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Il testo inedito di Fabio Genovesi per La Milanesiana

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Acqua

Agua in Spagna, e in tanta parte dell'America. E nella parte che resta: Water.

Vatten in Svezia, Woda in Polonia. Shalaal in arabo, Maji in swahili, in Etiopia dove c'è n'è poca e la desiderano tanto, con labbra secche la chiamano Amana.

Tanti nomi diversi nei tanti angoli del mondo, ma sono tutti uguali: corti, semplici, pieni di A.

È normale, è naturale. Quando vogliamo arrivare alla profondità delle parole, noi uomini, noi animali razionali siamo condannati a tuffarci di testa, la rigida testa e i suoi ragionamenti, e così delle parole valutiamo il significato. Invece il loro senso più profondo, che le ha fatte nascere e continua a farle vibrare nella bocca, non sta in cosa significano, ma in come suonano. Il cosmo è una musica, la vita un concerto. E strumenti è quel che noi siamo: parlando, suoniamo.

E la lettera A, quando si suona, è quella che ci fa aprire la bocca di più.

Come dal dottore, che per studiarti la gola ti chiede: dica AAAAAAAAAAA

Dicendo A diciamo Acqua, chiamiamo l'Acqua. La diciamo, e la beviamo.

Perché noi Acqua siamo.

Il mondo intero, solo d'acqua all'inizio era fatto.

Pure le montagne erano il fondo di un mare. Le Dolomiti maestose lassù, erano maestose laggiù, barriera corallina sul fondo del grande oceano promordiale, e ancora oggi su quelle cime trovi di pietra impensabili, spiazzanti conchiglie, gamberi, granchi.

Acqua, tutta acqua, all'inizio. All'inizio della Genesi, che è l'inizio della Bibbia, "lo spirito di Dio aleggiava sulle Acque".

Poi, pian piano, l'acqua ha lasciato un pezzetto secco e duro alla terraferma, e noi che viviamo qua aggrappati a uno scoglio scabro, stupidi e superbi, questo pianeta liquido l'abbiamo chiamato Terra. Ma il suo vero nome è Acqua. Pianeta Acqua.

Acqua ovunque, intorno, addosso, acqua dentro.

Dentro di noi, che siamo un'evoluzione sgangherata di certi vermi ciechi impegnati a strisciare sul fondale degli oceani. Poi ci siamo inventati gli occhi e le gambe e

siamo venuti fuori a vedere cosa succedeva, ma ancora oggi possiamo vivere all’asciutto solo perché ci portiamo dentro tantissima acqua.

Più della metà del nostro peso. Siamo carne e ossa, siamo sangue e nervi e qualche vestito addosso che cambia con la moda, ma soprattutto siamo acqua.

Nella pancia di nostra madre, al caldo nell'acqua, quasi di sola acqua siamo fatti (al 90 percento, per chi ancora crede ai secchi, stretti numeri) poi usciamo, cresciamo, invecchiamo, l'acqua cala e caliamo noi, fino a diventare ossa, poi polvere, poi nulla.

L'acqua, la vita, sono una cosa sola.

Un unico mare dove ogni movimento si spande in cerchi e cerchi all'infinito, dove tutto riguarda tutto. Ogni azione, ogni fremito risuona ovunque in questo pianeta enorme e insieme minuscolo, fino a rive che ci sono estranee, impensabili per le nostre menti prigioniere del tempo e dello spazio. Insistiamo provando a capire, ma dobbiamo solo sentire, ascoltare, la musica di questo oceano, e alla sua musica danzare.

Ma siamo goffi, siamo rigidi, fuori tempo, fuori luogo.

Il mio babbo è un gigante. Il mio babbo mi ha insegnato cose necessarie, che alla sensibilità di oggi, fatta di prudenze e timori, suonano pericolose.

Lui mi ha insegnato il Gioco della Sete.

Mi portava a pescare, d'estate, in mare o tra le cannelle alte più di noi nei mille bracci intrecciati del lago di Massaciuccoli, che accanto al mare sta.

Ogni giorno nell'afa ci portavamo le canne, il retino e il mais per i pesci, ma niente per noi da bere. Così la sera, quando tornavamo alla macchina, gli occhi abbagliati e le gole secche, aprivamo il bagagliaio e c'era il cassone frigo con dentro una birra per lui e una Fanta per me. E bevevamo a cannella.

Senza dire, senza pensare. Solo sentire. Sentivamo l'acqua, la vita.

Che non è idratazione regolare e moderata, ma fiotti selvaggi, schizzi benedetti dopo ore e ore di arsura. Quel piacere salvifico, smodato, scordato, vero.

L'acqua è la vita, l'acqua è la verità. In acqua siamo vivi, siamo veri.

Il fuoco è altro da noi, ci affascina ma ci tiene lontani.

L'aria, invisibile, la ignoriamo.

La terra la conquistiamo, la devastiamo.

Nell'acqua invece, siamo come davvero siamo.

Piccoli pezzetti sospesi in un mare smisurato che non ha forma né fine e ci avvolge, ci travolge, ci affonda e ci sostiene. Possiamo muoverci in lei, ma solo con lei, solo se sappiamo danzare alla sua danza, con le correnti, i flussi, le mareee.

Nessun nostro movimento è una proposta, ma una risposta.

Una risposta tentata, nuotata, a quel che non possiamo capire.

L'acqua non si può prendere, non si può comprendere.

Si può solo danzare, e danzando sperare, sperare di sparire.

E acqua nell'acqua finalmente ritornare.

fabio genovesi

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