SUPPLEMENTO AL NUMERO ODIERNO DE
- INSERTO IN COLLABORAZIONE CON
Dalla parte dei lettori
Politica, commercio, cooperazione e associazionismo sportivo. Visioni a confronto nella serata organizzata per celebrare il compleanno della testata
Foto Isolapress
CARLINO IN FESTA A IMOLA, DIALOGO CON ISTITUZIONI E PROTAGONISTI DELLA VITA CITTADINA
2
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
3
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Il Carlino: a Imola profonde radici pagina 4-5 pagina 6 pagina 7 pagina 8 pagina 9 pagina 11 pagina 13 pagina 15 pagina 17 pagina 19 pagina 21 pagina 23 pagina 25 pagina 27 pagina 29 pagina 31 pagina 33 pagina 35 pagina 37 pagina 39 pagina 41 pagina 43 pagina 45 pagina 46
I profondi cambiamenti nel corso dei decenni di Valerio Baroncini Il sindaco Marco Panieri illustra le prospettive del territorio. La voce dell'opposizione: Nicolas Vacchi (FdI) di Enrico Agnessi La visione del governatore Michele de Pascale dopo il difficile periodo delle alluvioni di Gabriele Tassi Senna, Schumi e tanti altri campioni e vip. Le foto storiche del Circus di Enrico Agnessi Il presidente di Formula Imola, Gian Carlo Minardi, e le prospettive del circuito di Gabriele Tassi La diocesi e il suo vescovo: Giovanni Mosciatti. Le sfide della comunità ecclesiastica in una fase di cambiamento di Gabriele Tassi Gabriella Pirazzini, il giornalismo nel Dna sulle orme del padre Ezio di Gabriele Tassi Giacomo Marcattili e la storia pluristellata del ristorante stellato San Domenico di Francesca Pradelli Margherita Ferri, regista e sceneggiatrice che ha plasmato la sua poetica sul territorio di Alice Pavarotti Il lottatore Andrea Minguzzi e il racconto emozionante della vittoria ai Giochi olimpici in Cina di Mattia Grandi La bellissima impresa della Clai, che ha centrato la permanenza nella Serie A2 del campionato di pallavolo di Antonio Montefusco Andrea Costa e Virtus l'anima del basket imolese. Sguardo al futuro dopo una stagione chiusa con qualche rimpianto di Antonio Montefusco e Luca Monduzzi I nuotatori Scozzoli e Carraro, bandiere imolesi nelle competizioni internazionali di Luca Monduzzi La Bcc Ravennate, Forlivese e Imolese. Il grande impegno per il territorio dell'istituto di credito di Mariateresa Mastromarino Banca di Imola e Gruppo La Cassa. Il sostegno a famiglie e aziende per la crescita di città e circondario di Mariateresa Mastromarino Confartigianato, Cna e Marchesini Group, la visione di associazioni e imprenditoria di Giovanni Di Caprio e Mattia Grandi Sacmi, Cefla e Ceramica. La cooperazione spina dorsale del territorio di Claudio Bolognesi Fondazione Cassa di Risparmio e Con.Ami, due enti fondamentali per la crescita e il sostegno del territorio di Claudio Bolognesi La sanità tra i punti di forza del territorio. La dirigente dell'Ausl, Agostina Aimola, conferma l'impegno per un'assistenza di qualità di Gabriele Tassi Montecatone, eccellenza europea nella cura delle lesioni spinali. Il punto con il commissario Tubertini di Alice Pavarotti Francesca Marchetti e Beatrice Poli, le due sindache del circondario imolese di Claudio Bolognesi Da Medicina a Mordano e Castel Guelfo. Confronto con i primi cittadini di Zoe Pederzini Le prospettive della Vallata del Santerno raccontata dai sindaci. Dozza, città d'arte e del Muro dipinto Le immagini storiche del fotografo Marco Isola. Uno sguardo speciale al territorio e ai suoi volti
Il viaggio tra i lettori La grande festa Da 140 anni dalla parte dei nostri lettori. E’ questa la mission de il Resto del Carlino che, nell’arco dei decenni che lo hanno portato fino ai giorni nostri, ha esteso la sua rete di redazioni esterne dall’Emilia fino alle Marche. Una scelta spinta dal desiderio di essere sempre più vicini ai cittadini. Così come avviene da decenni a Imola dove, venerdì 9 maggio, inizia il nostro viaggio nelle comunità locali. L’appuntamento è in programma, a partire dalle 17, al Cinema Centrale, sala Bcc dove saremo pronti ad accogliere cittadini e rappresentanti di istituzioni, attività commerciali, associazioni e mondo dello sport. Un viaggio tra le eccellenze del territorio, orgogliosamente parte della Motor Valley con l’Autodromo dedicato a Enzo e Dino Ferrari. I giornalisti del Carlino dialogheranno con il governatore della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, il sindaco di Imola, Marco Panieri e il vicepresidente del Consiglio comunale, Nicolas Vacchi. Ci sarà Giuseppe Gambi, presidente della Bcc Ravennate Forlivese e Imolese che ospiterà la serata nel cinema. Attesa anche la presenza di Francesca Marchetti e Beatrice Poli, rispettivamente sindache di Castel San Pietro Terme e Casalfiumanese. L’invito a partecipare alla festa è ovviamente esteso anche a tutti gli altri primi cittadini e rappresentanti delle istituzioni del Circondario imolese. A raccontare le loro esperienze e il profondo legame con il territorio sono stati invitati anche Giacomo Marcattilii, volto del ristorante stellato San Domenico, il campione olimpico di lotta Andrea Minguzzi, Gian Carlo Minardi, manager e presidente di Formula Imola, la giornalista Gabriella Pirazzini, figlia di Ezio, storico cronista del Carlino, la regista Margherita Ferri e una rappresentanza della squadra di volley femminile della Clai. Ospiti di livello che renderanno la nostra serata ancora più speciale al termine della quale è previsto un cocktail e un omaggio per i nostri lettori.
Magazine a cura di Gabriele Tassi fondato nel 1885
DIRETTRICE RESPONSABILE AGNESE PINI VICEDIRETTORI Valerio Baroncini
Giancarlo Ricci
CAPOREDATTORE CENTRALE Massimo Pandolfi
4
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Imola «viva fiamma» Orgoglio e autonomia Le tante battaglie dalla F1 all’ospedale Il nostro giornale compie 140 anni, la redazione di via Quarto fondata nell’83 Dall’eredità di Andrea Costa al boom economico fino alla crisi E poi la nera e il costume: così è cambiata la professione dei cronisti
di Valerio Baroncini Come si racconta un sogno di carta? C’è un ragazzino, poco più di un bambino, che mette piede per la prima volta – era passato da poco l’11 settembre – nella redazione di via Quarto. La redazione di un giornale vista con gli occhi di un liceale di Fabbrica che sperava di accedere all’autodromo e alle partite della Virtus: lo scalone, i soffitti affrescati, le sigarette (tante sigarette), le buste col fuorisacco appena dismesse, i borderò, l’agenda borgogna, le tastiere dei computer battute con un dito, le foto di Marco Isola. Il capo si chiamava Roberto Canditi e non c’è più. La vice Lidia Golinelli è la maestra di tanti fra noi. Non si offenderà se le rubo le parole-manifesto, scritte il 14 settembre 2003, quando il Carlino Imola, fondato da Tino Neirotti con Franco Basile capopagina, stava per compiere 20 anni: «Un cronista non ha il cervellone di un archivio, ma ha qualcosa dentro – un cuore, anche se per molti è una ‘notizia’ – e dai vent’anni accatastati sulle sue spalle tira intanto fuori un ricordo». Gli anni del Carlino Imola ora sono 42, quelli del giornale – dalla fondazione a Bologna – sono 140. Un cronista non ha il cervellone di un archivio e nemmeno la capacità compilativa dell’intelligenza artificiale, se volessimo aggiornare la profetica frase di Lidia agli anni Venti del nuovo millennio; la carta è diventa-
ta anche web e il web anche social. E ora tiro fuori il mio ricordo. Fra le tante storie passate nelle pagine – oltre quattro decenni di cronaca rappresentanto una pila di quindicimila giornali, provate a immaginarveli uno sull’altro e andate sulla cima di quella torre – cito quella di Ivana Bendini, la mamma di Ateo Cardelli, operatore ucciso 25 anni fa esatti in una comunità, l’Albatros di via Giovanni
XXIII, da un paziente psichiatrico. Per quella morte un medico fu condannato – prima volta in Italia – per l’omicidio commesso dal suo assistito. Ma la cronaca, fatta di lacrime, racconta la resistenza di Ivana, la sua determinazione, il suo orgoglio, il suo dolore, l’ostinata voglia di giustizia, i mazzi di fiori bianchi che nessuna Chat Gpt può raccontare. Il cuore del cronista. Il Carlino è stato ed è cronaca,
V Nel Dopoguerra era fra le zone più povere d’Italia, ora è il cuore della locomotiva del Paese
Il campanile di Santa Maria in Regola, nascosto fra gli edifici sorti dopo il boom
Andrea Costa, il cittadino più illustre di Imola: riposa nel famedio al Piratello
a Imola dalle pagine nere della droga negli anni Ottanta alle gang multietniche, dal 2002 con sette morti in due mesi alla tragedia di Ayrton Senna nel weekend dell’1 maggio 1994 che ha cambiato per sempre la storia. L’autodromo, appunto, croce e delizia. Quasi non c’è bisogno di raccontarlo. O forse sì, nel drammatico 2006, quando Bernie Ecclestone, allora patron della F1, mise su un piattino d’argento di un set da the al sindaco Massimo Marchignoli (scomparso troppo presto) la famosa letterina ‘Sorry, but Imola is lost’, ‘Scusate, ma Imola è perduta’. Seguì il purgatorio, poi il ritorno dei bolidi. E adesso, cosa accadrà dopo il Gp di maggio? La città è cambiata e alcuni suoi simboli non ci sono più: dagli anni Ottanta del Bar Parigi agli anni Novanta e Zero del River Side, fino al Bacchilega chiuso per troppo tempo e ora ripartito. Ma una comunità non vive di solo passato; semmai, lo rilegge e lo riscrive per guardare al futuro. Ai prossimi 140 anni, se usiamo come termine di paragone la nascita del giornale. Cos’è Imola? Percorrere la via Emilia può aiutare. Intanto il cartello che segna le distanze e rimarca la romagnolità, lo scorgete sui mattoni che ritmano la passeggiata verso Palazzo Monsignani: Faenza 16 km, Bologna 32. Passate l’Orologio, lasciandovi alle spalle piazza Matteotti e, dopo via Cosimo Morelli, sulla destra, fra un gruppo di case, spunta il campanile di Santa Maria in Regola. Un miracolo che rimanda (toh) all’Esarcato di Ravenna. Ma è invisibile ai più (nemmeno tutti gli imolesi lo conoscono, per vederlo bisogna volere scoprirlo) ed è nascosto da un piano regolatore scellerato che ha segnato la trasformazione della città negli anni del boom economico. Era una delle terre più povere d’Italia, non è un caso che ora sia al centro della lo-
comotiva del Paese. Scariolanti e coop sono passati dalla fatica alla gloria, e dalla gloria eccoci a scrivere di altre crisi, quella storica e infinita della Cogne (con i sindacalisti e gli operai in tenda) e quella moderna di Cesi. Ma ci sono anche le tante storie di successo, la Ceramica e la Sacmi, la Cefla e i privati che hanno (ri)scritto il dna di una terra ricca, ma sempre umile. Una terra che ha sempre battagliato sulla sanità, tra l’Ospedale Nuovo che non nasceva, Montecatone e l’eterno timore di finire inglobati da Bologna, tornato come un babàu con la creazione della Città Metropolitana (e c’erano anni in cui i sindaci di Castello cadevano proprio per questa ‘pericolosa’ inclinazione petroniana, sotto i colpi della Federazione comunista poi Pds poi Ds poi Pd). Imola è il trattino tra Emilia e Romagna. E Imola cos’è per Bologna? No, Imola è solo Imola, con una nobile e autonoma vocazione che solo chi vive il territorio conosce. Dai tempi di Forum Cornelii, dei Longobardi che forse (ma la versione è discordante) diedero il nome Imola. S’arrivava, da qui, ai confini del Granducato di Toscana, tra briganti e cascate. Si faceva la trafila partigiana risalendo la Vallata del Santerno (l’antico Vatrenus), si fermavano i tedeschi a Monte Battaglia. Si scendeva fin verso Ferrara e Ravenna, ad esempio a Spazzate Sassatelli, la borgata più lontana dove le recenti alluvioni hanno aggredito tutto. Come si racconta un sogno di carta? Un sogno che ora è anche digitale? Come si racconta, alla fine, una città come Imola? Si racconta anche con le parole di Giovanni Pascoli sul suo cittadino più illustre, Andrea Costa. Questa l’epigrafe al Piratello: «Fiamma di quell’incendio (d’amore, ndr) fu questa cenere, viva fiamma che soppressa e battuta divampò sempre plù bella al vento». Imola, viva fiamma. © RIPRODUZIONE RISERVATA
5
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
L’EVENTO Serata speciale alla Sala Bcc Porte aperte ai nostri lettori Inquadra il Qr code e vai sul nostro sito
I volti e le storie IL CIRCUITO
1 Ecclestone e Marchignoli Gli allora sindaco e patron della F1
Dalla fine del Gp, segnata da una letterina di Bernie all’allora primo cittadino, fino al ritorno dei bolidi. E ora? Il Ferrari è da sempre croce e delizia
LA GIUDIZIARIA
Il ritmo dell’architettura del Palazzo Comunle che si staglia su Piazza Matteotti (Isolapress) e, sotto, un particolare della Farmacia dell’Ospedale sulla via Emilia, architrave di Imola nel suo sviluppo cardo/decumano
2 Ivana Bendini Madre di Cardelli, l’operatore ucciso
Ateo Cardelli fu ucciso 25 anni fa in una comunità da un degente psichiatrico. La lunga battaglia di coraggio e giustizia fece commuovere il Paese LA ROMAGNOLITÀ
Storia e cultura al centro della rigenerazione anche urbanistica. L’omaggio alle cicche di siagretta e alle arpe d’erba di Germano Sartelli
Dalla Rocca all’Osservanza, sprinta la città di Leonardo
L’Osservanza, ex struttura manicomiale
La cultura è da sempre motore per la comunità imolese, la città non a caso è stata ‘disegnata’ anche da Leonardo, con la celeberrima mappa che nemmeno l’occhio alato di Google maps riesce a migliorare. Fra i nuclei fondamentali c’è la Rocca Sforzesca, al momento sottoposta a un delicato intervento di restyling. E che dire dell’Osservanza, il complesso manicomiale più esteso d’Italia (da cui Imola ‘città dei matti’) che è al centro di uno dei più interessanti processi rigenerativi del Paese. Fra i
tanti spazi, ad esempio, ecco il Padiglione 1 che ospiterà la nuova sede dell’Accademia Pianistica Internazionale ‘Incontri con il Maestro’, eccellenza fondata dal maestro Franco Scala. Dal Teatro Ebe Stignani alla Biblioteca, da Palazzo Tozzoni ai Musei di San Domenico fino alle meraviglie svelate dal Museo diocesano con il relativo giardino delle ‘meraviglie’, senza dimenticare le gemme di ceramica, dal garofano blu alla classica ‘gialla’ (rilette anche da Bertozzi e Casoni): tutto fa cultura. Una se-
gnalazione particolare, anche per la mostra in corso proprio a San Domenico, va fatta però per un artista (citiamo lui a nome dei tanti) che ha segnato la storia italiana e imolese, Germano Sartelli. È stato tra gli artisti più precoci in Italia a fondare la sua poetica sull’uso di materiali extra pittorici, ha saputo selezionare e manipolare i lacerti più dimessi e usurati conferendo loro una carica lirica ed emozionale sorprendente: dalle cicche di sigaretta alle arpe d’erba. © RIPRODUZIONE RISERVATA
3 Stefano Pelloni Il passatore
E’ uno dei simboli della Romagna. E Imola è in Romagna anche se il Sillaro ne segna ill confine con l’Emilia per Medicina, Castel S. Pietro e Castel Guelfo
6
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Panieri, sindaco nell’era digitale «Fake news, i rischi aumentano» Il primo cittadino illustra le opportunità dell’intelligenza artificiale: «Ma ci sono aspetti pericolosi da affrontare» di Enrico Agnessi Dai ricordi personali legati al Carlino a un pensiero sulle sfide dell’informazione del futuro: esce dai binari della cronaca quotidiana l’intervista con il sindaco Marco Panieri in vista delle celebrazioni per i 140 anni del nostro giornale. E porta con sé un messaggio chiaro lanciato dal primo cittadino: «In un tempo di incertezza, è fondamentale avere un’informazione affidabile e verificata. Da questo punto di vista, il Resto del Carlino rappresenta un punto di riferimento insostituibile». Sindaco Panieri, conserva ancora la prima pagina del giorno della sua elezione del 2020? «Certo. E anche altre che riguardano tanto i momenti felici quanto quelli complessi. Un esempio? Ho ancora il giornale di quando le abbiamo perse, le elezioni, nel 2018. Conservo poi un paio di articoli in particolare: quello della mia candidatura a consigliere comunale, nel 2013, e uno più recente con l’impegno a completare la Bretella». Quando era più piccolo il Carlino girava in casa sua? «Sì. E ho tanti ricordi, legati soprattutto agli eventi sportivi. Poi più avanti la demolizione dei box dell’Autodromo e l’arrivo in città del presidente Napolitano. Infine, la parentesi vissuta in prima persona legata al racconto fotografico della quotidianità quando lavoravo per Marco Isola». Ricorda cosa ha provato quando ha visto per la prima volta una sua foto pubblicata sul giornale? «L’emozione di essere riuscito a raccontare qualcosa con un’immagine, anziché con le parole, fissandolo su carta». Lo scatto a cui è più legato? «Il sorpasso di Simoncelli su Biaggi, alla Variante Bassa, durante la Superbike del 2009. Una sequenza di scatti che all’inizio sottovalutai, ma che una volta rivista era perfettamente a fuoco. Rivederla sui giornali fu una soddisfazione». Un traguardo speciale per Il Resto del Carlino: 140 anni di informazione... «Sì, in un tempo di incertezza in cui la polarizzazione e la ‘postverità’ caratterizzano sempre di più le nostre vite, è sempre più fondamentale avere un’informazione affidabile e verificata. Da questo punto di vista, il Carlino
ha rappresentato un punto di riferimento insostituibile vista la sua prossimità, la sua storia e la professionalità con cui nel tempo è evoluto, mantenendo un presidio territoriale molto apprezzato e importante. Credo sia rilevante l’autorevolezza con cui si pone nell’ambito della stampa locale». Un quotidiano legato al territorio, non crede? «Questa è la vera forza, fondamentale, del Carlino. È ciò per cui si caratterizza da proprio questo legame con i territori che lo rende così importante e anche che lo ha difeso da una debolezza sempre più marcata della carta stampata, mantenendo un protagonismo, in forme diverse, che oggi nei territori è diventato molto raro». Il mondo dell’informazione, tra social e nuove tecnologie, ha cambiato radicalmente la propria identità. Ma la carta stampata resiste… « Negli ultimi anni anche il Carlino si è ovviamente aperto all’offrire i contenuti online, però mantenendo quella prossimità e capillarità nei territori che è la sua vera forza. Oggi il mondo delle informazioni è sempre più rapido, digitale, astratto, sempre alla ricerca dei clic o dell’immagine shock. Da questo punto di vista, il Carlino ha mantenuto quella modalità di fare giornalismo che è invece fatta di approfondimento, incontro, relazione con persone e territori». Quali crede che siano le sfide che dovrà raccogliere in futuro il mondo del giornalismo? «La principale, secondo me, sarà quella della gestione dell’intelligenza artificiale e di tutti i contenuti che potranno essere creati con essa, talmente ben fatti da risultare quasi reali. L’intelligenza artificiale costituisce una novità straordinaria e incredibile per l’umanità, tuttavia ha alcuni aspetti potenzialmente molto pericolosi, che vanno affrontati. Uno di questi è quello dell’uso distorto che se ne può fare sull’informazione: ormai quasi tutti, su qualunque cosa, possono diventare capaci di creare e diffondere contenuti falsi, parziali o imprecisi, ma di ottima qualità. Da questo punto di vista credo che la professionalità, il radicamento territoriale e la capillarità del Carlino possa essere un antidoto capace di garantire un autentico protagonismo e un alto livello di qualità anche nel futuro, al giornale e al mondo dell’informazione».
IL RACCONTO
«Una bella parentesi la mia esperienza di fotografo per Isola Lo scatto più bello? Il sorpasso del Sic»
Il sindaco di Imola, Marco Panieri, ricorda i momenti più intensi della sua carriera, dalle fotografie all’elezione a primo cittadino «Conservo tutte le pagine del Carlino, a partire dalla mia elezione come consigliere comunale»
Vacchi e l’esempio del bisnonno «L’informazione per la crescita» Il consigliere di FdI: «Leggeva all’alba, poi lasciava il Carlino sul tavolo per noi»
In alto, Nicolas Vacchi in Consiglio Sotto, con il Carlino in tenera età
Riferimento per il racconto dell’attività politica sua e dei suoi colleghi; ma anche collegamento con l’infanzia. È tutto questo il Carlino per Nicolas Vacchi, vicepresidente del Consiglio comunale e coordinatore locale di Fratelli d’Italia. «Il mio legame con il giornale è antico: il mio bisnonno, Erasmo Vacchi, bersagliere classe 1919, lavorò lì per oltre vent’anni. Da bambino, avendo potuto godere della sua conoscenza fin quasi all’età dei miei dieci anni, ascoltavo i suoi racconti di quando mi parlava della ‘Cartiera’», racconta. E non solo. «Da sempre poi, suo figlio Paolo, mio nonno, non mancava mai di comprare l’edizione bolognese e imolese del quotidiano, per poi, dopo averla letta all’alba, lasciarla sopra il tavolo della sala – racconta Vacchi –. Era una certezza: era come un ‘buongiorno’ silenzioso del nonno, già informato su tutto. Custodisco una mia foto all’età di cinque anni, con un berretto blu in testa, un telecomando e l’edizione quotidiana del Carlino sul tavolo, già lì prima di andare all’asilo vicino alla parrocchia di Sesto». Da lettore a protagonista delle notizie raccontate dal giornale il passo non è stato breve: «La mia prima uscita fu a meno di
vent’anni. Era la primavera del 2013, quando decisi, da giovane studente di giurisprudenza, di scendere in campo per il mio primo impegno nella politica e nelle istituzioni della mia amata città». Una ‘prima volta’ che, per definizione, non può essere dimenticata. «Sono finito sul giornale dopo un’intervista della penna di Lidia Golinelli, austera e severa: ero più agitato che a uno degli esami universitari del primo anno. E da quel battesimo del fuoco, partì il mio impegno politico». Sin dalle origini, ‘dare il resto del Carlino’ voleva dire ‘dare a ognuno il suo avere’, ‘pungolare il potere’ o meglio stimolare chi ha responsabilità di governo sul territorio e sul mondo. «In una società dove l’eccesso di verbosità, le false notizie e il turbinio dei social media la fanno da padrone, le sfide della buona informazione sono ancora quelle – è il pensiero di Vacchi, che oltre a essere avvocato e consigliere comunale e metropolitano è anche giornalista pubblicista –. In una società prevaricata dal virtuale, la missione de il Resto del Carlino e di ogni altra buona testata giornalistica deve essere ancora quella: preferire le virtù reali alle realtà virtuali, perseguendo la verità». e. a.
7
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Il governatore de Pascale «Post alluvione, industria e F1 Sfide che possiamo vincere Serve una risposta d’impatto»
Lungo curriculum GLI INIZI A CERVIA
Il presidente della Regione: «Mai più impreparati ai cambiamenti, ma bisogna restare uniti Qui una manifattura d’eccellenza da difendere. Il Gp? Una priorità farlo restare dopo il 2025» di Gabriele Tassi Il dopo alluvione, l’autonomia della sanità imolese, il Gran premio di Formula 1. Quando il caso locale si fa nazionale Michele de Pascale chiede sempre una «risposta d’impatto», come alla fine ha sempre fatto per tutta la sua storia politica, partita vent’anni fa. Una vita scandita ad attraversar le colonne del nostro quotidiano di 140 anni dalle province fino alle primissime pagine ora che è arrivato al suo sesto mese da governatore dell’Emilia-Romagna. E non è un caso che al telefono ancora adesso continui a darti del ’tu’ e se gli si chiede... Come è cambiato nel tempo il suo dialogo con la stampa? «Ho sempre cercato di tenere i rapporti a livello personale, trovo che ci si capisca meglio. Ho molto rispetto per il lavoro dei giornalisti, per la loro autonomia come ce l’ho per la mia, credo nelle relazioni dirette perché è più facile essere capiti che fraintesi. E’ una cosa utile a entrambi». Saremo diretti anche noi. Perché l’Imolese è fra le terre più colpite dalle alluvioni di questi anni. Cosa ci hanno insegnato e cosa possiamo fare perché non accada ancora? «Gli eventi climatici hanno cambiato radicalmente tutti gli ordini di priorità del nostro territorio. Tutti come comunità, in maniera autocritica è bene guardarsi un attimo indietro». Perché ? «Nelle cronache degli ultimi anni si parla tanto di infrastrutture, di ciò che si è realizzato. Molta meno enfasi c’è stata per le opere per la tutela del territorio. L’Emilia-Romagna ha una lunga storia alluvionale, e dagli anni
Due volte sindaco a Ravenna La sua seconda città
Michele de Pascale, 40 anni, ha iniziato la sua carriera politica a Cervia nel 2004. È stato sindaco di Ravenna per due mandati (dal 2016 al 2024) e presidente della Provincia
Hanno detto LA MISSIONE
Sos dazi e costi in rialzo DALLA CARTA AL WEB
«Un settore da valorizzare»
«I giornali locali hanno un ruolo fondamentale per la tenuta della democrazia»
«Dobbiamo difendere l’eccellenza manifatturiera. Tra costi in rialzo e dazi serve una reazione forte perché l’Europa cambi le sue politiche industriali».
’40 a due anni fa abbiamo vissuto uno dei periodi più tranquilli di sempre. Ora, il tema delle alluvioni è tornato più forte che mai». Cosa serve quindi? «Una reazione d’impatto. In tutto questo c’è una lezione: le sfide epocali vanno affrontate assieme perché lo scontro non serve. Ora è diventato effettivo un decreto da parte del Governo che speriamo possa aprire una fase nuova, accorpando gli eventi del 2023 a quelli del 2024 in un’ottica di ricostruzione». Lei viene da un territorio, quello del Ravennate, che per certi versi è molto simile a quello del circondario imolese, quali sono le priorità per questo tipo di luoghi? «Premesso che resta prioritario il tema alluvionale, in questo momento siamo chiamati a difendere una vocazione storica della nostra regione come eccellenza manifatturiera. Imola è parte integrante del distretto ceramico per esempio. Nello scenario di oggi, con i costi energetici in rialzo, i dazi, serve una reazione forte perché l’Europa cam-
bi le sue politiche industriali. Serve difendere la manifattura d’eccellenza anche a Imola, un anello fondamentale fra territori fondamentali». Imola non è però solo manifattura, c’è un cuore che pulsa benzina al suo interno, chiamato Autodromo. A che punto sta nelle priorità del suo mandato? «La Formula 1 e il suo rinnovo dopo l’edizione 2025 sono una priorità assoluta. Ma perché si raggiunga questo obiettivo, quello di tenere due Gp in Italia, deve esserlo anche per il Governo. Stiamo lavorando con il ministro Abodi (Sport e giovani, ndr), ci siamo attivati per creare tutte le collaborazioni possibili, con San Marino, con la Motor Valley e il motorsport. Il Governo si è dimostrato interessato, LA PROMESSA
«L’autonomia Ausl non è in discussione E diventa una forza se l’azienda dialoga con i propri vicini»
ora serve un’azione sinergica per portare a casa una battaglia che combatteremo fino alla fine. Perché Imola e l’Emilia-Romagna, per la sua tradizione e per ciò che è, merita il Gp più di tutti». Imola si batte anche da sempre per l’autonomia della sua Ausl. Continuerete a impegnarvi in tal senso? «E’ un impegno che ho preso in campagna elettorale e al momento non è in discussione. L’autonomia dell’Ausl diventa un valore nel momento in cui riesce a dialogare con più sistemi complessi come Bologna o la Romagna. Nelle scelte che faremo dobbiamo fare in modo che Imola lavori in squadra, formando un triangolo virtuoso e di relazioni sociali con i propri vicini, contando sul fatto che Montecatone è già un punto di riferimento nazionale». Dalle sfide imolesi a quelle dell’informazione: qual è diventato il ruolo dei giornali locali come il nostro? «I quotidiani svolgono una funzione fondamentale per la democrazia. Soprattutto quando seria e corretta, con giornalisti che ci mettono volto, nomi e cognomi. Ma anche opinioni, con la loro credibilità al servizio del territorio. Perché stiamo vivendo un calo sistematico delle affluenze elettorali, se non vi fossero le cronache locali non vi sarebbero nemmeno i diritti costituzionali dei cittadini di essere informati rispetto a scelte decisive». © RIPRODUZIONE RISERVATA
8
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Gli scatti del Circus Da evento popolare a vetrina planetaria Il romanzo F1 in foto Dall’inizio degli anni Ottanta al 2006, poi il grande ritorno dopo il Covid La leggenda di Senna e Schumi attraverso le epoche dei Gran Premi Una storia racchiusa in due album fotografici: uno, dall’inizio degli anni Ottanta al 2006, testimone del passaggio del Gp di F1 da evento popolare a vetrina glamour; l’altro, dal 2020 a oggi, racconta invece il ritorno di un fenomeno divenuto nel frattempo globale e al quale Imola farà fatica a restare aggrappata in futuro. È lunga, e segna la transizione tra epoche diverse, la lista delle istantanee attraverso le quali ripercorrere, nel 140esimo anniversario del Carlino, oltre 30 gare iridate in riva al Santerno. Nei ruggenti anni Ottanta, la gara si segue tra camping selvaggi e tribune abusive in vari punti del tracciato. È pura passione per i motori. Gli anni Novanta, segnati dal maledetto 1° maggio 1994 che consegna Ayrton Senna alla leggenda, portano invece una ventata di mondanità: i vip di giorno affollano il paddock e di sera impazziscono per la cucina stellata del San Domenico, dove resta memorabile la festa a sorpresa organizzata nel 2000 da Naomi Campell per Flavio Briatore. La passione popolare però resta, testimoniata fino alla prima metà degli anni Duemila (dominati dal mito Schumi) dalle grandi feste del fan club di Rubens Barrichello. Nel 2006, tutto sembra finito. Addio F1. Il 19 novembre viene fatta saltare in aria la stecca dei box davanti a tremila persone sedute sulla Rivazza. Poi, nell’ora più buia, il circuito riabbraccia il Gp: due edizioni (2020 e 2021) con gli spalti vuoti e la gente assiepata dietro i muretti. La festa del 2022 con il ritorno del pubblico, il drammatico 2023 quando il circuito finisce sott’acqua e di nuovo festa lo scorso anno. Una città intera spera che la foto di quest’anno non sia quella che conclude l’album. Enrico Agnessi
Viaggio tra i decenni IN PILLOLE
L’album da rivivere Tra velocità e glamour
Nel 2006, tutto sembra finito. Addio F1. Poi, nell’ora più buia, il circuito riabbraccia il Gp: due edizioni (2020 e 2021) con gli spalti vuoti e la festa del 2022 con il ritorno del pubblico, nel 2023 la drammatica alluvione
In alto, una foto scattata da Marco Isola ad Ayrton Senna, poco prima che perdesse la vita nel tragico Gp del 1994. Qui sopra, Michael Schumacher, per sette volte campione del mondo di F1. A sinistra, la festa a sorpresa al San Domenico organizzata nel 2000 da Naomi Campell per Flavio Briatore
Nel 2006, tutto sembra finito. Addio F1. Il 19 novembre viene fatta saltare in aria la stecca dei box davanti a tremila persone sedute sulla Rivazza Poi, nell’ora più buia, il circuito riabbraccia il Gp: due edizioni (2020 e 2021) con gli spalti vuoti e la gente assiepata dietro i muretti
9
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Il faentino Gian Carlo Minardi, fondatore della storica scuderia di auto da corsa, oggi è il presidente di Formula Imola, la società che gestisce l’autodromo Enzo e Dino Ferrari
Minardi al lavoro per tenere il Gp «Il pubblico vuole lo show, e qui c’è» Il numero 1 di Formula Imola e il difficile rinnovo della gara 2026: «Insistiamo sulla polifunzionalità del circuito»
Hanno detto ALBUM DEI RICORDI
di Gabriele Tassi Gian Carlo Minardi, l’hanno stupita le parole del presidente della Formula 1 Stefano Domenicali: ’Due Gp in Italia? Presto la scelta finale, non sarà facile per me’? «Non sono affatto stupito, alla fine è il manager di un’azienda. E’ imolese ma bisogna pensare che la società (liberty media, ndr) è americana, non esente dalle logiche del guadagno che muovono il Circus». Quindi lei, come presidente di Formula Imola e la sua squadra in Autodromo cosa potete fare per indirizzare questa scelta verso Imola? «Detta sinceramente, dobbiamo lavorare per metterli in difficoltà, insistendo sulla polifunzionalità del circuito: proveremo a mantenere l’impegno. Ma soprattutto serve un intervento dall’alto, perché sport e motorsport sono il veicolo migliore per la promozione territoriale, e il Governo lo sa».
Quanto è diventata esigente oggi la Formula 1 rispetto a diversi anni fa, andando indietro fino al suo debutto nel massimo campionato? «Il grande Circus ora chiede che la gente possa divertirsi, i semplici motori non bastano più. Di positivo c’è che il pubblico si è ringiovanito, e questo grazie a uno zoccolo duro di appassionati che nel corso degli anni ha traghettato la Formula 1 attraverso momenti difficili, per esempio quello vissuto intorno all’anno duemila. Adesso fra le priorità c’è quella di accostare i motori al divertimento, e noi, avendo un impianto così vicino alla città e collegato da un’unica direttrice alla stazione dei treni possiamo associare sport e tempo libero più facilmente». Sul nostro quotidiano abbiamo da poco raccontato il weekend del Wec, come è andato il rodaggio pre Gran Premio? «Sono stati messi in campo molti impegni oltre la pista, abbia-
mo testato la logistica e i divertimenti colaterali (la ruota panoramica, il ristorante a 50 metri d’altezza, ndr) fatto bene, ricevendo anche il paluso del promoter». Tutti eventi scanditi dalla stampa e dal nostro giornale che ha appena festeggiato i 140 anni. Che pagine ha conservato da quando ricopre questo ruolo? «Devo dire che il Carlino mi è sempre stato vicino in questo percorso. Il quotidiano è in cima alla nostra rassegna stampa, inoltre capita spesso di sentirsi con i vostri giornalisti, in particolare il suo collega Agnessi». E se andiamo indietro nel tempo che ricordi ha? PROVE GENERALI
«Le tante attività oltre la pista messe in campo durante il Wec dimostrano che siamo pronti per la F1»
«Anche quando correvo nelle formule minori il Carlino mi ha sempre dato molto spazio a livello locale. Una volta arrivato in Formula 1 trovai in Leo Turrini uno dei miei estimatori, credo che sia il quotidiano che ha scritto di più in assoluto su di me». Andiamo alle sfide del futuro, di cosa le piacerebbe leggere invece da qui in avanti? «Di un impianto che ha vinto la sfida della plifunzionalità. Il nostro lavoro in questo senso – uno dei punti cardine del mio mandato –, non è ancora finito. Bisogna continuare ad allargare le opportunità oltre i motori». Pane per quelle testate locali che lei conosce così bene... «Quotidiani come il Carlino sono fondamentali per tenere aggiornata la popolazione su ciò che succede, sul lavoro che viene svolto per esaltare il lavore delle nostre infrastrutture. Il vostro giornale resta di vitale importanza e gli auguro come minimo altri 140 anni di storia». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il nostro quotidiano «Mi segue da sempre»
«Anche quando correvo nelle formule minori il Carlino mi ha sempre dato molto spazio a livello locale – racconta Gian Carlo Minardi –. Una volta arrivato in Formula 1 trovai in Leo Turrini uno dei miei estimatori, credo che sia il quotidiano che ha scritto di più in assoluto su di me. I giornali locali sono importanti, perché sono loro a raccontare ai cittadini cosa accade, tenendoli anche aggiornati sul ruolo delle infrastrutture»
10
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
11
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Il vescovo Giovanni Mosciatti «Dai potenti ai giovani in crisi, la Chiesa resta la casa di tutti La lezione del Papa continua»
Hanno detto LE INIZIATIVE
Il funerale di Bergoglio, le sfide del nostro tempo, la ricerca di un faro nel mondo social L’uomo alla guida della Diocesi: «Diamo ai giovani più spazio, devono solo essere ascoltati» di Gabriele Tassi E intervistando il Vescovo come non si può finire a parlare di Francesco. Giovanni Mosciatti, è stato il Papa della rivoluzione? «E’ sempre difficile usare questo termine. Se proprio vogliamo dirla tutta, Bergoglio appena eletto pareva un pontefice quasi conservatore, poi, pian piano, senza mai uscire dal solco della tradizione, ha aperto il suo sguardo alle novità. Rivoluzione può essere un termine eccessivamente forte, basti solo pensare a quel ’prendiamo il largo’ di Giovanni Paolo II quanto fu innovativo per l’epoca». Vescovo, ma con le dovute proporzioni, anche un giornale con una storia di 140 anni come il nostro è giusto che navighi nel solo della tradizione continuando a guardare avanti? «Sì, perché se ti allontani troppo dalla tua storia è come se perdessi di vista ciò che sei». E Francesco non lo ha mai fatto... «Su quella tradizione ha messo nuovi innesti di vita. In questi giorni mi sono davvero accorto che di cose ne ha realizzate, tante. A partire dalle parole che ha fatto entrare nella cultura, per esempio la ’chiesa come ospedale da campo’, vicina a tutti i sofferenti o al messaggio anticonformistico lanciato contro la ’cultura dello scarto’». Qual è il ruolo della Chiesa nella società di oggi? «La Chiesa annuncia e vive la speranza che è Cristo. E il mio ragionamento parte proprio dai SETE DI NOTIZIE
«Leggere il giornale resta per me come il pane quotidiano Mi informo anche sulle testate online»
«Più progetti con i ragazzi» Le esperienze in Caritas
«Alla Caritas arrivano i ragazzi delle scuole che rischiano di essere sospesi. Scoprono di essere veramente utili. Quindi diamo loro fiducia e progettiamo assieme a loro»
Nel dettaglio DON MUSICISTA
La chiamata delle sette note E la band ’Turno di Guardia’
Il vescovo Mosciatti è un grande appassionato di musica. Suona la tromba e la chitarra, e al suo arrivo a Imola stupì tutti suonando con la sua band ’Turno di guardia’
funerali del Papa: perché così tanta gente ci è andata? Perché i grandi del mondo si sono ritrovati lì? Perché il faccia a faccia fra i capi di due potenze mondiali (l’iconico incontro fra Trump e Zelensky, ndr)?». Perché? «Perché la Chiesa rimane un luogo ancora libero, dove incontrarsi non costa nulla. Avvenimenti come il funerale del Papa ci ricordano ancora che in chiesa siamo ancora tutti umani e possiamo sempre essere accolti». Qual è la lezione ? «Che la fede conserva ancora intatti i suoi valori, nonostante il passare del tempo, nonostante le difficoltà è un carro che sa andare ancora forte, perché il suo cavallo principale è Cristo». Momenti, quelli degli ultimi giorni, che abbiamo visto tutti sulle pagine de quotidiani e non solo. Ma qual è Vescovo il suo rapporto con i giornali? «Neanche a dirlo, sono come il pane quotidiano. Da sempre la lettura è un momento importan-
te della mia giornata, che ora si è trasferito in buona parte sul web. Vengo da Matelica, nelle Marche, e quotidiani locali come il Carlino sono un grande strumento per capire come gira la realtà». Si spieghi meglio. «Chi scrive sui giornali locali ha il compito di gettare uno sguardo ancora più profondo sui fatti. Andare a vedere cosa succede è lo strumento in più al servizio di un giornalista che lavora a stretto contatto col territorio, andando a guardare oltre i limiti del proprio orticello». La verifica dei fatti, una sorta di ’comandamento’ per chi fa il mestiere. «Vedere e verificare è la cosa più importante. La notizia all’imA TU PER TU CON I FATTI
«Nell’era dei social le redazioni locali hanno l’occasione di approfondire ogni questione»
pronta non basta più nell’era di internet. Oggi occorre approfondire, snocciolare, arrivare a dare una risposta alla domanda: perché?». Possono i giornali essere un faro nell’era social? «I social sono una grande invenzione, ma possono diventare il luogo della pancia e del giudizio dato nascondendosi dietro le cose. Il be collegamento che c’è fra le persone rischia di diventare un mercato aperto senza regole. Ecco, lì può intervenire i giornalista, che non spara perché la pancia glielo chiede, ma scrive con il dovere di informare, correttamente». E sui social ci sono soprattutto i ragazzi da difendere. «Beh, i giovani vanno soprattutto presi sul serio. Alla Caritas abbiamo in essere accordi con le scuole superiori: i ragazzi, quando si comportano male e rischiano di essere sospesi, vengono mandati da noi. Improvvisamente scoprono che quanto fanno può essere veramente utile. Quindi dico: bisogna dar loro fiducia e progettare assieme a loro, prenderli sul serio. Non è vero che non ci sono, a volte hanno solo bisogno di essere ascoltati. E la Chiesa può diventare allora uno strumento per far crescere il desiderio educativo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
12
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
13
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Pirazzini, giornalismo nel destino «Il Carlino è stato come una casa Io, papà Ezio, gli inizi: che ricordi» Gabriella, figlia della storica penna del nostro quotidiano, oggi ’dirige’ il premio a lui intitolato «Debuttai a 10 anni con una poesia nella Terza pagina, ma io volevo fare la psicologa»
Nel dettaglio LA TRADIZIONE
di Gabriele Tassi Guai a chi tocca quel ’Pirezio’ appoggiato alla colonna della redazione sportiva ancora oggi. Sì, perché Ezio Pirazzini ha lasciato il segno al Carlino, non solo in quella grande sagoma di cartone con il suo volto in cima alla statuetta degli Oscar. Lui, l’incarnazione del talento giornalistico, per anni l’uomo della Formula 1 nel nostro giornale: eclettico, irriverente, viveur come un artista dei motori che manca dal 2010. Una vita allacciata alla stampa, un turbine di parole in cui è stata risucchiata, anche la figlia Gabriella, che per se stessa immaginava tutt’altro futuro. E invece da giovane ragazzina che seguiva il babbo agli eventi sportivi si è ritrovata dietro a una penna, poi a un microfono come storica giornalista di Telesanterno, oggi è direttore di un format di agricoltura “Con i frutti della terra” in onda su varie emittenti regionali e oggi è alla guida di un premio giornalistico per giovani studenti intitolato proprio a Pirezio. Gabriella, l’informazione era nel suo destino...quando fu l’esordio? «Avevo dieci anni, e nella terza pagina del Carlino pubblicarono la mia poesia. Un po’ sciocca, mi fa sorridere però, perché il critico Giorgio Ruggeri mi fece pure i complimenti...» Un soldino per i primi ricordi di suo padre Ezio e il mondo della stampa. «Una volta c’erano i circuiti cittadini e ci si trovava fra famiglie di giornalisti. Parlo degli anni 60’ e 70’ . E’ lì che ho conosciuto piloti del calibro di Giacomo Agostini, per noi erano come amici di famiglia. Il Carlino per me è stata una casa, il giornale condizionava i nostri ritmi di vita». Pirezio, artista della parola e delle imprese degli assi della velocità, ma che pilota era? «Secondo lui bravissimo, ma in realtà era disastroso. Prese, coCARTOLINE
«C’erano una volta i circuiti cittadini Per noi i piloti erano amici di famiglia»
Il concorso per le scuole Alla dodicesima edizione
Sopra, Ezio Pirazzini assieme a due monumenti dello sport: Alberto Tomba e Michael Schumacher durante il Gp 1996 Sotto, una foto di Gabriella Pirazzini oggi e una ’vintage’ dove intervista il padre Ezio (in mezzo il giornalista Luca Goldoni)
stretto per non doversi fare sempre accompagnare dai tipografi, la patente tardi. Comprò poi una 500 blu. Andammo fino al circuito di Zeltweg con un collega, che al ritorno preferì tornare in moto piuttosto che salire in auto con noi». Da figlio di giornalista a figlia di giornalista: ma il suo sogno era davvero fare il lavoro di suo padre? «In realtà volevo fare la psicologa. Ma la facoltà era solo a Padova e mia madre si oppose: non voleva che me ne andassi di casa dato che mio babbo era sempre via per lavoro». Quando arrivò la svolta? «Con la nascita delle radio e delle tv private, come Radio Imola e Telesanterno. Tutte realtà a
quei tempi molto forti». Lei ha collaborato anche con il Carlino. «Avevo in Franco Basile (ex capocronista a Imola, ndr), un grande amico e sostenitore. Iniziai a collaborare seguendo l’arte e la cultura, assieme cercammo anche una prima sede per il giornale che mi pare fosse in via Appia. Ricordo anche il mio primo articolo per l’edizione di Imola: la Società dei benpensanti, ecco quello fu il mio debutto ufficiale, cominciai a scrivere anche di sport». Come babbo? «In realtà no, seguivo la Virtus Imola, a dire il vero sapendo poco di basket. C’era chi mi dava contro dandomi della raccomandata, ma anche chi mi ap-
prezzava e diceva che sapevo raccontare lo sport in modo umano. Realizzai solo più tardi che era ciò che si diceva del babbo: molto apprezzati i suoi ’pezzetti’ di costume, dove sapeva entrare nel cuore delle questioni, pur restando fedele alla verità». E dopo? «Dopo venni assunta a Telesanterno, la carta dei giornali resta però sempre nel mio cuore, perché in tv si lascia molto parlare gli altri, negli articoli ci si mette sempre qualcosa di più di sé». Altri ricordi legati al Carlino? «Della redazione bolognese in via Mattei ricordo il ’Leone’ Leonelli (ex direttore, ndr), oltre a una truppa molto goliardica. A Imola, invece, accompagnavo
E’ arrivato quest’anno alla 12esima edizione il premio giornalistico ’Ezio Pirazzini, protagonista di una passione’. Il concorso dedicato alle scuole nasce dalle ceneri del premio goliardico inventato da Ezio e colleghi per eleggere il peggior articolo dell’anno. Ora tutto è cambiato, e si assegnano riconoscimenti per le creazioni migliori degli studenti. spesso babbo fino alla redazione di via Quarto. C’è anche una bellissima coincidenza datata 11 settembre 1984, un mio articolo uscì sulle pagine del quotidiano proprio il giorno della nascita di mia figlia Alessia». Cosa voleva dire per lui il Carlino? «Pensate che il suo libro doveva chiamarsi ’Il Carlino e tutto il resto’. Poi diventò ’Dal rombo rosso al settembre nero’, ha vissuto per il suo lavoro, letteralmente fino all’ultimo. Fu protagonista di tempi intensi, in cui si aspettavano anche le 4 del mattino per chiudere una pagina». E oggi da 13 anni c’è un premio dedicato a lui, con il Carlino media partner. «Tutto nacque da un’idea, poi concretizzata dal ’Tigrone’ Gianfranco Bernardi. Quello che quando babbo era ancora in vita era un premio goliardico per il peggior giornalista dell’anno, è diventato un concorso per gli studenti delle scuole. Un invito alla lettura dei giornali, all’informazione corretta e al piacere di scrivere, ma non solo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
LA GAVETTA
«Scrivevo anche della Virtus basket, tanti mi additavano come raccomandata»
14
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
15
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Giacomo Marcattili Il maitre del San Domenico «Per innovare servono radici molto profonde» Il ristorante pluristellato fa parte della storia culinaria della città «La cucina è un’arte, orgogliosi di essere apprezzati anche dai più giovani» A sinistra, Valentino Marcattilii con Max Mascia e Giacomo Marcattilli Una lunga storia fatta di affidabilità e preparazione fa del San Domenico uno dei migliori ristoranti d’Italia
di Francesca Pradelli Tradizione ed evoluzione che si intrecciano in un legame sempre più saldo con Imola. D’altronde, il segreto è che «siamo amici degli imolesi». Lo afferma Giacomo Marcattili, maître del ristorante ‘San Domenico’, storico punto di riferimento della cucina d’eccellenza e per Imola. Marcattili sarà presente venerdì alle 17 alla Sala Bcc, in occasione dell’incontro organizzato per celebrare i 140 anni di storia che legano il Carlino a Imola. Un anniversario importante, in cui si inserisce anche il percorso del ‘San Domenico’, simbolo di tradizione e innovazione gastronomica. Marcattili, il ristorante ‘San Domenico’ ha di recente compiuto 55 anni di attività. Come pensa si sia evoluto il mondo della ristorazione nel corso di questi decenni? «Sicuramente ora le persone sono, per lo meno più all’apparenza, più ’preparate’. Per certi aspetti, i social hanno alzato le aspettative di ciò che uno spera di trovarsi davanti. Per quanto riguarda il nostro menù, alcuni piatti non sono mai stati toccati, come l’uovo al raviolo, che rappresenta la portata caratteristica del nostro ristorante. Altri hanno subito piccoli cambiamenti, ma la tradizione di riferimento è sempre quella». Questa esposizione sui social e l’innalzamento delle aspettative rischia di togliere l’intimità tipica di un ristorante stellato come il vostro? «Non credo che tolga valore, anzi. Diciamo però che ci sono due facce della stessa meda-
V Uno dei momenti più intensi fu l’arrivo nel nostro locale di Charles Leclerc Un’emozione speciale glia. Una sovraesposizione social consente di permettere di ampliare la clientela, il che è ottimale. C’è però qualcuno che, viste le foto da un telefono, semplicemente crede di saperne di più del dovuto e non si rende conto che permane una certa distanza su cosa voglia dire preparare un piatto di una certata portata e qualità e l’idea che c’è dietro». Quel è il segreto della longevità del San Domenico? «Essere amici degli imolesi è la
chiave di tutto. Certo, l’Autodromo e gli eventi che sono stati organizzati nel corso di questi anni aiuta a far venire gente nuova. Nel corso del tempo si è però creata una clientela fidelizzata locale, sempre più affezionata. Possiamo dire che Imola continui ad essere propositiva nei riguardi del ristorante. Stando ai racconti sul passato, una volta c’era più distanza nei confronti del locale. Si diceva che si mangiava poco e spendeva tanto. Ora invece il cliente imolese è
V La bella avventura di ’Semplice’ ci conferma il grande affetto della comunità
Una foto antica con lo staff del San Domenico
più pronto e ha un palato raffinato. E anche i giovani di oggi vedono molto positivamente l’esperienza che può essere quella del mangiare a un ristorante stellato». Durante questi anni di attività, ha qualche ricordo che le è rimasto particolarmente impresso? «La Formula Uno senza dubbio e infatti mi auguro che continui a tornare a Imola. In particolar modo, ricordo Charles Leclerc che viene al ristorante. Già di per sé quello è stato un evento. Ma ciò che mi ha colpito è stata la presenza di cinquecento persone pronte ad attenderlo fuori dalle porte del ristorante. È stato un momento che sembrava irreale». Il Carlino compie 140 anni. Come percepisce il rapporto con il giornale? «La stampa è stata in grado e continua a valorizzare la nostra attività, ma non solo. Il fatto che ci siano stati articoli che abbiano fatto parlare bene di noi ci ha permesso di evolverci e di mandare avanti una tradizione importante di cui fa parte la storia della nostra città. Sicuramente il web ha rivoluzionato il mondo dell’informazione, ma la carta è la carta è sempre la carta io sono un romantico nostalgico delle vecchie abitudini. La stampa, comunque, cartacea o sul web, continua a essere un tassello fondamentale in questa storia».
C’è stato un articolo che ricorda con piacere? «Io e Max Mascia abbiamo apprezzato molto la partecipazione che c’è stata da parte della redazione, non solo per quanto riguarda le nostre classiche attività legate al San Domenico, ma anche quando abbiamo deciso di buttarci nell’avventura di ‘Semplice’. Il pezzo in cui veniva annunciata la firma appena apposta è stato impattante e ci ha consentito di avere un pubblico imolese pronto alle novità». Lei rappresenta la nuova generazione nel mondo della ristorazione. Cosa pensa sia giusto conservare delle tradizioni e cosa rinnovare? «Secondo me bisogna conservare tutto e semplicemente adattarlo al presente e a quello che sarà il futuro. Del passato non si può perdere assolutamente niente. D’altronde, questo penso sia il filo conduttore di questo posto». A proposito di futuro, come si sente a portare avanti una attività così longeva alla sua giovane età? «Io ci sono nato qua dentro, è stato tutto naturale. È un passaggio di testimone che non è stato forzato, anzi, è avvenuto in maniera spontanea. Sono semplicemente felice di farne parte». © RIPRODUZIONE RISERVATA
16
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
17
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
V Per lavorare in questo settore serve studiare, impegnarsi il più possibile e non farsi abbattere dai no
Nel dettaglio LA FORMAZIONE
di Alice Pavarotti Regista imolese e voce originale del cinema italiano contemporaneo, Margherita Ferri ha conquistato pubblico e critica con Il ragazzo dai pantaloni rosa, campione d’incassi nel 2024. Il legame con la sua città natale resta fortissimo, come racconta in questa intervista, dove ripercorre le sue radici, riflette sul ruolo del cinema e sul valore di raccontare l’adolescenza e le identità ai margini. Margherita Ferri, lei è cresciuta a Imola: quanto si porta dentro il legame con il territorio? «Per me è fondamentale, sono fiera di essere imolese. Anche se ora non ci abito stabilmente, la mia famiglia vive ancora lì. Crescere a Imola è stato importantissimo, è stato il luogo dove per la prima volta ho esplorato il mondo del cinema. Quando ero adolescete il Comune aveva in gestione «La Palazzina», un centro dedicato all’audiovisivo gratuito per i giovani. Lì ho avuto la possibilità di accedere a telecamere e attrezzature, era uno spazio in cui potevamo sperimentare, imparare, provare. È stato un punto di partenza prezioso». L’ha aiutata anche dal punto di vista della carriera? «Assolutamente sì. Era un’opportunità che altrove non c’era, soprattutto in un’epoca in cui non si potevano fare video nemmeno con il cellulare. Il linguaggio audiovisivo e il cinema mi sembravano un modo potente per esprimermi, e a Imola ho trovato un ambiente che mi ha sostenuta. Alla Palazzina c’erano operatori, persone che gravitavano intorno a quel mondo e che mi hanno davvero aiutata a crescere». Rispetto a quando ci è cresciuta lei, Imola le sembra cambiata culturalmente? «Sì, il tessuto sociale si è evoluto, è diventato più vario e multietnico: un cambiamento positivo per la città. Mi dispiace però, come in tutta Italia, che negli anGLI ESEMPI
«Amo Almodòvar E mi ispirano gli autori che hanno un legame forte con la realtà»
Il curriculum Tra Imola, Bologna e Roma
Margherita Ferri, 41 anni, ha mosso i suoi primi passi fra le attrezzature di scena nella sua città: Imola
Margherita Ferri e Imola «La mia carriera iniziò qui Devo tanto a questa città» La regista ha conquistato tutti con il suo ’Il ragazzo dai pantaloni rosa’ «Frequentavo la Palazzina, è lì che ho provato telecamere e attrezzature» ni siano stati chiusi alcuni cinema. La mancanza di schermi è un problema, anche se sono nate realtà interessanti, i cinema parrocchiali sono diventati spazi dedicati al cinema d’avanguardia, e credo che in generale ci sia una buona offerta culturale, anche se alcune sale storiche non ci sono più». Parlando invece del suo lavoro: qual è la prospettiva che guida il suo cinema? «Forse per vocazione, io ho sem-
pre scritto e diretto storie di formazione legate all’adolescenza. Raccontare i giovani, l’infanzia, quel momento della vita in cui tutto è ancora indefinito, misterioso, pieno di coraggio e anche di una certa incoscienza, per me è qualcosa di molto naturale. Mi affascina la ricerca della propria identità, le domande esistenziali che tutti ci facciamo — chi sono, qual è il mio posto nel mondo — e lo faccio con uno sguardo personale, queer e fem-
minista. Cerco di dare spazio a personaggi che stanno ai margini, a storie meno raccontate, con uno sguardo intimo». Mi ha detto che i giovani sono il focus del suo lavoro: che consiglio darebbe a chi vuole intraprendere questa strada? «Non bisogna pensare che fare cinema sia impossibile o troppo difficile. È importante avere il coraggio di spostarsi, di esplorare città dove il cinema si respira. Studiare, arricchirsi il più possibile e non farsi abbattere
Il Ragazzo dai pantaloni rosa racconta la vita di Andrea Spezzacatena, un quindicenne vittima di bullismo
Margherita Ferri cresce a Imola, dove fin da giovanissima si dedica al teatro e al video e inizia a plasmare la sua poetica sulla provincia italiana. Si iscrive a Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna e vince una borsa di studio per frequentare la scuola di cinema della UCLA. Nel 2011, consegue il diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove segue, tra le altre, le lezioni di Paolo Sorrentino (foto) e Marco Bellocchio. dai «no», che saranno tanti. Bisogna sempre provare a raccontare storie autentiche, personali, che si conoscono bene. Mettere il naso fuori dal proprio mondo aiuta a capire tante cose di sé». C’è qualche regista a cui si ispira? «Sono molto legata al cinema indipendente e queer americano, ma anche al cinema europeo. Amo Almodóvar, Lukas Dhont — giovane regista belga — Andrea Arnold, una regista inglese che trovo straordinaria e tantissimi altri. In generale mi ispirano tutti quegli autori che hanno un legame forte con la realtà e lasciano spazio a un’interpretazione visiva personale. Del cinema italiano amo il neorealismo, Pasolini in particolare: quelle storie di persone ai margini, che lottano per la propria esistenza, mi toccano profondamente». Quali sono i suoi progetti futuri? «Sono anni che sto scrivendo un film che spero di poter girare presto. Anche in questo caso, il mondo adolescenziale resta al centro del mio racconto. È un universo che continua ad appassionarmi e che sento ancora tutto da esplorare». © RIPRODUZIONE RISERVATA
18
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
19
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Minguzzi, il campione olimpico «Il ritorno nella mia Imola il momento più bello dopo l’oro» Arrivò sul primo gradino del podio nella lotta greco-romana ai Giochi di Pechino «Un’emozione indescrivibile, dopo 17 anni mi cercano ancora per rilasciare interviste»
Un esempio per chi inizia IN PILLOLE
di Mattia Grandi Un’istantanea di vittoria impressa nel tempo per sempre. E la pagina del Carlino appesa alla parete di casa per raccontare di quella volta che un atleta imolese è salito sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi. Ad oggi, un unicum, tutto d’oro. Il capolavoro di Andrea Minguzzi ai Giochi di Pechino del 2008 nella lotta greco-romana. La pagina di giornale, forse, è un po’ ingiallita. Ma nei nostri cuori, i colori di quel trionfo sono ancora vivacissimi. «Anche nel mio – sottolinea Minguzzi –. La giornata perfetta, quella che sogni da bambino per dare un senso a tutto il resto. L’affermazione più attesa capace di coronare un percorso sportivo e di vita fatto soprattutto di sacrifici. A Pechino ogni pezzo del puzzle trovò il suo posto». Lei arrivò bello carico all’appuntamento dei Giochi. «Sì, bronzi europei al collo e maturità atletica adulta al punto giusto. Ottima preparazione, per fortuna senza intoppi o infortuni, e feci bene anche il compito a casa studiando un avversario dopo l’altro. Mi giocai il lavoro di quattro anni in un solo giorno su quel tatami». Un’ascesa potente fino alla finale con l’ungherese Foldor vinta ai punti. Dal quasi anonimato alla grande ribalta, anche mediatica. «Una cosa per la quale non ero assolutamente preparato, capitasse ora saprei gestirla meglio. Per chi pratica discipline sportive poco inclini alle luci della ribalta è una roba strana. Le Olimpiadi poi, a prescindere da tutto, sono una vetrina clamorosa. Figuriamoci con l’oro al collo». Il Resto del Carlino fu al suo fianco in quei momenti. «A dire il vero, il Carlino per me c’è sempre stato. Anche prima
«Quel bellissimo articolo» L’importanza delle parole
«Con il Carlino ho un rapporto davvero speciale. Ricordo ancora un bellissimo articolo pubblicato proprio il giorno prima delle gare olimpiche. Un pezzo che, esaltando le mie qualità, mi diede forza e coraggio». Minguzzi ora fa anche il commentatore tecnico nelle dirette tv della Rai della mia affermazione a cinque cerchi. Per chi nasce ad Imola è un riferimento: il giornale della città e del territorio. Ricordo un bellissimo articolo pubblicato proprio il giorno prima delle gare olimpiche. Un pezzo che, esaltando le mie qualità, mi diede forza e coraggio». Al suo rientro in Italia, fece tappa anche in redazione a Bologna. «Qualche ora in piacevole compagnia, mi sentì come a casa. Il Carlino è stato senza dubbio il
giornale che ha seguito più da vicino la mia carriera». Come si approcciò al boom mediatico? «Non durò tantissimo, il calcio tornò protagonista a stretto giro. Devo dire che, per una persona riservata come me, fu un po’ invadente. Per fortuna i social erano agli albori, adesso sarebbe pure peggio. Chiaro che oggi, con così tante opportunità mediatiche, le possibilità di guadagno per gli atleti (specie quelli di sport così detti minori, ndr)
sono lievitate. Avrei sperato in qualche riscontro in più dagli sponsor ma l’intera Federazione di Lotta non era pronta per il grande salto». La medaglia d’oro, però, non invecchia mai. «Certo. Campione olimpico si resta per sempre e ancora adesso, 17 anni dopo quel successo, mi cercano per interviste». Anche per fare il commentatore tecnico nelle dirette tv della Rai. «Con il telecronista Tommaso Mecarozzi c’è una bella intesa fatta di fiducia reciproca. Lui può contare su di me, quando necessario, per un supporto tecnico. Se mi chiama, vado volentieri». Poi c’è la sua Imola. Fu festa grande in centro al rientro dalla Cina. «Il vero riconoscimento della mia città ai tanti sacrifici fatti, alla passione mai nascosta ed ai risultati centrati. Un momento bello ed unico davanti alle autorità, alle delegazioni di tante società sportive locali ed ai concittadini».
V
V
Ora faccio l’allenatore, il modo migliore per restare legato al mio sport
Oggi si investe poco sui giovani e tutto diventa più difficile Servirebbe più lungimiranza
Andrea Minguzzi ha vinto l’oro ai Giochi di Pechino del 2008
Un passato da atleta ed un presente da allenatore del settore giovanile delle Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato. «Il modo per restare legato al mio sport, al mio mondo. Peraltro in una palestra di Imola con un ambiente a me congeniale che mi da soddisfazione. C’è un bel gruppo di giovani, dai 5 ai 16 anni di età, e ci sono pure alcune bambine. Mi riporta un po’ indietro nel tempo alle mie origini. La passione di papà Massimo per la lotta che contagiò prima me poi mio fratello Luca e mia sorella Valentina». C’è la possibilità di forgiare un nuovo Andrea Minguzzi? «Attualmente è dura. La lotta è uno sport poco praticato in Italia. Me ne rendevo conto già anche io all’epoca: in Italia facevo il fenomeno poi andavo all’estero e mi veniva la lingua lunga contro avversari provenienti da quei Paesi dove la cultura e la pratica della lotta sono radicate quanto il calcio da noi». Quindi? «Con un po’ di pazienza, un gradino dopo l’altro, ho creato il mio percorso. Ho avuto la fortuna di incontrare chi, senza esitare, capì l’importanza di coltivare i migliori prospetti italiani del periodo. Senza quel cambio di marcia non sarei mai riuscito a raggiungere certi risultati. Oggi si investe poco sui giovani e tutto diventa più difficile».
20
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
21
La Clai, la A2 e la missione futuro «I giovani sono la linfa del club» Il presidente Mongardi: «La prossima stagione dovremo alzare l’asticella: al lavoro sulla nuova squadra» di Antonio Montefusco L’anniversario del Carlino è coinciso con la prima storica stagione in serie A2 della Clai Imola. Il club biancoblù lavora in campo femminile da decenni, cresce tante ragazze e le lancia sul quel rettangolo di taraflex 18x9 metri, l’attività si svolge nelle palestre di Imola e in alcuni paesi del circondario. Quest’anno l’annata in serie A2, seguita alla promozione nella seconda categoria nazionale ottenuta nel 2024. Un campionato pieno di sacrifici dove l’obiettivo era quello di ottenere la salvezza arrivata nell’ultima partita della Pool Retrocessione con un secco 3-0 inflitto a Concorezzo. Obiettivo centrato con in panchina la coppia di allenatori formato da Dominico Speek e Massimo Benedetti ed un gruppo di ragazze che ha saputo lottare e crederci fino all’ultimo pallone. Un’impresa raccontata anche dal Carlino: «E’ uno dei quotidiani miei quotidiani preferiti – di-
Cambio in panchina IL PROFILO
Simone Bendandi E’ il nuovo allenatore
L’esperienza in panchina di Simone Bendandi passa da Scandicci (2017), Ravenna (2019), Milano (2022) e Bisonte Firenze nello scorso campionato.
ce Stefano Mongardi presidente della Clai Imola –, mi piace sfogliarlo quando faccio colazione, ma poi lo leggo in maniera più approfondita e con calma la sera. Leggo di pallavolo, basket, ma anche tutti gli altri sport e sulle pagine del Carlino trovo tutto quello che mi serve per essere informato». Mongardi è anche presidente della Grifo Basket: «Nella mia camera ci sono appese le pagine della promozione in serie C con la Grifo, e ovviamente le pagine della promozione dalla serie B1 all’A2 della Clai. A questo ho aggiunto quella che riguarda la permanenza in serie A2 ottenuta dalla squadra qualche settimana fa. Ogni pagina mi ricorda una bella storia sportiva della nostra bella città di Imola. Una cosa che mi piace tanto del giornale sono le foto a colori e queste provocano sempre emozione». La Clai è al lavoro per costruire la nuova squadra: annunciato il nuovo coach, Simone Bendan-
di. «Al primo tassello per la stagione che verrà. Al momento posso dire che avremo ancora con noi Arianna Gambini, lei sarà il nostro libero- Per quanto riguarda tutte le altre giocatrici, parleremo con chi verrà confermata e ringrazieremo le ragazze che andranno altrove». Le idee per il prossimo campionato sono chiare: «Rispetto a quest’anno ci saranno più retrocessioni, la federazione vuole aggiungere fra la serie A2 e la serie B1 il campionato di A3. Dovremo alzare l’asticella facendo una squadra ancora più competitiva di quella vista all’opera nell’ultimo torneo. Ci faremo trovare pronti e speriamo di leggere tante belle notizie sul Carlino che ci riguardino». Il nuovo tecnico è il passaggio fondamentale per la costruzione della nuova squadra, quella che sarà in campo nella stagione 2025/2026. Prossimi passi? La Clai Imola parlerà con le proprie giocatrici e arriveranno le prime conferme, poi si procede-
rà all’ingaggio di nuovi elementi che possano far fare alla squadra un campionato ancora più tranquillo di quanto non sia stato l’ultimo. Intanto il club è molto attivo anche sul settore giovanile: «Il futuro passa dal vivaio e dalla crescita di tutto il movimento. Da tanti anni la Clai lavora sotto questo punto di vista con istruttori qualificati e tante persone che ci aiutano a mandare in campo tutte le settimane tante squadre. Le nostre ragazzine si allenano nelle palestre di Imola e in quelle dei paesi limitrofi, il settore giovanile sarà sempre la base del nostro club e la linfa per andare avanti. Ringrazio i genitori e le famiglie che si fidano del lavoro fatto dalla Clai Imola, gli sponsor che ci sostengono e tutte le persone che contribuiscono alla crescita della nostra società ogni giorno dell’anno». Il futuro è già cominciato e passa dalla crescita dell’attività di base arrivando fino alla prima squadra. © RIPRODUZIONE RISERVATA
22
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
23
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
IL DIRETTORE GENERALE TORREGGIANI E L’ADDIO DEL PRESIDENTE FIUMI
ANDREA COSTA IN VENDITA, IL DIRIGENTE ACCOMPAGNATORE SAMACHINI
«La nostra lunga storia scritta su queste pagine Un servizio per i tifosi»
«Gli anni in A1, che magia Noi, la piccola città contro le maxi corazzate»
Centoquaranta anni sono il traguardo che celebra il Carlino in questo 2025. Un percorso lunghissimo che abbraccia anche la città, la sua redazione e le squadre che partecipano ai vari campionati. Fra queste una delle più antiche è la Virtus Imola: «Congratulazioni al giornale – dice il direttore generale giallonero Gabriel Torreggiani – per questo grande traguardo che fanno del Carlino una delle testate con più storia della nostra Italia. Centoquarant’anni sono davvero tanti e testimoniano la presenza costante sul territorio. Leggere questo quotidiano è un rito importante che si fa ogni giorno». Sull’edizione di Imola si leggono le gesta della Virtus Imola: «Come club abbiamo grande rispetto per il lavoro e l’interesse che viene riservato ad una realtà come la nostra, il confronto, il far circolare le informazioni migliorano il servizio che viene fornito ai lettori e ai tifosi. Da parte nostra ci sarà sempre collaborazione e questa l’abbiamo trovata a prospettiva invertita in occasione di gare, eventi o qualunque altra attività legata a noi». Sul campo la Virtus ha continuato il suo percorso di crescita dall’approdo in serie B Nazionale in avanti. La scorsa estate è partito il nuovo corso con Gianluigi Galetti in panchina, e nell’ultima stagione ii gialloneri hanno chiuso la regular season ad una vittoria dai play in. Senza considerare l’ultimo scossone con l’addio del presidente giallonero Davide Fiumi. «Il nostro primo obiettivo era quello di centrare la permanenza in categoria, questa è sempre la base da cui ripartire l’anno successivo. La salvezza è arrivata con diverse giornate d’anticipo sulla fine della regular season, nell’ultima gara con Capo d’Orlando ci siamo giocati la possibilità di accedere alla prima appendice della stagione, non è arrivata quella vittoria che ci avrebbe permesso di allungare il torneo della Virtus. Andare ai play in sarebbe stata una bella soddisfazione per la società, i giocatori, lo staff tecnico e tutto l’ambiente giallonero. La squadra ci ha provato fino alla fine senza riuscirci, è mancato pochissimo, peccato perché avremmo tutti quanti meritato questa ulteriore soddisfazione». Antonio Montefusco
Partire dalle serie minori per arrivare fino all’elite del basket nazionale e anche europeo. Fondata nel 1967, l’Andrea Costa ha raggiunto la sua vetta più alta nel 1998 con la promozione nella massima serie dove si trovò al gran ballo con le grandi. Una favola durata quattro stagioni, prima del ritorno in A2 e ora in serie B con la società in vendita. Chi ha vissuto in prima persona una fetta importante di questa storia è il dirigente accompagnatore Mario Samachini, addetto agli arbitri per una quarantina d’anni. «Arrivai all’Andrea Costa negli anni Ottanta quando stava tra la serie D e la C – racconta –. Lavoravo all’Elettronica Santerno che era sponsor della squadra e l’allora direttore sportivo Grasso mi chiese di dare una mano come addetto agli arbitri. Accettai e da allora ho sempre seguito la squadra, pure in Europa». Una piccola realtà all’inizio. «Allora si andava la domenica a vedere la Virtus, che era in serie B, mentre il sabato giocava l’Andrea Costa, che era più in basso. Da allora è stato un bellissimo crescendo. Fummo promossi in B2 dopo una stagione senza sconfitte, quindi un anno nella stessa categoria con la Virtus e i primi due derby. All’epoca c’era una base solida, con il presidente Cremonini, e fu quasi naturale andare in A2 sotto la guida di Zappi, quindi in A1 con Vitucci». Cosa si provava a stare in A1? «Anni bellissimi. Non avrei mai pensato che saremo riusciti ad arrivare così in alto. Ricordo il palazzo (allora il PalaCattani, ndr.) tutto esaurito nei derby con Virtus e Fortitudo. Anche a livello mediatico, si parlava delle due bolognesi e noi di Imola. Eravamo una piccola città contro delle corazzate, ma ci stavamo». Giocatori che ricorda con affetto? «Paolo Bortolon, un vero capitano e trascinatore. Non ha mai saltato una gara, neppure con 38 di febbre. Una volta si mise a posto la spalla sbattendo contro la protezione del canestro pur di continuare a giocare. Raggiunse l’A1, giocò un anno e smise che era al top. E poi Vincenzo Esposito: genio e sregolatezza, ma la bilancia pendeva più dalla parte del genio». Luca Monduzzi
Gabriele Torreggiani Direttore Generale Virtus
«Congratulazioni al giornale per questo grande traguardo che fa del Carlino una delle testate con più storia della nostra Italia. Centoquarant’anni sono davvero tanti e testimoniano la presenza costante sul territorio. Leggere questo quotidiano è un rito»
«Come club abbiamo grande rispetto per il lavoro e l’interesse che viene riservato ad una realtà come la nostra. Il confronto, il far circolare le informazioni migliorano il servizio che viene fornito ai lettori e ai tifosi»
PASSO DOPO PASSO
«Il nostro primo obiettivo era quello di centrare la permanenza in categoria»
Mario Samachini Addetto agli arbitri per quarant’anni
«Arrivai all’Andrea Costa negli anni ’80 quando stava tra la serie D e la C. L’allora direttore sportivo Grasso mi chiese di dare una mano come addetto agli arbitri. Accettai e da allora ho sempre seguito la squadra, pure in Europa»
«Non avrei mai pensato che saremo riusciti ad arrivare così in alto. Ricordo il palazzo tutto esaurito nei derby con Virtus e Fortitudo. Si parlava delle due bolognesi e noi di Imola. Eravamo una piccola città contro delle corazzate, ma ci stavamo».
«IL TRASCINATORE»
«Paolo Bortolon, un vero capitano Non saltava una gara nemmeno con 38 di febbre»
24
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
25
Scozzoli-Carraro, amore olimpico La coppia d’oro del nuoto imolese La storia dei due talenti dell’Imolanuoto che hanno trovato casa in città. La loro vita dopo il ritiro di Luca Monduzzi Fabio Scozzoli e Martina Carraro. La coppia d’oro del nuoto italiano è di casa a Imola. Coppia fissa dal 2016, marito e moglie da un paio d’anni, sposati da tre anni e ormai prossimi ad allargare la famiglia, i due ranisti hanno visto la loro storia d’amore sbocciata tra le piscine di mezzo mondo ma con una base nella nostra città, dove hanno scelto di vivere. Forlivese di origine, classe 1988, Scozzoli è stato il primo a trovare a Imola, ormai vent’anni fa, l’ambiente ideale per crescere e far esplodere tutte le sue qualità, inizialmente sotto la guida del tecnico ungherese Tamas Gyertyanffy (colui che più di tutti ha saputo proiettare in alto l’Imolanuoto, scovando altri talenti come Alessia Polieri o Carlotta Zofkova). Una volta che Tamas ha salutato Imola, nel 2012, Scozzoli optò per non lasciare quella che era ormai la
I signori della rana IL PALMARES
sua casa, a cui è alla fine è sempre ritornato, anche dopo aver provato a percorrere la strada dell’estero (nel 2014 provò con il tecnico austriaco Dick Lange, dopo aver recuperato da un precedente infortunio al ginocchio), trovando inevitabilmente nell’imolese Cesare Casella il tecnico a lui più congeniale. Vincitore di oltre trenta titoli italiani nella rana, Scozzoli è stato per anni il pilastro della rana azzurra a livello internazionale, portando a casa medaglie pregiatissime tra cui tre ori agli europei e il titolo mondiale nei 50 in vasca corta. Era il 2012, l’anno della sua unica Olimpiade (Londra) che si chiuse con un taCINQUE CERCHI
Tra Mondiali ed Europei Le medaglie più belle
Per Scozzoli tre ori agli europei e il titolo mondiale nei 50 in vasca corta. Carraro vanta un bronzo nel 2019 ai Mondiali nei 100 rana e 6 medaglie europee.
Entrambi vantano una partecipazione ai Giochi, Fabio andò a Londra 2012 Martina a Tokyo nel 2021
le amaro in bocca (settimo nella finale dei 100) che lo portò a segnarsi con un tatuaggio sul petto quel momento. I numerosi raduni in Nazionale e gli eventi internazionali sono stati l’occasione per Fabio e Martina per conoscersi meglio, arrivando a far nascere un sentimento che è sbocciato in maniera definitiva nel 2016, nel corso di un collegiale a Tenerife, come ha più volte raccontato la stessa Carraro. Martina, genovese classe 1993, ranista di livello internazionale con una ventina di titoli tricolori in bacheca e diversi exploit internazionali. Nel 2019 vinse il bronzo ai Mondiali nei 100 rana, prima medaglia assoluta per una ranista azzurra ai Mondiali, dopo aver stupito e portato a casa medaglie anche a livello europeo, mettendo in mostra la sua nuotata praticamente perfetta. Anche per lei un avventura olimpica, quella di Tokyo nel 2021, vissuta però senza la compagnia dell’amato Fabio, che non riuscì a qualificarsi.
La voglia di stare assieme portò quasi naturalmente Martina a seguire Fabio a Imola dove hanno trovato la loro casa assieme all’inseparabile cagnolina Clara, ma anche in vasca con la decisione di unirsi nel 2018 al gruppo dell’Imolanuoto. Un’unione culminata con il matrimonio a maggio del 2022, a Modena, salutati da familiari e amici del nuoto azzurro. Nuoto che hanno salutato in momenti diversi. Fabio con un’ultima passerella al Sette Colli due anni fa, prima di tuffarsi a tempo pieno nella nuova avventura come assistente di Cesare Casella all’Imolanuoto, mettendo la sua esperienza al servizio dei più giovani. Un anno dopo il ritiro (temporaneo?) di Martina, voluto per dedicarsi maggiormente alla famiglia. In attesa di liete notizie dalla coppia d’oro del nuoto azzurro e imolese. © RIPRODUZIONE RISERVATA
26
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
27
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
La Bcc per il territorio «Dalla cultura alla sanità Sempre in prima linea per famiglie e imprese» Il presidente Gambi conferma la vocazione locale dell’istituto di credito «Nel 2024 abbiamo erogato 308 milioni di prestiti tra cui 258 nuovi mutui» di Mariateresa Mastromarino Giuseppe Gambi, presidente di Bcc ravennate, forlivese e imolese, Il Resto del Carlino ha compiuto 140 anni di storia. Che legame c’è tra la vostra realtà e il nostro quotidiano? «La Bcc e il Resto del Carlino hanno in comune una visione della realtà solida, concreta, attenta ai bisogni individuali. Per noi è importante ripartire sempre dalla comunità, dalle persone, dalle loro richieste e progetti. Siamo impegnati a ricercare, presentare ed affrontare i fatti, evitando inutili divagazioni, concentrandoci sul territorio e sostenendo i punti di eccellenza. La nascita del Resto del Carlino (1885) è quasi contemporanea alla fondazione delle Casse Rurali di Russi e Lugo (1889) che, aggregandosi nel tempo con altre quattordici casse, hanno costituito l’odierna Bcc». In comune avete il forte legame con il territorio. Come riuscite da banca di credito cooperativo a occuparvi della città di Imola? «La Bcc è una banca locale ’di comunità’ ed ha come vocazione proprio il sostegno al territorio, alla sua popolazione ed alla sua Base Sociale. Sul territorio imolese siamo giunti nel 2002, ponendoci da subito a fianco di famiglie e imprese. Per il territorio imolese abbiamo erogato nell’ultimo triennio oltre 650.000 euro di contributi per iniziative di beneficenza, di
V Forte vicinanza ai cittadini colpiti dalle alluvioni Fondamentale il rapporto con i soci
sponsorizzazioni e per contributi per l’alluvione del 2023. Nel 2024 abbiamo erogato 308 milioni di prestiti, tra cui 258 nuovi mutui per acquisto casa, erogando 35 milioni a privati e 22 milioni alle imprese». Come definirebbe il territorio imolese? «E’ un territorio ricco di iniziative e molto vivace. La Bcc lo sostiene da anni e per questo, ad esempio, ha valorizzato il Cinema Centrale, recuperandolo e trasformandolo nell’attuale Sala Bcc Città & Cultura, che è divenuto il fulcro di tante conferenze ed iniziative a favore della comunità. Ricordiamo di recente le manifestazioni legate alle scuole, alle manifestazioni del Baccanale, al Wec, un punto di assoluto riferimento».
La vostra è una realtà secolare. Qual è la chiave per riuscire a rimanere al passo con i tempi? «Le Bcc sono società cooperative, mutualistiche e locali, caratterizzate da una democrazia economica. La nostra Banca si è fortemente legata nel territorio, svolgendo una funzione di propulsione dell’economia locale e accompagnando persone e imprese nella propria vita e nelle funzioni sociali. Ha aperto nel 2024 una nuova Filiale a Castel San Pietro Terme. Ha sostenuto e continua a sostenere diverse iniziative legate al mondo dalla cultura, dello sport e del terzo settore, senza dimenticare sanità e istruzione. Sabato 3 maggio si è svolta al PalaCattani di Faenza l’Assemblea dei Soci, la più partecipata di sempre con
Una recente e affollata assemblea dei soci che si è svolta al PalaCattani di Faenza: oltre 10mila le persone presenti alla manifestazione Nel tondo, Giuseppe Gambi, presidente della Bcc ravennate, forlivese e imolese
quasi 10.000 Soci presenti in proprio e per delega. La vita associativa diventerà sempre più intensa, a breve partirà tutto il nuovo calendario delle manifestazioni e degli eventi sociali, che si completerà in estate, per favorire il dialogo e l’interscambio tra i soci e la Banca». L’attenzione ricade anche sui giovani. In che modo? «La Bcc sta divenendo sempre più un punto di attrazione anche per i giovani. Nella nostra base sociale sono entrati di recente oltre 1000 giovani; nelle ammissioni a socio si è raggiunta la parità di genere, con l’ingresso di oltre 2.400 donne. Negli ultimi anni la Banca ha assunto più di cento giovani ed ha cercato di intercettare i bisogni delle nuove fasce. Ricordiamo, ad esempio, il servizio svolto dalla Banca Digitale, che ci permette di attrarre i clienti delle fasce giovanili, in modo coerente con l’evoluzione sociale. La Bcc, unitamente alla Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche – Multifor ETS, emette annualmente un bando per l’assegnazione di Borse di studio e di ricerca (oltre a borse di tirocinio-lavoro), che coinvolge decine di giovani, dalle scuole secondarie superiori fino ai ricercatori universitari. Sostiene, inoltre, varie altre iniziative dedicati ai giovani come il Concorso Vitamina C». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Generazioni a confronto IN PILLOLE
Borse di studio e iniziative L’attenzione per i giovani
«La Bcc, con la Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche – Multifor ETS, emette annualmente un bando per l’assegnazione di Borse di studio e di ricerca (oltre a borse di tirocinio-lavoro), che coinvolge decine di giovani, dalle scuole secondarie superiori fino ai ricercatori universitari – spiega il presidente Gambi –. Sostiene, inoltre, varie altre iniziative dedicati ai giovani come il Concorso Vitamina C»
28
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
29
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Banca di Imola nella storia «La tecnologia non basta La presenza sul territorio fa ancora la differenza» Il presidente Tamburini sottolinea il ruolo delle filiali in città e paesi «Per i clienti è ancora molto importante potersi fidare di una persona Fondamentale sostenere le nuove generazioni e noi ci impegniamo a farlo» Giovanni Tamburini, presidente di Banca di Imola. Sotto, un convegno organizzato dall’istituto. Nel tondo Antonio Patuelli, presidente de ’La Cassa di Ravenna’
di Mariateresa Mastromarino Giovanni Tamburini, presidente della Banca di Imola, il Carlino ha raggiunto a marzo il traguardo dei 140 anni. Che significato ha, secondo lei, questo compleanno? «È un traguardo importantissimo, in particolare se pensiamo alla città di Imola». Perché? «Imola è cresciuta in maniera esponenziale e oggi si considera come una vera e propria città. Ecco, per una realtà cittadina come la nostra poter contare sul quotidiano e sulla sua cronaca locale è un punto di riferimento. Possiamo chiamarlo elemento di unità». Quanto è fondamentale nella vita di tutti i giorni la corretta informazione? «È cruciale. Oggigiorno siamo sommersi da moltissime fonti e canali di informazione, ma il giornale resta sempre una colonna portante e funge da riferimento: fornisce notizie con criterio, seguendo una linea editoriale ben precisa. Un faro che, soprattutto nei momenti di difficoltà, economici o sociali che siano, resta una costante». Il nostro quotidiano lo è a Imola? «Decisamente, perché permette ai lettori e alla cittadinanza di capire, comprendere e cogliere le notizie e le informazioni grazie a una fonte curata e autorevole. Fattore non scontato, guardando a tutte le notizie che cirL’ANALISI
«Gli investimenti sulla digitalizzazione non devono andare a scapito del profondo legame con le comunità»
colano in rete, di cui spesso non viene nemmeno citata la fonte». Un rapporto basata sulla fiducia, quindi, come quello che i cittadini instaurano con la Banca? «C’è una forte analogia tra la nostra istituzione e il vostro quotidiano sotto questo punto di vista. Nel nostro mondo, per esempio, esistono tantissime banche, anche on line, ma per i clienti è importante potersi fidare di una persona fisica, di una filiale che sia presente sul territorio». Voi da quanto lo siete? «Da 125 anni, quindi non siamo così tanto distanti dal Carlino (sorride, ndr). Anche noi abbiamo una storia secolare alle spalle». Cosa, lungo tutto questo tem-
po, avete portato avanti? «Siamo rimasti al fianco della nostra comunità e restando presenti sul territorio. Anche nel periodo in cui le grandi banche chiudevano le filiali, noi siamo andati controcorrente e abbiamo sempre investito su quelle». Qual è la chiave del vostro successo? «Abbiamo immaginato un percorso in cui tecnologia e fattore umano si completano. Attenzione, però, perché non devono alternarsi o sostitursi: devono andare di pari passo. Insomma, parliamo di un processo simile a quello portato avanti dal Carlino per affrontare la transizione digitale. La vostra realtà è stata tra le prime a investire nel digitale, facendo uno sforzo importante e riproducendo il giornale in
un altro formato differente dalla carta. Che però resta importantissima. Il Carlino porta avanti di pari passo la tradizione con l’evoluzione tecnologica ed è questa la chiave vincente, che è lo stesso percorso che la Banca di Imola sta facendo». Che legame c’è con il nostro giornale? «Una partnership forte e dal grande valore che ci permette anche di comunicare ciò che siamo attraverso l’informazione. Ci sono molti modi per comunicare, ma noi partecipiamo sempre volentieri alle iniziative del Carlino, che, dal punto di vista della stampa, è la fonte più autorevole nell’Imolese ed è la più letta e istituzionale. Auspichiamo che il nostro rapporto prosegua ancora per molto altro tempo». Con il Resto del Carlino, la Banca di Imola sostiene i giovani talenti attraverso una partnership storica per la realizzazione del campionato di giornalismo Cronisti in Classe. «Esattamente. Insieme a voi abbracciamo gli studenti con il campionato di giornalismo, che è un progetto bellissimo. Poi, in chiave più generale, pensiamo sia importante sostenere le giovani generazioni e noi ci impegniamo a farlo». Quali altre iniziative ci sono in campo? «Noi lo facciamo anche con iniziative che spiegano ai ragazzi il mondo della finanza, portate avanti dalla Cassa di Ravenna, la nostra capogruppo. I ragazzi di oggi sono molto smart, ma hanno nelle loro mani troppi strumenti che li portano a non ragionare, perché hanno tutto già pronto. Dobbiamo riuscire a stimolarli, soffermandoci sul racconto della storia e della costituzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Sguardo al futuro NEL DETTAGLIO
La finanza per i ragazzi Si parte dalla Costituzione
«Promuoviamo tante iniziative che spiegano ai ragazzi il mondo della finanza, portate avanti dalla Cassa di Ravenna, la nostra capogruppo – spiega Banca di Imola, che fa parte del gruppo de ’La Cassa di Ravenna’ guidato da Antonio Patuelli (foto) –. I ragazzi di oggi sono molto smart, ma hanno nelle loro mani troppi strumenti che li portano a non ragionare, perché hanno tutto già pronto. Dobbiamo riuscire a stimolarli, soffermandoci sul racconto della storia e della costituzione». «Insieme al Resto del Carlino abbracciamo gli studenti con il campionato di giornalismo, che è un progetto bellissimo – conclude la banca, che sottolinea l’importanza di un’informazione fatta da professionisti –. Poi, in chiave più generale, pensiamo sia importante sostenere le giovani generazioni e noi ci impegniamo a farlo»
30
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
31
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Marchesini «Orgogliosi del nostro ’dna’» La direttrice Risorse umane conferma la visione del Gruppo: «Guardiamo al mondo per esportare le competenze che nascono nel territorio» «La lettura è fondamentale». A sottolinearlo è Valentina Marchesini, direttrice Risorse Umane, Comunicazione e Marketing di Marchesini Group, azienda leader nel settore del packaging. Marchesini, cosa rappresenta per lei il traguardo raggiunto dal Carlino? «Le prime parole del giornale, nel 1885, e quelle utilizzate per raccontare questi 140 anni di storia, esprimono quelli che sono alcuni principi comuni sia al giornale che alle nostre imprese». Ovvero? «Sono frasi che seguono il pensiero del ‘think global, act local’. Il giornale ha dimostrato di saper ingrandire e rimpicciolire la propria lente: dalle notizie del paesino di provincia, fino ai grandi temi internazionali». Allora, cos’hanno in comune il Carlino e il gruppo Marchesini, oltre alle terre d’origine? «Una prerogativa della nostra azienda è proprio quella di essere riusciti a rimanere radicati nel territorio, mantenendo i nostri valori e andando tutti i giorni a
L’ANALISI
Valentina Marchesini e, a destra, l’azienda
«Bisogna saper ingrandire e rimpicciolire la lente a seconda delle esigenze Le sfide si affrontano solo con un’identità forte»
esportare nel mondo il ‘know-how’ che nasce qui». Ha un ricordo che la lega personalmente al Carlino? «Sono tanti i ricordi che mi legano al giornale. Il primo risale alla mia infanzia. Ho in mente un’immagine di me da bambina nascosta dietro alle pagine del Carlino. Credo sia questo uno dei motivi per cui da ragazzina sono diventata una buona lettrice di giornali». Notizie, storie e voci. Un sodalizio con il territorio e i cittadini. «Non solo, ricordo anche con piacere le prime interviste fatte per il vostro giornale. Rammento volentieri anche di quando un amico di famiglia, che purtroppo ora non c’è più, mi ha posto una serie di domande. Gli ho spiegato che le pagine di cronaca nera sono tra quelle che leggo maggiormente. “E poi?“, ha chiesto. “La Virtus“, ho risposto io. “Ottimo, promossa“, ha concluso questa speciale interrogazione». Giovanni Di Caprio © RIPRODUZIONE RISERVATA
LUCA PALLADINO, PRESIDENTE DI CNA IMOLA
AMILCARE RENZI, CONFARTIGIANATO BOLOGNA METROPOLITANA
«Legalità e sostenibilità Due sfide da vincere»
«Conflitti e incertezza Lo scenario è complesso»
Cna Imola e il Resto del Carlino, tanti comuni denominatori nell’operatività sul territorio. «Noi, come il Carlino, vantiamo una presenza capillare nella zona perché partiamo entrambi dalla considerazione che occorra dare voce alle esigenze e peculiarità di un luogo che rappresenta un unicum a livello nazionale e che da sempre garantisce sviluppo e qualità della vita – analizza Luca Palladino, presidente di Cna Imola –. In una fase politica ed economica complessa come questa è indispensabile mantenere competitività e lucidità. In questo, il ruolo dell’informazione precisa, capillare e documentata è fondamentale per prendere decisioni consapevoli e orientare in modo corretto le scelte future». Ma c’è di più: «Nel corso degli anni, quella con il Carlino è diventata una collaborazione strategica fatta di obiettivi convergenti ma anche di ruoli distinti – aggiunge –. Con una modalità che ci ha sempre contraddistinto: la volontà di generare informazione utile, non solo notizie». Ma lo sguardo di Cna Imola è già rivolto al domani: «Questa è una fase storica di grandi cambiamenti con le sfide legate alla transizione digitale ed alla sostenibilità ambientale – conclude Palladino –. Anche il fattore demografico è un tema ormai ineludibile. Poi ci sono questioni cruciali come la concorrenza sleale ed il rafforzamento della cultura della legalità, condizione necessaria per garantire equità di mercato e tutela del lavoro. La Cna è impegnata a guidare le imprese in questo percorso e confidiamo ancora nell’importante contributo de il Resto del Carlino». Mattia Grandi
Non ha dubbi Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana, sulla valenza de Il Resto del Carlino: «Se dopo 140 anni è ancora la voce più significativa del nostro territorio, significa che le sue radici sono ben ancorate al contesto locale – spiega –. Il Carlino è sempre stato il giornale delle nostre botteghe e delle nostre imprese. In una realtà vivace come la nostra, ha sempre dimostrato grande capacità nel valorizzare gli input che il tessuto sociale, economico e culturale esprimono con forza». Non solo: «È sempre stato al nostro fianco nel percorso di crescita del sistema Confartigianato dando voce alle micro, piccole e medie imprese e al mondo dell’artigianato – sottolinea Renzi –. Evidente la capacità di cogliere gli aspetti più autentici, qualitativi e innovativi oltre ad un forte spirito di adattamento al cospetto di quei cambiamenti che hanno innovato linguaggi e strumenti per restare vicino ai lettori. Ci troviamo di fronte a tempi complessi segnati da sfide impegnative e da un mondo che, in molti casi, si frammenta – analizza il segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana –. Credo che il valore di voci capaci di raccontare l’attualità, ma anche di guardare avanti e di usare parole che uniscono anziché dividere, sia oggi più importante che mai». Con immutate motivazioni: «La spinta dell’innovazione, l’incertezza internazionale, i conflitti e le fratture che attraversano il mondo e il tema di una società sempre più esposta alla violenza – elenca Renzi –. Questo scenario richiede un’informazione capace di andare oltre la superficie, contestualizzare e offrire chiavi di lettura». Mattia Grandi
I NODI
«Fattore demografico e concorrenza sleale Tante le questioni che vanno affrontate in tempi rapidi»
PERIODO DIFFICILE
«Viviamo in un mondo esposto alla violenza Fondamentale che i media vadano oltre l’apparenza»
32
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
• Caratterizzazione, trasporto e smaltimento di rifiuti pericolosi e non • Gestione di impianti di recupero • Ripristini ambientali e discariche • Bonifiche e messa in sicurezza di siti contaminati
• Redazione piani di lavoro per siti contaminati da amianto • Rimozione e ricopertura tetti in amianto • Servizi di igiene ambientale • Servizi ambientali integrati in ambito industriale
L’appartenenza al Consorzio Astra, ci consente di poter scegliere, in qualsiasi momento, sia la soluzione migliore per il cliente, che il miglior percorso da attuare nel rispetto delle normative e dell’ambiente
Tel. 051 6014421 info@eco-ser.it - www.eco-ser.it
33
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
La Cooperativa Ceramica vanta oltre 150 anni di storia
Nel solo 2024 Sacmi ha erogato oltre 90mila ore di formazione
La Cefla conta su 300 soci e 2mila dipendenti
Cooperativa Ceramica, il timoniere Stefano Bolognesi
Cefla, il presidente Gianmaria Balducci
«Il Made in Italy la nostra forza»
«Prudenza e visione per crescere»
«Siamo e continueremo a essere un produttore 100% made in Italy. O meglio, made in Imola. In questa città siamo nati, ci siamo sviluppati e siamo riconosciuti in tutto il mondo con il nome della nostra città». Meglio non poteva tradurre il presidente Stefano Bolognesi oltre 150 anni di storia e di legame della Cooperativa Ceramica con la ‘sua’ Imola. Tre secoli di storia contrassegnati da valori che non sono mai cambiati. «Responsabilità verso le persone, verso gli stakeholder, verso il territorio. Autonomia nelle scelte e nelle decisioni dal contesto esterno e mutualità intergenerazionale, ossia visione e consapevolezza del futuro di chi verrà dopo di noi», li riassume Bolognesi, che non dimentica in 151 anni quello che è stato il passaggio secondo lui più importante della storia della Cooperativa Ceramica. «Il 1922, che segna il passaggio di Cooperativa da una dimensione artigianale ad una industriale, con il contestuale trasferimento dallo storico opificio in via Quaini nel centro storico di Imola all’attuale di via Vittorio Veneto, acquistato da una precedente Cooperativa di produzione vetraria», sottolinea. Da quell’anno in poi la Ceramica è diventata una realtà sempre più importante, cominciando poi negli anni ’80 «a guardare il mercato oltre i confini nazionali, partecipando a fiere ed esprimendo una sua forte vocazione all’export», un trend poi rafforzato sempre più «perché continuiamo anche oggi a vederci – rafforza il concetto Bolognesi –, come un produttore 100% made in Italy, o meglio made in Imola, con visione strategica di penetrazione commerciale in tutti i mercati contendibili a livello globale». Naturale, data la vocazione di Cooperativa Ceramica, la preoccupazione per l’incertezza che arriva da oltre Oceano. «Il mercato Nord americano – non ci gira attorno il presidente Bolognesi –, è uno dei più importanti in termini di quantità esportate e qualificazione del nostro posizionamento commerciale. Il tema dazi oggi sta generando sul mercato grande incertezza, rallentando acquisti e decisioni dei nostri clienti. Il nostro punto di vista è chiaro, ed è assolutamente negativo». Claudio Bolognesi
Il presidente Paolo Mongardi: «La fabbrica è un ecosistema»
Sacmi, il numero uno Paolo Mongardi
«Fondamentale credere nei giovani» Investire sui giovani. Sacmi ha ben chiara quale sia la strada da percorrere per regalarsi un secolo luminoso come quello appena passato, festeggiato a dicembre scorso (in realtà le candeline spente sono state 105) con un bellissimo open day. «Sono arrivati 5mila nostri concittadini – è il fresco ricordo del presidente Paolo Mongardi –, e credo che questo certifichi quanto sia profondo e attuale il rapporto tra la cooperativa e la città, una città i cui valori abbiamo l’onore e l’orgoglio di rappresentare nel mondo, con il nostro lavoro». E se i valori che più e meglio rispecchiano Sacmi sono, secondo Mongardi, «l’intergenerazionalità e l’innovazione continua, oltre alla fiducia nel lavoro come strumento per migliorare non solo la propria vita, ma quella dell’intera comunità», guardare l’orizzonte del futuro significa necessariamente mettere in fila le priorità «che oggi si chiamano digitale e sostenibilità». «Oggi la manifattura è chiamata a rispondere a sfide completamente nuove che partono da un modo diverso di intendere la fabbrica – spiega Mongardi –, non solo un luogo di produzione ma un ecosistema completo che comprende i servizi al cliente e l’intera catena del valore, dalle materie prime sino agli utilizzatori finali ed al mercato. C’è il tema imprescindibile della protezione del pianeta, dell’implementazione dei nuovi strumenti digitali per il controllo di processo e per offrire nuovi servizi ai nostri clienti. Si tratta di driver strategici su cui lavoriamo da anni e che continueranno a guidare la nostra azione futura». Un futuro che passerà, necessariamente, dai giovani. «C’è bisogno di competenze, ed è per questo che Sacmi investe moltissimo sui giovani, sul rapporto con le scuole e l’università. Nel solo 2024, con la nostra Academy, abbiamo erogato oltre 90mila ore di formazione a nostri dipendenti e rinnovato storiche collaborazioni con le Università, in primis con l’Alma Mater», conclude Mongardi.
«La cooperazione può sembrare quasi un modello di business arcaico visto il periodo storico, ma noi la riteniamo una forma imprenditoriale tuttora valida e importante, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni». C’è il passato ma anche uno sguardo al futuro nelle parole di Gianmaria Balducci, presidente di Cefla, 300 soci e 2 mila dipendenti sparsi nel mondo, poggiata, dice il presidente, «su valori primari percepiti non solo dai componenti del cda ma anche dai dipendenti. Valori di un’azienda solida, concreta, affidabile, prudente e con una visione di lungo periodo coerente con la nostra mission di ‘creare valore nel tempo’». Ma tra i valori Balducci ci mette anche «una buona dose di coraggio, servito in diversi passaggi storici della nostra azienda». In quasi cent’anni di operato, il presidente di Cefla individua alcuni passaggi chiave che hanno segnato la strada della crescita e del cambiamento per la cooperativa: «Una svolta storica importante fu quella che avvenne nel ‘96-‘98 in cui ci fu la fusione per incorporazione di Cir-Anthos in Cefla, seguita poi da una serie di investimenti hanno portato, con uno sviluppo continuo ed incessante, a quella che è Cefla oggi». Poi ci sono altri eventi molto più recenti che hanno impattato in modo significativo, come «la cessione tra 2020 e 2021 dell’area dello Shopfitting, scelta faticosa ma utile», e uno fondamentale in arrivo che impatterà in maniera significativa anche sul bilancio che andrà in approvazione tra poche settimane, ovvero «l’aumento della nostra partecipazione nel Gruppo Unipol». In un futuro dove i dazi non spaventano («non sono un problema insormontabile se verranno confermati nell’entità del 20%, abbiamo una presenza locale con uno stabilimento americano, in cui parte del valore viene aggiunto in loco»), il domani della cooperazione resta per Balducci «coerente con le esigenze dei giovani, un modello che funziona. La cooperazione, e non solo Cefla, reinveste più della metà degli utili generati nell’azienda stessa per creare futuro, in una sorta di patto intergenerazionale di continuo sviluppo». Claudio Bolognesi
34
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
35
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
FABIO BACCHILEGA, PRESIDENTE DI CON.AMI
SILVIA POLI, AL TIMONE DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI IMOLA
«Dal progetto Osservanza ai servizi per i cittadini Qualità parola d’ordine»
«Dall’istruzione allo sport Costruiamo assieme il futuro della comunità»
di Claudio Bolognesi
di Claudio Bolognesi
Una decisa spinta al progetto del «Parco dell’Innovazione – Complesso Osservanza» all’interno del Piano Urbano Integrato della Città Metropolitana entro la metà del 2026. La promessa è del presidente di Con.Ami, Fabio Bacchilega che assicura come i lavori, finanziati nell’ambito del Pnrr per circa 18 milioni di euro, stiano procedendo «in linea con gli impegni assunti a riprova di un risultato di riconosciuta eccellenza nel panorama nazionale nell’attuazione del Pnrr», e aggiunge come l’intervento nel complesso-gioiello dell’Osservanza, nel cuore di Imola, racconti anche molto del rapporto con la città, un rapporto che definisce «sinergico». «Parliamo di una città che, per storia, cultura, tradizione, professionalità, competenze e valore del proprio tessuto produttivo ed economico, è senza dubbio un punto di riferimento per l’intera area metropolitana», ci tiene a sottolineare Bacchilega. A un secolo di distanza dalla fondazione di Ami, Azienda Municipalizzata di Imola, e a più di 20 dal primo anno del nuovo millennio, quello della nascita di Con.Ami, Bacchilega assicura come «la mission continui a essere quella di rendere più eque e paritarie le condizioni di accesso ai servizi di base per i cittadini». «Lo scorrere del tempo ha certamente cambiato la tipologia delle sfide che hanno richiesto la capacità di intercettare con anticipo gli input in arrivo dai mercati economici internazionali e l’avanzamento, rapidissimo, del progresso tecnologico – osserva il presidente –, ma nel tempo il Consorzio si è rafforzato, anche grazie a una virtuosa visione strategica che ha garantito a Con.Ami e ai 23 Comuni soci di affrontare con solidità sfide davvero probanti come il biennio pandemico e le recenti calamità alluvionali concentrate nell’area di riferimento». Nel futuro prossimo il focus è puntato «sullo sviluppo infrastrutturale del servizio idrico». Sul piatto c’è un piano triennale «che prevede lo stanziamento di risorse che superano i 40 milioni di euro principalmente concentrate nel sistema di approvvigionamento idrico di Castel Bolognese e di altri 12 Comuni limitrofi». Parallelamente si lavorerà anche «nella bonifica e ammodernamento della rete idrica industriale tra Bubano e Imola, nell’ottimizzazione del trattamento dell’acqua ad uso industriale da trasferire agli impianti di potabilizzazione di Castel San Pietro, Sant’Agata, Conselice e Imola per successivo uso civile e di utenze industriali. Non meno importante il settore elettrico con un impegno, nel triennio, di quasi 2,5 milioni di euro per potenziare e migliorare la qualità del servizio anche tramite l’estensione della rete di distribuzione».
Volontariato, istruzione e ricerca, ma anche arte e cultura, salute pubblica, protezione ambientale, sviluppo locale, assistenza agli anziani e attività sportiva amatoriale. Sono questi gli ambiti su cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola si ripromette di investire nell’immediato futuro, con un’attenzione particolare riguardo ai giovani, «il futuro della nostra comunità». E’ con questa certezza che Silvia Poli, presidente della Fondazione, guarda al domani, un domani che è già qui visto che, ricorda, «nel 2024 abbiamo istituito la Consulta Giovani che ha dato voce a ragazze e ragazzi tra i 18 e i 30 anni, rendendoli protagonisti attivi nella progettazione delle iniziative promosse dalla Fondazione», e a novembre scorso è stata avviata la rassegna «Viral Voices – Incontri di attualità e cultura per giovani curiosi». «Continueremo su questa strada, con proposte che valorizzino le energie giovani e promuovano il dialogo tra le diverse componenti della nostra società», promette la presidente di una realtà che, con la città dov’è nata e ha sede, coltiva e vede crescere «un rapporto profondo, strutturato e in continua evoluzione». «Siamo presenti in maniera capillare in quasi tutti gli ambiti socio-culturali – spiega Poli –: dall’istruzione alla cultura, dallo sport amatoriale al volontariato, fino alla salute pubblica e l’assistenza agli anziani. Il nostro impegno è accompagnato da un ascolto costante e da un confronto diretto con enti, associazioni e cittadini». La storia della Fondazione, quella basata su valori come consapevolezza, competenza, autonomia, sussidiarietà, ascolto, trasparenza, collaborazione e condivisione, che precisa la presidente «non sono solo principi ispiratori, ma rappresentano il vero patrimonio immateriale della Fondazione», è una storia costellata di grandi traguardi, in attesa di raggiungere quelli futuri. «Se ci guardiamo indietro pensiamo al progetto ‘Uniti per garantire il diritto all’istruzione’, realizzato con il Comune di Imola a supporto delle famiglie in difficoltà, al ‘Fondo Emergenza Famiglia’, gestito da Caritas e Associazione Santa Maria della Carità, e ancora alla collaborazione con ‘Volabo – Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna’, per accompagnare le piccole realtà del Terzo Settore nella transizione normativa e incentivare il volontariato giovanile». E proprio sulle solide basi dei traguardi del passato la Fondazione è pronta a costruire i successi del futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Colosso del territorio IN PILLOLE
Con i fondi del Pnrr Il maxi-progetto
I lavori nel complesso dell’Osservanza, finanziati nell’ambito del Pnrr per circa 18 milioni di euro, stanno procedendo «in linea con gli impegni assunti a riprova di un risultato di riconosciuta eccellenza nel panorama nazionale nell’attuazione del Pnrr», spiega Bacchilega. Quasi 2,5 milioni di euro per potenziare e migliorare la qualità del servizio elettrico
V Decine di milioni per il potenziamento della rete idrica per utenze civili e industriali
V Il Consorzio si è rafforzato anche grazie a una virtuosa visione strategica
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Punto di riferimento GIOCO DI SQUADRA
Collaborazione a 360 gradi La forza dell’associazionismo
«Siamo presenti in maniera capillare in quasi tutti gli ambiti socio-culturali – spiega Poli –: dall’istruzione alla cultura, dallo sport amatoriale al volontariato, fino alla salute pubblica e l’assistenza agli anziani. Il nostro impegno è accompagnato da un ascolto costante e da un confronto diretto con enti, associazioni e cittadini»
V Il ruolo dei giovani è fondamentale Promuovere il confronto tra generazioni
V Competenza, ascolto e sussidiarietà rappresentano il nostro patrimonio immateriale
36
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
a s s o c i a t o
Qu a n d os i l a v o r ai nu ns e t t o r ec o mei l n o s t r o , p r e c i s i o n eet e mp e s t i v i t às o n oa s p e t t i f o n d a me n t a l i . I n t e r v e n t i r a p i d i ec o nc u r ad e l l ' i g i e n es o n od as e mp r ei l n o s t r op u n t od i f o r z a . P ROF E S S I ONI S T I S E MP RERE P E RI B I L I P E RI V OS T RI S P URG HI
OP E RI A MOS UT UT T OI LT E RRI T ORI OD I I MOL AB OL OG NAEP ROV I NC I A S i a mor e p e r i b i l i t u t t i i g i o r n i . S e r v i z i o7 / 7–2 4o r es u2 4 T e l . 3 4 7 . 4 1 5 5 3 7 4| T e l . 3 4 8 . 2 2 9 6 7 1 8
37
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Aimola fa le carte all’Ausl del futuro «Strutture e personale le priorità» La direttrice generale: «Entro fine anno pronte le case di comunità. Presto nuovi bandi per i primari» «Il governo delle liste d’attesa è materia sfidante. E’ qualcosa che soffre di difficoltà oggettive in determinati settori. C’è da dire che siamo molto performanti sui tempi d’attesa chirurgici, i nostri indicatori sono superiori alla media regionale», spiega Aimola
di Gabriele Tassi Fare le carte alla sanità del futuro è materia complessa. Ma se c’è qualcosa di chiaro nella mente di Agostina Aimola, dal 2025 direttrice generale dell’Ausl di Imola è il ruolo di un’azienda sanitaria che è un unicum in Emilia-Romagna, «l’unica non distrettuale della regione». Una realtà a sistema, che si triangola con le Ausl romagnola e Bolognese con chiari obiettivi di mandato quali «riempire di personale le nuove case di comunità del territorio, assegnare ai primari la guida delle Unità operative complesse dell’ospedale, valorizzando la struttura con tutte le sue professionalità». Aimola, la sua missione è appena cominciata, da cosa si parte? «Come Azienda Usl abbiamo mandato comune del miglioramento della qualità dei servizi. Per questo abbiamo un rapporto quotidiano con la rete metropolitana che ha quella complessità sulla quale Imola deve basarsi». Bene, ma scendiamo nel concreto di cosa si farà di più concreto sul nostro territorio. «Tra autunno e fine anno si chiuderanno i lavori nelle case di comunità di Imola e di Medicina, oltre che all’Osco (Ospedale di comunità) di Castel San Pietro. Il passo successivo sarà riempire queste strutture di personale». Di chi c’è bisogno? «Soprattutto di infermieri, il problema è che al momento non è così facile intercettarli. L’azienda sarebbe pronta a mettere in campo anche quelli di famiglia, però ce ne sono pochi ed è fatica intercettarli, basti pensare che molte regioni stanno attingendo dall’estero. Noi fortunatamente non siamo ancora così in crisi, ma si tratta di un problema di carattere generale, esteso a livello europeo». Che fare per risolverlo? «Bisognerebbe far diventare la professione più attrattiva. Le esigenze di chi si affaccia al lavoro oggi non sono più quelle di una volta».
Hanno detto L’IMPEGNO DELLA REGIONE
L’autonomia dell’azienda Un tema molto sentito
«Come unica azienda sanitaria non distrettuale siamo una mosca bianca in regione. La sanità del futuro è complessa, ma per gestirla la soluzione può essere anche concentrare i servizi necessari in quel preciso luogo». «Va sempre più valorizzato l’ospedale con le sue professionalità. Oppure, le case di comunità potranno essere declinate in maniera diversa a seconda dell’area geografica. In una città come Imola ci si può avvicinare alla gente con servizi anche non particolarmente costosi che però alle persone risultano particolarmente utili». In quest’ottica volta al miglioramento la stampa affidata anche a un giornale di 140 anni che servizio può svolgere? Da un problema del quotidiano all’altro: liste d’attesa, come state procedendo? «Da sempre il governo delle liste d’attesa è materia sfidante. E’ qualcosa che soffre di difficoltà oggettive in determinati settori, perché basta che qualcuno si ammali o vada in maternità perché si scopra un posto. Tutto andrà monitorato con estrema attenzione. C’è da dire che siamo molto performanti sui tempi d’attesa chirurgici, i nostri indicatori sono superiori alla media regionale grazie alla competenza dei direttori delle unità operative come Chirurgia o Urologia». A proposito, c’è una bella serie di posti vacanti da primario da coprire in ospedale. «Sappiamo che l’argomento è importante, perché i reparti con
una guida stabile lavorano meglio. Per questo contiamo da qui a inizio 2026 di aver coperto almeno i posti vacanti più importanti: abbiamo iniziato con Oculistica, per la quale si è già chiuso i bando, e passeremo a Gastroenterologia, Medicina e via di seguito...» L’autonomia dell’Ausl è un tema carissimo agli imolesi. La Regione si è impegnata a mantenerla, voi come farete a conservare tale delega? «Noi come unica azienda sanitaria non distrettuale siamo una mosca bianca dell’Emilia-Romagna. La sanità del futuro è molto complessa, ma per gestirla la soluzione può essere anche concentrare poche cose, i servizi necessari in quel preciso luogo». Per esempio?
IL PUNGOLO
«Il giornali possono aiutarci a capire dove intervenire Portano alla luce anche aspetti che a noi sfuggono»
«I giornali sono un po’ i nostri alleati. In modo particolare per diffondere informazioni di servizio. Quindi deve esserci una massima comunicazione reciproca. E un tema sul quale sono particolarmente sensibile questo, nelle Aziende sanitarie è giusto che l’area che dialoga con la stampa possa contare su persone e mezzi”. Un quotidiano può essere anche un pungolo? «Sì, perché a volte, grazie alle segnalazioni dei cittadini, può presentarci casi che sfuggono al nostro controllo. Ma soprattutto i giornali sono mezzi che hanno reso ‘di vetro’ i muri una volta impenetrabili delle pubbliche amministrazioni. Ora c’è più trasparenza grazie anche a un mezzo principe che restituisce ai cittadini un rendiconto del nostro lavoro». © RIPRODUZIONE RISERVATA
38
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
BOLOGNA Via Provinciale, 45 Crespellano 051.969826
MILANO V.le della Repubblica, 15/17 Melegnano 02.48463643
VERONA Viale del Lavoro, 19/C San Martino Buonalbergo 045.2427726
UDINE Via Venzone, 21 Gemona del Friuli
39
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Il polo della riabilitazione Qualità e alta professionalità L’eccellenza di Montecatone La clinica è punto di riferimento europeo per il trattamento delle lesioni spinali Tubertini: «Restituire la massima autonomia e favorire l’inclusione sociale dei pazienti»
Gioco di squadra IN PILLOLE
di Alice Pavarotti Sfide affrontate, traguardi raggiunti e un forte legame con il territorio: Mario Tubertini, commissario straordinario dell’Istituto di Montecatone, racconta il percorso dell’ente tra innovazione, ricerca e impegno per la riabilitazione. Tubertini, quanto è importante, nelle vostre attività, il rapporto con la stampa? «Attribuiamo grande importanza al rapporto con la stampa, per informare la comunità, i pazienti e gli stakeholder sui risultati raggiunti, i progetti in corso e gli obiettivi futuri. Questo rapporto contribuisce a rafforzare la fiducia nel Montecatone e a valorizzare il suo ruolo di eccellenza nazionale nel campo della riabilitazione, oltre a promuovere la sensibilizzazione su temi legati alla disabilità e alla riabilitazione specialistica. Il Resto del Carlino è la testata storica della città e rappresenta un riferimento quotidiano». Il vostro istituto, così come il Carlino, ha un forte radicamento sul territorio: quanto conta per voi il rapporto con la comunità? «Rappresenta un elemento strategico della nostra missione. Infatti, collaboriamo attivamente con il tessuto sociale del territorio, principalmente attraverso la Fondazione Montecatone Onlus, che coordina le realtà di volontariato e promuove iniziative di solidarietà complementari all’attività clinica. Abbiamo sviluppato una solida rete di accordi con organizzazioni di volontariato per migliorare il supporto ai pazienti e organizziamo regolarmente eventi culturali e progetti di sensibilizzazione rivolti alla comunità che mirano a promuovere una cultura inclusiva sulla disabilità e a sensibilizzare sui rischi legati agli stili di vita,
Strumenti all’avanguardia A disposizione della sanità locale
«Abbiamo avviato la radiologia con tomografia computerizzata e risonanza magnetica di qualità – spiega Tubertini –. Apparecchiature che contribuiscono anche a ridurre i tempi di attesa diagnostici nel territorio imolese. Inaugurata anche la palestra robotica che introduce l’intelligenza artificiale» coinvolgendo scuole e giovani del territorio. Manteniamo inoltre un dialogo costante con le istituzioni locali, considerandolo essenziale per lo sviluppo dell’Istituto e per garantire che i nostri risultati abbiano un impatto positivo sulla comunità imolese». Quali sono i valori fondanti dell’istituto? «Si basano sull’attenzione all’altro, con accoglienza ed empatia nelle relazioni e sull’equità nell’accesso alle cure. Ci distin-
guiamo per l’alta professionalità con un impegno costante all’aggiornamento e alla formazione, operando sempre con coerenza e trasparenza. Qualità e innovazione guidano la nostra assistenza, che evolve continuamente per rispondere alle nuove esigenze. Questi principi sostengono la nostra missione principale: porre la persona al centro, per restituire la massima autonomia possibile e favorire l’inclusione sociale dei pazienti con lesioni midollari e ce-
rebrolesioni acquisite». Che anno è stato per voi il 2024? «E’ stato finalmente un anno abbastanza normale dopo l’epidemia Covid. In generale, negli ultimi cinque anni abbiamo realizzato importanti potenziamenti con risorse proprie: abbiamo avviato la radiologia con TC e RM di qualità, che contribuisce anche a ridurre i tempi di attesa diagnostici nel territorio imolese e inaugurato la palestra robotica, un salto epocale che introduce l’intelligenza artificiale nella neuroriabilitazione. Con l’apertura della piastra ambulatoriale, i pazienti con lesioni spinali o gravi cerebrolesioni possono ricevere tutte le cure necessarie all’interno della struttura, evitando spostamenti traumatici. Sul fronte della ricerca, nonostante i limiti imposti dalla nostra natura giuridica, abbiamo potenziato l’attività scientifica attraverso accordi con istituti nazionali ed europei. Durante la recente visita della ministra Locatelli, ho proposto la costitu-
V
V
Abbiamo sviluppato una solida rete di accordi con organizzazioni di volontariato
Sensibilizzare sui rischi legati agli stili di vita, coinvolgendo scuole e giovani
Mario Tubertini, commissario straordinario dell’Istituto di Montecatone
zione di una rete nazionale delle unità spinali con Montecatone come possibile coordinatore, per migliorare l’assistenza ai circa 2700 nuovi casi annui di lesioni spinali». Quali sono le sfide dell’istituto, visto anche il panorama sanitario regionale e nazionale? «Prioritariamente il percorso per la trasformazione di Montecatone in ente pubblico. Siamo più vicini alla meta, credo, con tutte le condizioni necessarie ora presenti per procedere con questa importante evoluzione. Sebbene non possiamo definire tempistiche precise, stiamo lavorando con tutti gli attori coinvolti per formulare un’ipotesi concreta in tempi rapidi. Qui la sfida principale riguarda il personale: le oltre 400 persone attualmente dipendenti della struttura dovranno partecipare a concorsi pubblici per completare la transizione, un processo che richiederà almeno un anno dalla decisione». Quali le priorità da portare avanti? «Montecatone Rehabilitation Institute è il primo soggetto nel Paese ad avere quantità e qualità di dati clinici per potere sviluppare ricerca traslazionale su pazienti con lesioni spinali e gravi cerebrolesioni e continueremo a lavorare su questo, mantenendo sempre alta l’attenzione ai bisogni delle persone». © RIPRODUZIONE RISERVATA
40
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
www.cticoop.it
Prodotti
Lavori stradali e opere infrastrutturali
Calcestruzzi
Conglomerati bituminosi
CACI SRL Società Agricola
Calcestruzzi preconfezionati Conglomerati bituminosi Misti Cementati Inerti naturali e riciclati
Materiali inerti
Recupero materiali
shop online!
www.cacisrl.it
Servizi
Produzione e trasporto di materiali per tutte le costruzioni edili e stradali
Cooperativa Trasporti Imola Scrl Via Cà di Guzzo, 1 - 40026 Imola (BO) Tel. 0542/634811 - Fax 0542/634815
Lavori stradali
Prodotti a base di noci Nocino Marmellate Frutta secca Succhi di frutta Scalogno di Romagna IGP Aceto Balsamico
Opere infrastrutturali
Sale di Cervia Olio extravergine di oliva Frutta e verdura di stagione Vino (Vigneti del Rapace) Passate di pomodoro Pasta con grani antichi Miele
Negozio: Imola, via Carpe, 8 Antonella 334 9730108
Imola (BO) | Castel Maggiore (BO) | Castel San Pietro Terme (BO) | Medicina (BO) Borgo Tossignano (BO) | San Giovanni in Persiceto (BO) | Lavezzola (RA) SIMEI S.R.L. Soc. Unipersonale Via Ca’ di Guzzo, 6-8 - 40026 Imola (BO) Tel. 0542 629911 - Fax 0542 628797
www.simeisrl.it
Trasporto materiali
41
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
La sindaca Marchetti «La cultura ha bisogno di spazi e contenuti per creare legami» L’ex consigliera regionale guida il Comune di Castel San Pietro «Il Carlino ha sempre dimostrato di credere nel coraggio delle idee Lungimirante la scelta di non rinunciare alla cronaca locale» CASTEL SAN PIETRO di Claudio Bolognesi Una bella pagina di cultura, anzi due. Il Comune di Castel San Pietro è riuscito nell’impresa di inaugurare due teatri riqualificati in meno di otto mesi, seguendo e perseguendo un motto caro alla sindaca Francesca Marchetti, quello che «la cultura ha bisogno di spazi, oltre che di contenuti». «E su entrambi gli aspetti abbiamo scelto di puntare da subito, e lavoreremo per farlo anche in futuro», ci tiene a precisare la prima cittadina del comune termale. Cultura nei teatri, dunque, nell’Arena che presto battezzerà la sua prima stagione estiva del post-restyling, e nel Cassero, con tendaggi e poltroncine nuove di zecca, in attesa di completare lavori esterni alla storica torre che fa da splendido contenitore del teatro comunale. Cultura che a Castel San Pietro è, da anni ormai, anche lettura, nelle biblioteche che non soltanto prestano libri, ma che dedicano spazio anche ai dibattiti su quel che si legge, «stimolando lo spirito critico, creando legami», un po’ come quei capannelli che nel cuore delle città si creavano attorno alla lettura mattutina dei quotidiani. Ecco, i quotidiani, e i 140 anni del Carlino, che per la sindaca Marchetti è stato «un compagno di crescita e di scuola». «Il Carlino – sottolinea la prima cittadina – ha saputo accompagnare i racconti della nostra città. E’ stato e resta punto di riferimento in tante famiglie e nei bar. Un giornale che racconta la storia della quotidianità, degli eventi di una città, uno strumento importante dei comunicazio-
ne. Un tempo, ma anche ora, il timbro di autenticità era sapere che una notizia ‘l’ho letta sul Carlino’, e credo che gli enormi cambiamenti anche degli strumenti di comunicazione non abbiano comunque scalfito e mutato questa ‘massima’». E poi, lo dice con un certo orgoglio la sindaca, «il Carlino è quel quotidiano che dedica una pagina tutti i giorni a Castel San Pie-
tro, e non è qualcosa di scontato, per una realtà di ventimila abitanti. Negli anni, complice proprio il cambiamento della comunicazione, tanti editori hanno scelto di cambiare linea, di percorrere altre strade, mentre il Carlino è rimasto attento al macro e al micro, alle notizie nazionali ed internazionali ma anche alle realtà più piccole, come la nostra». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Poli: «Importante presidio per il territorio» La prima cittadina di Casalfiumanese sottolinea il profondo legame tra la sua comunità e il quotidiano Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, del boom dei social network e delle notizie che corrono in rete alla velocità della luce, ha un qualcosa «di romantico e d’antico pensare al traguardo dei 140 anni de Il Resto del Carlino». Lo spiega la prima cittadina di Casalfiumanese, Beatrice Poli, che racconta il legame tra il Carlino e il territorio. «Sono andata a ripassare le origini di questa avventura informativa ed editoriale nata, quasi per scherzo, nel 1885 da un gruppo di amici bolognesi – racconta la sindaca –. Non mi ero mai chiesta il perché del nome e chi, o cosa, fosse davvero questo Carlino con tanto di Resto. Un’antica moneta dello stato Pontificio, chiaramente non più in circolazione alla fine dell’Ottocento ma rimasta nell’immaginario popolare, entrata nel gergo felsineo. Per cui ’dare il resto del carlino’ significava, più o meno, ’dare ad ognuno il suo avere’. E devo dire che, a distanza di più di un secolo da quella felice intuizione, il parallelo lessicale è ancora azzeccato per materializzare l’idea di un giornale alla portata di tutti». Un concetto rafforzato nel tempo dalla crescente capillarità del Carlino, «soprattutto nelle nostre zone», ribadisce la Poli.
La prima cittadina, Beatrice Poli, racconta il legame tra il paese della Vallata e il Carlino
«Un elemento che, innegabilmente, fa la differenza – prosegue la sindaca –. Lo si capisce bene al mattino, tra i tavoli del bar, quando il quotidiano passa di mano in mano tra gli avventori devoti alla
V La lettura è un rituale Qui la gente sa che può contare su un importante presidio di libertà
routine ’cappuccio, pasta e Carlino’. Occhi che scrutano le pagine con la certezza di leggere qualche riga di quello che è successo ieri proprio sotto casa. Quante volte, da piccola, ho sentito dire ’…valà che domani lo leggi sul Carlino’ quando capitava qualcosa di particolarmente significativo o eclatante in paese». Una citazione che rende bene l’idea di un giornale entrato davvero nel quotidiano. «Una sfida non facile da rinnovare giorno dopo giorno – ribadisce Poli –. Soprattutto da quando
le nuove tecnologie fanno sembrare l’informazione una materia alla portata di tutti. E invece no. Perché negli anni delle fake news e delle notizie battute troppo in fretta nella speranza di catturare qualche like in più, la capacità di verificare una fonte scava ancora il divario tra autorevolezza e pressapochismo. Solo che il pressapochismo, specie di questi tempi, è un difetto che può fare malissimo perché rete e social sono delle gogne che non lasciano scampo a nessuno». Ed è per questo che diventa fondamentale il ruolo dei professionisti. «Non so con esattezza quante giornaliste e quanti giornalisti lavorino dietro le quinte per realizzare le varie edizioni de Il Resto del Carlino – conclude Poli –, ma i miei auguri per questo storico compleanno vanno soprattutto a loro. Insieme ad un auspicio: continuate, come avete fatto in questi 140 anni, a collegare la macchina da scrivere (pardon, la tastiera del pc) al cuore. Perché è importante ’dare ad ognuno il suo avere’, come è giusto che sia in un mondo libero e democratico, ma sempre con tanta deontologia professionale e un pizzico di morale». © RIPRODUZIONE RISERVATA
42
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
43
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
Medicina «Insieme abbiamo battuto il Covid» Il sindaco Montanari: «Le settimane della zona rossa ci hanno reso ancora più uniti e forti riscoprendo il valore della semplicità» della zona rossa. Ha raccontato dei momenti tristi, ma anche delle piccole cose che davano speranza in un momento così difficile. Come quando qualcuno suonava uno strumento o metteva la musica per i vicini di casa o quando la nascita di un bimbo era un evento da festeggiare o quando i negozianti del centro storico si sono organizzati per darsi una mano e fare le consegne alle case delle persone isolate. Il Carlino ha raccontato anche del mio matrimonio, pochi mesi dopo la zona rossa. Un matrimonio ancora con le mascherine e senza viaggio di nozze, ma che ci ha fatto tornare per un po’ alla normalità. Ha raccontato delle tante persone che hanno contribuito a farci uscire più forti e consapevoli da un periodo co-
di Zoe Pederzini L’ascolto della comunità è fondamentale. Ne è convinto il primo cittadino di Medicina, Matteo Montanari, che considera il nostro quotidiano come un importante aiuto per capire le esigenze dei suoi cittadini. Sindaco, ci dica cosa rappresenta il quotidiano per lei. «Il Carlino è il giornale che fin da piccolo ho visto nei bar e nelle case della mia Medicina. È indubbio che Internet e i social abbiano cambiato molto il mondo dell’informazione, ma, ancora oggi, come ieri, anzi forse più che mai oggi, se vuoi informazioni serie sui territori della provincia, devi leggere il Carlino». Per quale motivo, secondo lei, chi vive sul territorio ha questo legame con il giornale? «Perché è il quotidiano che racconta di tutti i problemi, piccoli e grandi, dei singoli cittadini e, allo stesso tempo della comunità nella sua interezza».
Un quotidiano che ha raccontato, per il territorio e sul territorio, anche di momenti difficili per Medicina. A partire dalla pandemia e, poi, durante le alluvioni. «Il Carlino ha accompagnato Medicina nel difficile momento della pandemia e
IL RICORDO
«Un’emozione leggere del mio matrimonio, ancora con le mascherine, sulle pagine del Carlino»
sì duro: sanitari, volontari, forze dell’ordine. Stessa attenzione il Carlino l’ha posta sul territorio in occasione delle recenti alluvioni. Altra sfida davvero complessa e ancora attuale». Crede che raccontare questi eventi sia stato d’aiuto per un amministratore del territorio come è lei per Medicina? «Avere l’occasione di spiegare ai cittadini eventi e questioni complesse è davvero importante per gli amministratori che si trovano a gestirle. Avere un giornale che guarda al locale con la stessa dignità con cui si guarda alle questioni nazionali è davvero importante sia per i cittadini che per le amministrazioni locali, quindi grazie Carlino». Un ricordo particolare relativo al nostro quotidiano? «I sindaci, del loro territorio, conoscono quasi tutti e sanno quasi tutto. Ma ci sono volte in cui le persone mi chiedono informazioni su notizie uscite sul Carlino e che io ancora non conosco. La presenza del giornale sul territorio con i propri giornalisti, il legame con le comunità, fanno davvero la differenza».
NICOLA TASSINARI, MORDANO
CLAUDIO FRANCESCHI, CASTEL GUELFO
«Società in evoluzione Valori fondamentali»
«Sport, arte e commercio Comunità in vetrina»
«Centoquarant’anni portati benissimo». Inizia così il contributo del sindaco di Mordano, Nicola Tassinari, per il compleanno tondo de il Resto del Carlino: «Uno dei principali mezzi di informazione del territorio e valente presidio di libertà giornalistica che da sempre accompagna lo scorrere dei nostri giorni – racconta il primo cittadino –. ‘Lontani ma vicini’ potrebbe essere lo spot di quel senso di utilità di un quotidiano capace di accorciare le distanze geografiche e fare comunità attraverso il dibattito». Non solo. «Un compagno di viaggio anche per noi amministratori e utile mezzo di confronto con la società alla quale siamo tenuti, giustamente, a rendere conto del nostro lavoro – sottolinea Tassinari –. Sono state molteplici le occasioni nelle quali il Carlino ha saputo restare vicino alle amministrazioni. Pensiamo, soprattutto, ai momenti di grande difficoltà dovuti agli eventi alluvionali e all’emergenza Covid. In quelle parentesi buie, il giornale non ha mai negato la sua presenza sicura e discreta. Un appiglio di conforto per tutti». Conoscere, in fondo, è già un buon mezzo per farcela: «E in questo il Carlino è un valore aggiunto per la collettività grazie all’attenzione continua riposta all’indirizzo degli aspetti sociali e delle positive novità portate in dote alla zona da enti, imprese, associazioni o privati cittadini – analizza il sindaco di Mordano –. Uno straordinario baluardo informativo che, insieme ai canali di comunicazione del municipio, permette di raggiungere le persone in caso di attivazione o modifiche all’erogazione di qualche servizio pubblico». Mattia Grandi
E’ uno dei comuni del circondario imolese più vicini, geograficamente parlando, al capoluogo emiliano. E anche a Castel Guelfo quando si parla di informazione e carta stampata, il pensiero corre subito alle pagine de Il Resto del Carlino: «E’ senza dubbio il quotidiano di riferimento per il nostro territorio e devo dire che, in questi anni da amministratore, ho avuto modo di constatare in prima persona l’attenzione e la scrupolosità con le quali le redazioni trattano la cronaca su scala locale – analizza il sindaco guelfese Claudio Franceschi –. Per quanto riguarda la materia politica, per esempio, apprezzo la scelta del Carlino di sentire sempre tutte le parti in causa prima di pubblicare articoli che potrebbero dividere l’opinione pubblica. Una linea editoriale tutt’altro che scontata, in un mondo che vive di ‘slogan’ e ‘titoloni’, per dare un giudizio equo e neutrale sulle varie vicende». Ma Il Resto del Carlino, alle latitudini di Palazzo Malvezzi Hercolani, ha anche un’utile funzione di archivio: «In municipio conserviamo da anni i numeri giornalieri del quotidiano – svela Franceschi –. Autentiche pile di copie, come da tradizione di raccolta avviata dalla compianta sindaca Cristina Carpeggiani, che rappresentano una sorta di pratica memoria storica dei fatti inerenti il nostro paese nell’eventualità di una rapida consultazione». Non solo. «Al Carlino abbiamo trovato terreno fertile e disponibilità anche nella promozione di vari eventi legati al territorio e nel dare visibilità a quelle eccellenze, del panorama culturale, imprenditoriale e sportivo, partite da Castel Guelfo con tanti sogni nel cassetto», conclude il sindaco.
L’ANALISI
«È bello vedere che c’è ancora tanta passione per raccontare la vita dei paesi»
EQUILIBRIO
«Giusto apprezzare la stampa che stimola il confronto per migliorare i nostri territori»
44
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
45
Gabriele Meluzzi, Fontanelice
Luca Albertazzi, Dozza
«Doveroso ascoltare le voci dei paesi»
«L’esempio di Biondi, una grande firma»
Pensieri, volti e tante storie «La libertà si coltiva dando a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee» E’ il solido legame con il territorio il comune denominatore di questi 140 anni de Il Resto del Carlino per Gabriele Meluzzi, sindaco di Fontanelice: «Un grande traguardo che rappresenta 140 anni di storia – analizza il primo cittadino –. Allo stesso tempo, per chi vive lontano dai luoghi in cui la storia è stata fatta e continua ad essere creata, identifica 140 anni di storie». Un quotidiano capace di incarnare ogni giorno l’essenza della comunità: «Quante volte abbiamo riso, in famiglia, dicendo “adesso lo scriviamo sul Carlino!“ per prendere in giro chi raccontava con enfasi un avvenimento o un aneddoto personale come se fosse una notizia di grande interesse – continua Meluzzi –. Una frase semplice ma emblematica che esprime proprio la forza del giornale. Una realtà talmente vicina alle persone da far entrare il proprio no-
me nel lessico familiare». Quasi una magia: «La grande forza de Il Resto del Carlino è la sua capacità di tenere insieme – riflette Meluzzi –. Dai centri nevralgici del pianeta alle piazze di paese. Una notizia dopo l’altra, sulle stesse pagine, con la stessa dignità. Un quotidiano sul quale trovare quello che succede in giro per il mondo e nella nostra Fontanelice. Lo scenario globale e le realtà locali, che altro non sono che le nostre vite, tutto parte di un unico puzzle». Ma dietro c’è il lavoro di tante professionalità: «Il territorio che emerge attraverso fatti, storie, racconti e fotografie – aggiunge il sindaco del paese della vallata del Santerno –. Una comunità che prende forma come somma di piccole parti: voci, volti, pensieri, idee. Senza le pagine locali al Carlino mancherebbe una parte indispensabile che relativizza, bilancia e amplifica le pagine della cronaca nazionale». E non sarebbe di certo la stessa cosa: «A noi lettori mancherebbe uno specchio in cui ritrovarci o, a volte, non ritrovarci», conclude Meluzzi. Mattia Grandi
Il ricordo di uno dei volti più celebri del quotidiano «Un orgoglio averlo avuto come nostro cittadino» Gabriele Meluzzi, sindaco di Fontanelice
Il primo cittadino Luca Albertazzi
L’importante anniversario dei 140 anni dalla fondazione de Il Resto del Carlino è l’occasione ideale per Dozza per omaggiare la memoria di una delle firme più celebri del quotidiano felsineo: Dino Biondi. Nato nel borgo nel 1927, e scomparso nel 2015 con le sue spoglie che riposano nel cimitero locale, Biondi è stato giornalista e colonna portante del quotidiano: «Una carriera partita da giovane come correttore di bozze per poi giungere, negli anni ’70, a dirigere la redazione di Roma – lo ricorda il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi –. Dino ha quindi saputo costruire un percorso professionale e umano di successo lasciando una traccia indelebile nella memoria dei suoi collaboratori e nella crescita di un importante strumento di informazione come il Carlino». Ricordi ancora carichi di emozioni: «Per noi dozzesi è un vanto annoverare
tra i nostri concittadini illustri una figura di questo spessore culturale – aggiunge Albertazzi –. Senza dimenticare il figlio Stefano che di questo giornale è stata una firma prestigiosa in ambito calcistico e sportivo». Ma non è tutto: «Gli anniversari devono essere sfruttati anche per riflettere sulle prospettive future – sottolinea il primo cittadino di Dozza –. Il mondo dell’informazione ricopre un ruolo fondamentale e spesso sottovalutato nello sviluppo dei sistemi democratici. Una corretta ed imparziale informazione è necessaria affinché i cittadini siano nelle condizioni di fornire un contributo consapevole». Una riflessione che trova terreno fertile nell’operatività giornaliera di tanti professionisti impegnati nella realizzazione di tutte le edizione de il Resto del Carlino: «Mi auguro che, anche in questo senso, il Carlino possa continuare a recitare il ruolo da protagonista che ha saputo rivestire nei decenni – conclude Albertazzi –. Anche grazie a professionalità, testimonianze virtuose ed esperienze come quella del nostro Dino Biondi».
Mauro Ghini, Borgo Tossignano
Alberto Baldazzi, Castel del Rio
«Legame più forte dopo l’alluvione»
«La mia tesi di laurea assieme al Carlino»
«Le mie giornate, prima ancora che da sindaco come cittadino, iniziano al bar con un’attenta lettura dei quotidiani. Una sorta di rituale che mi permette di collegare subito la spina con l’attualità e focalizzare alcuni temi, da quelli di rilevanza nazionale e internazionale fino agli approfondimenti su scala locale, che poi, nel corso delle ore successive, ritrovo nel mio ruolo di amministratore. E tra questi giornali, un posto speciale lo occupa senza dubbio Il Resto del Carlino che con questi 140 anni di cronaca si è guadagnato una posizione di riferimento per quanto riguarda l’informazione del territorio». Il sindaco di Borgo Tossignano, Mauro Ghini, racconta così il suo legame con il Carlino che ha radici fin dalla giovane età. «L’autorevolezza e, lasciatemelo dire, il fascino della carta stampata restano due appigli preziosi per approcciarsi ad un
Istantanee di vita. Per il sindaco di Castel del Rio, Alberto Baldazzi, il Carlino è molto più che un giornale: «Ricordo all’età di cinque anni, il mio papà Pietro che mi affiancava mentre tentavo di leggere i titoli del quotidiano – riavvolge il nastro della memoria –. Un esercizio non facile perché non erano proprio in stampatello. E poi, se lo leggeva papà, doveva essere senz’altro qualcosa di molto importante che anch’io volevo sapere». Con quel nome Carlino così confidenziale: «Mi dava l’idea allora, e me la dà ancora oggi, di qualcuno che è vicino a te ogni giorno – continua Baldazzi –. Un po’ più grandicello, papà mi mandava a comprarlo, all’edicola sotto casa in via degli Orti. Questo mi sembrava un privilegio: in primis perché con il resto acquistavo qualcosa per me, poi perché ero proprio io a leggere la prima pagina e potevo spalancare la porta di casa e an-
etere mediatico sempre più proiettato alla pubblicazione di notizie flash approssimative – sottolinea il primo cittadino –. Lo abbiamo verificato anche durante le delicate settimane della prima ondata alluvionale, nella primavera del 2023, quando l’esigenza di comunicare tempestivamente le proporzioni del dramma in collina ha trovato nel Carlino un presidio attento, preciso, documentato e puntuale. Uno strumento utilissimo per aggiornare la comunità e un veicolo altrettanto funzionale per far approdare le tante istanze all’attenzione delle più alte sfere istituzionali. Ma anche per raccontare storie di isolamento e disperazione nella speranza di poter materializzare una mano tesa che poi, come spesso accade, è giunta prima di tutto dalle persone sotto forma di straordinaria sensibilità solidale. Così come è avvenuto durante la pandemia».
Il primo cittadino Mauro Ghini
Il primo cittadino Alberto Baldazzi
nunciarla a tutti». Non solo. «Il Carlino è anche un pezzo della mia tesi di laurea, sulla strage di Bologna – sottolinea il sindaco alidosiano –. Avevo dato voce alle vittime, intervistate una ad una. Il loro dolore, ve lo assicuro, mi è rimasto dentro. Le lancette dell’orologio tornano al 1990: «Nella facoltà di Scienze Politiche si fece un convegno, alla presenza del cardinale Biffi, per parlare di crimini – ricorda Baldazzi –. Io presentai quel che avevo capito di quella strage, dalla parte di chi l’aveva subita. Per la prima volta nella mia vita, avevo inteso cosa fosse il dolore e credo di essere riuscito pure a raccontarlo. Arrivò il caporedattore del Carlino che mi fece un’intervista e uscì un pezzo. Le istantanee di quei morti e di quel dramma che il Carlino continua a raccontare da anni, anzi da decenni, ogni 2 agosto. Viva il Carlino, compagno di vita». Mattia Grandi
46
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
L’occhio di Isola sul mondo «Da Vasco alla Zona Rossa Emozione in ogni scatto Dietro le foto c’è la storia» Marco, lo storico fotoreporter del Carlino, e i momenti più belli di una carriera «Dalla cronaca agli eventi, ho sempre cercato di tirare fuori il meglio in tutto» di Gabriele Tassi Eravamo assieme quando Medicina si fece zona rossa. E Marco Isola immortalò un abbraccio, tra un figlio e una mamma ai confini della città blindata dal Covid. Quello scatto “reso indimenticabile dagli eventi” è tra i punti fermi dell’album del fotoreporter imolese, fotografo del Carlino, alleato e maestro per generazioni da oltre trent’anni. Dall’epoca dei rullini che si sviluppavano nella camera oscura del suo studio in via Appia («o si caricavano sul treno di tutta fretta per mandare le foto alle agenzie») ai giorni nostri, con la rapidità del digitale che «non hai nemmeno finito di scattare e la foto è già su internet». Marco ma quante foto simbolo hai scattato in tutto questo tempo? «Tante oppure nessuna. Ci sono quelle che rimangono impresse, perché sei stato capace di guadagnartele con destrezza». Tipo? «Il dito di Naomi Campbell affondato nella torta del San Domenico, la giraffa scappata dal circo per le strade della città, le presentazioni Ferrari con l’amico Ezio Pirazzini. Oppure lo scatto di Vasco che scende dall’elicottero per l’Heineken Jammin’ festival. Poi mi fece un autografo, ma prima riuscii a raggiungere il luogo dell’atterraggio solo dando un passaggio in moto a un cameraman, che si sdebitò facendomi andare con lui. Poi ci sono le fotografie rese un simbolo dagli eventi». Senna? «C’è una foto, forse mai pubblicata, con tre tifosi del brasiliano che se ne vanno dall’autodromo piangendo avvolti nella bandiera. Oppure i più noti scatti di Ayrton che si tappa le orecchie e mi guarda e l’altra, con gli occhi che paiono rivolti al cielo (ma in realtà osservava il monitor)». Anche gli anni Duemila sono pieni di eventi chiave. «Mi è rimasta nel cuore la visita
del Presidente della Repubblica nel 2010. Come non ricordare poi la tragedia del Covid: i tamponi, le strade deserte e quell’emblematica foto scattata alle porte di Medicina, blindata per il virus. Poi il capitolo alluvione: nel 2023, un’ora prima che venisse annullato il Gp di Formula 1, fotografai due ragazzi, costretti a uscire di casa in canoa per gli allagamenti. Portavano con sé una bandiera Ferrari e la sventolavano, nonostante tutto». Ma cosa ti piace fotografare di più? «Tutto, perché da ogni momento, anche dalla Comunione di un bimbo o da un matrimonio, si
può cogliere l’istante migliore. Ho scelto questo lavoro perché ogni giorno può essere una sorpresa, non esiste una routine. Per dire, nel 2020, al ritorno della F1 dopo tantissimi anni, il Comune ci fece entrare in un autodromo blindato per il Covid con dei pass da giardiniere. Ma alla fine lo scatto migliore lo realizzai da fuori, alla partenza: un serpentone di auto colorate in mezzo agli alberi gialli, con sullo sfondo la città: sapeva di rinascita». In questi anni sei stato un maestro per generazioni di aspiranti fotografi e giornalisti, quanto ne vai orgoglioso? «Molto. Tra i primi ci fu proprio
L’abbraccio di una mamma e un figlio, ai confini di Medicina durante il Covid
Valerio Baroncini, attuale vicedirettore del Carlino. Conosco suo babbo, me lo segnalò quando aveva 17 perché gli piaceva scrivere, io lo presentai semplicemente alla redazione, poi fece tutto lui. E da allora l’ho visto crescere». Invece fra i tuoi discepoli dell’obiettivo? «Passò anche un certo Marco Panieri (il sindaco, ndr), era sveglio e con grande occhio fotografico. Quando virò sulla politica dovette lasciare la mia bottega, ma anni e anni dopo fu una grande emozione fotografarlo da neo sindaco, abbracciato in piazza dalla mamma. Ci scappò la lacrima». Vai avanti. «Mi prendo il merito di aver acceso la scintilla di Matteo Marchi. Mi affiancò per anni, poi andò in America come fotografo ufficiale NBA. Nel frattempo si è fatto 4
olimpiadi, ci siamo anche ritrovati a lavorare assieme per il ritorno della F1 e ai Mondiali di ciclismo. Tanti gli amici che mi hanno aiutato nel tempo, da Gianni Mezzetti che mi affiancava per le prime foto in autodromo a Damiano Fiorentini. Prima lavorava alla Cefla, poi è esplosa la sua passione per la fotografia e da allora non l’ha più lasciata e ora è in studio con me. Senza dimenticare Michael Dalmonte, che oggi ha preso il volo nel senso vero della parola, specializzandosi nelle riprese col drone. Un grazie speciale va anche a mia sorella Irma: se non ci fosse stata lei in tutti questi anni forse avrei già chiuso da tempo la mia attività. E’ stata capace di aiutarmi, di riportarmi sulla terra quando ne avevo bisogno, facendomi capire che oltre alla passione con le foto ci dovevo anche mangiare». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il fotoreporter Marco Isola con una delle ultime foto scattate ad Ayrton Senna
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
47
48
VENERDÌ — 9 MAGGIO 2025 – IL RESTO DEL CARLINO
CAFFÈ CARLINO IMOLA
Il tour dei 140 Anni del Carlino: un viaggio nella storia della tua città Vieni a incontrare la redazione del Carlino!
O AM
VI ASPETT I
SORPRESE E COCKTAIL
Per info e registrazioni
Partecipa al nostro salotto culturale: attualità, sport, idee e passioni a confronto
VENERDÌ 9 MAGGIO ORE 17 Sala BCC Città e Cultura, Via Emilia 210, Imola INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI DISPONIBILI
Michele de Pascale Giacomo Marcattili Gabriella Pirazzini
Marco Panieri Francesca Marchetti Beatrice Poli
Giuseppe Gambi Gian Carlo Minardi Nicolas Vacchi
ilrestodelcarlino.it/140anni/tour-imola
Margherita Ferri Andrea Minguzzi Squadra di volley femminile della Clai
C O N I L PAT R O C I N I O D I Comune di Falconara
Comune di Rimini
PARTNER
LOCAL PARTNER
Città di Fermo