Skip to main content

1951 11 16 la furia del grande fiume

Page 1

La linea del tempo… timeline 1951 Gennaio: entra in vigore la riforma Vanoni così chiamata dal suo promotore, il ministro delle Finanze Ezio Vanoni. La nuova legge riforma il sistema tributario italiano ed introduce l’obbligo della dichiarazione annuale dei redditi. Nello stesso mese il generale Eisenhower giunge in Italia per una visita nell’ambito degli accordi sul riarmo dell’Europa a cui ha partecipato anche il presidente del consiglio De Gasperi. Nel paese scoppiano gravi incidenti durante le manifestazioni di protesta delle opposizioni, violentemente represse dalle forze dell’ordine. Dal 29 al 31 viene trasmessa in radio la prima edizione del Festival della canzone italiana di Sanremo, che viene vinto da Nilla Pizzi. Marzo: in un contesto di guerra fredda, in Italia viene approvata la legge per il riarmo militare: si stanziano 150 miliardi per modernizzare l’esercito, con materiale bellico fornito dagli USA. Aprile: viene firmato il Trattato di Parigi che costituisce la CECA, Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio. I paesi firmatari sono Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Luglio: l’onorevole Angela Maria Guidi Cingolani è nominata sottosegretario del Ministero dell’industria e del commercio nel settimo governo De Gasperi. È la prima volta che una donna entra nel governo italiano. Settembre: il Partito Comunista assegna a Bologna la prima Festa Nazionale dell’Unità. Il Prefetto nega il tradizionale ritrovo dei Giardini Margherita e concede invece la Montagnola. Ottobre: il Tribunale militare di Bologna condanna all’ergastolo il maggiore Walter Reder, principale responsabile del massacro di Marzabotto. Novembre: una gigantesca alluvione devasta il Polesine causando un centinaio di vittime e migliaia di senzatetto.

Cenni storici: un anno in breve Nel 1951 il mondo è profondamente diviso dal conflitto politico e ideologico rappresentato dalla Guerra Fredda. In questo clima, il Governo italiano approva una legge per il riarmo militare e l’ammodernamento delle forze armate che provoca numerose ondate di protesta da parte dei gruppi pacifisti. Tuttavia, vi è un altro evento che catalizza l’attenzione generale: la catastrofica inondazione che travolge gran parte della provincia di Rovigo e parte di quella di Venezia nel novembre di quell’anno. L’alluvione del Polesine provoca un centinaio di vittime e più di 180.000 senzatetto, oltre a numerose conseguenze sociali ed economiche. Se, da un lato, l’evento è ricordato per la mala gestione da cui è stato preceduto e seguito, dall’altro non si può trascurare la solidarietà che è stata espressa nell’occasione nei confronti della popolazione colpita, sia a livello nazionale che internazionale. Al propagarsi della notizia della catastrofe, infatti, molte associazioni, gruppi e privati cittadini di ogni condizione sociale e orientamento politico si attivano senza indugi per offrire il proprio aiuto concreto. Complice l’ancora acceso ricordo delle drammatiche condizioni di vita che avevano contraddistinto l’evento bellico appena concluso, il quale consentiva una facile identificazione con la situazione vissuta dagli abitanti del Polesine.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 16 novembre 1951: la tragedia del Polesine sepolto sotto 8 miliardi di metricubi d’acqua Prima grande catastrofe ambientale della nostra storia repubblicana: alluvione del Polesine. Tardo pomeriggio -14 novembre 1951. Ad Occhiobello, piccolo comune veneto sulla riva sinistra del Po, si sta per abbattere un’ondata di piena che non lascerà scampo agli abitanti del paese, ma anche altri paesi vicini subiranno la stessa sorte e sarà morte e rovina ovunque! Scrive lo storico Giovanni De Luna: “la metafora bellica è quella più adatta per leggere l’alluvione del Polesine, descritta come una disastrosa disfatta militare e la fuga dei contadini sembrò rievocare l’immagine di un esercito in ritirata. Sebbene la guerra sia già finita da sei anni, questa sembra quasi una Caporetto meteorologica” (da Il tempo e la storia, www.raistoria.rai.it). Forse non c’è nulla di nuovo nel sottolineare l’ennesimo disastro che si è abbattuto sugli italiani, ma non si deve dimenticare la solidarietà e gli aiuti giunti da tutta Italia per la ricostruzione! Ancora una volta, nel momento del bisogno, gli italiani sono uniti e accorrono per aiutare la popolazione.

16 NOVEMBRE 1951 LA FURIA DEL GRANDE FIUME

C’erano migliaia di occhi, quella sera sul fiume. E tutti scrutavano oltre il paravento di una nebbia gelida e bagnata verso quel mare nero sempre più gonfio e minaccioso che filava avvolto in un rombo venato da vaghi sibili metallici. Pioveva. Neppure troppo forte, ma senza un attimo di tregua. Così da due settimane. Acqua, acqua, acqua. Sul Po e sugli affluenti. Di giorno e col buio. E il sole? E la luna? Inghiottiti da un cielo di piombo. Anche la sera del 14 novembre 1951, come la sera prima e quella prima ancora, oltre gli argini e le golene, nei paesi e nei casolari, un grande popolo di disperati sfinito dai continui trasferimenti verso i piani alti, i tetti e altre case più sicure, lottava con il tempo, con la speranza e con la paura. «Il fiume sale di quattro centimetri l’ora», ribadì la radio in un drammatico conto alla rovescia che ad ogni annuncio ricaricava gli animi di ansia e di fretta. E allora c’era chi alzava la voce in un’imprecazione e chi la spegneva nel sussurro di una preghiera. Ma tutti sapevano che proprio lì, in quell’area della provincia di Rovigo, il Po avrebbe implacabilmente bussato alle porte delle loro case. Inutili le fragili barriere dei rattoppi, dei sacchi di sabbia, dei riporti di terra e degli sbilenchi muretti nei quali l’acqua si infiltrava come per saggiare la resistenza degli argini e quasi per avvertire che da quei piccoli sfaldamenti, prima o poi, la grande onda si sarebbe sfogata. E il momento arrivò, accompagnato da un silenzio in sospeso come quello tra un lampo ed un tuono. Dalle 20,45, in una sequenza di rotture a un quarto d’ora l’una dall’altra, tre muri d’acqua invasero Canaro, Occhiobello e Malcantone, e le case, le chiese, gli alberi e i ricordi smarriti divennero bizzarre composizioni in un lago di 100 mila ettari con otto miliardi di metri cubi di acqua. E in quell’incubo, l’agonia degli animali correva in un tetro rimando di urli, di gemiti e di echi dentro a un muro di nebbia battuto dalle lame di luce delle pile di chi cercava qualcuno o qualcosa. Poi il sereno spinse le nuvole oltre l’orizzonte e il Po riprese lentamente il cammino nel suo letto di fango. Abbandonò, oltre le sponde, 180 mila sfollati e un cimitero di un centinaio di vittime, molte delle quali, a Frassinelle.Viaggiavano su un camion, la sera del 14 novembre ‘51, e il motore arrancava nell’acqua che saliva sempre di più. Sull’ultimo rantolo si spense, insieme con la vita di chi trasportava. Gianni Leoni

E il Resto... in classe Individua la zona del Polesine, la situazione del Po, dei suoi margini, dei suoi canali e valuta come l’uomo sia intervenuto per portare in sicurezza la zona e i suoi abitanti. Fai una mappatura dell’Italia, considerando le regioni più fragili dal punto di vista idrogeologico e con un grafico evidenzia se “questa criticità”sia nel tempo aumentata e perché. Nel caso di eventi catastrofici naturali e/o provocati dall’uomo, possiamo ancora parlare di solidarietà, vicinanza alle popolazioni colpite e aiuti economici da parte dei singoli cittadini? E tu quale ruolo senti di avere in questo contesto? Come dovrebbe invece intervenire lo Stato per prevenire, ove possibile, questi eventi e quali aiuti dovrebbe dare per sostenere la popolazione tanto duramente colpita? Loredana Rossi Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare

GRAZIE A


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
1951 11 16 la furia del grande fiume by Editoriale Nazionale - Issuu