La linea del tempo… timeline 1941 Gennaio: presso il Ministero degli Interni viene costituito un ufficio per la “censura speciale della corrispondenza da e per paesi nemici, tramite paesi neutrali”. Febbraio: inizia il trasferimento via mare dell’Africa Korps dall’Italia alla Libia: un’operazione militare che termina nella seconda metà di maggio. Marzo: il Partito fascista bolognese introduce una nuova misura per punire i pessimisti e gli scettici (o peggio ancora, gli antifascisti), il cosiddetto “rituale degli schiaffi”. Aprile: truppe tedesche, ungheresi e romene vanno in soccorso degli italiani attaccando Grecia e Juguslavia; quest’ultima viene conquistata e suddivisa fra i paesi vincitori. Maggio: un pareggio in casa con la Lazio consacra campione d’Italia il Bologna Football Club, allenato da Hermann Felsner. Giugno: viene redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi il Manifesto di Ventotene, nel quale si presenta il progetto per la creazione di una federazione europea. Luglio: partono dall’Italia i primi contingenti di Alpini del (CSIR) per la campagna di Russia. Agosto: il Podestà di Bologna dispone la semina di tutte le aree comunali: nascono gli orti di guerra. Tra i più estesi quelli dei giardini Margherita e di villa Putti. Settembre: viene diramata una circolare che prevede l’internamento degli zingari. Ottobre: la profanazione della sinagoga di Ferrara è l’epilogo di una campagna razzista cominciata l’anno precedente con la diffusione di volantini antiebraici e con l’affissione in città di manifesti che dipingevano gli israeliti come nemici della nazione. Dicembre: l’Italia dichiara guerra agli Stati Uniti d’America in appoggio al Giappone.
Cenni storici: un anno in breve Nel 1941 l’Europa è nel pieno della Seconda guerra mondiale. A febbraio, la Germania invia nella Libia italiana le forze dell’Africa Korps in aiuto agli alleati italiani che stavano subendo numerose sconfitte. Grazie all’intervento tedesco la situazione in Africa settentrionale si rovescia a favore dell’Asse, che riconquista la Cirenaica e si prepara a invadere l’Egitto. Intanto la guerra si combatte strenuamente anche in URSS, ove cominciano ad essere inviati i primi contingenti del Corpo di spedizione italiano in Russia per supportare la campagna tedesca che con l’arrivo dell’inverno diventa sempre più difficile. Alla fine dell’anno la guerra sbarca al di là dell’Atlantico. Il 7 dicembre infatti le forze aeronavali giapponesi, in assenza di una dichiarazione di guerra, attaccano la flotta e le installazioni militari stanziate nella base navale di Pearl Harbour, alle isole Hawaii. A distanza di pochi giorni dall’episodio, la Germania dichiara guerra agli Stati Uniti, seguita a ruota dall’Italia.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 12 dicembre 1941: per evitare tragedia e ridicolo sarebbe bastato guardare l’elenco telefonico di New York “Tora, Tora, tora” sono le parole del comandante Fushida che daranno inizio a quello che il presidente Roosevelt definirà “il giorno dell’infamia”. Tutti abbiamo negli occhi le immagini della catastrofe che si è abbattuta su quell’angolo di paradiso, restituiteci dai grandi schermi a partire dagli anni ‘70. Le bombe che cadono come se piovesse, ovunque fumo, fuoco, rottami e navi affondate; gli Zero, così gli Alleati chiamavano i caccia giapponesi, che volano bassi e mitragliano a raffica. “L’entrata in guerra degli Stati Uniti ci lascia completamente indifferenti” commentava il Duce per poi annunciare la nuova impresa italiana a fianco “dell’eroico Giappone”. La notizia chiudeva un anno, il 1941, che aveva assunto per l’Italia le sembianze di una vera e propria via crucis e allargava il baratro fra propaganda e realtà. Le umiliazioni in Egitto e in Grecia, il dissolversi dell’Impero d’Etiopia, fonte di tanto orgoglio e aspettative e infine il terribile inverno russo. Per completare il quadro della tragedia italiana, non rimaneva che il seme del disastro finale: la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America. Tra il 1941 e il 1944 circa 600.000 italo-americani residenti negli Stati Uniti furono internati in quanto considerati “stranieri ostili”, stessa sorte subirono i giapponesi. Solo in anni recenti Washington ha riconosciuto la persecuzione avvenuta sulla comunità italiana. Mentre i campi di concentramento vennero chiusi nel 1943 quando l’Italia si alleò con l’America, la persecuzione invece, incominciata il primo settembre del 1939, continuò fino al 31 dicembre del 1945.
12 DICEMBRE 1941 È GUERRA ANCHE CONTRO L’AMERICA Il balcone è sempre lo stesso. Le decisioni sono sempre «solenni». Gli applausi? «Vivissimi» (e ti pareva). Le acclamazioni? «Vibratissime». Piazza Venezia, 11 dicembre del 1941. Il Duce annuncia a un’immensa folla l’ennesima sciagurata e criminale impresa: la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti. Il giorno prima, Adolf Hitler aveva fatto lo stesso al Parlamento tedesco. Il quadretto delle alleanze, meglio: la pellicola dell’orrore, si completa con il Giappone. In sostanza, Mussolini entra in guerra con la più grande potenza industriale del mondo. Un grandissimo giornalista, Giovanni Ansaldo, osserva, non senza ironia: «Ma il Duce l’ha visto mai l’elenco dei telefoni di New York?». Già, i numeri. Se prendiamo i dati risalenti al 1937, apprendiamo che nella sola New York ci sono 1.072.889 apparecchi. In Italia 333.007, l’1 per cento di tutto il mondo. Ancor più significative le cifre degli Stati Uniti nel loro complesso: sono 21.679.000 i telefoni, il 59 per cento del totale mondiale. Poi, tanto per dire, ci sono altre cifre che, forse, sarebbe stato meglio valutare con più attenzione. La popolazione: 133.000.000 negli Stati Uniti, 41 milioni in Italia. La produzione di frumento: 250 milioni di quintali degli statunitensi di fronte ai 63 delle nostre contrade. E poi un altro elemento, decisivo in una guerra: le ferrovie. I chilometri negli Usa sono 401mila. Da noi, poco più di 17mila. In un mese, gli Stati Uniti producono l’armamentario bellico accumulato dall’Italietta fascista fino al 1941. In Nordamerica vengono immatricolate in due giorni le auto che noi immatricoliamo in un anno. E potremmo continuare all’infinito. La tronfia retorica del dittatore parla di «vincere e vinceremo». Sappiamo tutti com’è andata a finire. Eppure, le veline di regime vomitano frasi del genere: «Lo storico avvenimento, celebrato nell’augusta cornice di Piazza Venezia, ha avuto come prime correnti di entusiasmo le manifestazioni svoltesi dinanzi alle Ambasciate della Germania e del Giappone, dove fiumane di popolo si sono recate a testimoniare la solidarietà unanime e ardente di tutto il popolo italiano». Sono le 14.30. «Il ministro degli Affari Esteri, conte Ciano, ha ricevuto a Palazzo Chigi l’incaricato d’affari degli Stati Uniti d’America e gli ha fatto la seguente comunicazione: “S.M. il Re e Imperatore dichiara che l’Italia si considera da oggi in stato di guerra con gli Stati Uniti d’America”». La catastrofe è sempre più vicina. Mai andare contro la Storia.Tanto, prima o poi, come diceva il leader socialista Pietro Nenni, i conti tornano. Sempre. Francesco Ghidetti
E il Resto... in classe Storia: guarda i seguenti film Tora, tora, tora del 1970 e Pearl Harbor del 2001 e scrivine la recensione evidenziando le differenze tra le due pellicole. Quale tra i due film ti ha trasmesso meglio l’idea di ciò che è avvenuto quel giorno? Perché? Puoi ricavare altre informazioni dalla visione del documentario al seguente link http://www.raistoria.rai.it/articoli/attacco-a-pearl-harbor/28574/default.aspx Il conflitto nel Pacifico fu da un lato una guerra tecnologica, dall’altro una tradizionale guerra di fanteria. Ricerca informazioni su alcune battaglie che hanno visto l’utilizzo di entrambe le tecniche di guerra, sia da parte americana che da parte giapponese. Eva D’Annibale Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare
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