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1994 01 27 scende in campo il ciclone silvio

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La linea del tempo… timeline 1994 Gennaio: muore lo scultore Quinto Ghermandi. Originario di Crevalcore, allievo di Cleto Tomba ed Ercole Drei, è stato uno degli artisti bolognesi più rappresentativi del Novecento. Lo stesso mese avvengono diversi cambiamenti nel panorama partitico: Silvio Berlusconi fonda Forza Italia ed entra ufficialmente in politica; mentre Gianfranco Fini presenta a Roma il nuovo partito Alleanza nazionale, trasformazione del vecchio Msi. Marzo: lo schieramento di centro-destra guidato da Silvio Berlusconi vince le elezioni sconfiggendo il centro-sinistra dei Progressisti e la coalizione di centro del Patto per l’Italia. Lo stesso mese, il leader socialista Bettino Craxi, condannato in sede penale all’interno dell’inchiesta “Mani Pulite”, lascia il paese e si trasferisce a vivere ad Hammamet, in Tunisia. Aprile: durante le qualifiche del Gran Premio di Formula 1 muore in un incidente il pilota Roland Ratzenberger. Maggio: il primo maggio, dopo l’incidente mortale di Ratzenberger, perde tragicamente la vita anche il pilota brasiliano Ayrton Senna. Lo stesso mese viene fondata a Milano, da Gino Strada e Giulio Cristoffanini, l’ONG Emergency. Luglio: don Giuseppe Dossetti invia al sindaco di Bologna Walter Vitali una lettera nella quale auspica la formazione di comitati per la difesa della Costituzione. L’insigne prelato, già membro dell’Assemblea Costituente, denuncia il pericolo di un cambiamento della carta costituzionale fatto a colpi di maggioranza. Ottobre: ad Atene, la nazionale italiana di pallavolo si conferma campione del mondo battendo la nazionale olandese. Novembre: vengono identificati i componenti della banda criminale della Uno bianca: si tratta di poliziotti guidati dai fratelli Savi. Dicembre: a Bologna, la giunta di sinistra del sindaco Vitali stanzia 500 milioni per il finanziamento delle scuole materne cattoliche, ricevendo il pubblico elogio del cardinale arcivescovo Giacomo Biffi.

Cenni storici: un anno in breve Nel 1994 il panorama politico italiano si trasforma in modo significativo, assumendo la forma che lo contraddistinguerà per i successivi vent’anni. A gennaio, il noto imprenditore Silvio Berlusconi annuncia con un videomessaggio trasmesso sulle reti di sua proprietà la propria discesa in politica all’interno di Forza Italia, il nuovo partito di centro-destra da lui creato. Lo stesso mese il Movimento sociale italiano cessa formalmente di esistere poiché i suoi membri danno vita ad Alleanza nazionale. Le due nuove forze politiche, alleate anche della neonata Lega Nord, partecipano alle elezioni di marzo ottenendo un grande successo. Dopo l’entrata in campo, infatti, Berlusconi aveva iniziato una massiccia campagna elettorale sulle sue tre reti televisive nel tentativo di convincere gli elettori, ancora sconvolti dallo scandalo di Tangentopoli, a votare per il suo partito, che rappresentava la novità di cui il paese aveva bisogno. La studiatissima comunicazione di Berlusconi ha successo e gli consente di raggiungere il suo obiettivo; Forza Italia ottiene infatti il 21% dei consensi alle urne, percentuale più alta di ogni altro partito.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 26 gennaio 1994: la rivoluzione politica raccontata in televisione in 9 minuti e 20 secondi Il 26 gennaio 1994 segna un momento decisivo per quanto riguarda la comunicazione in politica. Dopo il discorso di Silvio Berlusconi avvenuto sulle reti televisive di sua proprietà, ed anche questo aspetto rappresenta una novità, esperti di comunicazione iniziano ad analizzare nei minimi particolari le parole, i gesti, l’ambiente che vengono adottati dall’oratore. Da quel momento in poi Berlusconi si presenta come “l’uomo nuovo” dopo la vicenda di Tangentopoli che aveva scosso l’intera Italia. Lui si definisce “l’uomo del fare” e spesso utilizza frasi slogan che possano rimanere impresse negli ascoltatori; mette a frutto tutta la sua esperienza di imprenditore e magnate televisivo. Con lui si trasforma la comunicazione politica perché cambiano innanzitutto gli strumenti di questa comunicazione che nel tempo andranno ad incidere e ad influenzare la cultura e i valori degli elettori. Termini inusuali alla politica entrano a far parte di questo nuovo modo di comunicare che riscuoterà nel tempo successo: marketing - sondaggio - immagine ecc. I cittadini vengono considerati elettori che, prima ancora, sono telespettatori. Il linguaggio utilizzato da Berlusconi è semplice, vicino alla gente e lontano dal “politichese” tecnico e compreso solo dagli addetti. Servendosi di queste strategie e altre ancora Berlusconi porta una notevole innovazione nel mondo della politica ed influenza anche i suoi interlocutori. Arriva Berlusconi e la sua “discesa in campo” segna appunto una svolta nel fare politica e nel modo di comunicare.

E il Resto... in classe Italiano - Arte - Tecnologia: l’attività che si può proporre in classe diviene interdisciplinare. Partendo dall’attenta visione del discorso di Silvio Berlusconi si può: - analizzare a livello linguistico le parole e i concetti più frequenti per avvicinarsi al concetto dell’ “arte del persuadere”; - analizzare il linguaggio della pubblicità composto di testi ed immagini (comprendere come si costruisce un manifesto pubblicitario attraverso la visione di alcuni esempi, poi proporre agli alunni di produrre un’immagine pubblicitaria su uno stesso prodotto, realizzando un concorso all’interno della classe. Si potrebbe lavorare anche sulla pubblicità-progresso così da prendere in considerazione anche tematiche sociali importanti); - dopo avere individuato un tema comune, ogni alunno potrebbe realizzare, usando la tecnologia, un video, un Power Point per convincere il proprio pubblico a sostenere la tesi presentata. Laura Fabrizi Istituto Comprensivo Villa S. Martino

27 GENNAIO 1994 SCENDE IN CAMPO IL CICLONE SILVIO Una volta si entrava in politica. Dal 26 gennaio 1994 si scende in campo. In 9 minuti e 25 secondi di discorso televisivo a reti (le sue) unificate, e con tanto di filtro davanti alla telecamera per rendere più calda l’atmosfera, Silvio Berlusconi cambiò il vecchio linguaggio del Palazzo, la sua vita e quella del paese. Nel bene o nel male, lo si potrà giudicare solo fra qualche decennio. Ma quel giorno l’Italia (...“il paese che amo”, disse l’allora Cavaliere aprendo il suo intervento) voltò pagina. Almeno quella politica, con i suoi rituali, i suoi meccanismi, un mondo travolto da Tangentopoli, certo, dal clima di terrore creato dalle stragi di mafia, ma pur sempre ancorato alle sue storiche dinamiche. Silvio, invece, era diverso. Non aveva fatto gavetta nelle sezioni. Aveva costruito un impero mediatico e immobiliare. Non aveva vissuto di politica, ma semmai l’aveva ampiamente finanziata. Un imprenditore di successo, insomma, contro il rottamatore del comunismo italiano, quell’Achille Occhetto che già aveva preso le misure degli uffici di Palazzo Chigi per sistemare gli uomini della…gioiosa macchina da guerra…della sinistra che sentiva in tasca il successo alle elezioni del 27 marzo. Errore. Quella di Berlusconi forse era meno gioiosa, ma fu veramente una macchina da guerra. Messa in piedi in poco tempo, con la straordinaria invenzione di un marchio (Forza Italia), la rapida riconversione in candidati dei suoi migliori pubblicitari, la creazione di migliaia di circoli sotto la guida di una personalità di spicco del mondo della cultura come Giuliano Urbani. Un sogno? Un calcolo? Il più grande, o il peggiore dei suoi affari? Chissà. Di sicuro, un rullo compressore che aveva lanciato già un primo campanello d’allarme della sua esistenza (per gli avversari) nel novembre del ,93, quando all’uscita dell’Euromercato di Casalecchio, il presidente di Fininvest disse che per sindaco di Roma lui avrebbe preferito Fini (allora segretario del Movimento sociale) a Rutelli. Una bomba azzurra nell’Emilia rossa. Così, la discesa in campo non fu del tutto una sorpresa. Ma certamente i suoi avversari lo sottovalutarono. Lo consideravano un alieno. E per quel mondo lo era. Non poteva farcela. La fedele segretaria Marinella chiamava i direttori dei giornali per dire: vi mando le foto del dottore. Come se fosse lui a decidere l’immagine che loro dovevano pubblicare. Strano tipo. Poi capì che il mondo era diverso da Mediaset. La gente, tanta gente, capì però che lui era diverso dagli altri, dai sopravvissuti dalla purga del Pool. Diverso nei modi, nel linguaggio. Via il politichese; via il teatrino della politica. Via la sinistra. Il ciclone Silvio. Sorrisi, promesse, pacche sulle spalle. Ce l’aveva fatta con le gru e con le antenne, avrebbe potuto farcela anche con il Governo. In tanti lo pensarono. Perché, come disse lui quel 26 gennaio, non volevano…vivere in un paese illiberale. Gabriele Canè

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