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Mario Spezi e gli articoli de La Nazione

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FATTI DELLA VITA

Quotidiano Nazionale

Lunedì 10 settembre 2001

MOSTRO DI FIRENZE / Il mondo dell’occulto sospettava legami fra propri adepti e i delitti

«I satanisti sapevano» Controcorrente

I dubbi dell’esperto: «Ecco perché non credo alla pista della setta» di Mario Spezi o, quella piramide colorata e senza punta, descritta ora come «forte simbolo esoterico», l’ho tenuta in mano. La sollevai dalla terra bagnata, e non era vicino ai cadaveri di quei poveri ragazzi, ma almeno a 20 metri. Ricordai di averne viste tante in molte case toscane, e la lasciai cadere. Perché che cosa poteva significare un fermaporte di granito finito chissà come in quel campo delle Bartoline, vicino a Calenzano? Niente. Però fu classificato, come tutti gli altri oggetti trovati nelle vicinanze. La tanto misteriosa piramide era solo uno di quei blocchetti a tronco di cono sfaccettato che si usano perché le porte non sbattano se c’è vento. E non fu trovata, come ora dicono, accanto al cadavere di Carmela De Nuccio, uccisa a Scandicci nel giugno ’81, ma a qualche decina di metri dal corpo di Susanna Cambi, assassinata quattro mesi dopo. Gli anni passano, cambiano i poliziotti, i magistrati, cambiano anche i criminologi e i supertestimoni. Tutti vanno a rileggere le carte per farsi una nuova idea che aiuti a risolvere l’enigma del Mostro. Ma spesso ne dimenticano alcune. Qualcuno, che ora ha i capelli bianchi, ha avuto in sorte di rimanere sempre allo stesso posto. E di ricordare tutto. E nella sua memoria non trova un solo elemento che suggerisca piste esoteriche. Anche se sempre, in questa storia, la tentazione di spiegare tutto con il diavolo è stata dietro l’angolo. In primo luogo, chi ricorda non riesce a capire come una potente e antichissima setta satanica possa essersi affidata a tre cialtroni ubriachi e, almeno in un caso, infermi di mente, come Pacciani, Vanni e Lotti. Già, i perché: perché nel 1974 il Mostro — o chi per lui — non asportò il sesso della ragazza? Scriveva ieri un importante giornale nazionale che sul corpo di quella ragazza fu lasciato un tralcio di vite, «usato negli antichi riti magici pagani per rappresentare la fecondità». Innanzitutto, chi ricorda, ricorda che il tralcio fu spinto dentro il sesso del-

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la vittima, segno piuttosto di un’impotenza del suo assassino. Che, non nuoce ricordare, non ha mai toccato le sue vittime femminili, preferendo usare un coltello anziché le mani, anche per spogliarle. In secondo luogo, quel delitto avvenne proprio accanto ad alcuni filari di vite e, in Toscana, è probabile che il primo ramo a portata di mano sia di vite, o di ulivo, al massimo di cipresso. Dicono adesso che tutti gli omicidi sono avvenuti tra le 23 e le 24, «quando la notte tracolla». Mica vero: il 29 luglio 1984 un contadino sentì gli spari alle 21,40. Dicono ancora che l’assassino ha sempre colpito prima che le coppie si congiungessero. Mica vero: a Montespertoli si stavano rivestendo, a Scandicci e a Cadenzano stavano facendo l’amore, così come a Scopeti. a luna nera è Lilith, dicono ora, dea della magia, sposa di Satana. Per questo i delitti avvengono in notti senza luna. Non sarà mica perché così l’assassino si sente più protetto? Infine, dicono, ci sono strani avvenimenti. Prendi per esempio il romanzo «Coniglio il martedì», di Aurelio Mattei. Dicono che anticipa la teoria esoterica in maniera impressionante. Ebbene, dice chi ricorda (e che quel libro recensì proprio su questo giornale, quando uscì) che Aurelio Mattei si presentò, e senza alcuna difficoltà disse di essere un consulente del Sisde e che il libro si ispirava ai delitti del Mostro. Vi si narra di un tipo che sciaguratamente viene scambiato per un guardone e riempito di botte, compresi alcuni calci proibiti nelle parti intime per cui diventa impotente. Arrabbiato con le coppie, il poverino decide di vendicarsi uccidendone un po’. Non è un gran libro, ma soprattutto: dov’è la pista esoterica?

L

di Luigi Caroppo FIRENZE — Il mondo del satanismo, particolarmente attivo in provincia di Firenze negli anni Ottanta, sapeva. Specialmente in due anni — tra il 1981 e il 1982 — quando la calibro 22 uccise tre coppie di fidanzati. Gli adepti della magia nera parlavano e dicevano che la mano assassina del Mostro era legata a doppio filo al loro mondo. E non sono poche le segnalazioni in questo senso arrivate alla magistratura, alla polizia, ma anche ai gior-

nali. O fatte circolare nel mondo dell’occulto. «Non una, ma più persone legate a quel mondo hanno raccontato che c’era più di un sospetto che dietro a quei delitti ci fosse qualche mano che voleva avvicinarsi al dia-

✝ Il giorno 8 settembre è mancato all’affetto dei suoi cari

Sergio Ducci Ne danno il triste annuncio la moglie PAOLA, il cognato LUIGI e i fratelli MARIO e ROBERTO. Le esequie avranno luogo oggi 10 settembre alle ore 15 nella chiesa Nostra Signora del Sacro Cuore (via Santa Caterina d’Alessandria). Firenze, 10 settembre 2001. — OFISA, viale Milton 89, t. 055.489.802-3-4-5

LUIGI, PERLA, LEONARDO, FRANCESCO, ALESSANDRO si uniscono a PAOLA nel dolore per la scomparsa del carissimo

Sergio Firenze, 10 settembre 2001. — OFISA, viale Milton 89, t. 055.489.802-3-4-5

Il Consiglio Direttivo e i Soci del Gruppo Lavoratori Anziani della Fondiaria partecipano al dolore della moglie PAOLA per la scomparsa dell’amico

Sergio Guido Ducci V. Presidente del Gruppo Firenze, 10 settembre 2001. — OFISA, viale Milton 89, t. 055.489.802-3-4-5

volo con riti neri — racconta un esperto di esoterismo —. E le parti sessuali oltraggiate o colpite sono firme ben chiare. E non sono le sole». Proprio quel mondo si ritrovava anche vicino al luogo, a Mosciano di Scandicci, dove furono trovati i cadaveri nel giugno 1981: in una chiesa sconsacrata. Altre zone care agli amanti della stregoneria più violenta sono tuttora il Valdarno, la Versilia e alcuni angoli della Maremma (con stretti legami con l’Etruria laziale). Ma la storia di Pietro Pacciani (foto a sinistra) ha incluso anche la Valdipesa in questa mappa dell’occulto. E le indagini di queste ultime settimane puntano sempre più l’attenzione sui riti che si sarebbero svolti in una cappella di una casa di cura, come aveva scritto il criminologo Francesco Bruno (foto a destra) nel suo rapporto al Sisde nel 1985. Ora si rileggono tutti gli atti, in attesa che vengano resi noti (tra pochi giorni) i risultati della biologa Elisabetta Bertol e del farmacologo Francesco Mari sulla morte di Pacciani. L’interrogativo è pe-

sante: Pacciani fu ucciso da un infarto provocato da un corpo provato e malandato, o la morte fu ‘indotta’ da qualcuno, tramite l’assunzione di dosi massiccie di farmaci (peraltro prescritti al contadino) perché non si voleva che parlasse? Intanto, anche ieri il capo della Squadra mobile, Michele Giuttari, ha lavorato. Con il pm Paolo Canessa sta rileggendo tutti gli elementi legati al mondo esoterico della vicenda. Dalle lettere anonime di 15 anni fa, passando per i personaggi più singolari dell’inchiesta, fino ai danneggiamenti di simboli in ricordo delle vittime del «mostro» di Firenze. A cominciare dai segnali che gli autori dei duplici omicidi hanno lasciato sulla scena dei delitti. Strane pietre triangolari macchiate di rosso, ma anche altri elementi che gli investigatori stanno vagliando e rileggendo, o comunque valutando sotto una luce diversa. Ad esempio, i ripetuti danneggiamenti delle croci piantate nella piazzola di Vicchio del Mugello, dove nel 1984 furono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini.

La sorella, il fratello, la cognata e i nipoti annunciano la scomparsa di

L’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia partecipa la morte di

Entro pochi giorni dai test di laboratorio tutta la verità sulla morte di Pietro Pacciani

Gina Banchi vedova Magherini Le esequie avverranno oggi alle ore 15,30 presso la chiesa di S. Lucia a Trespiano, con partenza dalle Cappelle del Commiato dove è esposta la salma. Firenze, 10 settembre 2001.

Ferruccio Canovaro Gen. C. Armata della Guardia di Finanza, già vice presidente nazionale avvenuta a Roccaraso il giorno 8 settembre 2001. I funerali si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Colignola il giorno 10 settembre 2001 alle ore 12. Roccaraso, 10 settembre 2001.

Dopo una lunga vita dedicata ai figli e ai nipoti, esempio di fede, di coraggio e di disponibilità, all’età di 96 anni la N.D.

Lida Puccinelli Sannini ved. Sainati ci ha lasciati. Ne danno l’annuncio con grande tristezza i figli LEONE con GRADENIGA, GIOVANNELLA con GIORGIO, i nipoti LAURA con GIANNI, FRANCESCO, ANNALIDA, PAOLA, ANTONIO con VALERIA, CAMILLA e VALENTINA, i pronipoti ALVISE, ORSOLA, MARIA, EMILIA e LUCIA. La salma, alle ore 15,30 di oggi 10 settembre verrà benedetta nella chiesa del Castellare e poi tumulata nella cappella di famiglia in Pescia, via Marzalla n. 13. Pescia, 10 settembre 2001. — Impresa funebre Biagi Pescia - Tel. 0572.476.912

Paolo Papoff A tumulazione avvenuta ne danno il triste annuncio la moglie, i figli, le nuore, il genero e i nipoti. Pisa, 10 settembre 2001. — On. Funebri Pubblica Assistenza Pisa Tel. 050.941.511

ANNIVERSARIO 8-9-2000

— Misericordia di Rifredi - via delle Panche, 41 Firenze - Tel. 055.42.20.200-42.69.206

Il giorno 7 settembre è scomparso PROF.

8-9-2001 DOTT.

Dopo lunga malattia spirava serenamente

Annamaria Falugi vedova Masi La ricordano con affetto la sorella e i nipoti. La funzione religiosa avrà luogo domani 11 alle ore 10 presso la chiesa dell’Immacolata, via Paoletti. Firenze, 10 settembre 2001. — Misericordia di Rifredi - via delle Panche, 41 Firenze - Tel. 055.42.20.200-42.69.206

Ieri cessava di vivere serenamente munito dei conforti religiosi

Alberto Frosali Lo annunciano i figli GIOVANNI e PAOLA, il genero, la nuora, la cognata e i nipoti. Le esequie avranno luogo oggi 10 settembre alle ore 16 nella chiesa di S. Giovanni Battista in Signa. Signa, 10 settembre 2001. — Impresa funebre Bombini Signa - Tel. 055.875.610-87.32.007

Mario Lazzeri a te il nostro dolcissimo ricordo. Fai sempre parte di noi. TITTI, ANITA e SILVIA. Firenze, 9 settembre 2001. 10-9-1971

10-9-2001 PROF. DOTT.

Baldassarre Giardina Ostetrico - ginecologo I figli LEONARDO con ANNA, NICOLETTA e BALDASSARRE e GIANCARLO con GIULIA e FEDERICO lo ricordano a chi lo conobbe, lo stimò e lo amò come medico e come uomo. Bologna, 10 settembre 2001.


LUCI DELLA CITTA'

Domenica 31 agosto 2003

na volta anche il cronista stava in mezzo all' orrore, in presa diretta. Sulla scena dei delitti tutti scherzavano, lui, i poliziotti, i magistrati, i medici legali. Battutacce ciniche, macabre. Tentativi patetici di allontanare la morte. Tutto inutile. Lo era anche la notte tra il 21 e il 22 dell' agosto di trentadue anni fa, in una stradina sterrata tra il cimitero di Castelletti e la Statale che attraversa Sant' Angelo a Lecore, dalle parti di Signa. Erano tutti attorno a una Giulietta bianca con due cadaveri, quello di una donna seduta al posto del passeggero, e quello di un uomo in canottiera. Erano crivellati di colpi. Otto, quattro per uno, avrebbe poi detto l' autopsia. Sparati da una vecchia e usurata Beretta calibro 22. Sì, quella Beretta: la Beretta del Mostro. Ma allora, nell' agosto del 1968, non apparteneva a lui. A portare i carabinieri sul luogo del delitto era stato un bambino di soli sei anni, diceva di chiamarsi Natalino, di essere il figlio della donna uccisa, Barbara. Barbara Locci, sposata con Stefano Mele. Il cadavere accanto a lei era quello di Antonio Lo Bianco, il suo ultimo amante. Se il bambino, che aveva detto di dormire sul sedile posteriore della Giulietta al momento degli spari, era stato capace di guidare i poliziotti fin lì, voleva dire che conosceva bene il posto. Voleva dire che sua madre ci andava spesso. Quindi quel posto si prestava benissimo per un agguato. Come aveva progettato Salvatore Vinci, l' assassino, lo "zio" che Natalino, più tardi, dirà di avere visto "tra le canne". Salvatore Vinci, che era stato l' amante di Barbara, aveva ricevuto il "contratto" di eliminare la donna da alcuni familiari del marito di lei. Quella donna, erano convinti, era la rovina della famiglia, sotto il profilo della rispettabilità, ma anche della situazione economica, perché lei rubava i soldi in casa per darli agli amanti. I Mele erano immigrati arrivati dalla Sardegna. Salvatore Vinci aveva una pistola. L' aveva rubata a un suo lontano e anziano parente, al paese, Villacidro, prima di lasciare la Sardegna. A Villacidro, molti anni dopo, sarà verificato dai carabinieri che esistevano 11 pistole di quel tipo. Ne furono trovate solo 10. Quella pistola mancante, Vinci, una volta,

LA NAZIONE

IL GIALLO

raccontato dai giallisti

U

ANNO 1968, la notte fra il 21 e il 22 agosto DOVE in una stradina sterrata fra Castelletti e Sant’Angelo a Lecore VITTIME Barbara Locci, sarda, sposata, e Antonio Lo Bianco, siciliano, muratore, suo amante MOVENTE delitto di clan per onore; ma anche per denaro IL CASO È ha un colpevole, ma è tuttora aperto. Stefano Mele fu condannato a 14 anni, ma si sospetta almeno un complice mai scoperto. Pietro Pacciani e i «compagni di merende» non furono mai condannati per quel delitto. L’arma, una Beretta calibro 22, sarebbe poi stata usata dal Mostro di Firenze Questo testo, ispirato dall’immaginazione dell’autore, è un racconto di fantasia in cui i fatti realmente accaduti costituiscono lo spunto per la trama romanzata dall’autore

1968 / L’omicidio Locci-Lo Bianco

Delitto in una notte di mezza estate Un caso famoso riletto con la fantasia di MARIO SPEZI la fece vedere anche a Stefano Mele: "La vedi _ gli disse _ ? Con questa io posso sistemarla". Chi gli offrì il "contratto" propose a Salvatore di azzerare in cambio il suo debito con la famiglia Mele. Lui accettò, anche perché aveva profondi motivi personali contro Barbara che lo aveva lasciato. La loro era stata una relazione perversa, come perverso era l' animo del sardo. Incontri con altre coppie, con ragazzini; Barbara portata alle Cascine o sulle piazzole dell' autostrada per raccogliere uomini; lui, che andava indifferentemente con donne e uomini, compreso il marito di lei, Stefano. Di questo, Stefano si vergo-

gnava, aveva paura che si sapesse in giro. Avrebbe accettato di dire e fare qualsiasi cosa perché non si sapesse. Salvatore lo aveva in mano. Perciò lo inserì nel suo piano per uccidere Barbara. Lui, Stefano, doveva passare per il colpevole, il solito marito meridionale che ha sorpreso la moglie con l' amante. Per questo motivo, quella notte tra il 21 e il 22 agosto 1968, Salvatore Vinci lo volle con sé. Andò quasi tutto come previsto. Stefano Mele fu accusato del duplice omicidio. Dopo aver ucciso la coppia, infatti, Salvatore aveva messo la Beretta in mano allo psicolabile Stefano e lo aveva invitato

a sparare. Quello lo fece e così risultò positivo alla prova del guanto di paraffina. Commesso il duplice omicidio, i sardi si divisero. Stefano Mele e un altro si incamminarono con Natalino lungo la strada buia e sterrata verso Sant' Angelo a Lecore. Arrivarono davanti a una casa, ma non si fermarono. Passarono davanti a un' altra casa e poi a un' altra ancora e a un' altra. Perché percorsero tutta quella strada, almeno tre chilometri prima di suonare al campanello di uno sconosciuto? Doveva esserci un motivo. Allora gli investigatori liquidarono il delitto come una storiaccia tra immigrati. Forse lo presero alla leggera. Se

XI

avessero indagato di più, si sarebbero accorti che accanto al portone al cui campanello i sardi suonarono, era l' ingresso di una catapecchia in cui, allora, abitava un altro sardo, Angelo Vargiu. Questi era in stretti rapporti, anche omosessuali, con Salvatore Vinci e fu, poi, l'uomo che gli fornì l' alibi. Insomma, lasciato il bambino davanti al portone dello sconosciuto, Stefano Mele e l' altro trovarono immediato rifugio nella casa accanto. La faccenda a dir poco curiosa è che Angelo Vargiu, l' unico ancora in vita di quei personaggi, quando lesse queste cose querelò il giornalista che le aveva scritte. Ma si sentì diffamato solo dall' accusa di omosessualità. Non si sentì offeso da quella di aver partecipato, in qualche misura, a un duplice omicidio. Comunque il giornalista vinse la causa, ma, ancora più sorprendentemente, durante il breve processo, nessun magistrato sentì la curiosità di chiedere a Vargiu perché non si era querelato anche per l' altro motivo. Salvatore Vinci poteva stare tranquillo. Anche Stefano Mele che in un primo momento, l' aveva accusato di complicità, ritirò l' accusa per timore di essere smascherato come omosessuale e fu condannato come unico colpevole. Dopo il delitto Salvatore aveva riposto la Beretta e le cartucce Winchester nel nascondiglio sicuro che aveva ricavato nel suo appartamento di via Cironi a Firenze. Tuttò sembrava andare per il meglio, fino a quando, un giorno della primavera del 1974, scoprì un uomo giovane che si era introdotto in casa sua. Non era un ladro e soprattutto lo conosceva bene. Quell' uomo gli aveva preso la pistola e le cartucce. Vinci denunciò l' episodio e l' uomo ai carabinieri. "No _ specificò _ non so se mi ha preso qualcosa". Certo non poteva dire che gli aveva preso l' arma usata per uccidere Barbara Locci e Antonio Lo Bianco sei anni prima. Quattro mesi dopo, a Borgo San Lorenzo, avvenne il primo delitto del Mostro. Salvatore Vinci capì. Seppe subito chi era. Ma non lo poteva denunciare, senza accusare sé stesso per il delitto del 1968. Allora se ne stette zitto. Per anni. Fino a quando, dopo che chi gli aveva rubato la pistola era riuscito a far cadere su di lui i sospetti di essere il Mostro, preferì sparire.


CRONACA FIRENZE

24 LA NAZIONE

Lunedì 27 settembre 2004

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SOLLICCIANO

STRADA

RUMENO

Coop di Legnaia Grande festa

Ragazzi rispettosi

Accoltellato in via Bardazzi

Successo della due giorni della festa alla Cooperativa di Legnaia nella sede di Sollicciano. ‘L’aia di Legnaia in festa’ è stata una allegra manifestazione organizzata per riscoprire i sapori dei prodotti tipici delle campagne toscane fra degustazioni e tanti appuntamenti.

Studenti dell’Istituto agrario hanno partecipato sabato alla manifestazione organizzata alle Cascine per cercare di far radicare nei più giovani il rispetto delle norme del Codice della Strada

EDITORIA

Satana e le sette di Mario Spezi E’ nelle librerie italiane Le sette di Satana. Cronache dall'inferno del giornalista e scrittore Mario Spezi (Sonzogno, pagg. 224, euro 12). È il primo libro in commercio che raccoglie testimonianze inedite sui delitti delle Bestie di Satana. Vengono ripercorsi i più terrificanti e sconcertanti episodi di violenza collegati al Maligno avvenuti negli ultimi decenni in Italia, fino alla recentissima vicenda che riempie le pagine di cronaca dell'estate 2004: gli orrendi omicidi delle Bestie di Satana nel Parco del Ticino. Dalla suora di Chiavenna alla setta della Rosa rossa dietro il Mostro di Firenze, dall'esoterismo nazista e celtico che ispirava i giovani assassini veronesi di Ludwig, alle Messe Nere a base di droga e abusi sessuali dei Bambini di Satana a Bologna: un mondo insospettabile eppure vicinissimo. L'autore si comporta come un vero investigatore dell'occulto e indaga in prima persona fra adepti veri e fasulli, riti e rock satanici, pub infernali, libri di culto, ecc.: tutti gli ingredienti di base del cocktail micidiale vengono poi esaminati attentamente anche con il contributo di esperti, testimoni, studiosi, sacerdoti, terapeuti.

Campo di Marte bombardato Morirono 215 persone Sono passati 61 anni da quel 25 settembre 1943 quando, a seguito di un bombardamento degli anglo-americani sulla stazione del Campo di Marte, morirono 215 persone. Per ricordare questa giornata, l'assessore alle tradizioni popolari Eugenio Giani ha partecipato a una cerimonia alla quale erano presenti, fra gli altri, il vicepresidente del Quartiere 2 Stefano Zecchi, lo storico Giovanni Frullini, rappresentanti dell'Anpi e delle altre associazioni partigiane e della Resistenza. "La memoria delle 215 vittime innocenti ha sottolineato l'assessore Giani - deve testimoniare che non esistono guerre giuste. Anche quando si è dalla parte dei liberatori, come lo erano gli anglo-americani, vi sono episodi che provocano la morte di persone innocenti. Il nostro ricordo sta a significare il messaggio profondo che vuol partire da Firenze, città operatrice di Pace".

Scaraventata giù dall’auto in corsa «No, il mio fidanzato non c’entra»

Firenze World Vision ha chiuso i battenti e Firenze Fiera si può dire soddisfatta. Era una sfida difficile ma anche questo scoglio è stato superato a testa alta. "Abbiamo avuto un afflusso interessante ha dichiarato l'amministratore delegato di Firenze Fiera, Pietro Marchini - era una mostra che puntava più alle imprese piuttosto che al grande pubblico, e la partecipazione ha confermato questo. In molti hanno preso parte ai workshop ed ai convegni organizzati nei giorni di fiera, abbiamo infatti registrato oltre 2mila persone e quasi 6mila imprese registrate solo durante questi incontri". Soddisfazione quindi e anche progetti per il futuro. "C'è ancora molto lavoro da fare - ha concluso Marchini - ma ci riteniamo soddisfatti. Quest'anno puntavamo molto sulla qualità".

«Ho visto scaricare da un’auto in corsa una donna, vicino allo stadio. Questa è la targa della vettura». La telefonata è arrivata agli operatori del 113 alle 18,30. Tre volanti della questura si sono mosse contemporamente. Le prime due — identificato il conducente della vettura attraverso la targa, un albanese di 19 anni, regolare in Italia — si sono avviate verso la sua abitazione in via del Mezzetta, mentre la terza ha rintracciato la donna, una rumena di 29 anni. «Ero sull’auto del mio fidanzato» ha raccontato agli agenti «e abbiamo litigato. Lui mi ha picchiato, ma non mi ha scaraventato di sotto, dall’auto in corsa. Sono stata io a scendere dalla vettura ancora in movimento». La donna è stata soccorsa e trasportata all’ospedale di Ponte a Niccheri dove l’hanno trattenuta in osservazione perchè durante la caduta aveva battuto la testa. Il fidanzato, rintracciato sull’auto mentre stava andando verso casa, è stata identificato e rilasciato.

Ne danno il doloroso annuncio la moglie, il figlio, la nuora e i nipoti. Le esequie hanno luogo oggi alle ore 15,00 presso le cappelle del Commiato di Firenze.

— P.A. Humanitas Firenze Via S. Bartolo a Cintoia, 20 - Firenze tel. 055.78.09.86 - 24 ore su 24

Stamani alle 9, Paolo Targetti, presidente della Scuola di Scienze Aziendali inaugurerà la prima edizione del corso «Neo global: marketing, distribuzione e penetrazione commerciale». Il corso, finanziato dall’Ente Cassa di Risparmio e dalla Camera di commercio è dedicato ad immigrati che desiderino rientrare nel loro paese di origine, alle dipendenze di imprese italiane.

Oltre 6000 imprese registrate «World vision», un successo

Dott.

Firenze, 27 settemre 2004.

Scioperano oggi i dipendenti della Lazzi, dalle 17,30 alle 21,30 (4 ore), salvo le fasce previste dalla legge, durante le quali il servizio verrà comunque garantito. Lo sciopero è stato proclamato dalle segreterie provinciali Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt-Uil. I sindacati protestano per la «carenza dei tempi di percorrenza e per la mancata applicazione di quanto concordato con la Regione Toscana».

Lei, 29 anni, ricoverata in osservazione

Il giorno 26 settembre è mancato all’affetto dei suoi cari

Salvatore Stella

Un corso Lazzi in sciopero per immigrati 17,30 - 21,30

FIRENZE FIERA

I fratelli GABRIELE ed ELVIRA e i nipoti tutti annunciano che il 26 settembre si è spento serenamente il

I funerali avranno luogo il giorno 28 settembre alle ore 15,00 presso la chiesa S.S.Nome di Gesù via dei Bassi.

DA STAMANI

TRASPORTI

Bruno Niccoli

Firenze, 27 settembre 2004. — Misericordia Borgo San Lorenzo Via Giotto 34 - 50032 Borgo San Lorenzo tel 055.84.94.118

La moglie ANNA e la figlia ALESSANDRA annunciano con profondo dolore l’improvvisa scomparsa del loro caro

Vinicio Cappellini "Sarai sempre con noi". Londa, 27 settembre 2004. — Mis. di Pontassieve - tel 055.836.87.83

A Firenze le necrologie si ricevono

nei giorni feriali escluso il sabato dalle 9 alle 12,45 e dalle 15 alle 18 presso gli sportelli della Società Pubblicità Editoriale, viale Giovine Italia 17, telefono (055) 24.99.261, fax 684.354. Dalle 17,30 alle 19,30 di tutti i giorni e al sabato, domenica e giorni festivi dalle 15 alle 19,30 l accettazione è affidata alla Società OFISA, viale Milton 89, Firenze, tel. (055) 489.802. Inoltre possono essere commissionate dal lunedì al venerdì dalle 9 800017168 alle 13 e dalle 14,30 alle 19. Oppure tutti i giorni, presso le Imprese Funebri convenzionate della Toscana, Umbria e La Spezia

Un rumeno di 28 anni è stato aggredito e ferito verso le 23 da tre albanesi davanti a un locale di via Bardazzi. L’uomo è stato soccorso e medicato al Centro Traumatologico. Guarirà in 10 giorni. Non è certo se sia stato colpito con un punteruolo o con un coltello. Alla polizia il ferito ha detto di non conoscere i tre aggressori.

TRUFFE

Chiama il 113 dopo un anno Dopo un anno crede di riconoscere l’uomo che gli ha venduto un telefonino di legno e che ora vuole cedergli una telecamera. «L’acquirente» chiama il 113 e invita a casa il venditore per dar tempo alle volanti di arrivare. Ma agli agenti il venditore, napoletano, 23 anni, dice di essere a Firenze solo da pochi giorni e la sua telecamera è vera. E’ stato comunque identificato.

ARTIMINO

Lo zio sposa la nipote Elena Lo Castro e Giuseppe De Vita si sono sposati ieri alle 12 nella "Pieve dei Santi Maria e Leonardo" ad Artimino. Le nozze sono state celebrate da don Enzo Lo Castro (zio della sposa) parroco della Parrocchia del Sacro Cuore al Romito. Al termine della celebrazione gli sposi hanno salutato gli invitati alla villa "La Ferdinanda" ad Artimino.

Farmacie Ore 9/20

Ore 8-9/20-23

S. Jacopino piazza S. Jacopino 15r; Rossini via Rondinella 85r; Ponte Rosso via Bolognese 1r; Antica Molteni p.zza Libertà 47r; Ninci via Gioberti 117r; Comunale n. 17 via Tagliamento 7/9; Di Legnaia via Pisana 195r; Di Castello via R. Giuliani 103r/235b; S. Spirito p.zza S. Spirito 19r; Della Stazione via Panzani 65r; Canto alle Rondini via Pietrapiana 83r; Comunale n. 20 Le Piagge centro commerciale (ore 9-20); Comunale n. 18 v.le Canova 164/16 (9-20); Del Guarlone via Calasso 19/43 centro comm. (ore 9-20); Comunale n. 3 centro comm.le Ponte a Greve (ore 9-20).

Comunale n. 8 v.le Guidoni 89; Della Nave p.zza delle Cure 1-2r; Mungai via Starnina 33/37.

24 ore su 24 Molteni via Calzaiuoli 7r; All’insegna del Moro p.zza S. Giovanni 20r; Comunale 13 interno Stazione S. M. Novella.

Ore 20-9 Paglicci via della Scala 61; Di Rifredi p.zza Dalmazia 24r; Cortesi via G.P. Orsini 107r; Comunale 5 p.zza Isolotto 5; Comunale 6 v.le Calatafimi 6r.


CRONACA FIRENZE

Lunedì 17 gennaio 2005

LA NAZIONE

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‘Le Bestie di Satana’, l’ultima fatica di Mario Spezi Presentazione ieri mattina alla libreria Seeber del nuovo libro del giornalista Mario Spezi (nella foto), per oltre vent’anni cronista giudiziario del nostro giornale. Con Carlo Lucarelli, Spezi ha dato vita, prima della presentazione, a una breve gag per «ironizzare e sdrammatizzare» sulla vicenda del ‘mostro di Firenze’ che lo ha reso protagonista. Sempre a tal proposito ha anche scoperto, sulle note de ‘La Pantera rosa’, il ‘monumento al detective ignoto’: una pira-

mide tronca a base esagonale che ha la funzione di reggi-porta. «In casa mia ne ho sei — ha detto Spezi —. Una di questa mi è stata sequestrata perché mi collegherebbe alla storia che tutti conosciamo». Ma parliamo dell’ultima fatica dello scrittore, ‘Le Bestie di Satana’, libro edito da Sonzogno che ripercorre gli efferati delitti che hanno scosso il Varesotto negli ultimi tempi. L’autore, da bravo cronista, si è recato sul posto e ha conosciuto la sorel-

la di uno dei presunti componenti del gruppo ‘Le Bestie di Satana’. «Sono rimasto sconvolto dalla ricca provincia varesotta, dove tutto funziona a meraviglia e una persona conta se appare benestante e soprattutto se appartiene a determinati gruppi sociali — ha detto —. Rifugiarsi nella trasgressione è come una valvola di sfogo. E Satana rappresenta il massimo della trasgressione». Con lo sguardo di un detective, Spezi scandaglia il mondo

LA PROTESTA Gavinana

IL CASO I negozianti: «Introvabili quelli a norma»

«Spostare il mercatino da via Traversari al viale Giannotti»

Fumare è proibito ma mancano i cartelli Cercasi cartello di divieto di fumo, disperatamente. È così per molti commercianti, alcuni dei quali già vittime delle uniche multe che per ora si stanno facendo a Firenze: quelle, appunto, per cartelli irregolari. Se infatti i fumatori si sono messi il cuore in pace e hanno imparato ad accendere la sigaretta all’aperto oppure nei pochissimi luoghi ad hoc, a ‘tremare’ sono invece alcuni negozianti, ancora sprovvisti del cartello aggiornato. «Non riusciamo a trovarlo — lamentano —. Abbiamo girato cartolerie e tabaccherie, ma ancora niente. Ci è stato detto che forse arriverà la settimana prossima». Alcuni negozianti del centro puntano il dito contro i controlli, definiti «eccessivamente severi». «All’inizio della settimana, i vigili hanno fatto il giro dei nostri negozi per vedere se avevamo il cartello aggiornato al 30 dicembre 2004. Ma come facciamo ad averlo se non è ancora in commercio? Per questa settimana i vigili hanno chiuso un occhio, ma ci hanno detto che ripasseranno tra sette giorni e che non faranno sconti». Ad altri, invece, è andata peggio. «Ho dovuto pagare trecento euro…», lamenta una signora. Qualcuno ha an-

che pensato di andare su internet, sul sito www.seton.it, per scaricare il cartello dalla rete. «Ridotti alle strette, abbiamo fatto così. L’abbiamo stampato e attaccato. Non saremo in regola, ma almeno la buona volontà l’abbiamo dimostrata, in attesa di poter

Oggi al via gli interventi di potatura Oggi inizia l’intervento di potatura degli alberi nel viale Machiavelli. I boscaioli saranno in azione dalle 9 alle 16 ed è prevista la chiusura della strada nei tratti di volta in volta interessati dall’intervento. La potatura delle piante di viale Machiavelli andrà avanti fino a sabato 5 febbraio. Sempre oggi inizieranno gli interventi di potatura e abbattimento degli alberi in viale Corsica, via Circondaria, via del Massaio, via del Mercato del bestiame: fino al 20 febbraio previsti divieti di sosta nei tratti interessati. Infine via Pistoiese: anche in questo caso potatura e abbattimenti da oggi fino a metà marzo.

comprare quello originale». Risponde Aldo Cursano di Confcommercio: «E’ vero. Ancora i cartelli a norma non sono in vendita. Ma alla nostra associazione ci sono. Ne abbiamo fatti stampare diciottomila per i nostri soci, che sono stati tutti avvertiti, tant’è vero che nessuno è stato colto in fallo. Anche i non soci possono comunque rivolgersi alla nostra sede. Ricordiamo che, per essere a norma, il cartello deve riportare il simbolo, la scritta ‘vietato fumare’, il riferimento alla legge, la misura della sanzione, i soggetti cui spetta vigilare e le persone preposte all’osservazione del divieto». A tal proposito, Cursano ricorda che «non basta che sul cartello sia scritto il nome della persona che deve vigilare. Ci vuole una delega formale che la persona deve sottoscrivere. Spesso questo documento manca ed è lì che scatta la sanzione». Qualche piccolo problema legato ai cartelli c’è stato a Confesercenti. «Ma adesso è tutto risolto — fanno sapere —. Mancava un riferimento di legge e così abbiamo dovuto ritirare i cartelli e ridistribuirli». Elettra Gullè

dell’occulto, indagando, tra adepti veri e fasulli, i riti, i luoghi di incontro, i ‘testi sacri’. «Ma non aspettatevi un inferno tragico e drammatico — ha commentato Igino Canestri, presente col giallista Graziano Braschi —. Piuttosto, una sequenza di fatti che lo descrivono. In un certo senso Spezi è come Dante: si affaccia all’inferno e dalla sorella di uno dei protagonisti va a ricercare i perché». El. G.

IN REGOLA Non tutti i commercianti riescono a trovare i cartelli a norma

INCONTRO Don Rigoldi

La tutela dei minori e l’immigrazione «Immigrazione e tutela dei minori: un impegno di legge e di umanità». E’ il titolo dell’incontro che si terrà domani alle 15 alla biblioteca comunale centrale. Ospite d’onore, don Gino Rigoldi. Introduce l’assessore all’accoglienza e all’integrazione, Lucia De Siervo. La discussione avrà inizio con una riflessione sulla recente catastrofe naturale nel sudest asiatico, che ha reso drammaticamente visibile e attuale il problema della sorte dei minori nelle aree povere del mondo: orfani, abbandonati, sfruttati, strappati al loro ambiente anche da generose quanto dissennate politiche di adozione.

di Manuela Plastina Residenti e ambulanti di Gavinana sono concordi: il mercatino ambulante di via Traversari va spostato nella piazza del viale Giannotti. Una volontà comune, ma per motivi diversi: i residenti di via Traversari non sopportano più il caos del mercato, tra camioncini che scaricano la merce fin dal primo mattino, macchine parcheggiate in seconda fila, cattivi odori emanati da ben 21 cassonetti dislocati su tutta la strada. Chiedono, anche attraverso una lettera firmata da un centinaio di persone, di spostare i banchi davanti all’entrata del nuovo centro commerciale. Lì, dicono, non ci sono abitazioni così ravvicinate da subire il fastidio del mercato. Anche la maggior parte degli ambulanti sarebbe d’accordo con questa soluzione. Certo, la dislocazione in via Traversari è migliore rispetto a quella precedente, in piazza Cardinale Elia Dalla Costa, scomoda per il parcheggio e per le condizioni del manto stradale. Ma lì, in una strada laterale, chi non conosce il mercato non vede i banchi e gli affari, da un mese a questa parte, da quando cioè è stata inaugurata ufficialmente la nuova sede della fiera rionale, sono diminuiti. Meglio sarebbe, dunque, la sistemazione sulla piazza principale, in modo che chi passa dal viale Giannotti possa vedere i banchi e fermarsi. Ma questa soluzione pare non sia fattibile. «La dislocazione in via Traversari, decisa ai tempi della giunta Primicerio, è la migliore possibile — spiega il presidente del quartiere 3, Andrea Ceccarelli che pochi giorni fa ha incontrato una rappresentanza di cittadini. — Ho effettuato vari sopralluoghi di mattina nella zona e non mi sembra la situazione sia così disagiata. Inoltre la piazza Bartali non è attrezzata per accogliere un mercato: mancano, per esempio, le prese elettriche e i servizi igienici». Una soluzione invece potrebbe essere trovata per permettere una migliore visibilità del mercato. «Mi informerò personalmente — promette Ceccarelli — se è tecnicamente possibile realizzare una migliore segnaletica che indichi dove si trova il mercato rionale».

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CRONACA FIRENZE

X LA NAZIONE

Mercoledì 23 marzo 2005

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Il posto di agrario

PER LA TELEFONATA CON MARIO SPEZI

Archiviata l’inchiesta sul procuratore Nannucci Archiviata dai giudici di Genova il fascicolo aperto dalla procura di Perugia nei confronti del procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci, che era stato sospettato di aver interferito nell' inchiesta sui presunti mandanti dei delitti commessi dal «mostro di Firenze». L' iniziativa della procura di Perugia era nata dopo l'intercettazione da parte degli investigatori di una telefonata di Nannucci con il giornalista-scrittore Mario Spezi. Nel colloquio si parlava

L’INDAGINE

della questione relativa alla competenza della magistratura perugina nel procedere nei confronti del cronista. Le intercettazioni telefoniche erano state disposte nell' ambito degli accertamenti sulla morte di Francesco Narducci, il medico morto nel 1985 e sospettato di aver avuto un ruolo negli omicidi delle coppiette. La Procura aveva richiesto l’archiviazione del fascicolo. Ora il procedimento è stato archiviato dal Gip.

per un corso di laurea specialistica in Scienza della nutrizione umana

ACCERTAMENTI Il professor Gensini, è stato ascoltato ieri in Procura sul concorso bandito dalla facoltà di Medicina di tre anni fa

E’ il preside della facoltà di Medicina

Concorso per ricercatore Gensini interrogato come teste Di quattro candidati, se ne presentò soltanto uno: il figlio del rettore Marinelli che ebbe ottimi giudizi Il preside della facoltà di Medicina, professor Gianfranco Gensini, è stato sentito ieri in Procura come persona informata sui fatti. Il professore è stato ascoltato come testimone dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Pappalardo. Gianfranco Gensini ha lasciato la Procura poco prima delle 13. Il magistrato inquirente non ha rilasciato nessuna dichiarazione. Il professor Gensini si è limitato a dire di essere stato ascoltato in merito al concorso per un posto di ricercatore, in economia ed

estimo rurale, bandito dalla facoltà di Medicina. Il professore non ha aggiunto niente altro. La vicenda risale a tre anni fa. Il 12 aprile 2002, infatti, l’Università bandì diversi concorsi per professori universitari e per ricercatori, tutti apparsi sulla Gazzetta Ufficiale. Fra questi ce n’era uno della facoltà di Medicina per un posto da ricercatore del settore Agr/01, «Economia ed estimo rurale», figura ritenuta necessaria per il corso di laurea breve per vigili sanitari. Presso la segreteria dell’ateneo arrivarono quattro domande. Il concorso prese il via dopo le fe-

rie, ma dei quattro candidati, il 16 settembre, se ne presentò uno solo: Nicola Marinelli, figlio del professor Augusto Marinelli, ordinario di economia agraria e rettore della nostra Università. Tema della prima prova scritta fu : «Evoluzione del settore agricolo dal dopoguerra ad oggi». Anche il giorno successivo, il 17 settembre, alla seconda prova scritta, si presentò solamente il dottor Nicola Marinelli. Tema della seconda prova: «Il marketing dei prodotti agroalimentari». Un mese dopo, gli orali al Dipartimento di Fisiopatologia clinica di Careggi .

La commissione, composta dal professor Salvatore Tudisca, preside della facoltà di Agraria di Palermo, dalla professoressa Maria Cosmina, associato presso la facoltà di Economia di Trieste e dal dottor Maurizio Canavari, ricercatore presso la facoltà di Agraria di Bologna, lo designò vincitore. I giudizi furono ottimi in tutte le prove. Qualche tempo dopo in procura arrivò un esposto. Il sostituto procuratore della Repubblica Francesco Pappalardo aprì un fascicolo, cominciando a sentire i testimoni. L’inchiesta non è ancora chiu-

sa. Ieri il pm ha voluto ascoltare il preside della facoltà Gianfranco Gensini e, soprattutto, ha voluto sapere come mai Medicina bandì un concorso per un posto di economia agraria ed estimo rurale. La risposta, a quanto si è appreso, è stata semplice. Nella facoltà c’è un corso di laurea specialistica in Scienza della nutrizione umana. E’ un corso di due anni con frequenza obbligatoria. Quest’anno sono stati ammessi a frequentarlo sei studenti. L’agronomo è stato ritenuto necessario per questo corso specialistico.


LUCI DELLA CITTA' FIRENZE

Domenica 18 settembre 2005

LA NAZIONE

XVII

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LE NOSTRE STORIE

Tra i suoi casi la liberazione dell’imprenditrice Cristiana Bessi

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Fernando Zaccaria

ra «’nu guaglione ‘e miezza E ‘na via», un ragazzo di strada. Come loro. Loro erano i malavitosi di alto bordo, gente che bastava il nome per far paura. Perché sembrava come loro ne fregò tanti. Parola del boss Alfieri, droga e camorra alla grande, fregato pure lui, che quando fu arrestato e vide che quello che fino a una manciata di secondi prima aveva considerato il suo socio dava invece ordine agli altri poliziotti, gli si gettò ai piedi, gli prese la mano, gliela baciò e guardandolo negli occhi gli disse con un pizzico d’ ammirazione: «Compare… compare de ‘sto’ c…! M’ hai fregato!». La sua specialità era diventare come uno di loro, infiltrarsi. Una specialità ad alto rischio, perché un errore gli sarebbe costato una pallottola nella testa. Il ‘guaglione’ era, e in fondo anche con il grigio in Una carriera testa è rimasto, Fernando, ‘Nanche inizia do’, Zaccaria (nella foto, al cennella Mobile tro), il poliziotto che già dagli anni di Firenze Settanta, complici il film con Al Pacinel 1974 no, i capelli lunghi, l’abbigliamento e la sgangherata auto privata decisamente fuori ordinanza, si beccò inevitabilmente il soprannome di ‘Serpico’. Adesso che ha da poco superato i cinquanta, che ha lasciato la polizia ed è presidente di un istituto di vigilanza privata, l’Eliseo, può raccontare quasi trenta anni di storiacce che farebbero la felicità di uno sceneggiatore di film gialli o di un editore di noir. Già il suo ingresso in polizia, a

La vita reale di un poliziotto da film

Storia di un ‘Serpico’ alla partenopea di MARIO SPEZI diciotto anni, fu il giusto preludio a quello che avrebbe fatto poi: 1972, Torre del Greco. Quel ragazzino lavorava nel supermercato della famiglia, gente onesta, commercianti capaci. Ed ecco che a frequentare il negozio arrivò un tipo anziano, sempre seguito da uno più giovane, robusto e sguardo cattivo. Lo chiamavano ‘Cappiello’ e solo a vederlo le commesse del supermercato sbiancavano. Sapevano tutti che era un piccolo boss e che certo non entrava per fare la spesa, ma per chiedere il pizzo. «A dire la verità – racconta adesso Zaccaria – quelli, il pizzo, non lo chiedevano mai. Si avvicinavano, magari, alla pila di scatolette vicino all’ ingresso e prendevano quella in basso, così che cadeva tutto. Il messaggio

era chiaro». ‘Cappiello’ non ricevette offerte. Qualche bombetta cominciò a esplodere facendo saltare alcune porte del supermercato. Se qualcuno della famiglia Zaccaria pensò che fosse venuto il momento di accettare la prepotenza, Nando scelse un’altra strada. Quando vide entrare per l’ennesima volta il ‘guappo’ con la sua guardia del corpo, afferrò una spranga di ferro e mandò tutti e due all’ ospedale. L’aria per lui, a Torre del Greco, si fece improvvisamente pesante. Uno zio che lavorava alla Criminalpol di Napoli pensò bene di prelevare quel nipote troppo vivace, farlo arruolare in polizia e mandarlo a Milano. A Firenze Nando Zaccaria arrivò nel 1974, alla Squadra mobi-

le. Di storie da raccontare ne ha tante, ma per prima ricorda quella che più gli sta a cuore, perché lì, probabilmente, salvò una vita, quella di Cristiana Bessi, una giovane imprenditrice fiorentina rapita poco dopo le 23 dell’11 novembre 1987. Pochi giorni e arrivò la richiesta di riscatto al marito, cinque miliardi poi scesi a tre. «Eravamo finiti – racconta Zaccaria – in un vicolo cieco. Per non sapere che cosa fare, andai a sentire un vecchio contadino che forse aveva visto qualcosa poco prima del sequestro. Mi descrisse una macchina che io credetti che fosse una Ritmo nera. Mi ricordai allora che pochi giorni prima era stata fermata a Firenze per un normale controllo una Ritmo nera a bordo della

quale era una guardia giurata di vicino Roma. A bordo aveva le ricetrasmittenti e la pistola. Tutto regolare. Ma perché una guardia giurata romana doveva avere quella roba anche a Firenze? Ne parlai con il capo della Mobile Sandro Federico e fu d’accordo: poiché avevano l’indirizzo della guardia giurata, avrei tenuto la sua casa sotto osservazione. Me ne andai nel paese vicino Roma e mi piazzai nel giardino di una villetta antistante la casa del sospettato. Ci rimasi tre giorni e per fortuna la cameriera filippina della villetta mi prese in simpatia e mi rifocillava di panini e uova sode. E finalmente arrivò. Da un’auto vidi scendere due tipi e uno era la guardia giurata, ma conciato in un modo che sembrava un uomo della foresta, barba e capelli lunghi, abiti sporchi. Mi dissi: è il guardiano della rapita che riceve il cam- Ha vissuto bio. Poco dopo uscì dalla casa tut- esperienze to ripulito. Mi avvicinai e gli dissi degne chi ero e che doveva seguirmi a Mi- delle pagine lano perché la sua di un libro noir Ritmo nera era risultata ‘taroccata’. Non sospettò niente e accettò. In auto, arrivati a Firenze, lasciai l’autostrada e capì subito. Io tirai fuori la rivoltella e gli dissi a muso duro: ‘Dimmi dov’ è la donna!’. Non si agitò, mi chiese solo: ‘E io che ci guadagno?’. A quel punto capiì che avevo centrato l’obbiettivo». Pochi giorni dopo Cristiana Bessi fu liberata. Tra coloro che l’avevano rapita c’era anche chi la conosceva bene. Difficilmente sarebbe stata rilasciata.

LA RIFLESSIONE el 1992 quand’ero AsN sessore ai Lavori Pubblici l’allora ingegnere capo Paolo D’Elia mi fece un rapporto molto chiaro dove mi scriveva che in via della Piazzola davanti al collegio “La Querce” dei padri Barnabiti c’era un vecchio muro che restringeva pericolosamente la strada. C’era il pericolo — scriveva l’ingegner D’Elia — che con l’aumento del traffico, quando i ragazzi uscivano da scuola, succedesse qualche brutto

di

La vicenda di un parcheggio che affonda le radici nella beffa

GIOVANNI PALLANTI

incidente e proponeva l’abbattimento del muro e l’allargamento della strada. Feci approvare la delibera così concepita dal Consiglio Comunale. Il consigliere Giannozzo Pucci mi chiese di ritirarla. Non lo feci. I consiglieri Pucci, Tea Albini e Graziano Cioni fecero un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Fui inquisi-

to per “favoreggiamento” dei Padri Barnabiti. Fui processato e assolto due volte: in Tribunale e in Corte d’Appello. Fui difeso dagli avvocati Nino Filastò e Antonio Marotti. Ovviamente in via della Piazzola non fu toccato neppure un filo d'erba. Ma fui processato due volte. E, pur assolto, dovetti sedermi sul banco degli imputati. Passano gli anni e si

scopre un parcheggio “mostro” a ridosso delle mura del Sangallo alla Fortezza da Basso. La Procura della Repubblica aprì, dopo le denunce de La Nazione, di cittadini e del consigliere Gianni Conti che fece una interrogazione al Sindaco Domenici, un procedimento contro “ignoti”. Ora il parcheggio è stato ridimensionato. Non c’è stato nessun proces-

so e, anzi, l’impresa costruttrice dev’essere indennizzata per i lavori, già fatti a ridosso delle splendide mura del Sangallo, che devono essere disfatti. Ho letto che proprio Tea Albini ha dato questa spiegazione dicendo che all’impresa che aveva costruito il “mostro” della Fortezza era dovuto un indennizzo che consisterebbe in un parcheggio sotterra-

neo in Piazza del Carmine: davanti alla Chiesa dov’è uno degli affreschi più importanti di Masaccio. I fiorentini giudichino questi fatti con serenità e valutino cosa sta succedendo a Firenze. Spero che il Sindaco, il Vice Sindaco Matulli e l’Assessore Tea Albini cambino opinione. Questo parcheggio lo facciano fare in Piazza Torquato Tasso, vicino ai viali e dietro la Chiesa del Carmine. Si può sopportare quasi tutto, ma la beffa no. Proprio no.


Venerdì 16 Dicembre 2005

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«Io, un perseguitato» I nuovi veleni delle inchieste sul ‘mostro’. Parla Mario Spezi, «Vorrei sapere cosa ne pensano quei magistrati con i quali il giornalista indagato dalla procura di Perugia per la morte ho lavorato fianco a fianco in tanti anni di indagini sul caso» del medico Francesco Narducci: «Sono sconcertato» Un suo accusatore sarebbe un detenuto imputato di calunnia

Paoli in Regionale

TRAFFICO: CALENDARIO DEI BLOCCHI

Smog, recuperate le vecchie auto L’ACCORDO CHE SARA’ FIRMATO IN REGIONE PREVEDE SOLTANTO STOP DALLE 8 ALLE 19 PER GLI «EURO 0», CIOE’ I MEZZI IMMATRICOLATI PRIMA DEL ’94 Bennucci in Regionale

LETTERA AI SINDACI DI FIRENZE ED EMPOLI

«Cari Leonardo e Luciana, anche il pallone dimostra che siamo una Provincia di serie A» Il presidente della Provincia scende in campo per primo nel derby fra Empoli e Fiorentina. Lo fa con una lettera indirizzata ai sindaci delle due città, Leonardo Domenici e Luciana Cappelli, nella quale riflette sul significato di questo incontro di calcio che va oltre l’evento sportivo. Pubblichiamo il testo integrale

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MATTEO RENZI l derby di domenica tra Empoli e Fiorentina costituisce una grande occasione per le due città e per tutto il territorio fiorentino. E’ un giorno di festa e di orgoglio. La Provincia di Firenze è l’unica a poter vantare, nel massimo campionato di calcio, due squadre della stessa Provincia ma di città diverse. Se questo dato da

I

un lato testimonia il valore sportivo e le capacità imprenditoriali delle due società, l’Empoli F.C. e l’A.C.F. Fiorentina, dall’altro proietta su tutto il territorio nazionale l’immagine di una Provincia intraprendente e dinamica. Il comune capoluogo e tutti i suoi tifosi stanno avendo grandi soddisfazioni (...) Segue a pagina XI

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Sabato 8 Aprile 2006

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Attraversa l’A1: travolto Stava tentando di attraversare l’A1 ma è stato travolto e ucciso da un’auto. La vittima è un fiorentino di 32 anni che, secondo una prima ricostruzione, ha imboccato

l’autostrada con il suo scooter, poi lo ha parcheggiato in corsia d’emergenza. Dopo ha attraversato la carreggiata nord, a metà di quella sud è stato falciato da una vettura Agostini a pagina II

L’ARRESTO DI MARIO SPEZI

«E’ stato come un rapimento» IL GIORNALISTA IN CARCERE CON L’ACCUSA DI DEPISTAGGIO DELLE INDAGINI PER IL CASO MOSTRO. LO SFOGO DELLA MOGLIE. GLI AVVOCATI: STA MALE Paoli e Pontini nel Nazionale, altri servizi alle pagine IV e V

ALL’ITI MEUCCI

Crolla una parete a scuola durante la ricreazione A pagina IX

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CRONACA FIRENZE

Martedì 11 aprile 2006

LA NAZIONE

XIX

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A PERETOLA

IN UNA VILLETTA

Carabiniere blocca al volo due ladruncoli

Rubate due casseforti Ancora ladri in azione. Furto di due piccole casseforti in una villetta a schiera di via delle Fonti, a Bagno a Ripoli, avvenuto nella serata di domenica. Ignoti hanno smurato le due casseforti asportando beni per settecento euro in contanti, trecento euro in oggetti preziosi, oltre alcuni non meglio precisati documenti bancari e postali. L’ammontare del furto, scoperto dai proprietari di casa al loro rientro, è sui tremila euro. Indagano i carabinieri di Grassina che, ieri, hanno ritrovato le due casseforti a 3 chilometri circa dalla villetta. Sono intervenuti anche i carabinieri del reparto operativo per i rilievi scientifici.

IL CASO Il giornalista Mario Spezi al momento dell’arresto. Oggi sarà interrogato a Perugia

MOSTRO Ieri ha potuto votare in carcere Sull’uscita delle "Dolci colline di sangue" il libro scritto da Mario Spezi con Douglas Preston, c’è un piccolo giallo. Nel pomeriggio la casa editrice Sonzogno aveva fatto diffondere una nota nella quale si spiegava che l’uscita era "sospesa". In serata la stessa SonzoLa casa editrice gno ha confermato invece che ha dapprima andrà in libreria sospeso l’uscita ma potrebbe slittare la data del 19 aprile. del libro, poi Mario Spezi, in carcere a Perul’ha differita gia con le accuse di calunnia e di depistaggio delle indagini relative alla morte del medico perugino Francesco Narducci, ancora non sa nulla delle traversie letterarie della sua "creatura" perché è in isolamento. Accogliendo però una istanza dell’avvocato Alessandro Traversi, uno dei suoi legali, il giornali-

Oggi alle 9 Spezi sarà interrogato «Giallo» sul libro sta ha potuto votare ieri mattina nel seggio predisposto per i detenuti all’interno del carcere di Capanne. Stamani alle 9 Spezi sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia dal gip Marina De Robertis. Gli avvocati, Traversi e Filastò hanno annunciato comunque che all’esito dell’interrogatorio presenteranno una istanza di scarcerazione, o in subordine, della misura meno afflittiva della detenzione domiciliare. Mario Spezi dunque risponderà al giudice e fornirà le sue spiegazioni; il gip comunque è possibile

VARIANTE Per lavori dal raccordo di Casalecchio verso Firenze

Stanotte chiusa l’Autosole Sull'A1 Milano-Napoli verrà chiuso il tratto compreso tra il Raccordo Casalecchio e Sasso Marconi, in direzione Firenze, dalle ore 22 di oggi alle 6 di domani. Lo riferisce Autostrade per l’Italia, sottolineando che la chiusura è legata a lavori per la Variante di Valico e il provvedimento comporta anche la chiusura dell’entrata di Casalecchio in tutte le direzioni e dell'Area di servizio Cantagallo Ovest, dalle ore 21 di oggi. La società consiglia i seguenti itinerari alternativi: i veicoli provenienti da Milano e dalla A14, diretti verso Firenze dovranno uscire alla stazione di Casalecchio di Reno, percorrere la SS 64 Porrettana e rientrare in autostrada a Sasso Marconi. I veicoli provenienti dalla Tangenziale nord di Bologna e diretti verso Firenze, invece, dovranno uscire allo Svincolo n.1, percorrere la SS 64 Porrettana e rientrare in autostrada a Sasso Marconi.

che si riservi la decisione. E’ per affrettare i tempi che i legali presenteranno subito l’istanza di scarcerazione. Per l’avvocato Filastò l’ordinanza nasce da un presupposto, cioè che Spezi abbia a che fare con l'omicidio di Francesco Narducci e con quelli del mostro di Firenze. «Ma per questi fatti — ha proseguito il legale — , lui non è colpito da nessuna misura cautelare in carcere quindi la gravità dei fatti e la gravità degli eventuali indizi dovrebbero nascere dal fatto di avere eventualmente depistato le indagini e calunniato qualcuno, allo sco-

po di salvarsi dall'accusa. Ma se questa accusa è inconsistente tanto da non essere presente neanche nell'ordinanza di custodia cautelare, viene meno anche il nesso teleologico. Resta soltanto una calunnia che se ne va con l'acqua e un depistaggio che non è agGli avvocati gravato. Quindi questa misura cautela- contestano re è assoluta- le accuse mente immotivata». fatte «E anche sulla calunnia c’è da al giornalista discutere, spiega l’avvocato Traversi, in quanto secondo noi non si è neppure configurata materialmente. La verità è che lo Spezi si è innamorato da sempre della pista sarda e l’ha inseguita, ma come dice Stendhal "La passione non è cieca, è visionaria". ma finire in carcere per questo sarebbe davvero troppo».

Libero dal servizio, un carabiniere ha notato alcuni giovani rom uscire da un appartamento di Peretola portando con sé dei fagotti e più in generale con un atteggiamento che destava evidentemente non pochi sospetti. Il carabiniere ha deciso di tenerli d’occhio, ma naturalmente ha anche avvisato la centrale per avere rinforzi. E’ stato predisposto un servizio «in corsa». I militari dell’Arma si sono allora diretti verso il campo nomadi dell’Olmatello, dove hanno puntualmente ritrovato quegli stessi giovani che erano stati notati uscire dopo il probabile furto. E in effetti durante la perqusizione i carabinieri hanno ritrovato la presunta refurtiva. Essendo però trascorsa la flagranza di reato e in attesa di definire meglio le responsabilità dei personaggi coinvolti, i carabinieri hanno proceduto alla denuncia a piede libero dei nomadi per furto in concorso.


CRONACA FIRENZE

Mercoledì 12 aprile 2006

LA NAZIONE

XI

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IL RETROSCENA Ad accusare il cronista è l’ex presidente di un’associazione per i diritti degli immigrati, in carcere anche per diffamazione

Il supertestimone è già sotto processo per calunnia C’è un particolare non indifferente nella storia di Mario Spezi. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marina De Robertis (nella foto) — che avalla la tesi accusatoria e considera «sprovveduti, frettolosi e incauti» coloro che la pensano diversamente — si sottolinea l’importanza delle dichiarazioni del detenuto Domenico Maria Rizzuto, che dal carcere di Lauro, in Campania, avrebbe reso «articolate e precise dichiarazioni nel presente procedimento». Ma chi è questo Rizzuto che un bel giorno di

primavera del 2005, qualche lustro dopo gli eventi, regala agli inquirenti perugini nomi e cognomi? Ebbene questo personaggio — ex presidente di un’associazione per la consulenza legale in difesa dei diritti degli immigrati — è qui sotto processo per esercizio abusivo della professione, diffamazione e calunnia. Secondo il capo d’imputazione, fra l’altro, Rizzuto avrebbe accusato un funzionario e un ispettore dell’ufficio stranieri della questura di Firenze di aver preso bustarelle per i permessi di soggiorno. Attendibile a

Perugia, calunniatore e diffamatorio a Firenze? Proprio così. Ultimo dettaglio. La confidente principale di Rizzuto — lo dice lui stesso in una lettera — sarebbe nientemeno che Gabriella Carlizzi, la scrittrice già condannata con sentenza definitiva per aver accusato lo scrittore Alberto Bevilacqua di essere il mostro. Dopo anni e anni di indagini, dunque, i nuovi supertestimoni sarebbero un detenuto per calunnia e diffamazione e una donna già condannata per reati analoghi. Gigi Paoli

MOSTRO Quattro ore di interrogatorio a Perugia per il giornalista arrestato per presunto depistaggio. I difensori chiedono la scarcerazione, il pm si oppone

«Spezi, l’accusa è inesistente» GLI AVVOCATI

IN CELLA

«Presupposto sbagliato Il suo interessamento è sempre stato puramente professionale»

L’isolamento è finito ma non ha potuto ancora vedere la moglie Miriam E con sé non ha niente

di Gigi Paoli E’ uno scontro di passioni. E la passione, citando Stendhal come ha fatto ieri l’avvocato Sandro Traversi davanti al gip Marina De Robertis, «non è cieca, ma visionaria». Dunque, uno scontro fra la passione di Mario Spezi per il sogno di uno scoop mondiale e la passione del pm Giuliano Mignini per la verità. Due visioni che ieri, nell’interrogatorio di garanzia, si sono contrapposte per quattro ore in modo netto perché, sottolinea ancora l’avvocato Traversi, «il presupposto dell’accusa è sbagliato, è inesistente, è l’incubo di un dialogo fra sordi». «E’ la cosa più oscena che abbia mai visto in vita mia», va giù duro l’altro difensore del giornalista, l’avvocato Nino Filastò. «Sto malissimo», sussurra Miriam, la moglie di Spezi, arrivata a Perugia per parlare finalmente col marito in virtù della fine dei cinque giorni di isolamento. Ma l’ufficio della procura umbra addetto a rilasciare l’ok per le visite ai detenuti, di pomeriggio apre alle tre quando il martedì le visite sono concesse fino alle

grosso equivoco e credo che Mario abbia chiarito sufficientemente i fatti. Un giorno — racconta ancora Traversi — incontra casualmente Ruocco (interrogato ieri anch’egli col suo difensore Luca Cianferoni che ha chiesto la scarcerazione, ndr), la cui figlia è stata vittima di una vicenda giudiziaria seguita da Spezi. A Ruocco racconta che da tempo è sulle tracce del killer e che secondo lui è sardo. Ruocco mangia la foglia e, come dice l’ordinanza del gip, per spillargli dei soldi gli fa credere di aver saputo da tale Ignazio, mai visto da Spezi, che in una certa villa ci sarebbero stati quegli oggetti strani. Mario allora si entusiasma e pensa di poter fare uno scoop mondiale, invitando la polizia a vedere nella villa se quel che è saputo è vero o no. Non c’è alcuna denuncia calunniosa e non c’è alcun oggetto ritrovato, mentre dall’accusa si continua a parlare di armi e barattoli come cose esistenti. Ma nessuno li ha mai visti, non ce n’è traccia». Uno scontro di passioni visionarie in cui Spezi, scrive ancora il gip nella sua ordinanza, è «il personaggio che non intende piegarsi».

PROTAGONISTI A sinistra, Miriam Spezi e gli avvocati Sandro Traversi e Nino Filastò; sopra Mario Spezi il giorno dell’arresto; sotto, il pm Giuliano Mignini e il capo del Gides, Michele Giuttari

due. Non male. E così Miriam Spezi — che ha ricevuto una lettera di solidarietà dal segretario comunale dell’Udc Gianni Conti, arrestato anni fa e poi prosciolto — non potrà visitare il marito fino a sabato e lui, in cella, non ha neppure un cambio d’abito né lo spazzolino da denti. «L’hanno portato via talmente di corsa che ha perfino i calzini di colore diverso», aggiunge un deluso Traversi, che assieme a Filastò ha chiesto al gip la scarcerazione di Spezi e, in seconda ipotesi, gli arresti domiciliari. A queste richieste il pm Mignini si è opposto e se

il gip dovesse appiattirsi sulla linea della procura, come sembra, per la difesa di Spezi non resterebbe altro che il ricorso al tribunale del Riesame, con altri giorni da passare in carcere per il giornalista fiorentino. L’interrogatorio è cominciato attorno alle 9 di ieri con alcune vaghe domande del pm Mignini. «Ha mai conosciuto Francesco Narducci?» gli ha chiesto. «No», ha ripetuto per l’ennesima volta Spezi. Poi si è iniziato a ripercorrere la vicenda, focalizzando due punti fondamentali. Il primo: la ragione per il presunto «inte-

resse ossessivo» per l’inchiesta sul mostro e in particolare la ragioni per cui ha sempre sostenuto la pista sarda. «Mario — spiega Traversi — ha ricordato che lui è stato il primo a segnalare fin dal 1981, con un articolo su La Nazione, le analogie fra il primo delitto del ’68 in ambito sardo e il primo delitto del mostro nel ’74. Analogie tanto evidenti da spingere i magistrati fiorentini a seguire tale pista per anni, arrestando prima Francesco e poi Salvatore Vinci. Una pista poi abbandonata, ma tutt’ora aperta perché, fino a quando non si ritroverà

l’arma, ogni tesi è buona. Per Mario ci sono sempre state ragioni di interessamento puramente professionali». Secondo punto fondamentale per la difesa: quegli oggetti, armi e barattoli, che nell’ordinanza sembrano essere stati ritrovati nella villa. «E’ un

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CRONACA FIRENZE

Venerdì 14 aprile 2006

LA NAZIONE

IX

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MOSTRO DI FIRENZE Indagini

LA PROTESTA Dal 19 aprile

Questione-casa Il ‘Movimento di lotta’ scende in piazza

Suor Elisabetta interrogata a Perugia di Erika Pontini E’ stata la sua confidente e il suo più strenuo difensore. La persona alla quale Pietro Pacciani aveva affidato anche i suoi buoni postali e molti suoi segreti e ora suor Elisabetta (nella foto) dell’ordine delle Figlie della Carità è divenuta, suo malLa religiosa grado, testiè stata mone dell’inchiesta a lungo sull’omicidio di Francesco confidente Narducci. A una settimadi Pacciani na dal blitz che ha portato in carcere il giornalista Mario Spezi e il pregiudicato campano Luigi Ruocco con l’ipotesi di un depistaggio ai danni dell’inchiesta, la procura di Perugia si sta concentrando sul le-

MOSTRO DI FIRENZE

game che esisterebbe tra la morte del medico umbro e i delitti del ‘mostro’ di Firenze. Narducci, nell’ottica accusatoria, sarebbe morto strangolato al lago Trasimeno perché divenuto «pericoloso» e «inaffidabile» per la setta che manovrava il maniaco delle coppiette. Delitto per il quale sono indagati a piede libero oltre a Spezi, il farmacista di San Casciano Francesco Calamandrei (indagato anche come mandante del mostro), i fratelli siciliani Matteo e Ignazio Cavallaro, Stefano o Salvatore Cavataio, palermitano di 40 anni e altre due persone non compiutamente identificate. Martedì pomeriggio, in gran segreto, suor Elisabetta ha varcato la porte della procura di Perugia e, per due ore, ha risposto alle domande del pm Giuliano Mignini. Presenti, anche i vertici dei reparti di polizia giudiziaria che seguono le indagini. Cosa abbia raccontato la suora agli inqui-

renti è coperto dal massimo riserbo. Ma sembra che, nel corso del confronto con il magistrato, si sia fatto cenno a un appartamento utilizzato da un medico perugino nei dintorni di Firenze, del quale avrebbe parlato una donna in contatto con la religiosa. Non si sa invece se Pacciani abbia mai rivelato a suor Elisabetta cosa sapeva del

Sesto giorno di arresti per il giornalista fiorentino

Ore decisive per Mario Spezi in carcere Oggi la decisione del gip sulla scarcerazione Da sei giorni nel carcere di Perugia e forse oggi sapranno cosa li attende per il futuro: la libertà, gli arresti domiciliari o ancora ore interminabili dietro le sbarre. Il giornalista fiorentino Mario Spezi (nella foto), 60 anni e il muratore campano Luigi Ruocco 51 anni contano le ore che li separano dalla decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia, Marina De Robertis che potrebbe arrivare proprio oggi. Era stata lei venerdì scorso (7 aprile) ad accogliere la richiesta del pubblico ministe-

ro Giuliano Mignini, ritenendo che sussistevano i «gravi indizi» di colpevolezza a carico dei due e che l’unica misura per evitare la reiterazione del reato fosse appunto la detenzione in carcere. Il giudice aveva anche imposto agli indagati il divieto di col-

TELECAMERA NEL BAGNO

loquio in attesa degli interrogatori di garanzia. Durante il faccia a faccia con il giudice Spezi aveva ricondotto l’iniziativa di «villa Bibbiani» alla sua attività di giornalista e scrittore. Inidivuare in quella casa a Capraia e Limite il ritiro del «mostro» e girare la segnalazione alla polizia (digos di Firenze) affinchè verificasse sarebbe stato uno scoop. Aveva poi detto di aver sbagliato a fidarsi di Ruocco che gli avrebbe indicato la «pista sarda». Ipotesi da lui battuta sin dall’inizio della caccia al «mostro». Differente la versione del pregiudicato campano.

Scandalo a Lettere, studentessa sporge querela alla Digos

«Sì, mi riconosco: quella ragazza sono io» Adesso le cose stanno cominciando a mettersi davvero male per il giovane regista hard dell’università. Per quel laureando, per capirsi meglio, che aveva installato una micro web-cam nei bagni della facoltà di Lettere in piazza Brunelleschi, la posizione giudiziaria sta diventando più complessa. Infatti ieri una delle vittime di immagini private rubate nel bagno, è stata identificata. Si è riconosciuta nelle immagini (nelle quali peraltro la faccia non si vede) e ha sporto querela nei confronti della persona già denunciata in stato di libertà dagli uo-

mini della Digos che indagavano su questa illecita interferenza nella vita privata. Per questo capo d’imputazione infatti era necessaria la denuncia da parte della persone vittima, senza la quale non si poteva procedere. Adesso almeno una querelante esiste e il reato è pienamente configurato. Gli investigatori della Digos comunque stanno ancora indagando per verificare se il denunciato abbia diffuso immagini rubate anche nella grande rete. In questo caso l’imputazione a suo carico si aggraverebbe ancora. Lui nega di averle mai diffuse, ma gli inquirenti non ne sono convinti.

‘vero’ mostro o se abbia mai fatto cenno al gastroenterologo umbro. La religiosa ha sempre difeso il contadino di Mercatale dall’accusa di essere il «mostro» non ritenendo possibile nemmeno che il «Vampa» possa essere stato strumento di una setta.

Millecinquecento avvisi di garanzia in quindici anni. Tanti ne ha incassati il Movimento di lotta per la casa di Firenze che ha in programma un presidio di solidarietà mercoledì 19 aprile alle 9,30 in piazza San Marco, in concomitanza col processo d’appello per l’occupazione del consiglio comunale da parte di duecento senza casa nel novembre 1995 per il quale sono stati condannati dieci appartenenti al Movimento, alcuni dei quali hanno cumuli di condanne tali da non poter più usufruire di alcun tipo di alternativa all’arresto. E’ la prima delle tre iniziative che insieme al Movimento antagonista toscano hanno chiamato manifestazioni per la ‘libertà di movimento’, ritenendo in generale che non sia solo una questione di processi ma anche di ‘imbarbarimento delle relazioni sociali e di libertà civili’. E hanno promosso per venerdì 21 aprile un secondo presidio alle 17,30 in piazza Duomo sotto la sede della Misericordia, per chiedere la cancellazione dei Centri di permanenza temporanea gestiti da associazioni umanitarie tra le quali le Misericordie. Il giorno dopo ci sarà invece una manifestazione a livello regionale in piazza San Marco alle 10 per il diritto alla casa e contro lo sgombero del Csa Ex- Emerson e dello stabile occupato a via Incontri — previsto a giugno — cui hanno già aderito l’Unione inquilini, i Cobas, Fuori binario, Dentro e fuori le mura, il Movimento anarchico fiorentino, Unaltracittà/Unaltromondo, i Centri sociali della Toscana, il Prc. Emanuela Ulivi


CRONACA FIRENZE

Sabato 15 aprile 2006

LA NAZIONE

VII

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CASO MOSTRO Respinta l’istanza dei difensori per la libertà Per il gip di Perugia il giornalista potrebbe continuare a depistare Già depositato il ricorso al Riesame di Gigi Paoli Mario Spezi trascorrerà Pasqua e i giorni a venire — almeno una decina se va bene — nella sua cella del carcere di Perugia. Come era prevedibile, infatti, il gip Marina De Robertis si è appiattita alla linea della procura e non ha avuto la temerarietà di sconfessare se stessa, negando al giornalista e al pregiudicato Luigi Ruocco la scarcerazione come chiesto dagli avvocati difensori. Spezi resta dunque in carcere per presunti rischi di reiterazione del reato e inquinamento delle prove: un’altra «vittoria» della violentissima accusa contro il giornalista, sostenuta dal pm Giuliano Mignini e dal capo del Gides, Michele Giuttari. Unico motivo di soddisfazione per Spezi, l’uscita anticipata del suo nuovo libro, scritto a quattro mani con l’americano Douglas Preston. Sonzogno aveva programmato l’uscita di «Dolci colline di

Spezi non esce dal carcere ‘Decisione illogica e prevenuta’

ACCUSATO Spezi il giorno del suo arresto e, sopra, la moglie Miriam con il nuovo libro

sangue» per il 19 aprile, ma — come ha annunciato ieri la moglie Miriam — è già nelle librerie l’accuratissima controinchiesta di Spezi e Preston sui delitti del mostro di Firenze. Pagine, queste sì, di giornalismo investigativo di prim’ordine sulla vicenda del killer delle coppiette. Da parte dei difensori di Spezi, gli avvocati Sandro Traversi e Nino Filastò, resta tutta-

via l’amarezza per la persecuzione nei confronti: «Mario — dice Traversi — è amareggiato per la decisione del giudice e per aver visto lasciare in questi giorni il carcere persone accusate di reati ben più gravi dei suoi. E’ stato però contento per l’uscita anticipata del suo libro. Ora l’unico interesse è di farlo tornare a casa il prima possibile». E a questo scopo lo stesso legale

FIAMME GIALLE Individuato anche il canale di approvvigionamento

Scoperto magazzino di falsi Sequestrati 4 milioni di merce Preso il fornitore degli ambulanti abusivi senegalesi che ‘operano’ in San Lorenzo Articoli in pelle e accessori per un totale di 130mila ''falsi'', sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Firenze in un deposito a Campi Bisenzio. La vendita della merce contraffatta sul mercato illegale avrebbe fruttato circa 4 milioni di euro. L'operazione, iniziata qualche giorno fa, si è conclusa la notte scorsa e ha portato alla denuncia di un cinese di 42 anni, H.Y, residente nel capoluogo toscano. L'indagine della finanza era iniziata tenendo d’occhio, nella zona del mercato di San Lorenzo a Firenze, alcuni vu’ cumprà senegalesi. I militari li hanno pedinati durante i loro spostamenti e sono riusciti a risalire al loro fornitore, il cinese poi denunciato, e a individuare il deposito di Campi come luogo di stoccaggio della merce.

A quel punto i finanzieri hanno organizzato una serie di appostamenti e l’altra sera hanno intercettato l’arrivo di un autoarticolato con targa straniera atteso da H.Y.. Durante le operazioni di scarico della merce le fiamme gialle hanno fatto scattare la perquisizione, che ha portato al ritrovamento di 2.100 colli contenenti gli oltre 130 mila articoli "taroccati", fra Al mare superoccasione Valverde di Cesenatico vendiamo bilocale arredato, vicinanza spiaggia a soli € 105.000,00 tel. multilinee 0547.86646 visitate fantastico sito www.vacanzemizar.it

pelletteria e accessori, delle piu' famose marche, da Gucci a Chanel, da Vuitton a Dior, a Dolce e Gabbana. In base alla documentazione sequestrata al cinese, la guardia di finanza avrebbe individuato un nuovo canale di approvvigionamento della merce contraffatta, non più via mare attraverso i porti del Mediterraneo, ma dall'Est Europa e in particolare dall’Ungheria mediante il trasporto su gomma. Il Prefetto si è complimentato col comandante provinciale della Guardia di Finanza per la "brillante operazione sul versante della lotta all’abusivismo commerciale e alla contraffazione".

ha già presentato un circostanziato ricorso al tribunale del Riesame, in cui — dopo aver motivato il perché non esistano proprio i reati contestati a Spezi — si sottolinea con forza che «non vi è in atti alcun riscontro materiale che possa suffragare l’ipotesi accusatoria sull’esistenza di un’attività calunniosa e di depistaggio». Ci sono «un’insanabile illogicità e contraddittorietà

della motivazione»; si parla di una chiave di lettura «totalmente prevenuta e viziata» e «le argomentazioni offerte — si legge ancora nella richiesta di riesame — sono inconsistenti, totalmente suggestive e viziate da un’ottica di pregiudizio». Già, un pregiudizio che fa pensare agli inquirenti perugini di trovarsi davanti a un delinquente invece che a quel che è: un giornali-

«La prigione è misura manifestamente sproporzionata» Già in distribuzione il suo nuovo libro sta che «non intende piegarsi» (tanto per usare l’inquietante frase utilizzata nell’ordinanza di custodia cautelare del gip De Robertis) alla tesi investigativa ufficiale. «Ma questo tipo di valutazioni personalistiche — scrive ancora Traversi — non dovrebbero costituire, così come hanno costituito, il fondamento di una misura cautelare. La considerazione che lo Spezi sia ‘costituzionalmente portato a reiterare i reati per cui si procede’ richiama poi concezioni lombrosiane che non dovrebbero ormai trovare ingresso in ambito giudiziario. Non vi è in realtà alcuna congrua e specifica motivazione che supporti l’emissione di una misura così grave quale la custodia cautelare in carcere, tenuto anche conto della tipologia dei reati ipotizzati». E pertanto, la custodia cautelare in carcere è «manifestamente sproporzionata e inutilmente afflittiva in relazione alle condizioni personali, sociali e professionali dello Spezi».


Domenica 30 Aprile 2006

Anno 148 n. 117

Firenze

e-mail: cronacafi@lanazione.net

Viale Giovine Italia, 17

Tel. 055-2495111 - Fax 055-2479045

Tragico volo, due morti Un maresciallo dell’aeronautica in pensione, Quirino Tocci, lui scomparso nella tragedia. E’ successo nelle campagne settant’anni, di Scandicci, è morto tra i rottami di un velivolo tra Cerreto Guidi e Fucecchio. L’ipotesi più probabile ultraleggero condotto da un pilota lucchese di 38 anni, anche il cedimento strutturale di una parte in legno In Regionale e a pagina IV

MOSTRO, PARLA MARIO SPEZI

«Ho rischiato di non farcela» IL GIORNALISTA DE «LA NAZIONE» SCARCERATO DOPO 23 GIORNI DAL TRIBUNALE DEL RIESAME DI PERUGIA «E’ STATA DURA, RIFIUTAVO IL CIBO» Paoli nel Fascicolo Nazionale e a pagina III

ECONOMIA

Maxi offerta per la Ginori Cordata pronta all’acquisto A pagina XIX

FIORENTINA

Prandelli e la sfida di Palermo «Siamo allenati alla tensione» Nello Sport

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PRIMO PIANO: I FATTI DEL GIORNO

Domenica 30 aprile 2006

LA NAZIONE

III

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l’inchiesta sul «mostro»

LA SCARCERAZIONE La prima intervista

Spezi è tornato a casa «E’ stata davvero dura Ora devo ricostruirmi»

DOPO 23 GIORNI Il cronista-scrittore ha lasciato il carcere perugino ieri pomeriggio ed è rientrato a Firenze, nella sua abitazione in via di Vacciano di Gigi Paoli Alle nove della sera, finalmente, Mario Spezi si passa una mano sui capelli e apre un sorriso nel volto scavato da ventitré giorni di detenzione. «Non è stato semplice, negli ultimi due giorni non ho neanche mangiato. E’ stata dura, davvero». Sigaretta in una mano, un bicchiere nell’altra e un espansivo gatto certosino che fa le fusa e si fa accarezzare, contento anche lui di aver ritrovato il suo padrone. «Domani (oggi per chi legge, ndr) torna anche mia figlia Eleonora. Ora mi posso riposare, per i prossimi giorni non voglio fare altro». Lo sguardo di Myriam — la minuta roccia di origine belga che da anni sta accanto a Mario — è scintillante: «Grazie, grazie a tutti». Seduti l’uno davanti all’altra si scambiano occhiate di serenità e condivisione di un’esperienza che segna: «Lui è stato forte». «Lei è brava, in carcere l’hanno imparata a conoscere tutti. Però deve stare più attenta — scherza Mario —, a volte dice certe cose...». «Salutami tutti, fra qualche giorno vengo in redazione, ma ora ho bisogno di riposarmi un po’». Mario, mercoledì prossimo a Firenze si celebra la giornata internazionale sulla libertà di stampa. Vogliono che vieni. «Vediamo...». Comunque, per Mario Spezi il ritorno nella sua bella casa

I FLASH DEL RITORNO In queste fotografie, il giornalista Mario Spezi, rimesso in libertà ieri pomeriggio, al suo rientro a casa, in via di Vacciano. Lo vediamo con la moglie Myriam, con l’avvocato Alessandro Traversi e con i fotografi

«Non è stato facile, nelle ultime 48 ore non ho nemmeno toccato un pezzo di cibo Adesso ho soltanto bisogno di riposare Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini, ma soprattutto a mia moglie Myriam» sulle colline di Grassina non poteva essere più dolce. Una giornata di vittorie. Non solo la sua, ma anche la vittoria di chi pensa che, forse, agli schizzi di fango piovuti su Firenze nei mesi scorsi bisogna mettere un punto. Perché la procura di Genova ha chiesto

l’archiviazione del procedimento a carico del procuratore capo fiorentino Ubaldo Nannucci, che era stato accusato da Perugia di favoreggiamento nei confronti dello stesso Spezi. «Sì — sorride Mario — è stata proprio una bella giornata. Anche se niente

mi potrà restituire questi ultimi ventitré giorni». Finisce così il giorno più lungo di Mario Spezi. Iniziato a mezzogiorno con l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare da parte del tribunale del Riesame e proseguito intorno alle 16.45 di ie-

ri, quando un lungo abbraccio con la moglie Myriam ha messo la parola fine alla carcerazione perugina del giornalista. «E’ la fine di un incubo», ha detto Myriam, mentre uno dei legali di Spezi, l’avvocato Alessandro Traversi (l’altro è Nino Filastò), repli-

cava così alla voce arrivata dalla procura che annunciava già il ricorso in Cassazione del pm Giuliano Mignini: «Prima sarebbe opportuno leggere le motivazioni perché non è che si può ricorrere in Cassazione senza una motivazione valida». Poi via, verso casa e un altro assalto di giornalisti, fotografi e cameramen. Alla fine il divano, la sigaretta, due dita di vino e il gatto fra le gambe. Mario, ma davvero non vuoi più occuparti del Mostro? La risposta, stavolta, è solo un sorriso.


Giovedì 17 agosto 2006

LA NAZIONE

XI

V og lia d’a r te S. Maria Nuova e gli Uffizi Anteprima espositiva di ciò che costituirà il percorso museale che nei prossimi anni verrà allestito nell’ospedale di Santa Maria Nuova: tutto questo a ‘Santa Maria Nuova e gli Uffizi. Vicende di un patrimonio nascosto’, rassegna in corso fino al 27 settembre (a ingresso libero) nella Sala delle Reali Poste degli Uffizi, nell’omonimo piazzale.

G R AFICA

Sergio Givone padrino d’eccezione per l’apertura di ‘Giardini in Fiera’

Le mostre del Forte Oggi debuttano le caricature di Mario Spezi A RAGAZZO, quando venivo al Forte Belvedere, fantasticavo di mostre da fare qui, in questo che è uno degli spazi più suggestivi di Firenze. Mi dessero anche solo lo scantinato – pensavo fra me e me – andrebbe benone. Del resto sono un tipo underground». Con la solita vena caustica di spiazzante autoironia, racconta così Fabio Norcini, la genesi di questa sua nuova avventura nel mondo del disegno e della satira: la rassegna ‘Innocenti evasioni’, che è stata una delle migliori sorprese di quest’estate fiorentina. Portando al Forte un pieno di nomi di primo piano, a partire da un maestro come Beppe Mora, per arrivare al giovane Lorenzo Vannini, ora pluripremiato, a cui il rabdomante di talenti Norcini aveva già dedicato una personale al Puccini anni fa. «Ma l’avventura che mi dà più soddisfazione — racconta il critico e curatore fiorentino — è quella che prende avvio oggi, alle 21, con l’inaugurazione della rassegna Di mostro in mostra». Fino a fine mese, una personale dedicata a Mario Spezi, nerista, narratore di razza (il suo ‘Dolci colline di sangue’ scritto con Douglas Preston è da mesi in cima alle classifiche), ma anche acuto disegnatore. «Quando gli ho proposto l’idea di una sua retrospettiva — continua Norcini — Spezi con la sua solita disarmante modestia mi ha detto: provo a frugare fra la mia robaccia, vediamo se salta fuori qualcosa». E dal magico cilindro dei cassetti chiantigiani di Spezi sono uscite una sessantina di sferzanti vignette e caricature, ma an-

«D

쩨 BELVEDERE Si conclude alla Palazzina con le opere del giornalista il ciclo ‘Innocenti evasioni’ curato da Fabio Norcini

Aprirà con interessanti novità nei giorni 15, 16, 17 settembre 2006 alla Fattoria Le Corti a San Casciano in Val di Pesa, la XIII edizione di Giardini in Fiera. Il primo appuntamento è per il 15 pomeriggio con Sergio Givone, ordinario

di Estetica all’Università di Firenze, che presenterà il libro ‘Il Giardino che vorrei’ di Pia Pera. La manifestazione, ideata da Oliva di Collobiano e promossa da Duccio Corsini, da quest’anno si avvarrà di un curatore: Antonio Perazzi.

L’Elettrice Palatina protagonista a Pitti A più di trent’anni dalla prima ed insuperata mostra dedicata agli Ultimi Medici, torna a Palazzo Pitti il fasto tardobarocco della corte fiorentina: dal 22 dicembre 2006 al 15 aprile 2007 la Galleria Palatina ospiterà ‘Anna Maria Luisa de’ Medici Elettrice Palatina’. Curatore della rassegna, Stefano Casciu.

Il mistico fascino dell’Ultima Cena Andrea del Castagno a Sant’Apollonia Mario Spezi

che, inaspettatamente, pitture a olio. «Ne è venuta fuori una mostra vera, la prima completa — commenta Norcini —, ne sono davvero orgoglioso, l’idea mi è venuta nei giorni della vicenda giudiziaria toccata a Spezi dei mesi scorsi». Una vicenda che il presidente dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca ha denunciato come una «grave

violazione della libertà di stampa», ma che ha anche messo in moto la testa e la penna di vignettisti come Vincino, Staino, Cantemori, Giuliano che le hanno dedicato folgoranti riflessioni per immagini. Ora tutte in originale esposte al Belvedere, in questa mostra che si annuncia come un bel finale. « Mi sa che dovrò comprare

BOTTICELLI, VERROCCHIO & OLTRE CAPOLAVORI ALL’ISTITUTO OLANDESE Il 15 settembre aprirà all’Istituto Universitario Olandese di Firenze (viale Torricelli 5) la mostra ‘Botticelli, Verrocchio e oltre. Disegni italiani del Quattrocento dalle collezioni reali di Dresda’. La prima volta del fondo di disegni tardogotici e rinascimentali conservati nel Kupferstich-Kabinett der Staatliche Kunstsammlungen di Dresda.

D a no n perdere

L’arte dei giardini salendo verso Fiesole Dal 5 settembre via alle conferenze Prende il via a settembre «L'arte dei giardini-Salendo verso i colli, passeggiate per il quartiere fino a Fiesole», un corso per conoscere alcuni dei più bei giardini di storiche ville presenti a Campo di Marte e Fiesole, organizzato dal Quartiere 2

e dall'associazione culturale «Paesaggi e giardini». Si tratta di un'iniziativa articolata su cinque conferenze tematiche. Primo appuntamento martedì 5 settembre. Informazioni e iscrizioni, tel. 055-4487156.

La scultura ‘astuta’ di Giuseppe Gavazzi Prosegue fino all’8 ottobre la personale di Giuseppe Gavazzi a cura di Max Seidel in corso alla Certosa del Galluzzo (orario 10-12; 15-18 a ingresso libero). «Uno scultore che mi piace molto, un naïf astuto... », scrive il professor Paolucci.

Richie Blackmore, il ruggito dei Deep Purple

‘BLACKMORE’S NIGHT’ saranno al Saschall venerdì 15 settembre (altre date il 13 a Roma il 16 a Milano). Toccherà infatti anche Firenze il breve tour italiano di Richie Blackmore, mitico chitarrista dei Deep Purple e dei Rainbow che si presenta naturalmente con il suo attuale gruppo i ‘Blackmore’s Night’, formazione nata a fine anni ’90 dal sodalizio affettivo e professionale con la giovane e bella Candice Night (con lui nella foto), newyorkese, cantante, ex modella e già disc jockey radiofonica. Risale

I

altri registri — scherza Norcini — , fin qui ne ho raccolti almeno quattro zeppi di firme e di complimenti». «Peccato — conclude — che fra queste non ci siano né quella dell’assessore Siliani, né quella del sindaco». Una note dolente che, indirettamente, introduce un discorso importante sul mancato riconoscimento che artisti, organizzatori, curatori, specie quelli che si occupano di cultura contemporanea, hanno a Firenze. Dopo l’annunciata chiusura del centro d’arte Quarter, dopo i tagli pubblici che hanno messo in ginocchio un festival innovativo di cinema come Nessun Dogma, ora anche Norcini, dopo quest’ultima mostra, rischia di andarsene. In 15 anni ha portato al Puccini, e non solo, il meglio dei disegnatori italiani. Simona Maggiorelli

Una mostra permanente che merita una visita con l’Ultima Cena affrescata da Andrea del Castagno intorno al 1447 nel refettorio del monastero benedettino: il dramma bloccato in una luce nitida, il colore che scolpisce volti e panneggi in un’orchestrazione prospettica di grande e “moderno” fascino. Nel bel Cenacolo di Sant’Apollonia Andrea del Castagno, via XXVII Aprile 1 (8.10-13.50, chiuso 2˚ e 4˚ lunedì) ingresso libero. In più le sinopie per apprezzare l’immediatezza del segno dell’artista.

all’inizio di quest’anno un nuovo album intitolato ‘The village lanterne’, pubblicato prima in Giappone (è arrivato al numero 6 delle classifiche) e poi in Europa e Stati Uniti: si tratta del quinto capitolo della loro storia, un album nel quale il chitarrista riscopre anche le sue origini rock, unendole alla musica medievale caratteristica del suo nuovo progetto. Tra i brani in programma ‘Mond tanz/Child in time’, una nuova versione del grande classico dei Deep Purple e ‘Streets of dreams’, rilettura della canzone dei

Rainbow. ‘The village lanterne’ è disponibile in un’edizione limitata con una versione di ’Streets of dreams’ cantata da Joe Lynn Turner, una voce storica dei Rainbow. Per il concerto settembrino in programma a Firenze sono previsti due settori numerati che costano rispettivamente 34,50 e 25,30 euro (compresi diritti di prevendita). I biglietti sono disponibili presso tutti i punti del Circuito Regionale Box Office e Ticket One. Le. Ci.


LA NAZIONE

GIOVEDÌ 19 MARZO 2009 .

GIORNO E NOTTE FIRENZE LE NOSTRE PROPOSTE

27

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Delitti raccontati due volte: la penna ‘noir’ di Mario Spezi protagonista in libreria IN ATTESA DEL FILM tratto dal romanzoinchiesta ‘Le dolci colline di sangue’, scritto in collaborazione con lo scrittore statunitense Douglas Preston prendendo spunto dal caso ‘mostro di Firenze’, Mario Spezi sarà domani protagonista di un pomeriggio in libreria con la sua ultima fatica scritta con Franco Valleri, ‘Delitti raccontati due volte’ (Laurum editrice). Appuntamento dunque alla Melbookstore di via de’ Cerretani 16r alle ore 18 dove Claudio Carabba e Leonardo Gori presentano il libro assieme a Nino Filastò, che ha realizzato la prefazioene del volume. La cosa intrigante di questa nuova opera e dei due autori è che sia Mario Spe-

zi sia Franco Valleri non possono certo vantarsi di avere inventato la tecnica della contraffazione delle storie, del remake narrativo o del pastiche di generi diversi, di cui vi sono esempi antichissimi: e nemmeno si sono divertiti a cannibalizzare racconti altrui, come faceva (ma solo sui propri) il mitico Raymond Chandler. Si sono invece provati, nel presente volume, in un esperimento più, o meno, ambizioso: quello di mescolare queste diverse possibilità, dando luogo a due romanzi brevi che si potrebbero definire suggestivamente testi-ombra, ispirati l’uno — ‘La webcam sulla strada’ — a ‘Cornell Woolrich‘; l’altro — Paolo Giunti e ‘Il lungo addio’ — al già ricordato Chandler.

CORSA ALLA RIBALTA DEL SUCCESSO

Gli amori di Alessio La danza e Ylenia O CCHI INTRIGANTI, sguardo che seduce. «Ho sempre avuto la percezione esatta dell’effetto che faccio alle donne. Non pensavo, però, che accadesse su così larga scala». Inizia così l’intervista al fascinoso Alessio Di Clemente — l’uomo che al momento popola i sogni femminili del sabato sera in ‘Ballando con le Stelle’ — pubblicata sul numero di ‘Gente’ in edicola questa settimana, raccolta da Sabrina Bonalumi. «Sembrerò presuntuoso, ma io ho sempre avuto grande seguito. A scuola, al liceo, avevo classi intere che mi venivano dietro», riprende l’attore fiorentino, che nel giugno dello scorso anno si è sposato con la giornalista di Rai Sat, Ylenia Politano, che gli ha dato il figlio Johann, 5 anni. E di sua moglie Alessio si dice innamoratissimo: «Viviamo insieme da sette anni e ancora, quando la vedo, mi emoziono», ha confidato al termine della loro performance a sorpresa di sabato scorso. Nato il 15 settembre 1967 a Firenze, da genitori italiani ma con sangue canadese nelle vene (il nonno era un indiano della tribù Apsarok che conobbe una ragazza veneta emigrata là negli anni ‘20 e se ne innamorò), Alessio di Clemente (foto) è cresciuto tra Italia e Canada, ed è arrivato alla recitazione per caso ma attraverso una porta assai certificata: il Centro Sperimentale di Cinematografia. Però prima c’era stata la Nato. Proprio così: oltre al palcoscenico, oltre al ballo, Alessio è stato anche sergente maggiore nelle forze speciali della Nato. In televisione ha preso parte come protagonista ad alcuni film di successo come ‘L’inganno’ di Rossella Izzo, ‘A caro prezzo’ di Claudio Risi, ‘La palestra’ di Pier Francesco Pingitore. Sempre per la televisione, ha partecipato a molte fiction come ‘La dottoressa Giò’, ‘Una donna per amico’, ‘La squadra’, ‘Il bello delle donne’ e la soap di Raitre, ‘Un posto al sole’. E poi ‘Incantesimo’, nel ruolo del dottor Alberto Curti. Nel 2008 era nel cast di ‘Don Matteo 6’. A ‘Ballando con le stelle’, talent show di Rai Uno che ha preso il via nel gennaio scorso, è risultato essere, per la giuria di ballo del programma, il maschio verace di questa edizione, sensuale e passionale. La sua performance — anche quella dello scorso sabato con la moglie Ylenia — è piaciuta a tutti. Nuova rivelazione della trasmissione del sabato sera che lo vede coinvolto direttamente insieme alla ballerina, sua istruttrice Alessandra Mason (con lui nella foto piccola), Alessio è fra i super favoriti. Tra lui e Alessandra, 24 anni, è nato infatti un affiatamento speciale che sta pemettendo a l’attore fiorentino di crescere moltissimo sotto il punto di vista del ballo.

Lo scrittore fiorentino infatti, prende spunto dalla trama del romanzo ‘Il lungo addio’ per delineare l’amicizia tra il giornalista di nera Paolo Giunti, protagonista delle vicende narrate, e un partigiano, che poi diventerà un dirigente di spicco del Pci, sullo sfondo di un assassinio nella Firenze del 1948, l’anno dell’attentato a Togliatti, trasportando le suggestioni e le atmosfere dell’opera chandleriana in un tempo e in un contesto diversi da quello originario dando così luogo a una sorta di pastiche storico- poliziesco. Il risultato è indubbiamente originale, e il divertimento, esaltato da un’adeguata dose di suspance, è assicurato.

BUONGIORNO FIRENZE

Titta, mercato dei Ciompi «Un frammento della città destinato a cambiare aria» IRENZE? E’ un gioiello trattato malissimo». Allarga le braccia Titta Bosio (nella foto), titolare dello stand 22 del mercato dei Ciompi. «L’impressione — aggiunge — , è che l’amministrazione pensi solo al grande business, ovvero alla cementificazione. E poi è un peccato che la città abbia perso qualsiasi forma di eleganza». È da quasi venti anni che Titta lavora al mercatino dei Ciompi. «Io sì che l’ho vista cambiare Firenze...», aggiunge la signora, amareggiata dal «degrado spaventoso in cui si trova la piazza». «Siamo circondati da buche, che ogni tanto tappiamo noi col cemento», indica col dito la commerciante. Che aggiunge: «Purtroppo il mercatino è diventato una zona di bivacco. E lo vediamo dai ‘ricordini’ che ci vengono lasciati». Ma il futuro del mercatino dei Ciompi («L’unico mercato antiquario fisso d’Italia», ci tiene a sottolineare Titta), è in piazza Ghiberti. «Un trasferimento di cui si parla da anni e anni», sospira la signora. Che appena accenniamo al progetto di piazza Ghiberti si fa subito seria. «Tutti noi siamo affezionati a piazza dei Ciompi. Basti pensare che da qui vediamo la Cupola — dice Titta — . Però una cosa è certa: nell’attuale situazione di degrado non possiamo andare avanti». Ben venga dunque lo spostamento in piazza Ghiberti? «Un vantaggio sarà la maggiore accessibilità, dato che qui siamo strozzati dalla Ztl — nota la commerciante — . Però è un peccato che il Comune non abbia tenuto conto in pieno delle nostre richieste riguardanti il nuovo progetto». «Avremmo voluto che gli stand fossero stati pensati per consentirci una maggiore intera-

«F

zione con la piazza», spiega Titta, auspicando che «permanga una continuità con lo storico mercatino». «Speriamo che la prossima amministrazione prenda davvero a cuore il nostro mercato, che è amatissimo dai turisti e soprattutto dai fiorentini –—è la conclusione — . Noi siamo attaccati a questo lavoro, anche perché tra i nostri stand vengono a curiosare persone di tutti i tipi. E questo è un aspetto bellissimo». Elettra Gullè

MUSEI • BARGELLO (Via del Proconsolo 4 tel. 055.23.88.606). Orario: feriali 8,15-13,50. Chiuso 1ª, 3ª e 5ª domenica e 2˚ e 4˚ lunedì del mese. • GALLERIA DELL’ACCADEMIA (via Ricasoli, 60 tel. 055.23.88.609). Orario 8,15-18,50. Lunedì chiusa. • GALLERIA DEGLI UFFIZI (Loggiato degli Uffizi, 6 tel. 055.23.885). Orario 8,15-18,50. Festivo 8,15-18,50. Lunedì chiuso. • MUSEO DI SAN MARCO (Piazza San Marco tel. 055.23.88.608). Orario: 8,15-13,50; sabato e festivi 8,15-19). Chiuso 1ª, 3ª e 5ª domenica e 2˚ e 4˚ lunedì del mese. • MUSEO STIBBERT (via Stibbert tel. 055.475.520). Orario: lunedì, martedì e mercoledì 10-14, ven. sab. dom. 10-18. Chiuso giovedì. • GALLERIA PALATINA (Palazzo Pitti tel.055.23.88.614). Orario: 8,15-18,50. Lunedì chiu-

sa. • MUSEO DI ARTE EBRAICA (via Farini 6). Orario 10-15; venerdì 10-14. Sabato chiuso. • GALLERIA D’ARTE MODERNA (Palazzo Pitti tel.055.294.883). Orario 8,15-13,50. Chiusa 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚ 5˚ lunedì del mese. • MUSEO DEGLI ARGENTI (Palazzo Pitti tel. 055.23.88.710). Orario 8,15-13,50. Chiuso 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚ e 5˚ lunedì. • OPIFICIO DELLE PIETRE DURE (via Alfani tel. 055.218.709). Orario 8,15-14; giovedì 8,15-19; domeniche e festivi chiuso. • OPERA DEL DUOMO (Piazza del Duomo, 9 tel. 055.23.02.885). Orario da lunedì a sabato 9-19,30. Domenica 9,30-13,40. • TESORO DI SAN LORENZO (Piazza San Lorenzo, 9). Orario lunedì-sabato 10-17 domeniche

chiuso fino a marzo. Da marzo a ottobre 13,30-17,30. • MUSEO SALVATORE FERRAGAMO Piazza Santa Trinita 5r (tel: 055.3360455-6). Orario: aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Chiuso il martedi.to 8,30-14. • MUSEO ARCHEOLOGICO (via della Colonna). Orario lunedì 14-19, martedì e giovedì 8,30-19; mercoledì, venerdì e sabato 8,30-14. • MUSEO FONDAZIONE H.P. HORNE (via dei Benci, 6). Orario 9-13 escluso i festivi. • MUSEO STORIA NATURALE Antropologia (v. del Proconsolo 12), Geologia e paleontologia (v. La Pira 4), Mineralogia (v. La Pira 4), La Specola (v. Romana 17), Orto Botanico (v. Micheli 3). Orario 9-13. Sabato 9-17. Merc. chiuso. • MUSEO MARINO MARINI (P.zza S. Pancrazio). Orario 10-17 feriali; 10-15 festivi, chiuso mar-

tedì. • MUSEO DI SANTA CROCE (piazza Santa Croce) Orario 9,30-17,30; festivi 13-17,30. • MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA (Piazza dei Giudici 1). Orario 9,30-17, martedì 9,30-13. Domenica e festivi chiuso. • CAPPELLE MEDICEE (Piazza Madonna degli Aldobrandini tel.055.23.88.602). Orario 8,15-17; festivi 8,15-13,50. Chiuse 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚, 5˚ lunedì del mese. • MUSEO PRIMO CONTI (Villa Le Coste, via G. Dupré 18 Fiesole, 055. 597.095) dal lunedì al venerdì ore 9-13. Visite anche sabato e domenica previo appuntamento • MUSEO PIETRO ANNIGONI (Villa Bardini - Costa San Giorgio 2). Da mercoledì a venerdì ore 10-16; sabato e domenica, ore 10-18. Chiuso lunedì e martedì. Bookshop e informazioni: tel. 055.263.85.99 - 23.46.988r


LA NAZIONE

GIOVEDÌ 19 MARZO 2009 .

GIORNO E NOTTE FIRENZE LE NOSTRE PROPOSTE

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Delitti raccontati due volte: la penna ‘noir’ di Mario Spezi protagonista in libreria IN ATTESA DEL FILM tratto dal romanzoinchiesta ‘Le dolci colline di sangue’, scritto in collaborazione con lo scrittore statunitense Douglas Preston prendendo spunto dal caso ‘mostro di Firenze’, Mario Spezi sarà domani protagonista di un pomeriggio in libreria con la sua ultima fatica scritta con Franco Valleri, ‘Delitti raccontati due volte’ (Laurum editrice). Appuntamento dunque alla Melbookstore di via de’ Cerretani 16r alle ore 18 dove Claudio Carabba e Leonardo Gori presentano il libro assieme a Nino Filastò, che ha realizzato la prefazioene del volume. La cosa intrigante di questa nuova opera e dei due autori è che sia Mario Spe-

zi sia Franco Valleri non possono certo vantarsi di avere inventato la tecnica della contraffazione delle storie, del remake narrativo o del pastiche di generi diversi, di cui vi sono esempi antichissimi: e nemmeno si sono divertiti a cannibalizzare racconti altrui, come faceva (ma solo sui propri) il mitico Raymond Chandler. Si sono invece provati, nel presente volume, in un esperimento più, o meno, ambizioso: quello di mescolare queste diverse possibilità, dando luogo a due romanzi brevi che si potrebbero definire suggestivamente testi-ombra, ispirati l’uno — ‘La webcam sulla strada’ — a ‘Cornell Woolrich‘; l’altro — Paolo Giunti e ‘Il lungo addio’ — al già ricordato Chandler.

CORSA ALLA RIBALTA DEL SUCCESSO

Gli amori di Alessio La danza e Ylenia O CCHI INTRIGANTI, sguardo che seduce. «Ho sempre avuto la percezione esatta dell’effetto che faccio alle donne. Non pensavo, però, che accadesse su così larga scala». Inizia così l’intervista al fascinoso Alessio Di Clemente — l’uomo che al momento popola i sogni femminili del sabato sera in ‘Ballando con le Stelle’ — pubblicata sul numero di ‘Gente’ in edicola questa settimana, raccolta da Sabrina Bonalumi. «Sembrerò presuntuoso, ma io ho sempre avuto grande seguito. A scuola, al liceo, avevo classi intere che mi venivano dietro», riprende l’attore fiorentino, che nel giugno dello scorso anno si è sposato con la giornalista di Rai Sat, Ylenia Politano, che gli ha dato il figlio Johann, 5 anni. E di sua moglie Alessio si dice innamoratissimo: «Viviamo insieme da sette anni e ancora, quando la vedo, mi emoziono», ha confidato al termine della loro performance a sorpresa di sabato scorso. Nato il 15 settembre 1967 a Firenze, da genitori italiani ma con sangue canadese nelle vene (il nonno era un indiano della tribù Apsarok che conobbe una ragazza veneta emigrata là negli anni ‘20 e se ne innamorò), Alessio di Clemente (foto) è cresciuto tra Italia e Canada, ed è arrivato alla recitazione per caso ma attraverso una porta assai certificata: il Centro Sperimentale di Cinematografia. Però prima c’era stata la Nato. Proprio così: oltre al palcoscenico, oltre al ballo, Alessio è stato anche sergente maggiore nelle forze speciali della Nato. In televisione ha preso parte come protagonista ad alcuni film di successo come ‘L’inganno’ di Rossella Izzo, ‘A caro prezzo’ di Claudio Risi, ‘La palestra’ di Pier Francesco Pingitore. Sempre per la televisione, ha partecipato a molte fiction come ‘La dottoressa Giò’, ‘Una donna per amico’, ‘La squadra’, ‘Il bello delle donne’ e la soap di Raitre, ‘Un posto al sole’. E poi ‘Incantesimo’, nel ruolo del dottor Alberto Curti. Nel 2008 era nel cast di ‘Don Matteo 6’. A ‘Ballando con le stelle’, talent show di Rai Uno che ha preso il via nel gennaio scorso, è risultato essere, per la giuria di ballo del programma, il maschio verace di questa edizione, sensuale e passionale. La sua performance — anche quella dello scorso sabato con la moglie Ylenia — è piaciuta a tutti. Nuova rivelazione della trasmissione del sabato sera che lo vede coinvolto direttamente insieme alla ballerina, sua istruttrice Alessandra Mason (con lui nella foto piccola), Alessio è fra i super favoriti. Tra lui e Alessandra, 24 anni, è nato infatti un affiatamento speciale che sta pemettendo a l’attore fiorentino di crescere moltissimo sotto il punto di vista del ballo.

Lo scrittore fiorentino infatti, prende spunto dalla trama del romanzo ‘Il lungo addio’ per delineare l’amicizia tra il giornalista di nera Paolo Giunti, protagonista delle vicende narrate, e un partigiano, che poi diventerà un dirigente di spicco del Pci, sullo sfondo di un assassinio nella Firenze del 1948, l’anno dell’attentato a Togliatti, trasportando le suggestioni e le atmosfere dell’opera chandleriana in un tempo e in un contesto diversi da quello originario dando così luogo a una sorta di pastiche storico- poliziesco. Il risultato è indubbiamente originale, e il divertimento, esaltato da un’adeguata dose di suspance, è assicurato.

BUONGIORNO FIRENZE

Titta, mercato dei Ciompi «Un frammento della città destinato a cambiare aria» IRENZE? E’ un gioiello trattato malissimo». Allarga le braccia Titta Bosio (nella foto), titolare dello stand 22 del mercato dei Ciompi. «L’impressione — aggiunge — , è che l’amministrazione pensi solo al grande business, ovvero alla cementificazione. E poi è un peccato che la città abbia perso qualsiasi forma di eleganza». È da quasi venti anni che Titta lavora al mercatino dei Ciompi. «Io sì che l’ho vista cambiare Firenze...», aggiunge la signora, amareggiata dal «degrado spaventoso in cui si trova la piazza». «Siamo circondati da buche, che ogni tanto tappiamo noi col cemento», indica col dito la commerciante. Che aggiunge: «Purtroppo il mercatino è diventato una zona di bivacco. E lo vediamo dai ‘ricordini’ che ci vengono lasciati». Ma il futuro del mercatino dei Ciompi («L’unico mercato antiquario fisso d’Italia», ci tiene a sottolineare Titta), è in piazza Ghiberti. «Un trasferimento di cui si parla da anni e anni», sospira la signora. Che appena accenniamo al progetto di piazza Ghiberti si fa subito seria. «Tutti noi siamo affezionati a piazza dei Ciompi. Basti pensare che da qui vediamo la Cupola — dice Titta — . Però una cosa è certa: nell’attuale situazione di degrado non possiamo andare avanti». Ben venga dunque lo spostamento in piazza Ghiberti? «Un vantaggio sarà la maggiore accessibilità, dato che qui siamo strozzati dalla Ztl — nota la commerciante — . Però è un peccato che il Comune non abbia tenuto conto in pieno delle nostre richieste riguardanti il nuovo progetto». «Avremmo voluto che gli stand fossero stati pensati per consentirci una maggiore intera-

«F

zione con la piazza», spiega Titta, auspicando che «permanga una continuità con lo storico mercatino». «Speriamo che la prossima amministrazione prenda davvero a cuore il nostro mercato, che è amatissimo dai turisti e soprattutto dai fiorentini –—è la conclusione — . Noi siamo attaccati a questo lavoro, anche perché tra i nostri stand vengono a curiosare persone di tutti i tipi. E questo è un aspetto bellissimo». Elettra Gullè

MUSEI • BARGELLO (Via del Proconsolo 4 tel. 055.23.88.606). Orario: feriali 8,15-13,50. Chiuso 1ª, 3ª e 5ª domenica e 2˚ e 4˚ lunedì del mese. • GALLERIA DELL’ACCADEMIA (via Ricasoli, 60 tel. 055.23.88.609). Orario 8,15-18,50. Lunedì chiusa. • GALLERIA DEGLI UFFIZI (Loggiato degli Uffizi, 6 tel. 055.23.885). Orario 8,15-18,50. Festivo 8,15-18,50. Lunedì chiuso. • MUSEO DI SAN MARCO (Piazza San Marco tel. 055.23.88.608). Orario: 8,15-13,50; sabato e festivi 8,15-19). Chiuso 1ª, 3ª e 5ª domenica e 2˚ e 4˚ lunedì del mese. • MUSEO STIBBERT (via Stibbert tel. 055.475.520). Orario: lunedì, martedì e mercoledì 10-14, ven. sab. dom. 10-18. Chiuso giovedì. • GALLERIA PALATINA (Palazzo Pitti tel.055.23.88.614). Orario: 8,15-18,50. Lunedì chiu-

sa. • MUSEO DI ARTE EBRAICA (via Farini 6). Orario 10-15; venerdì 10-14. Sabato chiuso. • GALLERIA D’ARTE MODERNA (Palazzo Pitti tel.055.294.883). Orario 8,15-13,50. Chiusa 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚ 5˚ lunedì del mese. • MUSEO DEGLI ARGENTI (Palazzo Pitti tel. 055.23.88.710). Orario 8,15-13,50. Chiuso 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚ e 5˚ lunedì. • OPIFICIO DELLE PIETRE DURE (via Alfani tel. 055.218.709). Orario 8,15-14; giovedì 8,15-19; domeniche e festivi chiuso. • OPERA DEL DUOMO (Piazza del Duomo, 9 tel. 055.23.02.885). Orario da lunedì a sabato 9-19,30. Domenica 9,30-13,40. • TESORO DI SAN LORENZO (Piazza San Lorenzo, 9). Orario lunedì-sabato 10-17 domeniche

chiuso fino a marzo. Da marzo a ottobre 13,30-17,30. • MUSEO SALVATORE FERRAGAMO Piazza Santa Trinita 5r (tel: 055.3360455-6). Orario: aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Chiuso il martedi.to 8,30-14. • MUSEO ARCHEOLOGICO (via della Colonna). Orario lunedì 14-19, martedì e giovedì 8,30-19; mercoledì, venerdì e sabato 8,30-14. • MUSEO FONDAZIONE H.P. HORNE (via dei Benci, 6). Orario 9-13 escluso i festivi. • MUSEO STORIA NATURALE Antropologia (v. del Proconsolo 12), Geologia e paleontologia (v. La Pira 4), Mineralogia (v. La Pira 4), La Specola (v. Romana 17), Orto Botanico (v. Micheli 3). Orario 9-13. Sabato 9-17. Merc. chiuso. • MUSEO MARINO MARINI (P.zza S. Pancrazio). Orario 10-17 feriali; 10-15 festivi, chiuso mar-

tedì. • MUSEO DI SANTA CROCE (piazza Santa Croce) Orario 9,30-17,30; festivi 13-17,30. • MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA (Piazza dei Giudici 1). Orario 9,30-17, martedì 9,30-13. Domenica e festivi chiuso. • CAPPELLE MEDICEE (Piazza Madonna degli Aldobrandini tel.055.23.88.602). Orario 8,15-17; festivi 8,15-13,50. Chiuse 2ª, 4ª domenica e 1˚, 3˚, 5˚ lunedì del mese. • MUSEO PRIMO CONTI (Villa Le Coste, via G. Dupré 18 Fiesole, 055. 597.095) dal lunedì al venerdì ore 9-13. Visite anche sabato e domenica previo appuntamento • MUSEO PIETRO ANNIGONI (Villa Bardini - Costa San Giorgio 2). Da mercoledì a venerdì ore 10-16; sabato e domenica, ore 10-18. Chiuso lunedì e martedì. Bookshop e informazioni: tel. 055.263.85.99 - 23.46.988r


Lucio Dalla visita la mostra

Quando Siena propone musica

LUCIO DALLA ha visitato ieri la mostra Arte, Genio, Follia ideata da Sgarbi a Siena. L’autore di canzoni indimenticabili è rimasto incantato.

OGGI ore 11.30, presso la Sede del Monte dei Paschi a Roma presentazione della «66ª Settimana Musicale Senese» e della «78ª Estate Musicale Chigiana».

MERCOLEDÌ 22 APRILE 2009

Alcune riprese del film sul «mostro»

SERIE TV SARANNO SEI EPISODI SU FOX CRIME

Il mostro non muore Rontini perse la figlia: «E’ il vero eroe del racconto» di GIOVANNI BOGANI — FIRENZE —

“La Corte d’Appello di Firenze ha collaborato con molta intelligenza, e ha messo a disposizione locali assai simili a quelli nei quali si svolse il processo al ‘mostro’ di Firenze», dice Ugo Di Tullio, presidente della Mediateca Toscana film commission. Uomini in divisa fanno salire tre uomini in manette. E non è una scena del film. Il pulmino se ne va: non verso la pausa pranzo, ma verso Sollicciano. Passa dal cortile l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia di Meredith Kercher al processo contro Amanda Knox. Un altro spaccato di realtà feroce. Su cui magari, tra non molto, faranno un film.

UN’AULA DI TRIBUNALE. Corte d’appello. L’atmosfera è quella delle scuole o delle corsie d’ospedale. Odore tiepido di disciplina e di dolore. Luce giallina che unisce tragedie personali e l’astratta voce del potere. Dentro l’aula, intorno a personaggi in toga, si agitano elettricisti, fonici, ciakkisti. C’è quello con la macchina che produce il fumo: serve ad “ammorbidire” l’immagine, a fare un effetto cinema. Perché è di cinema che si parla. Anche PARLIAMO con Ennio Fantastichini, che nella serie inse per la tv. E’ la serie di sei puntate che andrà terpreta Renzo Rontini, il padre di Pia, uccisa nel 1984. Il in onda su Fox Crime, e che parlerà del cosiddetto “mo- più fiero, il più ostinato – tra i genitori dei ragazzi massastro di Firenze”. La serie di otto duplici omicidi che scon- crati dai “compagni di merende” – nel cercare la verità. volsero la Toscana tra il 1968 e il 1985. Inutile farne il rias- Dice Fantastichini: «Quest’uomo, questo padre, incontra sunto qui: ogni toscano sa di che cosa si parun dolore terribile, shakespeariano. Come li. L’ossessione, il terrore, il panico che ha padre, capisco questo dolore. Ed è quello, LE RIPRESE attanagliato una generazione intera. «Cinprima di tutto, che ho provato a portare in Lontani dai luoghi quecentosedici, uno prima!». Il ciak, nel ciscena. E poi, la sua battaglia. Il suo mettere dei veri omicidi nema, si grida. C’è sempre un po’ di aria mila propria sofferenza al servizio degli altri. litare, su un set. Bisogna fare silenzio assoluRontini diceva: voglio che i ragazzi possa«Per una forma to, quando si gira. Ma un tecnico urla: no di nuovo uscire la sera». Giorgio Colandi rispetto» «Aoh! Sto a misurà n‘amperometro!», grida geli è il commissario Michele Giuttari, uno. Poi sssh!. Motore. Azione. quello che ha arrestato i “compagni di merende” Vanni e Lotti: “Giuttari è quello che con più forza CORSO SALANI, in toga, dice: «Prove contro Pacciani pensa a un gruppo di criminali, a un ‘milieu’ e non a un ce ne sono. Alcune stringenti. I quaderni del ragazzo tede- folle isolato”, dice Colangeli. “Perché la cosa più terribile sco, il proiettile rinvenuto in giardino…». Interpreta il è che il Mostro non era solo una scheggia impazzita della pubblico ministero Paolo Canessa. Si gira un’udienza del società; ma che c’era tutto un mondo di voyeur e di maniaprocesso di appello: quello che mandò assolto Mario Pac- ci intorno”. Dice il regista, Antonello Grimaldi: «Non giciani, ribaltando l’ergastolo del primo grado. Il regista, reremo a Vicchio, per rispetto verso Renzo Rontini, né a dietro un monitor, è Antonello Grimaldi, quello di “Caos Mercatale, a ‘casa Pacciani’. Ma per il resto gireremo nei calmo”. Nel cast di primissimo ordine spiccano Ennio luoghi dei veri omicidi del ‘mostro’. In realtà, nel film Fantastichini, Nicole Grimaudo, Giorgio Colangeli, Bebo non si inventa niente, a cominciare dai luoghi. E’ impresStorti, Marco Giallini, Massimo Sarchielli e Sergio Albel- sionante come i luoghi degli omicidi fossero vicini alla li. Si girerà per quattro settimane a Firenze e nei luoghi strada. Non in mezzo al bosco. Il ‘mostro’ uccideva quasi degli omicidi, con l’aiuto della Toscana film commission. allo scoperto».

TESTIMONE CRONISTA DAGLI ANNI ‘80 HA SEGUITO I DUPLICI OMICIDI. DAL SUO LIBRO UN FILM

Spezi: «Firenze ha tirato fuori i suoi aspetti cupi» di TITTI GIULIANI FOTI — FIRENZE —

sta adeguato ai tempi. Per Jack avevano coniato il mostrologist, quello che seguiva le sue malefatte e fu indagato per quello che scriveva, per i dettagli».

«IL MOSTRO DI FIRENZE tira ancora? Ovvio, è uno dei motivi che al di là delle vicende E per il mostro di Firenze è successo allo giudiziarie stimola l’immaginazione». Mario Spezi... Spezi, giornalista che ha seguito le gesta del co«Vedi? E’ la storia che si ripete e si siddetto ‘mostro’, sa perché di presta a tante chiavi di lettura: c’è questa storia — seguita da FANTASIE una città, Firenze, che negli anni è sempre da La Nazione — si vissuta nel panico e che si è inven«Si parlava parlerà ancora per molto. Spetata tanti mostri, tirando fuori i di riti satanici zi era un cronista di ‘nera’ ai suoi aspetti più cupi. A un certo e di aristocratici tempi dei duplici omicidi nei punto il mostro non era più un asprimi anni ’80. A decidere di coinvolti» sassino in carne e ossa ma un’entifarglieli seguire fu Umberto tà demoniaca». Chirici, allora capocronista Ha scatenato la fantasia? de La Nazione. Omicidi che hanno attraversato «Mica poco: ripresa anche da alcuni investigagli anni ‘80, fino al 1985, e che solo in un secon- tori. Si parlava di riti satanici a vip che si riunido momento furono ricollegati a quelli del scono in ville segrete con vittime sacrificali. 1968 di Borgo San Lorenzo. Certi dicevano che il mostro doveva essere un Spezi, la tua vita di giornalista si è incroaristocratico, E c’era pure chi parlava di sette ciata malauguratamente con quella del venute dal Medioevo che continuavano a operaserial killer... «Sai cos’è la storia? Non esiste un vero finale. re: dire fantasiose chiavi di lettura è poco». Tom Cruise sarà il protagonista del film E’ avvenuto un po’ come per Jack lo Squartatotratto dal libro scritto da te e dal giallire, diventato popolare perchè non c’è mai stata sta Douglas Preston sul mostro? una soluzione, pur avendo ucciso quattro persone. Per assurdo sembra che l’importante sia per «Un film, appunto. La storia sarà quella di un un assassino avere il suo cantore. O un giornali- serial killer e di due amici giornalisti che non

credendo alle indagini della polizia vanno a vedere tutte le carte, gli atti di questi omicidi. E da questo rovistare vedono come reagisce il potere. Uno lo rispediscono in America. l’altro lo sbattono in galera. A scrivere il copione sarà Christopher McQuarrie, premio Oscar nel 1996». Cosa pensi di questa fiction per la tv?

«Che è una storia comunque che attira ancora e attirerà, anche perché ha come sfondo una città come Firenze. L’attore che impersona Pacciani ha voluto incontrarmi per chiedermi come parlava, come si muoveva, che tipo fosse. E’ un film fatto solo per l’Italia. E so che ce n’è un altro in ponte, credo di Brando De Sica, il figlio di Christian, per il cinema. Come vedi ho ragione». Mario, esiste una morale?

«Ci vorebbe che qualcuno raccontasse le cose attuali e reali, sarebbe bene che si scrivessero fino in fondo: non lo fa più nessuno. La mia teoria non diceva chi era il mostro ma chi non lo era. Io sono finito in galera e quelli sono stati condannati: Pacciani è morto innocente, assolto dalla Corte d’appello. La morale? Diciotto persone morte, tante carriere fatte e il buio».

Mario Spezi


CRONACA FIRENZE

SABATO 23 GENNAIO 2010 LA NAZIONE .

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LA MALEDIZIONE DEL MOSTRO di GIGI PAOLI

E’ GIUSTIZIA». Mario Spezi commenta così la condanna in primo grado per Giuliano Mignini e Michele Giuttari: il primo fu il pm che lo mandò in carcere, il secondo fu il poliziotto che avallò quella teoria balzana in base alla quale il giornalista più esperto sul caso del Mostro dovesse per forza essere coinvolto nella vicenda.Ventitré giorni di cella, si fece Spezi, nel 2006.

«C’

RIVINCITA «Non sono stati giudicati degni del lavoro che hanno svolto»

Mignini e Giuttari condannati «Mi mandarono in carcere» Il giornalista Mario Spezi: «C’è giustizia»

Giuttari fa lo scrittore più che il poliziotto, ormai. Mignini è tutt’ora magistrato.

«Questa condanna non mi ripaga dei giorni in carcere, ma ha un senso in relazione a certe scelte di questi due personaggi, condannati anche per comportamenti illeciti nei confronti di giornalisti colpevoli di aver parlato con me».

«Deontologicamente parlando, se fossi un pm, mi auto- IL FUTURO sospenderei fino a sentenza «Come farà ora d e f i n i t i v a . il pm a chiedere Non avrei condanne di l’etica di chie- altre persone?» dere, in queste condizioni, la condanna di un’altra persona. Anché perché ora si è legittimati a pensare che altre loro indagini siano state condotte con questi metodi. Forse la magistratura dovrebbe dire qualcosa, no?».

SCONTRO Mario Spezi e, nella foto a destra, il pm Giuliano Mignini

Cosa pensi della condanna?

La pena è sospesa...

«E’ chiaro. Ma, seppur solo in primo grado, entrambi sono stati giudicati non degni del lavoro che svolgono. E trovo incredibile, anche se la pena è sospesa,che un pm in questa condizione pos-

sa andare in aula a chiedere la condanna di altre persone, ancor più se si parla di processi collegati a quello per cui è stato condannato». A cosa ti riferisci?

«All’udienza di febbraio per le persone accusate di aver organiz-

zato lo scambio del cadavere di Francesco Narducci. E’ una vicenda legata al processo al termine del quale Mignini è stato interdetto. Ma ho pensato anche a un’altra cosa». Quale?

«Ho pensato all’America, ad

IL PERSONAGGIO MICHELE GIUTTARI

La triste parabola dell’ex capo del Gides Dopo la chiusura è rimasto senza sede IL DOTTOR Michele Giuttari (nella foto), funzionario della Polizia di Stato, è primo dirigente. Nel suo periodo fiorentino, costellato di ricorsi al giudice circa la sua assegnazione, ha diretto la squadra mobile fino al momento in cui è stata creata una specdiale struttura definita ‘Gides’, un acronimo che significa gruppo investigativo sui delitti seriali che aveva ‘competenza’ su Firenze e l’Umbria dove l’inchiesta sul mostro sembrava essere sfociata. Giuttari come capo del Gides interloquiva sia con la procura di Firenze che con quella di Perugia,

Mezzo indizio più mezzo indizio non fa un indizio ma zero indizi: lo disse l’allora sostituto pg Tony al processo d’appello contro Pacciani. Sono passati più di dieci anni, ma quella celebre frase pare ancora valida.

«E’ un principio fondamentale della giustizia».

Ha senso parlare di rivincita?

«Che la pena accessoria, cioè l’interdizione dai pubblici uffici, è più significativa di quella principale».

ro o no delle prove contro di lei. E lì le prove non c’erano.Almeno io non le ho viste».

preferibilmente con il sostituto procuratore Giuliano Mignini. Una volta che è stata decisa la chiusura della struttura del Gides che aveva sede al 7˚ piano del Magnifico, Giuttari è rimasto momentaneamente senza sede. Anche perché lui non sembrava

avere intenzione di essere trasferito troppo lontano da Firenze avendo qui il centro dei suoi interessi e la sua vita e soprattutto avendo già girato diverse sedi tra cui anche quella ‘disagiata’ in Calabria. Al momento dunque Michele Giuttari risulta sempre primo dirigente in attesa di essere promoso questore vicario ed è di stanza al Viminale all’ufficio Ispettivo in attesa di essere destinato ad altro incarico. Di tanto in tanto viene inviato a compiere ispezioni nelle questure italiane come prevede il protocollo interno della polizia di Stato.

Ma questa storia finirà?

Amanda Knox e a tutti quelli che pensano che l’inchiesta sull’omicidio di Meredith non è stata ben fatta». Non è stata ben fatta?

«Non ha senso dire se Amanda fosse colpevole o innocente. Ha senso invece chiedersi se ci fosse-

«L’inchiesta di Firenze sul Mostro è stata chiusa con una sentenza definitiva che lascia delle incongruenze pazzesche. A Perugia ce n’è un’altra che dura da dieci anni e per la quale sono stati spesi miliardi di vecchie lire. Ci sarà, alla fine, un giudice che si sentirà di dire che non è servita a nulla?».


CRONACA FIRENZE

GIOVEDÌ 22 APRILE 2010

DAL TRIBUNALE AFFAROPOLI

Scuola marescialli Per la Cassazione l’inchiesta resta a Firenze Restano saldamente radicate presso la procura di Firenze le indagini sulla scuola marescialli di Firenze, uno dei filoni dell’inchiesta sui grandi eventi, la maxinchiesta che è partita appunto dalla procura fiorentina e che poi si è divisa in un troncone affidato a aPerugia per il coinvolgimento nell’inchiesta del procuratore aggiunto di Roma, AchilleToro. Il pg della Cassazione, secondo quanto appreso, ha infatti respinto la richiesta di trasmettere gli atti a Roma, presentata dalle difese dei quattro arrestati il 4 marzo scorso per l’appalto per la scuola, Angelo Balducci, Fabio De Sanctis, Francesco Maria Piscicelli e l’avvocato Guido Cerruti. Già il tribunale del riesame di Firenze aveva respinto un’analoga richiesta. La procura fiorentina radica l’inchiesta nel capolugo toscano perchè è a Firenze che sarebbe avvenuto il primo episodio di corruzione contestato.

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Ingiurie e percosse alla moglie: condannato

Banca assolta dall’accusa di usura

ASSOLTO dall’accusa di maltrattamenti e violenza sulla moglie, un 45enne difeso dall’avvocato Berni è stato invece condannato per ingiurie e percosse a una pena pecuniaria di 2500 euro.

ERANO stati accusati di usura e portati in giudizio, ma ieri il tribunale ha assolto l’amministratrice di una banca e la banca stessa (difesi dagli avvocati D’Avirro e Fenyes) perché il fatto non sussiste.

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«E’ finito un incubo durato sei anni» La gioia di Mario Spezi dopo l’ultima assoluzione a Perugia «E’ FINITO un incubo durato sei anni ed è svanita la prospettiva che si andasse avanti per altri sei fra secondo e terzo grado di giudizio. E’ meraviglioso, sono felice». Le parole di Mario Spezi sono un inno alla gioia e sono il frutto del proscioglimento suo e di tutti gli altri imputati nell’udienza preliminare a Perugia per le presunte irregolarità compiute in occasione del ritrovamento del cadavere di Francesco Narducci, il 13 ottobre 1985 al lago Trasimeno. Per lo scrittore ed ex cronista de La Nazione, massimo esperto delle vicende del mostro di Firenze, è l’ultima e più grande rivincita. Così come è la definitiva sconfitta del castello accu-

satorio messo in piedi dal pm Giuliano Mignini e dal poliziottoscrittore Michele Giuttari. E Spezi non le manda a dire: «E’ molto iro-

L’ACCUSA In venti erano stati indagati per lo scambio di cadavere del medico Narducci nico pensare che, dopo tutti gli indagati sputtanati, Narducci compreso, dopo i milioni di euro spesi e i dieci anni di indagini, la conclusione è che tutti sono stati prosciolti e due condannati per abuso d’uf-

ficio nell’ambito di questa indagine: il pm Mignini e Giuttari». Spezi — che a seguito di quelle accuse fu mandato anche in galera — attacca: «E’ stata un’indagine basata solo su voci, per non dire su assurdità». Tali, infatti, vanno considerate le pseudorivelazioni della supertestimone di Mignini per la quale i feticci sottratti alle povere vittime del mostro erano state messe nientemeno che sotto il materasso di Papa Wojtyla prima che morisse. «Tutto ciò è stato come una nave impazzita che va alla deriva trascinando con sé tanta gente e milioni di euro. E nessuno è intervenuto per dieci anni». Gigi Paoli

CRONISTA Mario Spezi

UDIENZA PRELIMINARE GLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA ELEMENTARE SI ACCORSERO DEI MALTRATTAMENTI

Botte alla figlia con cinture e catene: coppia rinviata a giudizio

ACCUSA Il pm Luciana Singlitico

LUI MALTRATTAVA la figlia picchiandola continuamente anche con cinture e catene; lei, la nuova moglie del padre, oltre a picchiarla la costringeva a svolgere abitualmente lavori domestici. Oggi che ha quattordici anni ed è stata da tempo affidata dal tribunale dei minori a una famiglia, quella bambina è ora rappresentata in tribunale contro la coppia dalla curatrice speciale, l’avvocato Lisa Parrini, che si è costituita parte civile con lì’assistenza della

collega Valentina Orvieto. La coppia — entrambi quarantenni originari dell’ex Jugoslavia e difesi dagli avvocati Massimo Fusi e Francesca Frati — è stata ieri rinviata a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Anna Sacco così come richiesto dal pubblico ministero Luciana Singlitico. Il processo si aprirà l’11 marzo dell’anno prossimo davanti alla prima sezione penale del tribunale. I fatti risalgono al 2006, quando la bambina aveva quasi dieci

anni. Ad accorgersi delle violenze cui la piccola veniva sottoposta furono gli insegnanti della scuola elementare, che notarono non solo chiari segni di disagio psicologico nella bambina ma anche gli esiti delle botte sul suo corpo. Così furono attivati i servizi sociali, che raccolsero le dichiarazioni della bambina e poi trasmisero una relazione al tribunale dei minorenni, il quale a sua volta affidò la bambina a una famiglia.


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10 CRONACA FIRENZE

SABATO 10 SETTEMBRE 2016

GIORNALISMO IN LUTTO

LA CAMERA ARDENTE

I FUNERALI

DA OGGI LA SALMA SARA’ ESPOSTA ALLE CAPPELLE DEL COMMIATO

L’ULTIMO SALUTO LUNEDI’ ALLE 10.30, NELLA CHIESA DI SAN GIUSTO A EMA

Il cordoglio

Dario Nardella «Ci lascia un bravo professionista che ha lavorato per una vita a Firenze e che ha dedicato al suo lavoro passione e dedizione fino all’ultimo. Alla famiglia giungano le condoglianze mie personali e della città».

ADDIO MARIO

Il coraggio di andare fino in fondo Spezi, le inchieste sul Mostro, le vignette di PIERANDREA VANNI

CON MARIO Spezi, scomparso dopo una lunga malattia alla quale non si è mai arreso, se ne è andato un cronista di razza, protagonista delle maggiori vicende giudiziare e di ‘nera’ che hanno interessato Firenze, la Toscana e l’Umbria dalla metà degli anni Settanta. Mario sapeva andare a fondo in tutto quello che faceva e scriveva, talmente a fondo da dedicarsi per molti anni, con caparbietà e anche con un certo coraggio, al giallo dei gialli, cioè alla lunga, incredibile e inquietante vicenda del mostro di Firenze. Per questo era diventato per i suoi colleghi e non solo, il ‘Mostrologo’, come riconoscimento per il difficile, paziente lavoro di indagine al quale si dedicava. Che gli è costato, va

detto subito, poche soddisfazioni (le sue tesi non erano sempre condivise, ma più spesso osteggiate) e molte amarezze. La maggiore, e clamorosa, l’arresto, il 7 aprile 2006, su ordine della Procura di Perugia con accuse pesanti: depistaggio, calunnia, turbativa di servizio pubblico e, addirittura, concorso nell’omicidio del farmacista perugino Francesco Narducci. Ventitré giorni in carcere, una parte dei quali in isolamento. «UN ARRESTO vergognoso», ricorda oggi ancora indignato il suo legale avvocato Alessandro Traversi. La ferita provocata da quella vicenda, una macchia non certo per lui, non si è mai rimarginata. Prosciolto in istruttoria per una parte dei reati che gli venivano contestati e poi assolto per gli

altri in tutti gradi di giudizio, tranne che per la calunnia (non processato per avvenuta prescrizione), Mario ha reagito impegnandosi ancora di più nel lavoro e raccontando nel libro Inviato in galera l’odissea vissuta sulla pro-

«INVIATO IN GALERA» Ventitré giorni di carcere per poi essere prosciolto da tutte le accuse pria pelle. Sulla vicenda del mostro aveva scritto, con Douglas Preston Dolci colline di sangue, e più tardi ancora assieme pubblicarono, solo in Germania, un libro sull’omicidio di Meredith Kercher. Ma sarebbe riduttivo ricor-

dare Mario Spezi solo come il ‘Mostrologo’. Nei molti anni che ha trascorso nella cronaca de La Nazione (era entrato nel 1975 dopo brevi esperienze a Paese Sera e Nazione Sera) ha ‘coperto’ soprattutto il settore della giudiziaria con quello scrupolo e quella capacità professionale che anche chi non era d’accordo con le conclusioni di certe sue inchieste gli riconosceva. E se a prima vista poteva sembrare un carattere burbero e disincantato, in realtà aveva molta umanità che testimoniava anche con il suo sorriso, sia pure velato a volte da malinconia. Ma era anche un vignettista di rara efficacia e un disegnatore di livello. Le sue vignette sui colleghi della cronaca (una dedicata al ‘mago’ Alfredo fu pubblicata dall’Intrepido) erano pungenti e bonarie, come del resto il suo bel tratto umano.

Il giorno che uscì dal carcere: Spezi fa il segno della vittoria

Eugenio Giani «Con dispiacere ho appreso la scomparsa di Mario Spezi, grande giornalista e uno dei migliori scrittori fiorentini, conosciuto a livello internazionale, di cronaca nera, che con i suoi articoli ha fatto scuola. Il mondo del giornalismo perde un punto di riferimento»


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Mario Spezi e gli articoli de La Nazione by Editoriale Nazionale - Issuu