La linea del tempo… timeline 1927 Gennaio: il Fascismo mette a punto i suoi strumenti di controllo. Nasce il Tribunale speciale (entrerà in funzione il mese successivo). Mussolini incontra Churchill che ha parole di apprezzamento e stima per il capo del fascismo:“L’Italia ha dato il necessario antidoto al veleno russo”. Febbraio: entra in vigore la tassa sul celibato, una tassa speciale per uomini non sposati (che va a finanziare le politiche familiari del governo). Un regio decreto prevede il licenziamento degli impiegati statali che manifestino opinioni in contrasto con il governo. Marzo: Alcide De Gasperi (co-fondatore del Partito popolare italiano) e sua moglie vengono arrestati mentre, da Firenze, prendono un treno per Trieste. Si teme una mossa per espatriare clandestinamente in Jugoslavia. Aprile: viene approvata la Carta del lavoro, documento centrale per la politica sociale ed economica del fascismo. I cognomi stranieri, in Italia, sono banditi: dovranno essere tutti italianizzati. Maggio: Charles Lindbergh effettua il primo volo in solitaria sull’Atlantico: decollato da New York, atterra nei pressi di Parigi dopo 33 ore e 30 minuti, con una velocità media di 188 km/h. Giugno: la Ami mette in vendita i primi jukebox (o, per la precisione, “fonografi a moneta”). Luglio: dalla fusione dell’Alba, del Roman e della Fortitudo, è costituita ufficialmente l’A.S. Roma. Agosto: nonostante le proteste nazionali ed internazionali, vengono giustiziati, negli Stati Uniti, gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. A soli sette mesi dalla chiusura operata dal fascismo, esce il primo numero clandestino de “l’Unità”. Settembre: l’inventore americano Philo Farnsworth, a San Francisco, costruisce il primo televisore elettronico della storia (rivoluzionario rispetto ai precedenti basati su un sistema meccanico). Ottobre: i piloti Costis e Le Brix compiono il primo volo transatlantico francese da Parigi a Buenos Aires. Il piroscafo Principessa Mafalda, partito da Genova e diretto in Sud America, si inabissa al largo delle coste di Bahia. Le vittime sono 657 per il Brasile, 314 secondo l’Italia. Esce nelle sale degli Stati Uniti Il cantante di jazz, primo film sonoro della storia. Novembre: premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Grazia Deledda. Dicembre: l’OVRA (Opera Vigilanza Repressione Antifascista) chiude l’anno con 100.000 fascicoli riguardanti persone sospette da tenere sottocchio. Il bilancio del Tribunale speciale è, invece, di 219 antifascisti condannati, per un totale di 1.371 anni di carcere.
Cenni storici: un anno in breve 1927: nella “vecchia Europa” vincitori e vinti sono alle prese con i postumi della Prima guerra mondiale. In Italia, è solido il Fascismo che ormai domina interamente la scena. La realizzazione del “tutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato” procede a pieno ritmo. Il controllo è totale, nel pubblico e nel privato (tanto per dare un’idea, la politica demografica fascista si esprime, proprio nel 1927, con una tassa speciale che penalizza i cittadini celibi). Viene pubblicata la Carta del lavoro, uno dei documenti fondamentali del Fascismo. In Germania, la Repubblica di Weimar si barcamena tra mille difficoltà economiche, sociali e politiche che preparano il terreno alla prossima ascesa di Hitler. Sull’Europa aleggia lo “spirito di Locarno”: proprio a Locarno, nel 1925, era stato firmato un importante e discusso trattato che sembrava andare nel senso della distensione nei rapporti internazionali, alimentando l’illusione di una lunga pace. La Russia, che già da tempo era diventata URSS disseminando ovunque la paura del “pericolo rosso”, vede l’allontanamento dal Partito comunista e dalla politica di Trotzky e il trionfo di Stalin, che diviene capo assoluto. Dall’altra parte dell’oceano, gli USA vivono gli “anni ruggenti”: il grande sogno di benessere e sviluppo che la crisi del 1929 interromperà bruscamente.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 24 agosto 1927: gli anarchici Sacco e Vanzetti giustiziati a Boston Sono i primi minuti del 23 agosto 1927 quando a Boston, nel carcere di Charlestown, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono giustiziati. È l’epilogo di una storia giudiziaria iniziata ben sette anni prima, quando il tipografo Salsedo, un anarchico loro amico, viene arrestato e muore durante l’interrogatorio (o, come sostengono gli anarchici, “viene fatto morire”) cadendo dal quattordicesimo piano. Sacco e Vanzetti prendono parte attiva alle manifestazioni di protesta e vengono trovati con volantini anarchici e una pistola addosso (cosa, in realtà, assai comune per i tempi e gli ambienti che i due migranti, pur contrari all’uso delle armi, dovevano frequentare). Ad appesantire questa vicenda, intrisa di pregiudizi razziali e politici, si aggiunge l’accusa di aver ucciso, qualche settimana prima dell’arresto, due impiegati di una fabbrica di scarpe al fine di procurarsi un bottino di 15.000 dollari. Inizia un caso giudiziario destinato a durare, tra sentenze e appelli, circa sette anni per concludersi con l’esecuzione sulla sedia elettrica per entrambi, nonostante nessuna prova certa, anzi, al contrario, addirittura un reo confesso della rapina abbia dichiarato esplicitamente che i due italiani non c’entrano. A nulla valgono lo sdegno, gli appelli ed i comitati per la difesa di Nicola e Bartolomeo, nati spontaneamente in ogni parte del mondo: l’occasione di mettere le mani sulla “feccia anarchica”, nemica, per definizione, della società, non può esser lasciata scappare dall’ondata repressiva contro la “sovversione”. Bisognerà attendere cinquanta anni perché, nel 1977, il governatore dello Stato del Massachusetts riabiliti completamente la loro memoria.
E il Resto... in classe Storia - Italiano (educazione al linguaggio filmico): un film può essere tante cose. Il film Sacco e Vanzetti di Montaldo (1971) è il racconto della storia di Nicola e Bartolomeo e, insieme, dell’Italia della grande migrazione. Ma è anche un film dell’Italia all’inizio degli anni ‘70 e riporta, in trasparenza, riferimenti alla cosiddetta “strategia della tensione” e alla drammatica morte dell’anarchico Pinelli. È, ancora, la riflessione su come il cinema può o non può fare storia. Infine, un film in quanto tale propone un linguaggio fatto di scelte a cui restituire visibilità e spessore di opzioni artistiche volute dal regista. Ecco alcune piste su cui lavorare partendo da questo film: 1. La storia raccontata: le caratteristiche dell’emigrazione negli Stati Uniti nel periodo giolittiano e il fenomeno della rapida politicizzazione delle larghe masse di lavoratori immigrati nonché le risposte politiche intraprese dagli USA nei loro confronti, in particolare degli italiani. 2. La storia che racconta la storia: come l’Italia, nelle tensione tra anni ‘60 e ‘70, legge nel passato il suo presente (strage di piazza Fontana e morte di Giuseppe Pinelli). 3. Specificità e linguaggio del cinema: come il film racconta la storia (riflessione sul concetto di verosimiglianza; analisi di alcune sequenze particolarmente significative; modalità filmica di ricostruzione della vicenda dei due protagonisti; inserimento di immagini di repertorio; scelta del bianco e nero, ecc.). Un ulteriore spunto è offerto dai brani musicali di Joan Baez - Ennio Morricone che accompagnano il film e si prestano ad un approccio poetico-letterario. Storia – Italiano - Cittadinanza e Costituzione: un interessante documento relativo alla vicenda di Sacco e Vanzetti è costituito da Non piangete la mia morte, un volume che raccoglie alcuni scritti di Bartolomeo Vanzetti e, in particolare, molte lettere indirizzate ai suo familiari. Leggendole puoi seguire “in tempo reale” le vicende giudiziarie, conoscere la personalità di Bartolomeo e vivere insieme a lui i lunghi anni di reclusione trascorsi nella speranza - vana - di una revisione del processo. In molti passi emerge l’irrigidimento degli Stati Uniti in una vera e propria caccia ad anarchici, socialisti e comunisti che, tra le due guerre, si accentua con l’intento di prevenire una replica della rivoluzione bolscevica. Rintraccia i passaggi che si riferiscono a questo clima nella lettera del 5 dicembre 1926 (in cui Bartolomeo spiega alla sorella il sistema giudiziario degli Stati Uniti ripercorrendo ciò che era accaduto a partire dall’arresto) e nel discorso dello stesso Bartolomeo del 9 aprile 1927 (“Ultime parole ai giudici”). Soffermati quindi su questa frase (1° maggio 1927, alla sorella Luigina) “questa mattina sono stato impegnatissimo a preparare, con gli avvocati, una domanda di giustizia, non di grazia, al governatore”: perché Bartolomeo sottolinea il carattere della domanda con cui intende rivolgersi al governatore? Leggi infine l’ultima lettera alla sorella e agli amici ed immagina di scrivere una lettera di risposta da parte di uno di loro. Cittadinanza e Costituzione: per quanto l’Italia non preveda la pena di morte (perché non svolgere una piccola indagine sulla storia di questa sanzione nel nostro paese?), le discussioni sull’argomento sono quanto mai diffuse, anche perché essa è tuttora presente in varie parti del mondo. In quali paesi è prevista e/o applicata? Il caso di condannati a morte successivamente riabilitati obbliga ad una riflessione: come tenere assieme una sanzione così definitiva con la fallibilità della legge e della giustizia? Questo è uno degli argomenti dei “contrari” alla pena di morte. Quali altri argomenti portano, secondo te, a condannare tale pena? Quali, al contrario, possono essere ragioni a suo favore? Documentati anche attraverso il sito http://www.nessunotocchicaino.it/ Fiorella Ghiandoni Istituto Comprensivo 1 di Bologna
24 AGOSTO 1927 RIABILITATI MEZZO SECOLO DOPO È una brutta pagina di storia che l’America farà fatica a cancellare. L’esecuzione dei due anarchici italiani Sacco e Vanzetti rimane la prova schiacciante del pregiudizio americano contro gli immigrati anche se gli Stati Uniti sono stati e rimarranno una “terra promessa”. Non importa se il governatore del Massachusetts Michael Dukakis 50 anni dopo nel 1977 emanò un proclama che assolveva entrambi dal crimine per il quale erano stati condannati a morte. Nonostante gli appelli giunti da tutto il mondo che portarono anche a proteste e all’isolamento internazionale dell’America, nessuno a Boston volle rifare il processo considerato manipolato, contaminato e prefabbricato fin dall’inizio. “Voglio solo sappiate che oggi vuoi uccidete due uomini innocenti…” disse Vanzetti prima di salire sulla sedia elettrica 6 minuti dopo Sacco. Ma ancora più tragico è il secco e tremendo racconto proprio sulla prima pagina de il Resto del Carlino di quel giorno, fatto dall’agenzia Stefani quando nel descrivere gli ultimi minuti nel carcere di Charlestown scrive:“prima di accomodarsi sulla sedia della morte Vanzetti volle stringere la mano al direttore del penitenziario e ai carcerieri per ringraziarli del modo in cui lui e Sacco erano stati trattati…… infine rivolto ai giornalisti e al pubblico aggiunse con la faccia serena: signori buona notte…”. La dignità dell’operaio di Foggia e del pescivendolo di Cuneo emigrati entrambi a 18 anni in cerca di fortuna hanno lasciato un segno profondo nelle lotte del movimento operaio americano e sono diventati oggetto di canzoni e ballate. Quando poco prima di mezzanotte il 23 agosto del 1927 il cappellano del carcere si avvicinò ripetutamente a Sacco e Vanzetti per dare loro gli ultimi sacramenti, entrambi risposero fermi e garbati: “Grazie reverendo ma preferiamo morire come siamo sempre vissuti…” e tirarono dritto verso la sedia elettrica. Forse l’America che ancora oggi combatte con i diritti civili e vede riaffiorare dopo l’ultimo massacro nella chiesa di Charleston in South Carolina un profondo odio razziale che in realtà non è mai scomparso, potrebbe rileggere i giornali dell’epoca quando si occupavano del grande movimento popolare che voleva salvare la vita a Sacco e Vanzetti vittime di un pregiudizio sociale e politico. La notte dell’esecuzione davanti al carcere nella contea di Dedham la polizia schierò più di 800 uomini, due carri armati e decine di agenti infiltrati pronti a disperdere la folla. Il governatore del Massachusetts, Alvan Fuller, avrebbe potuto fermare il boia e la sedia elettrica ma si rifiutò di farlo perché in quegli anni dominava la cosiddetta “paura rossa” anche se nessuno dei due si era mai dichiarato comunista. Persino Benito Mussolini, che considerava il tribunale Usa “pregiudizialmente prevenuto”, cercò inutilmente di ottenere una revisione del processo e la grazia per Sacco e Vanzetti. Ma l’America tirò dritto, salvo poi riscattarli e considerarli quasi eroi mezzo secolo dopo. Giampaolo Pioli
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