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1974 05 14 l'italia disse sç al divorzio

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La linea del tempo… timeline 1974 Gennaio: le caserme italiane sono in stato d’allarme. Il ministro della Difesa Tassinari ritiene necessario che i soldati siano pronti per ogni evenienza, soprattutto per possibili attacchi terroristici. Oltre cento comunicazioni giudiziarie inviate a esponenti di Avanguardia Nazionale, accusata di ricostituzione del Partito fascista. Nel paese si teme un golpe. Sulla ABC debutta la fortunata serie Happy Days. Febbraio: il Consiglio dei , Ministri decreta la circolazione domenicale delle auto a targhe alterne; il provvedimento, legato alla crisi petrolifera degli anni 70, vuole mitigare quello adottato in precedenza che vietava completamente la circolazione il settimo giorno della settimana. Marzo: ha inizio a Catanzaro, dopo due trasferimenti di sede, il processo per la strage di piazza Fontana. Aprile: a Genova le Brigate Rosse rapiscono il magistrato Mario Sossi, pubblico ministero nel processo contro il gruppo XXII Ottobre (organizzazione della sinistra extraparlamentare); in maggio le Brigate Rosse proporranno lo scambio dell’ostaggio con gli imputati. Giovanni Franzoni, ex abate della basilica di San Paolo fuori le mura, Roma, è sospeso dai ministeri divini perché si è espresso per la libertà di voto dei cattolici al referendum sul divorzio (in realtà altre posizioni su questioni politiche ed ecclesiali gli avevano già attirato la contrarietà della Santa Sede). In Portogallo le forze armate si sollevano contro il regime autoritario salazarista. L’esercito marcia su Lisbona e arresta il primo ministro Caetano: è la “rivoluzione dei garofani”. Maggio: referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio. Il fronte del NO (cioè dei contrari all’abrogazione) vince con il 59,3% (l’affluenza sfiora l’88%): la legge Fortuna-Baslini resta in vigore. La Lazio vince il suo primo scudetto. A Brescia esplode una bomba in piazza della Loggia durante una manifestazione indetta da sindacalisti ed antifascisti contro una serie di attentati avvenuti nella zona. Il bilancio della strage, rivendicata da Ordine Nero e da Anno ZeroOrdine Nuovo, è di 8 morti e circa 100 feriti. Altri attentati dinamitardi vengono rivendicati da Ordine Nero nelle città di Milano, Bologna e Ancona. Giugno: a Padova un commando delle Brigate Rosse irrompe nella sede del Msi (Movimento sociale italiano) e uccide due attivisti. Luglio: durante un consiglio nazionale del Partito liberale italiano, Edgardo Sogno interviene sulla necessità di sventare la minaccia di golpe delle sinistre. Agosto: una bomba, riconducibile all’area dell’eversione neofascista, esplode nella carrozza 5 dell’espresso Italicus Roma-Monaco mentre sta uscendo dalla galleria dell’Appennino, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro. L’attentato, noto come “strage dell’Italicus”, causa 12 morti e 48 feriti. Negli Stati Uniti Richard Nixon, travolto dallo scandalo del Watergate, si dimette dalla carica di presidente. Settembre: vengono arrestati il fondatore delle Brigate Rosse, Renato Curcio, e l’esponente Alberto Franceschini. A Borgo San Lorenzo (Firenze) due fidanzati, appartati in auto in cerca di intimità, vengono trucidati a colpi di pistola. È il primo omicidio del killer che sarà chiamato “il mostro di Firenze” per l’evidente matrice di stampo maniacale dei delitti. Ottobre: la Fiat, a Torino, mette 65.000 operai in cassa integrazione. L’Alfa Romeo annuncia la riduzione dell’orario di lavoro per 13.000 lavoratori. Novembre: si svolge a Pinarella di Cervia il primo grande convegno nazionale femminista. A New York, grazie a Koor Herc, nasce ufficialmente l’Hip Hop. L’ONU riconosce l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) come legittimo rappresentante del popolo palestinese, cui spetta il diritto all’autodeterminazione. Dicembre: Brigate Rosse in piena attività con una serie di attentati diretti contro dirigenti industriali.

Cenni storici: un anno in breve Siamo nel pieno degli , “anni di piombo”. Sono gli anni dell’eversione di destra, del terrorismo di sinistra, dello stragismo di Stato ed altro ancora. Il 74 non si fa mancare nulla. Una bomba fatta esplodere durante una manifestazione dei sindacati e degli antifascisti a piazza della Loggia (Brescia) provoca otto morti e circa cento feriti; nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro la quinta carrozza del treno Italicus esplode incendiando il convoglio. Il volantino di rivendicazione non lascia molti dubbi sul senso di ciò che accade: “Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare [...] seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti”. È una strategia finalizzata a cancellare le conquiste democratiche e le libertà sancite dalla Costituzione repubblicana, strategia dietro cui si intravedono responsabilità, se non giudiziarie, storico-politiche della P2. Le Brigate Rosse sono in piena attività e, con il rapimento del sostituto procuratore Sozzi (poi rilasciato), mostrano la volontà di un vero attacco al cuore dello Stato nelle sue istituzioni. Ma il 1974 è anche un altro anno sulla scia della crisi petrolifera: è l’anno delle targhe alterne, un provvedimento che, pur non adottato per problemi ecologici, è l’inizio di una riflessione sull’ambiente con un’attenzione nuova verso l’efficienza e il risparmio come risposte alternative al problema energetico. Il 1974 è anche ricordato per un’inflazione galoppante ed una gravissima disoccupazione. In questo anno, difficile ed austero, si colloca il referendum sul divorzio (sostenuto, tra gli altri, anche dai gruppi femministi) che mostra un’Italia matura per cercare, anche al di là dei partiti, una strada più laica alla modernità (benché ancora lunga ed in salita).

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 12-13 maggio 1974: la vittoria laica, libera, matura al referendum contro la Fortuna-Baslini Il codice napoleonico prevedeva il divorzio, pur richiedendo il consenso di genitori e nonni. Successivamente, per lo Stato d’Italia, lo scioglimento del matrimonio era diventato un tabù. Bisogna attendere il 1° dicembre 1970 per la legge che permette il divorzio: essa vede la luce alle 5,40 del mattino, dopo una nottata di dibattito alla Camera dei deputati. Votano a favore socialisti, liberali, comunisti, socialdemocratici, repubblicani, socialproletari, indipendenti di sinistra, comunisti dissidenti del Manifesto; si oppongono democristiani, missini e monarchici. È una legge che fa discutere, che crea opposizioni e controversie e contro la quale si sollevano non solo le ragioni della religione (per la dottrina cattolica il vincolo matrimoniale è indissolubile), ma anche quelle di chi considera il matrimonio un istituto “naturale”. I comitati civici e movimenti di area cattolica depositano la richiesta di referendum abrogativo della legge sul divorzio, accompagnata da 1.370.134 firme, e la Cassazione la dichiara legittima. Dopo vari slittamenti, viene fissata la data della consultazione: 12 e 13 maggio 1974. La campagna ha toni accessi e si rivolge a volte alla testa, a volte allo “stomaco” (e alle paure istintive) degli elettori. Di fatto, il risultato delle urne lascia pochi dubbi: il 59,3% è per il mantenimento della legge sul divorzio. Un chiaro segno della volontà di separare le leggi civili dalle indicazioni del magistero ecclesiastico: laicità, modernità e secolarizzazione sembrano, con questo referendum, essere arrivate anche in Italia.

E il Resto... in classe

14 MAGGIO 1974 L’ITALIA DISSE “SÌ” AL DIVORZIO La storia procede a strappi: grandi fiammate, poi una calma apparente, poi, di nuovo, un evento che cambia tutto, un balzo in avanti (o un tuffo nel passato). Il referendum sul divorzio del 12 e 13 maggio 1974 fu per l’Italia uno choc ma anche una prova di maturità. Più di 37 milioni di elettori furono chiamati a decidere sull’abrogazione della legge Fortuna-Baslini, approvata nel dicembre del 1970. Era la legge che disciplinava il divorzio. Promossa nelle piazze dai radicali, fu approvata in un clima di grande divisione sociale e con la fiera opposizione della Chiesa cattolica. Fortuna era un socialista, Baslini un liberale. Il Pci votò a favore ma non fu il motore dell’iniziativa. La Dc, contraria, non fece le barricate rinviando la battaglia alla consultazione popolare. E infatti subito dopo l’approvazione della legge partì la mobilitazione di alcuni movimenti cattolici (non tutti) che, incoraggiati dalla conferenza episcopale italiana, si attivarono per la promozione del referendum. La Dc di Amintore Fanfani scese in campo per l’abrogazione del divorzio ma i cattolici per la prima volta si spaccarono. L’Italia era cambiata, da paese rurale era diventata potenza industriale e la rivoluzione sessuale aveva lasciato il segno (due anni prima la Corte costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità del reato di adulterio, che prevedeva fino a un anno di carcere per la moglie che tradiva il marito). Tanti credenti capirono e sostennero pubblicamente che la legge di Dio non può essere la legge dello Stato e si schierarono per il no all’abrogazione. Il 12 e 13 maggio andarono a votare in 33 milioni, l’affluenza (mai più raggiunta) fu dell’87,7%. Chi votava SÌ voleva la cancellazione della legge, chi votava NO il suo mantenimento. La vittoria del fronte divorzista fu schiacciante: più del 59%. Il SÌ vinse in Veneto, in Trentino e in alcune regioni del Sud, ma non Sicilia e Sardegna. Fu un risultato sorprendente e spiazzante. Se la Dc di Fanfani fu certamente la grande sconfitta, non era stato il Pci di Berlinguer il vero trionfatore. Gli elettori non avevano seguito direttive di partito, si era affermato un atteggiamento laico, libero e maturo, il giudizio personale aveva prevalso sull’appartenenza religiosa e politica. Fu il preludio di altre conquiste civili, sia pure spesso tardive: per il divorzio breve ci sono voluti altri quarant’anni, le unioni civili al di fuori del matrimonio non sono ancora oggi regolamentate. Ma il maggio del 1974 segnò nella coscienza civile degli italiani un giro di boa.

Storia: ci hai mai pensato? Anche la famiglia è un “prodotto” storico-culturale! Le tipologie di famiglie che ci sono adesso non sono le stesse del passato, così come, nel mondo, si possono avere situazioni molto differenti tra loro. D’altra parte il legame matrimoniale non è sempre stato considerato indissolubile e, per lo Stato italiano, non lo è più dal referendum del 1974. Svolgi una ricerca sul vincolo matrimoniale dall’antichità ai giorni nostri. Quindi spazia in altri paesi: dove e in che termini è possibile scioglierlo? Riporta le situazioni che più ti colpiscono.

Sergio Gioli

Storia - Cittadinanza e Costituzione: quali sono stati i referendum della Repubblica Italiana e quali esiti hanno avuto? Individua, partendo dalle consultazioni referendarie della storia del paese, le diverse tipologie di referendum. Cittadinanza e Costituzione: la legge sul divorzio rimane in vigore perché hanno vinto i NO… Dunque, chi ha votato “SI” intendeva dire “NO” (al divorzio) e viceversa... Sembra una cosa strana, ma non lo è: basta tenere a mente che si è trattato di un referendum abrogativo. Approfondisci le seguenti questioni: qual è la forma del quesito in un referendum abrogativo? Chi può richiedere un referendum abrogativo? Chi ha l’ultima parola sulla sua ammissibilità? È importante il numero di persone che votano? Che ruolo hanno le schede bianche o nulle? Italiano (tipologie testuali ed educazione linguistica): cerca in rete i manifesti per il NO e per il SI all’abrogazione della legge sul divorzio. Esplicita, per ognuno, il messaggio che si vuole trasmettere e gli argomenti utilizzati. Tieni conto che un manifesto è fatto di parole ed immagini: anche queste ultime veicolano messaggi e valori! Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna

GRAZIE A


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