

NON VEDO, MA SOGNO



SPECIALE CAMILLERI 100
«Ascoltate sempre le ragioni degli altri, fino in fondo, anche quando non coincidono con le vostre»





6 SETTEMBRE 1925
6 SETTEMBRE 2025
Cento anni fa, nella marina di Agrigento, a Porto Empedocle, nasceva Andrea Camilleri, un uomo di cultura a tutto tondo o, come amava definirsi, un “cantastorie” che ha messo a servizio di tanti media differenti la sua immensa capacità affabulatoria. Spirito ribelle e profondamente attratto dalla vita, Camilleri mostra sin da giovane un talento straordinario per il teatro, la poesia e la letteratura — passioni che lo accompagneranno per tutta la vita, consacrandolo come uno degli autori italiani più amati, letti e conosciuti nel mondo. Tradotto in oltre quaranta lingue, studiato a tutte le latitudini, Camilleri ha saputo parlare a un pubblico vastissimo, mantenendo sempre un’impronta inconfondibilmente personale. Ancora giovanissimo, partecipa alle selezioni dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, riuscendo a entrare — unico selezionato — nel corso di regia di Orazio Costa. È il 1949: inizia così la sua “avventura romana”, che farà della Capitale la sua casa fino al giorno della morte. Proprio a Roma muove i primi passi nella regia teatrale e fa il suo ingresso in Rai, dove inizialmente gli era stato negato l’accesso per le sue convinzioni politiche. In Rai ricopre numerosi incarichi, dalla regia alla produzione, diventando già negli anni Sessanta un protagonista riconosciuto del mondo dello spettacolo. Nei primi mesi del 2019, poco prima della sua scomparsa, Camilleri intraprende un’ultima, ambiziosa impresa: riordinare il suo immenso archivio, che racchiude settant’anni di vita e di attività, tra Porto Empedocle e Roma, tra teatro, letteratura, televisione e radio. Fondamentale il contributo della moglie Rosetta e delle tre figlie Andreina, Elisabetta e Mariolina che, con il prezioso supporto dell’archivista Patrizia Severi, hanno reso possibile la nascita del Fondo Andrea Camilleri, presentato
ufficialmente nel 2022 nella Sala A di Radio Rai, chi passi dalla casa dove visse e lavorò a lungo radiofonico, prima del successo planetario dei semplice archivio, “che conserva e preserva la vivo a tutti noi”, come lo definì il sindaco di Roma archivio oggi anche digitale, dichiarato d’interesse dalla Soprintendenza archivistica del Lazio. «Camilleri nista di sé stesso. E di ogni cosa aveva memoria. bisogno di conservare nulla, lo ha fatto per noi», storico editore. Lo stesso Camilleri, nel 2016, afferma: eternamente vivi perché rappresentano la memoria to, una memoria palpabile che tutti possono verificare Andrea Camilleri è stato un intellettuale centrale italiana, ma è a 75 anni che inizia una nuova, sorprendente sua carriera, diventando dal 1998 il “papà di Montalbano”, polarità senza precedenti. Un successo che però 120 faldoni di materiali, 60 regie teatrali, 30 copioni Strindberg, Beckett, Ionesco), 300 sceneggiature radio, adattamenti televisivi di grandi sceneggiati Maigret al Tenente Sheridan), poesie inedite, romanzi una ricchissima corrispondenza con Primo Levi, De Filippo, Elio Vittorini, e lettere private indirizzate mi anni romani. Un patrimonio inestimabile, che la vastità della sua opera, ma racconta il percorso saputo unire memoria, passione e impegno civile, ogni sua pagina un’Italia viva, complessa, indimenticabile.

1925 2025
Rai, in via Asiago — a polungo come autore e regista suoi romanzi. Non un memoria, ma un dono Roma Roberto Gualtieri. Un d’interesse storico nazionale «Camilleri era un colleziomemoria. Non avrebbe avuto noi», ricorda Sellerio, suo afferma: «Gli archivi sono memoria del nostro passaverificare e controllare». centrale nella vita culturale sorprendente fase della Montalbano”, con una poperò non nasce dal nulla: copioni (tra Pirandello, sceneggiature tra cinema, teatro e sceneggiati (dal Commissario romanzi scritti a mano, Levi, Jean Genet, Eduardo indirizzate ai genitori nei priche non solo testimonia percorso di un uomo che ha civile, restituendoci con indimenticabile.











UNA TELEFONATA INATTESA... INIZIA
L’AVVENTURA IN RAI

Una telefonata caso, inizia direttore stra funzionaria un contratto al telefono. informo sta di una lunga Servizio Camilleri. di Carlo ai programmi di quell’ufficio Tesoro». sogni. anni. Alla ire, insieme




telefonata inattesa, una proposta sorprendente: così, quasi per inizia l’avventura di Andrea Camilleri in Rai. «Sono Cesare Lupo, direttore del Terzo Programma radio della Rai: vuole sostituire la nofunzionaria addetta ai programmi che va in maternità? Le farei contratto di sei mesi per mezza giornata di impegno», gli disse telefono. Camilleri accetta, ma si sente in dovere di precisare: «La informo che al concorso non fui preso perché “comunista”». La rispoLupo è secca: «Chissenefrega». È il 1958. Così prende avvio lunga e proficua relazione tra il giovane scrittore siciliano e il Servizio Pubblico. «Mi diedero un ufficio con una scrivania», racconta Camilleri. «La prima cosa che mi dissero fu: “Questa è la scrivania Carlo Emilio Gadda”». Fino all’anno prima, Gadda aveva lavorato programmi culturali del Terzo Programma. Rovistare nei cassetti quell’ufficio fu per Camilleri «come trovare il tesoro dell’Isola del Tesoro». Quel piccolo spazio divenne per lui un vero laboratorio di Di contratto in contratto, rinnovato ogni sei mesi, passano gli Alla fine, arriva l’assunzione e con essa la possibilità di contribuinsieme ad altri pionieri, alla nascita del Secondo Canale Rai. Nel
1960 avviene il passaggio dalla radio alla televisione, un’evoluzione che Camilleri vive non solo come questione tecnica, ma anche poetica, etica e politica. È l’inizio di una nuova forma di comunicazione: più popolare, più profonda. Il nuovo canale viene inaugurato con “La trincea”, un originale televisivo tratto da un racconto di Giuseppe Dessì su un episodio di guerra della Brigata Sassari. Poi Camilleri produce le prime otto commedie televisive di Eduardo De Filippo, in bianco e nero. «Questo fu il mio esordio come produttore esecutivo», ricorda. Segue la produzione del “Commissario Maigret” di Simenon, con un magnetico Gino Cervi: «Cervi non studiava mai la parte. Se rivedete quei programmi, noterete delle pause in cui Maigret accende la pipa, riflette… In realtà, in quei momenti, Cervi leggeva il gobbo, poi diceva la battuta. Era geniale». E poi ancora i grandi romanzi della letteratura mondiale — Dostoevskij, Manzoni, Dumas — trasformati in sceneggiati che entrano nelle case di tutti gli italiani. Il motto era chiaro: educare divertendo. Un faro che, ancora oggi, continua a illuminare la strada del Servizio Pubblico.






“IL MIO SICITALIANESE”

«Quello del dialetto è un problema antichissimo, che affonda le radici nell’Unità d’Italia. Abbiamo rischiato grosso con il fascismo, che abolì del tutto i dialetti in favore della lingua italiana, salvando solo alcune grandi compagnie dialettali, come quelle di Eduardo De Filippo, Gilberto Govi a Genova e Goldoni a Venezia», racconta lo scrittore che, proprio attraverso l’uso del dialetto siciliano – integrato in modo unico e originale nelle sue opere – ha dato un contributo fondamentale alla grande letteratura italiana. «I dialetti servono a rinvigorire continuamente l’albero della lingua nazionale: ne sono la linfa vitale». Lo stile narrativo del Maestro nasce da un’esperienza pratica, come egli stesso ricordava spesso: prima ancora che letteraria, è stata un’esperienza di ascolto e osservazione. Da giovane, sentiva parlare la piccola borghesia siciliana tanto in dialetto – per i discorsi più intimi, familiari, quotidiani – quanto in italiano, quando era necessario prendere le distanze, formalizzare, sottolineare una certa situazione. «L’italiano era, dunque, una lingua tra il notarile, il poliziesco e l’intimidatorio, mentre il dialetto era il regno delle affezioni e dei sentimenti». In questa visione è evidente l’influenza di un altro grande della letteratura, Luigi Pirandello, al quale lo scrittore ha più volte dichiarato di ispirarsi. Pirandello, in un saggio di fine Ottocento, scriveva: «Di una data cosa la lingua ne esprime il concetto, mentre della medesima cosa il dialetto ne esprime il sentimento». Per lo scrittore, dunque, il dialetto non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma un mezzo indispensabile per esprimere emozioni profonde, viscerali. È proprio da questa esigenza espressiva che nasce una lingua ibrida – il sicitalianese – con la quale riesce a rappresentare la complessità della sua visione del mondo.
IL MIO “AMORE-ODIO” PER IL COMMISSARIO
“Montalbano, per me, dopo vent’anni è un parente al quale voglio bene, ma nello stesso tempo è un personaggio scomodo. Perché il suo successo trascinava al successo anche gli altri romanzi, i miei romanzi storici, i miei romanzi civili. Quindi, lo odio e lo amo”

“All’inizio non avevo affatto l’intenzione di fare del Commis sario Montalbano un personaggio seriale, avevo cominciato a scrivere esclusivamente per me, come esercizio di scrittu ra: un romanzo con una sua struttura, un primo capitolo, e poi una successione temporale, spaziale… Il problema fu che i primi due romanzi ebbero un grande successo e, in un certo senso, mi sentii quasi costretto a scriverne degli altri. Il rischio, con un personaggio seriale, era però la ripetitività, era neces sario stare molto attenti a variare, di romanzo in romanzo, le situazioni, i toni, le modalità narrative”. Così Camilleri racconta la genesi dei romanzi dedicati al commissario (tutti pubblicati da Sellerio), convinto del fatto che i personaggi “fissi”, come per esempio quelli che compongono il commissariato, se ben disegnati, avrebbero certamente creato un legame con il pubblico. La scommessa più grande era capire se un personaggio come Catarella sarebbe riuscito a generare lo stesso tipo di empatia: “Devo confessare che Catarella non è un’invenzione totale. Io, come lui, ho sentito parlare tante persone, oggi molto meno, anche grazie alla televisione, che ha insegnato a molti italiani a parlare in modo più corretto. Ma un tempo, un povero contadino che non sapeva l’italiano cercava di parlarlo così, a modo suo. I pupari, quelli che facevano il teatro dei pupi, recitavano in questo modo: una combinazione assurda

di iniziare le prove, apportava modifiche scegliendo la parola napoletana che, per assonanza, fosse più vicina all’italiano. Quando gli chiedeva: «Ma così si perde forza», lui rispondeva: «Pazienza, Camilleri. Così la capiscono anche a Voghera». E il maestro ha fatto lo stesso, consapevolmente: sostituire alcune espressioni per rendere i dialoghi più comprensibili, evitare il brutto siciliano recitato da chi siciliano non è, facilitare la comprensione: “Nei romanzi di Montalbano c’era già l’enigma poliziesco: non era necessario imporre allo spettatore un secondo enigma, quello di capire cosa viene detto — soprattutto in televisione, dove ciò che si dice non viene ripetuto”.


inseguimento.
“Scrivo perché non so fare altro. Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto. Scrivo perché mi piace raccontarmi storie”
si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole.” E così, da quella prima volta i cui abbiamo sentito pronunciare “Montalbano sono”, il personaggio letterario si è fatto “carne e ossa” con Luca Zingaretti (che ha diretto alcuni episodi dopo la morte di Alberto Sironi, regista storico), trascinando lo spettatore nelle atmosfere barocche della Sicilia di Camilleri. “Di persona personalmente”, come avrebbe detto Catarella, il commissario si è fatto “carne e ossa” con Luca Zingaretti.



AMO LE TRIGLIE DI SCOGLIO
Andrea Camilleri si racconta
di Bruno Luverà e Vincenzo Mollica
Uscirà il 27 agosto nelle librerie e negli store digitali l’atteso volume che la Rai dedica ad Andrea Camilleri nel centenario della nascita.
Rai Libri presenta “Amo le triglie di scoglio. Andrea Camilleri si racconta” di Bruno Luverà e Vincenzo Mollica. Il romanzo di una vita del più letto scrittore italiano, per trent’anni in Rai. Un racconto che Camilleri ricompone, attraverso il mosaico degli incontri con i due giornalisti del Tg1, lungo venti anni. Tanti gli episodi inediti o poco conosciuti.
In Rai, la sua “seconda casa” come amava chiamarla, Andrea Camilleri ha depositato le tessere di un mosaico della memoria. Dai nastri riemergono parole, sorrisi, silenzi, capitoli di una storia personale che diventa spunto per un’autobiografia della nazione: dall’infanzia alle marachelle scolastiche; dall’incontro in un teatro di guerra col fotografo Robert Capa alla scoperta della scrittura e del teatro; dalla radio al passaggio alla televisione; dal successo dello scrittore tardivo dopo un decennio di rifiuti editoriali agli incroci che hanno segnato la sua esistenza (Eduardo De Filippo, Leonardo Sciascia, Elvira Sellerio, Antonio Manzini). Vincenzo Mollica e Bruno Luverà hanno ricucito i nastri di un lungo e affascinante incontro a più voci che Andrea Camilleri ha voluto depositare negli archivi della Rai, dove ha curato regie, sceneggiature, creato interviste “impossibili” a grandi personaggi del passato.

Amo le triglie di scoglio





Bruno Luverà e Vincenzo Mollica
Andrea Camilleri si racconta


TUTTE LE INIZIATIVE




Dal 31 agosto al 6 settembre la Fondazione Taormina Arte ospiterà una serie di attività promosse dalla Regione Siciliana per ricordare Andrea Camilleri nel corso di due eventi serali che verranno realizzati nel Teatro Greco di Taormina. Negli stessi giorni, inoltre, verrà presentata nelle sale di Taormina una vasta retrospettiva delle serie televisive tratte dalle opere letterarie di Andrea Camilleri: “Il Commissario Montalbano” e “Il giovane Montalbano”.
Al Teatro Greco di Siracusa Camilleri interpretò in prima persona, l’11 giugno 2018, lo spettacolo teatrale da lui scritto, “”, diretto da Roberto Andò, curato da Valentina Alferj e prodotto dalla Fondazione INDA. Lo spettacolo – registrato dalla Palomar di Carlo Degli Esposti con riprese in alta definizione e regia cinematografica di Stefano Vicario – verrà presentato nel Teatro Ettore Scola della Casa del Cinema di Roma nella serata del 6 settembre, giorno della nascita dello scrittore. Sarà introdotto da Roberto Andò prima della proiezione con presentazione del backstage realizzato dallo stesso regista in occasione delle prove dello spettacolo.
Domenica 14 settembre la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ospiterà un altro appuntamento molto atteso: un ciclo di readings delle opere di Camilleri – con il titolo “Le parole, i volti, le voci” – lette da altri suoi prestigiosi ex allievi dell’Accademia (che ricor-

deranno i loro rapporti personali col Maestro) ampiamente affermatisi nel teatro, nel cinema, in televisione, i cui nomi saranno comunicati in prossimità dell’evento. Il 22 ottobre andrà in scena al Teatro delle Muse di Ancona lo spettacolo Il birraio di Preston, tratto dall’omonimo romanzo, con la riduzione teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale.
CICLI DI INCONTRI
Da settembre a dicembre l’Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale darà vita a un ciclo di incontri intitolati “Leggere Camilleri”, attività che coinvolgerà la rete delle biblioteche comunali romane (quarantadue sedi, dislocate in tutti i Municipi della Città; settantuno punti di servizio nelle scuole; sedici biblioteche nelle carceri; sessantatré circoli di lettura) con una serie di dieci appuntamenti in diverse sedi allo scopo di valorizzare e far conoscere in ambienti diversi la multiforme attività di Andrea Camilleri.
Tra ottobre 2025 e maggio 2026 si svolgerà il ciclo di incontri Andrea Camilleri e il metodo mimico di Orazio Costa a cura del Dipartimento di Scienze della Formazione e del


Mimesis Lab dell’Università degli Studi Roma Tre, nei quali si svilupperà e si praticherà il metodo di avviamento all’espressione del regista e pedagogista teatrale Orazio Costa.
I partecipanti avranno la preziosa opportunità di sperimentare nella pratica i dinamismi espressivi che il metodo intende favorire, con il coinvolgimento della corporeità e della voce, attraverso brani scelti della produzione letteraria e registica di Camilleri.
ATTIVITÀ INTERNAZIONALI
La dimensione internazionale di Andrea Camilleri, tradotto in quaranta lingue diverse, studiato e letto a tutte le latitudini e in tutti i continenti, rappresenta un valore che il Comitato nazionale intende sottolineare, anche nella prospettiva di promuovere la cultura e la letteratura italiana nel mondo. In collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, sono stati coinvolti gli Istituti italiani di Cultura e le Ambasciate che presso le loro sedi realizzeranno incontri dedicati ad Andrea Camilleri (mostre, proiezioni, seminari). Hanno aderito gli Istituti di Cultura di Addis Abeba, Algeri, Amburgo, Atene, Berlino, Bruxelles, Colonia, Cracovia, Friburgo, Lione, Madrid, Miami,
New York, Pechino, Praga, Rio de Janeiro, Singapore, Oslo, Sofia, Varsavia.
ATTIVITÀ E INIZIATIVE
EDITORIALI DI SELLERIO EDITORE
La casa editrice Sellerio ha in programma numerose iniziative ed eventi che attraverseranno l’intero territorio nazionale durante l’anno. In particolare, per onorare e rinsaldare il meraviglioso rapporto che il grande scrittore aveva con i lettori italiani Sellerio propone, in una nuova collana dedicata, una selezione della sua straordinaria opera. Dodici libri, scelti affiancando i più amati ad altri meno conosciuti, ma altrettanto sorprendenti. Ogni volume sarà introdotto dall’autorevole lettura di alcuni dei più lucidi scrittori del panorama nazionale e internazionale. I primi due titoli, La forma dell’acqua e La rivoluzione della luna, sono appena usciti in libreria con l’introduzione, rispettivamente, di Antonio Manzini e Chiara Valerio, ai quali seguiranno gli altri volumi della collana con le introduzioni, tra gli altri, di Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Anto






ALTRE INIZIATIVE E ATTIVITÀ EDITORIALI
Nel mese di settembre verranno conferiti i Premi Andrea Camilleri Nuovi Narratori agli autori che avranno partecipato al concorso letterario istituito dal Fondo Andrea Camilleri e curato da Arianna Mortelliti, scrittrice e nipote dello scrittore. E ancora: il Premio Camilleri indetto dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, istituito nel 2020. Il bando prevede la selezione di un testo drammatico e la selezione di due ulteriori testi. La drammaturgia vincitrice sarà messa in scena a Spoleto in prima Nazionale al Festival Internazionale dei Due Mondi, il 12 luglio 2025 all’Auditorium della Stella. Nel mese di agosto uscirà con l’editore Salani la prima biografia di Andrea Camilleri scritta da Luca Crovi, che più volte ha avuto l’occasione di intervistare lo scrittore e di condividere con lui la passione per le storie e per la radio. Il libro, inedito e nato in collaborazione con il Fondo Andrea Camilleri, ripercorre la vita avventurosa dello scrittore, la sua arte narrativa, gli incontri straordinari con alcuni dei protagonisti del Novecento. In coincidenza con il centenario della nascita di Andrea Camilleri, si compie il decennale della fondazione della collana di volumi Quaderni camilleriani. Destinata alla pubblicazione online, la collana è nata nel 2016, diretta da Giuseppe Marci e Maria Elena Ruggerini (Università di Cagliari) e da un ristretto nucleo redazionale formato da studiosi di diverse discipline. Per l’occasione del centenario è prevista la realizzazione di un volume (dal titolo provvisorio: Alle radici del pensiero e della narrativa di Andrea Camilleri) che, attraverso i diversi saggi previsti, costituisca una messa a fuoco delle principali tematiche caratterizzanti l’opera dell’Autore.
LA RAI PER IL CENTENARIO
DI ANDREA CAMILLERI
Rai Documentari per Camilleri
In programma il documentario su Andrea Camilleri di Francesco Zippel (autore del recente “Gian Maria Volonté. L’uomo dai mille volti” presentato con grande successo alla Mostra del cinema di Venezia 2024).
Su Rai Teche e Rai Cultura presenti alcune delle numerose interviste video rilasciate nel corso degli anni dallo scrittore siciliano che lavorò molto a lungo in Rai come programmista, autore, regista.
Da rivedere su RaiPlay: “Camilleri sono” di Adriana Pannitteri
“La Sicilia di Montalbano” speciale di Rai Cultura condotto da Alberto Angela che, in occasione del centenario dalla nascita di Andrea Camilleri, ha dedicato la puntata di “Ulisse. Il piacere della scoperta” ai luoghi in cui sono state ambientate le avventure del commissario – fra gli altri Scicli, Ragusa, Modica, la Scala dei Turchi, la Fornace Penna di Sampieri, Marzamemi, Donnafugata, la Valle dei Templi di Agrigento e Tindari.

IL COMMISSARIO MONTALBANO TORNA IN TV





Rai trasmetterà in prima serata Rai 1, da martedì 9 settembre, una selezione di 15 episodi della serie, un viaggio nella memoria, un’immersione profonda tra i paesaggi di Vigata, i delitti da risolvere e le atmosfere inconfondibili che hanno reso Montalbano la serie di maggior successo del piccolo schermo italiano.
1. Il ladro di merendine
2. La voce del violino
3. La forma dell’acqua
4. Il cane di terracotta
5. La gita a Tindari
6. Tocco d’artista
7. Il senso del tatto
8. Gli arancini di Montalbano
9. L’odore della notte
10. Gatto e cardellino
11. Il giro di boa
12. Par condicio
13. La pazienza del ragno
14. Il gioco delle tre carte


15. La vampa d’agosto
16. Le ali della sfinge
17. La pista di sabbia
18. La luna di carta
19. Il campo del vasaio
20. La danza del gabbiano
21. La caccia al tesoro
22. L’età del dubbio
23. Il sorriso di Angelica
24. Il gioco degli specchi
25. Una voce di notte
26. Una lama di luce
27. Una faccenda delicata
28. La piramide di fango
29. Un covo di vipere
30. Come voleva la prassi
31. La giostra degli scambi
32. Amore
33. L’altro capo del filo
34. Un diario del ‘43
35. Salvo amato, Livia mia
36. La rete di protezione
37. Il metodo Catalonotti
























LUCA ZINGARETTI
“Mi manca molto la sua voce. Andrea Camilleri era uno dei pochi uomini intellettuali che costituiva un po’ una figura di riferimento, era una delle poche voci autorevoli del nostro panorama. Ogni tanto la faceva sentire questa voce e ci illuminava, ci faceva riflettere, oggi questa voce si è spenta. Manca non solo a me, ma al nostro Paese”. Di Luca Zingaretti Camilleri era stato insegnante all’Accademia: “Mi ha insegnato molto dal punto di vista professionale, mi colpì subito perché ci trattava non come allievi, ma come colleghi. E poi, e questo è qualcosa che porto dentro ancora adesso, è che ha sempre considerato il successo come qualcosa di poco importante, quando ha raggiunto il successo planetario, è rimasto sempre fedele a se stesso.” E a proposito di Montalbano, che nella sua versione letteraria non viene mai descritto troppo chiaramente nel fisico (alcuni dettagli emergono in maniera sparsa nelle pagine dei romanzibaffi, capelli, e una faccia perennemente imbronciata), Zingaretti dice: “Quando venni preso finalmente, dopo sei mesi di provini, Camilleri disse: “Finalmente ce l’hai fatta. Sinceramente non mi immaginavo un

commissario fisicamente come te, ma so che razza di attore sei, sono sicuro di fare un buon lavoro”. Per quasi venti anni l’attore romano ha frequentato assiduamente il commissario che nel tempo è diventata “una persona particolarmente cara, quasi paterna che ha molto da insegnare. Per un attore, ogni personaggio lascia dentro qualcosa, perché ci si misura con il loro sistema di valori, con loro senso etico, con le loro azioni, con i loro pensieri. Sicuramente per me Montalbano è stato un’occasione per misurarmi con un’idea di giustizia, con un profondo senso etico e con un modo di sentire le cose molto di pancia, ma soprattutto con il suo essere una persona perbene, che penso mi appartenesse anche prima, ma che è stata rinforzata da questa da questa frequentazione. Montalbano è come un vecchio amico che andavo a trovare con gioia ogni anno in un piccolo paesino sperduto della Sicilia”. Quando il Maestro è venuto a mancare: “A me umanamente mi manca un amico, perché con Andrea non ci siamo sentiti tantissimo, ma ogni volta che sono andato lui a chiedere un consiglio, una parola, lui me l’ha sempre data, precisa, illuminante. Manca a tutti, perché era una voce illuminante, con una visione originale”.


PEPPINO MAZZOTTA
«Nei primi romanzi il mio personaggio non aveva un nome, ma solo un cognome – Fazio. Durante le riprese, a un certo punto, fu necessario dargliene uno e si decise per il mio. Da quel momento è diventati Giuseppe Fazio nella serie e nei romanzi. Oggi posso dire che il mio personaggio mi manca, così come i luoghi che ci hanno ospitato durante le riprese. Proviamo tutti una nostalgia fortissima».
CESARE BOCCI
«È la meravigliosa penna di Camilleri che ha dato l’anima a Mimì e a tutti i personaggi della serie. Io ho fatto il lavoro più semplice, anche perché quando un attore ha a che fare con un personaggio così ben scritto, tutto diventa facile. Quello che certamente gli ho dato io è stato l’amore, mi sono affezionato al lui come un amico che, ogni tanto, ogni due anni, andavo a trovare. Ricordo ancora con emozione, eravamo alle prime stagioni ed era andata in onda una puntata molto toccante, l’incontro con Camilleri, il quale mi raccontò che la mia interpretazione aveva commosso lui e sua moglie. Sono parole che conservo gelosamente e che, ogni tanto, tiro fuori.»


ARIANNA MORTELLITI, NIPOTE
DI ANDREA CAMILLERI
“Anche quando raggiunse la pensione si comportava esattamente come se dovesse andare in ufficio a timbrare cartellino ogni mattina. Si alzava, preparava il caffè, si faceva la barba, si vestiva di tutto punto e alle nove massimo era pronto alla scrivania per lavorare. Raccoglieva le idee la sera prima di addormentarsi o la mattina appena sveglio, aspettava che arrivassi nel suo studio e mi dettava tutto d’un fiato ciò che gli era venuto in mente: “Buttiamo giù” diceva “poi al limite lo sistemiamo”. Ma chiaramente nel caso di mio nonno c’era sempre ben poco da sistemare. Si definiva un corrispondente di guerra perché amava lavorare nella confusione più totale. Quando ero piccolina mi chiedeva sempre di giocare accanto a lui o sotto la sua scrivania, e lo stesso ha fatto quando è diventato bisnonno. Nonno era davvero molto legato alla Sicilia, in particolare a Porto Empedocle, anche se si è trasferito in via definitiva a Roma all’età di 24 anni. Coglieva ogni occasione per poter tornarci ed era ben contento quando riuscivamo a farlo tutti insieme. Ogni volta che lo faceva per tutti era un grande evento e, quando stava seduto nel bar del Corso principale che chiamava il suo ufficio, si spargeva la voce e molte persone, non solo siciliane, cercavano di raggiungerlo per scambiare due chiacchiere con lui.”












