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1940 06 10 guerra a francia e gran bretagna

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La linea del tempo… timeline 1940 Febbraio: entrano in vigore le tessere annonarie. Primi prodotti razionati: zucchero e caffè. Il Consiglio dei ministri approva delle misure per intensificare la bonifica e colonizzazione del meridione del paese. Nello stesso mese, con l’entrata in vigore del Regio Decreto sulla Disciplina dell’esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica, tre giornalisti ebrei bolognesi sono cancellati dall’Albo. Si tratta di Attilio Teglio de “il Resto del Carlino”, Enrico Lattes, già direttore dell’Agenzia Stefani, e Ferruccio Ascoli del “Corriere Adriatico”. Aprile: inizia la pubblicazione della rivista mensile “Razza e civiltà”, organo del Consiglio Superiore per la Demografia e Razza. Lo stesso mese si costituisce la Società anonima “Poligrafici il Resto del Carlino”, con capitale di un milione di lire quasi interamente sottoscritto dall’ing. Aurelio Manaresi, cognato di Dino Grandi. Maggio: viene introdotto l’obbligo del visto per l’ingresso nel paese da parte di stranieri e ordinata la redazione di liste di persone da internare in appositi campi. Lo stesso mese Fausto Coppi vince la tappa del Giro d’Italia Firenze – Modena con oltre quattro minuti di vantaggio, conquistando la sua prima Maglia Rosa. Giugno: l’Italia dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna a fianco della Germania e Mussolini diviene, per delega del Re, comandante delle Forze Armate. Ottobre: a Roma viene inaugurata la stazione ferroviaria Ostiense, progettata dall’architetto Roberto Narducci.

Cenni storici: un anno in breve Il 1940 si apre con l’entrata in vigore delle tessere annonarie, che impongono il razionamento dei generi alimentari di prima necessità; un regime che va via via estendendosi a nuovi prodotti soprattutto dopo l’entrata in guerra dell’Italia. A questo riguardo, dopo aver inizialmente dichiarato il paese non belligerante, Mussolini, galvanizzato dalle rapide vittorie dell’alleato tedesco, ne annuncia la discesa in campo contro la Francia e la Gran Bretagna attraverso un noto discorso pronunciato a Roma il 10 giugno. Pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra l’Italia da inizio all’attacco contro la Francia, già profondamente vessata dall’offensiva tedesca. A causa dell’impreparazione italiana, pubblicamente sottolineata da una parte dell’establishment militare, la campagna delle Alpi Occidentali si rivela un fallimento che provoca un indebolimento del prestigio e della popolarità del Duce e una prima stima della debolezza imprevista dell’apparato militare italiano.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 10 giugno 1940: dal solito balcone Mussolini proclama “l’ora delle decisioni irrevocabili” Quello che suscitò l’enfatico discorso di piazza Venezia fu, sebbene non nella totalità degli animi, una reazione impensabile per noi che conosciamo bene l’esito di quella decisione “con il senno di poi”. Vi era infatti grande attesa per questo momento, soprattutto all’interno delle classi agiate della media e alta borghesia imprenditoriale, affascinate dalla promessa di nuovi mercati e più ampi guadagni; nonché da parte di tutti coloro che, vivendo solo di semplici salari da operai, vedevano nella partenza al fronte una possibilità di percepire uno stipendio sicuro con un accettabile livello di rischi. L’Italia era dunque illogicamente soddisfatta ed emozionata per questa promessa fatta di andare a conquistare quanto spettava al popolo italiano, un posto tra i grandi, nuovi territori, soprattutto marittimi, e ricchezze impensabili, in forza del suo naturale diritto in quanto popolo “fecondo e giovane”. Le classi agiate accolsero la notizia festeggiando con ricevimenti e serate mondane a Roma e nelle altre principali città italiane, mentre nei giorni successivi poche differenze furono avvertite in generale dalla popolazione già abituata alle tessere annonarie. Molti non partirono per la solita villeggiatura al mare ma solo per prepararsi all’imminente chiamata; inoltre era diffusa la certezza che questa sarebbe stata una ”guerra lampo”, un conflitto breve e con poche perdite che avrebbe permesso poi a Mussolini di sedere al tavolo della pace con un posto d’onore tra i vincitori. Quale motto migliore di “Veni, vidi, vici” avrebbe potuto adottare il Duce, che si presentava come il nuovo condottiero della risorta grandezza romana?

E il Resto... in classe Storia: riassumi le linee guida della politica di autarchia economica perseguita dal Duce durante il primo periodo fascista e quelle che poi contraddistinguono gli anni dell’ “asse di ferro”.

10 GIUGNO 1940 GUERRA A FRANCIA E GRAN BRETAGNA È un lunedì e fa caldo, 31 gradi a Milano, 26 a Roma, il dieci giugno del 1940, il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, in ritardo di dieci mesi sul resto d’Europa, esattamente come nel 1915. La Grande Guerra si concluse con una vittoria pagata a caro prezzo, il secondo conflitto con una sconfitta che cambierà il paese. Nonostante l’afa, Mussolini per il fatidico discorso al balcone di Piazza Venezia, ha scelto una pesante sahariana e la divisa di caporale della milizia. Ha provato a lungo il discorso, e dal primo pomeriggio gli altoparlanti hanno cominciato a invitare i romani all’adunata. L’appuntamento con la storia è alle 18, già due ore prima la folla comincia a riempire la piazza. Il Duce sarà puntuale. Si fa silenzio, le sue parole cominciano a calare scandite con voce maschia sulla folla: “Combattenti di terra, di mare, dell’aria, un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, l’ora delle decisioni irrevocabili… La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia”. Gli risponde il boato della folla, prolungato, estenuante. Mussolini è un teatrante e sfrutta l’effetto. Dopo una pausa lunga, continua: “La parola d’ordine è una sola… vincere, e vinceremo”. Tre anni e tre mesi dopo ci arrenderemo agli alleati, anche se la nostra guerra continuerà per quasi altri due anni contro la Germania nazista. Cinque anni dopo, il corpo del Duce penzolerà a testa giù in Piazzale Loreto a Milano. “Che Dio assista l’Italia, sono triste, molto triste”, commenta Galeazzo Ciano quella sera di giugno. Ma tutti, prevedono una facile vittoria. La Francia è in ginocchio, quattro giorni dopo Parigi è occupata senza combattere, il 17 la capitolazione, il 23 Hitler passeggerà sotto la Tour Eiffel. Bisogna fare in fretta per non restare a mani vuote: con poco sforzo, potremmo ottenere la Savoia, e Nizza, città natale di Garibaldi, e perché no la Corsica, o la Tunisia? Ma i primi scontri sulle Alpi marittime, saranno più duri di quanto si prevede. Il 18 marzo, il Duce ha incontrato il Führer al Brennero, e ha promesso di scendere in campo al suo fianco. Ma si è continuato a rinviare, perché le nostre forze armate non sono pronte. Al momento di entrare in guerra, appena 19 delle 73 divisioni previste sono effettivamente in grado di combattere. Si gioca con le parole: 33 divisioni sarebbero pronte, ma non ancora preparate al combattimento, avrebbero le armi necessarie ma solo il 75 per cento degli effettivi. Altre venti divisioni non sarebbero disponibili per almeno un altro anno ancora. La marina dispone di sei navi, tra incrociatori e corazzate, e di un centinaio di sottomarini. L’aviazione conta 1800 apparecchi, ma un terzo è pronto a decollare. Inoltre manca il carburante. Non ci si preoccupa: la guerra finirà in pochi giorni. Le forze armate italiane dipendono quasi totalmente dall’appoggio e dalle forniture tedesche. Ma Mussolini inganna l’alleato, e si illude. Roberto Giardina

Musica: ricerca i successi dell’epoca che accompagnarono i soldati italiani in partenza per il fronte. Geografia: ricostruisci grafici a istogramma dai quali si possa vedere la reale crescita della popolazione italiana, obiettivo sostenuto dal regime, dall’ascesa al potere di Mussolini allo scoppio del conflitto. Cittadinanza e Costituzione: l’Italia uscì così profondamente mutata dal conflitto che proprio tra i Principi fondamentali della Costituzione del ‘48 si fa esplicito ripudio della guerra; ricerca e commenta in classe l’articolo. Roberta Fabbri Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare

GRAZIE A


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