12 storie ma proprio 12!

Page 1


Una al mese otutte d’un fiato

Editor: Patrizia Ceccarelli

Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini

Testi: Viviana Navarra

Illustrazioni: Elisa Varetti

Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti

Team grafico: Raffaella De Luca

Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

I Edizione 2026

Ristampa

7 6 5 4 3 2 1 0 2032 2031 2030 2029 2028 2027 2026

Tutti i diritti sono riservati

© 2026

Raffaello Libri S.p.A.

Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN)

www.ilmulinoavento.it

Printed in Italy

È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright.

L’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti.

www.facebook.com/GruppoRaffaello

VIVIANA NAVARRA

Illustrazioni di Elisa Varetti

Per Ari e Ludo: abbiate sogni ostinati.

E per Matteo, con cui scrivo la mia storia preferita.

Gli adulti sono troppo seri per me, non sanno ridere.

Meglio scrivere

per i

bambini: è l’unico modo per divertire anche me stesso.
Roald

Dahl

Storia di Sarah

Un o sguardo nuovo

C omincio questa storia dicendo che mi chiamo Sarah con l’acca, ho dieci anni e lunghi capelli rossi come “Anna dai capelli rossi”, il mio libro preferito.

E soprattutto che non sono responsabile della fuga del mio pappagallo Piuma. Stamattina mi sono svegliata presto come al solito, ho aperto la gabbia per dargli la sua porzione di cereali e lui è fuggito dalla finestra aperta. Cosa c’entro io? Niente!

Eppure, mentre scrivo, mia sorella piccola Cloe piange disperata e dà la colpa a me, mentre mia nonna tenta di consolarla. Intanto, il caffè sta per esplodere nella macchinetta.

A ogni modo...

Mia cugina Dana tra due settimane cambierà scuola, città e continente. Cambierà vita praticamente.

Suo padre, cioè mio zio, è un famosissimo violinista ed è stato ingaggiato da un’accademia di musica americana, la “Melody Music School”.

Dana e i suoi genitori hanno girato tutto il mondo e una volta hanno visitato anche un posto che si trova a pochi chilometri dal Polo Nord.

Trasferirsi negli Stati Uniti a lei non dispiace affatto perché ci è già stata due volte e a New York vivono anche i suoi altri due cugini che hanno la nostra stessa età. I suoi cugini americani hanno un cane labrador di nome Eliot che si chiama come il poeta preferito di mia mamma.

Ma qui il punto non sono i cugini americani di Dana e neanche il cane o il poeta Eliot.

Il punto è che Dana, che è mia cugina e anche la mia migliore amica, sta per partire e questo vuol dire che passeremo dallo stare insieme tutti i giorni al vederci una o due volte l’anno, quando lei e la sua famiglia torneranno a trovare la nostra nonna che abita qui.

A me non sembra giusto per niente ed è per questo che ho deciso di fare lo sciopero del sorriso, perché mi sento troppo triste e non riesco a immaginare più ragioni per essere allegra.

Inoltre, da quando ho saputo che Dana partirà mi stanno accadendo delle cose stranissime e credo sia arrivato il momento di parlarne con qualcuno.

Venite, andiamo dalla persona più saggia che esista sulla faccia della terra: la mia prozia Elsa.

Zia Elsa vive al primo piano di una palazzina gialla con una piccola edicola proprio di fronte al portone.

Amo quell’edicola perché il proprietario

è un amico di zia Elsa e mi regala sempre tante figurine di Capitan Valiant & le sirene misteriose per completare il mio album.

– Ciao zia Elsa, sono Sarah, bzz bzz bzz –le strillo al citofono che fa sempre dei rumori incomprensibili.

– Oh, ciao tesoro, bzz bzz bzz.

Come al solito non capisco molto di quello che mi risponde la zia, ma salgo le scale e mi preparo a gustare il buonissimo frullato di fragole che mi preparerà come sempre.

– Avanti, raccontami tutto – mi sorride zia Elsa davanti a un bel bicchiere di frullato.

– Quali sono le cose stranissime che ti stanno accadendo? E perché sei così imbronciata? Dov’è finito il tuo bel sorriso?

– Ecco zia, come saprai tra due settimane Dana lascerà la città e quindi il mio sorriso è in sciopero. Poi le cose strane che mi stanno accadendo hanno a che fare con i miei occhi.

La zia aggrotta la fronte.

– I tuoi occhi? Cosa c’entrano i tuoi occhi?

E così mi tocca spiegarle che da alcuni giorni tutte le cose che vedo mi sembrano diverse. Normali, noiose, persino brutte.

– Fammi un esempio – mi dice zia Elsa con un’espressione incuriosita.

– Ecco, quando prima guardavo le nuvole dalla finestra della camera di Cloe, io non vedevo le nuvole. Vedevo la faccia di Capitan Valiant & le sirene misteriose attorno a lui. Vedevo alberi con rami lunghi come colli di giraffa, aquile reali, pittori che dipingevano zucchero filato e orsi polari che galleggiavano vicino al sole. Una volta io e Dana, tra l’arcobaleno e il tetto della casa di Bruno, abbiamo visto la faccia della maestra

Ursula che ci guardava minacciosa e ti giuro che abbiamo camminato con la testa bassa per il resto della giornata, per evitare il suo sguardo che ci inseguiva dall’alto.

Zia Elsa sembra molto presa dal mio racconto.

– E adesso, cosa vedi?

– Il punto è questo, zia. Nuvole, adesso vedo solo nuvole.

– Capisco…

– E poi anche per l’album di Capitan Valiant & le sirene misteriose è cambiato tutto: prima era il tesoro più prezioso che io possedessi, adesso se lo guardo e lo sfoglio… vedo solo un pezzo di carta. Stranissimo. E che dire del mare? Ti ricordi che questo fine settimana ero felicissima al pensiero di partire per AcquaSalata con mamma, papà e Cloe? Beh, adesso non lo sono più. Guardo le immagini di AcquaSalata sul telefono di mamma e non vedo più il mare: vedo solo l’acqua. Guardo il sole e vedo solo il caldo. Guardo la spiaggia e non vedo più castelli, gelati, corse fino alla riva e gavettoni. Vedo solo una coperta di polvere bollente!

Insomma zia: cosa sta succedendo ai miei occhi? Perché non vedo più come prima?

Zia Elsa mi guarda attentamente proprio come fa la maestra Ursula prima di chiamarmi alla lavagna per l’interrogazione di storia. Poi mi sorride.

– Vedi, Sarah, la soluzione è semplice: non è che siano cambiati i tuoi occhi, è cambiato il tuo stato d’animo e di conseguenza il tuo sguardo sulle cose. Prima eri felice e quindi tutto ti appariva bello, adesso sei triste, così ogni cosa ti appare insulsa.

La zia si guarda allo specchio e si dà una sistematina ai capelli.

– Che disastro questa frangia! – esclama spazientita. Poi si gira verso di me.

– Insomma, hai capito cosa intendo? Ogni cosa che guardiamo riflette quello che siamo. Ora tutto riflette la tua tristezza, quindi tutto ti appare brutto.

Ci penso, nel frattempo bevo un altro frullato.

– Sai zia, penso proprio che tu abbia ragione. Ma come faccio a riavere i miei occhi di prima? – le domando impaziente.

Zia Elsa si sistema i capelli dietro le orecchie e spiega:

– Intanto, riprendi a sorridere! Lo sciopero del sorriso di certo non ti aiuterà a vedere il mondo come riuscivi a fare prima! Qualcuno dice che se sorridi, il mondo ti sorride.

Dopotutto una cosa è certa: il sorriso accende l’allegria e l’immaginazione, il broncio accende la tristezza e la noia.

Sembra avere un senso.

Decido di provarci.

Le sorrido, la abbraccio, poi corro verso casa. Arrivo sotto al mio portone e sento gracchiare:

– C... iaooo.

Caspita! Zia Elsa aveva ragione: un solo sorriso e ho già ripreso a immaginare! È strabiliante! Ma poi guardo in alto: non lo sto immaginando: il mio pappagallo Piuma è tornato e ora mi saluta dalla ringhiera fiorita del balcone di Cloe.

Non ho mai visto niente di più bello!

Storia di Noè Una parola per amica

Mi chiamo Noè ma vi avviso subito: l’arca non c’entra assolutamente niente. Voglio specificarlo perché di solito me lo chiedono tutti prima di scoppiare a ridere: “Noè, e l’arca dov’è?” E io sbuffo, intreccio le braccia e aspetto che passi questo momento di ironia legato al mio nome.

È stata mia mamma a sceglierlo, mi racconta sempre che il giorno in cui sono nato stava appunto guardando alla tv il film sull’impresa di quel Noè che costruisce l’arca. Fuori c’era - guarda caso - un diluvio universale e io ho cominciato a scalciare forte come non avevo mai fatto prima. Poco dopo sono nato.

Mia mamma ha pensato fosse un segno e mi ha chiamato Noè.

Penso sempre che poteva andarmi peggio: a mio padre da piccolo piacevano tantissimo le avventure del delfino Sigfrido e quindi probabilmente mi sarei potuto chiamare così se il giorno della mia nascita avessero trasmesso in tv quel cartone animato e io proprio in quel momento avessi cominciato a scalciare.

L’ho scampata bella!

A ogni modo come dicevo, l’arca non c’entra in questa storia. C’entra la mia maestra di italiano Vanda, con cui sono veramente arrabbiato. Oggi in classe mi ha detto che conosco poche parole e, su una pagina del mio mega diario rosso e blu di Superman con la “S” impressa in oro sulla copertina, ha scritto una nota da far leggere ai miei genitori.

La nota dice così:

Noè ha un vocabolario troppo ristretto.Consigliodifarloleggere di più e di trovare insieme a lui sul dizionario delle parole che non conosce, così da ampliare il suo lessico. Mi piacerebbe anche che stilasse un elenco delle sue parole preferite.

Firmato: Maestra Vanda.

Vi rendete conto? Superman non sa cosa mi tocca sopportare.

La maestra Vanda quando fa così è veramente fastidiosa! Insegna italiano e infatti veste sempre a righe: le sue maglie sono a righe, i suoi pantaloni sono a righe e persino le sue sciarpe sono a righe! È dalla prima elementare che il suo guardaroba non cambia, ora sono in terza e penso che l’anno prossimo sarà lo stesso: dovrò sopportare le sue righe ancora per molto. E poi ci mette sempre “tutti in riga”: insomma, è nata per fare la maestra di italiano!

Il suo stile non assomiglia neanche lontanamente a quello della maestra di matematica Elga, che ha un viso squadrato come un pezzo delle costruzioni, veste sempre con maglie e pantaloni a quadretti e porta tutti i giorni con sé una grande borsa quadrata marrone: non avrebbe potuto fare altro che la maestra di matematica!

E poi, la maestra Elga non mi ha mai scritto in una nota che conosco pochi numeri. I numeri non ti tradiscono come le parole, non te ne puoi inventare di nuovi: i numeri sono quelli, una volta che impari a contare, li conosci tutti. Invece le parole a quanto pare non bastano mai, ne servono sempre di nuove... lo trovo ingiusto!

Una volta a casa, finito di pranzare, sgancio la bomba.

– Mamma, papà, la maestra Vanda mi ha detto di farvi leggere questo…

Prendo il diario e apro la pagina della nota. Mentre loro leggono, io chiudo gli occhi e li strizzo aspettandomi un bel rimprovero in coro.

Invece il rimprovero non arriva, anzi, mia mamma si illumina in viso.

– Che bella idea che ha avuto la maestra Vanda! Proprio creativa! Trovare insieme nuove parole e scegliere le tue preferite! Un gioco davvero stimolante e divertente, non trovi Noè?

Alzo gli occhi al soffitto e intravedo una zanzara.

– Sì, certo, come no mamma!

Mio padre mi dà una pacca sulla spalla.

– Forza Noè, in fondo si tratta di un esercizio piacevole... facciamolo insieme!

Poco dopo mia madre stende sulla scrivania un grande foglio bianco e comincia a scrivere: parole alte, parole basse, parole medie.

– Cosa significa? – chiedo incuriosito.

– Facciamo un gioco – risponde mia mamma.

– Ogni parola è legata a un’emozione e può farci salire in alto, cadere in basso oppure può non procurarci alcuna sensazione particolare.

Io adesso ti invito a dirmi quali sono le parole che ti fanno toccare il cielo con un dito, quali quelle che ti fanno sentire giù di morale e ancora quelle che non ti provocano alcun effetto. Insieme le scriveremo e tu mi dirai quali sono le tue preferite.

Sembra divertente.

– Ok. Comincio io – dice mio padre. – Una parola che mi fa volare alto, altissimo è grazie: ogni volta che qualcuno la pronuncia mi sento felice e quando sono io a pronunciarla, mi sento davvero un gigante. Credo che grazie sia decisamente una parola “alta”.

Mia mamma annuisce.

– Adesso tocca a me. Una parola che mi fa sentire triste è paura. Trovo che sia una parola “bassa”, sembra volermi trascinare giù...

A questo punto è il mio turno. Faccio un colpo di tosse.

– Una parola che non mi piace è compiti. Mi sento proprio in gamba ad averlo detto.

– Perfetto, il gioco sta prendendo forma! –cinguetta mia mamma con la sua voce melodiosa. – Noè, adesso dimmi quali sono in assoluto le tue parole preferite.

Ci penso un po’ su e poi comincio a scrivere: Mare, Sole, Mamma, Amici, Gioco, Cielo, Luna, Palla, Sabbia, Risata, Allegria.

– Accidenti, quante belle parole! – esclama mia mamma. – E dimmi, come ti fanno sentire queste parole?

– Mi fanno sentire felice.

Appena pronuncio questa frase, mi accorgo di ascoltarla per la prima volta: queste parole mi fanno sentire felice. Allora forse le parole non sono poi così male. Forse allora non lo è nemmeno la maestra Vanda, che le parole le insegna.

– Adesso scopriamo qualche parola che non hai mai pronunciato – interviene papà.

– Facciamo finta che tu sia un investigatore sulle tracce di parole sconosciute.

Mi sento come quando gioco a Indovina chi è stato: euforico.

Estrae da un cappello diversi bigliettini dove ci sono scritte delle parole poco conosciute.

Una è sporadico, che significa raro.

Un’altra è soqquadro, che significa scompiglio, un’altra ancora è pleonastico, che significa superfluo.

Dopo un’ora avevamo trascritto oltre cento parole mai sentite, parole che ora mi parlavano e che mi suonavano chiare e piacevoli proprio come i numeri.

Improvvisamente le tanto odiate righe sulle magliette della maestra Vanda sembravano essersi curvate a formare tanti sorrisi: sorridevano proprio a me!

Dal canto mio, avevo scoperto tante parole originali e trascritto le mie preferite.

E soprattutto avevo capito che esisteva una parola che mi piaceva più di tutte: NOVITÀ.

Già... che la materia della maestra Vanda fosse diventata un gioco entusiasmante era proprio una bella... novità!

VivianaNavarra 12storie,maproprio12! ISBN978-88-472-5120-5

Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

copia di SAGGIO-CAMPIONE, GRATUITO, fuori commercio.

Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi

Serie ROSSA

Dodici racconti, immaginati come aquiloni tenuti insieme da un unico filo: la scoperta. La scoperta che essere piccoli è un’avventura da grandi, in cui meraviglia e stupore sbocciano continuamente in ogni angolo del cuore. Protagonisti sono bambini e bambine che esplorano il mondo strizzando l’occhio all’incanto, alla curiosità e a un pizzico di magia.

Una storia al mese,per un anno tutto da leggere.

Viviana Navarra è una giornalista salernitana. Collabora con il quotidiano Il Mattino, firmando in particolare pagine per il settore Cultura. È appassionata di editoria per bambini e ragazzi e cura la presentazione di libri.

Nel 2022 ha fondato il blog Dichiscrive, dedicato a scrittori e scrittrici italiani e internazionali.

Consigliato a partire dai 7 anni

è un marchio del Gruppo Editoriale Raffaello € 8,00

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Issuu converts static files into: digital portfolios, online yearbooks, online catalogs, digital photo albums and more. Sign up and create your flipbook.