Educazione civica con spunti di LATINO PER L’EDUCAZIONE LINGUISTICA
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DOCET
Per conoscere la lingua e la civiltà latina
All’interno della Graphic novel iniziale e della sezione di Epigrafia il personaggio del giovane epigrafista Gianfranco è dedicato a Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, professore Emerito dell’università di Macerata, scomparso nell’agosto 2025.
Coordinamento editoriale: Stefania Bigatti
Redazione: Silvia Di Loreto, Ilaria Lucaroni
Consulenza didattica: Maria Nicole Iulietto, Laura Trozzi
Progetto grafico, impaginazione e copertina: Simona Albonetti
Il Gruppo Editoriale Raffaello mette a disposizione i propri libri di testo in formato digitale per gli studenti ipovedenti, non vedenti o con disturbi specifici di apprendimento.
L’attenzione e la cura necessarie per la realizzazione di un libro spesso non sono sufficienti a evitare completamente la presenza di sviste o di piccole imprecisioni. Invitiamo pertanto il lettore a segnalare le eventuali inesattezze riscontrate. Ci saranno utili per le future ristampe.
Il presente volume è stato realizzato con la supervisione del Comitato Scientifico interno del Gruppo Editoriale Raffaello coordinato dalla dottoressa Patrizia Granata.
Raffaello Scuola promuove il progetto #SIAMOPARI, per contrastare la diffusione nei testi scolastici di stereotipi legati al genere, alla disabilità, alla provenienza etnica e sociale. Per saperne di più, visita il sito www.raffaelloscuola.it
Raffaello Libri S.p.A. Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.raffaelloscuola.it info@grupporaffaello.it
È vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, comprese stampa, fotocopie e memorizzazione elettronica se non espressamente autorizzate dall’Editore.
Nel rispetto delle normative vigenti, le immagini che rappresentano marchi o prodotti commerciali hanno esclusivamente valenza didattica.
L’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti.
Ristampa:
DOCET
è il tuo primo libro di latino… ma niente paura! Ad accompagnarti in questo viaggio ci saranno Dante e Iulia, con loro muoverai i primi passi alla scoperta di una lingua antica ma ancora viva, che insegna a comprendere le radici dell’italiano.
Scopri come Iulia e Dante si sono incontrati e conosci gli altri personaggi della storia nella graphic novel iniziale.
Unità e lezioni
Il libro è organizzato in 10 Unità, che contengono Lezioni progressivamente numerate e approfondimenti di civiltà romana.
Nella pagina che apre ciascuna Unità troverai, in alto, l’indice dei contenuti che verranno affrontati.
QR code: risorse digitali dell’Unità
SMART LATINO
è un progetto digitale interattivo integrato al corso, sviluppato per ampliare e rendere più coinvolgente l’approccio allo studio della civiltà latina; affianca al libro di testo un ambiente digitale strutturato per aree tematiche, con contenuti visuali, multimediali e ludici.
Con Repetita iuvant potrai ripassare brevemente gli argomenti dell’Unità precedente.
Le Lezioni si articolano in pagine di teoria grammaticale e pagine di esercizi (Agenda).
L’approfondimento Bene vertere dà alcuni suggerimenti per la traduzione e la ricerca sul dizionario
Focus e Ergo sono spazi dedicati agli aspetti più importanti e alle particolarità della lingua.
Nelle pagine di teoria, i casi delle declinazioni sono classificati con colori diversi, per facilitarne la memorizzazione.
Le pagine Agenda raccolgono gli esercizi di ciascuna Lezione. Nello specchietto Parole da ricordare sono elencati i principali termini utili.
Gli esercizi hanno tre livelli di difficoltà e per alcune traduzioni è fornito un Auxilium (aiuto), una legenda a colori che ti guiderà nel riconoscere più facilmente i casi delle declinazioni
I primi esercizi della batteria sono sempre dedicati al ripasso della grammatica italiana
Le letture ad alta voce sono contrassegnate da un’icona specifica e da un QR code, tramite il quale potrai accedere a un’audiolettura del brano in lingua.
Educazione linguistica e civiltà romana
Nelle pagine di teoria troverai anche tante rubriche dedicate al lessico e al confronto tra l’italiano e il latino.
Seguirai il viaggio delle parole dal latino a oggi, imparando piccole curiosità su termini e modi di dire del passato e osservando la loro evoluzione nelle diverse lingue neolatine.
Nelle sezioni speciali dedicate alla civiltà romana, scoprirai insieme a Iulia la storia di Roma…
Le tappe storiche salienti e l’espansione dell’Impero romano sono raccontate con l’ausilio di una linea del tempo fotografica e di carte storiche.
…e gli aspetti rilevanti della vita quotidiana degli antichi Romani, raccontati anche attraverso suggestive illustrazioni e fotografie storiche.
Ricostruzioni illustrate e schede di lessico dedicate mostrano e approfondiscono i termini specifici di ogni argomento di civiltà.
Mitico!
In questa rubrica speciale scoprirai alcuni miti e leggende del passato, con esercizi di comprensione e traduzione.
La vita dei Romani è testimoniata dalle parole degli antichi. Ogni brano d’autore, con traduzione a fronte, è accompagnato da una riflessione di Educazione civica, per mettere a confronto il passato e la nostra quotidianità.
EDUCAZIONE CIVICA
UNITÀ 1
Lezione 1.
4. Le coniugazioni e il paradigma
frase
e latino allo specchio
UNITÀ 3
UNITÀ 2
Lezione 10. L’indicativo presente delle quattro coniugazioni 94
1. L’indicativo presente attivo 94
2. L’indicativo presente passivo 95
Italiano e latino allo specchio I complementi d’agente e di causa efficiente 95
AGENDA 96
TI RACCONTO I ROMANI Le abitazioni .................... 100
Le parole delle abitazioni 103
Lingue neolatine 103
Passato/Presente
Problemi in città 104
105
106
UNITÀ 4
Lezione 11. Gli aggettivi della prima classe 108
1. Le classi degli aggettivi latini 108
2. Gli aggettivi in -us, -a, -um 108
3. Gli aggettivi in -er, -a, -um 109
4. La concordanza 110
5. L’aggettivo sostantivato 111
Italiano e latino allo specchio
Le funzioni dell’aggettivo e i complementi predicativi ............................................ 111
1. L’imperativo presente e futuro del verbo sum 125
2. L’imperativo presente delle quattro coniugazioni 125
3. L’imperativo futuro delle quattro coniugazioni
UNITÀ 5
Lezione 15. La terza declinazione: primo gruppo 136
1. I nomi della terza declinazione 136
2. Primo gruppo: nomi imparisillabi 137
3. Particolarità dei nomi del primo gruppo 139 Lingue neolatine 139
Italiano e latino allo specchio Il dativo di possesso / Il complemento di causa / Il complemento di fine o scopo 140 AGENDA 141
Lezione 16. La terza declinazione: secondo gruppo .................................................................. 144
1. Parisillabi e imparisillabi 144
2. Particolarità dei nomi del secondo gruppo 146 Italiano e latino allo specchio I complementi di tempo 146 AGENDA 147
MITICO! La leggenda di Romolo e Remo 150
Lezione 17. La terza declinazione: terzo gruppo 151
1. I nomi neutri in -e, -al, -ar 151
2. Particolarità dei nomi del terzo gruppo 152
Italiano e latino allo specchio Il complemento di modo / Il complemento di compagnia e di unione 152 AGENDA 153
Lezione 18. La terza declinazione: particolarità 157
1. Le particolarità dei nomi della terza declinazione 157
2. Nomi con la declinazione irregolare 158 AGENDA 160
Lezione 19. L’indicativo imperfetto 163
1. L’imperfetto attivo delle quattro coniugazioni 163
2. L’imperfetto passivo delle quattro coniugazioni 164
AGENDA 164
TI RACCONTO I ROMANI A tavola con i romani 168
Le parole dell’alimentazione 171
Passato/Presente
Una giusta alimentazione 172
173
174
UNITÀ 6
Lezione 20. Gli aggettivi della seconda classe a tre uscite 176
1. Gli aggettivi della seconda classe 176
2. Primo gruppo: aggettivi a tre uscite 177 Italiano e latino allo specchio Il complemento di argomento / Il complemento di materia / Il complemento di denominazione 177
AGENDA 179
Lezione 21. Gli aggettivi della seconda classe a due uscite ...................................... 182
1. Secondo gruppo: aggettivi a due uscite 182
Lingue neolatine 182
AGENDA 183
Lezione 22. Gli aggettivi della seconda classe a una uscita 187
1. Terzo gruppo: aggettivi a una uscita 187
2. Particolarità degli aggettivi a una uscita 188
AGENDA 188
MITICO! Il ciclope Polifemo 192
Lezione 23. L’indicativo futuro semplice 193
1. Il futuro semplice attivo delle quattro coniugazioni 193
2. Il futuro semplice passivo delle quattro coniugazioni 194 AGENDA
UNITÀ 7
Lezione 24. La quarta declinazione
1. I nomi della quarta declinazione
Italiano e latino allo specchio I complementi di vantaggio e di svantaggio
2. Il piuccheperfetto attivo delle quattro coniugazioni 252
3. Il piuccheperfetto passivo delle quattro coniugazioni 253
AGENDA 254
MITICO!
Lavori in corso
UNITÀ 9
Lezione 32. I pronomi personali
1. I pronomi personali di prima e seconda persona
2. Il pronome personale di terza persona 267 Italiano e latino allo specchio Il complemento di
33. L’indicativo futuro anteriore
1. Il futuro anteriore di sum
2. Il futuro anteriore attivo delle quattro coniugazioni
3. Il futuro anteriore passivo delle quattro coniugazioni
RACCONTO I ROMANI Il gioco
parole dei giochi
UNITÀ
La concordanza del pronome relativo
e latino allo specchio
Lezione 35. Gli aggettivi numerali e i numeri romani
Studiare latino perché...
Evvai! Stavolta ho fatto paura! Battaglia vinta! Il mio impero è sempre più grande…
Pronto, zio Brunetto!
Ciao, Dante! Sei impegnato?
Stavo... ehm... Ingrandendo il mio impero. Sai, in quel videogioco ambientato nell’antica Roma... In una sola battaglia ho polverizzato un intero esercito di barbari!
Come disse il grande condottiero romano Giulio Cesare, sconfiggendo dei temibili nemici: Veni. Vidi. Vici!
Eh sì, lo zio Brunetto parla anche latino: è uno stimato paleografo, cioè uno studioso di antichi manoscritti. Ho preso da lui una delle mie più grandi passioni, quella per i libri... infatti, sono un booktoker!
Oggi andiamo alla
Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze, un luogo davvero prestigioso e, per me, pieno di mistero...
Zio, ho scoperto che anche io parlo latino tutti i giorni!
Per esempio, quando a un concerto chiedo il bis, quando mi becco un gelato gratis… La lingua italiana utilizza tante parole e formule latine: album, lapsus, a priori, agenda ecc
A proposito di ecc.: sai che è l’abbreviazione del latino et cetera? Vedi, il latino è definito “lingua morta” perché non esiste più una comunità o un popolo che lo parla, ma continua a vivere all’interno di molte lingue.
Pensa alla parola latina digitus: in italiano si dice «dito», in spagnolo e portoghese dedo, in francese doigt, in romeno deget
Perché queste somiglianze?
Ci sono, zio! Perché l’Impero Romano, in cui si parlava latino, comprendeva gran parte dell’Europa. Quindi, le lingue che hai nominato sono in un certo senso “sorelle”!
Già! E mentre nascevano nuove lingue dal latino parlato, in tutta Europa veniva utilizzato il latino più classico da sovrani, papi e intellettuali per le comunicazioni ufficiali.
Una lingua internazionale… Come oggi l’inglese, zio?
Sì, Dante. Pensa che nel XIV secolo il poeta Francesco Petrarca con il latino coltivò rapporti con molti intellettuali, creando una comunità unita dalla cultura e dall’amicizia.
Tra le sue lettere, ce n’è una indirizzata anche a te, a tutti noi, intitolata Posteritati 1 .
1 Posteritati = «alla posterità», cioè alle generazioni future.
Una lettera per me? Era proprio... Avanti questo Petrarca! Mi piacerebbe leggerla.
Per non parlare della comunità scientifica europea! In latino Copernico (1473-1543) spiegò la teoria eliocentrica: la Terra gira intorno al Sole e non il contrario, come prima si credeva.
In latino Galileo (1564-1642) descrisse la luna da lui osservata con il cannocchiale, nel Sidereus nuncius2 . Se abbiamo messo piede sulla luna... è anche un po’ merito del latino!
Il latino, inoltre, è stato continuamente oggetto di studio nel corso dei secoli, e non si è mai smesso di insegnarlo. Sai perché?
2 Sidereus nuncius = «messaggero» o «messaggio celeste».
Perché conoscere il latino vuol dire conoscere le nostre radici più profonde; significa comprendere la nostra origine, il nostro passato…
Il nostro passato?
Pensa a chi si occupa di archeologia e riporta letteralmente alla luce il passato...
...o all’epigrafista, che ci permette di “ascoltarne la voce”.
Certo! Ma il latino ci apre anche la strada per il futuro, per il tuo futuro! Sai che ci sono tante professioni per cui è importante – se non fondamentale –conoscere il latino?
Il modo in cui sono scritte le lettere ci dice che questa iscrizione risale al II secolo a.C… Davvero interessante!
«Volteia Manii filia» e cioè «Volteia, figlia di Manio»: si tratta di una iscrizione funeraria, nella città di Jesi.
E se volessi diventare avvocato, medico o botanico? Il latino sarebbe essenziale!
La parola latina ius significa «diritto». Gli antichi Romani sono stati straordinari legislatori: i loro codici hanno ispirato il diritto moderno!
Virus in latino significa «veleno», «sostanza tossica»: in medicina è usato per indicare particelle infettive causa di varie malattie...
...Oggi si usa anche in informatica, sempre con l’idea di qualcosa che «infetta» e «danneggia» i nostri dispositivi elettronici!
La classificazione delle piante e degli animali è in lingua latina, l’ha elaborata lo svedese Linneo (1707-1778).
3 Pinus silvestris = il nome (Pinus) indica il genere, l’aggettivo (silvestis) indica la specie.
PINUS SILVESTRIS 3
Mi hai davvero convinto. Studierò il latino, da subito! Sarebbe bello poter contare sull’aiuto di una persona vissuta nell’antica Roma…
Ahaha! Che fantasia! Sai che ti dico?
Qui quaerit, invenit!
Ave, puer ! Puella Romana sum, mihi nomen est Iulia!
E questo libro che cos’è?
A… Ave! Io mi chiamo Dante…
Si vis, latinam linguam disces et antiqui Romani populi vitam tibi narrabo
Dice che mi insegnerà il latino e la vita dell’antico popolo romano! Speriamo di non finire in una selva oscura…
Io invece ti racconterò tante curiosità sulle parole italiane e il loro legame col latino.
Optime!
E allora seguici anche tu… che il viaggio abbia inizio!
LA STORIA DI ROMA
Il mio popolo ha una storia avvincente, fatta di uomini, donne, battaglie ma anche di vita quotidiana, opere letterarie, istituzioni che hanno contribuito alla nascita della civiltà europea. In queste pagine e nelle prossime conoscerai gli eventi più significativi del popolo romano. Buon viaggio!
Fondazione di Roma Secondo la leggenda, Romolo fonda la città ed è il primo dei sette re ricordati dalla tradizione. All’inizio della monarchia Roma si rafforza e il rex (= re) viene affiancato dal senatus (= assemblea formata dai rappresentanti delle famiglie nobili). I Romani si fondono con le popolazioni vicine, come i Sabini. Il secondo re, Numa Pompilio, organizza le prime istituzioni religiose.
Altare (o Ara) dei gemelli, II sec. d.C., Ostia Antica.
753 a.C.
Con Tarquinio Prisco inizia il periodo dei re etruschi, gli ultimi tre. La leggenda riflette un dato storico: Roma, sotto l’influenza dell’evoluta civiltà etrusca, cambiò volto. L’archeologia conferma il processo di urbanizzazione della città: sono inaugurati Circo e Cloaca massima (una grande condotta fognaria), e molti templi. A quest’epoca risalgono i primi documenti scritti e la riforma centuriata: la popolazione viene divisa in cinque classi in base alla ricchezza dei cittadini.
Cacciata di Tarquinio il Superbo. Con l’avvento della Res Publica: il governo passa ai magistrati (p. 10), eletti per governare con diversi incarichi pubblici. Secondo la tradizione i primi due consoli (i magistrati più potenti dello Stato) sono Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino
Sbocco della Cloaca Maxima sul fiume Tevere.
Lotte tra patrizi e plebei. La società romana è divisa in due: i patrizi, membri delle famiglie nobili, che detengono il potere, e i plebei, cioè il resto del popolo, con pochissimi poteri. Quando i plebei iniziano a rivendicare più diritti e partecipazione alla vita politica, ci sono degli scontri, grazie ai quali i plebei ottengono:
• la creazione dei tribuni della plebe, magistrati che ne difendono gli interessi (494 a.C.);
• il primo codice di leggi scritte su tavole di bronzo, le leggi delle XII tavole (451-450 a.C.);
• l’elezione del primo console plebeo, accanto al collega patrizio, grazie alle Leggi Licinie Sestie (367 a.C.).
Le
I primi secoli della Repubblica sono caratterizzati da guerre di conquista contro i popoli italici:
• Volsci ed Equi (490-430 a.C.)
• Gli Etruschi di Veio (396 a.C.)
• I Galli della Pianura Padana (390 a.C.)
• I Sanniti, sottomessi nel corso delle tre Guerre sannitiche (343-295 a.C.)
Territori romani nel 509 a.C.
Conquiste romane prima delle guerre sannitiche
Conquiste romane durante le guerre sannitiche
Conquiste romane dopo le guerre sannitiche
Conquiste romane dal 275 al 270 a.C.
490-295 a.C. 275 a.C. 264-146 a.C.
L’esercito romano sconfigge Pirro, re dell’Epiro, intervenuto in soccorso della città greca di Taranto. Roma è padrona della penisola.
Busto di Annibale, generale
Guerre puniche: Roma affronta Cartagine per il controllo del Mar Mediterraneo nel corso di tre guerre.
EPIRO
Gli elefanti da guerra di Pirro in un piatto dell’epoca.
Guerrieri sanniti.
conquiste di Roma tra il V secolo e il 270 a.C.
Alla fine della prima guerra punica, con la creazione delle prime province (Sicilia e Sardegna), Roma controlla tutto il territorio italico
Alla fine di un lungo periodo di guerre in Oriente, Roma è padrona del Mediterraneo da allora chiamato Mare nostrum
242 a.C. di quest’ultimo.
la Gallia, rafforzando il proprio potere personale.
146 a.C. 82 a.C. 60 a.C. 58-52 a.C.
PAROLE IN VIAGGIO
Province e magistrati
Al tempo dei Romani, il termine provincia indicava un territorio al di fuori della penisola italica che Roma governava attraverso appositi magistrati. I magistrati erano liberi cittadini romani eletti per rivestire incarichi pubblici di varia natura: ruoli di comando, civile e militare, di supervisione delle costruzioni e della pubblica sicurezza, di organizzazione di eventi, oppure come giudici. «Provincia» e «magistrato» sono anche parole italiane, ma il loro significato è piuttosto cambiato. Con l’aiuto del dizionario, cerca il significato di provincia e magistrato in italiano. Discuti con la classe le differenze con gli originali termini latini.
Nuovi uomini si impongono sulla scena politica e militare: Pompeo, generale vittorioso in molte imprese, come la liberazione del Mediterraneo dai pirati, Crasso, l’uomo più ricco di Roma, e Giulio Cesare, nobile e ambizioso, formano il primo triumvirato (accordo privato tra tre uomini per conquistare e dividersi il potere).
Pompeo detto «Magno» e Giulio Cesare.
Guerra civile tra Cesare e Pompeo.
Si forma un triumvirato questa volta diventa una vera magistratura riconosciuta dalla Repubblica, tra Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Cesare, Marco Antonio generale di Cesare, e Lepido. Ne scaturirà l’ultima guerra civile dell’epoca repubblicana.
Inizia ufficialmente il Principato o Impero Ottaviano riceve il titolo di Augustus dal senato: è il primo imperatore di Roma. Si fa chiamare Princeps, presentandosi come il primo cittadino, non come un sovrano, ma di fatto concentra su di sé tutte le funzioni più importanti. Si fa garante della Pax Augusta, lungo periodo di pace e consenso da parte di plebe ed eserciti, durante il quale Augusto si circonda di abili funzionari per amministrare le province. I successori della dinastia giulio-claudia non saranno abili come lui.
Cesare, divenuto padrone di Roma dopo essersi proclamato dictator perpetuus, è vittima di una congiura, il 15 marzo del 44 a.C., giorno indicato nel calendario romano come Idi di marzo.
Ottaviano trionfa ad Azio su Marco Antonio e Cleopatra. Questa vittoria segna di fatto la fine della Res Publica.
La Battaglia di Azio, I sec.
Princeps = il primo, indicava l’uomo politico più illustre, il primus inter pares, cioè «il primo tra individui di pari dignità». Augustus si ricollega al verbo augēre che significa «accrescere». Che cosa può voler indicare questo titolo?
Statua di Augusto di Prima Porta.
Muore Nerone. Dopo un discusso principato, Nerone, dichiarato nemico pubblico dello Stato, si fa uccidere prima di essere catturato dai pretoriani. Con lui termina la prima dinastia imperiale di Roma.
Principato di Traiano
Ultimo conquistatore, è il primo princeps di origine provinciale (Spagna). Con lui l’Impero raggiunge la massima estensione (pp. 18-19): è un organismo unitario, dotato di un’efficiente amministrazione, capace di salvaguardare le culture dei popoli sottomessi.
Principato di Diocleziano Dopo cinquant’anni di anarchia militare, Diocleziano diventa imperatore, riorganizza l’amministrazione e, con la tetrarchia (governo dei quattro), tenta di evitare nuove crisi dinastiche: il potere imperiale viene diviso tra quattro uomini, due Augusti e due Cesari.
68 d.C. 69 d.C. 98-117 d.C. 212 d.C.
285-305
Dopo un anno di scontri tra quattro generali, sostenuti dai rispettivi eserciti, si afferma Tito Flavio Vespasiano, che dà inizio alla dinastia Flavia (69-96 d.C.). Grazie alla sua lex de imperio Vespasiani, il potere dell’imperatore viene formalmente riconosciuto. Sotto la dinastia Flavia viene costruito l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo.
Memoria di un gigante: il Colosseo
Sembra che il nome «Colosseo», attribuito all’Anfiteatro Flavio nel Medioevo, si debba a una statua di bronzo alta 30 metri («colossale», appunto!) che Nerone aveva fatto erigere in quel punto e che lo raffigurava come il dio sole. Nonostante la statua, insieme a tutti i monumenti che ricordavano Nerone, sia stata abbattuta per la damnatio memoriae (= condanna della memoria) con cui il senato colpì l’imperatore dopo la morte, il ricordo delle sue dimensioni «colossali» restò e diede il nome all’edificio che la sostituì.
I Tetrarchi.
Editto di Caracalla: la
PAROLE IN VIAGGIO
Editto di Milano: l’imperatore Costantino, salito al potere dopo nuove lotte di successione, concede la libertà di culto anche ai Cristiani. Il Cristianesimo diventerà religione ufficiale dell’Impero nel 380 d.C., con l’imperatore Teodosio.
Divisione definitiva dell’Impero. Alla morte di Teodosio, l’Impero viene definitivamente diviso in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente
Fine dell’Impero Romano d’Occidente. Odoacre re degli Eruli depone Romolo Augustolo, ultimo imperatore.
313 d.C. 324 d.C. 395 d.C. 410 d.C. 476 d.C.
Costantino sposta la capitale dell’Impero sul Bosforo a Costantinopoli
Lo sapevi? Dante Alighieri nel VI canto del Paradiso ripercorre la storia di Roma immaginando di seguire il volo dell’aquila imperiale, vessillo, cioè «insegna» delle legioni romane sin dall’epoca repubblicana.
I Goti saccheggiano Roma
Roma: dono del Tevere
Che cosa è un lungo tempo per chi venera Roma per tutta la vita?
Rutilio Namaziano
Perché è cominciato tutto da qui?
Narra lo storico Tito Livio: «Non senza il volere degli dei immortali quella gente, che più di ogni altra eccelleva per valore, ricchezza e dignità, scelse per fondare la città il luogo migliore sulla Terra: una vera roccaforte
collegamento con il centro-nord della penisola e uno sbocco diretto al Mar Tirreno. Alla sua foce si trovavano riserve naturali di sale, importante risorsa, sia alimentare che com-
I primi insediamenti, risalenti al X-IX sec. a.C., sorsero sulle sommità dei sette colli. Il ritrovamento del cosiddetto Muro di Romolo, databile intorno al 730 a.C., conferma che, in un’epoca coincidente con la leggendaria fondazione, piccoli villaggi di pastori e agricoltori si unirono, dando vita a un’unica realtà
Resti dell’antico tracciato del Muro di Romolo, VIII sec. a.C., Roma.
IPSE DIXIT
Urbem latericiam invenit, marmoream reliquit.
Svetonio
Secondo il biografo Svetonio, Augusto «trovò una città di mattoni, la lasciò di marmo». Questa frase riflette il risultato dei lavori edilizi voluti da Augusto che, alla fine del I sec. a.C., diedero alla città un volto monumentale degno della capitale di un impero. Tante le testimonianze archeologiche ancora oggi visibili.
In giro per acquisti
I Mercati di Traiano, nel foro traianeo, erano un grandioso spazio che comprendeva tabernae (= botteghe) e negozi disposti su ben sei livelli, dove si vendevano merci provenienti da ogni parte dell’Impero: un vero e proprio centro commerciale! Vi erano anche archivi e uffici per le attività amministrative e giudiziarie.
Ancora oggi, nel complesso dei Mercati traianei, è possibile percorrere una delle antiche strade cittadine meglio conservate di Roma: la Via Biberatica, così chiamata a partire dal Medioevo per la presenza di botteghe dove era possibile bere. In latino, infatti, bibĕre significa «bere».
C’è foro e foro!
Foro Romano. Il foro costituiva il cuore della vita civile, politica, religiosa ed economica di ogni città romana: ospitava, infatti, i più importanti edifici pubblici e religiosi.
Fori Imperiali. Dal 46 a.C. Giulio Cesare e a seguire Augusto, Vespasiano, Nerva e Traiano fecero edificare nuovi fori tra loro collegati, che avevano non solo funzione politica e amministrativa, ma anche celebrativa: il loro splendore comunicava la potenza degli uomini che li avevano fatti costruire.
Un tempio per tutti: il Pantheon
La prima costruzione del Pantheon si deve a Marco Agrippa, in età augustea; venne poi ricostruito sotto l’imperatore Adriano: a tale epoca risale l’imponente cupola, dotata di un’apertura di 9 m di diametro (oculus), da cui entrano aria, luce e... pioggia!
Via Biberatica, Mercati di Traiano, I-II sec. d.C., Roma.
L’Italia dei Romani
Come hai potuto osservare seguendo la linea del tempo, Roma nei primi secoli della Repubblica si espande. Una volta acquisito il controllo di tutto il territorio italico, per volontà di Augusto la penisola viene suddivisa in undici Regiones
Dopo più di 2000 anni, gli antichi Romani continuano, ancora oggi, a far sentire la loro presenza grazie alle numerose città da essi fondate o controllate, dove sono visibili monumenti a volte ben conservati, altre volte ridotti a ruderi.
Un ponte tra le montagne e il tempo
Il ponte o acquedotto di Pondel è uno dei più suggestivi monumenti della Valle d’Aosta. Situato all’imbocco della valle di Cogne, nei pressi di Aymavilles, il ponte fu costruito sulla gola del torrente Grand’Eyvia, probabilmente per poterlo attraversare. Alto circa 60 metri, è costituito da una sola arcata; nella parte superiore scorreva il canale dell’acquedotto e al di sotto un passaggio pedonale coperto. Un’iscrizione riporta l’anno in cui fu edificato, il 3 a.C., e i nomi dei suoi costruttori, i coloni romani Avilius e Aimus. Il termine Pondel deriva probabilmente dal latino ponticulus, cioè «ponticello»
Nel cuore di Pompei
Nel foro di Pompei, in Campania, si trovavano il Capitolium, ossia il tempio di Giove Capitolino, il Macellum o mercato cittadino, un santuario dei Lari, il tempio di Vespasiano, dedicato al culto dell’imperatore, il tempio di Apollo, circondato da un porticato di 48 colonne, il Comitium, in cui si eleggevano i magistrati, la Basilica, nella quale si trattavano questioni civili, commerciali ed economiche, e infine gli horrea, cioè i granai.
Quando il pavimento racconta storie
L’immagine nella foto costituisce un particolare della splendida pavimentazione a mosaico della villa romana Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna, in Sicilia, edificata tra il III e il IV secolo d.C. I mosaici riproducono scene di caccia, l’episodio omerico di Ulisse che fa ubriacare Polifemo, giochi di bambini e gare femminili. È curioso osservare che alcune figure femminili sembrano in dossare un costume da bagno dei nostri giorni, il bikini.
Una piccola Roma nelle Marche
L’antica colonia romana di Urbs Salvia, fondata in territorio piceno intorno al 123 a.C., in età augustea fu oggetto di un ambizioso progetto di monumentalizzazione. Oggi il parco archeologico della città è il più esteso delle Marche. Tra i monumenti più significativi ci sono l’anfiteatro, il tempio della dea Salus con criptoportico, un portico coperto in parte sotterraneo splendidamente affrescato (in foto), e ancora il teatro e le mura, che costituiscono uno degli esempi meglio conservati di cinta muraria cittadina romana.
L’arco che racconta un imperatore
L’arco celebrativo dedicato all’imperatore Traiano in occasione dell’apertura della via Traiana, che avrebbe accorciato il cammino tra Roma e Brindisi, risale al 114 d.C. Gli elementi decorativi vogliono celebrare l’imperatore come costruttore, benefattore, comandante e pacificatore.
Sulle tracce dell’antica Roma PRESENTE PASSATO
Probabilmente anche nella tua città o nei suoi dintorni si trovano monumenti di epoca romana! Come un Alberto Angela alle prime armi, ricercane notizie e documentale con fotografie possibilmente scattate da te. Realizza poi un depliant turistico con carta, forbici e colla o, se preferisci, con applicazioni digitali.
Un Impero globale
Roma conquista il suo Impero con gli eserciti per poi fare strada alla sua civiltà, portando ovunque la lingua latina, l’arte, la cultura. A poco a poco centri abitati già esistenti si trasformano in città romane, dotate di quegli elementi architettonici e urbanistici che ne fanno delle «piccole Rome»; molte sono anche le città fondate da soldati o coloni romani (colonie). L’impero di Roma, pur nella diversità dei popoli, ha dato vita a un mondo connesso per lingua, leggi e cultura comuni.
Quando l’applauso riempiva il teatro
Il teatro di Orange è un gigante dell’architettura romana: costruito in età augustea, è il teatro romano meglio conservato del mondo occidentale. La monumentale parete del palcoscenico, cui deve la sua fama, gli conferisce un’acustica eccezionale: dettaglio non da poco per gli attori che vi recitavano!
L’acquedotto che sfida i secoli
Meraviglia dell’antica ingegneria romana, l’acquedotto di Segovia è uno dei monumenti più importanti e meglio conservati tra quelli lasciati dai Romani in Spagna. Risale alla seconda metà del I sec. d.C. Si estende per 16 km ed è sostenuto da più di 170 archi. È stato realizzato con blocchi di pietra che si incastrano perfettamente tra loro.
Leptis Magna: la Roma d’Africa
Antica città fenicia, poi cartaginese e infine romana, Leptis Magna viene dotata dall’imperatore Settimio Severo (193-211 d.C.) di un nuovo foro presso il quale sorge l’imponente basilica, edificio destinato all’amministrazione della giustizia. Lunga 92 metri e larga 40, la basilica era articolata in tre navate divise da colonne con fusti di granito rosa, e decorata da statue e pilastri scolpiti. Entrarci significava sentire tutta la forza e la bellezza della civiltà romana.
VALLO DI ADRIANO
ARAUSIUM (ORANGE) ROMA
SEGOVIA
IPSE DIXIT
L’Impero Romano è stato il primo esempio di globalizzazione della storia. Alberto Angela
Dove finiva l’Impero
Il Vallo di Adriano – così chiamato dal nome dell’imperatore che lo fece costruire a partire dal 122 d.C. – rendeva visibile nell’isola britannica il limite più settentrionale dell’Impero Romano. Questa struttura muraria, ancora oggi visibile per lunghi tratti, si estendeva per circa 120 km, aveva uno spessore di 3 metri e raggiungeva un’altezza superiore ai 4 metri. A ogni miglio romano (1480 m circa) c’era una torretta di controllo e lungo il suo percorso erano collocati dei forti dove vivevano i soldati.
Un anfiteatro ai confini dell’Impero
La colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa, capitale della Dacia romana, venne fondata dopo la vittoria di Traiano sui Daci nel 106 d.C. Tra le rovine dell’antica città spiccano quelle dell’anfiteatro
Tra colonne e pergamene
A Efeso si può ammirare la Biblioteca di Celso, costruita nel 114 d.C. in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano. La facciata anteriore, costituisce oggi un notevole esempio di edilizia pubblica. All’interno dell’edificio erano conservate ben 12 000 pergamene!
2. Con la guida dell’insegnante riflettete in classe sul concetto di globalizzazione: perché Alberto Angela utilizza questo termine riferendosi all’antico Impero Romano? Impero e
1. Con l’aiuto di un atlante confronta la carta di queste pagine con una carta geografica attuale e cerca di elencare tutte le nazioni moderne che facevano parte dell’Impero romano.
UN VIAGGIO NELLE PAROLE: BREVE STORIA DEL LATINO
Come è nato l’italiano di oggi? Come molte lingue europee, si è formato attraverso un lungo e continuo processo di trasformazione ed evoluzione. Per comprenderlo, bisogna tornare indietro di molti secoli, all’epoca di Roma antica, e tracciare brevemente la storia della lingua parlata allora: il latino
Una lingua indoeuropea
Nascita ed evoluzione del latino
Il latino è una lingua di origine indoeuropea. Con il termine «indoeuropeo» viene indicata la lingua preistorica da cui si ritiene sia derivata gran parte delle lingue europee e asiatiche, sulla base di elementi comuni (lessico, strutture grammaticali) riscontrati tra di esse. L’indoeuropeo era la lingua parlata dagli Indoeuropei, antichissime popolazioni organizzate in tribù a carattere patriarcale, originarie, sembra, delle steppe della Russia meridionale. Queste tribù, tra il IV e il III millennio a.C., si stanziarono, attraverso successive migrazioni, in una vasta zona che si estendeva dall’Europa centro-orientale all’India. La loro lingua si sovrappose alle lingue locali che ne furono contaminate e influenzate. Da queste mescolanze nacquero nuove lingue con elementi comuni, tra le quali, appunto, il latino.
La lingua latina era parlata inizialmente da un piccolo popolo di contadini, i Latini, che abitavano l’antico Latium (= Lazio). Quando i Latini fondarono Roma, secondo la tradizione il 21 aprile del 753 a.C., le lingue parlate in Italia erano numerose e varie: nell’Etruria si parlava l’etrusco, nella Gallia Cisalpina (l’odierna Pianura Padana) si parlava il celtico e nel resto dell’Italia si parlavano diversi dialetti italici, tra i quali l’osco, l’umbro e il piceno. I Latini, fondata Roma, riuscirono ben presto a imporsi su tutte le altre popolazioni dell’Italia, creando un’unità politico-culturale che si basava sull’identità di culto e di lingua e su una comune organizzazione amministrativa.
Lingue indoeuropee
Lingue non indoeuropee
Distribuzione delle lingue parlate in Europa e nel Vicino Oriente.
Come illustrato nelle pagine precedenti, man mano che i Romani ampliavano i loro domini, estendevano la loro lingua, il latino, che divenne così la lingua ufficiale di tutto l’Impero. Per secoli dunque il latino fu la lingua parlata non solo in Italia, ma in tutto il bacino del Mediterraneo e in tutte le aree che erano sotto l’influenza e il dominio dell’Impero Romano.
Latino scritto e latino parlato
In latino furono scritte numerose opere in prosa e in poesia, molte delle quali sono giunte fino a noi. Quindi noi conosciamo il latino quasi esclusivamente attraverso fonti letterarie o documenti ufficiali.
Tuttavia rispetto al latino scritto, il latino parlato dalla maggior parte della popolazione doveva essere molto diverso: era una lingua varia e mutevole, differenziata a seconda delle zone geografiche e delle lingue originarie dei popoli conquistati che, in modi diversi, assimilarono il latino dei conquistatori.
Italico centrale
Italico occidentale
Greco
Altre lingue
Le lingue della penisola in epoca preromana.
PAROLE IN VIAGGIO
Parole che nascono dalla terra
I Latini erano inizialmente un popolo di agricoltori e pastori. L’origine di alcune parole ci conferma questo dato storico.
Pecunia, arcaismo che significa denaro, deriva dal latino pecus (= bestiame). Le greggi costituivano una ricchezza, gli animali potevano essere anche oggetto di scambio commerciale.
Lieto deriva dal latino laetus (= grasso), spesso riferito a un terreno agricolo particolarmente fertile.
Egregio, cioè di ottima qualità, eccellente, deriva dall’espressione latina e grege (= fuori dal gregge), riferito all’animale pregiato che veniva messo all’ingrasso in vista della vendita o del consumo.
SICULO ÈLIMO
Frammento di iscrizione in latino da Ulpia Traiana, Romania.
LINGUE NEOLATINE
Dal latino alle lingue neolatine
La comune radice, nel latino parlato, della parola che ha lo stesso significato nelle lingue neolatine documenta la «parentela linguistica» che lega tra loro queste lingue, «figlie» del latino e, perciò, «sorelle».
ITALIANO
FRANCESE
SPAGNOLO
PORTOGHESE
ROMENO
L’indovinello veronese
Siamo tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo d.C. Un monaco amanuense, intento a ricopiare antichi manoscritti latini, si prende una pausa e decide di creare un piccolo enigma nel margine del foglio su cui sta lavorando.
Indovinello Veronese.
Se pareba boves, alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba
Spingeva avanti i buoi arava bianchi prati e teneva un bianco aratro e seminava un nero seme.
Le parole evidenziate nel testo in alto sono parole ancora perfettamente latine. Ma le altre?
Osserva con attenzione: araba e non più arabat albo versorio e non più album versorium
Stanno cioè scomparendo le desinenze verbali e nominali (pp. 35-38) caratteristiche, come vedrai, della lingua latina! Questo documento, quindi, è la più antica testimonianza a noi giunta che ci dice che dal latino sta nascendo una nuova lingua: quella italiana.
E tu, hai risolto l’indovinello? Capovolgi la pagina e scopri la soluzione!
è un indovinello che parla proprio della scrittura. Suggestivo, non credi?
I buoi sono le dita della mano, i bianchi prati sono la pergamena su cui scrivere, il bianco aratro è la penna d’oca, il nero seme e l’inchiostro… La soluzione è: la scrittura! La prima prova della nascita della lingua volgare italiana che abbiamo
PAROLE IN VIAGGIO
Parentele linguistiche
Nel suo trattato De vulgari eloquentia Dante Alighieri intuì per primo la parentela dell’italiano e del francese antico con una lingua comune, senza però riconoscere quest’ultima nel latino
AGENDA
1 Basandoti sulla somiglianza del latino con l’italiano, collega ciascuna parola italiana alla parola latina da cui deriva.
1. abitare a. pater
2. figlio b. mater
3. isola c. filius
4. romano d. semper
5. padre e. insulă
6. madre f. habitare
7. sempre g. Romanus
2 Spiega, con l’aiuto del dizionario, il significato delle seguenti parole latine ancora in uso nella nostra lingua.
verbum (= parola) – silva (= bosco) – officium (= dovere) – vir (= uomo) – bellum (= guerra) –socius (= alleato)
5 Nelle seguenti frasi individua e sottolinea la parola o l’espressione latina e, con l’aiuto dell’insegnante, ricostruiscine il significato.
1. Oggi sarà proiettato un film per tutti gli studenti nell’aula magna della scuola.
2. La pro loco della città organizzerà alcune iniziative per le serate estive.
3. Roberto Benigni ha ricevuto una laurea honoris causa per i suoi meriti letterari.
4. Mio fratello, appena laureato, ha spedito il suo curriculum vitae a molte aziende.
5. Il progetto per il nuovo parco cittadino è ancora in fieri.
LEZIONE 1 UNITÀ 1
IN QUESTA UNITÀ STUDIERAI:
• Le regole di pronuncia del latino.
• Il sistema della lingua latina: i casi, le declinazioni, le coniugazioni, il paradigma, il loro corrispettivo nella frase italiana.
• Italiano e latino allo specchio : La frase italiana e la frase latina a confronto.
• TI RACCONTO I ROMANI : LA COMUNICAZIONE.
REPETITA IUVANT
Con l’aiuto del dizionario, sul quaderno, prova a spiegare il significato delle parole seguenti: album – agenda – campus – virus – gratis – curriculum – bis.
1 Partiamo dall’italiano
La frase semplice
è formata da predicato
può essere
verbale
Cesare parte per la Gallia.
nominale
Cesare è un abilissimo generale.
Flavio è stato eletto console.
soggetto (nominativo)
può essere
formato con espresso La Matrona chiama le ancelle.
verbi servili
Il maestro può lodare gli alunni
verbi fraseologici
Il maestro sta per iniziare la lettura dell’Iliade.
copula + nome del predicato
Gli schiavi dei ricchi patrizi erano numerosi.
mancante Piove formato da con verbo copulativo
Il significato del verbo è completato da un complemento predicativo.
partitivo, quando è preceduto da un articolo partitivo Degli schiavi preparano la sala per il banchetto. console
sottinteso Entrò nell'anfiteatro.
Per affrontare il latino è importante avere una solida conoscenza della lingua italiana, a partire dalla sintassi della frase semplice. Sei in grado di individuare, ad esempio, il soggetto di una frase o il complemento di specificazione?
cioè attributi aggettivi
cioè apposizioni
espansioni
complementi
possono essere
Un ricco banchetto complementi diretti
nomi che precisano altri nomi: Il console Scipione guida le legioni. (app. semplice)
Feliciana, la più fedele ancella della matrona, porta rose sull’altare. (app. composta)
complemento oggetto (accusativo).
Risponde alla domanda: chi? Che cosa?
La nave solca il mare
può essere
I Legionari scavavano delle trincee
complementi predicativi
possono essere
complemento predicativo del soggetto
Tiberio Gracco fu eletto tribuno della plebe. partitivo
Sono fortissimo in grammatica!
Zio, mettimi alla prova con qualche esercizio!
complemento predicativo dell’oggetto
La plebe considerava Tiberio Gracco un ottimo tribuno.
complementi indiretti
specificazione (genitivo).
Risponde alle domande: di chi, di che cosa?
Le legioni di Cesare vinsero a Farsalo.
termine (dativo).
Risponde alle domande: a chi? A che cosa?
Il maestro consegna la tavoletta cerata a Lucio.
vocazione (vocativo).
Non risponde ad alcuna domanda:
Ancelle, portate rose sull’altare
mezzo (ablativo).
Risponde alle domande: per mezzo di chi?
Per mezzo di che cosa?
Annibale superò le Alpi grazie agli elefanti.
modo o maniera (ablativo).
Risponde alle domande: in che modo?
In che maniera?
Clelia affrontò con coraggio il re Porsenna.
AGENDA
1 Nelle seguenti frasi, sottolinea il soggetto e il predicato.
1. Nessuno di voi ha rispettato il regolamento. 2. Molte malattie infettive sono state vinte dagli antibiotici. 3. Come definiresti tu questa situazione? 4. I ragazzi, stanchi per la camminata, presero la via del ritorno. 5. La nave era stata sollevata dalla furia del tifone. 6. Samuele e Mario hanno deluso le aspettative del loro allenatore. 7. A Tullio piacciono molto le arance e le banane. 8. Sulla tangenziale si erano formate lunghe code di automobili. 9. Certuni non la pensano come voi. 10. Al suono del gong i due pugili avanzarono al centro del quadrato.
2 Nelle seguenti frasi, individua il soggetto: sottolinealo se è espresso, indica con S se è sottinteso e con P se è partitivo. Attenzione! In una frase il soggetto è mancante: indicala cerchiandone il numero.
1. Piove ininterrottamente da due giorni. ( ) 2. Stamattina sono arrivato a scuola in ritardo. ( ) 3. Gli alunni della III B andranno a teatro con i loro insegnanti di lettere. ( ) 4. C’è ancora del succo di frutta? ( ) 5. Francesco è un caro amico di mio fratello. ( ) 6. Telefona immediatamente al dottore! ( ) 7. Verrete con noi al cinema? ( ) 8. In quale Stato europeo si trova Parigi? ( ) 9. Manca del sale nel risotto. ( ) 10. Ti occorre qualcosa dal supermercato? ( )
3 Completa le seguenti frasi con i predicati opportuni, scegliendoli tra quelli dell’elenco. Poi indica con una X se si tratta di predicati verbali (PV) o predicati nominali (PN).
ha scritto – ha grandinato – è un’isola – ha acquistato – erano numerosi – sono neri
4 Sottolinea gli attributi e cerchia le apposizioni.
1. Oggi sono previste lunghe code in autostrada.
2. Il dottor Carli è un bravo cardiologo.
PV PN
PV PN
PV PN
PV PN
PV PN
PV PN
3. A causa di un violento temporale è caduto un albero secolare, un gigante della natura.
4. Non amo le giornate invernali.
5. Il taleggio, un formaggio tipico della regione Lombardia, è molto saporito.
6. Questo periodo di siccità, un problema crescente in molte regioni, non fa bene all’agricoltura.
5 Riscrivi le frasi aggiungendo un’apposizione adatta al contesto.
1. Daniele legge molti fumetti.
2. Leopardi ha scritto Il sabato del villaggio.
3. Anna è sempre gentile con tutti.
4. Roma è una città bellissima.
5. L’Odissea fu scritta da Omero.
6. Gianni ha vinto la gara.
6 Sottolinea i complementi di specificazione presenti nelle seguenti frasi. Attenzione, in un caso la preposizione «del» non introduce il complemento di specificazione.
1. Ho regalato un libro di fiabe a Cristina. 2. Il ricordo dei giorni di vacanza mi riempie ancora di gioia. 3. Lo zaino di Luigi è appoggiato sul piano della cassapanca. 4. Lo studio della lingua inglese è indispensabile per chi è amante del viaggiare. 5. Il rumore assordante del traffico ci infastidiva. 6. Le poltrone del salotto di Enzo sono molto comode. 7. Vuoi del gelato? No, non lo voglio. 8. I miei compagni di scuola hanno organizzato una festa di addio.
7 In ogni frase sono presenti due complementi preceduti dalla preposizione «a», semplice o articolata. Sottolinea i complementi di termine.
1. Abbiamo scritto una lunga lettera a Eugenio/al computer .
2. Le amiche hanno comprato una maglia a fiori/a Maria .
3. Emanuele ha comunicato il risultato dell’espressione di algebra a Enrico/a gesti .
4. Ricordati di fissare la visita; telefona al medico/alle sette.
5. Durante l’assemblea il dottor Paolini espresse ai convenuti/a voce alta il suo dissenso.
6. Il plico è stato recapitato a mano/al destinatario.
8 Nelle seguenti frasi, sottolinea il complemento oggetto, evidenzia il complemento oggetto partitivo e cerchia i rispettivi attributi.
1. Ada ha superato dei momenti critici terribili; ora affronta la vita in modo sereno.
2. Il vento della settimana scorsa ha scoperchiato molti tetti, abbattuto antenne e ha sradicato delle piante centenarie.
3. Aggiungi ancora del sale e del peperoncino per insaporire questo sugo!
4. Per realizzare delle inchieste possono essere utilizzati i questionari a risposte chiuse che offrono delle soluzioni diverse fra le quali gli intervistati sceglieranno quelle giuste.
9 Sottolinea i complementi di vocazione (9) e cerchia quelli di esclamazione (6) presenti nelle seguenti frasi.
1. Che disdetta, si è rotta di nuovo la tv! 2. Scusi, signora, mi potrebbe indicare dov’è la farmacia? 3. Che noia, quando finirà questa lezione di scienze! 4. Oh, che bei tempi, quelli delle vacanze con tutti voi all’isola d’Elba. 5. O bionda, o bella imperatrice, o fida, o pia, mercé, mercé di nostre donne! (Carducci) 6. Cara mamma, ti voglio tanto bene. 7. Carla, vuoi una fetta di torta di mele? 8. Stai fermo, Diego! 9. Cantate, ragazzi, tutti insieme. 10. Povera me, ho bruciato l’arrosto! 11. Oh, che sbadata! Ho lasciato le chiavi di casa sul tavolo della cucina. 12. Che guaio! Mi si è spezzato un dente.
PAROLE IN VIAGGIO
Agenda: la lista dei compiti... da 2000 anni!
La parola latina agenda significa «cose da fare»: si tratta di un gerundivo, cioè un aggettivo verbale che contiene in sé l'idea di qualcosa che deve essere fatto. Ecco perché ancora oggi la parola «agenda» indica un quaderno o un diario in cui annotiamo compiti, impegni e appuntamenti. Altri gerundivi latini sono arrivati fino a noi. Cerca nel dizionario e rifletti sul significato di queste parole: faccenda, mutanda, leggenda, propaganda.
Leggere il latino
1. L’alfabeto e la pronuncia
Maiuscole A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V X Y Z
Minuscole a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u v x y z
L’alfabeto latino ha 24 lettere. Oltre alle sei vocali (a, e, i, o, u, y), esistono i dittonghi, cioè coppie di vocali pronunciate con un’unica emissione di voce. I dittonghi più comuni sono: au, eu, ae, oe; sono più rari: ei, ui, yi.
PAROLE IN VIAGGIO
Una lettera non latina
Presente nel nostro alfabeto, la W manca in quello latino, perché di origine germanica!
La pronuncia corretta del latino è stata oggetto di discussione nel corso del tempo. Oggi esistono una pronuncia scientifica o restituta (ricostruita) e una pronuncia scolastica (che è quella che seguiremo) sostanzialmente uguale alla pronuncia dell’italiano, con alcune differenze. Ecco le principali regole che ti permetteranno di leggere in maniera corretta il latino.
Scrittura
Pronuncia scolastica
Esempi y i lyra [lìra]
ae, oe e
aë, oë ae, oe
au, eu, ei, ui au, eu, ei, ui
caelum [cèlum] poena [pèna]
aër [àer] (= aria) poëta [poèta]
audacia [audàcia]
Europa [Euròpa] ei [èi] (= ahimè) cui [cùi] (= a cui)
k c (suono gutturale) Karthago [Cartàgo] (= Cartagine) h non ha suono proprio homo [òmo]
x cs laxare [lacsàre] (= allentare) ph f philosophia [filosòfia]
ti + vocale z sorda (come pazienza) patientia [paziènzia]
ti preceduto da s, t o x, o se la i è accentata pronuncia regolare
vestio [vèstio] (= vesto)
mixtio [mìcstio] (= mescolanza) totius [totìus] (= di tutto)
2. La divisione in sillabe
Generalmente, in latino, la divisione in sillabe segue le stesse regole che in italiano: a-mi-cus (= amico), re-fer-re (= riportare), con-su-les (= consoli).
Tuttavia vi sono alcune differenze:
• due vocali vicine che non formano dittongo costituiscono due sillabe distinte: Grae-ci-a (= Grecia), in italiano Gre-cia;
• due consonanti (sia uguali che differenti) generalmente si separano, anche se la prima consonante è «s» o se il gruppo è «gn»: mag-na-ni-mus (= magnanimo), in italiano ma-gna-ni-mo; fus-cus (= fosco), in italiano fo-sco.
3. La quantità
Quantità delle vocali
In latino le vocali potevano essere brevi o lunghe a seconda del tempo che si impiegava a pronunciarle: le lunghe venivano pronunciate in un tempo doppio rispetto alle brevi. Le brevi si indicano graficamente ponendovi sopra il segno ˘, mentre le lunghe si indicano ponendovi sopra il segno .
Il dizionario ti permette di conoscere la quantità delle vocali, informazione utile per distinguere:
• i casi, quindi le funzioni logiche della parola: rosă (= la rosa) è in caso nominativo, svolge cioè la funzione di soggetto; rosā (= con la rosa), invece, è in caso ablativo, svolge cioè la funzione di complemento di mezzo;
• gli omonimi, cioè le parole che hanno la stessa forma, ma significati diversi: mălum (= il male) non ha lo stesso significato di mālum (= la mela);
• la posizione dell’accento tonico nella parola: monēre (= ammonire) va accentato sulla penultima sillaba [monère]; legĕre (= leggere), invece, va accentato sulla terzultima [lègere].
Quantità delle sillabe
Come le vocali, anche le sillabe possono essere brevi o lunghe e ciò avviene «per natura» o «per posizione».
Per natura
Lunghe
Brevi
Le sillabe che contengono un dittongo o una vocale lunga: aurum (= l’oro); Rōma.
Le sillabe che contengono una vocale breve seguita da un’altra vocale (con cui non formi dittongo) o da una consonante semplice: audı˘ o (= io odo); bĕ ne.
Per posizione
Le sillabe contenenti una vocale seguita da due consonanti (diverse da h) o dalle consonanti x o z: mōns (= il monte); gāza (= il tesoro).
Le sillabe che terminano per vocale seguite da sillaba iniziante con un’altra vocale o con h + vocale: fŭ it (= egli fu); vĕ ho (= io trasporto).
4. L’accento
Nelle parole latine, l’accento tonico cade sempre su una delle ultime tre sillabe: questa regola costituisce la cosiddetta legge del trisillabismo. Per stabilire dove cade l’accento, ossia la vocale tonica, è necessario conoscere la quantità della penultima sillaba, e tenere presente che:
• se la parola è bisillaba, l’accento cade sempre sulla penultima sillaba: gùtta (= goccia);
• se la parola è formata da tre o più sillabe, l’accento cade sulla penultima, se questa è lunga; cade invece sulla terzultima se la penultima è breve (legge della penultima): monère (perché è monēre); lègere (perché è legĕre).
PAROLE IN VIAGGIO
Le principali trasformazioni fonetiche dal latino all’italiano
Nel lento passaggio dal latino all’italiano alcune parole si sono conservate inalterate, altre invece hanno subito delle trasformazioni.
Sono rimaste inalterate:
• le vocali lunghe toniche, cioè accentate: nāvem nave; serēnum sereno; rīsum riso; dōnum dono; nūbem nube.
• la ă tonica: cănem cane.
I principali cambiamenti fonetici riguardanti le vocali e le consonanti sono stati i seguenti.
• Le vocali brevi e˘, ı˘, o˘, u˘ , toniche, hanno dato origine ai seguenti mutamenti:
- e˘ è diventata iè: pe˘ dem piede;
- o˘ è diventata uo: ro˘tam ruota;
- ı˘ è diventata e: pı˘ lum pelo;
- u˘ è diventata o: nu˘ cem noce.
• Le vocali atone, cioè non accentate, sono rimaste inalterate oppure sono cadute: càl ı˘ dum caldum caldo.
• I dittonghi ae, oe e au hanno dato origine ai seguenti mutamenti:
- ae è diventato e oppure ie: praedam preda; caelum cielo;
- oe è diventato e: poenam pena;
- au è diventato o, oppure è rimasto inalterato: aurum oro; cautus cauto.
• Alcuni gruppi consonantici si sono assimilati, cioè le due consonanti vicine sono diventate uguali:
ct, bt e pt sono diventati tt: tectum tetto; subtilem sottile; septem sette.
• Alcuni gruppi consonantici si sono trasformati in consonante + i:
- fl è diventato fi: flammam fiamma;
- pl è diventato pi: plenum pieno.
• La consonante b nel corpo della parola è diventata v: amabat amava.
• I gruppi gl e cl a inizio di parola sono diventati, rispettivamente, ghi e chi: glandulam ghiandola; clamare chiamare.
AGENDA
1 Disponi in ordine alfabetico le seguenti parole. vestibulum – melius – beneficus – patientiam – genius – res – coactus – Zama – agricola – otium – captivus – quaero – ferrum – navis – hominem – secum – index – undique – kalendae – laetitiam – Xanthippe – damnum
2 Sottolinea i dittonghi nelle seguenti parole. Attenzione: non tutte li contengono! aedes – rosae – Lacedaemon – oboediens – taurus – Leuctra – caelum – aër – praemium –Croesus – foedus – amoenus – aurum – neuter – scientia – Phoenicia – praetor – poëta – quaestor – poena – pecuniae – Oedipus – praeterea – Phaeacia
3 Leggi le seguenti parole ad alta voce, applicando le regole di pronuncia. frigidàrium nègligens fràtres auxìlium àgnus hèdera sènex Lìbyae lèctio ràtio nùptiae Phoèbus foèdus proèlium glìsco nìhil
5 Dividi in sillabe le seguenti parole classificandole in monosillabi, bisillabi, trisillabi, polisillabi.
vel – mare – quaestor – aqua – timēre – Aemilius – navis – conspice ˘ re – rex – pater – tempora – faber – causa – auriga – pendere – pugna – viola – portus – aër – constantia – sum – artifex –litteras – poëtam
6 Nelle seguenti parole segna la quantità della penultima sillaba, tenendo presente la posizione dell’accento tonico.
7 Segna l’accento tonico sulle seguenti parole, in base alla quantità della penultima sillaba, quindi leggile ad alta voce. rex – tempus – Paulus – venit – docet – filı˘us – puellam – sum – ancīlla – convo˘co – Italı˘cus –calcu ˘ lus – descrīptus – thesaurus – cognōmen – occu ˘ po – scitu ˘ lus – defe ˘ ret – decēssus
8 Segna l’accento tonico sulle seguenti parole. Per farlo dovrai prima stabilire, servendoti del dizionario, la quantità della penultima sillaba.
9 Leggi ad alta voce le seguenti frasi d’autore, applicando le regole di pronuncia.
1. Nunc est bibendum. (Orazio) «Ora bisogna bere».
2. Ingenium mala saepe movent. (Virgilio) «Spesso le avversità stimolano l’ingegno».
3. Homines dum docent discunt. (Seneca) «Gli uomini mentre insegnano imparano».
4. Habent parvae commoda magna morae. (Ovidio) «Piccoli indugi hanno grandi vantaggi».
10 Il seguente brano è tratto dalle Georgiche del poeta latino Virgilio (I sec. a.C.), ed è dedicato alle api e all’apicoltura. In esso l’autore delinea l’organizzazione sociale delle api, definite parvi Quirites (= piccoli Romani), descrivendone i vari lavori. Leggi il brano ad alta voce, applicando le regole di pronuncia; leggi poi la traduzione italiana e svolgi le attività.
Insetti ben organizzati!
Aliae victui invigilant et foede˘re pacto exercēntur agris; pars intra saepta domorum narcissi lacrimam et lentum de cortice gluten prima favis ponunt fundamina, deinde tenacis suspendunt ceras; aliae spem gentis adultos educunt fetus; aliae purissimum mel stipant et liquido distendunt nectare cellas; sunt quibus ad portas cecidit custodia sorti, et in vicem speculantur aquas et nubila caeli, aut onera accipiunt venientum, aut agmine facto ignavum fucos pecus a praesepibus arcent: fervet opus, et redolet thymo fraglans mel.
Da Virgilio, Georgiche, IV, vv. 158-168
Alcune provvedono al cibo e in base a un accordo stabilito lavorano nei campi; parte (delle api) all’interno dei muri delle case pongono la lacrima del narciso e dalla corteccia il vischioso glutine come prime fondamenta per i favi, quindi collocano in alto le cere tenaci; altre conducono fuori i figli cresciuti, speranza del popolo; altre ammassano purissimo miele e riempiono di liquido nettare le celle; ci sono alcune (api) alle quali è toccata in sorte la sorveglianza presso le porte e a turno osservano le piogge e le nubi del cielo, o ricevono i carichi delle api che vengono o, formato lo sciame, tengono lontani dall’alveare i fuchi, inutile razza: ferve il lavoro, il miele profumato odora di timo.
1. In un alveare ci sono api che fanno la cera, api nutrici, operaie, guardiane, ausiliarie e guerriere: nel testo tradotto individua le parti che si riferiscono a ognuno di questi gruppi e sottolineale con colori diversi.
2. Nel testo latino, sottolinea le parole che secondo te corrispondono a quelle evidenziate nella traduzione italiana. La parentela linguistica tra il latino e l’italiano ti aiuterà!
Scrivere il latino
1. La flessione: il tema e la desinenza
Osserva le seguenti immagini e le loro descrizioni in latino e in traduzione, notando le differenze tra le due lingue, che sono schematizzate a pagina seguente.
Rosă odorată est. La rosa è profumata.
Rosae spina acuta sunt. La spina della rosa è aguzza.
Rosae topiarius aquam offert. Il giardiniere offre l’acqua alla rosa
Rosam oleo Io odoro la rosa.
Rosă odorata… O rosa profumata…
Rosā mensam delecto. Con la rosa rallegro la mensa.
Rosas oleo. Io odoro le rose.
Rosarum spinae acutae sunt. Le spine delle rose sono aguzze.
Rosis mensam delecto. Con le rose rallegro la mensa.
In latino
La parola rosa cambia all’interno delle singole frasi.
Non esistono articoli né preposizioni articolate.
La terminazione fornisce informazioni sul genere, sul numero e sulla funzione logica (soggetto, complemento di specificazione, complemento di termine, complemento oggetto, di vocazione, di mezzo) che il nome può svolgere all’interno della frase.
In italiano
La parola rimane sempre «rosa» al singolare, «rose» al plurale.
Esistono gli articoli; le preposizioni articolate introducono i complementi indiretti (della rosa, alla rosa…).
La terminazione della parola fornisce informazioni solo sul genere e sul numero.
Anche in latino, come in italiano, le parti del discorso si distinguono in variabili e invariabili, a seconda che subiscano o meno mutamenti.
Parti variabili
Parti invariabili
Nome Avverbio
Aggettivo
Pronome
Preposizione
Congiunzione
Verbo Interiezione
Le parole variabili sono formate da:
• una parte invariabile, detta tema, che contiene il significato della parola;
• una parte variabile, detta terminazione o uscita (-a, -ae, -am...).
Il cambiamento che subisce la parte variabile della parola si chiama flessione:
• la flessione di nomi, aggettivi e pronomi si chiama declinazione;
• la flessione dei verbi si chiama coniugazione. Diciamo perciò che il sostantivo si declina, mentre il verbo si coniuga.
PAROLE IN VIAGGIO
Come sono nati gli articoli in italiano?
In latino gli articoli non esistevano. L’articolo determinativo italiano deriva dal pronome dimostrativo ille, illa, illud (= quello) secondo le seguenti trasformazioni: ille il illum lu lo illa la illi i, gli illae lae le
ros- -a- -s
Radice
Tema
Vocale tematica Desinenza
Terminazione o uscita
2. I casi e le declinazioni
Le diverse forme che una parola assume, mutando la terminazione a seconda della funzione logica che svolge all’interno della frase, prendono il nome di casi. In latino ci sono sei casi, sia per il singolare che per il plurale.
Caso
Nominativo
Genitivo
Dativo
Accusativo
Vocativo
Ablativo
Funzione logica
Soggetto, nome del predicato
Complemento di specificazione
Complemento di termine
Complemento oggetto
Complemento di vocazione
Vari complementi indiretti
L’insieme ordinato dei casi si chiama declinazione. Per declinare un nome bisogna aggiungere al tema le terminazioni proprie dei casi, seguendo l’ordine stabilito. In latino ci sono cinque declinazioni, riconoscibili dalla differente desinenza del genitivo singolare.
animus, -i, m. (= l’animo) puer, -i, m. (= il fanciullo) verbum, -i, n. (= la parola)
3a variabile -is rex, regis, m. (= il re)
4a -us -u -us
manus, -us, f. (= la mano) cornu, -us, n. (= il corno)
5a -es -ei res, rei, f. (= la cosa)
3. Il numero e il genere
BENE VERTERE
Per conoscere il genere di un nome devi consultare il dizionario. Accanto al nome, troverai indicato sempre il genere, con le abbreviazioni convenzionali: m. (maschile), f. (femminile), n. (neutro).
Il latino, come l’italiano, ha due numeri: singolare e plurale, individuabili dalla terminazione della parola: rosa (= la rosa) è singolare; rosas (= le rose) è plurale. Per quanto riguarda il genere, invece, il latino si differenzia dall’italiano perché oltre al maschile e al femminile ha un terzo genere: il neutro. Il termine deriva dal latino neutrum, che significa «né l’una né l’altra cosa», cioè né maschile né femminile, e a questo genere appartengono per lo più nomi di cose inanimate o astratte. Sono di genere neutro, ad esempio, i nomi dei frutti e dei metalli: cerăsum, -i (= la ciliegia); aurum, -i (= l’oro).
4. Le coniugazioni e il paradigma
In latino, a differenza dell’italiano, esistono quattro coniugazioni, che si distinguono in base alla terminazione dell’infinito presente.
Per poter coniugare un verbo è necessario conoscere il suo paradigma, cioè l’insieme delle cinque voci fondamentali del verbo, quelle da cui si formano tutti i tempi verbali.
Sul dizionario, queste voci sono riportate in un ordine fisso, che è il seguente:
• la prima persona singolare dell’indicativo presente;
• la seconda persona singolare dell’indicativo presente;
• la prima persona dell’indicativo perfetto;
• il supino attivo;
• l’infinito presente.
Ad esempio, il paradigma del verbo amāre è il seguente: amo amas amavi amatum amare
PAROLE IN VIAGGIO Perché in italiano le coniugazioni sono tre?
Nella lingua italiana le coniugazioni sono tre: -are, -ere, -ire, perché si è persa la distinzione tra vocale lunga e breve che differenziava la seconda e la terza coniugazione latina, che sono confluite nella seconda coniugazione italiana.
BENE VERTERE
A differenza del verbo italiano, di cui sul dizionario è riportato l’infinito, del verbo latino in genere è riportata per intero solo la prima voce del paradigma, ossia la 1a persona del presente indicativo; delle altre voci è riportata la terminazione.
Ad esempio, per cercare sul dizionario il significato del verbo amare, appartenente alla 1a coniugazione, dovrai individuare la prima persona del presente indicativo, forma che ricavi sostituendo alla terminazione -are la terminazione propria di questa voce verbale (-o): amo
ITALIANO E LATINO ALLO SPECCHIO
La frase italiana e la frase latina a confronto
In italiano, l’ordine delle parole determina il significato della frase: «Il console guida l’esercito» non ha lo stesso significato di «L’esercito guida il console».
In latino, invece, spostare le parole nella frase non causa nessun mutamento di significato:
Consul ducit exercitum, ma anche Exercitum ducit consul (= Il console guida l’esercito).
Questo perché la funzione logica di una parola è indicata dalla sua desinenza, permettendo una maggiore libertà di collocazione delle parole.
Tornando al nostro esempio, la desinenza -um (accusativo) della parola exercitum indica che «l’esercito», in caso accusativo, è l’oggetto su cui termina l’azione espressa dal verbo ducit
Confrontiamo ora la costruzione della frase latina con quella della frase italiana.
In italiano l’ordine corretto delle parole sarebbe il seguente:
«Il famoso poeta Virgilio narrò la fuga di Enea».
Ecco un altro esempio.
Fortuna caeca est
La fortuna cieca è
soggetto nome del predicato copula
In italiano: «La fortuna è cieca».
Possiamo osservare che l’ordine delle parole in una frase latina è diverso. Generalmente in latino:
• il soggetto si trova all’inizio e il verbo alla fine della frase;
• l’apposizione e l’attributo precedono il sostantivo a cui si riferiscono;
• il complemento oggetto precede il verbo da cui dipende;
• il complemento di specificazione precede il sostantivo a cui si riferisce;
• il nome del predicato precede il verbo «essere».
Riscrivi sul quaderno le seguenti frasi riordinandole secondo l’uso italiano.
1. Del salotto alla parete due quadri Luciana ha appeso.
2. Per il mare la prossima settimana i nonni partiranno.
3. In un’automobile nuova i suoi risparmi lo zio ha investito.
4. In tempo per la prima volta lo spettacolo è terminato.
5. Per tutto il secondo quadrimestre con impegno Chiara mia nipote ha studiato.
6. Di rigore un calcio del Milan il portiere ha parato.
5. Orientarsi nella frase latina
Per tradurre correttamente dal latino, bisogna innanzitutto orientarsi nella frase. Immagina il testo latino come una strada, più o meno tortuosa, dove le terminazioni delle parole rappresentano i segnali stradali che ti diranno quale direzione prendere. Dalla terminazione delle parti declinabili potrai stabilire genere, numero e caso delle parole, e quindi la loro funzione logica nella frase. Procedi così:
1 - individua il verbo, da cui puoi ricavare numero e persona del soggetto;
2 - ricerca poi il soggetto, ossia la parola al caso nominativo;
3 - segui le terminazioni delle altre parole declinabili, stabilendone i casi per individuare i vari complementi.
Alla fine non ti resta che riorganizza la frase... e la traduzione è fatta! Ecco un esempio di come dovrai procedere.
Discipulae poëtarum fabulas legunt.
1 - Il verbo è legunt: si tratta di una terza persona plurale, per cui il soggetto dovrà essere al nominativo plurale.
2 - L’unico nominativo plurale della frase è Discipulae, che dunque sarà il soggetto.
3 - fabulas è un accusativo plurale e quindi sarà un complemento oggetto; poëtarum è un genitivo plurale e quindi sarà un complemento di specificazione.
Discipulae poëtarum fabulas legunt.
Le alunne dei poeti le favole leggono.
Le alunne leggono le favole dei poeti.
Ricorda: quando ti troverai di fronte a testi più lunghi e complessi, procedi allo stesso modo, prendendo in esame una frase alla volta: anche in questo caso riuscirai a raggiungere il traguardo finale!
AGENDA
1 Collega ogni caso alla funzione logica corrispondente.
a. Nominativo
b. Genitivo
c. Dativo
d. Accusativo
e. Vocativo
f. Ablativo
1. Complemento di vocazione
2. Soggetto
3. Complemento oggetto
4. Complemento di termine
5. Complemento di mezzo
6. Complemento di specificazione
2 Fai l’analisi logica delle seguenti frasi, indicando il caso corrispondente a ciascuna funzione logica.
1. O fanciulle, ubbidite alla matrona.
2. Il vento è forte.
3. Ho offerto una mela a Giulia.
4. La mamma ha comprato dei pasticcini.
5. Sottolineo il libro con la matita.
6. Elisa, prendi le chiavi!
7. Il risultato dei miei sforzi è stato ottimo.
8. La professoressa interroga l’alunno.
9. Ovidio fu un famoso poeta.
10. Giuseppe ha trovato la sciarpa di Luca.
3 Indica la declinazione di ciascuno dei seguenti sostantivi.
1. puella, -ae, f. (= la fanciulla)
2. lupus, -i, m. (= il lupo)
3. eques, equitis, m. (= il cavaliere)
4. acies, -ei, f. (= la schiera)
5. amicitia, -ae, f. (= l’amicizia)
6. magister, -stri, m. (= il maestro)
7. auditus, -us, m. (= l’udito)
8. effigies, -ei, f. (= l’effigie)
9. pietas, -atis, f. (= la pietà)
4 Trascrivi il genitivo delle parole dell’esercizio precedente, sottolineando la terminazione.
5 Trascrivi i seguenti verbi nella tabella, a seconda della coniugazione di appartenenza. habēre – amare – ponere – vivere – exercēre – narrare – audire – dicere – tacēre – servire –parare – sentire – delectare – movēre – scribere 1a coniugazione -are 2a coniugazione -ēre 3a coniugazione -ere 4a coniugazione -ire
6
Inserisci nello schema le soluzioni corrispondenti alle seguenti definizion i. Le caselle evidenziate in verde ti riveleranno il nome della città... «Dono del Tevere».
1. Terminazione dell’infinito presente della 4a coniugazione.
2. Da lì si parte per tradurre una frase latina.
3. Nella parola fugam costituisce la desinenza.
4. È il caso del complemento oggetto.
TI RACCONTO I ROMANI: LA COMUNICAZIONE
Dopo aver letto le parole di Dante, evidenzia nella traduzione latina di Iulia quelle di cui comprendi il significato.
In questa pagina vedi i rilievi che narrano le imprese dell’imperatore Traiano. Infatti conoscerai le tecniche di comunicazione dei Romani.
In hac pagina emblemata quae narrant principis Traiani res gestas vides. Nam romanorum communicationis rationes cognosces.
emblema
sculptor
columna
Comunicare con le immagini
Il verbo latino communicare (che si ricollega all’aggettivo communis, «che appartiene a tutti») significa innanzitutto «mettere in comune, condividere». Infatti, lo scopo di ogni comunicazione è proprio quello di scambiare messaggi e informazioni con le persone con cui entriamo in contatto, rendendole partecipi delle nostre idee e partecipando delle loro.
Sin dalla Preistoria l’essere umano ha sentito il bisogno di comunicare con gli altri, per i motivi più disparati, passando da un linguaggio fatto di suoni e gesti a un linguaggio fatto di parole, prima solo dette, poi anche scritte (ed è con la scrittura che inizia la Storia).
Gli antichi Romani, sebbene sprovvisti di canali multimediali, usarono efficaci mezzi di comunicazione che ora vedremo insieme. L’immagine è alla base delle più moderne forme di comunicazione (basti pensare a Internet, agli smartphone, ai social, alla televisione o ai più semplici manifesti pubblicitari
Particolare della colossale statua di Costantino (IV sec.).
che tappezzano le vie delle città): anche per gli antichi Romani essa fu un importante canale mediatico. Lungo le vie delle città, sui muri delle abitazioni o dei locali, potevano comparire disegni incisi (graffiti) dalla gente comune allo scopo di raffigurare qualcosa di caro, o di ricordare un evento particolare (come gli spettacoli dei gladiatori), oppure ancora per farsi beffe di qualcuno (ritratti caricaturali)... Attraverso immagini più ufficiali, i magistrati prima, gli imperatori poi, riuscirono a diffondere in tutti i territori conquistati da Roma l’idea di una potenza invincibile cui era impossibile sottrarsi. Statue carismatiche, archi di trionfo costruiti per celebrare e commemorare le imprese militari condotte vittoriosamente, le stesse strutture architettoniche e urbanistiche realizzate dal genio tecnologico dei Romani, come le strade, gli acquedotti, i fori cittadini (in particolare quelli imperiali a Roma), assolsero a questa funzione.
Arco di Tito, Foro Romano (81 d.C.).
Un imperatore che in modo particolare seppe celebrare la grandezza delle proprie imprese attraverso le immagini fu Marco Ulpio Traiano (98-117 d.C.): a lui si deve il più maestoso dei fori imperiali e, all’interno di esso, l’innalzamento della Colonna Traiana. Alta circa quaranta metri e destinata ad ospitare le spoglie dell’imperatore, ha la superficie esterna completamente coperta da rilievi raffiguranti le campagne militari condotte con successo da Traiano contro i Daci. Le immagini di quello che potremmo definire come il primo «fumetto» della storia rievocano le gesta del principe e descrivono tempi e luoghi delle spedizioni e delle battaglie, fornendo anche informazioni sull’organizzazione dell’esercito romano e sulle popolazioni
Comunicare con le parole
Come tutti i popoli della storia, gli antichi Romani comunicarono anche attraverso la parola scritta: famoso è il detto romano verba volant scripta manent, che significa «le parole dette volano via, le parole scritte rimangono». E parole scritte non sono solo quelle degli autori latini famosi come Cicerone o Seneca; parole scritte sono anche quelle delle numerose iscrizioni sulla pietra o sul marmo ritrovate in tutte le regioni dell’Impero, o quelle graffite o dipinte sui muri delle città, in particolare a Pompei, dove sono rimaste sigillate per quasi 2000 anni sotto la lava e la cenere del Vesuvio e per questo sono giunte a migliaia fino a noi.
L'imperatore Traiano in una posa regale (II sec. d.C.).
Graffito da Pompei (I sec. a.C.).
Le scritte sui muri di Pompei erano soprattutto messaggi di campagne elettorali, oppure annunci: di giochi gladiatori, di case da affittare, di oggetti smarriti. Esse venivano eseguite di notte, con lanterne e pennelli, da professionisti chiamati scriptores. I graffiti veri e propri, infine, erano tracciati sui muri delle case con uno stilo o altri oggetti appuntiti dalla gente comune, che in questo modo inviava i messaggi più disparati in una lingua spesso sgrammaticata e ironica, talvolta accompagnata da disegni: poteva trattarsi di messaggi d’amore di innamorati più o meno fortunati, di spot di propaganda elettorale o di insegne di locande e botteghe. Il potere della parola scritta è dunque suggestivo e affascinante, ci avevi mai pensato? Essa, infatti, rende possibile una comunicazione tra popoli che supera le barriere del tempo contribuendo, non meno della ricerca storica e archeologica, a far rivivere il passato – nel nostro caso il passato degli antichi Romani.
La parola... ai Pompeiani
Ecco alcuni esempi della comunicazione quotidiana affidata alla scrittura, provenienti in questo caso dai muri cittadini della città di Pompei.
Individua nel testo latino le parole corrispondenti a quelle evidenziate.
La furbizia degli osti
Che questi imbrogli possano ingannare te, oste: (a noi) vendi acqua ma tu bevi il vino buono.
Talia te fallant utinam mendacia, copo: tu vendes acuam et bibe ipse merum. da una taverna di Pompei, raccolta in CIL, IV, 3948
La fatica degli umili
Sgobba, asinello, come ho sgobbato io, e ti gioverà.
Labora, aselle, quomodo ego laboravi, et proderit tibi.
graffito dal Paedagogium di Pompei, raccolto in CLE, 1798
Un innamorato sfortunato
Serena non ne vuol sapere di Isidoro.
Serena Isidorum fastidit.
dal Vicolo del Panettiere a Pompei, raccolta in CIL, IV, 3117
Un
prosciutto memorabile
Quando il prosciutto è cotto (in questo modo), se lo servi a un commensale, egli non solo gusta il prosciutto, ma si lecca la marmitta o il tegame.
Ubi perna cocta est, si convivae apponitur, non gustat pernam, lingit ollam aut caccabum.
dalla parete nord della basilica di Pompei, raccolta in CIL, IV, 1896
Si annunciano spettacoli
La squadra di gladiatori dell’edile Aulo
Suettio Certo combatterà a Pompei il 31 maggio: ci saranno la lotta con le belve e i teloni.
A(uli) Suetti Certi aedilis familia gladiatoria pugnabit Pompeis pridie Kalendas Iunias; venatio et vela erunt. graffito pompeiano da Via dell’Abbondanza, raccolto in CIL, IV, 1189
Arte o deturpazione?
Come accadeva nell’antica Pompei, la comunicazione ancora oggi «viaggia» sui muri delle città, con frasi, disegni, graffiti oppure tag di chi decide di lasciare il proprio segno. Ti è mai capitato di osservarli con attenzione? Quali messaggi vengono comunicati? Chi li ha realizzati? Confrontatevi in classe, anche portando degli esempi fotografati per strada: pensate si possano lasciare messaggi su qualsiasi tipo di parete cittadina? Qual è il confine tra forma d’espressione e deturpazione?
CONOSCENZE
1 Rispondi sul quaderno alle seguenti domande.
1. Come si è formata la lingua italiana?
2. Che cos’è un dittongo?
3. Quali sono i dittonghi latini di uso più frequente?
4. Che cosa si intende per declinazione di un nome?
5. In latino, quali parti del discorso non sono presenti?
6. Quante sono le coniugazioni latine?
COMPETENZE
2 Indica a quale declinazione appartengono i seguenti nomi.
1a decl. 2a decl. 3a decl. 4a decl. 5a decl.
1. facies, -ei, f. (= la faccia)
2. civis, -is, m. (= il cittadino)
3. donum, -i, n. (= il dono)
4. manus, -us, f. (= la mano)
5. ala, -ae, f. (= l’ala)
3 Correggi gli errori nella classificazione dei seguenti verbi latini.
4 Fai l’analisi logica del seguente brano indicando, dove ti è possibile, il caso corrispondente a ciascuna funzione logica.
Il mio nome è Durante di Alighiero degli Alighieri, ma tutti mi chiamano Dante Alighieri. Ho trentacinque anni, dunque sono quasi a metà della mia vita. Davanti ai miei occhi si stende un bosco cupo e silenzioso. L’odore del muschio e del fogliame e il tremore del mio corpo mi danno una certezza: devo essermi perso, inoltrandomi senza volerlo in questo bosco che pare più spaventoso della morte. Ho tanta paura. adatt. da Gabriella Santini, La Divina Commedia di Dante Alighieri, Gruppo Editoriale Raffaello
CIVILTÀ
5 Rispondi alle seguenti domande.
1. Quale importanza hanno avuto le immagini nella comunicazione per gli antichi Romani?
2. Quali sono le caratteristiche della Colonna Traiana?
3. Chi ci parla attraverso le antiche iscrizioni giunte fino a noi?
LEZIONE 1 UNITÀ 2
IN QUESTA UNITÀ STUDIERAI:
• La prima declinazione.
• L’importanza del verbo nella frase.
• Il verbo sum .
• Gli aggettivi femminili della prima classe.
• Italiano e latino allo specchio: I principali elementi della frase semplice. Il predicato verbale e il predicato nominale.
• TI RACCONTO I ROMANI : LA FAMIGLIA.
REPETITA IUVANT
Quanti sono i casi della declinazione latina? Elencali, indicando per ciascuno la funzione corrispondente.
La prima declinazione
1. I nomi della prima declinazione
Saepe Iulia pilā cum ancillis ludit.
Spesso Giulia gioca a palla con le ancelle.
Le parole evidenziate nella frase in latino appartengono alla prima declinazione e sono tutte di genere femminile.
FOCUS
• Nominativo singolare: -a;
• Genitivo singolare: -ae;
• Genere dei nomi: in gran parte femminili, pochi maschili e nessun neutro.
Ecco la declinazione di ancilla, -ae, f. (= l’ancella).
Casi
Singolare
Plurale
Nominativo ancill-ă (= l’ancella) ancill-ae (= le ancelle)
Genitivo ancill-ae (= dell’ancella) ancill-ārum (= delle ancelle)
Dativo ancill-ae (= all’ancella) ancill-is (= alle ancelle)
Accusativo ancill-am (= l’ancella) ancill-as (= le ancelle)
Vocativo ancill-ă (= o ancella) ancill-ae (= o ancelle)
Ablativo ancill-ā (= con/per l’ancella) ancill-is (= con/per le ancelle)
Sul modello di ancilla, -ae si declinano tutti gli altri sostantivi della prima declinazione.
ERGO
Leggi attentamente la declinazione di ancilla. Alcuni casi presentano la stessa terminazione:
• i casi nominativo e vocativo singolare terminano in - , l’ablativo in - ; la quantità della vocale è dunque necessaria per distinguere la funzione della parola;
• i casi genitivo e dativo singolare e i casi nominativo e vocativo plurale hanno la stessa desinenza in - , i casi dativo e ablativo plurale hanno la stessa desinenza in - .
Questo volume, sprovvisto del talloncino a fronte (o opportunamente punzonato o altrimenti c ontrassegnato), è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUIT
O, fuori commercio (vendita e altri atti di disposizione vietati: art. 17, c. 2 L. 633/1941). Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d). Esente da bolla di accompagnamento (D.P.R. 6-10-1978, n° 627, art.4. n° 6).
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Per conoscere la lingua e la civiltà latina
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