I cambiamenti climatici in Italia
Analisi del Rischio I cambiamenti climatici in Italia
Citazione raccomandata: Spano D., Mereu V., Bacciu V., Marras S., Trabucco A., Adinolfi M., Barbato G., Bosello F., Breil M., Coppini G., Essenfelder A., Galluccio G., Lovato T., Marzi S., Masina S., Mercogliano P., Mysiak J., Noce S., Pal J., Reder A., Rianna G., Rizzo A., Santini M., Sini E., Staccione A., Villani V., Zavatarelli M., 2020. “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia”. DOI: 10.25424/CMCC/ANALISI_DEL_RISCHIO
ISBN 978-88-97666-15-8 © Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici 2020
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La Fondazione CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici è un ente di ricerca no-profit la cui mission è realizzare studi e modelli del sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente, per garantire risultati affidabili, tempestivi e rigorosi al fine di stimolare una crescita sostenibile, proteggere l’ambiente e sviluppare, nel contesto dei cambiamenti climatici, politiche di adattamento e mitigazione fondate su conoscenze scientifiche. All’organizzazione di ricerca della Fondazione CMCC partecipano istituzioni che collaborano nelle attività multidisciplinari di studio e di indagine di temi inerenti le scienze dei cambiamenti climatici. Il CMCC si avvale della vasta esperienza nel campo della ricerca dei sette soci della Fondazione: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV); Università del Salento; Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA S.c.p.a.); Università Ca’ Foscari Venezia; Università della Tuscia; Università di Sassari; Politecnico di Milano, Università di Bologna, RFF - Resources for the Future. Le attività scientifiche della Fondazione CMCC sono distribuite su nove divisioni di ricerca che condividono tra loro diverse competenze e conoscenze nel campo delle scienze del clima: Advanced Scientific Computing; Climate Simulations and Predictions; Economic analysis of Climate Impacts and Policy; Impacts on Agriculture, Forests and Ecosystem Services; Ocean modeling and Data Assimilation; Ocean Predictions and Applications; Risk Assessment and Adaptation Strategies; Regional Models and Hydrogeological Impacts; Sustainable Earth Modelling Economics. Con sede a Lecce presso il campus Ecotekne, il Centro di Supercalcolo della Fondazione CMCC fornisce l'infrastruttura tecnologica e la capacità di calcolo necessaria a sviluppare simulazioni e modelli climatici altamente accurati, dettagliati e con un sempre maggiore livello di definizione. L'infrastruttura del CMCC si conferma una delle più importanti in Europa e l'unica in Italia ad essere dedicata esclusivamente allo studio dei cambiamenti climatici.
Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia Gli autori* Rapporto a cura di: Donatella Spanoa e Valentina Mereu Comitato scientifico: Donatella Spanoa, Valentina Mereu, Valentina Bacciu, Serena Marrasa, Antonio Trabucco 1.
ANALISI DEGLI SCENARI CLIMATICI ATTESI PER L’ITALIA Paola Mercogliano, Marianna Adinolfi, Giuliana Barbato, Angela Rizzo, Veronica Villani Aree marino/costiere Simona Masina, Giovanni Coppini, Tomas Lovato e Marco Zavatarellib
2.
IL RISCHIO AGGREGATO PER L’ITALIA Jaroslav Mysiak c, Sepehr Marzic, Jeremy Palc, Arthur Essenfelderc
3.
ANALISI DEL RISCHIO ATTESO PER L’ITALIA: SETTORI CHIAVE Ambiente urbano Francesco Boselloc,d,e, Serena Marrasa, Margaretha Breilc,d,e, Paola Mercogliano, Alfredo Reder Rischio geo-idrologico Paola Mercogliano, Guido Rianna Risorse idriche Jaroslav Mysiak c, Andrea Staccionec, Silvia Torresanc, Antonio Trabucco Agricoltura Valentina Mereu, Antonio Trabucco, Maria Vincenza Chiriacò Incendi boschivi Valentina Bacciu, Monia Santini, Sergio Noce
4.
COSTI, STRUMENTI E RISORSE Spunti per una valutazione economica degli impatti Francesco Boselloc,d,e Programmi di adattamento ai cambiamenti climatici Risorse finanziarie per l’adattamento Giulia Galluccio, Eugenio Sini
5.
INIZIATIVE DI ADATTAMENTO Serena Marrasa, Valentina Bacciu, Valentina Mereu
Revisione e cura editoriale Mauro Buonocore Progetto grafico Lorenzo Tarricone, Renato Dalla Venezia * Tutti gli autori del report svolgono le loro attività per la Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, eventuali ulteriori affiliazioni sono indicate vicino ai singoli autori: aUniversità di Sassari, bUniversità di Bologna, cUniversità Ca’ Foscari Venezia, dUniversità degli Studi di Milano, eRFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment Con il supporto di
Sommario Presentazione di Antonio Navarra
6
Prefazione di Donatella Spano
8
Introduzione
10
Analisi degli scenari climatici attesi per l’Italia
13
Un’introduzione metodologica: i modelli climatici regionali
15
Proiezioni delle temperature medie e delle precipitazioni
17
Proiezioni per indicatori estremi di temperature e precipitazioni
22
Aree marine costiere
26
Il rischio aggregato per l’Italia
31
Rischio climatico e resilienza ai disastri
33
Indice di Rischio Climatico
37
Indice Climatico Attuariale
39
Indice completo di Resilienza ai Disastri
40
Analisi del rischio atteso per l’Italia: settori chiave
43
Ambiente urbano: stress termico e precipitazione intensa
46
Il rischio geo-idrologico
52
Risorse idriche
56
Agricoltura
63
Incendi boschivi
71
Costi, strumenti e risorse
79
Spunti per una valutazione economica degli impatti
82
Programmi e risorse per contrastare i cambiamenti climatici
85
Programmi di adattamento
85
Risorse finanziarie per l’adattamento
87
Iniziative di adattamento
93
Iniziative a livello urbano
94
Iniziative a livello regionale
99
Iniziative per il settore agroforestale
100
Considerazioni finali
105
Glossario
110
Bibliografia
113
Presentazione
Ciascuno di noi, che lo sappia o no, è abituato a vivere quotidianamente con il rischio, a valutarlo e, in qualche modo, a gestirlo. Il rischio fa parte delle nostre vite forse più di quanto non siamo abituati a riconoscere: le polizze assicurative, gli investimenti finanziari, la scelta di una terapia per curare una malattia, la decisione su l’acquisto o l’affitto di un immobile, una nuova offerta di lavoro da accettare o rifiutare, perfino la decisione se prendere o no l’ombrello quando si esce di casa. A vari livelli, tutte queste attività (e molte altre), dai piccoli gesti alle scelte che possono avere ripercussioni a lungo nel tempo, hanno a che fare con il rischio e con un nostro ragionamento ad esso associato che culmina in una decisione, in una scelta tra le diverse possibili. Non sembri strano se, alla luce di queste premesse, la ricerca scientifica sui cambiamenti climatici ha molto a che fare con i rischi, con la complessità con cui siamo soliti descrivere le società contemporanee e con i processi decisionali che si sviluppano a tutti i livelli, da quello individuale, al governo locale, regionale, nazionale e oltre. Quanto più i molteplici aspetti delle società contemporanee si intrecciano, diventano interdipendenti, tanto più la ricerca scientifica gioca un ruolo determinante nel cercare di illuminare tale complessità e di farla emergere di fronte alla conoscenza di chi è chiamato a prendere decisioni collettive. Da una parte, vediamo che la situazione connessa alla pandemia di COVID-19 sta drammaticamente evidenziando come una crisi sanitaria si componga di molteplici dimensioni che, a partire dalla diffusione di un virus pericoloso, coinvolge le strutture sanitarie, la salute delle persone, l’economia e i percorsi di sviluppo, le questioni ambientali e le dinamiche sociali. Dall’altra parte, la ricerca scientifica è chiamata a delineare scenari per gli anni a venire, definire ipotesi diverse di futuro in base alle diverse scelte che si vorranno adottare e, da qui, analizzare le varie ripercussioni sui diversi settori che si ritengono rilevanti per la crescita socio-economica di una comunità e di uno Stato. Quanto appena descritto è esattamente lo sforzo che è stato compiuto per la realizzazione di questo report, i cui contenuti sono il frutto di una intensa collaborazione interdisciplinare. Da uno sguardo sugli scenari futuri nascono valutazioni che approfondiscono diversi settori del tessuto socio-economico del nostro Paese. Sappiamo bene che la regione Mediterranea è un’area chiave dei cambiamenti climatici, un’area in cui i cambiamenti che abbiamo già iniziato a verificare di stagione in stagione, avranno una maggiore intensità nel futuro, con conseguenze diverse per quel che concerne il rischio a queste condizioni associato. Le città, il dissesto geo-idrologico, le risorse idriche, l’agricoltura e gli incendi sono i temi selezionati per analizzare il rischio climatico e fornire una valutazione scientificamente fondata. Il quadro che emerge da questa ricerca multidisciplinare rivela i cambiamenti climatici come un fattore che interviene in maniera trasversale su molti settori. Emergono i temi della complessità, dell’interconnessione multisettoriale, dell’importanza della ricerca avanzata e di come questa possa aiutare a comprendere il modo in cui l’interrelazione tra il sistema climatico e i nostri sistemi socio-economici abbia un impatto molto concreto sulla produttività, sulla sicurezza, sulla salute, sui costi economici e sulle risorse finanziarie che vorremo e sapremo impegnare.
6
La buona notizia è che lo stato attuale delle nostre conoscenze ci permette di analizzare e valutare il rischio connesso ai cambiamenti climatici. Per questo motivo l’attività della Fondazione CMCC non si ferma all’elaborazione scientifica, ma compie il passo ulteriore di tradurre le informazioni e i dati affinché questi arrivino alle persone in modo comprensibile e si presentino in maniera tale da essere utili ai processi decisionali a tutti i livelli. Questo report e l’attività della Fondazione CMCC vogliono essere un contributo per migliorare la comprensione di questi problemi e fornire supporto alle scelte complesse. Settembre 2020
Antonio Navarra Presidente Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
7
Prefazione
È nostro dovere di scienziati e cittadini consapevoli contribuire a mantenere attiva l’attenzione e l’azione sulla più importante e gravosa questione del nostro secolo: il cambiamento climatico. In questo senso la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha risposto alla proposta dell’European Climate Foundation con la preparazione del rapporto ‘Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia’. Si tratta di un documento di sintesi delle conoscenze scientifiche su impatti, rischi e interazioni dei cambiamenti climatici a livello nazionale in relazione a diversi gradi di riscaldamento e modelli di sviluppo, con un approfondimento su alcuni settori chiave del sistema economico italiano. Nell’esposizione vengono delineate anche le principali opportunità finanziarie per ridurre la vulnerabilità territoriale e sono riportati esempi di buone pratiche attuate a diversi livelli amministrativi, nazionale, regionale e locale. Il documento, preparato dai ricercatori ed esperti del CMCC e della rete delle università che compongono la Fondazione CMCC, rappresenta una solida base scientifica e tecnica a supporto del processo decisionale per le fasi di programmazione, pianificazione e allocazione delle risorse necessarie per mettere in atto politiche climatiche e territoriali adeguate e sinergiche fra loro. Riferimenti scientifici robusti devono essere infatti disponibili per i sistemi istituzionali e per i diversi livelli di governance a garanzia dell’aumento della resilienza sociale e ambientale. Il rapporto può inoltre costituire un contributo scientifico chiave per i prossimi negoziati sul clima e sull’ambiente, dalla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Convenzione sui cambiamenti climatici alla Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione. Si tratta anche di uno strumento ad ampio carattere divulgativo e di facile consultazione per agevolare la diffusione dell’informazione e aumentare la consapevolezza dei singoli sul cambiamento climatico al fine di coinvolgere in un processo partecipato e iterativo i portatori di interesse locale, i cittadini e le componenti più vulnerabili della società. Questo lavoro viene pubblicato mentre in Italia si sta lavorando per costruire la ripresa dagli effetti devastanti causati dalla pandemia da Covid-19, un processo che non può che essere basato su una transizione sostenibile, nell’ambito della quale il cambiamento climatico rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’agenda politica, mentre le conseguenti azioni di mitigazione e adattamento alle nuove condizioni climatiche sono indirizzate a limitare l’intensificarsi degli eventi estremi, la distruzione di ecosistemi, di infrastrutture, gli impatti negativi sulle popolazioni e la stessa diffusione di virus. Non vi è dubbio, infatti, che ritardare l’azione di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici allontanerebbe la prospettiva di uno sviluppo sostenibile contribuendo a impatti sempre più negativi e rischi sempre più accentuati. Sulla base delle conoscenze attuali è necessario, quindi, intraprendere azioni a breve e lungo termine al fine di costruire capacità individuali e istituzionali, accelerare il trasferimento delle conoscenze, migliorare il trasferimento e l’implementazione della tecnologia, abilitare i meccanismi finanziari, attuare sistemi di allerta precoce e migliorare la gestione dei rischi.
8
La conoscenza degli impatti e l’analisi di rischio integrato dei cambiamenti climatici in Italia, sul suo capitale ambientale, naturale, sociale ed economico e le opzioni di risposta individuate dai risultati della ricerca scientifica consentono di sviluppare piani di gestione integrata e sostenibile del territorio valorizzandone le specificità, peculiarità e competenze dei diversi contesti territoriali. Tale approccio nasce dall’adozione di percorsi di sviluppo resilienti ai cambiamenti climatici e consente di legare le azioni da intraprendere ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), sviluppati dalle Nazioni Unite per cercare di eradicare la povertà, proteggere gli ecosistemi, ridurre le disuguaglianze, garantire salute, energia e sicurezza alimentare, e realizzare città ed economie sostenibili. Questo scorcio del 2020 e il 2021 rappresentano quindi un periodo strategico, un’opportunità per un cambiamento di direzione, per la redazione di strategie di sviluppo concrete, capaci di apportare trasformazioni radicali verso obiettivi di resilienza e sostenibilità. I messaggi chiave, le infografiche e un estratto di sintesi accompagnano il report costruito su cinque capitoli nei quali vengono illustrati (1) gli scenari climatici attesi per l’Italia, (2) analisi di rischio aggregato, (3) l’analisi di rischio per l’ambiente urbano, il sistema geo-idrologico, le risorse idriche, l’agricoltura, le foreste e gli incendi boschivi, (4) costi strumenti e risorse per la valutazione economica degli impatti e (5) alcune iniziative di adattamento. Consapevoli della sfida che ci attende proseguiremo a studiare e lavorare per accrescere la conoscenza e mettere a disposizione nuovi strumenti scientifici di analisi ma continueremo parallelamente ad adeguare l’accessibilità e la comunicazione dei risultati per contribuire a costruire comunità consapevoli e informate. Questo report è stato costruito proprio con questo obiettivo. Buona lettura. Settembre 2020
Donatella Spano Strategic Advisor, Fondazione CMCC Università di Sassari
9
Introduzione Il fenomeno del riscaldamento globale è ormai inequivo-
lo studio del clima e dei suoi impatti sui sistemi sociali,
cabile, come confermato dagli ultimi rapporti dell’IPCC
economici, ambientali.
(IPCC, 2014; 2018), con cambiamenti in atto che non hanno precedenti su una scala multi-decennale, cente-
L’andamento storico delle precipitazioni cumulate dalla
naria o addirittura ultra-millenaria. La temperatura media
metà del secolo scorso mostra invece un’elevata variabi-
globale osservata è oggi di circa 1°C superiore rispetto
lità su scala nazionale con una diminuzione più marcata
ai livelli dell’era preindustriale e questo sta già determi-
rilevata a cavallo tra gli anni 80 e 90. L’ampia dinamica
nando importanti effetti, tra cui (solo per citarne alcuni)
dei sistemi di circolazione atmosferica e la complessità
l’aumento di fenomeni meteorologici estremi (ondate di
orografica del territorio nazionale caratterizzano una for-
calore, siccità, forti piogge), l’innalzamento del livello del
te variabilità delle precipitazioni sul territorio con valori
mare, la diminuzione del ghiaccio Artico, l’incremento di
più elevati (superiori a 2.000 mm), lungo le zone alpi-
incendi boschivi, la perdita di biodiversità, il calo di pro-
ne e prealpine mentre le precipitazioni medie annue più
duttività delle coltivazioni.
basse (comprese tra 400 e 600 mm) sono riscontrate principalmente per la Sicilia meridionale, la Puglia, la
La regione Mediterranea è considerata uno degli “hot
Sardegna meridionale e, localmente, in Valle d’Aosta e
spot” del cambiamento climatico, con un riscaldamento
in Alto Adige. Dall’analisi delle tendenze di una serie di
che supera del 20% l’incremento medio globale e una
indicatori di estremi climatici basati su dati di temperatu-
riduzione delle precipitazioni in contrasto con l'aumento
ra e precipitazione, si evince per il periodo 1961-2012 un
generale del ciclo idrologico nelle zone temperate com-
aumento della loro intensità (ISPRA, 2013) nel territorio
prese tra i 30° N e 46° N di latitudine (Lionello e Scara-
italiano, con variazioni di 1°C ogni 10 anni dei valori an-
scia, 2018).
nuali massimi della temperatura minima e massima. Tale andamento è confermato anche dagli indici che consi-
In Italia, l’analisi dei dati climatici misurati dalle principali
derano la variazione del numero delle notti calde (con
reti di osservazione nazionali e regionali ha permesso di
un aumento di circa 14 giorni in 10 anni) e delle giornate
osservare un incremento di oltre 1,1°C della temperatu-
calde (con un aumento di circa 21 giorni in 10 anni). Per
ra media annua nel periodo 1981-2010 rispetto al tren-
quanto riguarda le precipitazioni, gli indici degli estremi
tennio 1971-2000. Gli ultimi anni, sono stati comunque
mostrano una maggiore disomogeneità nei valori delle
caratterizzati da incrementi di temperatura piuttosto ele-
osservazioni. Ad ogni modo, gli indici di precipitazione
vati. Il 2019 è stato, ad esempio, il terzo anno più caldo
evidenziano un generale aumento, statisticamente signi-
dall’inizio delle osservazioni (+1,56°C rispetto al trenten-
ficativo, dell’intensità degli eventi di precipitazione sia al
nio 1961-1990), dopo i record già registrati nel 2018 e
Nord che al Sud (ISPRA, 2013).
1
nel 2015 . Inoltre, otto dei dieci anni più caldi della serie 2
storica sono stati registrati dal 2011 in poi, con anoma-
I cambiamenti climatici già osservati negli ultimi decenni
lie comprese tra +1,26°C e +1,71°C. Sono dati che, è
potranno essere ulteriormente inaspriti dalle variazioni
utile sottolinearlo, si riferiscono alla temperatura media
attese del clima, determinando rischi di diversa entità a
annuale e fanno registrare aumenti molto significativi per
seconda di quanto si riuscirà a fare per limitare il riscal-
1
www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/variazioni-e-tendenze-degli-estremi-di-temperatura-e-precipitazione-in-italia www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/valori-climatici-normali-di-temperatura-e-precipitazione-in-italia
2
www.isprambiente.gov.it/files2020/pubblicazioni/stato-ambiente/rapporto_clima_2019-1.pdf
10
damento globale. Come afferma l’IPCC nel rapporto spe-
L’obiettivo di questo rapporto è quindi quello di eviden-
ciale del 2018, contenere il riscaldamento globale al di
ziare quali sono gli scenari di cambiamento climatico
sotto di 1,5°C anziché al di sotto di 2°C può consentire di
attesi per l’Italia e quali rischi principali tali scenari po-
ridurre in maniera significativa alcuni rischi, permettendo
tranno determinare in corrispondenza di diversi possi-
alle persone e agli ecosistemi di avere maggiori possi-
bili livelli di riscaldamento globale, evidenziando alcune
bilità di adattamento alle mutate condizioni climatiche.
chiare priorità di intervento, anche in riferimento alla valutazione economica delle stesse e alle opportunità fi-
Ridurre i rischi climatici e aumentare la resilienza agli
nanziarie.
impatti dei cambiamenti climatici sono obiettivi comuni dell'Accordo di Parigi e del Quadro di Riferimento di
Oltre all’urgenza di agire con determinazione per con-
Sendai (UNISDR, 2015), a cui ha aderito il governo ita-
trastare i cambiamenti climatici in atto e ridurre i rischi
liano insieme al favore di numerosi altri governi durante
attesi, molto lavoro deve essere fatto anche sul fonte
la ventunesima conferenza delle Parti tenutasi a Parigi
dell’adattamento, in maniera capillare sul territorio italia-
nel 2015. Con la definizione di obiettivi e priorità su sca-
no affinché esso sia reso resiliente e pronto a rispondere
la globale in riferimento al rischio da disastri naturali, il
alle sfide climatiche in atto.
Riferimento Quadro di Sendai pone l'accento sulla riduzione del rischio, l'esposizione e la vulnerabilità e sul raf-
Soluzioni di mitigazione e di adattamento devono essere
forzamento della resilienza a tutti i livelli attraverso "l'im-
attuate con urgenza e in sinergia al fine di ottimizzare
plementazione di misure socioeconomiche, ambientali,
i risultati e contribuire a quella trasformazione non più
tecnologiche e istituzionali integrate e inclusive". Durante
rinviabile verso uno sviluppo sostenibile e resiliente del
la COP26, rinviata al 2021 a causa dall’attuale pande-
nostro territorio.
mia COVID-19, i governi saranno chiamati a rivedere i loro Contributi Determinati su base Nazionale (NDC), con l'ambizione di contenere l'aumento della temperatura media globale "ben al di sotto" dei 2°C sopra i livelli preindustriali, perseguendo naturalmente gli obiettivi di riduzione del riscaldamento globale attraverso l’abbattimento delle emissioni di gas serra (la cosiddetta mitigazione), di adattamento e aumento della resilienza. Rendere i sistemi naturali ed antropici più resilienti appare ancora più urgente nell’attuale situazione di crisi causata dalla pandemia di COVID-19 che ha determinato forti impatti su tutti gli ambiti della società, rimettendo al centro del dibattito governativo l’esigenza di convergere verso uno sviluppo sostenibile e resiliente capace di garantire una minore vulnerabilità agli stress di diversa origine.
11
1
Analisi degli scenari climatici attesi per l’Italia
Temperatura in aumento. I diversi modelli climatici sono concordi nel valutare un
aumento della temperatura fino a 2°C nel periodo 2021-2050 (rispetto a 1981-2010). Variazioni maggiori in zona alpina e stagione estiva sono attese nello scenario con cambiamenti climatici più intensi, per il quale l’innalzamento della temperatura può raggiungere i 5°C a fine secolo.
Meno piogge ma più intense. Tra i principali risultati evidenziati dalle analisi degli scenari climatici vi è una diminuzione delle precipitazioni nel periodo estivo (più lieve in primavera) per il Sud e per il Centro Italia, aumentano le precipitazioni nel periodo invernale nel Nord Italia. Associato a questi segnali vi è un aumento sul territorio della massima precipitazione giornaliera per la stagione estiva ed autunnale, più marcata per lo scenario ad elevate emissioni di gas serra.
Più giorni caldi e secchi. Sia per lo scenario ad emissioni contenute che per quello ad emissioni elevate emerge un consistente aumento di giorni con temperatura minima superiore a 20°C in estate e, nella stessa stagione, un aumento della durata dei periodi senza pioggia.
Come cambia il mare. I cambiamenti climatici stanno interessando in modo crescente
l’ambiente marino (costiero e mare aperto) determinando un aumento delle temperature superficiali e del livello del mare, dell’acidificazione delle acque marine e dell’erosione costiera. Tali cambiamenti necessitano di una particolare attenzione data l’importanza strategica, ambientale, economica e sociale delle nostre coste.
Un mare di beni e servizi.
Le conseguenze indotte dai cambiamenti climatici potranno avere un impatto su “beni e servizi ecosistemici” costieri che sostengono sistemi socioeconomici attraverso la fornitura di cibo e servizi di regolazione del clima (quali assorbimento/rilascio e redistribuzione del calore e dei gas atmosferici, sequestro e rilascio di CO2 in atmosfera).
Il valore aggiunto della ricerca avanzata. I modelli climatici ad alta
risoluzione risultano particolarmente importanti per comprendere l’evoluzione attesa (in termini di variazione in frequenza ed intensità) per alcuni impatti, quali ad esempio alluvioni, frane meteo-indotte, siccità e ondate di calore, ma anche per fornire indicazioni utili a studi e pianificazione di adattamento a diverse scale, da quella nazionale a quella locale.
Un’introduzione metodologica: i modelli climatici regionali
che le proiezioni climatiche sono ottenute attraverso
Per descrivere il clima che possiamo attenderci per il fu-
climalteranti che, a loro volta, dipendono dall'attuazione
turo di una determinata area geografica, dobbiamo par-
o meno di politiche di mitigazione, ossia di riduzione del-
tire dalla conoscenza di come i cambiamenti climatici
le emissioni di tali gas, a scala globale. In particolare,
influiscano sulle principali variabili atmosferiche – quali
nel Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Cli-
ad esempio temperatura, precipitazioni, vento – sia in
matici (AR5) pubblicato dall'Intergovernmental Panel on
termini di valori medi (prendendo in considerazione le
Climate Change (IPCC), le simulazioni climatiche ad alta
medie delle stagioni o di interi anni), sia in termini di valo-
risoluzione sono riferite a quattro diversi scenari di con-
ri estremi (piogge intense giornaliere, giorni consecutivi
centrazione dei gas serra, aerosol e gas chimicamente
senza pioggia, per quanti giorni consecutivi la tempera-
attivi (Moss et al., 2008), che vengono denominati RCP
tura è stata particolarmente elevata), quei valori cioè che
(Representative Concentration Pathways – Percorsi Rap-
rappresentano eventi straordinari rispetto alle medie di
presentativi di Concentrazione: Box 1).
l’utilizzo di modelli climatici che si basano sul presupposto che le condizioni climatiche future dipendano dall'evoluzione in atmosfera delle concentrazioni di gas
periodi più o meno lunghi. Secondo questi scenari, è probabile che l'aumento della I cambiamenti attesi, così come li abbiamo appena de-
temperatura media globale entro la fine del XXI secolo
finiti, sono generalmente valutati come differenza, per la
sarà superiore a 1,5°C, rispetto al periodo preindustriale.
variabile o indice di interesse, tra l’andamento simulato
In particolare, è probabile che l'innalzamento della tem-
per il periodo futuro di interesse (valutato sulla base di
peratura superi i 2°C per gli scenari con livelli più alti
proiezioni climatiche) e l’andamento simulato su un pe-
di concentrazione di gas serra a fine secolo (RCP6.0 e
riodo di riferimento, ovvero su un periodo attuale o del
RCP8.5), mentre per lo scenario con concentrazioni in-
recente passato. A tal proposito, è importante notare
termedie (RCP4.5) è più probabile che non superi i 2°C.
BOX 1.
PERCORSI RAPPRESENTATIVI DI CONCENTRAZIONE (RCP)
I Percorsi Rappresentativi di Concentrazione (Representative Concentration Pathways, RCP) sono scenari climatici espressi in termini di concentrazioni di gas serra piuttosto che in termini di livelli di emissioni. Il numero associato a ciascun RCP si riferisce al Forzante Radiativo (Radiative Forcing - RF) espresso in unità di Watt per metro quadrato (W/ m2) ed indica l’entità dei cambiamenti climatici antropogenici entro il 2100 rispetto al periodo preindustriale: ad esempio, ciascun RCP mostra una diversa quantità di calore addizionale immagazzinato nel sistema Terra quale risultato delle emissioni di gas serra. In particolare, gli scenari IPCC principalmente adottati per effettuare le simulazioni climatiche ad alta risoluzione, sono i seguenti: • RCP8.5 (comunemente associato all’espressione “Business-as-usual”, o “Nessuna mitigazione”) - crescita delle emissioni ai ritmi attuali. Tale scenario assume, entro il 2100, concentrazioni atmosferiche di CO2 triplicate o quadruplicate (840-1120 ppm) rispetto ai livelli preindustriali (280 ppm). • RCP2.6 (“Mitigazione aggressiva”) - emissioni dimezzate entro il 2050. Questo scenario assume strategie di mitigazione ‘aggressive’ per cui le emissioni di gas serra si avvicinano allo zero più o meno in 60 anni a partire da oggi. Secondo questo scenario è improbabile che si superino i 2°C di aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali.
15
Secondo lo scenario con minore concentrazione di gas
esigenze degli utilizzatori finali – come decisori politici,
serra (RCP2.6), è invece improbabile che la temperatu-
attività produttive di beni e servizi, società civile – che
ra media globale superi i 2°C. Per tutti gli scenari RCP,
necessitano, sulla scala regionale o locale, di un'attenta
eccetto lo scenario RCP2.6, l’aumento di temperatura
valutazione sia delle caratteristiche del clima, che degli
continuerà anche oltre il 2100. Tuttavia, è importante
impatti. Uno degli strumenti più efficaci che è stato svi-
sottolineare che queste variazioni termiche non saran-
luppato per fornire analisi climatiche utili per tale scopo
no uniformi nelle diverse aree geografiche, sia su scala
è rappresentato dai Modelli Climatici Regionali (RCM),
globale che su scala locale: il clima cambia in maniera
i quali permettono di descrivere la variabilità del clima
diversa in aree diverse del pianeta, così come cambia in
con un dettaglio molto più elevato.
maniera diversa in diverse regioni, città e aree locali di uno stesso stato.
In questo capitolo si illustrano le proiezioni climatiche delle temperature medie e delle precipitazioni per il no-
A scala globale, le variabili climatiche sono analizzate
stro Paese riferite a tre scenari IPCC (RCP2.6, RCP4.5 e
attraverso l’utilizzo di Modelli di Circolazione Generale
RCP8.5) e simulate attraverso i diversi modelli regionali.
(GCM), i quali sono in grado di simulare la risposta del
Nello specifico, si discutono i risultati relativi al modello
sistema climatico globale alle forzanti esterne con una
regionale COSMO-CLM nella configurazione sviluppata
risoluzione di circa 100-50 km. Tuttavia, a causa delle
dal CMCC in maniera specifica per l'Italia e dei modelli
loro caratteristiche e risoluzione sono poco adatti alle
del programma EURO-CORDEX (Box 2).
BOX 2.
MODELLI CLIMATICI AD ALTA RISOLUZIONE UTILIZZATI NEL REPORT
COSMO-CLM (Bucchignani et al., 2016; Zollo et al., 2016) è un Modello Climatico Regionale (RCM) realizzato nell'ambito del consorzio europeo CLM Assembly. le analisi di questo Report utilizzano una particolare configurazione specifica per l'Italia che è stata sviluppata appositamente dal CMCC. Questo modello copre il territorio italiano con una risoluzione spaziale di circa 8 km. In questo caso, le simulazioni climatiche sono disponibili dal 1971 al 2100 per due scenari IPCC (RCP4.5 e RCP8.5). In Italia, un gran numero di istituzioni pubbliche e private ha adottato questo modello nell’ambito di specifici studi volti alla valutazione del rischio climatico e alla definizione di strategie e azioni di adattamento, su scala sia regionale sia locale. Modelli EURO-CORDEX (Jacob et al., 2014). Questi modelli, sviluppati nell’ambito del programma EUROCORDEX, coprono tutto il territorio europeo. La massima risoluzione disponibile di questi modelli, in Europa, è di circa 12 km. In questo caso, le simulazioni climatiche sono disponibili dal 1971 al 2100 per tre scenari IPCC (RCP2.6, RCP4.5, RCP8.5). EURO-CORDEX è il ramo europeo dell’iniziativa internazionale CORDEX, un programma mondiale sponsorizzato dal World Climate Research Program (WCRP). Il programma CORDEX mira a realizzare un quadro coordinato a livello internazionale al fine di produrre proiezioni regionali ad alta risoluzione sui cambiamenti climatici per tutte le regioni del mondo. Ulteriori informazioni specifiche sui dati di EUROCORDEX sono fornite in Hennemuth et al. (2017). Nello specifico, i dati climatici utilizzati in questo studio si basano sull’insieme dei risultati di 18 modelli per gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 e 11 modelli per lo scenario RCP2.6. Per quanto riguarda l’uso dei modelli EURO-CORDEX, è importante sottolineare che la scelta di utilizzare un insieme di modelli climatici regionali offre l’opportunità di valutarne il valore medio (denominato spesso ensemble mean), che rappresenta il risultato più affidabile, ma anche la distribuzione dei singoli modelli intorno a questo valore medio. Conoscere questa distribuzione dei modelli attorno al valore medio è molto importante per una valutazione dell’incertezza associata alla media dell’insieme. Al fine di calcolare le anomalie climatiche, vengono confrontati due set di dati simulati: il primo set è riferito alle proiezioni climatiche attese per i periodi futuri, il secondo set include gli andamenti climatici storici, ottenuti eseguendo la stessa simulazione per il periodo scelto di riferimento. Come raccomandato dall’IPCC, i periodi di analisi hanno una lunghezza di almeno 30 anni (IPCC, 2014).
16
Proiezioni delle temperature medie e delle precipitazioni La penisola italiana rappresenta un interessante caso
che dipendono dalle politiche di mitigazione che saranno attuate o meno in futuro (Box 1). Nei seguenti paragrafi sono riportati gli andamenti attesi per una selezione di variabili e di indici climatici di maggiore interesse.
Temperatura media
studio per i modelli climatici regionali a causa della com-
In Figura 1 è riportato l’andamento della crescita della
plessa topografia e delle influenze del clima arido del
temperatura media su scala annuale per l’Italia fino al
Nord Africa e di quello temperato e piovoso dell'Euro-
2100 utilizzando tutti i modelli disponibili nell’ambito del
pa centrale. Grazie ai modelli utilizzati, COSMO-CLM e
programma EURO-CORDEX. Considerando il valore me-
quelli derivanti dal programma EURO-CORDEX, è possi-
dio (ensemble), l'incremento di temperatura arriva fino a
bile rappresentare le caratteristiche sia medie sia estre-
circa 1°C per lo scenario a più basse concentrazioni di
me del clima su scala locale. Tali informazioni sono utili
gas serra a fine secolo (RCP2.6) e fino a 5°C per lo sce-
per diverse applicazioni, in particolare come input per
nario con concentrazioni più elevate (RCP8.5). Tali valori
i modelli di impatto dei cambiamenti climatici. È impor-
di incremento della temperatura media ben evidenziano
tante sottolineare che i risultati prodotti da tali scenari
come le variazioni attese possano cambiare notevolmen-
climatici si basano su delle ipotesi riguardanti l’evoluzio-
te a seconda dello scenario considerato.
ne della concentrazione di gas climalteranti in atmosfera
Trend EURO-CORDEX rcp26=0.01* Trend EURO-CORDEX rcp85=0.05*
20
periodo storico: intervallo tra il 10° e 90° percentile scenario rcp26: intervallo tra il 10° e 90° percentile scenario rcp85: intervallo tra il 10° e 90° percentile periodo storico: 10° percentile periodo storico: 90° percentile scenario rcp26: 10° percentile scenario rcp26: 90° percentile scenario rcp85: 10° percentile scenario rcp85: 90° percentile periodo storico: ensamble mean scenario rcp26: ensamble mean scenario rcp85: ensamble mean
18
°C
16
14
12
10
8
1980
2000
2020
2040
2060
2080
2100
Figura 1. Proiezioni della temperatura media sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX con gli scenari più estremi RCP2.6 e RCP8.5. Nel grafico, il periodo storico viene riportato in colore grigio mentre i dati relativi allo scenario RCP2.6 sono riportati nella scala dei colori del verde e quelli relativi allo scenario RCP8.5 nella scala dei colori dell’arancione. La linea spessa scura (verde scuro per lo scenario RCP2.6 e marrone per lo scenario RCP8.5) indica la proiezione climatica media (ensemble mean), calcolata facendo la media dei valori di tutte le simulazioni considerate; le aree racchiuse tra questo valore medio e le curve più spesse con colore più chiaro (verde brillante per lo scenario RCP2.6 e arancione per lo scenario RCP8.5) rappresentano l’intervallo tra il 10° e il 90° percentile dei valori simulati da tutti i modelli e forniscono una misura dell’incertezza relativa alle proiezioni considerando i diversi modelli climatici regionali (altre possibili scelte sono la deviazione standard attorno alla media o i modelli con il valore minimo e massimo per la variabile di interesse). Le curve invece più sottili rappresentano i valori dei singoli modelli che concorrono alla definizione del valore medio.
17
Se analizziamo la distribuzione geografica, i modelli uti-
Nella zona alpina sono attese le variazioni maggiori
lizzati sono concordi nel simulare un incremento della
secondo lo scenario che non prevede iniziative di miti-
temperatura rispetto al periodo di riferimento. Negli sce-
gazione (RCP8.5). Tale area, vista la sua complessità,
nari che riportano gli incrementi di temperatura maggiore
rappresenta una sfida per gli attuali modelli climatici che
(RCP4.5 e RCP8.5), nel periodo 2021-2050 questi sono
non riescono ancora a catturare del tutto le dinamiche
distribuiti pressoché uniformemente su tutto il territorio
dei fenomeni atmosferici a piccola scala. Ciò si tradu-
(Figura 2), sebbene alcune differenze siano apprezzabili
ce in una maggior incertezza nelle proiezioni climatiche,
soprattutto in primavera ed in estate. In particolare, tra i
specie per quanto riguarda gli andamenti delle caratte-
due scenari, quello con una variazione di concentrazio-
ristiche estreme del clima. I modelli climatici di nuova
ni di gas serra minori (RCP4.5) rispetto all’altro scenario
generazione attualmente in fase di sviluppo, caratteriz-
considerato indica in primavera una variazione di tempe-
zati anche da un’altissima risoluzione (intorno ai 2 km),
ratura media compresa tra 0,5°C e 1°C mentre lo scena-
puntano a cogliere meglio tali caratteristiche in zone
rio RCP8.5, con maggiore concentrazione di gas climal-
complesse come quelle alpine. I risultati dell'ensemble
teranti in atmosfera, indica una variazione compresa tra
EURO-CORDEX sono in buon accordo con le proiezioni
1°C e 1,5°C su Centro (soprattutto versante Adriatico) e
ottenute con il modello climatico regionale COSMO-CLM
Sud Italia. In estate lo scenario RCP8.5 indica una varia-
sull'Italia. La Figura 3, ottenuta a partire dai dati del mo-
zione di temperatura media compresa tra 1,5°C e 2°C su
dello COSMO CLM, mostra le serie temporali della tem-
Centro e Sud Italia mentre l’innalzamento della tempera-
peratura a 2 metri dal suolo, su scala annuale, per Nord,
tura media nello scenario RCP4,5 rimane più contenuto,
Centro e Sud Italia, proiettando un riscaldamento medio
seppur evidente.
di circa 3,2°C al 2100 per RCP4.5 e circa 6,3°C al 2100 per RCP8.5.
Figura 2.
18
Mappe di variazione della temperatura a due metri su scala stagionale sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX secondo gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010.
20
Nord Italia RCP4.5 Nord Italia RCP8.5 Centro Italia RCP4.5 Centro Italia RCP8.5 Sud Italia RCP4.5 Sud Italia RCP8.5
19
18
17
16
Temperatura a 2 metri [ o C]
15
14
13
12
11
10
9
8
7
Figura 3.
98
93
20
88
20
83
20
78
20
73
20
68
20
63
20
58
20
53
20
48
20
43
20
38
20
33
20
28
20
23
20
18
20
13
20
08
20
03
20
98
20
93
19
88
19
83
19
78
19
19
19
73
6
Proiezioni della temperatura media dalla simulazione climatica eseguita con COSMO-CLM sull’Italia con gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 (Bucchignani et al., 2016).
Precipitazione annuale Le variazioni in termini di precipitazione annuale sono interessanti per far comprendere quanto l’Italia, dal punto di vista dei cambiamenti climatici, necessiti di politiche e strategie differenziate a seconda dell’area, ma anche di modelli e strumenti, quali le reti osservative, che siano capaci di cogliere la complessità del territorio e le dinamiche atmosferiche locali. Se la tendenza appena
annuale su scala nazionale, questo risultato è dovuto ad un effetto “di compensazione” sulle diverse regioni del territorio italiano: ci sono aree in cui la variazione è molto accentuata in senso negativo (riduzione di piogge), altre in cui lo è in senso opposto (aumento della pioggia). Comportamenti opposti nelle diverse aree del Paese e nelle diverse regioni finiscono per annullarsi se si considera la scala annuale e nazionale.
analizzata e relativa alla temperatura media (Figura 1)
In particolare, ciò si può evincere guardando le mappe
evidenzia un chiaro segnale di crescita per tutti i di-
stagionali delle variazioni attese di precipitazione per il
versi scenari, la variazione delle precipitazioni annuali
trentennio 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento
nei prossimi decenni indica basse differenze sull’area
1981-2010, per gli scenari RCP4.5 e RCP8.5, sulle diver-
italiana (un aumento di circa 96 mm in 100 anni per lo
se zone dell’Italia (Figura 5).
scenario RCP2.6 o una diminuzione di circa 54 millimetri nello stesso periodo per lo scenario RCP8.5) per i diversi scenari considerati (Figura 4). Trattandosi di una media 19
Trend EURO-CORDEX rcp26=0.96* Trend EURO-CORDEX rcp85=-0.54*
1800
periodo storico: scenario rcp26: scenario rcp85: periodo storico: periodo storico: scenario rcp26: scenario rcp26: scenario rcp85: scenario rcp85: periodo storico: scenario rcp26: scenario rcp85:
1600
intervallo tra il 10° e 90° percentile intervallo tra il 10° e 90° percentile intervallo tra il 10° e 90° percentile 10° percentile 90° percentile 10° percentile 90° percentile 10° percentile 90° percentile ensamble mean ensamble mean ensamble mean
mm
1400
1200
1000
800
600
Figura 4.
1980
2000
2020
2040
2060
2080
2100
Proiezioni della precipitazione cumulata su scala annuale sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX con gli scenari più estremi RCP2.6 e RCP8.5.
Nel grafico, il periodo storico viene riportato in colore grigio mentre i dati relativi allo scenario RCP2.6 sono riportati nella scala dei colori del verde e quelli relativi allo scenario RCP8.5 nella scala dei colori dell’arancione. La linea spessa scura (verde scuro per lo scenario RCP2.6 e marrone per lo scenario RCP8.5) indica la proiezione climatica media (ensemble mean), calcolata facendo la media dei valori di tutte le simulazioni considerate; le aree racchiuse tra questo valore medio e le curve più spesse con colore più chiaro (verde brillante per lo scenario RCP2.6 e arancione per lo scenario RCP8.5) rappresentano l'intervallo tra il 10° e il 90° percentile dei valori simulati da tutti i modelli e forniscono una misura dell'incertezza relativa alle proiezioni considerando i diversi modelli climatici regionali (altre possibili scelte sono la deviazione standard attorno alla media o i modelli con il valore minimo e massimo per la variabile di interesse). Le curve invece più sottili rappresentano i valori dei singoli modelli che concorrono alla definizione del valore medio.
Figura 5.
20
Mappe stagionali di variazione della precipitazione sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX secondo gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010.
Lo scenario RCP4.5 riporta le maggiori variazioni in in-
sull’intero territorio durante la stagione estiva, mentre
verno, con un aumento delle precipitazioni sulle Alpi e
in inverno sono attesi una diminuzione delle piogge nel
una riduzione su Sicilia e parte della Puglia e della Sar-
Sud e Centro Italia e un aumento nell’area settentrionale.
degna, e durante la stagione estiva con una generalizza-
Nella Figura 6 si riporta il dettaglio per il trend delle pre-
ta diminuzione delle precipitazioni su tutta l’Italia centrale
cipitazioni medie giornaliere valutate su base annuale
e meridionale. Lo scenario RCP8.5 indica un aumento
dal modello COSMO-CLM nelle quali si nota sempre un
più esteso che riguarda il Nord Italia (ad eccezione della
lieve trend di diminuzione per le tre aree, leggermente
Liguria e delle regioni del basso Piemonte), eccetto in
maggiore per lo scenario RCP8.5; si tenga conto che nel
estate dove non si riportano variazioni di rilievo. Lo sce-
periodo di riferimento 1981-2010 vi è già una differenza
nario RCP8.5 riporta inoltre basse variazioni sulla parte
tra la piovosità che caratterizza queste tre aree.
centrale dell'Italia e una diminuzione nel Sud Italia specie durante la stagione estiva. Il segnale di aumento del-
La variazione attesa nel periodo 2071-2100 rispetto al
la pioggia durante il periodo autunnale sul sud dell’Italia
1971–2000 secondo lo scenario RCP4.5 indica un au-
è dovuto essenzialmente ai valori molto bassi riscontrati
mento moderato e non significativo delle precipitazioni
sul periodo di riferimento in quest’area; per questo an-
in inverno sull'area alpina orientale e una significativa
che minime variazioni positive (non significative in ter-
riduzione in estate sull'Italia settentrionale e in primave-
mini assoluti) vengono riportate come un aumento se si
ra nell'Italia centrale e meridionale. Secondo lo scenario
considerano variazioni percentuali.
RCP8.5 si proietta un aumento significativo delle precipitazioni in inverno sull'Italia centrale e settentrionale, più
Analizzando le proiezioni sul lungo termine, essenzial-
pronunciato in Liguria, mentre l'Italia centrale e setten-
mente si riscontra una diminuzione delle precipitazioni
trionale sono caratterizzate da una significativa riduzione Nord Italia RCP4.5 Nord Italia RCP8.5 Centro Italia RCP4.5 Centro Italia RCP8.5 Sud Italia RCP4.5 Sud Italia RCP8.5
5
4.5
4
Precipitazione [mm day - 1 ]
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
Figura 6.
98
93
20
88
20
83
20
78
20
73
20
68
20
63
20
58
20
53
20
48
20
43
20
38
20
33
20
28
20
23
20
18
20
13
20
08
20
03
20
98
20
93
19
88
19
83
19
78
19
19
19
73
0
Proiezioni della precipitazione dalla simulazione climatica eseguita con COSMO-CLM sull’Italia con gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 (Bucchignani et al., 2016). 21
delle precipitazioni in estate, particolarmente evidente
Team on Climate Change Detection and Indices - ETC-
nell'area alpina. In generale, per l'intera area italiana, è
CDI) è un gruppo nato nell’ambito di istituzioni interna-
proiettata una significativa riduzione delle precipitazioni
zionali con l’obiettivo di trovare soluzioni all’esigenza di
in primavera, specialmente nelle zone di alta montagna,
misurazioni e descrizioni obiettive dei cambiamenti e
mentre in autunno solo gli Appennini sono interessati da
della variabilità del clima. Il team internazionale ha così
una riduzione delle precipitazioni. Tali variazioni sono
definito un set di indici climatici che possono essere cal-
attribuite ai modelli di cambiamento della circolazione
colati attraverso l’utilizzo di dati di temperatura e precipi-
anticiclonica che interessano l'intera regione del Medi-
tazione. Oltre a questo insieme di indici, ne esistono an-
terraneo.
che altri che si riferiscono a variabili atmosferiche e che
Proiezioni per indicatori estremi di temperature e precipitazioni
possono essere utili sempre allo scopo di descrivere le caratteristiche atmosferiche più importanti per determinare se un certo settore/territorio sarà influenzato o meno dai cambiamenti climatici e in che termini. Tali valutazioni sono fondamentali nella scelta di pratiche di gestione so-
Gli estremi climatici possono essere considerati come indicatori di processi potenzialmente pericolosi, quali ad esempio alluvioni, frane, siccità, ondate di calore e incendi, dovuti al verificarsi di eventi meteorologici intensi. La valutazione della variazione in frequenza, intensità e persistenza degli estremi climatici è generalmente effettuata attraverso il calcolo di specifici indici ed indicatori che tengono conto delle principali variabili atmosferiche, in grado di supportare la valutazione della pericolosità climatica in una specifica area. Il Team di Esperti sul Rilevamento dei Cambiamenti Climatici e Indici (Expert
stenibili e nell'implementazione delle strategie di adattamento più idonee alle condizioni climatiche locali. Alcuni indicatori climatici che risultano particolarmente utili per questo scopo sono illustrati nella Tabella 1. Gli eventi di pioggia intensa sono definiti in questi scenari climatici dall’indicatore che caratterizza la variazione dei valori massimi di precipitazione giornaliera (RX1DAY). Si tratta di un indicatore molto significativo nell’analisi del rischio connesso ai cambiamenti climatici perché un aumento delle piogge intense e, in generale, del regime
Tabella 1. Indicatori climatici selezionati per le analisi riportate in questo studio Quantità massima di precipitazione giornaliera nel periodo considerato. RX1DAY L’indicatore viene valutato su base stagionale o annuale.
Unità di misura
Percentuale di mm di pioggia
Numero di giorni con temperatura minima giornaliera maggiore di 20°C. TN
Giorni L’indicatore viene valutato su base stagionale o annuale. Numero massimo di giorni consecutivi senza pioggia (ovvero con pioggia inferiore ad 1 mm).
CDD
Giorni L’indicatore viene valutato su base stagionale o annuale.
22
delle piogge, può determinare degli importanti effetti al
20°C, il corpo umano non ha la possibilità di rinfrescarsi
suolo come, ad esempio, un aggravamento del rischio
dopo una giornata di caldo intenso. Ci sono fasce della
idrogeologico.
popolazione, come anziani e persone malate, che sono particolarmente vulnerabili a questa difficoltà di raffre-
Entrambi gli scenari qui presi in considerazione (uno con
scamento, pertanto diversi studi correlano l’aumento
elevate emissioni e un altro con emissioni contenute –
delle notti tropicali con un aumento della mortalità. Tale
Figura 7) mostrano generalmente una tendenza all’au-
indicatore suggerisce inoltre un potenziale impatto sul
mento delle precipitazioni massime giornaliere specie
settore energetico: infatti, temperature più elevate po-
per lo scenario RCP8.5 (per esempio sono indicati un
trebbero determinare un maggior utilizzo dell’area con-
incremento compreso tra il 12% ed il 16% in primavera
dizionata influenzando così la domanda e i consumi di
su Emilia-Romagna e una riduzione compresa tra 8% e
energia elettrica.
12% in inverno su Sicilia). Le mappe in Figura 8 mostrano come le proiezioni riporLe notti tropicali (TN - Tropical Nights) rappresentano in-
tino un marcato aumento su scala annuale (mediamente
vece l’indicatore con cui si definisce il numero di giorni
fino a 18 giorni) per la stagione estiva per entrambi gli
con temperatura minima maggiore di 20°C. Si tratta di un
scenari sulla maggior parte del territorio italiano. Nella
valore molto importante per valutare l’impatto dei cam-
stagione primaverile si vede come tale indicatore sia in
biamenti climatici sul benessere fisico delle persone. Se
lieve aumento, per entrambi gli scenari, sulle zone co-
la temperatura minima rimane al di sopra del valore di
stiere.
Figura 7.
Mappe stagionali di variazione dell’indicatore RX1DAYsull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX secondo gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010. 23
Un terzo indicatore particolarmente significativo è rap-
re gli impatti dei cambiamenti climatici su alcuni settori
presentato dal numero dei giorni secchi consecutivi
produttivi, primo fra tutti l’agricoltura. Dall’altra parte, si
(CDD – Consecutive Dry Days): negli scenari climatici
tratta di un indicatore che aiuta a capire la tendenza di
si prende in considerazione la variazione del numero di
eventi pericolosi come gli incendi.
giorni consecutivi in cui non piove o piove pochissimo (meno di 1 mm). Si tratta di un indicatore molto importan-
Le proiezioni riportate in Figura 9 indicano che secon-
te da diversi punti di vista. Da una parte, infatti, il prolun-
do lo scenario con elevate emissioni (RCP8.5) è princi-
garsi di giorni senza pioggia è significativo per analizza-
palmente atteso un lieve aumento nella stagione estiva,
Figura 8.
24
Mappe stagionali di variazione dell’indicatore TN (notti tropicali) sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX secondo gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010.
soprattutto nell’Italia Centrale e Meridionale. Tale lieve
mente un aumento che interessa quasi tutta l’Italia ad ec-
aumento interessa anche la stagione primaverile per
cezione dell’area del Nordest. Si nota anche un aumento
quanto riguarda il Sud Italia e le Isole. Per lo scenario
sulla Sicilia per la stagione primaverile.
RCP4.5 (emissioni contenute) si nota invece essenzial-
Figura 9.
Mappe stagionali di variazione dell’indicatore CDD (giorni consecutivi con pioggia inferiore a 1 millimetro) sull’Italia dall’ensemble EURO-CORDEX secondo gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010.
25
Aree marine costiere
aumento del livello marino per tutto il XXI secolo, perdita di ossigeno, maggiore acidificazione, ondate di calore marine sempre più frequenti e più intense. Senza l’ado-
I temi riconosciuti rilevanti nell’ambito marino costiero
zione di strategie e misure di adattamento, assisteremo
sono il riscaldamento e l’acidificazione delle acque, la
ad un aumento dei rischi di inondazione ed eventi estre-
variazione del livello del mare e l’erosione costiera, an-
mi per le comunità costiere, ad un aumento degli impatti
che relativamente alle conseguenze che le modifiche ai
negativi sulla biodiversità marina e ad una riduzione del
processi ambientali potrebbero avere sulla fornitura dei
potenziale di pesca e delle risorse marine in generale,
cosiddetti “beni e servizi ecosistemici”. Questi servizi ri-
con conseguenze negative per la sicurezza alimentare, il
sultano particolarmente sensibili ai cambiamenti climati-
turismo, l’economia e la salute. A livello medio globale, il
ci con possibili conseguenze anche sui sistemi socioe-
livello del mare è cresciuto a un ritmo di 3,6 mm all’anno
conomici.
nel periodo 2005-2015. Questo aumento è senza precedenti nel corso dell’ultimo secolo e sta accelerando a
Il Rapporto Speciale IPCC su Oceano e Criosfera in un
causa dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia
clima che cambia, pubblicato nel 2019 e i cui approfon-
e della calotta polare dell’Antartide, e dell’espansione
dimenti sono disponibili sul sito dell’IPCC Focal Point per
termica dell’oceano causata dal suo riscaldamento. Con
l’Italia
(https://ipccitalia.cmcc.it/oceano-e-criosfera-in-
aumento medio del livello del mare rispetto alla terra-
un-clima-che-cambia), si è concentrato sul mare e sulle
ferma si indica un andamento di lungo termine che non
aree ghiacciate del pianeta, e su come il loro rapporto
tiene conto di fenomeni più brevi, come onde e maree.
con i cambiamenti climatici sia estremamente impor-
Esso è dovuto sia alla crescita del volume d’acqua pre-
tante sia per le popolazioni che vivono in queste aree,
sente negli oceani, sia agli spostamenti verticali della
sia anche per gli equilibri degli ecosistemi marini e co-
superficie delle terre emerse rispetto all’acqua. Il volume
stieri. Il messaggio del report è molto chiaro: la Terra si
degli oceani varia per due motivi: la progressiva fusione
sta scaldando e questo riscaldamento produce impatti
dei ghiacci e l’aumento della temperatura degli ocea-
indiscutibili sulla criosfera, che si sta gradualmente ri-
ni e dei mari che porta ad una crescita del loro volume
ducendo, e sull’oceano che si scalda molto più veloce-
(espansione termica).
mente di quanto non sia accaduto in passato, con un conseguente innalzamento del livello del mare. Gli sce-
Si prevede che il livello del mare alla fine del secolo au-
nari mostrano un oceano sottoposto a riscaldamento e
menterà di circa 0,43 m nello scenario di riduzione molto
Tabella 2. Anomalia media della temperatura superficiale (SSTA) e del livello del mare (SSHA), calcolata come differenza tra il periodo 2021-2050 e 1981-2010 usando il dataset MEDSEA. I valori si riferiscono all’anomalia media nella fascia entro le 12 miglia marine delle regioni costiere. Area Costiera
SSTA [°C]
NADR / Adriatico Settentrionale
+1.58
SSHA [cm] +7
CADR / Adriatico Centrale
+1.60
+7
SADR / Adriatico Meridionale
+1.48
+7
IONS / Mar Ionio e Mediterraneo Centrale
+1.31
+7
CMED / Mar Mediterraneo Centrale
+1.26
+8
LIGS / Mar Ligure
+1.27
+8
TYRS / Mar Tirreno
+1.28
+9
WMED / Mar Mediterraneo Occidentale
+1.27
+9
26
+84 cm
27
elevata delle emissioni (RCP2.6), e di circa 0,84 m nello
ni, ma anche l’effetto di espansione e contrazione del
scenario ad alte emissioni (RCP8.5), rispetto al periodo
volume dovuto ai cambiamenti di temperatura e salinità
1986-2005. Inoltre, l’oceano, che assorbe oltre il 90% del
delle masse oceaniche. Il livello del mare presentato nel
calore in eccesso nel sistema climatico, si sta riscaldan-
PNACC tiene conto dell’effetto cumulativo sia dell’espan-
do senza sosta dal 1970. Questo riscaldamento è dovuto
sione termica sia della componente dovuta alla fusione
alle attività umane ed avviene a tutte le profondità. Il tas-
dei ghiacciai, ma non della componente dovuta alla sub-
so di riscaldamento degli oceani è più che raddoppiato
sisdenza della costa.
dal 1993 (nello strato tra la superficie e 2000 m di profondità).
I dati riportati sono stati ottenuti tramite un modello svi-
Proiezioni climatiche future per il Mediterraneo
luppato dalla Fondazione CMCC e descrivono l’evoluzione del sistema per lo scenario climatico RCP8.5, che non
In Italia, le analisi scientifiche di supporto al Piano Nazio-
prevede interventi significativi per limitare le emissioni di
nale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC)
gas serra (Lovato et al., 2013).
hanno rappresentato un primo tentativo di mostrare la situazione italiana anche per quanto riguarda l’aumento
Le anomalie della temperatura superficiale del mare in-
della temperatura e del livello medio dei mari italiani e di
dicano un aumento di circa 1,2°C su base annuale per il
fornire misure pratiche di adattamento.
bacino del Mediterraneo (Figura10, pannello a sinistra). In particolare, l’aumento maggiore rispetto al periodo di
L‘analisi sulle aree marino/costiere del territorio nazio-
riferimento delle temperature invernali e primaverili si ha
nale condotta per il PNACC ha avuto come obiettivo la
per il bacino Adriatico, con valori compresi tra 1,5°C e
caratterizzazione delle stesse, sia per il periodo climati-
2°C. Nel periodo estivo si hanno le anomalie più alte e
co attuale sia per le proiezioni climatiche future, al fine
diffuse nel Mar Tirreno (~1,5°C), nell’alto Adriatico e nello
di supportare l’analisi multisettoriale degli impatti deri-
Ionio.
vanti. Il livello del mare prodotto dal modello forzato e dalle rianalisi deve essere opportunamente trattato per
Le variazioni del livello del mare attese per il periodo
includere non solo l’evoluzione della superficie libera del
2021-2050 sono presentate su base annuale in Figura 10
mare, riferita come componente di massa degli ocea-
(pannello di destra). È evidente una diversa dinamica tra
Figura 10.
28
Distribuzione dell’anomalia per la temperatura superficiale (°C, pannello a sinistra) e per il livello del mare (m, pannello a destra), calcolata come differenza tra il periodo 2021-2050 e 1981-2010 usando il modello del CMCC.
il bacino orientale e occidentale del Mediterraneo, che
varia da un minimo di 1,3°C nelle zone del Mediterraneo
si riflette nei valori attesi per il Mare Adriatico (+6 cm) e
Centrale e Occidentale e nel Mar Ligure ad un massimo
il Mar Tirreno (+8 cm). Le differenze maggiori si hanno
di 1,6°C nell’Adriatico Settentrionale e Centrale. L’au-
nelle stagioni primaverile e autunnale, in cui i valori del
mento è pressoché costante durante tutto l’anno mante-
livello del mare nel Tirreno e nell’Adriatico superano ri-
nendo quindi invariata la stagionalità di ciascuna zona.
spettivamente 10 e 8 cm.
Analogamente alla temperatura superficiale dell’acqua, l’aumento del livello del mare durante il periodo 2021-
Un’analisi di dettaglio delle proiezioni climatiche future
2050 per lo scenario RCP8.5 caratterizza tutte le aree
per le aree marine della fascia costiera (12 miglia dalla
costiere. Rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, i
costa), basata sulla suddivisione regionale riportata nel-
valori vanno da un minimo di 7 cm per le tre sottoregioni
la Marine Strategy Framework Directive (MSFD, Directive
del bacino Adriatico e nel Mar Ionio, fino ad un massimo
2008/56/EC), ha mostrato che tutte le aree costiere italia-
di 9 cm nel Mar Tirreno e nel Mediterraneo Centrale e
ne saranno caratterizzate da un aumento di temperatura
Occidentale.
rispetto al periodo di riferimento 1981-2010. Tale aumento
BOX 3.
CLIMA E ZONE COSTIERE: SINTESI DEI RISCHI
Le principali minacce per le zone costiere italiane in conseguenza dell’evoluzione del clima dato dalle proiezioni climatiche riguardano l’alterazione dei servizi ecosistemici svolti dalle zone costiere, quali: 1. Servizi di supporto (ciclo dei nutrienti e produzione primaria) • Alterazioni dei cicli biogeochimici del mare costiero, indotte da alterazioni fisico-chimiche della struttura e della dinamica dell’ecosistema marino • Alterazione del servizio “produzione primaria” con conseguente modifica delle risorse disponibili per le attività alieutiche e di acquacoltura e anche dei servizi di regolazione del clima 2. Servizio di fornitura per attività alieutiche e di acquacoltura • Scomparsa di specie commercialmente importanti e conseguente danno economico • Variazioni qualitative e quantitative delle popolazioni ittiche commercialmente importanti, causate dalle ingressioni di specie maggiormente adattate ad alte temperature • Maggior incidenza di patologie • Aumento del livello del mare e conflitti d’interesse con la creazione di strutture di difesa costiera 3. Servizi di regolazione • Modificazioni nell’attività di depurazione delle acque costiere a causa di variazioni della struttura chimico, fisica ed ecologica dell’ecosistema marino costiero • Aumento dei rischi di erosione e inondazione in seguito a variazioni nel livello del mare e nelle condizioni estreme dello stato del mare 4. Servizi culturali • Perdita di valore estetico dovuto ad alterazioni dell’equilibrio ambientale o a misure di adattamento/contenimento, con danno alle attività economiche legate al turismo. • I cambiamenti climatici stanno interessando in modo crescente l’ambiente marino, sia costiero che di mare aperto, determinando un aumento delle temperature superficiali e del livello del mare, oltre che dell’acidificazione delle acque marine e dell’erosione costiera. Tali cambiamenti necessitano di una particolare attenzione data l’importanza strategica, ambientale, economica e sociale delle nostre coste. • Le conseguenze indotte dai cambiamenti climatici potranno avere un impatto sulla fornitura dei cosiddetti “beni e servizi ecosistemici” costieri che sostengono sistemi socioeconomici attraverso la fornitura di cibo (attraverso pesca e/o acquacoltura) e servizi di regolazione del clima (es. l’assorbimento/rilascio e la redistribuzione del calore e dei gas atmosferici, sequestro e rilascio di CO2 in atmosfera).
29
2
Il rischio aggregato per l’Italia
Tutto il territorio. La capacità di adattamento e la resilienza in Italia sono temi che inte-
ressano l’intero territorio italiano da Nord a Sud. Anche se più ricche e sviluppate le regioni del Nord non sono immuni agli impatti dei cambiamenti climatici, né sono più preparate per affrontarli.
Numeri già in crescita. Per quanto riguarda gli eventi estremi, la probabilità del rischio è aumentata in Italia del 9% negli ultimi vent’anni.
Locale, regionale, nazionale. Gli indici compositi vanno applicati a diverse scale di governance. Questo consentirebbe di far fronte alla perdita di informazioni dei livelli amministrativi minori che possono portare a politiche di adattamento non ottimali.
Più opzioni per conoscere il rischio.
Testare un ampio ventaglio di opzioni metodologiche (analisi di sensitività) aiuta a ridurre l'incertezza associata agli indici di rischio.
Ricerca avanzata per risultati più raffinati.
Gli indici di estremi climatici (CEI) mostrano una notevole discrepanza nei risultati, che dovrebbe essere maggiormente approfondita con ulteriore ricerca scientifica avanzata.
Rischio climatico e resilienza ai disastri
ne e preparazione per evitare o minimizzare la creazione
I concetti di rischio e di resilienza sono stati interpreta-
ed efficace a fronte di interruzioni e capacità di adattarsi
ti in diversi modi, riflettendo l'evoluzione di una varietà
e cambiare dopo uno shock”.
del rischio e ridurre lo stock esistente di rischio, sviluppo della capacità di ripristinare le funzioni in modo rapido
di discipline scientifiche nel campo dell'adattamento ai cambiamenti climatici (CCA - Climate Change Adapta-
Per l’Italia, sono state effettuate valutazioni di rischio cli-
tion) e della riduzione del rischio di disastri (DRR - Disa-
matico e resilienza basate sull’analisi di diversi indicatori
ster Risk Reduction). Secondo l'IPCC, il rischio di impatti
al fine di produrre elementi a supporto delle decisioni
climatici deriva dall'interazione di pericoli legati al clima
politiche. In questo capitolo verranno descritte le valu-
(compresi eventi e tendenze pericolosi) con la vulnera-
tazioni basate su indicatori per la misurazione rispetti-
bilità e l'esposizione dei sistemi umani e naturali (IPCC,
vamente di tre Indici: l’Indice di Rischio Climatico (CRI),
2014). I cambiamenti nel sistema climatico e nei proces-
l’Indice Climatico Attuariale (ACI) e l’Indice di Resilienza
si socieconomici, inclusi l’adattamento e la mitigazione,
ai Disastri (DRI) (Figura 11) (si veda Box 4 per approfon-
sono driver di pericolo, esposizione e vulnerabilità. Se-
dimenti).
condo il recente Report di Valutazione Globale (Global Assessment Report, UNDRR, 2019), la crescita della resilienza richiede, sulla base di valutazioni, “pianificazio-
Climate Risk Index (CRI) Misura il rischio climatico (pericolo, esposizione e sensibilità) e la capacità di adattamento.
Actuaries Climate Index (ACI) Misura gli eventi meteorologici estremi e i rischi associati.
Disaster Resilience Index (DRI) Misura la resilienza ai disastri per supportare l’implementazione del Quadro di Riferimento di Sendai (SFDRR) in Europa.
Figura 11.
Definizioni sintetiche dei tre indici utilizzati. 33
BOX 4.
INDICI PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CLIMATICO E DELLA RESILIENZA
Indice di Rischio Climatico (CRI) Per l'Italia (Mysiak et al., 2018) supporta le autorità nazionali nella progettazione di politiche e piani di adattamento, guidando la fase iniziale di formulazione dei problemi (identificazione delle principali minacce, problematiche e vulnerabilità), nonché una rapida selezione e definizione delle priorità delle aree (regioni o province) con una maggiore propensione ad essere influenzate negativamente da condizioni climatiche estreme. L'indice integra: (i) i pericoli amplificati dai cambiamenti climatici approssimati da anomalie di indici climatici estremi selezionati; (ii) una combinazione di esposizione e sensibilità che include set di dati e indicatori ad alta risoluzione su capitali economici, sociali, naturali e costruiti o fabbricati; (iii) la capacità di adattamento, che comprende indicatori istituzionali, tecnologici ed economici. I parametri di pericolo, esposizione e sensibilità sono inizialmente integrati nella valutazione dei potenziali impatti per quattro categorie di capitale - fabbricato, naturale, sociale, finanziario ed economico - e quindi combinati con la capacità di adattamento per stimare l'indice di rischio finale.
Indice Climatico Attuariale (ACI) Sviluppato precedentemente dalle organizzazioni attuariali del Nord America (come il Canadian Institute of Actuaries, la Society of Actuaries, la Casualty Actuarial Society, e l’American Academy of Actuaries) è un indicatore composto da sei componenti meteorologiche (American Academy of Actuaries, 2019): 1.
Frequenza delle temperature superiori al 90° percentile (T90; eventi caldi);
2.
Frequenza delle temperature inferiori al 10° percentile (T90; eventi freddi);
3.
Precipitazione massima mensile in 5 giorni consecutivi (P; eventi di forte pioggia);
4.
Massimo numero di giorni secchi consecutivi all’anno (D; periodi secchi);
5.
Frequenza della velocità del vento superiore al 90° percentile (W; eventi di forte vento);
6.
Cambiamenti del livello del mare (S).
L’ACI fu ideato per aiutare gli attuari americani e canadesi, i decisori politici pubblici, e il grande pubblico a conoscere meglio gli eventi meteorologici estremi e i rischi ad essi associati. Ogni componente è standardizzata in base ad un periodo di riferimento in modo da avere media pari a zero e deviazione standard pari a uno, ed è poi sommata per formare l’ACI.
Indice completo di Resilienza ai Disastri (DRI) È stato sviluppato su scala comunale per l'Italia per informare l'implementazione delle indicazioni fornite dalle Nazioni Unite per la riduzione del rischio da disastri e per la loro prevenzione contenute nel Quadro di Riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di disastri (SFDRR) in Europa (Marzi et al., 2019 - Figura 12). Tale indice è basato su una vasta ricerca sull'indice di vulnerabilità sociale (SVI) dell'Istituto Nazionale di Statistica italiano (ISTAT) (ISTAT, 2018). Esso riconcilia i vari indicatori utilizzati per descrivere la resilienza, compresi gli attributi innovativi basati sulla riduzione della distanza, come la distanza di viaggio verso i centri di servizio, che caratterizzano le politiche contemporanee di sviluppo rurale e tengono conto di vari aspetti delle aree svantaggiate. La struttura per lo sviluppo del DRI è ispirata a Cutter et al. (2014, 2008) and Parsons et al. (2016) ed è incentrata sulla capacità di adattamento e imitazione come principali dimensioni della resilienza. L'indice comprende otto componenti: l'accesso ai servizi, la coesione, le risorse economiche, le condizioni abitative, l'istruzione, lo stato ambientale e le istituzioni. La scelta dei 26 indicatori è stata guidata da un'ampia revisione della letteratura.
34
Il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction dello United Nations Office for Disaster Risk Reduction, UNDRR, definisce sette obiettivi globali da raggiungere entro il 2030
Ridurre la mortalità globale relativa a disastri
Ridurre il numero di persone colpite da disastri
Ridurre le perdite economiche dirette realtive ai disastri in rapporto al PIL Ridurre i danni provocati da disastri a infrastrutture importanti e l’interruzione di servizi di base
Aumentare il numero di Paesi dotati di strategie locali e nazionali per la riduzione del rischio da disastri
Favorire la collaborazione internazionale con Paesi in via di sviluppo attraverso azioni adeguate e sostenibili per integrare le loro iniziative nazionali
Migliorare la disponibilità e l’accessibilità di sistemi di allerta precoce (early warning ) e di informazione sul rischio da disastri
Figura 12. FGli obiettivi definiti dal Sendai Framework for Disaster Risk Reduction.ion.
35
Tabella 3. Descrizione degli indici di estremi climatici (CEI) utilizzati nello studio
Unità di misura
Precipitazione nei giorni molto piovosi
Somma annuale delle precipitazioni giornaliere superiori al 95° percentile
mm
RX1DAY
Massima precipitazione in 1 giorno
Valore massimo mensile di precipitazione in 1 giorno (annuale)
mm
R20MM
Numero di giorni con precipitazione molto intensa
Numero di giorni nell’anno con precipitazione >= 20mm
Giorni
Totale precipitazione nei mesi estivi
Somma delle precipitazioni giornaliere in riferimento al periodo giugno-agosto
mm
Totale annuale di precipitazione
Totale annuale di precipitazione nei giorni piovosi (con precipitazione >= 1 mm)
mm
Giorni consecutivi senza pioggia
Numero massimo di giorni consecutivi con precipitazione giornaliera < 1 mm
Giorni
HWM-TX95P
Magnitudo delle onde di calore (HWM) come definito dal 95 ° percentile della temperatura massima
Temperatura media di tutte le singole ondate di calore annuali
°C
CWM-ECF
Magnitudo delle onde fredde (CWM) come definito dal fattore di freddo in eccesso (ECF)
Temperatura media di tutte le singole ondate di freddo annuali
°C
SPI-3
Indice di precipitazione standardizzato a 3 mesi (SPI), utilizziamo solo i valori severi (S) [-1,99; -1,5] ed estremamente grave (E) [-2,99; - 2,5] eventi di siccità
Una misura di siccità definita come deficit di precipitazione su una scala di 3 mesi
Nessuna
SPI-12
SPI a 12 mesi, utilizziamo solo gli eventi di siccità gravi (S) ed estremamente gravi (E) come in SPI- 3
Una misura di siccità specificata come deficit di precipitazione su una scala di 12 mesi
Nessuna
R95P
RJJA
PRCPTOT
CDD
36
Indice di Rischio Climatico
La valutazione combinata di esposizione e sensitività si
Per valutare i pericoli legati ai cambiamenti climatici at-
mente dai pericoli climatici. Gli elementi a rischio sono
traverso l’Indice di Rischio Climatico (CRI), sono state
stati selezionati secondo una pratica consolidata nelle
analizzate simulazioni climatiche derivate dai modelli
valutazioni della sostenibilità (Goodwin, 2003) e sono:
regionali EURO-CORDEX (Jacob et al., 2014) per due periodi futuri (2021-2050 e 2071-2100), nell'ambito del-
basa su indicatori che rappresentano il grado in cui gli elementi a rischio sono esposti e influenzati negativa-
•
Capitale manifatturiero - si riferisce a beni materiali o immobilizzazioni che supportano il processo di produzione (ad esempio macchine ed edifici industriali);
•
Capitale naturale - comprende le risorse naturali e i processi (rinnovabili e non rinnovabili) che producono beni e servizi per il benessere delle persone;
•
Capitale sociale - è riferito ai fattori che costituiscono il capitale umano a livello individuale (salute, conoscenza, abilità) e collettivo (istituzionale) (ad es. famiglie, comunità, organizzazioni, scuole);
•
Capitale economico - comprende i beni e i servizi di proprietà.
lo scenario ad emissioni contenute (RCP4.5), con riferimento al periodo 1961-1990. È stata impiegata un'ampia gamma di Indice di Estremi Climatici (CEI) descritti nella Tabella 3. I CEI sono calcolati a livello di griglia per i domini spaziali e temporali scelti usando le variabili meteorologiche giornaliere simulate a 2m: •
temperatura massima dell'aria;
•
temperatura minima dell'aria;
•
precipitazioni.
a) Punteggi e graduatoria regionale dell’Indice della Capacità di Adattamento
b) Punteggi e graduatoria provinciale dell’Indice della Capacità di Adattamento
Figura 13. Risultati aggregati dell’Indice della Capacità di Adattamento.
37
L’indice della Capacità di Adattamento (AC) è stato cal-
I risultati finali dell’analisi dell’Indice di Rischio Climati-
colato secondo l’analisi descritta da (Marzi et al., 2018),
co (CRI) permettono la pianificazione provinciale dell’a-
combinando un insieme di dieci indicatori relativi alle
dattamento climatico e della valutazione delle relative
risorse economiche disponibili (come il PIL provinciale,
esigenze. La metodologia usata è abbastanza flessibile
il tasso di popolazione a rischio povertà e disoccupa-
per poter produrre una classificazione relativa al rischio
ta), alle infrastrutture, a istruzione e tecnologia (ad es.
climatico delle unità statistiche e amministrative a livello
accesso ad Internet, livello di istruzione, domande di
provinciale. Il confronto tra gli indici di rischio climatico
brevetto), e alla qualità delle istituzioni. I dati usati nella
e capacità di adattamento (Figura 14) può servire come
costruzione dell’indice sono stati ottenuti principalmente
parametro per definire le priorità di pianificazione e di-
dalla banca dati degli indicatori territoriali per le politiche
stribuzione dei fondi ai fini di una valutazione del rischio
di sviluppo (ISTAT, 2015b), parte del settore territoriale
climatico più dettagliata. Le unità provinciali che sono
delle informazioni statistiche sulle politiche strutturali del
soggette ad un rischio elevato e hanno una bassa ca-
2010-2014.
pacità di adattamento dovrebbero essere sostenute in un percorso verso la riduzione del rischio dai decisori
Ulteriori dati sono stati ottenuti da ESPON (2012), Euro-
politici pubblici o da enti privati e organizzazioni comu-
stat (2017), e ISTAT (2017). La Figura 13 mostra i risul-
nitarie. L’analisi ha messo in discussione la visione ste-
tati dell’indice (punteggi e classifica) su scala regionale
reotipata del divario Sud-Nord, radicata nelle persistenti
e provinciale. I risultati hanno mostrato, come previsto,
disuguaglianze economiche e sociali. Risulta, infatti, che
che i punteggi sono più alti nelle regioni settentriona-
il Nord non è immune agli impatti dei cambiamenti né è
li. Tuttavia, è stato dimostrato che elevati punteggi re-
meglio preparato per affrontarli. Al contrario, parte delle
gionali dell’indice sono spesso guidati dalle prestazio-
province meridionali potrebbero essere premiate dall'au-
ni superiori alla media dei capoluoghi regionali e che
mento della loro capacità di ripresa e della capacità di
le prestazioni inferiori alla media a livello provinciale
adattarsi ai cambiamenti climatici. A livello regionale, la
sono nascoste nelle valutazioni regionali dell’indice.
metodologia può essere sfruttata anche per aggiornare la valutazione dei cambiamenti climatici e informare la politica di coesione europea (ESPON, 2011).
Figura 14. Risultati aggregati dell’indice di Rischio Climatico (CRI) e dell’indice di Capacità di Adattamento (AC). CRI MED (a sinistra) e CRI MAX (destra) per il periodo 2021–2050 (Mysiak et al., 2018). 38
Indice Climatico Attuariale
al., 2018). Nel caso di temperature estreme, anziché va-
L’Indice Climatico Attuariale (ACI), che come spiegato
10° e del 90° percentile.
lori giornalieri massimi e minimi, l'ACI tiene conto della frequenza delle temperature al di sotto e al di sopra del
nel Box 4 è stato sviluppato per conoscere meglio gli eventi meteorologici estremi e i rischi ad essi associati,
In Italia, nel periodo 1999-2018 per l'intero Paese, l'ACI
è stato adattato dal CMCC attraverso una ricostruzione
è aumentato di 0,21 deviazioni standard rispetto ai 20
su base oraria delle variabili meteorologiche derivate dal
anni precedenti (1979-1998) (Figura 15). Ciò rappresen-
database ERA5 (Weedon et al., 2014) del Centro euro-
ta un aumento della probabilità del rischio meteorologico
peo per le previsioni meteorologiche a medio termine
estremo di circa il 9%, trascurando i pericoli associati al
(European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
livello del mare. Se si considera anche il livello del mare,
- ECMWF).
si prevede un cambiamento più elevato a causa dell'alta concentrazione di coste e regioni a bassa quota in Italia.
In quest’analisi preliminare, il livello del mare non è stato
Sono in corso analisi per calcolare un secondo indice
considerato. Rispetto agli indici di temperatura e precipi-
sui cambiamenti climatici chiamato Indice di Rischio Cli-
tazioni introdotti nella prima parte del rapporto, ACI con-
matico Attuariale (ACRI - Actuaries Climate Risk Index),
sidera gli eventi di forte vento e le variazioni del livello
che accoppia ACI ai danni (ad es. perdite economiche,
del mare per il futuro che possono causare gravi danni
mortalità e infortuni).
e perdite soprattutto nelle zone costiere (Vousdoukas et
a) Actuaries Climate Index − Regional Difference: 1999−2018 − 1979−1998
Actuaries Climate Index − Italy 2.0
0.4 0.3 0.1 Standard Deviations
1.0 ACI (Std Devs)
0.0
Running Average
1.5
0.2
0.5 0.0 −0.5 −1.0 −1.5 −2.0
1980
1985
1990
1995
2000
2005
2010
2015
2020
Figura 15. L'ACI utilizza i dati WFDE5 per l'Italia in deviazioni standard: a) differenza tra il periodo 1999-2018 e il periodo 1979-1998; e b) serie storiche e per il periodo 1979-2018. Nel riquadro b) le barre verticali rappresentano l'ACI per l'anno dato e la linea rossa rappresenta la media corrente a 5 anni.
39
Indice completo di Resilienza ai Disastri
ni peggiori quando si passa dalla vulnerabilità sociale
L’analisi relativa al calcolo dell’Indice di Resilienza ai Di-
renze tra SVI e DRI sono principalmente radicate nelle
sastri (DRI) è stata effettuata raccogliendo da più fonti i
variazioni dell'accessibilità e degli attributi basati sulla
dati relativi alle componenti che lo costituiscono (quali
riduzione della distanza.
alle misurazioni della resilienza (osservate principalmente nelle regioni settentrionali e in Sardegna). Tali diffe-
accesso ai servizi, coesione, risorse economiche, condizioni abitative, istruzione, stato ambientale e istituzioni),
È difficile validare le misure di resilienza per eventi rari in
in particolare il censimento nazionale italiano del 2011, il
merito ai quali specifiche comunità e condizioni di disa-
database del censimento delle 8 miglia (ISTAT, 2015a), il
stro non sono mai esattamente le stesse. Tuttavia, è pos-
Dipartimento delle Finanze (Dipartimento delle Finanze,
sibile esplorare la sensibilità dei punteggi degli indici di
2018), il database dell'Agenzia Entrate (Agenzia Entrate,
resilienza rispetto alle scelte e alle ipotesi metodologiche
2013), la rete Natura 2000 (EEA, 2017a, 2017b) e il pro-
e comunicare chiaramente le implicazioni di tali scelte. I
gramma Copernicus dell'UE (Copernicus, 2018).
risultati dell'analisi di sensibilità mostrano che l'accoppiamento delle variazioni delle scelte metodologiche in
I risultati del DRI su scala comunale sono mostrati in Fi-
ogni fase (metodi di normalizzazione e aggregazione e
gura 16 insieme all’Indice di Vulnerabilità Sociale (SVI)
diverse configurazioni di peso) porta a risultati che pos-
pubblicato da ISTAT.
sono essere significativamente diversi, un risultato che sottolinea l'importanza che i decisori politici prestino
In generale, i risultati del DRI indicano che le aree setten-
molta attenzione alla metodologia utilizzata per svilup-
trionali e centrali dell'Italia hanno punteggi di resilienza
pare tali indici. A seconda del tipo di applicazione delle
più elevati rispetto ai risultati SVI. Tuttavia, è presente un
politiche e dell'interesse dei decisori, sono disponibili di-
numero considerevole di comuni che riscontra condizio-
verse soluzioni.
Figura 16. Confronto tra l’Indice di Vulnerabilità Sociale (SVI) di ISTAT (A) e l’Indice di Resilienza ai Disastri (DRI) (B). I risultati SVI sono invertiti (cioè segnale opposto) per facilitare il confronto visivo tra i risultati: in rosso i valori di elevata vulnerabilità sociale e bassa resilienza ai disastri, in verde, viceversa, bassa vulnerabilità sociale ed elevata resilienza. 40
CAMBIAMENTI CLIMATICI
Pericoli legati a eventi meteo climatici
Rischio Esposizione
Vulnerabilità
Gestione del rischio
Adattamento ai cambiamenti climatici
SVILUPPO Figura 17.
Il rischio da cambiamenti climatici, come definito e illustrato nel Quinto Rapporto di Valutazione dell'IPCC (IPCC, 2014), deriva dall'interazione di vulnerabilità, l'esposizione e pericolosità. Elaborazione grafica: Fondazione CMCC. 41
3
Analisi del rischio atteso per l’Italia: settori chiave
Ambiente urbano.
L’ambiente urbano è caratterizzato dalla presenza di superfici impermeabili, ricoperte da cemento e asfalto, e da poche aree di carattere naturale (suolo e vegetazione). In seguito all'incremento nelle temperature medie ed estreme, alla maggiore frequenza (e durata) delle ondate di calore e di eventi di precipitazione intensa, bambini, anziani, disabili e persone più fragili saranno coloro che subiranno maggiori ripercussioni. Sono attesi, infatti, incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico e un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni legati all’innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10).
Rischio geo-idrologico. Molti fattori antropici hanno contribuito negli anni in maniera
determinante all’innesco o all’esacerbazione del rischio geo-idrologico in Italia. I cambiamenti climatici inducono un aumento di frequenza e intensità di alcuni eventi atmosferici che regolano l'occorrenza dei fenomeni di dissesto. Dall'analisi combinata di questi fattori e degli scenari climatici si evince che è atteso l'aggravarsi di una situazione di per sé molto complessa. L'innalzamento della temperatura e l'aumento di fenomeni di precipitazione localizzati nello spazio hanno un ruolo importante nell'esacerbare il rischio. Nel primo caso, lo scioglimento di neve, ghiaccio e permafrost indica che le aree maggiormente interessate da variazioni in magnitudo e stagionalità dei fenomeni di dissesto sono le zone alpine e appenniniche. Nel secondo caso, precipitazioni intense contribuiscono a un ulteriore aumento del rischio idraulico per piccoli bacini e del rischio associato a fenomeni franosi superficiali nelle aree con suoli con maggior permeabilità.
Risorse idriche. La sicurezza idrica è un requisito fondamentale per una crescita equa e
sostenibile, per la competitività delle imprese e la tutela dell'ambiente naturale. Gran parte degli impatti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche prospettano una riduzione della quantità della risorsa idrica rinnovabile, sia superficiale che sotterranea, in quasi tutte le zone semi-aride con conseguenti aumenti dei rischi che ne derivano per lo sviluppo sostenibile del territorio. I cambiamenti climatici attesi (periodi prolungati di siccità, eventi estremi e cambiamenti nel regime delle precipitazioni, riduzione della portata degli afflussi), presentano rischi per la qualità dell’acqua e per la sua disponibilità. Nel primo caso, i rischi principali per la qualità dell’acqua riguardano fenomeni di eutrofizzazione, variazione nei contenuti di ossigeno, apporto di nutrienti e contaminanti da agricoltura e zootecnia. I rischi più rilevanti per la disponibilità idrica sono legati a elevata competizione settoriale (uso civile, agricolo, industriale, ambientale, produzione energetica) che si inasprisce nella stagione calda quando le risorse sono più scarse e la domanda aumenta (ad esempio per fabbisogno agricolo e turismo). In una simile situazione l’inadeguatezza dell’infrastruttura (perdite di acqua fino al 50%) rappresenta una evidente vulnerabilità e un fattore importante nella gestione del rischio. 44
Agricoltura e allevamento. I sistemi agricoli possono andare incontro ad una au-
mentata variabilità delle produzioni con una tendenza alla riduzione delle rese per molte specie coltivate, accompagnata da una probabile diminuzione delle caratteristiche qualitative dei prodotti, con risposte tuttavia fortemente differenziate a seconda delle aree geografiche e delle specificità colturali. In termini generali, si può evidenziare una condizione di rischio più elevato per le aree del Sud Italia, con potenziale perdita di vocazionalità per la produzione di prodotti tradizionali e maggiori costi di produzione per le produzioni irrigue a causa di una possibile minore disponibilità idrica. Impatti negativi sono attesi anche per il settore dell’allevamento, con impatti sia diretti che indiretti sugli animali allevati e conseguenti ripercussioni sulla qualità e la quantità delle produzioni.
Incendi. Gli incendi boschivi rappresentano una delle principali minacce per il comparto forestale
italiano. L’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni medie annue, e allo stesso tempo la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi quali le ondate di calore o la prolungata siccità, interagiscono con gli effetti dell’abbandono delle aree coltivate, dei pascoli e di quelle che un tempo erano foreste gestite, del forte esodo verso le città e le aree costiere, e delle attività di monitoraggio, prevenzione e lotta attiva sempre più efficienti. Si prevede che i cambiamenti climatici esacerberanno ulteriormente specifiche componenti del rischio di incendi, con conseguenti impatti su persone, beni ed ecosistemi esposti nelle aree più vulnerabili. Sono attesi incrementi della pericolosità di incendio, spostamento altitudinale delle zone vulnerabili, allungamento della stagione degli incendi e aumento delle giornate con pericolosità estrema che, a loro volta, si potranno tradurre in un aumento delle superfici percorse con conseguente incremento nelle emissioni di gas a effetto serra e particolato, con impatti quindi sulla salute umana e sul ciclo del carbonio.
45
Ambiente urbano: stress termico e precipitazione intensa
te di calore (Gaudioso et al., 2014). Otto dei dieci anni
I centri urbani sono dei veri e propri “hot-spot” per i cam-
dall’inizio delle osservazioni (+1,56°C rispetto al trenten-
biamenti climatici, ossia aree geografiche caratterizzate
nio 1961-1990) (ISPRA, 2020). Si prevede che questo
da vulnerabilità ed esposizione molto elevate. Se nelle
andamento vada rafforzandosi, con un incremento nelle
città, infatti, vive oltre il 56% della popolazione italiana e
temperature medie ed estreme e nella frequenza e du-
se si tratta di luoghi in cui si erogano servizi sociali e cul-
rata delle ondate di calore, sia per lo scenario con emis-
turali essenziali, è proprio qui che i cambiamenti climati-
sioni contenute (RCP4.5) che in quello con emissioni ele-
ci condensano i loro effetti su una elevata percentuale di
vate (RCP8.5), comportando quindi notevoli impatti per i
soggetti e attività sensibili. Questi effetti, inoltre, sono ac-
centri urbani. L’ambiente urbano, infatti, è caratterizzato
centuati da un’elevata eterogeneità inter e intra specifica,
dalla presenza di superfici impermeabili, ricoperte da
determinata da caratteristiche topografiche, morfologi-
cemento e asfalto, e da poche aree di carattere natura-
che, demografiche e socioeconomiche. Spesso la vul-
le (suolo e vegetazione). Queste superfici assorbono la
nerabilità delle realtà urbane e gli effetti delle misure atte
radiazione solare (diretta e riflessa) accumulando calore
a ridurla si originano da e/o hanno ricadute su aree più
durante il giorno e liberandolo durante la notte. Questo
vaste o diverse rispetto al centro urbano stesso, andan-
calore
do a costituire interconnessioni complesse. Infine, per
combustione dei veicoli, dall’industria e dagli impianti
comprendere quanto le città siano determinanti in tema
di climatizzazione, rendendo le città più “calde” rispetto
di cambiamenti climatici, è utile ricordare che se, da una
all’ambiente rurale circostante.
più caldi della serie storica sono stati, infatti, registrati dal 2011 in poi, con anomalie comprese tra +1,26 °C e +1,71°C, mentre il 2019 è risultato il terzo anno più caldo
si aggiunge a quello prodotto dai processi di
parte sono particolarmente vulnerabili ed esposte agli effetti di un clima che cambia, dall’altra sono anche tra i
È infatti noto che i centri urbani sperimentano tempera-
principali responsabili delle emissioni di gas serra, con-
ture più elevate anche di 5-10°C rispetto alle aree rurali
tribuendo in modo sostanziale alle cause del problema.
circostanti. Noto come "isola di calore", questo fenomeno
In quanto ambienti artificiali, la propensione al rischio e
presenta temperature notturne particolarmente elevate
la resilienza dei centri urbani sono determinate tanto da
per effetto del rilascio differito del calore accumulato du-
fattori climatici quanto da quelli non climatici, socioeco-
rante il giorno da parte degli edifici. Inoltre, la presen-
nomici e isitituzionali.
za di “canyon” in molti agglomerati urbani riduce i moti convettivi e la ventilazione, limitando la dispersione del
Sono molti e molto diversi i modi in cui i cambiamenti
calore rispetto alle aree naturali più aperte. Ne derivano
climatici interagiscono con gli ambienti urbani e sono
temperature percepite più elevate.
correlati a situazioni di rischio. Tra questi, i principali fattori climatici sono elencati nella tabella 4, in cui sono as-
A causa di questo fenomeno, in ambiente urba-
sociati anche agli eventi indotti e ai relativi impatti. Nelle
no si riscontra un aumento di danni sulla salute do-
pagine che seguono si esaminano in particolare lo stress
vuti allo stress termico, come incrementi di morta-
termico e la precipitazione intensa, che risultano essere
lità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e
due tra i fattori che permettono di caratterizzare meglio il
disturbi metabolici. Periodi estesi di caldo estremo,
contesto urbano italiano.
solitamente definiti come ondate di calore, sono sta-
Stress termico in ambiente urbano
ti collegate con una sostanziale crescita di mortalità, ed eventi specifici sono stati registrati come disastri
Gli ultimi decenni in Italia sono stati caratterizzati da au-
per la salute pubblica (Gasparrini & Armstrong, 2011).
menti significativi delle temperature medie e delle onda-
L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente colpiti dal-
46
Tabella 4. Città e cambiamenti climatici: i principali fattori climatici ed impatti che influiscono sull’ambiente urbano e sui servizi erogati (Elaborata a partire da Giordano et al., 2013) CLIMA
EVENTO INDOTTO
Eventi estremi di precipitazione
Alluvioni urbane
IMPATTI • • • • • • • • • •
Eventi estremi di temperatura
Ondate di calore esacerbate • da effetti di isola di calore • urbana e diminuzione qualità • dell’aria • •
Distruzione di case, luoghi di lavoro e infrastrutture Degradazione del verde pubblico Perdita di biodiversità Perdita del patrimonio immobiliare e delle comunità private Perdita di posti di lavoro e fonti di reddito Danni al patrimonio culturale Incertezza nella pianificazione dell’uso del suolo a lungo termine e nella progettazione di infrastrutture Interruzione servizi pubblici e non Costi per l’installazione di sistemi e incremento dei costi assicurativi Costi per periodi improduttivi
•
Problemi di salute pubblica Danni al patrimonio culturale Aumento domanda energetica degli edifici Aumento del fenomeno dell’isola di calore Aumento di aree geografiche e stagionalità per la diffusione di malattie trasmesse da vettori Aumento rischio incendi Perdita di biodiversità Ridotta capacità di lavorare, ridotta produttività, ritardate consegne di prodotti e servizi ai clienti Riduzione nell’uso degli spazi pubblici e quindi della vita sociale Ostacoli nella fornitura di beni e nel trasporto di pendolari per danni a infrastrutture (strade/binari deformati dalle alte temperature) Problemi di raffreddamento delle centrali energetiche e mancata erogazione di energia Costi per periodi improduttivi
• • • • • •
Aumento delle temperature medie
Riscaldamento area urbana
• •
Anticipo e aumento della durata di periodi di pollinazione Problemi di salute pubblica
Riduzione media delle precipitazioni
Scarsità/qualità idrica
•
Competizione per uso dell’acqua con altri settori (agricoltura e turismo) Diminuzione fornitura acqua Limitato accesso all’acqua potabile Aumentato rischio di contaminazione delle acque Aumento rischio incendi
• • • • Aumento del livello del mare
Aumento erosione costiera e • inondazioni • • • •
Perdita di patrimonio privato di proprietà della comunità Perdita di porzioni di spiaggia Modifiche alle zone umide per livello del mare, erosione costiera e intrusione di acqua salata Perdita di biodiversità Perdita del patrimonio culturale
•
47
le ondate di calore e, ogni estate, si osserva un quantifi-
in atmosfera, innescando reazioni secondarie che porta-
cabile incremento nella mortalità e morbilità associata al
no alla formazione di questi agenti inquinanti. Un incre-
manifestarsi di tali fenomeni (Michelozzi et al., 2010). A
mento dell’irraggiamento solare e delle temperature, ma
causa dell’“effetto di isola urbana di calore”, le persone
anche modifiche nel regime dei venti, delle precipitazioni
che vivono in città hanno un rischio più elevato di morte
e alterazioni nell’altezza dello strato di rimescolamento
quando le temperature e l’umidità sono elevate rispet-
degli inquinanti, determinano un incremento nelle con-
to a chi vive in zone suburbane o rurali. L’esposizione a
centrazioni di questi composti (EEA, 2013) (IPCC, 2013).
condizioni di disagio termico è infatti generalmente maggiore negli agglomerati urbani, in conseguenza delle ca-
Secondo il rapporto dell’ISPRA (2018), nel 2017, 35 aree
ratteristiche dei materiali utilizzati (Sanchez Martinez et
urbane sulle 106 per le quali erano disponibili dati hanno
al., 2016). Gli studi sulla mortalità collegata alle ondate
superato il valore limite giornaliero del PM10. Nello stes-
di calore hanno ampiamente dimostrato che le categorie
so anno, si legge nel Rapporto, il valore limite annuale
di persone più vulnerabili sono gli anziani (età superiore
per l’NO2 è stato superato in almeno una delle stazioni di
a 75 anni) (Conti et al., 2004). A questi si aggiungono
monitoraggio di 25 aree urbane; si sono poi registrati più
i bambini e i pazienti con patologie già in atto, ma an-
di 25 giorni di superamento dell'obiettivo a lungo termine
che persone con reddito pro capite basso, che vivono
per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano
in condizioni economiche svantaggiate, e lavoratori che
disponibili dati e il superamento del valore limite annuale
svolgono le loro attività all’aperto e sono quindi esposti
per il PM2,5 (25 µg/m³) in 13 aree urbane su 84. Nei primi
per tempi prolungati ad alte temperature.
nove mesi del 2018, in 7 aree urbane sono stati registrati oltre 35 giorni di superamento della soglia di 50 µg/m³
In considerazione delle analisi degli scenari climatici e
per il PM10 e si sono infine registrati più di 25 giorni di
dell’atteso aumento della temperatura media (si veda
superamento dell'obiettivo a lungo termine per l’ozono in
Capitolo 1 di questo report), la situazione appena de-
53 aree urbane su 89.
scritta potrà acuirsi sia in termini di valori medi che per quello che riguarda gli estremi. Allo stesso modo potran-
Le categorie di persone più colpite risultano, anche
no diventare più severi gli impatti associati a tale aumen-
in questo caso, anziani e bambini, persone cioè già
to.
affette da malattie cardiache o polmonari spesso non diagnosticate (i primi) o con apparati respiratori
In questo contesto, alcune città hanno iniziato a
non ancora completamente sviluppati (i secondi). In
prendere in considerazione strumenti per la cre-
concomitanza del verificarsi di ondate di calore si
azione di un modello di verifica dell’impatto dei
registra, infatti, un incremento dei ricoveri ospedalieri
cambiamenti climatici sulla salute umana (Box 5).
per malattie cardiovascolari e ictus così come un
Esiste inoltre un forte legame tra incremento di tempe-
incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame
ratura e inquinamento atmosferico. L’ambiente urbano
tra concentrazioni di O3 e PM10 e temperatura (Gaudioso
è infatti caratterizzato da elevate emissioni sia di gas
et al., 2014). Le condizioni climatiche influiscono anche
ad effetto serra (CO2, CH4) ma anche di sostanze quali
sull’entità di reazioni allergiche, in virtù della sinergia tra
SO2, NO2, CO, benzene (C6H6), particolato fine (PM10 e
variabili climatiche, inquinanti atmosferici e i processi di
PM2.5) e ozono troposferico (O3) che compromettono la
produzione e sulle caratteristiche degli aero-allergeni
qualità dell’aria (IPCC, 2013). Questi composti non solo
(D’Amato et al., 2010). In merito alle ondate di calore è
derivano dall’immissione diretta per traffico veicolare,
utile sottolineare che nel 2019, come negli ultimi decenni,
attività industriale e termoregolazione degli edifici, ma
“l’indice rappresentativo delle ondate di calore (Warm
si formano anche in atmosfera. L’energia solare, infatti,
Spell Duration Index, WSDI) è stato superiore alla media
agisce sui legami fotochimici dei loro precursori presenti
del periodo 1961-1990, facendo registrare circa 29 giorni
48
in più nell’anno di caldo molto intenso. Questo dato, associato alle proiezioni sui decenni a venire, fa prevedere
Eventi di precipitazione intensa in ambiente urbano
un significativo aumento delle ondate di calore, soprattutto per gli scenari che non includono consistenti interventi di
L’Italia evidenzia una tendenza generalizzata su tutto il ter-
contenimento del riscaldamento globale (ISPRA, 2020).
ritorio nazionale all’aumento in frequenza ed intensità dei fenomeni di precipitazione estrema non solo in scenari di elevato cambiamento climatico come l’RCP8.5, ma anche nello scenario con cambiamento più contenuto RCP4.5.
BOX 5.
ONDATE DI CALORE E SALUTE UMANA: UNA VALUTAZIONE PER IL COMUNE DI PRATO
L’amministrazione comunale avverte gli impatti dei cambiamenti climatici come una fonte di rischio per la salute pubblica e studia un modo per far entrare l’analisi di questi temi dentro le procedure ordinarie di pianificazione dell’amministrazione. È questa una delle innovazioni più importanti del progetto che ha visto come promotore il Comune di Prato e si è concentrato sulla valutazione degli impatti delle ondate di calore sulla salute umana, su come questi siano indotti dai cambiamenti climatici e sul ruolo delle scelte di pianificazione urbanistica per definire una strategia di adattamento compatibile ed integrata con il quadro strategico del Piano Operativo. Si tratta di uno studio che, fra i primi a livello nazionale, è improntato a un approccio di revisione ed aggiornamento delle procedure ordinarie di pianificazione (VAS, VIA, formazione dei piani e agende urbane, ecc.) per ottenere il recepimento degli obiettivi climatici nei processi di formazione di programmi e piani e tradurli in azioni specifiche di adattamento1. L’analisi quantitativa della pericolosità, è effettuata attraverso la valutazione dell’evoluzione dell’indice climatico Humidex che descrive il grado di malessere termico percepito combinando gli effetti della temperatura e dell’umidità atmosferica. La valutazione quantitativa degli effetti dei cambiamenti climatici si basa sul cambiamento nella frequenza di valori associati ad ondate di calore per l’indice Humidex. Le variazioni attese di questo indicatore sono state effettuate con il modello climatico regionale COSMO-CLM nella configurazione ottimizzata sull’Italia (Bucchignani et al., 2016; Zollo et al., 2016). La pericolosità, intesa come la frequenza relativa annuale di occorrenza di Humidex giornaliero, riconducibile alla categoria 5 (IH>45), ovvero a condizioni di disagio termico assimilabili a ondate di calore2, è riportata nella Figura 18. L’analisi ha evidenziato un incremento della pericolosità dovuta ai cambiamenti climatici, che determina una maggiore frequenza futura di condizioni di disagio termico diurno e notturno rispetto alle condizioni attuali, e un incremento dei decessi stimati in presenza di condizioni di disagio termico, al netto di variazioni negli scenari demografici e dell’implementazione di misure di mitigazione del disagio termico. Ulteriori elaborazioni, effettuate nell’ambito del progetto H2020 CLARA introducendo l’incertezza nella valutazione della pericolosità grazie all’utilizzo dell’ensemble di dati climatici del programma EURO-CORDEX, evidenziano un’evoluzione dell’indicatore Humidex con un trend di crescita statisticamente significativo con entrambi gli scenari considerati. I risultati preliminari di evoluzione futura del rischio sono esemplificativi di quanto il valore di pericolosità microclimatica, cioè riferita a un clima di una circoscritta area geografica, possa variare al netto di interventi significativi di mitigazione. Ad esempio, l’aumento della percentuale di aree verdi rispondenti a specifiche caratteristiche dimensionali, geometriche e vegetazionali all’interno delle Unità Territoriali Omogenee Elementari più critiche in termini di livelli di rischio può mitigare l’impatto delle variazioni di temperatura sulla salute della popolazione. Inversamente, le stime di rischio potrebbero rivelarsi non cautelative (ovverosia, sottostimanti l’effettivo rischio futuro) in quanto si riferiscono agli scenari di esposizione attuali. Gli scenari di esposizione futuri potrebbero essere peggiorativi, sia nel senso di un aumento della popolazione, sia nel senso del progressivo invecchiamento della popolazione (incremento della frazione di popolazione di età superiore ai 65 anni). L’analisi ha evidenziato che le maggiori incertezze nelle stime di rischio sono dovute principalmente alle incertezze nella parametrizzazione della vulnerabilità climatica della popolazione (dovuta alla generalità delle cause di decesso intrinseca ai dati sanitari) e alle incertezze nei dati demografici di esposizione. Tuttavia, le tendenze all’incremento del rischio rivelate nello studio sono significative dal punto di vista statistico, a conferma della rilevanza degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana.
1
Per approfondimenti su tale metodologia si veda la relazione tecnica (Versione 1.0 del 30/06/2017) "Analisi quantitativa di rischio per la salute della popolazione “over 65” in
presenza di ondate di calore e valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici”. Si veda anche “Servizi climatici: clima, salute e pianificazione urbanistica. Il caso Prato”. www.cmcc.it/ it/articolo/climate-health-and-urban-planning-the-case-study-of-the-municipality-of-prato-2 2 In letteratura sono disponibili diversi sistemi di classificazione della severità climatica basati sull'Humidex. Nel presente studio, si è fatto riferimento alla classificazione utilizzata dal Governo canadese (Masterson & Richardson, 1979).
49
Figura 18. Evoluzione del rischio specifico dal periodo di riferimento al periodo 2021-2050, scenario RCP4.5. Il rischio specifico quantifica il rischio per unità di esposizione, cioè la probabilità annuale di morte per ogni individuo in condizioni di malessere termico (presenza di ondata di calore).
Humidex Trend EURO-CORDEX rcp45=0.29* Trend EURO-CORDEX rcp85=0.72*
110 100 90
days/year
80 70
ensmean CORDEX historical CORDEX historical: +/- standard deviation ensmean CORDEX rcp45 CORDEX rcp45: +/- standard deviation ensmean CORDEX rcp85 CORDEX rcp85: +/- standard deviation
60 50 40 30 20 10
1980
2000
2020
2040
2060
2080
Figura 19. Proiezioni dell’indicatore climatico Humidex sulla città di Prato utilizzando i dati dall’ensemble EURO-CORDEX con gli scenari RCP4.5 e RCP8.5 a valle dell’applicazione di una tecnica di correzione dell’errore sistematico dei modelli climatici. Nel grafico, il periodo storico viene riportato in colore grigio mentre i dati relativi allo scenario RCP4.5 sono riportati nella scala dei colori del blu e quelli relativi allo scenario RCP8.5 nella scala dei colori del rosso. La linea spessa scura (blu per lo scenario RCP4.5 e rosso per lo scenario RCP8.5) indica la proiezione climatica media (ensemble mean), calcolata facendo la media dei valori di tutte le simulazioni considerate; le aree racchiuse tra questo valore medio e le curve più spesse con colore più chiaro (blu brillante per lo scenario RCP4.5 e rosso chiaro per lo scenario RCP8.5) rappresentano un intervallo pari ad una deviazione standard attorno alla media dei valori simulati da tutti i modelli e forniscono una misura dell'incertezza relativa alle proiezioni considerando i diversi modelli climatici regionali. 50
I rischi principali derivanti da eventi di precipitazione in-
dente (Munafò, 2019). Dal 2012 al 2018 sono stati con-
tensa in città sono principalmente due: esondazione di
sumati 315 km2 (ISPRA, 2020). Di queste superfici rese
corpi idrici superficiali in bacini idrici a monte delle aree
artificiali, circa metà riguarda le aree urbane, soprattutto
urbane, e inondazioni nelle aree urbane per una insuffi-
le aree periferiche (32%) ma anche le aree verdi nei cen-
ciente capacità dei sistemi di drenaggio di smaltire gran-
tri urbani (15%) (ISPRA, 2020). Oltre ad avere un impatto
di quantità di acqua in poco tempo. In queste condizio-
negativo sul clima, anche le aree impermeabilizzate fuori
ni, l’acqua in eccesso viene principalmente smaltita per
dai centri impattano negativamente gli insediamenti in
deflusso superficiale creando accumuli e corsi di acqua
quanto velocizzano e aumentano le ondate di piena nei
nelle strade, nelle zone e infrastrutture più basse come
bacini idrici, favorendo i fenomeni di inondazione fluviale
sottopassi, metrò, etc., e nei piani inferiori degli edifici.
di aree urbane.
Emblematici sono gli esempi di Roma dove, tra il 2010
Gli insediamenti urbani, inoltre, sono caratterizzati da
e il 2019, si sono verificati 18 eventi di allagamenti a se-
una elevata eterogeneità per forma e disposizione di
guito di piogge intense, o quello di Milano, con 23 eventi
zone residenziali, servizi, aree produttive e infrastrutture.
totali nello stesso periodo, di cui 17 relativi a esondazioni
Ciò influenza anche la vulnerabilità delle diverse aree in-
dei fiumi Seveso e Lambro. Il 91% dei comuni italiani ri-
terne alla città nei confronti di questi eventi. Un ulteriore
sulta comunque a rischio per frane e alluvioni; mentre ol-
elemento di differenziazione del grado con cui le aree
tre 7 milioni di persone vivono o lavorano in aree definite
urbane interne sono colpite è rappresentato, infine, dalle
a “maggiore pericolosità” (Legambiente, 2019).
caratteristiche della popolazione residente. La presenza di persone anziane, persone con problemi di deambu-
Non solo eventi di precipitazione intensa, ma anche le
lazione, e/o famiglie povere che vivono più frequente-
caratteristiche geografiche e idrogeologiche del territo-
mente in aree più degradate e prone al rischio, aumenta
rio, soprattutto forma e ubicazione delle città, rendono
la sensibilità delle diverse aree ai danni che si possono
questi ambienti particolarmente esposti a questi impat-
verificare.
ti negativi. Durante l’ultimo secolo, a causa di un processo di urbanizzazione scarsamente controllato, le
Un’interessante analisi esplorativa in questa direzione vie-
città sono state costruite in aree alluvionali e nei fon-
ne fornita sempre dal rapporto SNPA del 2019 (Munafò,
do valle di fiumi e torrenti, contribuendo al sostanzia-
2019). Lo studio evidenzia che, in generale, i quartieri che
le incremento del rischio idrogeologico in tutte le aree
nelle 14 aree metropolitane italiane considerate, rientrano
urbane (Amanti et al., 2014). Anche il fenomeno del
nelle classi di “disagio sociale” maggiori classificate cioè
progressivo incremento del consumo di suolo, con la
in “vulnerabili” o “di degrado”, sono caratterizzati da valori
trasformazione di suoli permeabili (tipici delle superfi-
medi di densità di consumo di suolo (espressa in m2/ha)
ci naturali) in superfici impermeabili quali strade, par-
significativamente più elevati di quelli delle aree di benes-
cheggi, piazze ed edifici, argini e letti dei corsi d’acqua
sere relativo. Si può quindi identificare una relazione biu-
cementificati, ha aumentato frequenza e intensità delle
nivoca tra disagio sociale/povertà, maggiore esposizione
onde di piena nei centri abitati. Preoccupa il fatto che,
al rischio climatico da eventi estremi e uso non oculato
nonostante il progressivo trend di decrescita demogra-
del suolo.
fica, il consumo di suolo in Italia continui a crescere. Dalle cifre pubblicate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) (Munafò, 2019) emerge infatti che il trend di aumento del consumo del suolo prosegue negli anni più recenti, con un consumo annuale di 51 km2 nel 2017 e di 53,5 km2 nell’anno prece51
Il rischio geo-idrologico
renza dei fenomeni di dissesto è atteso possano aggra-
I fenomeni di dissesto geologico, idrologico e idraulico
te i cambiamenti climatici avranno l’effetto di modificare
sono diffusi e frequenti in Italia dove provocano gravi
in un senso o in un altro la condizione attuale del rischio
danni e costituiscono una seria minaccia per la popo-
che, in alcuni casi, è già molto elevata.
vare una situazione già di per sé complessa. Sicuramen-
lazione. Attualmente sussistono diversi fattori che rendono comInfatti, nel corso degli ultimi anni, in differenti occasioni
plessa ed incerta la stima della variazione di occorrenza
si sono registrati danni ingenti e vittime. A tal proposito,
e magnitudo dei fenomeni di dissesto, quali ad esempio
il dataset globale EM-DAT (www.emdat.be) stima, per il
la quantità e la qualità delle serie storiche di osserva-
territorio italiano dall’inizio del nuovo millennio, l’occor-
zioni, limiti dal punto di vista della risoluzione spaziale e
renza di circa trentacinque eventi di differente intensità
temporale dei modelli climatici che rappresentano l’input
che hanno causato nel complesso più di duecento vit-
per i modelli idrologici, idraulici e di stabilità dei pendii,
time e duecento feriti con danni economici per diverse
un’adeguata conoscenza spaziale e temporale delle va-
decine di milioni di euro.
riazioni nell’uso e nella copertura del suolo e dei livelli di antropizzazione). Tuttavia, vista la rilevanza e la diffusio-
Per comprendere l’entità di tale rischio in Italia, risulta si-
ne del problema del dissesto geo-idrologico sull’intero
curamente rilevante l’impatto dovuto all’antropizzazione.
territorio nazionale, la definizione delle azioni di adatta-
Infatti, l’elevata espansione urbana che ha interessato
mento e dei contesti prioritari su cui operare per mitigare
l’Italia dal dopoguerra ad oggi, l’occupazione delle aree
gli effetti di tali fenomeni risulta essere attualmente es-
perifluviali e la conseguente artificializzazione della rete
senziale e non più prorogabile.
idrografica, lo sviluppo di insediamenti, strutture e infrastrutture in aree collinari e montane, hanno portato all’oc-
A causa delle limitazioni sopra descritte, risulta molto
cupazione di territori fragili, alla diminuzione degli spa-
complesso valutare l’effetto dei cambiamenti climatici
zi a disposizione di fiumi e torrenti, alla concentrazione
sull’evoluzione del rischio geologico, idrologico e idrauli-
delle onde di piena (picchi più elevati, ampiezze minori
co; tuttavia, essendo l’Italia un’area fortemente soggetta
e tempi di traslazione minori) ed alla riduzione della per-
a questo rischio (Figura 20), un notevole numero di ri-
meabilità dei suoli, esponendo ad un rischio elevato una
cerche e progetti ha tentato sia a livello nazionale che
parte consistente della popolazione. La qualità, a volte
europeo, specie negli ultimi anni, di comprendere come
lontana dall’ottimale, degli insediamenti, delle costruzio-
l’evoluzione del clima possa influenzare anche l’evolu-
ni e, localmente, anche delle opere di difesa, ha contri-
zione di questo rischio e, quindi, suggerire delle misure
buito ad aumentare la vulnerabilità e i livelli di rischio.
di adattamento e mitigazione dell’impatto.
Sebbene, quindi, le peculiarità del territorio italiano (ge-
Tali studi hanno evidenziato come l’impatto dei cam-
omorfologia, meteorologia e climatologia) siano fonda-
biamenti climatici sul rischio geologico, idrologico ed
mentali nell’originare tali fenomeni, diversi fattori antropi-
idraulico è dovuto essenzialmente ai cambiamenti del-
ci hanno contribuito in maniera determinante all’innesco
le temperature e del regime delle precipitazioni che si
o all’esacerbazione delle loro conseguenze.
verificano con modalità fortemente variabili nello spazio e nel tempo, e sono influenzati da condizioni naturali e
Per questo motivo, i potenziali incrementi indotti dai
antropiche locali.
cambiamenti climatici sulla frequenza e intensità di alcune tipologie di eventi atmosferici (ad esempio, piogge di
La comunità scientifica ascrive un importante ruolo
breve durata ed elevata intensità) che regolano l’occor-
nell’esacerbare il rischio geo-idrologico all’aumento di
52
temperatura, con conseguente effetto sullo scioglimento
si sull’aumento in frequenza di eventi estremi di pioggia
della neve, del ghiaccio e del permafrost. Tali variazioni
estesa a tutto l’emisfero Nord (Montanari e Papalexiou,
degli andamenti di temperatura sono determinabili con
2016). Accanto a questo andamento ve ne è un secon-
maggior accordo ed affidabilità (specie per quanto at-
do, riscontrato grazie all’analisi eseguita su lunghe serie
tiene i valori medi) con i modelli climatici e sono state
storiche giornaliere, che evidenzia invece una diminuzio-
estensivamente studiate dalla letteratura specializzata,
ne della quantità di precipitazione totale sull’anno spe-
alla quale si rimanda per approfondimenti (IPCC, 2013).
cie per l’area meridionale (Brunetti, 2004; Brunetti et al., 2000).
L’analisi dei cambiamenti del regime delle precipitazioni è più complessa, in quanto questi si verificano con
Questo comportamento è più evidente nell'area setten-
spiccata eterogeneità spaziale. Per questo motivo, risul-
trionale della penisola. Per l'Italia meridionale, dove la
ta necessario basarsi su una conoscenza dettagliata del
diminuzione del numero di giorni piovosi è più sensibile,
contesto locale da diversi punti di vista. Ad esempio, af-
non si notano significative variazioni negli eventi più in-
finché le azioni di adattamento siano efficaci ed efficienti,
tensi. Tuttavia, tale analisi si basa su un numero ridotto
esse devono necessariamente basarsi sull’interpretazio-
di stazioni e, come già menzionato, vista la complessità
ne dei cambiamenti dei regimi pluviometrici su una scala
del territorio italiano in termini di regime pluviometrico, la
locale. Pertanto è necessario un continuo monitoraggio
possibilità di avere un quadro dettagliato e aggiornato è
di tali regimi che deve affiancarsi ad un aggiornamento
una condizione indispensabile alla corretta e approfon-
delle conoscenze nell’analizzare e processare tali dati
dita valutazione del rischio. Risulta quindi di fondamen-
anche integrando diverse fonti di dati. Inoltre, risulta fon-
tale importanza migliorare tale conoscenza grazie alla
damentale lo sviluppo di scenari climatici ad altissima
messa a sistema di informazioni più estese.
risoluzione sia dal punto di vista spaziale che temporale (con elevata predicibilità almeno sulla scala oraria).
Inoltre, va sottolineato che, nelle aree dove è atteso un incremento di intensità dei fenomeni di precipitazione,
Per questo scopo la letteratura scientifica propone due
cresce il rischio idraulico per i bacini di modesta esten-
strumenti di indagine principali: l’analisi di serie storiche
sione (che in caso di precipitazione intensa esondano
delle precipitazioni, e l‘analisi mediante modelli climatici
prima di bacini più grandi), mentre aumenta il rischio di
ad alta risoluzione.
frane superficiali per le zone il cui suolo è caratterizzato da maggiore permeabilità.
I dati disponibili sull’Italia in merito alle precipitazioni suggeriscono che le condizioni di rischio geologico, idrolo-
Poiché uno degli effetti attesi ddei cambiamenti clima-
gico e idraulico risultino esacerbate in conseguenza di
tici è l’incremento del numero di eventi di precipitazio-
(i) un aumento del numero degli eventi di precipitazione
ne altamente localizzati nello spazio e nel tempo, risulta
estrema (caratteristica attesa dagli studi di cambiamento
fondamentale in questo contesto dotarsi di una rete di
climatico) e (ii) una crescente urbanizzazione del territo-
monitoraggio in situ con la disponibilità di dati di preci-
rio che ha portato, da un lato, a un incremento dei deflus-
pitazione sulla scala sub oraria, così come dell’integra-
si e ad una riduzione della capacità di smaltimento da
zione di quest’ultima con la rete radar nazionale e con i
parte degli alvei (tombamenti, riduzione dell’estensione
dati/prodotti satellitari che negli ultimi anni hanno avuto
delle aree golenali, ecc.), dall’altro lato, a un aumento
grande sviluppo.
dell’esposizione al rischio. Maggiore consenso della comunità scientifica, sulGli eventi estremi di precipitazione sembrano essere
la base delle variazioni attese per la temperatura, vi è
aumentati in tutta Italia, in accordo quindi ad un’anali-
sull’asserzione che i fenomeni di dissesto che potrebbe53
ro essere interessati dalle maggiori variazioni in magni-
caratterizzati da effetti soglia e punti di non ritorno. Seb-
tudo e stagionalità risultano associati alle dinamiche di
bene i sistemi ambientali siano per loro natura in grado
fusione nivale, che interesserebbero quindi soprattutto
di compensare perturbazioni esogene, la velocità alla
l’area Alpina ed Appenninica.
quale i cambiamenti si stanno verificando può limitare, o addirittura inibire, i processi di compensazione. Tale evi-
Particolarmente complesso in tale ambito è lo studio
denza richiede uno sviluppo rapido delle azioni di adat-
dell’evoluzione del rischio legato alle frane. Questo prin-
tamento. Quindi, per la mitigazione del rischio geologico,
cipalmente per due motivi. Il primo consiste nel fatto che
idrologico ed idraulico, è opportuno privilegiare le azioni
il rischio non è noto allo stesso livello conoscitivo e per
di previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza,
tutte le diverse tipologie di frana (grandi, piccole, super-
limitando per quanto possibile le azioni emergenziali e
ficiali, profonde) su tutto il territorio nazionale. In secon-
di ripristino a quelle utili per la riduzione progressiva del
do luogo, è ormai noto che gli effetti dei cambiamenti
rischio, e per il ripristino di condizioni generali di sicurez-
climatici e ambientali attesi sono molto diversi, e anche
za territoriale. Il miglioramento delle conoscenze attuali
contrastanti, per diverse tipologie di dissesto (Comegna
sulle dinamiche di cambiamento, in termini di frequenza
et al., 2013; Rianna et al. 2014; Paranunzio et al., 2016;
e magnitudo dell’impatto, con una valutazione accura-
Gariano e Guzzetti, 2016).
ta anche dell’incertezza - che risulta fondamentale per un’accurata valutazione del rischio a supporto di utenti
Quello che emerge dalle analisi scientifiche è che i dis-
privati e pubblici - potrebbero essere di particolare rile-
sesti profondi e lenti tenderanno a rallentare la loro atti-
vanza per affrontare efficacemente il rischio.
vità, mentre ci si attende che aumenti la frequenza degli eventi di frana superficiali e veloci. Questo dato indica
Un altro punto importante per il miglioramento della ca-
che è da attendersi un cambiamento nella tipologia e
pacità di adattamento rispetto al rischio geo-idrologico,
nella distribuzione del rischio rispetto a quello attuale
risulta fondamentale mettere a sistema, ed eventualmen-
(Gariano e Guzzetti 2016).
te ampliare, le reti di monitoraggio al suolo (ad es. per la misura del livello idrometrico e della portata idrica di
I risultati di questi studi suggeriscono la necessità di
fiumi e laghi, ma anche relativi ad uso e tipo di suolo). In-
una strategia di adattamento efficace ed efficiente che
fine, tra le azioni utili ad affrontare efficacemente il rischio
si basi sulla combinazione di azioni di mitigazione (in-
geo-idrologico, va menzionato lo sviluppo di tecniche
tesa, in campo idrologico, come riduzione delle portate
avanzate per l'individuazione delle aree vulnerabili, per
fluviali al colmo e, in campo geologico, ridisegno delle
la valutazione di elementi a rischio, popolazione inclu-
opere di difesa per le diverse tipologie di dissesto) e di
sa, oltre alla realizzazione e al miglioramento di opere
adattamento (finalizzato all’incremento della resilienza
di difesa adeguate. Iniziative, queste, che, da un lato,
del sistema sociale).
possono beneficiare del supporto di dati e conoscenze scientifiche aggiornate, mentre, dall'altro, possono tene-
In particolare, nella pianificazione delle azioni di adat-
re in conto gli studi più recenti e avanzati in merito all'im-
tamento ai cambiamenti climatici occorre valutare con
plementazione di nature based solutions, soluzioni che
attenzione il fattore “tempo”. Lo sviluppo sociale, seppur
si basano sul funzionamento di sistemi naturali.
positivo, ha un impatto sempre più significativo sull’ambiente e sulla società stessa. Questo influisce sui cam-
I cambiamenti climatici, quindi, contribuiscono a modi-
biamenti del clima e del territorio che si stanno manife-
ficare le condizioni di rischio rendendo così ancor più
stando a una velocità che non ha precedenti. I fenomeni
rilevanti una serie di azioni che comprendano lo sviluppo
naturali e sociali che determinano l’evoluzione di detti
di una moderna cultura della prevenzione per favorire la
cambiamenti sono spiccatamente non lineari, e quindi
pianificazione e la gestione integrata del territorio e delle
54
risorse, una mitigazione del rischio coordinata a diverse scale geografiche, temporali e organizzative e, infine, una massiccia consapevolezza a partecipazione attiva della popolazione.
Figura 20. Popolazione a rischio frane residente in aree a pericolositĂ elevata P3 e molto elevata P4. (ISPRA, 2018) www.isprambiente. gov.it/files2018/area-stampa/comunicati-stampa/pallogrammi_Popolazione_PAI_frane_Rapporto_2018_rid.jpg
55
Risorse idriche
delle Grandi Dighe per l’utilizzo antropico della risorsa
Per uno sviluppo sostenibile del territorio che garantisca
sbarramenti che regolano il deflusso dei grandi laghi na-
una crescita equa, competitività delle imprese e tutela
turali (ISPRA, 2015). A tali volumi si aggiungono quelli
dell'ambiente naturale, la sicurezza idrica è un requisi-
dei piccoli invasi con sbarramenti inferiori o uguali a 15
to fondamentale. L’acqua è al centro di una sfida che è
metri oppure volumi di invaso inferiori o uguali a 1 milione
resa più difficile dai cambiamenti climatici, che modifica-
di m3.
idrica ammonta a 12,1 miliardi di m3, comprendendo gli
no il ciclo idrologico con forti impatti su qualità e quantità di risorsa idrica e con un conseguente aumento dei
Il prelievo di acqua non avviene solo per l’uso civile
rischi ad essa associati. Con un utilizzo medio tra il 30 e
(ISTAT, 2014b) e agricolo (ISTAT, 2013, 2014a), ma van-
il 35% delle sue risorse idriche rinnovabili e con consumi
no inclusi anche gli usi industriale ed energetico (ISTAT,
in aumento (WHO, 2018), l’Italia è considerata un Paese
2016).
con stress idrico medio-alto. Dall’ultimo rapporto ISTAT sull’utilizzo e la qualità della riIn Italia, secondo le stime dell’Istituto Nazionale di Sta-
sorsa idrica in Italia risulta che il prelievo di acqua ad uso
tistica (ISTAT, 2015c), l’afflusso meteorico medio annuo
potabile è in crescita (+6,9% dal 1999) e ammonta a 9,5
nel trentennio 1971-2000 è stato di 241 miliardi di m con
miliardi di m3, pari a 156 m3 annui pro capite, risultando
un lieve aumento della precipitazione media (+1,8%)
essere il più elevato tra i Paesi europei (ISTAT, 2019). Se-
nell’ultimo decennio (2001-2010). L’evapotraspirazione
condo ISTAT, circa l’85% proviene da acque sotterranee
reale, che secondo ISTAT è pari al 65% delle precipita-
mentre il 15% da acque superficiali. I maggiori prelievi
zioni, gioca un ruolo significativo nelle stime di bilancio
per uso potabile si riscontrano nelle regioni del Nord-o-
idrico. Il territorio italiano è caratterizzato da una fitta rete
vest e nel Sud Italia. Tuttavia, solamente 8,8 miliardi di
idrografica, superficiale e sotterranea. I Piani di Gestio-
m3 l'80% del volume prelevato) sono immessi nelle reti
ne dei Bacini Idrografici1 individuano 8.600 corpi idrici
comunali di distribuzione dell’acqua potabile (Figura
superficiali in Italia, di cui 7.644 fluviali di una lunghezza
21a) e il volume erogato agli utenti è ulteriormente ridotto
media pari a 1.236 km; 300 corpi lacustri con un’esten-
dell’11,6% a causa di dispersioni di rete2 (ISTAT, 2019),
sione media di 7 km2; 181 corpi di acqua di transizione
con aree più o meno colpite da questo fenomeno (Figura
e 489 corpi di acque costiere. Il numero di corpi idrici
21bb). Le perdite percentuali reali ammontano al 38,8%
sotterranei ammonta a 733 con una superficie media di
(in aumento rispetto al 2012 in cui arrivavano al 37,4%)
275 km (EC, 2012). Complessivamente confluiscono a
e sono dovute non solo alle perdite derivanti dalle rotture
mare 116 miliardi di m d’acqua, compresi gli apporti
nelle condotte, ma anche ai consumi non autorizzati e
provenienti dai territori confinanti con l’Italia (30 miliardi
agli errori di misura3.
3
2
3
di m3). In termini di riserva idrica, la ricarica degli acquiferi ammonta a 55 miliardi di m3. L’estensione tota-
Tra gli altri usi della risorsa idrica, si individuano quelli
le dei ghiacciai è pari a 116 miliardi di m (368 km ) e
energetico e industriale. Il rapporto ISTAT (ISTAT, 2019)
rappresenta il 18% di tutti i ghiacciai presenti nell’intero
ha stimato l’uso d’acqua per la produzione di energia
arco alpino (Smiraglia & Diolaiuti, 2015), nonostante una
elettrica e per il raffreddamento degli impianti termoelet-
riduzione superficiale del 30% (159 km ) rispetto a rileva-
trici intorno ai 18,5 miliardi di m3, di cui soltanto l’11,9%
zioni condotte nel periodo 1959-1962. Il volume invasa-
proviene da acque interne e il restante dal mare. I pro-
bile autorizzato dei serbatoi di competenza del Registro
cessi di produzione manifatturiera invece usano 5,5 mi-
3
2
2
1
Si veda www.direttivaacque.minambiente.it
2
Le dispersioni sono calcolate come differenza percentuale tra i volumi immessi ed erogati. Le dispersioni non derivano esclusivamente dalle perdite dovute alle rotture nelle condotte. Inoltre, sono inclusi anche i consumi non autorizzati e gli errori di misura.
3
L’ISTAT evidenzia che la maggiore diffusione dei contatori, particolarmente all’utenza finale, ha rilevato criticità precedentemente non individuate.
56
21a: Acqua emessa dalle reti di distribuzione idropotabile nel 2012.
21b: Percentuale delle dispersioni del volume immesso ed emesso dalle reti di distribuzione.
21c: Utilizzo di acque irrigue nell’annata agricola 2009-2010.
Sopra: in litri al giorno pro capite. Sotto: in % rispetto alla media nazionale.
Sopra: in % rispetto alla media nazionale. Sotto: in % rispetto alla media nazionale.
Sopra: in m3 per ha irrigato. Sotto: in % rispetto alla media nazionale.
Figura 21. Fonte dei dati: 21a, 21b – ISTAT, Censimento delle acque per uso civile secondo l’ultimo aggiornamento 2012 (ISTAT, 2019); 21c – ISTAT, Censimento generale dell'agricoltura 2010 (ISTAT, 2013, 2014a). Elaborazione dei dati da parte degli autori. (MATTM 2017, da elaborazioni CMCC, disponibile al seguente link: www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_ immagini/adattamenti_climatici/allegato_2_impatti_e_azioni.pdf)
liardi di m3 con l’impiego di 8,8 litri di acqua per ogni euro di produzione. L’agricoltura rappresenta l’altro grande settore di utilizzo della risorsa idrica. Secondo il 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, l’estensione dell’area agricola irrigata ammonta a 24.800 km2, pari a circa il 20% della superficie agricola utilizzata, (ISTAT, 2014a). Nell’annata agricola 2009-2010 i volumi di acqua dedicati all’irrigazione sono stati pari a 11,6 miliardi di m3, per la maggior parte dedicati alla coltura del riso (Figura 21c). Tra il 2012 e il 2013 la superficie irrigata è aumentata del 23,5% sino a raggiungere i 30.000 km2 (ISTAT, 2016).
Gli impatti dei cambiamenti climatici sulla quantità della risorsa idrica Il Quinto Rapporto (AR5) dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC, 2014), l’organismo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha fornito un quadro sullo stato della conoscenza globale e regionale sui fenomeni collegati all’aumento della temperatura e i possibili impatti sulla disponibilità delle risorse idriche (RI). Secondo gli scenari proposti dall’IPCC per il futuro è attesa una riduzione della quantità della risorsa idrica rinnovabile, sia superficiale che sotterranea, in quasi tutte le zone semi-aride. Al contrario, nelle alte latitudini si prospetta un aumento di disponibilità della risorsa. 57
Un aspetto ancora incerto in merito alle risorse idriche
20%. In primavera il deflusso diminuisce del 20% lungo
è rappresentato dall’impatto che avrà la trasformazione
l’intero corso del fiume Po e arriva al 40% negli estremi
della vegetazione, a sua volta influenzata dalle maggiori
settentrionali e meridionali del bacino. Una simile diminu-
concentrazioni dei gas serra e dalla temperatura (Jimén-
zione della portata (-20%) caratterizza il deflusso estivo.
ez Cisneros et al., 2014).
Nello studio di Vezzoli et al., (2015), per i due scenari climatici RCP4.5 (che indica contenute emissioni di CO2)
I cambiamenti climatici modificheranno in modo marcato
e RCP8.5 (elevate emissioni), si è stimato che il deflusso
la variazione del flusso fluviale stagionale. In particola-
medio annuo dell’asta principale del Po diminuisca per
re, la crescente temperatura aumenterà l’evapotraspira-
i periodi 2041–2070 e 2071–2100, rispetto al periodo di
zione e innalzerà il limite nevoso ad altitudini e latitudini
riferimento 1982–2011. Nel medio-lungo periodo (2041-
maggiori e diminuirà le riserve nevose e glaciali. Questo
2070) il deflusso si abbassa tra i mesi di maggio e no-
comporterà un aumento del flusso invernale in Nord Eu-
vembre, mentre rimane costante durante il resto dell’an-
ropa e nei fiumi montani, e minori portate fluviali estive
no. Nel lungo periodo (2071-2100), il calo di deflusso
(EEA, 2018). In particolare, secondo un’analisi effettuata
diventa più pronunciato e si assesta al 60% per i mesi
da Forzieri et al., (2014), i cambiamenti climatici avranno
più freddi, tra dicembre e aprile. Pedro-Monzonís et al.,
un impatto pronunciato sulle portate basse con tempo di
(2016) hanno studiato la disponibilità idrica del Po nello
ritorno di 20 anni a partire dagli anni 2050 (2041–2070)
scenario RCP4.5 (scenario con consistente riduzione di
per poi arrivare negli anni successivi (2080) ad una dimi-
emissioni di gas serra): rispetto alle condizioni attuali il
nuzione di oltre il 40% di queste portate. Questo risultato
volume delle riserve idriche scende da 95 a 72 km3, il vo-
deriva da una riduzione della precipitazione e dell’au-
lume relativo all’apporto meteorico si riduce di 23 km3, il
mento dell’evapotraspirazione in seguito alle tempera-
deflusso alla foce si riduce a 33 km3 rispetto agli oltre 50
ture più alte. Un’ulteriore diminuzione delle portate (10-
km3. È inoltre interessante notare come l’evapotraspira-
15%) è causata dall’aumento dei prelievi antropici, per i
zione, in aumento, contribuisca in modo più rilevante dei
quali si ipotizza un incremento tra il 5% e 25% nel Nord e
prelievi antropici (tre volte tanto nello scenario RCP4.5).
Centro Italia ed una diminuzione nel resto del Paese. L’analisi di Roudier et al., (2016) indica una diminuzione fino
Per quanto riguarda altri bacini fluviali nel Nord Italia i
ad oltre il 15% di portate basse corrispondenti al tempo
trend previsti sono diversi. Lo studio sul fiume Toce di
di ritorno di 10 anni, anche se si è riscontrata un’ampia
Ravazzani et al., (2014) ha evidenziato che il deflus-
discordanza tra i modelli.
so medio mensile potrebbe aumentare del 36-68% nel mese di gennaio, dell’81-119% a febbraio e del 48-126%
La maggior parte delle analisi sugli effetti dei cambia-
a ottobre. I deflussi nei mesi estivi invece diminuiscono
menti climatici si concentra sui distretti e i bacini idrogra-
notevolmente (del 36% ad agosto). Un’analisi simile con-
fici più grandi ed importanti, tra tutti il Bacino Idrografico
dotta per il fiume Serio in Lombardia da Confortola et
del Po. Coppola et al., (2014), confrontando lo scenario
al., (2013) mostra invece una minore diminuzione delle
di medio-lungo termine (2020-2050) con la serie di dati
precipitazioni (7-21%).
storica (1960-1990) dell’alto bacino del Po, mostrano un anticipo del picco di portata primaverile da maggio ad
In tutti gli scenari presentati si evidenzia nel Nord Italia
aprile, a causa dell’accelerato scioglimento della neve. Il
una riduzione del manto nevoso, mentre la portata media
deflusso ne risulta in diminuzione per l’intero anno ad ec-
annua non subisce variazioni oppure aumenta legger-
cezione del periodo invernale. La variazione del deflusso
mente, e la variabilità intra-annua aumenta notevolmen-
invernale è concentrata nella parte settentrionale del ba-
te: fino al -75% nei periodi secchi, e raggiunge il +150%
cino del Po, in aumento del 40% nelle zone di alta quota,
(o addirittura 350%) in autunno e in inverno.
mentre le parti pianeggianti registrano un aumento del 58
Un’attenzione particolare va rivolta anche al tipo di pre-
tre periodi (2020; 2050; 2080) rispetto al periodo di ri-
cipitazione, che ha una notevole rilevanza per i bacini
ferimento 1971-2000. I risultati dei diversi modelli per i
idrografici. Ad esempio, analizzando il deflusso del fiu-
diversi scenari considerati mostrano una maggiore in-
me Tagliamento in Friuli-Venezia Giulia, Gunawardhana
certezza nella media annua della disponibilità idrica in
e Kazama (2012) hanno studiato gli effetti prodotti da
tutti i distretti, con variazioni tra -20 e +20% a seconda
un cambiamento del tipo di precipitazioni (più pioggia
dello scenario e del periodo di riferimento (per appro-
e meno neve) su deflusso e durata del manto nevoso. I
fondimenti, si vedano i documenti del Piano Nazionale
risultati dell’analisi evidenziano sia un aumento delle por-
di Adattamento ai Cambiamenti Climatici4). La variazio-
tate minime (+25%) che un maggior numero degli eventi
ne della disponibilità mensile rende invece riconoscibile
di magra (16 e 15 giorni in più rispettivamente in prima-
l’aumento della disponibilità nei mesi invernali e prima-
vera ed estate).
verili, durante i quali la domanda idrica è bassa, e una marcata diminuzione nei mesi in cui la domanda è alta
Per quanto riguarda altri distretti idrografici, D’Oria et al., (2019) hanno analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici sulle precipitazioni, sulle portate fluviali e sulla ricarica della falda sotterranea in Toscana, ed in parti-
e crescente.
Gli impatti dei cambiamenti climatici sulla qualità della risorsa idrica
colare nel bacino del Serchio. Per lo scenario RCP4.5,
Il Quinto Rapporto dell’IPCC (Jiménez Cisneros et al.,
i risultati mostrano una diminuzione delle precipitazioni
2014) rileva che gli impatti finora osservati sui parame-
di 0,6% nel medio termine e di 2,8% nel lungo periodo.
tri di qualità idrica provengono da studi isolati, condotti
Le portate si riducono nel medio e lungo termine di ri-
su riserve, laghi e fiumi, prevalentemente di Paesi svi-
spettivamente 1,1% e 6,8%, così come per la ricarica
luppati e disponibili solamente per un numero ridotto di
della falda, per la quale si registra una diminuzione di
variabili (es. variazioni di temperatura, contenuti di os-
3,3% e 8,1%. Romano e Preziosi (2013) hanno eviden-
sigeno, concentrazioni di nutrienti). Inoltre è importante
ziato un trend di precipitazioni in diminuzione nel bacino
sottolineare come, allo stato attuale delle conoscenze,
del Tevere (–8% principalmente dovuto alla diminuzione
le proiezioni degli impatti dei cambiamenti climatici sulla
delle precipitazioni invernali), sebbene diverse parti del
qualità della risorsa idrica siano rappresentate da un nu-
bacino attestino una variazione diversa. Anche in Sici-
mero esiguo di studi difficilmente comparabili in quanto
lia la stima delle precipitazioni medie annue diminuisce
presentano un grande livello di eterogeneità, sono forte-
dall’11 al 13% per lo scenario con emissioni di gas serra
mente dipendenti dalle condizioni locali, dai presuppo-
contenute, e del 22-24% per per lo scenario con elevate
sti climatici e ambientali e dallo stato di riferimento del
emissioni (Pumo et al., 2016). I risultati qui evidenziano
corso d’acqua (Bonte & Zwolsman, 2010; Kundzewicz &
che i cambiamenti climatici potrebbero rafforzare il ca-
Krysanova, 2010; Sahoo et al., 2011; Whitehead, Wade,
rattere torrenziale dei fiumi analizzati, con delle variazioni
et al., 2009; Whitehead, Wilby, et al., 2009).
stagionali accentuate. Ciononostante, tali studi permettono di identificare come Sono diversi gli studi che hanno analizzato le tendenze
le principali alterazioni dovute a cambiamenti di tem-
osservate nelle precipitazioni sulla scala sub-nazionale
peratura e precipitazioni riguardino una maggiore inci-
o di bacino (Bartolini et al., 2014; Brunetti et al., 2000).
denza di fenomeni di eutrofizzazione, ossia un aumento
A livello di distretto idrografico, l’analisi della disponibili-
della biomassa vegetale nella forma di fioriture (bloom)
tà idrica è stata fatta tramite simulazioni di deflusso per
algali dovuti ad un aumento delle temperature e del ca-
gli scenari RCP2.6 (emissioni minime o assenti), RCP4.5
rico di nutrienti. Inoltre, un aumento del tasso di run-off,
(emissioni contenute), e RCP8.5 (elevate emissioni),
il ruscellamento superficiale delle acque non trattenute
4
www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_climatici/allegato_2_impatti_e_azioni.pdf
59
dal suolo dovuto a precipitazioni intense, comportereb-
Questo tipo di impatti negativi è stato osservato in riserve
be un maggiore dilavamento di sostanze presenti nel
idriche naturali e artificiali (Bonte & Zwolsman, 2010; Du-
terreno (Benítez-Gilabert et al., 2010; Gascuel-Odoux et
charne, 2008; Marshall & Randhir, 2008; Qin et al., 2010;
al., 2010; Howden et al., 2010; Loos et al., 2009; Macle-
Sahoo et al., 2011), fiumi (Andersen et al., 2006; Bowes
od et al., 2012), contribuendo ad aumentare i carichi di
et al., 2012; Whitehead, Wade, et al., 2009; Whitehead,
nutrienti, sali, coliformi fecali, patogeni e metalli pesan-
Wilby, et al., 2009) e acque sotterranee (Butscher &
ti (Boxall A. B. A. et al., 2009; Paerl et al., 2006; Ped-
Huggenberger, 2009; Rozemeijer et al., 2009) con entità
nekar et al., 2005; Tibby & Tiller, 2007) veicolati nei corsi
degli impatti variabili a seconda della natura del corpo
d’acqua con conseguenti impatti sulla salute umana e
idrico in questione.
sull’uso della risorsa a scopo potabile (Weatherhead & Howden, 2009). L’aumento di temperatura e fenomeni di
Una recente valutazione della letteratura scientifica a li-
run-off, in concomitanza anche con un elevato consumo
vello europeo conferma come le variazioni di tempera-
di suolo, sono stati identificati come le principali variabili
tura e precipitazione siano quelle che giocano un ruolo
a influenzare l’apporto e le concentrazioni di nutrienti e
chiave nell’alterazione dei parametri chimici della risor-
contaminanti nei corpi idrici (Kaushal et al., 2014). È sta-
sa idrica. Queste variazioni influiscono sui contenuti di
to osservato come la riduzione delle portate e delle ve-
ossigeno disciolto con conseguenti fenomeni di anossia
locità degli afflussi di acqua dolce, in concomitanza con
(Grover, 2015; Huttunen et al., 2015; Liu & Chan, 2016),
fenomeni prolungati di siccità, sfavorisca la diluizione e
sul ciclo dei nutrienti (Yushun Chen et al., 2016), quindi
aumenta i tempi di residenza delle acque, promuovendo
sulle concentrazioni di fitoplancton (Bussi et al., 2016;
la proliferazione algale e la riduzione dei livelli di ossige-
Xia et al., 2016) e sulla diffusione di organismi patoge-
no disciolto (Grover, 2015). Allo stesso modo, fenomeni
ni (Grover, 2015; Huttunen et al., 2015). Alterazioni della
di alluvioni improvvise (flash-floods) dovuti a precipita-
temperatura e del regime delle precipitazioni possono
zioni intense e concentrate in brevi periodi, aumentano
essere positivamente correlate anche ad alterazioni del
in maniera incontrollata il ruscellamento (run-off) e quindi
pH, instaurando condizioni di iperacidità o eccessiva sa-
l’apporto di nutrienti e contaminanti provenienti da fon-
linità (Elorenzo, 2015; Grover, 2015). Altri studi osservano
ti diffuse quali pratiche agricole e zootecniche, oltre al
come l’aumento della temperatura dell'aria influisca sul-
dilavamento del suolo urbano, causando così picchi di
la mobilità e solubilizzazione dei metalli (A.B.A. Boxall,
carico di tali sostanze nei corpi idrici. Sono inoltre os-
2014; Zaharescu et al., 2016) e dei composti organici
servabili alterazioni dei cicli bio-geo-fisici degli elementi
del suolo come policlorobifenili (PCB), (Lu et al., 2015),
principali dovuti all’aumento di temperature, soprattutto
sottolineando come il percorso di questi composti venga
in regioni aride e semi-aride sotto forma di aumento nel-
alterato, aumentandone la tossicità per gli organismi che
la concentrazione di sostanza organica disciolta e nu-
interagiscono con i sistemi idrici interessati.
trienti come nitrati e fosfati (Benítez-Gilabert et al., 2010; Chang, 2004; Ozaki et al., 2003).
Mentre negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi studi sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla qualità delle
Fenomeni di siccità e la conseguente riduzione delle
risorse idriche a livello internazionale, a tutt’oggi emerge
portate, uniti a condizioni di sovra sfruttamento della ri-
una carenza di letteratura sull’argomento su scala na-
sorsa idrica, rendono i corsi d’acqua e le riserve idriche
zionale. A livello italiano si trovano molti studi riguardanti
sotterrane costiere (soprattutto nelle zone di bassopia-
gli ecosistemi lacustri, in cui si osservano conseguenze
no) maggiormente esposti all’azione dell’innalzamento
indirette dell’aumento di temperatura sulla stratificazio-
del livello del mare, con conseguente intrusione di ac-
ne termica e sull’allungamento delle stagioni produttive,
qua salata e aumento di salinità nella riserva di acqua
con implicazioni sulle fioriture algali che tenderebbero
dolce (Morgan et al., 2015).
a verificarsi in anticipo in primavera e a terminare più
60
BOX 6.
SCARSITÀ IDRICA IN AMBIENTE URBANO
Uno stressor climatico particolarmente rilevante per le aree urbane deriva dalla riduzione delle precipitazioni, soprattutto nel periodo estivo, in tutte le macroregioni climatiche italiane ad eccezione di alcune zone del Veneto e della Toscana e delle zone alpine. Questo fenomeno determinerà situazioni di siccità e scarsità idrica più frequenti e aumento della competizione tra domanda d’acqua potabile per uso urbano e per usi agricoli, industriali-energetici e per garantire il funzionamento dei servizi ecosistemici. Questo conflitto potenziale si colloca in un contesto di stress idrico medio-alto esistente già oggi, in cui si sfrutta più del 30% delle risorse idriche rinnovabili, a fronte dell’obiettivo europeo di efficienza che prevede di non estrarre più del 20% delle risorse idriche rinnovabili disponibili. In realtà, la richiesta di acqua potabile rappresenta solo il 12% delle derivazioni di acqua a livello nazionale, e la legislazione ne attribuisce la priorità su tutti gli altri usi (d.lgs., n 152/2006). Tuttavia, le città rimangono vulnerabili alla scarsità idrica, soprattutto per la dipendenza da singole (e potenzialmente limitate) fonti di approvvigionamento. Questa vulnerabilità è emersa per esempio durante gli eventi di siccità del 2003/2007, in città come Ferrara e Parma che dipendono principalmente da prelievi da fiume (Mysiak et al., 2013). Inoltre, a fronte di consumi pro capite medi nazionali in diminuzione, la quantità di acqua prelevata per uso potabile e quella immessa nelle reti comunali di distribuzione sono in crescita. Al contempo, le quantità di acqua disperse nella rete, pur stabilizzatesi negli ultimi anni, permangono a livelli cospicui (36,6% nel 2017) mentre si registra comunque un aumento del numero di città italiane in cui la dispersione supera il 30% (Legambiente, 2019). Il fenomeno non è distribuito in maniera uniforme tra le regioni, e i tassi di efficienza della rete di distribuzione sono tendenzialmente inferiori proprio in quelle macroregioni climatiche, come l’appenino centromeridionale, Sud e Isole, che sono maggiormente esposte a scarsità idrica.
tardi in autunno (Thackeray et al., 2010). Tali studi metto-
compromettere la qualità idrica lacustre specialmente
no in relazione l’incedere dei cambiamenti climatici con
per ciò che riguarda il contenuto di sali e la trasparenza,
l’aumento di specie potenzialmente tossiche nei laghi,
così come una maggior disponibilità di nutrienti a causa
con particolare riferimento ai cianobatteri (Paerl & Hui-
della riduzione della diluizione delle acque di scarico.
sman, 2009; Posch et al., 2012). Infatti, Mosello e Lami
Eventi di eutrofizzazione non sono quindi esclusi come
(2012) rilevano un marcato impatto dell’aumento della
conseguenza del riscaldamento delle acque (Visconti et
temperatura sulle dinamiche zooplanctoniche nel Lago
al., 2008).
Maggiore e registrano come l’incremento di temperature negli ultimi 45 anni (+1,4C) avrebbe favorito le fioriture
Simili risultati e trend si ritrovano anche in diverse ca-
di cianobatteri e l’introduzione di specie non indigene
tegorie di corpi idrici. Sperotto et al. (2019), ad esem-
e potenzialmente tossiche. Un ulteriore studio, condotto
pio, hanno studiato la variazione del carico di nutrienti in
invece sul lago Trasimeno in Umbria (Ludovisi & Gaino,
condizioni di cambiamento climatico nel bacino scolante
2010), ha rilevato come le variazioni di temperatura e
della Laguna di Venezia. Le analisi hanno riportato an-
precipitazione avvenute negli ultimi 50 anni abbiano pro-
che in questo caso un incremento del carico di nutrienti
fondamente alterato le caratteristiche fisico-chimiche del
(azoto e fosforo) nel medio e lungo termine, in modo par-
corpo d’acqua. In particolare, l’aumento di temperatura
ticolare nelle stagioni autunnali e invernali.
(+0,65°C per decennio) e la riduzione delle precipitazioni hanno influito sul bilancio idrico del lago causando
Conflitti settoriali e risorse idriche
prolungati periodi di siccità (-20% di volume negli ultimi
Mantenere l’equilibrio tra domanda e disponibilità idrica
due decenni). Come conseguenza si sono osservati un
è diventata una delle principali sfide odierne. Lo sfrutta-
aumento della concentrazione di sali disciolti (3,5 x 10-6
mento della risorsa idrica ha raggiunto un livello critico
kg per anno), un aumento dell’alcalinità totale e una ridu-
molto alto non più sostenibile. Diverse regioni italiane
zione della trasparenza. Considerando gli scenari futuri,
caratterizzate da precipitazioni estremamente variabili
un aumento degli eventi siccitosi potrebbe ulteriormente
e spesso poco “capaci” di rigenerare le risorse idriche 61
sono diventate particolarmente vulnerabili alla siccità. La
bardi et al., (2014). Si è visto come la maggior causa
crisi idrica del 2017 ne è un esempio: le scarse precipi-
dell’insufficienza dei sistemi in Sud Italia sia legata alla ri-
tazioni registrate dall’autunno del 2016, in concomitan-
duzione delle precipitazioni disponibili piuttosto che alla
za con le elevate temperature registrate, hanno causato
capacità del serbatoio, problema principale invece per
condizioni di prolungata siccità da Nord a Sud. Questa
i sistemi analizzati in Centro Italia (Preziosi et al., 2013).
situazione ha causato carenze idriche sia per l’uso po-
La questione del calo della disponibilità idrica dovuto ai
tabile che agricolo, portando a interruzioni e turnazioni
minori apporti dalle precipitazioni è forse più critica di
delle risorse (ISTAT, 2019).
un aumento della domanda idrica settoriale. Tuttavia, è importante tenere in considerazione che le distribuzioni
L’equilibrio tra domanda e offerta è reso più instabile dai
del volume d'acqua possono essere influenzate anche
forti interessi e conflitti settoriali legati ad usi civili (relativi
da forti perdite d'acqua nei sistemi di irrigazione (fino al
al consumo umano e ai servizi d’igiene, collettivi e privati),
50% delle perdite di distribuzione dell'acqua per l'agri-
usi agricoli (relativi alla produzione di prodotti agricoli), usi
coltura irrigua). In questo contesto, secondo Stakhiv e
industriali, usi ambientali (quota dei deflussi minimi vitali
Stewart (2010), il principale fattore di vulnerabilità sono
necessaria a garantire la salvaguardia naturale dei corsi
le infrastrutture datate e inadeguate, per le quali sono
d’acqua), e produzione energetica (in particolare relativa
necessari ulteriori sforzi mirati a migliorare la gestione
a produzione idro-elettrica). Dalla seconda metà del XX
delle risorse idriche, non solo per le esigenze antropi-
secolo, l’intensificazione e la meccanizzazione dei pro-
che ma anche per il mantenimento percentuale di flusso
cessi agricoli, con un’ampia diffusione delle pratiche irri-
idrico per gli ecosistemi (flusso minimo ambientale fino
gue, hanno portato ad un forte aumento della produttività
al 10% del flusso) conformemente alle direttive UE. L'im-
agricola. Attualmente in Italia l’agricoltura raggiunge una
patto dei cambiamenti climatici, la distribuzione delle
quota tra il 30% e l'60% del consumo totale di acqua, a
colture irrigate e i cambiamenti nei modelli di coltivazio-
causa della forte dipendenza dall’irrigazione diffusa per
ne possono diventare i fattori chiave che influenzeranno
sostenere ed aumentare le rese di diverse colture (EEA,
la futura domanda di irrigazione nelle aree mediterranee.
2009). Questa intensificazione causa diversi impatti ne-
Dovrebbero essere sviluppate politiche volte a ridurre il
gativi sulle proprietà ecologiche dei sistemi agricoli, un
rischio di scarsità d'acqua nel sistema di approvvigio-
aumento dell’eutrofizzazione e declino della qualità delle
namento, guardando sia a mitigazione e all'adattamento
acque in alcune aree (Langmead et al., 2007). I conflitti
rispetto a eventi siccitosi, che al miglioramento della ca-
tra questi settori emergono in modo critico nella stagio-
pacità e/o dell'adeguatezza delle infrastrutture.
ne estiva, in cui aumenta la domanda di risorse idriche proprio nei mesi in cui sono più scarse. La gestione ordinaria della risorsa d’acqua è atta a garantire un uso sostenibile e mitigare conflitti tra settori. Confrontando le risorse disponibili con i fabbisogni, è possibile elaborare scenari di bilancio idrico prevedibili nel breve e medio termine per tutti gli invasi del sistema. Queste informazioni vengono trasformate in indicatori di siccità dei sistemi idrici, rilevanti per gli strumenti di pianificazione, per la valutazione dei rischi, per poter gestire proattivamente eventuali crisi idriche e mitigare conflitti tra settori. L’Italia meridionale subirà in modo particolare una riduzione delle prestazioni dei bacini idrici in condizioni di cambiamento climatico, come evidenziato da Longo62
Agricoltura
I principali rischi per le produzioni vegetali
Le produzioni, sia vegetali che animali, sono fortemente
I recenti rapporti speciali dell’IPCC (IPCC, 2018, 2019)
influenzate dall’andamento delle condizioni climatiche.
hanno indicato già evidenti variazioni significative della
L’incremento della concentrazione atmosferica di anidri-
produttività colturale a livello globale, con impatti diffe-
de carbonica, il riscaldamento globale, la variazione del
renti a seconda delle aree geografiche e delle specie e
regime delle precipitazioni, l’intensificarsi di fenomeni
varietà coltivate. Questi effetti saranno ancora più mar-
estremi, sono elementi che influenzano fortemente sia la
cati con le variazioni climatiche attese per i prossimi de-
quantità che la qualità delle produzioni alimentari, con
cenni, soprattutto in areali altamente vulnerabili come la
conseguenze rilevanti dal punto di vista economico e
regione Mediterranea, che è considerata un “hot spot”
sociale. Le attività agricole sono anche responsabili di
del cambiamento climatico nel XXI secolo, con incre-
una quota di emissioni di gas serra in atmosfera e per
menti di temperatura che superano del 20% il tasso di
questo è necessario promuovere uno sviluppo dell’agri-
incremento medio globale e una tendenza alla riduzio-
coltura orientato non solo verso i principi della resilienza
ne delle precipitazioni, contrariamente a quanto avviene
ma anche verso quelli della sostenibilità, come fortemen-
mediamente nel ciclo idrologico di altre aree comprese
te richiesto anche nella strategia europea Farm to Fork
tra le latitudini 30° N e 46° N (Lionello e Scarascia, 2018).
recentemente pubblicata (Box 8). La sfida è quella di aumentare la produzione di cibo per unità di superficie
Le colture rispondono all’incremento atteso nelle tem-
coltivata, soddisfare l’aumento della domanda legato al
perature medie con una variazione della durata della
crescente incremento della popolazione, ma farlo in ma-
stagione di crescita, una precocità della manifestazione
niera sostenibile, garantendo la qualità delle produzioni,
delle fasi fenologiche e un potenziale spostamento de-
la tutela dell’ambiente, della sicurezza alimentare e della
gli areali di coltivazione verso maggiori latitudini e quote
salute. Questo richiederà una profonda trasformazione
in cui si possono creare migliori condizioni di crescita e
sia nelle scelte politiche ed economiche sia nei compor-
sviluppo. L’accelerazione del ciclo di crescita delle col-
tamenti individuali e collettivi dei produttori e dei consu-
ture può limitare il periodo a disposizione per l’accumulo
matori.
di biomassa e di conseguenza portare a riduzioni della resa (Ciscar et al., 2018; EEA, 2019). I maggiori decre-
Figura 22. Proiezioni di variazione (%) di resa per frumento duro (sinistra), frumento tenero (centro) e mais (destra) in Italia per il 2036-2065 con lo scenario RCP8.5, considerando la classe più frequente di variazione di resa in seguito alla simulazione con 5 modelli climatici a 0.5 gradi di risoluzione (GFDL-ESM2M, HadGEM2-ES, IPSL-CM5A-LR, MIROC-ESM-CHEM e NorESM1-M, da ISIMIP Projec). Le mappe indicano anche l’accordo tra i modelli associato alla variazione di resa (Mereu et al., 2020). 63
menti di produttività per l’Italia sono attesi per le colture
in nuovi areali rispetto a quelli tradizionali, anche se le
a ciclo primaverile-estivo, specialmente se non irrigate,
proiezioni cambiano a seconda dei modelli climatici uti-
con riduzioni delle rese soprattutto per mais, girasole
lizzati e l’accordo tra le proiezioni è generalmente medio,
e barbabietola da zucchero, mentre leggeri incrementi
mentre è elevato solo in poche aree. In generale, tuttavia,
sono attesi per il frumento (Ciscar et al., 2018). Webber
si può confermare una minore suscettibilità per le colture
et al., (2018) hanno analizzato gli effetti dello stress ter-
a ciclo autunno-invernale rispetto a quelle primaverili-e-
mico e della carenza idrica sulla resa di mais e grano in
stive.
Europa e hanno riportato che lo stress termico non incrementa per nessuna delle due colture in condizioni non ir-
Possibili effettivi positivi nel Nord Italia sono stati riportati
rigue, mentre lo stress idrico si intensifica solo per il mais
anche per il riso nello studio di Bocchiola (2015), che
(con decrementi di resa in Italia attorno a valori di -20%)
evidenzia rese costanti o in incremento rispetto all’attuale
e non per il frumento (che invece presenta rese stabili o
sia nel medio (2050) che nel lungo (2080) periodo, con
anche incrementi fino a +20% in alcune aree del Paese).
gli scenari più moderati (RCP2.6 e RCP4.5), determinate dall’effetto positivo della maggiore concentrazione at-
La recente analisi effettuata per l’Europa nell’ambito del
mosferica di CO2 nel compensare l’effetto negativo dei
progetto Peseta IV (Hristov et al., 2020) indica per l’Italia,
cambiamenti climatici, anche se a fronte di una maggiore
per il periodo 2030-2040 con lo scenario RCP8.5, una
richiesta idrica.
riduzione fino a -25% rispetto alle rese attuali per il mais in irriguo, con risultati abbastanza omogenei nel territo-
L’effetto diretto della concentrazione atmosferica di CO2
rio, mentre per il frumento sono simulate riduzioni (fino
nella potenziale compensazione degli impatti negativi
anche a -50% rispetto ai valori attuali) soprattutto nelle
delle mutate condizioni climatiche è ancora controverso
Regioni del Sud (Sicilia, Sardegna e Puglia) e possibili
data la complessità dei fenomeni che regolano questi
incrementi in alcune Regioni del Centro e del Nord (fino
meccanismi. Colture classificate come C3, che compren-
anche a +25%). Risultati abbastanza in linea con questi
dono la maggior parte dei cereali (ad esempio frumento,
sono stati ottenuti anche dalle simulazioni effettuate dal
riso e orzo), colture leguminose, foraggere e piante da
CMCC (Mereu et al., 2020) su scala europea (in Figu-
frutto, potrebbero beneficiarne incrementando il proprio
ra 22 è riportato il dettaglio per l’Italia) per alcune va-
tasso fotosintetico e quindi aumentando la resa. Effetto
rietà di frumento e mais parametrizzate da Mereu et al.,
che sulle specie C4 (ad esempio, mais, sorgo, miglio e
(2019). L’analisi è riferita al periodo 2036-2065 (centrato
canna da zucchero) è molto meno marcato (Qian et al.
al 2050), utilizzando diversi modelli climatici dal proget-
,2010). La più elevata concentrazione di CO2 può influen-
to ISIMIP – Inter-Sectoral Impact Model Intercomparison
zare anche la chiusura stomatica, consentendo una ridu-
Project con lo scenario RCP8.5. L’analisi mostra impatti
zione delle perdite per traspirazione e quindi un incre-
più negativi per il mais (simulato in irriguo) rispetto al fru-
mento dell’efficienza dell’uso dell’acqua sia nelle C3 che
mento (in asciutto). Le riduzioni attese per il mais ricado-
nelle C4, anche se in alcuni casi questo miglioramen-
no prevalentemente nella classe di decremento modera-
to dell’efficienza di traspirazione è ridotto dal fatto che,
to (fino a -20%) e decremento alto (fino a -50%), mentre
ad esempio, incrementa nelle C3 la superficie fogliare
per il frumento si attendono impatti soprattutto nelle re-
un'elevata concentrazione di CO2 fogliare e la tempe-
gioni del Sud Italia (fino anche a -20% in alcune aree) e
ratura delle colture, determinando un aumento dell’uso
del Nord-ovest. Moderati incrementi sono invece attesi
dell’acqua (Webber et al., 2018). Inoltre, è stato provato
in altre aree del Paese. Questo può lasciar ipotizzare la
che l’elevata concentrazione atmosferica di CO2 può in-
possibilità di espansione della coltivazione del frumento
fluenzare negativamente la qualità nutrizionale di alcuni
5
5
64
www.isimip.org
BOX 7.
STIMA DELLA VARIAZIONE DEI FABBISOGNI IRRIGUI COLTURALI IN SARDEGNA
Nell’ambito della Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC1) della regione Sardegna, modelli di bilancio idrico del suolo giornaliero (Snyder et al, 2012; Masia et al., 2018) sono stati sviluppati ed utilizzati per calcolare l'evapotraspirazione effettiva per le principali colture presenti in Sardegna, sia arboree che erbacee, nonché i fabbisogni irrigui ed i volumi irrigui da utilizzare in funzione dei cambiamenti climatici secondo gli scenari RCP4.5 e 8.5 che ipotizzano, rispettivamente, la messa in pratica di iniziative per limitare in maniera consistente le emissioni di gas serra nel primo caso, nessuna iniziativa per contenere le emissioni nel secondo. Sulla base di queste simulazioni, e delle proiezioni climatiche utilizzate, è chiaro che le colture principalmente influenzate dai cambiamenti climatici in termini di impatto sui fabbisogni irrigui sono quelle con periodi di crescita prevalentemente primaverili, laddove si verificano i cali più consistenti di precipitazioni, oltre che le arboree sempreverdi e le colture annuali. Le colture con stagione di crescita nel periodo estivo risultano essere quelle con minori anomalie nel fabbisogno irriguo. I regimi di precipitazioni risultano essere più estremi in futuro e quindi, nell’ambito di un bilancio idrico del suolo, meno utili a soddisfare i fabbisogni idrici delle colture in campo.
Figura 23. Anomalie di fabbisogni irrigui (%) per diverse colture rappresentative in Sardegna con RCP4.5 e RCP8.5, periodo 2021-2050 vs 1980-2010.
1
https://delibere.regione.sardegna.it/protected/45525/0/def/ref/DBR45368
65
prodotti, ad esempio riducendo il contenuto proteico dei
settentrionali è limitata dalla disponibilità di radiazione
cereali (Fernando, 2015; Zhou et al., 2018), la qualità di
solare, dalle basse temperature primaverili e dalle alte
panificazione del grano (Högy et al., 2013) e il contenuto
precipitazioni estive che possono limitare l'accumulo di
di elementi come il ferro e lo zinco (Beach et al., 2019)
zucchero nell’uva e aumentare il rischio di danni da pa-
con importanti ripercussioni sugli aspetti alimentari.
rassiti. Salinari et al., (2006) hanno valutato per i decenni futuri un possibile aumento di attacchi di peronospora
Anche per le colture arboree, studi effettuati con proie-
nei vigneti del Piemonte a causa delle temperature più
zioni di cambiamento climatico hanno evidenziato una
favorevoli nei mesi di maggio e giugno. Santos et al.,
possibile espansione verso nord degli areali di coltiva-
(2020) evidenziano come le aree del Sud Europa subi-
zione per specie come olivo e vite. Simulazioni effettuate
ranno le maggiori perdite di vocazionalità per produzioni
per l’olivo riportano potenziali incrementi di vocazionalità
di elevato livello a causa della maggiore siccità, ma an-
territoriale negli areali più settentrionali rispetto agli at-
che delle temperature molto elevate che possono causa-
tuali areali di coltivazione (Tanasijevic et al., 2014, Mo-
re perdita di qualità delle produzioni (es. degradazione
riondo et al., 2013a, Mereu et al., 2008). Tuttavia, con-
organolettica, contenuto alcolico troppo elevato).
siderate le richieste di basse temperature per la ripresa vegetativa, questa espansione dell’areale di coltivazione
In termini generali, sia per le colture arboree sia per quel-
dell’olivo verso nord potrebbe essere limitata dal man-
le erbacee, si possono attendere impatti più marcati nelle
cato soddisfacimento delle esigenze in freddo, causato
aree del Sud, in cui l'aumento della temperatura, combi-
dall’incremento delle temperature durante i mesi inver-
nato alla carenza idrica, può determinare una maggiore
nali. L’incremento delle temperature, causando un antici-
variabilità delle rese con una tendenza alla riduzione del-
po delle fasi fenologiche, può influenzarne la produttività
le produzioni per molte varietà coltivate, con potenziali
in areali tradizionali. Avolio et al., (2012) riportano in uno
spostamenti degli areali di coltivazione tradizionali verso
studio fatto per la Calabria, un possibile anticipo della
regioni più settentrionali o altitudini maggiori. In altre pa-
fioritura tra i 10 e i 34 giorni previsto per fine secolo e
role, aree attualmente non vocate per la coltivazione di
Orlandi et al., (2020) riportano proiezioni di decremento
alcune specie o varietà potrebbero diventare idonee alla
di resa per molti areali di coltivazione in Italia, dovuto sia
loro coltivazione in futuro e, viceversa, alcuni territori po-
all’incremento delle temperature che a maggiori condi-
trebbero perdere la capacità di produrre prodotti tipici e
zioni di aridità estiva, anche se le proiezioni mostrano un
locali. Tuttavia, le risposte sono fortemente differenziate
certo grado di incertezza legato ai modelli climatici uti-
a seconda delle caratteristiche delle aree geografiche e
lizzati, che in alcuni casi simulano anche un incremento
dalle specificità delle colture e varietà analizzate.
delle produzioni. Anche per la vite, diversi studi evidenziano una generale riduzione della lunghezza del ciclo
Inoltre, a limitare la possibilità di espansione verso nuo-
vegetativo (con anticipo della maturazione soprattutto
vi areali c’è il problema di eventi climatici estremi ormai
negli areali meridionali) e la potenziale perdita di voca-
sempre più frequenti. Il manifestarsi ad esempio di on-
zionalità e produttività degli areali di coltivazione attuali
date di calore, di periodi siccitosi e/o eventi di precipi-
con possibile espansione verso aree più settentrionali
tazione intensa, o di gelate durante specifiche fasi dello
(Moriondo et al., 2013b, Fraga et al., 2016, Teslic et al.,
sviluppo - come la fase di ripresa vegetativa, la fioritura,
2017). Un’analisi effettuata per alcune aree viticole del
l’impollinazione e il riempimento del frutto - potranno ulte-
Trentino (Eccel et al., 2016) indica un possibile beneficio
riormente accentuare gli impatti determinati dalle varia-
legato alle proiezioni attese di cambiamento climatico,
zioni medie del clima causando variazioni nella quantità
che potrebbero portare ad una migliore maturazione e
e qualità dei prodotti, e di fatto limitando la possibilità di
un migliore stato sanitario delle uve. Tuttavia, bisogna te-
espansione verso nuovi areali.
nere presente che la coltivazione della vite nelle aree più 66
Periodi di siccità prolungati ed eventi estremi più fre-
la riduzione della lunghezza della stagione di crescita
quenti, associati ad aumenti sensibili dell’evapotraspira-
delle colture, che possono avere un anticipo della ma-
zione in conseguenza dell’innalzamento della tempera-
turazione anche di diverse settimane rispetto all’attuale.
tura, portano a marcati squilibri idrologici che possono influenzare gli apporti idrici e diminuire le risorse dispo-
La valutazione del rischio per l'agricoltura irrigua a cau-
nibili negli invasi a soddisfare i fabbisogni irrigui e di altri
sa dei cambiamenti climatici è fortemente legata alle
settori, determinando una maggiore competizione fra i
specifiche esigenze colturali e alle condizioni climatiche
diversi usi (agricolo, civile e industriale) e quindi un po-
di ogni area e richiede inoltre un’attenta valutazione della
tenziale incremento dei costi per la produzione delle col-
vulnerabilità e della resilienza dei sistemi di approvvigio-
ture irrigue.
namento idrico per soddisfare un aumento della domanda di acqua delle colture. Il rischio di scarsità d'acqua
I risultati di uno studio effettuato sulla variazione dei
nei sistemi di approvvigionamento idrico è correlato
fabbisogni irrigui colturali per diverse colture erbacee
all'intensità della siccità, alla capacità delle infrastrutture
e arboree in Sardegna (Box 7) indicano incrementi par-
e alle politiche di adattamento in caso di eventi di siccità.
ticolarmente marcati per pascoli e prati avvicendati e pomodoro. Valori molto simili per il pomodoro (dal 10 al
I principali rischi per le produzioni animali
30% di incremento nella richiesta idrica giornaliera) sono
I cambiamenti climatici possono influenzare direttamente
riportati anche in uno studio effettuato in Capitanata (Ta-
la salute e il benessere degli animali allevati, determinan-
voliere della Puglia) da Ventrella et al., (2012), nonostan-
do impatti diretti sulla produzione e la riproduzione de-
te una riduzione della lunghezza del ciclo colturale, e
gli animali e impatti indiretti prevalentemente legati alla
conseguenti riduzioni di resa che possono variare dal 10
quantità e qualità degli alimenti, alla disponibilità idrica
al 26%. Nello studio di Saadi et al., (2015) sono invece
e agli agenti patogeni (EEA, 2019). Effetti particolarmen-
evidenziate riduzioni delle richieste irrigue che variano
te importanti sono attesi soprattutto nelle aree del Sud
dal 4% per colture a ciclo autunno-vernino, all’8% per
Europa a causa proprio dell’effetto combinato di impatti
quelle a ciclo primaverile-estivo come conseguenza del-
diretti e indiretti sugli animali (EEA, 2019). Tra gli impatti
Figura 24. Proiezioni di variazioni medie dell’indice THI per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo storico 1981-2010, calcolati con lo scenario RCP4.5 (sinistra) e RCP8.5 (destra), con il modello climatico COSMO-CLM, 8 km di risoluzione (MATTM 2017, da elaborazioni CMCC, disponibile al seguente link: www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_ climatici/allegato_2_impatti_e_azioni.pdf) 67
Figura 25. Proiezioni di variazioni stagionali dell’indice THI per il periodo 2021-2050 rispetto al periodo storico 1981-2010, calcolati con lo scenario RCP4.5 (a sinistra) e RCP8.5 (a destra), modello climatico COSMO-CLM, 8 km di risoluzione. DJF = mesi invernali; MAM = mesi primaverili; JJA = mesi estivi; SON = mesi autunnali (MATTM 2017, da elaborazioni CMCC, disponibile al seguente link: www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_climatici/allegato_2_ impatti_e_azioni.pdf)
diretti, l’effetto delle elevate temperature, soprattutto se
le aree di maggiore interesse zootecnico comprese tra
associato ad altri fattori quali umidità e radiazione solare,
1,5 (RCP4.5) e 2,5 (RCP8.5) unità di THI. L’analisi delle
è uno dei fattori principali in quanto influenza negativa-
variazioni dell’indice su scala stagionale, indicano valori
mente la produttività, la crescita, lo sviluppo e la riprodu-
variazioni al rialzo dei valori dell’indice non solo per la
zione degli animali e la possibile insorgenza di malattie
stagione estiva, che è particolarmente rilevante per la
(Kipling et al., 2016; Vitali et al., 2015; Bertocchi et al.
valutazione dello stress da caldo sugli animali, ma an-
2014; Nardone et al. 2010; Lacetera et al., 2005, 2006).
che per le stagioni primaverile e autunnale, evidenzian-
Uno degli indicatori bioclimatici comunemente utilizzato
do quindi un’esposizione molto prolungata a condizioni
per valutare il livello di disagio per gli animali di alleva-
si disagio per gli animali, con maggiori criticità con lo
mento è il Temperature Humidity Index (THI), che espri-
scenario RCP8.5.
me l’effetto combinato della temperatura e dell’umidità relativa sul benessere animale. Da uno studio realizzato
In termini generali, gli autori dell’analisi degli impatti dei
dalla Fondazione CMCC, utilizzando dati ad elevata riso-
cambiamenti climatici sul settore zootecnico realizzata
luzione spaziale del modello COSMO-CLM (Bucchignani
a supporto Piano Nazionale di Adattamento ai Cambia-
et al., 2016; Zollo et al., 2016), si riportano le anomalie
menti Climatici (PNACC) ipotizzano impatti negativi dei
medie (Figura 18) e le anomalie stagionali (Figura 25)
cambiamenti climatici sullo stato di salute, sulla pro-
dell’indice THI calcolato per il periodo 2021-2050 con gli
duzione e sulla riproduzione della maggior parte delle
scenari RCP4.5 (emissioni contenute) e RCP8.5 (nessu-
specie di interesse zootecnico, con vulnerabilità mag-
na limitazione di emissioni di gas serra) per l’Italia. I risul-
giori per gli animali più sensibili alle elevate temperature
tati di questo indicatore sono stati utilizzati a supporto di
come i ruminanti da latte e i suini, e vulnerabilità media
analisi per la pianificazione dell’adattamento ai cambia-
per gli avicoli e medio-bassa per i ruminanti da carne.
menti climatici a diversi livelli (es. PNACC e SRACC ). 6
7
Le mappe indicano un peggioramento delle proiezioni
Tra gli effetti indiretti che i cambiamenti climatici posso-
dell’indice bioclimatico THI, con variazioni previste nel-
no determinare sugli animali da allevamento, si può fare
6
www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_climatici/allegato_2_impatti_e_azioni.pdf
7
https://delibere.regione.sardegna.it/protected/45525/0/def/ref/DBR45368
68
BOX 8.
UN FUTURO PIÙ RESILIENTE E SOSTENIBILE PER L’AGRICOLTURA
La strategia europea Farm to Fork, al centro del Green Deal e dell'agenda della Commissione per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, guida la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, lungo tutta la filiera, dalla coltivazione fino al consumatore. I sistemi alimentari non possono essere resilienti alle crisi, come ad esempio quella innescata dall’attuale pandemia di COVID-19, se non sono sostenibili. Devono pertanto essere ridisegnati in un’ottica che integri sostenibilità e resilienza, considerando le minacce sempre più forti che la crisi climatica sta determinando sul settore alimentare. Anche la futura PAC (Politica Agricola Comune) 2021-2027 ha identificato come obiettivi specifici le azioni per il clima e l'ambiente e mira a sostenere uno sviluppo intelligente, resiliente e sostenibile del settore agricolo, promuovendo investimenti in azioni di adattamento e mitigazione. Sia per le produzioni vegetali sia per quelle animali sono attualmente disponibili diverse soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici, che consentano allo stesso tempo di contribuire agli obiettivi di mitigazione. Tali soluzioni possono includere la realizzazione di interventi strutturali (quali ad esempio nuove infrastrutture per l’irrigazione che possano aiutare l’agricoltura a gestire l’acqua in maniera più efficiente), l’implementazione di adeguate pratiche di gestione colturale e aziendale (quali tecniche innovative di agricoltura di precisione, l’adozione di tecniche colturali più sostenibili secondo i principi dell’agricoltura conservativa, la coltivazione di specie e varietà a minore richiesta idrica, l’agricoltura integrata e biologica), il miglioramento genetico, l’utilizzo di genotipi (vegetali e animali) maggiormente adattabili a situazioni estreme sempre più frequenti con i cambiamenti climatici in atto. In generale, sono da preferirsi quelle opzioni che seguono i principi della Climate Smart Agriculture (FAO 2013) e che uniscono gli obiettivi della sostenibilità delle produzioni alle necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e di mantenimento dei livelli di reddito degli agricoltori. Una produzione agricola sostenibile consente di perseguire molteplici obiettivi dal punto di vista economico, agronomico e ambientale, contribuendo ad aumentare la capacità di sequestro di carbonio nel suolo, ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera, conservare la biodiversità, preservare sia la risorsa suolo che la risorsa acqua, aiutare a stabilizzare e incrementare le produzioni e ridurre potenziali rischi di erosione e di eventi catastrofici come frane e alluvioni. Preservare ed incrementare la resilienza sia delle colture sia degli animali allevati ai vari stress e incrementare la sostenibilità delle produzioni consente di ridurre i rischi non solo rispetto alle perdite di produzione, ma anche in termini di sicurezza alimentare e di rischi per la salute umana.
69
una differenziazione tra allevamenti intensivi ed estensivi, come riportato dagli autori dell’analisi effettuata per il PNACC8. Negli allevamenti estensivi, gli impatti indiretti sono associati prevalentemente all’effetto che i cambiamenti climatici potranno determinare sulla disponibilità di colture foraggere destinate all’alimentazione del bestiame. Molteplici fattori, tra cui ad esempio condizioni di siccità, fenomeni di desertificazione, di salinizzazione delle falde, di avanzamento della macchia nelle aree dedicate al pascolamento, possono ridurre e modificare la composizione delle specie presenti e quindi la disponibilità di cibo per gli animali. Impatti indiretti sugli animali sono inoltre legati alla qualità degli alimenti, con rischi di contaminazioni da micotossine, e alle dinamiche con cui le mutate condizioni climatiche modificano la distribuzione spaziale, l'intensità e i modelli stagionali di infezione dei parassiti (Kipling et al., 2016). Nel caso degli allevamenti intensivi in stalla sono prevalenti i rischi indiretti associati ad esempio a fenomeni climatici estremi (es. eventi alluvionali), che possono danneggiare fabbricati e attrezzature e mettere a rischio i capitali investiti, ma anche legati ai potenziali incrementi del costo dell'acqua, alla volatilità del prezzo dei mangimi e del costo dei trasporti e alla minore adattabilità dei genotipi (IPCC, 2019). In generale, i sistemi intensivi hanno una maggiore capacità di adattamento in quanto fanno un maggiormente ricorso all’utilizzo di tecnologie innovative, attraggono maggiori investimenti e riescono meglio a contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici rispetto ai sistemi estensivi. Tuttavia lo sviluppo del settore deve essere orientato sia verso una maggiore resilienza che consenta di preservare la produttività e il reddito delle aziende, sia verso una maggiore sostenibilità al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di mitigazione.
8
70
www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_climatici/allegato_2_impatti_e_azioni.pdf
Incendi boschivi
Oltre alla funzione produttiva, le foreste forniscono una
Il patrimonio forestale italiano: numeri, servizi e minacce
serie di servizi ecosistemici cruciali per l’economia del Paese. Pensiamo per esempio ai servizi di supporto (quali la formazione di suolo, la produttività e il ciclo dei
Il recente Rapporto sullo stato delle foreste e del settore
nutrienti), propedeutici per i servizi di regolazione (quali
forestale in Italia 2017-2018 (RaF Italia, 2019), illustrando
la tutela idrogeologica, la regolazione del ciclo dell’ac-
le principali caratteristiche del nostro patrimonio foresta-
qua, la capacità di assorbimento del carbonio nell’ottica
le (circa 9 milioni di ha di foreste e quasi 2 milioni di ha di
della riduzione della concentrazione di gas di serra in
altre terre boscate , oltre il 35% del territorio nazionale)
atmosfera, la conservazione della biodiversità) e culturali
sulla base dei dati raccolti dall’Inventario Nazionale del-
(legati alle attività turistico-ricreative, sportive, di didat-
le Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC),
tica ambientale). Per esempio, per quanto riguarda la
evidenzia l’aumento costante della superficie forestale.
quantità di carbonio organico accumulato nelle foreste
Solo nell’ultimo decennio INFC (2015) ha certificato un
italiane, le stime dell’INFC (2005) riportano un ammonta-
aumento del 6% della superficie forestale, frutto princi-
re complessivo all’anno di riferimento pari a 1,24 miliardi
palmente della colonizzazione spontanea di aree mar-
di tonnellate, corrispondenti a 4,5 miliardi di tonnellate di
ginali da parte di specie arbustive e della crescita di
anidride carbonica assorbita. Grazie all’accrescimento
boschi di nuova formazione legati a un rimboschimento
degli alberi, ogni anno vengono fissati circa 12,6 Mt di
naturale a seguito dell’esodo rurale e montano a favore
carbonio, pari a circa 5 tonnellate per ettaro di CO2 equi-
delle aree urbane e costiere. Il fenomeno riguarda, con
valente dall’atmosfera.
9
intensità diversa, tutte le regioni italiane. Circa l’81% della superficie forestale nazionale è interesIl patrimonio forestale svolge un fondamentale ruolo mul-
sata da vincolo idrogeologico, e in particolare la superfi-
tifunzionale capace di erogare, a vantaggio della collet-
cie del bosco vincolata è pari all’87% del totale, mentre
tività, benefici sia di tipo economico che di tipo ambien-
le altre terre boscate risultano vincolate per il 49% della
tale. Sebbene la massa legnosa ritraibile annualmente
loro superficie (RaF Italia, 2019). Una qualche forma di
ammonti a circa 13,5 milioni di m , la superficie forestale
vincolo naturalistico si riscontra invece in poco più del
disponibile al prelievo legnoso si assesta intorno all’81%
27% della superficie forestale nazionale. L’incidenza è
del totale e la massa legnosa potenzialmente esportabi-
maggiore in alcune regioni del Centro e Sud Italia dove si
le potrebbe aggirarsi su circa 35,5 milioni di m (INFC,
arriva fino al 50% (e.g. Abruzzo, Campania, Puglia e Si-
2005). Le attività produttive inerenti alla selvicoltura e
cilia). Evidenziamo anche che circa il 3.5% della super-
all’industria del legno e della carta valgono circa l’1%
ficie forestale ricade esclusivamente nei parchi nazionali
del Prodotto Interno Lordo (PIL), in linea con la media
e regionali, mentre il 17.3% rientra esclusivamente nei
comunitaria (RaF Italia, 2019). La prospettiva cambia
siti della rete Natura2000 (Sic e Zps) (RaF Italia, 2019),
considerando la sola selvicoltura, che contribuisce al PIL
rappresentando quindi anche un’importante fonte eco-
con uno 0,03% (a fronte dello 0,2% riscontrabile nel resto
nomica per il territorio e per il settore turistico.
3
3
dell’EU). Questo significa una scarsa attitudine a produrre legname di qualità a fronte di una fiorente industria
D’altra parte, RaF Italia (2019) riporta che, complessiva-
di trasformazione (RaF Italia, 2019), a causa del basso
mente, soltanto il 18% della superficie forestale naziona-
tasso di utilizzo delle risorse forestali nazionali.
le risulta attualmente gestita mediante piani di gestione forestale o piani di assestamento forestale. Da questo
9
Con il termine “altre terre boscate” si intendono in prevalenza arbusteti, boscaglie e macchia.
71
BOX 9.
FORESTE IN MOVIMENTO
Le foreste italiane si stanno adattando alle nuove condizioni climatiche, modificando la composizione dei popolamenti (Chelli et al., 2017) e “muovendo” i loro areali di distribuzione sia in termini latitudinali che altitudinali (Pecchi et al., 2020). Conoscere queste dinamiche di adattamento acquisisce, quindi, un'importanza capitale nelle strategie di pianificazione forestale future per tutelare i servizi ecosistemici forniti nella loro globalità. Si prevede che nel bacino del Mediterraneo gli impatti futuri sugli areali siano estremamente variegati per i diversi gruppi di essenze forestali, ma in generale gli studi hanno evidenziato una forte riduzione di vocazionalità (suitability) territoriale futura (sia a medio che lungo termine) per molte delle specie caratterizzanti i popolamenti forestali (Noce et al., 2017). In questo caso si parla in particolare di habitat suitability guidata dal clima, cioè l’idoneità di una porzione di territorio con le relative condizioni climatiche ad ospitare una data specie forestale. Utilizzando una combinazione di modelli di distribuzione spaziale delle specie (Species Distribution Models, SDMs) guidati da un ensemble di scenari sotto molteplici modelli climatici e diverse assunzioni nelle possibili traiettorie di emissione di gas serra, ci si aspetta per l’Italia evidenti alterazioni nella distribuzione e diversità delle specie forestali che, verosimilmente, porteranno nel complesso ad una riduzione del numero di specie e, quindi, della diversità forestale locale (Noce et al., 2017). Questo suggerisce una potenziale riorganizzazione delle associazioni a vantaggio di quelle più ricche di specie meno esigenti in termini di disponibilità idrica e più capaci di tollerare periodi siccitosi e caldi più lunghi (Bussotti et al., 2014). Aspetto fondamentale, che merita di essere sottolineato, è il ruolo che la regione alpina sarà probabilmente chiamata a svolgere: grazie anche al profilo altitudinale più ampio si prevede infatti che questa potrebbe fungere da area rifugio per la migrazione delle specie forestali (Noce et al., 2017). Andando nel particolare di alcune delle specie, o gruppi di specie, più diffuse sul territorio italiano (Figura 26) appare evidente come la riduzione di suitability sia particolarmente accentuata nella regione appenninica e nei rilievi prealpini. Per l’importante gruppo delle querce mediterranee (ad esempio Roverella, Leccio, Cerro), se si eccettua il margine meridionale dell’areale (Sicilia) interessato da elevato rischio di desertificazione (Blasi, 2007), si prevede un evidente ampliamento di aree con suitability. Le previsioni, sintetizzando il complesso dei vari spostamenti degli areali di distribuzione, suggeriscono che sia a livello di composizione sia di diversità locale i cambiamenti climatici potrebbero portare a modifiche significative in futuro, interessando i popolamenti forestali con diversi livelli di impatto tra le specie ed ovviamente con vari livelli di incertezza legati in particolare all’eterogeneità propria del territorio italiano, dei tratti autoecologici propri delle varie specie e delle strategie di adattamento.
discende quindi la carenza nel mantenimento delle caratteristiche strutturali e funzionali delle foreste, con ripercussioni sul loro stato di salute e sui servizi che esse elargiscono, incluso l’assetto idrogeologico e lo sviluppo socioeconomico di molte realtà locali. L’ampio spettro di servizi ecosistemici offerti dalle foreste è ulteriormente minacciato dall’azione dei cambiamenti climatici in atto e futuri e dai conseguenti impatti. La risposta degli ecosistemi forestali ai cambiamenti climatici, come evidenziato anche nell’ambito del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNAC, 2017), si sta traducendo in cambiamenti dei tassi di crescita e della produttività, della composizione delle specie e spostamenti altitudinali e latitudinali degli habitat forestali (Box 9). A questi fenomeni si accompagna inoltre la perdita locale di biodiversità e una maggiore vulnerabilità ai fenomeni di disturbo, quali gli incendi, gli attacchi parassitari e gli eventi meteorologici avversi. 72
Cosa ci dicono le statistiche sugli incendi boschivi in Italia Una delle principali minacce per il comparto forestale italiano è rappresentata dagli incendi boschivi che si verificano sia nella stagione estiva sia in quella invernale. Pensiamo per esempio al 2017, quando circa il 70% della superficie territoriale percorsa da incendi era rappresentata da popolamenti forestali (RaF Italia, 2019). Durante il periodo 1980-2018, la media del numero di incendi nel nostro Paese è stata poco superiore a 8.900 per anno, mentre l’area percorsa ha fatto registrare, in media, 104.000 ettari (Figura 27). Complessivamente, circa 4 milioni di ettari sono stati percorsi dalle fiamme. Confrontando questi dati con il totale registrato nei cinque Paesi del Mediterraneo più colpiti dal fenomeno (Italia, Portogallo, Spagna, Francia e Grecia), il nostro Paese contribuisce per circa il 19% sul numero degli incendi e circa il 23% sull’area percorsa dagli stessi (Figura 28).
Figura 26. Focus degli output in Noce et al. 2017 sull'Italia per alcune delle maggiori specie (o gruppi). Dall'alto verso il basso la contrazione degli areali appare sempre più evidente. La presenza futura è considerata in caso di positività di almeno il 70% dei membri dell’ensemble (IPCC AR5 Guidance – Mastrandrea et al., 2011).
La tematica ha assunto sempre maggior rilievo nell’Eu-
critico dell’ultimo decennio in termini di superfici percor-
ropa Mediterranea e in Italia, specialmente a causa di
se, pari a oltre 160.000 ha (RaF Italia, 2019). Secondo i
recenti eventi che hanno comportato ingenti perdite e
dati EFFIS (aggiornati all’inizio di settembre 2017) il dato
impatti sulla società.
supera di circa il 300% la media registrata nel periodo 2008-2016 (Figura 29).
In Europa, dal 2000 al 2017, sono state registrate 611 morti (34 persone all’anno) e il rapporto nel progetto eu-
Se da una parte è ormai noto (e.g. Turco et al., 2016;
ropeo PESETA II stima in media danni economici di al-
Spano et al., 2014) che l’area percorsa dalle fiamme
meno 3.000 milioni di euro all’anno. Rimangono impressi
e il numero di incendi siano gradualmente diminuite a
nella memoria i grandi eventi avvenuti recentemente in
partire dagli anni ’80 ad oggi (Figura 28), grazie al forte
Portogallo nel 2017 (Pedrógão Grande, 53.000 ha per-
investimento nella lotta attiva, dall’altra si osserva chia-
corsi e 64 morti), in Grecia nel 2018 (Attica, 6.824 ha per-
ramente come la variabilità inter-annuale della superficie
corsi e 102 morti), e quelli che hanno colpito il territorio
bruciata rimanga molto alta. Questi due lati della stes-
italiano nel 2017 (Val Susa-Piemonte 1.000 ha, Parco del
sa medaglia, cioè la variazione dei regimi degli incendi
Vesuvio 1.980 ha, Parco del Gran Sasso 900 ha, Alà dei
e il verificarsi di alcune stagioni con il doppio o il triplo
Sardi-Sardegna 2.000 ha). Nell’Europa Mediterranea, il
dell’area percorsa dal fuoco rispetto agli anni preceden-
2017 è stato uno degli anni peggiori mai registrati dalle
ti (come appunto il 2017, Figura 27), sono il segnale di
statistiche (Marchetti e Ascoli, 2018) e in Italia l’anno più
un’ampia e comune tendenza influenzata da moltepli73
ci fattori predisponenti, interagenti fra loro, che hanno
gli scenari A2 e B2 , ossia due scenari che corrispon-
interessato l'intero bacino del Mediterraneo negli ultimi
dono a diverse ipotesi di sviluppo socioeconomico. Nel
decenni: uso del territorio, processi socioeconomici e
primo caso, A2, si ipotizza un mondo molto eterogeneo,
gestione del fuoco, a cui dobbiamo aggiungere i cam-
un continuo aumento della popolazione, sviluppo eco-
biamenti climatici in atto.
nomico orientato su base regionale e con cambiamenti
Impatti dei cambiamenti climatici sul rischio di incendi boschivi
tecnologici frammentati e lenti. Si tratta di uno scenario assimilabile a quelli che non prevedono per il futuro alcuna riduzione di emissioni di gas serra. Nel secondo
L’aumento delle temperature e la riduzione delle preci-
caso, B2, si descrive un mondo orientato a soluzioni
pitazioni medie annue, e allo stesso tempo la maggiore
locali ispirate dalla sostenibilità sociale, ambientale ed
frequenza di eventi meteorologici estremi quali le onda-
economica. Lo studio in questione evidenzia significativi
te di calore o la prolungata siccità (e.g. Ruffault et al.,
aumenti della pericolosità potenziale di incendio boschi-
2017), interagiscono con gli effetti dell’abbandono delle
vo in Spagna, nel Sud della Francia e in Italia. In partico-
aree coltivate, dei pascoli e di quelle che un tempo erano
lare, lo studio suggerisce per il nostro Paese un aumento
foreste gestite, del forte esodo verso le città e le aree co-
della pericolosità di incendio (calcolato attraverso l’in-
stiere, e delle attività di monitoraggio, prevenzione e lotta
dice FWI10) fino al 25% per la fine del secolo e sotto lo
attiva sempre più efficienti. I conseguenti cambiamenti
scenario A2. Uno studio più recente (Bedia et al., 2014)
nella struttura e nella continuità delle comunità vegetali
conferma per l’Italia un incremento di pericolosità (dal 20
e nel mosaico paesistico, specialmente nelle fragili aree
al 40%) verso il 2100, utilizzando un ensamble di modelli
di interfaccia urbano-rurale caratterizzate da una mas-
e un diverso scenario di emissioni (A1B, uno scenario
siccia presenza di residenze immerse nella vegetazione,
climatico che descrive un mondo futuro di crescita eco-
creano le condizioni predisponenti verso una maggior
nomica molto rapida, che vedrà la rapida introduzione
vulnerabilità rispetto al passaggio del fuoco e quindi la
di tecnologie nuove e più efficienti). Entrambi gli studi
generazione di grandi eventi (Bovio et al., 2017), estesi
prevedono un allungamento della stagione degli incendi
e distruttivi, con ripercussioni su beni antropici e servi-
da circa 20 (sotto lo scenario A1B) a 40 giorni (sotto lo
zi ecosistemici. Nonostante il potenziamento nel corso
scenario A2) in più per la fine del secolo, proprio a causa
dei decenni di tutti i sistemi antincendio boschivo (AIB)
di prolungati periodi di siccità e precoci ondate di calore
regionali e della Protezione Civile a livello nazionale, le
che influenzano lo stato idrico della vegetazione (Bedia
difficoltà nel gestire gli incendi in anni a meteorologia
et al., 2014; Pellizzaro et al., 2014) e che quindi la rendo-
estrema sono tali da compromettere la tenuta del siste-
no molto più suscettibile all’innesco e capace di soste-
ma, invece efficiente in anni a meteorologia mite.
nere incendi di grande intensità, con possibili passaggi ad incendi di chioma.
Si prevede che i cambiamenti climatici esacerberanno ulteriormente specifiche componenti del rischio di incen-
L’allungamento della stagione degli incendi e l’aumento
di in molte zone d’Europa (de Rigo et al., 2017; Nature
delle giornate con pericolosità estrema si potrà tradur-
Climate Change, 2017), con conseguenti impatti su per-
re in un aumento delle superfici percorse. Diversi studi
sone, beni ed ecosistemi esposti nelle aree più vulnera-
hanno stimato questo elemento e i risultati mostrano un
bili.
intervallo di variazione molto più ampio rispetto a quello riscontrato per la pericolosità potenziale perché dipende
In uno dei primi studi a riguardo, Moriondo e colleghi
non solo dagli scenari climatici o dal modello utilizzato
(2006) hanno utilizzato un solo modello regionale sotto
ma anche dai fattori che lo guidano (Turco et al., 2018;
10
74
FWI – Il “Fire Weather Index” è uno degli indici più utilizzati al mondo per il monitoraggio delle condizioni meteorologiche predisponenti gli incendi, e tiene conto delle precipitazioni, della temperatura e del vento.
20.000
250.000
18.000 16.000
200.000
14.000 12.000
150.000
10.000 8.000
100.000
6.000 4.000
50.000
2.000 0
0 1980
1982
1984
1986
1988
1990
1992
1994
1996
1998
Area Bruciata
Figura 27.
2000
2002
2004
2006
2008
2010
2012
2014
2016
2018
Numero di incendi
Numero di incendi e area bruciata (ha) in Italia durante il periodo 1980-2018. Elaborazione CMCC su dati EFFIS (https://effis.jrc.ec.europa.eu).
300.000
250.000
200.000
150.000
100.000
50.000
0 Portogallo
Spagna 1980-1989
Francia 1990-1999
2000-2009
Italia
Grecia
2010-2018
Figura 28. Area bruciata media (in ha) per decennio nei cinque Paesi del Mediterraneo più colpiti dal fenomeno (Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia). Elaborazione CMCC su dati EFFIS (https://effis.jrc.ec.europa.eu).
Dupuy et al., 2020). Amatulli e colleghi (2013), combi-
beni e persone, e del ruolo giocato dalla vegetazione.
nando la pericolosità di incendio (FWI, calcolato a partire
Attraverso un approccio modellistico più sofisticato in
da un solo modello climatico e due scenari di emissio-
grado di tenere in considerazione questi aspetti chiave,
ne, A2 e B2) con diversi modelli statistici, prospettano
Migliavacca e colleghi (2013) hanno suggerito delle sti-
un aumento dell’area bruciata nel periodo 2071-2100
me più conservative che prevedono per la fine del secolo
rispetto al periodo 1985-2004 dal 66% al 140% per l’a-
(2070-2100), e sotto lo scenario A1B, un 37% di aumen-
rea Euro-Mediterranea e dal 21% al 43% per l’Italia, a
to dell’area bruciata nell’Europa Mediterranea rispetto al
seconda dello scenario considerato. Lo studio però non
periodo 1960-1990. Più recentemente, Turco e colleghi
tiene conto delle attività di spegnimento e lotta attiva che
(2018) hanno stimato, attraverso modelli statistici, l’area
sicuramente verranno introdotte per limitare il rischio a
bruciata estiva nell’Europa Mediterranea per fine secolo, 75
considerando tre scenari di riscaldamento globale (1.5°,
L’aumento dell’area bruciata comporterà inoltre un in-
2° e 3°C). Lo studio riporta un robusto aumento di area
cremento delle emissioni (CO2, gas a effetto serra, ossia
bruciata specialmente per gli scenari di riscaldamento a
GHG, e particolato) dovute alla combustione del ma-
2°C (con valori fra il 62 e l’87% a seconda delle speci-
teriale vegetale (Bacciu et al., 2015). Questo non solo
fiche del modello) e 3°C (con valori fra il 96 e il 187%).
potrà influenzare negativamente la qualità dell’aria e la salute umana a scala locale (Miranda et al., 2008; Ade-
Pochi studi in Europa, e principalmente concentrati su
tona et al., 2016), ma potrà avere un importante impatto
aree limitate, si sono occupati di simulare gli impatti dei
sul budget atmosferico e sul ciclo del carbonio a scala
cambiamenti climatici sulle caratteristiche degli incendi
regionale e globale (Miranda et al., 2014; Urbansky et
(probabilità di ignizione in una data area, lunghezza di
al., 2011). Ad oggi soltanto pochi lavori hanno trattato il
fiamma, o ancora dimensione degli incendi) (Arca et al.,
possibile impatto dei cambiamenti climatici sulle emis-
2012; Kalabokidis et al., 2015; Mitsopoulos et al., 2016).
sioni da incendi boschivi in ambito nazionale. Per l’area
A livello italiano, un unico studio (Lozano et al., 2016) si
Euro-Mediterranea si stima un aumento di emissioni di
è focalizzato su questi aspetti. I risultati riportano come
carbonio di circa il 94% per la fine del secolo rispetto
il Sud Italia e le Isole spicchino fra le aree subnaziona-
al periodo 1960-1990 (Migliavacca et al., 2013), consi-
li analizzate per quanto riguarda l’aumento di valori di
derando un ensemble di modelli sotto lo scenario A1B.
intensità ed esposizione al rischio potenziali e di pos-
Knorr e colleghi, nel 2016, hanno invece simulato per
sibilità nell’avere grandi incendi per la fine del secolo.
l’Italia un aumento delle emissioni di particolato (PM2.5)
Tali risultati sono dovuti alla combinazione fra tipologie
che va dal 70% al 124%, utilizzando un ensemble di mo-
arbustive di combustibile (molto infiammabili nel periodo
delli e i nuovi scenari di emissione RCP (Representative
estivo), umidità del combustibile e venti di forte intensità,
Concentration Pathways) 4.5 e 8.5.
in grado di alimentare la propagazione degli incendi e influenzare la lunghezza di fiamma.
76
140
120
2017 Burned Areas
2008 - 2016 Average Burned Areas
Burned area (ha x 1000)
100
80
60
40
20
0 01-gen
01-feb
01-mar
01-apr
01-mag
01-giu
01-lug
01-ago
01-set
01-lug
01-ago
01-set
800 700 2017 Fires Count
2008 - 2016 Average Num of Fires
600
Fire number
500 400 300 200 100 0 01-gen
01-feb
01-mar
01-apr
01-mag
01-giu
Figura 29. Confronto fra il numero di incendi (FN, in alto) e l’area percorsa (BA, in basso) in Italia nel 2017 rispetto alla media del periodo 2008-2016. Dati EFFIS (http://effis.jrc.ec.europa.eu) aggiornati al 3 settembre 2017.
77
4
Costi, strumenti e risorse
Più alta la temperatura, più elevati i costi.
Gli impatti economici dei cambiamenti climatici in Italia risultano essere ancora gestibili seppur presentando costi comunque non trascurabili, circa lo 0,5% del PIL nazionale, solo per aumenti di temperatura inferiori ai 2°C rispetto al periodo preindustriale. Per incrementi di temperatura superiori, i costi aumentano rapidamente e in modo esponenziale. Ad esempio, nello scenario climatico ad alte emissioni, che prevede un aumento della temperatura medio di 4°C rispetto al periodo preindustriale a fine secolo, le perdite di PIL pro capite sarebbero superiori al 2,5% nel 2050 e tra il 7-8% a fine secolo.
Disuguaglianze. I cambiamenti climatici aumentano la disuguaglianza economica tra re-
gioni. Gli impatti economici negativi tendono ad essere più elevati nelle aree relativamente più povere. Ad esempio, in uno scenario RCP8.5, gli indicatori di "uguaglianza" peggiorano del 16% nel 2050 e del 61% nel 2080
I settori più colpiti. Tutti i settori dell'economia italiana risultano impattati negativamente dai cambiamenti climatici, tuttavia le perdite maggiori vengono a determinarsi nelle reti e nella dotazione infrastrutturale del Paese, come conseguenza dell'intensificarsi dei fenomeni di dissesto idrogeologico, nell'agricoltura e nel settore turistico nei segmenti sia estivo che invernale.
80
Investimenti. I cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti e rappresente-
ranno per l'Italia un'opportunità per investire in uno sviluppo sostenibile che il Green Deal europeo riconosce come unico modello di sviluppo per il futuro.
Un’occasione da non perdere (né rimandare). È il momento migliore in cui nuovi modi di fare impresa e nuove modalità per una gestione sostenibile del territorio devono entrare a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali.
Usare le risorse. L’Europa e l’Italia hanno messo a disposizione ingenti risorse economi-
che: capacità di acquisirle con competenza e una giusta dose di innovazione, ed a volte ingegnosità, sarà la sfida per il prossimo trentennio.
81
Spunti per una valutazione economica degli impatti
al futuro, risulta che l’Italia potrebbe perdere lo 0,9%, il
Gli studi che propongono un’analisi degli impatti ma-
bero molto più contenute, pari al massimo allo 0,05% del
cro-economici dei cambiamenti climatici in Italia sono un
PIL pro capite nel 2100, nello scenario RCP2.6, coerente
numero limitato. Quelli esistenti si sviluppano principal-
con la stabilizzazione dell’aumento della temperatura en-
mente secondo due approcci metodologici: il primo uti-
tro i 2°C entro fine secolo. Un secondo studio condotto
lizza modelli macro-economici che traducono in termini
sull’Italia (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, 2019),
di perdita di PIL per il Paese gli impatti ambientali indotti
utilizzando dati su scala sub-nazionale sia climatici che
dei cambiamenti climatici; il secondo utilizza invece tec-
socioeconomici e applicando tecniche di econometria
niche econometriche per proiettare al futuro la relazione
spaziale, evidenzia perdite più elevate pari al 3,7% nel
tra performance economica e variabili climatiche prece-
2050 e dell’8,5% nel 2080 con lo scenario RCP8.5. Lo
dentemente stimata su periodi storici osservati.
studio riporta anche alcune considerazioni distributive: la
2,56% e il 7,1% del PIL pro capite nello scenario RCP8.5 nel 2030, 2050 e 2100 rispettivamente1. Le perdite sareb-
disuguaglianza di reddito tra regioni in seguito agli impatTra gli studi modellistici, Carraro et al., (2009) riportano
ti asimmetrici dei cambiamenti climatici, sempre in uno
perdite non trascurabili per l’Italia anche in uno scenario
scenario RCP8.5, incrementerebbe del 16% nel 2050 e
di moderato cambiamento climatico di 1°C rispetto al pe-
del 61% nel 2080.
riodo preindustriale. Il PIL è previsto contrarsi tra lo 0,12 e lo 0,2% (in valori assoluti circa 2 - 3,5 miliardi di euro). Il
Si può già notare, nonostante la diversità negli approcci
secondo studio è Mcallum et al., (2013), secondo il qua-
adottati e in parte nei risultati, una sostanziale concordan-
le le perdite, ancora relativamente contenute attorno allo
za tra i diversi studi. Questi evidenziano come in uno sce-
0,5% del PIL in uno scenario di incremento della tempe-
nario in cui l’aumento della temperatura rimanesse al di
ratura di 2°C, coerente con gli obiettivi minimi dell’Accor-
sotto dei 2°C le perdite economiche sarebbero per il Pa-
do di Parigi, potrebbero aumentare al 2% del PIL (circa
ese ragionevolmente contenute, per aumentare invece in
35 miliardi di euro) per incrementi di temperatura di 4°C,
modo esponenziale per livelli di temperatura più elevati.
caratteristici dello scenario RCP8.5. Entrambi gli studi non prendono in considerazione alcune importanti cate-
Oltre agli studi per l’economia nel suo complesso, è di-
gorie di impatto a causa della loro difficile quantificazione
sponibile una serie di ricerche che propongono delle sti-
in termini di PIL: ci si riferisce ad esempio agli impatti
me economiche per settore o “area di impatto”. Queste
conseguenti gli eventi estremi, agli impatti sulla salute e a
stime riportano i cosiddetti costi diretti. Rispetto agli studi
quelli su ecosistemi e biodiversità. I valori proposti devo-
precedenti l’analisi condotta è “parziale”, nel senso che
no essere quindi considerati delle stime per difetto.
non considera le potenziali interazioni all’interno dell’intero sistema economico. I risultati di seguito riportati parto-
Nel filone di studi econometrici, in continua espansione,
no dalla rassegna effettuata in ambito di Piano Nazionale
sulla relazione tra impatti economici e cambiamenti clima-
di Adattamento per l’Italia con alcuni aggiornamenti dalla
tici – si veda Carleton e Hsiang (2015) per una rassegna
letteratura più recente. Si sottolinea come fonti e meto-
–, due contributi recenti riportano dei risultati per l’Italia.
dologie siano altamente eterogenee, cosa che rende un
Kahn et al., (2019), conducono uno studio su dati in pa-
confronto tra studi particolarmente complesso. Tuttavia il
nel per 174 Paesi nel periodo 1960-2014, ed identificano
quadro che si delinea è quello di un Paese in cui i cam-
una relazione statisticamente rilevante tra temperatura e
biamenti climatici comportano elevati rischi economici
performance economica nel lungo termine. Proiettandola
anche per diversi settori produttivi.
1
82
Per confronto con gli studi precedenti si ricorda che l’RCP8.5 configura un aumento medio di temperatura di circa 2°C nel 2050 e superiore ai 4°C nel 2100 rispetto al periodo preindustriale (Rogelij et al., 2012).
Impatti economici elevati sono previsti a seguito dell’in-
risti nazionali, l’impatto netto sulla domanda totale italiana
tensificarsi dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Se-
risulta comunque in una contrazione del 6,6% e dell’8,9%
condo Ciscar et al., (2018) l’Italia è il Paese europeo con
con perdite dirette per il settore stimate in 17 e 52 miliardi
la più alta esposizione economica al rischio alluvionale.
di euro nei due scenari climatici, rispettivamente. Discor-
In uno scenario di aumento di temperatura pari a 3°C al
so a parte merita il segmento turistico invernale. Secondo
2070, i costi diretti in termini di perdita attesa di capitale
l’OCSE (Abegg et al., 2007), già in caso di una variazione
infrastrutturale si aggirerebbero tra gli 1 e i 2,3 miliardi di
moderata di temperatura (+1 °C), tutte le stazioni sciisti-
euro annui nel periodo 2021-2050, e tra gli 1,5 e i 15,2
che del Friuli-Venezia Giulia non avrebbero una copertu-
miliardi di euro annui nel periodo 2071-2100. Alfieri et al.,
ra nevosa naturale sufficiente a garantire la stagione. Lo
(2015) quantificano i danni da eventi alluvionali nello sce-
stesso accadrebbe al 33%, 32% e 26% delle stazioni in
nario RCP8.5 tra i 4,5 e gli 11 miliardi nel 2050 e tra i 14 e
Lombardia, Trentino e Piemonte, rispettivamente. Con un
i 72 miliardi nel 2080.
aumento di 4°C solo il 18% di tutte le stazioni operanti nel complesso dell’arco alpino italiano avrebbe una co-
Costi diretti attesi elevati sono imputabili anche all’innal-
pertura nevosa naturale idonea a garantire la stagione
zamento del livello del mare e alle inondazioni costiere.
invernale.
Il già citato studio di Ciscar et al., (2018) proietta per il 2050 perdite attese tra i 650 milioni di euro nell’RCP4.5 e
A livello italiano, non sono al momento invece disponibili
i 900 milioni di euro nell’RCP8.5. Nel 2100 le perdite sali-
valutazioni economiche della variazione dei consumi o
rebbero a 3,1 miliardi di euro nell’RCP4.5 e a 5,7 miliardi
della produzione energetica conseguenti i cambiamenti
di euro nell’RCP8.5.
climatici. Qui si propongono quindi delle considerazioni di massima. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cam-
Il settore agricolo risulta particolarmente esposto a ridu-
biamenti Climatici per l’Italia riporta un cospicuo aumento
zioni nelle rese a causa di fenomeni di scarsità idrica e
dei cooling degree days, eventi in cui la temperatura me-
siccitosi. Secondo McCallum et al., (2013) in caso di in-
dia giornaliera supera i 24°C, sia nello scenario RCP4.5
nalzamento della temperatura di 2°C e 4°C rispetto all’e-
che 8.5, e una riduzione degli heating degree days, even-
poca preindustriale, il valore complessivo della produzio-
ti in cui la temperatura media giornaliera scende al di sot-
ne agricola persa potrebbe aggirarsi tra i 13 e i 30 miliardi
to dei 15°C. Si può pertanto concludere preliminarmente
di euro rispettivamente. Van Passel e Massetti (2016) sti-
che, alla luce della minore efficienza e del maggior costo
mano nello scenario A2 dell'IPCC, il più pessimista dal
della conversione della domanda energetica in consumi
punto di vista dello sviluppo sostenibile, un decremento
di energia finale, che caratterizza le tecnologie di raffre-
di valore dei terreni agricoli in l’Italia valutabile tra gli 87 e
scamento rispetto a quelle di riscaldamento, l’incremento
162 miliardi di euro al 2100.
dei costi per i primi supererà i risparmi relativi ai secondi. L’offerta di energia dovrà invece far fronte ad una più pro-
Un settore che nel nostro Paese fornisce un elevato con-
blematica gestione dei flussi, dal momento che, seppur
tributo alla produzione di valore aggiunto ed è al con-
con connotazioni geografiche diversificate, la disponibi-
tempo sensibile ai cambiamenti climatici è quello turisti-
lità delle risorse idriche per la produzione idroelettrica o
co. McCallum et al., (2013) riportano alcune stime delle
per il raffreddamento delle centrali termoelettriche è pre-
possibili variazioni dei flussi turistici basati sulla semplice
vista ridursi, mentre la variabilità nei regimi idrici nell’arco
variazione delle condizioni di comfort termico associato
dell’anno è prevista aumentare. Altro elemento impattante
alle temperature future. In uno scenario di aumento della
l’offerta di energia sono gli eventi climatici estremi previsti
temperatura di 2°C, si stima una riduzione del 15% degli
in intensificazione con chiare implicazioni sulla sicurezza
arrivi internazionali, del 21,6% in uno scenario di aumento
e continuità della produzione e distribuzione. Non sono
di 4°C. Tenendo conto anche del comportamento dei tu-
infine da trascurare gli effetti sulle reti elettriche dovuti 83
agli aumenti della temperatura e alla siccità. La temperatura riduce la capacità dei trasformatori, aumenta la resistenza dei cavi e quindi aumenta le perdite di trasmissione. La capacità di trasporto dei cavi sotterranei, inoltre, si riduce anche in seguito al diminuire dell’umidità del suolo ed è quindi vulnerabile agli episodi di siccità. Elementi tutti che caratterizzeranno in modo crescente la penisola. Si conclude infine con il settore ittico. Al momento, le conoscenze disponibili sono insufficienti a prevedere con precisione gli impatti dei cambiamenti climatici sulla fisiologia delle specie allevate, sulla disponibilità di siti idonei per le attività di acquacoltura e sulla capacità produttiva delle aziende. Si nota tuttavia che l’acquacoltura in Italia è particolarmente sviluppata negli ambienti ritenuti più vulnerabili ai cambiamenti climatici, in particolare lungo le zone costiere e lagunari del Mar Adriatico dove si concentrano, per naturale vocazione del territorio, la maggior parte delle attività di molluschicoltura e piscicoltura estensiva. Per la pesca due progetti Europei, il progetto SESAME2 del 6PQ e VECTORS del 7PQ per la ricerca europea, propongono alcune stime relative agli impatti sulle catture delle principali specie ittiche commerciali in Italia concludendo che in base alle forzanti climatiche dello scenario A1B dell’IPCC si osserverebbe una contrazione al 2030 di circa l’8-9% nella produzione settoriale.
2
84
Southern European Seas: Assessing and Modelling Ecosystem Changes, www.sesame-ip.eu
Programmi e risorse per contrastare i cambiamenti climatici
principali obiettivi: promuovere l’azione degli Stati Membri, fornire gli strumenti per decisioni politiche informate dai risultati della ricerca scientifica e promuovere l’adattamento delle infrastrutture strategiche attraverso i programmi di finanziamento diretti dell’Unione. La Strategia,
Programmi di adattamento
approvata nella forma di una Comunicazione della Com-
Per far fronte ai costi dei cambiamenti climatici e per tra-
missione al Parlamento, non prevede azioni obbligatorie
sformare potenziali danni in opportunità di crescita eco-
e dà invece mandato d’azione agli Stati Membri, anche
nomica, nell’ultimo decennio sono state avviate a livello
per tenere in considerazione i differenti impatti a cui i
europeo e nazionale una serie di politiche e per la prima
Paesi europei sono differentemente esposti. Nel 2018 è
volta sono stati dedicati dei fondi specifici sul tema, con
stata portata a termine la valutazione della Commissione,
la consapevolezza che le risorse finanziarie investite oggi
la quale ha riconosciuto che in cinque anni dall’entrata
sono inferiori del costo in termini di danni e di mancata
in vigore, gli obiettivi della Strategia sono stati raggiunti:
crescita di domani.
quasi tutti gli Stati Membri hanno sviluppato una strategia di adattamento nazionale; attraverso il programma Hori-
La Strategia Europea di Adattamento
zon 2020 e la piattaforma Climate-ADAPT le conoscenze
L’Unione Europea è una delle istituzioni più ambiziose a
scientifiche a disposizione dei decisori politici sono au-
livello internazionale in fatto di contrasto ai cambiamen-
mentate e migliorate, l’adattamento è stato integrato nei
ti climatici. Anche sul fronte dell’adattamento, l’UE si è
programmi e negli investimenti dell’Unione Europea.
mossa in anticipo rispetto a molte altre istituzioni mondiali. Nel 2013, la Commissione ha approvato una Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici avente tre Tabella 5. Aree Target del progetto MASTER ADAPT (MAinStreaming Experiences at Regional and local level for ADAPTion to climate change)
Programmi di finanziamento Europei
LIFE
Programmi co-finanziati da PON Italia e UE Programmi finanziati dall’Italia Strumenti istituzioni finanziarie UE
CIVITAS
URBACT
POR - FESR
POR - FSE
PSR
Piani Stralcio
Patti per il Sud
BEI: Municipal Loans
BEI: Deep Green
BEI: NCFF
CDP: Prestito riqualificazione periferie urbane
CDP: Prestito conto termico
Partenariati Pubblico Privati
Green Bonds
Strumenti CDP: Prestito istituzioni ordinario finanziarie Italia Prodotti finanziari sul mercato
Urban Innovation Action
Prestiti
Programmi Interreg
Horizon 2020
BEI: EEEF
BEI: ELENA
BEI: JASPERS
Contratti di Efficienza Energetica
On bill financing
Aree Target del progetto MASTER ADAPT (MAinStreaming Experiences at Regional and local level for ADAPTion to climate change) 85
SNAC e PNACC. Un quadro unico per l’adattamento in
Le amministrazioni locali possono quindi conoscere il
Italia
clima futuro nella propria regione e verificare quali siano i principali impatti attesi, sia a livello territoriale sia set-
A seguito della pubblicazione della Strategia Europea di
toriale, seguendo la suddivisione proposta dalla SNAC.
Adattamento, l’Italia ha risposto con la definizione di una propria strategia di adattamento di livello nazionale: la
Il Piano definisce anche un ricco database di possibi-
SNAC – Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambia-
li azioni di adattamento per ciascun settore, che gli
menti Climatici. Il documento, approvato con il decreto
amministratori locali possono selezionare in base alle
direttoriale n. 86 del 16 giugno 2015, ha definito i con-
proprie strategie di sviluppo locale. Nel documento si
fini di una possibile azione di adattamento: sono state
raccomanda di lavorare in maniera integrata, ovvero
passate in rassegna le conoscenze scientifiche al fine
prediligendo le azioni che gravitano intorno ad una stes-
di produrre scenari attendibili dei possibili impatti. Sono
sa risorsa con un approccio trans-settoriale, ma anche
quindi stati identificati 18 settori strategici, i relativi impat-
integrando l’azione climatica nelle normali procedure e
ti, e sono state proposte alcune azioni per l’adattamento.
nei normali programmi di spesa delle pubbliche amministrazioni.
L’Italia ha successivamente iniziato il processo di definizione di un piano che realizzasse gli obiettivi program-
Infine il PNACC spiega come istituire un sistema di mo-
matici della SNAC. È stato così sviluppato il Piano Nazio-
nitoraggio delle azioni efficace a scala locale, ma propo-
nale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC),
ne anche l’istituzione di una cabina di regia per il moni-
non ancora formalmente approvato dal governo ma la
toraggio del Piano stesso. Quest’ultimo è indispensabile,
cui bozza è stata già sottoposta a due consultazioni pub-
dato che l’azione vera e propria dovrebbe essere portata
bliche nel 2017. Il PNACC riconosce che l’adattamento
avanti a livello locale mentre il livello centrale dovrebbe
deve essere affrontato a livello locale, in quanto gli im-
invece garantire la standardizzazione delle informazioni,
patti possono essere differenti in base alle condizioni cli-
l’omogeneità degli approcci e il supporto.
matiche (e l’Italia, per conformazione, ospita climi molto diversi, dalle Alpi alla Sicilia), ai differenti beni esposti e alle differenti traiettorie di sviluppo locale. Obiettivi del piano sono sia la riduzione della vulnerabilità territoriale, sia la trasformazione dei rischi in nuove opportunità di sviluppo in base alle condizioni locali. Il documento quindi offre un quadro per l’analisi climatica, identificando sei macroregioni climatiche terrestri e proiettando due differenti scenari di concentrazione delle emissioni (lo scenario medio RCP4.5 e lo scenario RCP8.5 come definiti dal Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC) per capire come cambierà il clima.
86
Risorse finanziarie per l’adattamento
È indispensabile notare che i programmi di finanziamen-
Prima di entrare nel merito dell’analisi della finanza pub-
di alcuni Interreg o piccoli lavori finalizzati alla conserva-
blica, occorre fare una precisazione. I fondi espressa-
zione della biodiversità nel caso del programma LIFE).
mente dedicati all’adattamento sono una novità nel pa-
Anche i programmi di assistenza allo sviluppo di progetti
norama finanziario e per altro sono abbastanza limitati
della Banca Europea degli Investimenti non finanziano
in termini di dimensioni. Possono essere utili per misure
direttamente investimenti, ma solo la preparazione di
urgenti o comunque applicabili nel breve periodo, ma
progetti successivamente finanziati dalla Banca stessa.
la vera sfida per il futuro è integrare l’adattamento nelle
Le risorse finanziate o co-finanzate dagli Stati Membri
normali voci di spesa delle politiche pubbliche (main-
restano le più numerose per finanziare lavori, insieme a
streaming). Il tema dell’adattamento deve essere preso
quelle messe a disposizione dalle istituzioni finanziarie e
in considerazione quando si fanno le normali politiche di
dal mercato finanziario.
pianificazione, si elaborano programmi di spesa o si sviluppano progetti di investimento. Di seguito analizziamo
to europei non permettono investimenti in lavori o infrastrutture (se non per infrastrutture leggere come nel caso
L’adattamento nel budget dell’Unione Europea
le principali risorse finanziarie per progetti riconducibili
L’impegno profuso dall’Unione Europea nell’azione cli-
all’adattamento o il cui tema possa facilmente essere in-
matica in termini finanziari è imponente. Negli ultimi 7
tegrato, ma non espressamente dedicati.
anni, il programma di spesa dell’Unione (multiannual financial framework 2014-2020) ha previsto un significa-
La maggior parte delle risorse è resa disponibile nel
tivo 20% di risorse dedicate all’azione per il clima, che
quadro delle priorità previste dal programma finanzia-
ammontano a circa 206 miliardi di euro. Effettivamente
rio pluriennale 2014-2020 definito in sede europea a cui
questo obiettivo di spesa è stato quasi raggiunto, dato
gli Stati Membri partecipano co-finanziando con risorse
che l’UE stima che al 2020 siano stati spesi 200 miliardi
proprie. In base alle regole europee, tali risorse sono al-
di euro per il clima (il 18,8% del totale). Tuttavia, queste
locate su base competitiva: sia i programmi gestiti diret-
cifre si riferiscono all’azione climatica in generale e non
tamente dalla Commissione Europea, sia i PON e i POR
fanno distinzione tra mitigazione e adattamento. Queste
sono tutti distribuiti sulla base della presentazione e se-
risorse sono state integrate in più voci spesa: sia nei
lezione di proposte da parte degli enti locali. La disponi-
programmi diretti come la Politica Agricola Comune, il
bilità delle risorse è quindi soggetta ad una valutazione
Fondo per lo Sviluppo Rurale, il programma di ricerca
della proposta. In questo impianto, alle amministrazioni
Orizzonte 2020 o quello sull’ambiente Life+, sia nei Fon-
locali che intendono applicare per ottenere finanziamenti
di Strutturali e di Investimento Europei (FSIE).
è richiesto lo spirito di iniziativa e la capacità di proporre progetti che possano vincere le risorse a disposizione, magari combinando più opportunità insieme e non limitandosi alla sola finanza pubblica, ma esplorando possibilità provenienti anche dal settore della finanza privata. Di seguito un quadro non esaustivo delle risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni locali nel periodo di programmazione 2014-2020 per poter investire in misure di adattamento ai cambiamenti climatici.
Analizzando i soli Fondi Strutturali e di Investimento Europei3, si può notare che a livello europeo la voce di spesa “Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione dei rischi” è la nona su quattordici per un ammontare totale di 41 miliardi di euro già spesi nel periodo 2014-2020 (circa il 6% del totale). Sulla stessa voce di spesa e nello stesso periodo, l’Italia ha speso 5 miliardi di euro (pari a circa il 7% del totale delle risorse a disposizione per l’Italia), seconda solo alla Francia che ha speso 5,3 miliardi di euro e ampiamente davanti alla
3
https://cohesiondata.ec.europa.eu
87
Germania (terza classificata con 4,2 miliardi di euro) e
bonifiche delle aree di Trieste, Piombino (65,4 milioni di
all’Austria (quarta con 2,4 miliardi di euro). Da notare in-
euro complessivi); il piano per la mitigazione del rischio
fine che la somma a disposizione dell’Italia contava un
idrogeologico (450 milioni di euro cui si è aggiunto un
co-finanziamento nazionale pari a circa il 45% (2,2 mi-
ulteriore contributo di 100 milioni di euro dal Ministero
liardi di euro), nettamente superiore in termini assoluti e
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare); il
relativi al cofinanziamento di Francia (28%) e Germania
piano per la riqualificazione del patrimonio edilizio sco-
(32%). Ciò indica un netto interesse per l’Italia nell’inve-
lastico statale (60 milioni di euro). Inoltre il FSC ha finan-
stire le risorse dei FSIE sul tema dell’adattamento.
ziato i Piani per il Sud, che destinano oltre 13 miliardi
La finanza pubblica per l’adattamento in Italia
di euro alle regioni ed enti locali del Mezzogiorno per finanziare opere pubbliche di infrastrutturazione viaria,
In Italia la principale fonte di spesa pubblica a livello
protezione del territorio dal rischio idrogeologico e pro-
centrale resta la programmazione annuale che viene
mozione del patrimonio turistico-culturale. In aggiunta a
proposta dal Governo e approvata dal Parlamento (Do-
questi programmi speciali, il FSC finanzia i Programmi
cumento di Economia e Finanza e Legge di Bilancio).
Operativi Nazionali (PON), mobilizzando complessiva-
Accanto a questo sistema, le stesse Leggi di Bilancio
mente circa 6,8 miliardi di euro nei loro sette anni di pro-
destinano una parte delle risorse ad una programmazio-
grammazione. Il tema dell’adattamento è potenzialmente
ne pluriennale che normalmente si affianca a quella eu-
integrato nel PON Città Metropolitane, dedicato ai nuovi
ropea. Per quanto concerne l’adattamento in senso lato,
enti territoriali e dotato di 318 milioni di euro per sostenere
le ultime legislature non hanno riservato particolari risor-
spese nel campo dei trasporti pubblici sostenibili, inve-
se nella programmazione annuale, ma hanno destinato
stimenti che possono tenere conto dell’adattamento per
somme nella programmazione pluriennale 2014-2020.
offrire servizi di trasporto a “prova di clima”. Un secondo
Non è ancora possibile conoscere quelle che saranno le
esempio è il PON Cultura e Sviluppo (270 milioni di euro)
priorità di spesa per il periodo 2021-2027, ma si può ini-
che rappresenta una fonte di finanziamento per la tutela
ziare ad analizzare quanto è stato fatto nel periodo che si
e l’adattamento del patrimonio culturale, particolarmen-
sta concludendo. Nell’arco di questi sette anni, il Fondo
te esposto ai rischi connessi ai cambiamenti climatici.
per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) ha co-finanziato i
Persino il PON Scuola, prevedendo la riqualificazione e
vari Programmi Operativi Nazionali e altre iniziative quali
la messa in sicurezza degli edifici scolastici, è una po-
i cosiddetti Piani Stralcio e i Patti per il Sud. L’altra parte
tenziale risorsa per l’adattamento del patrimonio immo-
del co-finanziamento è assicurata dall’Unione Europea,
biliare scolastico, specialmente considerando il lungo
motivo per cui questi piani si inseriscono nel solco delle
orizzonte di vita di simili investimenti. Il PON Infrastrutture
modalità, regolamenti e priorità definite in sede europea.
e Reti è senza dubbio interessato dal tema dei cambia-
Benché non sia ancora possibile fare una valutazione
menti climatici, dovendo necessariamente confrontarsi,
complessiva delle risorse finanziare destinate all’adat-
nella pianificazione di opere pubbliche dal lunghissimo
tamento in senso stretto, si possono individuare quei
ciclo di vita, con il clima futuro e i rischi connessi. Infine
programmi dove potenzialmente il tema potesse essere
il PON Sviluppo Rurale e il PON FEAMP (Fondo Europeo
integrato nella spesa.
Affari Marittimi e Pesca), facendo proprie le indicazioni comunitarie, già considerano l’adattamento e finanziano
Il FSC, la cui dotazione nel periodo 2014-2020 supera
misure che potremmo considerare adattive.
i 54 miliardi di euro, ha finanziato numerosi Piani Stralcio e alcuni di essi prevedono investimenti che posso-
Per completare questo quadro sulla finanza pubblica,
no ricomprendere il tema dell’adattamento: i piani per le
bisogna menzionare anche le risorse messe a disposi-
88
zione a livello regionale dai vari Piani Operativi Regio-
a seconda della forma legale del contratto e possono
nali (POR) e Piani di Sviluppo Rurale (PSR). Si tratta
adottare differenti strumenti per la mitigazione e la riallo-
prevalentemente di risorse comunitarie amministrate e
cazione del rischio tra le parti: garanzie, prestiti a tasso
co-finanziate dalle Regioni. In questo caso, alcune di
agevolato etc.
esse hanno persino selezionato l’adattamento (prevalentemente in termini di mitigazione del dissesto idrogeolo-
Un’altra fonte di finanziamento offerta dal mercato sono
gico) tra i vari Obiettivi Tematici definiti in sede europea.
le cosiddette obbligazioni verdi o Green Bonds. Le ob-
Complessivamente i POR mobilitano oltre 36 miliardi di
bligazioni verdi sono forme di prestito in cui l’emettitore si
euro, mentre i PSR mobilitano oltre 20 miliardi di euro.
impegna a restituire il denaro raccolto sul mercato delle obbligazioni finalizzandolo a specifici progetti di valen-
Infine, occorre segnalare che nel panorama di finanza
za ambientale. I Green Bonds possono essere emessi
pubblica si possono considerare anche le risorse del-
anche da pubbliche amministrazioni e rappresentano
la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che, investendo in
una nuova forma di finanziamento specifica per progetti
vari settori strategici del Paese come le infrastrutture e
di rilievo climatico. Il mercato delle obbligazioni verdi è
l’energia, possono essere interessate dal tema dell’adat-
in crescita a livello globale. Complessivamente, il mer-
tamento.
cato ha superato i 257 miliardi di dollari di emissioni, in
Prodotti finanziari per il clima
costante aumento fin dalla prima emissione di un green bond nel 2007 da parte della Banca Europea degli
Da qualche anno la transizione verso la sostenibilità ha
Investimenti (BEI). Le obbligazioni verdi sono emesse
coinvolto anche il settore finanziario, che si è progressi-
prevalentemente in Europa e finalizzate per lo più a fi-
vamente interessato delle opportunità offerte dalla miti-
nanziare progetti nel campo dell’energia e dell’efficienta-
gazione (soprattutto), ossia dalla riduzione delle emis-
mento degli edifici. In Italia il primo Green Bonds è stato
sioni di gas serra, e dall’adattamento ai cambiamenti
emesso nel 2014 dalla multi-utility HERA S.p.A., società
climatici. D’altronde, le sole risorse pubbliche non sareb-
di pubblica utilità quotata in borsa e partecipata dai co-
bero sufficienti a spingere il cambiamento dell’economia
muni dell’Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Veneto e
richiesto per raggiungere la neutralità di carbonio. Molte
Friuli-Venezia Giulia. L’ammontare complessivo di 500
imprese nel settore assicurativo e bancario offrono ormai
milioni di euro è servito a finanziare investimenti nel cam-
prodotti capaci di finanziare progetti per il clima, alcuni
po della produzione di energia da fonti rinnovabili. Re-
dei quali particolarmente innovativi.
centemente anche la Cassa Depositi e Prestiti ha emesso tre ordini di obbligazioni (Social Bond, Green Bond e
In aggiunta alle sovvenzioni analizzate finora, un’opzio-
Sustainability Bond) finalizzate a raccogliere capitali per
ne a disposizione delle pubbliche amministrazioni per
finanziare progetti nei campi delle infrastrutture, dell’i-
finanziare un progetto può essere quella di rivolgersi di-
struzione, dello sviluppo delle Piccole e Medie Imprese,
rettamente al mercato finanziario. Oltre ai normali presti-
dell’edilizia sociale e della sostenibilità energetica.
ti, per specifici progetti con lunghi tempi di ritorno sull’investimento (è il caso delle infrastrutture) le pubbliche amministrazioni possono raccogliere capitali attraverso la creazione di partenariati pubblico-privati (PPP). Il soggetto pubblico si fa carico di una parte del rischio finanziario del progetto, permettendo l’ingresso di capitali privati. I PPP possono prendere forme molto diverse
Esistono inoltre prodotti espressamente dedicati al finanziamento di iniziative di efficientamento energetico, quali i contratti di prestazione energetica (Energy Performance Contract - EPC) che possono permettere ad una pubblica amministrazione di appaltare ad un soggetto privato i lavori di efficientamento ad una specifica tariffa calcolata in base ai risparmi generati dal minor consumo
89
di energia. Analogamente, ma più orientato verso i pic-
2019, la Commissione ha deciso di rilanciare gli obiet-
coli proprietari, esiste l’on-bill financing , che permette
tivi per il clima continentali con il cosiddetto Green Deal
di ripagare l’investimento di efficientamento fatto da una
europeo. Il piano rappresenta un cronoprogramma per
società privata direttamente attraverso le utenze. Sebbe-
i prossimi dieci anni, in modo da mettere l’Europa nel-
ne dedicati alla mitigazione, queste possibilità possono
le condizioni di raggiungere la neutralità carbonica nel
integrare il tema dell’adattamento finanziando l’ammo-
2050. Il programma è composto da vari tasselli attual-
dernamento di edifici che siano “a prova di clima”.
mente in discussione all’interno delle istituzioni europee e allo stato attuale aventi differente forza legislativa. Uno
Infine un’ultima opportunità non legata al mercato finan-
dei punti del documento, e l’unico a tema adattamento, è
ziario, ma che inizia a prendere piede anche nel campo
la creazione di una nuova Strategia di Adattamento che
del finanziamento di progetti della pubblica amministra-
vada a sostituire e rilanciare quella del 2013. Il nuovo
zione è il cosiddetto crowdfunding . In Italia l’esempio
documento è atteso tra il 2020 e il 2021.
più rilevante è quello del Portico di San Luca a Bologna, dove il Comune è riuscito a raccogliere la somma necessaria al restauro del porticato dal contributo volontario di oltre 7000 sostenitori. Naturalmente tutti questi schemi e prodotti finanziari possono essere combinati in varia maniera tra di loro e anche in aggiunta alle normali fonti di finanziamento pubbliche, nonché alle sovvenzioni disponibili a livello europeo e nazionale. Ciò richiede ovviamente un certo grado di creatività e soprattutto di competenza all’interno dell’amministrazione locale per poter gestire in maniera efficiente questa tipologia di progetti.
Il futuro del prossimo quadro finanziario Il prossimo programma quadro di finanziamento 20212027 è attualmente in discussione tra Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo. La situazione resta piuttosto incerta, anche a causa della pandemia internazionale e della conseguente crisi economica che potrebbe rimettere in discussione la destinazione delle risorse. Inizialmente le risorse a disposizione per l’azione climatica dovevano essere aumentate al 25% del totale (circa 320 miliardi di euro) con un significativo incremento, specialmente considerando l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Pur in questo quadro di incertezza, senza dubbio la volontà della nuova Commissione Europea presieduta da Ursula von der Leyen è quella di dare grande rilievo al tema dei cambiamenti climatici. Infatti, nel novembre 90
BOX 10.
STANDARDIZZAZIONE E TASSONOMIA COMUNE EUROPEA PER LA FINANZA CLIMATICA
La finanza per il clima è un settore relativamente recente. Dopo una prima fase di grande innovazione, esso attraversa adesso un momento di sistemazione e strutturazione. Il presupposto di tutti questi prodotti “verdi” disponibili sul mercato è infatti la trasparenza circa la finalità (use-of-proceed) per cui i fondi sono raccolti e, ovviamente, il monitoraggio dei risultati. Inizialmente gli operatori si sono dotati di schemi volontari come la Climate Bond Initiative, ma da qualche anno la Commissione Europea ha avviato dei lavori per definire uno schema comune di livello europeo che sia coerente e omogeneo per tutti i prodotti di “finanza sostenibile”. Nel marzo 2018, la Commissione dà mandato ad un gruppo di esperti (Technical Expert Group – TEG) che coinvolge esponenti sia del mondo privato sia di quello pubblico, di definire: • una tassonomia europea, per definire se un’attività economica sia sostenibile dal punto di vista ambientale; • uno standard europeo per le obbligazioni verdi; • una metodologia europea per il benchmark climatico; • delle linee guida per migliorare la qualità della divulgazione di informazioni aziendali relative al clima. Dopo due anni di lavori, il TEG ha finalmente prodotto la tassonomia. Una ricca casistica di valutazioni della sostenibilità delle attività economiche basata su tre criteri: il misurabile contributo alla sostenibilità in uno di sei ambiti tematici, il fatto di non causare danni negli altri ambiti tematici e il fatto di rispettare minimi standard in fatto di sicurezza. La tassonomia funge da riferimento anche per lo standard delle obbligazioni verdi. Attualmente, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico per l’adozione della tassonomia che ci si attende inizi ad entrare in funzione nel 2021. L’obiettivo della tassonomia e degli altri strumenti è quello di fornire una base unica e coerente per tutti quegli investimenti previsti nell’ambito del Green Deal europeo e, più recentemente, nel rilancio dell’economia continentale dopo la recessione dovuta alla pandemia di COVID-19.
91
5
Iniziative di adattamento
L’adattamento rappresenta un'opportunità per risponde-
comunale, superando gli obiettivi assunti a livello conti-
re agli effetti generati dai cambiamenti climatici. Sebbe-
nentale e che dal 2013 (proprio grazie a quanto previsto
ne i fenomeni climatici siano generati alla scala globale,
dalla Strategia Europea di Adattamento) include anche
i loro effetti e le loro manifestazioni sono molto diversi
il tema dell’adattamento. La sottoscrizione del Patto dei
nelle differenti aree geografiche, per cui l’adattamento si
Sindaci prevede la realizzazione di un Piano d’Azione
esplica alla scala locale per adeguare il territorio ad un
per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). In base agli
fenomeno in rapida accelerazione e con manifestazioni
obiettivi selezionati, questo può comprendere anche una
gradualmente amplificate.
sezione sull’adattamento rendendo di fatto il PAESC un vero e proprio piano per l’adattamento a livello comuna-
Il PNACC – Piano nazionale di Adattamento ai Cambia-
le. L’Italia rappresenta il Paese con la maggiore parteci-
menti Climatici – mira ad offrire un quadro comune e co-
pazione al Patto dei Sindaci: su 6455 comuni in Europa
erente per guidare l’azione a livello locale. Tuttavia, in
ben 3291 sono italiani. Questi rappresentano il 41% di
attesa della sua approvazione, molti enti sotto-ordinati
tutti i Comuni italiani. Ad oggi, tra i 3291 Comuni italiani
hanno già sviluppato piani di adattamento o intrapre-
aderenti al patto, 560 hanno selezionato anche gli obiet-
so iniziative locali. Ad esempio, alcune regioni quali la
tivi di adattamento (il totale in Europa è 1305).
Lombardia, la Sardegna e l’Emilia-Romagna hanno già approvato strategie di adattamento, mentre alcune delle
Gli insegnamenti da tali esperienze evidenziano che per
principali città italiane, come Bologna, si sono dotate di
ridurre rischio e vulnerabilità ai cambiamenti climatici
strumenti per la pianificazione dell’adattamento.
nelle aree urbane:
Di seguito vengono riportati alcuni esempi di iniziative di
•
Molte azioni efficaci si possono intraprendere da subito e con costi nulli o comunque molto limitati, prima tra tutte un’applicazione estesa del principio di precauzione, evitando di urbanizzare aree potenzialmente a rischio dissesto e tutelando gli spazi liberi e le aree verdi (parchi, giardini, aree naturali protette etc.) soprattutto se ubicati in aree vulnerabili (fiumi, coste, etc.).
•
Investire risorse nell’adattamento climatico non è “solo azione ambientale”, ma coincide con il promuovere la qualità della vita dei cittadini e la sostenibilità dello sviluppo.
•
Le visioni di lungo periodo hanno un ruolo fondamentale. Queste devono però essere supportate da strumenti conoscitivi adeguati. Da un lato è necessario uno sforzo da parte della comunità scientifica, che si sta adeguando in questo senso, per rendere via via più accessibile tale conoscenza agli amministratori, dall’altra parte è necessario investire risorse adeguate per costruire le premesse scientifiche, amministrative, sociali ed economiche necessarie al cambiamento verso una comunità consapevole.
adattamento.
Iniziative a livello urbano Per quanto riguarda l’ambiente urbano, la sfida all’adattamento ai cambiamenti climatici ha importanti risvolti. In Italia, a differenza di quanto previsto a livello nazionale, non vi è ancora una disciplina cogente per guidare l’adattamento nelle nostre città. Tuttavia ciò non ostacola il sorgere e la diffusione di numerose iniziative da parte di un crescente numero di realtà locali che spesso si inseriscono in iniziative di respiro internazionale. Tra queste ultime si citano il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) o il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, cui ad oggi (giugno 2020) aderiscono più di 10 mila amministrazioni locali, rappresentative di circa 319 milioni di cittadini, o la rete C40, il network mondiale delle città per la lotta ai cambiamenti climatici che vede attualmente la partecipazione di Roma, Milano e Venezia per l’Italia. Il Patto dei Sindaci in Italia ha riscosso particolare successo. Si tratta di un programma volontario lanciato nel 2008 che mira a ridurre le emissioni climalteranti a livello 94
Di seguito si riportano, a titolo di esempio, alcune iniziati-
muovere il dialogo con le Amministrazioni locali e i settori
ve di adattamento sviluppate, a livello locale, in ambien-
produttivi per confrontarsi sulle politiche di mitigazione e
te urbano.
adattamento a livello locale e per informare i cittadini. At-
Formazione e sostegno per l'adattamento locale in Emilia-Romagna
traverso il Forum, le Amministrazioni pubbliche possono accedere a informazioni e strumenti per la pianificazione climatica, soprattutto per l’analisi di situazioni critiche, lo
Mancanza di conoscenze e di risorse sono tra gli im-
sviluppo di soluzioni e l’uso di infrastrutture verdi. Il ser-
pedimenti nominati più frequentemente da parte degli
vizio climatico dell'Agenzia regionale per la prevenzio-
enti locali per la realizzazione di piani di adattamento ai
ne, l'ambiente e l'energia dell'Emilia-Romagna fornisce
cambiamenti climatici. La regione Emilia-Romagna ha
le proiezioni climatiche e di impatto fino al 2050 – 2100
attivato pertanto diverse forme di sostegno per i propri
per Aree Omogenee, indicatori di vulnerabilità climatici,
comuni e associazioni di comuni, per ovviare a queste
e organizza eventi di formazione per amministrazioni co-
due lacune. Le linee di intervento comprendono trasfe-
munali o di unioni di comuni. La redazione dei piani nei
rimento di conoscenza, supporto finanziario e supporto
comuni è inoltre supportata con finanziamenti specifici.
organizzativo per la redazione di PAESC .
Il Forum, infine, coinvolge anche aziende, promuovendo la redazione di piani di rischio climatico aziendali e ser-
Nell’ambito dei laboratori REBUS
®
(Laboratorio sulla
rigenerazione urbana e i cambiamenti climatici) la Re-
vizi climatici, e sviluppa campagne di informazione per la cittadinanza.
gione ha organizzato, già dal 2015, percorsi formativi e progettuali indirizzati a tecnici (enti locali, università) e professionisti attivi nei contesti locali coinvolti (pianificatori, paesaggisti, agronomi e forestali, ingegneri
Maggiori informazioni sono reperibili ai seguenti link: •
Rebus®: https://territorio.regione.emilia-romagna.it/ qualita-urbana/sostenibilita/rebus.
•
Forum: https://energia.regione.emilia-romagna.it/ bandi/contributo-per-redazione-del-piano-di-azione-per-il-clima-e-e-lenergia-sostenibile.
•
Bando: https://energia.regione.emilia-romagna.it/ bandi/contributo-per-redazione-del-piano-di-azione-per-il-clima-e-e-lenergia-sostenibile.
etc.). L’obiettivo di questi percorsi era di diffondere le competenze tecniche sulle potenzialità di soluzioni basate sulla natura (nature based) nella progettazione di spazi pubblici urbani e come misure per l’adattamento climatico. Nei laboratori REBUS, i partecipanti prendevano parte a lezioni frontali, sopralluoghi e workshop, per poi progettare interventi simulati di rigenerazione urbana per quartieri delle città partecipanti quali Parma, Rimini, Modena e, successivamente, Ferrara, Ravenna e San Lazzaro di Savena (Bologna). Gli interventi spaziavano
Un percorso comune di adattamento contro le alluvioni urbane: dalla scala locale a quella transfrontaliera
dalla trasformazione di spazi pubblici per migliorarne il
Incrementi nei valori medi ed estremi delle tempera-
comfort ambientale alla progettazione di eco-quartieri
ture, dei periodi di siccità e della frequenza di even-
per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti clima-
ti quali piogge improvvise e intense rappresenta-
tici. Le simulazioni affrontavano aspetti concreti di pro-
no alcune delle sfide climatiche a cui le nostre città
gettazione sulla base di strumenti legali e bandi fittizi, e
sono soggette. Negli ultimi 5 anni, le alluvioni urbane
venivano valutate sulla base, inter alia, dei miglioramenti
hanno causato più di 1 miliardo di danni nella zona
microclimatici ottenuti rispetto alla situazione preesisten-
transfrontaliera dell’Alto Tirreno tra Italia e Francia,
te. Nell’ambito della Strategia regionale per il clima è
evidenziando l’urgenza di intervenire non solo per con-
stato creato, successivamente, l’Osservatorio sui cam-
trastare le cause dei cambiamenti climatici, ma anche
biamenti climatici e relativi impatti in Emilia-Romagna.
per adattarsi alle conseguenze negative già in atto.
L’Osservatorio si è dotato di un Forum regionale, per pro-
Il progetto ADAPT (Assistere l’aDAttamento ai cambia95
menti climatici dei sistemi urbani dello sPazio Transfrontaliero), cofinanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020 per un totale di 3,7 milioni di euro, nasce proprio dall’esigenza di migliorare la capacità delle istituzioni pubbliche di prevenire e gestire, in forma congiunta, i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e di rendere quindi le città, italiane e francesi, dell’Alto Tirreno maggiormente capaci di adattarsi agli eventi estremi più frequenti ed intensi causati dai cambiamenti climatici, quali le alluvioni urbane da acque meteoriche. Il progetto è coordinato da Anci Toscana e coinvolge le
2. Sviluppare profili climatici e piani di adattamento locali per le città coinvolte nel progetto. 3. Sviluppare un piano congiunto transfrontaliero per l’adattamento sulla base delle conoscenze, degli strumenti e degli elementi comuni prodotti dal progetto, per identificare soluzioni per l’adattamento replicabili e trasferibili in altre città a rischio di alluvioni urbane causate da piogge forti e improvvise. 4. Sperimentazioni locali con azioni pilota in ogni città per un totale di: •
7 Infrastrutture drenanti in tratti di viabilità, aree verdi ed edifici pubblici per migliorare la capacità di drenaggio del tessuto urbano (Livorno, Oristano, Alghero, Sassari, Vado Ligure, Savona, La Spezia);
•
3 Modelli di gestione di infrastrutture verdi per migliorarne la capacità di contenere le acque meteoriche (foresta dell’Estérel nel Var, reticolo idrografico del Comune di Carrara, ecosistemi acquatici dei cinque Comuni della Communauté d’Agglomération de Bastia);
•
2 sistemi di monitoraggio per controllare il livello delle acque nei sottopassi e nel sistema fognario (Rosignano, CISPEL);
•
1 sistema informativo per la gestione della viabilità in caso di alluvioni urbane (Ajaccio);
•
1 modello di validazione degli interventi di adattamento, per valutarne la coerenza col piano
città italiane di Alghero, La Spezia, Livorno, Rosignano Marittimo, Oristano, Sassari, Savona, Vado Ligure, il Comune di Ajaccio, la Comunità di agglomerazione di Bastia in Corsica, il Dipartimento del Var in Francia, l'associazione regionale di imprese di servizio pubblico CISPEL e l’ente di ricerca e sviluppo tecnologico Fondazione CIMA. Le Azioni del Progetto ADAPT spaziano tra: 1. Migliorare conoscenze e competenze attraverso il coinvolgimento di cittadini, referenti tecnici e politici della pubblica amministrazione in eventi di sensibilizzazione sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici, e attraverso percorsi di formazione per tecnici e dirigenti sulla pianificazione del territorio, per progettare spazi urbani ‘resistenti’ ai rischi posti dai cambiamenti climatici.
BOX 11.
AZIONE PILOTA NEL COMUNE DI SASSARI (SARDEGNA)
Nell’ambito del Progetto Interreg ADAPT, il Comune di Sassari ha realizzato, all’interno di due aree verdi cittadine di proprietà comunale, viali pavimentati utilizzando sistemi drenanti e permeabili con l’obiettivo di attenuare il fenomeno dello scorrimento delle acque superficiali in occasione di eventi meteorici di particolare rilievo. Il posizionamento degli interventi all’interno di aree cittadine pubbliche ha risposto anche all’obiettivo di sensibilizzare cittadini, fruitori dei parchi, ma anche professionisti del settore, verso l’utilizzo di tecniche sostenibili più resilienti al clima per la progettazione di nuovi spazi verdi sia pubblici che privati.
96
Il Mainstreaming dell’adattamento a livello regionale e di aggregazioni di comuni.
regionali di adattamento. •
Circa 90 misure regionali di adattamento su 16 settori diversi.
•
336 azioni locali di adattamento su isole di calore, esondazioni ed allagamenti urbani, rinaturalizzazione, risparmio idrico e riutilizzo delle acque.
•
1 Comune firmatario del Patto dei Sindaci per realizzare il PAESC – Piano d’Azione Sostenibile per l’Energia e il Clima.
•
53 Comuni coinvolti nel processo di mainstreaming per l’adattamento.
•
31 incontri regionali e locali.
•
314 amministratori, tecnici e professionisti coinvolti e formati.
L’adattamento ai cambiamenti climatici deve diventare un aspetto imprescindibile per una pianificazione sostenibile delle nostre città e, per poter essere applicato a larga scala, deve essere incorporato e integrato nell’apparato della politica dei governi, ovvero diventare mainstream. Nel contesto dei cambiamenti climatici, il concetto di “mainstreaming” si riferisce all’inclusione dell’aspetto climatico all’interno di piani e programmi di sviluppo, politiche o strategie di gestione, già in essere o in stato di attuazione. Il Progetto MASTER ADAPT (MAinStreaming Experiences at Regional and local level for ADAPTation to climate change), finanziato nell’ambito del Programma LIFE, ha lavorato per rispondere alle esigenze degli enti locali, che stanno già sperimentando gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, attraverso l’individuazione, la verifica e la diffusione di strumenti di governance multilivello per l’integrazione dell’adattamento ai cambiamenti climatici nelle politiche settoriali. Attraverso lo sviluppo di una metodologia operativa e integrata Regioni, Città Metropolitane e Gruppi di Municipalità delle Aree Target di progetto (riportate in Figura 30) hanno lavorato per: •
Individuare le principali vulnerabilità ai cambiamenti climatici dell’area.
•
Individuare obiettivi, azioni di adattamento e priorità di intervento.
•
Elaborare strategie per il governo dell’adattamento nelle aree urbane.
I principali risultati raggiunti: •
Strategia Regionale di Adattamento della Regione Autonoma della Sardegna.
•
Piano di Azione Regionale per l’Adattamento della Regione Lombardia.
•
Linee guida per effettuare l’analisi di vulnerabilità, attuare il mainstreaming a livello metropolitano e di aggregazione di comuni e per lo sviluppo di strategie
Figura 30. Aree target del Progetto LIFE MASTER ADAPT 97
BOX 12.
ANALISI DI VULNERABILITÀ NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI CAGLIARI
Nell’ambito del Progetto MASTER ADAPT, per la Città Metropolitana di Cagliari è stata effettuata l’analisi di vulnerabilità ai cambiamenti climatici attraverso (i) l’identificazione dei pericoli di natura climatica e dei potenziali impatti ad essi associati e (ii) l’individuazione, tramite opportuni indicatori, degli elementi potenzialmente esposti a tali pericoli (esposizione) e degli elementi costitutivi della vulnerabilità (sensibilità e capacità adattiva), secondo il framework concettuale IPCC (2014). È stata quindi valutata la vulnerabilità rispetto ai rischi principali derivanti dai cambiamenti climatici, quali incendi boschivi, siccità e ondate di calore, queste ultime responsabili della cosiddetta isola di calore urbana (Urban Heat Island, UHI). La Figura 31 riporta le mappe degli Indici sintetici di Esposizione, Sensitività, Capacità Adattiva e dell’Indice sintetico di Vulnerabilità rispetto al rischio incendi, siccità e ondate di calore per la Città Metropolitana di Cagliari (Fonte: UNISS). L’analisi climatica ha evidenziato per quest’area un incremento delle temperature minime, massime e medie (da +1,3°C a 3,6°C, a seconda dello scenario RCP considerato per il periodo 2021-2050), un forte incremento degli estremi caldi, soprattutto nelle notti tropicali (+ 21-61 giorni) e nei giorni estivi (+ 22-53 giorni) ed una lieve riduzione generale delle precipitazioni totali. Sulla base dei risultati, si evidenzia un livello di criticità più elevato per il rischio siccità e di ondate di calore, in seguito ad una maggiore sensibilità del territorio e ad una bassa capacità adattiva. Le analisi effettuate e il percorso di mainstreaming realizzato hanno portato all’individuazione di obiettivi e opzioni di adattamento specifici per i rischi analizzati e alla predisposizione del Piano Strategico della Città Metropolitana.
Figura 31. Indici sintetici di Esposizione, Sensitività, Capacità Adattiva e dell’Indice sintetico di Vulnerabilità rispetto al rischio incendi, siccità e ondate di calore per la Città Metropolitana di Cagliari (Fonte: UNISS).
98
Iniziative a livello regionale L’integrazione tra adattamento e sviluppo sostenibile: il percorso della Regione Sardegna La Regione Sardegna ha recentemente elaborato la Strategia Regionale Adattamento ai Cambiamenti Cli-
Posizionamento rispetto ai 17 Sustainable Development Goals (SDG) dell’Agenda 2030 ed agli obiettivi della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. L’integrazione della SRACC con la SRSvS avviene su quattro livelli secondo il seguente schema: •
Livello I: la SRACC interviene direttamente come strategia di orientamento di piani e programmi settoriali di scala regionale e locale e l’individuazione in questi di obiettivi, azioni e strumenti per l’adattamento che concorrono ai SDG.
•
Livello II: la SRACC come vettore per aumentare la consapevolezza sugli effetti dei cambiamenti climatici.
•
Livello III: la SRACC come vettore per costruire un sistema di governance coordinato tra SRACC e SRSvS.
•
Livello IV: la SRACC come strategia di orientamento per integrare gli effetti del cambiamento climatico nella SRSvS.
matici (SRACC, 2019), con l’intento di (i) individuare i principali rischi derivanti dai cambiamenti climatici per il contesto regionale, (ii) valutare la capacità di adattamento del territorio, (III) valutare gli impatti dei cambiamenti climatici futuri sui settori strategici per la Regione, (iv) selezionare strategie di adattamento prioritarie sulla base degli impatti dei cambiamenti climatici identificati; e (v) individuare il modello di governance specifica per il trasferimento delle strategie per l’adattamento nei processi di pianificazione e programmazione regionale e locale. La SRACC è stata, inoltre, sviluppata con l’intento di integrarsi con la Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS), elaborata a partire da una Mappa di
99
BOX 13.
PREMIO PA SOSTENIBILE
La Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC) della Regione Sardegna ha vinto il “Premio PA sostenibile, 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”, come miglior progetto nell’ambito “Ambiente, energia, capitale naturale”. Il Premio è un’iniziativa promossa da FPA (Forum Pa) in collaborazione con ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) per individuare, far emergere e valorizzare i migliori progetti e prodotti che aiutano la PA nel percorso virtuoso verso il 2030. Il Premio intende dare visibilità alle migliori iniziative nate per aiutare l’Italia, e in particolare i singoli territori, ad affrontare le debolezze dell’attuale modello di sviluppo, scegliendo un sentiero sostenibile da percorrere fino e oltre il 2030. In virtù del lavoro d’integrazione delle tematiche dell’adattamento all’interno delle politiche e degli strumenti di pianificazione e programmazione, in un processo di mainstreaming in linea con gli obiettivi internazionali ed europei sullo sviluppo sostenibile contenuti nella SRACC, la Regione Sardegna si è aggiudicata nel 2019 questo importante risultato.
Iniziative per il settore agroforestale
fessionisti del settore, il mondo associativo, no profit e
Un “hub” mediterraneo per la resilienza
potrebbero essere attivati nel contesto dell’hub e nella
Il progetto Climate-KIC MedForHUB (Towards the de-
ambientalista. I portatori di interesse sono stati quindi coinvolti nella co-progettazione dei possibili servizi che sua possibile struttura di governance.
velopment of an hub to catalyse sustainable forest ma-
Nel secondo workshop, dopo il riepilogo delle esigen-
nagement and resilience in the Mediterranean) si è oc-
ze e criticità del settore forestale individuate durante il
cupato di valutare la fattibilità dello sviluppo di un hub
primo incontro e la presentazione di esperienze locali di
permanente per la catalizzazione di pratiche innovative
hub o Centri servizi che svolgono un ruolo catalizzatore
e soluzioni di adattamento nel settore forestale coinvol-
in tema di gestione forestale sostenibile nel bacino del
gendo direttamente dei portatori di interesse (locali e me-
Mediterraneo, i partecipanti si sono confrontati sui passi
diterranei) per l’individuazione/progettazione congiunta
necessari per lo sviluppo di un hub al servizio del bacino
di servizi e soluzioni innovative. Uno dei primi obiettivi
del Mediterraneo e per definire servizi e implementare
di progetto era rappresentato dalla costruzione di un
soluzioni replicabili in altre aree del Mediterraneo che si
background e un linguaggio comune legato ai concetti
trovano ad affrontare esigenze e sfide simili a causa dei
di gestione sostenibile e adattamento in ambito foresta-
cambiamenti climatici.
le. Gettate le basi, il progetto ha individuato e coinvolto gli stakeholder attraverso un approccio partecipativo in
I risultati del processo partecipativo sono stati infine ri-
due tempi.
elaborati con l’obiettivo di delineare uno studio prelimi-
Durante un primo workshop svoltosi a Sassari (Sardegna) si è predisposto un ambiente fertile di dialogo e ascolto fra le istituzioni regionali e locali competenti in materia di gestione e tutela del bosco, il mondo scientifico, accademico e della ricerca, gli operatori e pro-
100
nare di fattibilità dell'hub e illustrarne le possibili attività e servizi, redigendo ruoli e governance della struttura, analisi del quadro normativo e modello di business preliminare.
Adattare le foreste ai cambiamenti climatici Lo stato di salute e l’accrescimento delle foreste sono fortemente influenzati dagli andamenti climatici, tuttavia la pianificazione forestale “classica” non prende in
Fra le azioni di implementazione messe in campo dal progetto segnaliamo: •
tervento selvicolturale finalizzate alla produzione fo-
considerazione questo aspetto, assumendo un model-
restale.
lo di crescita costante del bosco. ll progetto LIFE AForClimate (Adaption of FORest management to CLIMATE variability: an ecological approach - www.aforclimate.
•
Azione C2- Realizzazione di diverse tipologie di intervento selvicolturale finalizzate alla rinnovazione della foresta.
•
Azione C3- Definizione di linee guida assestamentali attraverso la realizzazione di un tavolo tecnico nazionale con gli stakeholder sui temi dei cambiamenti climatici.
•
Azione C4- Prototipo di DSS (Sistema di supporto alle decisioni) per la pianificazione e gestione forestale in applicazione delle linee guida.
•
Azione C5- Implementazione dei modelli di pianificazione nel prototipo di gestione forestale.
eu) mira a fornire soluzioni concrete per realizzare una selvicoltura e una pianificazione forestale innovative ed efficaci nell’adattamento ai cambiamenti climatici. AForClimate intende inoltre migliorare la base di conoscenze utile allo sviluppo di azioni adattative tramite la creazione di un modello previsionale che includa i cambiamenti climatici e la loro variabilità considerata ad elevato dettaglio geografico, necessaria per la realizzazione di calendari di interventi e pratiche selvicolturali sostenibili. Il Progetto si concentra sulle faggete di tre aree dimostrative, ubicate in Mugello (Toscana), Monti del Matese (Molise) e Monti Nebrodi (Sicilia). In queste aree sarà installata una rete di monitoraggio climatico e verranno programmati gli interventi sulla base di soglie derivanti da indagini dendroclimatologiche.
Azione C1- Realizzazione di diverse tipologie di in-
Nell’ambito di queste azioni verranno realizzati inoltre ben 1.400 ettari di pianificazione forestale adattativa all’interno di faggete, secondo i principi del progetto: 700 ettari in Toscana, 400 ettari in Molise e 300 ettari in Sicilia. Saranno infine coinvolti gli stakeholder in un tavolo tecnico che discuterà e definirà linee guida assestamentali e sarà realizzato un sistema di supporto alle decisioni utile per replicare in altri contesti l’esperienza di AForClimate.
Figura 32. Uno dei risultati del questionario AForClimate, con l’obiettivo di comprendere la percezione degli addetti ai lavori del settore forestale a riguardo dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle foreste e la loro opinione rispetto a possibili soluzioni per aumentarne l’adattamento. Maggiori informazioni al sito www.aforclimate.eu 101
Resilienza ai cambiamenti climatici delle foreste mediterranee
•
Realizzazione di schede di censimento per Pratiche di Gestione “tradizionali” e schede di "Valutazione della Resilienza Forestale” per migliorare la valutazione dell’intervento da parte del selvicoltore ai fini di una corretta applicazione delle pratiche di intervento per la resilienza forestale.
•
Schede esemplificative con indicazione delle diverse tipologie di intervento per categoria forestale (faggete, cerrete, querceti di roverella, leccete, sugherete, macchie, pinete di pino laricio, eucalipteti, rimboschimenti di conifere).
•
Linee guida per la valutazione della resilienza delle foreste mediterranee.
La cultura della programmazione e della pianificazione forestale è poco diffusa nell’ambito delle foreste mediterranee, basti pensare che in Sicilia meno dell’1% della superficie pubblica è oggetto di pianificazione. Gli ecosistemi forestali e pre-forestali della Regione Siciliana sono caratterizzati da semplificazione e fragilità strutturale, minacciati dal degrado risultante dall’azione singola o congiunta degli incendi, del pascolo, dei tagli e di attacchi parassitari. In questo contesto, il progetto LIFE RESILFORMED (RESILienza al cambiamento climatico delle FOReste MEDiterranee - www.resilformed.eu) si propone di individuare e/o migliorare le pratiche forestali con l’obiettivo principale di preservare i sistemi forestali in ambiente mediterraneo dai rischi derivanti dai cambiamenti climatici tramite processi di rinaturalizzazione, aumento di biodiversità e migliorata reattività nei processi di recupero in seguito ad eventi destabilizzanti. L’obiettivo specifico del progetto è quello di implementare una politica forestale regionale in grado di aumentare la capacità di resilienza delle foreste siciliane, migliorandone l’efficienza ecosistemica e favorendo la tutela della biodiversità. Il progetto ha sviluppato una serie di azioni ed interventi volti a migliorare la capacità di tutto il sistema di gestione delle foreste ai fini dell’applicazione di buone pratiche
Un concentrato di buone pratiche Negli oltre 25 anni del Programma LIFE, molti progetti hanno messo a punto strumenti utili alla tutela dell’ambiente e alla mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici. Il progetto LIFE GoProFor (www.lifegoprofor.eu/ it) mira a raccogliere, valorizzare e diffondere i risultati derivanti dai progetti LIFE relativi all’ambito forestale. In particolare, il progetto intende individuare buone pratiche per una corretta gestione del patrimonio forestale rivolta alla conservazione della biodiversità. Tra gli scopi vi è anche quello di fornire strumenti che indirizzino gli attori coinvolti nella gestione forestale della Rete Natura 2000 verso il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi. Gli obiettivi specifici del progetto sono: •
Favorire una gestione forestale attiva in grado di migliorare lo stato di conservazione di specie ed habitat.
•
Incrementare la consapevolezza e la conoscenza di buone pratiche di gestione forestale, sviluppando un’azione di informazione e di formazione rivolta al settore forestale italiano, compreso quello operante nella rete Natura 2000.
•
Incentivare l'impiego delle buone pratiche di gestione forestale anche nell'ambito della futura programmazione dello Sviluppo Rurale (2021-2027).
•
Incrementare l’adozione delle buone pratiche negli strumenti di pianificazione forestale.
selvicolturali per l’aumento della resilienza ai cambiamenti climatici. I principali risultati raggiunti sono elencati di seguito: Redazione della Carta delle aree forestali maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici (in scala 1:25.000) e delle Carte tematiche in scala di dettaglio (1:10.000) per le 6 aree di intervento individuate. •
102
Implementazione delle indicazioni del progetto all’interno della documentazione tecnica a supporto della redazione del Piano Forestale Regionale per la Regione Sicilia.
•
•
Incrementare la consapevolezza dei cittadini dell’importanza di una gestione forestale corretta e del valore della rete Natura 2000.
come obiettivo l’aumento della conoscenza sulla vulne-
Realizzare un network nazionale delle buone pratiche forestali per diffonderle capillarmente sia all'interno che all'esterno della rete Natura 2000.
decisionale informato per la definizione di strategie di
rabilità ai cambiamenti climatici dell'agricoltura dei Paesi EU del Mediterraneo al fine di supportare un processo pianificazione e adattamento in agricoltura.
Figura 33. Schermata del database del progetto GoProFor e selezione delle buone pratiche forestali legate ai cambiamenti climatici.
Uno dei principali risultati del progetto è rappresentato
Il progetto ha previsto tra i risultati lo sviluppo di uno
dal database on line multilingue sulle buone pratiche. Ad
strumento di supporto alle decisioni per l’identificazio-
oggi sono state raccolte già più di un terzo delle buone
ne di strategie di adattamento nel settore agricolo. Lo
pratiche previste, di cui circa 80 italiane. Entro il 2020
strumento ADAPT2CLIMA consente di visualizzare attra-
si prevede di raccoglierne altrettante, prevalentemente
verso mappe e grafici interattivi gli impatti attesi dei cam-
provenienti da Francia, Spagna e Germania, i Paesi eu-
biamenti climatici sulle colture, sulla disponibilità idrica e
ropei che contano il maggior numero di progetti LIFE.
sul settore agricolo in generale. Lo strumento consente
Il database è in italiano e in inglese e interrogabile at-
quindi di esplorare alcune opzioni di adattamento per
traverso chiavi di ricerca in: italiano, inglese, francese,
affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e valutare
spagnolo e tedesco (www.lifegoprofor-gp.eu).
la loro efficienza nell’aumentare la resilienza del settore
Uno strumento di supporto alle decisioni in agricoltura
agricolo. Attualmente applicato a Cipro, Creta (Grecia) e in Sicilia (Italia), questo strumento può essere utilizzato anche in altre aree dell’Italia, della Grecia e di Cipro, at-
Il progetto ADAPT2CLIMA (Adattamento dell’agricoltu-
traverso la configurazione “applica lo strumento alla tua
ra agli impatti dei cambiamenti climatici nelle isole del
area”, fornendo così supporto a decisori politici che de-
Mediterraneo) (http://adapt2clima.eu/it), cofinanziato dal
siderano sviluppare una strategia di adattamento per il
programma LIFE per l'ambiente e l'azione per il clima, ha
settore agricolo. 103
6
Considerazioni finali
Riduzione delle risorse idriche, instabilità dei suoli, in-
zando lo scioglimento della neve, del ghiaccio e del per-
cendi boschivi, consumo del suolo e desertificazione
mafrost, ha un ruolo importante nell’esacerbare il rischio
con conseguente perdita di produttività colturale ed
geo-idrologico, e quindi le aree alpine ed appenniniche
ecosistemica: sono alcuni dei molteplici fattori di rischio
potrebbero essere quelle interessate dalle maggiori va-
che hanno interessato, negli ultimi decenni, l'intero baci-
riazioni in magnitudo e stagionalità dai fenomeni di dis-
no del Mediterraneo, con importanti impatti sulle attività
sesto geo-idrologico associati alle dinamiche di fusione
socioeconomiche. A questi si aggiungono le pressioni
nivale. Inoltre l’aumento degli eventi di precipitazione in-
determinate dai cambiamenti climatici in atto che, nei
tensa localizzati nello spazio rappresenta un trend che
prossimi decenni, potranno essere ulteriormente inaspri-
potrebbe determinare un ulteriore aumento del rischio, in
te qualora non si intraprenda un modello di sviluppo più
particolare di quello idraulico nei bacini con estensione
sostenibile, orientato a stabilizzare le emissioni dei gas
più modesta e di quello associato ai fenomeni franosi su-
serra e a ridurre, quindi, gli impatti dei cambiamenti cli-
perficiali nelle aree con suoli con maggior permeabilità.
matici sul territorio. I cambiamenti climatici stanno interessando anche l’amStudi recenti indicano per l’Italia, per il periodo 2021-
biente marino, sia costiero che di mare aperto, determi-
2050, un incremento della temperatura fino a 2°C su
nando un aumento delle temperature superficiali e del
scala stagionale, con aumenti più accentuati nella zona
livello del mare, oltre che dell’acidificazione delle acque
alpina e nella stagione estiva, una generalizzata dimi-
marine e dell’erosione costiera. Tali cambiamenti neces-
nuzione delle precipitazioni durante il periodo estivo per
sitano di una particolare attenzione data l’importanza
il Centro e Sud Italia e una tendenza all’aumento delle
strategica, ambientale, economica e sociale delle nostre
piogge stagionali, specie al Nord, nel periodo invernale.
coste. Le conseguenze indotte dai cambiamenti climatici potranno avere un impatto sulla fornitura dei cosiddetti
Le proiezioni indicano anche un incremento in frequenza
“beni e servizi ecosistemici” costieri che sostengono si-
e durata di fenomeni climatici estremi – come ondate di
stemi socioeconomici attraverso la fornitura di cibo (at-
calore, eventi di precipitazione intensa – che metteranno
traverso pesca e/o acquacoltura) e servizi di regolazione
ulteriormente a rischio le aree urbanizzate, già fortemen-
del clima (es. l’assorbimento/rilascio e la redistribuzione
te vulnerabili in quanto caratterizzate dalla presenza di
del calore e dei gas atmosferici, sequestro e rilascio di
superfici impermeabili, ricoperte da cemento e asfalto, e
CO2 in atmosfera).
da poche aree di carattere naturale (suolo e vegetazione). In questo contesto le fasce più fragili della popola-
A rischio risultano anche le produzioni agricole, già ca-
zione (bambini, anziani, disabili) subiranno le maggiori
ratterizzate da una maggiore variabilità inter-annuale
ripercussioni: incrementi di mortalità per cardiopatie
delle rese, anche in conseguenza di fenomeni estremi
ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da
sempre più frequenti, con una tendenza alla riduzione
stress termico e un incremento delle malattie respiratorie
per alcune specie coltivate e impatti negativi anche per
dovuto al legame tra concentrazioni di ozono e PM10 e
il settore dell’allevamento. In termini generali si evidenzia
temperatura.
una condizione di rischio più elevato per le aree del Sud Italia, con potenziale perdita di vocazionalità per produ-
Gli incrementi indotti dai cambiamenti climatici sulla fre-
zioni attuali e maggiori costi legati alle coltivazioni irri-
quenza e intensità di alcune tipologie di eventi atmosfe-
gue, a causa di una possibile minore disponibilità idrica
rici che regolano l’occorrenza dei fenomeni di dissesto,
che aumenterà il conflitto tra diversi settori per l’utilizzo
è atteso vadano ad aggravare una situazione già di per
della risorsa, mettendo a rischio i processi produttivi so-
sé molto complessa, determinata dalle peculiarità del
prattutto nelle aree a valle dei principali bacini idrici. Una
territorio italiano. L’incremento di temperatura, influen-
riduzione della quantità, ma di conseguenza anche del-
106
la qualità, delle risorse idriche rinnovabili, con rischi più
mo. Gli impatti economici negativi tendono ad es-
evidenti nei mesi estivi e nelle zone semi-aride, richiede
sere più elevati nelle aree relativamente più povere.
necessariamente una programmazione e un coordinamento tra i settori per aumentare l’efficienza dell’uso del-
Se il Sud Italia sembra essere l’area maggiormente a ri-
le risorse e garantire lo sviluppo sostenibile del territorio.
schio sotto varie pressioni, c’è comunque da evidenziare che le regioni del Nord non sono immuni all’impatto
Viene inoltre evidenziato l’esacerbarsi di importanti rischi
dei cambiamenti climatici, né appaiono sufficientemente
per il comparto forestale italiano, quali gli incendi bo-
preparate ad affrontarli.
schivi, che rappresentano da sempre una delle principali minacce. La maggiore incidenza di fenomeni climatici
Di fronte a questi scenari, è assolutamente essenziale di-
estremi, assieme a cambiamenti di uso del suolo e so-
sporre di strumenti in grado di analizzare i rischi attesi in
cioeconomici - quali l’abbandono delle aree coltivate, dei
un determinato territorio e identificare le opportune misu-
pascoli e di quelle che un tempo erano foreste gestite,
re di resilienza da promuovere e applicare. L’individua-
il forte esodo verso le città e le aree costiere - potranno
zione di efficaci soluzioni di adattamento, che consen-
aggravare specifiche componenti del rischio di incendi,
tano di ridurre la vulnerabilità territoriale e trasformare i
con conseguenti impatti su persone, beni ed ecosistemi
rischi in nuove opportunità di sviluppo, deve necessaria-
esposti nelle aree più vulnerabili, incrementando anche
mente essere affrontata a livello locale poiché gli impatti
le emissioni in atmosfera di gas a effetto serra e partico-
dei cambiamenti climatici sono fortemente differenziati
lato con specifiche conseguenze sulla salute.
all’interno del territorio nazionale e le soluzioni devono essere adeguate ai differenti beni esposti e alle differenti
La maggior parte dei settori dell'economia italiana deve
traiettorie di sviluppo locale.
confrontarsi con impatti negativi dovuti ai cambiamenti climatici, tuttavia le perdite maggiori si determinano
Molte azioni efficaci sono fattibili e opportune anche
nell'agricoltura, nel settore turistico (nei segmenti sia
nell’immediato e con costi nulli, o comunque molto limi-
estivo che invernale), e nelle reti e nella dotazione in-
tati. Un esempio è dato, in ambiente urbano, dall’appli-
frastrutturale del Paese come conseguenza dell'intensifi-
cazione estesa del principio di precauzione, evitando di
carsi dei fenomeni di dissesto idrogeologico.
urbanizzare aree potenzialmente a rischio di dissesto e tutelando gli spazi liberi e le aree verdi (parchi, giardini,
In uno scenario in cui l’aumento della temperatura rima-
aree naturali protette etc.), soprattutto se ubicati in aree
nesse al di sotto dei 2°C rispetto al periodo preindustria-
vulnerabili (fiumi, coste, etc.). Investire risorse nell’adat-
le, le perdite economiche per il Paese sarebbero ragio-
tamento climatico non è “solo azione ambientale”, ma
nevolmente contenute, pur presentando costi comunque
coincide con il promuovere la qualità di vita dei cittadini
non trascurabili (circa lo 0,5% del PIL nazionale), mentre
e la sostenibilità dello sviluppo.
aumenterebbero in modo esponenziale in caso di livelli di temperatura più elevati, con perdite di PIL pro capite su-
La vera sfida per il futuro è integrare l’adattamento a di-
periori al 2,5% nel 2050 e tra il 7-8% a fine secolo, conside-
versi livelli nelle politiche pubbliche (mainstreaming) nel-
rando lo scenario climatico ad alte emissioni di gas serra
le fasi in cui si decidono gli indirizzi di pianificazione, si
e, di conseguenza, con cambiamenti climatici maggiori.
elaborano programmi di spesa o si sviluppano progetti di investimento, al fine di integrare l’adattamento con lo
Inoltre i cambiamenti climatici aumentano la disugua-
sviluppo sostenibile del territorio. Questo processo deve
glianza economica tra le regioni, con valori degli indi-
essere supportato da adeguati strumenti conoscitivi,
catori di "uguaglianza" che peggiorano del 16% nel
che la comunità scientifica sta mettendo a disposizione
2050 e del 61% nel 2080 con lo scenario più estre-
e sta adeguando in termini di maggiore accessibilità e 107
comunicazione. D’altra parte è necessario investire risorse adeguate per costruire le premesse scientifiche, amministrative, sociali, ed economiche necessarie al cambiamento verso una comunità consapevole. Tali obiettivi possono essere raggiunti esclusivamente con la costruzione di una governance strutturata che coinvolga tutti i livelli di governo (nazionale, regionale e locale) e tutti i portatori d’interesse pubblici e privati, fino ai cittadini, al fine di intraprendere azioni coordinate e condivise con il territorio. Investire in uno sviluppo sostenibile, che il Green Deal europeo riconosce come unico modello di sviluppo per il futuro, è un’opportunità che l’Italia non può perdere e neppure rimandare. La sfida è quella di sfruttare le risorse economiche disponibili con competenza e innovazione, attraverso nuovi modelli di produzione e di impresa e nuove modalità orientate ad una gestione sostenibile del territorio che devono necessariamente entrare a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali.
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Glossario Adattamento: il processo di adeguamento al clima attuale o atteso e ai suoi effetti. Nei sistemi umani, l'adattamento cerca di limitare o evitare danni e/o sfruttare le opportunità favorevoli. In alcuni sistemi naturali, l’intervento umano può facilitare l'adattamento al clima previsto e ai suoi effetti (IPCC, 2014b). Cambiamenti climatici: un cambiamento nello stato del clima che persiste per un periodo esteso, tipicamente decenni o più a lungo, e che può essere rilevato (ad esempio usando test statistici) da cambiamenti nella media e/o nella variabilità delle sue proprietà. I cambiamenti climatici possono avere origine da processi naturali interni o da forzanti esterne, quali modulazioni dei cicli solari, eruzioni vulcaniche e cambiamenti antropogenici persistenti della composizione dell'atmosfera o di uso del suolo. L’UNFCCC (United Nation Framework Convention on Climate Change) definisce i cambiamenti climatici come: “un cambiamento del clima attribuibile direttamente o indirettamente all'attività umana, che altera la composizione dell'atmosfera globale e che si aggiunge alla variabilità naturale del clima osservata in periodi di tempo comparabili”. L'UNFCCC fa quindi una distinzione tra i cambiamenti climatici imputabili alle attività umane che alterano la composizione dell'atmosfera e la variabilità del clima attribuibile a cause naturali (IPCC, 2013b). Capacità di adattamento (agli impatti dei cambiamenti climatici): la capacità dei sistemi, delle istituzioni, degli esseri umani e degli altri organismi di adattarsi a potenziali danni, per sfruttare le opportunità o per rispondere alle conseguenze (IPCC, 2014b). Disastro: insieme di gravi alterazioni del normale funzionamento di una comunità o di una società per effetto di eventi fisici rischiosi che agiscono su condizioni sociali vulnerabili, portando a conseguenze sfavorevoli e diffuse su risorse umane, materiali, economiche o ambientali, che richiedono una risposta d'emergenza immediata per soddisfare bisogni umani essenziali e che potrebbero necessitare di supporto esterno per la ripresa (IPCC 2014). Esposizione: la presenza di persone, specie o ecosistemi, funzioni ambientali, servizi, risorse, infrastrutture, funzioni economiche, sociali, beni culturali in luoghi che potrebbero essere influenzati negativamente (IPCC, 2014b).
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Evento meteorologico estremo: è un evento il cui verificarsi in un determinato luogo o periodo dell'anno è raro. Le definizioni della parola raro variano, ma un evento meteorologico estremo viene normalmente definito tale se è uguale o maggiore al decimo o novantesimo percentile di una funzione di densità di probabilità stimata sulla base delle osservazioni. Le caratteristiche quindi di un estremo meteorologico possono variare da un luogo all'altro in senso assoluto. Quando un andamento meteorologico estremo persiste per un certo periodo di tempo, come per esempio una stagione, può essere classificato come evento climatico estremo, specialmente se produce una media o un cumulato che è esso stesso estremo (per esempio, siccità o intense precipitazioni nel corso di una stagione) (IPCC, 2014b). Forzante radiativo: è una variazione del flusso di energia causato da un driver, ed è calcolato nella tropopausa o negli strati più alti dell'atmosfera. Viene espresso in Wm-2. Nel Quinto Rapporto IPCC, nei calcoli dei forzanti radiativi da miscele di gas serra e aerosol, le variabili fisiche, fatta eccezione per oceano e ghiaccio marino, possono rispondere alle perturbazioni con aggiustamenti rapidi. Il forzante risultante è denominato Forzante Radiativo Effettivo (ERF - Effective Radiative Forcing). Questo cambiamento riflette i progressi scientifici raggiunti dai precedenti rapporti e risulta in una migliore indicazione di un'eventuale risposta della temperatura a questi driver. Per tutti i driver diversi dal mix di gas serra e dagli aerosol, gli aggiustamenti rapidi sono meno ben caratterizzati e si presume siano piccoli, per cui viene utilizzato un RF tradizionale (IPCC, 2013b). Impatti (dei cambiamenti climatici): effetti sui sistemi naturali e umani (es. effetti sulla vita, la salute, gli ecosistemi, l’economia, la società, i servizi, le infrastrutture, etc.) causati da eventi meteorologici e climatici estremi e dai cambiamenti climatici che si verificano entro un periodo di tempo specifico e vulnerabilità di una società o un sistema esposti ai cambiamenti climatici. Gli impatti sono anche indicati come conseguenze e risultati di questi effetti (IPCC, 2014b). Incertezza: uno stato di conoscenza incompleto dovuto a carenza di informazione o al disaccordo su ciò che è conosciuto o conoscibile. Può avere molte fonti, da errori quantificabili nei dati a concetti o terminologia definiti in modo ambiguo, o a proiezioni ipotetiche del comportamento umano. L’incertezza può quindi essere rappresentata da misure quantitative (ad esempio,
una funzione di densità di probabilità) o da dichiarazioni qualitative (ad esempio, che riflettono il giudizio di un gruppo di esperti) (IPCC, 2014b). Mitigazione (dei cambiamenti climatici): qualsiasi intervento umano che riduca le fonti di rilascio (sources) o rafforzi e potenzi le fonti di assorbimento (sinks) di gas serra (IPCC, 2014b). Modelli climatici regionali (Downscaling dinamico): il downscaling dinamico è un metodo che ricava informazioni su scala locale o regionale (fino a 100 km) a partire dai modelli di circolazione globale (vedi voce modelli climatici). In particolare il downscaling dinamico si ottiene con i modelli climatici regionali opportunamente guidati dai modelli climatici globali. I modelli climatici regionali riguardano solo un'area limitata del globo e possono fornire informazioni su scale molto più piccole rispetto ai modelli globali, supportando così una valutazione e una pianificazione dell'impatto e dell'adattamento più dettagliate, che è vitale in molte regioni vulnerabili del mondo (WCRP CORDEX: https://cordex.org/about/what-is-regional-downscaling) Modello climatico: rappresentazione numerica del sistema climatico basato sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche delle sue componenti, delle loro interazioni e dei processi di feedback, tenendo conto di alcune delle sue proprietà note. Il sistema climatico può essere rappresentato da modelli di diversa complessità; ossia per ciascuna componente o combinazione di componenti, possono essere identificati lo spettro o la gerarchia di modelli, che differiscono in aspetti come il numero di dimensioni spaziali, la misura in cui sono rappresentati esplicitamente i processi fisici, chimici o biologici, o il livello delle parametrizzazioni empiriche. I modelli di circolazione generale accoppiati atmosfera-oceano (AOGCM) forniscono una rappresentazione del sistema climatico che è vicino allo spettro attualmente disponibile. C'è un'evoluzione verso modelli più complessi con chimica interattiva e biologia. I modelli climatici vengono applicati come strumenti di ricerca per studiare e simulare il clima e per scopi operativi, incluse le previsioni mensili, stagionali e climatiche interannuali (IPCC, 2014b). Pericolosità: il potenziale verificarsi di un evento fisico naturale o antropico o di un impatto fisico che può causare la perdita della vita, lesioni, o impatti sulla salute, così come danni e perdite a proprietà, infrastrutture, mezzi di sussistenza, fornitura di servizi, ecosistemi e risorse ambientali (IPCC, 2014b). Proiezioni climatiche: la risposta simulata del sistema climatico ad uno scenario di future emissioni o di concentrazioni di gas serra e aerosol, generalmente
ricavata utilizzando i modelli climatici. Le proiezioni climatiche sono diverse dalle previsioni climatiche per la loro dipendenza dallo scenario di emissione/concentrazione/forzante radiativo utilizzato, a sua volta basato sulle ipotesi riguardanti, per esempio, i futuri sviluppi socioeconomici e tecnologici che potrebbero essere realizzati o meno (IPCC, 2014b). Representative Concentration Pathways (RCPs): scenari che includono serie temporali di serie temporali di concentrazioni della suite completa di gas e aerosol a effetto serra, aerosol e gas chimicamente attivi, così come l'uso e la copertura del suolo. La parola Representative significa che ogni RCP fornisce solo uno dei tanti possibili scenari di uno specifico forzante radiativo. Il termine Pathways sottolinea che non è importante solo il livello di concentrazione a lungo termine ma anche la traiettoria seguita per arrivare a quel risultato. Gli RCPs generalmente si riferiscono alla porzione della traiettoria di concentrazione che si sviluppa fino al 2100, per la quale i Modelli di Valutazione Integrata (Integrated Assessment Models) forniscono i corrispondenti scenari di emissione. Quattro RCPs sono prodotti dai Modelli di Valutazione Integrata e usati nelle proiezioni del quinto rapporto IPCC. RCP2.6: un percorso dove il forzante radiativo raggiunge l’apice approssimativamente a 3 W m2 prima del 2100 e poi si riduce; RCP4.5 e RCP6.0: due percorsi intermedi di stabilizzazione in cui i forzanti radiativi sono stabilizzati a circa 4,5 W m-2 e 6,0 W m-2 rispettivamente; RCP8.5: un percorso alto in cui si raggiunge un forzante radiativo superiore a 8,5 W m-2 entro il 2100 e che continua a salire anche successivamente (IPCC, 2014b). Resilienza: la capacità di un sistema sociale, economico o ambientale di far fronte a un evento pericoloso, o anomalie, rispondendo e riorganizzandosi in modo da preservare le sue funzioni essenziali, l'identità e la struttura, mantenendo tuttavia anche le capacità di adattamento, apprendimento trasformazione (IPCC, 2014b) Rischio: le potenziali conseguenze in cui qualcosa di valore è in gioco e dove il risultato è incerto, riconoscendo la diversità dei valori. Il rischio è spesso rappresentato come la probabilità del verificarsi di eventi o andamenti pericolosi moltiplicata per gli impatti che si avrebbero se questi eventi o andamenti si verificassero. Il rischio deriva dall'interazione di vulnerabilità, l'esposizione, e pericolosità (IPCC, 2014b). Rischio di disastri/riduzione del rischio di disastri: il rischio di disastri indica la probabilità di disastro in un periodo di tempo specificato (si veda disastro). Il concetto di riduzione del rischio di disastri indica un processo volto a progettare, implementare e valutare strategie, politiche e misure per migliorare la cono-
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scenza del rischio di disastri, promuovere la riduzione del rischio e trasferire e promuovere un miglioramento continuo nella preparazione e nella risposta al rischio e in pratiche di recupero, con l’esplicito obiettivo di aumentare la sicurezza umana, il benessere, la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile (IPCC, 2014b). Scenari climatici: una rappresentazione plausibile e spesso semplificata del clima futuro, basata su un insieme coerente di relazioni climatologiche che è stato costruito per l’esplicito uso di indagare le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici di origine antropica, spesso utilizzati come input per i modelli di impatto. Le proiezioni climatiche, che si ottengono selezionando un RCP (vedi definizione, ovvero di una possibile evoluzione delle concentrazioni di gas climalteranti), spesso servono come materiale di base per la costruzione degli scenari climatici, ma gli scenari climatici di solito richiedono ulteriori informazioni, come il clima attuale osservato. Uno scenario di cambiamento climatico è la differenza tra uno scenario climatico e il clima attuale (IPCC, 2013b). Sensibilità: il grado con cui un sistema o una specie sono influenzati, negativamente o positivamente, dalla variabilità e dal cambiamento del clima. L'effetto può essere diretto (ad es. un cambiamento nella resa delle colture in risposta ad una variazione della temperatura) o indiretto (ad es. i danni causati da un aumento della frequenza di inondazioni costiere a causa dell'innalzamento del livello del mare) (IPCC, 2014b). Servizi ecosistemici: processi o funzioni ecologici dotati di un valore (monetario o non monetario) per gli individui o in generale per la società. Sono frequentemente classificati come: (i) servizi di supporto, come per esempio la produttività o il mantenimento della biodiversità; (ii) servizi di fornitura o approvvigionamento, quali cibo, fibre, pesce; (iii) servizi di regolazione, come la regolazione del clima e il sequestro o stoccaggio del carbonio, e (iv) servizi culturali, come il turismo o l'arricchimento spirituale ed estetico (IPCC, 2014b). Sistema climatico: il sistema altamente complesso costituito da cinque componenti principali: atmosfera, idrosfera, criosfera, litosfera, biosfera, e le interazioni fra loro. Il sistema climatico evolve nel tempo sotto l'influenza di proprie dinamiche interne e per effetto di forzanti esterni, come eruzioni vulcaniche, variabilità solare, e forzanti antropogenici come la variazione di composizione dell'atmosfera e il cambiamento di uso del suolo (IPCC, 2014b).
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Sviluppo sostenibile: sviluppo che va incontro ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni [WCED,1987] (IPCC, 2014b). Scenari di emissione: una rappresentazione plausibile del futuro sviluppo delle emissioni di sostanze che sono potenzialmente attive radiativamente (ad esempio, gas serra e aerosol), sulla base di un insieme coerente e internamente consistente di assunzioni sulle forze motrici (come il cambiamento tecnologico, lo sviluppo demografico e socioeconomico) e le loro relazioni fondamentali. Gli scenari di concentrazione, derivati dagli scenari di emissione, sono utilizzati come input per i modelli climatici per calcolare le proiezioni climatiche. Nel Rapporto Speciale dell’IPCC sugli Scenari di Emissione sono stati pubblicati gli scenari di emissione SRES (ad esempio, A1B, A1FI, A2, B1, B2) utilizzati come base per alcune proiezioni climatiche. Nuovi scenari di emissione per i cambiamenti climatici sono stati sviluppati e sono i 4 Representative Concentration Pathways (RCP) presentati nel quinto rapporto dell’IPCC (IPCC, 2014b). Variabilità climatica: si riferisce alle variazioni di stato medio e di altre statistiche (come le deviazioni standard, il verificarsi di eventi estremi, etc.) del clima in tutte le scale spaziali e temporali al di là di quelle dei singoli eventi meteorologici. La variabilità può essere dovuta a processi naturali interni al sistema climatico (variabilità interna), o a variazioni dei forzanti esterni naturali o antropogenici (variabilità esterna) (IPCC, 2014b). Vulnerabilità: la propensione o la predisposizione degli elementi esposti a essere influenzati negativamente. Il termine comprende una varietà di concetti ed elementi, tra cui la sensibilità o suscettibilità al danno e la
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