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1912 04 07 pascoli il virgilio cristiano

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La linea del tempo… timeline 1912 Gennaio: fondazione della Repubblica di Cina. L’incrociatore italiano Agordat dirotta a Cagliari i piroscafi francesi Carthage e Manouba con a bordo un velivolo e ventinove Turchi. Robert Falcon Scott sbarca al Polo Sud. Febbraio: approvazione alla Camera dell’annessione della Libia. Marzo: Vittorio Emanuele III è vittima di un attentato a Roma. Aprile: fondazione del Modena Football Club. Muore Giovanni Pascoli. Il transatlantico Titanic sperona un iceberg e affonda. Inizio dell’occupazione italiana nel Dodecaneso. Maggio: apertura a Stoccolma della V Olimpiade dell’era moderna. Filippo Tommaso Marinetti pubblica il manifesto tecnico della letteratura futurista. Giugno: viene introdotto il suffragio “quasi-universale” maschile. L’elettorato maschile viene esteso ai cittadini di 30 anni anche se analfabeti e a quelli di 21 se in possesso di titolo di studio, prestazione del servizio militare e censo di 19,8 lire. La Camera non concede il voto alle donne (209 contrari, 48 a favore e 6 astenuti). Luglio: durante il Congresso del Psi a Reggio Emilia vengono espulsi alcuni membri, su mozione di Benito Mussolini. Agosto: occupazione italiana della città di Zuara in Libia. Settembre: nasce a Ferrara Michelangelo Antonioni. Ottobre: firma del Trattato di pace tra italiani e turchi e fine del conflitto in Libia. Novembre: viene proclamata la sovranità italiana sulla Libia. Dicembre: Benito Mussolini assume la direzione del giornale “Avanti!”. A Bologna, Luigi Zamboni e Giuseppe Troncon inventano una macchina capace di produrre 5.000 tortellini l’ora.

Cenni storici: un anno in breve In politica interna emergono dissidi interni al partito socialista che portano alla scissione dell’ala di destra durante il Congresso di Reggio Emilia. La corrente era ritenuta rea di aver omaggiato il Re dopo l’attentato dell’anarchico Antonio D’Alba e di aver votato a favore dell’annessione della Libia. In politica estera si assiste alla fine della guerra greco-turca ed alla proclamazione della sovranità italiana sulla Libia e sul Dodecaneso. L’Italia poteva considerare soddisfatte le proprie ambizioni coloniali, grazie all’apporto della Regia marina, impegnata in numerosi conflitti marittimi, ma anche grazie all’innovativo uso delle comunicazioni radio messe a punto da Guglielmo Marconi sbarcato a Tripoli per effettuare esperimenti di radiotelegrafia in campo militare. La grande proletaria si è mossa!

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 6 aprile 1912: la morte del Poeta romagnolo, edere di Carducci Giovanni Pascoli muore a Bologna, nella sua casa in via dell’Osservanza, a 56 anni. Da pochi anni aveva ottenuto la cattedra di letteratura italiana appartenuta al suo maestro Giosuè Carducci. La camera ardente viene aperta alle autorità ed ai cittadini per due giorni e i funerali sono celebrati in San Petronio. Il feretro viene poi traslato, secondo le volontà del poeta, a Castelvecchio di Barga. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, il ministro della pubblica istruzione Luigi Credaro, primo custode della presenza della poesia pascoliana nelle scuole italiane. Il giornalista del Carlino pone le colline bolognesi “odorose di primavera” a cornice del ferale evento. Ricorda la passione del poeta per Dante e per Virgilio “congiunti nel suo animo anche oltre la soglia tenebrosa dell’Ade”. Il cronista pone gli umili al centro della poetica pascoliana rimasti “nelle morbide penombre della storia e del mito”. Giovanni Pascoli, scrive, sarà sempre presente a Bologna, “quando davvero penseremo e scriveremo qualche cosa umanamente bella”!

E il Resto... in classe Italiano: la poetica di Giovanni Pascoli viene talvolta fraintesa per i suoi toni apparentemente dimessi ed umili: “Non omnes arbusta iuvant humilesque Myricae”. Uno dei contributi più importanti tesi a sfatare l’apparente semplicità del testo poetico pascoliano è sicuramente il saggio di Gianfranco Contini Il linguaggio di Pascoli, contenuto nella raccolta di scritti Varianti e altra linguistica. Il critico riconosce nell’opera di Pascoli un plurilinguismo derivante dalla varietà di inserti dalle più varie coloriture linguistiche: Colore locale: questo in modo particolarissimo nelle poesie ispirate alla vita di Castelvecchio e sature di termini garfagnini. (p. 222) Colore temporale: quando per esempio il Pascoli vuole alludere al tono presunto nella poesia volgare ai tempi di re Enzo, (…) ricorre a elementi linguistici che (…) associano echi bolognesi, emiliani, padani, a echi arcaici, duecenteschi. (pp. 222-223) Multicolore locale (che è il caso dell’estratto da Italy): vedete l’emigrante che, tornando in Lucchesia dagli Stati Uniti, parla un linguaggio impastato di italiano e di americano, in cui il toscano incastona o, più spesso, assorbe, adattati alla sua fonetica e forniti in connessioni mnemoniche in tutto nuove, i vocaboli stranieri. (p. 223) Colore locale occasionale: per esempio innanzi a una situazione della guerra d’Abissinia evocherà termini specifici, etiopici, molti dei quali sono nomi propri e perciò risultano doppiamente estranei al linguaggio quotidiano. (p. 223) Ritrova nelle poesie pascoliane, citate da Contini, le coloriture linguistiche elencate.

7 APRILE 1912 PASCOLI, IL VIRGILIO CRISTIANO Tra lo sconcerto e l’incredulità di una folla di bolognesi in gramaglie il funerale di Giovanni Pascoli, invece che in Certosa a fianco di Carducci, si concluse alla stazione Centrale. La bara fu caricata su un treno speciale, destinazione Lucca. Anche in extremis la sorella Maria, l’onnipresente Mariù, era riuscita a indirizzare il destino del poeta, fin da quando con qualche intrigo lo aveva sottratto ad una ingombrante fidanzata. Ma è difficile credere che Pascoli, ormai quarantenne, avrebbe lasciato la confortevole prigione familiare in cui si era rifugiato. C’è una foto che è l’inconscia icona di un matrimonio: lo sposo in piedi, la sposa seduta, in mezzo il bambino. Lui è Giovannino, lei Mariù, ma al posto del bambino c’è un cane, il venerato Gulì che visse con loro a Castelvecchio di Barga nella casa acquistata quando il poeta insegnava nei licei toscani e via via trasformata in residenza prediletta. È una foto che ha acceso fantasie e maldicenze. In realtà Mariù è stata solo una musa domestica, la fedele vestale che passava le notti a studiare per farsi una cultura e così vigilare su ogni parola che usciva dalla penna del fratello, e sempre al suo fianco fin nella lontana università di Messina e da ultimo a Bologna quando ottenne la cattedra che era stata del suo maestro Carducci. C’è perciò da domandarsi che cosa sarebbe accaduto se Pascoli fosse rimasto da solo, allo sbando come nei primi anni da adulto, e con il trauma dell’uccisione del padre mai superata. Quando si ammalò a Castelvecchio lei lo riportò a Bologna e lo affidò a un luminare come Augusto Murri. Ma non c’era più speranza. Cirrosi epatica. Morì a 56 anni il 6 aprile 1912, lasciando lei erede universale. E fece bene perché Mariù gli sopravvisse altri quarant’anni (morì il 5 dicembre 1953) e molto di ciò che oggi abbiamo di lui, compresa la biografia, lo dobbiamo a lei. Tutti e tre sono seppelliti nella casa di Castelvecchio, fratello e sorella nella cappella privata, il cane Gulì nell’orto. È curioso il destino. Carducci, toscano nato in Lucchesia, è sepolto sulla via Emilia nel cimitero di Bologna. Pascoli, romagnolo nato sulla via Emilia e morto a Bologna, è sepolto in Lucchesia. Allievo di Carducci e suo successore ha sempre ostentato gratitudine. In segreto però soffriva la gloria del maestro moltiplicata all’infinito dal premio Nobel. E di nuovo Mariù intervenne, evitando al fratello quel cimitero dove Carducci avrebbe continuato a sovrastarlo anche da morto. Carlo Donati

L’estrema precisione linguistica pascoliana porta il Poeta a criticare nelle liriche leopardiane “l’errore dell’indeterminatezza, per la quale, a modo di esempio, sono generalizzati gli ulivi e i cipressi col nome di alberi, i giacinti e i rosolacci con quello di fiori, le capinere e i falchetti con quello di uccelli. Errore d’indeterminatezza che si alterna con l’altro del falso, per il quale tutti gli alberi si riducono a faggi, tutti i fiori a rose o viole (…), tutti gli uccelli a usignuolo.” (Il fanciullino) Ritrova i nomi di piante ed animali nelle poesie pascoliane. Quali piante e quali animali predilige il Poeta? Dalla tua analisi comprenderai che “l’approccio pascoliano”, come scrive Edoardo Sanguineti, è “un tentativo di abolire la lotta tra le classi delle parole, non meno che tra le classi degli uomini, trovando un pacifico punto di equidistanza tra “agavi” e “pimpinelle”” (Attraverso i Poemetti pascoliani, p. 19). GRAZIE A

Giovanna Pace Istituto Comprensivo di Monte San Pietro


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