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mascherine: una nuova sfida per Antonio V. Gaddi
Medico, Fondatore del Centro di Bologna del Gruppo di Studio delle Malattie Dismetaboliche e dell'Arteriosclerosi, Past Presidente del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, Presidente SIT, Coordinatore del progetto, Bologna
Luigi Rovati
Professore ordinario di Ingegneria Elettronica, Misure Elettriche ed Elettroniche; Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari" Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Maria Grazia Modena
Professore ordinario di Malattie dell’apparato Cardiovascolare presso Dipartimento Chirurgico, Medico, Odontoiatrico e di Scienze Morfologiche con interesse Trapiantologico, Oncologico e di Medicina Rigenerativa, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Giandomenico Nollo
Professore associato di Ingegneria Elettronica e Informatica, Health Technology Assessment, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università degli Studi di Trento.
Enrico Cipolla
Ingegneria Gestionale, Bologna, responsabile coordinatore del gruppo di lavoro.
Claudio Cermelli
Professore Associato di Microbiologia e Microbiologia Clinica, Virologo, responsabile del Laboratorio di Virologia dell'Università degli Studi di Modena Reggio Emilia.
Francesco Tessarolo
Assegnista di ricerca, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università degli Studi di Trento.
Mala tempora currunt Dunque: le cose vanno male e si registra una discrepanza evidente tra quanto sostengono e suggeriscono gli scienziati -in nota1 uno dei tanti segnali d’allarme lanciato dal Lancet recentemente- e le azioni realmente intraprese a livello internazionale. La cooperazione, la coproduzione, la pianificazione delle ricerche, la tensione verso la meta comune che dovrebbe caratterizzare governi e istituzioni mancano o sono poco pregnanti. Molti gruppi di esperti, anche benemeriti, si sono espressi a mezze parole o hanno taciuto, restando in attesa che “altri” creassero una disciplina per dettare a uomini e imprese le regole di ingaggio contro il virus. Altri hanno cercato soluzioni facili, quando non facili guadagni. Solo nel grande e governato mondo del Pharma si sono attivate linee di ricerca, perfettibili ma di certo caratterizzate da notevole efficienza ed auspicabile efficacia. E intanto Lui, l’animaletto selvaggio, naturale o manipolato che sia, continua a mutare e ad adattarsi, speriamo più in termini di conta1 Laurie, N. et al (Lancet 392, 2021): “Urgent lessons from COVID
19: why the world needs a standing, coordinated system and sus tainable financing for global research and development” Conclusion: “There will be no better time than now to seriously address these needs, however difficult, as the ravages of COVID19 continue to accelerate with devastating health, social, and econom ic consequences for the entire community of nations”
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Zorro, per non perdere la guerra
giosità che non di aggressività. Quindi non è affatto finita; i vaccini non hanno risolto il problema dei contagi, e, in futuro, potrebbero non risolvere neppure quello della gravità della malattia, anche se i dati ad oggi sono molto confortanti in questa direzione; lo diciamo però sottovoce, perché l’analisi della rilevante letteratura2 non consente di formulare ipotesi in merito né di disegnare scenari credibili per il futuro. L’esempio più eclatante di problema tecnico scientifico non risolto, a 19 mesi dall’inizio della pandemia, è quello dei device di protezione individuale e più in specifico alle mascherine, elemento difensivo fondamentale in presenza di una malattia che si propaga per via aerea. Stimiamo infatti3 che l’impiego di mascherine efficienti ed efficaci nel filtrare il virus sia ancora minimale; spesso le mascherine vengano utilizzate, anche se valide, in modo improprio. Non solo ma l’impiego dei DPI non è coordinato, nelle strategie difensive, con gli altri mezzi di difesa dal contagio (igiene, purificazione dell’aria, uso di farmaci, stile di vita, vaccini, eccetera). E’ come utilizzare armi diverse, 2 solo negli ultimi sei mesi 750 studi, review, editoriali sui vaccini
sono stati pubblicati 3 Gaddi AV, Savo MT, Modena MG (ACSA Magazine, 2021): “Vaccini,
mascherine, distanziamento, aria “contaminata”: iniziamo a ragio nare. Ovvero, utilizziamo la logica della medicina preventiva integra ta.” https://www.acsamedical.it/
dalla fionda al bazooka, in modo incoerente e caotico, spesso sparandosi addosso, a volte senza saperle usare, altre volte scoprendo che non si hanno le munizioni adatte... il nemico ineluttabilmente vincerà. Affidiamo dunque alle immagini la testimonianza di quanto sta avvenendo in Italia -e pensiamo in tutto il mondo- in merito ai DPI che dovrebbero tutelarci dal Covid. Mala merx… …che ugualmente facile emptorem reperit (trova facilmente un compratore). Plauto scherza su queste frasi in modo variamente allusivo; noi le prendiamo molto sul serio: infatti si adattano perfettamente al caso delle mascherine presenti sul mercato italiano, ove, assieme a prodotti decorosi, ve ne sono altri di scarsissima qualità, che, nell’emergenza e nell’ignoranza, vengono acquistati a cifre di 10 volte superiori a quelle legittime e poi, come non bastasse, vengono anche indossati o utilizzati male. Pochi sono i prodotti di qualità eccellente, che pure l’Italia avrebbe attraverso Imprese che da sempre sono specializzate nella fabbricazione di mascherine professionali. Per spiegarci ricorriamo ad alcune immagini prototipiche e intuitive, che illustrano la struttura degli strati filtranti delle mascherine. Chi scrive conosce bene tutti i test funzionali necessari a misurare la respirabilità, l’efficienza filtrate, e gli altri parametri propri dei DPI e la relativa normativa, per la quale rinviamo a un nostro volume tec-
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covid19 Figura 1: Nella parte destra troviamo microfibre da 2 micron circa (fuori fuoco), la parte centrale (a fuoco) è costituita da un fitto intreccio di nanofibre da 0,15 - 0,20 micron circa, che è stato stratificato al di sotto delle microfibre. Il virus in questa fotografia sarebbe stato quasi non visibile in quanto è al limite del potere di risoluzione del microscopio ottico.
Figura 2: Mascherina professionale a 5 strati, ingrandimento fotografico di 1,5x, da sinistra a destra, strato di contatto con il viso, usualmente anallergico, due strati filtranti, molto compatti, uno strato lasso intermedio e infine a destra lo strato esterno che svolge funzione strutturale e di supporto. Il primo e l’ultimo strato sono lavorati con fibre sintetiche di diverso spessore in spunbond (la foto mette in evidenza dei piccoli quadratini trasparenti: sono i punti di presso-termofusione delle fibre, che così divengono strutturali); gli altri strati sono lavorati in meltblown.
nico4; ora ci affidiamo a immagini non solo per semplificare la comunicazione ma anche perché descrivono perfettamente la struttura fisica dei DPI, per i quali vale sempre la regola generale secondo cui la struttura è immagine plastica della funzione. Partiamo da una mascherina sperimentale in microfibre e nanofibre (figura 1), di altissima efficacia filtrante, non in commercio. Serve a dare l’idea della “scala dei fenomeni”. Si legga bene la didascalia della fotografia prima di proseguire La mascherina rappresentata in figura 1 a 1200 ingrandimenti, a 100 mostrerebbe una trama estremamente fitta e compatta dello strato filtrante. L’efficacia dello strato filtrante è fortemente condizionata: a) dalle 4 Capello, F. Gaddi, A (editors) Clinical Handbook of Air Pollution
Related Diseases, (Springer, 2021, https://www.springer.com/gp/book/9783319627304)
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dimensioni, b) dalla natura chimico-fisica delle microfibre, c) dalla loro disposizione/spessore e dal rapporto tra superficie esposta e spazi vuoti, oltre che d) da altri parametri ben descritti nella letteratura. La filtrazione avviene attraverso i diversi meccanismi di interazione tra particelle e materiali filtranti (interception, impact, diffusion, sedimentation, eccetera) e dipende dalle dimensioni relative del filtrante e del filtrando (filtrazione meccanica pura), e, per i filtrandi micrometrici e submicrometrici, dalle cariche elettrostatiche, da meccanismi di adsorbimento, dalle forze di Van Der Waals e altre. Senza entrare nel merito, resta il fatto che la struttura fisica di una mascherina è fondamentale per ottenere il risultato finale. In particolare, lo/gli strato/i filtrante/i di solito appaiono uniformi e compatti (figura 2) e a loro è affidato il compito di filtrare e trattenere durante i continui fluissi inspiratori ed espiratori gli areosol che trasportano virus, polveri e quant’altro. La figura 2 fotografa una valida mascherina (nella fattispecie una FFP3) che pure non può filtrare del tutto le nanoparticelle virali; nella immagine successiva (figura 3) si osserva un prodotto commerciale che appartiene al nuovo genere della Mala Merx. In questo caso già l’analisi diretta o con una lente da pochi ingrandimenti avvisa del pericolo: pur trattandosi di una mascherina classificata come di alta qualità, fortemente protettiva e di costo davvero elevato, si osserva
covid19 Figura 3: Mascherina venduta come professionale, con un unico strato filtrante, lasso, nella fattispecie smagliato in più punti. La foto è ingrandita di 1,5x; la barra nera a metà fotografia è il supporto di plastica dello strato sedicente filtrante. In postproduzione sono stati evidenziati i difetti aumentando contrasto e dettaglio; l’analisi microscopica di più campioni ha dimostrato un tessuto di fibre grossolane (>10 mm) e con varchi di decine di micron, se non submillimetrici, in tutti i campioni analizzati. Mascherina pericolosa a nostro dire perché il portatore, sentendosi protetto e fidandosi del prodotto costoso, può esporsi maggiormente al contagio o agli inquinanti, a seconda dell’uso che ne farà.
un ’unico strato filtrante, per di più platealmente smagliato e rarefatto. Il pittogramma successivo (figura 4) tratto da una recente pubblicazione sui rapporti tra pollutants e SARS-CoV-25 fornisce una sintesi visiva di cosa offre il mercato attuale in tema di protezione dal COVID. Le foto, comparabili, fanno capire immediatamente la differente consistenza degli strati filtranti di mascherine di varia foggia (a farfalla, a coppa, chirurgiche eccetera) offerte dal mercato. Si consideri che le fotomicrografie sono tutte a circa 100 lineari, ovvero 12 volte meno della figura 1, e questo da una idea precisa del fatto che la scala utilizzata in questo pittogramma è molto maggiore di quella del SARS-CoV-2 (superiore di più ordini di grandezza per intenderci). È opportuno sottolineare che nella costruzione del pittogramma si sono scelte mascherine consistenti e certificate; si trovano tutt’ora, e sono state ampiamente usate in particolare nei primi sei mesi della pandemia, mascherine dell’emergenza “fai da te”, la cui struttura filtrante è quella riportata in figura 5: per essere più esatti mascherine di spugna a celle aperte (a dx in figura) oppure di tessuti spunbond grossolani usati come unico o doppio strato filtrante. Le immagini parlano da sole. 5 Capello F, Gaddi A.V. (reserachgate, 2021) https://www.resear
chgate.net/publication/340082899_Particulate_does_matter_is_Co vid19_another_air_pollution_related_disease
Figura 4 Differenze strutturali che abbiamo riscontrato nelle diverse maschere disponibili sul mercato il pittogramma mostra visivamente come le maschere commerciali differiscano tra loro, con alcuni dispositivi che presentano una struttura inadatta a bloccare i germi (dal virus respiratorio fino ai procarioti). Colonna di sinistra: strato strutturale. Colonna centrale e di destra: strato filtrante. Osservazioni a luce trasmessa ed episcopica, a luce polarizzata o con tecniche miste. Sorgente luminosa: 5600K, con filtro da 405 nm (Microscopi: Olympus BX 60 e Leitz Ortholux)
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Figura 5: Esempi di mascherine che non contengono veri tessuti filtranti, ma solo la giustapposizione di strutture spunbond o di tessuto non tessuto estremamente lasse e con fibre rarefatte e buchi di 10-50 micron, presumiamo per i moscerini: si omette ogni commento. Da sinistra a destra: ingrandimenti rispettivamente pari a 50 volte (a), 100 volte (b) e 10 volte (c).
Figura 6: Alcune osservazioni sull’uso delle mascherine, ottenute da un campione di soggetti appartenenti ad una grande città del nord Italia. Viene evidenziata la percentuale di soggetti protetti, poco protetti o non protetti in base al tipo di mascherina indossata ed al modo in cui è stata indossata; in particolare, si nota che il numero di individui effettivamente protetti dalla mascherina è inferiore al 20%, mentre quella dei non protetti è vicina al 50%. Meno del 10% dei soggetti indossa in modo corretto una mascherina efficace nella filtrazione.
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covid19 L’esempio più eclatante di problema tecnico scientifico non risolto, a 19 mesi dall’inizio della pandemia, è quello dei device di protezione individuale e più in specifico alle mascherine, elemento difensivo fondamentale in presenza di una malattia che si propaga per via aerea.
Non ci vogliamo chiedere il perché queste cose siano successe e ancora succedano né ci chiediamo come mai una parte larghissima della popolazione ancora non sappia né scegliere né indossare correttamente le mascherine, anche se sa utilizzare app molto complesse per gestire la casa o la salute e se mai si somministra quotidianamente farmaci di tutti i tipi. Troppe le cause evitabili ma non evitate: tra queste si annoverano anche gli “errori su larga scala” delle maggiori istituzioni, compresa la WHO, i cui suggerimenti sono cambiati nel tempo più e più volte e si sono attestati su posizioni discutibili, come quella di utilizzare le mascherine solo nei soggetti sintomatici; questa segnalazione non è solo nostra: viene dalla letteratura6. Bonum nomen, bonum omen: lo Zorro Team Zorro Team perché? Perché abbiamo constatato che a fronte del persistere della pandemia e del continuo rinnovarsi del Covid attraverso
numero varianti che rischiano di invalidare l’utilità dei vaccini, la seconda arma più potente7, ovvero l’uso corretto delle mascherine, e in senso lato di tutti i sistemi che impediscono al virus di diffondersi e contagiare gli individui, NON è utilizzato correttamente e i progressi della ricerca sono stati finora davvero molto modesti. La figura (Fig. 6, tratta dalla pubblicazione di cui in nota 2) sintetizza alcune prime osservazioni sull’uso delle mascherine, derivate da un piccolo pool di dati retrospettivi riferito a una grande città del nord Italia. Da questi dati orientativi, raccolti sul campo, si desume che il numero di persone che sono davvero protette da una mascherina efficiente e ben utilizzata è veramente modesto; questo vuol dire, in altri termini, che utilizziamo malissimo le risorse a disposizione, sprecando energia e ottenendo risultati di gran lunga inferiori a quelli attesi. E vi è una conferma su un campione ben più alto e significativo, anzi sul-
6 Missoni, E. et al (Disaster Med Public Health Prep, 15, 2021): Face
7 Escludiamo il lockdown completo, pur utilissimo e speriamo mai
Masks for All and All for Face Masks in the COVID19 Pandemic: Community Level Production to Face the Global Shortage and Shorten the Epidemic
più necessario, per la dimostrata ingestibilità di questo provvedi mento se non in condizioni di emergenza totale e per periodi non prolungati
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l’intero universo di riferimento: se avessimo usato bene le mascherine (al 90% e più come qualche politico ottimista ha detto l’anno passato) e se queste filtrassero con efficienza totale il virus, di fatto non dovremmo avere più persone contagiate. Il ragionamento è semplice e quasi banale, per quanto anche semplificato al massimo. Il fatto grave non è però che molte mascherine in circolazione sono davvero modeste e che tante sono quelle non certificate, o certificate da enti non autorizzati e non attendibili (di cui molti all’estero); non è neppure che le persone non siano state educate alla scelta e alla corretta utilizzazione delle mascherine. Il problema più grave, enunciato ed evidenziato anni prima dell’inizio della pandemia, è che le certificazioni attualmente utilizzate per le mascherine (OSHA, NIOHS, ANSI, NFPA, ASTM, EN, HSE, YY/T, eccetera: per i dettagli si veda la nota 4) non sono idonee ad attestare alcunché rispetto alla prevenzione del contagio di uno specifico virus. Gli enti regolatori non dovrebbero scherzare con il fuoco. Quindi noi oggi abilitiamo e certifichiamo mascherine per uso anti-
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virale in base a criteri inadatti. Attenzione sia chiaro, ed è ovvio, che comunque le mascherine sono un poco utili (anche quelle home-made hand-made in cotone come dimostrato dalla letteratura!); è del pari ovvio che vi è quasi sempre una correlazione tra qualità della mascherina, capacità filtrante misurata con test tradizionali e generica utilità nel corso della pandemia. Ma queste sono assunzioni che, oltre che basate su dati scientificamente poco consistenti e non riproducibili, sono accettabili in fase emergenziale, non più oggi. Oggi non sappiamo quali saranno le varianti future del COVID, né quando durerà la pandemia o se si trasformerà in pan-endemia in equilibrio globale (qualcuno lo ha ipotizzato, per il prossimo decennio) o se continuerà con poussée evolutive con nuove fatalità e nuove MOB per ogni variante futura (ipotesi a priori molto probabile). Oggi abbiamo però la ragionevole certezza che con idonei mezzi fisico-chimici individuali si possano fermare tutte le future varianti. E non li stiamo studiano adeguatamente… Ci voleva forse la pubblicazione di un articolo sulla autorevolissima
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Oggi non sappiamo quali saranno le varianti future del COVID, né quando durerà la pandemia o se si trasformerà in pan-endemia in equilibrio globale (qualcuno lo ha ipotizzato, per il prossimo decennio) o se continuerà con poussée evolutive con nuove fatalità e nuove MOB per ogni variante futura (ipotesi a priori molto probabile). Oggi abbiamo però la ragionevole certezza che con idonei mezzi fisico-chimici individuali si possano fermare tutte le future varianti. E non li stiamo studiano adeguatamente…
Di questi concetti molte autorità e produttori ne hanno colto solo uno: comunque una mascherina qualsiasi è sempre meglio di niente. Così non va, così la ricerca resta al palo, così prima o poi vincerà l’animaletto selvaggio. Per questo nasce lo Zorro Team (Treating Exogenous Agents by Mask) che vuole arrivare a risultati concreti: a) sapendo ironizzare sugli errori che anche la "Scienza" può fare (la scienza impara dagli errori); b) sapendo sorridere ai cittadini che hanno bisogno; c) sapendo incidere sulla realtà, giocando di fioretto o meglio di spada, tenendo le armi sempre affilate, perché i tempi sono duri e non è più il caso di scherzare, né di lasciar fare agli incapaci.
PNAS8, firmato da più prestigiose Università e Centri di ricerca del mondo, per ragionare sulla utilità dell’uso delle mascherine e sul fatto che più sono efficienti nel filtrare meglio è? Gli autori (a noi piace pensare ironizzando involontariamente rispetto a documenti focalizzati sulle definizioni di BFE, PFE e altre simili amenità) sottolineano come l’acqua delle droplets che trasportano il virus evapori: già… l’acqua evapora, e gli aerosol di pochi micron di diametro lo fanno molto molto rapidamente -frazioni di secondo- anche alle temperature e umidità tipiche di casa nostra; quindi, le goccioline sono sempre più piccole e più difficili da filtrare... Gli Autori, analizzando la letteratura, concludono che l’utilità dell’uso delle mascherine dipende molto dai materiali, dalla efficienza filtrante, dalle condizioni e dalla correttezza dell’uso e invitano, come noi, a migliorare tutti i parametri.
Le considerazioni alla base della formazione dello Zorro Team combaciano per altro con quelle pubblicate da alcuni autori del gruppo già in passato9 e sono in linea con quelle del citato paper pubblicato su PNAS. In particolare, vi è una concordanza molto forte sull’idea di utilizzare le mascherine per alcune finalità principali (cfr papers in nota 8): abbassare R0 ed Rt (ovvero nella prospettiva della sanità pubblica), come anche nell’articolo di Howard, e, noi aggiungiamo, per la tutela individuale di singole persone (ovvero con finalità cliniche, indossando il camice bianco). Lo Zorro Team ritiene che utilizzare le mascherine come si fa oggi equivalga a viaggiare in automobile con al traino con rimorchio pieno di massi da mezza tonnellata... per andare più piano e consumare di più rischiando di sbandare ad ogni curva… Dunque, non solo procuriamoci automobili potenti, veloci ed ecologiche (la ricerca), impariamo a guidarle al meglio (la formazione) e sganciamo i pesi morti (gli errori, l’ignoranza, l’inerzia, gli incompetenti) che rischiano di condizionare prestazioni e risultati. Si può fare, dunque facciamolo, come usava ripetere Zamberletti, imparando a tirar di spada.
8 Howard, J. et al (Proc Nat Acad Sci US, 118, 2021): An evidence
9 AAVV, https://www.springer.com/gp/book/9783030780203, capi
review of face masks against COVID19
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