sente di volerlo amare e proteggere. Nel film traspare la paura, ma anche la forza di restargli accanto; Linda impara a “essere pietra” per sostenerlo, anche quando avrebbe voluto solo essere sabbia e lasciarsi andare.

Com’è stato lavorare con Giorgio Pasotti?

Lavorare con Giorgio è stato naturale. Lui ha portato l’ossessione sportiva di Monti, io ho cercato di portargli la terra ferma. C’è una scena in particolare, girata al tramonto tra le cime, in cui abbiamo sentito davvero lo spirito di quegli anni.

Oltre lo sport, la storia di un campione, cosa deve rimanere? Oggi siamo abituati a tutto e subito. Questa storia parla di attese, di bulloni svitati, di gesti che valgono più di una medaglia d’oro. Spero che i ragazzi della mia età capiscano che il successo non è nulla senza l’eleganza d’animo.”

La storia

1964. Eugenio Monti, campione di bob, ha 36 anni, ha vinto quasi tutto, ma gli manca l’oro olimpico ed è deciso a conquistarlo ai Giochi Olimpici invernali di Innsbruck. Monti realizza un tempo eccezionale, ma durante la gara si accorge che il rivale Tony Nash ha perso un bullone. Senza pensarci un attimo, gli dà il suo. Un gesto di grande lealtà sportiva che permette agli inglesi di vincere l’oro, mentre l’Italia deve accontentarsi del bronzo. Per il suo eccezionale esempio di fair play, il Comitato Olimpico Internazionale premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta. L’episodio del bullone è il punto di partenza di un racconto che ripercorre i quattro anni che portano Eugenio Monti (“Rosso Volante”, come lo soprannominerà il giornalista Gianni Brera per la sua audacia e il colore dei suoi capelli) a vincere l’agognata medaglia d’oro alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968. Quattro anni di tenacia, cadute e speranze di un campione di grande talento che ha sempre sfidato la vita. Una storia di sport, amore, amicizia, coraggio. 

STASERA TUTTO E’ POSSIBILE

Da mercoledì 4 marzo in prima serata su Rai 2 con Stefano De Martino

La parola d’ordine resta la stessa di sempre: divertirsi, tra leggerezza e risate. Nel cast del programma, giunto alla dodicesima edizione (l’ottava condotta da De Martino), torneranno: Francesco Paolantoni, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito e, in alcune puntate, Biagio Izzo. Non mancheranno le imitazioni di Vincenzo De Lucia e si aggiungeranno, quest’anno, quelle di Claudio Lauretta. Squadra che vince non si cambia. Sette le puntate in programma e, come da tradizione, lo show andrà in onda dall’Auditorium Rai di Napoli, pronto ad accogliere, settimana dopo settimana, vecchi e nuovi amici di STEP: comici, attori e volti noti dello spettacolo e non solo, pronti a mettersi gioco e improvvisare nelle varie prove tutte da ridere. Immancabile, tra i giochi, l’icona del programma: La Stanza inclinata, con il suo pavimento inclinato di 22,5 gradi che mette alla prova improvvisazione ed equilibrio con risvolti esilaranti. Confermati anche i grandi “classici”, come Rubagallina, Segui il labiale e Rumori di mimo. E ci saranno, naturalmente, alcune novità e sorprese. Presenti, anche in questa nuova edizione, il dj Claudio Cannizzaro e il Panda, mascotte del programma. 

OSTAGGI IN ALTO MARE – THE BOAT

Una vacanza esclusiva nel Mediterraneo si trasforma in un incubo claustrofobico quando tre coppie rimangono bloccate su uno yacht alla deriva. Quello che doveva essere un fine settimana di relax diventa una partita psicologica senza via di fuga: niente viveri, nessuna rotta, solo la voce di uno sconosciuto via radio che detta le regole. La tensione cresce minuto dopo minuto, scavando tra segreti, rivalità e fragilità nascoste. Il mare, da simbolo di libertà, diventa prigione liquida e specchio impietoso delle colpe. Dirige Alessio Liguori, con Marco Bocci, Diane Fleri, Filippo Nigro, Marina Rocco e Caterina Shulha. Un dramma teso e serrato che mette alla prova il confine tra paura e sopravvivenza. Disponibile nella sezione “Cinema Italiano”.

Basta

Roma occupata, paura che stringe le strade e un ospedale che diventa trincea silenziosa contro la barbarie. Al Fatebenefratelli nasce un’idea folle e geniale: inventare una malattia inesistente per salvare vite vere, trasformando il “Morbo K” in uno scudo contro i rastrellamenti nazisti. La tensione cresce mentre il generale Kappler intensifica la caccia e le famiglie del ghetto cercano un rifugio che sia più forte del terrore. La serie ricostruisce una pagina poco raccontata della Resistenza civile, dove il coraggio non fa rumore ma cambia il destino di centinaia di persone. Dirige Francesco Patierno, con Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera, Marco Fiore, Dharma Mangia Woods, Christoph Hulsen, Flavio Furno, Antonello Fassari e Luigi Diberti. Un racconto intenso e necessario che ricorda come salvare una sola vita significhi, davvero, salvare il mondo intero.

MORBO K – CHI SALVA UNA VITA SALVA IL MONDO INTERO

Basta un Play!

LA PIOVRA

Un uomo solo contro un sistema oscuro che affonda le radici nel potere, nella finanza e nella politica: il commissario Corrado Cattani diventa il volto di una battaglia che segna la televisione italiana. Le sue indagini scoperchiano intrecci mafiosi ispirati a fatti reali, in un crescendo di tensione civile e drammatica che tiene il Paese incollato allo schermo. Non è soltanto una serie crime, ma un affresco potente di un’Italia ferita che inizia a guardare in faccia i propri fantasmi. La regia porta la firma di Damiano Damiani, Florestano Vancini e Luigi Perelli, con un cast guidato da Michele Placido accanto a Barbara De Rossi, Florinda Bokan, Giuliana De Sio, Remo Girone e Patricia Millardet. Le musiche di Riz Ortolani ed Ennio Morricone amplificano l’intensità emotiva, trasformando ogni scena in memoria collettiva. Un racconto che ha fatto scuola e che ancora oggi resta un punto di riferimento assoluto del genere.

LE STORIE DI LÙPIN

Un piccolo lupo con un grande complesso da protagonista entra nei libri di fiabe per diventare l’eroe che sogna di essere. Solo che Lùpin è impulsivo, combina guai e manda all’aria più di un lieto fine, trasformando ogni missione in una girandola di imprevisti. Tra castelli, foreste incantate e personaggi celebri rivisitati con ironia, la serie gioca con le regole delle storie classiche e le ribalta con leggerezza. A guidarlo c’è una Voce narrante che interviene quando le cose sfuggono di mano, creando un dialogo brillante tra racconto e azione. Produzione internazionale tra Cina, Francia e Italia, è un’avventura colorata che parla ai bambini ma diverte anche gli adulti. Un viaggio dentro le fiabe che insegna che non serve essere perfetti per essere coraggiosi, basta provarci con entusiasmo e un pizzico di autoironia.

MASSIMO MAUGERI: Un concerto indimenticabile che diventa romanzo

«P

osso dire che le storie fanno parte della mia vita da sempre. Da bambino, le immaginavo. Da ragazzino disegnavo fumetti. Ho scritto il mio primo romanzo intorno ai quindici anni: una specie di romanzo di formazione buttato giù su una serie di quaderni a righe che poi ho provveduto opportunamente a distruggere.»

Massimo Maugeri, catanese, è scrittore, blogger – ha creato nel 2006 il blog letterario “Letteratitudine” che, dopo vent’anni, è più attivo che mai – e conduttore radiofonico. Alla passione per le storie affianca, da sempre, la passione per la musica, anche se…

«Cosa non metterei in biografia? Fammici pensare. Be’, ho un passato da chitarrista e compositore di brani musicali. Tra i diciassette e i ventidue anni avrò composto all’incirca un centinaio di canzoni. Avevo anche una band di amici con cui suonare; e qualche registrazione casalinga delle esecuzioni live di questi brani è sopravvissuta. Il livello era amatoriale, ovviamente. E poi suonavamo anche delle cover. Immancabilmente anche brani dei Beatles. E questo ci porta al mio nuovo romanzo.»

“Quel che facciamo dell’amore” è la tua ultima uscita; tra vinili, Beatles e un’amicizia speciale che tipo di storia è? «È una storia che mi accompagna da molto tempo e che prende avvio dal concerto di Paul McCartney che si svolse a Roma nel maggio del 2003, con il Colosseo alle spalle e il pubblico lungo via dei Fori Imperiali fino a Piazza Venezia. Concerto fortemente voluto da Walter Veltroni, all’epoca Sindaco di Roma (ho provveduto a ringraziarlo proprio in questi giorni, dopo oltre vent’anni da quell’evento). A quel concerto, tra il pubblico, c’ero anch’io. Ed è stato “il concerto più bello della mia vita”. Nel primo capitolo del romanzo ho “prestato” i miei ricordi alla voce narrante: uno scrittore che nel contesto di quel concerto incontra un’avvocatessa americana di origini italiane impegnata nella lotta alle discriminazioni razziali. Tra i due nasce un’amicizia speciale che durerà per due decenni, in mezzo a tante problematiche con cui dovranno fare i conti. Si ritroveranno a Roma vent’anni dopo a rivelarsi cose che non si erano mai dette. È una storia che affronta il tema del rapporto tra “amo-

re” e “responsabilità”, che si interroga sulla problematica delle discriminazioni e che dà spazio al sempre verde fenomeno musicale e transgenerazionale dei Beatles e della loro musica.»

Con il tuo ormai storico blog - “Letteratitudine” - hai un punto di osservazione privilegiato sulla narrativa italiana: a che punto siamo?

«C’è molta confusione, ma nell’ambito della produzione recente credo che gli ottimi testi di narrativa non manchino. Tuttavia, stiamo vivendo un paradosso che è sotto gli occhi di tutti. Si leggono sempre meno libri e si mettono in commercio sempre più copie. Il paradosso nel paradosso è che non si è mai scritto e letto così tanto nella storia dell’umanità; ma parliamo di scrittura e lettura “usa e getta” limitata alla messaggistica veloce dei social network e delle varie applicazioni che usiamo negli smartphone. E questo è un problema.»

Hellwatt Festival

l’estate 2026

accende la RCF Arena

Un nuovo format internazionale, cinque giornate evento a luglio e una produzione immersiva che punta a ridefinire gli standard dei grandi live in Europa. Reggio Emilia si prepara a diventare uno degli epicentri mondiali dello spettacolo dal vivo

Aluglio 2026 la RCF Arena di Reggio Emilia si trasforma in un laboratorio di futuro. Nasce “Hellwatt Festival”, un progetto ambizioso costruito su cinque giornate pensate non come semplici concerti, ma come esperienze immersive capaci di fondere musica, scenografia digitale e tecnologia avanzata. L’obiettivo è chiaro: portare in Italia i modelli produttivi dei grandi eventi globali e posizionare l’arena emiliana come riferimento stabile nel circuito internazionale dei live. Il 5 luglio sarà una delle date simbolo di questa visione. L’evento riunirà nomi capaci di parlare a pubblici diversi e complementari: dal pop internazionale di Rita Ora alla forza latina di Ozuna e Nicky Jam, fino all’impatto globale del duo The Chainsmokers. A chiudere la notte, una vera e propria immersione nell’elettronica con Afrojack, Dimitri Vegas & Like Mike e DJ Snake, architetti di drop monumentali e produzioni spettacolari. Non è solo una questione di lineup. Hellwatt costruisce una narrazione che parte dal pre-party nell’Iren Green Park e si estende fino agli afterparty, in un continuum che trasforma l’intera giornata in un’esperienza diffusa. Il format Takeover@Hellwatt, curato da Zamna Festival, porta a Reggio Emilia una delle realtà più riconosciute a livello globale nell’elettronica immersiva, nata a Tulum e diventata un brand internazionale. Il 18 luglio riflettori puntati su Kanye West, oggi YE, artista che negli anni ha trasformato ogni apparizione in un evento culturale capace di travalicare la dimensione musicale. La sua presenza conferma l’ambizione del festival: non solo spettacolo, ma impatto mediatico e posizionamento strategico. Sul piano produttivo, il progetto coinvolge “Moment Factory”, studio canadese specializzato in ambienti immersivi e installazioni multimediali su larga scala, insieme a professionisti che hanno contribuito a scenografie iconiche del “Glastonbury Festival”. Significa impianti visivi di livello internazionale, interazione diretta con il pubblico e un’idea di palco come spazio narrativo, non solo performativo. La RCF Arena, la più grande area europea all’aperto, immersa nel verde, diventa così il centro di un’operazione che guarda oltre il singolo evento. “Hellwatt Festival” nasce con un impegno dichiarato: alzare l’asticella qualitativa, offrire valore reale e contribuire allo sviluppo della cultura del live in Italia. Non un semplice cartellone estivo, ma un investimento sul futuro dello spettacolo dal vivo, con l’ambizione di rendere il nostro Paese uno snodo stabile dei grandi tour internazionali.

Una scelta per la vita

Il Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Claudia Liberatori racconta la sua esperienza in divisa. L’Italia intera è grata ai Carabinieri per il loro spirito di abnegazione e attaccamento al dovere, garanzia di tutela per il cittadino. L’Italia è grata anche per la meritoria azione svolta in campo internazionale sempre contraddistinta da umanità e fermezza nel rispetto delle civiltà e delle tradizioni. Aumentano sempre di più le donne che scelgono la divisa dell’Arma, tante ancora sperano di coronare un sogno

Sempre presenti con dedizione, professionalità e coraggio al servizio delle nostre comunità anche le donne dell’Arma sono amate dai cittadini. Il loro impegno quotidiano rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la sicurezza e per la tutela delle persone, soprattutto di quelle più fragili. Nata e cresciuta in

Umbria, a Norcia. Claudia Liberatori ha 26 anni. Appassionata di sport, calcio in primis, nel tempo libero preferisce stare all’aperto e dedicarsi agli sport di squadra. Ama la montagna e la natura e quando può fa lunghe passeggiate tra i monti della sua terra. A Roma, città in cui vive, predilige visitare musei e mostre e partecipare a concerti di artisti nazionali e internazionali. Sogno nel cassetto, diventare Comandante di Stazione, anche se è pronta ad assumere qualsiasi incarico ed attività che vorrà affidarle l’Arma dei Carabinieri.

Maresciallo, perché ha deciso di indossare la divisa dell‘Arma dei Carabinieri?

Sin da bambina coltivavo il sogno di far parte dell’Arma dei Carabinieri. Un desiderio e una aspirazione che in parte derivava dal contesto familiare in cui sono cresciuta. Ed in particolare dall’esempio di mio padre Luigi, Brigadiere dei Carabinieri in pensione dallo scorso agosto. Un uomo che ho sempre ammirato per la dedizione e l’amore con cui ha

prestato servizio in questi quasi quarant’anni di carriera. Ciò detto, la mia è stata una scelta che è maturata e si è consolidata nel tempo, delineandosi definitivamente negli ultimi anni del liceo, quando ho scoperto la passione per le materie giuridiche: infatti non molti sanno che il corso allievi Marescialli, permette di ottenere in soli tre anni una laurea in Scienze Giuridiche e della Sicurezza (un percorso di studi che non esiste in ambito civile) e come se non bastasse, mentre si studia si ottiene un’importante formazione umana e professionale, abbinata all’attività ed all’esercizio fisico. Per me – onestamente - era la strada ideale.

Ci racconta le tappe fondamentali del suo percorso professionale?

Mi sono arruolata nell’ottobre 2019 partecipando al concorso pubblico per il 9° corso triennale Allievi Marescialli dei Carabinieri. Ho frequentato la scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze nel triennio 2019-2022. In quegli anni, che ricordo ancora con grande emozione, ho conosciuto tante persone ed ho avuto modo di stringere amicizie che resteranno per tutta la vita. Tante ragazze e ragazzi che come me condividevano il desiderio di servire la Patria e di rendersi utili per il prossimo, maturando al contempo una elevata preparazione professionale. Sono certa che con loro, ci incontreremo di nuovo negli infiniti percorsi della vita e sono consapevole che ovunque si trovino in questo momento, stanno lavorando tutti nella stessa direzione per contribuire alla sicurezza delle nostre comunità e delle istituzioni. Al termine del corso marescialli, nel mese di luglio 2022, sono stata assegnata alla Stazione Carabinieri di Roma Macao, dove presto tutt’ora servizio dal mese di luglio 2022.

Qual è il suo ruolo attuale?

La Stazione Carabinieri di Roma Macao, fa parte della Compagnia Carabinieri di Roma Centro, vi lascio immaginare quali e quante siano le incombenze che possono ricadere su di noi. Ma ho ricevuto la formazione giusta per farvi fronte, ed ho la fortuna di avere, oltre alla guida dei nostri superiori, tanti colleghi che mi supportano. In particolare il ruolo di Maresciallo, mi vede coinvolta sia nei servizi esterni dedicati alla prevenzione e alla repressione dei reati nel territorio, sia nei servizi interni dedicati principalmente alla ricezione delle denunce. Non mancano inoltre attività di natura “preventiva” ed incontri con i residenti del quartiere e con le scuole limitrofe finalizzati ad estendere la cultura della legalità anche tra i più giovani.

C’è un episodio che porta nel cuore accaduto nel corso della sua carriera?

Sono tanti, quindi sarebbe difficile citarne uno, senza fare torto a tutto gli altri. Posso citare a titolo esemplificativo, l’aver aiutato una giovane donna, madre di un bambino di

quattro anni, che si era trovata ad affrontare un momento molto difficile della sua vita e che ha trovato, nei militari della Stazione Roma Macao, la forza e il coraggio di denunciare anni di maltrattamenti subiti. A seguito del nostro intervento il colpevole non solo è stato assicurato alla giustizia, ma quella mamma e quel bambino ora hanno trovato una sistemazione sicura dove poter vivere serenamente. Perché sempre più donne scelgono la divisa?

I fattori sono tanti. Non posso parlare a nome di tutte le divise. Posso azzardare una risposta per quel che riguarda l’Arma dei Carabinieri. Intanto si tratta di un percorso professionale di altissimo livello, che si raggiunge con qualche sacrificio, ma che ripaga con grandi soddisfazioni. E poi c’è un qualcosa che ha a che fare con la voglia di aiutare il prossimo. Di essere vicino. Nel mio caso, direi quasi una missione, fatta di semplicità e prossimità ad una società in continua evoluzione ove i diritti dei cittadini, soprattutto delle donne e dei più fragili, sono sempre più spesso minacciati. Sicuramente l’essere donna è un punto di forza in tutte quelle situazioni in cui ci si trova ad aiutare persone in difficoltà ed è necessaria una maggiore sensibilità, intuito ed empatia.

Quali sono i motivi che spingono i giovani ad entrare nell’ Arma e perché scelgono la divisa?

I miei 26 anni di età mi permettono di rispondere in prima persona a questa domanda. Ritengo che la scelta che accomuna gran parte dei giovani nell’arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri sia l’aspirazione di rappresentare un’Istituzione che da secoli è al servizio del prossimo e che si impegna in prima linea a tutelare la libertà e la democrazia. Credo oggi ancor più fermamente che molti giovani decidano di diventare Marescialli dei Carabinieri perché questo percorso professionale permette sia di ricevere una formazione culturale universitaria di primissimo piano, sia un’eccellente formazione militare, diventando così delle persone complete, qualificate e capaci di affrontare in maniera eccellente tutte le insidie e le difficoltà che si possono presentare nel corso della vita. Non a caso molti Carabinieri, dopo il congedo, trovano le porte aperte per impieghi nelle più note aziende private.

Qual è la percezione di sicurezza nella città in cui opera, secondo lei?

La città di Roma è una realtà molto grande, cuore pulsante dell’Italia e, in parte, del mondo. Questa città custodisce al suo interno una moltitudine di sedi istituzionali, eventi culturali e sociali. In un contesto così “metropolitano” la percezione della sicurezza è sicuramente molto variabile. Il nostro compito ed il nostro impegno sono rivolti ad aumentare sempre di più il controllo del territorio per far si che la comunità avverta la nostra vicinanza e si senta più sicura.

Non di rado questo lavoro ci espone a rischi e sacrifici, ma fa parte del mestiere che abbiamo scelto, ed in ogni caso ci riempie di soddisfazione. Non spetta a me dire quale sia la percezione che si può avere, ma posso garantire che tutti i cittadini possono contare sempre sul nostro impegno e sulla nostra disponibilità all’ascolto.

Difficile conciliare lavoro e famiglia?

In questi tempi è difficile per tutti. La vita da Maresciallo dei Carabinieri è sicuramente una vita dedicata al prossimo, in cui le emergenze e le esigenze lavorative rendono necessaria la nostra presenza in orari e momenti non prevedibili, il che si traduce spesso in minor tempo da dedicare alla famiglia. Nonostante questo, forse anche perché ci sono passata in prima persona, come figlia, prima ancora che come Maresciallo, ritengo che non sia solo la quantità del tempo che ciascuno di noi dedica alle persone care a valutarne l’importanza, ma anche la qualità. Quando siamo con la famiglia, dobbiamo essere presenti non solo fisicamente, ma anche “mentalmente”. Detto questo, cerco di dedicare alla famiglia tutto il tempo in cui non sono a lavoro. Per onestà, devo però ammettere che nella mia famiglia, anche se lontana, trovo sempre un grande supporto ed una grande stima. Ed infine lasciatemi dire che parte della mia famiglia sono anche i colleghi che ho incontrato nel percorso degli studi ed in questi anni di carriera professionale. Colleghi con i quali spesso ho condiviso la stanchezza, le giornate

intense di studio, le attività lavorative, e che, piano piano, sono diventati parte di quella famiglia “allargata” che unisce tutti noi Carabinieri. Può sembrare un luogo comune, ma vi assicuro che non è così. Forse chi non lo vive, non può capirlo del tutto, ma vi assicuro che quando ho bisogno, i miei colleghi e le mie colleghe ci sono sempre.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la sua carriera.

Intanto consiglio a tutti i giovani di prendere in considerazione la scelta di una vita in uniforme. Molti purtroppo sono lontani da questo “concetto”, per il perdurare di luoghi comuni, o semplicemente per la mancanza di corrette e complete informazioni. In tanti non sanno nemmeno come si svolga l’attività formativa dell’Arma dei Carabinieri ed ignorano quante e quali opportunità professionali si possano cogliere con l’arruolamento. Infine, mi lasci dire che essere un Carabiniere, ancor più donna, è una scelta di vita. Una scelta di vita con la quale si decide non solo di “sposare dei valori etici e militari”, ma anche di dedicare la propria vita al prossimo e al bene collettivo. Cosa c’è di meglio? Si tratta di una carriera che regala emozioni, adrenalina e tanta gratitudine da parte delle persone che quotidianamente aiutiamo con il nostro servizio. Far parte dell’Arma dei Carabinieri permette di non lasciare mai solo nessuno ed al contempo di non sentirsi mai soli. 

Blanco

Bruno Mars

Ernia RAYE

Harry Styles

Ultimo

Noemi

Sabrina Carpenter

Bresh Taylor Swift

Giorgia

Jovanotti, Felipe Host...

Geolier

Tiziano Ferro

Cesare Cremonini

Annalisa Djo

Sienna Spiro Nico

Anche a vent’anni si m..

I Just Might

Berlino

WHERE IS MY HUSBAND!

Aperture

Acquario Bianca

When Did You Get Hot

Introvabile

Opalite

Corpi celesti

So solo che la vita - ..

Canzone d’amore

Sono un grande

Ragazze facili

Esibizionista

End Of Beginning

Die On This Hill

All Time High Man In Me

TRIPLO CONCERTO DI BEETHOVEN

Giovedì 26 febbraio dall’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, sul podio Hosein Pishkar. In onda su Radio 3 e su Rai 5

Dopo il successo del suo debutto dello scorso gennaio, torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai il direttore iraniano Hosein Pishkar, protagonista del concerto in programma giovedì 26 febbraio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta su Radio 3 e poi alle 22.50 in TV su Rai5. In apertura di concerto l’OSN propone la Sinfonia n. 94

in sol maggiore, Hob:I:94 di Joseph Haydn, detta “La sorpresa”. Nella seconda parte della serata Alessandro Milani, violino di spalla, e Luca Magariello, primo violoncello affiancati dal pianista Arsenii Moon, propongono il Triplo concerto in do maggiore per pianoforte, violino e violoncello op. 56 di Ludwig van Beethoven. Il celebre concerto nacque nel biennio 1803-1804, in un periodo di incredibile fervore creativo che vide la nascita di capolavori come l’Eroica e alcune delle più note sonate per pianoforte. Il Triplo Concerto si distingue dalle vette intellettuali del Beethoven coevo: è una pagina più incline all’effetto e al virtuosismo brillante, pensata per affascinare i salotti dell’aristocrazia viennese.

La settimana di Rai 5

Ciclo Hitchcock Vertigo

L’uomo che sapeva troppo

Marocco, anni ‘50. I coniugi McKenna, in vacanza, finiscono irretiti in un intrigo politico, e tentano di salvare il figlioletto, rapito da un gruppo terrorista. Un Oscar 1957. Con James Stewart, Doris Day, in onda il 23 febbraio alle 23.35

Doc

Quarant’anni senza Giancarlo

Siani

Documentario che celebra la vita, il lavoro e l’eredità civile del giovane cronista del Mattino ucciso dalla camorra a soli 26 anni. Giovedì 26 febbraio alle 21.20

L’Italia della Repubblica

I diritti e le conquiste delle donne

Gli anni ’70, nella società italiana, sono densi di cambiamento e nuove definizioni. In onda martedì 24 febbraio alle 18.05

Art Night

Matisse alla ricerca della luce

Il documentario racconta lo straordinario percorso di un artista che ha cambiato per sempre il mondo della pittura. Venerdì 27 febbraio alle 23.05

Sean Connery vs. James Bond

L’interpretazione più iconica di Sean Connery: quella di James Bond, l’agente segreto ideato da Ian Fleming. La ricostruisce il regista pluripremiato Gregory Monro. Mercoledì 25 febbraio alle 23.25

Teatro

Sei personaggi in cerca di autore Andato in scena del 2021 a cent’anni dalla prima – e per l’epoca scandalosa – “Sei personaggi” al Teatro Valle di Roma. Sabato 28 febbraio alle 21.20

5000 anni e +

L’impero di Carlo V, là dove non tramontava ma il sole

Carlo V d’Asburgo, il sovrano di un impero vastissimo e indiscusso protagonista della storia dell’Europa del XVI secolo. In onda domenica 1 marzo alle 23.35

MAURIZIO COSTANZO, MEMORIE RAI

Nell’anniversario della scomparsa Rai Cultura propone un viaggio nella lunga carriera televisiva e artistica del giornalista e conduttore, in onda martedì 24 febbraio alle 13.00 su Rai Storia

Negli anni ’60 Costanzo si avvicina alla Rai come autore radiofonico e televisivo. Il suo primo impegno importante è “Aria Condizionata”, un varietà televisivo in cinque puntate del 1966, rimasto nella memoria per la sua sigla “Se telefonando”,

composta con Ennio Morricone ed eseguita da Mina. La sua voce diventa popolare con le conduzioni radiofoniche da “Buon Pomeriggio” a “Per voi giovani”, ma la sua prima apparizione sul piccolo schermo risale al 1971 nel varietà “Speciale tre milioni”, dedicato al mondo giovanile. Nel ’72 anima la trasmissione “Finalmente Domenica”, costruita come un giornale, ma il grande successo avviene nel 1976 con “Bontà loro”, considerato il primo talk show della televisione italiana: nato nel clima della riforma Rai, trasmesso sulla Rete 1 dopo il film del lunedì sera, le sue chiacchierate notturne arrivano ad ascolti record. 

La settimana di Rai Storia

N come Napoli T come Taranto

Omaggio a Nino Taranto a 40 anni dalla scomparsa

Una selezione di successi andata in onda il 31 agosto 1957 per la regia di Vito Molinari che Rai Cultura ripropone lunedì 23 febbraio alle 13

Passato e presente

Banchetti rinascimentali, eccesso e misura

Il modo di allestire i banchetti e le regole sui cibi con cui imbandirli sono, nel corso dei secoli, un vero e proprio linguaggio. Paolo Mieli e la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli ne parlano giovedì 26 febbraio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia

Omaggio a Fulco Pratesi

Il ricordo di Rai Cultura a un anno dalla scomparsa

A un anno dalla scomparsa, Rai Cultura propone il programma del 1985 “Una vita così”, in onda domenica 1° marzo alle 12.15

Ritratto di Sandro Pertini

Il ricordo di Rai Cultura nell’anniversario della scomparsa

Combattente della Grande Guerra, medaglia d’argento al valor militare, partigiano, parlamentare socialista e membro della Costituente, presidente della Camera e figura capace di reinterpretare il ruolo del Capo dello Stato, Rai Cultura ricorda il presidente Sandro Pertini. Martedì 24 febbraio alle 17

Passato e Presente

Sanremo, i divi del Boom

Con il “miracolo economico” l’Italia corre, sogna, cambia volto. E Sanremo diventa il suo palcoscenico. Le canzoni invadono le case grazie a un nuovo oggetto magico: la televisione. Venerdì 27 febbraio alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Omaggio ad Alberto Sordi

Il ricordo di Rai Cultura nell’anniversario della scomparsa

Una fetta di pane casereccio, del pomodoro sfranto, un pizzico di olio e sale. È questo Alberto Sordi, semplice e italiano. E così si presenta in una delle tante incursioni televisive, “specchio concavo” della sua carriera cinematografica. Di Enrico Salvatori, in onda mercoledì 25 febbraio alle ore 13

Cinema Italia

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Uno dei capostipiti del poliziottesco all’italiana, con la colonna sonora di Ennio Morricone, film paradigmatico dell’opera di Elio Petri che gli è valso l’Oscar come miglior film straniero nel 1971. In onda sabato 28 febbraio alle 21.10

Goldrake Ufo Robot

In onda dalla domenica al venerdì alle ore 21.30 su Rai Gulp

In occasione del cinquantesimo anniversario della sua prima messa in onda in Giappone, torna il leggendario UFO Robot Goldrake: l’anime è stato trasmesso per la prima volta in Italia il 4 aprile 1978 su Rai 2. Serie basata sul manga di Go Nagai ha conquistato un tale successo tra bambini e ragazzi da generare un “anime boom”. Si tratta di 74 episodi, di cui 3 inediti, in versione restaurata, con colori vividi

e dettagli migliorati, con titoli in italiano e in originale e la celebre sigla dell’epoca composta da Vince Tempera e Massimo Luca con testi di Luigi Albertelli. La serie racconta l’avventurosa lotta di Actarus e del suo robot - “un miracolo di elettronica, ma un cuore umano ha” - per salvare il pianeta Terra dalle forze malvage dello spietato Re Vega. Goldrake non è solo un ritorno, ma un omaggio alla memoria storica e alla cultura pop che ha segnato più generazioni. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati della serie e per chiunque voglia rivivere o scoprire l’emozione di uno dei robot più amati della storia dell’animazione.

Vampirina 3

In onda in prima visione tv dal 26 febbraio alle 20.20 su Rai Yoyo

Arrivano 8 episodi inediti della terza stagione della popolare serie TV della produttrice di Dottoressa Peluche, Chris Nee. Ispirata ai libri “Vampirina Ballerina” di Anna Marie Pace, con le illustrazioni di LeUyen Pham, la serie racconta le incredibili avventure della simpatica vampira Vee che inizia a sperimentare tutto quello che il mondo umano può offrirle. Vee

presto imparerà che, nonostante sia più facile uniformarsi e adattarsi ai suoi coetanei, è importante anche celebrare le differenze che rendono ogni persona assolutamente unica. La giovane vampira che si è trasferita dalla Transilvania alla Pennsylvania è alle prese con le sfide dell’adolescenza, l’amicizia con i suoi amici umani e mostri (come il fantasma Demi), e la sua passione per la musica, imparando a essere se stessa pur nascondendo la sua vera natura di vampira alla maggior parte degli umani, con il padre che rimane molto protettivo. 

CLASSIFICHE AIRPLAY per RadiocorriereTv

I FILM DELLA SETTIMANA

CINEMA IN TV

Un Eroe – Martedì 24 febbraio ore 21.20 – Anno 2021 – Regia di Asghar Farhadi

Un gesto giusto può trasformarsi in una trappola morale. Rahim è in carcere per debiti, ma quando trova una borsa piena d’oro decide di restituirla alla legittima proprietaria: un atto che lo fa diventare simbolo di integrità e speranza. La macchina mediatica lo celebra, l’opinione pubblica lo incorona, ma la verità – come spesso accade – è più fragile delle narrazioni che costruiamo. Asghar Farhadi orchestra un dramma sottile e inquieto, dove reputazione, dignità e pressione sociale si intrecciano fino a soffocare il protagonista. È un film che interroga lo spettatore senza alzare la voce, mostrando quanto sia sottile il confine tra eroe e colpevole. Prima visione, con TLV e versione audio speciale per i non vedenti.

Luci al neon, palestre di periferia, applausi che durano un attimo e poi il silenzio. Randy “The Ram” è stato un idolo del wrestling, ora combatte in palazzetti di provincia e lavora in un supermercato, con il corpo segnato e il cuore che regge a fatica. Darren Aronofsky firma un racconto asciutto e spietato sulla caduta e sul bisogno di essere ancora amati. Mickey Rourke mette in scena sé stesso, le cicatrici e le fragilità, in un’interpretazione che gli vale il Leone d’Oro a Venezia e riaccende la sua carriera. Accanto a lui Marisa Tomei, in un film che parla di riscatto, solitudine e identità con una sincerità che brucia.

The Wrestler – Mercoledì 25 febbraio ore 21.10 – Anno 2008 – Regia

di Darren Aronofsky

Arte contro guerra. Nel 1944, mentre Parigi sta per essere liberata, un colonnello nazista organizza il trasferimento in Germania di capolavori sottratti ai musei francesi. A fermarlo è un ferroviere della Resistenza che non combatte per i quadri in sé, ma per ciò che rappresentano: identità, memoria, civiltà. John Frankenheimer gira in un bianco e nero ruvido e realistico, con scene d’azione girate senza effetti digitali, tra locomotive vere e esplosioni autentiche. Burt Lancaster guida il film con fisicità asciutta e tensione morale, trasformando l’inseguimento su rotaie in un duello etico oltre che militare. Un grande classico del cinema bellico che riflette su una domanda sempre attuale: cosa vale davvero la pena salvare, quando tutto brucia?

Il D-Day non è solo una data: è una macchina colossale che si mette in moto tra dubbi, strategie e decisioni irreversibili. Il 6 giugno 1944 le forze alleate affrontano il rischio di uno sbarco che può cambiare il corso della storia, tra mare agitato, lanci di paracadutisti e azioni coordinate con la Resistenza francese. Girato in un bianco e nero potente e quasi documentaristico, il film ricostruisce l’operazione con rigore e spettacolarità, seguendo l’impianto del libro di Cornelius Ryan. Il risultato è un affresco corale che alterna pianificazione militare e caos bellico, restituendo la complessità di una giornata decisiva della Seconda guerra mondiale. Due premi Oscar, per fotografia ed effetti speciali, e un cast monumentale con Robert Mitchum, Rod Steiger, Henry Fonda, Sean Connery, John Wayne e Richard Burton. Un kolossal che unisce memoria storica e grande cinema.

Il giorno più lungo –Sabato 28 febbraio ore 21.10 – Anno 1962 – Regia di Ken Annakin
Il treno – Giovedì 27 febbraio ore 21.10 –Anno 1964 – Regia di John Frankenheimer

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