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Gli imperatori di Roma - ESTRATTO

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Matteo Materazzo

I R O T A R E P GLI IM D I ROMA

Potere, grandezza e crudeltà nell’ ETÀ IMPERIALE


Collana di narrativa storica per ragazzi


Editor: Paola Valente Coordinamento di redazione: Emanuele Ramini Approfondimenti e schede didattiche: Paola Valente Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti Impaginazione: AtosCrea Illustrazioni: Stefano Turconi

I Edizione 2021 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 0

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LA VITA AL TEMPO DEGLI IMPERATORI ROMANI Ecco un'immagine di roma del 1 secolo d.c. VUOI FARE UN TUFFO NELLA STORIA? LEGGI IL RACCONTO E INIZIA L'AVVENTURA!


Matteo Materazzo

GLI IMPE RATORI

DI ROMA


LA SCUOLA È FINITA!

Costantinopoli, 335 d.C.

Dieci secoli erano passati da quando Romolo aveva fon-

dato Roma diventando il primo re della città. Poi c’era stata la repubblica, infine l’impero. E Roma era sempre lì, magnifica, invincibile ed eterna, ma non più capitale del mondo. Il suo posto era stato preso da una colonia di origine greca che sorgeva sulle rive del piccolo mare interno di Propontide, al confine tra Occidente e Oriente. Il suo nome era Bisanzio, ma per volontà dell’imperatore Costantino diventò capitale dell’impero romano e fu chiamata Costantinopoli. Una decisione, questa, apprezzata molto dai suoi abitanti che, nel giro di pochi anni, si ritrovarono nella città più importante del mondo. La Nova Roma, così veniva definita, fu inaugurata dallo stesso Costantino che, con una lancia, scavò il perimetro dove sarebbero sorte le nuove mura. 7


L’imperatore fece di tutto per farla somigliare alla vecchia capitale: individuò sette colli, la suddivise in quattordici quartieri, inaugurò il nuovo senato, fece costruire un immenso ippodromo e il bellissimo porto del Corno d’oro sullo stretto del Bosforo. La decisione di Costantino di trasferire il centro del potere era nata dalla necessità di difendersi meglio dalle incursioni dei barbari, e dalla favorevole posizione in cui si trovava l’antica Bisanzio, ben difesa dal mare e posta sulle vie commerciali che mettevano in comunicazione l’impero e i ricchi mercati d’Oriente. Nel giro di pochi anni Costantinopoli crebbe fino a raggiungere novantamila abitanti e diventò il cuore dell’impero romano. Zoe, una bambina bizantina di undici anni, era orgogliosa di esserci nata e, seduta su uno sgabello, guardava una piccola striscia di mare azzurro dalla finestra della sua scuola. – Quando suona la campanella? – sbuffò. – Siamo alla fine dell’ora settima, manca poco – le rispose la sua compagna di banco. Zoe sbuffò una seconda volta e aggiunse: – Non ce la faccio più, è l’ultimo giorno di scuola e voglio andare in vacanza. In piedi dietro la cattedra, il maestro la guardò severamente. – C’è qualcosa che non va? 8


La bambina alzò di scatto la testa e sgranò gli occhi. – No, non c’è niente che non va. – Allora se non c’è niente che non va, per concludere la lezione farò a te un’ultima domanda. – Speriamo sia una domanda di storia, la mia materia preferita – bisbigliò Zoe tra sé e sé, mentre un brivido di paura le scivolò lungo la schiena. Il maestro incrociò le braccia, la guardò dritto negli occhi e domandò: – Quali sono stati gli avvenimenti che hanno portato Costantino a diventare imperatore? – Costantino – spiegò Zoe – è diventato imperatore sconfiggendo Massenzio a Ponte Milvio. Prima della battaglia si racconta che ebbe la visione di una grande croce nel cielo con sotto la scritta: In questo segno vincerai! – Molto bene – commentò compiaciuto il maestro. – Continua! – Qualche anno dopo – proseguì la bambina, – l’imperatore emanò l’Editto di Milano, una legge che permetteva ai cristiani di seguire liberamente la religione che volevano. Finirono le persecuzioni nei loro confronti e lo stesso imperatore si convertì al cristianesimo. – Va bene così, la lezione è finita! – concluse il maestro suonando con energia la campanella. La classe si alzò rumorosamente trascinando i banchi e gli sgabelli. Zoe prese i suoi papiri per scrivere gli appunti, il calamo, il panetto d’inchiostro e li infilò nella sacca. 9


Fuori dalla scuola il maestro radunò la classe e annunciò che sarebbero andati all’ippodromo, dove era stata organizzata una festa alla quale erano invitati tutti i bambini di Costantinopoli. Dopo aver percorso un labirinto di vicoli, dove non arrivava neanche un raggio di sole e dove topi grandi come gatti correvano veloci lungo i muri, la classe di Zoe percorse la lunghissima Via Mese che tagliava in due la città, giungendo sulla Strada Imperiale che portava dritta al monumentale ippodromo. Migliaia di bambini varcarono ordinatamente i grandi cancelli all’ombra delle colossali arcate e, quando furono dentro, rimasero senza fiato nel vedere quello che avevano davanti: una sconfinata pista per le corse dei cavalli, divisa da una fila di imponenti obelischi e culminante nella fionda, la gigantesca curva intorno alla quale giravano i carri da corsa. Storditi e increduli, Zoe e la sua classe andarono a sedersi sulle gradinate, circondate da centinaia di colonne che delimitavano tutto il perimetro dell’ippodromo. Al suono delle trombe e al rullare dei tamburi fecero ingresso sulla pista dieci quadrighe scintillanti, ognuna di colori diversi, che sfrecciarono davanti alle tribune. I bambini urlarono eccitati mentre gli zoccoli dei cavalli e le ruote dei carri alzavano la polvere rombando come il tuono. 10


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Le quadrighe girarono intorno agli obelischi, affrontarono a gran velocità la fionda e completarono un intero giro tra l’entusiasmo degli spettatori. Seguirono altri quattro giri fino al termine della gara, vinta da un quadriga color zaffiro e trainata da cavalli bianchi come la neve. Zoe applaudì emozionata; la giornata era stata veramente speciale: la scuola finita, le corse all’ippodromo e l’inizio delle vacanze. Arrivata all’ora nona, saDENTRO LA STORIA... lutò i suoi compagni di scuola e raggiunse la sua casa, La domus era l’abitazione delle fauna piccola domus bianca miglie benestanti nell’antica Roma: aveva un piano solo e si componedi mattoni e calcestruzzo, va di molte stanze a seconda della affacciata sul mare e circongrandezza. data da un giardino di ulivi. Trovò tutta la famiglia ad aspettarla per la cena: papà, mamma e il fratellino più piccolo. Sulla tavola c’erano delle ciotole con legumi e formaggi e delle piccole anfore per l’acqua e per il vino. Teodoro di Adrianopoli, così si chiamava suo padre, la invitò a sedersi, Zoe si lavò le mani in una bacinella, prese una scodella piena di fagioli e ricotta e si versò un enorme bicchiere d’acqua. – Visto che la scuola è finita – disse il padre, – domani mattina mi accompagnerai al sacro palazzo. – Al palazzo dell’imperatore? – chiese Zoe mandando giù un boccone. 12


– Proprio lì – rispose Teodoro, – ma ti dovrai svegliare all’alba. La bambina pensò che come primo giorno di vacanza svegliarsi all’alba, come aveva fatto tutto l’anno per andare a scuola, non era il massimo, però l’occasione di vedere il palazzo dell’imperatore era unica e veramente irripetibile. – Va bene! – esclamò. – Domani mi sveglierò prestissimo. Finita la cena lavò le scodelle e i bicchieri e, dopo aver dato la buona notte ai genitori e al fratellino, andò a dormire. Il suo cubiculum era veramente piccolissimo, apDENTRO LA STORIA... pena lo spazio per il letto e La stanza per dormire si chiamava uno sgabello, ma c’era una cubiculum. Era molto piccola e potegrande finestra quadrata vano esserci più letti, a una piazza o matrimoniali. che si affacciava sul mare di Propontide. La bambina si appoggiò sul davanzale a osservare il tramonto e quando fu buio si sdraiò sul letto e spense con un soffio la lucerna. Le palpebre si fecero pesanti, un piccolo geco attraversò un muro nella penombra. Zoe lo osservò, chiuse gli occhi e si addormentò al suono delle onde del mare.

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UNA BIBLIOTECA PER COSTANTINOPOLI

DENTRO LA STORIA... I romani consumavano i loro pasti sdraiati su dei lettini chiamati triclini. Per questo motivo la stanza da pranzo prese il nome di triclinium.

L’indomani Teodoro en-

trò nella cameretta di sua figlia. Il sole era ancora nascosto dietro l’orizzonte e gli uccellini avevano da poco iniziato a cantare.

– È ora di alzarsi! – disse. Zoe scese dal letto e, barcollando, con gli occhi gonfi di sonno, si diresse nel triclinium, dove trovò sua madre con in braccio il fratellino. Dopo una veloce colazione con pane, miele e latte di capra, e dopo essersi lavata, lei e suo padre uscirono dalla domus e si incamminarono verso piazza Augustaion, dove si trovava il sacro palazzo. Teodoro spiegò che sarebbero andati in un ufficio dove era atteso da una commissione imperiale. – Una commissione imperiale? – domandò Zoe. – Che cosa ci devi andare a fare? 14


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l M IS i im att BN p eo 97 era Ma 8- to te 88 ri ra -4 d zzo 72 i R -3 o 54 m 2- a 7 Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n°633, art. 2 lett. d).

ROMA, ETÀ IMPERIALE, 27 A.C. - 476 D.C. Zoe, una bambina di Costantinopoli, durante le vacanze estive si trasferisce a Roma, e lì, in compagnia del suo amico Rufo, trova delle preziose pergamene che raccontano la storia dell’impero e dei suoi Cesari: i crudeli Caligola e Nerone, Adriano il poeta, Marco Aurelio il filosofo, e tutti gli altri. Leggendole, i due bambini sono trasportati in un viaggio indietro nel tempo e al di fuori dello spazio, alla scoperta della Città eterna, dei suoi segreti e, soprattutto, dei suoi imperatori. Un racconto avvincente per conoscere uno dei periodi più importanti della storia dell’antica Roma.

Matteo Materazzo è nato e vive a Bologna. Laureato in Storia, insegna alle Superiori e all’Università, collabora con riviste specializzate ed è autore di racconti e romanzi a sfondo storico e non solo.

Il libro continua online su daileggiamo.it

€ 7,50


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Gli imperatori di Roma - ESTRATTO by Gruppo Editoriale Raffaello - Issuu