Alle prese con un personaggio costruito su misura che unisce ironia e fragilità. Il RadiocorriereTv incontra il protagonista della serie tv “Uno sbirro in Appennino”, il giovedì su Rai 1
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LA BUONA STELLA
Una storia di rinascita diretta da Luca Brignone con Francesco Arca e Miriam Dalmazio. Serie in tre serate in onda su Rai 1 da lunedì 13 aprile 8
KONG - CON LA TESTA TRA LE NUVOLE
Fabio Volo torna in tv con un appuntamento quotidiano, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3
INIMITABILI
Valli, Pasolini, Montanelli, Petrolini. Quattro personaggi fuori dal comune al centro della nuova stagione del programma con Edoardo Sylos Labini. Da domenica 19 aprile su Rai 3 18
CLAUDIO CECCHETTO
Il RadiocorriereTv intervista il disc Jockey, talent scout e conduttore, oggi tra i “Magnifici 7” di Canzonissima, lo show del sabato sera di Rai 1 condotto da Milly Carlucci
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FABRIZIO CASINELLI
La Capitale italiana della Cultura 2026 ospiterà la 78ª edizione del premio dal 28 settembre al 2 ottobre
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Docufiction in due prime serate su Rai 3, in onda il 17 e il 24 aprile, per raccontare il viaggio epico intorno al mondo a bordo della nave più bella
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Il taccuino swing (e non solo) di Renzo Arbore nell’appuntamento trasmesso il mercoledì alle 21.20 su Rai 5 28
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ATTORE COME SOSTANTIVO
comico come aggettivo
Un personaggio costruito su misura che unisce ironia e fragilità, tra sfide attoriali, legame con il territorio e passione per la comicità, il RadiocorriereTv incontra il protagonista di “Uno sbirro in Appennino”, il giovedì su Rai 1
Vasco Benassi è un uomo che sbaglia ma resta profondamente umano. Cosa l’ha affascinata di questa sua “umanità imperfetta”?
È la prima volta che interpreto un commissario protagonista in una serie così lunga, per di più su Rai 1: una bella responsabilità, ma anche una grande sfida. La cosa interessante è che il personaggio è stato costruito su di me: è una storia originale, che non è tratta da nessun romanzo. Con un pizzico di orgoglio posso dire che lo sceneggiatore, Fabio Bonifacci, mi conosce molto bene, abbiamo lavorato insieme a diversi film e ha scritto Vasco tenendo conto del mio carattere, delle mie corde, persino delle mie passioni. Per esempio, io sono cintura nera di karate, uno sport che ho praticato quando ero ragazzino, e lo è anche Vasco. Ma soprattutto ha inserito aspetti del mio modo di essere: l’ironia, la leggerezza, ma anche storie forti e più drammatiche.
Quindi anche nelle puntate successive il tono cambia?
Sì, le storie diventano più intense: si va da vecchi casi irrisolti a vicende più cupe, come quelle legate ai serial killer. Però tutto resta filtrato da una certa ironia, che è anche il mio modo di vedere la vita.
Se dovesse descrivere Benassi con un difetto che le appartiene?
Direi la tendenza a fare gaffe. Mi succede spesso anche nella vita reale (ride). Lo si capisce fin dalla prima puntata, durante l’incontro con Amaranta, la giovane poliziotta interpretata da Chiara Celotto, e con altri personaggi in questura, oggetto di tutta una serie di supposizioni sbagliate… Ecco, questa è una situazione “alla Bisio”.
La serie è ambientata nell’Appennino. Cosa racconta questa scelta?
Racconta qualcosa di molto attuale: il ritorno dei giovani nei piccoli borghi. Secondo Bonifacci, che conosce molto be-
ne quelle zone, in particolare quella dove abbiamo girato la serie, dopo lo spopolamento del dopoguerra oggi c’è una riscoperta di questi luoghi. Circa il 60% degli italiani vive in piccole realtà come il nostro “Muntagò”. E nella serie lo vediamo, per esempio, con il giovane figlio della sindaca, il Magico, che decide di tornare a vivere in campagna, nella vecchia casa abbandonata dai genitori, scegliendo così le radici e una vita più autentica.
Cosa rimane addosso a Benassi di questa terra?
All’inizio la odia: torna lì quasi per punizione o per dare spazio a un collega “raccomandato”, il mio rivale interpretato da un bravissimo Antonio Gerardi, nella vita un pezzo di pane, in scena credibilissimo nel ruolo dell’antipatico (ride). Benassi arriva a Muntagò, suo paese d’origine, arrabbiato e deluso, con un passato pesante e sensi di colpa, come si intuisce già nella prima puntata, nella quale si accenna che sua sorella è morta in un incidente stradale mentre lui era alla guida. Pian piano qualcosa cambia e, come spesso accade, quello che inizialmente rifiuti può diventare ciò che impari ad amare. Mi ricorda un po’ il mio personaggio in “Benvenuti al Sud”, Alberto Colombo, prima diffidente e carico di pregiudizi verso il Meridione, poi completamente conquistato dal luogo. Lo stesso accade a Vasco, folgorato dalla bellezza di quelle colline, dei tramonti… e questa non è finzione, è la realtà.
Se Benassi dovesse giudicare Claudio Bisio?
Credo che gli starei simpatico. Ci incontreremmo nel gusto per le battute ciniche, se possibile, e nella ricerca di un’ironia mai scontata, banale o retorica. Come Benassi, anche io amo dire quello che penso.
Ha attraversato teatro, cinema, TV e comicità. Dove si sente più a suo agio oggi?
Mi definisco prima di tutto un attore. La comicità è parte di me, non vi rinuncerei mai: è il mio imprinting, anche se rientra in qualcosa di più grande. Anche quando conduco, come a Zelig, interpreto un ruolo, quello del “bravo conduttore”, come diceva Nino Frassica ai tempi della TV di Renzo Arbore. Qualcuno ogni tanto mi chiede se abbia voglia di mettermi alla prova anche in ruoli drammatici: magari sarebbe una sfida interessante, ma a me piace così tanto far ridere (ride). Direi: attore come sostantivo, comico come aggettivo. Io amo nel
profondo gli attori – e le attrici ancora di più (ride) – amo il mio mestiere. Quando a Zelig qualcuno fa una battuta e porta a casa il risultato, io godo proprio. Ho avuto la fortuna di non provare né subire l’invidia, e questo mi piace molto.
Si fida più dell’istinto o dell’esperienza?
Dell’istinto: andando a memoria, mi sembra non mi abbia mai tradito. Ogni tanto provo a uscire dalla mia comfort zone, anche su consiglio di persone fidate, ma quando lo faccio poi me ne pento subito (ride). Ma poi, se questa è la mia caratteristica e mi riesce anche abbastanza bene, perché dovrei farlo?
In libreria
LA BUONA STELLA
Una storia che parla a tutti, perché è una storia di rinascita. Stella e Simone sono due personaggi che sbagliano ma che, nonostante tutto, lottano per riparare agli errori e dimostrare il proprio valore, mai da soli, ma con il supporto delle persone che hanno accanto. Tre prime serate su Rai 1 da lunedì 13 aprile
Come ci si rialza dopo essere caduti? Servono forza, volontà e coraggio, ma anche una Buona Stella. Simone ha un matrimonio fallito alle spalle, sacrificato sull’altare di una carriera di calciatore mai decollata e che ora sembra al capolinea. Stella, poliziotta ribelle, vuole rimettersi in piedi dopo aver tragicamente perduto l’uomo che amava. A unire i due destini è una borsa piena di soldi. Simone la ruba dalla scena di un crimine sul quale Stella dovrà indagare. Per un gioco del destino quei soldi, che sembravano essere la fortuna di Simone, si trasformano nella sua condanna a morte, i criminali a cui li ha sottratti sono sulle sue tracce e sono pronti a tutto pur di recuperarli. Simone, con l’ex moglie Alessia e la figlia Giada, si trova costretto a scappare, in una fuga continua e piena di imprevisti che si snoda lungo le coste della Calabria (toccando Crotone, Isola Capo Rizzuto, Cutro, Botricello e Lamezia Terme). L’unica speranza per Simone è Stella: solo lei, infatti, indagando, può ricostruire il filo degli eventi e provare a salvarlo. Per la poliziotta, però, sono indagini che riaprono ferite del passato mai chiuse e che la obbligano a lavorare fianco a fianco con Valerio, dirigente degli Affari Interni, che fa di tutto per ostacolarla, accecato da un antico odio. Mentre Simone e famiglia cercano di sfuggire ai propri inseguitori, Stella deve fare i conti con le insidie del lavoro e le conseguenze di un amore che non ha mai dimenticato.
PERSONAGGI
Simone (Filippo Scicchitano)
Interpretato da Filippo Scicchitano, Simone è un uomo che per inseguire il sogno di diventare un calciatore famoso ha sacrificato tutto, incluso l’amore della sua vita, Alessia. Convinto che la sfortuna l’abbia preso di mira, non si rende conto che, nonostante il suo buon cuore, spesso è proprio lui la causa dei propri guai. Quando, però, sarà la sua famiglia a essere in pericolo, Simone scoprirà di avere il coraggio che gli è sempre mancato.
Stella (Miriam Dalmazio)
Interpretata da Miriam Dalmazio, Stella è una poliziotta abituata a combattere contro tutto e tutti. Riesce a risolvere indagini nelle quali i suoi colleghi getterebbero la spugna grazie all’istinto da investigatrice e alla giusta dose di noncuranza verso le regole. Quella stessa intraprendenza, però, l’ha portata a vivere un periodo buio, segnato dalla morte dell’amore della sua vita e dalla perdita della custodia del figlio. Ora Stella è pronta
a rimettersi in piedi, tanto nel lavoro quanto nella vita. Per farlo, però, deve capire che non sono gli altri a dover credere in lei, ma è lei stessa che deve fidarsi delle proprie capacità.
Valerio (Francesco Arca)
Interpretato da Francesco Arca, Valerio è una persona che vive schiacciata dal peso del passato. Dopo la morte del fratello si è ritrovato da solo a dover gestire un padre anziano, malato di Alzheimer, che non si ricorda di lui e lo chiama costantemente col nome del figlio che non c’è più. Assorbito dal dolore del padre, Valerio non ha mai elaborato la propria di sofferenza, che riversa su Stella. Sarà proprio l’incontro con quella poliziotta ribelle e opposta a lui che scuoterà le certezze granitiche di Valerio, costringendolo a buttarsi nell’azione e nella vita come non faceva da tempo.
Alessia (Laura Cravedi)
Interpretata da Laura Cravedi, Alessia è una giovane donna alla quale la vita ha insegnato che può contare solo su sé stessa. Dopo la fine del matrimonio con Simone, infatti, si è ritrovata a crescere una figlia completamente da sola. Pensa che dagli errori fatti si possa solo imparare ed è per questo che, quando Simone torna a bussare alla sua porta, Alessia lotta con tutte le sue forze per non farsi stravolgere l’esistenza. Ma, soprattutto, cerca di proteggere Giada da tutti i pericoli ai quali vengono esposti per colpa di Simone. La battaglia più grande, però, la deve combattere contro il proprio cuore perché, nonostante tutto, c’è ancora una parte di lei che è innamorata di Simone.
LE PUNTATE
PRIMA SERATA
Simone, dopo una visita dal medico sportivo, si convince di avere un tumore al cervello. Più tardi, quello stesso giorno, è testimone di una violenta sparatoria di cui rimane l’unico superstite. Sulla scena del crimine trova una borsa piena di soldi e la prende: finalmente potrà fare qualcosa per la sua famiglia. Stella, al suo primo giorno di lavoro sul campo dopo un anno di stop forzato, si trova a indagare proprio su quella sparatoria e, nel farlo, si scontra con Valerio, fratello del suo defunto amore e suo acerrimo nemico. Simone, raggiunta la famiglia in Calabria, capisce di aver commesso un errore fatale nel portargli quei soldi rubati. Simone e Alessia devono scappare da due poliziotti corrotti, Ezio e Bruno, che vogliono riprendersi i soldi rubati. Nella fuga i due portano con loro anche la figlia, la piccola Giada. Intanto a Roma Stella scopre un dettaglio importante sulla sparatoria. Basterà a convincere Valerio a lasciarla indagare sul caso?
SECONDA SERATA
Simone riesce a rubare un camper, sul quale si mette in viaggio assieme ad Alessia e Giada. Stella, invece, viene convocata da
Valerio: le darà una possibilità di dimostrare che ha ragione, indagheranno assieme. Alessia inizia ad avere dubbi soprattutto per i pericoli ai quali sta esponendo Giada. Simone, Alessia e Giada sono prigionieri di Ezio e Bruno e non sanno cosa sarà del loro destino. A Roma Stella indaga su un suicidio che si rivela collegato alla sparatoria. Alessia è costretta ad un gesto estremo per mettere in salvo la propria famiglia.
TERZA SERATA
Stella e Valerio interrogano un testimone legato al passato di entrambi. Simone, Alessia e Giada trovano ospitalità in campeggio, dove vengono protetti da una famiglia calabrese. Eppure, la minaccia dalla quale fuggono riesce a trovarli anche lì dove si sono nascosti. Simone, Alessia e Giada sono costretti nuovamente a fuggire e Simone decide di sacrificarsi per la sicurezza della sua famiglia. Stella e Valerio sono sulle tracce di Simone ed arrivano in Calabria. Riusciranno a trovarlo in tempo prima dei suoi inseguitori?
IL REGISTA LUCA BRIGNONE RACCONTA…
«Quello che considero importante del mio lavoro è raccontare principalmente il movimento emotivo dei personaggi, andare dentro ogni loro sfaccettatura, vederli e sentirli. In questa ricerca l’attore si ritrova a scavare dentro di sé per fare emergere quella verità che serve al racconto. Le scene così acquistano spessore e profondità, meritando la fiducia dello spettatore che entra immediatamente in empatia con i personaggi. In questa serie, il viaggio non è solo geografico — da Roma alla Calabria — ma è una discesa dentro i drammi della vita. Ogni scena deve avere il sapore della realtà, mi piace sapere che lo spettatore possa sentirsi vicino al respiro affannoso di Simone durante una crisi e al silenzio nostalgico di Stella mentre guarda le foto di suo figlio, che possa compartecipare alle preoccupazioni e alle ingenuità di Alessia, giovane madre, che si scopre a tratti impreparata a crescere una figlia da sola, fino a osservare con
sguardo tenero e sospeso la rabbia di Valerio che non riesce ad accettare la morte di suo fratello. Solo scavando dentro il buio dei personaggi, le sequenze quindi acquistano quello spessore che trasforma un semplice crime in un’esperienza empatica e totale. Chi osserva non deve solo guardare, deve restare impigliato nel destino dei personaggi, vivendo ogni loro piccola gioia come un miracolo e ogni caduta come uno schianto personale. Cosa succede quando il destino decide che sei il suo bersaglio preferito? Questa è la domanda che anche io mi sono posto durante le riprese della serie. Per me, girare “La Buona Stella” ha significato esplorare il momento esatto in cui la disperazione diventa coraggio. Ho scelto di assecondare la verità di ogni personaggio con inquadrature mai troppo strette per non soffocarli ma permettendogli di esprimersi anche nella loro fisicità. Stella e Simone sono su due binari, ma destinati a scontrarsi. Stella è una donna distrutta dal suo senso di colpa e il suo obiettivo è riportare alla luce la verità. Diventa così non un’eroina imbattibile, ma una donna che trema, inciampa e cade, ma non indietreggia. E la malattia di Simone non vuole essere un espediente melodrammatico, ma con inquadrature instabili, sdoppiate e suoni ovattati ho voluto far sentire allo spettatore la sua fragilità fisica. Quando ruba quella borsa, non è un ladro: è un uomo che cerca di pareggiare i conti con il destino. Il peluche pieno di soldi è l’immagine che mi ha perseguitato fin dalla prima lettura. È la sintesi perfetta della serie: l’innocenza (la figlia Giada) contaminata dal male (i soldi sporchi). Ezio e Bruno, i poliziotti corrotti, quasi come fossero figure mitologiche, presenze inarrestabili e sgradevoli che rompono l’intimità ritrovata di questa famiglia in fuga. Il mio obiettivo non è solo raccontare la sfida, ma se alla fine della corsa, sotto il cielo della Calabria, Stella e Simone riusciranno a guardare di nuovo in alto senza aver paura di ciò che le stelle hanno in serbo per loro. Sarà un viaggio rotto dagli imprevisti e per questo profondamente umano, e il camper diventa così quel personaggio che rappresenta l’instabilità di un domicilio nella ricerca della salvezza.»
DJ PER SEMPRE
Disc jockey e produttore, talent scout e conduttore. Dal suo cappello sono usciti personaggi tra i più amati dello spettacolo e della musica, con il suo intuito ha contribuito a modernizzare, in cinquant’anni di carriera, radio e tv. Oggi è tra i “Magnifici 7” di Canzonissima, lo show del sabato sera di Rai 1 condotto da Milly Carlucci
Un tuffo nella grande musica italiana, che viaggio è per lei “Canzonissima”?
Ci sono dei pezzi che fanno parte del mio percorso artistico, altri che conosco perché li amavano i miei genitori, i miei amici. Sono nato disc jockey e amo i brani che hanno un minimo di ritmo, al tempo stesso apprezzo anche i pezzi più lenti quando sono dei capolavori. Ci sono canzoni che smuovono ricordi importanti, penso ai tanti successi di Adriano Celentano, a brani come “I ragazzi della via Gluck”, uno dei primi che ho imparato a memoria. Sia io che mio padre eravamo fan di Adriano, io lo sono ancora.
Cosa rende un brano una canzonissima?
Sicuramente il successo che ha ottenuto. Spesso ti domandano come nasca un successo. Beh, saperlo… (sorride). Una canzonissima nasce dalle persone. La televisione, i media, non fanno altro che farla ascoltare, ma il successo è decretato solo ed esclusivamente dal pubblico.
Cosa deve avere un artista per rimanere nel tempo?
Un artista deve capire il valore del suo talento, perché se è vero che il talento è un dono, il successo è un mestiere. Quando ti rendi conto che il tuo talento ti sta aiutando, devi investire su di lui. Proprio come dicono le mamme: studia, studia!
Quanto bisogna studiare, Claudio…
Il più possibile, ma se hai una passione non è difficile passare il tempo a studiare dedicandoti a ciò che ami.
Lei è uno dei più grandi scopritori di talenti, come si riconosce la qualità artistica?
Quando incontri qualcuno che non vede l’ora di esercitare la sua passione, che lo fa per 24 ore al giorno e la sua vita ormai è dedicata al suo essere artista. Te ne rendi conto, vedi che mentre lo fa si diverte e diverte gli altri, e non è che si dispera se non ottiene il risultato.
Lei quanto si è divertito e si diverte con il suo mestiere di DJ?
Io e Lorenzo Jovanotti lo diciamo sempre, siamo nati disc jockey e lo saremo per tutta la vita anche se sembra che facciamo altro (sorride). Il DJ è un talent scout, qualcuno che guarda nel repertorio delle nuove uscite, che cerca tra i nuovi cantanti per scoprire qual è il più forte e proporlo al pubblico.
Come è cambiato il talento dagli anni Ottanta a oggi?
Oggi ci sono certamente più possibilità di esprimersi ma sono anche molte di più le difficoltà, perché sono tanti i giovani che vogliono mostrare il proprio talento. Un tempo c’erano poche proposte ed era più facile scegliere. I giovani artisti usano i social, la rete, e proprio da questi imparano come fare musica, come muoversi, come atteggiarsi. Penso anche che per aiutare il proprio talento sia giusto utilizzare tecnologie come l’intelligenza artificiale, mischiandola al proprio essere un artigiano.
La tv di ieri e quella di oggi, c’è qualcosa che rimpiange degli anni che la videro maestro di sperimentazione? No, rimpianti no. I rimpianti fanno sempre male, abbruttiscono. So di essere stato fortunato ad avere iniziato nella televisione privata, dove non c’erano delle regole precise, dove si poteva inventare. Oggi la televisione è già stata inventata, hanno fatto tutto, e quindi è un po’ più difficile
fare qualcosa di nuovo. Credo che la tv debba puntare di più sui giovani, proprio come la Rai sta facendo con Stefano De Martino.
Quando condusse il suo primo Festival di Sanremo nel 1980 lei aveva solo 27 anni…
Sì, hanno rischiato. Si usciva da un Festival che non aveva avuto un grandissimo successo, quindi il patron, Gianni Ravera, decise di cambiare. Erano nate le radio private, le radio libere, così pensarono di utilizzare un DJ alla conduzione e scelsero me, fui fortunato.
Tre volte alla guida di Sanremo, tra le hit di quelle edizioni quali porta nel cuore?
I successi usciti da quei tre festival sono stati tanti. Sono particolarmente affezionato al Sanremo del 1981, vinto da Alice con “Per Elisa”, ma c’erano anche “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri…
La sigla di quell’edizione fu il suo “Gioca Jouer”…
Sì, e proprio grazie ai 25 milioni di persone che seguirono le tre serate, che ascoltarono quel brano, dopo 45 anni il “Gioca Jouer” va ancora forte (sorride).
Il suo terzo Festival, quello del 1982, segnò l’esordio di una leggenda…
Ho avuto la fortuna di presentare un personaggio che ancora adesso sta riempiendo gli stadi. Parlo di Vasco Rossi (cantò “Vado al massimo”).
Che musica ascolta, oggi, Claudio Cecchetto?
Più o meno tutta la musica, quello che non mi emoziona non lo riascolto. Da disc jockey sto apprezzando il recupero di brani del passato riprodotti con suoni moderni, con più ritmo. Mi piacciono la musica elettronica, la musica dance. Amo l’accostamento della dance a melodie come quelle di “Y.M.C.A.”, “Born To Be Alive”, “Just Can’t Get Enough”. Credo che così come è accaduto con la musica classica, che ha visto resistere nel tempo le sinfonie più note, tra cent’anni rimarranno i brani oggi più amati, che verranno rifatti continuamente.
In libreria
Dopo anni di assenza dal piccolo schermo Fabio Volo torna in tv con profondità e leggerezza. Dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3
Fabio Volo, uno dei narratori più amati d’Italia, torna sul piccolo schermo in modo inatteso: a 100 metri d’altezza, in cima alla Torre Branca di Milano, con il cielo come sfondo e la città ai piedi. Da qui, dal 13 aprile, in diretta dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3, andrà in onda il nuovo programma di Rai Cultura, “Kong - Con la testa tra le nuvole”. L’idea è semplice e radicale: trovare le risposte alle domande che contano davvero, sollevandosi da terra. Felicità, bugie, amicizia, tradimento, paura, speranza: i grandi temi dell’esistenza umana, verranno affrontati in conversazioni autentiche, con la profondità di una confessione e la leggerezza di una passeggiata. Lunedì 13 aprile, nel primo appuntamento di” Kong”, con Fabio Volo ci sarà Beppe Fiorello; martedì 14 ospite è Romina Power; mercoledì 15, Brunori Sas. Giovedì 16 sarà la volta di Umberto Galimberti e, venerdì 17, chiuderà la prima settimana di programmazione, Geppi Cucciari. Accanto alle voci degli ospiti, quelle dei “compagni di viaggio”, ovvero voci del passato recuperate dall’archivio straordinario delle Teche Rai, che entrano nel dialogo come echi di un’Italia che ha già attraversato queste domande. In alcune puntate, a dare voce e musica all’altezza sarà la band brasiliano/milanese dei
“Selton”, con performance dal vivo che si intrecceranno con il filo della conversazione. “Kong - Con la testa tra le nuvole” è un programma scritto da Fabio Volo con Giorgio Cappozzo e Fosco D’Amelio, Cristina Erbetta, Luca Restivo, Livia Russo. Consulenza di Vladimiro Polchi. Regia di Cristian Biondani.
Quattro personaggi fuori dal comune, i loro pensieri, le loro azioni al centro della nuova stagione di “Inimitabili” con Edoardo Sylos Labini. Da domenica 19 aprile su Rai 3
TAlida Valli, Pier Paolo Pasolini, Indro Montanelli, Ettore Petrolini. Edoardo Sylos Labini conduce gli spettatori alla scoperta di quattro vite straordinarie nella terza stagione di “Inimitabili”, il programma di Rai Cultura in onda da domenica 19 aprile in seconda serata su Rai3. Un viaggio, che intreccia il documentario storico all’interpretazione teatrale, nella vita di quattro protagonisti della cultura italiana del Novecento raccontati nelle pieghe della loro vita interiore attraverso interviste, brani di recitazione e documenti inediti. Quattro “atti unici” intessuti dalle interpretazioni di Sylos Labini, che dà vita agli “Inimitabili”, attraverso le loro parole e i passaggi cruciali delle loro esistenze fuori dall’ordinario. Un racconto arricchito dalle riprese dei luoghi dove gli “Inimitabili” hanno vissuto e agito e dalle interviste a storici ed esperti. A vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 22 aprile del 2006, la prima puntata celebra la vita e la carriera di Alida Valli, diva anticonformista che attraversa il cinema internazionale e la storia d’Italia tra successi, scandali e rinascite artistiche, da Cinecittà a Hollywood fino al cinema d’autore. Pier Paolo Pasolini, vita e opera del poeta, scrittore e regista tra i più controversi e lucidi intellettuali del Novecento. Ne emerge, nella seconda puntata, il ritratto di un artista libero e provocatorio che ha raccontato senza compromessi le contraddizioni dell’Italia contemporanea. Tra storici reportage, polemiche, e scelte controcorrente, la terza puntata attraversa la vita del più importante giornalista italiano, Indro Montanelli, cronista e testimone di un secolo. Ribelle, geniale, irriverente: Ettore Petrolini ha rivoluzionato la comicità trasformandola in arte. L’ultima puntata di questa stagione ripercorre la vita e l’avventura artistica di un protagonista inimitabile del teatro italiano.
Il Prix Italia a L’Aquila
La Capitale italiana della Cultura 2026 ospiterà la 78ª edizione dal 28 settembre al 2 ottobre
Sarà L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, ad ospitare la 78ª edizione del Prix Italia, lo storico Concorso internazionale organizzato dalla Rai e dedicato al meglio della produzione radiofonica, televisiva e multimediale, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Dal 28 settembre al 2 ottobre, il centro cittadino ospiterà il Festival e le anteprime Rai e il Concorso, che ogni anno coinvolge oltre 100 organismi radiotelevisivi provenienti da circa 90 Paesi. Un appuntamento di riferimento per il settore, che riunisce registi, autori, artisti e operatori italiani e internazionali. Per la prima volta nella sua storia, il Prix Italia si svolgerà nel cuore del centro storico della città abruzzese, “simbolo di rinascita e innovazione - afferma la Segretaria generale del Prix Chiara Longo Bifano - riconosciuta come modello di smart city capace di rappresentare insieme memoria storica e trasformazione contemporanea”. Il Concorso - precisa Longo Bifano – “vuole valorizzare il ruolo dei broadcaster nel promuovere arte e cultura, in equilibrio tra creatività e tecnologia. La scelta de L’Aquila punta su un territorio in grado di attrarre produzioni e grandi eventi culturali, offrendo al tempo stesso un contesto ricco di location naturali e competenze pro-
duttive”. Grazie al supporto della Regione Abruzzo e della Film Commission, i partecipanti potranno sviluppare nuove esperienze e progetti di coproduzione internazionale. Il Concorso è riservato ai broadcaster, con iscrizioni aperte fino all’8 giugno nelle sezioni Radio & Podcast, TV e Digital. Regolamenti e informazioni sono disponibili sul sito ufficiale www.rai.it/prixitalia. Tre i premi speciali previsti: il Premio in onore del Presidente della Repubblica, il Premio Signis e il Premio YLAB, assegnato da una giuria di studenti delle Università e delle Istituzioni culturali d’Abruzzo. Presidente dell’edizione dedicata alle arti performative sarà Corey Baker, pluripremiato regista e coreografo neozelandese, noto anche per opere diventate virali come la coreografia di “Dead Dance” di Lady Gaga, lanciata dalla serie Netflix “Wednesday”, e “Swan Lake Bath Ballet”, creato per la BBC e vincitore del Prix Italia nel 2021 con la seguente motivazione: “Per le generazioni a venire, questa straordinaria produzione rappresenterà un perfetto esempio di quanto gli esseri umani possano essere creativi, anche in tempi di crisi”. “È un onore essere Presidente del Prix Italia in un anno dedicato alle arti performative” - dichiara Corey Baker. “Per me, questo significa cose strane, selvagge, folli, stravaganti, impossibili e nuove. Questo è ciò che le persone creative vogliono realizzare e – se le emittenti si fideranno di questi creativi – capiranno che è ciò che vuole anche il pubblico”.
In libreria
Vespucci, il viaggio più lungo
Due prime serate su Rai 3 – il 17 e il 24 aprile – per raccontare il viaggio epico intorno al mondo, a bordo dell’Amerigo Vespucci, la nave più bella mai costruita
Nave Amerigo Vespucci, nave scuola della Marina Militare, custode da oltre novant’anni delle più antiche tradizioni navali e marinare, è uno dei simboli più conosciuti dell’Italia nel mondo. Ispira da sempre sentimenti di orgoglio nazionale, sogni di epoche passate e avventure marinaresche. Navigando tra queste emozioni, la docuserie racconta – tramite lo sguardo dei protagonisti, degli allievi ufficiali, dell’equipaggio e del suo Comandante, capitano di vascello Giuseppe Lai – il progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia”. Si tratta di un’impresa epica tutta italiana, compiuta dalla nave più bella del mondo insieme al “Villaggio Italia”, un’esposizione pluriennale itinerante del Made in Italy che ha riunito le “nazionali delle eccellenze italiane”. A Los Angeles, Tokyo, Darwin, Singapore, Mumbai, Abu Dhabi, Doha e Jeddah, l’Italia si è presentata con uno spazio attraverso il quale ha dialogato, ospitato e accolto non solo gli italiani nel mondo, ma anche cittadini e visitatori locali. Il tutto attraverso cultura, arte, creatività, ricerca, innovazione, sport, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio paesaggistico italiano. Il progetto nasce da un’idea del Ministro della Difesa Guido Crosetto. È sostenuto dalla Difesa e da dodici Ministeri, realizzato e prodotto da Difesa Servizi in partenariato pubblico–privato con l’agenzia Ninetynine. L’obiettivo: trasformare il giro del mondo in un’espressione unitaria dei valori nazionali, ma anche in una vetrina del Made in Italy e un motore per l’economia e la diffusione culturale italiana. L’Amerigo Vespucci e il Villaggio Italia hanno portato nel mondo cultura, storia, innovazione, enogastronomia, scienza, ricerca, tecnologia e industria: elementi che rendono l’Italia un Paese apprezzato a livello globale. Il racconto parte dall’Accademia Navale di Livorno, dove gli allievi si preparano alla navigazione che li renderà marinai ancora prima che ufficiali. Contemporaneamente, dalle coste messicane, il Vespucci salpa verso Los Angeles, punto d’incontro per l’imbarco degli allievi e del primo Villaggio Italia. Questa è l’ultima tratta “comoda”: l’equipaggio conta circa 250 persone, che diventano 400 con gli allievi, su una nave lunga 101 metri. A bordo, il lavoro è conti-
nuo: manutenzione degli alberi, controllo delle cime, lucidatura degli ottoni. Tutto per far splendere “la nave più bella del mondo”. Quando il Vespucci disormeggia, lo fa con il suo stile unico. Gli allievi, appena imbarcati, affrontano subito il primo impegno ufficiale: il saluto alla Voce. Schierati sui pennoni in uniforme storica, salutano l’America gridando secondo tradizione, pronti per la traversata del Pacifico verso Tokyo. La prima alba a bordo segna l’inizio della formazione: sveglia dura, ritmi serrati, poco sonno. Gli allievi, accolti dal Comandante, iniziano un percorso intenso che li porterà a conoscere il mare e a confrontarsi con condizioni estreme. Durante la traversata del Pacifico toccheranno Hawaii, Tokyo, Manila e Darwin. La mancanza di sonno diventa una costante: si dormono in media tre ore a notte per testare la resistenza psicofisica. Si studiano rotte, venti, correnti e navigazione astronomica, ma soprattutto si naviga a vela. La prima salita sugli alberi per mollare i matafioni è un momento indimenticabile: un misto di timore, eccitazione e libertà. Gli allievi imparano a interpretare i fischi dei nocchieri, fondamentali per impartire ordini. I nocchieri, consapevoli del loro ruolo formativo, non fanno sconti: preparano futuri comandanti capaci di conoscere ogni dettaglio delle operazioni. Durante la navigazione, momenti di goliardia aiutano a sviluppare qualità essenziali come pazienza, empatia, tolleranza e perseveranza. Eventi come il passaggio dell’antimeridiano, le gare di nodi e il teatro di bordo rafforzano lo spirito di comunità. Prima dell’arrivo a Darwin, arriva il momento degli esami. La Sala Consiglio si trasforma in aula universitaria: gli allievi affrontano la prova finale davanti agli ufficiali. Superarla significa conquistare il numero “II” e accedere alla seconda classe dell’Accademia Navale. La sera è carica di emozione: soddisfazione, felicità e nostalgia si intrecciano. Ripartito da Darwin, il Vespucci riprende i suoi spazi. Dopo Singapore, Mumbai e Doha, arriva ad Abu Dhabi, dove l’equipaggio celebra Natale e accoglie il 2025. È il momento dei bilanci. Il Comandante Lai ricorda con emozione il passaggio di Capo Horn, destinato a restare nella storia della Marina Militare. Ma una nuova sfida attende: lo stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. La navigazione in queste acque è rischiosa. Per sicurezza, vengono imbarcati i fucilieri della Brigata Marina San Marco e il Vespucci è affiancato dal cacciatorpediniere Caio Duilio e dalla fregata Alpino. Superato lo stretto, la rotta prosegue verso il Canale di Suez, attraversando quasi
200 km nel deserto. Si entra così nel Mediterraneo: il “Mare Nostrum”. L’aria di casa si fa sentire. Ultima tappa prima di Trieste è Alessandria d’Egitto, durante il Festival di Sanremo. Il Vespucci partecipa come ospite d’eccezione, collegandosi in diretta con Carlo Conti. Il giorno dopo, il tono cambia: visita al Sacrario di El Alamein, dove riposano circa 5200 soldati italiani. La cerimonia rafforza il senso di appartenenza e il valore del servizio alla patria. Il 1° marzo 2025, a Trieste, l’Italia accoglie il Vespucci con un abbraccio collettivo in Piazza Unità d’Italia. L’ingresso in porto è accompagnato da centinaia di imbarcazioni. Tra emozione e ricongiungimenti familiari, la nave si prepara all’ultima tappa: Genova, dove il 10 giugno si celebrerà la Giornata della Marina. Il Tour Mediterraneo sarà accompagnato dal Villaggio IN Italia, uno spazio che permetterà agli italiani di rivivere il viaggio della nave più bella del mondo.
Il regista Flavio Maspes racconta…
«Raccontare il Vespucci è semplice e complicato allo stesso tempo. La nave scuola è leggenda e realtà, tutti la conoscono e questo è al contempo una fortuna, è adorata dal pubblico e - una sfida - è stata narrata innumerevoli volte. “Il Viaggio più lungo” ci ha dato l’opportunità di esplorarne la personalità e di raccontarne molte sue prime volte: il passaggio di Capo Horn, il tratto di navigazione più temuto dai marinai, i Villaggi Italia, spazi espositivi che hanno portato in giro per il mondo le eccellenze del Paese, la temuta traversata del Mar Rosso, evitato da molte navi commerciali per possibili attacchi Huthi e naturalmente l’imbarco degli allievi ufficiali. Per coglierne appieno lo spirito, la narrazione è stata affidata principalmente ai protagonisti. Il comandante, gli ufficiali, i nocchieri, ad ogni nuova operazione ne spiegano la funzione, la tecnica e la storia mentre gli allievi ufficiali condividono le loro emozioni per un’avventura che resterà impressa per sempre nella loro memoria. La voce fuori campo invece è stata utilizzata per puntellare i luoghi visitati dall’equipaggio e raccontarne la storia. Sono sempre stato attratto dalla contaminazione culturale che generano i viaggi. Apprendi, assorbi, diffondi e trasmetti. Il periplo del globo è stata un’occasione irripetibile per mettere in pratica questi concetti. L’Italia, la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura disseminate durante gli ormeggi nei porti dei sei continenti tramite i suoi migliori ambasciatori, il Vespucci, il veliero che diffonde il nostro spirito e riporta a casa l’alito del mondo e il Villaggio Italia.»
IL TOUR MONDIALE VESPUCCI
A vent’anni dall’ultima circumnavigazione (2002-2003), la Nave Scuola Amerigo Vespucci ha preso il largo per un nuovo, straordinario viaggio intorno al mondo. Salpato il 1° luglio 2023, il veliero più bello del mondo ha attraversato i mari per 20 mesi, nel corso dei quali ha raggiunto 5 continenti, 30 Paesi, 35 porti e ha percorso oltre 46.000 miglia nautiche. Il progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” ha unito la tradi-
zionale attività di addestramento e di Naval Diplomacy della Nave Scuola della Marina Militare con la promozione delle eccellenze del Made in Italy. L’epico viaggio di Nave Amerigo Vespucci è stato accompagnato nel mondo dal Villaggio Italia (8 tappe all’estero e 9 italiane con il Villaggio IN Italia), una produzione in partenariato pubblico-privato di Difesa Servizi S.p.A. e Ninetynine. Il Villaggio Italia, mini expo itinerante pluriennale ha promosso e raccontato le eccellenze del Made in Italy portando in giro per il mondo la cultura, la creatività, la ricerca e l’innovazione, lo sport, la gastronomia, la scienza, i progetti di sostenibilità, il patrimonio paesaggistico italiano e l’industria che fanno dell’Italia un Paese universalmente apprezzato: a Los Angeles, Tokyo, Darwin, Singapore, Mumbai, Abu Dhabi, Doha, Jeddah, l’Italia si è presentata con uno spazio innovativo attraverso il quale ha dialogato, ospitato e accolto non solo gli italiani in giro per il mondo, ma anche i cittadini e i visitatori delle città raggiunte dal Vespucci; un luogo che nel corso del tour mondiale è diventato una piattaforma multidisciplinare, ponte tra culture, espressione, insieme a Nave Amerigo Vespucci, dei valori dell’intera Nazione ed elemento propulsivo per la nostra economia e per la divulgazione della nostra cultura oltre che un’opportunità importante anche per le realtà imprenditoriali italiane. Tra le eccellenze italiane nel Villaggio Italia: l’Italian Opera Academy del Maestro Riccardo Muti, i musicisti dell’Accademia Teatro alla Scala, “La David” dell’artista Jago, i film della Mostra del cinema di Venezia. Presenti le Frecce Tricolori, le bande e le Fanfare delle Forze Armate. Nel corso del Tour Mediterraneo il Villaggio Italia è diventato Villaggio IN Italia, un luogo di racconto che ha reso partecipi tutti gli italiani dell’esperienza vissuta da Nave Amerigo Vespucci nel mondo. Il Villaggio IN Italia è stato allestito a Trieste, Venezia, Ortona, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Napoli, Civitavecchia e Genova. Sono stati oltre 1,2 milioni di visitatori complessivi che hanno raggiunto Nave Vespucci e il Villaggio Italia tra 5 continenti, 33 Paesi e 53 porti di cui 20 nel Mar Mediterraneo. E il progetto Tour Mondiale Vespucci – Villaggio Italia ha generato anche un vero e proprio fenomeno di costume, il “fenomeno Vespucci”, con una eco mediatica di oltre 38.000 pubblicazioni tra quotidiani, siti, tv, radio e agenzie nazionali e internazionali, 1,3 miliardi di visualizzazioni sui canali social del Tour Vespucci e oltre 120 milioni di interazioni. L’iniziativa del Tour Mondiale Vespucci – Villaggio Italia è stata promossa dal Ministero della Difesa e sostenuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – con il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare e il Ministro per lo Sport e i Giovani; dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy; dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste; dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; dal Ministero della Cultura; dal Ministero del Turismo; dal Ministero per le Disabilità.
Happy Holidays
Sulla piattaforma Rai il secondo lungometraggio del regista Scandar Copti, candidato al Premio Oscar con la sua opera prima “Ajami”. Il film è vincitore nella sezione Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura alla 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – Biennale di Venezia
Un’opera intensa e contemporanea che intreccia storie familiari, ambientate nella città di Haifa, restituendo uno sguardo lucido e profondo sulle dinamiche sociali, sui legami personali e sulle scelte che mettono alla prova i suoi protagonisti. Ambientato tra le complessità delle relazioni interculturali e intergenerazionali, “Happy Holidays” segue quattro personaggi le cui esistenze si incrociano in modi inaspettati. La storia racconta di un Israele precedente agli eventi del 7 ottobre 2024, in cui tuttavia le tensioni fra arabi ed ebrei risultano già evidenti. In questo scenario, le difficili relazioni tra i protagonisti si sviluppano in un contesto sociale fortemente patriarcale, con conseguenze che limitano soprattutto la libertà delle donne. Rami, giovane palestinese di Haifa, deve fare i conti col fatto che la sua ragazza ebrea ha improvvisamente cambiato idea sull’interruzione della gravidanza. Hanan, madre di
Rami, affronta una crisi finanziaria e si ritrova invischiata in complicazioni quando chiede il risarcimento per l’incidente della figlia Fifi. Miri si confronta con la depressione di sua figlia adolescente, mentre cerca di aiutare a risolvere la gravidanza di sua sorella, incinta di Rami. Fifi si dibatte con i suoi sensi di colpa nel nascondere un segreto che mette a repentaglio la reputazione della sua famiglia e la sua nascente relazione sentimentale con il Dr. Walid. “L’idea di questo film - racconta il regista Scandar Copti - nasce da una conversazione ascoltata casualmente in gioventù, che ha rivelato quanto profondamente radicati siano nelle persone certi valori sociali e culturali. Con ‘Happy Holidays’ il mio obiettivo - prosegue Copti - è esaminare criticamente questi meccanismi e il loro impatto sui valori degli individui attraverso due storie che si intrecciano, ma raccontate da quattro prospettive diverse. In questo modo spero di stimolare conversazioni sui valori e le convinzioni che plasmano le nostre vite e di incitare gli spettatori a ripensare le proprie norme di vita. Nessuno è veramente libero finché le donne non sono libere, e nessuno è veramente libero finché non siamo tutti liberi”. Scritto e diretto da Scandar Copti è prodotto da Fresco Films, Red Balloon Film, Tessalit Productions e Intramovies. Nel cast: Manar Shehab, Wafaa Aoun, Meirav Memoresky, Toufic Danial.
Meno siamo meglio stiamo Revisited
Il taccuino swing (e non solo) di Renzo Arbore nell’appuntamento trasmesso il mercoledì alle 21.20 su Rai 5
Un vecchio taccuino di appunti da sfogliare a voce alta, tra retroscena creativi, incontri inattesi, amicizie nate in studio e intuizioni musicali. È il taccuino di “Meno siamo meglio stiamo – Revisited”, con il quale – da mercoledì 8 aprile alle 21.20 su Rai 5 – Renzo Arbore rilegge e commenta il programma, trasmesso originariamente su Rai 1 in seconda serata dal 23 gennaio al 4 giugno 2005, con grandi risultati d’ascolto. “Non è solo un programma vintage – dice Arbore – ma uno show che ha dato spazio anche ai giovani. Moltissimi trentenni amano la musica d’epoca: quando arriva Bublé si scopre che lo swing può essere di moda, e io lo avevo intuito tempo fa. È un programma musicale, ma soprattutto leggero e improvvisato”. Nella puntata d’apertura, disponibile su RaiPlay, Arbore torna alla prima di 21 anni fa, in cui lo affianca il “neopresentatore” Antonio Stornaiolo. Una puntata impreziosita dalla presenza di una straordinaria Mariangela Melato e da esibizioni musicali come quelle di Funkoff e Boop Sisters. Nella seconda puntata spazio, poi, a Gi-
no Paoli e Ornella Vanoni per un affettuoso omaggio a due grandi, indimenticabili protagonisti della canzone italiana. Così, di settimana in settimana, Arbore torna a quella rimpatriata tra vecchi amici, dal sapore goliardico, con tanta musica dal vivo – dallo swing alla canzone d’autore - e uno sguardo più sorridente che nostalgico sulle immagini del passato televisivo del presentatore e dei suoi ospiti. Vecchi e nuovi volti del mondo dello spettacolo, tra i quali anche Roberto Benigni e Gigi Proietti, Lucio Dalla e Andrea Bocelli, Paolo Villaggio e Piero Angela. E, oltre a loro, i componenti della “Antica Arboristeria”: da Marisa Laurito a Michele Mirabella, da Dario Salvatori a Cesare Gigli, ai quali si aggiungevano in qualità di ospiti fissi i due talenti pianistici di Stefano Bollani e Leo Di Sanfelice. “Mi piace ancora – aggiunge Arbore - lavorare per il pubblico, non vivo con la pressione dell’Auditel: lavoro per passione e con questa ‘rivisitazione’ puntiamo a uno ‘scelto pubblico’, come si diceva una volta. Del resto ‘Quelli della notte’ ha fatto scuola, pubblico scelto e grande successo. Spero che il programma diventi una ‘tv di appuntamento’, qualcosa da non perdere, e per questo mi fa piacere invitare il pubblico in questo “club” televisivo unico, fatto di swing, memoria e intrattenimento di qualità”.
FILM CLUB
In esclusiva su RaiPlay, a partire dal 17 aprile, arriva “Film Club”, la miniserie in sei episodi prodotta da Gaumont per la BBC. Co-creata e co-scritta dai protagonisti Aimee Lou Wood (vincitrice del BAFTA per “Sex Education” e candidata agli Emmy per “The White Lotus”) e Ralph Davis (“House of the Dragon”, “Big Boys”, “Othello”). La storia esplora con arguzia e calore il limbo dei vent’anni — una fase in cui ci si sente ancora bambini pur dovendo affrontare responsabilità da adulti: lavoro, relazioni e pressioni sociali
Èvenerdì sera. Sono le 19, e inizia la settimana 198 del Film Club. Evie non esce di casa da sei mesi, dopo un “momento di crisi”, ma stasera le cose sono diverse. Noa, interpretato da Nabhaan Rizwan (“Kaos”, “In Camera”), ha grandi novità: un lavoro da sogno lo porterà dall’altra parte del paese, il che significa che tutto questo sta per finire. La vita cambia, e per la prima volta Evie e Noa dovranno considerare la possibilità di essere qualcosa di più che semplici amici. Nessuno dei due è particolarmente abile con le emozioni, ma stavolta potrebbero essere impossibili da ignorare. Come se non fosse già abbastanza complicato, Evie dovrà affrontare tutto questo nel caos eccentrico della casa della sua famiglia: vive con la madre single e affettuosissima, Suz, interpretata da Suranne Jones (“Vigil”, “Doctor Foster”); con la sorella Izzie, interpretata da Liv Hill (“Three Girls”, “The Serpent Queen”); e con il fidanzato Josh, interpretato
da Adam Long “(Happy Valley”, “Masters of the Air”). “Film Club” è una serie brillante ed emozionante sull’amore e sulla famiglia, sul dilemma tra seguire il cuore o la ragione, e sull’essere innamorati di un amico. Sulla genesi della serie, Aimee Lou Wood racconta: “Io e Ralph abbiamo frequentato insieme la scuola di recitazione e fin dal primo giorno volevamo scrivere qualcosa. Avevamo un senso dell’umorismo molto simile e capivamo le battute l’uno dell’altra. Durante il lockdown avevamo bisogno di uno sfogo creativo e abbiamo cominciato a riflettere su come film e serie aiutassero le persone ad affrontare quel periodo. Come attori e autori, entrambi hanno sempre significato moltissimo per noi, e alcuni film e serie mi hanno aiutata a superare momenti davvero difficili”. Aimee Lou Wood aggiunge che l’ispirazione per “Film Club” deriva da una citazione di un libro di Matt Haig: “Quando perdi il senso, hai bisogno di un senso”. Ralph Davis, co-autore della sceneggiatura e interprete del personaggio Dominic, spiega che durante la scrittura hanno sentito il bisogno di mettere in luce le diverse forme di amore, inclusa l’amicizia, oltre all’amore platonico e romantico. “Anche l’idea di crescere era molto importante per noi, soprattutto crescere nei vent’anni, dato che oggi la giovinezza dura più a lungo per vari motivi”. Davis ricorda: “Una frase che tornava spesso mentre sviluppavamo ‘Film Club’ era ‘seconda adolescenza’. Durante il lockdown, quando scrivevamo la serie, ero a metà dei vent’anni e mi sentivo ancora un adolescente!”. Diretta da Catherine Morshead, “Film Club” vanta un cast di alto livello, tra cui Owen Cooper, nel ruolo del vicino arguto Callum e più giovane vincitore di un Emmy per “Adolescence”, oltre alla già citata Suranne Jones.
ALTRI PADRI
Dopo il tradimento della moglie, Giulio si ritrova travolto da accuse pesanti che lo allontanano dai figli e lo costringono a vivere ai margini, fino all’arresto e all’ingresso nel carcere di Rebibbia. È qui che la sua storia cambia direzione, in un percorso fatto di cadute e possibilità di riscatto. Il film affronta con coraggio il tema degli abusi e delle fragilità maschili, mostrando quanto sia sottile il confine tra colpa e ingiustizia. Regia di Mario Sesti, con Paolo Briguglia, Chiara Francini, Stefano Antonucci, Maria Grazia Cucinotta e Lucrezia Guidone.
LA RAGAZZA DEL TRENO
Ogni giorno Rachel osserva dal finestrino del treno la vita perfetta di una coppia sconosciuta, costruendo nella sua mente una storia fatta di equilibrio e felicità. Ma quando assiste a qualcosa di sconvolgente, quella routine si spezza e la trascina in un mistero sempre più oscuro. Tra percezione e realtà, il racconto si muove su un filo sottile che mette in discussione ogni certezza. Regia di Tate Taylor, con Emily Blunt, Rebecca Ferguson, Haley Bennett, Justin Theroux, Luke Evans e Lisa Kudrow.
Basta un Play!
L’UOMO SULLA LUNA
Il 20 luglio 1969 diventa storia anche attraverso lo sguardo della televisione italiana, che segue in diretta l’allunaggio con un racconto capace di unire informazione ed emozione. Le immagini e le voci di quella notte restituiscono tutta la tensione e la meraviglia di un momento irripetibile, culminato nella celebre esclamazione “Ha toccato!”. Un viaggio nella memoria collettiva che riporta lo spettatore dentro uno degli eventi più straordinari del Novecento..
EGLEFINO
Sentirsi diversi può diventare il punto di partenza per un viaggio straordinario. Eglefino lascia il suo mondo insieme all’amico Gufetto per cercare un luogo dove essere accettato e compreso, attraversando paesaggi nuovi e scoprendo il valore dell’amicizia. Una storia delicata e universale che parla di identità e appartenenza con uno sguardo leggero ma profondo. Regia di Lisa Arioli.
Gli Screenings di Rai Com 2026 ad Assisi
Dal 14 al 17 aprile la città umbra ospiterà la nuova edizione dell’appuntamento dedicato alla presentazione della produzione del Servizio Pubblico: le serie e i Tv movies, i documentari e i grandi eventi della musica e dell’arte, i programmi per ragazzi e le library di film classici, oltre a format remake e di intrattenimento
Oltre novanta buyers delle televisioni e delle piattaforme digitali di tutto il mondo sono pronti a scoprire le novità del catalogo estero 2026 della Rai. Tra le fiction che saranno proposte, e per le quali si attendono ad Assisi alcuni degli attori protagonisti, ci sono “La ricetta della felicità” con Lucia Mascino e Andrea Roncato, “Cagnaz” con Guido Caprino e “Una finestra vista lago” con Antonio Folletto e Giulia D’Aloia, entrambe in onda prossimamente, “L’altro ispettore” con Alessio Vassallo, Francesca Inaudi, Cesare Bocci trasmessa a dicembre scorso. Oltre a queste, saranno presentate ai broadcaster internazionali le serie di recente successo: “L’Invisibile” sulla cattura di Matteo Messina Denaro, e “Se fossi te” su un divertente e inaspettato scambio d’identità tra l’amministratrice delegata di un’azienda e un operaio. Saranno presentati anche “Roberta Valente. Notaio in Sorrento” e la serie crime “La Buona Stella”, in onda ad aprile; “Buonvino. Misteri a Villa Borghese”, trasmessa a maggio, la storia vera del Giudice Livatino ne “Il Giudice e i suoi assassini”, prossimamente in onda. Tutto questo, insieme alle nuove stagioni di altri importanti titoli che hanno già ottenuto successo nel mondo. Tra i film, sarà presentata la storia fantastica di “Incanto”, un film per ra-
gazzi dai toni di favola dark. Nel corso delle giornate, i buyers potranno conoscere la creatività e la qualità del prodotto made in Italy, sempre più apprezzato sul mercato estero, e visitare la città natale di San Francesco e le sue bellezze artistiche. Con 4.000 titoli, oltre 600 film da catalogo, 700 film classici e oltre 8.000 ore di prodotto televisivo, Rai Com è uno dei maggiori fornitori globali di contenuti per i broadcaster e le aziende di distribuzione. Gli Screenings costituiranno, inoltre, un momento di confronto strategico con i più importanti partner di Rai Com, oltre trenta, attivi nella distribuzione all’estero di Rai Italia, Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rai News, Rai Storia e Rai Scuola, nell’ottica di un rafforzamento di collaborazioni esistenti e l’attivazione di nuove sinergie con broadcaster pubblici e operatori del settore a livello globale, contribuendo a sostenere il legame culturale tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo. Ad ospitare l’evento è Palazzo di Monte Frumentario, nel pieno centro storico della città umbra. Inoltre, Rai Com organizza ad Assisi le presentazioni di volumi pubblicati da Rai Libri, in collaborazione con la sede Rai dell’Umbria: Martedì 14 aprile alle 18, presso la Sala della Conciliazione in piazza del Comune, si terrà l’incontro dedicato a “Amo le triglie di scoglio-Andrea Camilleri si racconta” di Bruno Luverà e Vincenzo Mollica, un’occasione per ripercorrere la vita e il mondo del creatore del Commissario Montalbano, tra aneddoti e curiosità. Giovedì 16 aprile, sempre alle 18 presso la Sala della Conciliazione in piazza del Comune, sarà la volta di Beppe Convertini, il popolare conduttore di Rai 1, dialogherà sul tema del territorio, presentando il suo libro “Il Paese delle tradizioni”. Gli Screenings di Rai Com sono realizzati in collaborazione con la Regione Umbria e con la collaborazione e il supporto organizzativo del Comune di Assisi.
In libreria
ANGELICA GRIVEL SERRA:
SCRIVERE È PIAZZARSI A OSSERVARE LA VITA
Di Angelica Grivel Serra colpiscono la giovane età – è nata a Cagliari nel 1999 –, la precoce maturità narrativa, certificata da premi e riconoscimenti, e una frase che chiude la biografia sul risvolto di copertina: “Scrive, perché sa che la scrittura è esigenza spietata di vita”. Il dubbio che possa essere un enunciato di chi ha curato la pubblicazione decade leggendo le sue risposte.
Qual è stato il momento in cui hai capito che scrivere sarebbe stata la tua strada?
«Evincere la natura di una passione che si scopre essere destino: forse non si può stilizzare in un attimo preciso, perché è un seme da intuire e coltivare nel tempo. Però a me è accaduto presto, prestissimo. Ben prima di giungere ad accorgermene io stessa, è stata mia madre a riconoscermi, a investire su di me un sogno che ancora io non sapevo di avere. Lei, prima di chiunque al mondo, ha colto e ca(r)pito in me l’attrazione per la tavolozza umana da rimescolare in storie. E l’amore per le parole nelle pagine scritte da altri. D’altronde, se nella vita si ha la fortuna di avere qualcuno che ci osservi, ci veda e immagini grandi, possiamo allora dirci forse salvi, dopotutto. Io ho preso proprietà di quella visione materna. E la tengo salda.»
Il protagonista del tuo romanzo – “L’anello debole” –è un uomo adulto con molte esperienze sulle spalle. Come sei riuscita, tu giovane donna, a trovare la loro voce?
«Inevitabilmente c’è un richiamo antropologico nello scavo del vissuto emozionale dei miei personaggi. Del resto, il disegno interno alla mia architettura narrativa è fondato sulla ricerca umana, sulla tessitura tra reale e verosimile, in un costante aprire micromondi dentro l’ecosistema più vasto, per poi chiuderli in coerenza. Un lavoro filosofico? Può darsi. Ma anche niente affatto; perché scrivere è anche, molto più essenzialmente, piazzarsi a osservare la vita. E la vita accade, con i propri tempi, le proprie cesure, le sugge-
stioni e le soglie sospese. Il mio tentativo è fotografarne le scene, con le parole ad agirmi da obiettivo che cattura il guscio ma anche il nascosto delle cose. E viepiù delle persone.»
Ritieni che nascere in Sardegna abbia in qualche modo lasciato un’impronta sulla tua scrittura?
«Io sono Sarda. Sono una donna sarda. Fiera di esserlo senza pudori, anche se l’isola è casa spesso ardua, non abbastanza reattiva a fronte di certe prevaricazioni e ignara della propria stessa, unica e formidabile fibra vitale improntata alla storia, alla teutonica dignità. A volte ingenerosa con i propri figli, sembra accorgersi di loro solo quando ad accoglierne esigenze e aspirazioni sono altre terre. L’esser sarda è comunque parte genetica del mio modo di osservare la realtà. Un filtro visivo. Immancabile, dunque, anche nella scrittura. So per certo che è una grammatica interna alle persone e alle vicende che racconto: non solo sigillata nello spazio, non mero orpello ambientale, ma vibrante negli innesti emotivi dei miei personaggi e dell’umanità che popola le mie pagine.»
“L’ANELLO DEBOLE” IN BREVE
Sotto il cielo terso di un pomeriggio di fine marzo, in una stanza dell’ala ponente dell’hospice, Piera Raccis sta morendo. Al suo fianco, il fratello prediletto Claudio raccoglie le sue ultime parole: un’eredità inattesa, destinata esclusivamente a lui. Ma è proprio allora che Claudio precipita in una rovina che squaderna tutti i suoi equilibri. Da una parte la famiglia d’origine, che rivendica diritti che non ha sull’eredità che Piera ha scelto di lasciargli, aprendo gli argini al caos di antichi rancori mai riconosciuti. Dall’altra, il nucleo familiare costruito con la moglie Cecilia e i figli adolescenti, Amanda e Rocco, tutti catapultati all’improvviso assieme a lui nel vortice di un’incertezza sgomenta.
Laura Costantini
UMBERTO BROCCOLI
Raccontare il Novecento oggi
Dalla radio alla televisione, passando per più linguaggi e piattaforme, il maestro costruisce un racconto della memoria fondato su materiali autentici e chiarezza narrativa. Da “Successo. Storie e voci dal Novecento” su Rai Radio 1 ai progetti televisivi su RaiNews24, Rai Italia, Rai 2 e Rai Storia, tra cui “Amarcord” con Alessandra Solarino e il nuovo “Questa è la Storia”, emerge un metodo: ricostruire il passato per capire il presente, senza nostalgia e con rigore
Partiamo da “Amarcord” su RaiNews24, insieme a Alessandra Solarino: cos’è oggi, in televisione, il racconto della memoria?
Non è nostalgia, né celebrazione del passato. È una ricostruzione storica. Utilizziamo documenti, filmati d’epoca, materiali delle teche per raccontare cosa accadeva davvero in quegli anni, quali erano i contesti culturali e produttivi. Non prendiamo un frammento per dire “quanto era bello”, ma lo inseriamo in un racconto che aiuta a capire il Paese. È un lavoro di selezione e di responsabilità, perché ogni immagine, ogni sequenza, deve essere contestualizzata. Senza questo passaggio, il rischio è di trasformare la memoria in un’operazione nostalgica, mentre il nostro obiettivo è esattamente l’opposto: restituire complessità.
Quanto è importante, oggi, tornare alle immagini originali per comprendere davvero la nostra storia? È fondamentale. Non facciamo ricostruzioni, ma utilizziamo immagini originali: i telegiornali dell’epoca, i materiali autentici. Quelle immagini restituiscono il punto di vista di allora, il modo in cui i fatti venivano raccontati. Guardare quelle immagini significa entrare dentro un tempo, capire non solo cosa è accaduto, ma come veniva percepito. È un passaggio decisivo per chi vuole leggere davvero la storia e non limitarsi a una sintesi superficiale.
Arriviamo a “Questa è la Storia. Il Novecento a 45 giri”, prossimamente su Rai Storia, nato anche dal suo libro: perché scegliere la musica come chiave per raccontare un secolo? Perché la musica racconta perfettamente il tempo in cui nasce. Le canzoni sono una chiave di lettura straordinaria: dentro ci sono le contraddizioni, i cambiamenti, le emozioni di un’epoca. Non sono solo intrattenimento, ma veri strumenti di interpretazione. Una canzone riesce a restituire il clima di un periodo in modo immediato, diretto, spesso più efficace di molte altre forme narrative.
Le canzoni possono diventare veri e propri documenti storici? Assolutamente sì. Pensiamo al 1978: dopo anni di forte tensione politica, emerge il cosiddetto “riflusso” e la musica lo racconta chiaramente. Oppure “Nel blu dipinto di blu”, che simbolicamente apre al boom economico. Le canzoni intercettano e restituiscono il clima di un tempo, spesso meglio di altri documenti, perché parlano alle emozioni collettive e ne diventano una traccia riconoscibile.
In studio con lei Ada Nardacchione e Simona Vanni: che tipo di racconto state costruendo e quale ritmo avrà il programma? È un racconto costruito a più voci. Confrontiamo uno stesso anno da prospettive diverse e utilizziamo le canzoni come punto di partenza per ricostruire tutto il resto: fatti storici, costume, società. Il ritmo è quello di un viaggio dentro un anno preciso, che prende forma attraverso suoni, immagini e testimonianze originali. È un racconto dinamico, ma sempre fondato su una struttura solida.
Se dovesse scegliere una canzone simbolo per raccontare il Novecento, da dove partirebbe? Partirei da “In cerca di te”. È un brano che racconta bene lo spirito del Novecento: una ricerca continua, un’umanità che attraversa le difficoltà e prova comunque ad andare avanti. Dentro c’è il desiderio di ricostruire, di ritrovare qualcosa, l’amore, un senso, una direzione. È una sintesi perfetta di un secolo fatto di crisi, ma anche di ripartenze.
Torniamo alla radio: “Successo. Storie e voci dal Novecento” su Rai Radio 1. Cosa può fare ancora oggi la radio che altri mezzi non riescono a fare?
La radio ha un’immediatezza unica. Arriva ovunque, in tempo reale, ed è un mezzo estremamente dinamico. Ma soprattutto è autentica: non ha bisogno dell’immagine. Conta quello che dici, non come appari. È una forma di comunicazione diretta, senza filtri, che lascia spazio all’immaginazione e crea un rapporto molto forte con chi ascolta.
Se dovesse sintetizzare il filo che unisce questi progetti, qual è oggi, secondo lei, il modo più efficace per raccontare la storia?
Essere semplici. E attenzione: semplice non significa facile. La semplicità richiede studio, selezione, capacità di sintesi. Devi
conoscere a fondo ciò che racconti per renderlo comprensibile a tutti, anche ai più giovani. È questa la vera sfida: mantenere rigore e profondità senza perdere chiarezza.
Con Rai Italia è seguito anche molto all’estero. Che valore assume portare il racconto della memoria agli italiani nel mondo?
È un valore enorme. Gli italiani all’estero hanno un legame fortissimo con la nostra storia e la nostra cultura. Raccontare il Novecento anche per loro significa mantenere vivo quel legame, offrire strumenti per riconoscersi e ritrovare le proprie radici, anche a distanza. È un modo per continuare a sentirsi parte di una comunità, anche quando si è lontani.
Edoardo Bennato torna dal vivo con “Quando sarò grande”
Quattro appuntamenti speciali tra luoghi iconici e arrangiamenti inediti per un percorso musicale che attraversa decenni di carriera, tra energia rock e nuove sonorità orchestrali
Riparte dal palco, che è da sempre il suo spazio naturale, con un progetto che unisce racconto, memoria e libertà espressiva. Il nuovo tour di Edoardo Bennato, prende forma in quattro appuntamenti evento, pensati come tappe simboliche di un percorso artistico che non ha mai smesso di evolversi: il 6 luglio in Piazza San Marco a Venezia, il 20 luglio al Circo Massimo di Roma, il 3 settembre al Parco di Serravalle di Empoli e il 12 settembre al Teatro Grande di Pompei. Luoghi carichi di storia e identità che diventano scenografie perfette per una musica capace di attraversare epoche e generazioni. Accompagnato dalla sua Be-Band e dal Quartetto Flegreo, con l’aggiunta dell’Orchestra Sinfonica veneziana diretta dal Maestro Diego Basso nella data di apertura, costruisce un impianto sonoro che amplia e rinnova il suo repertorio, mantenendone intatta la forza originaria. Il risultato è un equilibrio tra energia e raffinatezza, tra radici rock and blues e aperture orchestrali che danno nuova profondità ai
brani. La scaletta si muove tra canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana e che continuano a dialogare con il presente, mantenendo una sorprendente attualità nei temi e nello sguardo. È una narrazione musicale che non si limita alla celebrazione, ma che rilancia contenuti, idee e visioni, confermando una scrittura che ha sempre anticipato il proprio tempo. Il titolo del tour richiama uno dei passaggi più significativi della sua produzione e diventa chiave di lettura dell’intero progetto: crescere senza perdere autenticità, attraversare il cambiamento senza rinunciare alla propria identità. Una tensione che attraversa tutta la sua carriera e che oggi si traduce in uno spettacolo capace di essere insieme intimo e collettivo. Figura libera, allergica a ogni definizione e a ogni schema precostituito, ha costruito negli anni un percorso unico, restando sempre fuori dalle logiche più prevedibili del sistema musicale. Dalla sperimentazione tra generi diversi fino alla capacità di trasformare ogni concerto in un’esperienza condivisa, il suo linguaggio continua a essere diretto, riconoscibile e profondamente contemporaneo. Questi concerti si annunciano come momenti speciali, non solo per il valore dei luoghi e per la forza del repertorio, ma per la capacità di creare un dialogo autentico con il pubblico, trasformando la dimensione live in un momento di racconto e di libertà espressiva.
In libreria
LA DIVISA, PASSIONE DI FAMIGLIA
Il Vice Questore Cinzia Serrano del Compartimento
della Polizia Stradale per il Veneto racconta la sua storia con la Polizia di Stato
La Polizia di Stato abbraccia molti settori ed altrettante Specialità e offre la possibilità di svolgere diversi ruoli che hanno come denominatore comune un’unica professione. Ciò permette a ognuno di scoprire il mondo più affine a sé e alle proprie aspettative e di farlo proprio. La Polizia si può declinare sia al femminile che al maschile, in maniera indistinta. C’è spazio per le molteplici sensibilità ed è proprio la diversità a completare le professionalità di ognuno. Indossare la divisa è impegno, responsabilità e richiede davvero tanta dedizione. La passione è l’unico sentimento in grado di vincere stanchezza e difficoltà. L’impegno della Polizia di Stato, con la Specialità della Polizia Stradale, è quello di assicurare ai cittadini livelli di sicurezza sempre più elevati sulle strade del territorio e di promuovere la cultura della sicurezza stradale, in ogni scuola di ordine e grado, per acquisire la consapevolezza e la percezione del rischio, soprattutto combattere le condotte di guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti che provocano ogni anno migliaia di incidenti stradali spesso con conseguenze disastrose. La “mission” è quella di contribuire ad un cambiamento radicale della cultura della sicurezza stradale fra i giovani, in quanto la responsabilità degli incidenti stradali è da attribuirsi per il 95% a dinamiche che registrano il contributo dell’errore umano. “Chiunque voglia intraprendere questo lungo ma bellissimo viaggio, auguro di avere in primis e di nutrire un forte slancio di generosità verso gli altri” - afferma la dott.ssa Cinzia Serrano.
Dottoressa perché ha deciso di indossare la divisa della Polizia di Stato
La mia passione per la divisa è una eredità di mio padre. Si è arruolato giovanissimo, ha lasciato la sua casa, la sua famiglia, gli amici e si è trasferito a Roma in anni difficili della storia del nostro Paese. La Polizia di Stato è stata la sua seconda famiglia, la sua grande passione ed io sin da bambina, ho sempre provato una grande ammirazione per quello che faceva, il suo coraggio, la sua dedizione infaticabile al servizio, il suo forte senso dello Stato, la sua ferma volontà di contribuire a rendere il “mondo un luogo più sicuro”… così mi diceva sempre. Sono gli stessi valori che più avanti hanno ispirato anche le mie scelte, gli studi di Giurisprudenza prima e la decisione poi di diventare un funzionario di Polizia. Dopo il corso di formazione a Roma presso l’Istituto Superiore di Polizia, durato 4 anni e 9 mesi, nel ‘96 sono stata assegnata a quella che sarebbe diventata la mia città adottiva, Padova, anch’io lontana da casa, ma in una realtà in cui ho lavorato da subito con grande interesse e soddisfazione, al fianco di colleghi e colleghe di elevata esperienza e professionalità da cui ho imparato moltissimo. Sapevo che la strada intrapresa sarebbe stata impegnativa, ma sapevo anche
che i risultati importanti si realizzano solo con il sacrificio e l’impegno.
Ci racconta le tappe fondamentali del suo percorso professionale?
Ho iniziato dall’Ufficio Immigrazione di Padova, un incarico umanamente molto coinvolgente. Poi il mio primo incarico operativo come funzionario addetto all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico che in quegli anni sperimentava nel controllo del territorio l’azione di prossimità affidata ai “Poliziotti di quartiere”. Dopo un anno circa sono stata nominata Dirigente del primo Commissariato cittadino “Stanga” di via Anelli, nella zona considerata all’epoca la più “difficile” della città. Per rispondere alla pressante istanza di sicurezza dei residenti del quartiere che chiedevano alle Forze dell’Ordine e all’Amministrazione comunale un intervento radicale e risolutivo, è stata necessaria un’operazione ad “alto impatto” investigativa, di contrasto all’immigrazione clandestina e di riqualificazione urbanistica dell’area interessata, lunga e complessa. In quegli anni ho imparato cosa vuol dire dare ascolto ed agire in risposta alle istanze della comunità cittadina, operare in sinergia con Enti, Istituzioni e Forze di Polizia per il raggiungimento di obbiettivi comuni e nell’interesse della collettività; ho sperimentato che i risultati importanti si possono raggiungere solo attraverso il “gioco di squadra” e solo potendo contare su uno staff di collaboratori che condivide la tua stessa mission. Nel 2005 con la promozione è arrivato l’incarico di Dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico e del dipendente Posto di Polizia Arcella, di Responsabile del COT, la Sala Radio dell’allora unico numero d’emergenza 113 gestito dalla Polizia di Stato e quello di Portavoce del Questore di Padova, incarico che ho svolto con grandissimo entusiasmo per circa cinque anni.
Qual è il suo ruolo attuale?
Dal 2009 sono approdata alla Polizia Stradale, un’esperienza nuova, diversa ed in un contesto, quello del Compartimento Polizia Stradale Veneto, ufficio a competenza regionale che, come Direttore del Settore I, mi ha consentito di cambiare prospettiva e di conoscere la complessa e altamente specialistica attività dei 22 Reparti di Polizia Stradale della regione: 527 uomini e donne impegnati quotidianamente a garantire la sicurezza della circolazione stradale su una rete di 4543 km, 734 dei quali di grande viabilità. Una vera e propria città lineare, sviluppata sulle sei province del Veneto rientranti nella competenza del Compartimento, dove ogni giorno i nostri operatori sono chiamati ad assicurare le più svariate tipologie d’intervento. La Polizia Stradale svolge il ruolo più significativo nel raggiungimento della “Vision 0 vittime della strada”e purtroppo paga ancora il tributo più elevato in termini di perdita di vite umane nella quotidiana azione di prevenzione, vigilanza, repressione dei reati e soccorso agli utenti in difficoltà o vittime di violenze stradali, che ancora troppo spesso sono causate da compor-
tamenti di guida scellerati o criminali. Nel nuovo contesto ho avuto l’opportunità di confrontarmi con Dirigenti di Compartimento e di Sezione di grande esperienza, ho cercato di coadiuvarli al meglio e di acquisire, nel più breve tempo possibile, le competenze e le conoscenze necessarie all’espletamento del nuovo incarico di coordinamento e indirizzo delle attività in ambito regionale, di gestione delle risorse umane e materiali, formazione, relazioni sindacali, comunicazione istituzionale ed in materia di educazione alla sicurezza stradale.
Lei ha partecipato alle iniziative per il 174° Anniversario della Polizia di Stato? Come risponde la cittadinanza alle vostre iniziative?
La Festa della Polizia di Stato celebra ogni anno l’Anniversario della nostra fondazione ma è soprattutto l’occasione per raccontarci e, così come altre iniziative di prevenzione e sensibilizzazione che caratterizzano la nostra azione di prevenzione nelle scuole, nelle università, negli eventi di piazza, ci offre l’opportunità di avvicinarci alla cittadinanza, di far conoscere la nostra mission e le nostre peculiarità, i quotidiani risultati investigativi, gli interventi di soccorso e salvataggio realizzati dai nostri operatori su strada, ogni giorno, 24 ore su 24, per garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Per questo in molte città d’Italia, come a Padova, anche quest’anno diversi Questori hanno scelto di svolgere le celebrazioni della Festa di Polizia nelle piazze cittadine.
Perché sempre più donne scelgono la divisa?
Sembrano in crescita in effetti, ma mi piace pensare che le donne, oggi più che ieri, possano scegliere liberamente di intraprendere percorsi di studio e professionali che un tempo gli erano preclusi, di fatto, o semplicemente per un retaggio culturale o familiare che le induceva a scegliere percorsi professionali ritenuti più “adatti”, rinunciando ad altri considerati semplicisticamente appannaggio dei soli uomini. La carriera in Polizia è impegnativa per tutti, forse di più per le donne se ambiscono a realizzarsi in ambiti che richiedono una maggiore presenza in Ufficio o in contesti operativi lontani dalla propria sede di servizio.Ma queste difficoltà evidentemente non sono sufficienti a scoraggiarci, vista l’analisi dei dati in crescita cui lei fa riferimento, dunque possiamo e dobbiamo contare su un cambiamento culturale, già in parte avviato, che renda sempre più facile alle donne operare delle scelte libere, in grado di favorire la propria realizzazione personale, sia nel lavoro che in famiglia.
Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la sua carriera?
Ai giovani che decidono di arruolarsi suggerisco di abbracciare questa professione con slancio, generosità ed impegno, di continuare a studiare e di cogliere tutte le occasioni di crescita professionale che la Polizia di Stato offre costantemente ai suoi appartenenti, in tutti i diversi ambiti, per favorire una professionalizzazione al passo con lo sviluppo tecnologico e per raggiungere standard di sicurezza sempre più elevati e rispondenti in concreto alle istanze dei cittadini.
STORIE D’AMORE CON IL GRANDE SCHERMO – ANNA FOGLIETTA
In onda in prima visione Rai lunedì 13 aprile alle 22.55 su Rai 5
ÈAnna Foglietta la protagonista del nuovo appuntamento con “La prima volta – Storie d’amore con il grande schermo”, in onda lunedì 13 aprile alle 22.55 in prima visione su Rai 5. Da una prima visione al cinema che la lasciò affascinata alla costruzione di una carriera inten-
sa, Anna Foglietta racconta il suo percorso. Attrice e attivista, intreccia la vita professionale con l’impegno civile, portando autenticità e libertà emotiva nei suoi personaggi. Ogni ruolo diventa occasione per esplorare e accettare le diverse sfaccettature della propria identità. In un racconto sincero, Foglietta condivide sfide, conquiste e la gioia della creatività, mostrando come il mestiere dell’attore possa essere strumento di conoscenza personale e mezzo per raccontare storie che parlano davvero al pubblico.
La settimana di Rai 5
Film
The Father. Nulla è come sembra
Diretto da Florian Zeller è proposto lunedì 13 aprile alle 21.20. Con Anthony Hopkins, Olivia Colman, Imogen Poots
Documentario
Vivo dal vero
Un Francesco De Gregori in totale libertà, senza schemi, ironico e inconsueto. In onda giovedì 16 aprile alle 21.20
The Great Songwriters
Richard Ashcroft
Come nasce un grande classico della musica? Nascono prima le parole, la melodia o l’intenzione?
Lo racconta la serie in onda martedì 14 aprile alle 24.45
Art Night
Arnaldo Pomodoro -
La natura della forma
Jacopo Veneziani va alla scoperta del grande scultore, in onda venerdì 17 aprile alle 23.25
Di là dal fiume e tra gli alberi
Serre Calabresi, la scelta di restare
In viaggio nella piccola catena collinare e montuosa che si alza dal Tirreno nel punto più stretto della Calabria. In onda mercoledì 15 aprile alle 23.25
Opera
Gianni Schicchi (Roma 2024)
Di Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano. Il ruolo di Gianni Schicchi è interpretato da Carlo Lepore Lauretta. L’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta da Michele Mariotti
Film
The queen
Un ritratto d’autore della regina Elisabetta II di Winsor nei mesi tormentati in cui perse la vita Lady Diana. Di Stephen Frears, in onda domenica 19 aprile alle 21.20
LEONILDE IOTTI, DETTA NILDE
Parlamentare del PCI per cinquantatré anni e prima donna a ricoprire una delle tre più alte cariche dello
Stato: la Presidenza della Camera dei deputati, dal 20 giugno 1979 al 24 aprile 1992. A lei Rai Cultura dedica “Leonilde Iotti, detta Nilde” di Enrico Salvatori, in onda martedì 14 aprile alle 22.10 su Rai Storia
Una donna dei primati: nel 1987 le fu affidato un mandato esplorativo per la formazione del governo e nel 1992 sfiorò l’elezione alla Presidenza della Repubblica. La storia della Iotti viene
riletta anche attraverso il legame personale e politico con Palmiro Togliatti, leader del PCI, conosciuto in Parlamento ai tempi della Costituente. Una relazione che la espose a critiche e pregiudizi ma che contribuì anche alla sua crescita politica, orientata in particolare alle battaglie per i diritti civili: dalla legge sul divorzio alla riforma del diritto di famiglia del 1975. Lo speciale, arricchito da rare interviste televisive – come quelle a Bontà loro (ottobre 1977) e Pronto, Raffaella? (gennaio 1984) – tratteggia il ritratto di una figura centrale della storia dell’Italia del dopoguerra.
La settimana di Rai Storia
Passato e Presente
Teoderico il Grande, il sogno della coesistenza
Capo degli ostrogoti, educato alla corte del Regno di Costantinopoli, viene mandato in Italia per sconfiggere Odoacre. In onda lunedì 13 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia
Omaggio a Nilla Pizzi
Il ricordo di Rai Cultura nell’anniversario della nascita
Nell’anniversario della nascita della cantante emiliana, Rai Cultura ripropone il programma giovedì 16 aprile alle 12.15
Omaggio a Gianni Rodari
Il ricordo di Rai Cultura nell’anniversario della scomparsa
Lo scrittore è il protagonista della puntata di “Italiani”, in onda martedì 14 aprile alle 12.00
Omaggio a Catherine Spaak
In occasione dell’anniversario della scomparsa di Catherine Spaak, Rai Cultura ripropone venerdì 17 aprile alle 16.00
Omaggio a Raimondo Vianello
Il ricordo di Rai Cultura nell’anniversario della scomparsa
Una delle colonne portanti del varietà italiano il cui lascito è la materia più preziosa per tutti i comici e i presentatori televisivi. Mercoledì 15 aprile alle 13.00
Passato e presente
Le elezioni del ‘48
Da meno di due anni l’Italia ha scelto la repubblica e gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. 18 aprile alle 20.30
Passato e Presente
La Società delle nazioni
Nasce nel 1919 e incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Domenica 19 aprile alle ore 20.30
Gigantosaurus
In onda tutti i giorni alle 15.45 e alle 19 e il sabato e domenica alle 15.15
Quattro piccoli dinosauri e un enorme Gigantosauro... Rocky, Bill, Tiny e Mazu sono quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. La vita è sempre un’avventura: vulcani che spuntano ogni momento, brachiosauri dal collo lungo, piogge di asteroidi, enormi triceratopi e l’enorme e cattivo T-Rex Gigantosaurus nei paraggi…che regna su tutto! La semplice menzione del
nome di Gigantosaurus è sufficiente per suscitare una serie di emozioni contrastanti nei quattro giovani dinosauri: paura (Bill), fascino (Rocky), risate (Tiny) e interesse scientifico (Mazu). I quattro cuccioli di dinosauro protagonisti del racconto (ideato dal premiato scrittore Johnny Duddle) nutrono verso il gigante emozioni diverse: la paura, la fascinazione, il divertimento e l’interesse scientifico. La serie, attraverso le avventure dei giovani dinoeroi, riflette i diversi modi in cui i bambini di 4-6 anni scoprono il mondo... e sé stessi. Una serie sul mondo dei dinosauri che spicca per qualità visiva, simpatia e comicità.
Ainbo spirito dell’Amazzonia
Il cartone animato riesce a raccontare la complessa situazione in cui versa l’Amazzonia con la leggerezza consentita dall’animazione e invita ciascuno a riflettere sull’importanza di ogni piccolo gesto utile a salvare il pianeta. Sabato 18 aprile alle ore 19.30 e domenica 19 alle 15
Nella profonda e inesplorata Amazzonia vive Ainbo, una coraggiosa ragazzina apprendista-cacciatrice. Quando un giorno scopre che è arrivato un gruppo di uomini pronti a distruggere la foresta pur di arricchirsi, Ainbo capisce di non poter stare a guardare. Inizia così un rocambolesco viaggio attraverso le
meraviglie della foresta in compagnia dei suoi strampalati spiriti guida: l’armadillo Dillo e il tapiro Piro, sempre al suo fianco nella avventurosa impresa di salvare l’Amazzonia. Il film nasce dal desiderio dei fratelli José, César e Segio Zelada — rispettivamente regista e fondatori della casa di produzione Tunche Films che ha realizzato l’opera — di portare sul grande schermo le esperienze vissute e le minacce che la loro terra natale, l’Amazzonia, si trova ad affrontare. Il film unisce elementi di leggende amazzoniche (come lo spirito madre Turtle Motelo Mama) con una trama che denuncia il reale problema del disboscamento e dello sfruttamento minerario. L’opera è stata presentata nella categoria fuori concorso al Giffoni Film Festival del 2021.
CLASSIFICHE AIRPLAY
per RadiocorriereTv
I FILM DELLA SETTIMANA
CINEMA IN TV
L’ira di Becky – Mercoledì 15 aprile ore 21.20
Anno 2023 – Regia di Matt Angel e Suzanne Coote
Due anni dopo un trauma che le ha cambiato la vita, Becky prova a ricominciare lontano dalla violenza, accolta da un’anziana donna che diventa per lei un punto di riferimento. Ma quando un gruppo estremista irrompe nella loro casa distruggendo ogni equilibrio, la ragazza è costretta a tornare a essere ciò che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Ironico e spietato, il film gioca con i codici del revenge movie e trasforma la protagonista in una figura imprevedibile e feroce. Lulu Wilson guida il racconto accanto a Sean William Scott in un ruolo inedito e inquietante.
Una storia vera che si muove sul confine sottile tra seduzione e inganno. Robert appare come un uomo affascinante e sicuro, ma dietro la sua identità si nasconde un intricato gioco di menzogne. Quando Alice inizia a dubitare di lui, la verità prende una direzione sempre più inquietante, tra manipolazione psicologica e tensione crescente. Il film costruisce un racconto solido e credibile, dove l’azione resta sempre ancorata alla complessità dei personaggi. Con James Norton, Gemma Arterton e Marisa Abela.
Caccia all’agente Freegard – Giovedì 16 aprile ore 21.10 – Anno 2022 – Regia di Adam Patterson e Declan Lawn
In un prestigioso college femminile degli anni Cinquanta, una giovane insegnante mette in discussione regole e aspettative proponendo alle sue studentesse una visione diversa del futuro. Il confronto tra tradizione e desiderio di emancipazione diventa il cuore di un racconto corale, in cui ogni personaggio è chiamato a scegliere chi vuole essere. Tra emozione e riflessione, il film racconta il coraggio di cambiare in un’epoca che non lo rende facile. Protagoniste Julia Roberts, Kirsten Dunst, Maggie Gyllenhaal e Julia Stiles.
Ispirato alla storia vera di Attila Ambrus, il film racconta l’ascesa di un rapinatore fuori dagli schemi, diventato celebre per un rituale tanto insolito quanto simbolico: un bicchiere di whiskey prima di ogni colpo. Immigrato dalla Romania e spinto da difficoltà economiche, Ambrus inizia a colpire banche e uffici postali con metodi ingegnosi e travestimenti elaborati, distinguendosi però per un comportamento quasi gentile nei confronti delle vittime. In un’Ungheria in trasformazione, sospesa tra la fine del comunismo e l’inizio di una nuova era, la sua figura diventa un fenomeno popolare. Tra azione, ritmo e un’ironia sottile, il film costruisce un racconto coinvolgente che gioca sull’ambiguità morale di un criminale capace di conquistare il pubblico.
The Whiskey Bandit – Sabato 18 aprile ore 21.20 – Anno 2017 – Regia di Nimród Antal