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1977 03 12 bologna ostaggio della rabbia

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La linea del tempo… timeline 1977 Gennaio: su Rai 1 termina la trasmissione del programma televisivo Carosello. Febbraio: hanno inizio le trasmissioni a colori della RAI. All’Università La Sapienza di Roma il segretario della CGIL Luciano Lama viene violentemente contestato dagli studenti. Marzo: l’austerity cancella la befana ed altre festività civili e religiose. Durissimi scontri tra studenti e polizia a Bologna: muore Francesco Lorusso. Gravi disordini a Roma per scontri tra autonomi e polizia. Disordini anche a Milano. Aprile: il ministro degli Interni Cossiga vieta qualsiasi tipo di manifestazione pubblica. Maggio: prima udienza del processo contro i capi storici delle Brigate Rosse. Enzo Tortora presenta la prima puntata di Portobello. Mentre esce Jenny/Silvia, primo 45 giri di Vasco Rossi (edito dalla Borgatti, piccola etichetta specializzata nel genere “liscio”), nelle sale degli Stati Uniti è il momento di Guerre stellari. Giugno: le organizzazioni Prima Linea e Brigate Rosse sono protagoniste di gravi episodi di violenza, tra cui il ferimento di Indro Montanelli. Luglio: ancora violenza ed attentati (molti firmati BR). Uno studente viene ucciso per errore da combattenti comunisti. Agosto: manifestazione contro la centrale nucleare a Montalto di Castro e nascita del movimento anti-nucleare italiano. Kappler, il nazista condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, riesce clamorosamente a fuggire. Muore Elvis Presley. Settembre: per la prima volta la scuola inizia a settembre (e non il I° ottobre). A Bologna manifestazione “contro la repressione”: partecipano 25.000 giovani di vari gruppi della nuova sinistra extraparlamentare, in aperto contrasto con le scelte politiche del Pci. Walter Rossi, militante di Lotta Continua, viene ucciso a Roma da un gruppo di neofascisti. Ottobre: arriva Atari 2600, la prima console da gioco ad ampia diffusione. Una petroliera kuwaitiana disperde 2.600 tonnellate di greggio nel mare di Genova. Novembre: continuano le violenze firmate BR. A Bari uno studente è ucciso da una squadra di estrema destra. Dicembre: grande manifestazione unitaria con 200.000 lavoratori del settore metalmeccanico che chiedono al Governo una svolta politica in senso riformista.

Cenni storici: un anno in breve Le ombre lunghe della crisi petrolifera del 1973 e l’attenzione al controllo dei consumi e alla dipendenza da fonti non rinnovabili, si allungano anche al 1977, che è un anno di austerity. L’attenzione ai consumi è, all’inizio dell’anno, al centro di un discorso di Berlinguer, leader del Pci, al momento impegnato in una politica di avvicinamento alla Dc per una possibile proficua collaborazione di governo: il cosiddetto “compromesso storico”. È una politica che non convince tutti, da una parte e dall’altra, e anche dagli Stati Uniti viene guardata con fastidio e sospetto. Il 1977 è ,un anno complesso, contraddittorio e complicato. È un anno di grande contestazione, la più importante dopo i fermenti del 68. Gli atenei italiani sono in rivolta contro la riforma Malfatti. A partire da Palermo, inizia l’occupazione delle Università. L’universo giovanile di sinistra (sia quello legato ai movimenti studenteschi che quello più vicino ai raggruppamenti sindacali autonomi) sembra non trovare un suo spazio nel “compromesso storico” con la Democrazia cristiana ed esprime il proprio disagio anche contro la linea riformista del Pci: emblematica la contestazione degli autonomi a Lama, segretario della CGIL, giunto all’Università per un comizio. Le piazze d’Italia assistono quasi quotidianamente a degli scontri e, in alcune città, il livello di violenza è alto. Anche laddove, come a Bologna, il movimento aveva cercato strade non violente ma, piuttosto, creative e di sperimentazione, la situazione precipita, lascia morti a terra e finisce in episodi di guerriglia urbana. L’ordine va riportato con ogni mezzo, anche con i corazzati. Il convegno indetto in settembre a Bologna, con il proposito di riunire , e rinnovare il movimento, mostra lo spegnersi della vitalità creativa del 77 che rifluisce in ripiegamenti individuali o, in alcuni casi, nella tentazione della lotta armata. Tutto ciò accade e si intreccia con la “strategia della tensione” e gli “anni di piombo”: sequestri ed omicidi (di varia provenienza, ma con un protagonismo forte delle BR) sono all’ordine del giorno e colpiscono, con particolare forza, il mondo del giornalismo. Dal 27 al 31 dicembre si susseguono sequestri, attentati e omicidi di diversa provenienza: una chiusura d’anno in linea con gli altri dodici mesi.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 11 marzo 1977: l’uccisione dello studente Francesco Lorusso. È il Settantasette Carri armati a Bologna in tempo di pace? Strano, ma vero. Una parte della città, scenario di scontri violenti, è devastata; i giornalisti del Carlino percorrono il centro e parlano di persone in fuga, negozi sbarrati, incendi, resti di barricate. È l’indomani dell’uccisione di Lorusso: un gruppo di studenti ha contestato l’assemblea di Comunione e Liberazione e, nei disordini seguiti, uno studente di 25 anni, Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua, viene ucciso in via Mascarella da un colpo esploso da un carabiniere (sul luogo era infatti stato mandando un importante contingente dell’Arma). Potrebbe essere un giorno non diverso dai tanti, ,con cortei, manifestazioni e disordini, fatti quotidiani per la Bologna di questo periodo, dove il movimento del 77 ha avuto esiti più creativi e meno violenti che non altrove. Anche qui sono gli anni della rabbia studentesca, un periodo di parole d’ordine che fanno paura come “espropri proletari” e “autoriduzione dei prezzi”, ma è anche il tempo della città-laboratorio creativo, degli indiani metropolitani, di Sarabanda (la banda del movimento che guida i cortei), delle radio libere e, in particolare, di radio Alice, radio senza palinsesto, voce della rivolta e di un nuovo modo di comunicare. Se la riforma per l’Università firmata da Malfatti ha dato un pretesto alla contestazione, il movimento di Bologna segue la strada dello spontaneismo e della creatività ed è più interessato a trovare modi alternativi, ironici ed irriverenti per arrivare ad una cultura diversa e soddisfare il bisogno urgente di libertà e di espressione che non, piuttosto, a sfidare il potere in senso violento e militarista. Il rapporto tra gli studenti del movimento e la “Bologna rossa”, va detto, è un rapporto di reciproca diffidenza, quando non di incomprensione: sono due “facce” distanti della città che, in qualche modo, convivono. Ma con i colpi di arma da fuoco che raggiungono Francesco Lorusso tutto cambia. Lo scenario di risposta a questo evento diventa spropositatamente violento, da una parte e dall’altra, e quello che resta è la città messa “a ferro e fuoco”, i carri armati, la pesantezza degli “anni di piombo” e una vicenda giudiziaria, quella del carabiniere che ha colpito Lorusso, che fa ancora discutere. A Bologna per alcuni è la fine di un sogno, per altri di un incubo. Molti bolognesi non fanno fatica a scegliere l’ordine e giustificarne i mezzi, visto lo choc di fronte ad una situazione del tutto nuova per la propria città, di cui hanno sotto gli occhi le “macerie”; il movimento, criminalizzato “in toto” per la deriva violenta presa dai fatti e colpito da arresti e divieti, si spegne e i suoi esponenti si disperdono per strade diverse e lontane dagli ideali che avevano condiviso: per alcuni è l’accostamento al terrorismo, per altri il ripiego nell’individualismo, la chiusura nel privato, l’evasione nell’eroina. L’idea che il futuro possa essere modificato collettivamente appare ormai tramontata.

12 MARZO 1977 BOLOGNA OSTAGGIO DELLA RABBIA Sul muro di via Mascarella, nella città universitaria di Bologna, hanno aggiunto una targhetta. L’hanno appoggiata sulla lastra di plexiglass - che era stata profanata da un graffitaro incosciente e subito pentito - per spiegare cosa sono quei fori cerchiati dal gesso bianco. “Segnano i colpi d’arma da fuoco - c’è scritto - che i carabinieri esplosero contro Francesco Lorusso l’11 marzo 1977 ferendolo a morte”. Qui, davanti al numero 37 di via Mascarella, il militante di Lotta Continua viene colpito in pieno petto da un colpo di pistola. Sono le 13,15 di un venerdì freddo. Da mezzogiorno è guerriglia, scontri durissimi tra universitari e forze dell’ordine. Il proiettile non sarà mai ritrovato. La verità giudiziaria, 38 anni dopo, non c’è. Quel giorno il movimento perde l’innocenza. Si consuma una frattura tra studenti e città mai sanata del tutto. Bologna, che non è stata ancora contagiata dalla violenza già esplosa altrove - la Bologna della creatività, degli indiani metropolitani e delle assemblee fumose - diventa un campo di battaglia. Una città smarrita, ostaggio di una rabbia cupa. La sera del 12 viene chiusa radio Alice. Il 13 arrivano i carri armati di Cossiga. In mezzo, quel che scrivono gli inviati del Carlino. I cronisti si addentrano in una città devastata, cinque ore dopo la morte di Lorusso. Silenzio di tomba e lancio incessante di lacrimogeni, toc toc toc. Vetrine in frantumi, fuochi e barricate. Le parole d’ordine di quei giorni nel paese sono autoriduzioni, occupazioni, espropri proletari. Controinformazione e controcultura ma anche P38, che sfilano nei cortei. Nella memoria di tutti la foto scattata a Roma negli scontri del 14 maggio, due giorni prima era stata uccisa Giorgiana Masi. Si vede un ragazzo con il passamontagna che a braccia tese impugna la pistola. E d’ora in poi il movimento sarà questo, l’ossessione dello scontro e delle armi, mentre l’Italia guarda già agli anni Ottanta. Esce La febbre del sabato sera, il film con Travolta, ovunque si aprono discoteche. Per qualcuno la fine del movimento arriva pochi mesi dopo. A settembre, nel grande convegno contro la repressione che richiama al palasport di Bologna folle , oceaniche. Anticamera del riflusso. Il 77 si congeda dalla scena come una meteora. E ci sarebbero stati altri morti, stavolta per la scelta dell’eroina e della lotta armata. Vittime di un’idea nata proprio allora. Quella certezza che diceva, il personale è politico.

E il Resto... in classe Rita Bartolomei

Storia - Italiano: fai un “viaggio” nella Bologna del 1977 seguendo le indicazioni riportate. Procurati il film Lavorare con lentezza; puoi capirlo meglio leggendo le note dei Wu, Ming, che hanno collaborato alla regia (vai per esempio a http://goo.gl/5B42o6). Cerca in rete alcuni slogan dei movimenti del 77, in particolare di Bologna (puoi trovarne, per esempio, osservando attenta, mente foto dei cortei di Bologna). Uno stesso evento può essere vissuto e visto in modo diverso: la trasmissione Diari del 77 (http://goo.gl/XzC750) cerca di accostare, utilizzando i diari dell’archivio di Pieve Santo Stefano (“città del diario”), testimonianze diversamente significative di chi viveva quel periodo., Trascrivi qualche passaggio che ritieni importante cercando di ipotizzare la posizione del suo autore rispetto al movimento del 77 e, attraverso tali voci, fai emergere un ritratto “plurale” del periodo. Puoi produrre uno scritto o un montaggio dei vari materiali raccolti. , Storia - Italiano (linguaggi): la radio libera Alice fu la voce del movimento del 77. Documentati sul fenomeno delle radio libere e sul motivo del loro successo. Ci sono forme di comunicazione attuali che puoi paragonare alle radio libere? Perché? Cittadinanza e Costituzione: Bologna ha intitolato un parco a Francesco Lorusso. Sai che la proposta di intitolare vie e piazze può partire da privati cittadini? Procurati un modulo all’ufficio toponomastica (in molti Comuni lo puoi scaricare on-line) e, immaginando di essere uno dei promotori dell’intitolazione dei giardini a Lorusso, compila i vari campi dando spazio alla biografia del ragazzo e alla motivazione della richiesta. Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna

GRAZIE A


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