2.148.000 lettori (Audipress 2015/II) SABATO 14 novembre 2015 | Anno 130 - Numero 270 € 1,50 |
2.216.000 lettori (Audipress 2014/I-II) Anno 16 - N. 314
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ANCONA
GIOVEDÌ 8 gennaio 2015 | Anno 130 - Numero 6 € 1,40 |
Ancona, i fidanzatini sotto accusa
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ANCONA
Biglietto da due milioni di euro a Senigallia
Lotteria, caccia al milionario «Forse il parente di un malato»
Rischiano l’ergastolo
E’ festa nel fortunato bar dell’ospedale
Servizi ·A pagina 25 e in Cronaca
PARIGI CROCIFISSA ATTACCHI ISIS CON BOMBE E KALASHNIKOV. OLTRE 150 MORTI HOLLANDE: «SAREMO SPIETATI»
Anno 16 - N. 7
IL COMMENTO di MARIO ARPINO
QUESTA È GUERRA
· A pagina 20 e 21
ATTACCO alla
RdC
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G. G. SERAFINI, SERAFINI, BOLOGNINI, BOLOGNINI, FONTANA, FONTANA, BELARDETTI, BELARDETTI, COMELLI, COMELLI, PIOLI, PIOLI, LAGANÀ LAGANÀ ee altri altri servizi servizi ·· Da Da pagina pagina 22 aa pagina pagina 99
Imprenditore bergamasco
Sparò e uccise il ladro in casa Mattarella lo ha graziato CANGINI, PASSERI e SARUBBI · A p. 20
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LLAH è grande!, urlano i terroristi. Ancora un colpo grosso a Parigi. Ieri sera attacco islamico simultaneo in diversi punti della città, con kalashnikov e bombe a mano. Oltre 150 morti, città sotto assedio. In pericolo perfino il presidente Hollande, evacuato sotto scorta dallo Stade de France. Questa è guerra. Ormai si è capito che la Francia è più di altri nel mirino. Si può pensare che sia la reazione al recente bombardamento dei caccia francesi contro il campo di addestramento dei terroristi in Siria. Proprio il presidente aveva annunciato la certezza, dopo settimane di ricognizioni aeree, che si stesse preparando un nuovo attacco contro la Francia. Tutti abbiamo criticato questa azione come velleitaria fuga in avanti dei cugini d’Oltralpe. Invece, purtroppo, Hollande aveva ragione. Ora aspettiamoci un’escalation da entrambe le parti: la Francia non tarderà a reagire, il terrorismo non tarderà a replicare. «Chi tocca l’Isis muore», è il messaggio che il Califfo da Parigi ha inviato all’Occidente. E l’Occidente, paladino della «responsabilità di proteggere» di cui si riempie la bocca, è ora costretto a proteggere se stesso.
SENZA PIETÀ Il colpo di grazia a un agente a terra ferito
Commando fa irruzione a Parigi nella sede di Hebdo, il giornale satirico che sbeffeggia l’Islam Il bilancio: 12 morti, tra cui giornalisti, disegnatori e poliziotti Braccati tre franco algerini, due sono reduci del conflitto siriano
IL COMMENTO
L’ANALISI
IL COMMENTO
L’INTERVISTA
di CESARE DE CARLO
di RICCARDO BRIZZI
di SOFIA VENTURA
di GIOVANNI SERAFINI
SCONTRO DI CIVILITÀ
INTEGRAZIONE FALLITA
DEMOCRAZIA SFREGIATA
SONO KILLER PARAMILITARI
· A pagina 2
· A pagina 4
· A pagina 9
· A pagina 4
Fisco, intesa con Padoan Accuse alla compagna sulla tragica notte. Oggi l’autopsia
Renzi al Pd «La manina del salva-Silvio è la mia» Servizi · Alle pagine 10, 11 e 13
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L’ex moglie di Pino Daniele: voglio la verità Omicidio colposo, indaga il pm ALFIERI, FEMIANI, GRASSI e PONCHIA · Alle pagine 16 e 17
2015 IL SOGNO DELL’UMMA. STORIA DELL’ISIS E DI AL BAGHDADI
GENNAIO-NOVEMBRE 2015 TERRORISMO: L’ANNO NERO DI PARIGI DA CHARLIE HEBDO AL BATACLAN: 147 MORTI
Facendo scorrere fiumi di sangue l’autoproclamato Califfo Abu Bakr al Baghdadi ha resuscitato il sogno della Umma, la g rande comunità multinazionale dei Musulmani crollata con l’Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale. La sua arma più efficace sono i kamikaze, gli shahid. Secondo gli “hadith hasan”, i “detti buoni” della fede musulmana 72 vergini in paradiso sono una delle “sette benedizioni di Allah” che spettano ai “martiri” che si immolano per difendere la religione islamica. La storia del Califfato Islamico comincia nell’Iraq che fu occupato nel 2003 dalla coalizione guidata dagli americani. Il filone della rivolta sunnita fedele ad al Qaida (al Qaeda nella grafia inglese) è guidato dal giordano Abu Musab al Zarkawi. Con lui milita Abu Bakr al Baghdadi, un iracheno nato a Samarra nel 1971 che per l’anagrafe si chiama in realtà Awad ibn Ibrahim al-Badri. Ha studiato teologia islamica nel quartiere sunnita di al-Azamiya di Baghdad, sede di una nota moschea e di una facoltà universitaria. Awad diventa l’emiro di Rawa e presiede tribunali coranici. Ordina pubbliche esecuzioni. Nel 2004 finisce come «internato civile» a Camp Bucca, uno dei 4 grandi centri di detenzione gestiti dagli americani. Nel 2009 viene consegnato agli iracheni. Il 16 maggio 2010 per le sue competenze religiose diventa capo dello Stato Islamico dell’Iraq. Lo sceglie l’ex colonnello dei servizi segreti dell’aeronautica irachena Samir Abd Mohammed al Klifawi, noto come Haji Bakr, uno dei tanti ufficiali di Saddam Hussein che si sono aggregati alla rivolta contro gli Usa. Il progetto di al Klifawi è lo Stato islamico dell’Iraq e dello Sham, una parola araba che significa “Levante”, ossia l’area che comprende la Siria, la Giordania, il Libano e la Palestina. In inglese la sigla è Isis ossia Islamic State of Iraq and Sham. La sua creatura si espande nel vuoto di potere che si è aperto nella Siria settentrionale dopo la rivolta contro il regime del presidente Bashar Assad nel 2011. Haji Bakr compra una casa a Tal Rifaat, a nord di Aleppo nel 2012. L’Isis è ignorato e infiltrato dal regime di Damasco. Si scontra sanguinosamente con i qaedisti siriani di Jabhat al Nusra e con i curdi. Conquista Raqqa e si espande verso ovest come progettava Haji Bakr prima di essere fulminato da un missile americano, nel gennaio 2014. Il 5 maggio del 2011 al Baghdadi vendica l’uccisione di Osama Bin Laden mandando un kamikaze a farsi saltare in aria a un posto di blocco della polizia a Hilla, 24 agenti morti.
Un anno nero, il peggiore che Parigi abbia mai vissuto: colpita al cuore da una serie di attentati che hanno provocato il più alto numero di morti e di feriti dal Dopoguerra, la Francia non potrà mai dimenticare il 2015. Nemmeno gli avvenimenti della guerra d’Algeria, le bombe e le sparatorie che insanguinarono la capitale alla fine degli anni Cinquanta, ebbero le stesse conseguenze sulla vita dei cittadini. La necessità di proclamare uno stato d’emergenza destinato a durare almeno 3 mesi - e che probabilmente si prolungherà per altri tre - ha condotto la Francia a modificare la Costituzione: per la prima volta nella sua storia repubblicana la patria dei diritti dell’uomo ha dovuto accettare, pur fra polemiche roventi, di rivedere le regole della convivenza sociale, rendendole più repressive. Incominciato malissimo, il 2015 è finito andando oltre le ipotesi più catastrofiche. Il 7 gennaio verso le 11 e 30 del mattino i fratelli Chérif e Said Kouachi fanno irruzione armati di mitra e bombe a mano nella sede del settimanale “Charlie Hebdo”, salgono le scale che portano al primo piano, spalancano la porta della stanza in cui è in corso la conferenza di redazione e sparano a raffica prendendo di mira tutti i presenti. Undici persone cadono sotto i colpi: fra queste i disegnatori più famosi di Francia, da Charb a Cabu, da Wolinski a Tignous, oltre alla psicanalista Elsa Cayat, e all’economista Bernard Maris. Una dodicesima vittima, un poliziotto, viene assassinato dai terroristi in fuga in boulevard Richard-Lenoir. Il giorno successivo, 8 gennaio, un complice dei fratelli Kouachi, Amedy Coulibaly, uccide a Montrouge una guardia municipale, Clarissa Jean-Philippe, e prende d’assalto un supermercato kosher alla Porte de Vincennes: quattro delle persone prese in ostaggio vengono selvaggiamente assassinate. La Francia è in ginocchio: per l’opinione pubblica azioni di questa violenza non erano neanche immaginabili. Dieci mesi più tardi, il 13 novembre, lo scenario d’orrore viene moltiplicato per 100: se gli attentati del 7 e 8 gennaio avevano provocato 17 morti, quelli di novembre si chiuderanno con un bilancio di 130 morti e quasi 500 feriti. Una escalation che lascia senza fiato. Le 90 vittime fulminate all’interno del teatro Bataclan - dove 1500 spettatori assistevano ad un concerto del gruppo rock americano “Eagles of Death Metal” - e le altre 40 persone uccise a colpi di mitra mentre erano sedute nei bar e nei bistrots del 10° e 11° arrondissement (non lontano dalla sede di “Charlie Hebdo”), costituiscono l’inizio di un viaggio nel buio che i servizi di sicurezza e i capi dell’antiterrorismo non avevano saputo prevedere. Niente sarà più come prima dopo questo “atto di guerra”, come l’ha definito il presidente Hollande, che costringe ad una seria riflessione su come individuare le cellule jihadiste, come isolarle, come annientarle senza violentare i principi libertari. “Per vincere i terroristi islamici occorrono chiarezza, unità e fermezza. Si dice tanto che l’Europa è in crisi di identità, che ha bisogno di un nuovo progetto. Bene, eccolo il nuovo progetto: essere europei significa affrontare insieme la barbarie, difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere”, dice il politologo Dominique Moisi. “Per ‘Charlie Hebdo’ si trattava di attacchi individuali, attuati da terroristi non coordinati fra loro. Qui ci troviamo invece davanti ad azioni organizzate, preparate e dirette con una regia precisa. Bisogna colpire con la massima energia”, aggiunge Roland Jacquard, presidente dell’Osservatorio Internazionale del terrorismo e consulente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La repressione, dunque. E al tempo stesso la difesa dei valori occidentali. È fra queste due posizioni che bisognerà individuare una strategia che permetta a tutti - la Francia in prima fila, ma anche la Gran Bretagna, la Germania, l’Italia e via dicendo - di combattere le battaglie future.
Il presidente statunitense Barack Obama non vuole intervenire. Autorizza i raid dei suoi caccia solo nel settembre 2014, ma a ritmi rallentati. Nel frattempo l’Isis acquisisce il controllo di giacimenti di gas e di petrolio nell’est siriano, in particolare nella provincia di Deir Ez Zour. Contrabbanda l’oro nero attraverso la Turchia. All’inizio del mese di giugno 2014 occupa Mosul. L’esercito iracheno e i poliziotti fuggono senza colpo ferire. Migliaia di civili vengono torturati e uccisi o spariscono. Le donne non musulmane, in particolare le yazide, sono ridotte in schiavitù e violentate. Molti cristiani sono crocifissi. Ad al Maydain viene decapitato il vice capo della polizia “colpevole” di fumare sigarette. A Sirte, in Libia, il 4 dicembre 2015 ottantacinque “Cuccioli del Califfato”, sono diventati guerrieri e possibili kamikaze a tutti gli effetti. Il più grande ha sedici anni. Hanno imparato a immolarsi premendo il bottone che innesca l’esplosivo, a sparare come veterani, a tagliare la gola ai prigionieri, a preparare trappole mimetizzando congegni fatali. Un video mostra altri loro coetanei che scovano e fulminano militari e paramilitari del regime nascosti fra antiche rovine di Deir Ez Zour. All’inizio del mese di ottobre 2015 la Russia si installa in una base aerea vicina a Latakia e comincia a bombardare la Siria, più i ribelli anti Assad che l’Isis. Un mese dopo vicino a Sharm el Sheik un ordigno esplode nella stiva di un airbus A321 della Metrojet di San Pietroburgo e lo fa precipitare uccidendo 224 persone. L’Isis rivendica la strage. Il 24 ottobre due F16 turchi abbattono un caccia Sukhoi 24 di Mosca sul confine fra la Siria e il territorio di Ankara, di un soffio all’interno dello spazio aereo turco. Nell’ultimo scorcio dell’anno in Siria il Califfato è in ritirata. Le avanguardie dei curdi siriani delle unità Ypg sono arrivate a 60 chilometri da Raqqa, la capitale di al Baghdadi nel nord della Siria.
Giovanni Serafini
Lorenzo Bianchi
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