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Il natale degli gnomi - Nuova edizione

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Sergio Luigi Bortot

Serie

ROSSA


Editor: Patrizia Ceccarelli Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini Testi: Sergio Luigi Bortot Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti Team grafico: Raffaella De Luca, Nicoletta Moroni Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

I Edizione 2026 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 0

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SERGIO LUIGI BORTOT

Illustrazioni di

Federica Jossa


Papà gnomo torna a casa Notte di Natale – Hoplà Baleno, hoplà Scintilla! Si parte! – disse Babbo Natale. Quasi senza sforzo le renne presero il volo, trascinando la slitta carica di doni. In breve, sparirono nel gelido tramonto e rimase solo il silenzio. – Beh, anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta – sospirò Pennes. – Tutti gli anni ripeti sempre la stessa frase, come se ogni volta ce la facessimo per un soffio. Lo sai che non ci sono mai stati problemi – lo rimbrottò Valerio. Pennes era uno gnomo e Valerio un elfo, due dei tanti collaboratori di Babbo Natale che ogni anno lo aiutavano a portare regali e magia ai bambini del mondo.

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– Lo so, lo so, ma riuscire a preparare in tempo tutta quella massa di doni mi sembra ogni volta una magia. Una magia più grande di quella di riuscire a consegnarli tutti in una sola notte! – si stupì Pennes. – Noi non siamo qui per porci delle domande, siamo qui per aiutare Babbo Natale e perché crediamo in lui. Punto e basta – concluse Valerio.


– Sì, hai ragione, devo ricordarmelo. Beh, ora ti lascio, vado a casa. In quest’ultima settimana non sono riuscito a tornare nemmeno una sera. Non vedo l’ora di rivedere tutti quanti!

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– Ok, è meglio che andiamo. Anch’io manco da un bel po’. Ci rivedremo fra qualche settimana. Per fortuna questa volta non toccherà a me accudire le renne dopo la grande cavalcata. A presto! – A presto! I due si avviarono per strade diverse. Snello ed elegante, Valerio si allontanò in groppa a un giovane cervo che sembrava quasi non toccare la neve. Rugoso e un po’ curvo, Pennes si incamminò appoggiandosi a un nodoso bastone. Quasi senza fare rumore, anche tutte le altre magiche creature si incamminarono subito dopo verso le proprie case, in attesa del momento in cui sarebbero tornate di nuovo per cominciare a costruire i doni per il prossimo Natale. In breve, lo spiazzo davanti la grande abitazione di Babbo Natale fu vuoto e silenzioso.

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Ci vollero diverse ore di cammino nel buio, perché Pennes giungesse all’antica quercia, fra le cui radici si riparava la sua casa sotterranea. Quasi subito la porta si aprì. – Papà! Sei tornato! E un piccolo gnomo gli saltò in braccio. – Heilà piccolino, stai bene? Ti sei comportato bene in questi giorni? – Certo! – rispose il piccolo. Nel frattempo, altri tre gnometti gli si erano affollati attorno, cercando di abbracciarlo. “Certe volte vale la pena stare lontani da casa, se quando torni trovi questo benvenuto” pensò pieno di felicità lo gnomo, mentre per tutti aveva un bacio e una carezza. – Bambini, bambini – disse una voce da dentro la casa, – lasciate entrare vostro padre e chiudete la porta, altrimenti uscirà tutto il caldo.

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– Ciao Sorina, sono tornato finalmente! – rispose lo gnomo rivolto alla moglie. Pennes scendeva gli scalini tenendo in braccio due dei piccoli; un terzo era appeso alle sue spalle, mentre il quarto stringeva il padre alla vita. – Oh santo cielo! Bambini, bambini, vostro padre è stanco, non stategli così addosso. Forza, scendete, lasciatelo sedere davanti al fuoco. Ridacchiando, ancora eccitati ed emozionati, i piccoli liberarono il padre per correre ad accovacciarsi sulla poltrona sistemata davanti al caldo caminetto. – Allora? – gli chiese Sorina. – Com’è andata quest’anno? Tutto bene come al solito? – Sì, siamo riusciti a finire in perfetto orario. Ho quasi l’impressione che il Tempo rallenti apposta per aiutarci a completare il lavoro... – Papaaaà!

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– Ti reclamano. Eccolo, state calmi, ora arriva! – disse Sorina tentando di calmare i piccoli. – Vai, Pennes, ti porterò un infuso di melissa con un po’ di miele e parleremo più tardi. – Grazie. Con il freddo che ho preso, ci vuole proprio una tisana calda. Arrivo, arrivo!!!

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Da noi viene Babbo Natale? Pennes si accomodò in poltrona ed ebbe

inizio il rito che si ripeteva ormai da anni, da quando il primo figlio aveva iniziato a parlare e a fare domande. I bambini volevano sentire la storia di quanti doni erano stati costruiti, se c’erano più giochi per i maschietti o per le femminucce, quale fosse il giocattolo più richiesto e quale il più bello, se erano stati di più o di meno dello scorso anno... Domande sempre uguali, ma che per i piccoli gnomi avevano un valore particolare. Quell’anno, poi, per la prima volta c’era anche la piccola Aurina, l’ultima nata nella famiglia. Una gnometta con tanti riccioli biondi e il nasino a patata.

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Ascoltò i fratelli più grandi fare le tradizionali domande, quindi, in un momento di silenzio, anche lei chiese qualcosa. – Papà, da noi viene Babbo Natale? Una domanda semplice ma che nessuno aveva mai posto fino a quel momento. Gli occhi di tutti i piccoli fissarono con aria interrogativa quelli del padre. Pennes annaspò per qualche istante, poi si sforzò di rispondere. – Beh… Babbo Natale… Babbo Natale… Babbo Natale porta doni a tutti i bambini buoni. E qualche volta anche a quelli cattivi, sapete? – Sì, lo so – rispose Aurina. – Ma da noi viene? – Io non l’ho mai visto! – intervenne Vilelmo, il più grande dei quattro fratelli. – E io non ho mai visto nemmeno i doni! – aggiunse Missina. – Allora... vuol dire che non viene – concluse Calpino.

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– Ma se da noi non viene, vuol dire che siamo più cattivi dei bambini cattivi – disse triste Aurina.


– Ma no, ma no… è solo che Babbo Natale porta i doni solamente ai bimbi della Gente Alta perché il loro mondo non è magico come il nostro. Voi invece avete la fortuna di vivere qui, insieme agli alberi, agli animali e a tutto il resto del Piccolo Popolo. Babbo Natale non vi porta doni, perché dove vivete è già un dono grandissimo. Il silenzio seguì la spiegazione di Pennes. I suoi quattro piccoli figli rimasero a occhi bassi, lanciandosi ogni tanto qualche fuggevole occhiata. Poi, Aurina disse: – Sarà come dici tu, papà, ma a me piacerebbe addobbare un albero come i bambini della Gente Alta e mi piacerebbe andare a letto presto questa notte, e trovare dei regali alla mattina. Sì, mi piacerebbe proprio tanto! E la piccola gnoma scoppiò in un pianto dirotto, andando a rannicchiarsi fra le braccia della mamma.

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Gli altri tre gnometti si alzarono in piedi e, a mezza voce, diedero la buonanotte ai loro genitori, per poi andare a rifugiarsi nella loro camera da letto. Pennes rimase seduto a guardarli andar via, mentre Sorina cullava la piccola Aurina, che si stava addormentando tenendo un dito in bocca. Lo gnomo era sbalordito, non riusciva a spiegarsi quella reazione: Babbo Natale era per la Gente Alta, non per loro. Era sempre stato così! Si appoggiò allo schienale della poltrona guardando verso il soffitto: come era potuta nascere una domanda simile? Sorina lo trovò ancora lì, dopo aver messo a letto la piccina. – Allora, marito mio? Cosa pensi dei tuoi figli? – Non lo so. Mi sembra di non conoscerli più. Aurina vorrebbe, anzi no, tutti e quattro vorrebbero Babbo Natale anche per loro. Ma com’è possibile?

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– I bambini sono tutti uguali, non importa che siano della Gente Alta o del Piccolo Popolo. Cercano il sogno, la magia, l’attesa e la sorpresa della notte di Natale. Ai nostri figli tutto questo manca!

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Quella notte non fu tranquilla e serena come Pennes aveva immaginato mentre preparava i giocattoli di Babbo Natale. Fu una notte dal sonno spesso interrotto, animata da brevi sogni popolati da slitte volanti e abeti addobbati, ma senza doni e con bimbi dagli occhi tristi.

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Anche i bimbi gnomi vogliono il Natale L a mattina dopo, nonostante tutto,

Pennes si svegliò di buon umore. Era pur sempre il giorno di Natale e, come tutti gli anni, la sua famiglia e quella di suo fratello Perisso avrebbero trascorso la giornata insieme. Avrebbero mangiato le cose buonissime che Sorina e Madelina avevano preparato, i bambini avrebbero giocato all’aperto fino al tramonto e i due papà avrebbero potuto gustarsi una buona bottiglia di succo di mirtillo ben invecchiato. Soddisfatto di quanto il 25 dicembre prometteva, si avvicinò al tavolo di legno dove i suoi quattro figli stavano già facendo colazione.

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– Heilà, buongiorno e buon Natale a tutti – esclamò gioviale Pennes. La risposta e gli sguardi dei piccoli gli smorzarono subito l’allegria. I bambini mangiucchiavano distrattamente, ognuno come immerso in un suo sogno ad occhi aperti. Pennes si versò una tazza d’infuso e si avvicinò a Sorina. – Ma che hanno i piccoli? – Una notte non basta per sciogliere un sogno o un desiderio. – Ma dai! Non è possibile che stiano ancora pensando a quella storia di Babbo Natale. – Invece sì! Aurina è stata la prima ad alzarsi e sai cosa ha fatto? È andata a vedere se c’era qualcosa davanti al camino. Puoi immaginare il resto... – Ma non è possibile! Lo sai anche tu che non è possibile. Babbo Natale è per la Gente Alta, a noi non serve, abbiamo già tutto!

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– Tu dici? Qui abbiamo quattro bambini che sentono la mancanza di qualcosa, ed io voglio togliermi la curiosità di scoprire se sta succedendo anche a qualcun altro. – Sono tutte sciocchezze e tu farai una figura ancora più sciocca! – Sarà, ma io voglio provare lo stesso. Pennes voltò le spalle alla moglie, andando a sedersi in poltrona. Stava fissando indispettito il fuoco, quando una manina paffuta lo tirò per la giacca. – Papà – sussurrò Aurina, in ginocchio accanto alla poltrona, – tu che conosci Babbo Natale, vuoi chiedergli se il prossimo anno porterà i regali anche a noi? Pennes fissò la sua figlia più piccola senza sapere cosa rispondere, poi la sollevò da terra e la prese sulle ginocchia stringendola al petto. Senza riflettere, cominciò a dondolarsi lievemente, come per cullarla, e Aurina rispose accovacciandosi su di lui.

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Serie ROSSA

Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE,­GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

Babbo Natale porta i regali ai bambini di tutto il mondo; ma chi porta i doni ai figli delle creature magiche che lo aiutano a costruire i giocattoli? Nessuno! Loro non hanno mai ricevuto i regali, anche se da sempre hanno questo grande desiderio. Gli Gnomi decidono allora di sostituirsi a Babbo Natale: senza farsi scoprire, fabbricano tanti doni per i propri figli. Una fiaba dolce e tenera sul Natale, per chi crede che il valore della Festa più bella risieda nella felicità di ogni bambino. Sergio Luigi Bortot nasce a Belluno, ai piedi delle Dolomiti, e da quelle montagne magiche ha assorbito il senso della fantasia e delle leggende, un filo colorato che lo ha seguito nei mille lavori che ha praticato.

Consigliato a partire dai 7 anni

è un marchio del Gruppo Editoriale Raffaello

€ 8,00


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