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2004 12 28 lo tsunami di natale

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La linea del tempo… timeline 2004 Gennaio: entra in vigore in Italia il testo unico sulla privacy. Viene considerato illegittimo il “lodo Schifani”. A Roma si manifesta contro la riforma scolastica della Moratti. I robot (rover) gemelli Spirit e Opportunity, della NASA, atterrano sul suolo di Marte. Febbraio: viene ritrovato morto in un residence di Rimini il ciclista Marco Pantani, accanto ad una confezione di ansiolitici. La FIFA abolisce (a partire da luglio) il golden goal. Facebook irrompe sulla scena dei social network rivoluzionandola. Marzo: la Spagna è sconvolta da 10 bombe collocate in treni locali di Madrid. Il bilancio è di 191 morti e oltre un migliaio di feriti. L’attentato è rivendicato da un gruppo vicino ad Al-Qaeda. Aznar, premier uscente, viene sconfitto alle elezioni politiche. Lo sostituisce il candidato socialista Zapatero che, a breve, ordinerà il ritiro delle truppe dall’Iraq. La seconda giornata mondiale contro la guerra vede scendere in piazza milioni di persone in tutto il mondo. Aprile: in Iraq scoppia lo scandalo della prigione di Abu Ghraib con la diffusione delle prime immagini di violenze ai detenuti. Negli Stati Uniti Michael Jackson viene accusato di abusi su un minorenne. Maggio: entrano a far parte dell’Unione Europea dieci nuovi paesi: Polonia, Slovenia, Ungheria, Malta, Cipro, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca. Giugno: in Italia, grazie alla riforma della scuola, mai più esami di quinta elementare. In Iraq, la coalizione guidata dagli Stati Uniti trasferisce formalmente il potere al governo di transizione iracheno (premier ad interim Iyad Allawi). La sonda Cassini è la prima navicella spaziale ad entrare nell’orbita di Saturno per studiarne lune ed anelli. Luglio: Saddam Hussein compare per la prima volta dal giorno della sua cattura in un’aula di giustizia, accusato di crimini di guerra. Importanti novità in vista per i ragazzi italiani: mentre diventa necessario il patentino per guidare i ciclomotori, per i maggiorenni viene abolito il servizio militare obbligatorio. Agosto: dagli Stati Uniti viene lanciata la sonda Messenger alla volta di Mercurio. In Grecia si aprono le Olimpiadi di Atene. Anche l’Africa fa parlare di sé, ma per flagelli di vario tipo: un’invasione di locuste, la perdita del raccolto per motivi climatici in Kenya, la persecuzione etnica in Darfur (Sudan) condotta dalle milizie pro-governative (più di 50.000 vittime e moltissimi i profughi). Settembre: un commando di terroristi ceceni prende in ostaggio un’intera scuola a Beslan, nella regione autonoma dell’Ossezia (Russia). Le persone sequestrate sono più di mille: le vittime saranno 330 (di cui 186 bambini). Quattro violenti uragani causano danni ingenti e vittime tra i Caraibi e la zona sud-orientale degli Stati Uniti. Ottobre: nasce il sistema operativo open source Ubuntu. Novembre: negli Stati Uniti, Bush batte Kerry alle elezioni presidenziali iniziando così il suo secondo mandato. Nei Paesi Bassi viene ucciso il regista olandese Theo van Gogh, che aveva girato un film sulla violenza sulle donne nel mondo islamico.Yasser Arafat, ricoverato a Parigi, viene dichiarato clinicamente morto. Dicembre: dagli Stati Uniti si assiste al lancio del satellite artificiale GeoEye. In Spagna l’ETA torna a colpire con 5 ordigni a Madrid, fortunatamente senza vittime. A Torino vengono presentate le licenze italiane Creative Commons. Un terremoto – con conseguente tsunami – sconvolge una vastissima area affacciata sull’Oceano Indiano. Elevatissimo il numero di morti e dispersi.

Cenni storici: un anno in breve Nonostante l’Italia festeggi, proprio quest’anno, il governo con vita più lunga nella storia della Repubblica, non è un periodo “brillante” per il nostro paese: l’anno si apre con la dichiarazione di illegittimità del “lodo Schifani” che, prevedendo la sospensione dei processi nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato, era stato percepito da subito come una legge “ad personam”. Il 2004 è anche l’anno dell’archiviazione dell’inchiesta sulla mancata scorta a Marco Biagi, dell’assoluzione in appello dei tre principali imputati della strage di piazza Fontana, già condannati all’ergastolo. È, inoltre, l’anno delle indagini sui crac Parmalat e Cirio, di una deludente legge sul conflitto d’interessi, della crisi Alitalia, del costo “record” della benzina.Tanti scioperi (contro la riforma Moratti, contro la finanziaria e la politica economica, contro la riforma dell’ordinamento giudiziario) danno misura di un malessere diffuso: anche i medici ospedalieri incrociano le braccia, cosa che non accadeva da molti anni. Nonostante le rassicurazioni dei politici, la ripresa si fa ancora attendere. Intanto, a livello internazionale, siamo nel pieno della guerra in Iraq (seconda guerra del Golfo: vedi articolo e scheda dedicati a tale guerra e alla strage di Nassiriya) contro cui si mobilitano i pacifisti di tutto il mondo. Il 2004 è ricordato anche per i 10 attentati di matrice islamica in Spagna e per la terribile strage di Beslan, in cui perdono la vita centinaia di persone (tra cui 186 bambini). Ma il 2004 è anche un anno importante per la conquista dello spazio. Dal cielo degli USA, approdano sul suolo di Marte due rover gemelli: Spirit ed Opportunity. Quest’ultimo batterà ogni record di longevità e le sue “passeggiate” sul pianeta rosso continueranno a fornire un contributo enorme alle nostre conoscenze. Mentre questa e altre imprese spaziali sembrano alludere alle incredibili conquiste fatte dall’uomo, il 2004 va ricordato anche come un anno di grandi disastri, con danni e vittime in molti paesi del mondo, causati da tifoni, uragani, tempeste ed alluvioni. Ma è soprattutto lo tsunami che, il 26 dicembre, percorre l’Oceano Indiano a far riflettere sulla fragilità dell’uomo di fronte alle catastrofi naturali.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 26 dicembre 2004: l’Eden delle vacanze trasformato in un cimitero da 230 mila morti Sono le 6,58 del mattino in Indonesia (in Italia è una tarda notte natalizia) quando la terra inizia a tremare. La scossa è fortissima e sembra interminabile, ma il peggio arriva una ventina di minuti più tardi, con uno spaventoso tsunami: onde alte fino a 30 metri si abbattono sulle coste dell’Indonesia lasciando un numero di morti ancora non definito, un numero a sei cifre, questo è certo. Lo tsunami non si ferma, continua il suo cammino distruttivo. Il tempo passa, lo tsunami avanza e, quasi una beffa, le persone continuano a morire per queste onde maledette che a distanza di ore arrivano alla Thailandia, alle Isole Andamane, allo Sri Lanka, all’India, alle Maldive, sino a lambire le coste dell’Africa. Come è stato possibile continuare a morire? Come hanno potuto non sapere? I numeri ufficiali non arriveranno mai… Nomi che non si riescono a far aderire ai corpi, corpi che rimangono senza nomi, storie inghiottite dal mare senza riuscire a diventare parte di un conto quanto meno chiuso: è una sorta di metafora estrema dell’impotenza che si percepisce di fronte a catastrofi del genere. I media martellano moltiplicando video dell’acqua vorace, foto di disperazione, modelli del globo terrestre che mostrano l’onda che avanza nell’Oceano Indiano, carte geografiche che sottolineano i margini delle placche svelando la vita segreta del nostro pianeta che, di tanto in tanto, torna a far parlare di sé. La mente cerca di dare un senso alle testimonianze strazianti nutrendosi delle spiegazioni scientifiche, cerca di “farsene una ragione”... ma il senso sfugge. Perché non è stato possibile avvisare la popolazione con una, due o tre ore di anticipo da sfruttare? Possibile mancasse un sistema di allerta? Oppure, da un altro punto di vista, come è possibile che si siano salvati i Grandi Andamanesi della Strait Island, gli Onge delle piccole Andamane, gli Shompens della Grande Nicobar o i Sentinelesi di North Sentinel Island? Possibile che i nativi siano scampati alla furia dello tsunami semplicemente perché abituati ad ascoltare e guardare il mare (risiedendo a rispettosa distanza da esso) e a cogliere i segnali della natura? Il 2005, che giunge una manciata di giorni dopo lo tsunami, viene accolto con maggiore sobrietà. I festeggiamenti sono, in tutto il mondo, annullati o svolti in sordina: mentre si tenta una prima conta delle vittime ci si riscopre fragili, indifesi e con inutili armi spuntate. Lo tsunami del 2004 insegna solo il fatalismo?

E il Resto... in classe Geografia: la parola “tsunami” è diventata molto conosciuta proprio in questa occasione per quanto sia nata in precedenza. Ricerca il suo significato e il paese d’origine. C’è, secondo te, un motivo per cui questa parola viene proprio da lì? Quali Stati coinvolse lo tsunami del 2004? Elencali e visualizzali in una cartina indicando la loro posizione ISU (specifica a quale fonte fai riferimento). Rappresenta, attraverso un grafico opportuno, il numero di vittime per paese (secondo le stime più recenti). Metti in evidenza anche il numero di vittime provenienti, per motivi turistici, da altri Stati. Geografia - Scienze: da cosa, in particolare, fu causato lo tsunami del 2004? Facendo appello a tutte le tue conoscenze sulla tettonica a placche e aiutandoti con le risorse della rete, prepara una presentazione che affronti il fenomeno da un punto di vista scientifico. Geografia – Tecnologia - Educazione ambientale: “Molti di quei 230.000 morti potevano essere evitati da un sistema d’allerta efficace e da un’educazione responsabile, che ricordasse il rapporto che le popolazioni costiere del Sud-Est asiatico avevano originariamente con la madre Terra” (Mario Tozzi). Motiva questa affermazione effettuando la ricerca su ciascuno dei due aspetti citati. Per gli aborigeni del Sud-Est asiatico raccogli informazioni su come affrontarono lo tsunami (le popolazioni citate in precedenza). Documentati, quindi, sul funzionamento dei sistema di allerta che, già in uso prima dello tsunami del 2004 nei paesi più sviluppati affacciati sul Pacifico, vennero adottati anche nelle zone colpite. Quali le criticità che, a ormai più di dieci anni dalla catastrofe, emergono? Geografi , a - Storia: sai che anche l’Italia è “terra di tsunami”? Cerca informazioni sui maremoti che si sono verificati nei nostri mari nel 900. Tu sapresti come comportarti in caso di maremoto? Sai che i cittadini possono avere un importante ruolo attivo per la prevenzione dei rischi ad esso legati? Visita le pagine della Protezione Civile dedicate all’argomento (http://goo.gl/3yFLBV) e, se vuoi farti portavoce della cultura della prevenzione, a partire dalla pagina segnalata spazia sulle sezioni che riguardano altri importanti tipi di rischio (sismico, vulcanico, meteo-idro, ecc.). Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna

28 DICEMBRE 2004 LO TSUNAMI DI NATALE Non c’era fuoco nell’inferno dello tsunami thailandese, e non c’erano neppure le grida dei dannati. C’erano solo acqua, fango, macerie, e quel silenzio assurdo che sembrava dovesse durare per l’eternità. Il silenzio di un’Apocalisse da 230 mila morti (54 italiani) che in quel Natale 2004 sovrappose al presepe e all’albero immagini di morte e devastazione che resteranno per sempre scolpite nel cuore dei sopravvissuti. Un balzo indietro nel tempo e ti sembra di essere ancora sul Sarasin Bridge, il ponte che unisce l’isola di Phuket alla terraferma. Oltrepassarlo era come salire sulla barca di Caronte e trovarsi dopo un attimo in uno stadio, in mezzo a cataste di morti. Cataste. Morti neri, gonfiati dall’acqua, qualcuno con le mani protese verso il cielo come avesse voluto chiedere pietà nell’ultimo istante di coscienza. Ma non c’era stata pietà per questa gente nel golfo di Kaolak, l’Eden dei turisti. È un golfo immenso, nessuna isola davanti, nessuna protezione, nessuna possibilità che l’onda potesse smaltire anche in parte la sua potenza. Arrivò a una velocità di 500 chilometri l’ora, enorme, alta forse otto metri. C’erano alberghi sventrati fino ai secondi piani come fossero stati di cartapesta. C’erano palme secolari letteralmente sbriciolate e camioncini scaraventati sui tetti come proiettili. A Phuket Town avevano tirato su una tendopoli d’emergenza nel grande spiazzo del Governatorato. Tanta gente, tanti giovani. Chi trasportava carrelli di acqua e vivande, chi frigoriferi, chi pentole di riso bollente, chi vestiti. Vestiti, certo, magliette, pantaloni, camicie, scarpe di tutte le misure, perché a centinaia erano arrivati lì con indosso solo il costume da bagno. Erano nudi, sconvolti, increduli. Niente passaporto, niente carte di credito, niente cellulare: per un occidentale era come sprofondare in una crisi d’identità. Potersi infilare una Lacoste un po’ sgualcita e un paio di bermuda era come ricominciare a respirare dopo essere quasi soffocati. Il popolo sorridente e sgangherato di Phuket che vestiva e rifocillava i facoltosi villeggianti, chi l’avrebbe mai detto. Lungo le strade c’erano centinaia di foto di persone “missing”, c’erano tanti volti sorridenti di bambini inglesi, svedesi, tedeschi, austriaci, italiani. Storie di morte e storie di vita si intrecciavano nelle prime ore dopo la catastrofe. C’erano i ragazzi elbani dati per dispersi e ritrovati sani e salvi. C’era l’imprenditore italiano emigrato in Thailandia che girava con un tricolore sull’auto cercando connazionali da aiutare. C’erano le ragazze che pochi giorni dopo aver pianto un loro congiunto tornavano a lavorare nei night club di Patong Beach in una Phuket che voleva disperatamente tornare a vivere. E la notte, ogni maledetta notte, lungo le spiagge si vedevano le pire di fuoco innalzate per bruciare i corpi. I cadaveri erano troppi e l’allarme colera già alto. Fiamme e altissime colonne di fumo a perdita d’occhio, come in un campo di battaglia dell’antichità. Ma la battaglia contro lo tsunami nessuno aveva potuto combatterla. Roberto Baldini

GRAZIE A


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