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Radiocorriere Tv n 14 Anno 95

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PAOLA PEREGO

SOMMARIO

PAOLA PEREGO

Il RadiocorriereTv incontra la popolare conduttrice in onda su Rai 2 con due programmi molto amati dal pubblico, “Citofonare Rai 2” e “The Floor” in prima serata dal 6 aprile 4

BELVE + BELVE CRIME

Al via dal 7 aprile la settima stagione del programma cult della televisione italiana ideato e condotto da Francesca Fagnani. Ogni martedì in prima serata su Rai 2 8

ROBERTA VALENTENOTAIO IN SORRENTO

Al via su Rai 1 la serie in 4 serate con Maria Vera Ratti, Alessio Lapice, Flavia Gatti ed Erasmo Genzini. Da domenica 12 aprile

Il regista di “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” parla della nuova serie di Rai 1 16 VINCENZO PIROZZI

DALLA STRADA AL PALCO

Il talento e l’arte degli artisti di strada. Da venerdì 10 aprile in prima serata su Rai 1. In giuria quattro amatissimi beniamini del pubblico televisivo: Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica e Bianca Guaccero 10

RADIOCORRIERETV

SETTIMANALE DELLA RAI

RADIOTELEVISIONE ITALIANA

Reg. Trib. n. 673 del 16 dicembre 1997

Numero 14 - anno 95 06 aprile 2026

DIRETTORE RESPONSABILE

FABRIZIO CASINELLI

Redazione - Rai

Viale Giuseppe Mazzini 14 00195 ROMA Tel. 0633178213

www.radiocorrieretv.rai.it www.ufficiostampa.rai.it

Collaborano Laura Costantini

Cinzia Geromino

Tiziana Iannarelli Vanessa Penelope Somalvico

UNO SBIRRO IN APPENNINO

La nuova serie con Claudio Bisio in onda dal 9 aprile su Rai 1 18

PROFUMO DI PIZZI

Lo sguardo del fotografo Umberto Pizzi nella nuova docuserie di Rai Cultura in onda su Rai 5

PAOLA SEVERINI MELOGRANI

“O anche no!”. Un viaggio di oltre quattrocento puntate per raccontare la disabilità, nel segno della solidarietà, dell’inclusione e del Servizio Pubblico. La domenica su Rai 3

ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE

Intrighi politici, amori impossibili e vendette private si intrecciano sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D’Annunzio. Diretto da Arnaldo Catinari, al cinema dal 16 aprile

28

RAI E DISNEY+

UNA NUOVA COLLABORAZIONE

Firmato un accordo innovativo tra Rai e Disney+ che porterà agli abbonati Disney+ alcuni tra i più iconici titoli Rai

La Rai si racconta in digitale

Quel che si cela dietro una storia

Il cartellone del Mantova Summer Festival

DONNE IN PRIMA LINEA

Rosaria Schiavo, Funzionario addetto della 1° divisione dell’Ufficio IV comunicazione istituzionale racconta la sua esperienza con la Polizia

Stato

La televisione non è scomparsa, si è spostata e vive altrove. Il nuovo libro di Anna Bisogno

L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai

Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di

Una selezione dei film in programma sulle reti Rai

PAOLA PEREGO

FEDELE a me stessa

Il debutto in Tv a soli sedici anni, una carriera piena di successi, tanta voglia di sperimentare nel segno della sincerità e dell’ironia. A pochi giorni dal suo compleanno, il Radiocorriere Tv incontra la popolare conduttrice in onda su Rai 2 con due programmi molto amati dal pubblico, “Citofonare Rai 2” e “The Floor” in prima serata dal 6 aprile

Come si sta preparando a questa intensa primavera in video?

Con grande entusiasmo e tanto lavoro. Sono felice del raddoppio di “Citofonare”, che va in onda anche il sabato mattina, ma in una versione un po’ diversa da quella domenicale, e per la nuova esperienza di “The Floor”, programma molto divertente e che il pubblico di Rai 2 conosce già bene, in onda il lunedì in prima serata.

Cento concorrenti in gara, un grande tabellone da conquistare casella dopo casella, un montepremi da vincere. Ma “The Floor” è una sfida anche per Paola Perego… Una sfida divertentissima, ti consente di giocare mentre lo conduci, rendendoti davvero partecipe, e poi professionalmente ho sempre bisogno di mettermi in gioco, di vivere nuove esperienze. Sono terrorizzata dalla noia e dalla ripetitività, condurre “The Floor” mi dà grande energia.

A proposito di tabelloni, che rapporto ha con quelli cartacei, con i giochi di società?

Li ho sempre adorati: Risiko, il Monopoli, il Gioco dell’oca. Oggi ci gioco con i miei nipoti, basta lanciare i dadi e la partita ha inizio. Servono strategia e fortuna e sono davvero molto divertenti. Sono giochi che uniscono le famiglie proprio come fa “The Floor”, programma che possono guardare insieme,

davanti al video, sia la nonna che il nipote, magari sfidandosi tra loro da casa. Quando riesci a fare una trasmissione che è trasversale alle diverse generazioni, proprio come la nostra, puoi essere soddisfatto.

A giocare con i 100 concorrenti non sarà sola…

C’è Gabriele Vagnato, un ragazzo veramente molto talentuoso che io ho scoperto in questa esperienza. A dire il vero lui mi tratta un po’ da anziana signora, da boomer (sorride), ma ha l’età dei miei figli ed è giusto che sia così: insieme ridiamo veramente tanto.

Veniamo a “Citofonare Rai 2”, cosa la lega al programma?

Intanto un affetto immenso per Ludovico Di Meo, l’allora direttore di Rai 2, che purtroppo non c’è più, e che ho stimato tantissimo. Fu Ludovico a chiamarmi durante il lockdown e a chiedermi di scrivere un programma per la domenica mattina. Lo feci con Serena Costantini, che è la mia autrice, ci mettemmo al lavoro a distanza ed è nato “Citofonare Rai 2”. Il programma lo sento un po’ come una mia creatura, nel tempo siamo arrivati a toccare il 7-8 per cento di share. La soddisfazione è tanta, con il gruppo di lavoro siamo diventati una grande famiglia.

Che ruolo sociale ha per lei la televisione?

Per tante persone è sinonimo di compagnia. Ci sono gli anziani, c’è chi è solo. Al tempo stesso la tv è svago, un’occasione di evadere dalla quotidianità, proprio per questo con “Citofonare Rai 2” abbiamo voluto fare una sorta di varietà della mattina con l’intento di strappare una risata a chi ci segue.

Quanto c’è del suo percorso professionale e di vita nella donna che è oggi?

Tutto, nella vita di tutti i giorni sono come mi si vede in tv (sorride). Sono come sono, attraverso le mie esperienze di

dolore e di rinascita, di sofferenza e di gioia, di vita. La vita ha tante sfaccettature.

Si è mai chiesta come sarebbe stata la tua vita se non avesse incontrato lo spettacolo?

Sì, perché io vengo dalla provincia, da una famiglia molto umile e probabilmente avrei fatto la segretaria a Brugherio. Ho ottenuto molto di più di quello che avrei potuto sognare da ragazza.

Che cosa sognava?

All’inizio di fare la parrucchiera, l’estetista, di avere un lavoro sicuro. Papà faceva il falegname, noi eravamo in quattro e mamma doveva essere a casa per noi. Quindi già trovare un posto fisso e portare a casa uno stipendio sarebbe stata una cosa straordinaria. Per un certo periodo pensai di studiare architettura ma poi arrivò la moda. Mi proposero un lavoro che accettai nell’intento di guadagnare qualche soldo. Da lì a poco arrivarono le prime esperienze in televisione.

Tv e non solo, di lei si dice che sia instancabile…

Diciamo che ho molti interessi. A partire dal mio podcast che si intitola “Poteva andare peggio”… Siamo abituati, e in certi periodi della mia vita l’ho fatto anch’io, a guardare ciò che poteva andare diversamente, a ulteriori obiettivi che avremmo potuto raggiungere, quindi a lamentarci. Ecco, oggi che sto per

compiere sessant’anni (17 aprile), sono più orientata a vedere il bicchiere mezzo pieno, ad essere grata per ciò che ho. Di questo parlo con i miei intervistati, cercando di andare oltre il personaggio e di raccontare la persona. E quando si è tra persone vere, allora ci si riesce. Il mio podcast è uno spazio in cui si può e si deve essere se stessi.

Ad aprile sarà anche in libreria…

Con “A modo mio” (Sperling & Kupfer) nel quale ho raccolto 60 lezioni che ho imparato dalla vita. Non voglio dare consigli, non amando per di più chi li dà quando non sono richiesti, ma condivido le mie cadute, le mie fragilità, mi confronto su temi ritenuti tabù, dei quali spesso si preferisce non parlare. Lo faccio con sincerità e ironia. Quando arrivi alla mia età hai ancor di più l’esigenza di essere te stessa.

Paola è una donna felice?

La felicità è fatta di momenti, io sono molto serena. Con alti e bassi, come tutti.

Nella vita ha sempre fatto tutto a modo suo?

Sì, rimanendo sempre fedele a me stessa, e imparando anche a rimettermi in piedi dopo i momenti difficili. Se non ti poni delle domande vai avanti per inerzia. Se ti interroghi invece su chi sei, su cosa avresti potuto fare in maniera diversa, su cosa ti manca, ti metti in discussione e non ti annoi (sorride).

In libreria

BELVE + BELVE CRIME

Al via dal 7 aprile la settima stagione del programma cult della televisione italiana ideato e condotto da Francesca Fagnani. Ogni martedì in prima serata su Rai 2

Tornano gli iconici faccia a faccia di Francesca Fagnani in cui la giornalista si confronta, senza sconti, con personaggi del mondo dello spettacolo, del costume e della cronaca. Ogni puntata, ospiti diversi saranno disposti a mettersi in gioco e a rispondere alle domande chiare, dirette e spesso irriverenti della conduttrice. Oltre alle consuete interviste, si conferma anche per questa edizione “Belve Crime”. Fagnani intervista colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini per esplorare il lato oscuro dell’animo umano. Da quest’anno in onda i provini di Belve: persone comuni siederanno sullo sgabello intervistate dalla conduttrice. Non mancherà come di consueto la sigla di chiusura con tutti i fuori onda degli ospiti, diventato nel corso degli anni uno dei momenti più attesi dal pubblico. L’appuntamento con Belve è per il 7 aprile in prima serata su Rai 2 e on demand su RaiPlay.

Il talento e l’arte DEGLI ARTISTI DI STRADA

Da venerdì 10 aprile in prima serata su Rai 1 “Dalla strada al palco Special”. In giuria quattro amatissimi beniamini del pubblico televisivo: Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica e Bianca Guaccero

“Dalla strada al palco”, la più grande festa degli artisti di strada arriva da venerdì 10 aprile in prima serata sui Rai 1, per sei puntate con un’edizione speciale ricca di novità e spettacolo con Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica, Bianca Guaccero quest’anno diventa “Special”. Il programma si presenta con una nuova formula capace di valorizzare ancora di più il racconto e le esibizioni degli artisti: un people show corale che porta in scena artisti di ogni genere, dall’Italia e dal mondo, e trasforma il palco in una piazza spettacolare. Un viaggio emozionante nel mondo dei performer di strada con le loro straordinarie storie, il loro talento, la passione e la creatività. Nato da un’idea di Carlo in questa edizione i giurati, meglio definiti come, “passanti importanti”, diventano ancora più

centrali: da una parte una tribuna composta da sei bambini provenienti da tutta Italia e, dall’altra, quattro grandi protagonisti dello spettacolo: Carlo Conti, Mara Venier, Nino Frassica, Bianca Guaccero. Ciascuno con il suo stile e la sua personalità, commenteranno e voteranno le esibizioni. Performance spettacolari arricchite dal coinvolgimento di ospiti VIP, orchestra e corpo di ballo. Duetti e sorprese con artisti affermati che saliranno sul palco per regalare ai concorrenti momenti unici. Un’atmosfera ancora più “da piazza”, grazie anche alla presenza di un gruppo di bambini in studio, capaci di offrire uno sguardo spontaneo e autentico su ogni esibizione. Ad accompagnare gli artisti, la band live diretta dal Maestro Enrico Melozzi, per un racconto musicale che valorizza alcune delle performance. Nel corso delle prime cinque puntate, gli artisti si esibiranno davanti al pubblico in studio e davanti alla giuria dei quattro “Passanti importanti”, che insieme determineranno il miglior performer della serata. Solo il più votato infatti accederà all’appuntamento finale, dove si contenderà il titolo di miglior artista di strada d’Italia e il premio finale di diecimila euro in gettoni d’oro. Ad ogni puntata poi i “passanti importanti” sceglieranno un ulteriore artista da portare in finale.

Roberta, giovane notaia segnata da un trauma, cerca di controllare ogni aspetto della sua vita. A Sorrento, tra lavoro complesso e incontri inattesi, dovrà affrontare sorprese che metteranno in discussione le sue certezze e la costringeranno a confrontarsi con i propri fantasmi. Con Maria Vera Ratti e Alessio Lapice da domenica 12 aprile su Rai 1

Roberta, profondamente segnata da una tragedia in giovane età, vive un’ansia da controllo che la porta a pianificare ogni aspetto della propria vita, nell’illusione di mettersi al riparo dalle brutte sorprese. Ha sempre primeggiato a scuola e all’università ed è stata la prima anche nel concorso notarile, potendo così scegliere come destinazione Sorrento, dove è nata e dove vive Stefano, il fidanzato storico che sogna di sposare. Arrivata nell’incantevole cornice di Sorrento, tra limoneti profumati e scorci mozzafiato, Roberta incontrerà delle persone che segneranno la sua vita: fra tutti, Leda, la radiosa cameriera di un bar, e il suo ex fidanzato Vito, un giovane pescatore dai modi apparentemente bruschi. La giovane notaia dovrà misurarsi con una serie di casi notarili molto particolari, intriganti e appassionanti, che sgretoleranno il falso luogo comune per cui il lavoro del notaio sarebbe privo di imprevisti e che porranno di frequente Roberta in situazioni scomode, dalle quali verrà fuori solo grazie alla sua invidiabile professionalità. Ma la vita non va mai come ci si aspetta e così Roberta dovrà confrontarsi con delle scoperte destabilizzanti che metteranno a dura prova le sue certezze e i suoi progetti per il futuro costringendola ad affrontare i propri fantasmi.

LA STORIA INIZIA COSÌ…

Torna a Surriento

Roberta, brillante e ambiziosa, è arrivata tra i primi al concorso notarile e ha scelto di tornare nella sua Sorrento, dove l’attendono le zie che l’hanno cresciuta e il fidanzato storico, Stefano. Nello studio del notaio Carrano, che la accoglie come associata,

Roberta muove i primi passi tra nuovi colleghi e un’assistente inflessibile. Fuori dallo studio incontra Leda, barista solare e irriverente, e Vito, giovane pescatore con mille lavori sulle spalle. Il suo primo incarico riguarda una misteriosa eredità: una figlia illegittima di cui non si conosce l’identità. Per Roberta, è l’inizio di una nuova vita e di una sfida professionale.

48, Morto che parla

Mentre Roberta è immersa nei preparativi per il suo imminente matrimonio con Stefano, una scoperta inaspettata sconvolge il fragile equilibrio della sua vita. Divisa tra il desiderio di costruire un futuro e la necessità di fare i conti con il passato, Roberta si trova anche a sostenere il suo fidanzato, deciso a lasciarsi alle spalle le attività della sua famiglia per avviare un’attività con Massimo, suo caro amico d’infanzia. Ma dietro l’entusiasmo per il nuovo progetto, si cela una realtà ben diversa da quella che Stefano immagina.

PERSONAGGI

ROBERTA (Maria Vera Ratti)

Determinata, Roberta non ama le incertezze, è metodica e pianificatrice. Il suo carattere spigoloso non è che una forma di autodifesa dopo la perdita dei genitori, avvenuta quando aveva solo 5 anni. Tutti i suoi progetti così accuratamente preparati, tra cui il matrimonio con Stefano, sono destinati a traballare quando scoprirà alcuni sconvolgenti segreti di famiglia.

STEFANO (Alessio Lapice)

Fidanzato con Roberta praticamente da sempre, è il classico ragazzo benestante ingabbiato dalla famiglia. Sogna di costruirsi un’attività propria, ma lavora nell’agenzia assicurativa del padre. Nutre un grandissimo affetto per il fratello minore Enrico, per il quale vorrebbe una vita più libera e spensierata della sua. È affascinante, simpatico e socievole, ama il ballo e la bella vita, ma di fronte al carattere predominante di Roberta è fatalmente soccombente. L’avvicinarsi del matrimonio, da lui percepito come una trappola, e l’incontro con Leda, avranno un impatto

dirompente su di lui. Che sia giunto il momento di prendere in mano le redini della propria vita?

LEDA (Flavia Gatti)

Leda non ha mai conosciuto i propri genitori ed è stata sballottata tra varie famiglie affidatarie. È bellissima, seducente, solare, altruista, comunicativa e ama ballare più di ogni cosa. Non sopporta le ingiustizie e, forse a causa della sua infanzia travagliata, non ha ancora trovato il proprio baricentro esistenziale. Si barcamena tra lavori e situazioni sentimentali precarie, dopo aver lasciato Vito senza avergli mai dato una spiegazione.

VITO (Erasmo Genzini)

All’attività di pescatore affianca mille lavoretti per supportare la famiglia da quando il padre è rimasto invalido, in particolare per sostenere gli studi della sorella Lucia. Ha un carattere schietto e burbero, ma un gran cuore. Da quando Leda lo ha lasciato, sembra non riuscire a rassegnarsi e tenterà di riconquistarla ma l’incontro con Roberta, dapprima nemica, poi alleata nel tentativo di riconquistare Leda, potrebbe cambiare qualcosa. 

Dal 12 aprile su Rai 1 “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”. Il RadiocorriereTv ha incontrato il regista della nuova serie che intreccia storie umane e territorio. Un racconto per sottrazione, tra evoluzione emotiva e forza visiva dei luoghi

LO SGUARDO DEL REGISTA TRA EMOZIONE E

Per chi non conosce ancora la serie: che storia è quella di Roberta Valente?

È la storia di una donna che torna a Sorrento dopo un periodo trascorso a Milano, dove si è formata per esercitare la professione di notaio. Il ritorno nella sua terra non è semplice: dovrà affrontare difficoltà legate sia al lavoro sia alla sfera personale, in particolare all’amore. È un percorso complesso, fatto di scelte, ostacoli e trasformazioni.

Roberta è una protagonista che controlla tutto per tenere a bada il caos interiore. Come ha tradotto questo equilibrio tra ordine e fragilità nel linguaggio registico?

Ho lavorato molto sul suo essere metodica, quasi maniacale, nel controllo di ogni aspetto della realtà. Questo lato nasce da una fragilità profonda, legata a un passato difficile. Dal punto di vista registico ho immaginato una vera e propria evoluzione del personaggio: da una rigidità iniziale, chiusa e spigolosa, verso qualcosa di più aperto e armonico. È una trasformazione che si riflette anche nel modo in cui viene raccontata visivamente.

Il ritorno a Sorrento non è solo geografico ma emotivo. Che tipo di racconto visivo ha costruito per restituire questo “ritorno alle origini”?

La fotografia è stata centrale. Sorrento è un luogo ricco di colori e abbiamo scelto di valorizzarli, in particolare il blu del mare e il giallo dei limoni. All’inizio Roberta è quasi in contrasto con questo mondo: è come un elemento scuro immerso in una realtà luminosa. Poi, nel corso della storia, anche visivamente entra in sintonia con ciò che la circonda. C’è una dimensione quasi fiabesca, ma sempre radicata nella realtà.

Sorrento e la Costiera: che sguardo ha scelto per evitare la cartolina e raccontare una verità più profonda?

Era una sfida. Abbiamo cercato di raccontare Sorrento dall’interno, evitando immagini scontate. Non volevamo una cartolina, ma una città vissuta, coerente con il mondo interiore della protagonista. È uno sguardo che segue il personaggio: quello che lei prova, in qualche modo, diventa anche il modo in cui vediamo i luoghi.

I casi notarili diventano motore narrativo: come si riesce a trasformare un ambito tecnico in una leva di tensione e coinvolgimento?

È stato un elemento molto interessante. Il lavoro del notaio, che può sembrare distante, in realtà è pieno di storie umane. Gli sceneggiatori hanno attinto proprio da situazioni reali, trasformandole in racconto. Questo ha permesso di dare profondità e tensione, rendendo quel mondo narrativamente ricco.

Il passato di Roberta riemerge poco alla volta. Ha lavorato più per sottrazione o con elementi visivi più dichiarati?

Ho lavorato per sottrazione. È un approccio che utilizzo spesso: lasciare emergere le cose poco alla volta, senza dichiararle subito. La storia ha una dimensione quasi fiabesca, ma resta sempre ancorata alla verità umana dei personaggi. È una storia che potrebbe accadere ovunque.

Come ha pensato la regia degli episodi della serie?

C’è una linea orizzontale che unisce tutto il racconto, ma ogni episodio ha anche una propria struttura e un proprio sviluppo. È un equilibrio tra continuità e autonomia narrativa.

Personalmente, cosa le resta di questo progetto?

Mi resta un’esperienza molto forte, prima di tutto umana. Abbiamo lavorato con un gruppo straordinario, tra produzione, attori e troupe. È stato un percorso intenso e condiviso, e credo che questo si percepirà anche nel risultato finale.

Una serie poliziesca “alla nostra maniera”, come racconta il regista Renato De Maria, che intreccia il poliziesco, il comico, la storia d’amore, la saga familiare. Al centro lo “sbirro” Claudio Bisio, volto e anima del nuovo racconto Rai che, per la prima volta, ci porta nel cuore dell’Appennino, la spina dorsale dell’Italia. Dal 7 aprile in anteprima su RaiPlay, e dal 9, per quattro giovedì, in prima serata Rai 1

Un poliziesco che combina mistero, dramma e relazioni, ambientata nel suggestivo scenario di Muntagò, un paese immaginario che rappresenta l’intero Appennino, con la sua bellezza, le tradizioni, l’anima popolare e il fenomeno dello spopolamento. Dopo aver risolto brillantemente un caso in modi non proprio ortodossi, il commissario Vasco Benassi viene trasferito nel suo paesino d’origine nell’Appennino bolognese. Il trasferimento diventa l’occasione per affrontare ferite dolorose, recuperare vecchi rapporti e costruirne di nuovi, mentre si destreggia tra casi di omicidio che lo mettono di fronte a difficili scelte etiche.

LA STORIA

Il commissario Vasco Benassi, conosciuto a Bologna come “il miglior sbirro”, viene trasferito a Muntagò in seguito a un errore. Il ritorno nel paese natale, che aveva lasciato anni prima, riapre ferite mai davvero rimarginate. Le indagini lo condurranno a confrontarsi con il proprio passato e a riscoprire le sue radici, in un percorso di lenta “riapertura del cuore” che lo renderà meno solitario e più disposto a creare legami. Intorno a lui si muove una rete di relazioni complesse: la cugina Gaetana, ispettore di polizia; suo marito Bruno, un tempo suo rivale; e il giovane agente Fosco, che lo affianca con sincera ammirazione. Determinante è anche il ritorno di Nicole Poli, amore platonico della sua giovinezza, oggi sindaca di Bologna. Parallelamente si sviluppa la vicenda dei più giovani: Macchio, figlio di Gaetana, e Magico, figlio di Nicole, entrambi innamorati della nuova agente Amaranta. Proprio Amaranta diventa una figura centrale anche per Benassi: tra loro nasce un rapporto profondo e sfumato, sospeso tra mentorship e una sorta di intensa, inattesa “genitorialità dell’anima”.

I PERSONAGGI

Vasco Benassi (Claudio Bisio)

Commissario sessantenne, esperto ma impulsivo, poco incline alle regole. Il ritorno a Muntagò lo costringe a confrontarsi con il proprio passato.

Amaranta Palomba (Chiara Celotto)

Giovane agente ambiziosa e determinata. Nonostante l’inesperienza, dimostra grande intuito e coraggio.

Nicole Poli (Valentina Lodovini)

Sindaca di Bologna, forte ma vulnerabile. Madre preoccupata, spesso in conflitto con Benassi.

Il Magico (Lorenzo Minutillo)

Figlio di Nicole, idealista e inquieto. Sogna un Appennino sostenibile ma si avvicina ad attività illegali.

Gaetana (Elisa D’Eusanio)

Cugina di Benassi e collega. Pragmatica e diretta, è una figura di sostegno ma anche critica.

Fosco (Michele Savoia)

Agente giovane e timido, ma preciso e affidabile. Cresce molto nel corso della serie.

Bruno (Ivan Zerbinati)

Marito di Gaetana. Gestisce un bar, punto nevralgico della vita del paese e osservatorio privilegiato.

Macchio (Jacopo Dei)

Figlio di Gaetana e Bruno. Sensibile e curioso, alla ricerca della propria identità.

LA STORIA INIZIA COSÌ…

Episodio 1 – Delitto o pregiudizio?

Benassi arriva a Muntagò, vivendo il trasferimento come una punizione, che riaccende ricordi dolorosi. Indaga sulla morte sospetta di Renato Pinardi, anziano trovato morto nella sua casa. La principale sospettata è la badante Karina, donna bielorussa dal passato oscuro. Nel frattempo, si riavvicina a Nicole, che lo coinvolge nei problemi del figlio Magico.

I segreti del pozzo

Amaranta si avvicina a Magico fingendo interesse e scopre una piantagione di marijuana nei boschi. Lo arresta, creando tensioni tra Benassi e Nicole. Le indagini sulla morte di Renato prendono una piega inaspettata.

IL REGISTA RENATO DE MARIA RACCONTA…

«“Uno sbirro in Appennino” è una serie poliziesca interpretata da Claudio Bisio. Lo sbirro è Claudio di cui ho cercato di sfruttare e possibilmente ampliare le doti di attore empatico, sincero, emotivo, imprevedibile e un po’ folle. Ho usato il carisma e la sapienza recitativa costruita in anni di cinema, tv e palcoscenico per ridefinire in chiave pop una figura atipica di poliziotto. Poliziotto sì, ma alla nostra maniera. E quindi, anche “Uno sbirro

in Appennino” va letta come una serie poliziesca certo, ma “alla nostra maniera”. La sceneggiatura di Bonifacci offre una scrittura a strati che include diversi generi: il poliziesco, il comico, la storia d’amore, la saga familiare. Ma quello che mi ha sorpreso di più e mi ha affascinato è l’amore e la conoscenza profonda per una terra cinematograficamente sconosciuta: l’Appennino. Non a caso è la parola che completa il titolo e dà un significato e un tono preciso al nostro lavoro. L’Appennino è un territorio ricco di storia e miracolosamente intatto. La civiltà lo ha graziato scegliendo di devastare le pianure. In Appennino esiste una spettacolare e incredibile bellezza intatta, dove lo sguardo può correre verso l’infinito incontrando solo boschi, laghi, fiumi e creste che lambiscono il cielo. Piccoli paesini punteggiano le valli senza mai disturbare lo sguardo, tutto è immerso in un’armonia naturale e spettacolare. Abitato dai tempi degli etruschi, territorio di passaggio, le tradizioni qui non sono svanite e resistono al tempo. La mia regia ha cercato di rispettare i

miei due protagonisti allo stesso modo. Lo sbirro e l’Appennino. L’uomo e lo scenario naturale. Trattandosi di un poliziesco con momenti comedy è chiaro che intorno a Claudio andava costruita una squadra di attori bravi, empatici, con i tempi naturali per competere con Claudio. Sono molto orgoglioso del cast: in ogni ruolo c’è un attore credibile e un personaggio forte, vero, umano. Anche in quei ruoli minori che devono raccontare il territorio, ho avuto la fortuna di incontrare e scegliere attori locali di ottimo livello. Insomma, il cast prima di tutto, ma poi è stato importante anche il lavoro visivo: la fotografia con viste ampie, colori caldi, e capace di cogliere il racconto delle facce e del territorio come un unico quadro. Le musiche di Pivio e De Scalzi hanno seguito questo andamento tra il western e il folk, declinato con ironia in una chiave stile “Appennino”. Ho cercato ispirazione nel racconto popolare proprio della tradizione dei cantastorie e nel cinema ambientato in territori di frontiera, come il nostro Appennino.»

In libreria

C’è un odore che attraversa il tempo. È quello della vita vissuta, dei salotti del potere e delle strade di provincia, della mondanità e della cronaca, degli amori famosi e delle cadute fragorose. Lo sguardo del fotografo Umberto Pizzi nella nuova docuserie di Rai Cultura in onda su Rai 5 (canale 23 del digitale terrestre), da sabato 11 aprile in seconda serata per quattro episodi

“Profumo di Pizzi” racconta quasi sessant’anni di storia italiana - e non solo - attraverso lo sguardo inconfondibile di Umberto Pizzi, fotografo di fama internazionale, partito da Zagarolo, vicino Roma, per diventare testimone del nostro immaginario collettivo. La Dolce Vita, la Roma politica e dei salotti, dei poteri invisibili che si alimentano di relazioni, gente comune e grandi burattinai: Umberto Pizzi ha raccontato tutto, cogliendo le sfumature grottesche del presente per trasformarle in satira feroce. Nato nel 1937, Pizzi inizia a fotografare nel 1968. Da allora non ha mai smesso. Ancora oggi, a 88 anni, monta tutti i giorni sul suo scooter, macchina fotografica al collo, per inse-

guire, catturare e rendere eterni gli istanti che in tanti non sanno vedere. Dagli anni Sessanta della Dolce Vita agli anni Venti del Terzo Millennio, attraversando la cronaca brutale degli anni Settanta, la mondanità sfrenata degli Ottanta e le metamorfosi del potere, “Profumo di Pizzi” tratteggia un affresco visionario e grottesco del nostro Paese. Pizzi ricorda ogni scatto e ogni immagine, e il suo lungo racconto è la storia inedita di persone famose e sconosciute. Amori iconici, come quello tra Liz Taylor e Richard Burton diventano altrettante chiavi per comprendere come cambiano i sentimenti, l’esposizione pubblica, l’intimità. È proprio il suo obiettivo che, nel famoso locale Gilda di Roma, fissa in uno scatto il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, l’emergere degli “homines novi”, la trasformazione dell’immagine pubblica, l’assunzione del corpo come messaggio politico. “Profumo di Pizzi” è quindi un viaggio nella memoria visiva del Paese, ma anche un racconto sul presente, sul potere delle immagini e su chi ha saputo guardare la realtà senza pregiudizi. Il racconto si arricchisce delle interviste a: Fulvio Abbate, Davide Bornigia, Maurizio Caprara, Filippo Ceccarelli, Fabrizio d’Esposito, Marisela Federici, Guglielmo Giovanelli e Paolo Cirino Pomicino, grande amico di Pizzi e protagonista dei suoi scatti, nella sua ultima intervista tv. “Profumo di Pizzi” una docuserie di Fabrizio Berruti & Gianluigi De Stefano. 

PAOLA SEVERINI

Con responsabilità E SORRISO

Un viaggio di oltre quattrocento puntate per raccontare la disabilità, nel segno della solidarietà, dell’inclusione e del Servizio Pubblico. L’ideatrice e conduttrice di “O anche no!” al RadiocorriereTv: «Lo facciamo usando il buon senso e bandendo il sensazionalismo, sempre pronti ad abbassare il microfono e a spegnere le telecamere di fronte al dolore». L’appuntamento con la trasmissione è la domenica alle 10.15 su Rai 3

Il racconto della disabilità in Tv è un viaggio che parte da lontano…

Questo lavoro la Rai lo ha cominciato negli anni Sessanta, la nostra azienda è stata la battistrada. È un percorso di inclusione, di conoscenza, a partire dai termini, che la televisione pubblica ha largamente anticipato. Quello che facciamo ogni giorno è un lavoro impegnativo e gratificante, nel quale è indispensabile avere le giuste competenze, oltre alla sensibilità di un giornalista che fa bene il proprio mestiere.

Come e quando nasce “O anche no!”?

Nasciamo a settembre del 2019 grazie a una scelta coraggiosa di Carlo Freccero, allora alla guida di Rai 2. Fu lui a decidere di scommettere su di me e sui miei collaboratori con “O anche no!”. Ed è proprio il caso di dire che il nome racchiude il senso del programma stesso. Ti aspetti che una persona sia in un certo modo, o anche no. Da allora abbiamo realizzato circa 400 puntate, praticamente senza mai fermarci. Nessuna televisione in Europa ha mai fatto uno sforzo di questo genere.

Dalla trasmissione madre sono nati numerosi spin-off…

Come i talk in occasione delle Paralimpiadi (Tokyo 2021, Parigi 2024, Milano Cortina 2026) e gli spazi di “Stravinco per la vita” all’interno di “Uno Mattina”, in questo caso per fornire a chi ci seguiva gli strumenti necessari per affrontare i problemi dati dalla disabilità, che è un grande imbuto nel quale prima o poi finiamo tutti. Ci siamo occupati di caregiver, di badanti, di diritti e difficoltà, sempre con un forte senso di responsabilità. Tra i tanti speciali che abbiamo realizzato ci sono quelli sulla Giornata mondiale dell’handicap, sulla Giornata nazionale dell’au-

tismo e su quella delle persone con trisomia 21 (sindrome di Down). Siamo stati oltre confine per raccontare cosa fanno gli italiani all’estero per il sociale, la disabilità, i diritti, le persone fragili. Siamo andati in Kosovo, nel Kurdistan iracheno con Emergency, e in Senegal dove abbiamo costruito una scuola per bimbi disabili, siamo stati in Palestina, in Ucraina. Abbiamo anche valorizzato il lavoro del nostro esercito di pace, dei nostri ETS (Enti terzo settore), delle ONG (Organizzazioni non governative), dei soldati, dei carabinieri. Tra gli spin-off c’è anche il Festival del Calcio Comunità Educante, con tutto il mondo dello sport sociale, dagli oratori alla Lega di Serie A, partito nel 2024 e quest’anno in programma a settembre. Lo sport, il calcio in particolare, è grande strumento di inclusione.

Il suo incontro con il mondo del sociale ha radici profonde e lontane…

Risale agli anni Ottanta, tutto è partito dalla radio, con Adriano Mazzoletti, poi è arrivata la televisione, dove i miei maestri sono stati Sergio Zavoli, Luciano Rispoli, Gianfranco Funari. “O anche no!” è il punto d’arrivo di un lungo percorso.

Sociale e disabilità sono temi sempre più attuali… I disabili, se li volessimo contare, sarebbero la terza nazione del mondo, dopo la Cina e l’India. L’talia è il paese più vecchio d’Europa. I nostri vecchi diventano dei grandi disabili, persone che hanno bisogno di aiuto.

Qual è il linguaggio più giusto per raccontarli?

Dobbiamo evitare le iperboli, non creare supereroi, stigmatizzando al tempo stesso l’ipocrisia. Il linguaggio si adegua alla realtà, alle diverse situazioni che ti trovi ad affrontare e a raccontare. Regola della nostra squadra è bandire sempre il sensazionalismo, senza mai rincorrere lo share, agire invece nel segno del rispetto, del buon senso. Siamo sempre pronti ad abbassare il microfono e a spegnere le telecamere di fronte al dolore.

La disabilità è una materia che prevede preparazione, competenza. Un presidio da difendere?

Lo studio e il lavoro sul campo ti forniscono le chiavi per affrontare con equilibrio e rispetto una materia complessa e delicata, le tematiche sociali, la disabilità, i diritti fondamentali.

L’improvvisazione è un errore grave, ed è sempre estremamente pericolosa: capita di vedere talk-show con opinionisti che credono di sapere tutto, ma che in realtà non sono preparati e fanno danni incommensurabili. Su questi temi servono regole rigide e immensa cautela. Anche questo significa fare Servizio Pubblico.

Uno sguardo che non si ferma alla disabilità quello di “O anche no!”. È di novembre scorso lo speciale sulle cure palliative, su cosa significa accompagnare una persona nella fase più fragile, quella della malattia e del fine vita… Quello speciale, che è ancora oggi disponibile su RaiPlay, è motivo di grande soddisfazione per tutto il nostro gruppo di lavoro. Si tratta di un racconto che dà voce a chi ogni giorno tutela la dignità delle persone, rendendo più umano il percorso della malattia. Dopo la messa in onda il programma è stato utilizzato come strumento di tutoraggio per i formatori degli hospice. Abbiamo ricevuto il ringraziamento di medici e infermieri e questo ci dà gioia.

È possibile raccontare la disabilità anche attraverso l’arte, cosa accaduta a Sanremo con il maestro Ezio Bosso… … che portai al Festival grazie a Carlo Conti, facendolo incontrare con la grande platea Tv, cambiando in quel modo il paradigma. L’anno successivo tornammo al festival di Carlo con i Ladri di carrozzelle, nella certezza che il sorriso e la musica possono essere grandi alleati nella comunicazione di messaggi importanti.

Cosa chiede il sociale a “O anche no!”?

Le persone ci scrivono oltre duecento mail a settimana, ci fermano per strada. Ci chiedono risposte e ci sottopongono emergenze. Siamo diventati un po’ uno sportello del cittadino, ma con tutta la buona volontà non ci possiamo sostituire allo Stato, alle amministrazioni. Noi siamo pochi, vorremmo essere molti di più, e per questo motivo cerchiamo di stimolare la crescita di reti e di associazioni di famiglie. Ci diamo da fare anche attraverso la nostra rete territoriale e gli “Amici di O anche no!” che ci supportano sui social. Siamo una grande famiglia. 

In libreria

AL CINEMA

ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE

Fiume, 1919. Intrighi politici, amori impossibili e vendette private si intrecciano sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D’Annunzio. Diretto da Arnaldo Catinari il film è interpretato da Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric e con Riccardo Scamarcio. Nelle sale da giovedì 16 aprile

Èil 1919. Nell’incandescente clima politico che precede il fascismo, Beatrice, una determinata spia al servizio della Russia, è a Fiume il giorno in cui il vate ed eroe di guerra Gabriele D’Annunzio dà il via alla sua rivoluzione visionaria. Ma proprio durante la festa d’insediamento si trova coinvolta in un attentato alla vita del Poeta- Guerriero. Scoprire quali sono i nemici della rivoluzione è di prioritaria importanza: per Beatrice che è lì per proteggere D’Annunzio, per Pietro, il capo dei servizi segreti italiani combattuto tra dovere e ideali, e per Giulio, un medico, disertore della Grande Guerra, vicino agli ambienti anarchici. Nelle sale dal 16 aprile il film di Arnaldo Catinari, coprodotto da Rai Cinema, il film è interpretato da Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric e con Riccardo Scamarcio. Sullo sfondo di una rivoluzione che intende cambiare il mondo, le vite di Beatrice, Pietro e Giulio si intrecciano rivelando una realtà in cui intrighi politici, amori impossibili e vendette private collideranno finendo per modellare non solo il loro destino ma anche quello di Fiume, di D’Annunzio e dell’Italia, che all’alba degli anni 20 si trova ad un bivio cruciale tra dittatura e rivoluzione. “Tra l’oscurità della Prima Guerra Mondiale e il nero pece del nascente fascismo – afferma il regista – ci fu un breve momento in cui tutto sembrava possibile. Gabriele D’Annunzio, il poeta- guerriero, prese con la forza dell’arte e della poesia la città di Fiume, creando un atto futurista che chiamò a raccolta artisti, idealisti e reduci in un magnifico crogiolo di libertà. In

questa utopia, l’omosessualità era ammessa, l’uso di droghe era comune, uomini e donne erano considerati alla pari e una costituzione avveniristica metteva al centro l’uomo e l’arte”. Una sorta di mondo alla rovescia che attirava l’attenzione da tutto il mondo, “dalla Russia di Lenin al nascente fascismo, fino ai timori di Giolitti e degli alleati che temevano che la Rivoluzione uscisse dai confini di Fiume. In questo contesto storico unico si svolge la storia di ‘Alla Festa della Rivoluzione’, una vicenda di vendetta, redenzione e amore che vuole essere un film popolare, avvincente e intrigante”. 

RAI E DISNEY+ una nuova collaborazione

Firmato un accordo innovativo tra Rai e Disney+ che porterà agli abbonati della piattaforma Disney+ alcuni tra i più iconici titoli Rai

Rai e Disney+ hanno firmato un accordo che porterà agli abbonati Disney+ alcuni tra i più iconici titoli Rai. Questo accordo innovativo tra uno dei più importanti broadcaster pubblici in Europa, attraverso la controllata Rai Com, braccio commerciale della TV pubblica, e uno dei principali servizi di streaming globali amplia il pubblico Rai ed espande il catalogo di Disney+, rafforzando il rapporto di lunga data tra le due società. Nell’ambito di questa iniziativa, “Belve”, il celebre e coinvolgente talk show condotto da Francesca Fagnani, e “The Floor – Ne rimarrà solo uno”, l’avvincente game show che quest’anno sarà condotto da Paola Perego e Gabriele Vagnato, saranno disponibili in streaming per gli abbonati Disney+ dal giorno successivo alla messa in onda su Rai 2. Inoltre, Disney+ amplierà l’offerta di contenuti locali di alta qualità con una selezione di imperdibili titoli Rai tra i più recenti, come le amate fiction “Braccialetti rossi”, “Mina Settembre”, “L’amica geniale”, “Un passo dal cielo” e “Màkari”, oltre al docu-reality diventato un vero e proprio cult generazionale “Il Collegio” che saranno raccolti prossimamente in una collezione dedicata su Disney+. Questi titoli si aggiungeranno a quelli Rai già presenti su Disney+ (“Don Matteo”, “I Bastardi Di Pizzofalcone”, “Un Medico In Famiglia”, “Doc - Nelle Tue Mani”, “Il Commissario Ricciardi”, “Le Indagini di Lolita Lobosco”), integrando l’offerta di produzioni italiane firmate Disney+ come “I Leoni di Sicilia”, “Le Fate Ignoranti”, “Avetrana - Qui non è Hollywood”e “Boris 4”. Rai, attraverso Rai Com, entra a far parte di un prestigioso gruppo di emittenti free-to-air con cui Disney+ collabora in tutta Europa, da Atresmedia e RTVE in Spagna, a ITVX nel Regno Unito, ARD e ZDF in Germania e SIC in Portogallo, a testimonianza di un im-

pegno comune nel promuovere e sostenere la narrativa locale. Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato Rai: “Per la Rai, Disney è un partner strategico di lungo corso. Con questa intesa, il Servizio Pubblico entra a far parte di un prestigioso network europeo caratterizzato da una visione comune orientata alla valorizzazione della narrativa locale all’interno di ecosistemi digitali internazionali. In questi anni RaiPlay ha rappresentato il punto di riferimento della trasformazione in Digital Media Company di Rai: i quasi 23 milioni di account attivi (53% della digital total audience italiana), gli oltre 7000 titoli di cataloghi (superiori alla BBC), le quasi 800 milioni di ore di tempo speso nel 2025 nella fruizione dei contenuti live e on demand, rappresentano una case history internazionale quasi unica. Abbiamo ritenuto di affiancare allo straordinario ruolo di RaiPlay una ulteriore opportunità coerente con la funzione di Servizio Pubblico: accompagnare contenuti iconici della Rai verso pubblici e modalità di fruizione differenti, amplificandone la visibilità e rafforzando in modo strutturale la presenza digitale dell’Azienda e la riconoscibilità del brand Rai, in uno scenario sempre più competitivo e interconnesso”. Karl Holmes, General Manager, Disney+ EMEA: “Questa collaborazione con Rai porterà agli abbonati Disney+ in Italia una selezione ancora più ampia di contenuti locali incredibilmente iconici. Rai vanta una profonda connessione con il pubblico e un’eredità pluridecennale di narrazioni di alta qualità, e siamo orgogliosi di poterle proporre al nostro pubblico su Disney+. Forte di oltre 40 anni di collaborazione tra Disney e Rai in Italia, questa iniziativa si allinea anche al nostro approccio globale di collaborazione con le emittenti free-to-air in tutta Europa, aiutandole a portare le loro storie a un pubblico più ampio e più giovane, offrendo al contempo agli abbonati Disney+ un intrattenimento locale ancora più straordinario e nuovi modi per godersi i loro show più amati”.

LIBERI TUTTI

Michele Venturi è un avvocato cinico, abituato a muoversi sul confine della legalità, fino a quando viene arrestato e costretto agli arresti domiciliari. Senza più case a disposizione, si ritrova a vivere in un cohousing gestito dalla sua ex moglie Eleonora, entrando in un mondo lontanissimo dal suo. Tra nuove regole, relazioni forzate e valori diversi, dovrà rimettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere. Un percorso inatteso che lo costringe a cambiare per poter tornare davvero libero. Diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, con Giorgio Tirabassi, Anita Caprioli, Thomas Trabacchi, Valeria Bilello, Caterina Guzzanti e Andrea Roncato.

Basta

LEGEND

Nella Londra degli anni Sessanta, i gemelli Kray dominano il mondo criminale costruendo un impero fatto di violenza e potere. Ronnie è imprevedibile e instabile, mentre Reggie è lucido e strategico, capace di muoversi con intelligenza negli affari. Il loro equilibrio si incrina tra tensioni personali, gelosie e lotte interne all’organizzazione. Un racconto intenso che segue l’ascesa e la caduta di due figure leggendarie, mostrando il lato più oscuro del successo. Diretto da Brian Helgeland, con Tom Hardy in un doppio ruolo insieme a Emily Browning, David Thewlis, Christopher Eccleston e Chazz Palminteri.

Basta un Play!

MATIA BAZAR –ITALIAN SINFONIA

Un viaggio nella storia di una delle band più iconiche della musica italiana attraverso materiali d’archivio delle Teche Rai. Le immagini raccontano gli inizi e il successo delle prime formazioni, con la voce inconfondibile di Antonella Ruggiero. Tra evoluzione sonora e sperimentazione, prende forma il percorso di un gruppo capace di attraversare generazioni e confini. Dall’Italia all’Europa fino al Sudamerica, la loro musica diventa identità e innovazione. Un racconto che restituisce il valore di una stagione musicale ancora attuale, costruito attraverso immagini e interpretazioni originali d’epoca.

BERRY BEES

Bobby, Lola e Juliette sono tre amiche inseparabili con una vita all’apparenza normale, ma dietro la quotidianità si nasconde una missione segreta. Scelte dalla B.I.A., un’agenzia di intelligence, intervengono dove gli adulti non possono arrivare. Tra operazioni sotto copertura e avventure in giro per il mondo, affrontano sfide che mettono alla prova coraggio e ingegno. Dalla difesa dell’ambiente ai misteri digitali, ogni missione è un’occasione per crescere. Serie diretta da Niccolò Sacchi con protagoniste le giovani agenti Bobby, Lola e Juliette.

IDA SANTILLI: IL VIAGGIO NON È COLLEZIONARE

LUOGHI

MA CUSTODIRE RICORDI «N

el 2008 mi hanno affidato una rubrica nella quale avrei dovuto raccontare i borghi dell’Italia minore ai turisti che scelgono il camper e la caravan per trascorrere il tempo libero. Serviva una chiave di lettura diversa dei territori. Chi viaggia in camper nella maggior parte dei casi cerca mete poco battute, fuori dai circuiti di massa, con un ricco patrimonio

immateriale, di riti e tradizioni che esaltano lo spirito di appartenenza e il senso di comunità. Non potevo limitarmi alla pura osservazione per raccontarli: ho indugiato anche nei dettagli minimi per offrire al lettore uno sguardo più intimo. Quando la mia bussola interiore mi ha poi condotta verso il Medio Oriente, dove l’intricato intreccio di storie, cultura e religione è un

pout pourri di suggestioni, ho capito che il viaggio non è collezionare luoghi, ma raccogliere storie, custodire ricordi.»

Ida Santilli, molisana appartenente alla generazione “X” - quella che ha saputo destreggiarsi tra analogico e digitale con curiosità e spirito indipendente - è giornalista e blogger specializzata in reportage di viaggio e guide turistiche. Pur avendo scelto Roma come base stabile, conserva nel cuore lo spirito di una nomade, sempre alla ricerca del proprio “posto nel mondo”.

Definiresti “Iran invisibile. Identità, diritti negati, esilio” un romanzo, una testimonianza, un reportage o tutte queste cose insieme?

«Lo possiamo definire un esempio di saggistica narrata, un genere ibrido che ti fa pensare “sono dentro a un romanzo, sono dentro a una storia”. La vicenda personale si intreccia con i grandi eventi che hanno segnato un popolo. È un romanzo di esilio e di rinascita, che racconta con intensità la perdita, il coraggio e la speranza di chi non smette di credere nel futuro. Una storia a mio avviso necessaria che parla di diritti, di radici, di appartenenza, di identità, del filo indistruttibile che lega chi parte e chi resta, tra nostalgia e cambiamento. È in un certo senso anche un reportage: donne e uomini che ho incontrato hanno accettato di donare qualcosa di sé, di parlare, di sedersi, riaprendo piaghe mai sanate.»

Sei una viaggiatrice in un mondo che sta innalzando muri e scatenando guerre: come vedi il futuro?

«Quando sono stata in Palestina e mi sono ritrovata davanti al muro, l’impenetrabile barriera di cemento e filo spinato alta più di nove metri che costeggia e attraversa le aree occupate della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, ho capito che mi trovavo di fronte all’esempio più eloquente di Paesi che innalzano muri. L’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele ha gettato tutta l’area del Golfo in una condizione di instabilità. Una cosa è certa: le bombe non sono state sganciate per difendere i diritti umani di un popolo intrappolato da 47 anni nella morsa di un regime ottuso e oscurantista, una delle più feroci teocrazie della storia. Ma perché una parte della popolazione iraniana è talmente disperata da chiedere a un personaggio come Trump di intervenire militarmente per liberarlo? Il popolo iraniano è stato lasciato da solo per troppi anni, in tutte quelle circostanze in cui è sceso in piazza, anche 47 anni fa. La storia ci racconta che più volte è stata data legittimità a un regime che reprime, tortura, stupra e uccide chiunque alzi una voce di dissenso. Quanti sono scesi in piazza pur consapevoli che forse non avrebbero mai fatto ritorno a casa? Mi auguro che il popolo iraniano, cresciuto in un Paese che è culla di una delle più raffinate civiltà, possa prima o poi riacquistare una forma di libertà che gli permetta di vivere una vita dignitosa, in un tessuto sociale più giusto dove la parità tra uomo e donna (concetto che è ancora suscettibile di miglioramento in Occidente), tolga definitivamente le donne dal ruolo di “eterne minori”. Le donne superano gli uomini negli studi universitari e nonostante tutte le leggi misogine, sono parte del cambiamento. Non posso prevedere cosa accadrà in Iran ma concludo citando Hegel: “Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono”.»

Come nasce la tua passione per il Medio Oriente? «Dal primo viaggio in Marocco, nell’agosto del 2011. Il groviglio delle stradine della medina di Fès, l’odore forte delle concerie che si mescolano a quelli delle spezie, le kasbah di fango, l’Erg Chebbi, lo spettacolare deserto sahariano del sud del Marocco, vicino a Merzouga, e il suo irreale silenzio. Sono stata letteralmente stregata dalla duna! Dal Marocco arrivavano suggestioni che hanno tracciato la mappa dei miei viaggi in Medio Oriente: Giordania, Turchia, Israele, Egitto, Iran e Oman. Dormire in una tenda berbera sotto un cielo stellato è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. In Oman le dune si cancellano e si riscrivono. Il tempo non corre ma si dilata, si fa liquido. Ogni pensiero superfluo evapora e in mezzo a quel vuoto ti ascolti davvero. Il pick up che “galleggia” sulla collina di sabbia, il paesaggio che si fa lunare, fatto di croste saline e orizzonti bianchi. In un’atmosfera surreale amplificata dal silenzio e dalla vastità, si sublima l’incontro tra il deserto e il mare: sembra di camminare sulla luna e io, sospesa, nel mezzo di niente, e di tutto.»

Laura Costantini

NOVITÀ EDITORIALE

Tv espansa

La televisione non è scomparsa: si è spostata. Vive nei feed, nelle connessioni di un pubblico che scorre smartphone e tablet, dentro piattaforme dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. In questo ecosistema – come spiega l’autrice – la tv si ibrida con i linguaggi social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si espande nei format digitali. Anna Bisogno - professoressa associata all’Universitas Mercatorum, dove insegna Cinema, Radio e Televisione - la descrive come un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati e ridefiniscono il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura

LLa televisione non è scomparsa, si è spostata e vive altrove: nei feed, nelle connessioni di un pubblico che scrolla gli smartphone, i tablet e abita le piattaforme, dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. In questo nuovo ecosistema, la tv si ibrida con il linguaggio dei social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si estende nei format digitali. Come mette in evidenza il volume, si tratta di una televisione espansa, che dialoga con l’intelligenza artificiale, costruisce archivi infiniti e personalizza gusti e sguardi. Un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati partecipano al processo creativo, orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati, ridefinendo il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura. Nel contesto italiano, la televisione lineare entra in osmosi con piattaforme e social media, dando vita a un modello eterogeneo in cui si riconfigurano le modalità di partecipazione dello spettatore e la visione si trasforma in esperienza condivisa e continua.

Anna Bisogno è professoressa associata all’Universitas Mercatorum, dove insegna Cinema, Radio e Televisione. I suoi interessi di ricerca riguardano i Television Studies, la storia della televisione italiana e le intersezioni narrative tra tv, piattaforme digitali e social network. Con Carocci editore ha pubblicato La storia in tv. Immagine e memoria collettiva (2a rist. 2011) e La tv invadente. Il reality del dolore da Vermicino ad Avetrana (2015). È autrice per RaiPlay di 30x70. Se dico donna...

a televisione non è scomparsa, si è spostata e vive altrove: nei feed, nelle connessioni di un pubblico che scrolla gli smartphone, i tablet e abita le piattaforme, dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. In questo nuovo ecosistema, la TV si ibrida con il linguaggio dei social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si estende nei format digitali. Lo spiega bene nel suo ultimo volume “TV espansa. Piattaforme, social network, IA” (Carocci Editore) Anna Bisogno, docente di televisione, cinema e media digitali presso Universitas Mercatorum, che descrive questo medium come un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati partecipano al processo creativo, orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati, ridefinendo il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura. Nel contesto italiano, la televisione lineare entra in osmosi con piattaforme e social media, dando vita a un modello eterogeneo in cui si riconfigurano le modalità di partecipazione dello spettatore e la visione si trasforma in esperienza condivisa e continua. Eventi come il Festival di Sanremo o la pandemia mostrano chiara-

Piattaforme, social network, ia

mente questa integrazione tra televisione e ambiente digitale. Da mezzo centrale e lineare del Novecento, capace di unire il pubblico attorno a rituali collettivi, la tv si è evoluta in un sistema complesso e diffuso, integrato con piattaforme digitali, social network e nuove tecnologie. Il concetto di “televisione espansa” descrive proprio questa metamorfosi, in cui il medium si reinventa adattandosi ai cambiamenti culturali, tecnologici e sociali della contemporaneità. “La TV oggi è all’interno di un ecosistema convergente, in cui i contenuti non sono più isolati ma inseriti in una rete più ampia, i programmi diventano

Carocci editore
Anna Bisogno
espansa
Carocci editore Biblioteca di testi e studi

“testi espansi”, accompagnati da clip, contenuti social, meme e materiali prodotti anche dagli utenti, che partecipano attivamente alla costruzione del significato. A ciò si affianca lo sviluppo delle piattaforme di streaming che hanno rivoluzionato le modalità di consumo, introducendo fenomeni come il binge watching e una produzione sempre più globale, e si inserisce anche l’intelligenza artificiale, che contribuisce alla personalizzazione dei contenuti e all’organizzazione dell’offerta”, sostiene l’autrice. In conclusione, la televisione contemporanea – secondo Bisogno - non si configura più come un medium unitario, ma

come un ambiente (ri)distribuito all’interno del quale YouTube, ad esempio, incide sulla produzione, sulla circolazione e sulla durata dei contenuti. Parallelamente, gli algoritmi assumono una funzione sempre più pervasiva: non solo organizzano l’offerta, ma orientano i percorsi di visione e condizionano la visibilità dei prodotti culturali. “Si profila così – conclude la studiosa - un nuovo assetto mediale in cui la televisione non è più centrale nel senso tradizionale, ma mantiene un ruolo rilevante all’interno di forme di fruizione e produzione profondamente trasformate”. 

Mantova Summer Festival

Estate di grandi nomi con un cartellone che mette al centro voci, identità e percorsi artistici capaci di parlare a pubblici diversi, costruendo un equilibrio tra storia musicale e contemporaneità. Tra i nomi più attesi spiccano i Pet Shop Boys, in esclusiva italiana

La musica dal vivo torna a farsi racconto dentro spazi che hanno attraversato i secoli, trasformando la città in un palcoscenico diffuso. Il Mantova Summer Festival si prepara, da luglio, a una nuova edizione con una linea chiara: mettere gli artisti al centro e costruire intorno a loro un’esperienza che sia insieme culturale e spettacolare. Il progetto porta in scena una proposta che tiene insieme generi, linguaggi e generazioni, con una presenza internazionale forte e riconoscibile. Tra i nomi più

attesi spiccano i Pet Shop Boys, in esclusiva italiana, accanto a Jethro Tull, LP e Wilco, capaci di intercettare pubblici diversi e consolidare il respiro europeo del festival. Sul fronte italiano, il cartellone si muove tra cantautorato e nuove scritture con Caparezza, Coez, Mannarino, Fulminacci e Luca Carboni, costruendo una narrazione musicale che attraversa epoche e sensibilità. A completare il programma, gli spettacoli di Paolo Ruffini ed Enrico Brignano ampliano l’offerta verso una dimensione più ampia di intrattenimento. Piazza Sordello e il Giardino dell’Esedra di Palazzo Te diventano così non solo luoghi di spettacolo, ma veri contenitori di esperienza, capaci di unire la forza della musica dal vivo alla bellezza architettonica e simbolica della città. In questo equilibrio tra artisti, spazi e pubblico, il festival si conferma come uno degli appuntamenti più rilevanti dell’estate italiana.

In libreria

IN DIVISA PER SERVIRE IL PAESE

Da oltre sessant’anni le donne contribuiscono a garantire la nostra sicurezza. Rosaria Schiavo, Funzionario addetto della 1° divisione dell’Ufficio IV comunicazione istituzionale racconta la propria esperienza

Le donne in Polizia crescono sempre più e ricoprono oggi il 35 per cento dei ruoli apicali. Ci sono questure rette da donne, così come reparti mobili e istituti di istruzione in cui i direttori sono donne. Le donne in divisa sono ormai una realtà, e la sensibilità femminile riesce a essere una soluzione e un tramite in situazioni complesse. La Polizia è stata la prima forza ad aprirsi alle donne con l’istituzione della Polizia femminile, nel pieno rispetto delle peculiarità di ciascuno. Nel corso degli anni si è riusciti anche a sfatare falsi miti come l’inconciliabilità tra carriera in divisa e vita privata. Vestire una divisa comporta sì rinunce, ma come può accadere in altre professioni. Il coro è unanime: “Se c’è volontà, si può conciliare tutto”. Eleganza, senso del dovere, rigore, caratterizzano la dottoressa Rosaria Schiavo che già vanta un percorso brillante. “Per celebrare i nostri 174 anni, abbiamo scelto come cornice Piazza del Popolo, a Roma, un crocevia di migliaia di persone, che simbolicamente rappresenta il nostro spirito di vicinanza alla gente. La Piazza diventerà un grande spazio di condivisione dei valori che ci ispirano, raccontati attraverso il nostro “Villaggio della legalità”, dove giovani e adulti scopriranno le varie professionalità della Polizia di Stato e le funzioni complesse che esercita il Dipartimento della P.S. L’obiettivo è far conoscere anche ai più giovani il mondo Polizia e le opportunità che offre.” sottolinea entusiasta

Perché ha deciso di indossare la divisa della Polizia di Stato? Ho seguito le orme del mio papà. Anche lui indossava la divisa. È un carabiniere in pensione. Ritengo sia un lavoro di responsabilità, di equilibrio. Sin da subito, dentro di me si è fatto sempre più spazio il desiderio di prestare servizio allo Stato, di contribuire attivamente alla sicurezza del paese, insomma di indossare l’uniforme. La Polizia offre molte opportunità, ci sono molte figure professionali e ogni ufficio svolge compiti differenti da un altro. La Polizia lavora in diversi ambiti, sicurezza pubblica, controllo del territorio, indagini criminali, polizia scientifica e molto altro. Una funzione molto importante che svolgiamo è quella di Autorità di Pubblica Sicurezza, che per noi significa, in estrema sintesi, garantire a tutti l’esercizio dei propri diritti e le proprie libertà nel rispetto degli altri. Questa varietà di compiti e funzioni permette a ciascuno di noi, ognuno con le proprie caratteristiche professionali diverse, di realizzarsi.

Ci racconta le tappe fondamentali del suo percorso professionale?

Ho conseguito la laurea in giurisprudenza e poi ho frequentato la scuola di specializzazione per le professioni legali. Ho ottenuto, dopo la pratica forense, l’abilitazione da avvocato. Ho

superato il concorso da funzionario della Polizia di Stato nel 2017. Il concorso prevede di 4 fasi: quiz, test fisici e psico attitudinali, prove scritte ed esame orale. Superato il concorso ho frequentato per 18 mesi il corso presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma e al termine sono stata assegnata alla Questura di Milano. Sono giunta a Milano il 1° aprile del 2019 e dopo un periodo all’ufficio di gabinetto sono stata nominata Portavoce del Questore. Un incarico di fiducia e di responsabilità. Dopo sono stata assegnata al Commissariato Centro di Milano. È stata una esperienza ricca e formativa. Nel 2021 sono stata trasferita a Roma, all’Ufficio Ordine e Sicurezza Pubblica e dal 2024 mi occupo di comunicazione presso l’Ufficio IV Comunicazione istituzionale.

Qual è il suo ruolo attuale?

Sono funzionario addetto della 1° divisione dell’Ufficio IV comunicazione istituzionale. La 1° divisione si occupa di coordinare la comunicazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e della Polizia di Stato, garantendo uniformità su tutto il territorio nazionale e gestisce le comunicazioni ufficiali con giornalisti, tv, radio e siti web. Il lavoro consiste nel far conoscere il lavoro della Polizia di Stato, informando correttamente i cittadini, comunicando con organi di stampa e di informazione. Più precisamente l’ufficio diffonde notizie ufficiali sull’attività di polizia sia mediante la comunicazione con giornalisti sia mediante social media della Polizia di Stato. È un lavoro che consente di avere una visione completa di ciò che accade sul territorio nazionale e non solo. Il “settore” stampa si inserisce in un ufficio più ampio che si occupa anche di altro, come la pubblicazione della rivista Polizia Moderna, la creazione e vendita di oggetti a marchio Polizia, l’organizzazione dei grandi eventi della Polizia di Stato. Tra gli eventi più importanti quello dell’Anniversario della costituzione della Polizia di Stato, che ricorre il 10 aprile prossimo. La Polizia di stato è al servizio della comunità dal 1852. Anche quest’anno, per celebrare i nostri 174 anni, abbiamo scelto come cornice Piazza del Popolo, a Roma, un crocevia di migliaia di persone, che simbolicamente rappresenta il nostro spirito di vicinanza alla gente. La Piazza diventerà un grande spazio di condivisione dei valori che ci ispirano, raccontati attraverso il nostro “Villaggio della legalità”, dove giovani e adulti scopriranno le varie professionalità della Polizia di Stato e le funzioni complesse che esercita il Dipartimento della P.S. L’obiettivo è far conoscere anche ai più giovani il mondo Polizia e le opportunità che offre.

C’è un episodio che porta nel cuore accaduto nel corso della sua carriera?

Porto nel cuore tante esperienze e tante persone che ho incontrato e con cui ho avuto modo di lavorare. Durante il mio incarico da portavoce a Milano, ho avuto modo di organizzare molti eventi. Ricordo ancora con particolare emozione un Natale speciale, quando abbiamo cercato di portare qualche sorriso e un po’ di spensieratezza ai piccoli ricoverati nell’ospedale

Fatebenefratelli di Milano. Un compito arduo portare sorrisi in quei momenti… per questo ci siamo fatti aiutare dai nostri cani poliziotti, che hanno “giocato” insieme a noi con i piccoli malati. Ecco, momenti come questi, momenti di vicinanza alla gente, ai più fragili, momenti di aiuto in qualsiasi modo agli altri sono ciò che ogni giorno sostiene la mia scelta di fare la poliziotta.

Perché sempre più donne scelgono la divisa? Essere Madre e Donna in prima Linea è possibile?

Le donne che indossano l’uniforme sono sempre di più. Alla base c’è il desiderio di ognuna di noi di realizzarsi professionalmente e affermare la propria indipendenza e la Polizia rappresenta una opportunità di carriera. Scegliere la divisa significa scegliere di servire il Paese, essere al fianco del cittadino, rendersi utili per il prossimo. Ad oggi le donne in Polizia sono sempre di più e ricoprono ruoli di vertice. Questo dimostra che è possibile far coesistere una madre e una donna in prima linea. Le capacità di organizzazione familiare e l’empatia di una madre possono, anzi, solo apportare vantaggi in ambito lavorativo. Ovviamente il segreto è trovare il giusto equilibrio ed è possibile trovarlo solo con l’organizzazione. Io sono mamma dal marzo 2025, il mio bambino sta per compiere un anno. È

impegnativo ma l’importante è trovare il giusto equilibrio tra famiglia e lavoro. Può sembrare scontato ma l’amore per un figlio ti dà la forza di fare tutto. Diventare madre ti cambia la vita ma non è un limite alla carriera. Direi che si può essere madre in prima linea e donna in prima linea.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la carriera nella polizia di stato?

Entrare a far parte della Polizia significa entrare a far parte di una famiglia professionale, ove coesistono valori importanti quali il rispetto, la lealtà, l’empatia, la professionalità, il senso del dovere. Le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno una missione comune, contribuire alla sicurezza e al benessere del Paese, servire lo Stato ed essere vicino al cittadino. Il percorso in Polizia consente di crescere personalmente e professionalmente, insegnando la resilienza, la capacità di lavorare in gruppo, la gestione delle responsabilità. Pertanto, il mio consiglio è di prepararsi ad entrare a far parte di questo mondo, lavorando su se stessi, sul proprio senso di responsabilità e sulle proprie capacità. Infine, auguro a tutti coloro che lo desiderano, di riuscire a far parte di questa splendida famiglia.

A MODO MIO. PATTY PRAVO

Nel giorno del suo 78° compleanno, Patty Pravo torna al centro della scena con un ritratto che ne celebra arte, identità e incanto senza tempo, in onda giovedì 9 aprile alle 21.20 su Rai 5

Biondissima, dirompente e avanguardista: è Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, un’icona della musica italiana e ambasciatrice di uno stile eccentrico e incredibilmente riconoscibile. Un racconto autobiografico che alterna repertorio inedito a interviste a grandi personalità come Vasco Rossi, Laura Pausini, Ornella Vanoni, Elisa, Giuliano Sangiorgi ed Enrico Ruggeri, che testimoniano l’influenza e la grandezza dell’artista. Prodotto da Rai Documentari e Ballandi

con il contributo di Rai Teche, il doc intreccia la storia di Patty Pravo con sessant’anni di musica italiana e internazionale e ripercorre i passi della ragazza del Piper e dell’impatto globale che il suo personaggio ha avuto nella storia della musica. La Pravo torna sui luoghi della sua infanzia e si racconta, attingendo ai ricordi legati alla sua vita privata e professionale. A Venezia, sua città d’origine, dove è nata e cresciuta, attraversa le calli, il Ponte dell’Accademia, si affaccia sul Canal Grande e arriva a Piazza San Marco, sorseggia un tè al Caffè Florian, contempla la bellezza barocca della Laguna, entra al Teatro La Fenice e alla Collezione Guggenheim, raccontando aneddoti e curiosità legate ai suoi successi. La regia è di Duccio Forzano in onda giovedì 9 aprile alle 21.20 su Rai 5.

La settimana di Rai 5

Film

Petit Maman

Con Joséphine Sanz, Gabrielle Sanz, Nina Meurisse. È il film di Céline

Sciamma dal titolo “Petit Maman” proposto lunedì 6 aprile alle 21.20

Concerto

Il debutto di Julia Hagen con l’Orchestra Rai diretta da Andrés Orozco-Estrada

Giovedì 9 aprile alle 20.30 su Radio 3 e alle 22.55 su Rai 5, con musiche di Elgar e Rachmaninov

Film Chiara

Regia di Susanna Nicchiarelli. Con Margherita Mazzucco, Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli. In onda martedì 7 aprile alle 21.20

Città segrete

Torino

Una città di contrasti e chiaroscuri, capitale del Regno d’Italia e dell’industria automobilistica, regale e operaia. La visita Corrado Augias venerdì 10 aprile alle 21.20

Evolution Il viaggio di Darwin

Oasi, sentinelle del deserto - Emirati Arabi, tra le dune di Liwa, in onda mercoledì 8 aprile alle 14.35

Opera Suor Angelica

Continua con Suor Angelica, in onda sabato 11 aprile alle 8.05 su Rai 5, l’omaggio di Rai Cultura a Giacomo Puccini.

Film Dante

Diretto da Pupi Avati, con Sergio Castellitto, Alessandro Sperduti, Romano Reggiani. Domenica 12 aprile alle 21.20

LORENZO IL MAGNIFICO, LUCI E OMBRE

In occasione dell’anniversario della nascita, con Paolo Mieli e il professor Franco Cardini mercoledì 8 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Il suo destino è preannunciato dal ritratto giovanile che, tra il 1459 e il 1462, Benozzo Gozzoli esegue nell’affresco della cavalcata dei Magi all’interno della cappella del palazzo mediceo di Via Larga, a Firenze. Il giovane rampollo della famiglia più in vista della città, nipote di Cosimo de Medici, è al centro del dipinto in abiti cavallereschi e in sella a un destriero. Poi compare una se-

conda volta, in una posizione più defilata, tra i personaggi del seguito, dove il pittore lo raffigura realisticamente, nei suoi dieci anni. Un’età precoce che non impedisce a suo nonno Cosimo e a suo padre Piero di fare grandi progetti per lui: sarà il futuro capo della famiglia, dei suoi affari, e di Firenze. Banchiere, uomo politico, mecenate, poeta e scrittore, Lorenzo lascerà un segno indelebile nella storia come l’incarnazione più completa del principe umanista. Con Paolo Mieli e il professor Franco Cardini mercoledì 8 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia in occasione dell’anniversario della nascita.

La settimana di Rai Storia

Storia delle nostre città

Reggio Calabria

Tra le città più belle della regione, ospita una gran varierà di opere artistiche e offre scorci di intensa. In onda lunedì 6 aprile alle 22.10

Storie della TV.

Carosello... e poi a letto!

100 anni di Sipra

Il programma sui personaggi e sui programmi che hanno reso unica la Tv italiana, raccontati da Aldo Grasso e dai suoi testimoni, in onda giovedì 9 aprile alle 15

Passato e Presente

Jules Verne, inventore del futuro È dalla tranquilla provincia francese della città di Amiens che Jules Verne immagina il futuro, in onda martedì 7 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Le ragazze

Luciana Rossi, una vita tra tavoli e cucina in trattoria: è lei la decana che apre l’appuntamento con “Le Ragazze”, in onda venerdì 10 aprile alle 21.10

RAInchieste

Con Giorgio Zanchini, un programma di Enrico Salvatori e Serena Valeri. In onda mercoledì 8 aprile alle 21.20

Cinema Italia

I pionieri

Il film di Luca Scivoletto in onda sabato 11 aprile alle 21.10 su Rai Storia per il ciclo “Cinema Italia”. Nel cast, Mattia Bonaventura, Francesco Cilia, Danilo Di Vita

Il primo viaggio nello spazio

La “Conquista dello Spazio” di Gianni Bisiach

A 65 anni dal 12 aprile 1961, Rai Cultura ripropone domenica 12 aprile alle 18.30 su Rai Storia, la prima puntata della serie firmata da Gianni Bisiach

Masha e Orso 8

Arrivano episodi inediti della nuovissima stagione della popolare serie ispirata a una fiaba popolare russa, in onda in prima Tv dal 6 aprile alle 8 e alle 16.30

Inuovi episodi segnano un’evoluzione importante: Masha cresce, diventa più autonoma e ottiene la sua prima auto. Questo la porta a incontrare nuovi personaggi lungo i suoi viaggi. La vulcanica Masha e il paziente Orso conosceranno nuovi amici animali che vivono in altre zone della foresta, mai visitate pri-

ma perché troppo lontane. Con la nuova auto si parte per una serie di avventure ancora più dinamiche, piene di energia, comicità. “Masha e Orso” ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti internazionali, diventando una delle serie animate per bambini più premiate della Russia. È stata tradotta in oltre 25 lingue e trasmessa in più di 100 paesi. Gli altri animali nel cartone (come la lepre, i lupi e la tigre) sono simboli di innocenza e amicizia, proprio come Masha e Orso. Ciascuno di loro ha un carattere particolare che crea dinamiche sempre nuove, offrendo episodi che non smettono di stupire con nuove situazioni divertenti e spesso inaspettate.

L’Ispettore Ottozampe e il mistero dei misteri

In onda sabato 11 aprile alle ore 19.30 e in replica domenica 12 alle ore 15.10 su Rai Gulp

Shangai, 1934. L’ispettore Ottozampe nel corso di una missione manda in tilt un deposito di fuochi artificiali, e viene licenziato in tronco dallo zio, capo della polizia. Intenzionato a prendersi un periodo sabbatico Ottozampe sale su un volo diretto a San Francisco, seguito da una ragnetta determinata a fargli da assistente e che riesce ad intrufolarsi come clandestina. Una volta a bordo uno dei

passeggeri, che ha per fidanzata una vedova nera (che ha già seppellito 12 mariti), chiede la sua protezione perché ha ricevuto minacce di morte. Otto si ritroverà a dover risolvere un misterioso caso di omicidio. Una storia molto ritmata che fa muovere i suoi personaggi in spazi colorati, sempre diversi, con una narrazione stratificata che strizza l’occhio anche agli adulti. Un noir action con exploit action anni 90’ e con un susseguirsi giocoso di citazioni (non solo gli whodunnit della Christie ma anche Alien e Indiana Jones e il tempio maledetto).

CLASSIFICHE AIRPLAY per RadiocorriereTv

I FILM DELLA SETTIMANA

CINEMA IN TV

Il re delle isole – Martedì 7 aprile ore 21.10

Anno 1970 – Regia di Tom Gries

Profumo di grande racconto epico per una storia ambientata nelle Hawaii di metà Ottocento, ancora lontane dall’immaginario turistico contemporaneo. Whip Hoxworth arriva a Honolulu con l’ambizione di costruire la propria fortuna, ma si trova davanti a una realtà ben diversa da quella immaginata. Tra difficoltà, intuizioni e strategie, riesce a emergere fino a entrare nei giochi di potere che porteranno al rovesciamento della regina Liliuokalani. Un film ampio, tra storia e invenzione, che restituisce il fascino di un’epoca e di un territorio in trasformazione, con Charlton Heston affiancato da Geraldine Chaplin, John Phillip Law, Khigh Dhiegh e Virginia Ann Lee.

Un ritorno in famiglia che si trasforma in un incubo. Laura torna dalla Argentina alla Spagna per partecipare al matrimonio della sorella, ma durante la festa sua figlia viene rapita. Da quel momento, il racconto si muove tra tensione e verità nascoste, portando a galla segreti e fragilità di un’intera famiglia. Il mistero del rapimento diventa così un viaggio dentro le relazioni, dove nulla è davvero come appare. Farhadi costruisce un dramma psicologico intenso e stratificato, sostenuto dalla forza interpretativa di Penélope Cruz, Javier Bardem, Barbara Lennie e Ricardo Darín.

Tutti lo sanno – Mercoledì 8 aprile ore 21.10

Anno 2018 – Regia di Asghar Farhadi

Parabellum – Venerdì 10 aprile

L’azione sale di livello in un capitolo dove ogni regola è stata infranta e ogni alleanza è saltata. John Wick è ormai solo, con una taglia sulla testa e il mondo degli assassini pronto a dargli la caccia. Senza più protezione, deve sopravvivere in una fuga continua fatta di combattimenti spettacolari e ritmo serrato. Il film spinge al massimo la dimensione fisica e visiva della saga, trasformando ogni sequenza in un’esplosione di tensione e coreografia. Keanu Reeves torna nel ruolo iconico affiancato da Halle Berry, Laurence Fishburne, Ian McShane, Lance Reddick e Mark Dacascos.

Un thriller teso e silenzioso che si muove tra memoria e identità. Hamid vive in Europa cercando di lasciarsi alle spalle un passato segnato dalla guerra in Siria, ma viene coinvolto in una rete clandestina che dà la caccia ai criminali di guerra nascosti sotto falsa identità. Da quel momento, la sua vita diventa un percorso sospeso tra ricerca di giustizia e confronto con i propri traumi. Il film costruisce una tensione costante, più interiore che spettacolare, interrogandosi sulle ferite invisibili dei conflitti. Protagonista Adam Bessa in un racconto asciutto e profondamente umano.

Il sentiero dei fantasmi - Ghost Trail –

11 aprile ore 21.20 – Anno 2024

Sabato
Regia di Jonathan Millet
John Wick 3 –
ore 21.20 –Anno 2019 – Regia di Chad Stahelski

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