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1900 07 31 umberto cade per mano di bresci

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La linea del tempo… timeline 1900 Gennaio: al Teatro Costanzi di Roma ha luogo la prima della Tosca di Giacomo Puccini. Febbraio: viene approvata la legge n. 56 con la quale vi sono ampi stanziamenti pubblici per l’ampliamento della rete ferroviaria nazionale. Marzo: in Parlamento Gabriele D’Annunzio passa dai banchi della destra a quelli dell’estrema sinistra. Aprile: si svolge a Torino il primo salone espositivo dell’automobile. Maggio: viene inaugurato a Milano il Castello Sforzesco, dopo alcuni anni di ristrutturazione gestita dall’architetto Beltrami. Giugno: a seguito della grande affermazione socialista, cade in Italia il governo di Luigi Pelloux, in carica dal 1898. Luglio: re Umberto I viene ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci in rappresaglia ai fatti di Milano di due anni prima. Novembre: viene fondata a Milano l’Associazione degli industriali metallurgici, presieduta da Giorgio Enrico Falck. Lo stesso mese vengono approvati il Codice penale militare e il Codice di procedura penale militare. Dicembre: Italia e Francia si accordano diplomaticamente per precisare le rispettive sfere d’influenza nel Nord Africa.

Cenni storici: un anno in breve L’anno 1900 è segnato dall’uccisione di re Umberto I. Il 29 luglio, dopo aver partecipato a una cerimonia pubblica, il Re viene ucciso a colpi di pistola dall’anarchico Gaetano Bresci in rappresaglia ai fatti di Milano di due anni prima, quando le proteste popolari, scoppiate a causa delle gravissime condizioni sociali, erano state stroncate duramente dal generale Bava Beccaris. Il fatto si compie quindi all’interno di un contesto di grande agitazione sociale e politica, in cui si assiste all’affermazione del Partito socialista.

Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 29 luglio 1900: l’anarchico colpì il Re che aveva premiato Bava Beccaris dopo i morti di Milano Umberto I di Savoia: “Re Mitraglia” o “Re Buono” e “Leale”? Fu Re d’Italia dal 1878 al 1900. Il suo regno, segnato dalla crisi di fine secolo, suscitò giudizi e pareri contrastanti. Fu aspramente avversato da anarchici e socialisti per il conservatorismo, per la svolta reazionaria e per la politica intransigente e repressiva che trovò il culmine con i moti divampati a Milano nel 1898. I tumulti vennero repressi con la forza. Il generale Bava Beccaris diede l’ordine di aprire il fuoco sulla folla inerme e in seguito a tali avvenimenti fu addirittura insignito della più alta decorazione del regno, la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, per il servizio reso al paese. Lasciò invece un ricordo positivo di sé in quanto, in occasione di alcune calamità, come l’inondazione nel veronese del 1882, il terremoto a Casamicciola a Ischia del 1883, la diffusione di un’epidemia di colera a Napoli e in Piemonte nel 1884, partecipò in prima persona ai soccorsi, insieme alla moglie, la regina Margherita. Re e Regina piacevano al popolo perché, quando erano ancora principi, avevano spostato la loro residenza da Torino a Napoli per avvicinare il Sud al Nord. Durante gli anni del suo regno, inoltre, entrò in vigore il codice Zanardelli, con cui furono attuate anche riforme di grande valore civile, come l’abolizione della pena di morte e il riconoscimento del diritto di sciopero. I tragici fatti di Milano non furono tuttavia dimenticati, ebbero infatti come conseguenza ultima proprio il regicidio di Umberto I. Questi, dopo aver presenziato ad un saggio ginnico, mentre si allontanava su una carrozza, venne colpito da tre colpi di rivoltella sparati dall’anarchico toscano Gaetano Bresci, appositamente rientrato in Italia dagli Stati Uniti per punire il responsabile dei massacri e delle repressioni verso la popolazione italiana. Processato per regicidio, condannato all’ergastolo, Gaetano Bresci fu ritrovato impiccato nel penitenziario di Santo Stefano a Ventotene.

E il Resto... in classe Cittadinanza e Costituzione – Attività: nel suo saggio Dei delitti e delle pene (1764) fu Cesare Beccaria, illuminista milanese, il primo a sostenere che il fine delle pene non deve essere la vendetta e che lo Stato, per punire un delitto, non deve compierne a sua volta uno. Fai un confronto con quanto viene dichiarato a tal proposito nell’articolo 27 della Costituzione italiana. Fai una ricerca storica sulla nascita dei primi sindacati in Italia e poni l’attenzione sull’importanza del loro ruolo nelle varie vicende politiche, facendo riferimento all’articolo 39 della nostra Costituzione. Storia - Attività: metti a confronto la politica interna dell’epoca di Umberto I con quella dell’epoca di Vittorio Emanuele III.

Antonia Delfino Istituto Comprensivo “G. Lanfranco” Gabicce Mare

31 LUGLIO 1900 UMBERTO CADE PER MANO DI BRESCI Umberto I di Savoia, secondo monarca dell’Italia unita, era salito al trono alla morte del padre, Vittorio Emanuele II, il 9 gennaio 1878. Il suo regno durò oltre vent’anni e terminò bruscamente e tragicamente il 29 luglio 1900 a Monza, quando venne assassinato da un anarchico di nome Gaetano Bresci, intenzionato a vendicare così i morti di Milano di due anni prima. In quella circostanza l’esercito aveva soffocato nel sangue i disordini popolari dovuti al forte aumento del prezzo del pane: l’artefice della dura repressione, il generale Fiorenzo Bava Beccaris, era stato insignito dal sovrano della Gran Croce di Savoia “per il servizio reso alle istituzioni”, suscitando insoddisfazione e meraviglia in parte considerevole dell’opinione pubblica e dei partiti più radicali, come i socialisti, i repubblicani e il movimento cattolico. In precedenza Umberto I era già stato vittima di due attentati ad opera di anarchici, senza gravi conseguenze: il primo a Napoli nel 1878, il secondo a Roma, all’ippodromo delle Capannelle, nel 1897. Il regno si caratterizzò per l’alternarsi di sentimenti opposti nei confronti della sua persona, giudicata da molti positivamente, per le doti di sensibilità umana dimostrate in varie occasioni, specie durante le calamità naturali, nei confronti delle popolazioni più povere; per altri fu invece oggetto di aspra critica per la politica personale che tentò a più riprese di instaurare influendo sui governi in senso autoritario e conservatore. Certamente alla vigilia dell’attentato fatale il clima nel paese era molto teso, risentendo ancora dell’ondata di arresti, condanne e repressioni – molte attuate ed altre più numerose ancora minacciate – seguite ai moti milanesi, con la prospettiva di una stretta molto dura in vista di garantire l’ordine pubblico contro quelle che venivano percepite come due opposizioni distinte ma tuttavia tendenti al medesimo fine – la distruzione dello Stato liberale – e perciò conniventi nei fatti, ovvero la socialista e la cattolica. Il 29 luglio 1900 Umberto si trovava a Monza, per presenziare a una manifestazione sportiva. Al momento di rientrare in carrozza, mentre la folla festante lo acclamava, l’anarchico toscano Gaetano Bresci, emigrato negli Stati Uniti e appositamente rientrato, lo assaliva sparando con un revolver a cinque colpi. Raggiunto ad una spalla, ai polmoni e al cuore, il Re sarebbe spirato poco dopo, mentre l’attentatore veniva sottratto dai carabinieri ad un sicuro linciaggio. Il mortale attentato suscitò un’ondata di sdegno in tutto il paese che tuttavia, nonostante i drammatici momenti iniziali, non precipitò in una crisi dalle conseguenze temibili e destabilizzanti. Il merito fu anche dell’atteggiamento prudente e misurato assunto dal nuovo monarca, Vittorio Emanuele III, unico figlio dell’ucciso. Il Re venuto dal mare, come lo chiamò Gabriele D’Annunzio, era in crociera nelle acque dello Ionio con il suo yacht quando lo raggiunse la tragica notizia. Sbarcato a Reggio Calabria, risalì in tutta fretta la penisola in treno per arrivare alla reggia di Monza, dove lo attendevano la salma di suo padre e la corona d’Italia. Cosimo Ceccuti

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