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1935 10 03 e' tempo di faccetta nera

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La linea del tempo… timeline 1935 Gennaio: a Tupelo, Stati Uniti, nasce Elvis Presley. In Italia il Monopolio di Stato propone una curiosa “raccolta punti” (sulle sigarette) per vincere maschere antigas ultimo modello. L’Etiopia, preoccupata da una possibile aggressione italiana, richiede l’intervento della Società delle Nazioni. Febbraio: con la partenza da Napoli dei primi contingenti di camicie nere, inizia la mobilitazione in vista della spedizione in Africa Orientale. A Parigi il profumiere Armand Petitjean fonda la Lancôme. Il fisico britannico Watson-Watt dimostra il funzionamento del radar, primo sistema di telerilevamento. Marzo: la Germania di Hitler ripristina il servizio militare obbligatorio violando così le clausole del trattato di Versailles. Aprile: a Stresa si riuniscono Italia, Francia e Gran Bretagna per discutere, tra l’altro, le violazioni tedesche del trattato di Versailles. Le tre nazioni affermano di voler agire di comune accordo per mantenere la pace in Europa. Maggio: a seguito di una spiata, il gruppo “Giustizia e libertà” cade nelle mani dell’Ovra. Tra i circa 200 arrestati ci sono vari nomi illustri. L’atleta nero Jesse Owens batte tre primati mondiali (salto in lungo, 220 yarde piane, 220 yarde ostacoli) ed eguaglia il record delle 100 yarde piane. Giugno: l’Etiopia teme un’invasione italiana e chiede alla Società delle Nazioni di inviare osservatori neutrali. Si istituisce, con regio decreto, il “sabato fascista”. Luglio: si apre a Mosca il VII Congresso dell’Internazionale comunista in cui si discutono i compiti del Partito comunista nella lotta contro i fascismi. Agosto: Roosevelt invia un messaggio a Mussolini, auspicando una risoluzione pacifica della controversia con l’Etiopia. Settembre: approvate, in Germania, le leggi di Norimberga. I tedeschi ebrei o di origine ebraica vengono privati del diritto di cittadinanza e se ne decretata l’espulsione da tutti gli uffici pubblici e dalle attività economiche.Vietati i matrimoni tra ebrei e non ebrei. Ottobre: “Un’ora solenne sta per scoccare nella storia della patria”. Così Mussolini annuncia all’Italia l’invasione dell’Etiopia. La Società delle Nazioni condanna l’aggressione italiana contro l’Etiopia e vota sanzioni economiche contro l’Italia. Novembre: entrano in vigore le “inique sanzioni” dalla Società delle Nazioni contro l’Italia. Limitato il loro effetto economico; efficace l’uso propagandistico che ne farà il regime lanciando l’autarchia. A sostegno dello sforzo bellico, viene organizzata in tutta Italia la raccolta dell’oro per la patria. Arriva nei negozi statunitensi il gioco da tavolo Monopoly (in italiano “Monopoli”). Dicembre: inaugurazione di Pontinia, terza città di fondazione dell’agro Pontino, edificata in 364 giorni. A un mese dalla manifestazione “Oro alla Patria”, si proclama la “Giornata della fede”: gli italiani donano le loro fedi nunziali per sostenere i costi della guerra e far fronte alle sanzioni. La regina Elena e altri nomi illustri danno l’esempio.

Cenni storici: un anno in breve Nel 1935 Hitler, ormai solidamente insediato al potere, inizia con determinazione ad allontanarsi dalle imposizioni di Versailles e, con le leggi di Norimberga, tocca una tappa fondamentale della sua politica antisemita. Per l’Italia fascista è il periodo del consenso che, in questo momento, è elevatissimo. Il 1935, in particolare, è ricordato come l’anno della guerra all’Etiopia, a cui Mussolini pensava già da tempo per il problema dell’occupazione, per la necessità di nuovi sbocchi per le merci italiane e per la volontà di consolidare il prestigio del regime a livello interno ed internazionale. In “soli” sette mesi, vista la schiacciante superiorità dell’esercito italiano, il conflitto sarà chiuso e il Duce potrà annunciare “la rinascita dell’impero sui colli fatati di Roma” (1936). Inefficaci le “inique sanzioni” decise dalla Società delle Nazioni, che Mussolini riesce a trasformare in un successo propagandistico. La parola d’ordine sarà “autarchia”: trionferà l’immagine di uno Stato orgoglioso che può fare da solo e che, chiamando a raccolta i suoi cittadini, ottiene una risposta compatta e fiera, ben espressa dalle campagne, di grande valore simbolico, dell’oro e delle fedi per la patria. La politica estera dell’anno aveva visto l’Italia inizialmente seduta, a Stresa, con Francia ed Inghilterra, per discutere la necessità di fermare il preoccupante riarmo tedesco e di garantire gli equilibri e la pace europea (ma quello che emerge è soprattutto la reale impossibilità di ricostruire una coincidenza di interessi politici tra le ex alleate della prima guerra mondiale). Dopo l’inizio della guerra contro l’Etiopia, attraverso la Società delle Nazioni, questi stessi stati, insieme a quasi tutti gli altri, voteranno, come si accennava, per le sanzioni contro l’Italia, stato aggressore di un paese membro. Dal nuovo isolamento internazionale del fascismo, nasceranno nuovi importanti equilibri che mostreranno la loro portata e il loro peso già a partire dall’anno successivo.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 3 ottobre 1935: l’Italia fascista dichiara guerra all’Etiopia “Un’ora solenne sta per scoccare per l’Italia”: sono queste le parole del Duce che, convocati tutti gli italiani a presenziare al momento, annuncia al paese la guerra contro l’Etiopia, conflitto che vien considerato necessario (per terre da coltivare e materie prime da trasformare) e legittimo (la grandezza d’Italia pretendere la sua espansione e il popolo italiano, “di poeti, di artisti, di santi, di navigatori, di trasmigratori”, che tanto ha dato alla civiltà, non può essere fermato da sanzioni ingiuste a difesa di uno stato “notoriamente bollato come un paese senza ombra di civiltà” il quale, dal dominio italiano, potrebbe solo guadagnare). Il discorso di Mussolini, così come gli articoli di commento, martellano sull’identificazione italiani-regime (è questo il senso del titolo “Tutti”, magistralmente illustrato dal complesso montaggio fotografico che accompagna la pagina). Seguono argomenti a favore di una causa sostenuta dal diritto e, infine, non si manca di far leva tanto sull’orgoglio di essere italiani, quanto sul risentimento per essere stati maltrattati dalla storia recente e costretti ad accontentarsi di “scarse briciole”: non è accettabile che ora si voglia anche negare all’Italia “un posto al sole”. Le sanzioni della Società delle Nazioni, per altro limitatamente efficaci (non le attuano paesi al di fuori della Società stessa, come Germania e USA; non comprendono alcune materie prime fondamentali), con un’abile mossa a livello di immagine, sono propagandisticamente utilizzate per ingigantire la forza titanica dell’Italia fascista pronta a ergersi contro il resto del mondo, aumentando a dismisura la determinazione e l’orgoglio nazionale. Questo è il senso dell’“autarchia”: l’Italia ce la può fare da sola. L’impresa d’Etiopia, per altro portata avanti con mezzi disumani (utilizzando, per esempio, i gas asfissianti contro combattenti e civili) e con una forte accentuazione della componente razzista, sarà un grande successo per il regime. Essa, chiamando gli italiani a stringersi in maniera ancora più salda attorno al loro Duce, condurrà, nel 1936, alla fondazione dell’Impero salutato come un altro straordinario risultato del fascismo.

E il Resto... in classe Storia - Italiano (altri linguaggi): leggi con attenzione la prima pagina del 3 ottobre e sottolinea le parti di testo che trattano questi aspetti: identificazione regime/Italia (e vastità del seguito al fascismo); legittimo risentimento dell’Italia; grandezza italiana e orgoglio nazionale; guerra come missione civilizzatrice. Riorganizza ora un tuo testo che contenga questi elementi partendo, però, dalla descrizione e dal commento dal fotomontaggio presente nella pagina. Navigando puoi verificare che si tratta di un’impostazione iconografica ampiamente utilizzata anche da altri regimi totalitari: qual è la forza comunicativa di tali immagini? Dalla guerra in Etiopia all’autarchia attraverso le immagini del regime. La guerra d’Etiopia, così come l’autarchia, fu preparata e accompagnata da un’imponente campagna di propaganda che mobilitò tutti i mezzi di comunicazione a disposizione. L’uso delle immagini fu massiccio, anche per la loro immediatezza comunicativa verso fasce dalla popolazione scarsamente alfabetizzate. Naviga alla ricerca di riproduzioni di cartoline, pubblicazioni, manifesti relativi alla guerra contro l’Etiopia (soffermati anche su eventuali particolarità dei destinatari… alcune erano rivolte anche ai bambini come, per esempio, quelle del “Corriere dei Piccoli”). Seleziona le più significative (tra le quali non potranno mancare alcune cartoline di Enrico De Seta, le trovi, per esempio qui http://goo.gl/cPcOj5 ), proponine una lettura contestualizzata ed evidenzia il messaggio centrale. Soffermati anche su elementi da cui emerge l’atteggiamento decisamente razzista nei confronti delle popolazioni africane. Sempre attraverso la navigazione libera, raccogli materiale propagandistico iconografico, su sanzioni e autarchia e svolgi lo stesso lavoro. Raccogli i risultati su una presentazione contestualizzandoli con cura. Storia - Italiano: vai al cinegiornale relativo allo stesso discorso di Mussolini (https://goo.gl/1l5Z5t): elenca le sequenze di cui si compone e, per ognuna, indica la funzione comunicativa. Annota anche le caratteristiche dell’eloquio di Mussolini. Cosa ti colpisce di questo cinegiornale? Proponi in un testo le tue considerazioni. Storia - Cittadinanza e Costituzione: anche le pagelle erano, per il fascismo, uno strumento di propaganda. Cerca in rete la pagella della scuola elementare dell’anno scolastico 1938/39 (XVIII E.F.): qual è il messaggio che vuole trasmettere? Che reazioni avresti nel ricevere una pagella che riporti i risultati politici del partito al Governo? Ti stupisce che nel fascismo le pagelle potessero presentarsi così? In rete ne troverai altre: prova, in ognuna, a individuare i “segni” dell’Italia fascista. Raccogli il percorso svolto e le tue osservazioni in una presentazione introducendo l’argomento con una adeguata contestualizzazione. Il Gioco dell’oca, che conobbe una grande popolarità nei secoli XIX e XX e fu utilizzato anche per parlare della politica, venne ampiamente utilizzato dal fascismo per propagandare e raccontare le imprese nell’Africa orientale. Analizza quello intitolato “Alla conquista economica dell’Impero” (http://goo.gl/jgF3vx: qui trovi anche un bel commento sull’uso del Gioco dell’oca, tra politica e propaganda nel XX secolo). Esamina come è costruito: quali sono le sue finalità? Vale la pena ricordare che tale gioco, destinato a bambini, è offerto da una ditta legata al settore alimentare: ciò cosa ci fa pensare? Sullo stesso gioco è possibile realizzare l’interessante attività didattica presente nel sito www.novecento.org che propone, oltre ad un dettagliato lavoro sulla fonte, la costruzione di un Gioco dell’oca dal punto di vista dei colonizzati (http://goo.gl/da7TFL, sezione documenti - attività didattica). Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna

3 OTTOBRE 1935 È TEMPO DI “FACCETTA NERA” Quando i nostri lettori, la mattina del 4 ottobre del 1935, vanno in edicola a comprare il Carlino, centomila soldati italiani hanno già varcato il confine tra Eritrea ed Abissinia. È la guerra d’Etiopia. «Abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta» recita l’occhiello del titolone a tutta pagina. È lo stesso concetto con cui, due giorni prima, il Duce aveva annunciato l’invasione dal balcone di piazza Venezia. «L’Italia risponde alla continuata e sanguinosa aggressione etiopica». Il riferimento, controverso, è agli assalti al consolato italiano di Gondar e alla postazione italiana di Ual Ual di quasi un anno prima. Il 6 ottobre, sotto il comando del generale Emilio De Bono, viene occupata Adua, il 15 Axum, la capitale religiosa, il 9 novembre Macallé. Mentre De Bono avanza da nord, il maresciallo Rodolfo Graziani invade l’Abissinia da sud, dalla Somalia già italiana. E usa i gas asfissianti. È una delle pagine più nere della nostra storia coloniale. A Sorodocò il “servizio K” dell’esercito aveva ammassato tra l’aprile 1935 e il maggio 1936 oltre seimila quintali di fosgene, cloropicrina, iprite, arsina, lewisite. I gas vengono sparati con le bombe ma sparsi anche dagli aerei. Hailé Salassié il 12 maggio del ‘36 denuncia alla Società delle Nazioni: «Sugli aeroplani sono stati installati degli irroratori, che spargevano su vasti territori una fine e mortale pioggia. Stormi di nove, quindici, diciotto aeroplani si susseguivano in modo che la nebbia che usciva da essi formasse un lenzuolo continuo. Fu così che, dalla fine di gennaio del 1936, soldati, donne, bambini, armenti, fiumi, laghi e campi sono stati irrorati di questa mortale pioggia». Arrivano le sanzioni ma ormai il danno è fatto. In sette mesi l’Etiopia diventa tutta italiana. Il re Vittorio Emanuele III è proclamato imperatore e viene abolita la schiavitù. La macchina propagandistica nel frattempo marcia a pieno ritmo. Una canzone in romanesco viene portata da Carlo Buti sulla ribalta del teatro Capranica. Il regime l’afferra al volo e, debitamente censurata, ne fa l’inno del nuovo colonialismo. «Se tu dall’altipiano guardi il mare/ Moretta che sei schiava fra gli schiavi/ Vedrai come in un sogno tante navi/ E un tricolore sventolar per te/ Faccetta nera/ Bell’abissina/ Aspetta e spera/ Che già l’ora si avvicina!/ Quando saremo/ Insieme a te/ Noi ti daremo/ Un’altra legge e un altro Re». Questa canzone sarà cantata in tutte le adunate, in tutte le case. Supererà in notorietà Giarabub («colonnello non voglio il pane, dammi il piombo pel mio moschetto») e Il Piave mormorò. La canzone è progressista (contro la schiavitù) solare; da alla guerra un tocco di “fraterna amicizia” col popolo abissino. I romani nulla sanno dei gas.Vedranno arrivare l’obelisco di Axum e un giorno o l’altro arriverà anche quella bella negretta in gonnellino e seno scoperto “che dall’altipiano guarda il mare”. Massimo Gagliardi

GRAZIE A


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