La linea del tempo… timeline 1897 Gennaio: viene sciolta la Camera del lavoro di Roma, assieme alle associazioni di ispirazione socialista. Aprile: il fabbro anarchico Pietro Acciarito attenta a Roma alla vita di re Umberto I. Maggio: viene inaugurato il teatro Massimo di Palermo, il più grande d’Italia e il terzo d’Europa. Giugno: nasce a Paola (Cosenza) il gerarca fascista e giornalista Carlo Ottavio Scorza. Luglio: vengono introdotti speciali dazi doganali per il commercio con gli Stati Uniti. Lo stesso mese il British Post Office di Londra concede a Guglielmo Marconi il brevetto per “Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e degli apparecchi relativi”, sul suo metodo di trasmissione radio. Settembre: nasce a Concesio (Brescia) Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Ottobre: viene creata l’agenzia del monopolio italiano dei tabacchi per gli Stati Uniti d’America in New York. Lo stesso mese viene fondato a Genova il giornale cattolico “Il Popolo d’Italia”. Novembre: nasce a Lercara Friddi (Palermo) il boss della mafia Salvatore Lucania, noto come Lucky Luciano. Dicembre: scoppia l’affare Dreyfus.
Cenni storici: un anno in breve La sconfitta di Adua del 1896 rende manifesta l’impossibilità dell’Italia di sostenere una politica estera aggressiva a causa dell’inadeguatezza militare. Alla luce di ciò, i governi che succedono a Crispi si impegnano per liquidare il fallimentare tentativo coloniale e per promuovere un riavvicinamento con la Francia, che aveva fino ad allora sostenuto la guerra degli etiopi. Proprio oltralpe poi, sul finire del 1897, scoppia un conflitto sociale e politico che avrà eco in tutta Europa: l’affare Dreyfus. Si tratta di un complotto giudiziario ai danni del colonnello di origine ebraica Alfred Dreyfus che, in un contesto di spionaggio militare e antisemitismo imperversante, viene accusato di tradimento e giudicato colpevole. La sua innocenza sarà provata solo molti anni dopo, a seguito di un’intensa campagna stampa.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 25 dicembre 1897: lo scandalo politico che sconvolse la Francia della Terza Repubblica Alla fine del XIX secolo, la Francia della Terza Repubblica fu scossa da un caso politico ricco di intrighi e di colpi di scena: l’affare Dreyfus. Si tratta di uno scandalo, di cui fu protagonista l’ufficiale dell’esercito francese di origine ebraica Alfred Dreyfus, scoppiato nel 1894 quando i servizi segreti francesi scoprirono una lettera, indirizzata da un ufficiale francese all’esercito tedesco, che annunciava l’invio di documenti segreti sull’armamento dell’esercito francese. L’ufficiale Dreyfus fu accusato di alto tradimento, arrestato dopo un giudizio sommario, degradato e condannato alla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo (Caienna). In un clima di crescente antisemitismo, il caso fu dimenticato per un paio d’anni, fino a quando il comandante Picquart, nuovo responsabile dell’ufficio informazioni del Ministero, riaprì le indagini, convinto della colpevolezza di un altro ufficiale francese, Esterhazy. L’opinione pubblica francese era fortemente divisa in due correnti: i dreyfusards (intellettuali, socialisti, radicali e repubblicani antimilitaristi) pro Dreyfus, e gli antidreyfusards (la destra nazionalista, antisemita e clericale). Alfred Dreyfus era innocente, ma ha dovuto attendere dodici anni e due processi per essere assolto definitivamente. Solo nel 1906 il capitano sarà finalmente reintegrato nell’esercito da cui era stato cacciato con disonore.
E il Resto... in classe Italiano: fra i principali sostenitori dell’innocenza di Dreyfus vi era il giornalista e scrittore émile Zola, che sul giornale socialista “L’Aurore” scrisse un noto editoriale in forma di lettera aperta al presidente della Repubblica, dal titolo J’Accuse…!, con l’intento di denunciare pubblicamente le irregolarità del processo svolto contro il capitano. Puoi leggere l’intervento dello scrittore tradotto in italiano al seguente link: http:// www.sciretti.it/emile%20zola.pdf e identificare le principali motivazioni che lo fecero aderire alla corrente dei dreyfusards. Conosci altri scritti di émile Zola? Questa potrebbe essere l’occasione per approfondire la conoscenza dell’autore! Se ti appassioni alla vicenda in oggetto, poi, potresti leggere il testo di Zola dal titolo L’affaire Dreyfus. La verità in cammino, a cura di Massimo Sestilli e con la prefazione di Roberto Saviano. Storia: l’Affaire Dreyfus è stato un caso figlio del clima politico e sociale del tempo. Per comprendere come fu possibile un tale intrigo ti suggerisco di soffermarti sul contesto storico dell’epoca, magari facendoti aiutare dal tuo insegnante. Può costituire un buon supporto allo studio il video di Rai storia che trovi a questo link: http://www.raistoria.rai.it/articoli/laffare-dreyfus/24436/default.aspx
28 DICEMBRE 1897 IL CORAGGIO DI ZOLA E DI CLEMENCEAU Chissà se oggi il capitano Alfred Dreyfus si salverebbe. Accusato ingiustamente di tradimento e di spionaggio il 6 ottobre 1894, degradato e umiliato nel cortile degli Invalidi davanti a una folla che gridava “A morte gli ebrei”, condannato al carcere a vita e spedito nell’Isola del Diavolo, al largo della Guinea francese, riconquistò l’onore e la libertà soltanto nel giugno del 1899 grazie al coraggio e all’impegno di un uomo politico straordinario, Georges Clemenceau, direttore del quotidiano “L’Aurore”, e del più grande scrittore di quell’epoca, émile Zola. Il 13 gennaio 1898 Zola pubblicò su “L’Aurore” il celeberrimo J’Accuse...!, una lettera di denuncia che ebbe l’impatto di una bomba nella Francia della Terza Repubblica già lacerata da un dibattito arroventato e doloroso. Reintegrato nell’Armée dopo lunghe tergiversazioni nel 1906, decorato nel 1908 ma ferito a pistolettate durante la cerimonia del trasferimento delle ceneri di Zola al Pantheon (l’attentatore, Louis Grégori, sarà assolto), Dreyfus morì di crisi cardiaca nel 1935, a 75 anni. Sulla sua lapide nel cimitero di Montparnasse è scritto semplicemente, in francese e in ebraico: “Qui giace il tenente colonnello Alfred Dreyfus, ufficiale della Legion d’onore”. Simbolo della violenza e della testardaggine degli alti gradi militari, che non si arresero neppure davanti all’evidenza e non esitarono a ricorrere al falso pur di incriminarlo, il caso Dreyfus riassume tutte le contraddizioni, le vigliaccherie e l’ipocrisia di una società civile, diplomatica, militare e culturale confrontata con lo spettro dell’antisemitismo. Che cosa accadrebbe oggi nell’ipotesi di un nuovo Affaire Dreyfus? Chi si appassionerebbe per la sorte di uno sconosciuto ufficiale ebreo arrestato con l’accusa di aver fatto la spia? Chi troverebbe il coraggio di affrontare il potere dell’Armée, enorme all’epoca? Dove trovare un uomo come Zola, che dovette affrontare l’esilio e pagò probabilmente con la vita il suo atto di denuncia (morì asfissiato da esalazioni tossiche del caminetto, e ci sono forti sospetti che sia stato assassinato)? E i giornali darebbero lo stesso risalto a questa vicenda, alimentando un carteggio sterminato con migliaia e migliaia di pagine di dibattito, e mobilitando per anni l’opinione pubblica? Non vorremmo essere pessimisti, ma abbiamo l’impressione che nel mondo attuale, in questa società volatile e ormai quasi rassegnata al peggio, poche voci si leverebbero con forza contro l’ingiustizia. Il povero Dreyfus non tornerebbe a casa, non sarebbe riabilitato, non si vedrebbe offrire - anche se in ritardo - la Legion d’onore. Morirebbe dimenticato da tutti, nell’Isola del Diavolo. Giovanni Serafini
Grazie a