La linea del tempo… timeline 1939 Gennaio: vengono soppressi la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica e sostituiti dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Viene inoltre approvata la legge n.251 che introduce il divieto di diciture e denominazioni in lingua straniera se non accompagnate da indicazioni italiane. Febbraio: colto da una crisi cardiaca, muore papa Pio XI. Marzo: viene approvato il piano per l’invasione militare dell’Albania, che verrà compiuta il mese successivo. Maggio: Mussolini firma il patto di alleanza militare con Hitler, detto Patto d’Acciaio, che prevede l’intervento armato dell’Italia al fianco della Germania in caso di guerra. Giugno: Italia e Germania firmano l’accordo che prevede le opzioni per i cittadini dell’Alto Adige di madrelingua tedesca; chi vuole può rinunciare alla cittadinanza italiana e trasferirsi nel Reich. Viene fondato a Milano, da Arnoldo Mondadori, il giornale “Tempo”, a cui collabora Indro Montanelli. Luglio: nel secondo anniversario della morte di Guglielmo Marconi, viene inaugurato a Roma Monte Mario, il primo trasmettitore “radiofonovisivo” dell’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Settembre: Hitler invade la Polonia e scoppia la Seconda guerra mondiale. Viene istituito il Tribunale della razza, per giudicare dell’appartenenza alla razza ebraica nei casi incerti.
Cenni storici: un anno in breve Il 1939 è drammaticamente segnato dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. In realtà, in Europa si respirava aria di guerra già dall’anno precedente, quando Hitler aveva annesso allo Stato tedesco l’Austria e parte della Cecoslovacchia, mentre Mussolini, dopo l’Etiopia, stava cercando nuove prede per non perdere il passo dell’alleato d’oltralpe. Tuttavia, è con l’invasione della Polonia da parte della Germania, il 1° settembre 1939, che la guerra ha ufficialmente inizio. In un primo momento l’Italia, che aveva firmato il Patto d’Acciaio con la Germania diventandone alleata, si mantiene fuori dallo scontro. Ma lo stato di non belligeranza non durerà a lungo.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 8 aprile 1939: l’Italia occupa l’Albania. Si realizza il disegno di Ciano Uscita dall’isolamento politico, la Repubblica d’Albania è oggi impegnata in un difficile cammino di sviluppo. Le condizioni di arretratezza economica e un ambiente non facile determinano un tenore di vita ancora basso, ma il grande flusso migratorio,che negli anni novanta spingeva la sua gente a cercare fortuna all’estero, si sta rallentando.Tante persone in passato “sono fuggite”per raggiungere paesi stranieri e cercare di costruirsi una vita migliore . L’Italia è sempre stata una terra ambita, non solo per il suo benessere economico, ma anche perché tanti albanesi parlano un italiano molto comprensibile, visto che nel 1939 l’Italia ne ha fatto terra di conquista e di sfruttamento e non era certo la prima volta! Il fascismo aumentò negli anni trenta il controllo sull’Albania, fino ad occupare militarmente il piccolo Stato balcanico, anche con l’appoggio di albanesi fascisti. Uno di loro, il primo ministro Verlaci, autorizzò che enti italiani sfruttassero le risorse minerarie, per esempio il petrolio, come pagamento dei debiti contratti dal decaduto re Zog verso l’Italia, ma permise anche che cittadini italiani colonizzassero alcune terre albanesi.
E il Resto... in classe L’occupazione militare dell’Albania da parte del Regno d’Italia avvenne il 7 Aprile 1939 e dopo una breve resistenza armata da parte degli albanesi, il 16 Aprile il trono albanese fu assunto dal re d’Italia Vittorio Emanuele III. In seguito la resistenza albanese si organizzò e lottò per ottenere l’indipendenza e la libertà, ma l’Italia reagì con durezza, tanto che venne realizzata un’imponente operazione militare antipartigiana, soprattutto nei pressi del villaggio di Mallakasha. Ricerca l’eccidio di Mallakasha, considerato “ la Marzabotto albanese”, individua fatti, episodi raccontati dalla gente comune che ha subìto violenze inaudite ed indimenticabili! L’Italia ha una minoranza storica albanese, conosciuta con il nome di arbereshe, sparsa in tutta l’Italia meridionale, alla quale si è aggiunta una forte immigrazione seguita nel tempo fino alla caduta del comunismo. Dove vivono oggi in Italia gli albanesi? Quali tradizioni, usi, costumi hanno ereditato dalla loro terra? Come si sono integrati in Italia? Fai una ricerca e concludi con un grafico in cui evidenzi i punti di forza e le criticità. Le situazioni disumane rinforzano il carattere delle persone e le rendono grandi! Madre Teresa di Calcutta (Anjeza Gonxhe Bojaxhiu) (1910-1997), fu una religiosa cattolica di nazionalità albanese, fondatrice dell’ordine religioso delle missionarie della Carità. Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979 e il 19 ottobre del 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II. Dopo un studio preciso e puntuale, rifletti su quelle parole da lei pronunciate che valorizzano la dignità presente in ogni persona!! Concludi soffermandoti sull’articolo 11 della Costituzione e rifletti sulle parole che evidenziano come la guerra sia “uno strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Loredana Rossi Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare
8 APRILE 1939 UNA PASSEGGIATA FINITA IN UN MASSACRO L’Albania con i suoi picchi montagnosi aspri ma verdissimi, la gente rude ma ospitale con gli italiani e la sponda sul mare di fronte all’Italia avevano sempre fatto pensare al conte Galeazzo Ciano, ministro degli esteri sussiegoso e colto e soprattutto dotato di una istintiva autonomia nei confronti del duce Benito Mussolini, suo suocero, che l’Albania dovesse e potesse essere una appendice italiana in funzione antibalcanica. Nessun proclama roboante, nessuna manifestazione sfacciata di interventismo, ma tutta la sapiente politica di Galeazzo Ciano contribuì a far sì che si intraprendesse un percorso obbligato per costringere, come accadde, re Ahmed Zog, a compiere un passo falso utile a giustificare l’invasione delle truppe del Duce. L’Albania già dal 1925, con l’insediamento di re Zog, pose di nuovo le basi per una penetrazione italiana che già era stata avviata dall’occupazione della prima guerra mondiale seguita ad un ritiro delle truppe ma con un trattato di amicizia. L’Italia scalpitante di fine anni Trenta premeva e quando Zog rifiutò l’articolo 8 del trattato che prevedeva una forte espansione demografica italiana in Albania con vantaggi enormi per il regime di Mussolini scattò l’invasione. L’Italia attraverso la presenza di migliaia di nostri concittadini e investimenti economici e militari aveva già un piede dall’altra parte. Così una settimana dopo la fine della Guerra di Spagna l’Italia mostrò i muscoli all’Europa. Il 7 aprile 1939 scattò l’occupazione militare. La prima ondata del Corpo di spedizione Oltre Mare - Tirana invase il territorio albanese diviso in 4 colonne. Lo sbarco avvenne a San Giovanni di Medua, Santi Quaranta, Valona e Durazzo. L’esercito di Zog si squagliò come neve al sole. Le nostre perdite furono considerate lievi. Ufficiali: 1 morto e 9 feriti; sottufficiali: 1 morto e 8 feriti; truppe:10 morti e 64 feriti, il 60% dei quali appartenenti alla Marina. Subito venne istituito un governo fantoccio che trasformò l’Albania in protettorato italiano. Il trono del regno fu assunto dal re d’Italia Vittorio Emanuele. Il sogno espansionistico di Ciano si era avverato e il luogotenente d’Albania, infatti, venne posto sotto la sua diretta dipendenza in quanto Ministro degli esteri. Arrivarono 22 mila militari e 20 mila lavoratori italiani con il compito di modernizzare il paese costruendo strade, ferrovie, infrastrutture. Il sogno si infranse di lì a poco, nonostante la scarsa resistenza albanese, poiché la successiva invasione della Grecia da parte dell’Italia causò guai irreparabili. Pochi giorni dopo l’occupazione Galeazzo Ciano annotava sul suo diario: “La cosa è andata finora liscia come l’olio perché non abbiamo dovuto ricorrere alla forza, ma se dovessimo cominciare a sparare sulla folla l’opinione pubblica si commuoverebbe di nuovo”. “Il Resto del Carlino” dell’8 aprile 1939 titolava come gli altri giornali: Le armi dell’Italia in Albania recano l’ordine, la giustizia, la pace. La guerra di Grecia però fece rialzare la testa ai partigiani albanesi e le truppe di occupazione italiane non lesinarono la brutalità anche contro i civili, che sempre pagano caro il conto in ogni guerra. Rastrellamenti, impiccagioni, uccisioni, villaggi bruciati: i collaborazionisti albanesi e i fascisti usarono la mano pesante. Nel luglio 1943 nel corso di una vasta operazione antiguerriglia vennero rasi al suo 80 villaggi e l’eccidio di Mallakasha sarà ricordato come la “Marzabotto albanese”. Dopo l’8 settembre 1943 con l’esercito italiano allo sbando la situazione si ribaltò tragicamente: centinaia di militari italiani furono fucilati dai partigiani tra cui i carabinieri della Colonna Gamucci, mentre migliaia di civili italiani morirono di fame, di stenti o furono giustiziati. Di lì a poco le truppe delle SS tedesche occuparono il Paese e con volontari albanesi diedero il via ad una feroce repressione. Al ritiro delle truppe del Reich l’Albania precipitò nella guerra civile e finì nelle mani del regime comunista di Enver Hoxha, che affamò il Paese per decenni isolandolo dal mondo. Beppe Boni GRAZIE A