La linea del tempo… timeline 1910 Casalecchio di Reno, la “Svizzera dei bolognesi”: Casalecchio diviene una delle mete preferite di villeggiatura per i bolognesi più o meno abbienti.Thomas Hunt Morgan scopre che i geni sono localizzati nei cromosomi. Al Teatro Comunale di Bologna debutta il compositore bolognese Ottorino Respighi (1879-1936). Respighi è stato allievo del Liceo musicale, dove si è diplomato in violino nel 1899 e in composizione nel 1901. Dal 1911 terrà la cattedra di composizione al Liceo musicale, per poi passare nel 1913 con lo stesso ruolo al Conservatorio di Roma. Gennaio: muore Andrea Costa. Marzo: viene inaugurato il mercato delle erbe di via Ugo Bassi davanti all’ingresso è collocato, su un alto basamento, il monumento in bronzo al padre barnabita Ugo Bassi, martire del Risorgimento. Maggio: all’Arena di Milano la Nazionale di calcio dell’Italia disputa, vincendo, la sua prima partita della storia: Italia-Francia 6-2. La terra passa attraverso la coda di gas della cometa di Halley, si scatena in una certa quota della popolazione, il “panico da cometa”, con la conseguente vendita dei primi tipi di maschera antigas e delle “pillole contro il mal da cometa”. A Buenos Aires Dorando Pietri corre la sua ultima maratona in 2.38’48”2, suo primato personale. Giorgio V succede a suo padre Edoardo VII come re del Regno Unito, dopo la morte di quest’ultimo. Giugno: Charles Rolls esegue il primo volo andata e ritorno in aeroplano a motore sopra il Canale della Manica.Viene trasmessa in diretta la voce del grande cantante lirico Enrico Caruso dal Metropolitan Opera. Viene messo in onda il primo programma musicale in radiodiffusione. Nei giardini Margherita a Bologna è inaugurato il nuovo chalet restaurant in sostituzione di quello in legno, realizzato all’epoca dell’apertura del parco pubblico e distrutto nel 1893 da un incendio.Viene fondata a Milano l’Alfa Romeo. Agosto: viene proclamato il Regno del Montenegro. L’Impero giapponese annette l’Impero coreano. Novembre: inizio della rivoluzione messicana con i fratelli Serdan nel villaggio di Puebla. Le suffragette inglesi manifestano per il diritto al voto.
Cenni storici: un anno in breve Enrico Caruso è il tenore per eccellenza, forse anche più famoso di Luciano Pavarotti, simbolo del bel canto italiano. Riceve compensi favolosi per l’epoca e sa sfruttare al meglio le nuove tecnologie incidendo per primo la propria voce su disco, vendendo più di 1 milione di copie. Ma accanto ad un italiano ricco e famoso, milioni sono gli italiani che emigrano verso il continente americano. La povertà endemica e l’analfabetismo, ancora molto alto, caratterizzano l’Italia del 1910. Lontane, quindi, appaiono le rivendicazioni di Emmeline Pankhurst per il diritto di voto delle donne. Nell’articolo del Carlino dell’epoca emerge la critica rivolta al presidente del consiglio Luigi Luzzatti, che rappresenta una parentesi nell’età giolittiana. È l’ideatore delle banche popolari e promuove leggi del lavoro a tutela di donne e bambini. Insieme a Luzzatti sono altri due i presidenti del consiglio di origine ebraica: Alessandro Fortis e Sidney Sonnino.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 26 novembre 1910: la questione femminile in piazza L’Inghilterra è alle prese con le proteste delle suffragette trattate con sarcasmo nell’articolo de “il Resto del Carlino” del 26 novembre del 1910: “Ecco qui alcune delle scenette cui i londinesi sono abituati…” e descritte come odierne black bloc “...la loro propaganda a base di disordini e di violenze…”. Pochi giorni prima, il 18 novembre del 1910, c’era stato un forte scontro tra polizia e attiviste del Women’s Social and Political Union, fondato da Emmeline Punkhurst, in cui la polizia aveva usato la mano pesante e due suffragette erano morte per le percosse ricevute. Il giornale Daily Mirror pubblica la foto che incrimina la polizia e chiama quel giorno Black Friday. L’articolo di Viviana Ponchia mette in risalto il fatto che le suffragette appartenevano al ceto ricco se non addirittura nobile. È evidente che le rivendicazioni venivano da donne che avevano cultura per conoscere i propri diritti e soldi per dedicare tempo alla causa. Punkhurst e le altre otterranno il diritto al voto per le elezioni nazionali nel 1918 (ma solo per le sposate e maggiori di 30 anni), in Italia ci arriveremo solo nel 1946. È necessaria infatti una condizione perché le donne votino…. che ci siano libere elezioni!
E il Resto... in classe Geostoria: la storia dei diritti delle donne permette di avere uno sguardo diacronico e sincronico sul mondo. Partendo dalla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges del 1791, approfondisci il lungo cammino del suffragio femminile con Mary Wollstonecraft (madre di Mary Shelley) e poi con il WSPU (Women’s Social and Political Union) di Emmeline Punkhurst.Ti accorgerai che le loro biografie sembrano un romanzo. Fai poi una ricerca sul web per conoscere quando i diversi paesi del mondo hanno introdotto il suffragio femminile e ne scoprirai delle belle! Quali sono i motivi che hanno reso così difficile un diritto così semplice: partecipare alla vita politica e sociale del proprio paese? Crea una presentazione (Prezi, Ppt, Powtoon..) dell’argomento includendo la legge De Gasperi -Togliatti. Inglese: guarda la terza puntata del documentario della BBC Suffragettes Forever https://goo.gl/0Hh4tF. Ricerca gli articoli del Black Friday del Times del 19 novembre 1910. Qual è il punto di vista di chi scrive? E’ a favore o contro le suffragette? Ricerca la foto in prima pagina del Daily Mirror del lontano 19 novembre del 1910. Bastò questa foto ad incriminare la polizia. Le immagini infatti erano più eloquenti delle parole. Italiano: scrivi il diario di quella giornata immedesimandoti in un “bobby” inglese e poi in una suffragetta. Raffaella Amicucci Istituto Comprensivo di Monte San Pietro
26 NOVEMBRE 1910 IL GENIO DI EMMELINE PANKHURST In questa pagina degli anni dieci di un altro secolo si muove qualcosa, un nuovo vento che arriva da lontano cambia traiettoria al destino delle donne. Sono scatenate, non sono certo un movimento di massa. Le chiamano suffragette, si fanno guidare da Emmeline Pankhurst e vengono dalla solidità del bel mondo aristocratico e alto borghese. I lettori italiani del tempo non possono sapere fin dove si spingeranno. Nemmeno Londra lo sa. Covare e poi dare alla luce i frutti di quella che è stata definita “la questione femminile” ha richiesto una tenacia che gli uomini possono solo raccontare. Infatti Euripide mette il problema in bocca a Medea: “Dicono che trascorriamo la vita senza rischi in casa mentre loro combattono con la lancia, ma si sbagliano: vorrei essere schierata in battaglia tre volte piuttosto che partorire una sola!”. Anche i grandi mancano di generosità. Aristotele afferma che la donna è inferiore all’uomo in quanto dotata di un cervello più piccolo e che comunque la si giri e misuri resta un maschio mutilato. Platone rimedia: basta che studino filosofia e si va in pari. Finché arriva quel genio di Ipazia di Alessandria, ovviamente non perdonata e trucidata da fanatici religiosi. Nata attorno al 360, questa donna di cultura smisurata, matematica, astronoma e filosofa, inventò l’astrolabio, il planisfero, l’idroscopio e fu a un passo dal ribaltare la teoria tolemaica sulla centralità della terra nell’Universo, che è tutto un programma. Il Medioevo, lasciamo stare: la donna è un oggetto nelle mani del padre, o bruciata come strega o angelicata, e non si sa cosa sia peggio. Bisogna appunto aspettare il tramonto dell’800 e l’alba del ‘900 perché la lotta cominci. Non fu facile, non fu breve e non fu inutile. Perché assieme alla condizione della donna cambiò anche quella dell’uomo, avvantaggiato da un ridimensionamento dell’Ego. Ringraziamo le inglesi, le americane e tutte le simpatiche scalmanate fissate con la rivendicazione del diritto al voto. Se le prendevano, venivano arrestate ma alla fine vinsero sui bigotti. Il primo paese a concedere il diritto di voto alle signore fu la Nuova Zelanda nel 1893, in America e Inghilterra fu necessario attendere il 1918 e in Italia la fine della Seconda Guerra Mondiale. La fantasia della Pankhurst a tempo di ragtime era ammirevole “No taxation without rapresentation”. Se non ci fate votare le tasse ve le pagate voi. Si diffondevano le note d’avanguardia di Stravinski e Debussy, andava di moda comprare i rivoluzionari Picasso e gli arditi Duchamp. Ma a fare scandalo erano sempre e solo le suffragette, meduse che minacciavano l’integrità della famiglia. Un sesso sconosciuto e pericoloso, zitelle in cerca di marito. C’era persino una stretta relazione tra la loro follia e la menopausa, unica giustificazione ormonale in grado di far toccare quei vertici di stranezza. Alla fine questa lotta di donne ebbe una portata più ampia: fu il prototipo di ogni successivo movimento contestatario. Tutte le strade della protesta radicale di tipo borghese sono state aperte da Emmeline Pankhurst e dalle sue seguaci: l’ostruzionismo, lo sciopero della fame, l’attacco alla proprietà, il martirio, la resistenza passiva, con tutte le possibili varianti. Sono state loro a capire che contro l’ingiustizia ci vogliono le maniere forti. Viviana Ponchia
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