La linea del tempo… timeline 1992 Gennaio: Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, viene condannato a 10 anni di carcere per associazione mafiosa e corruzione aggravate. La sentenza della Cassazione chiude il maxiprocesso di Palermo, istruito dal pool antimafia, guidato dai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il processo era iniziato nel febbraio 1986, le condanne ammontano a 2.665 anni di carcere, 11 miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni; vengono comminati anche 19 ergastoli ai principali killer e boss mafiosi. Febbraio: viene firmato il Trattato di Maastricht dagli allora 12 paesi membri della Comunità Europea. Le sezioni penali unite della Corte di Cassazione annullano le sentenze d’appello per la strage alla stazione di Bologna. Il processo deve essere celebrato nuovamente. Mario Chiesa viene arrestato per aver ricevuto una tangente di 7 milioni di lire. È l’inizio di Tangentopoli. Marzo: Salvo Lima, ex sindaco di Palermo, viene ucciso dalla mafia. Aprile: Giuliano Guazzelli, maresciallo dei carabinieri, viene assassinato in un agguato mafioso. Elezioni politiche in Italia. Dc 29,7%; Pds 16,1%; Psi 13,6%; Lega Nord 8,7%; Prc 5,6%; Pri 4,4%; Pli 2,9%. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga si dimette. Maggio: il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani muoiono in seguito all’esplosione di una carica di tritolo nel tratto autostradale tra Palermo e l’aeroporto di Punta Raisi presso lo svincolo di Capaci. Oscar Luigi Scalfaro, dopo 16 scrutini, viene eletto presidente della Repubblica Italiana. Giugno: il Decreto antimafia Martelli-Scotti estende il carcere duro per i condannati per mafia. Luglio: Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli, vengono uccisi dall’esplosione di un’autobomba in via D’Amelio. Iniziano i Giochi della XXV Olimpiade a Barcellona. Giovanni Lizzio, ispettore capo della questura di Catania, viene ucciso dalla mafia a colpi di pistola. Agosto: 7000 uomini dell’esercito raggiungono la Sicilia per combattere la mafia. Settembre: viene arrestato il boss mafioso Giuseppe Madonia. Ignazio Salvo viene ucciso dalla mafia. Ottobre: celebrazioni per il cinquecentenario della scoperta dell’America. Novembre: elezione di Bill Clinton a presidente degli Stati Uniti. Dicembre: giunge in Somalia un contingente di soldati italiani impegnati nella missione dell’Onu Restore Hope. Viene arrestato a dicembre l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Viene arrestato a Palermo Bruno Contrada, ex funzionario del SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica).
Cenni storici: un anno in breve Nel 1992 la mafia esplode i suoi colpi più efferati nel tentativo di dimostrare che non è stata piegata dalla sentenza del Maxiprocesso istruito dal pool antimafia giunto alla sentenza di Cassazione che ha confermato le condanne di primo grado. Il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta vengono uccisi dall’esplosione di una carica di tritolo che, come è stato appurato, non ha neppure esercitato tutta la sua forza dirompente. Ai funerali, celebrati nel Duomo di Palermo il 25 maggio, lo Stato non può essere neppure rappresentato da un presidente, che verrà nominato il giorno stesso al sedicesimo scrutinio. Nel silenzio delle istituzioni prorompe il grido di Rosaria Costa, moglie di uno degli agenti di scorta: “Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato... chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare”. Il 19 luglio una seconda bomba esplode in via d’Amelio, provocando la morte di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta. Si inaspriscono le pene per i condannati mafiosi, viene inviato l’esercito in assetto di combattimento. Si scatena la guerra. Del resto, lo stesso esplosivo utilizzato per gli attentati era stato fornito da un pescatore siciliano che aveva recuperato ordigni bellici inesplosi della Seconda Guerra Mondiale.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 1992: due giudici assassinati a Palermo a 57 giorni l’uno dall’altro Ore 17,58: il sismografo della stazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica di Monte Cammarata segnala un sussulto della terra, a Capaci la terra trema: “un boato immane e le auto sono volate per decine di metri. L’autostrada è stata ridotta a un cumolo di macerie” scrive il cronista de “il Resto del Carlino”. Mille chili di tritolo esplodono sul tratto autostradale percorso da Giovanni Falcone, dalla moglie e dagli uomini della sua scorta. La violenza dell’esplosione imprime un’accelerazione all’elezione del capo dello Stato: “i partiti rompono gli indugi. Tutti favorevoli ad una candidatura istituzionale”. Il 19 luglio, una nuova esplosione scuote la città di Palermo e l’Italia intera: un nuovo ordigno collocato in un’autobomba viene fatto esplodere in via d’Amelio, provocando la morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. I politici giunti a Palermo per i funerali di Stato sono accolti con grida e lancio di monetine. Lo Stato è in difficoltà, “guai a chi si arrende” il monito del nuovo presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
E il Resto... in classe Italiano: nelle esplosioni che scossero Palermo muoiono, oltre a Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, anche gli uomini delle loro scorte. I loro nomi sono spesso dimenticati, ma le loro storie testimoniano una dedizione ed un senso di appartenenza allo Stato che tanti politici nei giorni delle stragi non seppero dimostrare. Scegli uno dei loro nomi e scrivi un articolo utilizzando le regole per scrivere un articolo di cronaca. Dodici ore prima di morire, alle 5 del mattino del 19 luglio, Paolo Borsellino scrive la sua ultima lettera. La destinataria è una professoressa di un liceo di Padova. Borsellino le scrive sconvolto dagli ultimi eventi: “Oggi non è certo il giorno più adatto per risponderle perché frattanto la mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata ed io non ho tempo da dedicare neanche ai miei figli, che vedo raramente perché dormono quando esco da casa ed al mio rientro, quasi sempre in ore notturne, li trovo nuovamente addormentati.” Dopo essersi scusato per la mancata visita, dovuta ai gravosi impegni lavorativi, il suo pensiero è rivolto ai giovani: “sono ottimista perché vedo che verso di essa (il giudice si riferisce alla mafia) i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.” Il giudice risponde punto per punto alle domande che gli sono state rivolte, ma la lettera non verrà mai finita. Concludila tu.
24 MAGGIO - 20 LUGLIO 1992 FALCONE E BORSELLINO, L’ANTIMAFIA Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono massacrati il 23 maggio 1992 e il successivo 19 luglio. Due stragi tragicamente spettacolari e sanguinose, con un bilancio di undici morti, a 57 giorni di distanza l’una dall’altra. Il massacro di Capaci, lungo l’autostrada Punta Raisi-Palermo, e il macello di via D’Amelio, a Palermo, furono realizzati per vendetta nei confronti dei giudici più impegnati nella lotta alla mafia, dopo la sentenza della Cassazione del maxiprocesso (30 gennaio 1992) che aveva condannato definitivamente boss e gregari di mafia e, soprattutto, affermato il principio che i delitti commessi dai mafiosi erano sempre e comunque addebitabili alla “cupola” dei grandi capi (cosiddetto “teorema Buscetta”, dal primo pentito di mafia che aveva rivelato a Falcone i segreti di Cosa Nostra). Il prologo era stato, il 12 marzo, l’uccisione del deputato europeo della Democrazia cristiana Salvo Lima, rappresentante in Sicilia di Giulio Andreotti, potente uomo del governo italiano (sette volte presidente del Consiglio, in quei giorni candidato presidente della Repubblica), accusato di non avere mantenuto gli impegni per una diversa definizione del processo. Gli eventi successivi, come strumenti di pressione sullo Stato per allentare le misure repressive nei confronti dei mafiosi, furono le bombe collocate fuori dalla Sicilia, cosa mai avvenuta prima: in via Fauro, a Roma, contro il conduttore televisivo Maurizio Costanzo, che scampò all’autobomba il 14 maggio 1993; in via dei Georgofili a Firenze (26 maggio) per colpire la Galleria degli Uffizi, bene culturale di valore universale, con l’uccisione di cinque persone e il ferimento di altre 40; due autobombe a Roma (27 luglio) contro la preziosa chiesa di San Giorgio al Velabro e la basilica pontificia di San Giovanni in Laterano (dunque contro la Chiesa cattolica che all’epoca, con papa Wojtyla, tuonava contro i mafiosi). Mezz’ora prima delle esplosioni di Roma, a Milano un’autobomba in via Palestro aveva ucciso un vigile urbano, tre vigili del fuoco e un immigrato marocchino. Obiettivo la Galleria d’arte moderna. Un altro attentato doveva fare strage di carabinieri allo stadio Olimpico di Roma il 23 gennaio 1994 durante la partita di calcio Lazio-Udinese. Il telecomando non funzionò. Tutti gli episodi di terrorismo mafioso venivano rivendicati da una fantomatica organizzazione denominata Falange Armata, inventata dai mafiosi per depistare le indagini, ma fu subito chiara la matrice mafiosa di quegli attentati che, stando alle evenienze processuali successive, hanno potuto godere di protezioni e agevolazioni da parte di apparati istituzionali. Dell’esistenza di questo patto sarebbe stato a conoscenza Borsellino, che intensificò freneticamente le indagini dopo l’uccisione dell’amico e collega Falcone, consapevole che nel mirino era finito anche lui. Ai suoi collaboratori disse: “Il tritolo per me è già arrivato a Palermo”. Di questo si è occupato un processo istruito dalla Procura della Repubblica di Palermo per la cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, che, secondo l’accusa, vide impegnati uomini della politica, delle istituzioni e della mafia per allentare il rigore del regime carcerario (cosiddetto 41/bis) per i boss di mafia e altre misure di favore, come la cancellazione del reato di associazione mafiosa introdotto dopo le uccisioni del deputato comunista Pio La Torre e del generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982). Giovanni Falcone, 53 anni, era un magistrato nato e vissuto a Palermo, coetaneo di Paolo Borsellino, di cui era amico d’infanzia. È diventato un simbolo della lotta contro la mafia, anche se è stato contestato e contrastato soprattutto dai colleghi che, al Consiglio superiore della magistratura, lo bocciarono come capo dell’ufficio istruzione di Palermo dopo il pensionamento di Antonino Caponnetto, preferendogli un collega che vantava solo una maggiore anzianità anagrafica. Procuratore aggiunto di Palermo, accettò l’impegno di Direttore generale del ministero della Giustizia, con Claudio Martelli ministro. Un incarico che gli procurò accuse gravissime di carrierismo e che lui, invece, utilizzò per coordinare e agevolare, da Roma, le indagini sulla nascente Tangentopoli (Di Pietro a Milano) e le sue connessioni con il malaffare mafioso, e per costruire un nuovo strumento di organizzazione della lotta alla mafia, fenomeno unitario da contrastare in forme coordinate: la Procura Nazionale Antimafia. Sarebbe stato il naturale Superprocuratore. Ma fu assassinato. Lo stesso incarico fu ipotizzato per Borsellino: il tritolo mafioso arrivò puntualmente prima. Pierluigi Visci
Musica: talvolta i cantautori italiani si sono ispirati ai fatti di cronaca. Ascolta e guarda il video della canzone Per La Bandiera, scritta da Gaetano Curreri insieme a Francesco Guccini e Saverio Grandi, il giorno dopo la strage di Capaci. Di chi parla questa canzone? Cosa rappresenta la bandiera? Potresti definirla una metonimia? Cittadinanza e Costituzione: alcuni studenti hanno realizzato una tombola della legalità... giocala con i tuoi compagni! Ad ogni numero estratto è stato legato un contenuto riguardante la legalità e la lotta antimafia. GRAZIE A
Giovanna Pace Istituto Comprensivo di Monte San Pietro