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1980 06 28 ustica, 35 anni di misteri (quartino)

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La linea del tempo… timeline 1980 Gennaio: il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter annuncia il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca come reazione all’invasione russa dell’Afghanistan. Febbraio: la trentesima edizione di Sanremo viene vinta da Toto Cutugno con Solo noi, seguito da Enzo Malepasso (Ti voglio bene) e Pupo (Su di noi). Arrestati i brigatisti Peci (primo “pentito” delle Brigate Rosse) e Micaletto. Marzo: scoppia lo scandalo calcio scommesse. Arrestati calciatori di serie A e B accusati di aver truccato delle partite in cambio di denaro. Ucciso Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, voce dei poveri e degli oppressi contro lo sfruttamento dei latifondisti. Aprile: cultura in lutto per la perdita di Gianni Rodari, Alfred Hitchcok, Jean-Paul Sartre. Maggio: Emanuele Basile, capitano dei carabinieri che indagava sui corleonesi, viene ucciso dalla mafia. Le Brigate Rosse uccidono Walter Tobagi, giornalista del “Corriere della Sera” che si era occupato di terrorismo. Muore il maresciallo Tito, presidente della Jugoslavia. In Giappone inizia la commercializzazione del mitico videogioco Pac-man. Nasce Legambiente. Giugno: nasce la CNN (Cable News Network), televisione dedicata alle notizie 24 ore su 24. Un DC9 della compagnia aerea Itavia precipita al largo di Ustica. L’esplosione in volo, con un bilancio di 81 vittime, sarà uno dei misteri della recente storia d’Italia. Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica, è assassinato dai neofascisti dei NAR (Nucleo Armati Rivoluzionari). Luglio: inaugurata a Mosca la XXII Olimpiade, edizione segnata dal boicottaggio da parte di 65 nazioni in segno di protesta contro l’operazione sovietica in Afghanistan. Agosto: in una spaventosa esplosione alla stazione di Bologna perdono la vita 85 persone. Sarà un altro mistero d’Italia, almeno per ciò che riguarda i mandanti. Settembre: Canale 5 inizia le sue trasmissioni. In Polonia nasce Solidarność, primo sindacato libero di ispirazione cristiana, non violenta e anticomunista. Per il controllo di alcuni territori, l’Iraq invade l’Iran. Ottobre: si svolge a Torino la “marcia dei quarantamila”. è un lungo corteo che, in contrasto con la posizione del sindacato, manifesta per il ritorno alla normalità in fabbrica. Novembre: il repubblicano Ronald Reagan, già celebre attore, diventa il 40° presidente degli Stati Uniti. Un forte terremoto (di magnitudo 6,9) scuote l’Irpinia. Poco meno di 3.000 i morti, tantissimi gli sfollati, enormi i danni. Dicembre: si sciolgono i Led Zeppelin. John Lennon viene assassinato da uno squilibrato con quattro colpi di pistola.

Cenni storici: un anno in breve Mentre l’invasione russa dell’Afghanistan (partita nel dicembre 1979) getta ombra sulle imminenti Olimpiadi di Mosca (visti i boicottaggi che verranno attuati da diversi Stati), a Sanremo, nella migliore tradizione del festival, trionfano le canzoni d’amore. Ma non sarà un anno spensierato per il paese. Il fortissimo sisma dell’Irpinia, nel novembre, non è che uno dei “terremoti” dell’Italia del 1980, scossa da scandali politici e non (come quello sul calcio), da una situazione economica non rosea (si parla di “stagflazione”, un curioso termine che associa stagnazione ed inflazione) e da due stragi che sconvolgono l’estate. Il mistero del DC9, “scomparso” a largo di Ustica, e la bomba alla stazione di Bologna mettono in scena gente comune che muore senza una spiegazione, per la casualità di trovarsi su quell’aereo o in quella sala d’attesa ad inseguire le proprie vacanze. Inizierà, per i familiari delle vittime, un lungo, travagliato e (tuttora) non concluso iter per ottenere l’unica forma di risarcimento possibile: la verità sui fatti. Una nuova stagione ideologica viene inaugurata, a Torino, dalla “marcia dei quarantamila”: un lungo corteo composto da quadri e impiegati della FIAT (ma anche operai e cittadini) che, in contrasto con la posizione del sindacato, manifestano per il ritorno alla normalità e per l’interruzione dei disordini, dei picchetti e delle proteste , in fabbrica. è la fine della conflittualità diffusa che aveva caratterizzato gli anni 70. Con il “pentitismo” (cioè la riduzione di pena in cambio della collaborazione alle indagini) si dà una svolta determinante , all’azione di contrasto alle Brigate Rosse. Di tutt’altro tipo, ma non certo marginale, la svolta nel mondo televisivo. Compare il logo di Canale 5 negli schemi televisivi: è proprio negli anni 80, infatti, che la TV commerciale farà il suo deciso ingresso nelle case degli italiani.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 27 giugno 1980: la tragedia dell’aereo caduto a Ustica Il Carlino del 28 giugno, un’edizione che ha visto la luce poche ore dopo la scomparsa del DC9 dell’Itavia, non può che trasmettere lo sconcerto: “all’improvviso l’immagine è scomparsa e dell’aereo non si sono avute notizie”. La parola “scomparsa” ricorre per ben tre volte nelle colonne della prima pagina. “Scomparire” significa “sottrarsi alla vista, sparire”: una parola da cui trapela l’assenza di cause precise, la registrazione di un fenomeno senza l’azzardo di un’ipotesi. Un passaggio lascia intendere il peggio: “con il trascorrere delle ore le speranze di un atterraggio di emergenza in qualche aeroporto dell’Italia meridionale si vanno affievolendo”. Si parla ancora di passeggeri, presto quei nomi indicheranno inequivocabilmente vittime. Una chiazza oleosa permetterà l’individuazione del punto in cui l’aereo si è inabissato e il recupero di poveri resti ma, perché il relitto sia strappato alle acque, bisognerà attendere anni. Per molte risposte, oggi, stiamo ancora aspettando. Quell’aereo, su cui si faranno diverse ipotesi (cedimento strutturale, collisione, bomba a bordo, missile), ha volato, senza saperlo, all’interno di uno scenario di guerra che inquinamenti di prove, omissioni e depistaggi, a partire dalle nostre stesse istituzioni democratiche, hanno fatto di tutto per non far emergere. Nel 1999, alla fine di un iter giudiziario lento e travagliato (il più lungo d’Italia) la sentenza di Rosario Priore affermerà che il DC9 era stato coinvolto in una azione militare nel corso della quale un missile ne aveva causato la caduta. Ma la vicenda non si concluderà con questa sentenza e i familiari della vittime, di cui “siamo tutti parenti” (Bergonzoni), chiedono ancora verità, a nome di tutti i cittadini.

E il Resto... in classe Storia - Cittadinanza e Costituzione: segui, attraverso una linea del tempo, lo sviluppo della vicenda giudiziaria ed investigativa relativa ad Ustica. Il materiale è praticamente illimitato: per non “perderti” utilizza, semplificando, la cronologia proposta in http://www.stragi80.it/ che manterrai come canovaccio. Integra, se ritieni, con altre fonti (di cui devi però verificare accuratamente l’attendibilità). Hai notato che gli autori del sito hanno allegato le varie sentenze? Per un comune cittadino è piuttosto difficile accostarsi al linguaggio giuridico, eppure ciò ha un significato importante e promuove la cultura della trasparenza e della verificabilità attraverso fonti certe. Qual è la tua opinione in proposito? Italiano: - Contest in classe. Regolamento: creare un testo sulla vicenda di Ustica utilizzando il maggior numero dei titoli (alterandoli il meno possibile) dei libri ad essa dedicati (http://www.stragediustica.info/ libri-1.html); non c’è limite alle parole/frasi che possono essere aggiunte. Alla significatività del testo si attribuirà, ovviamente, un importante peso. Dato un punteggio al rispetto del vincolo, la classe stessa voterà il miglior lavoro. - Tra il materiale prodotto per la memoria di Ustica val la pena di soffermarsi sul video Ero nato per volare (https://goo.gl/HGbsuo): è l’aereo stesso, quale voce narrante, che pronuncia queste parole e racconta la sua storia, dal recupero alla collocazione nel museo di Bologna, appositamente realizzato per lui. L’ultima parte del video si sofferma sull’opera dell’artista Christian Boltanski, cui fu affidata, appunto, la realizzazione del museo/installazione che avrebbe accolto i resti dell’aereo e degli oggetti dei passeggeri. A partire dal minuto 16,57 vengono mostrati alcuni degli scatti che confluiranno nella Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870, catalogo fotografico a cui l’artista ha consegnato la memoria degli oggetti delle vittime (prima di sottrarli alla vista dei visitatori, come riconoscimento di dignità e rispetto). Parti da quegli scatti, scegli uno degli oggetti e fagli raccontare, in prima persona, la propria storia (che si intreccia con la storia della persona che lo portava con sé). - Per una più completa informazione sullo stragismo di questi anni, consulta anche la pagina dedicata alla strage alla stazione di Bologna. Italiano - Cittadinanza e Costituzione: nel 2000, in seno a “Ricomporre la Memoria” (un progetto per il Museo di Ustica, tra arte, storia e letteratura), è stato realizzato Malgrado tutto. Performance teatrale di resistenza poetica e passione civile (https://vimeo.com/32542300). Guarda lo spettacolo (interpretato da alcuni ragazzi provenienti da varie scuole superiori bolognesi con la collaborazione del MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna) e raccogli informazioni per proporre una tua recensione.

28 GIUGNO 1980 USTICA, 35 ANNI DI MISTERI

Nella notte della Repubblica ci sono 36 giorni che racchiudono due dei tanti misteri della storia italiana per i quali c’è una verità giudiziaria che ancora oggi divide la società e fa litigare la politica. Una verità a metà del guado che, nonostante milioni di pagine processuali, perizie e sentenze non convince del tutto. Due date di un’estate italiana del terrore, due stragi ancora oggi prive di un mandante: Ustica e Bologna, anno 1980, 81 e 85 morti. Nel tempo e nell’accavallarsi di ipotesi, anche fantasiose, c’è chi ha ipotizzato un collegamento fra i due fatti. Ma la prova non c’è. In ogni caso restano due buchi neri, come altre stragi italiane avvolte tutt’ora nel buio nonostante ci siano sentenze passate in giudicato. Dentro questo tunnel di morti e feriti sono passate anche ombre sfuggenti di millantatori, servizi segreti deviati, autori di depistaggi mai chiariti, mentitori. Un variegato parterre di personaggi e situazioni che hanno contribuito ad ingarbugliare ancora di più la strage dell’aereo DC9 Itavia e della stazione di Bologna. Il nastro della memoria si riavvolge a quei giorni quando l’estate era già rovente per la crisi del petrolio mentre Gianni Agnelli passava il timone della Fiat a Cesare Romiti, il quale a sua volta annunciava 14mila licenziamenti. L’Italia delle vacanze fu scossa da due terribili massacri. Il 27 giugno 1980 esplode in volo sopra l’isola di Ustica l’aereo DC9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo. Muoiono 81 passeggeri e l’intero equipaggio. Alle 20,08 il DC9 decolla diretto a Palermo con 113 minuti di ritardo e imbocca regolarmente l’aerovia Ambra 13. Alle 20,59 si registra l’ultimo contatto radio tra velivolo e controllore procedurale di Roma. Alle 21,04 richiamato per l’autorizzazione alla discesa il volo IH870 non risponde. Ci provano altri velivoli in zona messi in allerta. Nulla. Ore 21,25. Il comando del soccorso aereo di Martina Franca assume la direzione delle ricerche e allerta il 15esimo stormo di Ciampino. è chiaro che è successa una tragedia. Alle prime luci dell’alba, quando vengono avvistati detriti della fusoliera, la conferma: il DC9 si è inabissato in mare. Dopo anni di indagini, milioni di pagine di fascicolo processuale, perizie internazionali, ambigue azioni dei servizi, i giudici della Corte di Cassazione stabilirono che si trattò di una esplosione in volo causata probabilmente da una bomba a bordo (perizia di un pool internazionale di esperti). Una parte dei parenti delle vittime (e una ipotesi vagliata ma non provata dall’inchiesta) sostengono invece che un missile lanciato da un aereo, forse francese, durante una battaglia in cielo o una esercitazione segreta ha colpito il velivolo decollato dalla città delle Due Torri. Nel cielo di Ustica, sostengono ancora, quella notte c’era uno scenario di guerra mai dichiarato dove volavano aerei americani, francesi e forse libici. Una immagine suggestiva, sostenuta anche da alcuni dei magistrati che hanno indagato su Ustica, ma mai provata fino in fondo e sempre negata dai Paesi ipoteticamente coinvolti. In un infuriare di polemiche e comunque di molti aspetti mai chiariti, negli anni successivi l’Aeronautica italiana fu accusata di aver coperto un tragico duello in volo da dove partì il missile che centrò l’Itavia. Sparirono, si disse in seguito, registrazioni di volo e tracciati radar, ci furono “rivelazioni” mai provate, perfino morti sospette di testimoni e militari. Una selva di dubbi e polemiche feroci nel tempo hanno ispirato suggestive ricostruzioni politico-giornalistiche e perfino un film, Il muro di gomma. Eppure tre gradi di giudizio fino alla Cassazione (2007) hanno stabilito che i tre generali dell’Aeronautica italiana finiti a processo non depistarono nulla perché non c’era nulla a depistare. Assolti, quindi. Un poderoso movimento di opinione che sta dietro l’Associazione familiari delle vittime invece sostiene da sempre che il velivolo fu centrato da un missile durante una attività militare. Che forse ci fu, ma manca la prova della relazione diretta con l’abbattimento dell’Itavia. Il primo che lo ha scritto in una sentenza è un giudice onorario civile (ne sono seguiti altri), ma senza prove. Il contrario delle conclusioni del processo penale che comprende un milione e 750mila pagine e 4mila testimonianze. Il braccio di ferro giudiziario si è sgranato in seguito in un groviglio di indennizzi diretti (in gran parte saldati) e risarcimenti a cui in parte lo Stato si è opposto attraverso l’Avvocatura con la motivazione che se non c’è stata battaglia aerea lo Stato stesso non deve rispondere della mancata protezione. La carcassa del DC9 ora è composta nel museo della memoria a Bologna, come cupo monito a futura memoria. Resta un’amarezza profonda perché, bomba o missile, 81 persone partite col sorriso per una vacanza sono morte e non hanno ancora Giustizia. Almeno nel 2015, a 35 anni dai fatti.

Italiano - Cittadinanza e Costituzione - Arte: l’arte può avere un grande peso per mantenere e trasmettere la memoria, talvolta anche attraverso speciali licenze che le permettono di occupare posizioni “militanti”: realizzate in classe una rassegna di spettacoli teatrali, canzoni, film dedicati ad Ustica (in rete molti possono essere visionati, integralmente o in parte) cercando, su ognuno, delle informazioni (contenuto in breve, approccio, punto di vista, intenzioni e dichiarazioni dell’autore, ecc.). I risultati della ricerca, preceduti da un testo collettivo sul ruolo “civico” dell’arte, verranno organizzati in un unico lavoro cui attribuire un titolo significativo. Arte - Italiano: il Museo per la Memoria di Ustica merita sicuramente una visita. Quella che propone, infatti, è un’esperienza emotiva che non può essere in alcun modo sostituita. Se, però, non ti fosse possibile, recupera le parti dei video sopra segnalati in cui il museo viene mostrato (per una semplice descrizione vai a http://goo.gl/iW9xp0). Prova a esplicitare il significato simbolico dei vari elementi del museo (casse, specchi, voci, lampadine, ecc.) e il tipo di coinvolgimento a cui, secondo te, vogliono chiamare il visitatore. Ti sei chiesto perché il nome è “Museo per la memoria di Ustica” e non “Museo della memoria di Ustica”? Possono aiutarti alcune dichiarazioni dell’artista (cerca, per esempio, l’intervista rilasciata a Brunella Torresin: contiene molti elementi utili). Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna

Beppe Boni

Grazie a


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