La linea del tempo… timeline 1922 Gennaio: viene fondato a Roma, da Giovanni Amendola e Alberto Cianca, il quotidiano della sera “Il Mondo”. Lo stesso mese si inaugura presso il Teatro Modernissimo di Bologna la I Mostra d’Arte Futurista, alla presenza di diverse personalità, quali Arpinati, Federzoni e Grandi. Febbraio: viene eletto papa Achille Ratti, con il nome di Pio XI. Lo stesso mese, a Milano, va in scena al Teatro Manzoni la prima dell’Enrico IV di Pirandello. Marzo: nasce a Bologna il regista cinematografico e scrittore Pier Paolo Pasolini. Maggio: nasce a Sassari il politico comunista Enrico Berlinguer. Giugno: Libero Zanardi, figlio dell’ex sindaco di Bologna Francesco Zanardi e anch’egli attivista socialista, muore a seguito delle percosse subite dai fascisti. Durante il Ventennio la sua tomba alla Certosa diverrà meta di pellegrinaggio per gli antifascisti. Agosto: a Milano, un gruppo di fascisti guidati da Farinacci attacca e da alle fiamme la sede del quotidiano socialista “Avanti!”. Ottobre: circa 40.000 fascisti partecipano alla Marcia su Roma. Due giorni dopo il re Vittorio Emanuele III incarica Mussolini di formare un nuovo governo. Dicembre: nella notte di San Silvestro, viene bruciato per la prima volta in Piazza Maggiore un Vecchione, che rappresenta l’anno appena trascorso.
Cenni storici: un anno in breve Il 1922 in Italia viene ricordato per un evento su tutti: la Marcia su Roma. Il 28 ottobre di quell’anno, alcune decine di migliaia di militanti fascisti si dirigono sulla capitale rivendicando dal Re la guida politica del Regno d’Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la forza. Due giorni dopo, quando Mussolini viene incaricato da Vittorio Emanuele III di formare il nuovo governo, ha inizio l’era fascista. La Marcia su Roma ha luogo a seguito di una escalation di violenza perpetrata dalle camicie nere e in un contesto di grave crisi e messa in discussione dello Stato liberale iniziata prima del termine della Grande Guerra, quando i rigori a cui il popolo è sottoposto ai fini del successo bellico iniziano a generare un forte malcontento.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 29 ottobre 1922: dopo la “marcia su Roma” e l’attesa a Milano 29 ottobre 1922, l’Italia del dopoguerra sta attraversando un periodo di forte instabilità economica e politica. È In questo contesto, caratterizzato dalla debolezza delle istituzioni democratiche e messa in discussione dello Stato liberale, che si inserisce la Marcia su Roma. Il fascismo, vissuto fino al 1921 spesso in forma minoritaria e marginale, si incunea nel vuoto di potere mediante la violenza e i pestaggi compiuti dalle squadre d’azione, troppo spesso tollerate dalle autorità locali. Così, quando le camicie nere entrano a Roma, è già tutto deciso: la marcia, nonostante le successive mitizzazioni, fu essenzialmente una parata, Mussolini ha già ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo e se ne arriva a Roma in treno da Milano. Nel giro di poche settimane imbavaglia la stampa; confino e tribunale sono le uniche alternative per chi preferisce rimanere antifascista in Patria. I fascisti usano la marcia come arma di pressione e ricatto (strumenti sempre attuali!) sul governo: chi forse poteva fermarla non lo fece. Ma come nel ‘22 il pericolo per le istituzioni democratiche è sempre in agguato!
E il Resto... in classe Scrittura emozionale: una delle metodologie più efficaci per comprendere gli altri è quella di “mettersi nei panni di...” Immagina di essere nei panni del Duce all’alba del 29 ottobre. Prova a scrivere il discorso attraverso il quale avresti convinto e incitato le tue camicie nere a compiere la gloriosa marcia su Roma. Ora invece prova a immaginare di essere una giovane camicia nera, pronta a partire insieme a tanti altri ragazzi con destinazione Roma. Scrivi una lettera alla tua famiglia o ad un amico per spiegare le motivazioni delle tue azioni e il tuo stato d’animo.
29 OTTOBRE 1922 MUSSOLINI CAPO DEL GOVERNO
Quando esce questo numero del “Carlino” la marcia su Roma è in atto. Mussolini non è stato ancora convocato dal Re per la formazione del nuovo governo e se ne sta rintanato a Milano, pronto a scappare in Svizzera se la situazione dovesse precipitare. Ma quello che il commento di fondo del “Carlino” definisce “l’irreparabile”, ossia la firma da parte del Re del decreto di stato d’assedio, non è accaduto. La firma non c’è stata, nonostante che il proclama del governo Facta parli di “tentativi insurrezionali” e richiami al dovere delle istituzioni d’intervenire. Il quotidiano bolognese da una lettura diversa degli eventi, che in quel momento è condivisa da gran parte dell’opinione pubblica benpensante. Non nega che il fascismo manifesti “forme extralegali”, ma lo cala nel solco della ricostruzione nazionale. Quindi, legge in esso un fattore di stabilizzazione politica e istituzionale. Come molti, il “Carlino” avrebbe preferito una soluzione Giolitti-Mussolini. Sarebbe stato il prosieguo della scelta fatta da Giolitti con le liste dei blocchi nazionali, alle elezioni del 1921, quando liberali, fascisti e nazionalisti confluirono in liste comuni. Ma quando il 29 ottobre il “Carlino” va in edicola quella soluzione è già sfumata. In realtà, il primo a temerla era proprio Mussolini, pronto a respingere soluzioni che non gli riservassero la presidenza del Consiglio e la possibilità di formare il governo senza condomini con alcun grande notabile liberale. Non con Salandra e tantomeno con Giolitti. La redazione ha bene centrato che la questione cruciale è il decreto di stato d’assedio e la prima pagina ruota attorno a questo tema. Se il Re l’avesse firmato si sarebbe configurato lo scontro fra fascisti ed esercito, ossia fra i portabandiera dell’Italia dell’intervento e della vittoria. Questa è la rappresentazione che il “Carlino” dà di quel passaggio cruciale della storia nazionale. Non è difficile intravedere dietro a questa lettura la mano del direttore Nello Quilici: grande giornalista, ma legato a filo doppio al quadrumviro della marcia su Roma Italo Balbo. La linea di Quilici spiega bene lo spirito giustificatorio del giornale e il sostanziale sostegno alla marcia su Roma. Infatti, ben difficilmente si poteva credere nello spirito stabilizzatore dei fascisti al governo quando “Il Popolo d’Italia” lanciava un proclama contro l’uscita di “Corriere della Sera”, “Avanti!” e “La Giustizia” solo perché avevano il torto di criticarla. La libertà di stampa e le libere istituzioni erano ormai moribonde. Sandro Rogari
Storia: elabora una linea del tempo che parta dall’anno di nascita a quello di morte del Duce, colloca poi gli eventi più significativi relativi alla sua vita collegandoli all’avvento del fascismo. Stabilire relazioni: ecco una serie di obiettivi che il regime fascista si proponeva di realizzare: - divulgazione degli ideali di amore per la Patria, disciplina ed obbedienza, spirito di sacrificio nei confronti dello Stato - aumento della popolazione - educazione dei giovani - organizzazione del tempo libero - consenso del mondo cattolico Elabora una tabella a due colonne: in quella di sinistra inserisci gli obiettivi dati, in quella di destra gli strumenti che a tuo parere sono stati utilizzati per conseguirli. Gisella Pretolani Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare
GRAZIE A