La linea del tempo… timeline 1988 Gennaio: viene ucciso dalla mafia Giuseppe Insalaco, ex sindaco di Palermo. Febbraio: esplode lo scandalo delle carceri d’oro: tangenti distribuite ai politici sugli appalti per la costruzione degli istituti di pena. Implicati, tra gli altri, Franco Nicolazzi, Clelio Darida e Vittorino Colombo. Aprile: a Los Angeles, il film L’ultimo imperatore diretto da Bernardo Bertolucci si aggiudica 9 Oscar. Lo stesso mese, a Forlì, viene assassinato dalle Brigate Rosse l’esperto di questioni istituzionali e senatore democristiano Roberto Ruffilli. Maggio: a Bolzano quattro ordigni esplodono durante la notte (nessuna vittima) dopo l’approvazione del “pacchetto” per l’Alto Adige. Giugno: viene approvata la legge Mammì sul controllo delle emittenti televisive. La legge, fortemente criticata, si limitava a fotografare la situazione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi. Luglio: la Juventus è insignita della Targa UEFA dall’Unione europea delle federazioni calcistiche quale primo club nella storia del calcio continentale ad aver vinto tutte e tre le maggiori competizioni europee. Settembre: le indagini sulla strage di Ustica (1980) confermano l’ipotesi dell’abbattimento del velivolo per mezzo di un missile. Lo stesso mese, l’Università di Bologna conferisce la laurea honoris causa a Nelson Mandela, leader politico sudafricano e attivista nella lotta contro la segregazione razziale. Novembre: in occasione delle celebrazioni del IX Centenario dell’Università il 13 novembre viene assegnata ad Alexander Dubcek, lo statista slovacco protagonista della “primavera di Praga” del 1968, la laurea honoris causa in Scienze politiche. Dicembre: cambiano gli esami di maturità, si trasforma la struttura varata nel 1969. Il nuovo esame prevede tre prove scritte e un colloquio finale su tutte le materie dell’ultimo anno. Le commissioni esaminatrici saranno formate per due terzi da membri esterni, compreso il presidente, e per un terzo da membri interni.
Cenni storici: un anno in breve Nel 1988 la guerra della mafia contro lo Stato è già in atto da qualche tempo. L’anno si apre infatti con l’omicidio del politico italiano, ex sindaco di Palermo, Giuseppe Insalaco, dichiarato poi “vittima della mafia”. Poco dopo, viene assassinato un altro esponente politico, questa volta per mano delle Brigate Rosse. Si tratta del senatore democristiano Roberto Ruffilli, il cui omicidio è considerato da alcuni come l’ultimo delitto degli “anni di piombo”. L’88 si rivela certamente più positivo per quanto riguarda i riconoscimenti internazionali in ambito cinematografico. In giugno infatti, il colossal di fama mondiale L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci riceve ben nove Oscar dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, segnando una svolta decisiva nella carriera del regista.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 11 aprile 1988: L’ultimo imperatore, la storia di Pu Yi nella storia del grande cinema 11 aprile 1988: serata di trionfo per il regista italiano Bernardo Bertolucci alla 60° edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar a Los Angeles. Il film L’ultimo imperatore riceve ben nove statuette: da miglior film e miglior regia fino a miglior fotografia, montaggio, scenografia, sceneggiatura, colonna sonora, etc. La grandezza del regista è stata quella di rappresentare il passaggio dalla vecchia Cina imperiale alla nuova Cina rivoluzionaria attraverso la vicenda personale di Pu Yi, imperatore a soli tre anni. Attraverso le vicissitudini del protagonista, Bertolucci, in due ore e mezza di film, ripercorre la storia della Cina. Altro merito del regista è quello di avere permesso agli spettatori di entrare nella Città Proibita in tutta la sua grandiosità e magia. Colpisce, inoltre, come Bernardo Bertolucci abbia cercato ispirazione spesso nel mondo orientale e nella sua cultura quasi come se avesse bisogno di evadere dalla realtà italiana, in quegli anni piuttosto corrotta e materialista. Tre film per indicare il suo percorso di evasione: L’ultimo imperatore e il mondo della Cina (1987), Il tè nel deserto ambientato nel Sahara (1990) e Piccolo Buddha legato all’India (1993).
E il Resto... in classe Arte: attraverso l’utilizzo di Internet gli alunni possono vedere e conoscere la Città Proibita, entrando così in contatto con una tipologia di arte e architettura tipiche del mondo orientale. Tale documentazione potrebbe essere arricchita dalla visione di alcune scene del film. Sarebbe interessante a questo proposito fare una ricerca su alcune corti imperiali (russa - giapponese - romana), creando confronti tra diversità e uguaglianze. Storia: il film crea uno spunto per approfondire la storia della Cina degli anni Cinquanta. La visione di una serie di documentari realizzati da Rai Scuola (la Cina nazionalista di Chiang Kai-shek. L’epoca di Mao Tze-Tung) consentirà ai ragazzi di avvicinarsi a questo periodo storico con più curiosità. Gli alunni di terza potrebbero poi allargare la ricerca attuando un confronto con altri personaggi dell’epoca che hanno rappresentato un momento di forte cambiamento nel proprio paese, pur presentando modalità e ideologie differenti (Gandhi - Mao Zedong - Khomeini - Mandela). Un’altra attività potrebbe essere incentrata sull’analisi del termine “rivoluzione” (Quali rivoluzioni si conoscono? Cosa significa questo termine? Quali effetti hanno causato le diverse rivoluzioni? Quali cause ci sono all’origine di una rivoluzione?). Laura Fabrizi Istituto Comprensivo Villa S. Martino
13 APRILE 1988 I 9 OSCAR DELLA CINA DI BERTOLUCCI Fu facile (ottobre 1987) considerarlo il “Novecento” cinese di Bertolucci, armonioso, ma accademico, senz’altro grandioso, nel progetto almeno. Nel decennio della più tremenda crisi del cinema italiano la pioggia di Oscar fu un evento. È vero che la produzione internazionale, di bandiera anglosassone, sbilanciò l’interesse. Ma dal vertice (un grande autore), un geniale direttore della luce (Vittorio Storaro) alle maestranze (un centinaio di tecnici di set) fu una rivincita nazionale. È uno dei film più premiati di sempre: nove Oscar. È anche il primo ed unico film italiano a ricevere insieme un Oscar per la migliore regia, per la direzione artistica (Scarfiotti) e per la fotografia. La storia vera di Pu Yi, che nacque nel 1906 imperatore e morì nel 1967 cittadino qualunque della Repubblica Popolare, passando per la micidiale “rieducazione” maoista, influenzò, nel bene, anche i rapporti tra Italia e Cina, essendo il primo film girato con la collaborazione del governo cinese, che accettò anche l’ingresso nella Città Proibita, mai filmata prima. Fu un kolossal d’autore esemplare per il cinema ancora lontano dalle strategie produttive digitali: vi lavorarono 9 mila sarti, 19 mila comparse, formate in gran parte dai soldati dell’esercito, trecento tecnici di tre continenti, e così via, con quei numeri che si antepongono per magniloquenza al risultato artistico. Che resta nella storia del cinema: ritroviamo i temi di Bertolucci (solitudine, famiglia, melodramma, sacrificio), la fascinazione dell’immagine in sé e il senso pittorico dello spazio che risuona nei personaggi (nel solco di Rossellini e Pasolini), il lato psicanalitico (il percorso di un uomo dalla nevrosi del potere alla luce del quotidiano). E anche il suggerimento implicito che si tratti non dell’ultimo, ma del penultimo imperatore, nella vigente dittatura di Mao. Fuori dal coro dei solenni tributi, alcune voci autorevoli, tra cui il Tiziano Terzani cosmopolita, introdotto nella storia e nella cultura d’estremo Oriente. Dall’anteprima di Tokyo Terzani manda un pezzo infuocato a “la Repubblica”: “L’ultimo imperatore è un’infilata di splendide cartoline illustrate mandate da un paese che non è mai esistito. La Cina di Bertolucci, quella imperiale come quella rivoluzionaria, non sono in alcun modo la Cina, ma quello strano e lontano continente come se lo vogliono immaginare certi occidentali”. Tra la realtà e la fantasia, si sa, c’è spesso un poderoso incomodo: il cinema. Questa posizione instabile fa impazzire Hollywood.
Silvio Danese
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