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Coronavirus Reggio Emilia, la favola scritta dall'infermiera

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IL MONDO VOLEVA RESPIRARE

Scritto e illustrato da

Roberta Levrini


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IL MONDO VOLEVA RESPIRARE

SCRITTO E ILLUSTRATO DA Roberta Levrini 3


Finito di stampare nell’aprile 2020 Per informazioni, suggerimenti e consigli: levriniroberta@gmail.com

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‌dedicato a chi ha dato senso ad ogni mio respiro‌

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IL MONDO VOLEVA RESPIRARE

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C'era una volta un mondo che non respirava piĂš.

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Si svegliava alla mattina con una tosse tremenda. L'aria era piena di smog. Non poteva fare altro che stare male per questo.

Era cosĂŹ dappertutto.

LUI ERA IL MONDO scappare altrove.

e

non

poteva

Era stanco di avere il fiato corto, anche se girava su sĂŠ stesso molto lentamente, non aveva il respiro per muoversi e si sentiva affaticato e senza energie.

Aveva cosĂŹ chiesto aiuto ai grandi uomini potenti, che governavano il pianeta, di eliminare l'inquinamento.

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Aveva chiesto agli uomini di usare meno le automobili...

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a tutti aveva chiesto di rispettarlo di più e di avere più attenzioni per lui.

Ma nessuno lo ascoltava!

Il direttore di un grosso centro commerciale gli aveva risposto che doveva tenere aperto tutti i giorni della settimana, per guadagnare di più.

Il direttore di una grossa impresa di trasporti aveva risposto che doveva far circolare i suoi mezzi giorno e notte, per permettere alle merci di essere trasportate nel tempo più breve possibile.

L’ amministratore delegato di una fabbrica gli aveva detto che, per produrre più pezzi, lo stabilimento che 10


dirigeva doveva bruciare del materiale tossico, così anche lui, risparmiando, sarebbe diventato più ricco, avrebbe comprato con i soldi un’automobile più grande... un motoscafo e una moto veloce.

.. e il mondo continuava a chiedere aiuto!

Provò anche ad andare da una mamma, sperando che il suo cuore fosse pronto ad ascoltarlo.

Le chiese se fosse possibile spegnere il motore della sua auto mentre aspettava il figlio all’uscita da scuola. Lei gli rispose che non poteva farlo. Doveva tenere acceso il riscaldamento.

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Il mondo si sbalordì del fatto che la signora non avesse addosso vestiti caldi per proteggersi dal freddo!

Al mondo sembrava la cosa più ovvia, ma evidentemente non era così.

Il mondo sconsolato provò ad interpellare una bambina che stava facendo merenda nel parco. Un attimo di felicità entrò nel suo cuore e un barlume di speranza si accese in lui.

La bambina si alzò dal prato, abbandonando lì tutto quello che aveva utilizzato, senza raccogliere i suoi rifiuti, noncurante di lasciare il prato pieno di plastica e cartacce.

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Allora il mondo si mise a piangere e capĂŹ che non aveva piĂš speranze. 13


Il mondo non respirava più... non riusciva a far sbocciare la primavera.

Le gemme sugli alberi avevano bisogno di aria pulita, le montagne di neve fresca, i mari di acqua senza plastica dove pesci e coralli potevano ritrovare la loro condizione ideale.

Tutto era in mutamento e il “non mondo” non ne poteva più.

Così si arrabbiò a tal punto da voler trovare una soluzione anche drastica.... se fosse servita.

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Solo Madre Natura, la Dea suprema che governa tutte le leggi, fu in grado di dargli una mano.

Lei aveva la soluzione.

Un piccolissimo essere animato, dotato di una splendente corona sulla testa, 15


proprio come una minuscola Sua Maestà da sacrificare per una buona causa, doveva essere liberato nell’aria per attaccare l’uomo.

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Tutti gli esseri del regno animale si chiesero se fosse la cosa giusta e diedero all’unanimità risposta affermativa.

Il pipistrello, animale che viveva la maggior parte del tempo a testa in giù e con il cervello pieno di idee, si assunse il compito di portarlo dentro di sé per un breve periodo per poi liberarlo quando fosse stato pronto ad affrontare la lotta contro l’uomo.

Da quel momento in pochi giorni si diffuse ovunque, portando all’essere umano problemi a respirare; e il mondo si fermò di colpo.

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L’uomo non usciva dalle proprie case per paura di ammalarsi, viveva rinchiuso tra le proprie mura, erano vietati abbracci

strette di mano e c’era tanta paura tra le persone.

Chi purtroppo veniva attaccato doveva andare in ospedale per respirare attraverso macchinari molto strani.

Esistevano caschi apposta e le persone, come dei palombari, dovevano restare all’interno di essi per avere un filo di aria nei loro polmoni.

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Medici e Infermieri lavoravano giorno e notte indossando tute da astronauti per non contaminarsi.

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Vennero chiuse le scuole, le fabbriche, i negozi e non si poteva neppure andare a passeggiare in campagna o giocare nei parchi.

Solo le farmacie e i supermercati erano aperti e la spesa si poteva fare solo dopo aver compilato un modulo apposito e indossato una mascherina sul volto, come protezione.

La primavera, però, era alle porte e non tardò a dare i suoi frutti.

Germogliarono i fiori rosa e bianchi sui rami dei ciliegi, germogliarono i fiori delle magnolie, i mandorli, mentre nei giardini

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Fiorivano le rose, nei prati le margherite e i fiorellini gialli, quasi a beffeggiare con un sorriso sornione l’umanità , che non poteva piÚ godere di una tale bellezza.

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CosÏ l’uomo rinchiuso guardava fuori dalla finestra con malinconia per il tempo perduto e si domandava il senso di tale situazione.

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L’uomo aveva paura, si sentiva solo e impotente.

Non dava più valore alle cose in cui credeva prima: svuotava armadi pieni di vestiti che non indossava più, gioielli che non poteva più mostrare a nessuno, orologi preziosi che segnavano un tempo che non passava più, macchine costose da pulire ogni giorno per passare il tempo rimesse dentro ai garage... sempre per passare il tempo che non passava mai.

Le case venivano svuotate di oggetti inutili che toglievano solo lo spazio vitale all’uomo rinchiuso, che voleva muoversi, avere più posto per sentirsi libero e vivo.

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L’uomo, ormai stanco, si chiedeva quando tutto questo sarebbe finito.

Si affacciava ai balconi con lo sguardo smarrito, apriva le finestre, voleva l’aria.... voleva le voci.... voleva che qualche melodia di una canzone uscisse dalle altre case.... voleva che i profumi dell’aria inondassero le sue narici.... che il cinguettio degli uccellini allietasse i momenti di solitudine.

Ora si accontentava delle piccole cose.

Gli bastava una vita semplice, fatta di affetti veri, di ascolto del suo animo non abituato a tale dialogo.

Continuava a sperare di far pace dentro sé stesso e, di conseguenza, con tutto il 25


mondo esterno e con Madre Natura che aveva tanto offeso.

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Come poteva tornare indietro?

Questo si chiedeva mentre la natura continuava a beffeggiarlo con i suoi colori che lui non poteva più toccare. Non si potevano toccare neppure le persone, erano stati tolti loro il contatto, la vicinanza.

Si nasceva e si moriva soli, senza l’abbraccio tenero dei parenti e degli amici cari.

“Sua maestà invisibile” con la corona in testa, continuava a replicarsi, ancorando le sue punte alla membrana delle cellule, entrava al loro interno modificandone la struttura, ammalando l’intero organismo dell’ospite.

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Non si poteva andare avanti così.... la sofferenza doveva cessare.

La storia, ogni persona, la scrive dentro di sé tutti i giorni della sua vita...

...a me piace pensare che sia andata così...

Dal respiro... il primo e l’ultimo atto.

Una bambina il cui nome porta significato di Pace... si mise in ascolto.

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Sentiva lo scorrere del suo respiro come se fosse il ritmo delle onde del mare in burrasca, che lentamente si placa, creando spazio…

...e una consapevolezza nuova prendeva forma.

In questo luogo nuovo era custodita un’immensa virtu’.

La gentilezza perduta.

Gentilezza con sé stessi, gentilezza nei confronti degli altri, gentilezza nei confronti della Madre Terra.

L’anima suprema, piena di gentilezza e amore, iniziò a trovare l’antidoto, 30


donando a tutte le cellule la capacitĂ di rafforzarsi e di irrobustire il loro involucro, per non permettere di essere attaccate.

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Così’ mi piace pensare che sia andata la storia...e visto che ogni persona si scrive la sua ... almeno nel suo cuore.... voglio pensare che le cose andarono cosi!!

L’uomo gentile, e non più rinchiuso, in armonia con sé stesso e con tutto ciò che lo circonda, spezza questo attacco alla vita, ristabilendo quelle leggi antiche di amore e rispetto, che sigilleranno per sempre la relazione tra gli uomini e l’immensa anima universale, in un reciproco legame.

Senza mai più infrangere le sue leggi.

E vita sia... Fine.

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Ringraziamenti: Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto nel realizzare questa storia, a coloro che tecnicamente mi hanno aiutato, permettendomi di raccontare in questo strano momento i miei pensieri e le mie speranze.

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Roberta Levrini Mamma e Infermiera in un Reparto di Terapia Intensiva, Vive e lavora a Reggio nell’Emilia.


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