2021
Dedicato a
Dante
con il sostegno di
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
con il contributo di
Comune di Cervia
Comune di Lugo
Comune di Russi
Koichi Suzuki
partner principale
si ringrazia
Ministero degli Affari Esteri Ambasciata d’Italia Jerevan e della Cooperazione Internazionale
con il patrocinio di
2021 xxxii edizione
2 giugno - 31 luglio
Dedicato a Dante 1 settembre - 13 ottobre
Trilogia d’autunno la Danza, la Musica, la Parola
presidente onorario
Cristina Mazzavillani Muti direzione artistica
Franco Masotti, Angelo Nicastro
FONDAZIONE RAVENNA MANIFESTAZIONI Soci Comune di Ravenna Provincia di Ravenna Camera di Commercio di Ravenna Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Confindustria Ravenna Confcommercio Ravenna Confesercenti Ravenna CNA Ravenna Confartigianato Ravenna Arcidiocesi di Ravenna-Cervia Consiglio di Amministrazione Presidente Michele de Pascale Vicepresidente Livia Zaccagnini Consiglieri Ernesto Giuseppe Alfieri Chiara Marzucco Davide Ranalli Sovrintendente Antonio De Rosa Segretario generale Marcello Natali Responsabile amministrativo Roberto Cimatti Revisori dei conti Giovanni Nonni Alessandra Baroni Angelo Lo Rizzo
ASSOCIAZIONE AMICI DI RAVENNA FESTIVAL Antonio e Gian Luca Bandini, Ravenna Francesca e Silvana Bedei, Ravenna Chiara e Francesco Bevilacqua, Ravenna Mario e Giorgia Boccaccini, Ravenna Costanza Bonelli e Claudio Ottolini, Milano Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna Glauco e Egle Cavassini, Ravenna Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna Marisa Dalla Valle, Milano Maria Pia e Teresa d’Albertis, Ravenna Ada Bracchi Elmi, Bologna Rosa Errani e Manuela Mazzavillani, Ravenna Gioia Falck Marchi, Firenze Gian Giacomo e Liliana Faverio, Milano Paolo e Franca Fignagnani, Bologna Giovanni Frezzotti, Jesi Eleonora Gardini, Ravenna Sofia Gardini, Ravenna Stefano e Silvana Golinelli, Bologna Lina e Adriano Maestri, Ravenna Irene Minardi, Bagnacavallo Silvia Malagola e Paola Montanari, Milano Francesco e Maria Teresa Mattiello, Ravenna Peppino e Giovanna Naponiello, Milano Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi, Ravenna Gianna Pasini, Ravenna Desideria Antonietta Pasolini Dall’Onda, Ravenna Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna Carlo e Silvana Poverini, Ravenna Paolo e Aldo Rametta, Ravenna Marcella Reale e Guido Ascanelli, Ravenna Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna Stefano e Luisa Rosetti, Milano Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna Leonardo Spadoni, Ravenna Gabriele e Luisella Spizuoco, Ravenna Paolino e Nadia Spizuoco, Ravenna Paolo Strocchi, Ravenna Thomas e Inge Tretter, Monaco di Baviera Ferdinando e Delia Turicchia, Ravenna Maria Luisa Vaccari, Ferrara Luca e Riccardo Vitiello, Ravenna
Presidente Eraldo Scarano Presidente onorario Gian Giacomo Faverio Vice Presidenti Leonardo Spadoni Maria Luisa Vaccari Consiglieri Andrea Accardi Paolo Fignagnani Chiara Francesconi Adriano Maestri Maria Cristina Mazzavillani Muti Irene Minardi Giuseppe Poggiali Thomas Tretter Segretario Giuseppe Rosa Giovani e studenti Carlotta Agostini, Ravenna Federico Agostini, Ravenna Domenico Bevilacqua, Ravenna Alessandro Scarano, Ravenna Aziende sostenitrici Alma Petroli, Ravenna LA BCC - Credito Cooperativo Ravennate, Forlivese e Imolese DECO Industrie, Bagnacavallo Ghetti - Concessionaria Fiat, Lancia, Abarth, Alfa Romeo, Jeep, Ravenna Kremslehner Alberghi e Ristoranti, Vienna Rosetti Marino, Ravenna SVA Dakar - Concessionaria Jaguar e Land Rover, Ravenna Terme di Punta Marina, Ravenna Tozzi Green, Ravenna
ANTEPRIMA
PREVIEW
9
maggio domenica
TeatroAlighieri ore 17 ore 20 9
WIENER PHILHARMONIKER RICCARDO MUTI direttore Felix Mendelssohn-Bartholdy Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice) op. 27 Robert Schumann Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 Johannes Brahms Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Un doppio legame, forte e al tempo stesso antico, segna in profondità i due concerti di Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker. Per un verso le affinità elettive tra il direttore italiano e i musicisti viennesi: un’intesa di stile, una comunione di intenti e di civiltà che durano da cinquant’anni. Per l’altro verso la consuetudine storica che i Wiener hanno da tempo stabilito, come nessun’altra orchestra internazionale, con Ravenna Festival: dieci presenze tra le quali rimane indimenticabile la trilogia Mozart-Da Ponte al Teatro Alighieri. I due programmi di questo undicesimo ritorno riuniscono entro un unico sguardo tre pagine preziose del sinfonismo ottocentesco: il dittico goethiano di Mendelssohn, la Quarta Sinfonia di Schumann e la Seconda di Brahms, unite dal filo robusto di una fertile, incontenibile immaginazione sonora. Riccardo Muti’s double bill marks a strong, age-old connection, a hand-in-glove relationship with the Wiener Philharmoniker. Subtle elective affinities bind the Italian conductor to the Austrian musicians: an agreement on style and intentions, a sharing of purposes, and a common background that go back fifty years. And then, there is a tradition that has seen the Wiener Philharmoniker as the most frequent foreign guest orchestra at the Ravenna Festival, featuring in its bill no less than ten times, including the unforgettable Mozart-Da Ponte trilogy at the Alighieri Theatre. Their eleventh return features a double bill with three precious milestones of XIX-century symphony: Mendelssohn’s Op. 27 inspired by Goethe’s diptych, Schumann’s Symphony no. 4 and Brahms’s Symphony no. 2.
€ 130 € 100 € 60 € 40
I settore (platea e palchi I ord.) II settore (I e II ord. palchi) III settore (galleria e IV ord.) IV settore (loggione)
LIVE
IL FESTIVAL OVUNQUE TU SIA
www.ravennafestival.live
Foto Silvia Lelli
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PROGRAMMA
PROGRAMME
2
giugno mercoledì
,3
Basilica di San Vitale ore 21.30
giugno giovedì
13
TEODORA Scalata al cielo in cinque movimenti Opera da camera per soprano, attrice, danzatrice, coro e strumenti (Edizioni Curci-Milano)
musica di Mauro Montalbetti libretto e regia di Barbara Roganti Roberta Mameli soprano Matilde Vigna attrice Barbara Martinini danzatrice Altrevoci Ensemble Andrea Berardi organo Coro dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” direttore Antonio Greco commissione Ravenna Festival per l’esecuzione nella Basilica di San Vitale coproduzione col XXX Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone prima assoluta
Da quasi millecinquecento anni l’Imperatrice Teodora fissa con il suo sguardo severo i fedeli e i visitatori della Basilica di San Vitale: il manto di porpora con i Re Magi, il calice d’oro tempestato di gemme. Ora finalmente la Basilissa abbandona i mosaici della chiesa e prende forma, corpo, vita. È lei, infatti, “venerata come una santa e maledetta come un demonio” – dice lo scrittore tedesco Frank Thiess – la protagonista di Teodora. Una scalata al cielo in cinque movimenti, la nuova opera da camera di Mauro Montalbetti, su libretto di Barbara Roganti, che vedrà la luce proprio sotto le volte dorate della basilica dove risplende il mosaico del suo corteo imperiale. Non il mero racconto della sua esistenza – sostengono gli autori – bensì un percorso che cerca, attraverso la musica, di addentrarsi nel suo labirinto. For almost fifteen hundred years, Empress Theodora has stared sternly at the faithful and visitors of the Basilica of San Vitale, her purple chlamys embroidered with the Magi, a jewelled chalice in her hands. Now, at last, the Basilissa that Frank Thiess described as “revered as a saint and cursed as demon”, leaves her wall of mosaics to take shape, body and life as the protagonist of Mauro Montalbetti’s Teodora. Una scalata al cielo in cinque movimenti. This new chamber opera, based on a libretto by Barbara Roganti, will be premièred right under the golden vaults of the basilica and the glittering mosaic of the Empress and her retinue. Not a mere biography—the authors explain—but rather a musical itinerary through the labyrinth of her existence.
€ 30
Posto unico numerato
4
giugno venerdì
Chiostro della Biblioteca Classense, ore 18.30
14
QUELLE SIRENE DELLE SFERE Il poema sinfonico della Commedia
Incontro con Piero Mioli su Dante e la musica
Dicevano gli antichi che i pianeti, le stelle, le costellazioni facevano musica, una musica divina che i mortali non potevano sentire. Ebbene, chi lassù c’è stato ed è tornato indietro, Dante, questo racconta: in Paradiso il grado di beatitudine sale in parallelo con la luce e con la musica. Quale musica? Un canto celestiale, ineffabile, inebriante, anche senza parole. Qualcosa di irresistibile, a suo modo simile e diverso da quello delle Sirene ascoltate da Ulisse. Non così nel Purgatorio: Dante vi sente salmi, inni, preghiere, come se fosse sulla terra. E Dante uomo? Lui conosceva dei musicisti e affidava loro le sue poesie. Un certo Casella gli aveva musicato la canzone “Amor che ne la mente mi ragiona”. Di tutto ciò ragioneremo anche noi, per conoscere la Commedia anche sotto questo aspetto veramente divino. Ancient scholars believed that celestial bodies—planets, stars and constellations— produced a form of music that mortals could not hear. And Dante, a pilgrim in the afterlife, narrates that, in Paradise, an increasing inward bliss finds its outward expression in light and music. What kind of music? Celestial, ineffable, overwhelming even when instrumental. Bewitching music that can’t be resisted, similar yet different from the song of the Sirens heard by Ulysses. Not so in Purgatory, where Dante hears psalms, hymns and prayers similar to those heard on earth. But what about Dante the man? He knew musicians who set his poems to music, like Casella had done with “Amor che ne la mente mi ragiona” (“Love that converses with me in my mind”). We, too, will “converse”, trying to investigate this truly divine aspect of the Comedy.
Ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
4
giugno venerdì
,5
giugno sabato
,6
giugno domenica
Teatro Alighieri ore 21.30
15
L’HEURE EXQUISE Variazioni su un tema di Samuel Beckett “Oh, les beaux jours”
regia e coreografia di Maurice Béjart rimontata da Maina Gielgud e Micha Van Hoecke su gentile concessione di Fondation Maurice Béjart personaggi e interpreti Lei Alessandra Ferri Lui Carsten Jung scene e luci Roger Bernard costumi Luisa Spinatelli musiche di Anton Webern, Gustav Mahler, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Léhar riallestimento coprodotto da AF DANCE, Ravenna Festival, The Royal Ballet Londra un ringraziamento speciale a Lady Angela Bernstein CBE creato al Teatro Carignano di Torino il 13 settembre 1998, co-produzione Ensemble di Micha Van Hoecke e Festival Torino Danza prima nazionale
Con L’Heure Exquise, basato su Oh les beaux jours, uno dei momenti più alti del teatro di Samuel Beckett, Alessandra Ferri celebra quarant’anni di carriera interpretando un ruolo significativo, giusto ed emozionante per l’artista che è ora: Winnie, la ballerina “âgée” immaginata da Béjart nel 1998 per Carla Fracci, che nella propria malinconica solitudine vive nei gioiosi ricordi dei propri giorni felici. Un altro personaggio femminile per Alessandra Ferri, come Virginia Woolf, Eleonora Duse e Léa di Chéri, tutte donne eccezionali che appartengono a questo capitolo della sua vita. Willy, il Lui all’epoca impersonato da Micha van Hoecke e ora da Carsten Jung dell’Hamburg Ballet_John Neumeier, è un ex partner di Lei, sommersa non dalla famosa collina di sabbia ma da una montagna di vecchie scarpette da punta. With L’Heure Exquise, based on one of Samuel Beckett’s best plays, Oh les beaux jours, Alessandra Ferri celebrates her forty-year-long career in the significant and exciting role of Winnie, an aged ballerina re-living the joyful memories of her happy days in her present melancholy solitude—a role role created by Bejart for Carla Fracci in 1998, and perfectly suited to the artist Ferri is now. After Virginia Woolf, Eleonora Duse and Léa in Chéri, the portrait of another exceptional woman enters this chapter of Alessandra Ferri’s life. And while Ferri-Winnie is encased in a mound of faded pointe shoes, her former partner Willy, originally created for Micha Van Hoecke, is now interpreted by Carsten Jung of Hamburg Ballet_John Neumeier.
progetto sostenuto da € 40 € 20 € 10
Platea, palchi I, II e III ordine Galleria Loggione
5
giugno sabato
Rocca Brancaleone ore 21.30
16
ACCADEMIA BIZANTINA OTTAVIO DANTONE direttore Felix Mendelssohn Bartholdy Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana” Robert Schumann Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 97 “Renana”
È dal secolo scorso che la nostra memoria uditiva delle sinfonie ottocentesche si è consolidata sulla base della tradizione esecutiva di grandi orchestre, con strumenti standardizzati nelle caratteristiche tecniche e nel timbro, una “abitudine” a cui Accademia Bizantina si è sempre sottratta, nel repertorio barocco. La consueta attenzione agli strumenti d’epoca e alla storicità della performance la applica ora, per la prima volta, a due classici del sinfonismo romantico. Suonerà “diversa” allora l’Italiana di Mendelssohn, omaggio alla cantabilità del nostro paese con accenno di saltarello, comunque intrisa di viennesità e memore del contrappunto bachiano. Così la Renana che vibrerà della ricchezza di una tavolozza timbrica sorprendente, capace di esaltare l’elaborazione tematica con cui Schumann rinnova la grande forma tradizionale. Since the last century, our auditory memory of XIX-century symphonies has become consolidated on the performative tradition of large orchestras using standardized instruments, features and timbres. This is a “habit” that Accademia Bizantina has always avoided, not only for the Baroque repertoire: see for example the two Romantic symphonies they propose in historicallyinformed performance style, on period instruments. Mendelssohn’s Italian will sound “different”—a tribute to Italian cantability incorporating figurations from saltarello, but mindful of Bach’s counterpoint and infused with the Vienna spirit. And the Rhenish will resonate with a surprisingly rich tonal palette, enhancing Schumann’s thematic elaboration and renewal of the great traditional form.
€ 45 € 25
I settore II settore
6
giugno domenica
Rocca Brancaleone ore 21.30
17
LA PALA D’ORO DI SAN MARCO In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia (421-2021)
Cappella Marciana direttore Marco Gemmani Andrea Inghisciano cornetto Ermes Giussani, Mauro Morini, Fabio Costa tromboni Nicola Lamon organo musiche di Claudio Merulo, Ludovico Balbi, Baldassarre Donato, Andrea Gabrieli, Giulio Belli, Claudio Monteverdi, Giovanni Gabrieli, Giovanni Croce, Gioseffo Zarlino, Giovanni Bassano
Basilica Metropolitana, ore 11
In templo domini - Liturgie nelle basiliche Cappella Marciana direttore Marco Gemmani musiche di Andrea Gabrieli celebrazione presieduta da S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni Arcivescovo di Ravenna - Cervia La Messa sarà trasmessa in diretta da Radio Ravegnana Ingresso libero
Zaffiri, smeraldi, granati, perle, ametiste, rubini, agate, topazi: le più belle pietre preziose di tutto l’Oriente, giunte a Venezia come bottino della Quarta Crociata (1204), brillano incastonate nella celebre Pala d’oro della Basilica di San Marco. È ispirandosi all’opera d’arte orafa, commissionata nel X secolo dal Doge della Serenissima ai migliori artisti di Costantinopoli e completata solo quattro secoli più tardi, che Marco Gemmani ha selezionato queste musiche polifoniche di scuola veneziana, collegandole direttamente alle “formelle” che in essa raffigurano scene del Vecchio Testamento e della vita di Cristo, nonché a quella dedicata al santo evangelista eponimo. Le immagini delle formelle, proiettate durante l’esecuzione, si uniranno alle architetture polifoniche, in un inarrivabile sfarzo. Sapphires, emeralds, garnets, pearls, amethysts, rubies and agates, topazes: these beautiful gems were looted in the East during the Fourth Crusade (1204) and brought back to Venice, where they are now set in the famous Pala d’oro in Saint Mark’s basilica. The altarpiece, first commissioned in the X century by the Doge of the Serenissima from the best goldsmiths in Constantinople, was only completed four centuries later. Inspired by it, Marco Gemmani selected polyphonic music of the Venetian school to “match” with its enamels plaques depicting scenes from the Old Testament and the lives of Christ and St Mark. Pictures of these enamel plaques will be projected during the performance to match the polyphonic architectures in unrivalled splendour.
€ 20
Posto unico numerato
7
giugno lunedì
, 8
giugno martedì
Basilica di San Francesco ore 19.30
Vespri Danteschi
18
DANTE E I TROVATORI La VII cornice
Enea Sorini voce, salterio, percussioni Peppe Frana oud, guinterna musiche di Folquet de Marselha, Arnaut Daniel, Bernart de Ventadorn, Raimbaut de Vaqueiras, Berenguier de Palazol, Guiraut de Bornehl, Raimon de Miraval e altri
Il filo rosso che unisce il Sommo Poeta alla tradizione trobadorica provenzale è tracciato dalla presenza di Arnaut Daniel nella Commedia, poi dal riferimento a Guiraut de Bornehl e Folquet de Marselha nel Convivio e nel De Vulgari Eloquentia, nonché dalla presunta citazione di Ventadorn nel Paradiso. Ecco che esplorando quel repertorio, Enea Sorini e Peppe Frana si misurano con canti di amor cortese dalle metafore eroticonaturalistiche nei quali il giudizio estetico e quello morale di Dante appaiono in conflitto, mediandosi nella condanna del lussurioso Arnaut al Purgatorio. Un’influenza, quella trobadorica, che a Firenze si riverbera poi nelle ballate monodiche di pochi anni dopo la morte di Dante, e nella sorprendente tecnica del Sehnal: nascondere nell’incipit il nome della dama a cui il componimento poetico è dedicato. A common thread runs from the Supreme Poet to the tradition of Provençal troubadours, as shown by Arnaut Daniel, praised in the Comedy, by the references to Guiraut de Bornehl and Folquet de Marselha in Convivio and De Vulgari Eloquentia, as well as Ventadorn, possibly recalled in Paradiso. Choosing from their repertoire, Enea Sorini and Peppe Frana now propose songs of courtly love whose erotic-naturalistic metaphors would have caused Dante a conflict between aesthetics and morals (see how the lustful Arnaut is doing penance in Purgatory). The influence of troubadours persisted in Florence also after Dante’s death, in monodic ballads and in the surprising technique of sehnal, a disguided dedication where the name of the dedicatee is hidden in the beginning of the final stanza.
€ 1
Posto unico numerato
8
giugno martedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Premio Nobel per la Letteratura
19
OLGA TOKARCZUK Che dir non posso con parola conversazione con Matteo Cavezzali High Definition Quartet feat. Igor Boxx Mateusz Śliwa sassofono tenore Piotr Orzechowski pianoforte Alan Wykpisz contrabbasso Grzegorz Pałka batteria con Igor Boxx dj in collaborazione con
Premio Nobel nel 2019 “per un immaginario narrativo che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”, vincitrice del Man Booker International Prize nel 2018 e per tre volte del Premio Nike, Olga Tokarczuk è una scrittrice polacca, femminista ed europeista, particolarmente impegnata nella costruzione di una relazione pacifica tra mondo polacco e mondo tedesco, sulla quale pesano ancora gli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Qui è chiamata a dialogare sulla parola poetica da Dante ad oggi, tra natura, politica e misticismo, temi ricorrenti nei suoi romanzi che mettono in scena il rapporto tra umani e natura e il difficile superamento di inveterate barriere culturali che determinano scelte conflittuali sul piano etico, religioso e linguistico. Awarded the Nobel Prize for Literature in 2019 for her “narrative imagination that, with encyclopaedic passion, represents the crossing of boundaries as a form of life”; winner of the Man Booker International Prize in 2018, and of three Nike Awards, Polish writer Olga Tokarczuk is a feminist and a convinced pro-European, committed to building peaceful relationships between the countries of Poland and Germany, still under the impact of the events of WWII. This time she will discuss poetry from Dante to today, touching on nature, politics, and mysticism, all recurring themes in her novels, which stage the relationship between man and nature, and the difficult overcoming of those inveterate cultural barriers that cause ethical, religious and linguistic conflict.
€ 10
Posto unico numerato
9
giugno mercoledì
, 10
giugno giovedì
Basilica di San Francesco ore 19.30
Vespri Danteschi
20
VENI, SPONSA DE LIBANO Purgatorio XXX, 11
Mottetti sacri del Seicento per voce, cornetto e basso continuo Seicento Stravagante David Brutti cornetto Nicola Lamon organo Silvia Frigato soprano musiche di Nicolò Corradini, Giovanni Martino Cesare, Claudio Monteverdi, Biagio Marini, Girolamo Frescobaldi, Alessandro Grandi, Francesco Cavalli, Andrea Gabrieli, Tarquinio Merula, Luca Marenzio
È la tarda mattinata di mercoledì 13 aprile del 1300. Dante descrive l’apparizione di una donna coperta da una nuvola di fiori: per lui è come il sole che talvolta sorge velato da spessi vapori, colorando di rosa l’Oriente e permettendo di fissare lo sguardo sull’astro. La donna indossa un velo bianco e una ghirlanda di ulivo, un mantello verde e una veste color rosso vivo: anche se il Poeta ancora non l’ha vista in volto, il suo spirito ne avverte la potenza d’amore fino a riconoscere in lei la donna amata, Beatrice. È proprio l’incontro con lei, narrato nel canto XXX del Purgatorio, che il trio ripercorre, attraverso l’esecuzione di alcuni mottetti sacri del ’600 per voce, cornetto e basso continuo, arricchiti di citazioni bibliche tratte dal Cantico dei Cantici, poi dai Vangeli e dai Salmi. Dante describes a vision he had on the late morning of Wednesday, 13 April 1300. It is a woman in a cloud of flowers, and to him it is like daybreak, when a rose colour appears in the East, and a veil of mist allows the eye to look at the sun without harm. The woman wears a white veil crowned with olive boughs, a green cloak and a bright red gown: her face is concealed, but the Poet’s soul feels the mighty power of old love, and recognises his beloved Beatrice. Through a selection of XVII-century sacred motets for voice, cornetto and continuo, the trio Seicento Stravagante will retrace this scene from Canto XXX of Purgatorio, enriched with biblical quotations from the Song of Songs, the Gospels and the Psalms.
€ 1
Posto unico numerato
9
giugno mercoledì
, 10
Chiostri del Museo Nazionale ore 19.30
giugno giovedì
Societas
21
Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante Inferno – Purgatorio – Paradiso di Chiara Guidi e Francesco Guerri in dialogo con Alessandra Fiori composizione vocale di Chiara Guidi musiche di Francesco Guerri con Chiara Guidi voce Alessandra Fiori canto Francesco Guerri violoncello con gli allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” e i partecipanti al Coro poetico del Purgatorio
suono Andrea Scardovi aiuto regia Vito Matera cura Elena de Pascale produzione Societas prima nazionale
Dal 2015 svolgiamo esercizi di composizione musicale sulle parole di Dante e, per ogni canto delle tre cantiche, tracciamo su un pentagramma il suono della laringe umana in stretta relazione sia con gli endecasillabi che con la notazione musicale del violoncello: segni che indicano il cammino di un corpo sonoro in transito sulle parole della Divina Commedia. La scrittura compositiva diventa per noi lo schizzo di un asse generatore che attende, attraverso la nostra interpretazione, di dare forma a una forma che si forma. È un processo lento e costante. Nel tempo vogliamo attraversare l’intera opera. Fino a oggi abbiamo composto: dell’Inferno i canti 1, 2, 3, 5, 6, 7, 12, 13, 26, 33, 34; del Purgatorio i canti 1,5, 15. Per la prima volta, a Ravenna, componiamo il Primo canto del Paradiso. C. G. Since 2015, we have been trying our hand at setting Dante’s verses to music: for each Canto in the three canticas, we write down the sound of the human larynx on staff paper, with an eye to both the rhythm of the hendecasyllables and the musical notation of the cello, tracing the path of a sonic body in transit over the words of the Divine Comedy. Composition becomes for us the draft of a generating axis that waits, through our interpretation, to give shape to a form in its making. It is a slow and constant process. We intend to make our way through the whole poem, over time. So far we have worked out Cantos 1, 2, 3, 5, 6, 7, 12, 13, 26, 33, 34 of Inferno, and Cantos 1,5,15 of Purgatorio. We are going to compose Canto 1 of Paradiso to be premiered in Ravenna. C. G.
€ 20
Posto unico numerato
9
giugno mercoledì
Rocca Brancaleone ore 21.30
22
THE SWINGLES
Federica Basile Joanna Goldsmith-Eteson Imogen Parry Oliver Griffiths Jon Smith Jamie Wright Edward Randell
Erano i primi anni ’60, quando il cantante americano Ward Swingle chiamò a sé un manipolo di cantori: un coro a cappella dalle sonorità jazzistiche per eseguire musiche di Bach. Ne scaturì Jazz Sébastien Bach, l’album che valse agli Swingles Singers fama internazionale. Sia nel versante “colto” – memorabile la loro collaborazione con Luciano Berio, che nel 1968 li volle con la Filarmonica di New York alla prima esecuzione della sua Sinfonia per orchestra e otto voci amplificate; che in quello “popular”, tanto che, per esempio, agli italiani sono familiari per aver dato voce all’Aria sulla quarta corda di Bach come sigla di Quark. La formazione si è rinnovata nel tempo, e il nome si è abbreviato in The Swingles, ma l’ensemble continua a conquistare il pubblico muovendosi tra contemporaneo e classico, ma anche pop, folk e jazz. Back in the early 1960s, American singer Ward Swingle assembled a vocal group to perform Bach’s music with a jazz swing. This resulted in Jazz Sébastien Bach, which earned the Swingles Singers international fame: not only in the field of “art music” (their memorable collaboration with Berio dates back to 1968, when the composer had them in mind for his Symphony for orchestra and eight voices, premièred with the New York Philharmonic), but also in the field of “popular” music (one of their early hits was Bach’s Air on the G string, the theme tune to the popular Italian TV show Quark). The line-up has been renewed over time, the name was shortened to The Swingles, but the group still mesmerises audiences with a wide range of styles, from contemporary to classic, pop, folk and jazz.
€ 20
Posto unico numerato
10
giugno giovedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Nuove musiche per Dante
23
L’INFERNO KRISTJAN JÄRVI direttore GIOVANNI SOLLIMA violoncello Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” maestro del coro Lorenzo Donati Kristjan Järvi Runic Prayer Johann Sebastian Bach Suite n. 3 in do maggiore per violoncello solo, BWV 1009 Giovanni Sollima Sei Studi sull’Inferno di Dante Raffaele Pe controtenore prima esecuzione assoluta commissione di Ravenna Festival
Giovanni Sollima Terra con variazioni
È un vero e proprio polittico sonoro quello immaginato da Giovanni Sollima per ricordare l’anniversario di Dante. I Sei studi sull’Inferno di Dante per controtenore, coro e orchestra costituiscono infatti altrettanti pannelli di un’unica grande pala: il primo è una sorta di contrafactum del celebre madrigale di Luzzasco Luzzaschi che intona i versi del III canto “Quivi sospiri ed alti guai”. Il secondo affida invece al controtenore i passi del II canto “Io era tra color che son sospesi”, mentre nel terzo, tratto dal XXV canto, le voci procedono in perfetta omoritmia. Il quarto studio, sui versi del V canto, “Nessun maggior dolore”, torna alla voce solista del controtenore che si alterna al coro in forma responsoriale. Gli ultimi due studi, infine, intonano con estrema libertà metrica alcuni passi tratti dal XXV canto. Giovanni Sollima’s homage to Dante’s anniversary takes the form of a real musical polyptych. Indeed, his Six Studies on Dante’s Inferno for counter-tenor, choir and orchestra are like the six panels of a large altarpiece: the first is a sort of contrafactum of Luzzasco Luzzaschi’s famous madrigal “Quivi sospiri ed alti guai”, from Canto III. The second is a setting of “Io ero tra color che son sospesi”, from Canto II, scored for counter-tenor, while the third, inspired by Canto XXV, moves in perfect homorhythm. The fourth study, based on Canto V, “Nessun maggior dolore”, alternates choir and counter-tenor solos in responsorial form. Finally, the last two studies are based on verses from Canto XXV, set to music with extreme metrical freedom.
€ 45 € 25
I settore II settore
11
giugno venerdì
, 12
giugno sabato
Basilica di San Francesco ore 19.30
Vespri Danteschi
24
DEH PEREGRINI CHE PENSOSI ANDATE Il Sommo Poeta raccontato da Giovanni Boccaccio e dalle musiche del Trecento italiano
Ensemble Palamento Clara Fanticini vielle Francesco Gibellini organo portativo e citole Flavio Spotti percussioni storiche Gabriele Parrillo voce recitante
Un suggestivo viaggio nella vita di Dante, immaginato come un’ascesa dall’Inferno fiorentino al Paradiso ravennate, passando dal Purgatorio dell’esilio, attraverso la preziosa quanto controversa biografia che il suo illustre ammiratore Giovanni Boccaccio ci ha lasciato nel Trattatello in laude di Dante. Alle meravigliose ed evocative musiche del Trecento italiano, tratte dal Manoscritto di Londra e coeve al testo del Boccaccio, spetta il compito di guidare il pubblico e immergerlo nelle sonorità di quel mondo lontano eppure ancora pulsante. Grazie al suono di strumenti medievali, ricostruiti con rigore filologico, come viella, organo portativo, citola e percussioni: vero e proprio sigillo, insieme alle parole del Boccaccio e ad alcuni versi del Sommo Poeta, della fedeltà ai codici verbali e musicali dell’epoca. This evocative journey through Dante’s life, first narrated in Boccaccio’s precious and controversial biography, traces an imaginary ascent from the Poet’s Florentine hell to the purgatory of his exile and then the paradise he found in Ravenna. A suitable soundtrack of Italian Trecento music from the London Manuscript, dating back to the late XIV century (like Boccaccio’s text), will guide us through the sounds of that distant yet vibrant world, in a historically-informed performance using faithfully reconstructed medieval instruments. The vielle, the portative organ, the citole and percussions, together with Boccaccio’s words and the Supreme Poet’s verses, will act as a seal of authenticity for the literary and musical codes of the time.
€ 1
Posto unico numerato
11
giugno venerdì
Teatro Alighieri ore 21.30
Fattore K.
25
LA GAIA SCIENZA LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI testi di Vladimir Majakovskij testi e regia Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi interventi scenografici Gianni Dessì con Dario Caccuri, Antonio Santalena e Zoe Zolferino riallestimento nell’ambito del Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ’80-’90 ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini organizzazione e comunicazione Silvia Coggiola fotografie Alberto Calcinai in collaborazione con A.M.A.T. - Associazione Marchigiana Attività Teatrali / Teatro Pubblico Pugliese - Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura / Fondazione Toscana Spettacolo Onlus / Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee / Ravenna Festival / Fondazione Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” / Torinodanza festival - Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale / Fondazione Milano - Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi produzione FATTORE K 2019 in coproduzione con Teatro di Roma - Teatro Nazionale, Romaeuropa Festival, Emilia Romagna Teatro Fondazione si ringraziano Tiziano Terzoni e Antonio Iodice
Il “come eravamo”, tema fondante del Progetto RIC.CI – ovvero, la ricostruzione delle coreografie contemporanee di fine Novecento –, ha stavolta per spettacolo di recupero La rivolta degli oggetti della Gaia Scienza. Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi, che furono gli animatori di questo gruppo cult negli anni Settanta, tornano così a rimontare la loro prima opera del 1976 per tre giovani performer. Ispirata all’omonimo poema di Majakovskij, La rivolta degli oggetti abita uno spazio surreale – realizzato in collaborazione con il pittore e scultore Gianni Dessì – fatto di violini senza corde, sedie sospese, cappotti, una pistola e una stella rossa. Mappa poetica di simboli e allusioni per raccontare l’utopia della trasformazione del mondo e il fantasma della libertà. The RIC.CI Project (reconstructing historical contemporary choreographies of the late XX century) returns to remind us “the way we were”: this time it revives The Riot of Objects by La Gaia Scienza, a cult group from the ’70s. Its three founders, Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari and Alessandra Vanzi, now bring their first work (dated 1976) back on stage with three young performers. Inspired by Mayakovsky’s poem by the same title, The Riot of Objects comes alive in a surreal space—co-designed with painter and sculptor Gianni Dessì—featuring stringless violins, hanging chairs, overcoats, a gun and a red star: a poetic map of symbols and allusions, narrating the utopian transformation of the world and the ghost of freedom.
€ 15
Posto unico numerato
12
giugno sabato
Rocca Brancaleone ore 21.30
Omaggio a Stravinskij nel 50° anniversario della morte
26
LES NOCES ovvero LO ’NGAUDIO Versione del testo in dialetto garganico di Roberto De Simone per soli, coro, 4 pianoforti e percussioni direttore Marcello Panni con l’ensemble di percussioni Ars Ludi e con il Coro da camera Ready-Made Ensemble solisti Orietta Manente soprano Antonella Capruso mezzosoprano Francesco Toma tenore Andrea D’Amelio basso Monaldo Braconi, Marco Marzocchi, Stefano Micheletti, Leone Francesco Carlo pianoforti Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi, Gianluca Ruggeri, Tiziano Capponi, Riccardo Zelinotti, Filippo Sinibaldi percussioni Giorgio Battistelli Psychopompos per 6 putipù e marimba Steve Reich Quartet per 2 pianoforti e 2 vibrafoni Igor’ Stravinskij Les Noces ovvero Lo ‘Ngaudio
Ma cosa c’entra un balletto composto da Stravinskij per i Ballets Russes di Diaghilev con un antico dialetto garganico? Come possono Les Noces debuttate nel 1923 al parigino Théâtre de la Gaîté-Lyrique diventare Lo ’Ngaudio? Roberto De Simone riconosce nei quattro quadri stravinskijani quel nucleo di originaria verità contadina, quell’essenza rituale, che si ritrova in epoche e culture diverse, e che nelle sue mani diviene strumento di sperimentazione e linguaggio sempre attuale. La partitura e il singolare organico rimangono intatti, mentre il dialetto che sostituisce il russo rimarca l’impeto ritmico della musica. Forse perché se è vero che dei versi tratti da antichi poemi popolari russi lo stesso Stravinskij apprezzava prima di tutto il “suono”, è anche vero che nella purezza del dialetto seicentesco la parola si fa musica. How does a Stravinsky ballet for Diaghilev’s Ballets Russes fit in with an ancient dialect from the Gargano area? How could Les Noces, premiered in 1923 Paris at the Théâtre de la Gaîté-Lyrique become Lo ’Ngaudio? What Roberto De Simone appreciated in Stravinsky’s four tableaux is an original rendering of the peasant soul, its ritual, cross-cultural essence, which he now makes into a tool for experimentation and timeless language. The score and the singular orchestration are intact, but the dialect replaces Russian emphasizing the music’s rhythmic impetus. If Stravinsky’s interest in Russian popular poems mostly lay in their “sound” quality, it is also true that the purity of this XVII-century dialect can turn words into music.
€ 20
Posto unico numerato
13
giugno domenica
Chiostro della Biblioteca Classense, ore 18.30
Presentazione del libro
27
VAI ALL’INFERNO, DANTE! Editore Rizzoli (2020)
di e con Luigi Garlando in collaborazione con Istituzione Biblioteca Classense
Immaginate Dante alle prese con un bullo quattordicenne della famiglia più ricca di Firenze, Vasco Guidobaldi... Luigi Garlando ci racconta proprio l’inedito incontro: il giovane aggressivo, ladro, torturatore di animali, e soprattutto fuoriclasse nel videogame Fortnite viene battuto da uno sfidante che si fa chiamare Dante: “Oh Guidobaldi, becca Montaperti! / Or mi conoscerai, vil ghibellino. / Ben ti convien tenere gli occhi aperti” chatta il misterioso avversario prima che Vasco possa incontrarlo e scoprire che parla solo in terzine. Il ragazzino ingestibile e lo strano gamer diventano amici: con lui, Vasco scopre l’amor cortese, va alla ricerca dei luoghi di Beatrice, incontra i bambini dell’Ospedale Meyer. Dal canto suo, Dante si appassiona al rap e diventa tifoso della Fiorentina, per poi sparire improvvisamente nel nulla. Dove e perché? Spoilerare non si può... Imagine Dante dealing with Vasco Guidobaldi, a 14-year-old bully from the richest family in Florence... Garlando regales us with the tale of their unheard-of encounter: a teen-age bully, petty criminal, animal abuser and Fortnite champion is challenged and defeated online by one mysterious Dante who addresses him in rhyming verses (O Guidobaldi, becca Montaperti! / Or mi conoscerai, vil Ghibellino. / Ben ti convien tenere gli occhi aperti). The unruly yob and the baffling gamer become friends: Vasco is introduced to courtly love, follows Dante in his distant infatuation with Beatrice, visits kids in Meyer Children’s Hospital. For his part, Dante is galvanised by rap, becomes a supporter of Fiorentina football club, then disappears into thin air. Where? Why? We won’t spoil more.
Ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
13
giugno domenica
Basilica di San Francesco ore 19.30
Vespri Danteschi
28
PROSA PRO MORTUIS ricordando le vittime della pandemia
Ensemble Biscantores Luca Colombo direttore Francesca Cassinari, Vera Milani soprani Elena Carzaniga, Edvige Brambilla contralti Massimo Lombardi, Paolo Davolio tenori Matteo Bellotto, Alessandro Marchesi bassi Cristiano Contadin, Marco Casonato, Luciana Elizondo, Rosita Ippolito viole da gamba Giangiacomo Pinardi tiorba Gianluca Viglizzo organo Giovanni Legrenzi Dies iræ
Assai poco conosciuto dal grande pubblico, ai suoi tempi era invece molto apprezzato sia nei teatri viennesi che presso la Chapelle Royale di Luigi XIV. Giovanni Legrenzi, nato a Clusone (Bergamo) nel 1626 e morto a Venezia nel 1690, dove era stato maestro di cappella della Basilica di San Marco che all’epoca contava il più alto numero di musicisti e cantanti, dissemina le sue musiche in Europa, ed è a Parigi che ancora oggi è conservato il manoscritto Prosa pro mortuis contenente il mottetto concertato del Dies iræ per doppio coro, viole da gamba e basso continuo. La scrittura polifonica è cinquecentesca, ma le soluzioni armoniche e gli effetti teatrali sono tipicamente barocchi, come l’alternanza tra arie solistiche e pagine per coro. Voci tutte unite nel dolente ricordo delle vittime della pandemia che proprio nelle terre ove Legrenzi nacque ha infierito.
per soli, coro, consort di viole da gamba e basso continuo Almost unknown today, Giovanni Legrenzi was widely appreciated in Viennese theatres and Sonata Quinta at the Chapelle Royale under Louis XIV, in the Sonata sexta late XVII century. Born in Clusone (Bergamo) in Ave Regina Coelorum 1626, Legrenzi died in 1690 in Venice, where he had been appointed as choirmaster at St Mark’s, which, at the time, employed the largest number Claudio Monteverdi of musicians and singers. He was active and Confitebor III alla francese influential across Europe, and the original manuscript of Prosa pro mortuis, containing the Dies iræ, a concerted motet for double choir, viols and continuo, is still preserved in Paris. Its polyphonic structure dates back to the XVI century, but its harmonic solutions and theatrical effects, like the alternation of arias and choir parts, are typically baroque. These voices will join in honour of the victims of the Covid pandemic, which claimed the highest death toll in the Bergamo area, where Legrenzi was born.
€ 1
Posto unico numerato
13
giugno domenica
Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 21.30
In memoria di Josquin Desprez (1455-1521) nel V centenario della morte
29
LA STAGIONE ARMONICA SERGIO BALESTRACCI direttore Alberto Pedretti trombone contralto Stefano Belotti trombone tenore Fabio De Cataldo trombone basso Lorenzo Feder organo Inno Ave Maris Stella gregoriano Josquin Desprez Mottetto Ave Maris Stella Loyset Compère Mottetto Regina caeli Josquin Desprez Missa Ave Maris Stella Heinrich Isaac Benedictus II Josquin Desprez Agnus Dei Mottetto Mirabilia testimonia
Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 10
In templo domini - Liturgie nelle basiliche Missae quattuor vocibus op. 1
“Josquin non dir che ’l ciel sia crudo et empio / che te adornò de sì sublime ingegno”, così Serafino Aquilano si rivolgeva a Josquin Desprez, come lui al servizio della corte degli Sforza. Un ingegno, quello del compositore di origine borgognona tra i più grandi innovatori della polifonia sacra, che ancora oggi desta ammirazione. Divenuto celebre anche grazie al precoce sviluppo della stampa musicale in Italia, egli fu profondamente legato al nostro paese dove dimorò dal 1484, prima a Milano poi alla corte pontificia fino al 1499, e infine, dopo un breve periodo in Francia, a Ferrara a servizio del duca Ercole I d’Este. È probabilmente al soggiorno romano che risale la Missa Ave Maris Stella, costruita sull’omonimo inno gregoriano, che apre il percorso alla contemplazione estatica del divino, culminante nel mottetto Mirabilia testimonia (salmo 118). “Josquin, don’t say the heavens are cruel and merciless, that gave you genius so sublime”: this is what Serafino Aquilano wrote to Josquin Desprez, his fellow musician at the Sforza court. And indeed, the genius of the Burgundian composer, the greatest innovator of sacred polyphony, is still greatly admired. His fame especially grew after the development of music printing in Italy, where he spent much of his career: in 1484 he was in Milan, then at the Pope’s court until 1499, and finally, after a short period in France, in the service of Duke Ercole I d’Este in Ferrara. The Missa Ave Maris Stella, based on the homonymous Gregorian hymn, probably dates back to his Roman period, and paves the way for the ecstatic contemplation of the divine that culminated in the motet Mirabilia testimonia (Psalm 118).
di Paolo Benedetto Bellinzani (Mantova, 1682 - Recanati, 1757) La Stagione Armonica direttore Sergio Balestracci Ingresso libero
€ 30
Posto unico numerato
14
giugno lunedì
- 20
Chiostri del Museo Nazionale ore 19.30
giugno domenica
Giovani artisti per Dante
30
IO SON DOLCE SIRENA
regia, scenografia e macchine sceniche Ilenia Biffi consulenza artistica Francesca della Monica con Maria Sole Brusa drammaturgia e performance Michele Di Mauro voce Irene Catani danza e performance prima rappresentazione
Scienza e poesia, tecnologia e teatro, biorobotica e danza: è attraverso una continua ricerca sul concetto stesso di ibrido, donna-animale, donna-macchina, che il pubblico è invitato a rivivere il sogno di Dante descritto nel canto XIX del Purgatorio. Quindi a incontrare due donne: la Femmina Balba, il cui corpo di donna, come in un incubo, si trasforma ricoprendosi di piume ed elevandosi dal suolo su grandi zampe di leone; poi in simbiosi e in antitesi, Eterea, l’Angelo della Sollecitudine. Per riscoprire, proprio come Dante, la realtà che si cela dietro alle apparenze nel contrasto tra la cupidigia dei beni materiali e l’amore della conoscenza. Un progetto di ingegneria teatrale, esclusivo e raffinato, che risveglia il Poeta in un’atmosfera sonora scandita dai testi di Dino Campana e amplificata dalle musiche di Stefano Bechini. Science and poetry, technology and theatre, biorobotics and dance: it is through a continuous delving into the very concept of hybrid, woman-animal, woman-machine, that the audience is invited to relive Dante’s dream described in canto XIX of Purgatorio. There we meet two women: the Stuttering Female, whose woman’s body, rising from the ground on large lion paws, as in a nightmare, is transformed by covering itself with feathers; then, Ethereal, in symbiosis and antithesis, the Angel of Zeal. Thus we rediscover, just like Dante, the reality lurking behind appearances in the contrast between greed for material goods and the love of knowledge. An exclusive and refined theatrical engineering project that reawakens the Poet in a atmosphere of sound articulated by the texts of Dino Campana and amplified by the music of Stefano Bechini.
€ 1
Posto unico numerato
14
giugno lunedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
31
CHAOS STRING QUARTET
Susanne Schäffer, Eszter Kruchió violini Sara Marzadori viola Bas Jongen violoncello Felix Mendelssohn Bartholdy Quartetto in la minore op. 13 György Ligeti Quartetto n. 1 “Métamorphoses nocturnes” Claude Debussy Quartetto in sol minore op. 10 in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole ECMA - European Chamber Music Academy
È il 1827, Beethoven muore, ma vengono anche pubblicati i suoi ultimi Quartetti, estremo enigmatico lascito che certo non passa inosservato a casa Mendelssohn, tanto che il giovane Felix ne riversa subito la lezione nel Secondo quartetto: con il preambolo liederistico e, soprattutto, con la forma ciclica e il complesso principio variativo. Gli stessi tratti che a fine Ottocento permeano il cangiante tessuto armonico e timbrico dell’op. 10 di Debussy. E che, nella mutata temperie espressiva, ritroviamo a metà Novecento nelle Metamorfosi ligetiane, “notturne” perché intime, private, quindi al riparo dai condizionamenti del regime di Budapest. Dunque, se a unire i giovani virtuosi del Chaos String Quartet è, come raccontano, la voglia di “esplorare gli estremi e l’imprevedibilità della creazione artistica”, chi meglio di loro potrà ancora una volta far germogliare il “futuro” seminato quasi due secoli fa? The year Beethoven died, 1827, was also the year that his last five quartets appeared in print. His enigmatic legacy did not go unnoticed by young Mendelssohn, whose Quartet no. 2 shows Beethoven’s influence in the Lied-like quality of its first movement, and especially in its cyclic form and complex variation principle. These are the very features that make up the impressionistic harmonic and timbric texture of Debussy’s Op.10, and that, in the mid-XXcentury, resurface in Ligeti’s Metamorphoses— “nocturnal”, intimate, private, and safe from the restrictions by the Budapest regime. So, if what the young virtuosos of the Chaos String Quartet share is a desire to “explore extremes and welcome the unpredictable”, who, better than them, could make life sprout from the seeds of a “future” sown almost two centuries ago?
€ 20
Posto unico numerato
15
giugno martedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
32
A FILETTA & ENSEMBLE CONDUCTUS
A Filetta Ensemble Jean-Claude Acquaviva, François Aragni, Petr’Antò Casta, Paul Giansily, Stéphane Serra, Maxime Vuillamier Ensemble Conductus Veronika Egger, Martin Schmidt violini Ester Carturan viola Leonardo Sapere violoncello Silvio Gabardi contrabbasso violino e direzione Marcello Fera polifonia corsa, musiche tradizionali rivisitate e composizioni originali di Jean-Claude Acquaviva, Marcello Fera e Bruno Coulais
Da una parte gli archi dell’Ensemble Conductus, di formazione classica ma da sempre aperti all’incontro con i linguaggi del contemporaneo e con le sonorità inconsuete delle tradizioni popolari. Dall’altra il gruppo vocale più rappresentativo della straordinaria polifonia tradizionale còrsa, A Filetta, nato oltre quarant’anni fa per salvaguardare il patrimonio dell’oralità, ma capace di oltrepassare i confini di quella preziosa eredità muovendosi verso le più diverse esperienze artistiche, dal teatro alla danza fino al cinema. Allora, il compositore Marcello Fera interviene su alcune pagine del repertorio tradizionale còrso, integrandole con una scrittura strumentale che dialoga con le voci, e il cantore Jean-Claude Acquaviva collabora con lui alla stesura di brani del tutto nuovi pensati per le due formazioni. In un mix decisamente irresistibile. On the one hand are the strings of Ensemble Conductus, classically trained but always ready to open up to contemporary music and the unusual sounds of folk traditions. On the other hand is one of the leading Corsican groups performing traditional polyphony, A Filetta. Founded over forty years ago to contribute to the salvation of the Corsican oral heritage, the ensemble effortlessly crosses its boundaries towards such eclectic experiences like the theatre, dance, and the cinema. The traditional Corsican repertoire is integrated with instrumental parts by composer Marcello Fera, in a dialogue with the voices. Fera also collaborated with singer Jean-Claude Acquaviva on the rest of the programme: entirely new pieces specifically intended for both ensembles, in a definitely irresistible mix.
€ 20
Posto unico numerato
16
giugno mercoledì
- 19
Artificerie Almagià ore 21.30
giugno sabato
E/Fanny & Alexander
33
SYLVIE E BRUNO liberamente tratto dal romanzo omonimo di Lewis Carroll ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani regia, scene, luci di Luigi de Angelis drammaturgia e costumi di Chiara Lagani sound design e musiche di Emanuele Wiltsch Barberio con Andrea Argentieri e Chiara Lagani una produzione Ravenna Festival, E production prima nazionale
Lo spettacolo, tratto dal terzo e ultimo romanzo di Lewis Carroll (il famoso autore delle due storie di Alice), alterna due differenti piani narrativi: si passa da uno all’altro quasi senza accorgersene. Nel primo tutto ruota intorno all’affascinante Lady Muriel, amata da un giovane medico, ma fidanzata a un militare. Nel secondo si svolgono le vicende di due bambini, Sylvie e il suo fratellino Bruno, in un mondo fantastico. La vicenda, sospesa tra sogno e realtà, disegna la trama doppia e al contempo unitaria di un mondo fatalmente al collasso, in cui all’improvviso irrompe la forza della bellezza e dell’amore. Sylvie e Bruno è una favola contemporanea che ha al suo centro crisi politiche, epidemie mortali e un tragico senso di fine, ma anche la forza creativa dei sogni e il potere vivificante dell’immaginazione. The play, based on the third and final novel by Lewis Carroll (the famous author of the two Alice stories), alternates between two different narrative levels: you pass from one to the other almost without realising it. In the first, everything revolves around the captivating Lady Muriel, loved by a young doctor, but engaged to a soldier. In the second, the story of two children, Sylvie and her little brother Bruno, unfolds in a world of fantasy. The story, suspended between dream and reality, develops the dual, and at the same time single, plot of a fatally collapsing world, in which the power of beauty and love suddenly breaks through. Sylvie and Bruno is a contemporary fairy tale that has at its centre political crises, deadly epidemics and a tragic sense of ending, but also the creative force of dreams and the lifegiving power of the imagination.
€ 15
Posto unico numerato
17
giugno giovedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
34
VINICIO CAPOSSELA Bestiario d’Amore Orchestra Bruno Maderna direttore Stefano Nanni musica di Vinicio Capossela adattamento del Bestiario d’amore di Richard de Fournival traduzione di Francesco Zambon
“In tempo di pestilenza, bisogna parlare d’amore”. Profetico come sempre, Vinicio Capossela interpreta l’era della “musica liquida” partorendo lavori sempre più complessi, narrativi e ambiziosi. Bestiario d’amore è una scheggia impazzita di cantautorato orchestrale, popolaresco e filologico, ispirata all’omonima opera di Richard de Fournival (XIII secolo) dedicata alle forme che l’amore può felicemente incarnare seguendo lo schema dei bestiari medievali. Il gusto caposseliano per la giocosa decostruzione della tassonomia aveva già toccato Ravenna nel 2014, con il Carnevale degli animali e altre bestie d’amore di SaintSaëns. Oggi nasce un progetto che vuole rivelarci che “l’innamorato è un mostro, sopraffatto dalla necessità di mostrarsi. E non potendo evitare l’amore, lo celebreremo in forma di bestiario”. “In times of pestilence, we must talk about love.” Prophetic as usual, Vinicio Capossela interprets the era of “liquid music” in increasingly complex, ambitious and narrative works. His Bestiary of Love is a loose cannon of orchestral song-writing, both popular and philological, dedicated to all the forms love can take, and modelled on medieval bestiaries like Richard de Fournival’s XII-century Bestiaire d’amour. Capossela’s taste for the playful deconstruction of taxonomy had already showed up at the Festival in 2014, with a tribute to Saint-Saëns in his Carnival of the Animals and Other Love Beasts. The new project intends to reveal that “people in love are monsters overwhelmed by a need of showing themselves. And, since we cannot do without love, we will celebrate it in the form of a bestiary.”
€ 45 € 25
I settore II settore
18
giugno venerdì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Omaggio a Stravinskij nel 50° anniversario della morte
35
SLOVENIAN PHILHARMONIC ORCHESTRA CHARLES DUTOIT direttore NELSON GOERNER pianoforte Igor’ Stravinskij Jeu de cartes. Ballet en trois donnes Pëtr Il’ič Čajkovskij Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23 Igor’ Stravinskij L’oiseau de feu. Seconda suite (1919)
Per il debutto del suo capolavoro concertistico, Čajkovskij deve spostarsi in America. La presunta “ineseguibilità” del Primo Concerto per pianoforte, che condizionerà anche quello per violino, nasconde in realtà le innovazioni che renderanno queste pagine l’emblema del concertismo tardoromantico, con quegli “scandalosi” accordi iniziali così lontani dalla sensibilità del 1875. “Guardatelo bene, è un uomo prossimo alla celebrità” dirà invece il coreografo Diaghilev dopo la prima dell’Uccello di fuoco, il balletto che nel 1910 consacra la stella di Stravinskij con tre anni di anticipo sulla Sagra della Primavera. Non si sbagliava. Ventisei anni dopo, il linguaggio stravinskijano è così sofisticato da riuscire a mettere in scena e in musica carte da gioco impegnate in una partita di poker in cui il diavolo assume la maliziosa personificazione del Jolly. Tchaikovsky had to travel to America for the première of his concert masterpiece. The “unplayable” quality of his Piano Concerto no.1 (and of his later Violin Concerto), in fact conceals the very innovations that will make this work—with its “outrageous” opening chords so far removed from the sensibility of 1875—the emblem of late Romantic concert music. Instead, when The Firebird was premiered in 1910, three years before the huge success of The Rite of Spring, Diaghilev’s comment on Stravinsky was: “Mark him well, he is a man on the eve of celebrity.” And indeed, he was right: twenty-six years later, Stravinsky’s language was so sophisticated that he was able to score and stage a game of poker with the devil disguised as the mischievous Joker.
€ 45 € 25
I settore II settore
19
giugno sabato
Cervia, Arena Stadio dei Pini ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
36
VI RACCONTIAMO LUCIO DALLA
di e con Ernesto Assante e Gino Castaldo con la partecipazione dello Stefano Di Battista Jazz Quartet Stefano Di Battista sassofono Amedeo Ariano batteria Julian Oliver Mazzariello pianoforte Dario Rosciglione contrabbasso
con il contributo di
Aveva dita troppo corte per suonare il piano, non conosceva abbastanza la musica per comporre, aveva un fisico lontano da ogni canone, aveva collezionato insuccessi discografici, non aveva una cultura da intellettuale. Eppure è diventato uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana. Due autorità del giornalismo musicale come Assante e Castaldo ne hanno tracciato un ritratto in una biografia che intreccia vita e musica di questo artista nato il 4 marzo 1943, popolarissimo ma al tempo stesso imprevedibile e indecifrabile, capace di muoversi, inafferrabile, dal pop al cantautorato, dai parolieri ai poeti, dalla canzonetta al jazz. E proprio questa è la chiave interpretativa scelta da uno dei più affermati talenti del jazz italiano, Stefano Di Battista – già ingaggiato dalla storica Blue Note – alla testa del suo collaudatissimo quartetto. His fingers were too short for the piano; his knowledge of music was not enough to compose; his looks were uncomely; he had collected a series of failures in the record industry; he was not an intellectual. Yet, he has come to be recognised as one of the greatest singer-songwriters in the history of Italian music. Assante and Castaldo, two authorities in music journalism, have drawn Lucio Dalla’s portrait in a biography that narrates the life and music of this artist, born on March 4, 1943, extremely popular yet unpredictable and indecipherable, equally at ease with pop music, songwriting and jazz, and striking up friendships with lyricists and poets. The same interpretative key will be chosen by a most successful Italian jazz talent, Stefano Di Battista’s quartet, signed up with the prestigious Blue Note label.
€ 15
Posto unico numerato
20
giugno domenica
Rocca Brancaleone ore 21.30
Recital pianistico di
37
DANIIL TRIFONOV
Sergej Prokof’ev Sarcasmes op. 17 Claude Debussy Pour le piano op. 95 Johannes Brahms Sonata n. 3 in fa minore per pianoforte, op. 5
Basilica di San Francesco, ore 11.15
In templo domini - Liturgie nelle basiliche In memoria di Josquin Desprez (1455-1521) nel V centenario della morte
Missa Ercules dux Ferrariae di Josquin Desprez Ensemble vocale Odhecaton direttore Paolo Da Col Ingresso libero
Una “sinfonia in potenza”. Così presenta Robert Schumann la Terza (e ultima) Sonata per pianoforte del ventenne Brahms, il cui istinto sinfonico dovrà attendere più di un ventennio per dispiegarsi liberamente. Le forme scolpite dall’erede della tradizione tedesca si liquefanno nel pianismo del Novecento. Sembra una provocazione anarchica il ciclo di Prokof’ev offerto nel 1916 alla Sala Grande del Conservatorio di Mosca, un esempio del suo pianismo diabolico e irridente, tutto salti, dissonanze, ritmi violenti e humor, come testimoniano le indicazioni dell’autore (Tempestoso, Rubato, Precipitato, Smanioso, Precipitosissimo). Slancio ritmico e brillantezza sonora caratterizzano anche la Suite di Debussy, attratto dal moto perpetuo e dalle reminiscenze clavicembalistiche del ’700, nel pieno della scrittura di Pelléas et Mélisande. A “disguised symphony”. This is how Schumann welcomed the Third (and last) Piano Sonata by young Brahms (barely 22 at the time), whose symphonic instinct would only be freely expressed twenty years later. The ‘sculpted forms’ of the heir to the German tradition melt into XIX-century pianism. Prokofiev’s cycle, premiered in the Great Hall of the Moscow Conservatory in 1916, sounds like an anarchic provocation, an example of the composer’s diabolical pianism, all leaps, dissonant or syncopated rhythms, and humour, as shown by the wide range of dynamics (Tempestoso, Rubato, Precipitato, Smanioso, Precipitosissimo). Rhythmic momentum and sonic brilliance also mark the suite Pour le piano by Débussy, fascinated by XVIII-century perpetuum mobile and harpsichord reminiscences while composing Pelléas et Mélisande.
€ 45 € 25
I settore II settore
21
giugno lunedì
- 27
giugno domenica
Chiostri del Museo Nazionale ore 19.30
Giovani artisti per Dante
38
INCIPIT
regia e coreografia Carlo Massari danzatori C&C Company voce recitante Andrea De Luca musiche composte dagli allievi del corso di composizione del M° Mauro Montalbetti ed eseguite da strumentisti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” prima rappresentazione
L’inizio. Un nuovo inizio, forse, alla fine di un lungo silenzio. Un principio di rinascita. Brandelli di corpi, voci e anime spersi si ritrovano e tentano di riscoprirsi, incastrarsi, abbracciarsi, dialogare, dare vita a nuove forme. Ispirata alla dantesca Vita Nuova, la creazione si snoda in una mescolanza di linguaggi performativi, tentando di raccontare di un presente che deve aprirsi alle possibilità del futuro. Cardine del progetto sono le composizioni originali realizzate dagli allievi dell’Istituto “Giuseppe Verdi” di Ravenna coordinati da Mauro Montalbetti ed eseguite dal vivo con l’interpretazione dell’attore e cantante Andrea De Luca. La musica sarà motore delle azioni danzate a cura degli interpreti di C&C Company, il cui creatore Carlo Massari firma l’intero allestimento. The beginning. A new one, perhaps, after a long silence. The start of a rebirth. Scraps of bodies, lost voices and lost souls gather and try to rediscover themselves, fit together, embrace, converse, and generate new forms. Inspired by Dante’s Vita Nuova, this creation unfolds in a variety of performative languages, and tries to narrate the present as it opens up to future possibilities. The project is based on original scores by the students of the local “Giuseppe Verdi” Conservatory, coordinated by Mauro Montalbetti and performed live by actorsinger Andrea De Luca. Music will be the driving force behind the performance by the C&C Company, whose founder Carlo Massari signs the production.
€ 1
Posto unico numerato
21
giugno lunedì
Basilica di San Francesco ore 21.30
39
E IO CH’AL FINE DI TUTTI I DISII / APPROPINQUAVA Paradiso XXXIII musica di Mirco De Stefani per 12 voci maschili Ensemble vocale Odhecaton Paolo Da Col direttore
Dodici voci maschili danno veste musicale alla poesia di Dante nella composizione di Mirco De Stefani sul canto XXXIII del Paradiso, quello nel quale trova conclusione e compimento il viaggio ultraterreno della Divina Commedia. Il lavoro è nato nel 2018 per i 750 anni del Chiostro dell’Abbazia di Santa Maria di Follina; destinatario, l’Ensemble Odecathon che lo interpreterà anche a Ravenna. La partitura procede senza interruzioni lungo le trentatré stanze del testo poetico, e lo fa dispiegando una variegata serie di procedimenti compositivi: polifonie, contrappunti, canoni, imitazioni, unisoni, movimenti a specchio, a spirale, ritmi binari e ternari, cadenze e riprese. Forme e strutture che, nel suono delle voci, trasmettono le parole di Dante con tutta la loro straordinaria carica evocativa. In Mirco De Stefani’s composition, twelve male voices give musical garb to verses from Dante’s Paradiso, Canto XXXIII, where the pilgrim’s journey through the afterlife comes to its end and fulfilment. This work was composed in 2018 for the 750th anniversary of the Cloister of the Abbey of Santa Maria di Follina, and premièred by Ensemble Odecathon, who will perform it again in Ravenna. The score follows the entire length of the Canto through a variety of compositional procedures: polyphonies, counterpoints, imitations, unisons, mirror and spiral canons, binary and ternary rhythms, cadenzas and resumptions. Vocal forms and structures that deliver Dante’s words in all their extraordinary evocative power.
€ 20
Posto unico numerato
22 , 23 giugno martedì
giugno mercoledì
Teatro Alighieri ore 21.30
Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
40
DON JUAN Creazione per 16 danzatori della compagnia
coreografia Johan Inger musica originale Marc Álvarez drammaturgia Gregor Acuña-Pohl scene Curt Allen Wilmer (Aapee – Asociación de Artistas Plásticos Escénicos de España) con estudiodeDos costumi Bregje van Balen luci Fabiana Piccioli assistente alla coreografia Yvan Dubreuil direttore dell’allestimento Carlo Cerri produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto coproduzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Regio di Parma, Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni, Centro Teatrale Bresciano, Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Metastasio di Prato, Festspielhaus St. Poelten, Associazione Sferisterio Macerata Premio Danza&Danza “Miglior produzione” 2020
Arriva finalmente a Ravenna, dove doveva debuttare lo scorso anno, il fiammante Don Juan di Johan Inger. Oggi, nella sua piena maturità di autore, il coreografo svedese sfodera uno stile che è un meraviglioso combinato di grazia, invenzione e ironia, capace di applicarsi a folti gruppi. Lo dimostra ancora con questa rinnovata collaborazione con Aterballetto, dopo lo splendido trittico Golden Days. Stavolta Inger punta sulla narrazione – coadiuvato dal Dramaturg Gregor Acuña-Pohl e sulle musiche originali di Marc Álvarez –, imbastendo lo sfaccettato ritratto di un seduttore seriale, che riassume tutte le anime di Don Giovanni, dalla tradizione di Tirso de Molina alla lettura femminista di Suzanne Lilar. Meditazione in danza di un mito costretto a fare i conti con la fine del machismo e la parità dei generi. Johan Inger’s ebullient Don Juan finally reaches Ravenna, where it was due to première last year. Now in his full artistic maturity, the Swedish choreographer unleashes a style that is an extraordinary combination of grace, invention and irony for large-group choreographies. This new collaboration with Aterballetto is here to prove it, after the splendid Golden Days triptych. This time Inger, assisted by Dramaturg Gregor Acuña-Pohl, starts from an original score by Marc Álvarez to focus on narration and draw a multifaceted portrait of the serial seducer, the man of a thousand souls described in Tirso de Molina’s original comedy and seen from a feminist perspective by Suzanne Lilar. A flamboyant meditation on the myth of Don Juan, forced to deal with the end of machismo and with gender equality.
€ 40 € 20 € 10
Platea, palchi I, II e III ordine Galleria Loggione
23
giugno mercoledì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Lectura Dantis
41
ARTO LINDSAY Voce e vortice Arto Lindsay rilegge alla sua maniera la Lectura Dantis di Carmelo Bene Arto Lindsay voce, chitarra, elettronica Melvin Gibbs basso, tastiere, elettronica Melanie Charles voce, flauto Rachele Andrioli voce, tamburi a cornice Redi Hasa violoncello direttore musicale Melvin Gibbs suono Milo Benericetti e Roberto Mandia luci Francesco Trambaioli produzione Ponderosa Music & Art “Lectura Dantis” di Carmelo Bene, Bologna 31 luglio 1981 per gentile concessione di Warner Music Italia srl prima nazionale
“Dedico questa serata, da ferito a morte, non ai morti, ma ai feriti dell’orrenda strage”. Un anno dopo lo sconquasso della stazione di Bologna – esattamente quattro decenni or sono – Carmelo Bene salì sulla torre degli Asinelli, ascendendo al cielo nel cuore di una città che si leccava le ferite, e di fronte al pubblico di un concerto rock rese immortali una volta di più le parole del Poeta, con una Lectura Dantis rimasta scolpita nella storia. Per riproporla oggi occorreva il coraggio di Arto Lindsay, agitatore di culture e scompigliatore di linguaggi, uno che superò il punk da sinistra, coniando una grammatica rigorosamente analfabeta della chitarra, utilizzata poi per creare confusione tra le suadenti maglie del samba brasiliano. E per infondere oggi nuova elettricità a un pezzo della nostra Storia. “I am mortally wounded, so I dedicate this evening not to the dead, but to those who were wounded in the horrible massacre.” Forty years ago, on the first commemoration of the Bologna train-station bombing, Carmelo Bene performed his memorable Lectura Dantis from the top of the Asinelli tower, to a city that was still licking its wounds, and to a massive crowd, akin to a rock-concert audience. It takes much courage to revive it today—the courage of Arto Lindsay, cultural stirrer and language disruptor, who outdid the punk culture from left, inventing a rigorously illiterate grammar for the guitar, through which he wreaks havoc on the slick lines of Brazilian samba, and breaths new life into a chapter of Italian history.
€ 20
Posto unico numerato
24
giugno giovedì
Cervia, Arena Stadio dei Pini ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
42
A RIVEDER LE STELLE dall’omonimo volume di Aldo Cazzullo (Mondadori, 2020)
di e con Aldo Cazzullo con la partecipazione di Piero Pelù regia Angelo Generali
con il contributo di
L’Italia è nata dai versi di Dante. È una constatazione perentoria quella che ha spinto Aldo Cazzullo a scrivere un volume già classico sul Poeta del Settecentenario. Un libro premiato da vendite stellari quanto la visione del Sommo all’uscita da quell’Inferno su cui Cazzullo indaga. Ricostruire nel dettaglio il viaggio di Dante consente di constatarne l’attualità, dall’idea della donna come capolavoro di Dio all’esaltazione della capacità che hanno gli italiani di rinascere, senza lesinare nella condanna a chi antepone l’interesse privato a quello pubblico. Cazzullo affida la trasposizione del libro in spettacolo allo specialista Angelo Generali (già con Augias, Sgarbi, Massini e Don Gallo), chiamando a esaltare la musicalità della lirica dantesca Piero Pelù, fiorentino doc e “rock”. Italy was born from Dante’s verses: this unshakable conviction led Aldo Cazzullo to write about the Supreme Poet in his 700th anniversary, and his book—already a ‘classic’ bestseller—is named after the final verse of Dante’s Inferno. His detailed retracing of Dante’s journey allows us to appreciate its contemporary relevance: women conceived as God’s masterpiece, the typically Italian ability of reinventing oneself, and the blaming of those who allow their own interests to get in the way of the public interest. Adapted for the stage by Angelo Generali (who had already worked on books by Augias, Sgarbi, Massini and Don Gallo), the book will see another born and bread Florentine, Piero Pelù, steer the music of Dante’s verses towards “rock”.
€ 15
Posto unico numerato
25
giugno venerdì
Giardini Pubblici dal tramonto
43
VERSO PARADISO ideazione, direzione artistica e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari
con le attrici e gli attori di Ravenna musiche di Luigi Ceccarelli con Vincenzo Core chitarra elettrica Giacomo Piermatti contrabbasso Gianni Trovalusci flauti Andrea Veneri live electronics e con Mirella Mastronardi voce sound design Marco Olivieri disegno luci Fabio Sajiz direzione tecnica Enrico Isola produzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri in collaborazione con Teatro delle Albe/ Ravenna Teatro
Marco Martinelli e Ermanna Montanari hanno immaginato un segno di speranza per questo 2021, settecentenario della morte di Dante Alighieri: verso Paradiso, un “happening” di una sola notte, dal tramonto all’alba, con la lettura integrale dei trentatré canti del Paradiso, chiamando a partecipare a questa lunga preghiera, insieme alle Albe, le attrici e gli attori che operano a Ravenna. verso Paradiso indica la direzione del Cantiere Dante per tornare, nel 2022, alla messa in scena della Commedia, dalla “selva oscura” alla luce abbagliante del Paradiso, di nuovo finalmente con tutti i cittadini della Chiamata Pubblica. Un percorso lungo il quale, dal 25 aprile alla fine di giugno, sulla rivista doppiozero.com, ci accompagna il racconto-diario di Marco Martinelli, insieme a contributi di studiosi e artisti. Marco Martinelli and Ermanna Montanari have come up with an act of hope for 2021, the year of the seven hundredth anniversary of Dante Alighieri’s death: their verso Paradiso is a one-night happening, from dusk to dawn, featuring the integral reading of the thirty-three Cantos of Paradiso by all the actors of their own company, Le Albe, and the actresses and the actors who work in Ravenna. verso Paradiso points to their Cantiere Dante, to return in 2022 with a full staging of the Comedy, from the ‘dark wood’ to the dazzling light of Paradise, once again with all the citizens of the Public Call. Marco Martinelli will guide us through this project in a sort of diary, published online at doppiozero.com from April 25 to the end of June, with contributions by various scholars and artists.
Modalità di accesso da definire
26
giugno sabato
Rocca Brancaleone ore 21.30
44
THE NAGHASH ENSEMBLE Il suono dell’antica Armenia reinventato per il xxi secolo
Hasmik Baghdasaryan soprano Tatevik Movsesyan soprano Arpine Ter-Petrosyan contralto Tigran Hovhannisyan dhol Aram Nikoghosyan oud Emmanuel Hovhannisyan duduk John Hodian pianoforte musiche di John Hodian
“Sono diffidente rispetto alle etichette e mi trovo in difficoltà a descrivere la musica del Naghash Ensemble. Folk o classica? Etnica o cosmopolita? Antica o moderna? In sostanza è il prodotto naturale di chi è cresciuto ascoltando in casa solo musica armena, in gioventù ha studiato la musica classica europea, si è guadagnato da vivere come improvvisatore jazz, ma come tutti noi, era costantemente circondato dalla musica rock contemporanea”. John Nodian, compositore, pianista e fondatore dell’ensemble dedicato al poeta armeno medievale Mkrtich Naghash, così parla della sua arte. Musicalmente frutto della diaspora, i brani ispirati agli antichi poemi sono meditazioni sul rapporto con Dio secondo la prospettiva di un sacerdote e artista del XV secolo, costretto all’esilio per aver rifiutato di demolire il campanile della chiesa da lui fondata. “I am leery of labels and find myself at a loss as to how to describe the music of the Naghash Ensemble. Folk or Classical? Ethnic or Cosmopolitan? Ancient or Modern? In the end, it is a natural product of someone who was raised listening only to Armenian Music in the home, studying European classical music in his youth, making a living as a jazz improviser but like all of us was constantly surrounded by contemporary rock music”. These are the words of John Nodian, composer, pianist and founder of an ensemble named after the medieval Armenian poet Mkrtich Naghash. While his music is the fruit of the diaspora, the titles based on ancient poems are meditations on man’s relationship with God by a XV-century priest and artist forced into exile for refusing to take down the steeple of the church he had built.
€ 20
Posto unico numerato
27
giugno domenica
Rocca Brancaleone ore 21.30
45
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI LEŌNIDAS KAVAKOS direttore e violino ANTOINE TAMESTIT viola Wolfgang Amadeus Mozart Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra in mi bemolle maggiore K. 364 Antonín Dvořák Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88
Sant’Agata Maggiore, ore 11.30
In templo domini - Liturgie nelle basiliche Messa nella tradizione Armena Hasmik Baghdasaryan soprano Tatevik Movsesyan soprano Arpine Ter-Petrosyan contralto Ingresso libero
È dai travagli personali e artistici che nascono i capolavori. Il 1779 è un anno nero per Mozart: muore la mamma, sfumano incarichi stabili a Mannheim e Parigi. I fatti lo costringono a tornare nella “prigione” di Salisburgo, dove si compone “solo per le sedie”. Il passaggio all’età adulta è segnato però da una Sinfonia concertante per due strumenti solisti in cui la speranza nel futuro (lo scintillio del violino) dialoga con il timbro scuro e meditativo della viola. Anche Dvořák, a quasi cinquant’anni, è a caccia di un’identità autonoma che scavi un solco tra la tradizione germanica e il folklore nazionale. “Non mi si derida. Io non sono solo un musicista, sono un poeta”, rivendica nel 1889 dando alle stampe la sua Ottava Sinfonia, tutta scritta per immagini, col marchio iniziale di un lungo sospiro malinconico che apre il vaso dei ricordi. Masterpieces are usually born from personal and artistic tribulations. 1779 was a black year for Mozart: his mother died, the appointments he hoped to obtain in Mannheim and Paris came to nothing. He had to go back to the “prison” of Salzburg, where he “had to play for the chairs”. His transition to adulthood, however, came with the Sinfonia Concertante for two solo instruments, where hope for the future (the sparkling lines of the violin) dialogues with the dark, meditative tones of the viola. Dvořák, too, at almost 50, was trying to achieve his own identity, leaving the Germanic tradition behind to embrace the Bohemian folklore. “Don’t laugh at me. I am not only a musician, I am a poet”, he claimed in 1889 on publishing his Symphony no.8, composed through images, with an initial long, melancholy movement to open up his memory box.
€ 45 € 25
I settore II settore
28
giugno lunedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
46
QUARTETTO GUADAGNINI & ENRICO BRONZI Franz Schubert Quartetto per archi n. 12 in do minore D. 703 “Quartettsatz” Quintetto per archi in do maggiore op. 163 D. 956
È con un’“incompiuta” che si apre la particolare schubertiade proposta dai giovani del Quartetto Guadagnini insieme al violoncello di Enrico Bronzi, solista di fama internazionale. Perché la celebre sinfonia non è l’unica opera lasciata in sospeso da Schubert, che nel 1820 abbandona la partitura di questo Quartetto dopo un Allegro di sfolgorante tensione espressiva e le prime quattro battute dell’Andante. Ai quattro archi insigniti del prestigioso Premio Piero Farulli e al celebre violoncellista spetta poi il compito di interpretare il Quintetto che il compositore terminò appena due mesi prima della morte e che rappresenta il culmine della sua produzione cameristica: un’opera dall’architettura complessa, una sorta di caleidoscopio armonico cui proprio il raddoppio del registro grave conferisce un carattere quasi sinfonico. The special Schubertiade proposed by the Guadagnini Quartet with the internationally renowned cellist Enrico Bronzi opens with an “incomplete” string quartet. This famous symphony is not the only work that Schubert left unfinished, abandoning the work in 1820 after completing an Allegro of dazzling expressive tension and the first four bars of the Andante. The Guadagnini Quartet, winner of the prestigious “Piero Farulli” Prize, and the famous cellist Bronzi will then move on to the Quintet Schubert completed just two months before his death, considered his finest chamber work. With its complex architecture, it is a sort of harmonic kaleidoscope where the extra cello, doubling the lower range, creates an almost symphonic atmosphere.
€ 20
Posto unico numerato
30
giugno mercoledì
Cervia, Arena Stadio dei Pini ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
47
PIANURA dall’omonimo libro di Marco Belpoliti (Einaudi, 2021)
conversazione a cura di Emiliano Visconti con Marco Belpoliti e la partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti in collaborazione con Rapsodia Festival e la Biblioteca Comunale “Maria Goia” di Cervia
a seguire
Giovanni Lindo Ferretti in concerto A cuor contento con Ezio Bonicelli chitarra elettrica e violino Luca A. Rossi basso, chitarra elettrica e batteria elettronica con il contributo di
“Un’autobiografia in forma di paesaggio”. Marco Belpoliti definisce così il suo libro sulla Pianura Padana: non un trattato né un saggio storiografico, piuttosto l’eviscerazione di un immaginario e il racconto (collettivo) di una “parte fondamentale dell’Italia, messa di fronte a una crisi d’identità”. Coinvolgendo una miriade di figli nobili di questa terra (anche ravennati, come Marco Martinelli ed Ermanna Montanari), Belpoliti traccia le coordinate per un futuro che sappia traboccare di passioni, etica e storia almeno quanto il passato. Un’Emilia, dunque, lontana eppure vicina, sempre “paranoica” e non di meno familiare. L’epicentro poetico e biografico di un esploratore di mondi e di culture come Giovanni Lindo Ferretti, che ridarà fiato “a cuor contento” al repertorio più iconico di CCCP e CSI. “An autobiography in the form of a landscape”. This is how Marco Belpoliti defines his book on the Po Valley: not a treatise, nor a historiographical essay, but a delving into the cultural imagination and the collective history of a “crucially important region of Italy, faced with an identity crisis”. Belpoliti’s investigation involves many “children” of this land (like the Ravenna-based Marco Martinelli and Ermanna Montanari), and draws the map of a future that tries to match the past in passions, ethics and history. The region of Emilia looms distant, yet it is close; homely, yet “paranoid”. Emilia also features as the poetic and biographical epicentre of Giovanni Lindo Ferretti, another explorer of worlds and cultures, who will revive the most iconic repertoire of CCCP and CSI “with a happy heart”.
€ 15
Posto unico numerato
1
luglio giovedì
Lugo, Pavaglione ore 21.30
Comune di Lugo
Un ponte di fratellanza attraverso l’arte e la cultura
48
LE VIE DELL’AMICIZIA: RAVENNA-EREVAN RICCARDO MUTI direttore soprano Arianna Vendittelli tenore Giovanni Sala baritono Gurgen Baveyan Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Armenian State Chamber Choir maestro del coro Robert Mlkeyan organo Davide Cavalli Franz Joseph Haydn Te Deum in do maggiore per coro e orchestra Hob:XXIIIc:2 Wolfgang Amadeus Mozart Kyrie in re minore K. 341 Franz Schubert Messa n. 2 in sol maggiore per soli, coro, archi e organo D. 167
L’impeto celebrativo che pervade il Te Deum haydniano sembra riassumere lo sguardo fiducioso che questo concerto “di amicizia” vuole rivolgere al futuro, un gesto di solenne gioiosità e di speranza. Quella speranza, oggi più che mai necessaria, che nella musica sacra trova espressione compiuta, anche al di là di ogni credo o dottrina. Quella speranza che, intrecciando il piccolo, quotidiano desiderio del singolo con l’universale anelito al bene dell’umanità, risuona appunto nella religiosità serena e razionale di Haydn. Ma anche nella scrittura ricca, densa di sfumature cromatiche, e nella strumentazione opulenta del Kyrie di Mozart, detto “di Monaco” perché in quella città composto. E innerva la Messa del giovane Schubert scritta, si dice, in soli sei giorni, eppure nel timbro delicato e dolce capace di richiamare ognuno al raccoglimento più intimo. A celebratory momentum pervades Haydn’s Te Deum, and seems to sum up the confident look at the future of this “friendship” concert, its solemn gesture of joy and hope. Hope is necessary, now more than ever, and finds its fullest expression in sacred music, regardless of creed or doctrine. Hope that binds our small, daily, individual desires to a universal longing for the sake of mankind: this is the hope that vibrates in Haydn’s serene and rational religiosity. But also in the rich score of Mozart’s ‘Munich’ Kyrie, composed in Germany and notable for its chromatic nuances and opulent instrumentation. The same hope inspires the Mass composed by young Schubert in less than a week: tender and delicate, creating the proper mood for contemplation and prayer.
€ 45 € 25
I settore II settore
4
luglio domenica
Erevan
Un ponte di fratellanza attraverso l’arte e la cultura
49
LE VIE DELL’AMICIZIA: RAVENNA-EREVAN RICCARDO MUTI direttore soprano Arianna Vendittelli tenore Giovanni Sala baritono Gurgen Baveyan Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Armenian State Chamber Choir maestro del coro Robert Mlkeyan organo Davide Cavalli Franz Joseph Haydn Te Deum in do maggiore per coro e orchestra Hob:XXIIIc:2 Wolfgang Amadeus Mozart Kyrie in re minore K. 341 Franz Schubert Messa n. 2 in sol maggiore per soli, coro, archi e organo D. 167 Tigran Mansurian Purgatorio prima esecuzione assoluta commissione di Ravenna Festival in collaborazione con il Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena-Venezia
si ringrazia
Ministero degli Affari Esteri Ambasciata d’Italia eJerevan della Cooperazione Internazionale
Lo sguardo torna a volgersi al monte di Noè, il monte dell’Arca, dal quale la vita riprese a scorrere dopo il diluvio universale. Allora, è proprio da lì che forse, in questo difficile momento, il mondo può tornare a guardare al futuro con fiducia, dalla cima millenaria sacra al popolo armeno. Dopo vent’anni le Vie dell’amicizia approdano di nuovo al cospetto del Monte Ararat, a Erevan, la capitale di un paese che già nel 2001 accolse con entusiasmo straordinario il messaggio di fratellanza che solo attraverso la musica può stringere e accomunare in un unico abbraccio popoli diversi. In quella terra di confine e di dolore, terra inquieta, in bilico tra Oriente e Occidente, tra Europa e Asia, musicisti italiani e armeni siedono insieme, sempre sotto la generosa guida di Muti, per accendere ancora una volta il lume della speranza. Mount Ararat, the resting place of Noah’s ark, where life resumed from the receding flood waters, takes centre stage. At this difficult time, this thousand-years-old peak, the holy mountain of the Armenian people, can be the starting point from which to look at the future with confidence. Twenty years on, the Paths of Friendship concert returns to face Mount Ararat in Yerevan, in a country where Muti’s message of peace and brotherhood through music was enthusiastically welcomed in 2001. In this land cut through by borders and torn by conflict, a restless land where East meets West and Europe meets Asia, Italian and Armenian musicians will sit together to perform under Muti’s baton and spark a light of hope.
5
luglio lunedì
,6
luglio martedì
Basilica di San Francesco ore 21.30
50
DANTE NOVA La musica nella Commedia e l’Ars Nova
La Fonte Musica Michele Pasotti liuto e direzione Elio De Capitani voce recitante Francesca Cassinari, Alena Dantcheva, Alice Borciani soprani Gianluca Ferrarini, Massimo Altieri tenori Mauro Borgioni baritono Matteo Bellotto basso Efix Puleo viella da braccio Teodoro Baù viella da gamba Nathaniel Wood tromba da tirarsi Ermes Giussani trombone Federica Bianchi organo e clavicymbalum lunedì 5 luglio
Inferno, Purgatorio martedì 6 luglio
Paradiso
Dai silenzi carichi di lamenti dell’Inferno ai concerti angelici del Paradiso, i programmi che ripercorrono i luoghi dove la musica risuona nella Divina Commedia. Dante la scrisse negli stessi anni in cui incominciava la fioritura dell’Ars Nova, che Philippe de Vitry e Johannes de Muris codificarono nei loro trattati, intitolati entrambi Ars Nova Musicæ e comparsi appunto negli ultimi anni di vita dell’Alighieri. Un diverso sistema di notazione e caratteri stilistici differenti rispetto al passato caratterizzavano la produzione musicale dell’epoca, sia in Francia sia in Italia. Di quel ricchissimo patrimonio offre un’ampia e calibrata scelta La Fonte Musica, ensemble che opera per “tornare alle fonti”, alle radici di ciò che fu composto nel periodo di passaggio tra l’età medievale e quella umanistica. From the wailing cries and silences of Inferno to the angelic concerts of Paradiso, these programmes revisit the pages of the Divine Comedy where music resounds. Dante wrote his Comedy around the time when Philippe de Vitry and Johannes de Muris were codifying a new musical style in their respective treatises, both entitled Ars Nova Musicæ and published just before Dante’s death. They introduced a different notation system and different stylistic traits, which distinguished the new style from the music of the past, both in France and in Italy. A rich and carefully selected proposal now comes from La Fonte Musica, whose artistic imperative is a “return to the sources”, the roots of the music composed during the transition from the middle ages to humanism.
€ 20
Posto unico numerato
7
luglio mercoledì
, 8
Basilica di San Francesco ore 19.30
luglio giovedì
Vespri Danteschi
51
VOX IN BESTIA Un prontuario di Animali Divini Per voce sola, narratore e video animazioni Laura Catrani soprano Tiziano Scarpa narratore testi Tiziano Scarpa video animazioni Gianluigi Toccafondo musiche di Fabrizio de Rossi Re Matteo Franceschini Alessandro Solbiati prima esecuzione dal vivo
Cerbero, colubro, aquila, allodola, ape, pellicano, cigno, astor e gru. Tra le pieghe infinite della Commedia abita uno straordinario “bestiario poetico”: fantastico, irto di simboli, eppure reale, in cui fiere immaginarie sono un tramite tra gli uomini e Dio, tra le anime dei morti e la luce divina. Così, le tre cantiche si traducono in altrettanti luoghi poetici in cui emerge la forte carica simbolica degli animali danteschi. Grazie ai testi per voce sola intonati su musiche di Fabrizio de Rossi Re, Matteo Franceschini e Alessandro Solbiati; nonché ai versi di una delle voci più originali della letteratura italiana, Tiziano Scarpa, che incorniciano i nove quadri. E se negli intermezzi – arte trobadorica e ars nova – si consuma il corto circuito temporale dell’eterna attualità dantesca, le animazioni video di Gianluigi Toccafondo sublimano suono e parola. Cerberus, snake, eagle, lark, bee, pelican, swan, goshawk and crane. An extraordinary poetic bestiary lives in the infinite complexity of the Commedia—fantastic, symbolic, yet real: Dante’s imaginary beasts provide a link between men and God, between the souls of the dead and the divine light. Thus, the three cantiche become three poetic places, which the animal metaphors charge with symbolical meaning. Nine scenes will come alive through the scores for solo voice by Fabrizio de Rossi Re, Matteo Franceschini and Alessandro Solbiati, framed by the verses of one of our most original contemporary authors, Tiziano Scarpa. In the interludes, a temporal short circuit between troubadour music, ars nova and video animations by Gianluigi Toccafondo will underscore the relevance and topicality of Dante’s words.
€ 1
Posto unico numerato
7
luglio mercoledì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Omaggio ad Astor Piazzolla (1921-1992) nel 100° dalla nascita
52
MARÍA DE BUENOS AIRES Opera Tango musiche di Astor Piazzolla testo di Horacio Ferrer Martina Belli mezzosoprano Ruben Peloni baritono Daniel Bonilla-Torres El Duende con Orchestra Arcangelo Corelli Davide Vendramin bandeon Jacopo Rivani direttore Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto coordinamento produttivo danza MM Contemporary Dance Company danzatori Michele Merola coreografo Carlos Branca regia Rosanna Pavarini aiuto regista Marco Cazzola light designer nuova coproduzione Ravenna Festival e Teatro Comunale di Ferrara prima nazionale
In un sordido angolo di Buenos Aires, l’operaia Maria incontra i suoni seduttori del tango. Ne viene avvinta, incontrando presto il male di una città che la trasforma in cantante e poi in prostituta. Muore, ma non il suo spirito, che continua a vagare in forma di spettro in una metropoli affollata di perditempo, ladri e assassini, finché Maria non rinasce per dare alla luce una bambina, una nuova sé stessa, condannata all’eterno ritorno delle cose. Il realismo magico sudamericano, spietato e poetico, si incarna nel capolavoro teatrale di Astor Piazzolla, autore di questa tango-operita che debutta nel 1968 a Buenos Aires unendo sacro, profano e fantastico, un mondo in cui si nasce sotto cattiva stella quando “dio è ubriaco”. E il tango, ipnotico e rapinoso, scandisce l’alternarsi di vita e di morte come un giudice inflessibile. In the sordid slums of Buenos Aires, Maria, a factory worker, is seduced by the music of the tango and lured into an evil trap that makes her first a tango singer and then a sex worker. She dies, but her spirit walks the city among wastrels, thieves and criminals until she is miraculously reborn to give birth to a daughter, also named Maria, who could be herself in a new life, condemned to the perpetual cycle of things. Latin-American magical realism, ruthless and poetic, infuses Piazzolla’s tango operita masterpiece, premièred in Buenos Aires in 1968. The wok combines the sacred, the profane and the fantastic in a world where the ill-omened are “born on a day when God was drunk”. And where the tango, hypnotic and irresistible, marks the pace of life and death like a strict judge.
€ 45 € 25
I settore II settore
8
luglio giovedì
Cervia, Arena Stadio dei Pini ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
53
FEDERICO BUFFA Amici fragili La storia di un incontro tra Gigi Riva e Fabrizio De André di Marco Caronna e Federico Buffa Marco Caronna chitarre, voci, percussioni Alessandro Nidi pianoforte, tastiere regia Marco Caronna produzione International Music and Arts prima nazionale
con il contributo di
L’imprevedibile traiettoria che nel 1969 fece conoscere Gigi Riva e Fabrizio De André è il racconto di due ragazzi ai quali l’Italia aveva consegnato l’immaginario di una generazione. Rombo di tuono aveva appena giocato a Marassi, in quella stessa Genova dove Faber faceva venir l’alba con la sua chitarra. Occorsero parecchi whisky e innumerevoli sigarette perché i due, idoli a loro insaputa l’uno dell’altro, rompessero il ghiaccio e si sentissero accomunati da qualcosa che trascendeva il loro talento: era l’istinto a rovesciare l’ordine dei più forti, proprio come il Cagliari guastafeste di Riva, futuro campione d’Italia. Quella notte non ebbe un seguito. Presagendo che quello sarebbe stato il primo e ultimo incontro, il calciatore se ne andò con la chitarra e il cantautore con la maglia numero 11, gli unici oggetti che potevano scambiarsi. In 1969, an unpredictable trajectory led Gigi Riva to cross paths with Fabrizio De André: two young men who had come to represent the popular imagination of their generation. “Roaring Thunder” Riva had just played in Genova, where “Faber” De André used to stay up all night with his guitar. They held each other in mutual esteem, but needed the contribution of a few whiskeys and countless cigarettes to break the deadlock. They found a common ground that transcended their talents into a shared instinct to overthrow the established order: precisely like Riva’s Cagliari FC, the spoilsport and future winner of the Italian professional league. That night was one of a kind. Assuming they would never meet again, they sealed their friendship by an exchange of gifts: the bomber left with a guitar, and the singer-songwriter with the legendary white jersey number 11.
€ 15
Posto unico numerato
9
luglio venerdì
, 10
luglio sabato
, 11
luglio domenica
Basilica di San Francesco ore 19.30
Vespri Danteschi
54
PER LEI TREMÒ LA TERRA E’L CIEL S’APERSE Paradiso VII, 48
Quartetto Leonardo Sara Pastine violino primo Fausto Cigarini violino secondo Salvatore Borrelli viola Lorenzo Cosi violoncello Franz Joseph Haydn Die sieben letzten Worte unseres Erlösers am Kreuze Hob:III/50-56 op. 51 (Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce) versione autografa per quartetto d’archi (1787)
È il 1786 quando un canonico di Cadice commissiona ad Haydn, per il Venerdì santo, una meditazione musicale per commentare le ultime sette frasi di Cristo. Passi evangelici già più volte posti in musica, e che Haydn per la prima volta traduce in puro suono tralasciandone l’intonazione vocale. Ma il celebre oratorio orchestrale del 1796 non è che l’ultima versione di un più articolato percorso compositivo: dopo un primo saggio per archi, fiati e timpani, e prima di un’impaginazione pianistica, ecco prender forma la versione proposta dal giovane Quartetto Leonardo – insignito del prestigioso Premio Farulli 2021. Invariata è la struttura: sette sonate incorniciate da un’Introduzione maestosa e dal Terremoto irto di dissonanze che sconvolse il Calvario dopo la morte di Gesù. Ché la musica sa dire ciò che le parole non possono. In 1786, to celebrate Good Friday, a canon from Cádiz requested Haydn to write a musical meditation on the seven last words of Our Saviour on the cross. These excerpts from the Gospels had already been set to music more than once, but Haydn was the first who translated them into pure sound, dropping the vocal intonation. But the famous 1796 orchestral oratorio was just the final step in a long and articulated compositional process: the composer first devised an orchestral version for strings, winds and timpani, then approved a version for solo piano, and finally adapted it as the oratorio proposed by Quartetto Leonardo, recently awarded the prestigious Farulli Prize 2021. The structure is unchanged: seven sonatas preceded by a majestic “Introduction”, and followed by “The Earthquake”, echoing with dissonances like the Golgotha at the time of Christ’s death. Indeed, music can say what words cannot.
€ 1
Posto unico numerato
9
luglio venerdì
Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 21.30
Nuove musiche per Dante
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IL PARADISO CORO DA CAMERA DI KIEV MIKOLA HOBDYCH direttore Valentin Silvestrov In Memoriam (2020) per coro a cappella prima esecuzione assoluta
O luce etterna (2020) versione per coro a cappella e pianoforte prima esecuzione assoluta commissione di Ravenna Festival
Ci sono due stelle polari nel cielo poetico di Valentin Silvestrov: Dante Alighieri e Taras Ševčenko. Due voci lontane nel tempo e nello spazio, ma entrambe capaci di fondare una nuova lingua: Dante, settecento anni fa, ha fondato la poesia italiana, Ševčenko, in pieno Ottocento, ha dato vita alla letteratura ucraina moderna. Sono proprio queste due stelle a illuminare la nuova opera che Ravenna Festival ha commissionato al compositore ucraino: O luce etterna, una cantata in dieci quadri che si apre e si chiude nel segno del Paradiso, ma “nel cuore” fa respirare un testo poetico di Ševčenko intitolato Sera. Il giardino dei ciliegi. Le due lingue saranno ancora più vicine perché Silvestrov ha voluto utilizzare, per l’occasione, la recente traduzione ucraina della Commedia uscita nel 2015. Valentin Silvestrov’s poetic sky is ablaze with two polar stars, Dante Alighieri and Taras Ševčenko, whose voices, however distant in time and space, did something similar in creating new languages: as Dante invented Italian poetry seven hundred years ago, Ševčenko founded modern Ukrainian literature in the XIX century. These two stars light up the new opera that the Ravenna Festival has commissioned from the Ukrainian composer: O luce etterna, a cantata in ten acts, mainly inspired by Dante’s Paradiso but also incorporating Ševčenko’s poem Evening. The Cherry Orchard. The two languages will be brought even closer by Silvestrov’s decision of using the Ukrainian translation of the Divine Comedy, released in 2015.
€ 30
Posto unico numerato
10
luglio sabato
Rocca Brancaleone ore 21.30
Omaggio a Stravinskij nel 50° anniversario della morte
56
STRAVINSKY’S LOVE
a cura di Daniele Cipriani Beatrice Rana pianoforte Andrea Obiso violino Massimo Spada pianoforte con Vladimir Derevianko nei panni di Igor Stravinsky Sergio Bernal già Balletto Nazionale di Spagna Ashley Bouder New York City Ballet Davide Dato Opera di Vienna Simone Repele/Sasha Riva Ballet du Grande Théâtre de Genève consulenza musicale Gaston Fournier-Facio testi a cura di Vittorio Sabadin costumi a cura di Anna Biagiotti
con il patrocinio di
C’è il sapore di tutte le stagioni di Stravinskij in questa stellata serata di danza e musica a 50 anni dalla morte del compositore, russo per origine ma cosmopolita per carriera. L’omaggio reinterpreta schegge folgoranti dei suoi lavori: dal Pulcinella riletto da Sasha Riva e Simone Repele ai momenti nomadi dell’Histoire du Soldat che Sergio Bernal disegna per sé, fino al periodo americano portato in scena dai solisti del NYCB con il Duo Concertante. Inevitabile la citazione degli anni ruggenti dei Ballets Russes, ma con il nuovo sguardo coreografico di Marco Goecke per L’uccello di fuoco, i costumi storici di Benois per Petruska e una rara versione della Sagra di Uwe Scholz. Impreziosiscono la serata l’apparizione di Vladimir Derevianko, che nei panni di Stravinskij guiderà lo spettatore in questo viaggio, rievocando momenti della sua vita, ricordi e aneddoti, e il talento musicale di Beatrice Rana, Massimo Spada e Andrea Obiso. An all-star programme combining music and ballet celebrates the 50th anniversary of Stravinsky’s death with an overview of the Russian-born composer’s cosmopolitan career. The tribute features some dazzling fragments from Pulcinella, re-read by Sasha Riva and Simone Repele, and some nomadic moments from L’Histoire du Soldat, choreographed and performed by Sergio Bernal, and from the American period, staged by the soloists of NYCB with Duo Concertante. The Roaring Twenties and the Ballets Russes are obviously covered, with Marco Goecke’s new choreography for Firebird; with Petrushka, re-proposed with the historical costumes by Benois, and with a rare version of Sacre by Uwe Scholz. The programme is enriched by the presence of Vladimir Derevianko as Stravinsky who guides the spectator on this journey and by the musical talent of Beatrice Rana, Massimo Spada and Andrea Obiso.
€ 45 € 25
I settore II settore
11
luglio domenica
Teatro Alighieri prima parte ore 18 seconda parte ore 21.30
Compagnia teatrale ErosAntEros
57
CONFINI ideazione e cura Davide Sacco e Agata Tomšič / ErosAntEros
testo Ian De Toffoli drammaturgia Agata Tomšič regia, disegno musicale e video Davide Sacco con Hervé Goffings, Sanders Lorena, Marco Lorenzini, Djibril Mbaye, Agata Tomšič, Emanuela Villagrossi costumi Laura Dondoli progettazione scene Eugenio Giorgetta produzione Fondazione Luzzati - Teatro della Tosse, TNL - Théâtre National du Luxembourg, Ravenna Festival, ErosAntEros - POLIS Teatro Festival in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival Campania Teatro Festival in residenza presso Teatro della Toscana, TNL - Théâtre National du Luxembourg, OTSE - Officine Theatrikès Salento Ellàda, Tempo Reale con il sostegno di Comune di Ravenna, Regione Emilia-Romagna con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Lussemburgo
sabato 10 luglio Sala Corelli, Teatro Alighieri, ore 18.30
Aspettando Confini
incontro di presentazione del libro sullo spettacolo CONFINI edito da Editoria & Spettacolo intervengono Agata Tomšič, Davide Sacco, Ian De Toffoli, Maria Luisa Caldognetto, Marco De Marinis, Maximilian La Monica Ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
La natura profondamente “politica” di ErosAntEros non viene meno in questo nuovo progetto incentrato su un tema, appunto, eminentemente politico, quanto urgente: le frontiere e il loro complesso significato. Frutto di un percorso iniziato nel 2018 e portato avanti da una squadra di artisti internazionali (come i lussemburghesi Ian De Toffoli, giovane drammaturgo, e Marco Lorenzini, attore), Confini è una riflessione documentaria e stratificata, che dalle storie dei minatori italiani emigrati in Belgio negli anni ’50 arriva a riflettere sui grandi nodi irrisolti della nostra sgangherata Unione Europea, fino a curiose incursioni nella “storia futura”. Tutto attorno a domande fondamentali: che cos’è un confine? Cosa separa davvero gli uomini? E perché, dopo 70 anni dai primi accordi economici europei, ancora non si riesce a condividere una visione politica? The profoundly “political” nature of the research carried out by ErosAntEros does not run short in this new project, centred on the eminently political and pressing theme of borders and their complex meaning. Confini is the result of a project started in 2018 by a team of international artists (like the young Luxembourg-based playwright Ian De Toffoli and actor Marco Lorenzini). Starting from the migration of Italian miners to the coal basins of northern Europe in the 1950s, the work focuses on the thorny issues of our ramshackle European Union, with intriguing forays into “future history”. All centres on a few fundamental questions: what is a border? What is it that really separates men? And why, 70 years after the first European economic agreements, do we still not have a common political vision?
€ 15
Posto unico numerato
12
luglio lunedì
, 13
Basilica di San Francesco ore 19.30
luglio martedì
Vespri Danteschi
58
EUNOÈ Paradiso Terrestre Oratorio in quattro quadri per soli, coro, strumenti e voce recitante
musica di Stefano Dalfovo libretto a cura di Francesco di Giorgio Ecce Novum direttore Silvia Biasini prima esecuzione assoluta
Un oratorio costruito su misura per il coro cesenate Ecce Novum, in cui i versi degli ultimi sette canti del Purgatorio si intrecciano, nel disegno di Francesco Di Giorgio, con la Vulgata, l’Eneide, La terra desolata di T.S. Eliot, poi con versi di Ungaretti e Montale, e con reminiscenze da romanzi e racconti di Conrad, Hemingway, Celati, Bufalino, Guimarães Rosa... in un libretto che racconta il momento in cui Dante, abbandonato da Virgilio, incontra finalmente Beatrice, che non gli risparmia i rimproveri per gli errori fatti e lo invita a immergersi nei fiumi Lete ed Eunoè. Il contemporaneo pervade l’antico e viceversa, così come nella scrittura musicale del giovane compositore Stefano Dalfovo, che alterna nello spazio sonoro canto gregoriano e contrappunto, assecondando il plurilinguismo del testo con oscillazioni tra modalità, tonalità e atonalità. A bespoke oratorio for the Cesena-based Ecce Novum choir, on a libretto by Francesco Di Giorgio where the last seven Cantos of Purgatorio are intertwined with the Vulgate, the Aeneid, T.S. Eliot’s Waste Land, as well as verses by Ungaretti and Montale, or reminiscences from the novels and short stories by Conrad, Hemingway, Celati, Bufalino, Guimarães Rosa... The libretto narrates the moment when Virgil disappears and Dante meets Beatrice, who reproves him for his past mistakes and invites him to bathe in the rivers Lethe and Eunoè. The present pervades the past as the past invades the present, as in Stefano Dalfovo’s score. The young composer builds his soundscape as an alternation of Gregorian chant and counterpoint, accommodating multilingualism with oscillations between modality, tonality and atonality.
€ 1
Posto unico numerato
12
luglio lunedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Via Sancti Romualdi 2021
59
FLAVIO CAROLI I dipinti che hanno sconvolto il mondo dopo l’età di Dante e di Giotto Ricordando Mario Salvagiani (1930-2019) introduce Giorgio Gualdrini “I 100 dipinti che sconvolsero il mondo.” (Edizioni 24 Ore Cultura, 2021)
in collaborazione con
Come in letteratura c’è un “prima” e un “dopo” Dante, così in pittura c’è un “prima” e un “dopo” Giotto. Nel canto XI del Purgatorio il poeta scrisse questa celebre terzina “Credette Cimabue nella pittura / tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, / sì che la fama di colui è scura”. Che la sua eredità fosse destinata a superare quella di qualunque altro pittore lo testimoniò, un secolo dopo, anche Cennino Cennini. Nel suo famoso Libro dell’arte questo pittore e trattatista volle infatti sottolineare che “Giotto rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno”. Il termine “moderno” deriva dall’avverbio latino “modo”, che significa “poco fa”; ma la modernità di Dante e di Giotto non si consumò in fretta. Durò tanto a lungo da autorizzarci a dire che la loro arte è ancora a noi “contemporanea”. As Dante was a watershed for literature, so was Giotto for painting. As the Poet wrote in his Purgatorio, Canto XI, “In painting Cimabue thought he held / the field, and now it’s Giotto they acclaim / the former only keeps a shadowed fame.” A century later, the great painter and essayist Cennino Cennini also confirmed that Giotto’s legacy was destined to prevail over any other painter’s, when he stated, in his Book of The Art, that “Giotto translated the art of painting from Greek into Latin, and put it into a modern idiom”.The term “modern” comes from the Latin adverb “modo”, meaning “just now”. The modernity of Dante and Giotto did not wear out quickly, though. Indeed, it lasted long enough that we can still call it “contemporary”.
Ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
13
luglio martedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Omaggio ad Astor Piazzolla (1921-1992) nel 100° dalla nascita
60
ROMANCE DEL DIABLO
Marco Albonetti sassofono soprano e baritono Orchestra Filarmonica Italiana Astor Piazzolla Cuatro Estaciones Porteñas Otoño Porteño, Invierno Porteño, Primavera Porteña, Verano Porteño. Romance del Diablo Oblivion* Años de Soledad Libertango orchestrazione di Marco Albonetti e Pablo Ziegler*
La musica di Astor Piazzolla si nutre di contaminazioni. Ecco perché i puristi lo hanno definito “el asesino del Tango”. Ma il suo peccato originale è solo quello di aver assimilato le influenze di una terra sfaccettata, costruita su sogni e nostalgie degli emigranti. Il suo “Nuevo Tango” incorpora elementi jazz e classici, caricandosi di un’inedita ricchezza di colori. “Ho avuto due grandi maestri: Nadia Boulanger e Alberto Ginastera. Il terzo è stato Buenos Aires”, spiegava il compositore. E alle quattro stagioni della sua città sono dedicate le Cuatro Estaciones Porteñas, la risposta argentina alle Quattro Stagioni di Vivaldi. Nella riscrittura di Marco Albonetti, il sassofono prende il posto del bandoneón, dando una voce nuova al sentimento del tempo dei Porteños, gli abitanti della capitale, i maestri segreti di Piazzolla. Astor Piazzolla’s music feeds on contamination, which is why purists call him “the tango killer”. But his original sin was merely the assimilation of the various influences of his multifaceted land, built on the nostalgic dreams of the emigrants. His “Nuevo Tango” incorporates elements from jazz and classical music, in an unprecedented richness of colours. As he explained, “I had two great teachers: Nadia Boulanger and Alberto Ginastera. A third one was Buenos Aires”. His Cuatro Estaciones Porteñas, an impression of the four seasons in Buenos Aires, are the Argentinian answer to Vivaldi’s Four Seasons. In Marco Albonetti’s arrangement, the saxophone takes the place of the bandoneón, and gives a new voice to the feeling of time of the Porteños, those born in Buenos Aires, Piazzolla’s secret teachers.
in collaborazione con
€ 20
Posto unico numerato
14
luglio mercoledì
Teatro Alighieri ore 21.30
Menoventi
61
IL DEFUNTO ODIAVA I PETTEGOLEZZI rielaborazione scenica del libro omonimo di Serena Vitale (Edizioni Adelphi, 2015)
ideazione Consuelo Battiston e Gianni Farina regia, suono, luce Gianni Farina con Consuelo Battiston, Tamara Balducci, Leonardo Bianconi, Federica Garavaglia, Mauro Milone organizzazione e comunicazione Maria Donnoli artwork Marco Smacchia coproduzione E Production / Menoventi, Ravenna Festival, Operaestate Festival
La morte di Vladìmir Majakovskij resta a tutt’oggi il più appassionante cold case della letteratura russa. Era il 14 aprile 1930, quando il più grande poeta della Rivoluzione si uccideva sparandosi al cuore, per ragioni mai chiarite. Pressioni politiche? Isolamento intellettuale? Delusioni amorose? Serena Vitale, tra le più importanti slaviste italiane, a questo mistero ha dedicato un libro di indubbio successo, Il defunto odiava i pettegolezzi – icastica frase tratta dalla lettera d’addio del poeta. È ispirandosi al complesso lavoro d’indagine della Vitale che i Menoventi traspongono sulla scena questa misteriosa fine, attraverso un’opera peculiarissima, che gioca con gli stilemi del noir e del giallo, rincorrendo ipotesi, prospettive e testimonianze in un fantastico gioco di specchi. To this day, Vladimir Majakovsky’s death probably remains the most exciting cold case in Russian literature. On April 14, 1930, the leading poet of the Russian Revolution shot himself through the heart, for reasons that were never clarified. Political pressure? Intellectual isolation? A broken heart? Serena Vitale, one of the most important Italian Slavists, has written a successful book on this mystery, The Deceased Hated Gossip, whose title quotes a famous line from the poet’s suicide note. Vitale’s complex investigation has inspired Menoventi, who now adapt for the stage the poet’s mysterious end. They will propose a very peculiar work, based on the interplay of noir and crime story, where hypotheses, perspectives and testimonies reflect one another in a fantastic game of mirrors.
€ 15
Posto unico numerato
15
luglio giovedì
Lugo, Pavaglione ore 21.30
Comune di Lugo
Omaggio ad Astor Piazzolla (1921-1992) nel 100° dalla nascita
62
QUINTETO ASTOR PIAZZOLLA
Pablo Mainetti bandoneón Serdar Geldymuradov violino Armando De La Vega chitarra Daniel Falasca contrabbasso Nicolás Guerschberg pianoforte Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi” direttore Andrés Juncos in collaborazione con la
Il quintetto rimase sempre la formazione preferita da Astor Piazzolla. Nel 1960 formò il suo primo ensemble, per nulla intimorito dalle ridotte dimensioni dell’organico. I cinque strumenti solisti riuscivano invece a interpretare più agilmente l’elettrica vitalità di Buenos Aires, con una varietà melodica e armonica sconosciuta alle imponenti macchine orchestrali. Violino, chitarra, contrabbasso, pianoforte e lo struggente bandoneón, la voce principe del tango, sono gli strumenti scelti dalla Fondazione Astor Piazzolla per il “Quinteto” che da oltre vent’anni porta nel mondo il nome del compositore argentino, suonandone gli arrangiamenti autografi e riscoprendo brani tratti dal suo sterminato catalogo. Un laboratorio permanente che proietta nel futuro un’eredità musicale che sembrava irripetibile. The quintet formation always best expressed Piazzolla’s approach. In 1960, undaunted by the limited number of musicians, he put together his first ensemble: the five soloists could easily interpret the electric vitality of Buenos Aires, with a melodic and harmonic flexibility unknown to more imposing orchestras. Violin, guitar, double bass, piano and the main voice of the tango, the heart-wrenching bandoneón, is the lineup chosen by the Astor Piazzolla Foundation for its “Quinteto”, formed with the objective of bringing the composer’s legacy around the world. For over 20 years now, it has been offering original arrangements from his vast repertoire, in a permanent laboratory projecting into the future a musical legacy that seemed unrepeatable.
€ 25 € 15
I settore II settore
16
luglio venerdì
Rocca Brancaleone ore 21.30
63
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI RICCARDO MUTI direttore Ludwig van Beethoven Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa), Ouverture in do maggiore per orchestra op. 124 Franz Schubert Sinfonia n. 9 in do maggiore “La grande” D. 944
Se non fosse stato per Robert Schumann, la Nona Sinfonia di Schubert sarebbe ancora tra i tesori nascosti della musica. Fu lui, nel 1839, a ritrovarla nelle carte del fratello del compositore, permettendone l’esecuzione postuma. Nel 1828 Schubert l’aveva proposta alla Società degli amici della musica di Vienna, all’epoca capitale indiscussa della civiltà musicale europea, la stessa città in cui quattro anni prima Beethoven fece la sua ultima apparizione pubblica, dirigendo nella stessa serata la Nona Sinfonia, la Missa Solemnis e un’Ouverture di qualche anno precedente cui era molto legato, “La consacrazione della casa”. Per Schubert, invece, doveva essere il primo grande appuntamento pubblico riservato a una sua sinfonia. Ma il lavoro fu giudicato superiore alle forze dell’orchestra e venne respinto. Pochi mesi dopo morì. If it weren’t for Robert Schumann, Schubert’s Symphony no. 9 would probably still be one of music’s hidden treasures. It was indeed Schumann who, in 1839, found the score among the composer’s brother’s papers, and gave it its posthumous première. Schubert had sent it to the Musikverein in Vienna, at the time the undisputed capital of European music, and the very place where Beethoven had made his last public appearance four years earlier, conducting on the same evening his Symphony no. 9, the Missa Solemnis and an Overture he was very fond of, “The Consecration of the House”. Schubert had meant this to be the first great public performance of his symphonic efforts, but the work was set aside as too long and difficult for the orchestra to perform. He died a few months later.
€ 45 € 25
I settore II settore
16
luglio venerdì
, 17
luglio sabato
, 18
luglio domenica
Artificerie Almagià ore 17, 17.45, 18.30, 19.45, 20.30, 21.15, 22
gruppo nanou
64
PARADISO [Bozzetto SN - 001]
progetto di gruppo nanou e Alfredo Pirri coreografie Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci spazio scenico Alfredo Pirri musiche Bruno Dorella luci e colori Marco Valerio Amico con Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Marco Maretti, Michele Scappa e i diplomati (2019) del Post Diploma Corso Danzatore della Civica di Teatro “Paolo Grassi” di Milano: Livia Bartolucci, Alessandra Cozzi, Elisabetta Da Rold, Agnese Gabrielli, Nicolò Giorgini, Simone Mazzanti, Camilla Neri, Francesca Rinaldi, Pablo Ezequiel Rizzo, Bruna Romano produzione Nanou Associazione Culturale, Ravenna Festival con il contributo di Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in collaborazione con Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi” di Milano con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia-CapoTrave/Kilowatt), E Production
Paradiso è una collaborazione tra gruppo nanou e Alfredo Pirri, che, qui a Ravenna, ne realizzano un primo bozzetto. È l’inizio di un viaggio dedicato alla terza cantica dantesca – vista come uno spazio altrove, abitato da figure leggere ed evanescenti; un campo lungo cinematografico in cui immergersi grazie alla musica di Bruno Dorella – per una coreografia in sinergia soprattutto con l’arte visiva, e che si compirà nel 2022. L’azione coreografica si immerge dentro lo spazio fino a divenirne parte essenziale, assumendone contorni e connotati. Al contempo, lo spazio è luogo, disegno, architettura indipendente dai corpi e dagli oggetti rapportandosi a essi come una materia elastica che, se urtata, ne assume l’immagine per tornare immediatamente a riprendere la propria fisionomia di materia originaria e distante. Paradiso is a collaboration between Gruppo Nanou and Alfredo Pirri, débuting in Ravenna with the first part of a project dedicated to Dante’s third cantica. Paradiso is seen as an outer space inhabited by weightless, evanescent figures; a long-shot camera view drowned by the music of Bruno Dorella, and choreographed in synergy with visual art. The project will be completed in 2022. The choreographic action dives deep into this space, becomes an essential part of it, takes on its contours and connotations. At the same time, this space is a place, a design, an architecture, independent of bodies and objects. It behaves like an elastic material that reacts to bodies and objects by moulding to them, then immediately recovers its own physiognomy and shape. Sarà possibile accedere a 33 persone alla volta, per 33 minuti e per 7 appuntamenti ripetuti in 3 giorni. € 5
Posto unico numerato
17
luglio sabato
Lugo, Pavaglione ore 21.30
Comune di Lugo
65
TOSCA E ROMA SINFONIETTA: OMAGGIO A ENNIO MORRICONE con Javier Girotto sassofoni direttore Paolo Silvestri
Nel primo anniversario della scomparsa di Ennio Morricone, Tosca e la Roma Sinfonietta gli rendono omaggio con un concerto monografico. Il programma è ispirato al disco Focus con le musiche create da Morricone per la cantante portoghese Dulce Pontes, canzoni e nuovi arrangiamenti di brani dalle più famose colonne sonore. Per Tosca, invece, il compositore romano scrisse canzoni comprese nell’album Incontri e passaggi, mentre con la Roma Sinfonietta collaborò, nel corso di una quindicina d’anni, sia per le incisioni discografiche sia dirigendola in numerosi concerti nel mondo. Sul podio in quest’occasione ci sarà Paolo Silvestri, jazzista e interprete dalle molte competenze, oltre che autore di musiche per il teatro e il cinema. A completare il quadro, un solista di spicco come Javier Girotto. Tosca and the Roma Sinfonietta pay homage to Ennio Morricone with a monographic concert on the first anniversary of his death. The programme is inspired by the album Focus, which Morricone composed for the Portuguese singer Dulce Pontes, featuring songs and new arrangements from his most famous soundtracks. The Roman composer also wrote for Tosca, contributing songs for her album Incontri e passaggi, and collaborated with the Roma Sinfonietta over the course of fifteen years, recording and conducting around the world. Paolo Silvestri, jazzman, multi-skilled musician and composer for film and stage, will be on the podium conducting such prominent soloists as saxophonist Javier Girotto.
€ 25 € 15
I settore II settore
18
luglio domenica
Lugo, Pavaglione ore 21.30
Comune di Lugo
Musica e Cinema
66
THE GENERAL (Come vinsi la guerra, 1926-1927) di Buster Keaton e Clyde Bruckman
musiche composte e dirette da Timothy Brock accompagnamento dal vivo dell’Orchestra Arcangelo Corelli in collaborazione con
Da sud verso nord e viceversa, lungo la stessa linea ferroviaria: l’affannosa ricerca della donna amata da parte di un giovane incurante del conflitto in corso dà vita a due lunghi inseguimenti nel pieno della Guerra di secessione americana. Per questa epopea comica del cinema muto, Buster Keaton impiegò copie fedeli delle locomotive dell’epoca e fece confezionare quattromila uniformi militari: “dev’essere così vero da far male” disse al suo staff. La colonna sonora di Timothy Brock è costruita attorno ai canti della Guerra civile americana, ne evoca il ritmo e la sonorità pungente dei testi attingendo a spartiti degli anni Sessanta dell’Ottocento. E se le attuali restrizioni non consentono l’originale versione per grande orchestra del 2005, quella ripensata per organico ridotto non sacrifica lo slancio della storia e, anzi, fa da cornice a numerosi assoli. From South to North, from North to South, using the same track both ways: in a frantic search for his beloved, a young man, heedless of the battle raging around him, stages two long chases back to back in the midst of the American Civil War. For this comic epic of the silent screen, Buster Keaton arranged exact replicas of period locomotives, as well as 4,000 military uniforms: “It’s got to be so authentic it hurts”, he told his staff. Timothy Brock’s score was inspired by the songs of the American civil war, by their lyrics, rhythm and bite, drawn directly from 1860s sheet music. And if the current health restrictions make it impossible to perform the original 2005 score for a large orchestra, the reduced orchestration helps keep the momentum going and provides a framework for several solos.
€ 15
Posto unico numerato
19
luglio lunedì
Lugo, Pavaglione ore 21.30
Comune di Lugo
67
OPENINGS / sguardi oltre il limite un film di Francesca Molteni e Mattia Colombo
scritto con Roberto Bosi con un omaggio a Raoul Casadei promosso da Edilpiù prodotto da Muse Factory of Projects incontro con Francesca Molteni regista Rossella Miccio Presidente Emergency Marcello Bacchini Edilpiù Simone Sfriso architetto – TAMassociati Federico Babina architetto Andrea Stella velista – Lo Spirito di Stella conduce Giorgio Tartaro
martedì 20, mercoledì 21 luglio Lugo, Pavaglione, ore 21.30
Ravenna Festival ospita l’edizione 2021 di “Lugocontemporanea”
Openings esplora il mondo degli elementi architettonici che “incarnano” il concetto di soglia, di apertura e di relazione tra interno ed esterno, attraverso le voci di architetti italiani e internazionali, ma anche ascoltando quelle che parlano la lingua della musica, dello sport, dell’arte, del territorio. Affrontando il tema della soglia, in termini immateriali, quasi “spirituali”, il film indaga lo stretto rapporto tra arte e vita, tra necessità e sforzo creativo, tra filosofia e pensiero civile. Lungo la via Emilia, soglia geografica per eccellenza, in un viaggio fatto di soste, di attraversamenti, di vagabondaggi. Tra le guide, Davide Cassani, Guido Guidi, Andrea Stella e Rossella Miccio, ma anche Raoul Casadei, l’istrione che ha fatto della Romagna un vero e proprio “stato d’animo”. Openings explores the world of those architectural elements that “incarnate” the idea of “threshold”, “openness”, the relationship between inside and outside. The voices of Italian and international architects will help us do so, with contributions from the languages of music, sport, art, and the territory. Tackling the idea of “threshold” in immaterial, almost “spiritual” terms, the film investigates the close relationships of art and life, necessity and creative effort, philosophy and civil thought. A journey along the Via Emilia, a geographical threshold par excellence, with stops, crossings, wanderings. Our guides will be Davide Cassani, Guido Guidi, Andrea Stella and Rossella Miccio, as well as Raoul Casadei, the histrionic musician who has made Romagna a real “state of mind”.
L’incasso della serata sarà interamente devoluto all’associazione EMERGENCY ONG Onlus € 5
Posto unico numerato
20
luglio martedì
Rocca Brancaleone ore 21.30
Musica e Cinema
68
INFERNO (1911) di Francesco Bertolini, Adolfo Padovan e Giuseppe de Liguoro
musica e sound design Edison Studio elaborazioni visive Salvatore Insana con Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli Fabio Cifariello Ciardi, Alessandro Cipriani live electronics versione restaurata dalla
Orde di demoni-pipistrello armati di forche appuntite, schiere di candide anime del Paradiso che galleggiano nel cielo, Paolo e Francesca che planano volando dall’alto per poi restare sospesi a mezz’aria, Bertrand de Born che mostra la sua testa mozzata, eppoi un gigantesco Lucifero che divora cadaveri. I pionieristici registi che nel 1911 mettono su pellicola il viaggio di Dante e Virgilio realizzando il primo autentico lungometraggio della storia del cinema italiano, non risparmiano certo sugli effetti speciali. Ispirato alle celebri incisioni del Dorè, è un kolossal senza precedenti: 3 anni di riprese, 150 tra attori e comparse, 100 scene e incassi straordinari, in Europa e negli Stati Uniti. Solo l’esperienza, l’estro tecnologico e il live eletronics di Edison Studio potevano restituire al film più visionario del muto italiano la colonna sonora “ideale”. Hordes of bat-like demons wielding sharp pitchforks; legions of Heaven’s pure souls floating in the sky; Paolo and Francesca gliding down from on high and then suspended in mid-air; Bertrand de Born holding up his severed head, and a gigantic soul-devouring Lucifer. In 1911, two pioneering directors adapted Dante and Virgil’s journey into the first full-length feature film in the history of Italian cinema, and they certainly spared no expense on special effects. Inspired by the famous engravings by Gustave Doré, the film was an unprecedented colossal: 3 years to make, a cast of 150, 100 sets and a huge box office success in Europe and the US. Edison Studio have now put their skills, expertise and live electronics technology at the service of a “perfect” soundtrack for the most visionary of Italian silent films.
€ 15
Posto unico numerato
22
luglio giovedì
Cervia, Piazza Garibaldi ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
69
LE DIVINE DONNE DI DANTE
con Neri Marcorè Orchestra Arcangelo Corelli direttore Jacopo Rivani e con Stefano Cabrera viloncello Domenico Mariorenzi chitarra, pianoforte Simone Talone percussioni Flavia Barbacetto, Angelica Dettori vocalist arrangiamenti musicali Stefano Cabrera commissione di Ravenna Festival prima nazionale
con il contributo di
La scrittura dantesca è intessuta di dialoghi tra antichi e moderni, tra morti e vivi, tra “sommersi” e “salvati”. Essa ci chiede di andare oltre, di tentare strade nuove e accogliere nuovi incontri. Così si può percorrere l’azzardo di qualche debole filo tra la musica degli endecasillabi capace di evocare immagini e le canzoni che hanno abitato o abitano i nostri giorni. Alcune figure dantesche si accampano nella fantasia con l’evidenza delle cose vedute e nella memoria conquistano una sorta di vitalità autonoma. Allora, l’idea alla base di questo nuovissimo spettacolo di Neri Marcoré è quella di dare voce a ciò che voce non ha nella Commedia, dove Dante incontra sì in maggioranza uomini, ma anche un numero certo non trascurabile (per quei tempi) di donne: un’antologia femminile attraverso la quale costruire un nuovo possibile dialogo. Dante’s work is woven from many dialogues between the ancient and the modern, the dead and the living, the “drowned” and the “saved”. It asks us to dig deeper, to attempt new paths, to welcome new encounters. Thus it is possible to take a risk and follow a thin thread through the music of his imageevoking hendecasyllables and the songs that have accompanied our days. Some of Dante’s characters live in our imagination with the evidence of fact, and gain autonomy and vitality in our memory. Hence the idea underpinning Neri Marcoré’s new show: give a voice to the Comedy’s voiceless characters, namely the significant legion of women Dante meets besides the many men, an all-female anthology for a new possible dialogue.
€ 20
Posto unico numerato
22
luglio giovedì
- 25
luglio domenica
70
Carovana creativa sul Cammino di Dante DA FIRENZE A RAVENNA giovedì 22 luglio la tappa: San Godenzo-San Benedetto – km 16,5 Firenze Piazza Santa Croce, ore 7 “Per seguire virtute e conoscenza” Giovane poesia e musica intorno a Dante (Flash Mob) San Benedetto in Alpe Taverna “il Vignale”, ore 19:45 Peccato di gola - Ospite Franco Arminio Abbazia Benedettina, ore 21:15 Orchestra Popolare Italiana “Il Dante cantato” venerdì 23 luglio la tappa: San Benedetto-Marradi – km 22 Marradi Corte delle Domenicane, ore 19 La diabolica Commedia (Teatro Ragazzi & Famiglie) La colombaia, ore 19:45 Peccato di gola - Ospite Mario Incudine Piazza Scalelle, ore 21:15 “Le laude“con Raffaello Simeoni, Anna Rita Colaianni, Mario Incudine sabato 24 luglio la tappa: Brisighella-Oriolo dei Fichi – km 17 Oriolo dei Fichi piazzetta Torre di Oriolo, ore 19 La diabolica Commedia (Teatro Ragazzi & Famiglie) La Taverna di Oriolo, ore 19:45 Peccato di gola - Ospite Iaia Forte Torre di Oriolo, ore 21:15 Perdute canzoni d’amore domenica 25 luglio la tappa: Chiusa San Marco-Tomba di Dante – km 7,5 Ravenna Giardino Chiusa San Marco, ore 10 “I cunti danteschi” di Mario Incudine (Cuntastorie) Piazza San Francesco, ore 12 Ambrogio Sparagna e Coro Libere Note
Perché mettersi in viaggio con Dante? Ma perché camminare è una forma d’arte “dantesca”. E perché farlo attraverso il paesaggio è comunque un’azione artistica, capace di trasformare il punto di vista e di ascolto di ognuno. Perché creare poesie, canzoni, storie e opere d’arte insieme al Poeta dell’esilio è un’occasione straordinaria che fa bene all’anima e al cuore di tutti. E allora, musicisti, cantori, improvvisatori in endecasillabi, giovani poeti, chef musicali, burattinai e camminanti tutti si mettono in viaggio da Firenze a Ravenna per celebrare il Sommo Poeta nei suoi luoghi a 700 anni dalla sua morte. In un evento dal forte valore simbolico che si apre in una piazza fiorentina e si chiude con un concerto nel territorio ravennate, in mezzo l’Appennino, con i suoi borghi stupendi e i luoghi cantati da Dante. Why set out on a hike with Dante? Because walking is a “Dantesque” form of art. And because walking through a landscape is an act of art, which can transform one’s point of view and way of listening. Because creating poems, songs, stories and artworks together with the ‘Poet of Exile’ will be an extraordinary opportunity, good for one’s soul and heart. Musicians, singers, poets, ottava rima improvisers, musical chefs, puppeteers and hikers will set off together, walking from Florence to Ravenna to celebrate the Supreme Poet in the places where he lived, in the 700th anniversary of his death. This highly symbolic event opens in Florence, touches on charming villages and on the places Dante celebrated, to end with a concert in the Apennines, near Ravenna.
Gli spettacoli serali sono ad ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
24
luglio sabato
Basilica di San Francesco ore 21.30
71
DANTE E LA MUSICA Ballata, i’ vò che tu ritrovi amore
Ensemble Micrologus Patrizia Bovi canto, arpa, buccina Gabriele Russo viella, ribeca,buccina Goffredo Degli Esposti cialamello, flauto traverso, cornamusa, doppio flauto Peppe Frana liuto, chitarrino Andres Montilla canto Enea Sorini canto, percussioni musiche di Guirault De Borhneil, Arnault Daniel e altri
È un viaggio che parte da lontano, quello dell’Ensemble Micrologus, ma che conduce fino al cuore della Commedia. Un viaggio lungo il quale ritrovano nuova vita le sonorità del Medioevo, intrecciando il più rigoroso studio dei manoscritti antichi con la musica popolare e le fonti iconografiche coeve. Si susseguono i canti devozionali del Laudario di Cortona, ma anche la danza e la poesia amorosa di trovatori come Arnault Daniel, che Dante incontra nel Purgatorio, Bernart de Ventadorn e Marcabru. Passando poi per i timbri di trombe, campane, tamburi e cennamelle, evocati nell’Inferno, si approda all’intonazione di testi citati dal Poeta – tra tutti il celebre “Amor che ne la mente mi ragiona” – e ai canti di lode che risuonano nel Paradiso. Per tornare, infine, sulla terra, con i madrigali e le ballate che a Verona animavano la corte scaligera che ospitò Dante. The journey of the Micrologus ensemble starts from afar, but leads right into the heart of the Comedy. A journey that revives the sounds of the Middle Ages, combining a rigorous study of the ancient manuscripts with a meticulous attention to folk music and iconographic sources. And thus, the sacred songs collected in the “Laudario di Cortona” combine with the dance music and love poems of such troubadours as Arnault Daniel, or Bernart de Ventadorn and Marcabru. Moving from the trumpets, bells, drums and shawms evoked in Inferno, we get to the songs expressly mentioned by the Poet—like the famous “Amor che ne la mente mi ragiona”—and to the songs of praise echoing in Paradiso. Finally, we get back to earth with the madrigals and ballads popular at the court of the della Scala family, in Verona, where Dante found refuge.
€ 20
Posto unico numerato
24
luglio sabato
Russi, Palazzo San Giacomo ore 21.30
Comune di Russi
72
LA NOTTE DEL PROG UNO NEL TUTTO Dedicato a Danilo Rustici
Stefano Pilia (Afterhous) chitarra Roberto dell’Era (Afterhous) basso e voce principale Enrico Gabrielli (Calibro 35) tastiere, fiati e voce Enzo “Vince” Vallicelli (Uno) batteria e voce prima nazionale
“C’è un batterista in sala?”. Lo domandò Danilo Rustici, quando Tony Esposito abbandonò malamente il palco sul quale due reduci dei disciolti Osanna stavano lanciando il nuovo progetto Uno. Così domanda cambiò la vita di Vince Vallicelli, batterista romagnolo in forza agli Helza Poppin dopo essersi fatto le ossa con Secondo Casadei, che entrò nella serie A del progressive-rock italiano. Pur breve, l’esperienza e il disco omonimo degli Uno hanno generato schiere di cultori, tra cui lo straordinario compositore e polistrumentista Enrico Gabrielli, che con due membri degli Afterhours ha aderito con entusiasmo all’idea non già di “riproporre pedissequamente la musica degli Uno”, ma di ripartire dall’energia creativa di quella band per costruire un’entità del tutto nuova e al passo coi tempi, seppur memore di un ardente passato. “Is there a drummer in the house?” This was the question Danilo Rustici asked after Tony Esposito stormed off the stage where two former members of Osanna were trying to launch their new project, Uno. It was a life-changing moment for Vince Vallicelli, the Romagna-born drummer of Hellza Poppin, who had learned the tricks of the trade with Secondo Casadei and was now ready to join the big league of Italian progressive rock. The experience of Uno was short-lived and resulted in just one album, but generated legions of enthusiastic fans. Among them is the extraordinary composer and multiinstrumentalist Enrico Gabrielli who, with two other members of Afterhours, now enthusiastically re-proposes the music of Uno, not to “slavishly” repeat it, but rather to start anew from its creative energy and build a completely new project.
€ 15
Posto unico numerato
25
luglio domenica
Russi, Palazzo San Giacomo ore 21.30
Comune di Russi
73
LA NOTTE DEL RAP con RANCORE apertura del concerto di Moder con Nicola Peruch tastiere Francesco Checco Giampaoli basso elettrico e drum machine Tony Lattuga Dj, Efx, finger-drumming Nox voce
Da anni il rap è lo stile musicale più praticato al mondo, al punto che più che un genere è ormai un’immagine, nonché una modalità produttiva alla quale rimanda gran parte del mercato musicale. Tra le mille correnti e gli approcci a questo stile, ci sono artisti che negli anni si sono distinti in quello che gli esperti chiamano “Lyrical rap”, filone al cui interno si prediligono sperimentazioni letterarie sul corpo della parola rispetto a quell’esplicita schiettezza stradaiola che tanta parte riveste nell’iconografia storica del genere. Coadiuvati da band di esperti musicisti, le leve ravennati guidate da Moder insieme a un faro del rap italiano più maturo come Rancore daranno un saggio di visionarietà lirica e vertiginosa padronanza delle metriche, allo scopo di vincere pregiudizi e indicare luminose vie per il futuro.
sabato 24 luglio Russi, Giardino della Rocca “T. Melandri” ore 18.30
For years, rap has been the most practised musical style in the world. Now it is more than a genre: it is an image, and a production method that serves as a reference point for a considerable part of the music market. Among its thousand currents and styles, a few artists have distinguished themselves in what experts call “Lyrical rap”, relying on literary experiments and clever wordplay rather than the explicit street-style bluntness that plays an important part in the historical iconography of the genre. The new generation of local rappers will be led by Moder, other expert musicians and Rancore, a torch-bearer of Italian rap, to demonstrate their skills at visionary lyricism and their mastery of metrics, and to overcome prejudice with a view to a brighter future.
L’ossessione per le rime
Conversazione sul rap intervengono Carlo Corallo, Rancore, Moder, Dutch Nazari moderati da Pierfrancesco Pacoda in collaborazione con Il lato oscuro della costa APS - CISIM Ingresso libero (prenotazione obbligatoria)
€ 15
Posto unico numerato
25
luglio domenica
Cervia, Arena Stadio dei Pini ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
74
CONVIVIO. DANTE E I CANTORI POPOLARI con Ambrogio Sparagna e Peppe Servillo Ambrogio Sparagna organetto e voce Peppe Servillo voce Erasmo Treglia ghironda, violino a tromba e ciaramella Clara Graziano organetto Raffaello Simeoni voce, chitarra e fiati popolari Marco Iamele zampogna e ciaramella Alessia Salvucci tamburelli Anna Rita Colaianni voce Mario Incudine voce e chitarra e con il coro di voci bianche “Libere Note” diretto da Catia Gori con il contributo di
Si sa che la grandezza di Dante va ben oltre i confini dell’elitaria cerchia dei “colti” per irradiarsi, da sempre, nel cosiddetto mondo “popolare”. E si sa che i suoi versi nei secoli hanno influenzato e sono entrati nella produzione poetica di tradizione orale, per esempio ispirando metri e temi di quella pratica di poesia estemporanea in ottava rima che oggi, preziosa, sopravvive in alcune aree dell’Italia centrale. Allora, è proprio attraverso questo filo lungo sette secoli che corrono i canti e le musiche che animano questo “convivio” dantesco. Ambrogio Sparagna, insieme ad alcuni valorosi compagni di viaggio e alla testa di un ensemble poliedrico quanto esperto, concerta la narrazione: dalla vicenda di Paolo e Francesca a quelle di Ulisse e del Conte Ugolino, punteggiate da musiche “alla maniera antica”. It is known that Dante’s greatness extends well beyond the bounds of the “educated” élite to reach into the “popular” world. It is also well known that, over the centuries, his verses have influenced and entered the oral tradition of poetic production, inspiring, for example, the meters and themes of the precious practice of improvised poetry in ottava rima, which still survives in central Italy. And thus, a seven-century-long thread connects the songs and music of this Danteinspired Convivio: Ambrogio Sparagna, along with some valiant travelling companions and an expert, multifaceted ensemble, will orchestrate the narrative, from the episode of Paolo and Francesca to the stories of Ulysses and Count Ugolino, punctuated by music “in the old way”.
€ 15
Posto unico numerato
27
luglio martedì
Teatro Alighieri ore 21.30
75
LUMINA IN TENEBRIS Luci dalla Divina Commedia prima e dopo Dante
di e con Elena Bucci e Chiara Muti disegno luci Vincent Longuemare cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti produzione Ravenna Festival in collaborazione con Compagnia Le belle bandiere
Nel buio, tra quinte e fondali si aprono e chiudono fessure, varchi, spiragli, squarci... La luce appare, scompare, si trasforma: apparizioni diverse si rivelano nella voce di due figure bianche, specchio l’una dell’altra, custodi, fantasmi, anime. Due attrici, che più volte hanno intrecciato i loro percorsi artistici, tornano a collaborare inoltrandosi in quel grandioso teatro che è la Commedia dantesca, in quella mappa di luci disegnata dal Poeta per orientarci nel buio generato dalla discordia e dall’ignoranza, dalla prepotenza e dall’avidità: luci grandi e piccole, con le quali trovare un varco nella “selva oscura”. Luci che hanno ispirato Dante e che da lui hanno tratto linfa: cercandole ci invitano ad ascoltare lo spirito di speranza che alberga in ognuno, lo spirito che crea e non distrugge, che abbraccia e mai respinge. In the dark backstage, in the wings, behind the backdrops, cracks, openings and gaps are disclosed and hidden... A light flashes, disappears, is transformed: apparitions are evoked by the voices of two white figures mirroring each other. Guardians, ghosts, souls. Two actresses who have already and repeatedly crossed paths. Now, again, they meet in the grandiose theatre of Dante’s Comedy, a map of lights designed to guide us through the darkness caused by discord and ignorance, arrogance and greed. Big lights, small lights: useful tools to push our way through the “forest dark”. Lights that inspired Dante, and were inspired by him: they invite us to listen to the spirit of hope that dwells in each of us, a spirit that creates but does not destroy, welcomes but never rejects.
€ 15
Posto unico numerato
31
luglio sabato
Cervia, Piazza Garibaldi ore 21.30
Comune di Cervia
Il Trebbo in musica 2.1
76
ELIO CI VUOLE ORECCHIO Elio canta e recita Enzo Jannacci regia e drammaturgia Giorgio Gallione arrangiamenti musicali Paolo Silvestri con Seby Burgio pianoforte Martino Malacrida batteria Pietro Martinelli basso e contrabbasso Sophia Tomelleri sassofono Giulio Tullio trombone light designer Aldo Mantovani scenografie Lorenza Gioberti costumi Elisabetta Menziani produzione Agidi - International Music and Arts in collaborazione con La Milanesiana con il contributo della Regione Emilia-Romagna con il contributo di
Doveva succedere ed è successo. Due icone della “milanesità” e della canzone “umoristica” italiana si incontrano in differita. Che poi Elio sia sempre stato troppo arguto e colto per farsi “contenere” dall’etichetta del “demenziale” e che Jannacci sia sempre stato molto (ma molto) di più che un giullaresco outsider della musica leggera nazionale non è che una ragione in più per salutare questo tributo con la massima aspettativa. La vena tragicomica dell’Enzo che purtava i scarp del tennis ha dato vita, fra capitomboli di note e di sventure, a personaggi e storie che rivelano, come al microscopio, tutte le sfumature di grigiore dell’esistenza e della società. Le stesse di cui, a ben guardare, si è fatto testimone Elio in trent’anni di geniali e illuminanti calembour linguistici e sonori. It had to happen, and it happened: a timeshifted meeting of two icons of the “Milanese spirit” and of the Italian “humorous” song. Yes: Elio has always been far too educated and witty to be quickly labelled as “zany, madcap humour”. And yes: Jannacci was so much more than a clownish outsider on the Italian pop music scene. That’s all the more reason to have great expectations for this tribute. The characters “in tennis shoes” created by Enzo’s tragicomic vein exposed the jarring contradictions, hardships and hypocrisy of society, combining nonsense and social critique. Which, on closer inspection, is what Elio has also been doing in his thirty years of clever wordplay and sound puns.
€ 20
Posto unico numerato
6
giugno domenica
- 27
giugno domenica
Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
77
IN TEMPLO DOMINI liturgie nelle basiliche
6 giugno, ore 11 Basilica Metropolitana
Cappella Marciana direttore Marco Gemmani musiche di Andrea Gabrieli
13 giugno, ore 10 Basilica di Sant’Apollinare in Classe
Missae quattuor vocibus di Paolo Benedetto Bellinzani (Mantova, 1682 – Recanati, 1757) La Stagione Armonica direttore Sergio Balestracci
20 giugno, ore 11.15 Basilica di San Francesco
Missa Ercules dux Ferrariae
di Josquin Desprez (Vermandois, ca. 1440 – Condé-sur-l’Escaut, 1521) nel V centenario dalla morte Ensemble vocale Odhecaton direttore Paolo Da Col
27 giugno, ore 11.30 Basilica di Sant’Agata Maggiore
Messa nella tradizione Armena
Hasmik Baghdasaryan, Tatevik Movsesyan soprano Arpine Ter-Petrosyan contralto
Il ritorno delle liturgie domenicali di Ravenna Festival è un segno di riapertura dopo i lunghi mesi di chiusura e di isolamento. Un’apertura nel senso più profondo, come bene esprime Benedetto XVI: “La liturgia cristiana è la liturgia della promessa compiuta in Cristo, ma è anche la liturgia della speranza, del pellegrinaggio verso la trasformazione del mondo […] non è una specie di auto-manifestazione di una comunità, ma è invece l’uscire dal semplice essere-se-stessi, essere chiusi in se stessi [… ] implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di nuovo nella consapevolezza di tutti”. La musica liturgica è elemento essenziale di tale consapevolezza: il percorso che in forme diverse si snoda in quattro suggestive basiliche della città ci introduce a una bellezza senza tempo e senza confini. The Ravenna Festival returns with a new programme of Sunday liturgies, a sign of reopening after months of lockdown and isolation. An opening in the deepest sense, as well expressed by Benedict XVI: “The Christian liturgy is the liturgy of the promise fulfilled in Christ, but it is also the liturgy of hope, of the pilgrimage on its way to the transformation of the world [...] [It] is not a sort of “selfmanifestation” of a community; it means instead coming out of merely ‘being ourselves’, being closed in on ourselves [...] [It] implies universality, and this universal character must enter ever anew into the awareness of all”. Liturgical music is an essential element of such awareness: the different paths unfolding from four of the city’s suggestive basilicas will introduce us to timeless, boundless beauty.
Ingresso libero
giugno-luglio 78
LA MUSICA SENZA BARRIERE con le formazioni da camera dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
si ringraziano Regione Emilia-Romagna Comune di Ravenna Comune di Faenza Comune di Cervia Comune di Russi
È nella natura della musica unire piuttosto che dividere, farsi occasione di condivisione invece che di separazione. Lo sa bene chi, in orchestra, conosce la gioia del fare musica insieme: la musica come scelta etica, e non solo estetica, è uno dei principi su cui Riccardo Muti ha fondato il lavoro dell’orchestra giovanile da lui creata nel 2004. E i musicisti della Cherubini hanno raccolto il testimone, facendo di questo spirito la forza motrice e la stella polare di un progetto rivolto a chi non può varcare la soglia di un teatro o di un auditorium. Anche quest’anno diverse formazioni da camera visiteranno luoghi della città e della provincia destinati al volontariato, alla cura e al recupero delle persone, offrendo in dono alcune fra le più belle pagine musicali. The most intimate nature of music is one of union as opposed to division, an occasion for sharing rather than dividing. Orchestral musicians are well aware of this: they know the joy of making music together. Music as an ethical, not just an aesthetic choice, is one of the tenets upon which Riccardo Muti founded his youth orchestra in 2004. The musicians of the Cherubini Youth Orchestra have picked up his baton, and this spirit is now the driving force and the guiding star of a project intended for those who are unable to go to theatres or concert halls. Once again this year, several chamber ensembles will offer their gift of music in charities, hospices and care homes around the city and the surrounding area.
in collaborazione con
con il contributo di
Associazione “Il Paese
Chiesa Crisana-Ortodossa
TRILOGIA D’AUTUNNO La Danza, la Musica, la Parola
Metànoia Faust rapsodia Paradiso xxxiii
THE AUTUMN TRILOGY the Dance, the Music, the Word
1
settembre mercoledì
- 5
settembre domenica
Teatro Alighieri ore 21
80
METÀNOIA di e con Sergei Polunin
Inferno coreografia Ross Freddie Ray musiche Miroslav Bako video design - mapping Yan Yanko Purgatorio coreografia Sergei Polunin musiche Gregory Revert video design - mapping Marcella Grimaux Paradiso coreografia Jiri Bubenicek musiche Kirill Richter video design Otto Bubenicek pianoforte Kemal Gekic, Kirill Richter voce Andjela Ninkovic lighting design Konstantine Binkin prima assoluta Commissione di Ravenna Festival
Una personalissima contemplazione della Commedia, ripercorrendo le orme di Dante: Polunin e il Sommo, entrambi ribelli e apolidi, costretti a immergersi in se stessi alla ricerca di senso e di amore, scoprendo il loro paradiso attraverso l’arte e la creatività, innescano la scintilla con cui illuminare il mondo. Metànoia, conversione in greco, è nella psicologia junghiana l’autoguarigione dell’anima, l’equilibrio conquistato attraverso la crisi. Così questo lavoro è proprio la metànoia di Polunin, la storia del suo viaggio dall’inferno al paradiso, fino alla propria scintilla di divino, a dimostrare che la salvezza è possibile. Allora Inferno, Purgatorio, Paradiso, una sfida tripartita, accompagnata dal succedersi di tre diversi musicisti, e che solo il grande danzatore russo poteva accettare, mettendo in gioco tutto se stesso. An extremely personal contemplation of the Divine Comedy, retracing Dante’s footsteps: Polunin and Dante, two rebellious and stateless poets, forced to dig deep within themselves in search of meaning and love—found their respective paradises in art and creativity, striking sparks that lighted up the world. The term Metànoia, Greek for “conversion”, was used by Jung to indicate the soul’s spontaneous attempt at self-healing after a crisis. This new creation is Polunin’s own metànoia, the story of his journey from hell to heaven, of how he found his own divine spark, and demonstrated that salvation is possible. Inferno, Purgatorio, and Paradiso are his triple challenge, with different musicians taking turns on the stage: a challenge none other could take, and one that Polunin has accepted putting his own self on the line.
€ 45 € 20
Platea, palchi I, II e III ordine Galleria e Loggione
1
ottobre venerdì
- 3
ottobre domenica
Teatro Alighieri 1, 2, 3 ottobre, ore 21
81
FAUST RAPSODIA Dal ciel sino all’inferno scene dalla tragedia di Johann Wolfgang Goethe (Faust I und II) musica di Robert Schumann (Szenen aus Goethes Faust, selezione dall’opera)
elaborazione drammaturgica e regia Luca Micheletti maestro concertatore e direttore Antonio Greco scene Ezio Antonelli light designer Fabrizio Ballini costumi Anna Biagiotti Faust Edoardo Siravo attore Vito Priante baritono Margherita Elisa Balbo soprano Mefistofele Roberto Latini attore Riccardo Zanellato basso Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Coro Luigi Cherubini in collaborazione con il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” di Ancona nuova produzione di Ravenna Festival
Basilica di San Francesco, ore 19.30
Quanto in femmina foco d’amor Mistero per voci e pellegrine di Francesca Masi da un’idea di Cristina Mazzavillani Muti mise en espace a cura di Luca Micheletti
Come Dante, tra i più grandi esploratori dei confini del mondo e dell’umano è Faust, che protagonista di una leggenda tardomedievale trova nella penna di Goethe un profilo universale, dantesco si direbbe, nella dimensione del viaggio che compie dal male incontrato nel suo fatale e diabolico compagno fino alla redenzione per il tramite di una donna amata. È questa una “rapsodia” inedita e visionaria, che rispecchia la vocazione frammentaria delle opere originali: una ragionata scelta di numeri dall’incompiuto oratorio profano di Schumann fatti dialogare con alcuni quadri del poema goethiano – entrambi in traduzioni italiane ottocentesche, rispettivamente di Vittorio Radicati e di Andrea Maffei. Assecondando il monito di Goethe a pensare il teatro come l’unico luogo al mondo in cui sia possibile attraversare l’universo “con prudente velocità… dal Ciel sino all’Inferno”. Like Dante, one of the greatest explorers of the limits of the world and the human soul is Faust, whom Goethe borrowed from a late medieval folk tale and made into a universal myth. A “Dantesque” myth, in fact, considering his journey from evil to redemption (respectively, his fatal and diabolical companion and the woman he loves). This unprecedented and visionary Faust Rhapsody retains the fragmentary nature of the sources, combining a selection from Schumann’s unfinished secular oratorio with illustrations from the Italian versions of Goethe’s poem, translated by Vittorio Radicati and Andrea Maffei in the XIX century. Because the theatre, as Goethe himself warned, is the only place where it is possible to “move, as we deliberately impel, / From Heaven, across the World, to Hell!”
€ 40 € 20
Platea, palchi I, II e III ordine Galleria e Loggione
11
ottobre lunedì
- 13
Teatro Alighieri ore 21
ottobre mercoledì
82
PARADISO xxxiii
di Elio Germano con Elio Germano e Teho Teardo regia Simone Ferrari e Lulu Helbaek disegno luci Pasquale Mari video artists Sergio Pappalettera e Marino Capitanio scene design Matteo Oioli in coproduzione con Infinito Produzioni, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Franco Parenti prima rappresentazione assoluta commissione di Ravenna Festival
È ancora vivo il ricordo di quando un anno fa, aprendo le celebrazioni dantesche, la sua voce risuonò porgendo al pubblico i versi del canto che chiude la Commedia, in un declamato denso di emozione e stupore. A chiudere idealmente questo centenario è di nuovo lui, Elio Germano, su quello stesso canto, il XXXIII: non più nudi versi, ma il cuore di un progetto nel quale dal suono avvincente ed “etterno” della parola dantesca germoglia la musica inaudita e imprevedibile di Teho Teardo, compositore di un’avanguardia senza etichette, e di successo anche nel cinema e nel teatro. E scaturisce l’immagine visionaria e impalpabile di un poeta dello sguardo come Simone Ferrari, capace di muoversi tra cerimonie olimpiche, teatro e talent show (X Factor), portando sempre con sé una stilla di magia del Cirque du Soleil. We still have vivid memories of his voice ringing out on the final Canto of the Divine Comedy, recited in a height of emotion last year, at the opening celebration of Italy’s “Year of Dante”. Elio Germano will be back this year, to ideally close this seventh centenary with the very same Canto 33. But this time it won’t be just naked verses, since Dante’s eternal words are the heart of a project that has inspired original and unpredictable music by prominent avantgarde composer Teho Teardo, impervious to labels but greatly appreciated for his film and theatre soundtracks. To complete the picture is the visionary and poetic eye of Simone Ferrari, the prominent Show Director and designer of Olympic ceremonies, talent competitions like X Factor Italy, and magic shows by Cirque du Soleil.
€ 30 € 15
Platea, palchi I, II e III ordine Galleria e Loggione
Concerto straordinario nell’ambito delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri
Ravenna, domenica 12 settembre RICCARDO MUTI dirige
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Coro del Maggio Musicale Fiorentino con
Giovanni Sollima violoncello
Gurgen Baveyan baritono Giuseppe Verdi Laudi alla Vergine Maria dai Quattro pezzi Sacri Nuove musiche per Dante Tigran Mansurian Purgatorio commissione di Ravenna Festival
Franz Liszt Dante-Symphonie da Dante Alighieri, S 109
13 settembre Firenze
15 settembre Verona
Programma aggiornato al 7 maggio 2021. Programme updated on 7th May 2021.
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Ravenna Festival Tel. +39 0544 249211 info@ravennafestival.org Biglietteria Tel. +39 0544 249244 tickets@ravennafestival.org