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Radiocorriere Tv n 10 Anno 95

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LILLO E STEFANO MANCUSO

L’ecologia del sorriso

La sfida di Stefano Mancuso e Lillo per un’ecologia del sorriso. La nuova proposta di Rai Cultura il venerdì in prima serata su Rai 3

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ALESSANDRO GASSMANN

L’attesa è finita: uno dei personaggi più amati della letteratura giudiziaria italiana approda finalmente sul piccolo schermo. “Guerrieri la regola dell’equilibrio” il lunedì in prima serata su Rai 1

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LE LIBERE DONNE

Mario Tobino, psichiatra, sfida le regole repressive del manicomio femminile per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Miniserie con Lino Guanciale da martedì 10 marzo in prima serata su Rai 1

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DELLA RAI

ITALIANA Reg. Trib. n. 673 del 16 dicembre 1997 Numero 10 - anno 95 09 marzo 2026

Il RadiocorriereTv incontra il giornalista, alla conduzione di “2 di picche” dal 9 marzo su Rai 2

MARIA ESPOSITO

Il RadiocorriereTv incontra la giovane interprete di Rosa Ricci, al centro anche della sesta stagione di “Mare fuori”

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GALLO – RONCHIAZZARITI

Gli attori raccontano la loro quinta stagione in “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, la domenica in prima serata su Rai 1

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CANZONISSIMA

Dopo oltre cinquant’anni torna lo storico varietà della Rai. Da sabato 21 marzo in prima serata su Rai 1. Conduce Milly Carlucci

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DIRETTORE RESPONSABILE

FABRIZIO CASINELLI

Redazione - Rai

Viale Giuseppe Mazzini 14 00195 ROMA Tel. 0633178213 www.radiocorrieretv.rai.it

Cinzia Geromino

Tiziana Iannarelli Vanessa Penelope Somalvico

La domenica in seconda serata su Rai 3 la docu-serie sulle vite esemplari di quattro grandi donne italiane

La Rai si racconta in digitale

Storie di donne che bilanciano il mondo del suono. Disponibile il nuovo podcast Original RaiPlay Sound

Quel che si cela dietro una storia letteraria

MUSICA

Il ritorno live di Gianluca Grignani prende forma con un tour che attraversa la sua storia musicale e rilancia l’energia di uno dei cantautori più irregolari e riconoscibili della scena italiana

La cultura del dono si tinge di rosa per celebrare la Giornata Internazionale dell’8 marzo dedicata alle donne

Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay

L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai

Una selezione dei film in programma sulle reti Rai

TRA SCIENZA E “RIEDUCATIONAL

“RIEDUCATIONAL CHANNEL”

La sfida di Stefano Mancuso e Lillo per un’ecologia del sorriso. “La pelle del mondo”, la nuova proposta di Rai Cultura, il venerdì in prima serata su Rai 3, è un viaggio originale nella biosfera in cui scienza e ironia si uniscono con ospiti d’eccezione, da Corrado Guzzanti a Jovanotti, per raccontare il futuro del pianeta oltre agli allarmismi

Di fronte alla crisi climatica, la televisione pubblica sceglie una strada nuova, che unisce il rigore accademico alla leggerezza della commedia. Al timone di questo viaggio nella biosfera c’è una coppia inedita e sorprendente: lo scienziato di fama internazionale Stefano Mancuso e l’attore Lillo Petrolo. L’obiettivo è ambizioso: raccontare lo strato sottile di vita che avvolge la Terra, circa 20 chilometri di spessore, dove si consumano i nostri sogni, i nostri viaggi e la nostra stessa sopravvivenza. Il format nasce da un “cortocircuito” creativo. Mancuso rappresenta la guida scientifica, mentre Lillo è l’uomo comune che interroga la natura con curiosità e ironia: “Io sono un appassionato, ma non ne so nulla”, confessa l’attore, che aggiunge: “Tra me e Stefano è nata un’improvvisazione continua. Il messaggio fondamentale è che in natura non esiste gerarchia: siamo una cosa unica.” Un approccio condiviso da Stefano Mancuso: “L’umorismo ha un potere straordinario. Le persone ricordano ciò che emoziona, non solo ciò che è logicamente vero. Vogliamo far capire che prenderci cura di ciò che ci circonda significa curare noi stessi. Come diceva Papa Francesco, non si può essere sani in un mondo malato.” Il programma non si limita al dialogo tra i due conduttori; coinvolge icone dello spettacolo in ruoli inediti. Corrado Guzzanti torna nei panni dell’indimenticabile Vulvia nel suo “Rieducational Channel”, mentre Maccio Capatonda propone un surreale “Podcast sostenibile”. Chiara Francini darà voce e volto alle storie di alberi straordinari, aggiungendo una dimensione emotiva e simbolica al racconto. Il parterre di ospiti è variegato: nella prima puntata c’è stata una lunga conversazione con Jovanotti, affiancato da Vinicio Capossela, la giornalista Cecilia Sala e Mario Calabresi. Nel corso delle settimane si alternano nomi come Alessandro Barbero, Christian De Sica, Alessandro Gassmann e Serena Dandini. Ogni puntata sarà monografica e dedicata a un pilastro della vita sulla Terra: le piante (protagoniste del debutto), l’intelligenza, le città, la cura, le comunità, e il viaggiare e sarà accompagnata dal suggerimento di Mancuso: “Viviamo in un momento in cui la scienza viene trasformata in posizione politica, ma la scienza non ha appartenenza. Il suo compito è far conoscere il problema, la politica deve trovare le soluzioni. Sono due ambiti che non dovrebbero mescolarsi.” Per la Rai, il programma rappresenta un punto di svolta, come sottolinea il Direttore Fabrizio Zappi: “Il format è una sfida di innovazione che punta su qualità e rigore, ma con il contraltare mai banale di Lillo che rende la narrazione vivace.” Rai Cultura cerca di offrire una divulgazione differente, in cui i volti noti accettano di uscire dalla propria comfort zone per parlare del futuro comune. “La pelle del mondo” è scritto da Stefano Mancuso e Davide Savelli, con la regia di Graziano Conversano. Una produzione che promette di insegnarci a smettere di “consumare” la Terra per cominciare, finalmente, a proteggerla. 

A tu per tu con Guerrieri

L’attesa è finita: uno dei personaggi più amati della letteratura giudiziaria italiana approda finalmente sul piccolo schermo. Il RadiocorriereTv ha incontrato l’attore protagonista che dà corpo e voce all’avvocato penalista nato dalla penna di Gianrico Carofiglio. La serie diretta da Gianluca Maria Tavarelli è in onda il lunedì in prima serata su Rai 1

Finalmente Guerrieri arriva in TV. Come si affronta un personaggio così radicato nell’immaginario dei lettori? È stato un lavoro di addomesticamento”?

Non l’ho addomesticato, perché un uomo così va vissuto, non domato. Siamo partiti da una base di scrittura altissima, quella dei romanzi di Carofiglio. Il nostro compito era restituire cinematograficamente la bellezza di quelle pagine. È stata la sfida interpretativa più impegnativa della mia carriera: Guido è un uomo complesso, un bravissimo penalista di Bari che affronta casi di omicidio, ma di cui seguiamo soprattutto le mille sfaccettature della vita privata.

Com’è stato lavorare con Gianluca Maria Tavarelli alla regia?

Sono felice di aver affrontato questo viaggio con lui. Gianluca è uno dei registi più forti che abbiamo; ha il dono di portare il cinema in TV senza snaturarlo. Ha creato una serie appassionante, emozionante e, a tratti, anche divertente. Ha saputo scegliere il cast giusto per rendere la serie corale: qui non c’è un “eroe” perfetto, ma un gruppo di persone che mostrano i propri difetti.

Nella serie vediamo Guerrieri tornare a boxare. Che valore ha questo sport per lui? È solo una questione di forma fisica?

Assolutamente no. La boxe è il suo specchio, il suo modo di parlare con se stesso. È lo sfogo necessario per elaborare

le ingiustizie che deve superare quotidianamente. Sul ring, Guido dialoga con la propria persona e cerca di migliorarsi. È una metafora del suo stare al mondo: un uomo che non è un mero esecutore di leggi, ma uno che “parteggia” per le persone che difende.

Che ruolo gioca la città di Bari in questa produzione?

Bari ne esce bellissima, misteriosa, quasi magica, specialmente nelle scene notturne. È a tutti gli effetti la seconda protagonista della serie.

Tra i faldoni dello studio, l’aula di tribunale e i vicoli della città, quale dimensione di Guerrieri ha preferito interpretare?

Come attore, ho amato profondamente la parte giuridica. Essendo Carofiglio un uomo di legge, era necessaria una precisione assoluta. Volevo essere credibile per chi fa questo mestiere davvero. Durante il dibattimento avevamo sul set veri avvocati penalisti che seguivano la costruzione dei processi; ricevere i loro complimenti è stato il regalo più grande.

Carofiglio dice spesso che “la verità è un’idea complessa”. Cosa rappresenta per lei e per il suo personaggio?

Per Guerrieri la verità è essenziale, vive per perseguirla. Personalmente, io sono uno che tende a dire sempre quello che pensa; mia moglie mi rimprovera spesso per questo, ma credo sia il modo migliore di vivere. Mi affascinano le fragilità di Guido: non nasconde i suoi errori, non si vergogna di chiedere scusa o di piangere. In un mondo che insegue la perfezione, io cerco personaggi fallaci, imperfetti. Sono i più interessanti da raccontare.

Cosa si augura per il futuro di questo progetto?

Un attore deve rappresentare una vita. Io fingo di essere altri e spero che la gente ci creda. Guerrieri mi ha regalato l’orgoglio di portare in scena un uomo dedito alla giustizia ma profondamente umano. Continuerò a farlo finché avrò storie così potenti da raccontare.

Le libere donne

Un avvincente dramma storico-sentimentale che esplora il sottile confine tra passione e follia, affrontando la contrapposizione fra conformismo e individualità. Tratta dal romanzo di Mario Tobino - “Le libere donne di Magliano”, edito Mondadori Libri, è in onda da martedì 10 marzo in prima serata Rai 1. Protagonisti di questo nuovo racconto diretto da Michele Soavi: Lino Guanciale, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio. La serie è realizzata con il patrocinio del Comune di Lucca e con la collaborazione della “Fondazione Mario Tobino ETS”

Ambientata fra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale, la serie segue Mario Tobino, uno psichiatra non convenzionale con una passione per la poesia, mentre sfida le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Alcune di loro hanno trovato conforto nella follia come unica forma di libertà a cui aspirare, mentre altre sono state ingiustamente recluse solo perché hanno osato affermare il loro spirito libero. Mario vive all’interno del manicomio confrontandosi — e talvolta scontrandosi — con i diversi approcci dei suoi colleghi. In particolare, trova un alleato nel dottor Anselmi, un giovane medico schietto e altruista, con il quale riesce anche a instaurare un sincero rapporto di amicizia e fiducia. La vita di Mario prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi, una giovane donna rinchiusa nell’ospedale dal marito contro la propria volontà. L’istinto spinge Tobino a dubitare della presunta pazzia di Margherita e a domandarsi se non sia piuttosto la vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sulla sua eredità. Mario intraprenderà un’avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita — che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione — e un amore che torna dal passato, quello per Paola Levi, nel frattempo diventata una staffetta partigiana.

I PERSONAGGI

Mario Tobino (Lino Guanciale)

Psichiatra con una profonda passione per la poesia e la scrittura, è reduce dal fronte libico della Seconda Guerra Mondiale. Tornato in Italia, lavora nel manicomio femminile di Maggiano,

dove si distingue per un approccio umano e innovativo alla cura della malattia mentale. A differenza di molti colleghi, evita le terapie più violente e cerca metodi alternativi, come un laboratorio creativo che permetta alle degenti di esprimersi e ritrovare una voce. La sua sensibilità lo porta a indagare i traumi nascosti dietro i silenzi e le fragilità delle pazienti, come nel caso di Margherita, giovane donna internata su richiesta del marito. In un contesto segnato dalla guerra e dalle persecuzioni, Mario si trova diviso tra il suo ruolo di medico, il senso di giustizia e i propri sentimenti. Il legame mai del tutto spento con Paola Levi, insieme all’attrazione crescente per Margherita, lo trascina in un profondo conflitto interiore.

Margherita Lenzi (Grace Kicaj)

Giovane moglie dell’avvocato Filippo Lenzi, vive un matrimonio segnato da soprusi e umiliazioni. In un gesto di disperazione e ribellione fugge di casa e si presenta nuda sul sagrato del Duomo durante la messa di Natale, gesto che porta al suo internamento nel manicomio di Maggiano. Qui il suo destino si intreccia con quello del dottor Tobino, che intuisce subito la sofferenza nascosta dietro il suo comportamento: agli occhi di Mario, quel gesto appare come una disperata richiesta d’aiuto. Divisa tra momenti di lucidità e crisi profonde, Margherita sviluppa un sentimento nei confronti di Tobino. Decisa a far emergere la propria verità e costretta a confrontarsi con chi la considera pazza, non smette di lottare per riconquistare dignità e libertà.

Paola Levi Olivetti (Gaia Messerklinger)

Ebrea e partigiana, Paola Levi — ex moglie di Adriano Olivetti — è una donna forte, indipendente e anticonformista. Negli anni della persecuzione nazista vive costantemente in pericolo, ma non rinuncia al suo impegno nella Resistenza. Dopo molti anni, ritrova Mario Tobino, con cui aveva vissuto un intenso amore giovanile mai del tutto sopito. Il loro incontro riaccende sentimenti che il tempo non ha cancellato. Coraggiosa e determinata, Paola affronta i rischi della lotta clandestina senza piegarsi, diventando un punto di riferimento per chi si oppone al regime nazifascista. Tuttavia, l’amore per Mario fa riaffiorare anche le sue fragilità più profonde.

Guido Anselmi (Fabrizio Biggio)

Il dottor Anselmi è uno dei medici del manicomio di Maggiano e stringe fin da subito con Mario Tobino un rapporto di amicizia e fiducia. Diversamente da molti colleghi, non appare rigido né

incline ai metodi di cura più aggressivi. Ironico e sempre pronto alla battuta, è spesso l’unico capace di alleggerire l’atmosfera cupa dell’ospedale. Consapevole dei compromessi imposti dal regime fascista, mostra empatia nei confronti delle degenti, ma anche una certa rassegnazione che lo porta a non sfidare apertamente le regole. Molto legato a Mario, cerca di metterlo in guardia dai rischi di un coinvolgimento personale con Margherita.

Direttore Roncoroni (Paolo Giovannucci)

Direttore del manicomio di Maggiano, Roncoroni è un uomo pragmatico, abituato a governare l’istituto con disciplina e distacco. Dietro l’apparente severità burocratica si nasconde però una sensibilità che la guerra e il regime fascista mettono continuamente alla prova. Consapevole della delicatezza della propria posizione, è costretto a mediare tra le pressioni politiche e il benessere delle pazienti. Si trova spesso a dover bilanciare l’approccio duro del dottor Parisi — sostenitore di elettroshock e lobotomia — e i metodi più umani e anticonformisti di Tobino, che finisce per accettare, seppur con iniziale scetticismo.

Gianmassimo Parisi (Massimo Nicolini)

Parisi è uno dei medici del manicomio e rappresenta l’anima più dura e coercitiva dell’istituto. Convinto sostenitore dell’elettroshock, lo utilizza senza esitazione, ignorando spesso le sofferenze delle pazienti. Ambizioso, autoritario e poco incline a mettersi in discussione, è l’antitesi di Tobino. Il suo atteggiamento, unito alla simpatia per il regime fascista, lo rende temuto e poco amato. Più interessato alla propria carriera che alla cura delle degenti, nei rapporti personali si dimostra spregiudicato e manifesta una crescente ostilità nei confronti di Tobino.

Dottor Olivieri (Adriano Exacoustos)

Il dottor Olivieri è il più giovane medico del manicomio di Maggiano. Sensibile e idealista, conserva un entusiasmo e una purezza di sguardo che lo avvicinano all’approccio umano di Tobino più che a quello dei colleghi più anziani. È segretamente innamorato di suor Maria — che sembra ricambiare i suoi sentimenti — e questo lo pone di fronte a un conflitto tra sentimento e dovere. Olivieri rappresenta la speranza di una nuova generazione di medici, più aperta al cambiamento e alla compassione.

Capoinfermiera Zonin (Francesca Cavallin)

La capoinfermiera Zonin è una donna forte, pragmatica e abituata a gestire la difficile quotidianità del manicomio. All’apparenza severa e inflessibile, nei momenti decisivi rivela grande coraggio e un profondo senso di giustizia. Muovendosi con abilità tra le rigide regole dell’istituto, cerca sempre di proteggere le pazienti più fragili.

Filippo Lenzi (Paolo Briguglia)

Marito di Margherita, Filippo Lenzi è un avvocato dall’apparenza rispettabile e irreprensibile. Dietro la facciata integerrima si nascondono però ombre inquietanti nel rapporto con la moglie. È lui a decidere il suo internamento a Maggiano. La sua vicinanza al regime fascista lo rende un uomo potente e temuto, incarnazione dell’abuso di potere che può celarsi dietro una rispettabilità di facciata.

Beppe (Riccardo Goretti)

Infermiere del manicomio di Maggiano, Beppe è un uomo ambiguo e pericoloso. Brutale e corrotto, rappresenta il volto più oscuro dell’istituzione. Arruolatosi come squadrista fascista, incarna la violenza e l’arbitrio di un sistema fondato sulla sopraffazione. La sua presenza all’interno dell’ospedale mette continuamente in pericolo le pazienti e chiunque osi opporsi ai soprusi.

Suor Maria (Vittoria Gallione)

Suor Maria è una giovane religiosa in servizio a Maggiano, nota per la sua sensibilità e compassione. A differenza di altre figure più rigide, mostra sincera attenzione verso le pazienti e apprezza fin da subito le iniziative di Tobino per migliorare la loro condizione. Novizia prossima a prendere i voti, si trova però a fare i conti con i sentimenti che nascono per il giovane dottor Olivieri, vivendo un intenso conflitto interiore tra vocazione religiosa e amore.

Madre Assunta (Paola Sambo)

Madre Assunta è una delle suore che lavorano a Maggiano e rappresenta un punto di riferimento nella vita dell’istituto. Molto legata a suor Maria, si prende cura di lei fin da quando la ragazza è rimasta orfana da bambina. Vive la propria missione spirituale con totale dedizione e rispetto della gerarchia, esercitando la sua autorità con fermezza ma senza perdere un autentico senso di protezione verso chi le è affidato.

Le pazienti di Maggiano

Lella (Irene Muscarà); Faina (Dodi Conti); Gabi (Marta Bulgherini); Morena (Filippo Caterino); Margherita (Grace Kicaj); Lilli (Gea Dall’Orto); Galli (Pia Lanciotti); Marta (Ianua Coeli Linhart).

La storia inizia così...

Lucca, 1942. Notte della Vigilia di Natale. Durante la messa solenne nel Duomo, una giovane donna irrompe sul sagrato: è nuda, ferita, sconvolta. Si chiama Margherita Lenzi, moglie di un rispettato avvocato della città. Il suo gesto scandaloso scuote la comunità. Poche ore dopo, su decisione del marito, Margherita viene internata nell’ospedale psichiatrico di Maggiano. Qui incrocia il destino del dottor Mario Tobino, medico e poeta, appena rientrato dal fronte libico. Disilluso dalla guerra ma ancora animato da un profondo senso di giustizia, Tobino

si trova a lavorare in un istituto dominato da regole rigide e da un approccio alla malattia mentale più votato al contenimento che alla cura. Il direttore Roncoroni e i suoi colleghi — Anselmi, Parisi e il giovane Olivieri — sono abituati a mantenere l’ordine, non a mettere in discussione il sistema. Fuori dalle mura dell’ospedale la guerra si intensifica, mentre la persecuzione nazista stringe la sua morsa. In questo clima sempre più cupo, Mario ritrova Paola Levi Olivetti, il grande amore della sua giovinezza. Ora Paola è una staffetta partigiana e, in quanto ebrea, vive costantemente in pericolo. Intanto, a Maggiano, il direttore affida a Tobino un incarico delicato: stabilire se Margherita sia davvero malata di mente o se la sua reclusione nasconda qualcos’altro. La donna si chiude in un silenzio ostinato, ma qualcosa nel suo sguardo convince Mario che dietro quel gesto scandaloso si nasconda una storia di violenza e libertà negata. Quando Margherita riceve la visita del marito e della sua famiglia, però, reagisce con un’esplosione di rabbia che sembra confermare i sospetti sulla sua follia. Viene rinchiusa in isolamento e, disperata, tenta il suicidio. Solo l’intervento di Tobino riesce a salvarla. Sempre più coinvolto nel suo destino, Mario decide di andare oltre il ruolo di medico. Mentre cerca di introdurre a Maggiano un approccio più umano alla cura delle pazienti — arrivando a creare un laboratorio creativo che lentamente conquista la fiducia delle degenti — inizia anche a indagare sulla vita di Margherita. Si reca a casa dell’avvocato Lenzi, parla con la sua famiglia, e arriva persino a incontrare il giudice

chiamato a decidere del destino della donna. Ma più si avvicina alla verità, più Mario capisce che sfidare il potere di un uomo influente potrebbe costargli tutto: la carriera, la reputazione e forse anche la libertà. E mentre la guerra stringe Lucca nella sua morsa, il destino di Margherita si intreccia sempre più profondamente con quello di Tobino, costringendolo a scegliere fino a che punto è disposto a spingersi per difendere la verità.

Michele Soavi, il regista, si racconta

«“Le libere donne” nasce dal diario di Mario Tobino, psichiatra e scrittore, durante la sua permanenza nel reparto femminile nell’ospedale psichiatrico di Maggiano, vicino Lucca. È un diario che nasce dal cuore dell’autore e che offre spunti e riflessioni sulla condizione della donna e la sua libertà. Un percorso impegnativo per superare discriminazioni, sopraffazioni e qualsiasi tipo di violenza, sia fisica che psicologica. In questa storia, datata 1943, non c’è uguaglianza di diritti. Le donne non erano padrone di loro stesse, non avevano l’autonomia del proprio corpo, il diritto alla vita, all’istruzione, al lavoro e alla libertà di espressione. Nel nostro racconto - un libero adattamento del libro - una di loro farà breccia nel cuore di Tobino, che cercherà con tutte le sue forze di salvarla. Spero che questa storia possa offrire spunti di riflessione sulla condizione della donna di ieri e di oggi, e possa toccare il cuore di chi sta dalla parte della giustizia e della libertà.» 

“Un modo diverso di vedere le cose”

Dal 9 marzo, dal lunedì al venerdì alle 14 su Rai 2, “2 di picche”, la nuova striscia quotidiana di approfondimento giornalistico dedicata all’analisi dell’attualità nazionale e internazionale.

Un viaggio che accompagna gli spettatori in un percorso di lettura critica dei fatti e delle notizie

Perché “2 di picche”?

Perché 2 di picche è la sensazione avvertita dalla maggior parte dei cittadini. Dal racconto dell’attualità, della politica, della cronaca, sembra che siamo inermi, che siamo una carta che non serva, che ci sono gli assi di cuori, le regine di fiori, che il gioco si fa da un’altra parte, mentre invece, nel gioco delle carte, il 2 di picche, se giocato bene, può essere indispensabile per arrivare in fondo alla partita. È un modo per raccontare che Rai 2 acquisisce un nuovo piccolo spazio di approfondimento e che il punto di vista dei cittadini è quello che mi interessa. Saranno opinioni personali rivolte agli italiani, ai 2 di picche che non sono i 2 di picche.

Pochi minuti al giorno per gettare un seme, lanciare un sasso… È un momento in cui sembra che tutto ti cada sulla testa, invece non è così. La gente non va a votare perché pensa che sia un po’ inutile, hai come la percezione che le grandi questioni che ti cambiano la vita non si decidano più in un luogo vicino a te, a cui in qualche modo puoi partecipare. Invece, come nelle carte, lo schema non ha interruzioni. Un cittadino oggi puoi esprimersi e cambiare le cose più di prima, il modo per farsi sentire c’è. È successo che il woke, il politicamente corretto, una certa retorica, l’idea di correggere le parole anziché gli errori o ciò che queste parole hanno generato nella società, ci dia l’impressione che tutto abbia un unico modo di essere visto, e invece “2 di picche” è il modo diverso di vedere le cose. Io stesso mi confronto spesso con mie opinioni che non condivido, che ti arrivano in testa. Poi ti fermi un attimo a pensare e dici: ma

io penso davvero questo? Il senso del nostro appuntamento quotidiano sarà quello di domandarci se ciò che pensiamo lo pensiamo davvero noi o ce lo fa pensare qualcun altro.

Cosa significa, per un giornalista, analizzare e commentare un’attualità così complessa come è quella odierna? Da dove si parte?

Dal buon senso, quello che manca un po’. Ho visto che negli ultimi vent’anni i grandi economisti non hanno mai azzeccato una previsione. Ci hanno detto che l’Italia doveva cadere nel baratro 10.000 volte. Ci hanno fatto passare le forche caudine di qualunque tipo di austerity per poi scoprire che la Germania in un giorno ha fatto mille miliardi di debiti cambiando la Costituzione. Ci raccontano un sacco di fesserie. Gli stessi grandi esperti di politica internazionale dicevano che negli Stati Uniti avrebbe vinto Kamala Harris, io che in America sono stato quattro volte nella mia vita avevo capito benissimo che vinceva Trump. A volte il pregiudizio è molto più vicino alla realtà di questi giudizi che poi scopriamo non essere tali se non luoghi comuni, idee che devi fare in modo che tutti abbiano per continuare a far credere che hai capito dove sta andando il mondo. Ecco, noi siamo il contrario, ci poniamo delle domande, dei dubbi, e anche delle opinioni che possono sembrare poco raffinate, però magari azzeccate.

Che cosa ti affascina, che cosa invece ti fa paura, di questa contemporaneità?

Mi affascina il fatto che credo che sia la stessa che hanno vissuto tutti. In fondo il futuro non lo ha mai conosciuto davvero nessuno e ha sempre fatto paura. Ogni volta che qualcosa avviene sembra insormontabile. In realtà, poi, guardandoti indietro, ti rendi conto che tanti errori si potevano evitare. Il covid, ad esempio, aveva dato l’idea che il mondo sarebbe cambiato completamente. A me sembra che sia tornato esattamente come prima e le sue complessità siano esattamente quelle di prima. Mi affascina l’idea che anche noi viviamo un momento della storia esattamente come tutti gli altri e mi spaventa il fatto che dovremmo essere più evoluti, quelli con più comuni-

cazione, con più informazione, con più possibilità di sapere tutto subito, mentre siamo quelli che lo interpretano in maniera più stupida e che a volte sbagliano più clamorosamente di chi aveva molti meno mezzi di noi.

Come capire per davvero quello che sta accadendo in queste ore in Medio Oriente?

Partendo dal fatto che il mondo è diviso tra democrazie in crisi e luoghi dove confondiamo lo Stato, e anche la dittatura, con veri e propri regimi che agiscono contro il nostro modello di libertà. Abbiamo l’impressione che la democrazia non conti più nel mondo, dopo aver raccontato per decenni che era l’unica formula che funzionava: da qui l’idea che Trump possa in qualche modo sorprendere, perché forse la sua voce, al di là dei singoli fatti, è l’unica che sta scuotendo questo albero della democrazia per capire se c’è ancora qualche frutto. Perché se non ci fosse, significherebbe che il nostro sistema sta collassando, e allora sarebbe meglio dircelo.

Se scatti un’istantanea che cosa vedi?

Un’America che puoi contestare o appoggiare, ma che capisco dove vuole andare, sbagliando o facendo le scelte giuste, vedo un Medio Oriente dove c’è chiaramente l’esplosione della più grande guerra finale tra due entità in guerra permanente. L’unica che non comprendo cosa faccia è l’Europa. Non capisco perché litighiamo tra destra e sinistra anziché unirci per capire cosa fare là su quei fronti, e soprattutto non capisco perché i governi di destra e di sinistra, all’apparenza devono dirsi

distanti, come quello spagnolo e quello italiano, poi quando vai a leggere le risoluzioni dei Parlamenti i trattati su cui si basano sono esattamente gli stessi, per cui Francia, Spagna e Italia stanno facendo la stessa cosa ma nel nostro dibattito sono contrapposte. La sinistra ha il suo eroe, Sanchez, la destra il suo eroe, in questo caso potrebbe essere la Meloni, e siamo così idioti da non renderci conto che questo è proprio il piano di chi vuole le democrazie deboli, sempre divise a fare la guerra al proprio interno e mai unite.

Cosa significa fare il giornalista oggi, il giornalista di buon senso?

Significa prendersi un sacco di fischi e di insulti, significa andare contro il conformismo, contro il giornalismo che aderisce al sistema o all’antisistema. Aderire a un’ideologia o a un’altra è uguale. Nel mio libro in uscita, “Le ragioni di Giuda” (Rizzoli), spiego come oggi l’ideologia sia il grande sonnifero planetario. Chi resta legato a un’ideologia, che non esiste più materialmente nel nuovo millennio, di fatto dice delle bugie. Essere liberi significa a volte rompere questo schema, fare un giornalismo che magari è pieno di errori, di cose da smentire, di idee da ricambiare, ma che non aderisce a nessun pensiero dominante. Una promessa a chi seguirà “2 di picche”…

La mia promessa è che dirò quello che penso, anche se starò sulle scatole a tutti, E se penserò ca**ate e me ne renderò conto, il giorno dopo lo dirò. 

In libreria

Nel cuore e nella memoria di Imma

Tra addii commossi e nuove consapevolezze, Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti raccontano la quinta stagione di “Imma Tataranni – Sostituto

Procuratore”: un viaggio tra radici arcaiche, trasformazioni familiari e il legame indissolubile con una terra che rallenta il tempo. La domenica in prima serata su Rai 1

Dopo otto anni di successi, indagini e caffè presi al volo tra i Sassi di Matera e dintorni, il mondo di Imma Tataranni giunge al capitolo finale. La quinta stagione non è solo il proseguimento di un racconto poliziesco, ma un bilancio emotivo profondo per i suoi protagonisti. Nelle parole di Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti, emerge il ritratto di una “famiglia” cinematografica cresciuta insieme ai propri personaggi, in simbiosi con una Basilicata che non è mai stata un semplice sfondo, ma un’anima pulsante e contraddittoria. Dalla “danza” di complicità tra Diana e Imma, alla rivoluzione tecnologica e personale di Pietro, fino alla maturità di Valentina, questa stagione segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dal passato al futuro. Un addio (o forse un arrivederci) che profuma di pazienza, resilienza e di quella bellezza lucana che, come dicono i protagonisti, “è sempre stata lì, aspettando solo di essere vista”.

Massimiliano Gallo (Pietro De Ruggeri)

Come cambia la “danza domestica” tra Pietro e Imma in questa stagione?

Cambia il contesto: c’è una casa nuova, piena di tecnologia straordinaria con cui Pietro litiga spesso. Ma cambia soprattutto la vita rispetto alla figlia, dopo l’uragano che ha colpito

la famiglia. Pietro in questa stagione è rivoluzionario: cambia look, cambia tutto. Non trattiene nulla della vecchia casa, vuole voltare pagina.

Pietro sembra mostrare sfumature diverse in questi nuovi episodi...

Mi sono divertito molto perché le dinamiche sono scritte benissimo. I personaggi sono evoluti rispetto alle prime stagioni perché è cambiata la loro storia d’amore. Ho avuto la possibilità di esplorare sfumature diverse, passando con naturalezza dalla commedia ai momenti più emozionali.

La serie racconta una Basilicata reale, lontana dalle cartoline. Come si riflette questo in Pietro?

Pietro è l’emblema di quella terra. Ha una forte identità territoriale, un legame viscerale con i valori arcaici ma anche lo slancio verso il futuro. Quando vado a Matera, nel centro storico, sento la “centralità della terra”: il silenzio ti costringe a rallentare. Pietro incarna questo ritmo.

Cosa vi siete detti con il cast l’ultimo giorno di riprese?

Ci siamo guardati e abbiamo realizzato di aver vissuto sette anni intensissimi. Abbiamo girato durante la pandemia, in una Matera blindata e deserta che attraversavamo da soli. Ne esco arricchito: lavorare con professionisti di questo livello ha trasformato il cast in una vera famiglia.

Barbara Ronchi (Diana De Santis)

Nella quinta stagione riparte la “danza” tra Imma e Diana. Che tipo di ballo dobbiamo aspettarci?

È un ballo estremamente felice. Sono innamorata di questa amicizia così immediata, fatta di un passato lungo che affonda le radici nel liceo, ma nutrita oggi di ascolto e fiducia. Sono donne adulte che continuano a crescere e cambiare, quasi

fondendosi. Diana è l’altra metà di Imma; in questi anni si sono donate tantissimo.

Diana sembra aver trovato la sua dimensione ideale, quasi “dietro le quinte”. È così?

Sì, ha fatto un percorso importante. A un certo punto ho pensato che la crescita professionale dovesse definirla come donna realizzata in modo autonomo, ma lei ha capito — e in fondo lo sapeva già — che il suo posto è dove ama essere: nel dietro le quinte. Diana brilla di luce riflessa ed è felice di farlo. Ama aiutare la “front woman” perché vede in Imma una forza capace di fare del bene a Matera.

A proposito di Matera e della Basilicata: terra di contraddizioni arcaiche ma aperta al progresso. Quale tratto di questa terra appartiene a Diana?

Direi la pazienza. È il tratto che più la unisce alla sua terra: una terra che ha sofferto, che è risorta e che oggi è bellissima, anche se forse lo è sempre stata e non sapeva come dirlo.

Come ha salutato Diana alla fine di questo lungo viaggio? È stata una separazione consensuale. Non ci siamo dette addio, perché lei sarà sempre lì, sugli schermi, ogni volta che vorrò rivederla. Porto con me otto anni di memoria e il regalo più grande: l’amicizia profonda con Vanessa (Scalera), un legame che è andato di pari passo con quello dei nostri personaggi.

Alice Azzariti (Valentina Tataranni)

Crescere tra bilanci e nuove consapevolezze

Valentina è cresciuta molto. Cosa rappresenta per lei questa nuova stagione?

Valentina non è più una bambina. Questa è la stagione dell’importanza dell’unione familiare, un tema centrale proprio mentre i suoi genitori, ormai separati, decidono di vendere la casa di famiglia. Inizialmente prova a farsela andare bene, ma emergeranno tristezza e dispiacere. Inoltre, verrà ammaliata da una “guru spirituale”, Barbara Piacentini, in una fattoria ecosostenibile. Scoprirà presto che non è tutto oro quel che luccica.

Quali tratti dei genitori convivono nel carattere di Valentina?

Dal padre ha preso la tenacia, l’essere testarda e il credere fermamente in ciò che fa. Dalla madre, invece, una certa sensibilità e, paradossalmente, la capacità di essere accondiscendente a volte, nonostante tiri dritto per la sua strada.

Dopo tutti questi anni sul set, che bilancio fa di questa esperienza?

Sono cresciuta letteralmente con il personaggio. Ho iniziato a 17 anni e ora ne ho 24. È stato un percorso bellissimo che porterò sempre nel cuore; Valentina è parte della mia vita e finisco questa avventura con il cuore pieno.

In libreria

MARIA ESPOSITO

AL CUORE DELLA GENTE

«Oggi sono molto felice della mia vita e sinceramente voglio godermi quello che ho» racconta la giovanissima interprete, protagonista della nuova stagione di “Mare Fuori”, in onda su Rai 2, e del film

“Io sono Rosa Ricci”

Maria, partiamo dall’inizio. È passata in pochissimo tempo dall’essere una ragazza con un sogno a diventare un volto iconico della serialità italiana. Se guarda indietro alla prima scena girata nei panni di Rosa Ricci, cosa vede?

Non posso negarlo, sono una ragazza molto fortunata, ho realizzato il mio più grande sogno quando ero ancora molto piccola. Se ripenso al mio primo ciak mi viene in mente tutta l’ansia che provavo in quel momento: non mi sentivo all’altezza dei miei colleghi, che invece mi hanno accolto fin da subito nel loro gruppo e nei loro cuori. Questo per me è stato fondamentale, mi ha aiutato a lavorare al meglio delle mie possibilità.

“Mare Fuori” è stato, ed è, un fenomeno senza precedenti, ma ora la stiamo vedendo “crescere” professionalmente: dal teatro con il musical della serie fino ai primi passi importanti nel cinema. Com’è cambiare pelle?

È un percorso di crescita professionale che mi sta facendo vivere delle sensazioni bellissime. Amo misurarmi con nuove sfide, mettere alla prova le mie capacità interpretative.

Spesso vieni descritta come “l’anima verace” di Napoli. Il successo ha cambiato il tuo rapporto con la tua città?

Niente potrà mai cambiare il rapporto con la mia città. Napoli è passione, schiettezza e voglia di vivere, come quelle che mi porto dentro sempre, anche adesso che mi sono trasferita a Roma.

Quali sono le sfide che la spaventano di più nel lavoro?

La mia più grande paura è quella di non arrivare al cuore del mio pubblico, di non riuscire a trasmettere un sentimento

sincero, ecco perché quando mi calo in un nuovo ruolo cerco un’affinità con il mio personaggio, in modo da poter esprimere verità.

Per il suo personaggio in “Mare Fuori” c’è stato un vero spartiacque, con una Rosa Ricci diversa, meno “guerriera” e più tormentata. Come ha vissuto questa sua trasformazione interiore?

Siamo cresciute insieme. In questa stagione Rosa si mostra più consapevole, riflessiva: ciò che è giusto vince su ciò che “si deve fare”. Per lei è una bella sfida indubbiamente, per me un modo per trasmettere un grande messaggio, che nella vita tutti posso cambiare.

Parliamo del film “Io sono Rosa Ricci”. Portare il personaggio sul grande schermo è una sfida enorme. Come l’ha vissuta?

Il film è un prequel, Rosa prima della sua ascesa al potere, più ingenua e spensierata, che si trova ad affrontare una situazione tanto violenta quanto inaspettata. Ho dovuto rimuovere la consapevolezza di Rosa della serie e ritrovare la sua parte innocente e ingenua. In questo processo di destrutturazione, è stato fondamentale l’aiuto della regista.

Hai un legame importante con i tuoi fan, il pubblico ti vuole bene. Come gestisci questa attenzione?

Il successo è arrivato praticamente subito e senza preavviso. Ammetto di essermi spaventata all’inizio, non riuscivo neanche a uscire di casa senza essere avvicinata da tantissimi fan. Poi però ho imparato ad apprezzare il loro calore. A Roma mi succede meno, ma quando sono a Napoli mi fermo spesso per scattare selfie e registrare video saluti.

Come vive il successo?

Il successo fa parte del mio lavoro ed è sicuramente molto gratificante.

Quali sono i sogni, oltre quelli professionali, che non ha ancora realizzato?

Oggi sono molto felice della mia vita e sinceramente voglio godermi quello che ho.

@Sabrina Cirillo

PRIMA SERATA

Il ritorno di Canzonissima

Un titolo storico di Rai 1 che va in scena con un format originale e contemporaneo, capace di celebrare il grande patrimonio della musica italiana mettendo al centro gli artisti e le loro storie. Da sabato 21 marzo con Milly Carlucci

Dal 21 marzo in prima serata su Rai 1 torna Canzonissima, in diretta dall’Auditorium Rai del Foro Italico di Roma con Milly Carlucci padrona di casa. Cantanti e canzoni saranno i protagonisti delle puntate a tema. Titolo del primo appuntamento sarà “La canzone del cuore”, seguiranno “La dedica”, “Il primo successo”, “La rivincita di Sanremo”, “La canzone che avrei voluto scrivere io”, “Il tuo più

grande successo”. Al termine di ogni puntata sarà proclamata la Canzonissima di puntata che accederà alla finale. A commentare le esibizioni e a contribuire alla scelta della Canzonissima saranno tre componenti di voto: un pannello di personalità del mondo dello spettacolo, gli stessi cantanti in gara – che potranno votare la loro canzone preferita escludendo la propria – e il pubblico, coinvolto attraverso i social. Uno spettacolo che unisce memoria e contemporaneità, racconto e performance, restituendo alla musica italiana un grande palcoscenico televisivo capace di emozionare e coinvolgere il pubblico. Ad accompagnare i cantanti nelle esibizioni rigorosamente dal vivo ci sarà un’orchestra di 25 elementi diretta dal Maestro Luigi Saccà; alcune esibizioni saranno arricchite da un balletto le cui coreografie sono affidate a Matteo Addino. La regia è affidata a Luca Alcini. 

In libreria

ILLUMINATE

La domenica in seconda serata su Rai 3 la docu-serie sulle vite esemplari di quattro grandi donne italiane. Dopo la prima puntata su Tina Lagostena Bassi, in arrivo quelle dedicate a Lea Pericoli, Eleonora Giorgi e Rosita Missoni

Ci sono le protagoniste del Novecento italiano al centro della settima stagione di “Illuminate”, la docuserie in quattro puntate di Rai Cultura, in onda la domenica in seconda serata su Rai 3. Se nella prima puntata, disponibile su RaiPlay, Cristiana Capotondi ha raccontato Tina Lagostena Bassi, una delle pioniere della giustizia femminile in Italia. Nel secondo docu-film, Sveva Alviti dà voce e corpo a Lea Pericoli, “La Divina” icona del tennis femminile italiano tra gli anni ‘50 e ’60, prima telecronista donna e pioniera di uno stile che ha cambiato per sempre l’eleganza in campo. Il racconto si struttura come una partita di tennis: scambio dopo scambio, set dopo set, l’attrice attraversa le tappe decisive della sua vita. Dall’infanzia in Africa alla determinazione di diventare una campionessa, dal ritiro dall’attività agonistica alla lunga carriera come giornalista di moda e commentatrice sportiva, fino alla battaglia contro il cancro, che la rese la prima testimonial italiana per la ricerca e la prevenzione oncologica. Ironica, colta e combattiva, Lea Pericoli è stata tra le prime sportive a imporsi anche fuori dal campo, lasciando un’eredità di libertà, grinta e modernità. Nel terzo episodio, a un anno dalla sua scomparsa, il docu-film dedicato a Eleonora Giorgi, icona del cinema italiano, si costruisce come un omaggio intimo e sincero che intreccia due storie e due sguardi: quello di Eleonora e quello di Ornella Muti, altra

diva senza tempo, collega e amica. È proprio Ornella Muti a guidare gli spettatori in un viaggio nel ricordo della vita e dell’arte di Eleonora, ma anche nella stagione d’oro del cinema italiano degli anni ’70 e ’80, che entrambe hanno attraversato da protagoniste assolute. Il racconto ripercorre gli esordi di Eleonora, la consacrazione con “Borotalco” - che le valse il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista - fino al debutto alla regia con “Uomini & donne, amori & bugie”, che segna simbolicamente l’incontro artistico tra le due dive, con Ornella Muti nei panni della protagonista. Infine, Greta Ferro intraprende un viaggio intimo e simbolico alla scoperta di Rosita Missoni, eccellenza della moda e del design italiano nel mondo. Accolta dalla famiglia Missoni nella storica casa-atelier a Sumirago (Varese), l’attrice condivide una giornata speciale con le persone più vicine alla stilista, scoprendone un volto inedito: non solo l’artefice di un successo internazionale, ma anche la donna, la creatrice e la custode di un’eredità fatta di affetti, visione e memoria. Il racconto si snoda anche attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alle vicende delle protagoniste. “Illuminate” si conferma un importante appuntamento del racconto al femminile della Rai, che ha portato sullo schermo, attraverso altrettanti docu-film originali, ben ventotto storie di donne italiane esemplari, talentuose e appassionate che, con la potenza di un uragano, hanno rivoluzionato gli ambii in cui si sono distinte - dalla scienza al cinema, dalla letteratura alla moda, dal canto all’imprenditoria - raggiungendo importanti traguardi anche a livello internazionale e diventando un modello di determinazione e coraggio per generazioni di donne. “Illuminate” è una produzione Anele in collaborazione con Rai Cultura. 

TUTTA

SCENA

Otto giovani performer entrano in un master esclusivo in un’accademia isolata in un piccolo borgo, pronti a mettere alla prova talento, ambizioni e fragilità. A guidarli è un insegnante carismatico dal passato complesso, interpretato da Giorgio Panariello, mentre tra gli allievi si intrecciano rivalità, passioni e sogni. Nel cast anche Euridice Axen, Tommaso Cassissa, Ginevra Francesconi, Sabrina Martina, Alice Maselli ed Emanuele. In un mondo sempre connesso, il confine tra recitare e vivere diventa sempre più sottile. La serie è diretta da Nicola Conversa. Disponibile su RaiPlay nella sezione “Original”.

Basta

LA SIGNORA DEL VENERDÌ

Walter Burns, direttore di un grande quotidiano interpretato da Cary Grant, non accetta che la sua ex moglie e brillante reporter Hildy Johnson, interpretata da Rosalind Russell, stia per lasciare il giornale per risposarsi. Così le affida un servizio clamoroso sperando di riaccendere la sua passione per il giornalismo. Tra telefonate frenetiche, colpi di scena e dialoghi taglienti prende forma una delle commedie più celebri della storia del cinema. Accanto ai protagonisti anche Ralph Bellamy e Gene Lockhart. Il film è diretto da Howard Hawks. Disponibile nella sezione “Film”.

Basta un Play!

OSTUCKY

rigini persiane, sguardo ironico e un modo tutto suo di osservare il mondo: l’ispettore Stucky indaga tra le ombre e le contraddizioni del Nord-Est italiano. Interpretato da Giuseppe Battiston, si muove tra casi che diventano spesso occasioni per raccontare la complessità dell’animo umano. Accanto a lui Barbara Bobulova, Diego Ribon, Laura Cravedi, Alessio Praticò e Thomas Trabacchi. La serie, diretta da Valerio Attanasio, è ispirata ai romanzi di Fulvio Ervas. Un racconto investigativo che unisce mistero e osservazione sociale. Disponibile sulla piattaforma Rai nella sezione “Serie italiane”.

VLADY & MIRÒ

Tra le montagne delle Dolomiti bellunesi l’orso Mirò e l’orsetto lavatore Vlady si preparano al letargo in una grotta accogliente. Il problema è che Mirò russa in modo fragoroso e il povero Vlady non riesce a dormire. Da qui nasce una sequenza di tentativi sempre più fantasiosi per fermare il russare dell’amico, con risultati esilaranti. La serie animata, diretta da Sergio Manfio, trasforma la notte in una piccola avventura fatta di gag e trovate imprevedibili. Un cartone leggero e divertente per tutta la famiglia.

EQUALIZZATE

Storie di donne che bilanciano

il mondo del suono. Disponibile

il nuovo podcast Original

RaiPlay Sound

Dalle onde analogiche all’AI, le voci cancellate dell’innovazione sonora. Musica elettronica, cinema e tecnologia raccontati da chi è stata messa in silenzio. Disponibile il nuovo podcast Original Raiplay Sound “Equalizzate – Storie di donne che bilanciano il mondo del suono”, un progetto sonoro che riporta al centro della narrazione le pioniere dimenticate dell’innovazione sonora. Ideato e scritto da Marileda Maggi, prodotto da Friends Media Broadcasting Solution per RaiPlay Sound, il podcast è narrato dalle voci di Annamaria Renda e Paolo Balestri. Equalizzare non è solo bilanciare frequenze su un mixer: è rimettere in asse la memoria. “Equalizzate” è un viaggio tra musica elettronica, cinema e intelligenza artificiale per riscoprire musiciste, scienziate e artigiane del suono che hanno inventato tecniche e immaginari ancora oggi fondamentali — dal campionamento al tape-loop, fino alla sintesi vocale — spesso senza ricevere credito, spazio o legittimazione. Questo podcast è un’indagine tecnica e culturale che attraversa storie di cancellazione del nome, svalutazione del lavoro tecnico, gatekeeping istituzionale e bias nei sistemi vocali contemporanei, restituendo voce a chi ha cambiato per sempre il nostro modo di ascoltare.

Gli episodi

Ep.1 – Le onde di Daphne

Daphne Oram, co-fondatrice del BBC Radiophonic Workshop, lascia l’istituzione per creare Oramics, sistema che trasforma il disegno in suono. Un’innovazione a lungo relegata a semplice supporto tecnico.

Ep.2 – Delia e il tempo

Delia Derbyshire realizza il celebre tema di Doctor Who con nastro e oscillatori. Un capolavoro senza firma, nascosto dietro il nome del reparto.

Ep.3 – Meredith, la voce nuda

Meredith Monk libera la voce dal linguaggio e la trasforma in materia sonora. Un’innovazione spesso ridotta a eccentricità invece che riconosciuta come avanguardia.

Ep.4 – Pauline e l’ascolto profondo

Pauline Oliveros teorizza il Deep Listening: l’ambiente diventa strumento e l’ascolto pratica etica. Una risposta radicale ai canoni esclusivi delle istituzioni musicali.

Ep.5 – Foley artist e montatrici del suono

Dal foley al montaggio sonoro: il cinema si scrive anche con le orecchie. Nei reparti tecnici, il talento femminile ha dovuto superare un bias strutturale che associava competenza e tecnologia al maschile.

Ep.6 – Suzanne, l’eco del futuro

Suzanne Ciani porta il sintetizzatore nella cultura pop e nel branding sonoro. Tra avanguardia e mercato, si scontra con stereotipi che oggi riemergono nei voice assistant e nell’AI.

Ep.7 – Bebe, circuiti proibiti

Bebe Barron crea paesaggi elettronici per Forbidden Planet, anticipando la colonna sonora fantascientifica. Un’opera senza categoria, e per questo marginalizzata.

Ep.8 – Maryanne, il terzo orecchio

Maryanne Amacher esplora fenomeni psicoacustici che generano suoni dentro l’orecchio dell’ascoltatore. Un lavoro radicale, difficile da archiviare e distribuire nei formati tradizionali.

Ep.9 – Laurie, algoritmi e strumenti intelligenti

Laurie Spiegel porta la composizione nel computer; un suo brano viaggia nello spazio con la Voyager Golden Record. Quando la musica passa dal software, però, il merito viene attribuito alla macchina, non all’autrice.

In libreria

«La prima storia che ho scritto, battendola a macchina su una Olivetti Lettera22 di mio padre – ero poco più adolescente – raccontava l’incontro con una donna che su un vagone della metro parlava a voce alta, come se di fronte a sé avesse un interlocutore, qualcuno che la stesse ascoltando. A pensarci bene ad ascoltarla eravamo in tanti, tutti quelli che erano su quel vagone. Tutti fingevano che lei non fosse lì, si tenevano distanti, distoglievano lo sguardo, io invece l’ascoltavo concentrato, attento a non perdere una parola, un’espressione, un gesto. Una volta tornato a casa sentii il bisogno di fermare quel ricordo, di farlo diventare in qualche modo eterno. Sentii la necessità di andare indietro nella vita di quella donna, di dare un senso ai suoi vaneggiamenti. Quei fogli di carta velina con ormai l’inchiostro sbiadito sono ancora in una vecchia scatola di legno dove conservo tanti ricordi, fotografie e oggetti, poesie scritte a mano su un quaderno (ebbene sì, ho vissuto anche l’aberrazione di una fase poetica), lettere ricevute da fidanzatine di tanti anni fa; talmente tanti che ormai ne posso scrivere senza suscitare gelosie in mia moglie. Per la cronaca, nello stesso soppalco, vicino alla scatola in legno, c’è ancora la vecchia Olivetti Lettera22. Quella fu la prima cosa che scrissi nel vero senso dello “scrivere per raccontare”; storie, inventate, vere, verosimili. Posso dirti quando sarà il momento in cui smetterò di scrivere; quando rileggendo le mie parole non proverò più quello stupore di non riconoscerle. Quando mi verrà a mancare il piacere di rileggermi.»

Marco Proietti Mancini è romano, e ricorda volentieri i momenti in cui le storie lo hanno chiamato senza più lasciargli la possibilità di defilarsi. Non che lui lo voglia, sia chiaro.

Hai al tuo attivo numerosi romanzi più alcune antologie; stavolta però – con “Nero romano” – affronti un genere diverso. Perché?

«I romanzi sono nove, con questo ultimo. Oltre a un numero incalcolabile di racconti sparsi un po’ ovunque, tra editi, on line, inediti. Ci sono anche due raccolte di racconti solo mie. Cambiare genere mi è già successo prima, passando dalla narrativa storico-popolare alla narrativa cosiddetta “non di genere”, ho scritto la biografia romanzata di una donna che ha voluto affidarmi la sua vita e le sue esperienze, ho scritto anche una storia che si chiama “romanzo di formazione”. La verità è che provo una sana idiosincrasia alla catalogazione della narrativa in “generi”. Alla definizione di confini che stabiliscono cosa sia e dove vada catalogato un romanzo. Per me esistono solo buoni libri e cattivi libri, scritti bene o scritti male. Così è nelle mie letture e ine-

vitabilmente così è stato per me nella scrittura. “Nero romano” nasce per un bisogno interiore di tirare fuori una parte dura e cattiva della vita, mia e di tanti che ho conosciuto, frequentato. Senza nessuna edulcorazione, senza pietismi, comprensioni e assoluzioni. Dopo tantissima narrazione – letteraria, televisiva e cinematografica – con un approccio epico-giudiziario delle vicende della mala romana nel periodo degli anni ’70 e ’80, ho sentito il bisogno di raccontare anche io quegli anni, quelle storie, con un punto di vista dal basso. Portare una testimonianza che non è quella dei vincenti, ma di uno degli sconfitti. Uno qualsiasi.»

Frequenti il mondo dell’editoria ormai da anni. In base alla tua esperienza, cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo?

«La domanda da un milione di euro. Pensare di prevedere cosa succederà nel mercato editoriale (e di conseguenza nell’editoria) nei prossimi anni è come cercare di leggere il futuro in una sfera di cristallo molto sporca. Comunque, ci provo. Ho iniziato a pubblicare quando in Italia uscivano ogni anno circa 60mila nuovi titoli (limitandosi alla narrativa e alla saggistica divulgativa popolare); già allora si parlava di “mercato saturo” che non poteva ricevere, assorbire quei numeri. Il venduto medio di ogni titolo era di circa 70 copie, il nemico principale per i professionisti erano i cosiddetti “Editori a Pagamento”. Un titolo che arrivava a 2000 copie di venduto era considerato un successo. I “lettori forti” erano pochissimi; il 4% della popolazione adulta. Dopo quindici anni, siamo arrivati a circa 90mila nuovi titoli all’anno; agli EaP si sono aggiunti gli intermediari tra autori e piattaforme di Self Publishing e gli editori in autofinanziamento e prevendita, che secondo me sono anche peggio degli EaP, sono più ipocriti. La fauna di agenti, agenzie di servizi, servizi stampa, e chipiùnehapiùnemetta è proliferata che manco le alghe nel mar dei Sargassi. Le copie medie vendute per titolo sono ancora circa 70, in compenso adesso se un titolo arriva a più di 500 copie si stappa lo spumante. I lettori forti sono ancora meno e sempre più anziani. Mettiamola così, se dovessi dare un consiglio a qualcuno che vuole “scrivere per pubblicare” direi ancora di più oggi “scrivi per divertirti, perché ti piace, ti appassiona”, se poi riesci anche a pubblicare, meglio. Ma nei fatti, se non si interviene in qualche modo a sanare le storture, a mettere delle regole di salvaguardia che distinguano bene cosa sia “essere editore” da tutto il resto di questa fauna, tra cinque anni ci troveremo ancora peggio. Ma intanto io, chissà che fine avrò fatto.»

Laura Costantini

Verde smeraldo Residui di rock’n’roll

Il ritorno live di Gianluca Grignani prende forma con un tour che attraversa la sua storia musicale e rilancia l’energia di uno dei cantautori più irregolari e riconoscibili della scena italiana

Il calendario dei concerti si apre il 23 maggio al Lanciano Forum di Castelraimondo, nelle Marche, con la data zero di “Verde smeraldo – residui di rock’n’roll”, il nuovo tour che segna un nuovo capitolo del percorso artistico di Gianluca Grignani. Un ritorno al palco costruito intorno alla dimensione più autentica della sua musica, quella elettrica e viscerale, dove rock e canzone d’autore continuano a incontrarsi. Dopo l’anteprima marchigiana, il tour farà tappa il 25 maggio all’Alcatraz di Milano e il 27 maggio all’Atlantico di Roma, due appuntamenti che porteranno il pubblico a contatto diretto con uno dei protagonisti più originali della musica italiana degli ultimi trent’anni. In scaletta i brani che hanno accompagnato generazioni di ascoltatori, da “La mia storia tra le dita” a “Destinazione Paradiso”, da “La fabbrica di plastica” a “Quando ti manca il fiato”, fino a canzoni simbolo come “Falco a metà” e “Cammina nel sole”. Cantautore inquieto, capace di attraversare il pop, il rock e la dimensione più introspettiva della scrittura, Grignani continua a mantenere un rapporto diretto con il suo pubblico. Con oltre cinque milioni di dischi venduti e più di sei milioni e mezzo di ascoltatori mensili sulle piattaforme digitali, resta una figura centrale per comprendere l’evoluzione della can-

zone italiana tra anni Novanta e presente. Nelle scorse settimane l’artista è tornato anche sul palco del Teatro Ariston, dove ha preso parte alla serata dedicata alle cover del Festival di Sanremo come ospite di Luchè. Insieme hanno reinterpretato “Falco a metà”, una delle canzoni più rappresentative del repertorio di Grignani, pubblicata originariamente nell’album “Destinazione Paradiso” del 1995 e riproposta di recente in una nuova edizione celebrativa per i trent’anni del disco. Il legame con il Festival di Sanremo attraversa gran parte della carriera del cantautore. Nel 1995 partecipò tra le Nuove Proposte con “Destinazione paradiso”, dopo aver già presentato “La mia storia tra le dita” alle selezioni di Sanremo Giovani. Nel 1999 debuttò tra i Big con “Il giorno perfetto”, mentre nel 2002 tornò in gara con “Lacrime dalla Luna”. Nel 2006 presentò “Liberi di sognare”, nel 2008 “Cammina nel sole” e nel 2015 “Sogni infranti”. Più recentemente è tornato al Festival nel 2023 con “Quando ti manca il fiato”, confermando il suo rapporto continuo con il palco dell’Ariston. Negli anni non sono mancati neppure i duetti nelle serate speciali del Festival: nel 2012 fu ospite di Pierdavide Carone con “Nanì”, brano prodotto e diretto da Lucio Dalla, mentre nel 2022 condivise il palco con Irama cantando “La mia storia tra le dita”. Il tour “Verde smeraldo – residui di rock’n’roll”, prodotto e organizzato da Trident Music, nasce proprio da questo percorso lungo tre decenni: un viaggio tra brani che hanno segnato la musica italiana e una personalità artistica rimasta fedele alla propria identità, tra slanci rock e confessioni intime. 

DONNE IN PRIMA LINEA

Con Donatorinati

La cultura del dono si tinge di rosa per celebrare la Giornata Internazionale dell’8 marzo dedicata alle donne

DonatoriNati Polizia di Stato e Vigili del Fuoco scendono in campo per la prima volta in Piazza Colonna, con una raccolta straordinaria di sangue. Insieme alle Donne in Prima linea e alle Donne delle Fiamme Oro e Fiamme Rosse della Polizia di Stato e dei Vigili del fuoco, che con il loro esempio rappresentano ogni giorno l’impegno profuso a favore di una società più sana e accogliente, lanceranno un messaggio di vita e di speranza nel prossimo anche le donne di Palazzo Chigi. Madrina dell’iniziativa la giornalista Rai Maria Soave che afferma: “L’impegno dei volontari dell’associazione DonatoriNati ci ricorda che anche in occasione della giornata mondiale della donna, quanto è Importante mettersi

al servizio degli altri, con un piccolo gesto che significa tanto per chi è affetto da malattie croniche o per chi rischia la vita. Mettersi al servizio degli altri, con un piccolo gesto significa tanto per chi è affetto da malattie croniche o per chi rischia la vita. Donare il sangue arricchisce chi dona e chi riceve, e sono grata all’associazione per avermi coinvolta in questa iniziativa, invitandomi far parte della famiglia dei volontari di DonatoriNati”. Un modo per unire Istituzioni e Comunità attraverso il volontariato. “Un gesto concreto di solidarietà ormai diventato una mission per la Polizia di Stato che con l’associazione DonatoriNati in tutte le piazze di Italia è presente con i suoi volontari per raccogliere sacche di sangue - ha detto il vice questore Angela Caruana dell’ufficio IV comunicazione istituzionale da sempre vicina ai DonatoriNati della Polizia di Stato – Donare il sangue significa aiutare chi sta soffrendo e agire per

la salvaguardia della vita. Donare il sangue non è solo un atto di generosità ma è anche un dovere civico; la disponibilità di sangue è infatti un patrimonio collettivo a cui ognuno di noi può attingere in caso di necessità. Una riserva di sangue che soddisfi il fabbisogno della nostra comunità è una garanzia per la salute di tutti, donne, uomini, giovani, anziani , bambini, compresi noi stessi e le persone che ci sono più care.

Per Francesca Autiero, Funzionario dei Vigili del Fuoco del Comando di Roma “I compiti Istituzionali e la mission dei Vigili del Fuoco contemplano gli stessi principi del volontariato che DonatoriNati con la raccolta straordinaria di sangue e la divulgazione della cultura del dono ogni giorno mette in campo. Noi Donne e Uomini dei Vigili del Fuoco sposiamo in pieno ed orgogliosamente questi principi , per la collettività”.

Grande partecipazione per la donazione di Sangue in Rosa. Le donne possono donare tranquillamente tre volte l’anno, alternando donazione sangue e donazione plasma/piastrine, ci sono poi dei periodi di astensione legati a gravidanze, post parto o assunzioni temporanee di farmaci, tutti casi che possono essere gestiti e valutati con i medici presenti all’iniziativa.

“Il volontariato è espressione civica della solidarietà, per costruire insieme il bene comune -sottolinea Lara Repola

24enne studentessa per la Laurea Magistrale di Infermieristica Pediatrica, che da vari anni offre il suo tempo libero per dedicarsi ai DonatoriNati della Polizia. Il volontariato, che è cura dell’altro attraverso azioni dirette e la relazione, è un attivatore di ben vivere a tutto tondo, per chi lo pratica, chi ne beneficia direttamente o indirettamente, e la comunità tutta. “Obiettivo di Donatorinati Polizia di Stato e Vigili del Fuoco è creare una nuova generazione del dono costituita da donne e uomini in sinergia con tutte le Istituzioni – afferma Claudio Saltari Presidente Nazionale DonatoriNati – in virtù di una giornata cosi importante, bisogna riflettere sul ruolo indispensabile della donna e l’importanza dei “globuli rosa” nella nostra società e nel mondo della donazione del sangue”.

Grande partecipazione per la donazione di sangue in rosa. Le donne possono donare tranquillamente tre volte l’anno, alternando donazione sangue e donazione plasma/piastrine, ci sono poi dei periodi di astensione legati a gravidanze, post parto o assunzioni temporanee di farmaci, casi che possono essere gestiti e valutati con i medici presenti all’iniziativa. Ad attendere le donatrici, ma anche i donatori, un’autoemoteca della Regione Lazio e il personale medico del Policlinico Universitario Agostino Gemelli. 

Ditonellapiaga

Bruno Mars

Tommaso Paradiso

Che fastidio!

I Just Might

I romantici

Male Necessario

Fabulous

Tu mi piaci tanto

Stupida sfortuna

Opalite

Per sempre sì

WHERE IS MY HUSBAND!

Aperture

Italia Starter Pack

Homewrecker

Anche a vent’anni si m..

Ossessione

Die On This Hill

All Time High

Song Of The Future

Animali notturni

Sei tu

TUTTO BRAHMS PER ZORMAN, DINDO E TREVIŇO CON L’ORCHESTRA RAI

Giovedì 12 marzo a Torino, su Radio3, in live streaming su raicultura.it e anche in TV su Rai5

Un violinista in grande ascesa come Itamar Zorman, definito “un virtuoso delle emozioni”, e un sommo violoncellista come Enrico Dindo, vincitore del Premio Rostropovič di Parigi, insieme alla bacchetta di Robert Treviño per una serata interamente dedicata all’arte di Johannes Brahms. È il concerto dell’Orchestra Sinfonica Na-

zionale della Rai in programma giovedì 12 marzo alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini”, trasmesso in diretta su Radio 3, in live streaming sul portale di Rai Cultura e poi, alle 23.00 in Tv su Rai 5, con una breve introduzione di Gloria Campaner. In apertura il Doppio concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102, ultima fatica orchestrale di Brahms, composta nel 1887 durante un soggiorno a Thun, sulle rive del lago svizzero dove il musicista era solito rifugiarsi.

La settimana di Rai 5

Film

Gloria Bell

Remake statunitense di “Gloria” (2013), il film “Gloria Bell”, per la regia di Sebastián Lelio, è proposto lunedì 9 marzo alle 21.20

Evolution - Il viaggio di Darwin

I Segreti delle Rocce

Una roccia particolarmente “giovane” nella scala dei tempi geologici: il basalto. In onda martedì 10 marzo alle 14.50

Documentario

Pupi Avati. Che cinema la vita! Un viaggio nell’universo creativo e personale del maestro del cinema italiano. In onda giovedì 12 marzo alle 21.20

Art Night

Rauschenberg. Tutto è arte

Nuovo appuntamento con Jacopo Veneziani in onda in prima visione venerdì 13 marzo alle 22.40

Gli occhi del musicista 2025

Gli ultimi

Uno sguardo profondo sulle storie di chi a un certo punto della vita si ritrova ai margini, ma conserva una forza poetica e umana. in onda mercoledì 11 marzo alle 21.20

Teatro - I maneggi per maritare una figlia

Tullio Solenghi, affiancato da Elisabetta Pozzi, in un classico della comicità scritto da Niccolò Bacigalupo, in onda sabato 14 marzo alle 21.20

Film

Rebel in the rye

Dalla giovinezza alla nascita del romanzo “Il giovane Holden”, è la vita dello scrittore statunitense J. D. Salinger. In onda domenica 15 marzo alle 21.20. Nel cast, Nicholas Hoult, Kevin Spacey, Sarah Paulson

OMAGGIO A FULVIA COLOMBO

A 100 anni dalla sua nascita, Rai Cultura ripropone venerdì 13 marzo alle 17.00 su Rai Storia, l’appuntamento dedicato alle signorine buonasera che per oltre mezzo secolo hanno annunciato i programmi della televisione italiana con un sorriso

Fulvia Colombo, Nicoletta Orsomando, Rosanna Vaudetti, Maria Giovanna Elmi, Mariolina Cannuli sono solo alcune delle annunciatrici che hanno fatto la storia della tv. Dal mistero intorno al primo annuncio agli aneddoti dietro i celebri soprannomi, il

programma di Rai Cultura con la consulenza e la partecipazione di Aldo Grasso, propone il ritratto di queste donne e racconta un ruolo che oramai non esiste più. Le “signorine buonasera” come le battezzò la stampa dell’epoca, hanno rappresentato per anni il volto Rai. Oltre agli annunci, alle previsioni del meteo e ai riassunti delle puntate precedenti, molte di loro legano il proprio nome alla conduzione di programmi entrati nella storia della televisione italiana: Giochi senza Frontiere, il Concerto di Capodanno, l’Almanacco del giorno dopo e persino alcune edizioni del Festival di Sanremo, diventando presenze fisse e molto amate del piccolo schermo.

La settimana di Rai Storia

Italia. Viaggio nella bellezza

Aosta, città di Augusto

Fondata nel 25 a.C. per volere dell’imperatore Augusto, nasce come avamposto strategico per il controllo delle vie transalpine e per la romanizzazione della regione. In onda lunedì 9 marzo alle 22.00

a.C.d.C. - La grande corsa dei carri

Il più grande spettacolo di Roma

Ne parla il professor Alessandro Barbero che introduce “La grande corsa dei carri”, serie in due episodi in onda giovedì 12 marzo alle 21.10

Documenti

Gulag 1945 - 1957

La fine della Seconda Guerra Mondiale non segna per l’Unione Sovietica la fine dei gulag, i campi di lavoro forzato. Lo racconta l’ultimo episodio della serie “Gulag”, in onda martedì 10 marzo alle 21.10

Passato e Presente

Io sono il duce. 1922-1924

La distruzione dello Stato: è questo l’obiettivo dichiarato del fascismo quando conquista il potere con la forza, nell’ottobre del 1922. In onda venerdì 13 marzo alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia

Passato e presente

Benazir Bhutto. Una donna alla guida del Pakistan

Con Paolo Mieli e la professoressa

Elisa Giunchi, in onda mercoledì 11 marzo alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Cinema Italia

Café express

Film di Nanni Loy, con Nino Manfredi, Adolfo Celi, Vittorio Caprioli in onda sabato 14 marzo alle 21.10

Cesare in Gallia

Cronache dal De Bello Gallico

Cristoforo Gorno racconta il contesto e le battaglie più significative della celeberrima campagna di conquista di Giulio Cesare. Domenica 15 marzo alle 21.10

Winnie the Pooh Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri

Prodotto da Walt Disney Animation Studios, in onda sabato 14 marzo alle 20.45 su Rai Yoyo

Uscendo di casa per cercare del miele, Winnie the Pooh incontra l’asinello Ih-Oh che ha perso la sua coda. Tutti gli amici del Bosco dei Cento Acri cercano di aiutarlo, proponendo gli oggetti più svariati in sostituzione della coda scomparsa, con in premio un vasetto di miele per chi troverà la cosa più adatta. Risolto temporaneamente questo problema, Winnie the Pooh continua la sua ricerca di miele e trova una lettera di Christopher Robin con cui egli informa di essersi allontanato per motivi scolastici e che tornerà presto. Il saccente gufo Uffa la scambia per un avviso di rapimento del ragazzo da parte del temibile mostro “Appresto”. Così, gli animali organizzano un piano per cercare di liberare il loro amico dalle grinfie del mostro, distribuendo nel bosco vari oggetti che conducono ad una buca in cui, invece, finiranno essi stessi. Solo alla fine essi riusciranno ad uscire e a scoprire la verità e Winnie the Pooh ad avere finalmente il suo enorme vaso di miele. 

Speciale di animazione adattamento del romanzo fantasy per bambini del 1981 di Astrid Lindgren Ronja Rövardotter. In onda sabato 14 marzo alle 19.30 e domenica 15 alle 15 su Rai Gulp

Ronja è la figlia del capo brigante Mattis e vive con suo padre, i suoi dodici briganti e sua mamma Lovis nella Rocca Mattis, circondata da boschi che pullulano di creature fantastiche. Ronja impara tutto quanto c’è da sapere sulla vita nei boschi grazie alle sue avventure. Un giorno fa la conoscenza di un bambino, Birk, senza sapere che è il figlio del nemico giurato di suo padre. I due sfideranno la faida famigliare che li separa scappando di casa per vivere nei boschi. Ha vinto agli International Emmy Awards come miglior serie per ragazzi (2016). È diretto da Goro Miyazaki, figlio del celebre regista d’animazione Hayao Miyazaki.

CLASSIFICHE AIRPLAY per RadiocorriereTv

I FILM DELLA SETTIMANA

CINEMA IN TV

Il sapore del successo – Martedì 10 marzo ore 21.10 – Anno 2015 – Regia di John Wells

Adam Jones è stato uno degli chef più promettenti della sua generazione, ma il talento non è bastato a salvarlo da un carattere ingestibile e da una vita segnata da eccessi e dipendenze. Dopo tre anni passati lontano dalle cucine, a sgusciare ostriche a New Orleans nel tentativo di rimettere ordine nella propria esistenza, decide di tornare a Londra per riaprire un ristorante e puntare alla terza stella Michelin. Inizia così una nuova sfida fatta di lavoro, orgoglio e relazioni complicate, dove la passione per la cucina diventa anche il terreno di una possibile rinascita. Bradley Cooper guida un cast ricco che comprende Sienna Miller, Omar Sy, Daniel Brühl, Riccardo Scamarcio, Alicia Vikander, Uma Thurman ed Emma Thompson.

In Provenza un uomo viene accusato di aver ucciso la moglie, lasciando dietro di sé una famiglia con cinque figli e una verità ancora tutta da chiarire. A difenderlo è Jean Monier, avvocato in crisi dopo aver fatto assolvere un assassino che, una volta libero, ha colpito ancora. Convinto dell’innocenza del suo assistito, Monier decide di affrontare il processo sfidando dubbi e paure personali. La vicenda giudiziaria si trasforma presto in un racconto inquieto e pieno di zone d’ombra, dove ogni certezza sembra vacillare. Daniel Auteuil dirige e interpreta un noir giudiziario intenso, affiancato da Grégory Gadebois e Sidse Babett Knudsen.

La misura del dubbio – Mercoledì 11 marzo ore 21.10 – Anno 2024 – Regia di Daniel Auteuil

– L’assassino – Venerdì 13 marzo

L’Agente 47 è un killer professionista geneticamente modificato e addestrato fin dall’infanzia per diventare una macchina perfetta al servizio dell’International Contract Agency. Quando una missione apparentemente semplice si trasforma in un intrigo politico che coinvolge servizi segreti russi e traffici di potere, l’assassino diventa a sua volta il bersaglio di una caccia all’uomo internazionale. Costretto a fidarsi di una misteriosa donna incontrata durante la fuga, dovrà usare tutte le sue abilità per sopravvivere e capire chi lo ha tradito. Tratto dal celebre videogioco, il film vede Timothy Olyphant nei panni dell’Agente 47, affiancato da Olga Kurylenko, Dougray Scott e Robert Knepper. A seguire Rai 4 propone anche il sequel “Hitman: Agent 47” del 2015, diretto da Aleksander Bach.

Un suicidio misterioso riporta alla luce un caso irrisolto sull’isola danese di Bornholm e spinge il detective Carl Mørck a riaprire un’indagine che sembrava ormai dimenticata. Insieme alla giovane collega Rose e al fidato Assad, l’investigatore si ritrova a scavare nella morte di una ragazza archiviata come incidente, scoprendo collegamenti inquietanti con una setta e con la scomparsa di diverse donne. Più l’indagine avanza, più emergono segreti e tensioni che mettono alla prova i protagonisti anche sul piano personale. Tratto dal romanzo “La promessa” di Jussi Adler-Olsen, sesto capitolo della serie dedicata al Department Q, il film intreccia mistero e tensione psicologica in un racconto cupo e carico di suspense.

Boundless – Sabato 14 marzo ore 21.20 – Anno 2024 – Regia di Ole Christian Madsen
Hitman
ore 21.20 – Anno 2007 – Regia di Xavier Gens

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