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1974 08 04 due medaglie, nessun colpevole

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La linea del tempo… timeline 1974 Gennaio: “l’Unità” informa dello stato d’allarme attivo nelle caserme del paese: il ministro della Difesa Mario Tanassi afferma che la misura è presa in relazione a possibili attacchi terroristici. Si diffonde nel paese il timore di un golpe. Aprile: a Genova le Brigate Rosse rapiscono il magistrato Mario Sossi, pubblico ministero nel processo contro il gruppo di sinistra extraparlamentare XXII Ottobre. Accondiscendendo alle richieste delle BR, Sossi sarà liberato dopo la concessione di libertà provvisoria e passaporto a 8 imputati. Lo stesso mese, viene realizzato un attentato contro la linea ferroviaria Bologna-Firenze, nei pressi della stazione di Vaiano. L’attentato è rivendicato dal gruppo di estrema destra Ordine Nuovo. Maggio: nel referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio il NO vince con il 59,3% (l’affluenza sfiora l’88%). La legge Fortuna-Baslini resta in vigore. A Roma, presso l’Arma dei carabinieri, è costituito un nucleo antiterrorismo al comando del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Giugno: a Padova un commando delle Brigate Rosse irrompe nella sede del Msi e uccide due attivisti, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Luglio: viene costituito il Partito di unità proletaria per il comunismo (Pdup), fusione della lista de “Il Manifesto” con il gruppo proveniente dal Psiup. Agosto: strage dell’Italicus. Una bomba esplode nella carrozza 5 dell’espresso Roma-Monaco mentre sta uscendo dalla galleria dell’Appennino. L’attentato, che causa 12 morti e 48 feriti, è rivendicato dal gruppo neofascista Ordine Nero. Settembre: nella borgata di San Basilio, nel corso di scontri tra polizia e manifestanti a seguito degli sgomberi di occupanti delle case del quartiere, viene ucciso Fabrizio Ceruso, di diciannove anni, militante del Comitato Proletario di Tivoli, organismo dell’Autonomia Operaia. Lo stesso mese, nel complesso residenziale Milano 2, iniziano le trasmissioni dell’emittente via cavo Telemilano di proprietà di Silvio Berlusconi. Ottobre: a causa della crisi del settore automobilistico, dovuta allo shock petrolifero, la FIAT mette in cassa integrazione migliaia di operai provocando scioperi e manifestazioni di protesta. Dicembre: la Corte costituzionale dichiara illegittime le norme del codice penale che impediscono lo sciopero politico.

Cenni storici: un anno in breve Nel 1974 la cosiddetta “strategia della tensione” si è già completamente dispiegata. A inizio anno il giornale “l’Unità” annuncia che le caserme sono in stato d’allarme, contribuendo a diffondere nel paese il timore di un colpo di stato. Pochi mesi dopo, le istituzioni sono messe a dura prova dal rapimento del magistrato Mario Sossi da parte delle Brigate Rosse e dall’attentato contro la linea ferroviaria Bologna-Firenze, rivendicato dal gruppo di estrema destra Ordine Nuovo. Gli atti di violenza continuano per tutto l’anno e raggiungono l’apice ad agosto, quando viene fatta esplodere una bomba sul treno Italicus che stava transitando presso San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Per l’attentato, considerato uno dei più gravi che si sono verificati durante gli “anni di piombo”, sono stati incriminati diversi esponenti del neofascismo italiano.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 4 agosto 1974: la bomba che dilaniò la vettura numero cinque dell’Italicus “Il Resto del Carlino” riporta l’articolo “Bomba su un treno molti morti e feriti”. L’esplosione, avvenuta all’1,23, si è verificata alla stazione di San Benedetto Val di Sambro sul direttissimo “Italicus” diretto al Brennero. Lo scoppio è avvenuto nella toilette della 5a vettura di prima classe. Si è subito propagato un incendio, che è diventato un immenso rogo. Il treno era molto affollato. I passeggeri sono rimasti intrappolati negli scompartimenti. I ferrovieri della stazione sono subito corsi in aiuto, come anche i vigili del fuoco di Bologna e di Prato e le forze di polizia. 12 morti è il bilancio della sciagura, imprecisato è il numero dei feriti. “Terribile, terribile” diceva uno dei sopravvissuti alla tragedia.

4 AGOSTO 1974 DUE MEDAGLIE, NESSUN COLPEVOLE Nell’afa umidiccia della notte, l’uomo raccolto a testa bassa vicino ai binari parlava a se stesso, a tutti e a nessuno. “Terribile, terribile, terribile”, ripeteva in una nenia sfinita e disperata davanti al tragico monumento di ferraglie macchiato dai colori allegri del contenuto delle valigie sfasciate. La carrozza numero cinque del treno RomaMonaco di Baviera, con le orbite dei finestrini senza vetri come occhi senza luce, mostrava le sue viscere di lamiere, di condotti, di grovigli, di vetri, di macchie di acqua, di olio e di sangue, in un angolo un po’ defilato della stazione di San Benedetto Val di Sambro. Da quel punto all’indietro le rotaie accompagnavano lo sguardo verso la bocca della galleria, nera e misteriosa come l’ingresso all’inferno. E l’inferno, all’1,23 del 4 agosto , 74, si era scatenato proprio lì. Filava da Firenze verso Bologna, l’espresso 1486, Italicus, e nella luce giallastra delle vetture c’era chi leggeva, chi dormiva, chi sognava e chi soltanto pensava. La bomba si annunciò con un accecante lampo azzurrino e con uno scoppio amplificato dalla volta, che da una parte risalì i 18 chilometri del tunnel e diede uno scossone alla montagna e che dall’altra cercò sfogo nei 50 metri dell’uscita e verso la vallata. Quando l’eco si spense sempre più in là, come un tuono sfinito, il convoglio viaggiava ancora, per inerzia, in un impasto di fuoco e di fumo nerissimo. Lo stridio della “rapida” annunciò la frenata d’emergenza e un attimo dopo tra le fiamme e gli urli si fece coraggiosamente strada il ferroviere Silver Sirotti armato di un estintore generoso, ma troppo piccolo. E allora l’incendio ghermì anche lui. Morirono in 12, dilaniati dalla bomba o inceneriti dal rogo, altri 48 riportarono lesioni gravi e molti persero la vista. Il bilancio non raggiunse cifre più alte solo perché il convoglio aveva recuperato tre minuti di ritardo e l’ordigno, quindi, non esplose nel cuore della galleria. E subito, a rogo appena spento, prese il via un frenetico rincorrersi di sospetti e di polemiche integrato da ambigui volantini di rivendicazione e da telefonate dello stesso tono per lo più a “il Resto del Carlino”. L’inchiesta riportò all’attualità ambienti e personaggi della destra eversiva, propose nomi e ruoli, ma i processi si conclusero senza colpevoli, e i simboli della strage di una notte d’estate rimasero la medaglia d’Oro di Silver Sirotti e quello sconosciuto che diceva a tutti e a nessuno “terribile, terribile, terribile”. Gianni Leoni

E il Resto... in classe La “strategia della tensione”, gli “anni di piombo” e le stragi di Piazza Fontana a Milano, a Brescia e alla stazione di Bologna furono attentati allo Stato. Approfondimento: “Aldo Moro: colpire al cuore lo Stato” (16 marzo 1978). Dopo l’assassinio di Moro, l’atteggiamento dei giovani di fronte alla violenza cambiò. Essi abbandonarono l’idea che la violenza fosse necessaria per cambiare l’Italia e isolarono quelli che l’avevano scelta. Per le Brigate Rosse dunque l’assassinio di Moro fu il più grande errore, l’inizio della fine. Con questa azione, così dissero, volevano “colpire lo stato”; in realtà furono loro ad essere “colpiti al cuore”. Rifletti e commenta queste parole. Emanuela Lucciarini Istituto Comprensivo Villa S. Martino

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