La linea del tempo… timeline 1906 Gennaio: il governo di Alessandro Fortis viene sfiduciato. Febbraio: Sidney Sonnino forma il nuovo governo di cui fanno parte anche due ministri radicali. Marzo: un incidente minerario in Francia provoca un migliaio di vittime. Aprile: eruzione del Vesuvio seguita da scosse di terremoto. A Bologna, ai prati di Caprara, esibizione di Buffalo Bill. Terremoto a San Francisco. Inaugurazione dell’Esposizione Internazionale di Milano. Maggio: prima edizione della targa Florio. Cade il governo Sonnino dopo la discussione riguardante il riscatto della rete ferroviaria Meridionale. Inaugurazione della galleria del Sempione lunga 19.825 metri. Giovanni Giolitti forma il suo terzo governo. Giugno: nasce a Perugia il poeta Sandro Penna. Luglio: istituzione della Commissione centrale per la diffusione dell’istruzione elementare nel Mezzogiorno. Agosto: la ditta Aemilia Società autotrasporti Bologna avvia la circolazione di autocorriere sulla direttrice Porretta-Fanano. Settembre: viene fondata a Milano la Confederazione Generale del lavoro. Ottobre: nasce Dino Buzzati a San Pellegrino (Belluno). Novembre: Giovanni Pascoli succede a Carducci sulla cattedra di letteratura italiana dell’Università di Bologna. Dicembre: Giosuè Carducci viene insignito a Bologna del premio Nobel per la letteratura. Nello stesso giorno Camillo Golgi riceve il Nobel per la medicina a Stoccolma.
Cenni storici: un anno in breve Il 1906 è un anno politicamente instabile segnato dalla caduta del governo Fortis e del governo Sonnino sostituiti da Giovanni Giolitti al suo terzo governo, che verrà definito il lungo ministero e durerà fino al 1909. È un anno di grandi riconoscimenti per l’Italia che inaugura a Milano l’Esposizione Internazionale e viene insignita di due premi Nobel: il primo, assegnato per la letteratura, al bolognese di adozione Giosuè Carducci; il secondo, per la medicina, all’istologo e patologo Camillo Golgi per le ricerche effettuate sulla struttura del sistema nervoso. Il premio Nobel viene destinato ogni anno “a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità”, secondo le disposizioni testamentarie di Alfred Nobel, ricco imprenditore svedese inventore della dinamite. Il magnate, avendo potuto leggere il suo poco lusinghiero necrologio che lo definiva “mercante di morte”, essendo stata scambiata la sua identità con quella del defunto fratello Ludwig, decise, non avendo figli, di destinare il suo intero patrimonio al conferimento del premio. Gli ambiti di attribuzione sono: fisica, chimica, medicina, letteratura e pace.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 11 dicembre 1906: l’altro candidato era un certo Leone Tolstoj Giosuè Carducci giunge a Bologna nel 1860, a venticinque anni, grazie alla nomina del ministro Mamiani, che, dopo la rinuncia al giuramento di fedeltà al Regno d’Italia del sacerdote Gaetano Golfieri, ordinario di letteratura italiana e latina, ed il diniego di Giovanni Prati, gli offre la cattedra presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo bolognese. Giosuè Carducci risolleva il prestigio della facoltà, da tempo poco frequentata; già durante la sua prolusione l’aula magna è affollatissima come riporta lo stesso poeta: “l’aula magna era tutta gremita: più, c’era gente per le scale, su’ ballatoi di legno che circondano la sala, su’ finestroni, per tutto”. Bologna sceglie Carducci e Carducci sceglie Bologna come sua dimora, insensibile alle varie proposte di insegnamento che riceve nel corso della sua vita. Insegna qui per 43 anni, ogni sua lezione è unica, approfondita, frutto di una ricerca e di uno studio appassionato sui testi e sulle fonti. Abita in via Broccaindosso dove muore il diletto figlio Dante, in Strada Maggiore ed infine trascorre gli ultimi anni della sua vita in via del Piombo, ora piazza Carducci. L’ultima dimora dello scrittore dell’“Inno a Satana”, era in origine una chiesetta sconsacrata dopo l’età napoleonica. Qui Carducci trasferisce la sua biblioteca con più di 40.000 volumi che, dopo la sua morte, saranno acquistati dalla regina Margherita insieme all’abitazione e donati al Comune di Bologna. In questa dimora, secondo quanto riporta il cronista de “il Resto del Carlino”, il poeta, circondato dagli affetti più cari, ormai infermo e visibilmente commosso, riceve dalle mani del ministro svedese Bildt il prestigioso premio Nobel nell’ora in cui a Stoccolma si svolgono le celebrazioni ufficiali alla presenza del re Oscar, dottore emerito dell’università di Bologna e figlio della regina Giuseppina di Leuchtenberg che ricevette da Napoleone il titolo di principessa di Bologna. Il ministro svedese richiama il culto “della patria, della libertà e della giustizia” sempre professati da Carducci e glissa sul suo ateismo. Afferma che il premio di letteratura gli viene conferito in quanto “tra gli scrittori moderni” ha compiuto l’opera “più grande e più bella in senso idealistico”. Tra la commozione generale la premiazione si conclude con un “lunch” e con “tazze di champagne”!
E il Resto... in classe Italiano:“L’uditorio è tutto di giovani: tutti pigliano note, ma a un bel tratto si fermano e mi guardano tutti fisso e non muovono occhio da me; e poi, a certi punti, scoppiano tutti insieme in applausi; è inutile ammonirli. Quando mi trovo in mezzo a’ miei giovani, credo, oh come credo, al bello, al buono, al grande, all’avvenire. Quei giovani fan più bene essi a me che non io a loro. E quando veggo i loro begli occhi giovenili ardere e luccicare fissi in me, mi vien voglia di gridare «Viva l’Italia» e di baciarli tutti nelle intelligenti e splendide fronti”. Giosuè Carducci, Lettere, Bologna 1911, vol. IX Rileggi le parole che Giosuè Carducci rivolge ai suoi studenti. Hai mai pensato a come i tuoi professori affrontino le lezioni in classe e a come considerino gli alunni? Commenta. Riportiamo le motivazioni relative al conferimento dei premi Nobel per la letteratura assegnati in Italia: 1906 - Giosuè Carducci. La motivazione del premio per lui è: “non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”. 1926 - Grazia Deledda. La motivazione del premio per lei è : “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi.” 1934 - Luigi Pirandello. La motivazione del premio per lui è: “per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”. 1959 - Salvatore Quasimodo. La motivazione del premio per lui è: “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi.” 1975 - Eugenio Montale. La motivazione del premio per lui è: “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni.” 1997 - Dario Fo. La motivazione del premio per lui è: “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.” Se fossi tu a presiedere la giuria del premio Nobel, a quale autore del presente o del passato assegneresti il prestigioso riconoscimento? Scrivi le motivazioni utilizzando 50 parole. Giovanna Pace Istituto Comprensivo di Monte San Pietro
11 DICEMBRE 1906 CARDUCCI, IL NOBEL, POI LA MORTE Sembrerà un paradosso ma il futuro premio Nobel per la letteratura dovette passare sotto le forche caudine di un ignoto libraio, per di più modenese, approdato nell’angolo più dotto di Bologna la dotta. Si chiamava Nicola Zanichelli ed era espatriato da Modena per sottrarsi alle angherie del duca che lo aveva fatto arrestare per via di certi libri sovversivi. Quel negozio gli sembrò il traguardo che aveva sognato. Invece era il punto di partenza, proprio grazie all’incontro con Carducci. Il primo passo però fu uno sgambetto quando nel 1872 il poeta gli propose un testo di spigolature filologiche ed erudite. Zanichelli serenamente lo rifiutò. Tutt’altro che uno sprovveduto, nel 1864, ancora a Modena, aveva pubblicato Sull’origine della specie la prima traduzione italiana di Charles Darwin. Allo stesso modo capì rapidamente qual era il vero Carducci e non esitò a diventare suo editore. La prima edizione delle Odi barbare (1877), mille copie, andò bruciata in quattro giorni. Seguirono ristampe su ristampe e intanto prendeva forma un sodalizio che tutt’ora ricorda quello fra Giovanni Laterza e Benedetto Croce. La libreria diventò un circolo culturale di rango, in un piccolo spazio laterale passato alla storia come la “saletta”. Il cavalier Nicola amministrava gli incontri, ascoltava, mediava, organizzava una partita, faceva venire una bottiglia. Oltre a Carducci e ai suoi, Pascoli, Lorenzo Stecchetti e Severino Ferrari, potevano capitare Marco Minghetti, Aurelio Saffi e altri. Più tardi, nel 1901, si presentò anche D’Annunzio per scusarsi col poeta che non aveva gradito le intemperanze critiche del rampante abruzzese. Ci fu anche un pranzo di pace organizzato dal Carlino e immortalato dalla matita di Nasìca, ma Carducci non si fece impressionare da uno che ai brindisi rispondeva con bicchieri d’acqua. Siamo già nel periodo dei successori di Nicola Zanichelli, morto nel 1884. In ditta era rimasto solo Cesare. Il buon Cesarino, affezionato a Carducci come un figlio, fu tra i pochi intimi invitati alla insolita cerimonia del Nobel, officiata da un ministro plenipotenziario mandato a Bologna dal Re di Svezia per recapitare il premio a casa del poeta ormai invalido. Un eccezionale strappo al cerimoniale, come eccezionale deve essere stato il dibattito fra i giurati dell’Accademia prima di escludere l’altro candidato che si chiamava Leone Tolstoj. Era la fine del 1906. Carducci morì due mesi dopo nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1907. Carlo Donati
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