Ministero dell’Istruzione dell’’Università e della Ricerca ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE SECONDA PROVA SCRITTA - ESEMPIO Indirizzo: LI01 – CLASSICO Tema di: LINGUA E CULTURA LATINA LINGUA E CULTURA GRECA PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina Parola di filosofo! Seneca negli anni del suo ritiro dalla vita pubblica (62-65), quando ormai la solitudine è assordante e l’ideale di un governo illuminato irrimediabilmente infranto, dà vita alle Epistulae morales ad Lucilium, capolavoro artistico ed espressione matura della riflessione filosofica dell’autore. L’intreccio di spunti e temi affrontati nei Dialogi e nei trattati, trova nelle Epistulae la sua definitiva collocazione. Hic (Stilbon)1, enim capta patria, amissis liberis, amissa uxore, cum ex incendio publico solus et tamen beatus exiret, interroganti Demetrio2, cui cognomen ab exitio urbium Poliorcetes fuit, num quid perdidisset, "omnia" inquit "bona mea mecum sunt". Ecce vir fortis ac strenuus! Ipsam hostis sui victoriam vicit. "Nihil" inquit "perdidi": dubitare illum coegit an vicisset. "Omnia mea mecum sunt": iustitia, virtus, prudentia, hoc ipsum, nihil bonum putare quod eripi possit. Miramur animalia quaedam quae per medios ignes sine noxa corporum transeunt: quanto hic mirabilior vir qui per ferrum et ruinas et ignes inlaesus et indemnis evasit! Vides quanto facilius sit totam gentem quam unum virum vincere? Haec vox illi communis est cum Stoico: aeque et hic intacta bona per concrematas urbes fert; se enim ipse contentus est; hoc felicitatem suam fine designat. POST-TESTO E, affinché tu non creda che solo noi andiamo ripetendo nobili sentenze, sappi che persino Epicuro, giudice severo di Stilbone, espresse un pensiero simile, che ti deve riuscire gradito, anche se io per oggi già saldai il conto. «Colui, al quale i propri averi non sembrano più che abbondanti, sarebbe infelice, anche se fosse padrone di tutto il mondo». Traduzione di Umberto Boella, UTET 1995
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Stilpone, vissuto circa dal 380 al 300 a.C., terzo scolarca della scuola megarica, sotto l'influsso di Cinici pose come summum bonum, cioè come fine della vita, l'apatheia. 2 Demetrio di Macedonia (336 al 263 a.C.), soprannominato Poliorcete, espugnò Megara nel 307 a.C.
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SECONDA PARTE: confronto con un testo in lingua greca, con traduzione a fronte. De liberis educandis, scritto attribuito a Plutarco, anche se dubbia risulta la paternità, così come l’epoca di composizione, apre la raccolta dei Moralia. L’opera, nonostante tali incertezze, riveste un ruolo importante per comprendere la concezione pedagogica greca del I-II sec. d.C. L’opuscolo, incentrato sulla tematica educativa e pedagogica, ne sottolinea la centralità nella formazione della persona. Παιδεία δὲ τῶν ἐν ἡμῖν μόνον ἐστίν ἀθάνατον καὶ θεῖον. Καὶ δύο τὰ πάντων ἐστὶ κυριώτατα ἐν ἀνθρωπίνῃ φύσει, νοῦς καὶ λόγος. Καὶ ὁ μὲν νοῦς ἀρχικός ἐστι τοῦ λόγου, ὁ δὲ λόγος ὑπηρετικὸς τοῦ νοῦ, τύχῃ μὲν ἀνάλωτος, συκοφαντίᾳ δ’ἀναφαίρετος, νόσῳ δ’ἀδιάφθορος, γήρᾳ δ’ἀλύμαντος. Μόνος γὰρ ὁ νοῦς παλαιούμενος ἀνηβᾷ, καὶ ὁ χρόνος τὰ ἄλλα πάντ’ἀφαιρῶν τῷ γήρᾳ προστίθησι τὴν ἐπιστήμην. Ὅ γε μὴν πόλεμος χειμάρρου δίκην πάντα σύρων καὶ πάντα φέρων μόνην οὐ δύναται παιδείαν παρελέσθαι. Καί μοι δοκεῖ Στίλπων3 ὁ Μεγαρεὺς φιλόσοφος ἀξιομνημόνευτον ποιῆσαι ἀπόκρισιν, ὅτε Δημήτριος4 ἐξανδραποδισάμενος τὴν πόλιν εἰς ἔδαφος κατέβαλεν καὶ τὸν Στίλπωνα ἤρετο μή τι ἀπολωλεκὼς εἴη. Καί ὅς «Οὐ δῆτα» εἶπε «πόλεμος γὰρ οὐ λαφυραγωγεῖ ἀρετήν». Σύμφωνος δὲ καὶ συνῳδὸς ἡ Σωκράτους ἀπόκρισις ταύτῃ φαίνεται. Καὶ γὰρ οὗτος ἐρωτήσαντος αὐτόν, μοι δοκεῖ, Γοργίου ἥν ἔχει περὶ τοῦ μεγάλου βασιλέως ὑπόληψιν καὶ εἰ νομίζει τοῦτον εὐδαίμονα εἶναι, «Οὐκ οἶδα» ἔφησε «πῶς ἀρετῆς καὶ παιδείας ἔχει», ὡς τῆς εὐδαιμονίας ἐν τούτοις, οὐκ ἐν τοῖς τυχηροῖς ἀγαθοῖς κειμένης. L’educazione è l’unico nostro bene immortale e divino. Nella nostra natura due sono in assoluto gli elementi più importanti: intelletto e parola. L’intelletto è signore della parola e la parola è al servizio dell’intelletto: è inespugnabile dalla sorte, inattaccabile dalla calunnia, indenne dalla malattia, al riparo dai guasti della vecchiaia, perché solo l’intelletto invecchiando ringiovanisce e il tempo, che porta via ogni altra cosa, alla vecchiaia aggiunge invece la saggezza. La guerra, che come un torrente impetuoso tutto travolge e tutto trascina, solo l’educazione non riesce a predare. Memorabile mi sembra la risposta data dal filosofo Stilpone di Megara a Demetrio, che aveva preso e raso al suolo la sua città: quando chiese a Stilpone se avesse perduto qualcosa di suo: «No di certo!», si sentì rispondere, «la guerra non depreda la virtù». In pieno accordo e sintonia con questa appare anche la replica di Socrate a Gorgia, che gli aveva domandato, se ben ricordo, che opinione avesse del Gran re e se lo considerava felice: «Non ho idea», fu la sua risposta, «di come stia quanto a virtù e educazione», lasciando intendere che qui risiede la felicità e non nei beni di fortuna. Traduzione di Giuliano Pisani, Bompiani 2017
TERZA PARTE: tre quesiti, a risposta aperta, formulati su entrambi i testi proposti in lingua originale e sulle possibili comparazioni critiche fra essi, relativi alla comprensione e interpretazione dei brani, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo.
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Cfr. nota 1 al testo latino. Cfr. nota 2 al testo latino.
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1) Comprensione /interpretazione Ambedue i brani contengono delle frasi esemplari, pronunciate dallo stesso personaggio o da interlocutori diversi: il candidato istituisca un confronto, focalizzando la/le virtù che rappresentano e la tematica affrontata. 2) Analisi linguistica e/o stilistica ai fini dell’interpretazione Il candidato illustri le modalità dell’esortare e del narrare nel brano di Seneca sul piano linguistico e/o stilistico e confronti gli elementi emersi dal testo di Seneca con il brano di Plutarco, per stabilire analogie e differenze. (Vengono offerti alcuni spunti, che possono essere utilizzati per avviare il percorso di analisi: quali figure retoriche sostengono le asserzioni dell’autore? A quanti e quali personaggi il narratore concede di esprimersi con voce propria? Perché? Il narratore commenta le vicende?). 3) Approfondimento e riflessioni personali Nei testi proposti ricorre il lessico della serenità, del vivere felice e dell’autosufficienza, ma anche dell’irrequietudine e della sopraffazione: a partire da questi elementi, il candidato rifletta in che modo l’uomo antico affronti “l’arte di vivere”.
_____________________ Durata massima della prova: 6 ore. È consentito l’uso dei vocabolari di: italiano, greco e latino.
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