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1944 01 12 mussolini urlò è un processo politico

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La linea del tempo… timeline 1944 Gennaio: il Tribunale speciale della Repubblica Sociale Italiana (RSI) condanna a morte diciotto membri del Gran Consiglio del Fascismo che il 25 luglio 1943 votarono l’ordine del giorno contro Mussolini. Tredici sono latitanti. A Verona, in esecuzione della sentenza del Tribunale speciale, sono fucilati Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi e Luciano Gottardi. Nello stesso mese, a Bologna, escono “Avanti!” del Psi e “La Lotta” del Pci in edizione clandestina. Si assiste inoltre, per la prima volta, alla fucilazione dei partigiani. Un avviso tedesco bilingue annuncia la cattura e la fucilazione di cinque uomini sull’Appennino “per aver preso parte a bande di partigiani e per detenzione abusiva di armi”. Marzo: fra le varie azioni di guerriglia, a Roma, in un attentato partigiano muoiono 33 soldati tedeschi altoatesini. Il comando tedesco annuncia l’immediata rappresaglia: dieci prigionieri italiani per ogni tedesco ucciso vengono trucidati alle Fosse Ardeatine. Gli uccisi saranno 335. Da Salerno, il segretario del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti spedisce ai compagni della direzione un telegramma in cui annuncia l’abbandono della pregiudiziale repubblicana e la nuova strategia di unità nazionale antifascista (Svolta di Salerno). Aprile: il re Vittorio Emanuele III annuncia alla radio la sua abdicazione a favore del figlio Umberto II, da attuarsi non appena Roma sarà liberata. Giugno: Roma viene liberata dalle truppe alleate. Nello stesso mese il generale Badoglio rassegna le sue dimissioni e, tramite un decreto legge luogotenenziale di Umberto II di Savoia, viene promulgata una prima Costituzione provvisoria. Agosto: un atto di terrorismo nazifascista insanguina Milano. Un plotone della Legione Ettore Muti fucila senza processo 15 partigiani prelevati dal carcere di San Vittore. I loro corpi vengono esposti a piazzale Loreto. Settembre: le SS del maggiore Walter Reder in ritirata, compiono una strage a Marzabotto, nell’Appennino bolognese. Per rappresaglia vengono uccise nel giro di pochi giorni un migliaio di persone. Ottobre: a Bologna ha luogo la battaglia dell’Università. Una squadra di partigiani di Giustizia e Libertà, depositari della radio clandestina, viene individuata e attaccata da reparti di SS e brigate nere nella base presso l’Istituto di Geografia in via San Giacomo. Novembre: le truppe britanniche occupano Forlì. Un evento simbolicamente importante in quanto si tratta della cosiddetta “Città del Duce”.

Cenni storici: un anno in breve Dopo l’armistizio reso pubblico l’8 settembre del 1943 le truppe tedesche occupano il nord e il centro Italia, ove favoriscono la ricostituzione di un governo fascista - in realtà interamente controllato dai militari tedeschi - che prende il nome di Repubblica Sociale Italiana. All’inizio del 1944, mentre un Tribunale speciale della RSI condanna a morte i traditori che avevano votato a favore della destituzione di Mussolini, la guerra continua. Il duro comportamento tenuto dalle truppe tedesche e fasciste nell’Italia occupata favorisce lo sviluppo di movimenti di resistenza che avevano iniziato a costituirsi già l’anno precedente. Malgrado le difficoltà e le dure operazioni di repressione nazifasciste, le forze partigiane sopravvivono e crescono nei primi mesi del 1944, rafforzate anche dai giovani che decidono di salire sulle montagne per sfuggire ai bandi di arruolamento forzato approvati da Mussolini.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 12 gennaio 1944: il tribunale di Verona condanna i traditori. Compreso Ciano Il processo di Verona si concluse con la condanna a morte di 6 appartenenti al Gran Consiglio fascista che il 25 luglio 1943 avevano sfiduciato Benito Mussolini. Tra questi Galeazzo Ciano, genero del Duce. Edda, figlia prediletta di Benito Mussolini, non crede che il padre farà uccidere il genero, ex ministro degli esteri. Ma il Duce non avrà pieta. Dopo la morte di Ciano, Edda, con l’aiuto dello stilista Emilio Pucci, attraverserà il confine. Da lontano apprenderà la notizia della morte del padre e, in segno di gioia, si vestirà di rosso e farà una passeggiata. Non pronuncerà mai la parola perdono, ma nella trasmissione televisiva Tutti gli uomini del Duce dirà: “affezionata è dir poco...l’amore vero è stato mio padre”.

12 GENNAIO 1944 MUSSOLINI URLÒ: È UN PROCESSO POLITICO «Stamane alle ore 9 i cinque condannati alla pena di morte De Bono, Ciano, Gottardi, Marinelli e Pareschi sono stati trasportati dal carcere degli Scalzi al luogo dell’esecuzione. Alle 9,20 la sentenza è stata eseguita mediante fucilazione». Si chiude così, dopo tre giorni di dibattimento, il processo di Verona, una delle pagine più scespiriane del Novecento italiano. Il titolo del Carlino è: «Pena di morte ai traditori» e l’editoriale del direttore Giorgio Pini è fascistissimo nella scelta ma lucido nell’analisi. Il 10 luglio del ‘43 gli angloamerciani erano sbarcati in Sicilia; il 22 quasi tutta l’isola era in mano loro. Il 25 luglio, dopo quattro anni, era tornato a riunirsi il Gran Consiglio del Fascismo. La guerra era persa, Mussolini era il responsabile del «disastro». Il Re non poteva togliergli il comando delle Forze armate, avendogli, lo stesso Vittorio Emanuele III, attribuito tutti i poteri. Poteva farlo solo il Gran Consiglio e Dino Grandi, gerarca di grande prestigio e possibile successore di Mussolini, presentò l’ordine del giorno che esautorò il Duce. Fra i diciannove che lo avevano votato anche il genero del Duce Galeazzo Ciano e gli altri otto che saranno fucilati a Verona: i «traditori». Il giorno dopo Mussolini si presentò a Villa Savoia e il Re gli comunicò di averlo sostituito col maresciallo Pietro Badoglio. All’uscita, il Duce fu arrestato dai carabinieri. Dopo neanche quaranta giorni, il 3 settembre, a Cassibile venne siglata in segreto una resa senza condizioni agli Alleati. Cinque giorni dopo, l’8, Badoglio firma l’armistizio. Hitler è furente. Quando i «traditori» saranno incarcerati a Verona, per Mussolini si pone lo straziante dilemma di condannare a morte il marito della figlia Edda. Hitler è inflessibile, lo vuole morto. E al presidente del Tribunale che oppone considerazioni giuridiche, Mussolini urla: «Ma non lo capisce che è un processo politico?». La cronaca del Carlino è di sconcertante e puntuale drammaticità. Ciano rifiuta con decisione il marchio infame del tradimento nella riunione del Gran Consiglio. Dichiara che Grandi gli aveva mostrato un ordine del giorno diverso da quello poi presentato. «Non si parli mai – riporta il Carlino – di un mio tradimento che contrasterebbe con tutta la mia attività di soldato, di fascista, di uomo». La tensione è all’acme. Gli imputati sanno che rischiano la fucilazione. Cercano di ricordare, di spiegare. La guerra era persa, la Casa reale, «la borghesia capitalista» e lo Stato Maggiore volevano il cambio, il «disagio della Nazione» era grande. Tutto ininfluente. Gli imputati De Bono e Cianetti ricordarono pure le parole di Mussolini a commento dell’ordine del giorno: «O il Re mi conferma la sua fiducia, o mi toglie la sua delega e le cose potrebbero cambiare radicalmente». Sappiamo com’è andata. Il Re lo fece arrestare, Hitler lo liberò per metterlo a capo della Rsi e l’Italia sprofondò in un guerra civile da cui, anche dopo settant’anni, fatica a riprendersi. Massimo Gagliardi

E il Resto... in classe Storia - Cittadinanza e Costituzione: nel 1944 si fucilavano i traditori di Mussolini e anche dei partigiani; svolgi una ricerca su questi episodi mettendo in luce le ideologie del Gran Consiglio del fascismo da un lato e dei partigiani dall’altro. L’eccidio delle fosse ardeatine. 335 prigionieri italiani vengono barbaramente assassinati dai tedeschi: ancora una volta le ragioni della guerra prevalgono sulla pietas umana. Documenta tale episodio con una presentazione in Power-point. Lettura e analisi in classe del saggio Pane nero. Visione del film Edda Ciano Mussolini; a seguire discussione aperta sul Duce, sul suo ruolo di capo politico e di padre. Patrizia M. Salvo Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare

GRAZIE A


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