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Parole in tasca 4 - Letture

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Lavoro sulle tipologie in parallelo con il Libro di Scrittura

Un silent book per ogni stagione Temi per crescere e comprendere

in tas ca

LETTURE

L'Educazione civica con Massimo Polidoro

Ti leggo una poesia... di Bruno Tognolini

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Nelle pagine del libro digitale sfogliabile troverai indicate tante risorse interattive che ti accompagneranno nel corso di tutto l’anno scolastico. Puoi usarle in classe con l’insegnante oppure a casa in autonomia. Puoi accedere anche tramite il tuo dispositivo mobile, inquadrando i QR code.

Con le videomappe, i video didattici e i video tutorial potrai studiare e ripassare.

Con i nuovi One Pager interattivi scoprirai tutto sui classici della letteratura.

I percorsi multimediali RAF LAB ti introducono agli argomenti di studio: organizzerai meglio le tue conoscenze precedenti e i nuovi contenuti, per partecipare alla lezione in modo attivo e consapevole.

Con gli esercizi e i giochi interattivi potrai metterti alla prova divertendoti.

GLI ANTIRUGGINE

Con le attività interattive de GLI ANTIRUGGINE potrai ripassare, recuperare e rinforzare le conoscenze acquisite. Mettiti alla prova con le domande a risposta multipla, vero/falso, completamento oabbinamento e controlla i risultati ottenuti.

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Risorse digitali

in tas ca

LETTURE

6

m m ! i c a n o o c i i a colori

8 Mare matto

9 Il sasso dell’amicizia

10 Pronti per l’accoglienza!

11 La classe terribile

12 Le regole: che noia!

13 Stare bene a scuola con le regole

14 Nessuno con cui parlare

15 Quali amici?

16 Una sbirciatina

17 La nuova compagna

18 Che tipo di testo è?

IL TESTO NARRATIVO

20 Il piacere di leggere

IL RACCONTO REALISTICO

22 Un nuovo amico... anzi due!

24 La pozzanghera gigante

26 La casa del nonno

28 Una dolce riconciliazione

I TEMI DEL REALISTICO

30 Che disordine! • A modo mio

32 • Complicità

34 Quanti guai! • Vergogna

36 Una balena in difficoltà • Amici animali

37 Imparare giocando • Viva imparare!

38 Avevo paura di tutto • Timidezza

39 Un nuovo arrivo • Accoglienza

40 La storia di Enaiat • Cambiamenti

42 Ripasso con la mappa

43 Tocca a me! Dal Preside

44 Tocca a me! Una gara continua

IL RACCONTO FANTASTICO

46 Adelmo e il canto del mare

48 Il sortilegio della Strega

50 In viaggio con Vento Verde

I TEMI DEL FANTASTICO

52 Un temporale improvviso • Stupore

54 Sono Lupinella • Famiglia

56 Insieme si può • Collaborazione

57 Lo stralisco • Meraviglia

58 Game over • Videogiochi

60 Mamma, sei tu? • Incredulità

61 Laboratorio di ascolto

Il pappagallo e l’albero

62 Ripasso con la mappa

63 Tocca a me! Un brusco atterraggio

64 Tocca a me! Olga di carta

66 Un Classico per te Pippi Calzelunghe

Autunno

68 Silent book

70 Ti leggo una poesia di B. Tognolini

Nino e Nina di novembre

71 L’estate è finita • La prima pioggia

72 Feste da ricordare

73 La festa più folle dell’anno!

IL RACCONTO DI AVVENTURA

74 Lo squalo

76 Capitano Achab

78 Discesa nella grotta

I TEMI DELL’AVVENTURA

80 Trappola nella foresta • Scoperta

82 Tempesta • Coraggio

84 Alma salva Bruma • Intraprendenza

86 Nel buio del mare • Insoliti incontri

87 Laboratorio di ascolto Incontri ravvicinati

88 Ripasso con la mappa

89 Tocca a me! Sempre insieme

90 Tocca a me! L’onda anomala

92 Un Classico per te Il viaggio di Ulisse

IL RACCONTO DEL BRIVIDO

94 La casa abbandonata

96 Una mano nella notte

97 Qualcosa di viscido

I TEMI DEL BRIVIDO

98 La mostruosa creatura • Disgusto

99 Arrivo al castello • Dubbi e paure

100 Ripasso con la mappa

101 Tocca a me! Lo scheletro maledetto

102 Tocca a me! La pianta carnivora

104 Un Classico per te

Dottor Jekyll e signor Hyde

Inverno

106 Silent book

108 Ti leggo una poesia di B. Tognolini Nino e Nina di gennaio

109 Fior di neve • Ulula il vento

110 Feste da ricordare

111 Il primo albero di Natale

IL DIARIO E LA LETTERA

112 Il piacere di leggere • Diario

113 Il piacere di leggere • Lettera

IL DIARIO

114 Il regalo di Vincenzo

116 Piccoli tesori

117 Tra i ghiacci

I TEMI DEL DIARIO

118

All’improvviso mi sento... • Tristezza

119 Il diario di Anna • Ricordo

120 Ripasso con la mappa

121 Tocca a me! Che felicità!

122 Tocca a me! Un terribile errore

LA LETTERA

124 Lettera a un’amica

126 Egregio Professore

127 Si parte!

I TEMI DELLA LETTERA

128 Lettera alla Sindaca Giochiamo in sicurezza

129 Cara mamma • Uffa!

130 L’elefantessa dal cuore grande • Amici animali

132 Ripasso con la mappa

133 Tocca a me! Quante lettere!

134 Tocca a me! Che delusione!

IL TESTO DESCRITTIVO

136 Il piacere di leggere

138 La soffitta

140 Il pappagallo Timodeo • I pappagalli

141 Un tipo misterioso

142 Lo scarabeo

143 Il cortile della scuola

I TEMI DEL DESCRITTIVO

144 Tina • Mettersi alla prova

146 Marta • Sono io

148 Il gusto della felicità • Felicità

149 Sentirsi chissà chi! • Bullismo

150 Ahmed • Nel mondo

151 Dolma • Nel mondo

152 Il lago • Amica natura

153 Vacanze in montagna • Amica natura

154 Un meraviglioso spettacolo • Amica natura

155 Un giorno al Cairo • In viaggio

156 Una tenera amicizia • Amici animali

157 Laboratorio di ascolto Zia Dorothy

158 Ripasso con la mappa

159 Tocca a me! Il pescecane

160 Tocca a me! I gorilla

162 Un Classico per te Il giardino segreto

Primavera

164 Silent book

166 Ti leggo una poesia di B. Tognolini

Nino e Nina d’aprile

167 Il giardino • Sera d’aprile

168 Feste da ricordare

169 Primavera in città

IL TESTO POETICO

170 Il piacere di leggere

172 Girotondo

174 Paura • Torna il sereno

175 Filastrocca in cielo e in terra

176 Una signora di Milano

Un signore di Calcutta

177 Miss Titina

178 La scia nel cielo • Lucciole

179 Mi piace il vento • La pioggia da ascoltare

I TEMI DEL POETICO

180 Mi sento dentro... • Tante emozioni

181 Lontano da te • Rabbia

182 Il vecchio e la bambina • Storie del mare

183 Il vecchio e il bambino • Vecchi ricordi

184 Io tiro indietro Pietro • Sempre più in alto

185 Cos’è un papà • Immagine di mia madre Mamma e papà

186 Ripasso con la mappa

187 Tocca a me! Non so dire

188 Tocca a me! I bambini sulle montagne

IL TESTO INFORMATIVO

190 Il piacere di leggere

192 Perché c’è il terremoto

194 Come si conservano i cibi

196 Come apprendono i cuccioli

197 La balenottera azzurra

I TEMI DELL’INFORMATIVO

198 La specie umana • Multiculturalità

199 Salviamo le foreste! • Amica natura

200 Che cos’è l’empatia? • Empatia

202 La squadra dei rifugiati • Lo sport unisce

204 Ho diritto a fare sport! • Lo sport fa bene

205 Laboratorio di ascolto Nasce una mela

206 Ripasso con la mappa

207 Tocca a me! Lo zafferano

208 Tocca a me! Perfetta organizzazione

IL TESTO REGOLATIVO

210 Il piacere di leggere

212 Torta di biscotti

214 Ricordi in cornice!

215 L’ora di ginnastica

216 Una giornata nel bosco

217 Il potere dell’acqua

218 Ripasso con la mappa

219 Tocca a me! Terra-Mare

220 Tocca a me! Il manuale antibullo

222 Silent book

224 Ti leggo una poesia di B. Tognolini

Nino e Nina d’agosto

225 Estate • Quando senti l’estate arrivare

226 Feste da ricordare

227 La città d’estate

L’Educazione civica con MASSIMO POLIDORO

228 Diventare cittadini digitali

230 La Costituzione le fake news

232 Ambiente e notizie false

Dal Libro di Lettura...

La Didattica Inclusiva Digitale Integrata consente la personalizzazione dell’apprendimento attraverso percorsi innovativi e flessibili, che supportano e valorizzano i diversi bisogni educativi.

Risorse digitali

Alta leggibilità

Audiobook

• Colora la frase o le frasi che ti hanno colpito di più.

• A te piace leggere? Quali libri leggi?

• Che cosa rappresenta per te un libro? Scrivi anche tu una frase.

Mare matto

Ecco il viaggio è finito!

Tra le onde del mare io mi son divertito, mi è piaciuto scherzare. Se poi qualche strofetta sembra un po’ un rompicapo, rituffatevi in fretta, cominciate da capo!

Ora il mare è anche vostro abbiatene cura: è di carta ed inchiostro di parole e avventura.

da A. Riccioni, Mare matto, Lapis

• Anche il tuo “viaggio delle vacanze” è finito. Sicuramente avrai vissuto tanti momenti divertenti! Scegline uno che ti è piaciuto particolarmente e raccontalo in poche righe seguendo l’esempio della poesia. Poi a coppie raccontatevi di più delle vostre vacanze.

Ecco il viaggio è finito!

Il sasso dell’amicizia

Quando i miei compagni hanno mostrato i ricordi delle vacanze che avevano portato a scuola, io mi sono sentito un po’ imbarazzato perché nello zainetto avevo solo una pietra piatta, di quelle che si trovano sulla spiaggia.

Poi mi sono fatto coraggio e ho pensato che anch’io avevo comunque una storia da raccontare. La storia è questa. Appena sono arrivato al solito campeggio dove andiamo tutti gli anni, ho incontrato un bambino: Andrea. Andrea mi dice:

– Sai che sono un campione di rimbalzino?

Io non sapevo che cosa fosse il rimbalzino e lui mi ha spiegato che è il gioco di far saltellare sull’acqua le pietre piatte.

– Ma allora lo so fare anch’io! – ho detto. Così ci siamo messi sulla riva a tirare i sassi.

A un certo punto Andrea mi ha annunciato:

– Guarda, questo sasso è perfetto per il rimbalzino!

Solo che, per prepararsi bene al lancio, ha spostato la mano all’indietro così velocemente che il sasso gli è sfuggito ed è finito dritto dritto in un cespuglio dietro di noi!

Allora abbiamo riso tantissimo e siamo andati a recuperare il sasso dal cespuglio. Poi però Andrea ha deciso di non tirarlo più in acqua. Perciò, come ricordo di quel giorno così speciale, il sasso me lo sono portato a casa.

da G. Quarzo, S.R. Mignone, M. Milani, Luca e i suoi amici, Piemme

• Tu hai qualche oggetto che ti ricorda le vacanze? Scegline uno e disegnalo qui a fianco. Che cosa provi quando lo guardi? Perché? Racconta a voce.

Parlo di me

PER LEGGERE BENE

Quando leggi rispetta i segni di punteggiatura. Sono importanti perché ognuno indica una pausa:

• la virgola (,) è una pausa breve, perciò conta fino a uno;

• i due punti (:), il punto e virgola (;) e i puntini di sospensione (...) sono pause medie, perciò conta fino a due;

• il punto (.) è una pausa lunga, occorre contare fino a tre.

Il punto di domanda e il punto esclamativo, oltre alla pausa, prevedono anche una diversa intonazione.

Pronti per l’accoglienza!

Oggi a scuola facciamo teatro e la storia che recitiamo è questa: c’era una volta una maestra o un maestro, questo non è importante, che insegna ai suoi scolari. All’improvviso però...

Toc! Toc! Bussano alla porta e, questo è importante, c’è un bambino nuovo che entrerà a far parte della nostra classe. La maestra va in corridoio a parlare con i genitori, così il bambino adesso è solo davanti a noi. Cosa facciamo? Cosa diciamo?

Abbiamo scelto questa scena da recitare perché può sempre capitare che arrivi un nuovo bambino o una nuova bambina. Così è meglio fare delle prove e conoscere bene le regole dell’accoglienza.

Noi facciamo finta, a turno, di essere il bambino o la bambina che entra in aula e si sente a disagio, anche io ho fatto così, e tutti noi subito siamo gentili e buoni: non è difficile!

• Cerchia tutti i segni di punteggiatura che trovi, poi leggi il brano a voce alta rispettando le pause e dando la giusta intonazione.

Anch’io la prima volta qui a scuola ero emozionato, perché questa non era la mia scuola: io non sono italiano e prima vivevo in Marocco. Così avevo paura: “se non mi vogliono a giocare o mi prendono in giro?”. Adesso io non ho più paura! Dopo il teatro noi abbiamo scritto le regole dell’accoglienza così:

1) Giocare insieme al nuovo compagno o alla nuova compagna.

2) Trattarlo/a come se fosse da sempre con noi.

3) Aiutarlo/a quando ha bisogno.

4) Parlare delle cose più divertenti della scuola.

5) Non fargli/le subito troppe domande, ma raccontare anche di sé.

da
Storie italiane di bambini stranieri, Edizioni EL

La classe terribile

Buongiorno signorina Applegreen.

– Buongiorno signor Direttore. E allora? Posso sperare che... Il Direttore sospirò, rosicchiò la matita che teneva in mano, si guardò intorno furtivamente, poi si alzò:

– Il problema è... la classe.

– Tutto qui? Dai miei titoli di studio lei avrà senz’altro constatato che io sono diplomata in “problemi, problematiche, dilemmi, grane, rogne, grattacapi pedagogici” con il massimo dei voti, ovviamente.

– Non metto in dubbio le sue competenze... La classe che dovrei affidarle è la peggiore del mondo. Dall’inizio dell’anno ha fatto scappare quindici insegnanti, che hanno fatto causa alla scuola per danni fisici, psicologici e trasversali.

– Non ci sapevano fare! Io sarò migliore di loro.

Il Direttore era tanto mite, un ometto grassoccio che amava i lecca lecca alla menta e la pennichella pomeridiana. Ma l’irruenza della signorina Applegreen gli diede un po’ di fastidio.

– Se insiste, può provare oggi stesso. Ma poi non venga a protestare da me: io l’ho avvertita! Vada, vada pure.

La signorina Applegreen alzò due dita in segno di vittoria e prima di uscire dall’ufficio sussurrò:

– Saprò conquistarla. In pochi giorni la trasformerò in una classe perfetta!

Il Direttore rimase solo nel suo ufficio. Pensieroso, aprì un astuccio dorato e ne tolse un lecca lecca alla menta.

da P. Valente, La classe terribile, Raffaello

PER LEGGERE BENE

Quando in un testo incontri i dialoghi, cerca di dare espressività alle battute dei personaggi.

• Sottolinea con colori diversi le battute dei personaggi; poi, in gruppi da tre, divertitevi a rileggere interpretando i personaggi, più un narratore. Se volete potete leggere più volte scambiandovi i ruoli.

PER LEGGERE BENE

Prima di leggere il brano ad alta voce, fai una lettura silenziosa: individua e ripeti più volte le parole che ti sembrano più difficili, finché non le pronunci con scioltezza.

Le regole: che noia!

A me non sembra di aver fatto niente di male alla scuola, anzi sono sicuro che la scuola fa del male a me, certe volte! Ma sì, mi costringe ad alzarmi presto, per esempio, e ad andare a letto presto. Mi costringe a una vita che non desidero. Anche a fare i compiti, per esempio. Perché dopo cinque ore di scuola si deve ancora fare ciò che si fa a scuola?

Quindi è la scuola che mi fa del male. Però io sono un buono e non porto rancore. Insomma, sono convinto che la scuola potrebbe essere un posto meraviglioso per me, se non ci fossero tutte quelle regole che non riesco a mettere in pratica perché me le scordo. Stare seduto, per esempio. È inutile. Dopo dieci minuti comincio un vero combattimento con la sedia cercando una posizione più comoda con le ginocchia sul sedile o con una gamba sotto il sedere a farmi da cuscino. Ma tutto questo non sembra piacere alla maestra. Quando faccio così, il suo sguardo si fa strano, si toglie gli occhiali e sulla classe cala un silenzio di tomba.

Le prime volte mi fermavo giusto il tempo di controllare che non fosse successo nulla di terribile. Magari Marco aveva avvitato male la bottiglietta dell’acqua come al solito e aveva fatto il “lago-banco”. Adesso mi fermo un attimo, così la maestra si rimette gli occhiali e io ricomincio a cercare la posizione migliore per concentrarmi.

L. Frescura, M. Tomatis, Massimo da sistemare, Giunti Junior

• Allenati a leggere queste parole difficili, poi sfida un compagno o una compagna in una gara di velocità. CHIACCHIERICCIO

Stare bene a scuola con le regole

Gli alunni e le alunne devono: essere puntuali; rispettare i compagni, le compagne, l’insegnante e tutto il personale della scuola; usare un linguaggio educato; accettare e rispettare opinioni e modi di essere delle altre persone;

mantenere un comportamento corretto all’entrata e all’uscita, durante la ricreazione, il cambio dell’ora, gli spostamenti nell’edificio e le uscite didattiche;

avere cura dei materiali didattici e degli arredi dell’aula in generale, di tutti gli spazi della scuola; partecipare al lavoro scolastico individuale e di gruppo; svolgere regolarmente i compiti assegnati;

avere sempre il materiale didattico necessario per tutte le lezioni della giornata:

• Quali sono le regole da rispettare nella tua classe? Le avete decise insieme o le ha stabilite l’insegnante? Scrivetele su un cartellone da appendere in aula per questo nuovo anno.

• Confrontatevi in classe seguendo le domande guida.

• Riesci a rispettare facilmente le regole o fai fatica come il protagonista del brano nella pagina accanto?

• Come ti senti quando un’altra persona decide le regole per te?

• Che cosa accadrebbe se vivessi in un mondo senza regole?

Parlo di me

L’ARGOMENTO GENERALE

Per comprendere bene un testo è importante capire l’argomento generale, cioè di che cosa si parla. Questo spesso è indicato direttamente nel titolo, oppure devi ricavarlo dalle informazioni del testo.

Nessuno con cui parlare

Venerdì mattina Judith è arrivata a scuola in ritardo. Si è seduta al suo posto senza salutare nessuno e qualche minuto dopo è scoppiata in lacrime.

Pensavamo che la nostra insegnante, Charlotte, sarebbe intervenuta. Invece la signora Charlotte si è semplicemente seduta sulla cattedra. Poi ha richiamato la nostra attenzione.

Ci ha raccontato un po’ la sua storia. Tanto tempo prima aveva vissuto un vero e proprio dramma. Così terribile che non aveva più voglia di mangiare, di correre, di dormire.

Come se non bastasse, era sola. Non aveva nessuno con cui parlare, nessuno che potesse consolarla. Allora un giorno ha raccolto un sasso, l’ha chiamato Gertrude e gli ha parlato.

La signora Charlotte ha detto che si può inventare qualunque cosa, tocca a noi farla vivere. Tutti hanno diritto di parlare alla propria gomma o alle proprie stringhe. Questo non sostituisce i veri amici ma, a volte, è bello creare dei personaggi e confidare loro dei segreti. La signora Charlotte era molto convincente. Quando parlava il suo sguardo s’illuminava e brillava. Noi restavamo incantati. Non so se si rendesse conto di quant’erano forti i suoi poteri, ma il giorno dopo Jean ha parlato al suo spazzolino da denti e Mélanie a una forchetta.

All’ora di pranzo, il preside ha scoperto Guillame che conversava animatamente con il suo astuccio.

– Con chi stai parlando? – si è informato il preside.

– Con mio nonno – ha risposto tranquillamente Guillame. È stato in quel momento che ho capito che l’arrivo della signora Charlotte aveva completamente trasformato le nostre vite.

da D. Demers, SOS: nuova prof!, Einaudi Ragazzi

• Completa.

L’argomento principale del brano è Comprendo

Quali amici?

A Juliette non piace questa casa isolata, ai margini di un campo di... non sa nemmeno che cosa.

Si sistema in camera sua e con una grande angoscia pensa a domani, a quando l’insegnante la presenterà a una classe piena di sconosciuti ostili

Le sarebbe tanto piaciuto avere almeno un paio di sorelle, o alla peggio anche un fratello, e sapere che non sarebbe stata sola al rientro in quella casa.

Juliette soffre di una terribile solitudine, come se di colpo si ritrovasse in un deserto, con solo sabbia a perdita d’occhio, oppure in mezzo al mare, circondata da onde altissime, oppure proprio lì dov’è, fra quattro mura, ai margini di un campo, senza un solo essere umano a cui dire: “Buongiorno, come va?”.

Per Juliette è stato uno strazio lasciare la sua scuola, la sua città, ma soprattutto i suoi amici, per traslocare a metà anno scolastico. I suoi genitori sognavano da secoli di trasferirsi in campagna. Non le avevano chiesto che ne pensasse.

Non facevano altro che esclamare:

– Vedrai, avremo un sacco di spazio e potrai invitare tutti i tuoi amici tutte le volte che vorrai!

Quali amici???

da S. Morgenstern, Vuoi essere mia amica?, Babalibri

IL LESSICO

Per capire a fondo un testo è importante conoscere il significato di parole, espressioni e modi di dire Per farlo puoi riflettere sulla frase in cui si trova la parola, usare gli indizi contenuti nella parola stessa, interpretarne il significato (alcune espressioni o modi di dire non vanno presi alla lettera). Quando ti trovi in difficoltà, utilizza il dizionario.

Comprendo le parole

• Indica con una x la parola che può sostituire quella data.

• Angoscia felicità tristezza preoccupazione

• Ostili ospitali nemici amici

• Scrivi sul quaderno una frase con l’espressione sottolineata nel testo.

LE INFORMAZIONI

ESPLICITE E IMPLICITE

Le informazioni possono

essere:

• esplicite, quando sono scritte chiaramente nel testo;

• implicite, quando non sono fornite da chi scrive ma si deducono da altre informazioni o dalle conoscenze personali.

Comprendo

• Completa.

• La protagonista è

• I fatti si svolgono (quando)

(dove)

Una sbirciatina

Come ogni mattina, prima di entrare, la maestra Giuditta sbirciò in Quarta A dalla porta socchiusa. Eh, sì. Le piaceva spiare i suoi ragazzi. Coglierne le espressioni e catturarne i gesti. Così facendo aveva scoperto molte cose su di loro. Quel lunedì mattina di settembre c’erano proprio tutti.

A cominciare dalle gemelle Anna e Lisa: bastava pronunciare un unico nome, Annalisa, ed entrambe accorrevano. Quanto fiato risparmiato!

Dietro di loro, vicino alla finestra, c’era Francesco. Aveva una paura terribile dell’acqua. Al mare o in piscina il livello massimo delle sue immersioni era le ginocchia, convinto com’era che, ficcando la testa sott’acqua, quest’ultima sarebbe penetrata dalle orecchie nel cervello, con chissà quali conseguenze!

Cinzia, con la sua grande passione per il disegno, disegnava cuori in una pagina del suo diario.

E poi Caterina, che sognava a occhi aperti e viveva nel suo mondo pieno di colori. La maestra Giuditta si soffermò a guardare la dolcezza del suo sguardo.

Un urlo proveniente dall’aula la riportò alla realtà.

I ragazzi la salutarono in coro. Posò il registro sulla cattedra, ma dato che il brusio non accennava a diminuire, lanciò il solito fischio. Era il segnale dell’attenzione.

da G. Oliani, Alla ricerca della memoria perduta, ELI La Spiga

La nuova compagna

Quando l’ho vista entrare in aula, ho notato solo una bambina con i capelli neri, ed erano i capelli neri più lucidi che avessi mai visto.

– Vi presento la vostra nuova compagna – ha annunciato il maestro.

– Ciao – ha detto la bambina con un sorriso. Nessuno le ha risposto, solo io le ho rivolto un timido cenno per salutarla. Lei mi ha guardato e io, imbarazzato, ho subito abbassato lo sguardo.

– Mi chiamo Stella – ha aggiunto lei.

– Salutatela, bambini! – ha ordinato il maestro.

– Ciao, Stella! – abbiamo strillato tutti in coro.

Dopo aver salutato Stella, mi sono reso conto che l’unico banco libero in classe era quello vicino a me. Stavo seduto per conto mio, perché non riesco a non ripetere a voce alta tutto ciò che scrivo, il che fa perdere la concentrazione agli altri.

– Mi piace questo pianeta – ha detto Stella, e sia il maestro che noi siamo rimasti allibiti. Lei poi si è tappata la bocca con la mano e si è messa a ridere e la sua risata contagiosa si è attaccata prima al maestro e poi a tutti gli altri. Ne è nato un concerto di risate e singhiozzi.

Solo quando lei ha smesso di ridere (la sua era una risata musicale, un po’ cristallina) anche noi siamo riusciti a fermarci.

– Io sono Germàn – le ho comunicato con il mio solito fare goffo.

– Sì, lo so – ha detto lei.

Io mi sono sentito felice... la bambina più divertente del mondo era la mia nuova compagna di banco.

da R. Fuentes, Stella, Piemme

Comprendo le inferenze

• Completa la frase con una x

• La bambina dice “Mi piace questo pianeta” perché: si trovava su un altro pianeta.

nessuno aveva risposto al suo saluto.

è pieno di alieni.

Avresti dato un’altra risposta? Scrivila sotto.

Che tipo di testo è?

• Completa le definizioni di ciascun testo, scegliendo fra le seguenti parole: poetico • regolativo • narrativo • descrittivo • informativo

Ricottina

Quel giorno il sole sembrava troppo pigro per uscire fuori e Ricottina aveva dimenticato di indossare i guanti. Il freddo entrava nelle sue mani già così fragili e intorpidiva le sue bianche dita di ricotta. Ricottina era infatti molto delicata perché tutto in lei era fatto di ricotta. Le mani, la pancia, le gambe e i piedi. Anche il viso era di ricotta. Solo gli occhi si salvavano: due piccole nocciole scure e curiose che scrutavano il mondo dal basso.

da R. Mastruzzi, Quanti pasticci, Ricottina!, Einaudi Ragazzi

• È un testo perché spiega le caratteristiche di un personaggio, lo “fa vedere” attraverso le parole.

Un bambino che legge

Un bambino che legge si dimentica dei piedi, ha schegge di luce negli occhi ardenti. Un bambino che legge

è un bambino che va lontano senza che nessuno lo tenga per mano.

A. Petrosino

• È un testo perché è scritto in versi e utilizza le parole in modo originale.

Regolamento per strada

Usare sempre il marciapiede.

Se manca il marciapiede, camminare sulla sinistra all’interno della striscia bianca o gialla continua, oppure vicino al muro.

Attraversare sempre sulle strisce pedonali. Guardare bene prima a sinistra poi a destra. In presenza del semaforo, aspettare il verde per i pedoni.

Non distrarsi e non fermarsi a chiacchierare in mezzo alla strada. Non usare dispositivi elettronici, ma guardare sempre avanti a sé.

• È un testo perché indica regole di comportamento.

Un mondo di numeri

Provate a vivere un solo giorno senza numeri. Che anno è? Che ora è?

Quante dita ha la tua mano?

È impossibile vivere senza data, senza ora, senza peso, senza una distanza...

Quarantamila anni fa, il popolo che lasciava le impronte delle mani sulle pareti delle caverne sapeva già contare. Contava animali e persone, incidendo tacche su frammenti d’osso che sono arrivati fino a noi. I numeri, infatti, sono un modo pratico per dare un ordine alle cose e per esprimere grandezze e quantità. Il lampo di genio è stato dare un nome a ogni numero: “uno”, “due”, “tre”, “quattro” e così via. Poi - dopo qualche migliaio di anni - si è avuta l’idea di rappresentarli con dei simboli grafici che per noi oggi sono: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7... da L. Novelli, 100 lampi di genio, Editoriale Scienza

• È un testo perché fornisce informazioni su un argomento specifico.

Fuocomatto

Nel paese di Dragolandia era tutto pronto per la Gara di Sputafuoco. Fuocomatto era emozionato: per la prima volta poteva partecipare anche lui!

Così Fuocomatto ebbe un’idea: “Domanderò al nonno di seguire i miei allenamenti”.

Il giorno dopo iniziò l’addestramento; il nonno cominciò insegnando a Fuocomatto a gonfiare le guance e i polmoni. Poi preparò dei disegni per spiegargli tutti i suoi segreti.

Finalmente giunse il giorno della grande Gara di Sputafuoco. Quando fu il suo turno, si fece avanti, tirò un gran respiro, ricordò tutti i segreti che il nonno gli aveva insegnato e prese a soffiare fiamme e scintille blu, verdi, rosse e persino dorate.

Certo, i fuochi d’artificio di Fuocomatto non erano ancora perfetti, ma il draghetto pensò: “Tanto meglio! Così il nonno potrà aiutarmi ancora. E io, per molto tempo, mi godrò le sue storie e le sue coccole!”.

da A. Ossorio, Storie di streghe, lupi e dragolupi, Einaudi Ragazzi

• È un testo perché narra una storia.

IL TESTO NARRATIVO

Il piacere di leggere

Un passo alla volta si arriva lontano. Non farti spaventare dalla lunghezza di questa storia: ogni riga è una sorpresa che aspetta solo te. Buona lettura!

I calzini portafortuna

– Mamma, ho finito le calze! – ho gridato dal corridoio. Il mio cassetto dei calzini era completamente vuoto. Okay, non era completamente vuoto. C’erano dentro alcune cose, come un pezzo di liquirizia rossa avanzato da Halloween, un calzascarpe che abbiamo usato per incastrare i miei piedi in un paio di scarpe eleganti misura trentacinque per il matrimonio di mio cugino, e un mucchio di quelle palline di gomma multicolori che rimbalzano tantissimo.

In ogni caso, quello che intendevo dire è che nel cassetto non c’erano calze. Era un problema serio, perché mio nonno, Papà Pete, stava venendo per giocare a lanciarci la palla e questa è una cosa che non si può fare senza calze.

– Mamma! – ho urlato di nuovo. – Sono in emergenza calze! Mia madre ha infilato la testa in camera mia.

– Sono rimasto senza calze.

– Te ne sei appena accorto? – ha risposto mamma.

– No, me ne sono accorto ieri, che è il motivo per cui mi sono messo per due giorni di fila lo stesso paio.

– Tutte le tue calze sono nel bucato – ha detto mia madre.

– Mettine un paio nell’asciugatrice e saranno pronte in un attimo.

– Ho dieci anni, mamma. Non so come si mettono le cose nell’asciugatrice.

– È facile Hank – ha detto mio madre ridendo – Scendi in lavanderia e togli i vestiti di Emily dall’asciugatrice, mettili nel cesto e trasferisci i tuoi vestiti dalla lavatrice all’asciugatrice.

Ci sono quattro monete sul tavolo della cucina: mettile nella fessura, ci infili tutto quanto e, detto fatto, la macchina si

mette in moto. Tutto chiaro?

– Chiaro come il sole, mamma. Lavanderia, cesto, monete, fessura. Ci sono.

La lavanderia è nel seminterrato del palazzo dove abitiamo.

Io e i miei amici nel seminterrato abbiamo la sede del nostro circolo, poche porte più in là della lavanderia. Sono molto fortunato perché sia Frankie sia l’altra mia migliore amica,

Ashley Wong, abitano proprio nel mio palazzo. Ho portato Cheerio, il nostro bassotto matto, nel seminterrato insieme

a me. Non perché avessi paura o altro. Avete capito, no, solo per tenermi compagnia. Può essere molto buffo quando incomincia a rincorrere la sua coda.

Ho guardato l’ora. Papà Pete sarebbe arrivato dopo dieci minuti, quindi dovevo sbrigarmi. Sono uscito dall’ascensore e ho seguito il profumo di detersivo fino alla lavanderia.

Sono entrato e ho trovato tante macchine, che aspettavano solo me.

Che cosa aveva detto mia madre? Togli i vestiti di tua sorella Emily dall’asciugatrice. Fatto.

Mettili nel cesto bianco di plastica e trasferisci i tuoi dalla lavatrice all’asciugatrice. Fatto.

Mi sono ricordato le monete per la macchina?

Sì, ben fatto Hank.

Ero piuttosto orgoglioso di essermi ricordato di tutto quello che mia madre mi aveva detto di fare.

H. Winkler, L. Oliver, Hank Zipzer e i calzini portarfortuna, Uovonero

Hank si è ricordato davvero tutto?

IL RACCONTO REALISTICO

• Audio

• Videomappe

• Contenuti digitali

Il racconto realistico è un testo narrativo che racconta storie diverse. Possono essere storie realmente accadute o verosimili, cioè inventate ma che potrebbero accadere nella realtà.

Un nuovo amico... anzi due!

Oliver si era appena trasferito in una grande città.

“Mi mancano i miei amici” pensava sospirando.

Una mattina vide un piccolo cane bagnato, bianco come una palla di neve, che trascinava un guinzaglio rosso.

Sulla medaglietta appesa al collare c’era scritto «Pat». Oliver si guardò intorno. Non c’era nessuno in cerca di un cane...

– Ti sei perso? – gli disse Oliver – Vieni con me.

Oliver e Pat passarono la giornata insieme, si divertirono e impararono a conoscersi. Per la prima volta da quando viveva in città Oliver era felice. Ma verso sera Pat si rattristò.

Oliver capì qual era la cosa giusta da fare. Il giorno dopo scrisse dei volantini sperando dentro di sé che nessuno li vedesse. Attaccò i fogli ai lampioni e chiese in giro se qualcuno conoscesse Pat. Nessuno rispose all’annuncio.

Una mattina Oliver e Pat stavano passeggiando quando Pat corse via abbaiando. Oliver lo inseguì e lo trovò in un giardinetto dove una bambina se ne stava triste e sola.

– Ciao! – disse la bambina abbracciando Pat – Io mi chiamo

Ruby. Sei tu che hai badato al mio cane?

– Sì – disse Oliver – è un cane meraviglioso, mi mancherà!

Un giorno potreste venire a trovarmi?

– Ma certo! – esclamò Ruby – Anzi, perché non andiamo insieme da qualche parte adesso?

– Arf! Arf ! – abbaiò Pat. Oliver e Ruby sorrisero. Oliver capì che non aveva perso un amico... ma ne aveva trovati due!

da C. Freedman, K. Hindley, Oliver e Pat, Nord-Sud Edizioni

1 Indica con una x il completamento corretto.

• Il protagonista della storia è Pat. Oliver. Ruby.

• I personaggi secondari sono Oliver e Ruby. Oliver e Pat. Ruby e Pat.

• La storia si svolge in un tempo presente. passato.

2 Elimina l’intruso tra i luoghi del racconto.

grande città casa stazione giardinetti

3 Completa le frasi per ricostruire i fatti.

• Una mattina Oliver trovò un piccolo

......................................; sulla medaglietta del collare c’era scritto il nome: .................................................

• Oliver e Pat passarono tutta la ..................................... insieme: Oliver era ................................. Ma la sera Pat divenne .................................................

• Il giorno dopo Oliver scrisse dei ................................. e li attaccò ai lampioni, ma nessuno rispose all’...................................................................................

• Una mattina, in un giardinetto, Oliver ritrovò ................................. tra le braccia di Ruby.

4 Cerchia il completamento corretto.

• La storia che hai appena letto è narrata in prima persona / terza persona.

PERSONAGGI

Sono realistici: persone, animali, oggetti. Il personaggio più importante è il o la protagonista, gli altri sono personaggi secondari.

TEMPO

La storia si svolge nel presente o nel passato, in un tempo precisato oppure non ben definito.

LUOGHI

Sono realistici e ben precisati.

Sono narrate vicende accadute veramente o verosimili. FATTI

La storia può essere narrata:

• in prima persona, quando il narratore è interno, cioè è un personaggio della storia;

• in terza persona, quando il narratore è esterno alla storia.

CHI NARRA

LA STRUTTURA

In un racconto l’insieme dei fatti narrati costituisce la trama, che è formata da tre parti fondamentali.

• L’INIZIO presenta i personaggi, il tempo, il luogo e il fatto che dà avvio alla storia.

• Lo SVOLGIMENTO narra i fatti che mandano avanti la vicenda.

• La CONCLUSIONE racconta come finisce la storia.

Gelatina: sostanza che ha consistenza molle.

La pozzanghera gigante

Dopo il forte temporale della domenica, quel lunedì era una giornata bellissima. A scuola, tutte le classi erano in giardino.

Tutti i miei amici correvano e si scatenavano. Io, come al solito, avevo una camicia, bianca con le righe azzurre.

Stavo per andare a prendere il tè, quando arrivarono Letizia e Cristiano:

– Corri a vedere che cosa abbiamo trovato!

Andai con loro: sono i miei migliori amici e due tipi in gamba.

Se dicevano di aver trovato qualcosa d’interessante, sapevo per certo che sarebbe piaciuto anche a me. E avevo ragione! Dietro l’edificio della palestra c’era la pozzanghera più grande che avessi mai visto e, sulla superficie, galleggiava della roba verdastra e densa come gelatina Letizia si abbassò e la toccò con la mano:

– Senti anche tu: è viscidissima!

Mi accovacciai, ma non osai allungare la mano.

– Hai paura, Gregorio? – mi chiese Cristiano.

– No, mi fa solo un po’ schifo! – risposi tranquillo.

– A volte, però, sei un po’ noiosetto! – disse Letizia. Non mi offesi, ma ci rimasi male:

– E che ci posso fare? – chiesi.

– Seguire i nostri consigli e provare a fare cose divertenti! –andò dritto al sodo Cristiano.

– Noi ti possiamo dare qualche consiglio, come fa la maestra quando ci insegna a studiare – aggiunse Letizia.

Fu la lezione più divertente della mia vita. Seguii il loro consiglio, osservai la pozzanghera e mi concentrai per farmi venire in mente la cosa più divertente che potessi fare:

Ci salto dentro con le scarpe!

– Bravo! È un’ottima idea! Adesso fallo! – m’incoraggiò

Cristiano.

Chiusi gli occhi e spiccai un balzo. Sollevai un’onda come fa un motoscafo in mezzo a un lago. Sentii il rumore dell’acqua che si sollevava e ricadeva a terra e gli urletti di gioia dei miei amici, che cercavano di evitare gli schizzi.

Quando riaprii gli occhi, vidi che la mia camicia era miracolosamente ancora pulita e tirai un sospiro di sollievo. Feci un paio di passi su e giù nell’acqua melmosa. Le scarpe si stavano inzuppando. Lo ammetto: fu bellissimo.

– Adesso basta, altrimenti prenderai un raffreddore –esclamarono Letizia e Cristiano in coro.

Diciamo che questa esperienza è stata proprio forte.

Un punto a favore dei miei amici! Ora mi sento diverso, meno perfettino e più bambino!

da A. Strada, Il bambino perfetto, Giunti

Analizzo

Comprendo

• Rispondi alle domande sul quaderno.

1. Chi sono Letizia e Cristiano?

2. Quale consiglio danno a Gregorio?

3. Qual è la cosa più divertente che viene in mente a Gregorio da fare nella pozzanghera?

4. Quando la fa, si diverte davvero?

• Colora le barre a lato del testo come indicato: INIZIO - SVOLGIMENTO - CONCLUSIONE.

• Indica con una x in quale parte del racconto sono presentati i seguenti elementi.

INIZIO SVOLGIMENTO CONCLUSIONE

Il luogo in cui si svolgono i fatti.

Il tempo in cui si svolgono i fatti.

Il protagonista della storia.

I consigli di Letizia e Cristiano.

Il salto nella pozzanghera.

Il pensiero finale del protagonista.

• Cerchia il completamento corretto.

Il narratore è interno / esterno alla storia. Si capisce perché la vicenda è narrata in prima persona / terza persona

LE SEQUENZE

Un racconto può essere diviso in sequenze, cioè in parti più piccole. Il passaggio da una sequenza all’altra è sempre segnalato da un cambiamento:

• entra in scena un nuovo personaggio;

• varia il luogo o il tempo (possono anche variare entrambi);

• avviene un fatto nuovo;

• inizia un dialogo, una descrizione o una riflessione

La casa del nonno

Il nonno non era stato un bambino di città, nemmeno un adulto di città e non era un nonno di città. Era venuto a vivere da noi soltanto da tre anni, perché per conto suo nella casa in collina non ce la faceva più.

Era un nonno vecchio, rispetto a quelli dei miei amici, e non aveva pazienza coi bambini piccoli:

– Mai stato il tipo che si mette seduto per terra a giocare –diceva la mamma per scusarlo.

Non aveva pazienza nemmeno con i nipoti grandi, veramente. Da quando era venuto a vivere da noi, nella stanza dei giochi che avevo svuotato e rimesso in ordine per lui, ci evitavamo con molta cura.

Una mattina la mamma e il papà hanno preso un taxi per i Caraibi. Insomma, per l’aeroporto che li avrebbe portati ai Caraibi. Dalla finestra ho guardato il taxi partire. Il nonno era alle mie spalle e stranamente mi aveva posato una mano sulla spalla.

Il taxi è sparito e lui ha detto:

– Spicciati. Il nostro arriva tra mezz’ora.

– Il nostro cosa?

– Il taxi, no? Non vorrai che restiamo qui come due cucù mentre quelli si divertono. Dai, fila, prepara lo zaino. Poche cose, ma le più pesanti che hai. Andiamo a casa.

1a sequenza

Dà avvio alla storia con la presentazione del nonno.

2a sequenza

Cambia il tempo ed entrano in scena nuovi personaggi.

3a sequenza

dialogo.

Inizia un dialogo.

Siamo arrivati che era buio. Siamo rimasti lì fuori, io e il nonno, coi nostri zaini ai piedi. Le luci erano accese e si sentiva l’odore del fuoco di legna. Io l’ho guardato strano. Lui mi ha guardato strano.

– Tranquillo, non sono i fantasmi. Ho chiesto a Pina se veniva su a dare una sistemata. Era il suo segreto. Una casa che era rimasta viva anche se nessuno ci abitava.

Ho pensato a come doveva sentirsi il nonno, chiuso nella mia ex stanza dei giochi con la tappezzeria ad astronavi, a guardare il soffitto con le stelle finte che brillano nel buio, quando lui di cielo vero, prima, poteva averne quanto voleva. da B. Masini, Orme nella neve, Einaudi Ragazzi

Analizzo

• Scrivi a fianco di ciascuna frase quale sequenza riassume.

• I genitori partono per i Caraibi.

• La casa è accogliente anche se nessuno ci abita più.

• Il nonno ha poca pazienza con i bambini.

• Il nonno e il nipote vanno nella casa in collina.

• Il bambino pensa a come può sentirsi il nonno in città.

4a sequenza

Cambiano il tempo e il luogo. Riflessioni del protagonista.

5a sequenza

L’ORDINE DELLA NARRAZIONE

Una storia può essere raccontata secondo due tecniche narrative:

• la fabula, se i fatti sono narrati seguendo l’ordine cronologico in cui sono avvenuti;

• l’intreccio, se gli eventi sono narrati con salti indietro nel tempo (flashback).

Una dolce riconciliazione

Una mattina, quando mi sono svegliata, ero di cattivo umore. Non era per niente una bella giornata. Pioveva e tirava vento e non si poteva uscire. In più avevo litigato con Britta e Anna.

La sera prima avevamo giocato a campana e a un certo punto Britta e Anna avevano detto che avevo pestato la riga quando io non l’avevo pestata per niente. E allora io me n’ero andata a casa, ma loro due avevano continuato a giocare per un pezzo. Io le guardavo da dietro la tenda della nostra cucina, stando ben attenta a non farmi vedere. E intanto pensavo che non volevo mai più giocare con loro.

– Uffa, mamma, che noia – ho detto.

– Davvero, Lisa? – ha risposto lei – A me non sembra.

– Sì, perché piove sempre – ho aggiunto – non so cosa fare. – Se fossi in te, prenderei e farei una bella torta.

La mamma l’ha detto proprio come se fosse convinta che fossi capace di fare una torta. Solo che io non ero capace o almeno non ci avevo mai provato. E invece, pensa, ho fatto una torta tutta da sola ed è venuta anche buona! Anche se è stata la mamma a dirmi come fare, si capisce. Poi mi è venuta un’idea. Britta e Anna erano state ingiuste, ma ho pensato che magari potevo perdonarle e invitarle a mangiare la mia torta. Io, Britta e Anna ci spediamo sempre delle lettere in una scatola che va avanti e indietro su un filo teso dalla loro camera alla mia. Così ho scritto una lettera e l’ho messa nella scatola e poi ho fischiato come facciamo di solito per avvertire che abbiamo spedito qualcosa. Nella lettera avevo scritto così:

«Dato che per puro caso ho appena fatto una torta, mi chiedevo se volete venire ad assaggiarne una fettina».

Prima che fossero passati due minuti eccole arrivare di corsa. Non riuscivano a credere che avessi preparato una torta così bella tutta da sola. Io però ho detto:

– Non è mica così difficile! Ci riuscirebbe chiunque. Ci siamo messe in camera mia e abbiamo bevuto sciroppo di frutta e mangiato la torta. Britta e Anna non vedevano l’ora di preparare una torta anche loro. da A. Lindgren, Il libro di Bullerby, Salani

Comprendo le parole

• Cerchia il completamento corretto.

• L’espressione sottolineata nel testo fa capire che le amiche arrivano subito / più tardi

Analizzo

• Individua le sequenze. Leggi i titoli e colora la barra di fianco al testo con i colori corrispondenti. Segui l’esempio.

• Un brutto risveglio • Il consiglio della mamma

• Una torta fantastica • Il perdono • L’invito

• Un litigio tra amiche • La merenda insieme

• Rifletti sulla sequenza riquadrata. Scrivi:

PRIMA, se riferisce qualcosa che è successo in precedenza; DOPO, se accenna a fatti che accadranno in seguito.

Poi segna con una x.

• I fatti sono narrati: in ordine cronologico. con un salto indietro nel tempo.

• La tecnica narrativa usata è: la fabula. il flashback.

Che disordine!

Sono prigioniera di una signora molto arrabbiata. La signora molto arrabbiata è mia madre e la cosa che l’ha fatta infuriare è il disordine che ha trovato in camera mia. O meglio, il disordine è una delle ragioni. L’altra ragione è una nota della mia maestra: «Ambra non sta lavorando al meglio delle sue capacità». Così la mamma mi ha costretto a pulire e riordinare la mia camera. Possibile che la mamma non capisca che il giorno in cui la mia stanza sarà davvero ordinata non sarò più capace di trovare niente? Io ho orrore dell’ordine: soprattutto del troppo ordine. Suona il telefono. Mi precipito a rispondere. Arriva prima la mamma. Alza il ricevitore e rimane in ascolto. – Mi dispiace, Brenda – dice – Ambra non può venire al telefono.

– Mamma! – protesto tirandola per la manica. La mamma punta il dito verso la mia camera.

– Sai quello che devi fare… Non sto scherzando. Prima di fare qualunque altra cosa, devi finire di pulire e riordinare la tua camera!

Pestando i piedi, torno in camera mia. Mi muovo per la stanza continuando a pestare i piedi e intanto raccolgo dentro grandi sacchi della spazzatura tutto quello che trovo a terra. Quando ho finito, apro l’armadio e ci infilo i sacchi.

Poi passo in rassegna le cose più importanti sullo scaffale della libreria: la palla di chewing-gum che io e Mattia abbiamo costruito mettendo insieme tutte le nostre cicche masticate e l’album ricordo del viaggio a Londra che ho fatto con zia Pam (ci tengo dentro anche una crosta di varicella, per ricordarmi che ho dovuto passare a letto buona parte del mio soggiorno in quella città).

Riesco a fare stare tutte quelle cose dentro il cassetto. Mi infilo sotto le coperte e, da dentro, rifaccio il letto. Tiro su le lenzuola, la trapunta e il copriletto, poi scivolo fuori e spiano tutto per bene. Finalmente libera! Ce l’ho fatta. La mia camera ha passato l’ispezione. Per fortuna alla mamma non è venuto in mente di aprire armadi o cassetti. Altrimenti adesso sarei ancora lì a mettere in ordine, invece di essere sulla macchina che mi sta portando al pigiama party a casa di Brenda.

da P. Danziger, Ambra Chiaro fa a modo suo, Piemme

1 Cerchia la protagonista della storia. Cancella con una barra il personaggio intruso.

2 Rispondi con una x.

• In quale luogo si svolge la storia?

• Come è lo stato d’animo della mamma?

3 Collega ogni parola colorata nel testo al significato giusto. capacità mi precipito ispezione controllo attento bravura mi sposto velocemente

Biagio viene a casa mia ogni sabato. Arriva alle quindici precise e si ferma fino a sera a mangiare la pizza.

Ce ne stiamo chiusi giù nel mio laboratorio (vicino alla cantina), così possiamo andare avanti con la nostra storia. È una storia di paura a fumetti. Siamo entrambi bravi a disegnare. Un po’ meno a scrivere. Ma in due è più facile, perché ci sono quattro occhi che controllano se qualcosa non va.

Finora sono trentasette pagine a matita. Le prime nove le abbiamo anche colorate e mi sembra che siano venute bene. Usiamo soprattutto il nero, il blu notte e il giallo per la luce. Teniamo pronto il rosso, ma non siamo ancora arrivati al punto più pauroso: stiamo preparando l’atmosfera perché faccia proprio un grandioso spavento. Certe volte, mentre ne parliamo, ci mettiamo paura da soli e allora ci guardiamo intorno, pensando che qualcuno sta per entrare nella stanza.

L’unico che entra è papà che viene a prendere le cose dalla lavatrice per stenderle ad asciugare.

– Tutto a posto, ragazzi? – dice puntualmente, ma si capisce che ha la testa nei suoi pensieri.

– Sì, sì, grazie – rispondiamo noi tagliando corto perché vogliamo solo essere lasciati in pace.

E abbiamo ancora il cuore in gola per la porta che si è spalancata all’improvviso. Papà infatti non bussa mai.

da C. Bellemo, Il ragno, Feltrinelli

Parlo di me

• I due amici nel tempo libero si divertono a disegnare una storia a fumetti. Che cosa ti diverte fare con i tuoi amici e le tue amiche? Racconta.

Analizzo

• Quale titolo daresti al brano? Scrivilo sui puntini e spiega la tua scelta sul quaderno.

• Indica con una x quale immagine, secondo te, rappresenta l’argomento generale del testo.

• Secondo te, l’immagine che hai scelto rappresenta bene il contenuto o avresti scelto un’altra immagine ancora? Quale? Descrivila.

Comprendo Analizzo

• Completa.

• I protagonisti del racconto sono e

• Il personaggio secondario è

• La storia è narrata in quindi il narratore è

Comprendo

• Rispondi alle domande sul quaderno.

1. Dove si svolge il racconto?

2. Che cosa decidono di fare i due protagonisti dopo la merenda?

3. Perché Agenore si toglie gli occhiali?

4. Come finisce il racconto?

Quanti guai!

Volevo uscire per andare a giocare con i miei compagni, ma la mamma mi ha detto di no perché ero invitato a merenda da Agenore, che è molto educato e gentile.

– Non fare quella faccia – ha detto la mamma – vedrai come ti divertirai con Agenore!

È stata la mamma di Agenore ad aprirci la porta.

– Agenore, presto, vieni, il tuo amico Nicolino è arrivato!

– Glielo affido – ha detto la mamma – spero che non combini troppi guai! Verrò a prenderlo alle sei!

Abbiamo fatto merenda. Poi la mamma di Agenore ci ha detto di andare a giocare, da bravi.

Nella sua camera, Agenore ha cominciato a tirare fuori un sacco di libri di geografia, di scienze, d’aritmetica e mi ha proposto di leggere e di fare dei problemi per passare il tempo. Mi ha detto che c’erano dei problemi spassosi con i rubinetti che versano acqua in una vasca da bagno senza tappo che si svuota e si riempie contemporaneamente. Era una buona idea, ho chiesto ad Agenore di poter vedere la vasca da bagno, poi gli ho detto che avremmo potuto riempirla e giocare alla flotta. La vasca si è riempita in fretta, fino all’orlo. Ma Agenore era seccatissimo, perché non c’erano le navi per giocare. Mi ha spiegato che aveva pochissimi giocattoli, aveva soprattutto libri. Fortunatamente io so fare le barche di carta, così abbiamo preso i fogli del libro di aritmetica.

Ci siamo divertiti moltissimo. Agenore faceva le onde mettendo le braccia nell’acqua. Peccato che non si sia tolto l’orologio da polso che ora segna le quattro e venti e non si muove più.

A un certo momento, non so come mai, ne abbiamo avuto abbastanza. Siamo tornati nella camera di Agenore e allora mi ha mostrato il mappamondo. È una grossa palla sulla quale sono stati dipinti dei mari e delle terre. Agenore mi ha spiegato che serviva a imparare la geografia e mi ha detto che si poteva svitare

il mappamondo dal suo sostegno; allora ecco che diventava davvero una grossa palla. Credo di essere stato io ad avere l’idea di giocarci.

Stavamo divertendoci a lanciarci il mappamondo. Agenore aveva tolto gli occhiali poiché non voleva correre il rischio di romperli e senza occhiali non ci vede bene. Così non è riuscito ad acchiappare il mappamondo che è andato a colpire, dalla parte dell’Australia, lo specchio, che si è rotto. Agenore, arrabbiatissimo, si è rimesso gli occhiali. Abbiamo messo il mappamondo al suo posto e abbiamo deciso di fare attenzione.

Poi la mamma di Agenore è entrata. Per un attimo non ha detto niente, poi si è messa a gridare. Quindi ci ha presi per mano, per portarci nel bagno a riordinarci. Ma quando ha visto il bagno! È uscita di corsa, dicendo che andava a telefonare alla mia mamma di venire a prendermi subito. La mamma è arrivata e mi ha portato a casa subito, dicendo che potevo essere orgoglioso della bella figura che avevo fatto.

da J.J. Sempé, R. Goscinny, Le avventure di Nicolino, ERI

Parlo di me

• Anche tu qualche volta hai provato vergogna per un guaio che hai combinato? Dov’è successo? Con chi eri? Che cosa è successo? Racconta.

Grammatica

• Utilizza le parole legame per collegare le frasi in modo corretto, scegliendo tra: poi • così • perché • a un certo momento • poiché Nicolino non poteva andare a giocare con i suoi compagni ................................................. era stato invitato a merenda da Agenore. I bambini hanno fatto merenda, la mamma ha detto loro di andare a giocare. Nicolino era bravo a costruire le barche di carta, hanno preso i fogli dal libro di aritmetica. i bambini si sono stancati e sono tornati in camera. Agenore ha tolto gli occhiali per giocare non voleva romperli.

Comprendo le inferenze

• Sottolinea le affermazioni false, poi riscrivile sul quaderno rendendole vere.

• Sulla riva del mare c’è una balena spiaggiata.

• Le balene che sono al largo non sono in pericolo.

• Il Migratore, la ragazza e Daniel riescono a spingere la balena in acqua.

• Più di cento persone dell’isola impediscono alle balene di avvicinarsi.

• Gli altri abitanti dell’isola trascinano la balena in mare con la sola forza delle braccia.

• Rileggi la frase sottolineata nel testo, poi spiega sul quaderno con parole tue perché “era tutto inutile”.

Una balena in difficoltà

Mentre correvamo sulla sabbia, abbiamo visto una lunga sagoma nera in riva al mare e il nostro amico, il Migratore, che cercava di rovesciarla.

Era una balena spiaggiata.

– Grazie al cielo che siete arrivati voi. È tutta la notte che provo a farla rotolare in mare, ma è troppo pesante per me! Le altre saranno al largo – e ha guardato verso il mare aperto – pensano di poterla aiutare, ma non è vero, quindi dobbiamo rimetterla in acqua prima che arrivino, altrimenti finiscono sulla spiaggia anche loro. Dobbiamo fare in fretta. Subito, confusa e ammutolita, ho iniziato a spingere, a scavare, con Daniel e il Migratore. Ma era tutto inutile.

Poi è successo quasi un miracolo: sono arrivati gli abitanti dell’isola e, sotto la guida del padre di Daniel e della mia mamma, hanno lavorato freneticamente alla grande impresa. Cento e più persone avanzavano nell’acqua per far sì che le balene non si avvicinassero. Fischiavano, gridavano, mentre dietro di loro cominciava l’operazione di salvataggio. Hanno scavato un canale profondo, hanno fatto rotolare la balena sotto una grande vela e, con la forza di un cavallo e di un asino, l’hanno trascinata di nuovo in mare, sana e salva.

M. Morpurgo, L’isola delle balene, Editrice Il Castoro

Imparare giocando

– Stamattina ho fatto matematica – dice Alice.

– Ti sei annoiata? – le chiede il papà, perché a lui i numeri non sono mai piaciuti.

– Mi sono divertita tantissimo! – risponde Alice e racconta –Avevamo appena preso il quaderno coi quadretti quando... Toc! Toc! Qualcuno bussa alla porta. “Avanti” dice la maestra.

La porta si apre ed entra un clown. “È qui che si fa matematica?” ci ha chiesto. “È proprio qui” abbiamo risposto. Ha tirato fuori tante palle colorate e si è messo a lanciarle e a riprenderle. “Quante sono?” ci ha chiesto. “Sono sette” ha detto Paolo. Poi ha tirato fuori dalle tasche altre palle colorate e le ha distribuite. “Adesso lanciatele voi” ha detto e ci ha insegnato come si fa. Io riesco a lanciarne due, Giulia tre e la maestra Ursula, che è grande, quattro. Tu quante ne lanci?

– Neanche una! – le risponde il papà – Ai miei tempi a scuola c’erano altri sistemi per imparare la matematica.

– Quali sistemi, papà? – chiede Alice – Secondo me, non ci sono modi migliori dei giochi e delle sorprese che inventa ogni giorno la maestra Ursula per imparare.

da M. Vago, La scuola delle sorprese, Piemme

Comprendo le inferenze

• Ricava un’informazione implicita nel testo: Alice quando racconta al papà la lezione con il clown?

Il giorno dopo.

Il pomeriggio dello stesso giorno.

Durante la lezione.

Sottolinea l’informazione esplicita che te lo ha fatto capire.

• Segna con una x qual è l’argomento generale del testo.

Una normale lezione di matematica.

Una noiosa lezione di matematica.

Una divertente lezione di matematica.

Parlo di me

• Anche tu, come Alice, pensi che il gioco sia il modo migliore per imparare? Motiva la tua risposta.

Comprendo

• Sottolinea nel testo le risposte: segui i colori.

Com’era da piccola la protagonista del racconto?

Che cosa non riusciva a fare?

Qual era la sua passione?

Comprendo le parole

• Scegli con una x la frase che può sostituire l’espressione sottolineata nel testo.

• “Non sapeva dove mettere le mani e il naso”: non sapeva che cosa prendere. non conosceva mani e naso. non sapeva come comportarsi. non sapeva dove andare.

• Scrivi tu il significato dell’espressione sottolineata nel testo: “immergendomi nei libri come in un’acqua amica e benigna”

Avevo paura di tutto

Quando avevo la tua età ero una bambina timidissima e impacciata che non sapeva dove mettere le mani e il naso Avevo paura di tutto e di tutti e mi rintanavo negli angoli per non farmi vedere.

Non so se sai cosa sia la timidezza, mi sembra che i bambini di oggi siano molto più sicuri di sé. Io certo non conoscevo nessuna sicurezza e ancora oggi soffro di una certa timidezza, che è il ricordo di quell’altra molto più lontana e terribile. Alla tua età non riuscivo a entrare in un negozio con disinvoltura: cominciavo subito a balbettare con il commesso. Allora prendevo il coraggio a due mani e per mostrare che non ero del tutto sprovveduta compravo la prima cosa che mi capitava tra le mani. Così mi capitava spesso di tornare a casa con borse piene di oggetti inutili.

La mia passione erano i libri. Leggendo dimenticavo il mio forte sentimento di inadeguatezza. Sai cosa vuol dire inadeguatezza? Ti è mai capitato di sentirti fuori posto? Ecco, il sentimento di inadeguatezza significa sentirsi fuori posto, fuori tempo, fuori parte. Come se stessi lì nel luogo in cui sei senza permesso, senza ragione, senza libertà. Allora ti guardi i piedi e pensi: speriamo che non mi notino, perché se mi vedono, mi cacciano.

Ho sempre avuto l’impressione che da un momento all’altro potesse sbucare dal nulla una figura gigantesca che col dito puntato mi dice: “Chi ti ha dato il permesso di stare lì dove stai? Chi ti ha chiamata? Cosa vuoi?” E io non so assolutamente cosa rispondere, mi sento gravemente in colpa di stare nel posto dove mi trovo, a fare quello che sto facendo.

Quando leggevo no, non mi sentivo fuori posto. Leggevo fino a sfinirmi, immergendomi nei libri come in un’acqua amica e benigna

da D. Maraini, Quando avevo la tua età, Bompiani

Un nuovo arrivo

In biblioteca entrò don Mimmo e disse che era appena arrivato un altro gommone.

– È pieno fino all’orlo! E sono proprio messi male!

Io e Khalid ci alzammo di scatto e seguimmo don Mimmo fino al molo, correndo.

C’era un sacco di gente che aspettava a terra per dare una mano. C’erano tanti che si tuffavano in acqua per agguantare il gommone ormai vicino, prima che quello finisse sugli scogli. Alla fine in due lo afferrarono per la fune che faceva da corrimano e lo guidarono verso il molo.

Nel gommone gli uomini stavano seduti tutt’intorno sui tubolari e le donne e i bambini invece stavano seduti in centro, sul fondo. A bordo gli scafisti avevano caricato le taniche di benzina, come sempre, e le avevano rabboccate e la benzina spesso cadeva fuori dalle taniche e si depositava sul fondo del gommone, si mescolava all’acqua salata. Per un po’ alle donne e ai bambini quella benzina mista ad acqua faceva quasi bene, perché era tiepida e scaldava. Ma poco a poco, durante il viaggio, cuoceva loro la pelle dei piedi e delle gambe e faceva male. Così quelle donne e quei bambini scesero dal gommone camminando piano, senza più forze, pieni di dolori.

Poi il dottor Pietro li portò all’ambulatorio, lavò le ferite e le bendò con la garza piano piano. Io aiutai il dottore come potevo. Gli passavo il disinfettante, le garze, le forbici.

Facevo tutto quello che chiedeva. Guardavo e volevo fare il coraggioso come il dottore, come don Mimmo, come Khalid e come quelli della capitaneria di porto, ma le mani mi tremavano e gli occhi mi piangevano da soli, per conto loro.

da A. Ferrara, Casa Lampedusa, Einaudi Ragazzi

Scafisti: coloro che trasportano in modo illegale le persone con un’imbarcazione.

Comprendo

• Rispondi sul quaderno.

1. Qual è l’argomento generale del brano?

2. Com’erano sedute le persone sulla barca?

3. Perché donne e bambini camminavano piano?

4. Perché al protagonista “gli occhi piangevano da soli”?

Grammatica

• Riconosci quali parole sostituiscono i pronomi sottolineati nel testo e scrivile a fianco. Rileggi con attenzione le frasi in cui sono inseriti.

• quello • lo

• le

• loro

• li

• gli

Parlo di me

• Hai mai riflettuto sui motivi che spingono tante persone ad abbandonare la propria terra? Confrontati con il resto della classe con l’aiuto dell’insegnante.

La storia di Enaiat

Mi chiamo Enaiatollah Akbari. Sono nato nella provincia di Ghazni, in Afghanistan. Il mio paese era un posto bellissimo. La frutta nasceva sugli alberi, il cielo era pieno di stelle.

Un giorno, quando avevo circa otto anni, mio padre ha perso la vita. Con un grosso camion stava trasportando, dall’Iran all’Afghanistan, un carico di merce che un ricco signore voleva vendere nei suoi negozi. Quel ricco signore aveva obbligato mio padre a lavorare per lui Aveva detto: “Se tu non vai in Iran a prendere quella merce per noi, noi uccidiamo la tua famiglia. Se tu scappi con la merce, noi uccidiamo la tua famiglia. Se quando arrivi manca della merce o è rovinata, noi uccidiamo la tua famiglia”. Insomma, qualunque cosa fosse andata male: “Noi uccidiamo la tua famiglia”.

Ed è successo. È successo che, durante uno di quei viaggi, dei banditi hanno assalito il camion su cui viaggiava mio padre. Quando il ricco signore ha saputo che mio padre era morto e la sua merce era stata rubata, è andato da mia madre e le ha detto che, siccome mio padre non era stato in grado di difendere la sua merce, io dovevo andare a lavorare a casa sua, come schiavo, per ripagarlo del danno.

Lei ha risposto che non lo avrebbe permesso: mai, mai e mai. Ma da quel giorno ha vissuto con la paura addosso. Ha perfino scavato una buca, dentro la quale avrei dovuto nascondermi in caso fossero venuti di notte per portarmi via. Ma il tempo passava. E tutti i bambini crescono. Un giorno mia madre si è accorta che io, nella buca, non ci entravo più. Così, una sera, l’ho trovata ad attendermi sulla porta. Ha detto:

– Preparati, Enaiat. Dobbiamo partire.

– Per andare dove?

– Via! – ha detto lei guardandomi negli occhi – Via dall’Afghanistan. da F. Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, Baldini+Castoldi

Comprendo le inferenze

• Sottolinea le affermazioni false, poi riscrivile rendendole vere.

• Il protagonista si chiama Enaiatollah Akbari ed è nato in Afghanistan.

• Enaiat pensa che il suo paese sia un posto bruttissimo, perché non ci sono alberi da frutto, né le stelle in cielo.

• Quando ha dieci anni, Enaiat perde il padre.

• Un giorno, durante uno dei viaggi dall’Iran all’Afghanistan, il camion del padre di Enaiat viene assalito dai banditi.

• Enaiat sarebbe dovuto andare a lavorare come schiavo.

• La mamma di Enaiat scava una buca per nascondere la merce.

• Una sera la madre dice al figlio che devono partire.

• Enaiat e sua madre lasciano l’Afghanistan.

• Segna con una x il completamento corretto.

• La mamma decide di andare via dall’Afghanistan: perché vuole viaggiare insieme a Enaiat. perché è l’unico modo per salvare Enaiat. perché è passato tanto tempo. perché ha molta paura.

• Enaiat avrebbe dovuto lavorare come schiavo: perché non aveva soldi per viaggiare. perché non voleva andare a scuola. perché lo voleva la mamma. perché doveva ripagare un danno.

• Riconosci quali parole sostituiscono i pronomi evidenziati nel testo e scrivile a fianco. Rileggi con attenzione le frasi in cui sono inseriti.

• lui • lo

• le • lei Grammatica

Tocca a me! Ripasso con la mappa

• Ricordi le caratteristiche del racconto realistico? Completa la mappa con le parole date. cronologico • passato • verosimili • protagonista • definiti • flashback • inizio

IL RACCONTO REALISTICO

Personaggi

Il personaggio principale del racconto è il o la , gli altri sono personaggi secondari.

Tempo Luoghi

La storia si svolge nel presente o nel

I luoghi in cui si svolgono i fatti sono realistici e ben

Fatti

Vengono narrate vicende vissute realmente o

Struttura e ordine narrativo

• Il racconto è formato da tre parti: , svolgimento e conclusione.

• La storia è narrata in prima persona o in terza persona.

• Fabula: i fatti sono narrati in ordine

• Intreccio: i fatti sono narrati facendo salti indietro nel tempo (......................................).

RIFLETTO

• Ripensa ai brani realistici che hai letto fino a ora: quale storia ti ha colpito di più?

Scrivi il titolo e il numero di pagina:

• Perché?

Tocca a me!

Dal Preside

La bidella era venuta a chiamarlo in classe.

– Dimasi dal Preside!

Giovanni passò mentalmente in rassegna quanto era avvenuto negli ultimi giorni. Che si ricordasse, non era successo niente di particolarmente grave, ma non si poteva mai sapere, per cui bussò alla porta della presidenza con un po’ di preoccupazione addosso. Si era tranquillizzato subito. Dentro c’era l’insegnante di italiano con un raggiante sorriso stampato in volto. Il preside, appena lui era entrato, si era alzato e gli era andato incontro porgendogli la mano.

– Complimenti… – aveva detto e aveva cominciato a parlare. Non si ricordava neanche più di aver partecipato, a inizio anno scolastico, a un concorso che richiedeva di elaborare un tema riguardante l’archeologia. Lui aveva inventato, quasi per gioco, un racconto fantastico in cui si mischiavano le tombe romane, effettivamente trovate nella sua città durante i lavori di scavo di una fognatura, con Atlantide e gli extraterrestri. Incredibilmente aveva vinto! E non un premio qualsiasi. No! Proprio il primo premio!

da M. Tomatis, Il mistero della pietra nera, Raffaello

1 Rispondi con una x.

• Chi è il protagonista della storia?

• Dove si svolgono i fatti?

• Come si sente Giovanni all’inizio? È felice È preoccupato

• Come si sente Giovanni alla fine? È felice È preoccupato

Tocca a me!

Una gara continua

Moc-cioooso! Moc-ciooo-soo!

Il moccioso in questione si alzò in piedi in mezzo al campo.

– Vieni fuori, vigliacco – gridò – e ridillo, se hai il coraggio!

– Se ho il coraggio? M-o-c-c-i-o-s-o!

La voce si sparse in un baleno: Albin e Stig erano di nuovo sul piede di guerra! Come tutte le sere. Tra di loro era in corso una gara, una gara che durava da quando erano nella culla.

Se ora Albin se ne stava appollaiato sull’olmo a gridare “moccioso” a Stig era perché Stig, quello stesso giorno, l’aveva battuto di cinque centimetri nella gara di salto in alto. Ovvio che gli rodesse.

E Albin saltò giù dall’olmo.

Dalla strada tutti i ragazzini del paese seguivano interessati lo sviluppo degli eventi.

– Sai fare di meglio, Albin – gridò uno degli “albinisti”.

– Forza, Stig – urlarono gli “stigomanni”.

– Io sono capace di saltare dal tetto della stalla – disse Albin. Ma mentre lo diceva si sentì raggelare. Così si arrampicò sulla scala con gambe tremanti. Rimase in piedi sul tetto della stalla e guardò giù, nel vuoto. Come sembravano piccoli i ragazzi laggiù!

Ecco, ecco... adesso, sì... No, faceva troppa paura!

Allora pure Stig si arrampicò sul tetto.

– Salta, Stig – urlarono gli stigomanni.

– Stig mangerà la polvere – urlarono gli albinisti.

Stig e Albin chiusero gli occhi e fecero contemporaneamente un passo nel vuoto.

– Ma come diamine avete fatto? – chiese il dottore stupito, dopo aver steccato la gamba destra di Stig e quella sinistra di Albin –Due gambe rotte nello stesso giorno!

– Volevamo vedere chi faceva il salto più alto – farfugliò Stig. Poi rimasero uno accanto all’altro nei loro letti. In qualche modo però si sbirciavano con la coda dell’occhio, e cominciarono a ridacchiare nonostante la gamba rotta.

Dapprima fu solo un risolino, ma poi non riuscirono più a trattenersi. Ridevano così tanto che li si sentiva in tutto l’ospedale. da A. Lindgren, Greta Grintosa, Iperborea

Il progetto SIAMO PARI del Gruppo Editoriale Raffaello sostiene e promuove il codice POLITE (Pari Opportunità nei LIbri di TEsto) per la formazione di una cultura delle pari opportunità e del rispetto di tutte le differenze.

Il presente volume è stato realizzato con la supervisione del Comitato Scientifico del Gruppo Editoriale Raffaello, coordinato dalla dottoressa Patrizia Granata

Le pagine di Educazione civica sono a cura di Massimo Polidoro

Coordinamento didattico: Roberto Morgese

Coordinamento redazionale: Emilia Agostini

Redazione: Valentina Sabatini Lucarelli

Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti

Progetto grafico e impaginazione: Giacomo Paolini

Illustrazioni: Maria Luisa Petrarca, Mattia Picariello (silent book delle stagioni), Francesca Rosa, Irma Ruggiero, Elisa Varetti, archivio Raffaello

Copertina: Mauro Aquilanti

Referenze fotografiche: Adobe Stock, iStock, Shutterstock

Coordinamento digitale: Paolo Giuliani

Redazione digitale: Bianca Sagretti

Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

Per esigenze didattiche alcuni testi sono stati ridotti e/o adattati. L’Editore è a disposizione per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, compresi stampa, fotocopia, microfilm e memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata.

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