Paola Valente
Serie
BLU
Editor: Patrizia Ceccarelli Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini Testi: Paola Valente Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti Team grafico: Raffaella De Luca, Nicoletta Moroni Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello
I Edizione 2026 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 0
2032 2031 2030 2029 2028 2027 2026
Tutti i diritti sono riservati © 2026 Raffaello Libri S.p.A. Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.ilmulinoavento.it info@grupporaffaello.it
Printed in Italy È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright. L’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti. La pubblicazione dei testi e/o contenuti digitali da parte dell'Editore è gestita tramite il "contratto di utilizzo" presente nelle piattaforme digitali.
INQUADRA IL QR CODE E SCOPRI GLI APPROFONDIMENTI
Paola Valente
Illustrazione di copertina di Chiara Karicola Colagrande
A Luigino Quaresima, il mio maestro, e a Emanuele Ramini, suo degno sostituto. Con gratitudine.
Giorgio e una strana proposta
Una mattina come le altre, a scuola, durante la ricreazione. Giorgio si nasconde nel suo “angolo di salvezza”. È un posticino tranquillo, tra la finestra, aperta per arieggiare l’aula, e uno scaffale pieno di libri in disordine. Il bambino mastica concentrato il suo pane con la marmellata fatta in casa. A lui non piace giocare a calcio né guardarlo alla televisione. Non possiede le ultime carte da gioco con i supereroi che i suoi compagni acquistano ogni mattina presso l’edicola di fronte alla scuola. Non indossa felpe con la scritta, scarpe spaziali, sciarpa della squadra preferita. Parla poco e generalmente passa inosservato. Nessuno lo cerca, nessuno lo sfida. A volte qualcuno gli chiede un aiuto nei compiti, perché è bravo, ma raramente lo invita a giocare. Fa molto caldo, le vacanze si avvicinano, sempre troppo lentamente. Mancano davvero pochi giorni alla fine delle lezioni. Da due mesi non cade una goccia di pioggia, la città rovente è avvolta da una nuvola di smog. L’asfalto è molle sotto i piedi, la terra è come farina. 5
Poco distante da Giorgio, Luigi succhia con la cannuccia un tè alla pesca, producendo dei rumori disgustosi che fanno scompisciare dalle risate i suoi amici del cuore, Giuseppe, Giacomo, Giovanni e Luca, che portano nomi evangelici e si comportano come diavoli scatenati. Poco lontano, alcune bambine, Chiara, Miruna, Federica, Sofia e Katia, scrivono bigliettini, disegnano fatine e cuoricini, lanciando di tanto in tanto un’occhiata sprezzante ai maschi. Ma non degnano di un solo sguardo il piccolo Giorgio, che lecca con metodo la marmellata intorno al panino. Non lo guarda neppure Chiara, la sua preferita, la bambina sveglia e allegra che la mattina lo saluta (solo lei!) urlando: – Buongiorno, Giorgio! Vicino a Chiara, Miruna saltella come una cavalletta: non sa stare ferma e ha inventato “l’andatura dell’ominide”, un modo per spostarsi a quattro zampe con grandi balzi che l’ha resa famosa in tutta la scuola. Federica sussurra qualcosa nell’orecchio di Katia, che ride e ammicca verso Sofia dal ciuffo blu. Ma a causa del caldo e della verifica di matematica che incombe, la compagnia è abbastanza moscia. A un tratto Luigi esclama: – Non si può! Oggi proprio non si può. 6
Detto questo, si lascia scivolare a terra e striscia sotto il banco come un serpente, approfittando dell’assenza della maestra, che purtroppo ci mette sempre troppo poco per andare in bagno. – E perché? – chiede Giacomo incupendosi. – Perché si muore di caldo, tordo – risponde Giuseppe. – Perché il campetto è pieno di polvere. Quando si gioca, una nuvola velenosa ti entra negli occhi, nella bocca e nelle orecchie – aggiunge Giovanni. – Non si vede più niente, è impossibile tirare in porta – incalza Luca. – E ti “cappotti” dopo cinque minuti, perché il sole picchia duro e ti cuoce il cervello. – Di questo non ti dovresti preoccupare – si intromette Chiara dal gruppetto delle femmine. – Tu cervello non ne hai. Le bambine ridono, i maschi rispondono con certi gestacci che costringono Miruna a tirare fuori tutta la lingua, così lunga e brillante. Un rivolo di sudore scorre lungo la fronte di Luigi, che gonfia il petto come un tacchino e si avvicina minaccioso alle bambine. – Se... non sapete proprio dove trascorrere il pomeriggio... potreste venire da mia nonna… – balbetta Giorgio. 7
Tutti si fermano esterrefatti. La voce di Giorgio si sente raramente. È bassa e, in questo momento, perfino rauca. Lui stesso è stupito di aver parlato, ma quella frase gli è uscita di bocca così all’improvviso che non è riuscito a rimandarla indietro. Forse era semplicemente un pensiero ad alta voce. È Giacomo a reagire per primo. – Bella proposta! Le vecchie nonne sono brontolone. Hanno case piene di centrini e di soprammobili. Hanno paura che sporchiamo il pavimento e ci fanno camminare con le pattine. – È vero! È vero! – strilla Giovanni. – Le nonne sono perfezioniste, si lagnano e ti offrono fette di torta di mela. Bleah! Luca rotea gli occhi, poi si esibisce nella sua smorfia più popolare fra i ragazzi della scuola: si infila i pollici in bocca e si tira in su le labbra all’inverosimile, scoprendo i dentoni. Con i mignoli si abbassa la pelle sotto gli occhi, con l’indice e il medio si accartoccia le orecchie. Tutti ridono, anche le bambine che si sono avvicinate abbandonando sul banco i loro disegnini. Giuseppe punta un dito sul petto di Giorgio come per accusarlo e lo apostrofa: 8
– La tua nonnina ci obbligherà a sprofondare in un divano di velluto, ci costringerà a ingoiare tè bollente e ci racconterà una di quelle fiabe noiose dove i principi sposano stupide servette. Al solo pensiero del tè bollente e di un divano di velluto, tutti sudano a più non posso. – Non si può. Proprio non si può – ripete Luigi sconfortato. Giorgio si lecca un baffo di marmellata e sottovoce dice: – La mia nonna non è molto vecchia. Va ancora in giro per il mondo… – Scommetto che le piace fare le passeggiate intorno al quartiere – replica Giovanni. – Due mesi fa è stata in Africa… E poi la mia nonna ha una casa in mezzo a un grande parco con tanti alberi che fanno ombra. Maschi e femmine drizzano le orecchie, ma Giorgio adesso tace e ritorna a rifugiarsi tra la finestra e lo scaffale. Chiara si avvicina e gli chiede: – Dove si trova?... – E si può giocare a calcio nel parco di tua nonna? – domanda Luigi. Giorgio non risponde. – Lo avete offeso – strilla Miruna saltando a zig zag fra i banchi. 9
In quel mentre, ecco la maestra. Ricreazione finita, chiacchiere sospese. La lezione termina fra sonnolenti sbadigli. Come sarà andata la verifica? Quando suona la campanella, i bambini trascinano in cortile le cartelle pesanti. Mentre i genitori si fermano un attimo a scambiare due parole, il gruppo si affolla intorno a Giorgio. Lui è un po’ intimorito, perché tutti lo guardano seri. – Non è detto che ci veniamo, sai, a casa della tua vecchia. Però non si sa mai… Dove sta? – chiede Giuseppe. – Dai, parla, non ti mangiamo mica – lo esorta Sofia scostando con la mano destra il ciuffo blu che le copre gli occhi. – Diccelo, così portiamo il pallone – ordina Luigi. – Ma, comunque, sarà difficile che verremo – aggiunge Giovanni. – Parla parla parla, Giorgino buono e piccino – urla Chiara allegramente. Giorgio annusa il pericolo come una volpe braccata dai cani: se non reagisce, diranno che lui e Chiara sono fidanzatini e lo canzoneranno per il resto della scuola primaria. – VIA DELLA COSTITUZIONE, 139. Suonate e dite la parola d’ordine…
10
– La parola d’ordine? Stai scherzando? – chiede Luca ridendo. – La parola d’ordine: L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA . Se non ve la ricorderete, nessuno vi aprirà – dice Giorgio con calma. – È troppo difficile… – borbotta Giacomo. Ma Federica tira fuori una penna dalla cartella, strappa un pezzetto di pagina da un quaderno e scrive veloce. – Ecco fatto. Così sarà impossibile dimenticarla. E voi maschietti non potrete farci qualche brutto scherzo lasciandoci fuori. – Non è detto che verremo – puntualizza Luca. – Probabilmente staremo in casa a giocare con la PlayStation – conclude Luigi. E il gruppo si disperde.
12
Chiara e la parola d’ordine
Non è che io sia innamorata di Giorgio: sono solo una bambina e non m’interessano le cose da grandi, però lui mi piace molto, perché è diverso dagli altri maschi. È un bambino grazioso e gentile. Non è prepotente, non prende in giro le femmine e gli piace leggere. Se non so risolvere un problema, mi suggerisce sottovoce e quando lo ringrazio diventa rosso. Insomma, Giorgio non si vergogna di essere buono e non cerca di dimostrare in ogni momento di essere il più forte. Quel giorno decisi che sarei andata assolutamente a casa della sua nonna. Dopo pranzo eseguii in fretta i compiti e poi uscii sotto un sole che spaccava le pietre. Attraversai la piazza del paese e mi diressi verso le ultime case, là dove iniziava la campagna ai piedi delle colline. C’era una bella strada bordata da platani e si chiamava VIA DELLA COSTITUZIONE.
La via finiva davanti a un cancello molto alto con il numero 139. 13
Vidi un campanello e un citofono. Alzai la mano per suonare e mi resi conto che avevo dimenticato completamente la parola d’ordine. Pensai che se avessi suonato mi avrebbero aperto lo stesso, ma intanto esitavo intimidita. Sai che figura, se fossi rimasta fuori ad aspettare con quel caldo senza poter entrare. Me ne stavo lì come un allocco, con la mano per aria, quando sentii soffiare e sbuffare. Mi girai: Luigi e Giovanni arrivavano di corsa, il primo con un pallone sotto il braccio, il secondo succhiando un ghiacciolo arancione che gli sgocciolava sulla maglietta. – Ciao… – dissero con voce rauca. – Ciao. Ve la ricordate la parola d’ordine? – No, ma suona lo stesso. Vuoi credere che non ci faranno entrare? – ansimò Luigi. – Suona tu, allora – ribattei. I due cominciarono a prendermi in giro. – Fifona… fifona… Però neanche loro avevano il coraggio di premere il campanello. Io alzavo la mano, la abbassavo… Ero molto insicura, quando lungo la strada, a gruppetti, arrivarono anche gli altri. Miruna avanzava con il “passo dell’ominide”, sollevando nuvole di polvere, seguita da Katia. Poi c’erano Giacomo, Giuseppe e Luca, che se ne venivano piano, facendo gli indifferenti. 14
In fondo alla strada apparve anche Sofia, con il ciuffo blu tenuto su da due mollette fosforescenti. Quando tutti si ritrovarono con il naso per aria di fronte al portone, Luca mi chiese: – Che cosa aspetti? Suona. – Non ricordiamo la parola d’ordine e Chiara è troppo paurosa per suonare lo stesso – disse Luigi ghignando. Giacomo, che è il re degli sbruffoni, mi spinse di lato borbottando: – Ah, le femmine… E senza esitare premette il pulsante. Non udimmo suono alcuno. Dopo qualche lunghissimo secondo, una voce imperiosa traboccò dal citofono: – Chi è? – Siamo gli amici di Giorgio – balbettò Giacomo parlando nella griglia del citofono. E la vociona: – Parola d’ordine? – Non… ecco… veramente ce la siamo dimenticata. Ci può aprire lo stesso, per favore? – rispose Giacomo. Fu la prima volta in vita sua che lo sentimmo chiedere “per favore”. Udimmo un “clac”, come se la cornetta fosse stata riappesa, ma il cancello non si aprì. 15
Rimanemmo a lungo ad aspettare con il naso per aria. Ogni tanto i ragazzi scuotevano il cancello per vedere se si era aperto, ma rimaneva chiuso. – Mi sto scocciando e me ne vado – gridò Luigi arrabbiatissimo, ma restava lì, arricciando le labbra con le sopracciglia aggrottate. Anche gli altri non si schiodavano e tentavano di sbirciare attraverso le sbarre troppo strette. – Eccomi qui! Per lo spavento facemmo un salto. Eravamo così assorti a guardare il cancello, che non ci eravamo accorti dell’arrivo di Federica. – Accipicchia, la mamma ha preteso che mettessi in ordine perfettamente la mia camera prima di uscire – disse. La assalimmo tutti insieme: – Ce l’hai ancora la parola d’ordine? Altrimenti non ci fanno entrare. – Allora Giorgio diceva il vero – rispose frugandosi nelle tasche dei jeans. Tirò fuori un pacchetto di caramelle alla fragola tutte appiccicose, una molletta per capelli, un mozzicone di matita e una figurina dei Simpson. Quando ormai avevamo perduto le speranze, urlò: 16
– Ci siamo, ragazzi – e ci mostrò un pezzetto di carta sgualcito. Cercammo tutti di leggerlo, ma lei pretese la precedenza. Con il biglietto vicino al naso, si accostò al citofono, si alzò in punta dei piedi (è piuttosto piccola di statura) e suonò. – Chi è? – tuonò la voce vibrante di poco prima. Federica fece un passo indietro, respirò profondamente e sussurrò: – Siamo i compagni di Giorgio. Possiamo entrare? – Parola d’ordine? – chiese la voce. – L’ITALIA È… UNA REP… REPUBBLICA DEMOCRATICA – rispose lei mangiandosi le parole. “Clac”! La cornetta fu riappesa. “Steng”! Il cancello si spalancò silenziosamente. Davanti a noi c’era una specie di foresta vergine. Un sentiero si apriva fra alberi alti dalle foglie fitte, sotto cui un’ombra deliziosa pennellata di verde ci invitava a entrare. Ma tra le chiome impenetrabili udivamo frusciare, strillare, cinguettare, raspare, sospirare, soffiare, frinire, bramire. Erano suoni vagamente minacciosi, che non promettevano niente di buono. Esitammo. 17
Giuseppe, che non voleva passare per vigliacco, a un tratto posò un piede sul sentiero varcando la soglia del cancello. Fece due passi e si girò a guardarci con aria di sfida. Poiché dagli alberi non scendeva nessuna bestia feroce a divorarlo, entrammo anche noi e subito una piacevole frescura ci asciugò il sudore. Il sentiero correva dritto e pulito in un bosco in apparenza senza fine. Invece di scalmanarci, lo percorremmo lentamente, parlando sottovoce. Il fracasso tra le foglie era cessato, ma ora avevamo l’impressione di essere osservati da migliaia di occhi attenti e severi. Poi Sofia cominciò a dimenarsi e a strillare, passandosi le mani sul volto. Io quasi quasi caddi seduta per terra dallo spavento. Sopra una delle mollette che le sorreggevano il ciuffo blu si era piazzato un ragno gigantesco color limone. Luigi raccolse un bastoncino e fece saltare via il ragno dalla molletta. Il “bestio”, indignato, si arrampicò sulle foglie di un cespuglio e Sofia, singhiozzando, si levò la ragnatela dal volto. – Che schifo! Che schifo! – gridavamo tutti. – Non avevamo mai visto un ragno così grosso e repellente. Riprendemmo il cammino, con Sofia che avanzava terrorizzata. I maschi ridacchiavano, ma avrei voluto vedere uno di loro con quell’animale fra i capelli. 18
Finalmente il bosco si diradò: gli alberi erano abbastanza lontani uno dall’altro per far posto a vaste isole erbose illuminate dal sole e i miei compagni già si leccavano i baffi pensando al calcio. Ma le sorprese non erano finite: qualcosa di grosso passò volando sulle nostre teste saltando da un albero all’altro, una massa scura dalla coda lunga. Luca e Giacomo urlarono e noi ragazze li guardammo come per dire: Visto? Anche voi ve la fate sotto. Dopo pochi attimi, pensammo che la paura era frutto della nostra immaginazione, eccitata dal posto così singolare, e non ci pensammo più. Eravamo infatti arrivati di fronte a uno spiazzo erboso leggermente in salita dove sorgeva una casa stupefacente. – Forte! – esclamò Luigi. – Grande! – fece eco Katia. – Fantastica! – rincarò Miruna, che non ha mai avuto molta fantasia per le esclamazioni. – Supermega! – strillò Giovanni, che ne aveva ancora meno. – Originale – dissi io, che volevo essere originale. Insomma, la casa era davvero speciale e io pensai che da grande me ne sarei costruita una identica. I muri erano di pietra e legno. C’erano tante finestre luccicanti, alcune con le persiane accostate. 19
Altre aperte, con le tendine bianche che uscivano sventolando. Ma la cosa più bella era una terrazza rialzata, coperta da un porticato di legno e piena di enormi vasi di coccio traboccanti di fiori. Dal muro di destra sporgeva l’impianto di un altissimo camino di mattoni che saliva con un comignolo ben più in alto del tetto e sul comignolo sventolava la BANDIERA ITALIANA . Per entrare c’erano alcuni gradini che portavano sulla terrazza. Da questa si arrivava a una porta socchiusa, alla quale ci avvicinammo con circospezione. Giuseppe mise il naso fra i battenti e chiese: – Possiamo entrare? Silenzio. – C’è nessuno? Silenzio. Allora prendemmo il coraggio a due mani e varcammo la soglia. La casa, dentro, era ancora più bella: un vasto soggiorno occupava quasi tutto il primo piano, arredato con poltroncine di midollino, tavoli massicci e cristalliere scintillanti. Appese alle pareti c’erano foto di monumenti italiani e di splendidi paesaggi e inoltre erano appese delle carte geografiche che rappresentavano l’Italia fisica e politica, le regioni italiane, l’Europa e un grandioso planisfero. 20
I miei compagni si avvicinarono a un tavolo quadrato sopra il quale erano disposte tante cose da mangiare dall’aspetto invitante e caraffe di bibite fresche con il vetro appannato e gocciolante. – Saranno per noi? – chiese speranzoso Luca. Allungò una mano per afferrare un pasticcino di crema con una fragola sopra, ma la ritirò subito, perché Miruna gliela schiaffeggiò con forza, rimproverandolo: – Brutto maleducato, non sei mica a casa tua! Luca diventò color mattone e cominciarono a fumargli le orecchie. Intanto io avevo notato qualcosa e dissi: – Ragazzi, non litigate. Venite a vedere. Avevo scoperto uno strano quadro appeso al muro: la cornice si poteva aprire perché c’era una minuscola serratura, la cui chiave era appesa di lato con un nastrino. Non conteneva un’immagine, ma un fascicolo ingiallito intitolato LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA . Sotto il titolo ce n’era un ARTICOLO 1 altro più piccolo che diceL’Italia è una Repubblica va PRINCIPI FONDAMENdemocratica fondata sul lavoro. TALI e anche “articolo 1”, “articolo 2”, “articolo 3”… e così via. 21
Conoscevo solo gli articoli determinativi e indeterminativi della grammatica. Mi chiesi di che razza fossero quelli, quando Giacomo disse: – Ecco da dove viene la parola d’ordine che abbiamo dovuto pronunciare per farci aprire il cancello. E lesse ad alta voce: – LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. PRINCIPI FONDAMENTALI. ARTICOLO 1 – L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA... – Ed ecco da dove arriva il nome della VIA DELLA COSTITUZIONE – aggiunse Federica.
– Mi sa che qui sono un po’ fissati… – iniziò a commentare Katia. In quel momento una voce allegra alle nostre spalle disse: – Benvenuti, amici! E noi quasi morimmo di paura.
22
Luigi e la casa di Via della Costituzione
Quel giorno si può dire che vidi Giorgio per la prima volta. Lui è un mio compagno di classe che consideravo abbastanza insignificante. In quattro anni di scuola gli avrò rivolto la parola tre volte. Intendiamoci, non era uno di quei bambini rompiscatole a cui daresti volentieri un cazzotto o che vedresti volentieri ricoperti di colla e piume. Però non gli piaceva il calcio, che io adoro, né in genere tutte le cose che invece mi fanno impazzire. Quando apparve nel soggiorno di sua nonna e ci accolse con un grande sorriso, mi resi conto che (forse) mi stava molto simpatico, ma decisi di non sbottonarmi troppo, perché io sono un “duro” e non concedo molto facilmente la mia amicizia. Per dire la verità fino in fondo, io fino a lì ci ero arrivato per caso. Avevo deciso di restarmene tappato in casa davanti alla PlayStation, ma dopo un quarto d’ora mi sentivo prigioniero e le mie gambe si muovevano da sole. Al campetto era impossibile andare: faceva troppo caldo anche per ragazzi tosti come noi. 23
Fu così che mi ritrovai nella casa di VIA DELLA COSTITUZIONE, in un posto strano e affascinante, pieno di verde e di silenzio. Una novità assoluta per me, che abito vicino alla tangenziale in un condominio grigio fra tanti condomini grigi. Provavo una piccolissima punta d’invidia per Giorgio, che probabilmente un giorno avrebbe ereditato quella casa così speciale. I miei genitori pagavano l’affitto e non ci saremmo potuti permettere un’abitazione tutta nostra, figuriamoci una villa dentro un parco. Anche per questa ragione restai un po’ sulle mie e non ricambiai il sorriso del mio compagno che disse: – Ragazzi, potete servirvi. Tutte queste cose buone sono per voi. Nessuno ovviamente rifiutò e ci abbuffammo di pasticcini e di bibite. Altro che torte di mela dal gusto stantìo! Tutto era buonissimo. Dopo la merenda, arrivarono puntuali i ringraziamenti per l’accoglienza. I ragazzi, ma ancor di più quelle oche delle femmine, non la finivano di lodare l’abbuffata, mentre io mi limitai a un freddo “grazie”. Le gambe mi prudevano e imploravano: “corri corri Luigi”, nella testa ritornava l’immagine del parco e dei prati erbosi tra gli alberi. – Allora, si gioca a calcio, amici? – dissi con tono perentorio. 24
Allarga il tuo orizzonte! Il libro continua online su ilmulinoavento.it
Il sito del Gruppo Raffaello dedicato al progetto lettura
Strumenti e risorse da utilizzare in classe o a casa per stimolare il piacere della lettura: • Letture ad alta voce e video interventi a cura degli autori • Approfondimenti e schede di comprensione • Percorsi di lettura e riflessioni sul mondo della lettura • Iniziative nelle scuole e incontri con gli scrittori
Vi
IS a d Pa BN el ol 97 la a Va 8- Co le 88 st nte -4 i t 72 uz -5 i o 27 n 9- e 0
Serie BLU
Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE,GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).
In un pomeriggio afoso un gruppo di bambini va a giocare nella casa stupefacente di Nonna Italia. Fra partite di calcio, gelati, pizze ed esplorazioni, avviene la scoperta graduale della Costituzione Italiana, la carta fondamentale della nostra Repubblica. Sarà proprio la presa di coscienza dei diritti e dei doveri di ogni cittadino a riunire i bambini in nome delle regole e dell’amicizia. Un racconto per comprendere il valore e l’attualità della Costituzione Italiana dal punto di vista dei bambini. Già uscito con il titolo "La Casa di Nonna Italia", è un bestseller del catalogo Raffaello, qui ripresentato in una nuova versione.
Paola Valente vive a Vicenza. Ha scritto numerosi racconti per ragazzi, tra cui “La Maestra Tiramisù” e vari testi di Educazione alla Cittadinanza.
Consigliato a partire dai 9 anni
è un marchio del Gruppo Editoriale Raffaello
€ 9,00