La linea del tempo… timeline 1906 Febbraio: Sidney Sonnino forma il governo, ottenendo anche l’appoggio dei socialisti e dei radicali. Aprile: inizia l’Esposizione Internazionale di Milano. Nasce ad Acqualagna (Pesaro) l’industriale e politico democristiano Enrico Mattei. Maggio: si svolge la prima edizione della competizione automobilistica Targa Florio, promossa da Vincenzo Florio e vinta da Alessandro Cagno su una Itala. Nasce a Roma il regista cinematografico Roberto Rossellini. Agosto: nasce a Catania il fisico Ettore Majorana. Ottobre: si svolge a Roma il I Congresso delle donne socialiste. Nasce la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Novembre: nasce a Milano il regista cinematografico Luchino Visconti. Chiusura dell’Expo di Milano.
Cenni storici: un anno in breve Il 1906 si apre con l’insediamento al governo di Sidney Sonnino, oppositore della maggioranza giolittiana. Non ottenendo un consistente appoggio parlamentare, Sonnino è costretto a formare una compagine eterogenea di cui fanno parte anche i radicali e che, dall’esterno, viene sostenuta occasionalmente dai socialisti. A causa delle debolezze interne e del programma politico che mette al centro la delicata “questione meridionale” il governo Sonnino ha vita brevissima; cade, infatti, a maggio dello stesso anno. Viene sostituito dal terzo governo Giolitti, noto come “lungo ministero”, che riprende con successo la politica economica già avviata precedentemente.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 1 maggio 1906: il re e la regina Elena tra i padiglioni milanesi L’Esposizione Internazionale di Milano (o del Sempione) del 1906 venne inaugurata il 28 aprile e rimase aperta fino all’11 novembre di quell’anno. Gli edifici che ospitarono l’Expo, progettati dai più noti architetti italiani dell’epoca, sorsero presso due sedi, l’attuale Parco Sempione e l’ex area della Piazza d’Armi (attuale Fiera), collegate da un’avveniristica ferrovia sospesa a circa 7 metri di altezza. Per l’occasione fu scelto il tema dei trasporti, per celebrare il traforo del Sempione che era stato inaugurato l’anno precedente e da cui il parco dell’Esposizione trasse il nome e l’ispirazione. L’Expo di Milano ebbe un grande successo: all’evento presero parte oltre 40 nazioni e circa 5 milioni e mezzo di visitatori ebbero occasione di conoscere le potenzialità italiane e di osservare più da vicino le caratteristiche del tessuto industriale e commerciale del paese a quell’epoca.
E il Resto... in classe Storia: sai quante Esposizioni Internazionali hanno avuto luogo e dove? Qual è stata la prima? E la più visitata? Documentati sulla storia dell’Expo, dall’inizio delle celebrazioni fino all’Esposizione di Milano 2015. Per ognuno degli eventi scopri il tema che è stato scelto e poi… immagina di dover fare tu una proposta sul prossimo Expo, quale tematica sceglieresti? Perché?
1 MAGGIO 1906 I GRANDI NUMERI DEL PRIMO EXPO Immaginate un uomo in redingote. Cappello in feltro, tesa non troppo larga. Il resto come vuole la moda: gilet e pantaloni grigi, camicia bianca con collo e polsini intercambiabili, cravatta scura come le scarpe, con ghette più chiare. Tiene in mano una copia de “il Resto del Carlino”. Nell’angolo in alto a sinistra la data:“lunedì 30 aprile-martedì 1 maggio”. A destra l’anno: “1906”. Il titolo a sei colonne in prima pagina avvisa dell’eccezionalità del momento: “La seconda giornata dell’Esposizione internazionale di Milano”. Ora immaginate di mettervi alle spalle di questo signore e spiare ciò che legge: “Milano 29, sera - Stamane alle 8,15 i Reali, che avevano ieri sera preannunziata una seconda loro visita al Parco, giunsero in una vettura scortata da un drappello di corazzieri... Il Re era in bassa tenuta di generale, la Regina vestiva modestissima in lana grigia, boa nero, gran cappello di velluto a piume nere...”. Inizia così il resoconto della lunga giornata di re Vittorio Emanuele III e della consorte Elena di Savoia, già Elena del Montenegro. Giornata storica: l’Esposizione Internazionale 1906 – inaugurazione il 28 aprile, chiusura l’11 novembre - entra nel vivo. Faranno epoca le cifre dell’evento: 13 milioni di lire investiti, 5 milioni di visitatori, 40 nazioni partecipanti, 35 mila espositori, un milione di metri quadrati di cui 285 mila coperti, divisi fra due aree, quella che diventerà il Parco del Sempione e l’allora Piazza d’Armi. Numeri impegnativi, con cui i reali devono fare i conti e che li persuadono a sottoporsi docili al tour de force della visita “preannunziata”. Il tema dell’Expo è il trasporto, in occasione della costruzione del traforo del Sempione. I sovrani non si possono pertanto sottrarre alla posa della prima pietra della nuova stazione di Milano e al discorso del ministro Carmine. Leggiamolo sul Carlino, lo sguardo oltre il cappello in feltro del signore in redingote: “Sire! Graziosa Regina! La solennità che Vi piace di onorare oggi qui colla Vostra Augusta presenza segna un momento storico nella economia ferroviaria del nostro paese...”. Segue una colonna di piombo intervallata da vari Maestà! a richiamare la sovrana attenzione. Ma la lista dei regali impegni è ancora lunga. Alle 14 i reali sono nel “recinto dell’Esposizione”, riscuotono un dono – una scultura in bronzo – e un altro discorso, stavolta del senatore e banchiere Cesare Mangili, presidente dell’Esposizione (“Sire!”, eccetera, il resto lo lasciamo leggere al signore in redingote). Alla fine - sbirciamo ancora nel giornale - i sovrani fanno quel che va fatto, “si rallegrano col Mangili esprimendo il loro gradimento pel bellissimo dono”. Il tempo stringe. Quindi re e regina “entrano nel padiglione svizzero ricevuti dal commissario svizzero” che ha “presso di sé il figliuoletto vestito del costume svizzero” il quale “presenta alla regina un bellissimo mazzo di fiori giunti dalla Svizzera”. Impossibile per i sovrani dimenticare di quale paese si stesse parlando. Avanti. Ore 14,20, uscendo dal padiglione (svizzero) i reali incrociano un loro pari, re Leopoldo del Belgio “L’incontro fra Sovrani – leggiamo – fu cordialissimo”. Ma non c’è il tempo di fermarsi per un dialogo ai più alti livelli. C’è da visitare la “stazione radio-telegrafica” per uscire quindi dall’Expo e andare a San Siro, passando anche per piazza del Duomo. Finirà mai la lunga giornata dei reali? Leggiamolo assieme all’antenato d’inizio Novecento: “I Sovrani rientrarono alla reggia alle 17,15 e durante tutto il percorso furono acclamati incessantemente”. Fine. è giunto il momento di ripiegare il Carlino del 1906. Forse sia voi che il signore in redingote, ghette chiare e gilet, avrete fatto in tempo a leggere anche, nello stesso articolo, che a Expo iniziato non era comunque cessata la “febbrile attività degli addetti alla preparazione delle diverse mostre non ancora ultimate”. Un po’ come ai nostri tempi. E come, al contrario, a riprova di secolare efficienza, la mostra perfettamente allestita in “due vastissimi saloni” fosse quella delle “macchine agrarie della Germania”. Forse vi sarete sorpresi nel riscontrare certe somiglianze fra l’epoca attuale e circostanze di più di 100 anni fa. Forse, assieme, ne avrete anche sorriso. Ma ora è tempo che vi salutiate, alzando entrambi, in segno di rispetto, il cappello.
Approfondimento: rifletti sul significato delle Esposizioni Internazionali. Secondo te, per quale motivo si è affermata questa tradizione? Quali possono essere i vantaggi di questi eventi? E i rischi ad essi collegati? Prova a rispondere alle domande tenendo come riferimento l’Expo 2015, l’ultimo ospitato in Italia.
Gianluigi Schiavon
Grazie a