La linea del tempo… timeline 1894 Gennaio: l’Unione cattolica per gli studi sociali approva a Milano il Programma dei cattolici di fronte al socialismo, redatto da Giuseppe Toniolo, il noto “Programma di Milano”. Lo stesso mese viene proclamato dal governo Crispi lo stato d’assedio in Sicilia e inizia la repressione del movimento dei Fasci Siciliani ad opera dell’esercito. Il commissario speciale, generale Nicola Heusch assume la guida della repressione e proclama la legge marziale in tutta la Lunigiana. A Bologna, in sostituzione della disciolta Promotrice di Belle Arti, viene fondata l’Associazione Francesco Francia, composta da pittori e scultori. Il conte Francesco Cavazza è nominato presidente, il pittore Faccioli segretario. Febbraio: Gaetano Benzi, fondatore del Fascio operaio bolognese e segretario della locale Camera del Lavoro, viene arrestato con l’accusa di cospirazione. Sarà condannato a due anni di reclusione e due di sorveglianza speciale. Marzo: Luigi Roux e Francesco Saverio Nitti fondano a Torino la rivista “La riforma sociale”. Maggio: viene inaugurata a Milano l’Esposizione Generale Italiana. Giugno: fallisce a Roma l’attentato dell’anarchico Paolo Lega contro Francesco Crispi, che rimane illeso. Settembre: viene decretato dal governo lo scioglimento dei circoli socialisti.
Cenni storici: un anno in breve Il 1894 si apre così come si era concluso l’anno precedente: con un’intensificata protesta popolare, che in Sicilia porta alla nascita del movimento dei Fasci, e con la volontà del governo Crispi appena insediato di reprimere con la forza le sommosse, dichiarando immediatamente lo stato d’assedio nell’isola. Contemporaneamente agli eventi siciliani, in Italia esplode una crisi finanziaria che costringe il governo ad aumentare le tasse. Poiché Crispi non ha intenzione di fare economia sulle forze armate, ampiamente utilizzate nella sua politica coloniale, vengono introdotti nuovi tributi che vanno a colpire sia i benestanti che i meno abbienti, determinando una comune disapprovazione.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 8 gennaio 1894: i fasci siciliani dei lavoratori I fasci siciliani furono fondati ufficialmente il primo maggio 1891 a Catania ad opera di Giuseppe de Felice Giuffrida. Il movimento era nato in maniera spontanea già nel 1889 a Messina. A questo fece seguito il fascio di Palermo (1892) guidato da Rosario Garibaldi Bosco e la costituzione del partito dei lavoratori Italiani. Il movimento chiedeva fondamentalmente delle riforme, soprattutto fiscali nell’ambito agrario, che permettessero una revisione dei patti agrari (abolizione delle gabelle) e la redistribuzione delle terre. Una grande forza rivoluzionaria si sviluppò in tutta l’isola anche presso minoranze presenti nel territorio siciliano. Un gruppo di donne albanesi fu particolarmente agguerrito e fiducioso in un possibile cambiamento socio-economico; smentendo lo stereotipo che voleva le donne siciliane recluse in casa, esse ebbero un ruolo attivo come organizzatrici e agitatrici. A Partinico venti donne parlano ai soldati delle misere condizioni delle loro famiglie e li conducono a schierarsi dalla loro parte. A Milena i membri del consiglio direttivo del fascio vengono imprigionati: 500 donne assaltano la caserma dei carabinieri, liberano i prigionieri e si impadroniscono delle armi; le portano in giro per il paese e portano sulle loro braccia un carabiniere che si era mostrato umano e rispettoso verso di loro. In seguito verranno processate e condannate..; il cammino verso la libertà è ancora lungo.
E il Resto... in classe Storia - Cittadinanza e Costituzione: svolgi una ricerca sui protagonisti deli fasci siciliani mettendone in luce, attraverso le loro biografie, le ideologie e il ruolo sociale. Rifletti sui fasci siciliani attraverso la lettura e l’analisi del romanzo pirandelliano I vecchi e i giovani. Visione del film I vecchi e i giovani e del film Per quel saggio di libertà; a seguire discussione in classe. Nel corso della storia le donne si sono distinte per il loro ruolo attivo. Cerca esempi significativi, nella storia di ieri e di oggi, che attestino il loro impegno fattivo. Visione del film L’inchiesta (documentario). Il movimento dei Fasci siciliani vide la commistione tra file legalitarie e file mafiose. Analizza esempi contemporanei di personalità che, a prezzo della vita, si sono battute per la libertà da ogni forma di illegalità e criminalità. La repressione attuata da Francesco Crispi contro il movimento dei Fasci siciliani acuì la crisi agraria in cui versava la Sicilia gettando le basi del progressivo divario economico all’interno del nostro paese e dando inizio al fenomeno dell’emigrazione dal sud al nord d’Italia; rifletti, attraverso una ricerca di documenti e immagini, sul fenomeno migratorio di oggi che vede protagonisti popoli mossi dalla fame e dalla disperazione come più di un secolo fa succedeva nel nostro paese. Patrizia M. Salvo Gabicce Mare Istituto Comprensivo “G. Lanfranco”
8 GENNAIO 1894 CRISPI SPARA SUGLI AFFAMATI
I fasci siciliani dei lavoratori cominciarono a diffondersi nell’isola durante i primi governi Crispi, fra il 1887 e il ‘91. Ma solo con Giolitti, nel ‘93, dimostrarono tutta la loro capacità organizzativa e ribellistica contro il potere dei latifondisti e, soprattutto, contro i tributi più esosi. Ma Giolitti aveva i suoi metodi: voleva contenere, non reprimere. Poi era piemontese e conosceva poco la realtà del profondo sud ed egli, quando non conosceva, diveniva ancor più prudente e guardingo. Il movimento dilagò. Crispi, che nel novembre gli subentrò alla presidenza del Consiglio per la sua ultima stagione di governo, era all’opposto. Intanto era siciliano. Poi era un ex garibaldino che negli spiriti di ribellione dei suoi compaesani leggeva sempre intenti anti unitari, anche quando non c’erano. Infine, aveva una gran fiducia nell’efficacia dell’uso della forza. Agì di conseguenza. Per lui dietro i fasci c’era una trama internazionale rivoluzionaria ordita dai socialisti. Non pensava che ci fosse soprattutto la miseria e la rivolta contro il sopruso. Lo lascia bene intendere il commento che compare nella prima pagina del “Carlino” dell’8 gennaio 1894 quando lo stato d’assedio agli ordini del generale Morra di Lavriano è scattato da cinque giorni. Ammettiamo pure che ci sia una trama precostituita, suggerisce il commentatore, forse il direttore Amilcare Zamorani. Ma non sarebbe successo nulla se “le condizioni delle classi lavoratrici in Sicilia non fossero state tali da spingere per disperazione le masse ad accogliere i peggiori consigli”. “Disperazione”: ecco la vera origine di quei moti, dopo anni di crisi agraria che aveva ridotto i contadini alla fame. E rivolta contro un sopruso che aveva oltrepassato ogni limite. Lo fa ben comprendere il corrispondente da Palermo nella sua puntuale ricostruzione dei fatti di Marineo. Tempo addietro, scrive, “il consiglio comunale fu sciolto per irregolarità dell’amministrazione e lo spareggio rovinoso del bilancio”. Oggi diremmo per infiltrazioni di stampo mafioso e conseguenti ruberie. Per tutta risposta il commissario aveva aggravato il dazio sul bene primario per quella povera gente, la farina. Poi la giunta comunale ricostituita l’aveva ridotto, ma aggravando altri tributi. La rivolta fu spontanea, anche se i dirigenti dei fasci si adoperarono per placare gli animi. Fu tutto inutile. La truppa sparò sulla folla. Il cronista parla di dodici morti. In realtà, nei giorni successivi salirono a diciotto; cento in tutta la Sicilia. Un eccidio barbaro e ottuso. Sandro Rogari
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