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PRIMO A SANREMO
Con il brano “Per sempre sì” il cantautore ha vinto la 76esima edizione della kermesse e rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna. Secondo sul podio Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!” 4
Scatto dopo scatto i momenti più emozionanti di Sanremo 2026

Nei locali del Forte di Santa Tecla la mostra dedicata ai tredici festival di Pippo Baudo, tra video, foto, aneddoti, sketch ed esperienze in cui il pubblico stesso ha potuto cimentarsi
SPECIALE ULISSE
“Versailles in piano sequenza” con Alberto Angela, lunedì 2 marzo in prima serata su Rai 1
SANREMO TOP
Due speciali televisivi con tutti i cantanti del Festival in onda in diretta in prima serata su Rai 1 il 7 e il 14 marzo. Conduce Carlo Conti 20
Attrice in declino, dopo uno scandalo finisce in carcere e, tra servizi sociali e terapia, affronta un percorso di rinascita. Con Sabrina Ferilli, il 3 marzo in prima serata Rai 1

RADIOCORRIERETV SETTIMANALE DELLA RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA
Reg. Trib. n. 673 del 16 dicembre 1997
Numero 9 - anno 95 02 marzo 2026
DIRETTORE RESPONSABILE
FABRIZIO CASINELLI
Redazione - Rai
Viale Giuseppe Mazzini 14 00195 ROMA Tel. 0633178213


www.radiocorrieretv.rai.it www.ufficiostampa.rai.it

Il RadiocorriereTv incontra la protagonista del Film Tv “Gloria”
30 SABRINA FERILLI
IL MIO NOME È RICCARDO COCCIANTE
Il primo docufilm sulla vita del cantautore andrà in onda il 4 marzo in prime time su Rai 1
32
La quinta stagione della serie con Vanessa Scalera. Da domenica 8 marzo su Rai 1
Il RadiocorriereTv incontra la protagonista di “Imma Tataranni Sostituto Procuratore”
Collaborano Laura Costantini
Cinzia Geromino
Tiziana Iannarelli Vanessa Penelope Somalvico
40 VANESSA SCALERA
GUERRIERI, LE REGOLE DELL’EQUILIBRIO
Lunedì 9 marzo debutta in prima serata su Rai 1 la serie tv con protagonista Alessandro Gassmann
42
MARE FUORI, STAGIONE 6
I primi sei episodi della serie disponibili dal 4 marzo su RaiPlay, l’intero box set dall’11 marzo. Prossimamente in sei serate su Rai 2
46
Martedì 3 marzo debutta su Rai 2 il nuovo show realizzato dalla Direzione Intrattenimento Prime Time condotto dai The Jackal
LA PELLE DEL MONDO
Un viaggio in sei puntate dedicato alla vita sulla Terra, alla biosfera e al ruolo delle piante nel nostro futuro. Con Stefano Mancuso e Lillo Petrolo. Da venerdì 6 marzo in prima serata su Rai 3
54
FEDERICO QUARANTA
Dal 2 al 13 marzo torna su Rai 3 con “Il Provinciale”. Un doppio viaggio tra Appennino e Carso, nel segno del Cantico delle Creature e della memoria
56
SAN MARINO SONG CONTEST
Venerdì 6 marzo in prima serata dal Teatro Nuovo di Dogana, l’evento che seleziona il rappresentante dell’antica Repubblica al contest targato EBU
58
52 CI VEDIAMO DA LUCIO
La musica che unisce generazioni nel segno di Dalla. In onda il 3 marzo in seconda serata su Rai 2, condotto da Elenoire Casalegno
La Rai si racconta in digitale
60 BASTA UN PLAY
CARO 8 MARZO
La voce della cultura su Rai Radio3. Una settimana di audio-lettere, concerti e approfondimenti per interrogare il presente e rilanciare il tema dei diritti, della parità e della prevenzione
62
UN BEL GIORNO
Nelle sale dal 5 marzo la commedia interpretata e diretta da Fabio De Luigi con protagonista femminile, Virginia Raffaele
64
Quel che si cela dietro una storia letteraria
Il Commissario Capo Flavia Vitale, Funzionario Addetto Commissariato di Cesena, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato
70
Arriva “EPiC: Elvis Presley in Concert”, un progetto che intreccia archivio restaurato, nuove versioni sonore e un racconto cinematografico immersivo
L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai
74 CULTURA
Le novità di Rai Yoyo e Rai Gulp
78 RAGAZZI
Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay
80
Una selezione dei film in programma sulle reti Rai
82





Con il brano “Per sempre sì” il cantautore ha vinto la 76esima edizione della kermesse sanremese e rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna. Secondo sul podio Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. La serata finale del Festival ha visto anche il passaggio di testimone da Carlo Conti a Stefano De Martino, prossimo direttore artistico e conduttore di Sanremo
Grande commozione e la dedica a Napoli. Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Per sempre sì”. Secondo gradino del podio per Sayf, con “Tu mi piaci tanto”, terzo per Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Alla cantautrice romana è stato assegnato anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale. Il Premio Bardotti per il miglior testo a Fedez & Masini con “Male necessario”. Fulminacci, con la canzone “Stupida sfortuna”, ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Campioni. A lui, 26 voti dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Ariston Roof. A Serena Brancale, assegnato il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” Sezione Campioni. Nicolò Filippucci con “Laguna” si è aggiudicato infine il primo posto tra le nuove proposte.
La classifica di Sanremo 2026:
1 Sal Da Vinci – Per sempre sì
2 Sayf - Tu mi piaci tanto
3 Ditonellapiaga - Che fastidio!
4 Arisa - Magica favola
5 Fedez e Masini - Male necessario
6 Nayt - Prima che
7 Fulminacci - Stupida sfortuna
8 Ermal Meta - Stella Stellina
9 Serena Brancale - Qui con me
10 Tommaso Paradiso - I romantici
11 LDA e AKA 7even - Poesie clandestine
12 Luche’ - Labirinto
13 Bambole di pezza - Resta con me
14 Levante - Sei tu
15 J-Ax - Italia Starter Pack
16 Tredici Pietro - Uomo che cade
17 Samurai Jay - Ossessione
18 Raf - Ora e per sempre
19 Malika Ayane - Animali notturni
20 Enrico Nigiotti - Ogni volta che non so volare
21 Maria Antonietta e Colombre - La felicità e basta
22 Michele Bravi - Prima o poi
23 Francesco Renga - Il meglio di me
24 Patty Pravo - Opera
25 Chiello - Ti penso sempre
26 Elettra Lamborghini – Voilà
27 Dargen D’Amico - AI AI
28 Leo Gassmann - Naturale
29 Mara Sattei - Le cose che non sai di me
30 Eddie Brock - Avvoltoi

































































































































































































Non una passerella di ricordi impolverati, ma il racconto di come Baudo sia stato il Direttore Artistico per eccellenza, capace di trasformare un concorso canoro in un evento sociale totale. L’omaggio della Rai, del Festival e della città dei fiori a Pippo Baudo
La 76ª edizione del Festival si è aperta nel segno della commozione, celebrando l’uomo che ha inventato il Sanremo moderno con una grande esposizione retrospettiva al Forte Santa Tecla, intitolata “Perché Sanremo è Sanremo”. «Un omaggio dovuto a un grande interprete della cultura popolare italiana, a un grande maestro della televisione e soprattutto a un folle innamorato della Rai. Pippo è stato non solo un grande cantore capace di esprimere il sacro della leggerezza, ma anche un grande conduttore, un grande manager televisivo, un profondo conoscitore dei processi di cambiamento della televisione» ha dichiarato l’amministratore delegato Rai Gianpaolo Rossi all’inaugurazione della mostra dedicata a Pippo Baudo. L’allestimento ha accompagnato per tutti i giorni della kermesse i visitatori attraverso i Festival firmati da Baudo, tra video, fotografie, aneddoti, sketch ed esperienze interattive in cui il pubblico può mettersi alla prova. Il percorso espositivo propone una timeline interattiva delle sue tredici edizioni, arricchita da materiali d’archivio, immagini, oggetti di scena, costumi e premi. Le sezioni immersive coinvolgono gli ospiti in prove di canto dei brani più iconici e nella simulazione della conduzione del Festival. «Questa mostra è bellissima perché viaggia nella memoria di Pippo, ma guarda anche al futuro, immaginando ciò che potrebbe essere domani. È con orgoglio che celebriamo una figura straordinaria per la storia della Rai e dell’Italia», ha aggiunto Rossi. Simbolo asso-
luto della televisione italiana e della storia del Festival, con il record di tredici edizioni alla conduzione del Festival di Sanremo, Baudo — presentatore, autore e direttore artistico — ha attraversato decenni di spettacolo contribuendo in modo determinante alla sua evoluzione, scoprendo nuovi talenti e rafforzando il legame con il grande pubblico. La mostra non è una semplice carrellata di immagini, ma un’esperienza immersiva che racconta la “grammatica televisiva” costruita da Baudo nel corso delle sue conduzioni. Presenti all’inaugurazione anche i figli del conduttore, Tiziana e Alessandro, che con emozione hanno raccolto l’abbraccio della Rai, di Carlo Conti e degli amanti del Festival: «Per noi, come famiglia, questa mostra è straordinaria perché celebra sì il personaggio pubblico, ma soprattutto il nostro papà, evocando tanti ricordi d’infanzia a cui siamo profondamente legati».
Qualche dettaglio sull’esposizione realizzata dalla Direzione Comunicazione Rai con il supporto di Rai Pubblicità e Rai Com, in collaborazione con SIAE e RaiNews.it:
La Timeline Interattiva
Cuore della mostra, consente di navigare tra video inediti, sketch storici e aneddoti legati alle scoperte di Baudo, da Laura Pausini a Giorgia.
Materiali d’Archivio
Esposti abiti di scena, copioni originali annotati a mano e i celebri fiori di Sanremo che hanno incorniciato le sue conduzioni.
Area Esperienziale
I visitatori possono cimentarsi in brevi simulazioni di conduzione e karaoke, rendendo l’omaggio dinamico e accessibile anche alle nuove generazioni.







Due speciali televisivi con tutti i cantanti del Festival in onda in diretta in prima serata su Rai 1 il 7 e il 14 marzo. Conduce Carlo Conti
Nel Festival 2026, dedicato a Pippo Baudo, Carlo Conti recupera un altro tassello “baudiano” e lo riporta al centro della scena televisiva: ecco, infatti, Sanremo Top, lo storico “post Festival” che negli anni ’90 e 2000, a un mese dalla kermesse, tornava sui protagonisti per valutarne le vendite dei CD. Oggi, però, la differenza è sostanziale rispetto ad allora: verranno commentate le classifiche FIMI ed EarOne Airplay Radio a una settimana esatta dalla fine della kermesse. Presenti in studio tutti i 30 Big in gara e i due finalisti delle Nuove Proposte, divisi nelle due serate, che eseguiranno nuovamente il brano presentato al Festival. In onda il 7 e il 14 marzo con la conduzione di Carlo Conti. Protagonista degli appuntamenti anche Nino Frassica, che con la sua inconfondibile e iconica ironia, tenterà di portare un po’ del suo “FestiVallo” nel corso delle due serate di Sanremo Top. La regia è di Maurizio Pagnussat








Rai Cultura e Alberto Angela, in collaborazione con l’Établissement public du château, du musée et du domaine national de Versailles presentano lo speciale in onda lunedì 2 marzo in prima serata su Rai 1
Un viaggio alla scoperta di una delle regge più famose al mondo, attraverso le stanze più sfarzose, ma anche quelle più nascoste e inaccessibili che solo raramente i turisti visitano. Alberto Angela esplorerà Versailles attraverso un percorso di due ore e venti minuti, interamente girato con la tecnica del piano sequenza, il più lungo mai realizzato in tv al mondo, senza montaggio e senza stacchi su una seconda camera, droni inclusi. Una vera sfida che l’intero gruppo di lavoro ha deciso di accettare, poiché attraverso
il piano sequenza il pubblico potrà rendersi conto dell’esatta collocazione di ogni spazio e capire meglio com’è fatta Versailles, quanto è grande e quanto magnifica. La telecamera seguirà Alberto lungo scale che portano ad alcove d’amore, attraverso porte segrete oltre le quali si infiltrano il desiderio d’amare e la paura di morire, sbucando in passaggi nascosti agli occhi dei curiosi. All’interno della reggia, un’assurda magnificenza creata per stupire, echeggiano le voci dei personaggi che l’hanno resa immortale: Il Re Sole, che ampliando il casino di caccia del padre, ha creato un altare al proprio orgoglio; Luigi XV, il beneamato, che ha intuito i primi scricchiolii di un mondo dorato che si sarebbe sbriciolato, ma fu incapace di porvi rimedio; Luigi XVI, e sua moglie Maria Antonietta, ultima regina di Francia e forse il personaggio più chiacchierato a Versailles. Parte del percorso segue la sua parabola in una reggia piena d’intrighi che, fin dal suo arrivo a soli quattordici anni, l’ha

accolta come un corpo estraneo, un’intrusa, un’austriaca, e l’ha resa protagonista di una leggenda nera e terribile, incarnazione di tutti i mali di Francia. Eppure, nelle stanze da parata e in quelle private di Maria Antonietta, ristrutturate di recente, è evidente il volto di una donna che dalla frivolezza iniziale, ha saputo evolversi affrontando con dignità il suo tragico finale. Nel percorso anche la sosta in una piccola stanza, il gabinetto Fersen, dove il conte svedese Hans Axel Von Fersen, suo presunto amante, sostò a dormire durante le sue visite a Versailles. Si trattò di umore sublime e casto, come voleva la tradizione cavalleresca, oppure appassionato e carnale? Una risposta è nella loro corrispondenza, perché come disse la regina stessa: “tutto a te mi guida”. Tra le sue passioni certe c’era invece la moda: un meraviglioso vestito realizzato da Milena Canonero, per il film “Marie Antoinette”, diretto venti anni fa da Sofia Coppola, attende gli spettatori nella camera da letto della regina. L’interno della reggia, che ha più di duemila stanze e oltre duemila finestre, sarà animato dalla presenza di rievocatori storici e di un team di esperti - i curatori stessi del castello di Versaillesche racconterà la rigida etichetta attraverso la quale Luigi XIV teneva sotto controllo la nobiltà di corte. E poi la moda e i vestiti, i menù dei pranzi da parata e quelli privati preparati dal re stesso, gli oggetti preziosi che sono scampati alla violenza dei rivoluzionari, i delicati lavori di restauro delle tappezzerie. Il
racconto di Alberto Angela sarà anche un tuffo nella vita quotidiana del castello nel “grand siècle”: come venivano riscaldate le stanze, le musiche e i balli, i giochi a carte e quelli sotto le lenzuola, tra favorite in competizione per sedurre il re e amanti ufficiali che si comportavano come vere regine. E, per la prima volta in televisione, sarà visibile il nuovo allestimento della Galleria degli Specchi, ritornata al suo aspetto originario, così come i cortigiani la vedevano durante il regno del Re Sole. Un viaggio all’interno di una reggia dove si è praticata un’arte del vivere alla francese che ha suscitato l’ammirazione di tutte le corti europee del Settecento. E che attraversa la storia di un Paese anche quando la Rivoluzione pone drasticamente fine alla monarchia assoluta. Ci penserà infatti Luigi Filippo, molto tempo dopo il Terrore, a fare della reggia un museo dedicato a tutte le glorie di Francia, glorie fra le quali spicca una figura: Napoleone Bonaparte. A distanza di più di tre secoli dalla sua costruzione la reggia di Versailles continua a brillare come un diadema che la forza della Storia ha ineluttabilmente macchiato di oro e di sangue. “Versailles in piano sequenza”, con la regia di Gabriele Cipollitti, è stato realizzato dalla Direzione Produzione Tv della Rai, Centro di Produzione di Napoli, con la consulenza scientifica di Mathieu Da Vinha, Direttore del Centro di Ricerca della Reggia di Versailles.







Gloria, attrice in declino, dopo uno scandalo finisce in carcere e, tra servizi sociali e terapia, affronta un percorso di rinascita per riconquistare la famiglia e ritrovare se stessa. Con Sabrina Ferilli, il 3 marzo in prima serata Rai 1
Dopo aver mentito al pubblico e ai suoi familiari pur di tornare sotto i riflettori, Gloria Grandi, attrice viziata e ormai sul viale del tramonto, ottiene l’effetto opposto: finisce in carcere, in attesa di giudizio, costretta a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Non solo sulla sua carriera, ma soprattutto sulla sua famiglia. Come se non bastasse, sta per uscire una biografia “non autorizzata” che promette di rivelare segreti scomodi sulla sua vita e sulla sua infanzia al Tufello, il quartiere romano da cui è sempre fuggita nel tentativo di costruirsi un’immagine patinata e distante dalle proprie origini. Terminata la custodia cautelare, Gloria cerca di rimettere insieme i pezzi della sua esistenza. Si divide tra i servizi socialmente utili – proprio al Tufello –, le sedute di psicoterapia imposte dal tribunale e i goffi tentativi di riconquistare l’affetto delle persone che ama. Ma per lei non si tratta più di tornare sulla cresta dell’onda. La vera sfida è fare pace con il passato e accettare chi è davvero. In un percorso imprevedibile di cadute, ironia e rinascita, dai toni leggeri e brillanti, Gloria scopre una nuova versione di sé: più autentica, più fragile, più umana. E proprio in questa dimensione ritrova l’amore di Alex, l’ex marito che non ha mai smesso di conoscerla davvero, conquista la stima della figlia Emma e, forse, anche un nuovo posto nel mondo del cinema.
«Ho sempre trovato molto divertente e stimolante prendere in mano un progetto di un mio collega e accompagnarlo per un tratto, come succede quando si realizza una seconda stagione di una serie che non si è seguito nella prima. Mi è capitato più volte e ho sempre trovato una grande motivazione nel rimodellare un qualcosa di già esistente, nel contribuire all’evoluzione di un qualcosa che già era di altri prima di me. Su Gloria poi, la potenza del personaggio protagonista, la grande capacità di rigenerarsi e di ri-inventarsi, la forza di affrontare ogni difficoltà che ha questo è personaggio (e l’attrice che lo interpreta,
senza la quale semplicemente Gloria non esisterebbe) hanno reso questo viaggio davvero appassionante. Nella nuova stagione abbiamo cambiato molto, quasi tutto, a partire dai mondi che vengono attraversati: se la prima stagione era una analisi quasi feroce del nostro tempo così fortemente segnato dal peso del giudizio collettivo, così mass-mediatico, il nuovo film parla invece di vicende molto più intime e private, si addentra in mondi molto più quotidiani e semplici, ma anche universali, mette la sua lente molto più a ridosso della protagonista e dei suoi cambiamenti. Ritroviamo Gloria nel momento più basso della sua vita, detenuta in carcere. Gloria affronta questa vicenda con il solito piglio, quasi si trattasse di un incidente di percorso, un inciampo da superare rapidamente, e tuttavia il contatto con donne così diverse da lei (o forse non così tanto…) ne intacca l’apparente indifferenza, la riporta inesorabilmente alle sue origini, semplici e periferiche, che ha tentato tutta la vita di dimenticare. Inizia da qui un percorso di “ritorno a casa” che è anche un viaggio di riappacificazione con una parte di sé volutamente cancellata e ormai dimenticata. È un viaggio pieno di imprevisti, di incontri sorprendenti e divertenti, alla fine del quale Gloria si scoprirà cambiata. Il tipo di narrazione inesorabilmente influenza il tono del film, che è forse anche più scoppiettante ma meno graffiante, più intimo. Una sorta di favola moderna sul chi siamo e su chi vogliamo essere. Gloria attraversa questa vicenda con la sua tipica spavalderia, con ironia ed autoironia, ma anche con la sua dirompente umanità che finisce per travolgere tutti e che solo un’attrice come Sabrina poteva darle. Ci siamo divertiti molto e penso che vi divertirete altrettanto nel vederlo.»
GLORIA (Sabrina Ferilli)
Ex diva del cinema italiano degli anni ‘90, Gloria era disposta a tutto pur di tornare sotto le luci della ribalta: mentire alla propria famiglia, raggirare i fan e persino commettere un reato (stagione 1). Ma la caduta è rovinosa. Finita in carcere in attesa di giudizio, Gloria è costretta a fare i conti con una nuova realtà, tutt’altro che patinata, con delle compagne che non sono esattamente sue ammiratrici e con l’uscita imminente di un mémoire non autorizzato. Il suo spirito travolgente e la sua intraprendenza riusciranno a conquistare le altre detenute. Ma la strada per fare pace con sé stessa, con i propri cari e con il proprio passato è ancora lunga…


ALEX (Sergio Assisi)
Ex marito di Gloria e padre di Emma, Alex fa il truccatore cinematografico ed è un uomo dal carattere mite e leale. Gloria gliene ha fatte passare tante, e questa è forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per quanto cerchi di sostenerla durante la detenzione, al suo rilascio Alex mette un punto: è stanco e ha bisogno di tempo. Ma non è così semplice resistere alla donna che ama, specialmente quando lei vuole dimostrargli a tutti i costi di essere cambiata.
SERGIO E FILIPPO (Luca Angeletti e David Sebasti)
Sergio è il fratello di Gloria. L’ha sempre difesa, sostenuta e coperta, nonostante lei lo abbia sempre bistrattato. Gli eventi della prima stagione però hanno messo in crisi il suo matrimonio con Filippo, integerrimo carabiniere, facendo sprofondare Sergio nella depressione. È a casa del fratello che Gloria si rifugia una volta rilasciata dal carcere, ma la sua presenza non fa che acuire il malessere di Sergio. Solo uscendo dall’ombra ingombrante della sorella, Sergio riuscirà a vedere lei con occhi diversi e a riconquistare Filippo, prima che lui parta in missione per il Ghana.

EMMA (Martina Lampugnani)
Giovane cantante talentuosa, Emma è la figlia di Gloria. Tra le due c’è sempre stato un rapporto estremamente conflittuale. Ferita dalle bugie materne, Emma ha scelto di allontanarsi ed è partita per partecipare ad un reality show in Inghilterra. È la più tenace detrattrice di Gloria, ma uno sguardo inedito sulla vita della mamma la aiuterà a comprenderla meglio e forse addirittura a perdonarla.
IOLE (Emanuela Grimalda)
Assistente e confidente di Gloria da una vita, Iole si è sentita profondamente tradita dalle bugie della diva e adesso non è più disposta a farle da “tappetino”. Anzi, sembra pronta a prendersi un’inaspettata rivincita come autrice di una biografia non autorizzata che rivelerebbe gli aspetti più segreti del passato di Gloria.





«Nel momento in cui Gloria diventa vera, senza rinunciare a se stessa, scopre di essere amata ancora di più» racconta l’attrice romana a proposito del suo personaggio - Gloria Grandi -, una donna che ora è costretta a misurarsi con la fragilità, riconciliandosi con le proprie radici e scegliendo di mostrare il suo lato più autentico
La prima volta di Gloria in tv ha spiazzato il pubblico per la sua irriverenza e originalità. Quale sarà il mood di questo film?
La bellezza di questo personaggio è sempre stata proprio la sua natura inusuale. È difficile raccontare figure così politicamente scorrette, che non inseguono facili simpatie o empatie. Ed è proprio questo che mi divertiva: è stata una scommessa che, fortunatamente, abbiamo vinto. La serie si chiudeva in modo molto misterioso, non si capiva esattamente cosa stesse accadendo, con il film riprendiamo Gloria esattamente da dove l’avevamo lasciata. Il suo è un percorso burrascoso – ma del resto, se non vive situazioni tempestose, Gloria non si sente nemmeno in pace con se stessa. Il film avrà un finale a sorpresa, ma questa volta chiude davvero il cerchio, concludendo la storia della nostra beniamina.
L’abbiamo conosciuta mentre tirava fuori gli artigli contro il giudizio degli altri. Ora la ritroviamo nel momento più basso della sua vita. Come reagirà?
Gloria non è una che si abbatte, figuriamoci nelle difficoltà, anche se ha fatto talmente tante cose che, in un certo senso, si trova a pagare per i propri errori. Senza anticipare troppo, posso dire che il film segna un passaggio importante, quello della riappacificazione con la sua vera identità, con le sue radici. Rispetto al passato, questa storia ha una cifra più umana, più intima, mostra un lato di Gloria che prima non avevamo visto.
Che cosa scopre delle sue fragilità?
In realtà Gloria non è fragile, piuttosto viene messa nella condizione di capire che forse il modo in cui si raccontava e si muoveva prima non era il migliore. Decide allora di diventare autentica, senza rinunciare alle sue caratteristiche – che fanno parte della sua natura di donna e di persona. E nel momento in cui si mostra per quella che è davvero, si accorge di essere amata ancora di più rispetto a quando appariva come una diva distante da tutto e da tutti. Questa nuova consapevolezza le regala un’umanità travolgente.
Quanto c’è di suo in Gloria? Quali caratteristiche personali ha portato nel personaggio?
Quando il personaggio è stato scritto, sono stata coinvolta attivamente e ho collaborato su alcuni temi e situazioni. Gloria ha delle particolarità caratteriali che mi appartengono: la velocità nella battuta, una certa goliardia, la capacità di raccontare anche le cose più pesanti con leggerezza, con un tono da commedia piuttosto che tragicomico. Questa è una cifra che sento molto mia, e ho fatto in modo che appartenesse anche a Gloria Grandi.



Il primo docufilm sulla vita del cantautore andrà in onda il 4 marzo in prime time su Rai 1
Nel mese del suo ottantesimo compleanno, Riccardo Cocciante torna a stupire il suo pubblico con l’annuncio di un film che racconta tutta la sua vita, dove l’aspetto personale e quello professionale si fondono restituendo il profilo di un artista la cui esistenza è da sempre indissolubilmente legata alla musica. Un anno, il 2026, che segna un grande ritorno per Cocciante: dal 26 febbraio tornerà anche in scena Notre Dame de Paris, l’opera popolare più esportata al mondo, con le musiche firmate dal Maestro, prodotta da Clemente Zard e interamente curata e distribuita da Vivo Concerti. In estate sarà inoltre protagonista di un tour da solista, prodotto anch’esso da Vivo Concerti, che lo vedrà esibirsi in alcune delle più suggestive location open air italiane. Il docufilm “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, diretto da Stefano Salvati, farà scoprire allo spettatore le diverse sfumature di questo artista poliedrico, attraverso il suo inedito racconto in prima persona tra ricordi, difficoltà, incertezze e una ricchissima vita artistica. Il film ripercorre la vita di Cocciante dalla nascita fino alla lavorazione dei progetti dell’ultimo anno. Immagini di repertorio e fotografie personali inedite restituiscono il ritratto dell’artista in gioventù e del suo contesto familiare. Per la prima volta le elaborazioni grafiche saranno integrate anche da contenuti generati dall’AI che andranno a impreziosire i repertori giovanili della vita di Cocciante e si uniranno alle molte testimonianze raccolte. Da Laura Pausini a Gianna Nannini, da Elodie a Achille Lauro, da Mogol a Fiorella Mannoia, voci e testimonianze di colleghi e persone che hanno intrecciato i loro percorsi con il Maestro che completano la definizione del ritratto a tutto tondo di un artista di fama internazionale e di un compositore senza tempo. In onda il 4 marzo in prime time su Rai 1.





La quinta stagione si apre in un momento di profonda trasformazione per la nostra PM, con una figlia indipendente e con un marito dal quale ha deciso di separarsi. Per la prima volta si ritrova sola, priva dei suoi punti di riferimento... Da domenica 8 marzo su Rai 1
“Imma Tataranni - Sostituto procuratore”, personaggio nato dalla penna di Mariolina Venezia, torna con una nuova stagione e vede ancora una volta Vanessa Scalera vestire i panni del celebre sostituto procuratore della Repubblica di Matera. Schietta, ironica, dal temperamento ormai iconico, ma profondamente umana e fragile, Imma continua a essere uno dei personaggi più amati dal pubblico. Accanto a lei ritroviamo Massimiliano Gallo nel ruolo del marito Pietro De Ruggeri e Barbara Ronchi nei panni della cancelliera Diana De Santis. La grande novità della stagione è l’ingresso di Rocco Papaleo, che interpreta il nuovo procuratore capo Altiero Galliano, figura rigida e ingombrante destinata a entrare in contrasto con l’indole indipendente di Imma. Tornano inoltre tutti i personaggi più amati: Valentina, la figlia di Imma e Pietro (Alice Azzariti), la suocera (Dora Romano), la madre di Imma (Lucia Zotti), Nando Irene (Antonio Lamacchia), il dottor Taccardi (Carlo De Ruggieri) e l’archivista Maria Moliterni (Moniga Dugo). Si unisce al cast anche Lodo Guenzi, nel ruolo del giovane nuovo capo di Pietro. La serie – scritta da Mariolina Venezia insieme a Salvatore De Mola, Pier Paolo Piciarelli, Michele Pellegrini, Pierpaolo Pirone e Filippo Gili, con la collaborazione di Francesco Amato – continua a intrecciare le indagini dei “gialli di puntata” con le vicende personali e familiari della protagonista. Questa stagione si apre in un momento di profonda trasformazione: con una figlia ormai indipendente e un marito dal quale ha deciso di separarsi, Imma si ritrova sola, priva dei suoi punti di riferimento. Pietro è immerso in una nuova esperienza professionale in una grande azienda, dove per la prima volta si sente davvero valorizzato. Anche Vitali è tornato a Napoli, mentre il nuovo procuratore capo non tollera lo spirito libero di Imma. La PM si rifugia nel lavoro, affrontando casi che parlano di famiglie disgregate e legami spezzati – storie che, in parte, rispecchiano la sua. Accanto a lei c’è sempre Diana, amica fidata e collega preziosa, anche se pure lei è chiamata ad affrontare le proprie inquietudini. Tra ironia, disillusione e
ostinata determinazione, Imma comprenderà che nessuno si salva da solo. Nemmeno lei. Anche in questa stagione, il territorio lucano si conferma scenografia unica e insostituibile dei racconti di Imma. Protagonista indiscussa è Matera, con il suo straordinario patrimonio monumentale. Accanto a lei, fanno da cornice altri luoghi suggestivi della Basilicata: Venosa, i Laghi di Monticchio e il Parco Scultura La Palomba, che contribuiscono a rendere l’atmosfera della serie ancora più intensa e riconoscibile.
LIBERI TUTTI
La separazione consensuale tra Imma e Pietro procede, ma la nuova condizione di donna single non entusiasma la Tataranni, che si sente sempre più sola. A pesarle è soprattutto la distanza da Valentina: vivono insieme, ma la ragazza è quasi sempre fuori casa, soprattutto da quando ha iniziato a frequentare la fattoria ecosostenibile Bandusia. Pietro vive dai suoi genitori in attesa di trovare un appartamento in affitto. In Procura, al posto di Alessandro Vitali, arriva Altiero Galliano che si lancia subito sul caso di Adele Dalmaso, scomparsa dopo una lite familiare, e sull’omicidio di un’altra donna trovata nel lago di Monticchio. Si scopre grazie al lavoro di Imma che i due casi sono collegati. Mentre Diana è preoccupata da una fastidiosa macchia sul braccio, Imma deve dividersi tra le indagini e le cure per l’anziana madre Brunella. Pietro riceve intanto un’allettante proposta dall’ingegner Fossati, dirigente della First Energy, multinazionale coreana. Decide di licenziarsi, cosa che sua madre Filomena non prende bene; entra addirittura in sciopero: se ognuno fa quello che vuole perché non dovrebbe farlo anche lei? Nel frattempo, Imma e Pietro decidono di vendere la casa, senza però coinvolgere Valentina, che lo scopre casualmente e ne resta turbata. Imma, infine, invece di distrarsi, decide riprendere a studiare l’inglese. Inizia a seguire le lezioni di Mike, il fascinoso insegnante suggerito dalla Moliterni, che intanto è stata travolta dalla passione per il teatro ed è stata scelta per il ruolo di Giulietta per una rappresentazione di beneficenza.
FIGLI E FIGLIASTRI
Pietro inaugura pieno di entusiasmo la sua nuova vita alla First Energy raccogliendo i primi consensi. Ha come benefit un’au-

tomobile elettrica e una casa domotica in cui va a rifugiarsi il padre Luciano, in fuga dallo sciopero di Filomena. Imma è impegnata nell’indagine sull’uccisione di Antonietta Cappiello, una professoressa del liceo Duni in pensione trovata senza vita nel suo appartamento a Matera. Il giallo ha a che fare con il passato della donna, tra amori giovanili nati nei Sassi negli anni ‘70 e una figlia data in adozione che tanto avrebbe voluto conoscere. Mentre Valentina rimuove il disagio creato dai genitori lavorando nella comunità Bandusia, la vendita della casa di famiglia entra nel vivo con i primi appuntamenti, che Imma e Pietro affrontano con visibile imbarazzo. Diana si divide tra i tentativi di aiutare la Moliterni con i permessi per partecipare alle prove dello spettacolo e le molteplici visite per tentare di risolvere la sua malattia cutanea. Imma prosegue le lezioni con Mike, occasioni per conversare in inglese ma anche per confidarsi con lui.
Durante un pranzo nella comunità Bandusia, Imma affronta la sua fondatrice, la Piacentini, verso la quale nutre una palese e ricambiata antipatia. Viene però interrotta da una telefonata della procura: al Parco Paradiso è stato trovato il corpo di Marco Pignatelli, un avvocato che pochi mesi prima ha perso la figlia Gloria. La sua morte è avvenuta in circostanze molto strane. Diana s’imbatte in un manuale che rivela che Imma ha programmato di diventare procuratore capo. Si sente tradita perché in questo caso l’amica sarà costretta a lasciare Matera. Il loro rapporto si incrina proprio quando Diana, suo malgrado, finisce involontariamente per soffiare il ruolo di Giulietta alla Moliterni. Ma a Diana basta parlare con Imma per comprendere i perché della sua decisione ed è proprio lei alla fine a indicarle che c’è un posto vacante nella procura di Milano. Nel frattempo, Filomena riporta Luciano a casa e Imma si concede una gita a cavallo con Mike. Una complicità che non sfugge a Pietro, il quale non riesce a nascondere la sua gelosia. Fossati, intanto, lo pressa sempre di più per il conseguimento degli obiettivi aziendali che gli sono stati assegnati e che sembrano essersi arenati.
Mentre Diana si prepara al debutto teatrale, il ritrovamento di un cadavere nel Palombaro di Matera lega il mondo dei fornai, quelli che impastano il pane ancora a mano, alla realtà carceraria. Imma deve districarsi tra un padre che piange il figlio perduto per sempre e i silenzi dei testimoni che conoscevano la vittima, ma è in famiglia che la crisi tocca il culmine: Valentina ha deciso di trasferirsi dalla Piacentini e per partecipare alle spese della comunità tenta di vendere la spilla d’oro che Brunella le ha regalato. Solo l’intervento congiunto delle due nonne e la mediazione di Pietro evitano il peggio e riportano madre e figlia a ritrovarsi. Pietro decide di licenziarsi dalla First Energy perché Fossati ha mostrato la sua vera natura e
i suoi metodi a dir poco spregiudicati. Ma non tutto sembra perduto per Pietro, anzi, il ceo coreano della multinazionale non vuole perdere la sua professionalità. Un apprezzamento e un coinvolgimento che lo rincuora. Così, quando Imma e Pietro s’incontrano per il rogito, la vicinanza risveglia in loro l’amore che li ha uniti per una vita. Forse dovevano solo mancarsi per riavvicinarsi. E per non vendere più la casa in cui hanno vissuto come moglie e marito, con Valentina. Sul lieto fine arriva la notizia che la domanda di Imma come procuratore capo presso la Procura di Milano. Cosa farà?
Imma Tataranni – Vanessa Scalera
Sostituto procuratore presso la procura di Matera, soprannominata lo “sceriffo di Matera” per i suoi modi spicci e per l’abitudine a non fare sconti a nessuno, soprattutto ai potenti. Imma Tataranni ha sempre cercato con grande tenacia di conciliare la vita professionale, orientata alla soluzione di casi mai semplici, con quella familiare e con la maturità inquieta della figlia Valentina. Ultimamente sembra però non riuscirle più. L’interruzione della tumultuosa relazione col maresciallo Calogiuri e il suo trasferimento hanno mandato definitivamente in crisi il matrimonio tra Imma e Pietro. Crisi che ha scavato una distanza sempre più profonda con Valentina. Se a questo aggiungiamo l’arrivo a capo della procura dell’arcigno e ostile Altiero Galliano, al posto del burbero ma bonario Vitali, si può facilmente intuire come questo nuovo capitolo della storia possa essere pieno di colpi di scena.
Pietro De Ruggeri – Massimiliano Gallo
Rovesciando per scherzo un vecchio adagio, una volta Pietro ha affermato che “dietro a una grande donna c’è sempre un grande uomo”. Ora vuole dimostrarlo. Se fino ad oggi ha vissuto felicemente di luce riflessa, salvo qualche progetto non andato in porto e un‘infatuazione sentimentale finita tragicamente, sulla fatidica soglia dei cinquant’anni Pietro vuole attestare che non è poi così difficile uscire dalla zona d’ombra della sua ex moglie. Giunge a proposito la proposta di assunzione di Edoardo Fossati, dirigente di una multinazionale coreana che si occupa di energie rinnovabili, di pannelli fotovoltaici di ultima generazione. È l’alba di un nuovo inizio o è solo una parentesi? Anche nei confronti di Imma c’è questo dubbio: Pietro non sembra sempre sicuro che la vecchia fiamma si sia spenta e, complice la vendita della casa, il suo rapporto con Imma resta vivo e forse promette un futuro.
Diana De Santis – Barbara Ronchi
La cancelliera di Imma, nonché sua ex compagna di classe, ne ha passate tante in questi anni: dal tradimento del marito, causa di divorzio, al desiderio di diventare giudice di pace, incarico a cui ha rinunciato per continuare a restare al fianco di Imma





che all’epoca stava attraversando un periodo difficile. Ora Imma sembra aver trovato un suo nuovo equilibrio. Lei invece no. Sente di vivere in un limbo da cui non sa come uscire: non è diventata autonoma nel lavoro né ha fatto carriera. Cosa che Imma invece si appresta a fare senza aver condiviso con lei la scelta. Diana ne è dispiaciuta, ma la sua bontà e dolcezza la portano presto a capire l’amica e a sostenerla. È per tutto questo che il suo corpo risponde con un eritema sul braccio che sembra non guarire con nulla. Forse perché la malattia di cui Diana soffre è di natura psicosomatica. La medicina più efficace la cancelliera la trova infatti non in farmacia ma casualmente sulle tavole di un palcoscenico.
Valentina De Ruggeri – Alice Azzariti
Abbiamo iniziato a conoscere Valentina, la figlia di Imma e Pietro, quando era una teenager confusa e felice, insofferente alle continue interferenze della madre “indagatrice” e allo stesso tempo però contenta di far parte di una famiglia un po’ fuori dagli schemi e in cui suo padre era sempre un porto sicuro. Anche la sua educazione sentimentale, tempestosa come può essere quella di un’adolescente, è stata sopportabile in virtù

di due genitori uniti e presenti. Ora Valentina non è più una ragazzina, sta cambiando, come del resto tutto ciò che le sta intorno: Imma e Pietro sono separati e la casa in cui è cresciuta è stata messa in vendita senza che lei fosse informata. Valentina la prende bene, ma solo in apparenza. Inconsapevolmente ne cerca un’altra e la trova nella comunità Bandusia di Barbara Piacentini, una sorta di guru naturista che ha messo su una fattoria ecosostenibile con annesso ristorante crudista vegano. Qui Valentina sembra trovare un nuovo equilibrio. Ma è davvero tutto oro quello che luccica? Imma ovviamente è convinta di no e di solito il suo intuito non sbaglia.
Altiero Galliano – Rocco Papaleo
L’Italia è piena di bravi magistrati, inquirenti e giudicanti. A Matera c’è Imma Tataranni, a Potenza, almeno fino a ieri, c’era Altiero Galliano, detto il “segugio”, per via del forte intuito che lo ha portato a risolvere decine e decine di casi, ma anche per la sua passione per la caccia. L’arte venatoria non è il suo unico hobby, è anche un assiduo lettore di testi filosofici che cita ogni tanto
per darsi un tono. Inflessibile sul rispetto delle regole e sul lavoro di gruppo, Galliano è un magistrato che ha sempre fatto attività investigativa sul campo, esattamente come Imma, ma a causa di una disavventura sentimentale ha deciso di lasciare la sua città e di fare il grande salto a procuratore capo. E così arriva nella sede materana in sostituzione del napoletano Alessandro Vitali. E contrariamente a Vitali, Galliano conosce bene il territorio e la mentalità lucane ed è meno incline allo scherzo, a passare sopra alle bizzarrie di Imma e degli altri componenti della procura. Dagli scontri continui con Imma imparerà cosa significa essere un leader e senza volerlo condurrà Ia stessa Imma a fare una scelta che potrebbe cambiarle totalmente la vita.
Edoardo Fossati – Lodo Guenzi
C’è chi aspetta la soglia dei cinquant’anni per trovare la sua strada, come Pietro, e chi invece giovanissimo ha già un avvenire splendente davanti a sé. È il caso di Edoardo Fossati, piccolo genio della new economy. Laureato brillantemente in ingegneria, si getta subito nel business del futuro, quello delle energie rinnovabili. Fossati non ha nemmeno quarant’anni ed è già responsabile per il Sud Italia della multinazionale coreana First Energy, intenzionata a installare ettari di pannelli fotovoltaici in Basilicata. Ma ha bisogno di risolvere dei problemi burocratici con la Regione e trova in Pietro, solerte impiegato, un aiuto insperato. Capisce che quel simpatico cinquantenne possiede le qualità che lui non ha – empatia, intelligenza emotiva, conoscenza del territorio e della cultura locale – e sente che può essergli utile per il suo obiettivo: essere sempre il migliore, dimostrare alla dirigenza coreana dell’azienda che può ottenere tutto quello che vuole. Con qualsiasi mezzo se necessario. Uno sfrenato utilitarismo che rischia di sfociare nel cinismo e che non è un valore condiviso da Pietro. Solo che il nostro è troppo accecato dalla possibilità di cambiare finalmente la propria vita per accorgersene.
«In questa nuova stagione, chi ama le storie sentimentali, quelle struggenti (ma anche divertenti), quelle impossibili (ma anche così comuni), quelle che non ti aspetti (e poi invece se ci pensi sono accadute a tutti noi), quelle “alla maniera di Imma Tataranni” insomma, avrà pane per i suoi denti. In particolare, questa stagione mette al centro un concetto semplice ed universale: il traguardo più difficile, ma anche il più bello, è quello di tenere unita una famiglia. In un mondo lacerato e divenuto ancor più violento, maschilista, muscolare e spericolato, in un’epoca di arroganza e sopraffazione, il messaggio che portano i nostri film è che bisogna di restare uniti, che nessuno si salva da solo. Da questa idea è iniziato il lavoro di sviluppo delle storie, su questa idea ho fondato la mia regia, orientata in primis a valorizzare, pur nelle diversità (e facendo delle diversità
una risorsa), il lavoro del gruppo. Io sono un regista che non si limita a dire ai collaboratori, dagli attori ai produttori alle maestranze, cosa mi aspetto di ottenere da loro, al contrario: cerco di capire da loro cosa si aspettano da me. Questa modalità apre sempre nuove prospettive creative, dilata la visione. La regia non è dove mettere la macchina da presa, la regia è raccogliere le idee e farne una sintesi. Il regista è quello che mette ordine nella follia creativa. Il circo Tataranni è tornato, un po’ folle, molto appassionato, innamorato del proprio lavoro e del proprio pubblico. La promessa che ci siamo fatti, prima di andare sul set, è stata che anche questa volta, nonostante il successo (se così non fosse, non staremmo presentando una quinta stagione…), non ci saremmo presi sul serio. È la lezione della nostra migliore commedia, quella di attraversare drammi tremendi con il linguaggio della risata. Imma alterna, anche dentro la stessa scena, momenti di amarezza e struggimento, a battute ed atteggiamenti comici, così da esorcizzare il dolore. È la nostra attitudine all’autoironia che ci guida, quando giriamo una scena: se gli attori di Imma Tataranni scorgono un piccolo varco di commedia – è più forte di noi – ci si infilano sempre… e il risultato, almeno a giudicare dall’atmosfera che si crea sul set, è davvero soddisfacente. A questo clima hanno contribuito alcune new entry, che ci hanno permesso di riaggiornare la coralità tataranniana. Cito per tutti Diego Ribon, il cui personaggio apre la serie, la Palma d’Oro Marcello Fonte, che invece la chiude. Cito Lodo Guenzi, uno degli attori più intelligenti e brillanti della sua generazione. E poi la perla del curriculum di ogni regista di commedia contemporaneo: in una fiction sulla Basilicata, non poteva non esserci Rocco Papaleo. Il nuovo Procuratore Capo. Rocco è entrato nel circo Tataranni con grande umiltà e affetto per il progetto. A me ha insegnato come la gentilezza e il buon umore possano diventare strumenti di relazione non solo con i collaboratori sul set, ma anche e soprattutto con il pubblico. È stato bello lavorare con Rocco. Altrettanto, continua ad essere un grande privilegio poter contribuire ad ispirare gli attori storici della serie. Dalla Scalera alla Ronchi, da Gallo a Nando Irene, alla Dugo e Gianni Lillo, è straordinario vedere come le performance dei nostri interpreti esprimano, oltre il proprio talento, la complicità che hanno sviluppato tra loro. Come ognuno riesca a ottenere il massimo nella combinazione col proprio collega. Sono molto felice di avere valorizzato, quest’anno in particolare, i ruoli dei “genitori”. La mamma di Imma, Lucia Zotti, la mamma e il papà di Pietro: Dora Romano e Antonio Montemurro, a loro è affidata una linea autonoma. Altro personaggio fondamentale della nostra serie è Matera. Che non è solo un luogo fisico, ma anche uno spazio di umanità ricchissima e generosa. Se nelle precedenti stagioni, oltre alla città, avevamo portato la troupe di Imma nelle cittadine di provincia e sulla costa ionica, quest’anno, con il prezioso aiuto della Film Commission Basilicata, lo sguardo si è allargato alla provincia di Potenza, offrendo nuovi straordinari paesaggi alle nostre storie e al pubblico della Rai.»



L’arrivo del nuovo procuratore capo mette
Imma alla prova, tra rivalità, addii e fragilità nascoste, mentre l’attrice che ha dato volto, corpo e anima alla dottoressa Tataranni saluta il personaggio con emozione trattenuta e gratitudine per sette anni indimenticabili
Spigolosa, brillantissima, con un guardaroba che sfida la legge della cromoterapia… qual è il cambiamento più evidente di questa quinta stagione?
Sicuramente l’arrivo di un nuovo procuratore capo, che la metterà a dura prova fin dall’inizio. L’anno scorso l’abbiamo lasciata con una separazione alle porte e la ritroveremo proprio lì, dove l’avevamo salutata.
A proposito di questo nuovo ingresso, il PM Altiero Galliano è un lucano doc… Ho avuto la fortuna, in questi anni, di lavorare con attori strepitosi, colleghi che stimo enormemente, e quest’anno si è aggiunto Rocco Papaleo, che fa parte di quel gruppo così solido di attori che amo molto. Ci siamo divertiti tanto. Io poi non sono lucana e non capisco fino in fondo la rivalità tra Matera e Potenza, che vedremo molto bene all’interno della Procura. Galliano è molto diverso da Vitali: ha la pretesa di essere più bravo di Imma, più intuitivo, ma sappiamo bene che lei è imbattibile da quel punto di vista (ride).
Parliamo di Pietro: per molto tempo è stato il porto sicuro di Imma, l’unico capace di disarmarla…
Pietro è l’unico essere umano che riesce a disarmare Imma, perché è senza armi, un’anima candida, mentre lei è piena di cemento armato. È proprio quel candore, quella onestà, che fa battere il cuore del nostro PM. Alla fine, tutti hanno bisogno di un porto sicuro, come vedremo in queste quattro lunghe puntate, durante le quali accadranno molte cose.
È pronta a salutare Imma?
Io l’ho salutata mettendo anch’io il cemento armato, senza lasciarmi inondare dall’emotività, perché altrimenti sarei crollata. Ho pianto un po’, ma per conto mio. L’ho lasciata perché alla fine bisogna sempre fare un bilancio delle cose belle che rimangono. Sono stati sette anni meravigliosi, vissuti con colleghi straordinari, grazie ai quali ho anche imparato a recitare meglio la commedia: non pensavo di avere i giusti tempi comici. Ho scoperto un’altra parte di me. E poi mi lascerà un’amicizia ancora più intensa e profonda con Barbara Ronchi.
E questa donna di cui tutti ci siamo innamorati, come ha salutato Vanessa Scalera?
Ci siamo salutate in maniera strana. Io posso interpretarla quando voglio, ovunque, anche in bagno, perché conosco perfettamente i suoi movimenti. Imma però mi ha salutata con un sorriso di tre quarti, un po’ freddo, ma che rimarrà sempre con me.




Guido Guerrieri (Alessandro Gassmann), avvocato brillante ma fragile, affronta casi intricati — tra sparizioni, omicidi e l’accusa contro un amico giudice — mentre fa i conti con la fine del suo matrimonio. Al suo fianco, una squadra fidata lo sostiene tra indagini e processi. Da lunedì 9 marzo in prima serata Rai 1
Guido Guerrieri è un avvocato brillante, in bilico tra successo e fragilità. Appassionato di boxe, nostalgico dell’amore perduto per la moglie Sara, dalla quale si sta separando, Guerrieri affronta con acume, sensibilità e abilità dialettiche i casi oggetto delle sue istrioniche difese dibattimentali: un cliente che emerge come un fantasma dal suo passato, la misteriosa sparizione della giovane Manuela, l’omicidio di una ricercatrice biologa e soprattutto la vicenda di un vecchio amico, il giudice Larocca, stimato magistrato accusato di corruzione. Ad affiancarlo in queste sfide; il fido Tancredi, abile ispettore di Polizia; Annapaola, ex giornalista di cronaca nera, ora audace investigatrice privata; Consuelo, efficiente praticante dello studio Guerrieri; il nuovo stagista Tony, distratto patologico ma imprevedibile e geniale.
RAGIONEVOLI DUBBI
Bari. L’avvocato Guido Guerrieri, in crisi per la fine del suo matrimonio, assume la difesa di Fabio Paolicelli, reo confesso e condannato in primo grado per traffico internazionale di droga, che ora si dichiara innocente. Guido può contare sull’aiuto del suo amico, l’ispettore Carmelo Tancredi, e sulla collaborazione di Annapaola Doria, ex giornalista d’inchiesta, ora detective. L’impianto accusatorio contro Paolicelli non lascia scampo e presto il coinvolgimento di Guido supera pericolosamente la sfera professionale. Tra lui e l’imputato c’è un conto in sospeso legato al passato. Il processo si intreccia a un’altra linea di frattura più intima e rischiosa: il rapporto ambiguo che Guerrieri instaura con Odile, la moglie di Paolicelli, capace di incrinare
ulteriormente il suo già fragile equilibrio. Guerrieri dovrà mettere in discussione non solo le prove, ma l’idea stessa di verità. Quando tutto sembra deciso, l’unico spazio possibile per la giustizia diventa il dubbio. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Intanto l’affascinante Piero Larocca, stimato giudice e vecchio amico di Guido, gli chiede aiuto: l’ambizioso procuratore Berardi sta indagando su di lui con l’accusa di corruzione. È solo l’inizio di un caso destinato a rivelarsi molto più complesso e sconvolgente.
Sulla scrivania di Guerrieri arriva un fascicolo più adatto a un detective che a un avvocato: Manuela, vent’anni, è scomparsa senza lasciare traccia dopo una festa. Di fronte alla disperazione dei genitori, Guido decide di indagare personalmente. Con la sua squadra, a cui si aggiungono Consuelo, battagliera praticante, e Toni, bizzarro stagista, Guido scava in una vita solo all’apparenza senza ombre, cercando una risposta al mistero nelle relazioni di Manuela: i genitori, l’ex fidanzato geloso, il datore di lavoro, la coinquilina e la sua migliore amica Caterina, ragazza bella ed enigmatica che lo affiancherà nelle ricerche. Non sarà facile per Guerrieri portare alla luce il mondo segreto di Manuela e la scioccante verità che si cela dietro la sua scomparsa. Non meno spinoso per Guido il caso di Piero Larocca, che sembra vittima di una guerra interna alla magistratura per contrastare la sua nomina a presidente del tribunale di Bari. L’indagine condotta da Berardi, intanto, si concentra su un’associazione che potrebbe nascondere un gruppo di potere guidato dal noto imprenditore barese Ghilardi e dal suo braccio destro Stefano Corsano, uno spregiudicato avvocato d’affari coinvolto in una relazione segreta con Annapaola e presunto tramite tra Ghilardi e Larocca.
COLPEVOLE
Angelo, barman del Chelsea e pupillo di Nadia, proprietaria del locale che per Guido è diventato una seconda casa, viene accusato di omicidio. La vittima è la sua vicina di casa, la biologa Elena Longo. Angelo si proclama innocente ma gli indizi a suo carico si moltiplicano e si fanno schiaccianti. Guido accetta il

caso anche per la sua amicizia con Nadia, legata ad Angelo da un rapporto fatto di vicinanza e senso di responsabilità, difficile da decifrare dall’esterno. Indagando nella vita della vittima, Guerrieri e la sua squadra metteranno in discussione una verità che appare già scritta. La verità è quella che cerca anche Annapaola, combattuta tra i suoi sentimenti per Corsano e la missione che le ha affidato Guido. Intanto sul fronte Larocca, l’incidente probatorio segna una vittoria importante per Guerrieri, che smonta la testimonianza del pentito Capodacqua, che accusava il carismatico magistrato di essere un corrotto. Sarà una morte improvvisa a sconvolgere un quadro molto più complesso e torbido di quanto Guido potesse immaginare.
LA REGOLA DELL’EQUILIBRIO
Il caso del suo maestro di boxe Quintavalle, che attende una sentenza in Cassazione, mette Guerrieri di fronte alle domande che suscita una giustizia a volte così lenta da non potersi più chiamare giustizia. Per fortuna ad alleggerire le sue giornate ci pensa la nuova affascinante inquilina del palazzo, Margherita, una violoncellista con la quale, oltre ad alcune idiosincrasie, scopre di condividere una sintonia che dopo tanto tempo riaccende in lui il desiderio di una relazione più profonda.
Guido Guerrieri | Alessandro Gassmann
Avvocato penalista di talento, ironico e profondamente inquieto. Affronta ogni caso come una questione personale, mettendo in discussione regole e certezze. L’empatia è la sua forza, ma anche la sua principale fragilità.
Annapaola Doria | Ivana Lotito
Ex giornalista d’inchiesta, ora è la detective di fiducia di Guido. Imprevedibile, coraggiosa e determinata, discendente di una dinastia circense, ama il rischio e non si separa mai dalla sua moto.
Carmelo Tancredi | Michele Venitucci
Ispettore della Squadra Mobile, Tancredi è amico e prezioso alleato di Guido… almeno quando non si ritrovano sui lati opposti della barricata. Rigoroso, votato a non fare carriera per scelta, da sempre schierato al fianco dei soggetti più deboli, dietro l’aspetto spigoloso nasconde sensibilità e profonda conoscenza dell’animo umano.
Nadia Greco | Anita Caprioli
Ex assistita di Guido, Nadia ha un passato tormentato da escort di cui non fa un mistero. Con forza e coraggio ha cambiato vita e ha aperto il Chelsea, un locale notturno diventato punto di riferimento per Guerrieri e i suoi amici. Nasconde un segreto con cui dovrà fare i conti.
Consuelo Favia | Lea Gavino
Praticante nello studio di Guido, Consuelo è brillante e ironica, diretta, capace di tenere a bada il disordine del suo capo. Precisa ai limiti del perfezionismo, crede di avere tutto sotto controllo fino all’arrivo di uno stagista pronto a minacciare il suo equilibrio.
Toni Costantino | Michele Ragno
Ragazzo solitario affetto da distrazione patologica, è il nuovo stagista dello studio. Più attratto dall’occasione di stare vicino a Consuelo che dall’opportunità di dare un senso alla sua laurea in giurisprudenza, rivela una genialità che presto lo rende indispensabile.
Piero Larocca | Stefano Dionisi
Giudice affermato e stimato da tutti, storico amico di Guerrieri dai tempi dell’università. Come Guido, ha dedicato alla professione tutto sé stesso, sacrificando la vita privata. Affascinante e carismatico ma anche abile manipolatore, si rivolge a Guerrieri quando la sua carriera è messa a rischio da un’accusa di corruzione.
Berardi | Gaetano Bruno
Procuratore capo di Lecce, acuto e inflessibile, guidato da un forte senso di giustizia, ma anche incline alla seduzione dei riflettori. Nell’arco del racconto ha una svolta inattesa trasformandosi da persecutore ad alleato di Guido.
Stefano Corsano | Francesco Colella
Avvocato d’affari scaltro e seducente, con una forza persuasiva capace di piegare anche l’impenetrabile Annapaola. La sua ambizione è la sua arma più potente ma è anche la sua condanna.
Margherita | Antonia Liskova
Insicura e divertente, con un fascino leggero e un’aria sognante, Margherita è la nuova vicina di Guerrieri. Appena trasferita a Bari per insegnare violoncello al conservatorio, è attratta da Guido ma anche frenata dall’abbandonarsi completamente a una nuova relazione. Ma l’origine della sua paura viene da lontano.
Pasquale | Umberto Sardella
Segretario dello studio, sembra più un maggiordomo uscito da Buckingham Palace: preciso, scrupoloso e impeccabile, ha linguaggio e modi di un’altra epoca. È l’organizzatore generale, l’uomo che fa girare tutto senza mai perdere un colpo.
Quintavalle | Davide Mancini
Allenatore di boxe di Guido, viene dalla strada e da un passato criminale. Da anni però ha messo la testa a posto, si è sposato e ha aperto una palestra dove insegna pugilato per aiutare altri


ragazzi come lui. Ma una vecchia condanna per rapina pende ancora sul suo capo e rischia di sconvolgere la sua nuova vita.
«Nell’avvicinarmi al progetto sui casi dell’avvocato Guerrieri, tratto dai romanzi di Gianrico Carofiglio, mi sono subito posto un problema: come tradurre in immagini i pensieri, le riflessioni, le malinconie, l’anima in un certo senso, di un personaggio come Guido Guerrieri, elementi che sono poi il vero centro dei romanzi, la ragione per cui ha conquistato il cuore di migliaia di lettori. Sapevo che tutti coloro che amano l’avvocato Guerrieri si sarebbero aspettati di ritrovarli anche nella serie, nel racconto per immagini. Questa è stata la mia prima preoccupazione, la difficoltà più grande, perché il lato giallo o investigativo è più facile da mettere in scena, mentre tradurre quel senso di vuoto o di dolore che ognuno di noi si porta dentro è molto più difficile. Abbiamo, quindi, ritagliato degli spazi dedicati solo al nostro protagonista, più intimi, più personali e silenziosi. Potenziato le scene più forti emotivamente per raccontare non solo l’avvocato ma soprattutto l’uomo. Mi sono anche preoccupato di dare ritmo alla serie, essendo un racconto basato sulla parola, sulle requisitorie in aula, sui racconti degli avvenimenti, sentivo il bisogno di costruire la messa in scena con molti tagli, con un montaggio serrato, con un’immagine fotografica realistica ma allo stesso tempo sofisticata e moderna, che potesse
incuriosire e colpire lo spettatore. Un altro fattore sul quale ho puntato la mia attenzione, è stato raccontare il lato giudiziario, quindi tutto quello che concerne il racconto all’interno delle aule di tribunale, il più reale possibile. Essendo un appassionato di “Un giorno in pretura” volevo che la messa in scena dei processi fosse il più possibile fedele alla realtà. In questo ci ha aiutato molto girare dentro il tribunale di Bari. Qui abbiamo cercato di restituire quel disordine fatto di faldoni, computer portatili e documenti, quell’andirivieni di avvocati, poliziotti e gente comune che caratterizzano ogni aula e ogni corridoio di tribunale. Abbiamo prestato anche una particolare attenzione alla scelta degli attori che avrebbero interpretato i ruoli di giudici e avvocati. Chiunque abbia seguito un processo ha ben presente il modo in cui parlano, come gesticolano e come si muovono, quell’ironia mista a stanchezza che li caratterizza. Mi interessava riprodurre fedelmente questo mondo, dare la sensazione allo spettatore di essere in una vera aula di tribunale, di vedere un reale processo e non una ricostruzione. Non ho voluto “abbellire” le aule da un punto di vista scenografico se non lo erano, volevo che fossero vere. Questo bisogno di realismo me lo sono portato dietro anche nel raccontare la città di Bari. Una città bellissima che è stata vista, in questi ultimi anni, in numerose serie tv. Abbiamo cercato di mettere in scena una città fatta di luci e ombre, di un centro storico meraviglioso ma anche di periferie e case popolari. Raccontare una città complessa, nella quale, il nostro Guerrieri, con la sua bicicletta, spazia tra le vie nelle sue notti insonni.»





I primi sei episodi disponibili dal 4 marzo su RaiPlay, l’intero box set dall’11 marzo. La serie, diretta da Beniamino Catena e Francesca Amitrano, sarà trasmessa in sei serate prossimamente su Rai 2
Torna su RaiPlay e Rai 2 una delle serie Tv più amate dal grande pubblico televisivo e della rete. Protagonista della vicenda l’IPM di Napoli, con le storie dei giovani detenuti che cercano di trovare la loro strada tra le sfide e le ombre della reclusione e la luce del mondo esterno. Al centro della narrazione c’è ancora Rosa Ricci, l’ultima e invidiatissima erede del boss don Salvatore, che navigherà tra complessi conflitti familiari, vendette incrociate del clan Di Salvo e la ricerca di un domani fatto di redenzione. L’arrivo tra le detenute di tre sorelle assetate di potere alimenterà dinamiche e storie segnate dal crimine, ma anche dalla possibilità di invertire la rotta. Tra i nuovi ingressi anche una ragazza di buona famiglia che ha commesso un errore imperdonabile e una giovane detenuta straniera dal passato misterioso. Parallelamente, altri ragazzi affronteranno le conseguenze delle proprie azioni, costruiranno relazioni significative e lotteranno per un futuro diverso, mentre le pressioni e i pericoli del loro ambiente di origine continueranno a minacciarli. A dirigere la serie, da un’idea di Cristiana Farina, i registi Beniamino Catena e Francesca Amitrano.
I RAGAZZI
Simone (Alfonso Capuozzo): che sia proprio lui ad aver attentato alla vita di Rosa? Il ragazzo sembra disposto a tutto per diventare il re di Napoli e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Ma ad ostacolare i suoi piani ci sono l’amore e la passione per due ragazze che lo affascinano per motivi diversi. Tommaso (Manuele Velo): si è preso una pallottola per salvare Rosa e si trova a dover riflettere su quello slancio, semplice
altruismo o le conseguenze di un amore difficile da decifrare? Intanto i sensi di colpa per il delitto commesso lo mettono a dura prova.
Luigi Di Meo detto Cucciolo (Francesco Panarella): mentre su di lui aleggia il sospetto di essere il killer di Rosa il ragazzo vive una fase difficile, diviso tra il dolore della morte di Milos e la preoccupazione per la madre. Il pensiero di vendicare il suo perduto amore e il desiderio di trovare nuove alleanze per prendersi la carriera criminale che desidera, lo terrà in vita. Ma quale sarà il suo futuro?
Raffaele Di Meo detto Micciarella (Giuseppe Pirozzi): dopo essersi preso le sue responsabilità per la morte dell’avvocato, Micciarella è un ragazzo nuovo pronto ad affrontare la vita e ad aiutare gli altri. In particolare le sue attenzioni si rivolgono a Marta che fatica a sopportare la lontananza da Sonia. E alla fine si troverà di fronte ad una scelta che potrebbe cambiare la sua vita.
Pino ‘o pazzo (Artem): Alina è il nuovo amore di Pino, pronto per essere vissuto. Il ragazzo è convinto che lei sia quella giusta e nonostante alcuni imprevisti la rendano una sfida ardua da cogliere, Pino è pronto a sostenerla. Ma un evento drammatico lo metterà a dura prova e Pino potrebbe non essere abbastanza forte da gestire questa dura fase della sua vita.
Diego detto Dobermann (Salahudin Tidjani Imrana): Dobermann ha chiuso con la droga ed è deciso a riconquistare l’amore per Sonia che una leggerezza con Marta nella precedente stagione ha compromesso. La sfida appare molto difficile ma Diego non è uno disposto ad arrendersi facilmente.
Samuele (Francesco Luciani): la sua passione per Lorenza lo porta a commettere qualche errore di troppo e la contrapposizione con la direttrice avrà tragiche conseguenze e qualcuno deciderà che è ora che paghi per la sua cattiveria.
Federico (Francesco Di Tullio): è il momento per Federico per capire da che parte stare, se continuare a sprecare la sua vita insieme all’amico di sempre oppure cominciare un cammino di redenzione. Visto il rapporto tra i due, non sarà facile prendere una decisione.

Rosa Ricci (Maria Esposito): l’attentato che ha subito la porta a riflettere sulla sua vita e sulle scelte che ha fatto dettate anche dall’appartenenza alla sua famiglia. Ma chi ha provato ad ucciderla non ha intenzione di arrendersi. Intanto, grazie a Tommaso ma anche a sua madre, capisce qual è la vita che vuole davvero vivere.
Alina (Yeva Sai): la felicità sembra finalmente bussare alla sua porta con l’amore per Pino e una notizia che la scuote ma che alla fine accetta con entusiasmo. Il destino, però, ha scritto per lei un’altra storia.
Carmela (Giovanna Sannino): vive con preoccupazione l’attentato che Rosa subisce ma la ragazza è determinata a portare avanti il sogno che era di Edoardo. Diventare la regina di Napoli: per farlo è disposta a tutto. Ma un’inaspettata passione per un ragazzo rischia di compromettere i suoi piani.
Marta (Rebecca Mogavero): vive un momento di grande crisi per il riavvicinamento di Sonia e Dobermann ma trova in Micciarella un inaspettato sostegno. La ragazza conosce un sentimento fino a quel momento sconosciuto ma l’amore può fare anche molto male.
Sonia (Elisa Tonelli): il riavvicinamento con Dobermann la porta a riflettere sulla vera natura del suo rapporto con Marta a cui deve molto ma che deve gestire per poter crescere e diventare autonoma. Il cammino è duro e pieno di insidie che metteranno a dura prova le sue convinzioni.
Lorenza (George Li): impegnata come sempre a fare la ribelle per vendicarsi della madre, non si accorge dei pericoli che corre ma, quando la situazione sembra degenerare, Lorenza sembra ritrovare la ragione.
Mei Ling (Joyce Huang): di origini cinesi, quando arriva in IPM mette tutti in difficoltà, poiché nessuno riesce a comunicare con lei. La ragazza porta con sé un mistero, un oggetto segreto che deve nascondere e proteggere a ogni costo.
Sharon (Cartisia Somma): è una ragazza di umili origini, costretta a gestire il banco del pesce della sua famiglia, ambisce alla ricchezza e al potere. Ha stretto un’alleanza preziosa che può aiutarla nella sua ascesa e, anche se l’arresto potrebbe compromettere i suoi piani, sa come rendersi utile anche in IPM. Marika (Carlotta Pinto): sorella di Sharon, Marika non condivide le sue stesse ambizioni. Coltiva invece il sogno del canto e troverà un’inaspettata alleata proprio in IPM. Non è facile per lei affrancarsi e liberarsi dall’influenza di Sharon, che continua a osteggiare il suo sogno.
Annarella (Greta De Rosa): adottata dalla famiglia di Sharon e Marika, Annarella farebbe di tutto per loro, in particolare per Sharon. Per la prima volta però le richieste di sua sorella la mettono in difficoltà, quando inizia a provare un inconfessabile attrazione per quello che dovrebbe essere il suo principale nemico.
Stella (Virginia Bocelli): è una giovanissima ragazzina allevata rigidamente per divenire un talento musicale, si macchia suo malgrado di un terribile crimine pur di sfuggire all’oppressivo
ambiente domestico. In IPM si ritrova sola e spaurita, ma ha l’occasione per la prima volta di scoprire il potere dell’amicizia. Alina, infatti, rivedendosi in lei la mette sotto la sua ala protettrice.
Massimo Esposito (Carmine Recano): l’attentato a Rosa lo avvicina sempre di più a Maria e presto dovrà confrontarsi con i sentimenti che prova per lei. Ma non dimentica il suo ruolo all’interno dell’IPM e fa di tutto per convincere Rosa ad abbandonare la sua vita criminale. In un momento di crisi commette una leggerezza con una donna che lo metterà in grande difficoltà.
Sofia Durante (Lucrezia Guidone): la disperazione per la fuga della figlia metterà in grande crisi il rapporto con Beppe. Ma quando sembra essere tornato il sereno i drammatici eventi che accadono in IPM la porteranno a prendere importanti decisioni.
Beppe (Vincenzo Ferrera): vive con sofferenza la crisi del rapporto con Sofia ma i drammatici eventi che accadono all’IPM lo porteranno a concentrare le sue attenzioni su Pino.
Lino (Antonio De Matteo): gli errori del passato, la complicità con i milanesi, continuano a tormentare Lino fino a spingerlo a prendersi le sue responsabilità. Ma l’agente non è ancora pronto per ripartire e anzi precipita in una crisi difficile da affrontare.
Stefano Stazi (Romano Reggiani): è il nuovo giovane direttore dell’IPM soffocato da un padre oppressivo e intimorito dal nuovo incarico, si aggrappa scrupolosamente alle regole per non venire schiacciato dal peso delle responsabilità. Massimo è un prezioso alleato per lui ma rischia di diventare troppo ingombrante.
Claudia (Francesca Agostini): è una giovane e scrupolosa educatrice che arriva in IPM ad affiancare Beppe. Sotto l’ineccepibile preparazione nasconde un segreto del passato che ancora la tormenta e che è decisa ad affrontare proprio grazie alla vicinanza con i ragazzi.
Maria Ricci (Antonia Truppo): mentre lotta contro i fantasmi del passato, per vivere liberamente l’amore appena nato con Massimo, Maria cerca di stare vicina a sua figlia. Fa di tutto per sottrarre Rosa alle dinamiche dei clan e ricostruire con lei una vita normale.
Loredana (Tea Falco): nel disperato tentativo di essere madre per i suoi figli si avvicina pericolosamente a una figura autorevole nell’IPM e sviluppa per lui una crescente e pericolosa ossessione.
Gennaro (Agostino Chiummariello): una figura insostituibile nei complessi meccanismi dell’IPM è sempre un riferimento per i ragazzi che nutrono per lui un profondo rispetto.
Nunzia (Carmen Pommella): è la mamma che ogni figlio vorrebbe, severa ma sempre pronta al colloquio e al dialogo con i ragazzi, non esita a mettersi in gioco per farli sentire meno soli.






Martedì 3 marzo debutta su Rai 2 il nuovo show realizzato dalla Direzione Intrattenimento Prime Time condotto dai The Jackal
Aurora Leone, Ciro Priello, Fabio Balsamo e Fru (Gianluca Colucci) saranno per la prima volta tutti e quattro insieme in un programma televisivo. Con loro, ci sarà un gruppo di bambini, tra i 4 e i 10 anni, scelti per la loro spontaneità e il loro essere senza filtri. Ogni puntata alternerà momenti divertenti e imprevedibili in studio e candid camera esilaranti, creando uno spazio in cui bambini e adulti si incontrano, si divertono e imparano gli uni dagli altri. Durante le candid camera i bambini, in una stanza con le telecamere nascoste - ignari di essere ripresi - interagiranno con i The Jackal che creeranno per loro scherzi, storie e situazioni sempre diverse, dai risvolti, spesso, inaspettati. Divertenti e spiazzanti, poi, le interviste agli ospiti in studio: protagonisti di primo piano del mondo dello spettacolo e non solo – tra cui Carlo Conti, Mara Venier, Clementino, Matilde Gioli, Mara Maionchi, Flavio Insinna – che si metteranno in gioco rispondendo alle domande ideate dai bambini stessi. Non solo: i piccoli, sempre accompagnati in studio dalle loro famiglie, saranno messi alla prova anche su alcune “missioni” - assegnate loro dai The Jackal - e, se riusciranno a portarle a termine, prenderanno il “Patentino da adulto”. Gli stessi Aurora, Ciro, Fabio e Fru, sempre più protagonisti, grazie al loro talento, nel mondo dell’intrattenimento a 360 gradi, sono pronti a sorprendere con nuove gag e sketch comici originali. Spazio, infine, anche a “Le leggi dei bambini”. I bambini, in ogni puntata, proprio come in una sorta di Parlamento, voteranno alcune proposte di
legge fatte da loro stessi fino ad arrivare a stabilire un decalogo con le leggi che vorrebbero. Pur mettendo al centro lo sguardo, autentico e sorprendente allo stesso tempo dei bambini, “Stasera a letto tardi” è uno show per spettatori di tutte le età.
Tra i bambini protagonisti di “Stasera a letto tardi”, che il pubblico conoscerà nel corso delle varie puntate, ci sono:
Rocco, 7 anni di Roma, un vero mattatore, ha la passione per la matematica e il kung fu Hong Yi, della provincia di Bologna, 9 anni ma già spirito da leader, spigliato ed empatico
Tommaso, il più piccolo del gruppo, 4 anni, di Roma, inconfondibile con il suo caschetto biondo
Viola, 4 anni anche lei, della provincia di Savona, ama i vestiti, gli accessori colorati, i fiori viola e gli unicorni
Cecilia, 7 anni, della provincia di Lecce, spirito creativo, già amante dello shopping
Diego, 7 anni, da Olbia, amante del mare e dei The Jackal
Lucrezia, 9 anni, di Roma, artista in erba, suona il pianoforte, studia danza e fa teatro
Megan, 5 anni, di Roma, molto curiosa, con la passione per la recitazione
Christian, 7 anni, della provincia di Roma, un vulcano dal cuore tenero, sempre pronto ad abbracciare
Martina, 5 anni, di Taranto, amante degli animali, in particolare dei dinosauri, e del tennis
Rayan, 6 anni, della provincia di Parma, anche lui con la passione per gli animali – soprattutto per il suo criceto domestico e le lumache -, dolce e spigliato


La musica che unisce generazioni nel segno di Dalla. In onda il 3 marzo in seconda serata su Rai 2, il programma condotto da Elenoire Casalegno racconta la quarta edizione della rassegna dedicata al cantautore bolognese. Tra premi, nuovi talenti e grandi interpreti, il progetto celebra l’eredità artistica del musicista e il valore di una musica che continua a innovare restando autentica
Che cosa rappresenta oggi questo progetto nel panorama musicale italiano?
Prima ancora del progetto bisogna pensare a che cosa rappresenta Lucio Dalla per la musica italiana. Io ne sento molto la mancanza e non credo di essere la sola. Parliamo di un artista che ha cambiato le regole della musica, della scrittura, dell’arrangiamento. Era un musicista capace di passare dal pop al jazz, dall’elettronica all’opera, muovendosi con naturalezza tra stili diversi. Sicuramente ha lasciato un segno profondo.
Questa edizione si svolge all’interno della casa di Lucio Dalla, un luogo simbolico e molto evocativo. Che atmosfera si respira registrando proprio lì?
Io in quella casa c’ero stata quando avevo vent’anni e mi colpì fortissimo, perché è un luogo pregno d’arte, che ti avvolge, ti abbraccia, ti circonda. Tornarci dopo quasi trent’anni mi ha dato una sensazione particolare: non sembra la casa museo di un artista scomparso. Quella casa è viva, è come se lui non se ne fosse mai andato. È una sensazione difficile da descrivere, ma non c’è tristezza, anzi: è come se la sua presenza fosse ancora lì.
La rassegna è dedicata alle forme innovative di musica e creatività. A suo avviso, che cosa significa oggi innovare davvero nella musica?
Significa non cercare di piacere a tutti a ogni costo, non inseguire le mode o usare scorciatoie per strizzare l’occhio al pubblico. Innovare vuol dire essere se stessi, non scendere a compromessi.

Il programma mette a confronto artisti affermati e nuovi talenti. Quanto è importante creare questo ponte tra generazioni diverse?
È un ponte necessario, non solo nella musica ma in qualsiasi settore. Mia nonna diceva sempre: “Se i giovani sapessero e i vecchi potessero”. È un insegnamento prezioso, perché ciascuno può dare molto all’altro. Le nuove generazioni non devono essere messe a confronto, ma tenute per mano. L’esperienza e l’insegnamento da una parte, l’energia e lo sguardo nuovo dall’altra: non deve esserci contrapposizione, ma unione.
Che immagine della musica italiana emerge da questa edizione?
Un’immagine molto aperta. Lucio era un artista che parlava con tutti, che attraversava i generi, dal jazz in poi. Quando la comunicazione è autentica, questo dialogo è possibile.
Il racconto televisivo oggi è spesso molto veloce, mentre questo progetto sembra voler dare spazio anche all’ascolto e alla narrazione. Pensa che il pubblico senta il bisogno di questo tipo di racconto?
Chi ama la musica sente questo bisogno. Non si può amare la musica italiana senza conoscere Lucio Dalla, senza entrare nella sua dimensione, nella sua vita, nella sua arte. Vale per chi la musica la fa, ma anche per chi la ascolta. E poi Lucio è ancora attualissimo: la buona musica non ha tempo, non ha età. Rimane un capolavoro, un’eredità che resta per sempre.
Dalla musica alla sua conduzione: con una lunga esperienza alle spalle, c’è stata una sfida particolarmente stimolante nel guidare un programma come questo?
È stato molto emozionante, soprattutto tornare in quella casa, rivivere certe sensazioni e scoprirne di nuove, anche attraverso gli aneddoti e le reazioni degli artisti ospiti. Ho visto, per esempio, Malika molto emozionata e felice di partecipare a questo omaggio. È riuscita a emozionare tutti, a strapparci una lacrima. È un’artista che, come Lucio, ama spaziare tra molti stili e riesce a toccarti nel profondo. La tecnica conta, certo, ma non basta. Un artista deve emozionare. La storia della musica è piena di interpreti che magari non avevano una vocalità straordinaria, ma arrivavano dritti dentro. Quando succede, capisci che lì c’è qualcosa di vero.





Un viaggio in sei puntate dedicato alla vita sulla Terra, alla biosfera e al ruolo delle piante nel nostro futuro. Con Stefano Mancuso e Lillo Petrolo.
Da venerdì 6 marzo in prima serata su Rai 3
Stefano Mancuso guida il pubblico in una riflessione profonda e accessibile sul destino del pianeta e dell’umanità, affiancato da Lillo Petrolo che, con la sua capacità di usare la leggerezza come chiave di racconto, rende comprensibili e coinvolgenti temi complessi, favorendo una divulgazione pensata per informare e intrattenere. Mancuso dialogherà con numerosi protagonisti del mondo della cultura, della scienza e dello spettacolo, con cui approfondirà i temi centrali della serie: la salvaguardia del pianeta e, di conseguenza, il futuro dell’umanità.
Ogni puntata sarà dedicata a un tema specifico, affrontato attraverso una divulgazione scientifica rigorosa, mai banale e allo stesso tempo divertente e fruibile.I momenti più “scientifici” si alterneranno a interventi ironici e leggeri di ospiti come Corrado Guzzanti che torna nei panni di Vulvia con il suo inconfondibile Rieducational Channel; Maccio Capatonda che propone il sur-
reale Podcast sostenibile; Chiara Francini che racconta e declama le storie di alberi straordinari, ampliando lo sguardo emotivo e simbolico del racconto.
Oltre a studiosi, scienziati e specialisti della materia, il programma è arricchito da un parterre di ospiti trasversali, tra cui Stefania Andreoli, Caterina Balivo, Alessandro Barbero, Guido Maria Brera, Vasco Brondi, Mario Calabresi, Vinicio Capossela, Serena Dandini, Christian De Sica, Antonio Dimartino, Anna Favella, Alessandro Gassmann, Victor Kossakovsky, Chiara Pavan, Cecilia Sala, Giuliano Sangiorgi, Giovanni Storti e molti altri.
“La pelle del mondo” intreccia ecologia, botanica ed etica, proponendo un cambio di visione necessario: smettere di consumare la Terra e iniziare a proteggerne la sua superficie. Un racconto basato su solide ricerche scientifiche, lontano dall’allarmismo, pensato per coinvolgere il grande pubblico.
“La pelle del mondo” è un programma di Rai Cultura prodotto da Be Water Film e scritto da Stefano Mancuso e Davide Savelli. Produttore Mattia Guerra. Produttrice esecutiva Be Water Film Lia Chiovari. Capo progetto Rai Luisa Pistacchio. Produttore esecutivo Rai Arianna Ciulla. Regia di Graziano Conversano.




Dal 2 al 13 marzo su Rai 3, “Il Provinciale” cambia collocazione e approda alle 20.10. Un doppio viaggio tra Appennino e Carso, nel segno del Cantico delle Creature e della memoria, per raccontare un Paese fragile e resistente, dove il paesaggio diventa destino e le comunità custodiscono il senso
“Il Provinciale” cambia collocazione e arriva nell’access time: cosa cambia nel modo di raccontare l’Italia quando il pubblico è più ampio e trasversale? Cambia il ritmo, non cambia lo sguardo. L’access time ti chiede sintesi, precisione, verità immediate. Ma non mi interessa semplificare l’Italia, mi interessa renderla accessibile senza banalizzarla. Se entri nelle case all’ora di cena devi essere chiaro, diretto, ma anche necessario: devi portare qualcosa che resti. “Il Provinciale” non diventa più leggero, diventa più essenziale.
Lei racconta territori spesso lontani dai riflettori. Che cos’è oggi, per lei, la provincia italiana: un luogo geografico o una categoria dello spirito?
È una categoria dello spirito. La provincia non è periferia: è radice. È il luogo dove le cose hanno ancora un nome e una memoria. L’Italia vera è lì, nei paesi, nei margini, nelle aree interne. Non è nostalgia, è identità. E oggi la provincia è diventata un osservatorio privilegiato per capire il futuro: perché dove restano le comunità, resiste anche il senso.
Il viaggio dedicato al Cantico delle Creature mette insieme scienza, natura, fede e arte. È ancora possibile raccontare il mondo tenendo insieme saperi così diversi? Non solo è possibile, è necessario. La separazione dei saperi è un artificio moderno. Francesco d’Assisi non distingueva tra scienza e poesia, tra fede e natura: vedeva un sistema. Oggi abbiamo bisogno di tornare a uno sguardo integrato. “Il Provinciale” prova a fare questo: mettere in relazione. Perché la realtà è complessa, ma non è divisa.
Tra La Verna, Gubbio, Assisi e Spoleto, che idea di Italia emerge? Più fragile o più resistente di quanto immaginiamo? Entrambe. È un’Italia fragile perché esposta: allo spopolamento, alla perdita di memoria, all’omologazione. Ma è anche un’Italia resistentissima, perché fondata su comunità, su paesaggi culturali, su un rapporto ancora vivo con il sacro e con la terra. Se c’è un luogo dove si capisce la resilienza italiana è proprio lì, nell’Appennino.
Nei suoi programmi il paesaggio non è mai solo uno sfondo, ma quasi un personaggio. Come si costruisce televisivamente questo rapporto tra uomo e territorio?
Con il tempo e con il rispetto. Non basta una bella inquadratura. Bisogna stare nei luoghi, camminarli, ascoltarli. La regia deve respirare con il territorio. Il paesaggio diventa personaggio quando smette di essere cartolina e diventa racconto: quando capisci che quella montagna, quel fiume, quel campo hanno plasmato le persone che incontri.
Tra gli ospiti ci sono figure molto diverse, dal giornalista Aldo Cazzullo all’attore Mirko Frezza. Che cosa cerca in un interlocutore quando decide di incontrarlo?
Cerco verità. Non mi interessa il ruolo, mi interessa lo sguardo. Che sia un intellettuale, un attore, un contadino o un artigiano, voglio qualcuno che abbia un rapporto autentico con il luogo che attraversiamo. “Il Provinciale” è un incontro tra persone e territori: se manca l’autenticità, manca tutto.
La seconda settimana vi porterà nel Carso triestino, un luogo dove la storia è ancora molto presente. Raccontare territori segnati da conflitti e tragedie richiede un linguaggio diverso?
Richiede misura. Il Carso è una terra bellissima e dolorosa. Lì la storia non è un capitolo chiuso, è una presenza. Serve un linguaggio sobrio, rispettoso, capace di tenere insieme memoria e paesaggio. Non si può spettacolarizzare il dolore. Si può, però, restituirgli senso.
Il Carso è anche natura potente e selvaggia. Quanto conta oggi, nel racconto televisivo, la dimensione ambientale e il tema del rapporto tra uomo e paesaggio?
Conta moltissimo. Oggi il rapporto tra uomo e ambiente è il tema centrale del nostro tempo. Ma non va raccontato in modo ideologico: va raccontato attraverso le storie. Quando vedi come un territorio ha plasmato le persone, capisci anche cosa significa abitarlo responsabilmente. Il paesaggio non è un fondale: è un destino condiviso.
Oggi il pubblico è abituato a un flusso continuo di immagini e informazioni. Quanto è difficile, in televisione, fermare l’attenzione e portare lo spettatore dentro un racconto che richiede ascolto e partecipazione?
È difficilissimo. Ma proprio per questo vale la pena provarci. La televisione può ancora essere uno spazio di ascolto, se rinuncia all’ansia di urlare. Io credo nella forza della narrazione lenta, anche in un tempo veloce. Se il racconto è autentico, lo spettatore si ferma. Non serve gridare: serve dire qualcosa di vero.
Dopo tanti incontri e tante storie, che cosa ha imparato Federico Quaranta sull’anima più profonda del nostro Paese che non aveva capito all’inizio del suo percorso?
Ho capito che l’Italia è una nazione fragile ma non rassegnata. Che la sua forza non sta nei grandi centri di potere, ma nelle comunità. Nei luoghi dove qualcuno continua a restare, a coltivare, a custodire. All’inizio pensavo di raccontare l’Italia. Oggi so che è l’Italia che racconta me.



Venerdì 6 marzo in prima serata dal Teatro Nuovo di Dogana, l’evento che seleziona il rappresentante dell’antica Repubblica al contest targato EBU.
In onda su RTV San Marino, RaiPlay e Rai Radio 2 con la conduzione di Simona Ventura
Il San Marino Song Contest 2026 entra nella sua fase decisiva e presenta i dieci artisti Wild Card che accederanno direttamente alla finale del 6 marzo, la serata che assegnerà il pass per l’Eurovision Song Contest 2026, in programma a maggio a Vienna. Sotto la guida del Direttore Generale di San Marino RTV, Roberto Sergio, la manifestazione consolida il ruolo dell’emittente di Stato come piattaforma televisiva e culturale capace di connettere San Marino al più grande evento musicale europeo, rafforzando una visione sempre più internazionale e multipiattaforma. A guidare la serata conclusiva sarà Simona Ventura, conduttrice e direttrice creativa del programma. Tra le figure più riconoscibili e influenti della televisione italiana, Ventura porta al San Marino Song Contest oltre trent’anni di esperienza sui grandi palcoscenici del piccolo schermo. Energia, autorevolezza, linguaggio diretto e capacità di intercettare

il pubblico sono i tratti distintivi del suo percorso professionale.
La Direzione Artistica è affidata, per il secondo anno consecutivo, a Massimo Bonelli. Di seguito le 10 Wild Card che accedono direttamente alla Finale (in ordine alfabetico):
Andreas Habibi ft. AURA (Emirati Arabi Uniti) - All we need is love Dolcenera (Italia) - My love
Edward Maya ft. William Imola (Romania/Italia) – Balla
Inis Neziri (Albania) - In My Head
Kelly Joyce (Francia) - Oh là là
L’Orchestraccia (Italia) - Cara madre mia
Molella ft. Maxè (Italia) – Fever
Paolo Belli (Italia) – Bellissima
Rosa Chemical (Italia) – Mammamì
Senhit ft. Boy George (Italia/Inghilterra) – Superstar
A decretare il vincitore sarà una Giuria presieduta dalla conduttrice e giornalista Federica Gentile, affiancata da Roberto Sergio, Direttore Generale Rai e Direttore Generale RTV San Marino, Mario Andrea Ettorre, Direttore Marketing SIAE, Massimo Zanotti, maestro d’orchestra, e Beppe D’Onghia, produttore, autore, arrangiatore e direttore d’orchestra al Festival di Sanremo.





Èuna serie italiana ambientata nel 2046, in un futuro in cui la carenza di ossigeno ha imposto il divieto assoluto di accedere alla natura per consentire al pianeta di rigenerarsi. In questo mondo controllato e fragile, cinque adolescenti devono fare i conti con la misteriosa scomparsa di alcuni dei loro genitori, evento che incrina l’equilibrio delle loro vite. Spinti dal bisogno di capire e di reagire, decidono di violare le regole e addentrarsi nella foresta di Nur, un luogo proibito e carico di segreti. Il viaggio si trasforma in una sfida contro un sistema che limita libertà e verità, ma anche in un percorso di crescita e consapevolezza. Tra pericoli, alleanze e rivelazioni, i ragazzi mettono in gioco tutto per riprendersi il proprio futuro. La regia è di Lorenzo Vignolo e Salvatore De Chirico. Nel cast Arianna Becheroni, Roberto Nocchi, Matteo Taranto, Dana Giuliano, Mikaela Neaze Silva, Jacqueline Luna, Manuel Rossi, Elisa Pierdominici, Caterina Bertone, Daniele Natali ed Elena. Una distopia generazionale che intreccia amicizia, coraggio e responsabilità verso il domani.



Il film racconta i quattro anni decisivi nella vita di Eugenio Monti, dal trionfo ai Giochi di Innsbruck del 1964 fino alle Olimpiadi di Grenoble del 1968, attraversando vittorie, cadute e profonde trasformazioni personali. È il ritratto di un campione che ha fatto della lealtà e del coraggio la propria cifra, spingendosi oltre ogni limite nello sport e nella vita. Tra allenamenti estenuanti e momenti di crisi, emerge la determinazione di un uomo disposto a rischiare tutto pur di restare fedele ai propri valori. Accanto alla competizione sportiva si sviluppa una dimensione più intima, fatta di legami, amore e amicizia, che sostengono il protagonista nei passaggi più difficili. Ispirato all’opera letteraria di Stefano Rotta, il film intreccia biografia e racconto emotivo. La regia è di Alessandro Angelini. Nel cast Giorgio Pasotti, Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Maurizio Donadoni, Stefano Scandaletti, Michela Martini, Alessandro Bressanello, Daniele De Angelis e Vittorio Hamarz Vasfi. Un dramma sportivo che celebra talento, etica e passione.
Il film ripercorre la breve e intensa vita di Gigi Meroni, talento del Torino capace di accendere il campo con classe e imprevedibilità. Giovanissimo e già idolo dei tifosi, Meroni incontra Cristiana Uderstadt, donna inquieta e in fuga da un matrimonio imposto, dando vita a un amore fuori dagli schemi. Mentre la sua carriera cresce tra allenamenti e partite decisive, nello spogliatoio stringe un legame speciale con Fabrizio Poletti e con l’allenatore Nereo Rocco, figura carismatica e sanguigna. La fama, però, complica tutto: la pressione mediatica e gli impegni sportivi mettono alla prova la relazione con Cristiana, sospesa tra passione e incertezze. Il racconto intreccia calcio, sentimento e ribellione in un ritratto malinconico di un campione fragile e luminoso. La regia è di Paolo Poeti. Nel cast Alessandro Roja, Alexandra Dinu, Francesco Pannofino, Caterina Vertova, Roberto Acconero e Rodolfo Corsato. Un dramma che unisce sport e destino, restituendo il mito della “farfalla granata” tra sogno e realtà.


Dopo aver incantato con racconti e avventure, la piccola Masha si lancia in una nuova sfida: diventare una cantante e musicista capace di conquistare tutti con la sua energia travolgente. Tra prove, strumenti e melodie, esplora la tradizione musicale di diversi Paesi, dall’Italia alla Germania fino alla Cina, trasformando ogni brano in un gioco. L’entusiasmo è incontenibile e, come sempre, a farne le spese è la pazienza del fedele Orso, costretto a inseguire ritmo e fantasia. Ogni episodio è un viaggio sonoro che unisce divertimento e scoperta culturale, avvicinando i più piccoli alla musica internazionale. La serie, diretta da Denis Chervyatsov, mantiene lo stile vivace e colorato che ha reso celebre il personaggio. Un racconto animato che celebra curiosità, talento e voglia di sperimentare, tra note allegre e irresistibili gag.




Una settimana di audio-lettere, concerti e approfondimenti per interrogare il presente e rilanciare il tema dei diritti, della parità e della prevenzione: Rai Radio3 dedica l’intero palinsesto alla “Giornata internazionale della donna” a un progetto corale che unisce memoria, impegno civile e racconto culturale
L’8 marzo torna a interrogare il presente con la forza della memoria e la necessità dell’azione. Rai Radio3 sceglie di farlo con un progetto corale che attraversa l’intero palinsesto: “Caro 8 marzo”, una serie di audio-lettere affidate ad alcune tra le voci più autorevoli della cultura italiana. Da lunedì 2 a domenica 8 marzo, Maria Grazia Calandrone, Nicola Lagioia, Elsa Fornero, Paolo Fresu, Riccardo Iacona, Licia Troisi, Lucia Mascino e Lidia Ravera si rivolgono idealmente alla “Giornata internazionale della donna”, trasformandola in interlocutrice viva, necessaria, ancora urgente. Non una celebrazione rituale, ma un confronto diretto con ciò che resta da fare. La forma della lettera diventa spazio di riflessio-

ne intima e pubblica insieme, un dialogo che attraversa la politica, il lavoro, la cultura, l’informazione, le relazioni. Maria Grazia Calandrone apre con un richiamo al tempo che passa e alla responsabilità di non lasciarlo scorrere invano: “Rieccoti fra noi, caro 8 marzo. Eh sì, perché il tempo è il vizio di passare, è una malattia che non guarisce, ma almeno cerchiamo di utilizzarlo con profitto”. Il suo auspicio è netto: fare in modo che i principi di rispetto e uguaglianza non restino confinati a una ricorrenza. “Facciamo una volta per tutte che i tuoi principi di rispetto e di uguaglianza vengano applicati tutti i giorni”. E ancora, l’appello a responsabilizzare gli uomini, a potenziare i centri di ascolto per uomini maltrattanti, a cambiare perfino il linguaggio: “Cambiamo anche la parola vittima di violenza… Le donne che subiscono violenza sono anche forti, sono determinate”. La sua chiusura è un programma: “Più uomini capaci di autocontrollo e niente più vittime, caro 8 marzo, né di nome né di fatto”. Lucia Mascino sceglie il registro del desiderio e della speranza: “Caro 8 Marzo, vorrei tanto scriverti per dirti che tutto si è risolto. Che dire uomo o donna è uguale, anzi uguale no, ma paritario sì”. L’8 marzo, nel suo immaginario, potrebbe diventare il giorno che inaugura la primavera, una festa finalmente libera dal peso della rivendicazione. Ma il sogno resta ancora tale: “Io comunque, caro 8 Marzo, non smetto di sognare quel momento lì. Tu, nel frattempo, mi raccomando continua a rimanere giallo mimosa, fiero e solido, che ne abbiamo bisogno”. Paolo Fresu guarda al mondo come a uno spazio che dovrebbe essere “rotondo”, armonico, capace di trasformare le differenze in ricchezza e non in motivo di oppressione. “La giornata dell’8 marzo rammenta quanto il percorso delle donne debba non solo proseguire nel suo cammino, ma debba altresì tutelare e proteggere ciò che è stato raggiunto in decenni di lotte e di battaglie”. La sua visione è musicale e civile insieme: solo eliminando le barriere tra i sessi e ponendosi “nelle stesse latitudini umane” sarà possibile costruire un mondo non solo rotondo, ma “armonico e musicale”. Lidia Ravera parte da un dettaglio concreto, le mimose fiorite in anticipo, forse per effetto del riscaldamento globale, e trasforma il simbolo in promessa di impegno: “Quest’anno voglio che me ne regalino tante di mimose. Voglio sentirmi dire buona festa della donna da tutti gli uomini che incontro”. Nessuna ironia corrosiva, ma consapevolezza del cammino percorso e della strada ancora da fare: “Mi congratulerò con me stessa e con tutte le altre per la strada che abbiamo percorso fin qua, ma soprattutto cercherò la forza necessaria per far ripartire la lotta tutte insieme”. E conclude con un’immagine potente: “Armate dell’oro delle mimose, siamo pronte dopo 80 anni di esercitazioni a fare sul serio”. Nicola Lagioia sposta l’attenzione sul sistema dell’informazione. “Il mio 8 marzo è dedicato al giornalismo italiano”, afferma, denunciando l’assenza quasi totale di donne alla direzione dei quotidiani e dei telegiornali. “È veramente incredibile, tenendo conto del numero piut-
tosto elevato di brave giornaliste che lavorano per la carta stampata”. Che proprio il giornalismo, chiamato a essere cane da guardia del potere, resti uno degli ambiti più arretrati sul piano della parità di genere, è per lui una contraddizione che non può essere ignorata. Riccardo Iacona insiste sulla prevenzione come terreno decisivo. “Vorrei tanto che questo fosse l’anno della prevenzione”. Interventi nelle scuole, educazione all’affettività fin dalle elementari, un lavoro culturale profondo per arginare una violenza che si manifesta sempre più precocemente. “Immaginare che i pregiudizi e la violenza si moltiplichino di generazione in generazione senza che noi si riesca a mettere un argine” è, per lui, “una sconfitta terribile”. Accanto alle audio-lettere, il palinsesto di Rai Radio3 costruisce un percorso articolato. Domenica 8 marzo alle 11.50, per I Concerti del Quirinale – in collaborazione con Rai Quirinale e con la Presidenza della Repubblica – un quartetto d’eccezione riunisce per la prima volta le vincitrici delle ultime quattro edizioni del concorso “Voci in Barcaccia. Largo ai giovani!”: Maria Novella Malfatti, Ilaria Monteverdi, Ilaria Sicignano e Mariam Suleiman. Dalla Cappella Paolina del Quirinale, un recital dedicato ai ritratti femminili nell’opera: da Mimì della Bohème a Violetta della Traviata, da Gilda del Rigoletto a Lauretta di Gianni Schicchi, fino a Norma e al duetto delle Nozze di Figaro, con un finale brillante sulle note di I Feel Pretty da West Side Story. Nel pomeriggio, “La grande radio” racconterà Alexandra Kollontaj, figura centrale agli albori dell’Otto Marzo e del femminismo internazionale. “Trenta minuti” darà conto della manifestazione dell’8 marzo, mentre “Tre soldi” proporrà il radio-documentario “Con senso. Ogni giorno e ogni notte alla Clinica Mangiagalli” di Lidia Riviello, dedicato al primo Pronto Soccorso in Italia ad aver offerto assistenza continuativa alle donne vittime di violenza. Le anticipazioni iniziano già il 2 marzo con “Wikiradio”, che ripercorre, attraverso la voce della storica Patrizia Gabrielli, il discorso pronunciato da Nadia Gallico Spano all’Assemblea Costituente l’8 marzo 1947, ricostruendo la nascita e il consolidamento della festa tra Liberazione e Repubblica. Il 6 marzo, Idealista proporrà una puntata dedicata a Joni Mitchell, mentre Il Tuffo affronterà il tema del conteggio dei femminicidi in Italia attraverso il racconto di Donata Columbro. In serata, Hollywood Party renderà omaggio ad Agnès Varda, con ospiti in diretta e un focus sulle mostre dedicate alla regista tra Roma e Bologna. Il percorso proseguirà anche dopo l’8 marzo, con una puntata speciale di “Wikiradio” sulle prime sindache donne. “Caro 8 marzo” diventa così un cantiere di idee, memoria e responsabilità condivisa. Non un giorno isolato, ma un tempo disteso che attraversa la programmazione e chiama in causa istituzioni, cultura, scuola, informazione, arte. Perché la parità non è una celebrazione da calendario, ma un processo storico e civile che chiede continuità, visione e coraggio. E la radio, con la sua voce che entra nelle case e nelle coscienze, sceglie di non restare neutrale.


Nelle sale dal 5 marzo la commedia interpretata e diretta da Fabio De Luigi. Protagonista femminile, Virginia Raffaele
Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie, trasformando la sua vita in una caotica ma solida routine familiare e diventando un padre a tempo pieno e un uomo a tempo zero. Quando le ragazze decidono che è arrivato il momento per il padre di rimettersi in gioco, Tommaso incontra Lara, una donna brillante e affascinante. Un incontro inatteso che potrebbe cambiare tutto... se non fosse che entrambi nascondono qualcosa di decisamente ingombrante. “Un bel giorno”, di e con Fabio De Luigi, coprodotto da Rai Cinema, arriva nelle sale il 5 marzo. “Attraverso il tono della commedia – afferma il regista – raccontiamo il desiderio legittimo di due persone, con alle spalle - meglio, sulle spallecomplicati nuclei familiari, di concedersi una nuova possibilità per essere felici. La famiglia diventa quindi una buffa zavorra da nascondere goffamente agli occhi dell’altro. Insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda siamo partiti da qui cercando di rendere il nostro racconto diverso da altri che muovono su tematiche familiari (le famiglie sono nuclei in continua evoluzione che per loro stessa natura offrono spunti narrativi nuovi e pressoché infiniti) tenendo ben presenti i paletti che definiscono questo genere cinematografico”. La struttura narrativa divide in due blocchi distinti le vicende dei due protagonisti. “I primi due ‘atti’ vivono in qualche modo, separati e si risolvono nel terzo – prosegue De Luigi – l’incontro di Tommaso con Lara viene vissuto solo dal punto di vista di Tommaso; Lara ai suoi occhi è una donna affascinante, misteriosa e apparentemente sola. Di lei sappiamo poco o nulla. È Tommaso quello che ha qualcosa da nascondere. A Lara spetta il ruolo di ingannata. Il meccanismo si ribalta totalmente nel secondo atto. Lara non è sola come immaginava Tommaso; è una donna separata che si occupa di gestire con fatica una famiglia complicata tanto

quanto quella di Tommaso. Qui i figli sono tre e sono, ovviamente, tutti maschi: due gemelli e Andrea, un ragazzo con una sensibilità particolare. La fusione tra le due ‘storie’ si compirà nel terzo, risolutivo atto, quando scopriremo se due mondi così complicati, diversi ma in fondo simili tra loro, possano o meno trovare l’incastro giusto”. Nel cast, insieme a Fabio De Luigi e Virginia Raffaele, Maria Gifuni, Alma Teresa Giardina, Anita Marzi, Arianna Gregori, Leon Castagno, Andrea Silvestrini, Nicola Mayer, Beatrice Schiros, con la partecipazione straordinaria di Antonio Gerardi.









on ricordo un momento in cui le storie non siano state parte della mia vita. A cominciare dalle fiabe che mio babbo fingeva di leggermi, e cambiavano di continuo perché in realtà per la maggior parte le inventava; coglierlo in flagrante è stata una componente fondamentale della spinta iniziale verso la lettura e le sue meraviglie. Nello stesso periodo, o poco dopo, ho iniziato a raccontare storie. A me stessa, la sera sotto le coperte, perché venivo spedita a letto molto presto, ma già allora avevo un ritmo circadiano prevalentemente notturno e impiegavo parecchio tempo prima di riuscire ad addormentarmi: fate, streghe, eroine impavide, amori romantici che mi tenevano compagnia mentre scivolavo nel sonno. È stato ai tempi dell’università, mentre ero fuori sede e per la prima volta faticavo a costruirmi un cerchio di amicizie, che le storie sono tornate nella mia vita, sotto forma di un volantino nella bacheca della mensa, in cui si cercavano giocatori per una campagna di LARP (gioco di ruolo dal vivo). Da lì, da quel volantino e da tutto ciò che è venuto dopo, è nata una vocazione adulta a raccontare storie, a scrivere scenari, poi giochi, poi racconti, e a un certo punto romanzi. È sempre stato, e spero resterà sempre, un bellissimo gioco.»
Eva Milani e Amalia Frontali sono entrambi “nom de plume” di un’autrice che non esita a definirsi adolescente di ritorno «Adoro gli pseudonimi. Adoro quest’idea romantica di eteronimia, ossia che esistano diverse versioni di me stessa, che sia possibile dividere la persona che si alza di malavoglia al mattino, che paga il mutuo, fa la spesa e si mantiene sana di mente e incensurata con lo yoga, da quella che si dedica solo a ciò che ama, senza scadenze e senza pressioni. Il mio primo pseudonimo, Amalia Frontali, nasce, a partire dal 2015, per firmare romanzi con ambientazione storica. Quando si è trattato di pubblicare storie contemporanee e queer, ho pensato che fosse divertente e utile cambiare pseudonimo, ed è nata Eva Milani. A posteriori, utile non lo è stato, ma divertente sì, seppur un tantino laborioso. Curiosità: entrambi i miei pseudonimi sono composti da nomi e cognomi del nodoso, contorto e ricchissimo ramo femminile della mia famiglia d’origine.»
La tua penna ha spaziato tra molti generi, ma nelle ultime uscite il tuo sguardo si è spostato a Oriente, perché? «Spero di continuare a spaziare sempre fra i generi, le ambientazioni e le collocazioni storiche. Per gli ultimi due romanzi pubblicati il setting è l’estremo oriente per il semplice motivo che mi affascina moltissimo, con le sue eredità millenarie, le sue ambiguità, le sue contraddizioni. Studio giapponese per diletto (uno dei miei molti hobby tragicamente nerd), sono da sempre una otaku (appassionata di manga e anime) e negli ultimi anni anche una fujoshi (appassionata di manga/anime MM). La Corea, invece, è entrata di recente nel mio cuore proprio tramite una serie di romanzi, film e drama straordinari, che mi hanno folgorata. Da qui ad appassionarsi alla cultura ricchissima e alla storia di questo paese, il passo è stato molto breve. Quando, poco meno di un paio di anni fa, stavo prendendo in considerazione l’idea di parlare di danza classica (riecco la mia anima nerd) in un romanzo, venivo appunto da un periodo di intense letture coreane e, complice il fatto che di recente i giovani danzatori sudcoreani, ma più in generale orientali, stiano emergendo in modo prepotente sulla scena delle competizioni internazionali di balletto, ho capito che la storia che volevo raccontare non poteva che ambientarsi lì. Così è nato “I fiori che Calpesti”, pubblicato la scorsa primavera e ambientato a Seoul.»
“Kōri no Hoshi - una stella nel ghiaccio” è il tuo ultimo uscito. «Sì, pubblicato a gennaio di quest’anno, è un romance queer contemporaneo, ambientato nel 2012 in Giappone. L’ambientazione giapponese è stata una scelta naturale, perché la prima fonte d’ispirazione per la storia viene da un manga che ho amato e anche per via di alcuni eventi storici nel passato recente del Giappone, che fanno da snodi di trama e ci tenevo a raccontare. A differenza de “I fiori che calpesti”, che su un arco temporale lungo oltre dieci anni affronta il tema del talento, della ricerca della felicità e delle grandi scelte di vita, “Kōri no Hoshi” è orientato al mondo intimo e quotidiano, con una doppia natura, di romanzo di formazione oltre che di romance. I personaggi sono adolescenti e il focus è proprio sul loro varcare il confine dell’età adulta, sulla scoperta di sé tramite la scoperta dell’altro e sull’atto di coraggio che richiede il mettersi in gioco e affrontare la vita senza perdersi il meglio. Non intendevo, però, rivolgermi ai giovanissimi, i cui bisogni narrativi e aspettative, per quanto affascinanti, sono per me difficili da inquadrare. Ho preferito scrivere per chi ha già la distanza necessaria per guardare all’adolescenza come a un territorio da riscoprire e vuole riviverne le emozioni, i dubbi, le speranze e i tormenti, e cogliere l’occasione per porsi di nuovo qualche vecchia domanda su se stessi. Le risposte, poi, si sa, sono sempre meno importanti delle domande.»
Laura Costantini



Arriva “EPiC: Elvis Presley in Concert”, un progetto che intreccia archivio restaurato, nuove versioni sonore e un racconto cinematografico immersivo firmato da Baz Luhrmann
Ventisette brani riportano al centro della scena una delle figure più decisive della musica del Novecento. La nuova pubblicazione, disponibile in digitale e in CD, sarà proposta anche dal 24 aprile in doppio LP, offrendo un’edizione pensata per chi ama l’ascolto su vinile. Il progetto nasce da un lavoro accurato di recupero di immagini e registrazioni legate ai concerti dei primi anni Settanta, rielaborate per costruire un’esperienza sonora capace di dialogare con il presente. Tra i momenti più significativi emergono versioni rinnovate di “Can’t Help Falling In Love”, “Suspicious Minds”, “Burning Love” e “An American Trilogy”, accanto a interpretazioni intense di “Always On My Mind”, “Bridge Over Troubled Water” e “Are You Lonesome Tonight”. Non mancano classici travolgenti come “Hound Dog” e “Polk Salad Annie”, mentre i remix firmati da Jamieson Shaw, come “Love Me” e “In The Ghetto”, e il medley “Wearin’ That Night Life Look” offrono una prospettiva contemporanea su un repertorio che continua a sorprendere. L’idea alla base del progetto è interrogarsi su come avrebbe potuto evolversi oggi Elvis Presley, artista che ha sempre sperimentato, mescolando generi e influenze con naturalezza e visione. Il film che accompagna l’uscita nelle sale italiane, al debutto il 5 marzo, costruisce un racconto immersivo in cui la musica diventa memoria viva e narrazione personale. Attraverso materiali restaurati emerge non solo il performer magnetico, ma anche l’uomo dietro il mito, capace di instaurare un rapporto diretto e profondo con il pubblico. Elvis Presley non viene semplicemente celebrato: viene rimesso in circolo, riportato dentro il nostro tempo, con la forza di una presenza che continua a lasciare il segno.





Il Commissario Capo Flavia Vitale, Funzionario Addetto Commissariato di Cesena, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato
La dottoressa Vitale, commissario della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Pubblica sicurezza di Cesena dal 4 luglio scorso, è nata ad Avellino il 15 luglio 1990. Si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Salerno nel dicembre 2014 e successivamente ha svolto la pratica forense presso l’Avvocatura della provincia di Salerno conseguendo l’abilitazione all’esercizio della professione legale. Tra il 2015 e il 2017 ha svolto il tirocinio formativo di diciotto mesi presso la Seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, in un’attività di affiancamento al giudice assegnatario. Nel 2021 ha vinto il concorso per Commissario della Polizia di Stato e dal 26 aprile ha frequentato il 110° corso di formazione presso la Scuola superiore di Polizia a

Roma. Durante il corso ha conseguito il master di II livello in “Diritto, organizzazione e gestione della sicurezza” in collaborazione con l’Università degli studi di Roma “Sapienza”. Terminato questo periodo di formazione è stata assegnata al Commissariato di Cesena. Nel solco degli ultimi anni in cui la Polizia di Stato ha portato avanti tante iniziative per stimolare una nuova cultura improntata al rispetto delle donne e per combattere la piaga dei femminicidi, la dott. ssa Flavia Vitale porta nel cuore un episodio che riguarda proprio la violenza sulle donne e ribadisce: “Empatia, professionalità e spirito di squadra sono fondamentali per dare risposte ai cittadini”.
Perché ha deciso di indossare la divisa della Polizia di Stato? Il primo ricordo risale a un episodio della mia adolescenza. Era estate e io mi trovavo in giro nella mia città, quando improvvisamente assistevo a un’aggressione di due uomini
nei confronti di un ragazzo. I due avevano iniziato a colpire il giovane senza un motivo apparente, facendolo cadere a terra privo di sensi. Nessuna delle persone che in quel momento era lì interveniva per aiutarlo, anzi ricordo come la maggior parte si allontanava facendo finta di niente. Una signora addirittura mi si avvicinò suggerendomi di andare via di lì per evitare problemi. Ricordo perfettamente che, senza pensarci due volte, decidevo di rimanere per dare un segnale e per dire che io non avrei girato lo sguardo altrove né avrei lasciato quella persona da sola. Subito, infatti, contattavo il numero di emergenza, aspettando l’arrivo di una pattuglia dei Carabinieri che di lì a poco mi avrebbe fatto delle domande su quello che era successo. Quell’episodio per me è stato determinante perché mi ha fatto capire sulla mia pelle che sarei voluta diventare una poliziotta dal momento che sentivo appartenermi profondamente i valori della legalità e della solidarietà e desideravo essere parte attiva contro le ingiustizie e sopraffazioni e non semplice spettatrice.
Ci racconta le tappe fondamentali del suo percorso professionale?
Dopo la laurea in giurisprudenza ha intrapreso la pratica forense presso l’Avvocatura della Provincia di Salerno per l’abilitazione alla professione, che ho conseguito qualche anno dopo. Nell’ottobre del 2015 ho iniziato un tirocinio formativo presso la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Salerno, durato diciotto mesi, durante il quale ho affiancato i magistrati in udienza, seguendoli nelle fasi che vanno dallo studio del fascicolo fino alla decisione in giudizio e alla stesura della sentenza. Questo periodo è stato particolarmente importante perché mi ha consentito di entrare in contatto con figure professionali che sono state fonte di grande ispirazione dal momento che mi hanno insegnato che l’impegno e la dedizione sono valori che fanno la differenza in una persona e che l’autorevolezza si accompagna sempre ad una grande umanità. Altra tappa fondamentale è stato nel 2020 il superamento del corso-concorso per la Regione Campania a seguito del quale iniziavo una fase di formazione e di pratica nella Pubblica Amministrazione che si è rivelata determinante per il superamento del concorso per Commissario di Polizia. In generale credo che tutto il percorso fatto per realizzare il sogno di entrare in Polizia mi abbia insegnato a non mollare e ad affrontare con determinazione e serietà gli ostacoli. Questo insegnamento è il faro che ancora oggi mi indirizza nella vita e nel lavoro.
Qual è il suo ruolo attuale?
Al momento sono in servizio al Commissariato di PS di Cesena, in qualità di funzionario addetto, dove mi dedico alla gestione del personale e al coordinamento di tutti gli uffici. Il lavoro in Commissariato mi consente di spaziare in molti ambiti, dalla polizia giudiziaria all’amministrativa, fino ad
arrivare ad aspetti più propriamente info investigativi grazie al nostro ufficio “UIGOS”. Sono membro “G.O.S” dal 2023 per lo stadio “Manuzzi”, per cui mi occupo dell’ordine pubblico legato alle partite del “Cesena Football Club”. Faccio parte del Tavolo Interistituzionale sulla violenza di genere insieme alle istituzioni del territorio di Cesena e dell’Unione Rubicone - Mare. In questi anni come rete abbiamo realizzato numerose attività di sensibilizzazione e di prevenzione sul tema della violenza di genere a livello locale e partecipato a tavoli di confronto per la messa a punto di procedure efficaci nella gestione dei casi di “Codice Rosso”. Nel 2025, in concomitanza con la Giornata Internazionale contro la violenza di genere, ho coordinato, per la Polizia di Stato, l’attività di promozione della campagna “Questo non è amore” alla corsa di beneficenza della “WiRun” a Cesena, finalizzata alla raccolta di fondi da destinare ai centri antiviolenza del territorio. Per l’occasione, grazie anche alla collaborazione con il Centro di Addestramento della Polizia di Stato di Cesena, è stato possibile far partecipare all’iniziativa gli allievi agenti del 231° corso. Il risultato è stato una bellissima giornata ispirata ai valori dello sport e della legalità. Sempre su questo tema nell’ultimo periodo ho curato il protocollo con la “Soroptmist” di Forlì per il progetto una “Una stanza tutta per sé”, che nei prossimi mesi porterà all’istituzione di una stanza di ascolto per le vittime fragili nella sede del nuovo Commissariato di Cesena.
C’è un episodio che porta nel cuore accaduto nel corso della sua carriera?
Mi viene in mente un caso di violenza sessuale che mi sono trovata a trattare qui in Commissariato due anni fa. Il tutto prendeva avvio da un referto medico dell’ospedale in cui veniva riportato che una ragazza aveva dichiarato di aver subito una violenza sessuale da parte di un soggetto di cui non conosceva l’identità. Immediatamente insieme alla mia squadra di polizia giudiziaria mi sono attivata per cristallizzare nel più breve tempo possibile la situazione, raccogliendo le immagini di video sorveglianza e sequestrando gli abiti che la vittima avrebbe indossato durante la violenza. La ragazza, nella ricostruzione dei fatti era poco lineare e soprattutto poco incline a parlare tanto che questa serie di circostanze. Noi eravamo tuttavia convinti che la ragazza dicesse la verità e che per farla uscire fuori dovevamo convincerla a fidarsi di noi. Con non poca difficoltà riuscivamo ad instaurare un dialogo con lei, conquistandone la fiducia tanto da convincerla a fare denuncia. Grazie alle informazioni e ai riscontri che ci aveva fornito, eravamo in grado di individuare l’autore della violenza così da denunciarlo all’autorità giudiziaria. Qualche mese fa è giunta la condanna in primo grado a cinque anni del responsabile. Questo è un episodio di cui sono orgogliosa e porto nel cuore perché con empatia e professionalità siamo riusciti a dare voce ad


una persona fragile che in un’altra circostanza per paura molto probabilmente si sarebbe chiusa nel proprio dolore.
Perché sempre più donne scelgono la divisa?
Se oggi sempre più donne scelgono la divisa è certamente grazie all’evoluzione e al cambiamento culturale, iniziato ormai da diverso tempo, che ambisce a raggiungere anche in questo ambito lavorativo la parità di genere. Nel corso degli anni numerose sono state le donne che hanno dato prova di determinazione e tenacia, ricoprendo ruoli di rilievo nella nostra amministrazione. Come poliziotta sono fermamente convinta che la differenza la faccia sempre l’impegno e la professionalità che ognuno di noi mette in quello che fa e che il diverso contributo possa solo arricchire e migliorare la professionalità della Polizia di Stato. Un tema ricorrente, quando si parla di donne con la divisa, è quello del riuscire a conciliare la vita familiare con il lavoro. È innegabile che questo argomento per molto tempo è stato una questione tutta al femminile, ma tuttavia spero che diventi sempre più un tema condiviso e credo che anche in questo senso qualcosa stia cambiando.
Come declina sul territorio il claim Esserci Sempre della Polizia di Stato?
“Esserci sempre” vuol dire prossimità. L’attività della Polizia di Stato, infatti, oggi non si riduce alla sola prevenzione e repressione dei reati, ma si esplica nella presenza costante e nella vicinanza alla comunità, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze del territorio, offrendo servizi e professionalità che ad ampio raggio abbracciano il tema dell’ordine e della sicurezza pubblica. Dare sicurezza è un concetto ampio, variegato ed inclusivo che passa anche attraverso la condivisione di tematiche sociali ed il confronto costante con le istituzioni che sono nostri interlocutori quotidiani. “Esserci sempre” si traduce nell’essere, allo stesso tempo,

sia un simbolo chiaro e riconoscibile per la collettività, che una presenza silenziosa e discreta che vigila. Ciò implica anche la capacità di adattarsi ai cambiamenti della società moderna senza mai dimenticare i valori che ci caratterizzano e la Polizia di Stato incarna tutto questo. Guardando alla mia esperienza, lavorando in un Commissariato, ho modo di esercitare quotidianamente questo principio, tramite un contatto costante con i rappresentanti delle amministrazioni locali, del settore sanitario, delle scuole e delle associazioni del terzo settore, in un’ottica di collaborazione, che ha sempre come obiettivo finale la comunità e la tutela delle persone.
Un consiglio ai giovani che voglio intraprendere la sua stessa carriera.
Direi che quello del poliziotto è il mestiere più bello del mondo ma che per farlo è importante essere mossi da un profondo senso di giustizia e di legalità. Alla base ci deve essere una motivazione autentica poiché questo non è solo un lavoro ma una scelta di vita che richiede sacrifici anche sul piano personale e propensione ad essere al servizio degli altri. Chi indossa una divisa rappresenta lo Stato sia come simbolo ma, talvolta, anche come bersaglio e per questo le sue azioni devono essere sempre improntate all’equilibrio e al senso di responsabilità. È una professione che riserva inevitabilmente momenti difficili e situazioni complesse da gestire che richiedono determinazione, disciplina e spirito di squadra, ma che è capace di regalare anche grandi soddisfazioni, sia professionali che personali. Gli consiglierei, quindi, di tenere ben stretto il loro sogno e di affrontare con determinazione ed umiltà questo percorso, senza lasciarsi scoraggiare dai momenti difficili perché alla fine sono proprio quelli che ci fanno crescere, e ricordando ogni giorno che si è entrati in Polizia per rendere un servizio allo Stato e alla collettività.



Il documentario, in onda giovedì 5 marzo alle 21.20 su Rai 5, rende omaggio a uno dei cantautori più innovativi e influenti della musica italiana
Chi non conosce le canzoni di Lucio Battisti e chi, ognuno a modo proprio, può dire di non aver avuto Lucio come amico? I suoi brani sono emozioni collettive, momenti da vivere insieme o in solitudine, sogni fatti per sorridere, pensare, piangere, ballare e divertirsi, in grado di trascendere il tempo: tutto questo e molto altro è lo straordinario repertorio di Lucio Battisti. Ma chi è stato davvero questo artista tra i più amati di sempre? Lo racconta, nell’anniversario della nascita, il docufilm “Lucio per amico. Ricordando Battisti”, ideato e scritto da Maite Carpio e prodotto da Garbo Produ-

zioni in collaborazione con Rai Documentari. In primo piano, l’avventura umana e artistica di Lucio Battisti, attraverso un vasto e, in alcuni casi, inedito materiale d’archivio italiano e internazionale, unito ai ricordi di chi lo ha conosciuto, primo fra tutti Mogol, il compagno d’arte e d’avventura. Pietruccio Montalbetti, Roby Matano, Gianni Dall’Aglio, Mario Lavezzi, Franco Daldello, Mara Maionchi, Caterina Caselli, Adriano Pappalardo, Franco Mussida e Tony Cicco accompagnano il telespettatore alla scoperta del ‘mistero Battisti’, figura centrale della cultura musicale di un intero Paese, che ha rifiutato celebrità e visibilità per rimanere fedele a sé stesso. Testimone d’eccezione è Giulio Rapetti, in arte Mogol, al centro di un’ampia intervista che ripercorrerà l’amicizia e la lunga collaborazione di questa memorabile coppia creativa.

Film
La donna che visse due volte
Ore 23.15
Il film è proposto lunedì 2 marzo alle 23.15 per il ciclo “Hitchcock Vertigo”

Signorie
Firenze - I Medici
La famiglia governa Firenze per tutto il Quattrocento e per buona parte del Cinquecento. Il protagonista della è Lorenzo Il Magnifico. Giovedì 5 marzo alle 18.00

Film
Miss Marx
Eleanor è la figlia più piccola del filosofo e teorico politico tedesco Karl Marx. Brillante, colta, libera e appassionata, si distingue per tenere viva la fiamma del pensiero paterno. Martedì 3 marzo alle 22.45

Kandinsky
I colori del suono
Nel nuovo appuntamento con “Art Night”, in onda in prima visione venerdì 6 marzo alle 23.00

Gli occhi del musicista 2025 Pt.1 Il Viaggio
Rai Cultura ripropone, da mercoledì 4 marzo alle 21.20 il programma di Enrico Ruggeri

Guns N’ Roses: Appetite for Democracy
Una serie di concerti per celebrare i 25 anni il loro album più amato e venduto. In onda sabato 7 marzo alle 23.05
Il segno delle donne
Piera Degli Esposti
L’attrice è la protagonista dell’appuntamento di Rai Cultura, in onda domenica 8 marzo alle 24.45





A un anno dalla scomparsa di Bruno Pizzul, il 5 marzo 2025, Rai Cultura ripropone l’appuntamento con “Storie della Tv”. Giovedì 5 marzo alle 15
Quello della Nazionale di calcio è il racconto televisivo più seguito dagli italiani. Ecco perché le voci dei telecronisti sono così familiari: è a loro che è stato delegato il commento dei momenti più emozionanti della storia calcistica collettiva. A un anno dalla morte di Bruno Pizzul, il 5 marzo 2025, Rai Cultura ripropone l’appuntamento con “Storie della Tv”, il programma curato da Enrico Salvatori con la consulenza e la partecipazione di Aldo Grasso, in onda giovedì 5 marzo

alle 15.00 su Rai Storia. Dagli albori della telecronaca con Nicolò Carosio (1907-1984) alle voci Rai di oggi il racconto del calcio è mutato come è mutata la televisione. Le età della telecronaca corrispondono idealmente alle voci che hanno accompagnato gli spettatori nel corso di questi sette decenni: Carosio, il pioniere appunto, Nando Martellini (1921-2004) e Bruno Pizzul (1938 - 2025). Grazie ai racconti e alle testimonianze di Massimo De Luca, Simonetta e Massimo Martellini, lo stesso Bruno Pizzul, Alberto Rimedio e Pierluigi Pardo la puntata – curata da Fabrizio Marini - ripercorre la storia delle telecronache della nazionale di calcio, le gioie e le delusioni, ormai parte del patrimonio e della memoria collettivi.

Maxi
Il grande processo alla mafia
L’episodio trasmesso lunedì 2 marzo alle 21.10 è “Saluti da Corleone“

Omaggio a Eleonora Giorgi
Il ricordo a un anno dalla scomparsa
Lietta Tornabuoni intervista una ventottenne Eleonora Giorgi sui suoi esordi insieme alle testimonianze di Carlo Verdone e Liliana Cavani. Martedì 3 marzo alle 13.30

a.C.d.C.
Il mistero dei re di Teotihuacan
Con il professor Alessandro Barbero, in onda giovedì 5 marzo alle 21.10

Passato e Presente
Fernanda Wittgens. Una donna tra i Giusti
Paolo Mieli e la professoressa Daniela Saresella ne parlano nella puntata in onda venerdì 6 marzo alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia in occasione della Giornata Europea dei Giusti delle Nazioni.

Grandi disastri, 10 errori fatali
Il disastro della Deep Water Horizon
Il 20 aprile 2010 la piattaforma petrolifera esplode e per circa 3 mesi libera nelle acque del golfo del Messico 200 milioni di galloni di petrolio greggio. In onda mercoledì 4 marzo alle 21.10

Passato e presente
Le donne e lo sport
Oltre che per le conquiste politiche, sociali ed economiche, l’emancipazione femminile è passata anche attraverso la pratica dello sport. Sabato 7 marzo alle 20.30
Spazio alle donne
La ricerca “spaziale” al femminile Scienziate che hanno fatto dell’esplorazione spaziale la loro vita professionale, donne che si sono conquistate uno “spazio” nello Spazio. In onda domenica 8 marzo alle 21.10




Simpatici e divertenti sono i protagonisti del cartone animato in onda tutti i giorni alle 22.30 su Rai Yoyo
Sono animali buffi: nasone, grandi denti incisivi sporgenti, orecchie esagerate, “braccia” e gambe molto corte. Attributi di per sé innocui, che nei Ronfi si traducono però in un concentrato di limiti: lenti nella corsa, pessimi arrampicatori, saltatori disastrosi, nuotatori scarsissimi. Inoltre, non sanno orientarsi, non possiedono ben chiaro il senso del mutare delle stagioni, appaiono incapaci di difendersi da soli dai pericoli del mondo naturale. Devono il nome al verso caratteristico “ronf” che emettono, con cui intercalano ogni discorso che è chiaramente legato alla loro atti-
vità preferita: DORMIRE! Sono infatti animali tremendamente pigri: oltre ai sei mesi (almeno) di letargo invernale, durante tutto il resto dell’anno dividono il tempo tra ronfate all’aperto, sieste, riposini e pisolini. A complemento delle loro pessime qualità (scarsezza fisica, ottusità mentale, pigrizia), sono per di più molto presuntuosi e saccenti, convinti di costituire la specie animale più progredita. Di fatto sono rarissimi, forse una specie in estinzione. A conoscere un po’ le loro storie pare proprio che facciano di tutto per estinguersi e se questo non è ancora successo, forse è solo perché Madre Natura guarda con affetto questi esseri così poco dotati che riescono, sempre in extremis, a salvarsi da qualunque disastro possano aver originato e di cui non ammetteranno mai di essere la causa..


A Topazia le avventure del topo giornalista.
Tutti i giorni alle 7.30 su Rai Gulp
Topazia è la sua città, “L’eco del roditore” il giornale che dirige. Geronimo Stilton è un topo intellettuale dalle buone maniere, un “gentil topo” molto elegante, e un tantino pauroso, che vorreb-
be tanto trascorrere le sue giornate leggendo o giocando a scacchi con il suo nipotino Benjamin… ma spesso le avventure irrompono nella loro quotidianità, facendoli piombare in mirabolanti peripezie, sempre alla ricerca di un nuovo scoop. Ad accompagnarli in questi perigliosi avvenimenti ci sono al loro fianco Trappola, cugino di Geronimo e incredibile burlone, e Tea in qualità di reporter, sorella di Geronimo nonché topina piuttosto temeraria.
















Fair Game – Caccia alla spia – Martedì 3 marzo ore 21.10 – Anno 2010 – Regia di Doug Liman

Una storia di spionaggio che non nasce dalla fantasia ma dalla cronaca politica americana dei primi anni Duemila. Valerie Plame è un’agente sotto copertura della CIA impegnata nelle indagini sulla proliferazione nucleare. Quando il marito, inviato in Niger per verificare presunti traffici di uranio verso l’Iraq, smentisce pubblicamente la versione dell’amministrazione statunitense, la reazione è durissima: l’identità di Valerie viene resa nota, la carriera distrutta, la reputazione messa in discussione. Il film ricostruisce con tensione e rigore il caso che coinvolse la Casa Bianca e il presidente George W. Bush, mettendo al centro il prezzo personale pagato da chi sceglie di dire la verità. Naomi Watts e Sean Penn guidano un racconto teso e politico, capace di intrecciare dimensione privata e conflitto istituzionale senza perdere intensità narrativa.

Un ritratto asciutto e potente della difficoltà di ricominciare. Tratto dal romanzo autobiografico di Edward Bunker, che collaborò anche alla sceneggiatura, il film segue Max Dembo, ex detenuto deciso a cambiare vita dopo anni di carcere. Trova un lavoro, una casa, un nuovo affetto, ma il controllo soffocante del sistema di sorveglianza e l’ostilità dell’ambiente lo spingono lentamente verso un vicolo cieco. Dustin Hoffman offre un’interpretazione intensa e trattenuta, dando corpo a un personaggio sospeso tra desiderio di riscatto e inevitabile ricaduta nel crimine. È un racconto di formazione al contrario, dove la società appare incapace di concedere davvero una seconda possibilità e la redenzione resta un obiettivo fragile, continuamente messo alla prova.

speciale – Mercoledì 4 marzo ore 21.10 – Anno 1978 – Regia di Ulu Grosbard




Un ritorno a casa che si trasforma in resa dei conti. Dopo l’assassinio del fratello, l’agente di polizia Mark abbandona Los Angeles e rientra sull’isola caraibica dove è cresciuto, deciso a scoprire la verità. Il paesaggio da cartolina di Saint Kitts e Nevis fa da sfondo a un revenge-movie muscolare e diretto, costruito su ritmo serrato, scontri fisici e tensione costante. Il film gioca con i codici del genere, senza nasconderli, e li utilizza per dare vita a una storia di vendetta personale che intreccia radici familiari e criminalità locale. Nel cast Michael J. White, Jackson Rathbone ed Edoardo Costa, in un thriller d’azione che punta sull’energia e sull’impatto visivo.
Un’isola, una comunità chiusa, una giovane donna in cerca di aria. Moll vive sotto il peso di una famiglia opprimente e di un ambiente giudicante che la osserva e la controlla. L’incontro con Pascal, outsider carismatico e misterioso, accende un sentimento intenso proprio mentre una serie di omicidi sconvolge il territorio. I sospetti si concentrano su di lui e Moll si trova divisa tra l’attrazione e il timore. Più che sull’indagine, il film costruisce la propria forza sull’ambiguità psicologica, trasformando il dubbio in tensione sottile e persistente. Jessie Buckley, in una delle sue prime interpretazioni di rilievo, offre una prova magnetica e inquieta, dando corpo a un personaggio sospeso tra desiderio di libertà e lato oscuro.







