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1921 01 19 la burrascosa scissione di livorno

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La linea del tempo… timeline 1921 Gennaio: Trieste e Zara vengono ufficialmente annesse all’Italia. Lo stesso mese, nasce il Partito comunista italiano dalla scissione del Partito socialista. Marzo: nasce a Torino l’industriale Giovanni Agnelli (detto Gianni). Aprile: si tiene, a Bologna, la prima adunata dei Fasci dell’Emilia e della Romagna. Benito Mussolini è accolto alla stazione da migliaia di fascisti in parata, guidati da Leandro Arpinati e Gino Baroncini. Maggio: in un clima di intimidazioni e violenze si svolgono in Italia le elezioni politiche. Pietro Nenni le chiamerà “elezioni infernali”. Secondo un bilancio del ministero dell’Interno, nel corso della domenica elettorale vi sono 38 morti e 104 feriti. Giugno: Mussolini tiene il suo primo discorso alla Camera nel quale rivendica l’italianità del Canton Ticino e annuncia il suo rifiuto di appoggiare il governo guidato da Giolitti. Settembre: i fascisti uccidono a Conversano (Bari) il deputato socialista Giuseppe Di Vagno. Ottobre: viene indetta una giornata di mobilitazione nazionale tra i lavoratori in sostegno di Sacco e Vanzetti, condannati a morte. Novembre: si svolge a Roma, al teatro Augusteo, il III Congresso dei Fasci di combattimento, durante il quale viene fondato il Partito nazionale fascista (Pnf).

Cenni storici: un anno in breve Il 1921 si apre con due eventi politici importanti. Il primo è l’annessione di Trieste e di Zara all’Italia tramite il Trattato di Rapallo siglato con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, con cui si chiude il processo risorgimentale di unificazione italiana fino al confine orientale alpino. Il secondo è la nascita del Partito comunista d’Italia (poi Partito comunista italiano) durante la cosiddetta scissione di Livorno. Il 1921 è però anche un anno chiave per il fascismo che prenderà il potere l’anno successivo attraverso la Marcia su Roma. In un contesto di crisi economica dovuta alla guerra appena combattuta, di disoccupazione e inflazione crescenti, di smobilitazione dell’esercito e di aspri conflitti sociali, Mussolini riesce infatti a convogliare le frustrazioni di molti all’interno di un movimento politico che ha inizialmente ispirazione socialista e rivoluzionaria, ma che da subito si contraddistingue per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 19 gennaio 1921: la nascita del Partito comunista d’Italia Sono trascorsi 94 anni dalla fondazione del Partito comunista dell’Italia. Accadde a Livorno; nella città toscana in quei giorni si teneva il XVII Congresso del partito socialista da cui si staccò un gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga, i quali si collocavano più a sinistra dei socialisti. La scissione fu ideologica ed anche fisica perché i comunisti abbandonarono il teatro Goldoni, sede del Congresso, e si diressero al San Marco, dove diedero vita alla nuova formazione politica. La nascita del Partito avvenne nel corso della situazione di crisi profonda creata in Europa dalla prima guerra mondiale e dalla rivoluzione proletaria in Russia, che in Italia diedero origine ad una serie di dure lotte operaie e popolari nel biennio 1919/20, culminate con l’occupazione delle fabbriche. Gramsci definirà la data di nascita del Partito come il momento più critico sia della crisi della borghesia che del movimento operaio. Il neo partito si trovò a fronteggiare, con un ruolo importante, il fenomeno storico che ingabbierà l’Italia, e non solo, per un ventennio: il fascismo. Si trasforma nel 43 in Partito comunista italiano per poi, dopo 70 anni di vita, venir sciolto nel 91, promuovendo la costituzione del Partito democratico della sinistra. È di questi giorni la morte di Pietro Ingrao, uno dei padri della sinistra italiana,storico dirigente del Pci. Ci piace ripetere i versi di Bertolt Brecht con i quali ha voluto salutarci “Nelle città venni al tempo del disordine, quando la fame regnava. Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte e mi ribellai assieme a loro”. Forse il miglior modo per ricordare questa data è quello di portare avanti lo studio, l’approfondimento, la discussione sulla storia del Pci e la sua cultura politica.

E il Resto... in classe � � � � � � � � � � � �

Fa una breve ricerca sul significato dei simboli che rappresentano il Pci; Leggi l’articolo 49 della Costituzione italiana e prova a spiegarlo ai compagni; Fa una ricerca sulle figure principali che si sono succedute alla guida del Partito comunista italiano; La politica che ci riguarda da vicino. Rispondi alle seguenti domande: 1. che cosa significa per me la parola “politica”? 2. ho fiducia dei rappresentanti del popolo in Parlamento? 3. che cosa mi aspetto dai partiti politici? Ora confronta le tue riflessioni con quelle dei compagni. Quale partito, o lista di partiti, è al governo nella tua città? Indica tre obiettivi del loro programma. Ti sembra che abbiano realizzato le loro promesse? Gisella Pretolani Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare

19 GENNAIO 1921 LA BURRASCOSA SCISSIONE DI LIVORNO NICOLA era nervoso. Non ci pensò un attimo. Tirò fuori la pistola e la puntò contro alcuni compagni. La sala del Teatro Goldoni vacillò. «Fermo, fermo!». Nicola si calmò, il respiro ancora affannoso. Lui era Bombacci, Nicola Bombacci. E in quel catino infernale che era diventato lo storico teatro labronico l’eccitazione era al colmo. Troppo. Anche se i giochi erano già fatti. Da poco, l’intervento di Secondo Tranquilli (che ricorderemo poi col nome di Ignazio Silone) aveva decretato che la Federazione giovanile socialista si era decisa ad aderire al partito comunista. La tragedia che avrebbe caratterizzato la storia della sinistra italiana praticamente sino al crollo del Muro di Berlino nel 1989 e alla valanga di Tangentopoli del biennio 199293 si stava consumando. In realtà, quel Congresso (15-21 gennaio 1921) era cominciato l’anno prima. Tra il luglio e l’agosto del 1920. All’assise dell’Internazionale comunista erano stati approvati 21 punti. Uno su tutti: occorreva che i partiti socialisti allontanassero gli esponenti riformisti perché controrivoluzionari. Si rimproverava loro di seguire la strada gradualistica, alla Filippo Turati per intendersi. Niente rivoluzioni, tante riforme, compromessi con la borghesia, magari non disdegnando di dialogare fitto fitto con il governo, meglio se guidato da Giovanni Giolitti o da qualcuno della sua “consorteria”. Inoltre, si rimproverava ai socialisti di non aver saputo approfittare della formidabile occasione del “biennio rosso”, quando - tra il 1919 e il 1920 - l’Italia pareva davvero sull’orlo della rivoluzione, con le occupazioni delle fabbriche e i tumulti annonari nelle campagne. Salvo poi ricredersi dolorosamente quando, nel ‘22, Benito Mussolini e le sue squadracce nere salirono al governo dopo aver distrutto cooperative e circoli, e aver colpito, a colpi di manganello e olio di ricino, i migliori dirigenti del movimento operaio e contadino, fino al feroce assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti. Il Psi aveva aderito all’Internazionale comunista nel 1919. In non pochi pensavano di «fare come in Russia» dove, nel 1917, c’era stata la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin. Il congresso di Livorno aveva decretato la divisione in cinque frazioni del Partito socialista. I «concentrazionisti» (Turati e la sua ala riformista); i massimalisti (i comunisti unitari di Giacinto Menotti Serrati); i rivoluzionari intransigenti di Costantino Lazzari); i comunisti puri di Amadeo Bordiga; la cosiddetta “circolare” di Antonio Graziadei. Alla fine dei sei giorni, il 21 gennaio, i comunisti uscirono dal Teatro Goldoni. Per i vicoli della città labronica risuonava il canto dell’«Internazionale». I comunisti si avviarono verso il Teatro San Marco per il Primo congresso del Partito comunista d’Italia (che diverrà Partito comunista italiano solamente nel 1943). Tra i maggiori rappresentanti, nomi che avrebbero fatto la Storia: da Antonio Gramsci a Umberto Terracini ad Angelo Tasca a Palmiro Togliatti. Nasceva il «rivoluzionario puro», che avrebbe consacrato la sua vita al verbo comunista. I criteri di selezione e iscrizione al Pcd’I erano molto rigidi. Altro che adesioni on line. Basti pensare che, nel primo anno, gli espulsi saranno settecento. Non era ammessa alcuna “deviazione” o “frazionismo”. La Storia prendeva un altro corso. Il «secolo breve» (il Novecento) era solo agli inizi. Francesco Ghidetti GRAZIE A


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