LA RIVISTA DEL FACILITY MANAGEMENT
IN QUESTO NUMERO
INTERVISTA Rampazzo nuovo presidente Confartigianato Imprese di pulizia RISTORAZIONE La necessità di una maggiore formazione DOSSIER Spazzatrici SANITÀ
L’importanza
dell’igiene
negli ospedali WWW.PULIZIA-INDUSTRIALE.IT
MENSILE DI MANUTENZIONE E IGIENE CIVILE E INDUSTRIALE
#2 MARZO 2016
WWW.PULIZIA-INDUSTRIALE.IT
IN QUESTO NUMERO
INTERVISTA Rampazzo nuovo presidente Confartigianato Imprese di pulizia RISTORAZIONE La necessità di una maggiore formazione DOSSIER Spazzatrici SANITÀ
L’importanza
dell’igiene
negli ospedali
MENSILE DI MANUTENZIONE E IGIENE CIVILE E INDUSTRIALE
#2 MARZO 2016
YOUR INFORMATION PARTNER #35 RISCALDAMENTOENERGIA ISSN:2038-2723
CONDIZIONAMENTO
AMBIENTEREFRIGERAZIONE CONDIZIONAMENTO
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#245
CONDIZIONAMENTO
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LA RIVISTA PER I PROFESSIONISTI DEGLI IMPIANTI HVAC&R
ANNO 6 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2015
Novembre/Dicembre 2015
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UNI/TS 11300-5: calcolo dell'energia primaria e quota FER
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Sistemi di gestione energetica degli edifici a confronto
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INTERVISTA AD ALBERTO ROVATI Geberit, strategie di espansione
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CLASSIFICHE 2014 Distributori, pronti ad agganciare la ripresa
Pultec eQP-1A
Produttori: chi innova, non soffre
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RISPARMIO IDRICO Acqua, come ridurre i consumi #245 - NOVEMBRE/DICEMBRE 2015
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LE INFRASTRUTTURE STRADALI E LA SICUREZZA DEI MOTOCICLISTI pag. 8 • GAS: PROGETTI STRUTTURALI PER 200 MILIARDI pag. 16 • IDROGEOLOGICO: INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DI PALERMO pag. 19
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Responsabilità civile e penale nella direzione dei lavori
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Le potenzialità del mercato
Domande e risposte
1563
N. 59 · Anno XI · gennaio-febbraio 2016
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Positivo incontro tra i rappresentanti del CNI e il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini
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Formazione e accesso all’Albo, prove d’intesa
Edificius Il presidente Armando Zambrano: “Avviato un dialogo proficuo” La progettazione BIM
IL VERTICE DI PARIGI può essere semplice
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La nuova frontiera: webcam, Internet, banche dati e droni
Cyber security contro la minaccia terrorista
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Il ministro Gianluca Galletti: “Raddoppieremo gli aiuti” a pag. 2
esempio, negativo e positivo insieme, della sicurezza informatica è l’assalto dell’agente immobiliare Claudio Giardiello il 9 aprile scorso al Tribunale di Milano, che è costato tre morti e due feriti. Esempio negativo: Giardiello, all’epoca imputato di bancarotta fraudolenta, riuscì a entrare in Tribunale con una pistola nonostante i controlli a base di metal detector e vigilantes privati. Esempio positivo: poche ore dopo Giardiello, che era riuscito a fuggire dal Tribunale con il suo scooter, venne fermato a Vimercate dai carabinieri che erano andati a casa sua, si erano fatti dare il numero di targa dello scooter, e l’avevano rintracciato poco dopo grazie una telecamera di sorveglianza di Vimercate, collegata alla centrale operativa dei carabinieri.
segue a pag. 3
Guido Barcella al timone di FME
La luce LED è versatile Le lampade LED OSRAM
→ pag.4
SCIA arriva lo “sportello di interlocuzione unica”
segue a pag. 4
Si sente parlare di rilancio delle opere pubbliche e di riqualificazione delle infrastrutture. È auspicabile che oltre a costituire la base per la ripartenza di molti settori produttivi del Paese, costituisca uno strumento di sempre maggior coinvolgimento delle categorie professionali tecniche chiamate a svolgere la funzione di garanti per la sicurezza e l’incolumità della collettività. Ma tutto ciò troverà riflesso sui compensi professionali? Abolite da tempo le tariffe, oggi assistiamo ad affidamento di incarichi da parte anche delle Amministrazioni che, considerando il solo impegno temporale richiesto al professionista per poter fare bene il proprio lavoro, portano a compensi orari ahimè allineati verso il basso a quelli della Colf, con tutto il rispetto per il loro lavoro!
INTERVISTA RESULTS PACK il VeCChio inContra il VerDe TENDENZE QUanDo il Design è anChe innoVazione
a pag. 17
Paolo Mazzanti
→ pag.5
Un ingegnere o un architetto possono essere pagati come una colf?
Dentro lo standard KNX
Semplificate le procedure: arriva il modello Dia
Nr.02 – VENERDÌ 29 GENNAIO 2016 unico
NUOVO CONTO TERMICO Tutte le novità L’
LA TRIVELLA
TECH
LOMBARDIA
Newsletter
SICUREZZA
Cop21, risultati interessanti Ora bisogna procedere
na grande attenzione alle richieste avanzate dalla categoria, soprattutto per quanto concerne la necessità del riordino della formazione universitaria e dell’accesso all’Albo. Un incontro positivo, dunque, per i rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che nei giorni scorsi hanno avuto un confronto importante con il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini. La delegazione del CNI, guidata dal Presidente Armando Zambrano, ha sottoposto al Ministro un pacchetto di proposte e richieste precise. Oltre a quelle già citate, ecco l’ammissibilità dei laureati in Architettura col vecchio ordinamento a sostenere l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione ingegneristica e conseguente iscrizione al relativo Albo.
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SCENARI Verso Un’italia low Carbon EDIFICI PUBBLICI E NZEB i Vantaggi Della trasformazione
N. 12 - Dicembre 2015
Dal 1952 periodico di informazione per ingegneri e architetti
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A colloquio con Amedeo Gargiulo (ANFS)
CENSIS
Sicurezza delle ferrovie “Ridurre al minimo ogni rischio”
Rapporto 2015 sull’evoluzione territoriale
EFFICIENZA ENERGETICA
NEGLI IMPIANTI DI
RISCALDAMENTO
a pag. 17
BIM , obbligo per Per l’Italia un 2015 grandi opere? in chiaro-scuro
Paolo Stefanato
N
Nelle “regioni urbane” vive la metà della popolazione
el 2016 la sicurezza ferroviaria in Italia farà un nuovo passo avanti perché entreranno nel sistema di prevenzione e controlli gestito dall’Agenzia nazionale anche parte delle 34 aziende regionali, ex concessionarie, che finora non erano → nel pag.18 perimetro della vigilanza statale. Ora, in base a un decreto legislativo del luglio 2015, queste aziende, ormai in regime liberalizzato, saranno oggetto delle stesse
regole in vigore per la rete nazionale. In realtà, la norma non riguarda tutte le ferrovie locali, ma solo quelle che dal punto di vista tecnico sono “interoperabili” con la rete; in altre parole restano escluse quelle a scartamento ridotto o isolate. Mentre Trenord, per esempio – gestore della rete in Lombardia – è già in parte sotto la vigilanza dell’Ansf perché i suoi treni già viaggiano su binari di Rfi, la rete delle Ferrovie dello Stato.
ENERGIA
a pag. 14
ORDINI: A COLLOQUIO CON I PRESIDENTI Prosegue il confronto sulla riforma della Pubblica Amministrazione a pag. 18
segue a pag. 9
APPALTI UE Documento unico di gara per semplificazione
La tecnologia efficiente incontra l’innovazione: più di 150 modelli di lampade LED che colpiscono per la straordinaria efficienza, durata e qualità della luce. Anche nelle versioni dimmerabili. Solo il meglio da OSRAM
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INTERVISTA Bruno Ferrarese nuovo presidente AfidampFAB
interviSta rafael idigoras, la Tua soddisfazione direttore generale Soraluce per noi è il punto centrale.
DOSSIER Cere ed emulsioni
doSSier industria aeronautica e aerospaziale Missler, tra forza e ragione
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Pulizia industriale e sanificazione | FEBBRAIO 2016
E SANIFICAZIONE Anno XLIX
#2 MARZO 2016
2 NEWS CASE HISTORY 4
4
La forza dell’esperienza per lanciare nuove sfide sul mercato del professional cleaning
INTERVISTA
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Direttore Responsabile Giorgio Albonetti
Nuovo presidente di Confartigianato Imprese di Pulizia
Publisher Marco Zani
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Quando l’unione dà più forza al dealer sul mercato
Direttore Editoriale Paolo Pellizzari redazione.pulizia@quine.it HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Valerio Facchin, Massimo Granchi, Silvia Martellosio, Maurizio Pedrini, Pamela Pessina, Monica Romano, Chiara Scelsi, Erika Seghetti, Christian Trinastich
ERGONOMIA E DESIGN
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Design e cleaning “digitale”
INDAGINE
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DIREZIONE PUBBLICITÀ Sergio Cirimbelli dircom@quine.it
Luci e ombre della sanificazione nelle aziende italiane: bisogna andare oltre ciò che si vede
UFFICIO TRAFFICO Donatella Tardini (Responsabile) d.tardini@lswr.it, Rosella Poli r.poli@lswr.it
RISTORAZIONE
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Il pulito nella ristorazione è un prerequisito fondamentale
Direzione, Redazione
Quine S.r.l. - Via Santa Tecla 4, 20122 Milano Tel +39 02 864105 -Fax +39 02 72016740 - info@quine.it ABBONAMENTI Tel. 02.88184.317 - Fax 02.9366.4151 abbonamenti@lswr.it Costo copia singola: euro 2,30 (presso l’Editore, fiere, manifestazioni) L’IVA è assolta dall’Editore ai sensi dell’Art. 74, 1° comma, Lettera C del DPR 26/10/72 n. 633 e successive modificazioni e integrazioni. Prezzo abbonamento annuo (10 fascicoli) in Italia euro 50,00, abbonamento Europa (10 fascicoli) euro 100,00. I numeri arretrati (seconda disponibilità) possono
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STAMPA Prontostampa S.r.l. Via Praga, 1- 24049 Verdellino (BG) S.r.l. intrattiene rapporti contrattuali © 2016 QUINE S.r.l. Via Santa Tecla 4, 20122 Milano Pulizia industriale e sanificazionemensile (10 numeri annui) Registrazione del Tribunale di Milano n. 653 del 21.09.2005. Iscrizione al R.O.C. n. 12191 del 29/10/2005 Tutti gli articoli pubblicati su Pulizia Industriale e Sanificazione sono redatti sotto la responsabilità degli Autori. La pubblicazione o la ristampa degli articoli deve essere autorizzata per iscritto dall’Editore. Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/03, i dati di tutti i lettori saranno trattati sia manualmente sia con strumenti informatici e saranno utilizzati per l’invio di questa e di altre pubblicazioni e di materiale informativo e promozionale. Le modalità di trattamento saranno conformi a quanto previsto dall’art. 11 D.Lgs. 196/03. I dati potrebbero essere comunicati a soggetti con i quali Quine
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sommario
Pulizia INDUSTRIALE
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All’Istituto Clinico Humanitas l’igiene è un valore assoluto
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Soluzioni innovative per pulizia e igiene ambientale
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Procedure di sanificazione e disinfezione ambientale dopo una colonizzazione/infezione da microrganismi multiresistenti agli antibiotici
CERTIFICAZIONE
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Arresto di emergenza delle macchine: la nuova norma UNI EN ISO 13850: 2015
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MARKETING
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Va in scena il tuo prodotto
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Per il periodo 1/1/2015-31/12/2015 Periodicità: mensile Tiratura media: 4.081 Diffusione media: 3.903 Certificato CSST n. 2015-2566 del 25/2/2016 Società di Revisione: Metodo
SANITÀ
Trend positivo per le lavasciugapavimenti: le aziende guardano a un futuro ricco di aspettative
COME FARE
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Qualità dell’aria negli ambienti di lavoro: come prevenire i disagi?
DOSSIER
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SPAZZATRICI
55 DALLE AZIENDE nuovo sito www.pulizia-industriale.it aggiornato quotidianamente
Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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news cleanning
news
Allo Juventus Stadium ARIA DA CHAMPIONS Noblesse oblige: la regina d’Italia non teme avversari sul terreno di gioco ma non fa sconti nemmeno in termini di sicurezza e salute. Campioni nello sport, primi assoluti (in Italia) nel progettare e realizzare un impianto sportivo all’altezza del calcio moderno, la società calcistica Juventus Football Club risulta all’avanguardia anche dal punto di vista dell’attenzione alla salute, pulizia e vivibilità dei suoi ambienti indoor. Uno stadio con una capienza pari a oltre 41 mila spettatori e una superficie totale di 335 mila metri quadrati, di cui quasi 180 mila dedicati a strutture e servizi commerciali comprensivi di Juventus Museum, ristoranti e bar, non può ammettere falle difensive nemmeno nella prevenzione dei rischi insiti nei luoghi con elevato afflusso di persone: la proliferazione di batteri, microbi e microorganismi facilmente inalabili che possono causare asma, bronchiti, allergie o portare nei casi più gravi a infezioni da Legionella. Nei luoghi dove esistono importanti impianti di ventilazione, riscaldamento e condizionamento che prevedono il passaggio di aria, se non si vuole correre ai ripari per recuperare una partita persa in partenza, la bonifica e la sanificazione delle condutture risulta essenziale. La miglior difesa è l’attacco, si sa, e allora meglio convocare una squadra di professionisti in grado di prendere in contropiede gli avversari, anche i più ostici e ostinati come possono essere i batteri che si aggirano a bordo campo, negli spogliatoi o negli ambienti interni frequentati dai visitatori dello stadio, nei negozi, nei ristoranti o nell’area uffici e servizi. In collaborazione con la Cooperativa Officinae di Torino che si occupa della manutenzione degli impianti aeraulici e idrici dello Juventus Stadium, l’azienda BG Service - impresa di pulizia di Bergamo specializzata nella bonifica e sanificazione degli impianti aeraulici - è intervenuta con un’operazione di bonifica ad elevato tasso di esperienza, preparazione e tecnologia. Prima di scendere in campo per affrontare una partita così impegnativa, è basilare un buon allenamento e una preparazione specifica: la bonifica vera e propria è stata preceduta dall’applicazione di tamponi, poi trasportati in un laboratorio di analisi esterno e certificato, per la valutazione della carica batterica. Le prime fasi dell’operazione sono consistite nella spazzolatura e nella pulizia dei canali d’aria grazie alla sapiente combinazione e uso delle forze tecnologiche messe in campo, in primis la macchina spazzolatrice e robot d’ultima generazione con schemi di gioco già ampiamente consolidati ed efficaci. In una prima fase è stata effettuata la depressurizzazione del canale d’aria e la chiusura con nastro calamitato di tutti gli anemostati e le griglie di immissione o estrazione, a eccezione
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Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
di una sola possibile entrata, utile per inserire la macchina e il robot per la rimozione e la scrostatura dello sporco. Allo stesso modo è stata individuata un’unica uscita dove è stato posizionato un aspiratore con filtro HEPA, ideale per trattenere i batteri. Poi è sceso in campo il tecnologico Cleancube, macchinario e asso nella manica del team guidato da BG Service. Ripetendo il procedimento di sigillazione del canale d’aria con nastro calamitato e cartina tornasole all’uscita, la seconda fase ha previsto la vera e propria sanificazione dell’impianto aeraulico e la nebulizzazione di un sanificante biodegradabile. Il cambiamento di colore della cartina tornasole ha indicato che il canale è andato in saturazione del prodotto ed è stato quindi possibile giudicare l’intervento di sanificazione completato e ben riuscito. “Siamo decisamente soddisfatti del risultato che certifica la serietà e la preparazione della nostra squadra capace di mettere a disposizione il giusto mix di esperienza e innovazione, adeguate anche in ambienti così importanti e in location d’eccezione: in ospedali, Centri servizi, aziende, banche, palestre, scuole ed enti pubblici sappiamo di poter competere e combattere le minacce alla salute per lavoratori e per visitatori di ogni tipologia di luogo - commenta Gianluca Biffi, titolare di BG Service. “La sanificazione è un obbligo di legge per tutti i possessori di impianti aeraulici ed è sancita per di più dal Decreto Ministeriale n. 38 del 2008 sulla prevenzione e controllo della legionellosi, ma soprattutto deve divenire un obbligo etico e morale di ogni responsabile d’azienda” dichiara Andrea Rota, responsabile commerciale di BG Service. Il caso esemplare dello Juventus Stadium conferma la strategia vincente per il campionato più importante e delicato di tutti, perché la partita della sicurezza e della salute non si può prendere sotto gamba. Con un adeguato intervento di bonifica degli impianti si può ottenere un miglior ricambio d’aria grazie alla pulizia della canalizzazione, un miglior controllo dell’umidità, la diminuzione sensibile nell’ambiente di agenti inquinanti pericolosi e - oltre che benefici sul personale addetto - si ottengono effetti positivi anche contro la contaminazione degli stessi materiali e macchinari di lavoro. Un qualsiasi allenatore alla pari di un qualsiasi titolare di azienda sa quanto siano importanti le condizioni per creare un buon ambiente di lavoro. Nella salute, come nel calcio, le sorprese sono sempre in agguato: occorre essere sempre preparati e non ci si può mai permettere di abbassare la guardia. Le certezze invece sono poche e radicali: per ogni partita occorre attendere il novantesimo minuto e il verdetto finale arriva sempre e solo a fine stagione. Ma allo Juventus Stadium l’aria che si respira è già da campioni.
Corruzione e frodi per 6 miliardi di euro all’anno nella sanità Corruzione e frodi nella sanità valgono 6 miliardi di euro. Un fenomeno consistente, come dimostrano anche i dati della Guardia di Finanza che da gennaio 2014 a giugno 2015 ha scoperto frodi e sprechi nella spesa pubblica sanitaria che hanno prodotto un danno erariale per 806 milioni di euro, pari al 14% di quello complessivo. Il 54% degli italiani è convinto che la sanità nel nostro Paese sia corrotta. E’ un dato che ci pone al 69° posto nel ranking del Global Corruption Barometer, che classifica 107 Paesi del mondo. Del resto, sono circa 2 milioni gli italiani che ammettono di aver pagato una ‘bustarella’ per ricevere favori in ambito sanitario. Per prevenire e contrastare corruzione e sprechi nella sanità, Transparency International Italia, Censis, Ispe Sanità
(Istituto per la promozione dell’etica in sanità) e Rissc (Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità), hanno avviato il progetto ‘Curiamo la corruzione’ (www.curiamolacorruzione. it), sostenuto dalla Siemens Integrity Initiative. Il progetto promuove una maggiore trasparenza, integrità e responsabilità individuale e collettiva nella sanità attraverso attività di ricerca, iniziative di formazione e comunicazione sul territorio, sensibilizzazione dei decisori pubblici e
privati, sperimentazione di misure anticorruzione nelle strutture sanitarie pilota di Bari, Melegnano, Siracusa e Trento. Il prossimo 6 aprile, inoltre, si terrà a Roma e in alcune altre città italiane il primo ‘Integrity Day’, la Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, a cui sono stati invitati anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Nel corso della giornata verranno presentati i risultati del primo anno di attività di ricerca e in diverse località verranno organizzati momenti di sensibilizzazione dei cittadini e degli operatori contro la corruzione. C’è anche un problema di percezione della presenza di corruzione: le differenze a livello territoriale sono notevoli, anche in Europa. Secondo lo studio sulla corruzione nel sistema
sanitario in 206 regioni europee del Quality of Government Institute di Göteborg, la più trasparente è la finlandese Aland e nessuna Regione italiana si trova tra le 10 più virtuose. La meglio piazzata è Trento, al 39° posto, seguita da Bolzano al 42°, mentre le due Regioni percepite dalla popolazione come maggiormente corrotte sono la Puglia, al 189° posto, e la Calabria, al 191°. Anche se i settori più esposti alla corruzione sono quelli degli appalti pubblici e delle nomine dei dirigenti in ospedali e Asl, una serie di comportamenti di medici, professionisti sanitari e pazienti favoriscono la proliferazione di corruzione e malasanità. Secondo il 31% degli italiani, lo spreco e l’uso inefficiente delle risorse nella sanità è un problema superato per gravità solo dalla lunghezza delle liste d’attesa.
Bilancio Remedia, nel 2015 gestiti 41mila tonnellate di rifiuti tecnologici Nel 2015 raccolte 41mila tonnellate di rifiuti elettronici: è questo il bilancio di Remedia, sistema collettivo italiano no-profit per la gestione eco-sostenibile dei Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti da impianti fotovoltaici, pile e accumulatori, confermando il trend dell’anno precedente. Nel corso dell’anno, il consorzio ha fornito un servizio di eccellenza, assicurando una puntualità del 99,3% per quanto riguarda il ritiro di Raee domestici presso i centri di raccolta comunali e del 97,10% nella raccolta di pile portatili. I Raee generati dai nuclei famigliari (detti Raee domestici) raccolti e avviati a un corretto riciclo ammontano a 33.320 tonnellate. A questi si aggiungono i Raee prodotti da aziende ed enti pubblici (Raee professionali) con 4.300 tonnellate, oltre a 3.380 tonnellate di pile e accumulatori. Osservando i dati delle 5 categorie di Raee domestici, si nota come il raggruppamento R3 (TV e monitor) con 13.526 tonnellate raccolte sia in calo rispetto all’anno precedente, sebbene abbia ottenuto i risultati più alti. Segue il raggruppamento R1 (freddo e clima) con 10.514 tonnellate. Più bassa la raccolta
degli R4 (elettronica di consumo, informatica e piccoli elettrodomestici) con 6.318 tonnellate e degli R2 (grandi bianchi) con 2.914 tonnellate. In coda il raggruppamento R5 (sorgenti luminose) che ha raggiunto quota 48 tonnellate. Rispetto all’anno precedente, si evidenzia un calo fisiologico di Tv e monitor (R3) causato dalla diminuzione del trend di ‘sostituzione tecnologica’ dei vecchi televisori a tubo catodico con quelli a schermo piatto. Nonostante ciò, la raccolta di Raee domestici è in linea con il 2014 in termini di volumi, mostrando quindi una crescita negli altri raggruppamenti. L’analisi dei risultati a livello geografico evidenzia la performance di eccellenza della Lombardia, regione in cui sono state raccolte 6.511 tonnellate di Raee domestici, pari al 19,5% del totale. A sorpresa, si posiziona al secondo posto la Campania con 3.484 tonnellate (10%), seguita dal Veneto che ha raggiunto una quota totale di 3.034 tonnellate (9%). Tra le città spicca Milano in cima al podio con 2.219 tonnellate di Raee raccolti, seguita da vicino da Roma con 2.126 tonnellate. Si posiziona al terzo posto Caserta dove sono state raccolte 1.384 tonnellate di Raee.
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Case History
QTS ITALY / di Maurizio Pedrini
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La forza DELL’ESPERIENZA PER
LANCIARE NUOVE SFIDE SUL MERCATO DEL PROFESSIONAL CLEANING
Attiva dal 1979, l’azienda di Caponago (MB) era - ed è - un marchio conosciuto per la forte componente innovativa, l’ampiezza e la profondità del suo catalogo e gli investimenti continui in miglioramenti ed evoluzioni
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Iniziamo da questo fascicolo un viaggio attraverso le aziende del professional cleaning per raccontarne l’esperienza e come, in anni di crisi e difficoltà economiche, abbiano raccolto la sfida della ricerca e dell’innovazione a tutto tondo. Cultura del prodotto, conoscenza del settore e cura nei dettagli: sono queste le parole chiave nello sviluppo di più di trent’anni anni di storia che QTS Italy, azienda con sede a Caponago (MB), vanta alle spalle nella progettazione e produ-zione di dispenser (saponi, carta asciugamani e toilet). Protagonista di tappe fondamentali nello sviluppo del prodotto, l’industria brianzola ha introdotto la tecnologia No-touch grazie ad Electroll 4
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e ha sviluppato soluzioni oggi comunemente utilizzate come l’Auto-Cut (dispenser carta asciugamani, dotato di gruppo di taglio che regola efficacemente la distribuzione di fogli di carta). Con quasi un centinaio tra brevetti e marchi registrati dall’azienda, QTS è conosciuta per lo sguardo lungimirante e l’attenzione a tutto il ciclo di vita del dispenser: dal distributore all’utilizzatore. Siamo di fronte a un’azienda che oggi si propone al mercato con una marcia in più anche nell’attenzione all’ambiente: l’utilizzo dell’addittivo MasterBio, per esempio, permette l’abbattimento del 99% dei tempi di biodegradazione dei dispenser in polipropilene e ABS. Ma cerchiamo di andare per gradi ripercorrendo le tappe dello sviluppo aziendale con Alessandro Anfossi, CEO di QTS Italy. Come e quando è nata la vostra azienda? “Il 2013 è stato un anno determinante sotto molti punti di vista”, spiega Anfossi. “La decisione di dare vita a QTS Italy è sorta dalla consapevolezza di un enorme potenziale in termini di know how, prodotti ed esperienza in capo a QTS S.r.l., la precedente realtà aziendale che è stata rilevata e rinnovata. Presente sul mercato dal 1979, QTS era - ed è - un marchio conosciuto per la forte componente innovativa, l’ampiezza e la profondità del suo catalogo e gli investimenti continui in miglioramenti ed evoluzioni. QTS aveva dunque tutte le carte in regola per poter affrontare le nuove sfide all’orizzonte: era però necessario un cambio di rotta, una maggiore focalizzazione sul nostro valore aggiunto e una nuova direzione
Alessandro Anfossi
tory La sede di QTS Italy a Caponago
in grado di snellire ed accelerare i processi decisionali e produttivi rendendo la struttura organizzativa reattiva e risolutiva. Come fare? Ho deciso di investire in QTS Italy S.r.l. dopo dodici anni come dipendente in QTS. Di fronte alla sfida proveniente dal mercato globale ho preferito puntare sull’opportunità di crescita evolutiva di QTS piuttosto che veder disperdere un enorme patrimonio di conoscenza ed esperienza. Semplicemente, ho deciso di scommettere sul Made in Italy nel settore del cleaning valorizzando la storia, il team, l’attenzione ai dettagli e al bello che caratterizza QTS Italy. Ad oggi le nostre 650 referenze, suddivise in 10 gamme - tecnologiche, tradizionali, ecologiche o di design - sono selezionate e preferite da 700 clienti in 53 Paesi in tutto il mondo”. Quali difficoltà avete dovuto affrontare e superare per trovare sul mercato la vostra giusta collocazione nella progettazione e produzione di dispenser? “Per prima cosa”, prosegue Anfossi, “abbiamo identificato i punti fermi attorno ai quali costruire il nostro valore. Partendo proprio dall’eredità del nostro nome (QTS è l’acronimo di Qualità, Tecnologia e Servizio), abbiamo identificato il significato che volevamo attribuire ai termini cardine della nostra identità. “Qualità” come sintesi tra materiale, design e funzione; “Tecnologia” rivolta all’innovazione di prodotto e di processo; “Servizio” multilingua con imprinting internazionale a supporto
“Una bella immagine rimane inconsistente senza un tangibile riflesso in termini di prodotto e offerta al pubblico”
dell’attività commerciale e di customer care. Abbiamo poi aggiunto “Italy” per sottolineare la nostra origine e utilizzare un termine che potesse ben sintetizzare tutti i valori positivi di cui vogliamo farci portavoce. Una volta riassunto tutto questo in linee, colori ed equilibri estetici abbiamo rinnovato l’immagine dell’azienda, creato 6 nuove linee di prodotto, partecipato ad una decina di fiere internazionali e ampliato lo staff con 7 nuovi collaboratori. Focalizzato l’obiettivo abbiamo concentrato in pochi mesi un lavoro di ristrutturazione e sviluppo di cui sentivamo fortemente il bisogno e che avrebbe posto le basi per l’identità di QTS Italy: un’azienda veloce, flessibile, creativa e iperattiva”. Quali sono state le principali innovazioni che la vostra azienda ha introdotto nel mercato? “Una bella immagine rimane inconsistente senza un tangibile riflesso in termini di prodotto e offerta al pubblico”, afferma Anfossi. “Per questo il nostro reparto Ricerca e Sviluppo, Q.I. Lab, si è impegnato per scoprire un tassello mancante nel settore dei produttori di dispenser. Nasce così il nostro Tris System (patent pending) di bocche erogatrici intercambiali per dispenser carta. L’idea alla base è semplice: perché sprecare spazio e costi di stoccaggio e trasporto per movimentare più prodotti quando, con un semplice meccanismo, è possibile utilizzare una sola scocca ed avere tre diversi dispenser? Sensibili alle esigenze del mercato carta che richiede prodotti ad hoc per formati diversi, il Tris System, è coniugazione tra flessibilità, design e innovazione di processo. Non solo: mentre la base rimane identica, la scocca esterna può essere scelta in tre modelli diversi, nelle linee “Milano” in alluminio sabbiato, “Vela” in acciaio inox e “Materia” in policarbonato trasparente. La linea “Materia” stessa è frutto di studio e di innovazione. La personalizzazione del dispenser arriva al suo massimo grazie alla possibilità di scegliere il colore della scocca e l’essenza della lamina decorativa. “Materia” è nata dal confronto con il mondo dell’arredamento di interni: spunto ed ispirazione l’effetto materico delle superfici, l’accostamento cromatico e Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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Case History
QTS ITALY /
l’utilizzo di essenze lignee, metalliche, di tessuto o pietra. Abbiamo, quindi, scelto un catalogo vasto di alternative per le lamine e per le colorazioni della base così da incontrare le esigenze di un pubblico classico o eclettico”.
Lo showroom dell’azienda
“Abbiamo trovato in Italia non solo la nostra ispirazione e delle valide opportunità di business, ma anche partnership trasversali come quella con Afidamp e il Politecnico di Milano”
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Parliamo di mercato, attività in corso e progetti per il futuro: cosa può dirci al riguardo? “Confrontandoci con un mercato vasto, multietnico, con gusti e preferenze differenti”, conclude Anfossi, “ci orientiamo verso soluzioni produttive che diano al nostro cliente il massimo delle possibilità di scelta. Circa il 70% del nostro fatturato, infatti, proviene dall’export. Questa differenziazione ci permette di assorbire le fluttuazioni naturali dei fatturati di diversi paesi che, complice le movimentazioni socio-politiche, possono nel tempo risentire di una mancata stabilità. Anche l’Italia ci sta dando grandi soddisfazioni: in questi anni di crisi riconosciuta e decantata, il fatturato Italia è cresciuto in modo costante. Abbiamo trovato in Italia non solo la nostra ispirazione e delle valide opportunità di business, ma anche partnership trasversali come quella con Afidamp e il Politecnico di Milano. La collaborazione con il Politecnico, in particolare, è stata stimolante e perfettamente in linea con il carattere di QTS Italy. Abbiamo avuto la possibilità di collaborare ed ispirare, ragazzi giovani, preparati, curiosi e pieni di iniziativa, incontrando una nuova generazione di progettisti, ricchi di potenzialità e che spesso cercano all’estero un ambiente idoneo all’interno del quale esprimersi. Il nostro obiettivo è quello di investire sulle giovani generazioni continuando nell’innovazione frutto dell’incontro tra conoscenza e creatività. Proprio per questo, dalla nascita di QTS Italy ad oggi, sono stati assunti stabilmente cinque ragazzi, precedentemente inseriti tramite stage, che hanno dimostrato capacità e voglia di fare. Sul totale della forza lavoro aziendale, un terzo è costituito da under 40 e il 21% da under 32. Dal reparto commerciale a quello progettuale passando dal marketing, i nostri nuovi collaboratori non sono solo giovani ma preparati e portatori di conoscenze. Grazie a loro, infatti, le lingue parlate in azienda ad oggi sono 7 compreso il russo e l’arabo. Risorse umane, partnership istituzionali e continue sperimentazioni in nuovi mercati - geografici e merceologici - sono gli asset sui quali stiamo costruendo i prossimi passi. ISSA Interclean Amsterdam è alle porte e per noi sarà terreno fertile di confronto, nonché di indagine sull’andamento del mercato e soprattutto sul feedback ed interesse verso le novità che stiamo finalizzando”.
Una partnership consolidata nel tempo nel settore idrotermosanitario S.I.R. - Società Italiana Rappresentanze - con sede a Cusano Milanino (MI) opera con successo nel settore idrotermosanitario. Abbiamo chiesto al titolare, Walter Ciceri, di parlarci del privilegiato rapporto instaurato in questi anni con QTS e QTS Italy partendo da un breve excursus storico... “Operiamo da circa trent’anni nel settore idrotermosanitario”, afferma, “ma andiamo ben oltre se consideriamo l’attività precedente di mio padre, Roberto Ciceri, che cominciò nel 1966 come funzionario INDA. Ora siamo alla terza generazione con Davide, mio figlio, che nonostante il mio parere contrario, ha voluto a tutti i costi dedicarsi all’attività di famiglia”. Parliamo della vostra attività… “S.I.R. sas nasce come agenzia di rappresentanza tradizionale e lo è tuttora, ma abbiamo sempre esplorato e privilegiato ogni nuova opportunità in ambito tecnologico e di metodologia. Infatti il primo PC IBM 5150 lo acquistammo nel 1986 e nel 1996 registrammo il dominio www.sir.it, prima di Google e di Facebook; è più o meno da quella data che abbiamo iniziato anche la collaborazione con ANGAISA per lo sviluppo del listino elettronico e, successivamente, la piattaforma B2B per il settore idrotermosanitario. Nel 2006 abbiamo compiuto un altro importante salto di qualità, dedicandoci alle infrastrutture con l’acquisizione dello stabile a Cusano Milanino. Per metterci un po’ di superstizione, il 6 a cadenza decennale ha sempre rappresentato tappe importanti per la nostra attività e ora siamo
nel 2016: perciò è giusto attendersi un altro passo avanti per la nostra attività e le idee non mancano”. Quale rapporto ha la sua ditta con QTS, divenuta ora QTS Italy? “Con QTS personalmente ho un duraturo legame affettivo, oltre che professionale. Infatti fu la prima azienda che iniziai a proporre ai distributori nel campo idrotermosanitario anzi, per essere più precisi, fu l’azienda che mio padre mi affidò - come si dice - per farmi le ossa. Da allora ha sempre avuto un posto privilegiato nella nostra attività, nel bene e nel male”. Quali sono i plus e le prospettive dell’offerta di QTS Italy che trova più interessanti nel suo settore di riferimento? Walter Ciceri
“Anche se non possiamo oggettivamente affermare che i prodotti QTS Italy siano considerati di primaria importanza per il distributore di idrotermosanitari e arredobagno - generalmente concentrati su altri tipi di business come caldaie e climatizzatori o forniture di sanitari - va detto che si tratta sicuramente di prodotti che possono completare un’offerta, specialmente se riguardano allestimenti di luoghi pubblici dove questi prodotti sono obbligatori. La forza di “QTS Italy” già “QTS” è stata quella di sapersi rinnovare nel modo di fare e nella gamma di prodotti, e devo dire che la nuova linea adottata dal marketing e il nuovo design si avvicinano (più che in passato) alle esigenze del nostro mercato di riferimento. Infatti, la semplicità d’uso ed installazione, i prodotti “Eco” e la linea in acciaio offrono argomentazioni di vendita che vengono recepite volentieri dagli installatori. Mentre la linea “Materia” offre ottime referenze ad uso di progettisti ed architetti che notoriamente cercano soluzioni di alta gamma con un certo impatto estetico”. Dunque, nonostante la crisi, la sua società può guardare al futuro con sana fiducia? “Certamente la crisi ci ha penalizzato, sia direttamente che indirettamente: il prodotto “Complemento”, generalmente, è il primo ad essere bistrattato da un mercato che cerca punti forti di sostentamento ma una lettura in chiave positiva degli eventi ci ha fatto scoprire nuove opportunità e nuove metodologie, che stiamo sperimentando con ottime prospettive e risultati convincenti. Tanto abbiamo fatto, tanto stiamo facendo e tanto faremo ancora di più: insomma, mi aspetto grandi cose dalla prediletta...”.
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intervista
Stefano Rampazzo nel modo stesso di fare impresa che sarà favorito certamente dal passaggio generazionale già avviato in alcune aziende. Penso, innanzitutto, alla riqualificazione professionale delle nostre imprese associate che porti ad un’effettiva diversificazione aziendale e ad un’immagine nuova verso i nostri potenziali clienti, sia pubblici che privati: è uno sforzo che abbiamo già avviato attraverso un capillare lavoro di certificazione e di autocertificazione volontaria, che porta il nome di Impresa Affidabile. Quest’ultima rappresenta anch’essa una certificazione vera e propria, perché affidata ad un ente esterno - il CSQA di Thiene (VI) - che ha il compito di certificare le aziende aderenti al programma. Cerchiamo di portare in campo tutti quei valori che, secondo noi, l’impresa di pulizia deve assolutamente possedere, a partire dai propri dipendenti e, ovviamente, con i clienti: poche, semplicissime, basilari regole etiche alle quali è indispensabile sottostare per qualificare professionalmente l’impresa di pulizia e l’intera nostra categoria”.
NUOVO PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO IMPRESE DI PULIZIA “Il nostro obiettivo”, spiega, “anche se ci vorrà del tempo, è quello di riuscire a mettere in moto un vero cambiamento culturale nel modo stesso di fare impresa, che sarà favorito certamente dal passaggio generazionale già avviato in alcune aziende”
S di Maurizio Pedrini
Stefano Rampazzo, imprenditore artigiano iscritto a Confartigianato Padova e Presidente del Gruppo Regionale Imprese di Pulizia di Confartigianato Veneto, è il nuovo presidente di Confartigianato Imprese di Pulizia. Lo abbiamo incontrato per raccogliere le prime impressioni sul nuovo incarico e conoscere i progetti dell’associazione, di cui da qualche tempo è anche presidente nazionale. Come è maturata questa sua nomina al vertice nazionale dell’associazione? “Si è trattato di una sorta di processo naturale: da una decina d’anni presiedo l’associazione a Padova e questa attività mi ha portato ad assumere l’incarico di consigliere regionale. In questo arco di tempo ho messo a punto e condiviso con altri consiglieri alcune convinzioni e progetti che intendiamo portare avanti nei prossimi anni”. Quale valore aggiunto pensa di poter portare a Confartigianato Imprese di Pulizia Veneto, alla luce sia della sua importante esperienza imprenditoriale sia di quella vissuta precedentemente all’interno dell’associazione che l’hanno portata a guidare significativi processi di innovazione? “L’obiettivo, anche se ci vorrà del tempo, è quello di riuscire a mettere in moto un vero cambiamento culturale 8
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Quale è attualmente il check up del vostro quadro associativo? “Direi più che buono: possiamo solo incrociare le dita perché in quella che per noi è stata una vera e propria ‘guerra’, più che una crisi economica, le imprese di pulizia del Veneto di Confartigianato hanno saputo difendersi egregiamente. Nel 2015 siamo cresciuti dell’11% rispetto all’anno precedente, un dato considerevole se rapportato all’andamento generale. Certo, dettato anche dalla necessità - da parte di alcuni imprenditori Nella foto: Stefano Rampazzo
“Nel 2015 siamo cresciuti dell’11% rispetto all’anno precedente, un dato considerevole se rapportato all’andamento generale”
Chi è Stefano Rampazzo stranieri - di inventarsi un’attività dovendo in qualche modo far fronte alle proprie necessità economiche. Attualmente possiamo contare circa 4.000 aziende nel Veneto che operano nel settore delle imprese di pulizia”.
Stefano Rampazzo, classe 1960, perito elettrotecnico, vive e lavora a Padova. Nel 1979 diventa imprenditore del settore pulimento aprendo una ditta individuale. La sua azienda cresce e nel 1991 si trasforma in S.r.l.: nel 2013 Rampazzo apre una seconda impresa. La sua azienda si fregia del marchio di “Impresa Affidabile” certificato dal CSQA. Associato a Confartigianato Padova dal 1981, in 35 anni di vita associativa ha ricoperto numerosi incarichi all’interno di Confartigianato sia a livello regionale che nazionale. Per Confartigianato nazionale ha condotto i lavori di contrattazione per il rinnovo del CCNL del settore pulimento; è co-fondatore, nonché presidente, del CDA di AreArti - società consortile del settore pulimento costituita nel 2013 insieme ad altre quattro imprese del settore e promossa dall’Unione Provinciale Artigiani di Padova
La crisi economica, anzi la “guerra” come lei l’ha definita, ha lasciato certamente il segno nel settore ma ha anche creato opportunità di cambiamento: le pare che si sia avviato questo positivo processo? “Come si dice spesso - quando c’è crisi o guerra - ci si deve inventare qualcosa di nuovo ed è ciò che è accaduto anche per le nostre imprese: specialmente nel caso delle aziende giovani che si sono aperte a una nuova visione in cui, oltre alle classiche pulizie, è sorta la necessità di offrire nuovi servizi. Si è consolidata l’idea di assecondare - passo dopo passo - la clientela per assicurare risposte mirate alle necessità ed esigenze emergenti. Insomma gli imprenditori iscritti a Confartigianato Imprese di Pulizia hanno capito che - se vogliono creare un vero e proprio rapporto di partnership con il cliente - devono adattarsi a fare lavori di giardinaggio, piccola manutenzione e tanto altro ancora. L’idea, sempre più condivisa al nostro interno, è quella di allargare gli orizzonti psicologici per porci al servizio dei clienti, facendoci trovare sempre pronti ad aiutarli a risolvere i loro problemi”. Quali sono i problemi al centro della vostra attenzione come associazione che raggruppa le imprese di pulizia del Veneto? “Di recente abbiamo condotto un sondaggio tra tutte le imprese di pulizia del Veneto, rilevando con una certa sorpresa che il tema della formazione professionale degli addetti è largamente il più sentito. Lo è in misura ancor maggiore rispetto a grosse problematiche come il lavoro nero, l’accesso al credito o l’eccessiva pressione fiscale. Constatare tutto ciò è stato motivo di grande piacere perché ha rafforzato in noi l’idea del cambiamento in atto nel mondo delle imprese, della condivisa necessità di porsi sul mercato in maniera più professionale, approfondendo il bagaglio di conoscenze per migliorare la qualità dell’offerta alla clientela. Certo, il tema del rapporto tra legalità e illegalità è egualmente sentito, però noi vorremmo poter procedere serenamente sulla nostra strada, diversificandoci sempre più nettamente rispetto a chi si propone in maniera illegale giocando sporco”.
Nazionale (CCNL) che il Contratto Collettivo Regionale (CCRL), che hanno disciplinato aspetti importanti quali le retribuzioni minime tabellari, il part-time e, soprattutto, la clausola di garanzia occupazionale minima in caso di cambio d’appalto. Quale è lo “stato dell’arte” di attuazione di questi importanti accordi? “A questo proposito, sono molto soddisfatto perché come Confartigianato Veneto siamo stati proprio ‘decisivi’ nella sigla del nuovo Contratto nazionale di categoria, nel senso che sottoscrivendo il Contratto Collettivo Regionale abbiamo posto le premesse affinché si giungesse anche a quello nazionale. Io ho seguito entrambi i contratti e devo dire che abbiamo avuto una grandissima collaborazione, soprattutto dalle parti sindacali, e così siamo riusciti a sottoscrivere questo contratto a livello Veneto che poi ci ha permesso di acquisire una forza notevole nel portare avanti tutte le nostre istanze in ambito italiano. Aggiungo, con piacere, che qui in Veneto stiamo già attuando tutte le clausole previste da entrambi i contratti”.
Nel 2014 sono stati sottoscritti sia il Contratto Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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intervista
Stefano Rampazzo
Dunque possiamo affermare che il Veneto, in materia contrattuale, rappresenta una realtà pilota? “Assolutamente sì. A Roma la Confartigianato nazionale si è complimentata con noi a più riprese, lodando apertamente la spinta decisiva alla chiusura dell’accordo contrattuale giunta dalla nostra Regione. Attualmente come Confartigianato Imprese di Pulizia del Veneto stiamo lavorando per portare a Roma su tutta una serie di tematiche molto importanti che hanno una scadenza a breve termine. Penso in primis alla legge delega relativa al recepimento da parte dello Stato italiano delle nuove normative europee sugli appalti pubblici e, soprattutto, sulle clausole speciali. Ci auguriamo di poter chiudere il tutto al più presto in maniera positiva, curando l’interesse dei nostri associati: anche a costo di battere i pugni sul tavolo, perché troppo spesso l’Europa impone condizioni alle quali, come categoria, non siamo in grado di sottostare. Un altro importante filone che seguiamo con particolare attenzione è quello dei cosiddetti studi di settore: stiamo ascoltando i suggerimenti che provengono dal territorio e vorremmo introdurre delle migliorie che potrebbero dare una boccata d’ossigeno ai nostri associati”. Come si stanno approcciando le vostre imprese associate ai grandi mutamenti in atto nel settore, alla rivoluzione dei multiservizi, al facility management, all’informatizzazione e alla digitalizzazione? “C’è grande interesse, voglia di conoscere e mettersi in gioco in tutti questi ambiti di innovazione e cambiamento davvero epocale. Personalmente, ogni giorno ricevo telefonate da parte di molti colleghi delle province che chiedono consigli al sottoscritto su come muoversi rispetto a tutte queste tematiche. Tutti i temi da lei citati sono d’importanza basilare e le nostre aziende li sentono e li vivono in prima persona, con la volontà di assecondare il cambiamento diventandone i veri protagonisti”. In chiusura, quali saranno le priorità che intende perseguire con la sua presidenza? “Tutti i punti che abbiamo toccato in quest’intervista per me sono molto importanti. Mi piacerebbe poter contare su un Consiglio Direttivo molto più allargato di quello attuale per dare la massima cassa di risonanza al territorio. Inoltre vorrei che, tramite i suoi funzionari, l’associazione fosse in grado di fornire servizi ancora più efficienti e veloci garantendo risposte sempre più tempestive. Come associazione stiamo già lavorando in tale direzione e credo che presto si potranno vedere dei risultati concreti”. 10
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La Confartigianato del Veneto Oltre 60 mila sono gli imprenditori artigiani iscritti alla Confartigianato attraverso sette Associazioni e Unioni provinciali che, a loro volta, hanno costituito una Federazione regionale (la Confartigianato del Veneto). Gli imprenditori artigiani veneti sono quasi 145 mila. Due su tre sono iscritti a un’associazione di categoria mentre la media nazionale è inferiore al 50%, confermando una vocazione all’associazionismo che ha nel Veneto un’antica tradizione e numerose espressioni - dal sindacato al volontariato. Nell’artigianato, “associazionismo” significa un impegno organizzativo ormai cinquantennale per cercare di risolvere con l’originalità delle proposte e la forza del numero i problemi comuni delle piccole aziende artigiane. La Federazione raccorda l’attività svolta a livello nazionale, regionale e provinciale al servizio dell’impresa artigiana: l’assistenza che l’artigiano trova presso gli sportelli territoriali e le opportunità di sviluppo per la piccola impresa sono il frutto anche di questa attività di raccordo e collaborazione che consente, tra l’altro, di dare voce comune e quindi peso politico all’artigianato. Nell’insieme, il “sistema associativo” della Confartigianato del Veneto conta 147 sedi e millequattrocento addetti in tutto il territorio regionale, che costituiscono il principale punto di riferimento
per le imprese artigiane venete e il secondo “sistema” veneto del terziario privato dopo quello bancario. L’attività svolta dalla Federazione è sia di servizio alle imprese, aiutando le associazioni provinciali, sia di mediazione e proposta con quanti hanno competenze istituzionali in materia di artigianato. Interlocutore principale della Federazione è la Regione Veneto per il suo ruolo di programmazione economica e di intervento legislativo. Fondamentali sono anche i rapporti con le altre organizzazioni imprenditoriali e con i sindacati dei lavoratori con i quali la Confartigianato veneta stipula i contratti collettivi regionali di categoria, gestisce l’Ente bilaterale dell’artigianato veneto e – talvolta - concorda posizioni comuni sui principali temi di politica economica. Alla Confartigianato del Veneto fanno capo Centri, Istituti e Società che si occupano di “fattori” strategici per lo sviluppo dell’artigianato. Sono stati cioè pensati e realizzati per offrire tutela sindacale, voce politica, servizi specializzati nei campi della formazione, del credito, della cooperazione, della promozione commerciale, dell’innovazione tecnologica e della salvaguardia ambientale spesso con un’attenzione particolare alle specificità delle singole categorie di mestiere. Un approccio che ha abbandonato la logica dell’assistenza per privilegiare quella della crescita qualitativa, a favore dell’artigianato ma anche - in ultima analisi - dell’intero tessuto produttivo veneto
intervista
Graziano Roma
QUANDO L’UNIONE DÀ PIÙ FORZA AL DEALER SUL MERCATO Graziano Roma, presidente di un Consorzio che associa una quarantina di distributori italiani attivi nel professional cleaning, spiega: “Siamo nati nel 2012 per garantire agli associati più forza commerciale e maggiore sicurezza, grazie allo sfruttamento di tutte le singole eccellenze che ciascuno di essi ha sviluppato all’interno della sua azienda”
L di Maurizio Pedrini
L’unione fa la forza anche nel campo della distribuzione del cleaning professionale - specialmente in tempi di crisi - quando l’associazionismo appare una sorta di via obbligata per controllare i costi di gestione ed essere concorrenziali, rispondendo al meglio ai bisogni mirati di una clientela sempre più attenta e selettiva. Questo è l’insegnamento di We Italia, uno dei Gruppi leader esistenti oggi nel nostro Paese che dà voce e preziosi servizi a una quarantina di associati sparsi sull’intera penisola proponendo loro un modello di sviluppo moderno e innovativo, proiettato alla conquista di mercati impensabili per il singolo dealer. Abbiamo quindi intervistato Graziano Roma, presidente di quest’interessante realtà, per raccoglierne la testimonianza e conoscere l’esperienza del Consorzio di cui è alla guida. Nato nel 1961 a Gerenzano (VA), Graziano Roma ha cominciato ad operare nel mondo del cleaning nel 1985 come rappresentante dell’azienda DuBois, specializzata in prodotti e sistemi per il dishwashing; ha quindi lavorato per un breve periodo come responsabile alle dipendenze di un concessionario Henkel. Nel 1988 è entrato in Johnson Wax quale capo area; nel 1993 ha lasciato Johnson Wax entrando come socio in Compreur e, negli anni successivi, Compreur si è sempre più orientata verso il mercato del cleaning. Infine, nel 2001 è nata l’attuale compagine societaria che 12
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comprende altri due soci: Rosario Leotta e Federico Pagnoni.
Quando è sorto il Consorzio We Italia e con quali obiettivi all’interno del grande mercato della distribuzione di prodotti per il cleaning professionale nel nostro Paese? “We Italia è nata nel 2012 per soddisfare principalmente due grandi esigenze: la prima consiste nel garantire agli associati più forza commerciale e maggiore sicurezza, grazie allo sfruttamento di tutte le singole eccellenze che ciascuno di essi ha sviluppato all’interno della sua azienda. We Italia, favorendo lo scambio di know how fra soci e gestendo al meglio la partnership con i principali fornitori del nostro settore, si impegna a fornire ad ogni aderente al Consorzio le migliori opportunità commerciali, oltre a un rapporto privilegiato e distintivo con i più importanti attori del nostro settore. La seconda necessità è quella di sviluppare in Italia un fatturato di clienti nazionali, che ovviamente ogni socio non avrebbe mai potuto realizzare da solo. Grazie alla gestione delle forze distributive locali, sta prendendo corpo un sistema di fornitura a livello nazionale che sfrutta tutti i punti di forza di noi soci: gamma prodotti, logistica, sistemi di igiene all’avanguardia, servizio tecnico, corsi di formazione. L’obiettivo di We Italia è quello di essere un volano di progetti, di sviluppo di opportunità commerciali e organizzative per tutti i componenti della società. Insomma, vogliamo rappresentare la scelta più conveniente e professionale per i maggiori fornitori del settore e i principali clienti che operano a livello nazionale nel mercato dell’igiene e della sanificazione”.
Nella foto: Graziano Roma
Quanti distributori hanno aderito alla vostra proposta e come siete presenti sul territorio nazionale? “Al momento i soci di We Italia sono 40 e coprono praticamente tutto il territorio nazionale. Il nostro Consorzio sviluppa, attraverso l’azione dei suoi soci, un fatturato di circa 120.000.000 di euro, conta oltre 40 sedi operative, circa 70.000 mq di magazzini, 300 mezzi di trasporto merci e assistenza tecnica, 16.000 referenze nei magazzini per una decina di categorie merceologiche ed oltre 90.000 clienti attivi gestiti su tutto il territorio nazionale. La nostra ampia gamma di prodotti è frutto della ricerca e dell’esperienza dei più grandi produttori nazionali e internazionali con i quali abbiamo una partnership consolidata: per ciascuno dei nostri clienti questo rappresenta la garanzia di soluzioni che mettono d’accordo qualità e prezzo. Di recente siamo entrati a far parte del Gruppo europeo DHYS, un network di società simili a We Italia operanti in Germania, Francia, Spagna e Slovenia e naturalmente in Italia. La nostra attenzione è focalizzata sulle esigenze del cliente: con l’ampia gamma di servizi e di prodotti risolviamo tempestivamente e professionalmente i problemi di igiene e di pulizia in oltre 40 settori di attività. Tutto attraverso un unico referente, un unico ordine, un’unica consegna; ecco perché We Italia è l’One Stop Solutions”. Come funziona, in concreto, la vostra articolazione organizzativa e quali servizi siete in grado di offrire? In quali settori e attività? “La gestione di We Italia fa capo alla sede centrale, localizzata a Bologna: qui il nostro direttore, Eugenio Genise, coordina tutta la parte inerente la gestione dei rapporti con i soci e il rapporto strategico con i fornitori, in collaborazione con l’ufficio acquisti, l’amministrazione ed il commerciale interno ed esterno dedicato alla gestione dei clienti nazionali. I servizi che l’organizzazione We Italia può offrire toccano tutti i settori del cleaning. A partire dall’ho.re.ca, con sistemi ed assistenza legati al mondo del dishwashing e del laundry, con sistemi per la pulizia e sanificazione di ambienti in ambito HACCP. Passando poi al mondo del Facility Management con assistenza tecnica per le macchine e corsi per il personale. Per finire con il mondo della sanità pubblica e privata, dei centri benessere e dell’industria. In tutti questi ambiti portiamo tutta l’esperienza, la presenza sul territorio, la capillarità di servizio e l’innovazione dei nostri fornitori partner: il tutto con grande passione e operosità”. In che modo ponete il cliente al centro della vostra attenzione e del servizio che offrite al mercato? “La nostra Società nasce dall’esigenza di 40 imprenditori di potersi offrire alla clientela in modo Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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intervista
Graziano Roma Come ha risposto il mercato italiano alla vostra proposta? E quale è stata la reazione della concorrenza? “Tenendo conto del momento socioeconomico in cui è nata We Italia, sicuramente la risposta del mercato è stata positiva: anzi il mercato ci sprona ad accelerare ulteriormente nel processo di integrazione dei nostri servizi e della nostra offerta. La concorrenza ha espresso reazioni diverse. Del resto, l’imprenditore nella propria azienda mette tutto se stesso con grandi sacrifici. Non è facile cambiare: molti - infatti - non lo fanno, restando attaccati a vecchie politiche commerciali; altri si preparano, cambiano e seguono un percorso simile ai soci di We Italia. Ritengo che in futuro saranno questi i nostri competitor principali”.
più forte e competente, con un progetto nuovo, creando un reale vantaggio competitivo rispetto a un mercato che da diversi anni soffre di immobilismo. Il cliente è, ovviamente, al centro di questo progetto: la clientela oggi non vuole più solo prezzo e consegne, ma una vera consulenza e la capacità di gestire efficacemente un costo: su questo fronte We Italia è sicuramente vincente”. Quale peso hanno - nella vostra politica di mercato - i valori della qualità, della certificazione e della formazione professionale del dealer? “We Italia deve soddisfare le esigenze della clientela, sia locale che nazionale: ha perciò il dovere di anticipare gli sviluppi del nostro mercato. Quello che sta accadendo nel mondo, e i cambiamenti radicali che accadranno in futuro, ci obbligano a rivolgere la nostra attenzione verso un rapporto più stretto e collaborativo con la clientela. La qualità, la certificazione e, come ho già detto, la formazione sono e saranno centrali nel nostro approccio e gestione del mercato. Devo dire che sotto quest’aspetto la partnership con i nostri fornitori strategici ci sta aiutando molto”. Quali sono i progetti e i servizi ai quali state attualmente lavorando? “I progetti seguono principalmente la strada dell’integrazione di un Gruppo così numeroso e articolato: stiamo lavorando sulla composizione dei magazzini, sullo sviluppo di un’offerta al mercato sempre più omologata ed efficiente. Siamo sulla buona strada ma c’è ancora molto da fare anche perché le potenzialità 14
Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
di crescita sono enormi. Stiamo sviluppando un sistema di controllo del credito e di indagine preventiva sulla clientela sia nazionale che locale, in modo da dare più certezze a tutti i soci. Inoltre abbiamo incrementato tutta una serie di prodotti a marchio, che ci garantiscono un’immagine ed un servizio esclusivo. Il recente inserimento di We Italia nella società europea DHYS ci garantirà senz’altro una visibilità e uno scambio di strategie e di opportunità commerciali importanti per la crescita di tutto il Gruppo”. Parliamo di andamento del mercato e della tanto auspicata ripresa economica. Quale è la vostra analisi riferita ad un settore non certo tra i più ricchi? I processi di selezione e aggregazione stanno dando frutti positivi? “Il mercato, per ora, non è certo in crescita: la ripresa nel nostro settore sarà certamente più lenta ed arriverà con tempi diversi rispetto ad altri. La verità è che il mercato ha subìto una ‘forte pulizia’: molti ‘attori’ o sono spariti o si sono fusi. Questo sta creando un ambiente commerciale più sano ma temo che la fine di tale processo sia ancora lontana dal realizzarsi. Le aggregazioni avvengono in tutti i settori: banche, alberghi, ristoranti, industrie; le esigenze cambiano, la comunicazione è istantanea. Perciò anche il distributore del cleaning deve cambiare e i soci di We Italia sono la dimostrazione evidente che l’aggregazione è un elemento non solo vincente, ma anche vitale, per pensare serenamente al futuro”.
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ergonomia e design
Digitale / di Valerio Facchin
DESIGN E CLEANING “DIGITALE”
Anche il settore della pulizia industriale (soprattutto nelle macchine) si sta digitalizzando sempre di più con il passare degli anni
Q
Quando pensiamo alle nuove tecnologie (telefonino, macchina fotografica, tablet, computer) usiamo sempre il termine “digitale” a cui normalmente si contrappone il termine “analogico”. Non si pone attenzione a cosa esattamente significhino questi termini e spesso lo si ignora. Normalmente, quando si parla di tecnologie usiamo i termini “analogico” e “digitale” per distinguere le vecchie dalle nuove. Con “analogico” comunemente si associa un significato di “vecchio”, “passato” o “di minore qualità”; mentre al termine “digitale” quello di “nuovo” o “innovativo” o “di qualità”. In realtà la distinzione tra i due termini indica solo il diverso modo di considerare la variazione di una grandezza che nel sistema analogico varia con continuità e può assumere un numero infinito di valori mentre in quello digitale la variazione avviene per valori la cui scala è definita dall’unità di misura impiegata. In sostanza, è la differenza tra uno strumento che indica con il variare di una lancetta e quello che indica una cifra. Nelle macchine del settore cleaning costruite nell’ “era digitale” non sembra in fondo che vi siano delle enormi differenze tra i diversi prodotti delle aziende concorrenti. Le vere differenze non sono poi così evidenti e non si possono valutare solo osservando la tipologia della strumentazione di gestione e controllo. Si tratta invece di capire il modo di espandersi della gestione elettronica delle macchine, non sempre così evidente ad un occhio inesperto. Facendo qualche esempio, il classico tubo esterno di materiale trasparente che permette all’operatore di capire e stimare la quantità di soluzione detergente presente nel serbatoio di una macchina lavasciuga pavimenti è un sistema analogico che, pur nella sua semplicità, viene ancora molto apprezzato dagli utilizzatori di queste macchine. Altre macchine, invece, dispongono di sistemi di sensori nel serbatoio che inviano segnali ad una apposita scheda elettronica che li 16
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traduce in una indicazione numerica con diverse scale di precisione. La medesima scheda può anche intervenire con allarmi o con lo spegnimento delle funzioni lavanti attraverso l’interpretazione dei medesimi segnali. Si tratta quindi di un sistema digitale la cui presenza non risulta subito evidente sulle macchine, pur nella sua nascosta complessità, ma invece può risultare molto più utile quando viene ben gestita la possibilità di interazione nella gestione automatica delle fasi di lavoro. Infatti sarà la macchina che in modo automatico provvederà a sospendere il lavoro quando necessario, per la mancanza di soluzione detergente (analogamente anche per la necessità di svuotamento dei serbatoi di acqua sporca), senza che sia l’operatore a doversene accorgere dopo essersi reso conto di procedere lavando male ed in modo troppo asciutto; è infatti facile che accada di non prestare attenzione all’indicatore galleggiante nel tubetto (sistema analogico). La meccanica tradizionale viene sempre più spesso mutuata con vari sistemi di controllo realizzati tramite sensori elettronici ed elettromeccanici che favoriscono la gestione automatica delle varie fasi funzionali delle macchine operatrici, con l’obbiettivo di rendere sempre più efficace la loro azione prevenendo ogni possibile “distrazione” dell’operatore. La massimizzazione di questo tipo di approccio porta certamente verso prodotti sempre più “robotizzati” dove la funzione dell’operatore è più di supervisione che di guida. Sulle riviste specializzate e sulla stampa si cita spesso la tendenza del settore automobilistico per una futura produzione di veicoli a guida autonoma. La “Google Car” (il veicolo a guida autonoma progettato dalla nota azienda californiana) ha già percorso 1,2 milioni di chilometri e altre case stanno analogamente sperimentando varie e diverse tecnologie in questo campo. VisLab, lo spinoff dell’Ateneo di Parma, è uno dei Centri di eccellenza a livello mondiale in cui vengono sviluppate tecnologie per i sistemi di guida autonomi: recentemente ha siglato accordi con multinazionali americane per le ricerche svolte nel campo della visione artificiale dell’ambiente stradale. Questa struttura trova finanziamenti da imprese americane invece che dallo Stato italiano o dalla Comunità Europea. Nel nostro Paese si scontra invece con norme arretrate che le impediscono - di fatto - di svolgere test su strada, a differenza di ciò che avviene in California dove invece è già possibile per questi veicoli girare liberamente. Resta comunque in molte persone una certa difficoltà nel vincere la diffidenza nei confronti di questo genere di sistemi “digitali”. Come esiste la nostalgia per la vecchia “500” e le conseguenti ed obbligatorie “doppiette” che costringeva a fare per riuscire a cambiare marcia, esiste anche chi non vuole separarsi dalle macchine “analogiche” e da leve, spie, pulsanti, tubi e galleggianti da controllare ed attivare. Sarà il desiderio di una presunta maggiore affidabilità o invece la sindrome del “pilota” a far diffidare da un futuro che incalza comunque in modo inesorabile?
indagine
Industria / di Chiara Scelsi
LUCI E OMBRE DELLA SANIFICAZIONE NELLE AZIENDE ITALIANE: BISOGNA ANDARE OLTRE CIÒ CHE SI VEDE Ambienti di produzione sicuri e puliti, personale adeguatamente formato, materie prime controllate e verifiche continue durante tutte le fasi di trasformazione, fino al prodotto finito: sono questi gli ingredienti necessari per ottenere prodotti igienicamente sicuri
L
a legislazione in materia impegna le industrie alimentari, grandi aziende o piccole attività, a farsi garante della qualità igienica dei propri prodotti e a supervisionare la sicurezza igienica dell’intero processo, individuando i punti critici specifici e prevenendo possibili pericoli per la salute del consumatore finale, come previsto dalle procedure del metodo HACCP. Ma come sono organizzate le industrie alimentari italiane riguardo alle 18
procedure di pulizia e sanificazione? Quali sono i fattori di criticità e quali le aree di miglioramento? Per rispondere a questi interrogativi Afidamp, l’Associazione delle imprese italiane produttrici di macchine, attrezzature e prodotti chimici per la pulizia professionale, ha commissionato all’Istituto Piepoli un’analisi specifica sulle industrie alimentari. Scopo dell’indagine è stato quello di verificare lo stato dell’arte, nelle imprese alimentari, quanto a procedure per garantire pulizia e
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sanificazione, e di mettere sul piatto proposte per la riduzione della spesa che le industrie sostengono per queste attività. Le risposte arrivate dalle 251 imprese intervistate, in rappresentanza dei principali settori del comparto alimentare e diversamente articolate per dimensioni e organizzazione strutturale interna, sono state presentate nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato rappresentanti dell’industria alimentare, esponenti del controllo ufficiale e protagonisti della filiera del
cleaning professionale. Partiamo da un dato: nel 2014 i NAS hanno effettuato 59.654 controlli e riscontrato 37.000 non conformità «il 76% delle quali legate a carenze igieniche» spiega Costantino Meloni, Comandante dei NAS di Trento. Questa percentuale però non deve trarre in inganno: «I livelli di igiene media nel nostro Paese sono medio-alti e più alti della media Europea» commenta Massimo Giubilesi, presidente dell’Ordine dei Tecnologi alimentari di Lombardia e Liguria, secondo cui «l’alta percentuale rilevata può dipendere dal campione di riferimento che ha preso maggiormente in considerazione le aziende medio-piccole rispetto alle grandi». Da questo dato è possibile fare una prima osservazione generale: sul fronte del rapporto tra industria alimentare e igiene, il quadro che emerge dall’indagine è fatto di luci e di ombre e, nonostante il buon livello qualitativo complessivo già raggiunto, le aziende alimentari italiane, in particolare quelle meno strutturate, possono ancora crescere in materia di cultura dell’igiene e della pulizia. Ma quanto investono le industrie per le attività di pulizia e sanificazione? Per due aziende su tre il costo per la pulizia
incide meno del 5% nel processo produttivo e per otto aziende su dieci esso non varia da almeno tre anni e rimarrà sostanzialmente stabile anche in futuro. Le aziende che investono di più sono quelle della macellazione e trasformazione. Mantenere i costi sotto controllo è uno degli obiettivi che ogni azienda alimentare si pone. Per Silver Giorgini, responsabile qualità e sicurezza di Orogel, intervenuto alla tavola rotonda, «questo è possibile solo a seguito di una valutazione di costi/benefici, cercando di scegliere prodotti efficaci per le problematiche che si hanno e conoscendo a fondo quello che le aziende fornitrici ci propongono. Ogni anno» spiega Giorgini «ripetiamo la valutazione dei fornitori, mettendo alla prova i prodotti e aumentando così anche le nostre conoscenze».
Sanificazione affidata al personale interno, formazione punto critico
Dall’indagine è emerso che in otto casi su dieci la pulizia viene effettuata esclusivamente da personale interno. Chi si affida all’outsourcing è solamente il 9% del campione mentre il restante 11% si affida ad un sistema misto.
Anche se considerati più costosi, i prodotti professionali sono usati dalla larga maggioranza delle aziende in cui si eseguono internamente le pulizie: il 73% infatti li utilizza in modo esclusivo (Tabella 1), probabilmente perché vengono considerati più affidabili per il raggiungimento del livello di igiene desiderato. Una conferma di questo viene anche dal fatto che questi prodotti siano prettamente acquistati presso distributori professionali: l’87% preferisce i dealer alla grande distribuzione. Emerge però una prima contraddizione: se da un lato, come abbiamo detto, le imprese campione si mostrano particolarmente virtuose nell’utilizzare i prodotti professionali, risultano dall’altro lato carenti
Un momento della tavola rotonda in cui sono stati presentati i risultati dell’indagine commissionata da Afidamp sullo stato di fatto e le criticità dei processi di sanificazione nell’industria alimentare italiana
Il campione preso in esame
251 aziende intervistate di cui il 68% con meno di 10 dipendenti, il 21% da 11 a 50 dipendenti, l’8% da 51 a 250 dipendenti, il 3% con più di 250 dipendenti. Caseario, dolciario, macellazione, trasformazione sono state le filiere alimentari coinvolte. Gli intervistati erano i decisori dell’impresa sui processi di pulizia e sanificazione.
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indagine
Industria / nell’ambito della formazione, non prevista sui temi specifici per ben il 41% delle aziende (Tabella 2). Quando i corsi sono stati effettuati, questi hanno avuto una durata inferiore alle 8 ore nel 74% dei casi e per il 98% di questi i contenuti hanno riscontrato molta o piena soddisfazione. «In generale in Italia si fa poca formazione e il settore del cleaning non fa differenza. A questo si aggiunge una scarsa percezione del valore aggiunto delle attività di pulizia, igiene e sanificazione. Sembra che in fondo le competenze di base necessarie siano minime. In realtà il settore del cleaning è un ambito di continui sviluppi tecnologici e metodologici che richiedono maggiori investimenti in formazione» commenta Alessandro Amadori dell’Istituto Piepoli. «La sensazione è che la pulizia sia solo un costo» dichiara Filippo Castoldi, dirigente dell’Unità operativa veterinaria della Direzione Sanità di regione Lombardia, «la pulizia è spesso intesa come estranea al processo produttivo mentre ne rappresenta una parte consistente e rilevante: alle volte è difficile farlo capire ai produttori, soprattutto a quelli di piccole dimensioni». La formazione rappresenta quindi un’importante area di miglioramento, in particolare per le aziende di piccole dimensioni e meno strutturate. Ma come offrire una formazione efficace? Secondo Giorgini è necessario che questa «sia concepita come un abito su misura» e, parlando della sua azienda, spiega «il nostro impegno è parlare con i nostri operatori per capire quali siano i loro fabbisogni di conoscenza e quali le loro esigenze» solo così è possibile «progettare corsi formativi sempre più specifici e diversificati per ciascun reparto e gruppo di lavoro».
Garanzia del risultato nella scelta dell’outsourcing
Alla domanda sui motivi per i quali si sceglie di affidare le attività di sanificazione ad una impresa esterna per il 65% delle aziende una delle 20
risposte è stata la garanzia dei risultati che gli operatori professionali possono garantire. Per il 45% è rilevante anche il risparmio in termini di tempo grazie all’esternalizzazione del servizio. La scelta dell’impresa di pulizia avviene essenzialmente tramite due criteri: qualità del servizio e affidabilità dell’azienda. La formazione rappresenta un punto critico anche per chi commissiona la pulizia ad un’impresa esterna dato che quasi il 60% non richiede all’impresa di pulizia di effettuare corsi formativi specifici per il settore alimentare.
I controlli e la verifica del risultato
Solo la metà delle aziende sottopongono a misurazione e/o verifica finale il processo di pulizia, più nella trasformazione e meno nel dolciario: emerge una netta divisione tra le imprese che fanno parte delle grandi organizzazioni associative datoriali, che hanno sistemi di controllo sul livello di igiene ottenuto e si dimostrano nettamente più sensibili in termini di formazione e controllo finale per tutto ciò che riguarda i temi legati all’igiene, e quelle che ne sono fuori. Per Alessandro Amadori «le ragioni di questo sono essenzialmente di tipo culturale» perché «in generale in Italia non c’è una grandissima cultura della misurazione e, per quando riguarda nello specifico il tema della pulizia, si misura in modo scientifico meno di quanto si dovrebbe. Ci si basa molto sul giudizio visivo: se l’occhio dice che una superficie è pulita vuol dire che lo è» continua Amadori «in realtà sappiamo che non è così: la valutazione del livello di igiene e dell’efficacia delle operazioni di pulizia e sanificazione richiedono dei livelli di misurazione scientifica più evoluti rispetto al solo esame visivo». Dall’indagine emerge anche come la totalità degli intervistati sia soddisfatta molto o abbastanza del livello di pulizia raggiunto «forse proprio perché non misurano il livello di sanificazione raggiunto»
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Pulizia dei condotti di aerazione
Per Andrea Casa, presidente di AIISA Associazione italiana igienisti sistemi idraulici, «il controllo dell’aria è un fattore molto importante per prevenire la diffusione di organismi patogeni e di agenti contaminanti». Come si comportano le aziende su questo fronte? Dall’indagine emerge un’alta sensibilità nei confronti dell’ispezione igienica e la pulizia dei condotti di aerazione, che viene effettuata annualmente per circa 65% delle aziende. È tuttavia negativo il fatto che solo il 17% delle aziende ricorra a tecnici specializzati, mentre il restante 83% si affida ad imprese di pulizia non certificate.
commenta Amadori. Della stessa opinione è anche Massimo Giubilesi secondo cui «il consumatore italiano dà per scontato che il luogo di produzione abbia degli standard igienici quantomeno a norma di legge. Il problema dell’igiene alimentare è quello di riuscire ad andare oltre ciò che si vede spostandosi vero la cosiddetta ‘igiene microscopica’» ovvero «chiedersi cosa c’è oltre ad una superficie apparentemente pulita. Non è un fatto di sporcizia o pulizia, è un fatto di sicurezza igienica degli ambienti e delle attrezzature di lavoro».
Per concludere…
Obiettivo primario per le aziende alimentari deve essere il controllo
dei processi di lavorazione allo scopo di realizzare prodotti igienicamente sicuri grazie al mantenimento degli standard igienici degli ambienti di lavoro e alla conseguente prevenzione di alterazioni e contaminazioni. La sanificazione ha evidentemente un
Alcuni protagonisti della tavola rotonda: da sinistra Filippo Castoldi, direzione Sanità regione Lombardia; Silver Giorgini, responsabile Qualità Orogel; Massimo Artorige Giubilesi, presidente Otall
ruolo fondamentale e deve essere attuata attraverso tecniche integrate di natura chimica, fisica e meccanica, seguendo quanto previsto dalle procedure del sistema HACCP. Quanto emerso dall’indagine disegna il panorama di un settore
alimentare italiano formato prevalentemente da aziende di piccole dimensioni e non associate a organizzazioni datoriali, che si sforza di ottenere il miglior rapporto possibile cercando un equilibrio fra costi e risultati. Si registrano una buona dose di “fai da te” affiancata però dall’uso di prodotti affidabili, un investimento ancora moderato nella formazione, procedure o sistemi per la verifica oggettiva e la misurazione dei risultati del processo di pulizia che solo metà delle aziende ha già implementato. Il tema della pulizia non coinvolge solo le imprese o gli addetti del settore, ma l’intera collettività, proprio per le ripercussioni che insufficienti o errate procedure di sanificazione possono avere sulla salute dei consumatori. È per questo che il settore alimentare si configura come uno dei settori a più alto rischio imprenditoriale e a più alta responsabilità. © Igiene Alimenti
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Risto razio ne
A
Incontri / di Maurizio Pedrini
bbiamo incontrato il presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani (APCI), per conoscere meglio la sua associazione e per rivolgergli alcune domande su come “vive” il tema della pulizia e dell’igiene in cucina.
“Il pulito in un ristorante non si compra ma si vende”, afferma il noto chef Roberto Carcangiu, presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, che aggiunge: “Lavorare in un ambiente pulito ed ordinato aiuta gli operatori psicologicamente a lavorare meglio e di più”
Come è nata la vostra associazione e quali obiettivi si propone? “L’Associazione Professionale Cuochi Italiani nasce per volontà di Carlo Re, il suo fondatore, che riconosce la necessità per i cuochi italiani di avere un luogo in cui incontrarsi per discutere e confrontarsi su temi legati alla professione ma, soprattutto, per creare spirito di appartenenza e condivisione”.
Quali programmi, in particolare, state sviluppando tramite il vostro Centro Studi e la rivista di cui siete editori? “Vogliamo usare lo spirito associativo per creare valore attraverso: formazione, workshop tecnici, memoria storica della cucina regionale, project work di varia natura e momenti di notorietà per gli associati”. Quale è l’identikit dei vostri associati? “Andiamo dai 16 agli 80 anni, con professionalità di ogni livello provenienti da tutte le regioni d’Italia. Abbiamo un sistema costruito per far sì che chi possiede professionalità
più avanzate le condivida con gli altri in modo da supportarne la crescita professionale, con un riguardo particolare agli Chef di giovane età”.
Possiamo tracciare una panoramica della ristorazione e della cucina italiana? Chi sono i professionisti che possono fregiarsi del titolo di Cuochi? “A questa domanda purtroppo non si può rispondere in modo ‘assoluto’ per una serie di motivi. Il principale è che il cliente sceglie ciò che gli piace e ciò determina il fatto che non esista una sola cucina. La ristorazione italiana, specialmente in questo momento storico, potrebbe essere definita ‘a macchia di leopardo’ e non necessariamente per la sola responsabilità degli chef. La lista delle caratteristiche che un buon locale dovrebbe avere è lunga e comprende: qualità degli arredi, qualità dell’ambiente, qualità del servizio, buon rapporto qualità-prezzo, tipologia di cibo, qualità della cucina. Un ristorante è fatto ‘da esseri umani per esseri umani’ che devono essere sì al servizio, ma non servizievoli: solo cosi viene riconosciuto il ‘bello e buono’”. Quale importanza hanno, per voi, la formazione e l’aggiornamento professionale di chi pratica la professione? “Per APCI la formazione è fondamentale. La tradizione non deve mai essere un peso ma solo un punto da cui partire e di cui mantenere le fila. La creatività vera esiste solo quando c’è grande conoscenza. La conoscenza viene
ristorazi IL PULITO NELLA
È UN PREREQUISITO FONDAMENTALE
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sempre dal passato e, quando viene reinterpretata con occhio attuale, diventa futuro”. Oggi le televisioni ci propongono quotidianamente trasmissioni di successo che hanno per protagonisti chef e aspiranti chef: come valuta questo fenomeno? Può servire a valorizzare la cucina italiana e a promuovere l’educazione alimentare, o servirebbe altro? “Niente è quasi mai completamente giusto o completamente sbagliato, ma non dimentichiamo che la televisione è finzione per definizione. La cucina è fatta di sensi e per la televisione usiamo solo la vista e l’udito. Questo fa sì che si crei una falsa percezione del sapere gastronomico che, non a caso, ha nella trasmissione per emulazione la sua forza. Credo fermamente che la via corretta stia nella parola ‘educazione’: è fin dall’asilo che una società impara sia a mangiare che a gestire il cibo ed è nella vita reale che ognuno dovrebbe continuare a farlo”. Uno dei vostri scopi statutari è la promozione e la realizzazione di iniziative di ricerca, studio, orientamento e valorizzazione dei prodotti alimentari tipici italiani: ce ne vuole parlare? “Quando si parla di cuochi si è portati a credere che basti cucinare qualcosa. In realtà non è così: basta leggere qualche vecchio tomo di ricette per rendersi conto che la cucina, attraverso i cuochi, segue da sempre la civiltà in trasformazione. Come si può pensare al futuro senza consapevolezza del passato? Se diamo per assodato che il cuoco non crea ma trasforma - rendendo interessante ciò che non lo è e rendendo irriconoscibili gli elementi ad un senso per esaltarli in un altro - capiamo che tutto questo è possibile solo salvaguardando i principali strumenti di lavoro del cuoco: gli ingredienti. In una economia di
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Roberto Carcangiu
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Risto razio ne
Incontri /
mercato questo è fattibile solo attuando tutte le strategie di utilizzo, studio e comunicazione”. Veniamo ad un tema che sta molto a cuore alla vostra associazione e alla nostra rivista: l’igiene in generale e, in particolare, in cucina. Cosa può dirci in proposito? Quale è il grado di pulizia dei ristoranti italiani? “Possiamo dire che il grado di pulizia varia per ogni singola attività. Quel che manca non è tanto il ‘sapere che bisogna pulire’ (cosa peraltro prevista nella legge dai piani di lavoro) ma una sorta di formazione alla pulizia”. Quali sono le problematiche e le criticità con le quali lo chef deve fare i conti a questo proposito? “Tempo, denaro e, come conseguenza, mancanza di operatori da dedicare”. A suo parere vi è un’adeguata preparazione al riguardo? “Assolutamente no. Anzi, spesso si tende a credere che vada bene tutto ‘tanto è un detersivo come gli altri’. Questa superficialità è data da scarsa cultura ma è anche il risultato di decenni di venditori del settore, che oserei definire ‘dubbi’. Ci sono stati momenti in cui un fusto di detergente veniva venduto ad un prezzo più alto di un piatto cucinato”. Cosa si potrebbe fare per migliorare la qualità igienica delle cucine puntando all’eccellenza, anche a ulteriore garanzia di sicurezza per il cliente? Su quali fronti si potrebbe agire per migliorare la cultura del pulito? “Formazione, esempi sul campo, prodotti ad hoc - sia come prezzo che come utilizzo - per ogni applicazione specifica. Inoltre, trasmissione del concetto di pulito nella ristorazione 24
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come prerequisito e non come atto volontario”. Veniamo alla collaborazione che avete avviato da qualche tempo con Afidamp, l’associazione che raccoglie i produttori italiani di tecnologie per l’igiene: cosa ci può dire al riguardo? Quali progetti intendete sviluppare insieme? “Sicuramente vogliamo proseguire con la formazione degli operatori per renderli più consapevoli sul cosa, perché e come usare i detergenti. Successivamente, nel mescolare le rispettive conoscenze e professionalità, siamo assolutamente sicuri che nasceranno soluzioni nuove e diverse per problemi antichi”. Vorrei un’ultima sua riflessione sul pulito, un concetto che mi piacerebbe lei declinasse in concreto riferendolo alla sua preziosa attività… “Entrare in un luogo pulito ha una funzione igienicosanitaria (prevista anche dalla legge), ma sono soprattutto altre le riflessioni su cui vorrei ci si concentrasse come operatori. Ne elenco alcune: il valore della percezione del pulito nel cliente; la forza che, per sinestesia, il profumo di pulito determina nella percezione della qualità del cibo; il pulito in un ristorante non si compra ma si vende; lavorare in un ambiente pulito ed ordinato aiuta gli operatori psicologicamente a lavorare meglio e di più. In ultimo, consiglio ai colleghi di stare sempre attenti all’effettoprofumo. Se tutti i giorni usi un determinato profumo, dopo alcune settimane non lo sentirai più e solo quando userai una goccia di un altro profumo tornerai a stupirti della sua bontà. Allo stesso modo, nel nostro mestiere, il rischio è che tutti sentano la nostra ‘puzza’ tranne che noi: i piani di lavoro servono proprio a questo, fare la cosa giusta anche se non ‘la sentiamo’”.
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Aldo Greco, presidente del Gruppo Greco, ci racconta come viene pulito un grande ospedale italiano
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La pulizia di un ospedale è senz’altro una delle sfide più stimolanti e impegnative per qualsiasi impresa di pulizia: essa “chiama in causa” elevata competenza professionale, uso di adeguate tecnologie e un costante rapporto di partnership con la committenza per monitorare costantemente la qualità e l’efficacia degli interventi. Tutti requisiti che trovano puntuale verifica nella pulizia dell’Istituto Clinico Humanitas, alle porte di Milano, senz’altro tra le eccellenze italiane nel campo della cura e assistenza dei malati. Abbiamo chiesto al dottor Aldo Greco, presidente del Gruppo Greco, di raccontarci questa preziosa esperienza. Come è nata la collaborazione della sua azienda con l’ICH? “Il nostro rapporto con Humanitas comincia fin dalla nascita dell’Istituto. Già a quell’epoca, operavamo
dali in molte strutture ospedaliere private e proprio questo nostro know-how e la soddisfazione dei nostri clienti ci hanno portato ad instaurare un rapporto lavorativo che continua felicemente tuttora”. Attualmente, come sono organizzati gli interventi di pulizia e igienizzazione di quest’importante struttura ospedaliera? “La struttura base degli interventi di pulizia è molto comune con una suddivisione tra pulizie ordinarie, di tipo continuativo e routinario, pulizie periodiche, eseguite con più profondità e con frequenze prestabilite, e quelle straordinarie che comprendono interventi imprevedibili e che possono essere sia quotidiane che periodiche. Le zone vengono poi suddivise in funzione del rischio di contrarre infezioni. Le aree a basso rischio sono zone come le aree extra reparto o i vari servizi di reparto. Le aree a medio rischio sono le zone degenza, i laboratori e le strutture di diagnostica internistica: tutte zone nelle quali è essenziale fare un’accurata igienizzazione. Infine abbiamo le aree ad alto rischio come i blocchi operatori, i blocchi di terapia intensiva e d’urgenza, dove ovviamente l’attenzione all’igiene è necessariamente elevatissima. Ma queste sono cose risapute da chiunque opera nel
La “storia” di Humanitas
A Rozzano - alle porte di Milano - sorge Humanitas, un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) che rappresenta un punto d’eccellenza in Italia nel campo delle malattie degenerative. Ospedale ad alta specializzazione e Centro di Ricerca, questo prestigioso polo medico è inoltre sede di insegnamento di Humanitas University, Ateneo internazionale dedicato alle scienze mediche. All’interno del policlinico si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche, oltre a un Centro Oculistico e a un Fertily Center. Struttura d’avanguardia, dotata anche di un Pronto Soccorso EAS ad elevata specializzazione, Humanitas è risultato il primo policlinico italiano certificato per la qualità da Joint Commission International. L’ospedale è accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale. Nel 1989 la progettazione e realizzazione di Humanitas sono assegnate a Techint sulla base del progetto messo a punto dall’architetto James Gowan. Il 4 marzo 1996, ultimata la costruzione, l’Humanitas apre le porte e accoglie il primo paziente. Nel 1997 entra in vigore la convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale per i servizi di ricovero. Nel 1999 nasce la Fondazione Humanitas con lo scopo di aiutare il paziente e chi lo
assiste dal punto di vista pratico e psicologico. Nel 2000 Humanitas diviene sede di insegnamento dell’Università degli Studi di Milano per il Corso di Laurea in Infermieristica, seguito poi da Medicina e Biotecnologie. Nel 2002 Humanitas diventa casestudy per il Master in Business Administration dell’Università di Harvard ed è il primo policlinico italiano a ottenere l’accreditamento di eccellenza da Joint Commission International, uno dei più importanti enti mondiali di certificazione della qualità ospedaliera. La struttura dell’ICH si estende su 90.000 mq, di cui: 75.000 per l’attività clinica, 6.000 per l’attività scientifica, 4.000 per la didattica, 5.000 per altre strutture di accoglienza di pazienti e familiari. Attualmente ospita 747 posti letto, di cui: 75 nel day-hospital medico, chirurgico e oncologico; 28 in terapia intensiva, 154 in riabilitazione cardio-polmonare, ortopedia e neuromotoria. L’ospedale ha 36 sale operatorie, 5 sale dedicate alla cardiologia interventistica miniinvasiva e oltre 200 ambulatori. Ogni anno l’Humanitas accoglie 40.000 pazienti ricoverati, provenienti da tutta Italia e dall’estero; vengono effettuati: 2,2 milioni di visite, 56.000 accessi al Pronto Soccorso, 2,9 milioni di analisi cliniche, 24.000 RMN e 49.000 TAC.
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Sanità
Ospedali /
Aldo Greco
settore. Nostra cura come Consorzio Gruppo Greco è stata quella, indipendentemente dalle modalità di classificazione del rischio, di adattare frequenza e metodi all’uso dell’ambiente stesso e ai flussi di persone: a zone particolari riserviamo un’attenzione ed un trattamento speciale. I servizi igienici, per esempio, sono zone in cui il rischio di trasmissione delle infezioni è elevato tanto che in queste aree effettuiamo un’igienizzazione sistematica e particolare, con frequenze e modalità che tengono conto anche dell’ubicazione (un bagno in un blocco operatorio sarà diverso da un bagno di un atrio). Alle aree ad alta frequentazione come atrii, ambulatori, ecc., abbiamo riservato delle procedure particolari con frazionamenti e vari ripassi durante la giornata, avendo cura di non disturbare il normale svolgimento del servizio dell’Ospedale. Le Tisanerie sono delle zone particolarmente delicate dal punto di vista igienico, per la cui manutenzione risulta essenziale non solo l’utilizzo di specifici prodotti formulati per i piani HACCP ma anche una scelta di orario di servizio fatta ad hoc. Le sale laser, terapia metabolica, zone radiologiche con particolare attenzione alla risonanza magnetica e medicina nucleare, bunker radioterapia, laboratori di farmacia e ricerca procedure speciali richiedono - poi - un tipo di servizio specifico e un continuo dialogo con i vari responsabili per garantire gli alti standard richiesti dalla nostra azienda e dall’ICH. Per ultimo - ma non meno importante - i risanamenti delle aree degenze richiedono non solo procedure particolari e molta attenzione, ma soprattutto un costante coordinamento con la committente permettendo un riutilizzo delle stanze immediato così da favorire gli utenti dell’Istituto”. Come vengono pianificati gli interventi?
“I servizi igienici, per esempio, sono zone in cui il rischio di trasmissione delle infezioni è elevato tanto che in queste aree effettuiamo un’igienizzazione sistematica e particolare”
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A chi spetta il controllo in termini di qualità ed efficienza degli stessi, ai fini del raggiungimento degli standard di assoluta eccellenza ai quali punta questa struttura nosocomiale all’avanguardia? “Il nostro Consorzio considera il capitolato d’appalto come lo ‘scheletro’ del servizio ma è essenziale, come saprà bene, valutare sempre le esigenze delle committenti e dialogare con i rispettivi referenti: è il sistema nervoso che fa giungere l’impulso alla placca motrice (responsabile del servizio) e così il muscolo si muove (il servizio). Questo è vero soprattutto per una realtà grande e complessa come l’Humanitas. So che può sembrare il solito discorso per mettere in mostra un’azienda ma non lo è: tutti noi siamo stati, per motivi personali o familiari, in un ospedale e la prima impressione non è solo quella derivante dai medici e dalle attrezzature ma anche quella che deriva dalla pulizia. Ecco dunque che i nostri interventi non sono solo volti a mantenere alta la reputazione dell’Humanitas in termini di pulizia e igiene, ma anche a migliorare l’ambiente affinché i pazienti possano vivere la loro esperienza ospedaliera il più serenamente possibile. Per poter mantenere questi alti standard, abbiamo stabilito una serie di procedure di controllo visive e strumentali sia giornaliere che periodiche con i classici bassuometro e glossometro. Dalle schede tecniche compilate per ciascun reparto, ricaviamo dei grafici mensili che utilizziamo per verificare con la committente i livelli qualitativi nelle varie zone e programmare eventuali modifiche nel servizio”. Alla luce dell’esperienza che avete maturato, quale è il vostro giudizio sulla progettazione di quest’importante struttura ai fini della facilitazione degli interventi di pulizia e igienizzazione delle superfici e dei vari locali? Vi pare che sia adeguata alle vostre esigenze? “Gli oltre quarant’anni di esperienza del nostro
Consorzio nel servizio di pulizie ci hanno insegnato a modellare il servizio in dialogo con la committente. Il fatto poi che l’Istituto sia non solo disponibile ma che si metta in gioco in prima persona per creare un ambiente il più favorevole possibile al paziente, crea una struttura dinamica che cresce e migliora di anno in anno”.
igiene e sicurezza degli ambienti? “Non siamo fornitori di servizi ma partner che camminano assieme. Il nostro Consorzio, nascendo come azienda familiare nel 1974, si è sempre avvalso di questo principio. Il primo fattore è l’attenzione, non tanto ai ‘fondamentali’ della gestione del Servizio e alla soddisfazione del cliente ma all’attenzione alla persona. Il resto è solo una conseguenza logica e immediata. Ecco perché, come dicevo già prima, abbiamo stabilito un rapporto quotidiano di collaborazione per perseguire quest’obbiettivo che abbiamo in comune con l’Humanitas”.
Parliamo della pulizia degli impianti di ventilazione e dei filtri: come viene effettuata? “Noi ci occupiamo dell’aspirazione dei filtri e delle bocchette di aerazione. La manutenzione tecnica e ordinaria degli impianti è affidata agli uffici tecnici delle varie strutture”. Quali problematiche avete dovuto affrontare e risolvere per garantire lo svolgimento ottimale del vostro servizio? “Come dicevo prima, gli anni di esperienza acquisita ci permettono di avere una malleabilità e un know-how tali da poter garantire il servizio al Cliente rispettando quotidianamente gli orari e quanto concordato, rispondendo anche alle urgenze che si dovessero verificare nell’arco della giornata”. Si parla di pulizia ospedaliera come di uno dei fattori chiave nella prevenzione e nella lotta alle infezioni ospedaliere: alla luce della sua esperienza, ritiene che questo obiettivo all’ICH di Milano sia perseguito e realizzato? “Come documentava nel novembre scorso il Ministero della Salute con il ‘Piano Nazionale della Prevenzione’, il rischio di contrarre un’infezione negli ospedali e nelle RSA è significativo e - in Italia - la prevalenza di infezioni è in linea con la media. La prevenzione e la lotta alle infezioni è parte integrante del principio che muove l’ICH di Milano: l’attenzione al paziente. Non c’è bisogno che esprima io un mio giudizio, basta guardare i fatti. Seppur non tutte le infezioni correlate all’assistenza siano prevenibili la sorveglianza dell’Humanitas, la prevenzione attraverso una riduzione delle procedure non necessarie, la scelta di presidi più sicuri e l’adozione di misure di assistenza al paziente che garantiscano condizioni asettiche hanno portato e portano sempre più frutti”. In generale, come vi interfacciate con la direzione sanitaria e con le altre figure interne alla struttura ospedaliera dell’ICH preposte alla cura di pulizia, Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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Igiene ambientale / di Maurizio Pedrini
innova SOLUZIONI
PER PULIZIA E IGIENE AMBIENTALE Il Polo chirurgico Confortini di Verona raggiunge obiettivi molto elevati anche grazie a scelte progettuali che ottimizzano tecnologie e materiali
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l Polo Confortini dell’Ospedale di Borgo Trento delle scelte. In particolare, sono stati istituiti appositi (Verona) è una struttura nosocomiale concepita gruppi di lavoro interdisciplinari che hanno preso con soluzioni d’assoluta avanguardia, per essere in considerazione tutte le problematiche, anche di pienamente sicura e funzionale alle esigenze di carattere igienico sanitario ed hanno, in maniera massima igienizzazione, sanificazione sistematica e organizzata, coinvolto le varie figure e sterilizzazione di tutti i locali. specialistiche interessate, nonché i fruitori Luca Mozzini, direttore del Servizio finali della struttura quali medici, personale Tecnico, Patrimonio e Pianificazione infermieristico e personale addetto alle Ospedaliera spiega: “Per raggiungere altre varie funzioni. Questo sistema di gli obiettivi di sicurezza richiesti e lavoro ha permesso di condividere sia le l’elevato standard qualitativo della esigenze e gli obiettivi da raggiungere sia le struttura, anche per gli elementi esperienze specifiche maturate dai singoli. di carattere igienico-sanitario, All’interno dei vari gruppi si è agito a livello tipologico, per interdisciplinari, a seconda degli argomenti, far sì che le scelte attuate risultassero sono state trattate, anche con esperti /addetti alle Chiara Bovo integrate e sinergiche con un appropriato pulizie e sanificazioni, le problematiche specifiche uso della tecnologia e dei materiali. Solo per con particolare riguardo alle prestazioni che i fare un esempio: percorsi risolti in modo corretto materiali impiegati dovevano garantire in funzione alla consentono di eliminare ogni pericolo di incroci loro destinazione e all’uso di prodotti e metodologie tra flussi differenti e quindi si ottiene un sistema da impiegare nello specifico. “Fermo restando che tutti intrinsecamente sicuro”. i requisiti sono stati presi quali condizioni necessarie da garantire”, spiega Luca Mozzini, “la progettazione è stata fatta non solo rispettando gli standard vigenti, Il progetto, un percorso condiviso con tutte ma tenendo ben presenti le situazioni concrete connesse le funzioni dell’ospedale agli interventi igienici. Il Polo Confortini Così si è pensato che il rappresenta sicuramente il letto del paziente richiede frutto di un’integrazione sempre più spazio per tutte progettista-ufficio tecnico, le attrezzature e, quindi ad Direzione Sanitaria e Medica nonché Gestionale esempio, si è compiuta la dell’ospedale, che ha agito scelta del modulo strutturale per l’intero iter progettuale e di 8x8 metri tale da garantire, realizzativo con un continuo con la derivante misura della scambio di esperienze, per una stanza, una movimentazione corretta scelta tipologica dei adeguata nell’intorno del materiali e per la condivisione letto di degenza, anche per 30
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tive Il Polo Confortini
Quello inaugurato il 29 ottobre 2010 a pochi passi dalla riva sinistra dell’Adige, rappresenta senz’altro il più grande e moderno Polo Chirurgico d’Italia, realizzato all’interno dell’Ospedale di Borgo Trento dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona con un investimento di 212.543,195 euro, compresi arredi e attrezzature. Questa innovativa struttura è stata intitolata al professor Pietro Confortini, indimenticato chirurgo dell’Azienda Ospedaliera e pioniere dei trapianti, che eseguì il primo trapianto di rene nel Veneto, secondo in Italia, il 29 novembre 1968. Il Polo è dotato di 33 sale operatorie per chirurgia generale, chirurgia specialistica e trapianti, day surgery, terapie intensive e reparti di urgenza: costituisce un’opera pressoché unica nel suo genere, che accorpa in un
solo monoblocco ben 24 diverse specialità di area chirurgica, compresi trapianti, con tecnologie di assoluta avanguardia, tra le quali quattro Tac e altrettante risonanze magnetiche, con una potenzialità operativa di circa 120 interventi chirurgici al giorno. I posti letto sono 450, cui se ne aggiungono 94 di terapia intensiva. Nella struttura lavorano trecento medici, mille professionisti del comparto e circa cento impiegati amministrativi. Il Polo scaligero costituisce un’eccellenza che si rivolge non solo ai pazienti veronesi e veneti, ma di tutta Italia, dato che circa il 20% degli assistiti proviene da altre Regioni. In Europa solo un paio di altre realtà sanitarie presentano caratteristiche assimilabili a questa. Davvero eccezionale il livello di costi che si è riusciti a mantenere: l’intera struttura, compresi tutti i modernissimi
macchinari, è infatti costata circa 2.350 euro al metro quadro, quanto un “banale” appartamento di periferia. I lavori, iniziati nel marzo 2006, si sono conclusi nel novembre 2010. Principali dati dimensionali • Superficie calpestabile complessiva: 96.000 mq • Superficie destinata alle attività chirurgiche: 78.700 mq • Superficie degenze: 27.800 mq • Superficie Pronto Soccorso: 4.400 mq • 450 posti letto • 94 postazioni di terapia intensiva • 33 sale operatorie • 5.700 mq di poliambulatorio e diagnostica per immagini • 100 ambulatori, con 10 sale endoscopiche e una per endoscopia interventistica
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Sani tà
Igiene ambientale /
operazioni di sanificazione e pulizia, oltre La scelta dei materiali all’inserimento di nuove tecnologie e una Veniamo alle decisioni circa la privacy del paziente. La decisione di avere tipologia dei materiali delle pareti solo stanze a due o a un posto letto ha (lavabili, disinfettabili e impermeabili voluto favorire la minor contaminazione, agli agenti contaminanti) e a quella permettendo di procedere con pulizie delle pavimentazioni. “I materiali ordinarie e straordinarie più efficaci e hanno sicuramente un ruolo meno impattanti sul paziente stesso. Per il fondamentale e spesso impattano gruppo operatorio, considerando che si tratta anche sul modo e le procedure per il Luca Mozzini di oltre 30 sale, è stato effettuato, oltre allo studio mantenimento degli standard di pulizia e delle movimentazioni e dei percorsi, anche un sanificazione. Le scelte si sono orientate piano di specifico per intervenire con tutte le attività per tipologia di locali anche in relazione ai costi non di stretta natura sanitaria quali manutenzioni, cercando di ottimizzare rapporto tra la performance sanificazione, inserimento di apparecchiature che di prestazione in relazione all’area di impiego e garantisca il funzionamento di parte del medesimo l’impatto economico sull’intera opera da realizzare”. gruppo, in modo da assicurare sempre la disponibilità di Che soluzioni sono state adottate per le aree critiche parte delle sale”. e maggiormente a rischio quali: spazio filtro di
Igiene e pulizia, massima priorità L’organizzazione per intensità di cura permette di graduare il rischio e quindi la necessità di pulizia. Chiara Bovo, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, spiega l’approccio dell’AO per garantire la massima igiene ambientale. Anche se sono ritenuti spesso attività “no core”, cioè collaterali rispetto alla funzione fondamentale di cura dei pazienti, i servizi di pulizia e sanificazione sono molto importanti per il buon funzionamento dell’ospedale. L’igiene dei locali è infatti essenziale per prevenire le infezioni correlate all’assistenza (Ica); inoltre la pulizia dell’ambiente concorre a formulare il giudizio che i pazienti hanno dell’ospedale. Lo conferma Chiara Bovo: “Il ruolo dell’igiene ambientale nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza non è generico e assoluto”, spiega, “ma assume caratteri peculiari in base alle caratteristiche del paziente, all’infezione, del reparto dove il paziente è ricoverato (terapia intensiva, medicina, chirurgia, pediatria, ecc.). Poiché i servizi di igiene e pulizia ambientale sono in appalto a ditte esterne, quanto appena affermato deve essere incardinato nel tema sempre più pressante dell’oculatezza nell’uso delle risorse economiche. Per questo la pulizia dell’ambiente non può prevedere interventi generici, diffusi e di eguale importanza per tutti i locali, ma deve tenere conto della tipologia di pazienti che vi soggiornano, delle patologie di cui questi sono affetti o delle terapie a cui vengono sottoposti o ancora delle manovre medico assistenziali
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che vengono effettuate all’interno di in questi locali. E’ evidente, pertanto, che la pulizia di una sala operatoria o di una terapia intensiva è effettuata con tempi, frequenze, modalità e prodotti diversi rispetto alla pulizia dell’atrio o di un ambulatorio e che la postazione assistenziale occupata da un paziente infetto (Clostridium, Klebsiella, ecc.) viene adeguatamente ricondizionata prima di essere occupata da altro paziente. A questo riguardo va precisato che l’Azienda si è dotata di apposite procedure che guidano gli operatori nella scelta del tipo di pulizia da chiedere in ragione della patologia infettiva di cui il paziente è affetto. In modo più generale, sono di solito i capitolati d’appalto che, se adeguatamente costruiti e controllati nella loro esecuzione, sono garanzia di pulizia e igiene. La Direzione Aziendale tiene sotto controllo, attraverso le Funzioni dedicate, tutti i vari passaggi: dalla scelta del prodotto per l’esecuzione della pulizia – un semplice detergente piuttosto che un detergente / disinfettante – fino alla frequenza di esecuzione dei passaggi di pulizia o alle modalità con cui l’operatore della ditta effettua l’intervento. Infine è senz’altro vero che la pulizia dell’ambiente concorre a formulare il giudizio che i pazienti hanno dell’ospedale e per noi tale valutazione è particolarmente importante. Osserviamo la soddisfazione dell’utenza attraverso l’analisi di questionari somministrati ai pazienti e prestiamo attenzione alle singole segnalazioni che arrivano dall’Ufficio Rapporti con il Pubblico. Inoltre, c’è da tenere presente che vengono effettuate regolari verifiche
sulle prestazioni erogate dalle ditte che hanno in appalto il servizio di pulizia”. Questa riflessione vale a maggior ragione per il Polo Chirurgico Confortini, ospedale nella città e città nell’ospedale, con attività collaterali – negozi, attività culturali, mostre fotografiche o a tema – e un flusso di migliaia di persone al giorno tra pazienti, famigliari e operatori. La programmazione degli interventi di pulizia deve tenerne conto, ma anche la progettazione dell’edificio ha considerato prioritaria l’esigenza di igiene e sanificazione. In effetti tutti gli ambienti del Polo Confortini, dal meno critico al più critico, dal meno calpestato al più frequentato, sono stati costruiti con materiali lavabili e disinfettabili. “Ciò aiuta molto”, spiega la dottoressa Bovo, “quando si debba provvedere alla sanificazione ambientale. L’assenza di ostacoli alla pulizia è senza dubbio un primo ottimo risultato. Tutte le strutture ad alto rischio sono concentrate in zone specifiche ed hanno accesso limitato e controllato (SO, Rianimazioni, radiologie interventistiche). Ciò fa sì che queste aree meno accessibili siano anche più protette dal punto di vista igienico rispetto alle aree comuni o alle aree ad elevato calpestio. È da sottolineare che “lo sporco” nelle aree ad accesso limitato ha caratteristiche diverse dalle aree comuni. Nelle TI o nelle SO “lo sporco” è direttamente proporzionale, sia per quantità che per caratteristica, alla tipologia di paziente ivi trattato, oppure alle manovre qui effettuate. Va da sé che anche le manovre igienico sanitarie a garanzia dell’igiene ambientale hanno
entrata operandi; zona filtro personale addetto; zona preparazione utenti; zona risveglio utenti; deposito presidi e strumentario chirurgico; deposito materiale sporco, ecc.? “In questo tipo di locali particolare attenzione è stata posta nel reperimento dei materiali più idonei in relazione alla funzione svolta dal locale stesso cui sono destinati”. Sono stati progettati percorsi differenziati interni per sporco e pulito? E per il deposito del materiale sporco? “Certo, i percorsi verticali ed orizzontali in generale sono stati studiati specificatamente. In particolare quelli del pulito e dello sporco. Ascensori dedicati ne permettono la separazione. Per le sale operatorie si è ritenuto inoltre di procedurare anche tutte le operazioni di raccolta e smaltimento dello sporco in relazione all’attività specifica di sala e in relazione a tutta l’attività del gruppo. I depositi su detti percorsi sono sempre stati individuati in modo coerente”.
in queste aree modalità di svolgimento, tempi e frequenze diversi rispetto alle altre aree dell’Ospedale. Nel precedente modello architettonico in ogni padiglione erano presenti degenze, sale operatorie, aree di sterilizzazione, studi medici, aree comuni e via dicendo con conseguente difficile distinzione tra aree ad alta, media o bassa necessità di pulizia. Nel nuovo Polo Confortini, invece, la struttura per intensità di cura consente una più puntuale gradazione di rischio – e quindi della gradazione di necessità di pulire. Tutte le sale operatorie sono in un solo piano dell’ospedale, tutte le TI si trovano in area dedicata; le degenze sono separate dagli studi medici o dalle aree di attesa, o dalle aree ad alto calpestio. Ciò fa sì che gli interventi di pulizia siano senza dubbio facilitati, mirati e standardizzati in modo da ottenere in ambienti simili livelli di pulizia identici”. A suo parere, a distanza di qualche anno dall’avvio di questa nuova struttura, si può già fare un confronto rispetto al passato, quando essa non esisteva, in termini di qualità sia delle prestazioni che dei servizi? “In merito alla qualità delle prestazioni erogate, si è notato un netto miglioramento delle modalità di erogazione che risultano più moderne e più vicina all’utente. Ciò ha modificato anche la qualità dei servizi per cui il processo assistenziale risulta più lineare, l’erogazione delle cure maggiormente efficiente. Come affermato in precedenza l’ambiente e, più in particolare, l’igiene ambientale, non hanno un valore assoluto sull’insorgenza delle infezioni complicanti l’assistenza
(ICA) mentre molto più significativi sono i comportamenti e l’adozione di pratiche allineate alle linee guida (LG) nazionali ed internazionali. È però innegabile che l’ambiente nuovo, più facilmente lavabile, studiato per essere meno sporcabile, facilita senza dubbio l’approccio al tema delle pulizie”. Attualmente come sono organizzati i servizi di pulizia dei locali del Polo Confortini? In che modo effettuate i controlli al fine di conseguire il miglioramento continuo dei servizi erogati? “Non c’è alcuna differenza nelle modalità di organizzazione o esecuzione dei servizi di pulizie, tra il Polo Confortini e gli altri presidi/padiglioni ospedalieri (Padiglione Geriatrico, Padiglione Alessandri e Pia Balconi dell’Ospedale di Borgo Trento, Ospedale di Borgo Roma) dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata. Il modello a cui si fa riferimento è quello del contratto di risultato dove i locali sono divisi in aree in base alla necessità di proteggere il paziente, la manovra in esecuzione oppure l’operatore. I controlli vengono effettuati in due diverse modalità: innanzitutto il controllo di risultato, attuato attraverso momenti strutturati con schede e campionature condivise con la ditta, con strumentazione e regole atte ad oggettivare il risultato del controllo. Detto controllo accerta che sia mantenuto il livello qualitativo definito dal contratto per il singolo ambiente/ locale verificato. Vi è poi il controllo che verifica le modalità di esecuzione delle pulizie (come agisce l’operatore, quali prodotti utilizza, il rispetto della sequenza nella pulizia dei locali, ecc.).
Noi diamo molta importanza all’utenza che, anche nei controlli, ha un ruolo attivo. A disposizione dei pazienti ci sono apposite schede di segnalazione che vengono poi gestite dall’Ufficio Rapporti con il Pubblico. Queste segnalazioni sono per noi guida rispetto al monitoraggio di un’area oppure alla frequenza di controllo di alcuni locali”. Qual è il suo personale parere circa l’importanza di una progettazione ospedaliera che tenga conto, tra gli altri fattori e le indicazioni e i criteri guida obbligatori, anche della necessità di facilitare al massimo la pulizia, igiene, sanificazione e sterilizzazione dei locali? Ha qualche esperienza da riportare, al riguardo? “Evidentemente una progettazione ospedaliera che consenta una facile pulizia dei locali è sostanziale. Ciò soprattutto perché strutture ad elevatissima specializzazione come il Polo Confortini – ma così per tutta l’AOUI di Verona – necessitano di un continuo presidio. Si tenga presente che oltre alle già citate sale operatorie, alle terapie intensive, in Azienda si trovano anche aree particolarissime: il centro trapianti dell’Ematologia, il centro trapianti d’organo (cuore, polmone, fegato) dove sono trattati pazienti con difese immunitarie ridotte o assenti; ma troviamo anche aree laboratoristiche o produttive (camere bianche, cellfactory) dove i protocolli di pulizia sono rigidissimi, controllati, in linea con le più recenti norme internazionali. A riguardo la corretta progettazione degli ambienti in parola - ma anche delle aree limitrofe – facilita notevolmente il mantenimento di un ambiente consono alla mission”.
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sanità
Margherita Venturini
PROCEDURE DI SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE AMBIENTALE DOPO UNA COLONIZZAZIONE/INFEZIONE DA MICRORGANISMI MULTIRESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI (MDRO) Un’interessante intervista ci svela quali procedure vanno realizzate in caso di particolari tipi di infezioni ospedaliere
A di Monica Romano
Abbiamo incontrato la dottoressa Margherita Venturini, Coordinatore infermieristico facente funzioni del Centro Trapianto Midollo Osseo della Clinica Ematologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Udine, per parlare della rilevante problematica della colonizzazione/infezione da microrganismi multiresistenti agli antibiotici (MDRO) e di come effettuare, nello specifico, la disinfezione e la pulizia delle stanze contaminate da MDRO. Possiamo spiegare nel dettaglio cosa sono i MDRO-MultiDrugResistantOrganisms e come si trasmettono? “I microrganismi multiresistenti agli antibiotici (MDROMultiDrugResistantOrganisms) sono microrganismi, prevalentemente batteri, resistenti ad una o più classi di antibiotici. Tra i microrganismi multiresistenti ricordiamo lo Stafilococcus aureus meticillinoresistente (MRSA), l’Enterococco vancomicinoresistente (VRE), bacilli gram negativi multiresistenti tra cui gli ESBLs (ovvero i produttori di beta-lattamasi a spettro esteso). Questi microrganismi si trasmettono, principalmente, da persona a persona attraverso le mani degli operatori sanitari che possono entrare in contatto con i microrganismi stessi durante i processi assistenziali o attraverso il contatto con superfici ambientali che 34
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circondano i pazienti. Di conseguenza, la gestione dei pazienti con positività a un MDRO - che sono ricoverati in una struttura ospedaliera - necessita l’adozione di specifici comportamenti assistenziali”.
Quali sono le principaili misure da adottare per prevenire la loro diffusione e quali le linee-guida per la pulizia delle stanze di degenza? “Le misure adottate hanno lo scopo di prevenire la diffusione dei patogeni stessi fra i pazienti ricoverati e, di conseguenza, il diffondersi di infezioni e l’incidenza di outcome gravi tra cui la mortalità e un aumento della durata della degenza e dei costi associati. I pazienti che sono a maggior rischio di colonizzazione e infezione da MDRO sono i pazienti che presentano condizioni cliniche severe, i pazienti in terapia intensiva e gli immunodepressi. L’utilizzo di specifiche precauzioni risulta, quindi, fondamentale soprattutto in pazienti immunocompromessi, come i pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche (TCSE). Il paziente sottoposto a TCSE, infatti, è un paziente ‘delicato’ che necessita di una serie di pratiche atte a proteggerlo dalle infezioni: dall’isolamento protettivo in stanza singola alla restrizione nell’ingresso dei visitatori nella stanza fino all’attenta pulizia della stanza stessa (Tomblyn M. et al., 2009). Le linee-guida per la prevenzione delle infezioni nel paziente sottoposto a TCSE (Tomblyn M. et al.,
Margherita Venturini
2009) raccomandano la pulizia dei Centri Trapianti di cellule staminali almeno una volta al giorno, con particolare attenzione al controllo della polvere. Ogni superficie orizzontale dovrebbe essere pulita con panni imbevuti con un disinfettante ospedaliero. Nel caso di pazienti sottoposti a TCSE con colonizzazione/ infezione da MDRO, il livello di attenzione deve crescere necessariamente e i possibili interventi da mettere in atto sono diversi come riportato dal Consensus Statement in seguito ad una Consensus Conference convocata dalla Commissione Infezioni del Gruppo Italiano Trapianti Midollo Osseo (GITMO). I principali interventi sono: l’informazione e la formazione del personale ma anche di tutte le persone che hanno accesso alle stanze (consulenti, addetti alle pulizie, visitatori) in merito alle precauzioni da contatto che bisogna adottare; un’accurata igiene delle mani, la necessità di utilizzare stanze singole con servizi igienici dedicati per i pazienti infetti o colonizzati, l’adozione dell’isolamento per coorte, la presenza di un infermiere che si dedichi solo ai pazienti con infezione/ colonizzazione di MDRO (staff cohorting) e una attenta pulizia e disinfezione delle camere di degenza (Girmenia C. et al., 2015)”.
quello di realizzare, nei prossimi mesi, una survey che vada ad indagare quali siano le procedure di disinfezione ordinaria delle stanze di degenza più diffusamente adottate nei vari Centri Trapianti di midollo osseo italiani (impiego e tipologia di disinfettanti, modalità di pulizia e sanificazione…) e, successivamente, fornire delle indicazioni su quelle che sono le raccomandazioni presenti in letteratura sulla sanificazione e sulla disinfezione delle stanze in caso di MDRO, integrandole con la pratica in un’ottica di Evidence Based Practice. Allo stesso tempo, nelle strategie di lotta alle infezioni correlate all’assistenza, si ritiene essenziale avviare un’attenta opera di educazione e formazione dedicata anche al personale addetto agli interventi di pulizia e disinfezione ordinaria e straordinaria, a cui non di rado non si indirizza la dovuta attenzione. Considerando gli allarmanti dati epidemiologici relativi alla diffusione dei MDRO nelle Unità Operative di Ematologia e Trapianti di Midollo Osseo, occorre pertanto un rapido cambio di rotta con un approccio globale alla problematica - capace di introdurre concreti cambiamenti non solo nella pratica clinica ma anche in tutte le attività di supporto ugualmente impattanti sulla qualità delle cure”. Data la rilevante problematica, è previsto a breve un workshop di discussione per la risoluzione della diffusione dei MDRO nelle Unità Operative di Ematologia e Trapianti di Midollo Osseo? “La prevenzione delle infezioni, correlate all’assistenza, è stato uno dei temi in discussione nel Workshop GITMO tenutosi il 19 e 20 Novembre scorsi all’Istituto San Raffaele di Milano, dove sono stati presentati i principali progetti di ricerca in corso e quelli da avviare nei prossimi anni”.
Come effettuate, nello specifico, la disinfezione e la pulizia delle stanze contaminate da MDRO? “Questo è il quesito che si è posto il gruppo infermieristico del GITMO. L’obiettivo del gruppo è Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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Certi Macchine / di Massimo Granchi, Christian Trinastich ficazio ne L’arresto di emergenza rappresenta una delle possibili modalità di arresto di una macchina. In accordo a quanto indicato dalla Direttiva Macchine, l’arresto di emergenza non è sempre obbligatorio: tuttavia, quando previsto, deve soddisfare specifici requisiti di progettazione. La nuova edizione della norma UNI EN ISO 13850: 2015 specifica i principi di progettazione dell’arresto di emergenza indipendentemente dal tipo di energia usata (elettrica, pneumatica oppure idraulica) e, come tale, rappresenta lo stato dell’arte attualmente applicabile. Questa norma introduce alcune novità rispetto alla edizione precedente, raccogliendo e facendo propri alcuni concetti già presenti in altre norme tecniche armonizzate alla Direttiva Macchine 2006/42/CE
emerg N
ARRESTO DI
DELLE MACCHINE: LA NUOVA NORMA UNI EN el Novembre 2015 è stata pubblicata la nuova edizione della norma UNI EN ISO 13850: 2015 relativa ai principi di progettazione della funzione di arresto di emergenza. Questa norma sostituisce la precedente edizione del 2008 e introduce, analizzandoli più nel dettaglio, alcuni concetti già presenti in altre norme legate alla sicurezza delle macchine industriali. La nuova edizione non è ancora stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea pertanto, tecnicamente, è ancora applicabile la precedente edizione del 2008, tuttavia è bene analizzare quali siano le novità introdotte dalla norma e che garantiranno la presunzione di conformità al requisito essenziale di sicurezza 1.2.4.3 della Direttiva Macchine 2006/42/CE nel momento in cui questa nuova edizione sarà pubblicata.
Contenuti generali
L’arresto di emergenza di una macchina, come detto, è oggetto del requisito 1.2.4.3 dell’Allegato I del D. Lgs. 17/2010, recepimento italiano della Direttiva Macchine 2006/42/CE. Secondo questo requisito “la macchina deve essere munita di uno o più dispositivi di arresto di emergenza, che consentano di evitare situazioni di pericolo che rischino di prodursi nell’imminenza o che si stiano producendo”. Le uniche macchine ad essere escluse da questo obbligo sono: • “le macchine per le quali il dispositivo di arresto di 36
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emergenza non può ridurre il rischio, perché non riduce il tempo per ottenere l’arresto normale oppure perché non permette di prendere le misure specifiche che il rischio richiede; • le macchine portatili tenute e/o condotte a mano”. Questi concetti sono contenuti anche nella norma UNI EN ISO 13850: 2015 dove, infatti, viene specificato che il contenuto della norma non è applicabile nei due casi sopra indicati in cui l’obbligo dell’arresto di emergenza non sussiste. In tutti gli altri casi, la macchina deve essere realizzata con la funzione di arresto di emergenza per la progettazione della quale è necessario riferirsi ai contenuti della norma tecnica qui analizzata, in modo da avere la presunzione di conformità. Lo scopo della funzione di arresto di emergenza vuole essere quello di evitare che si possano generare situazioni pericolose (presenti o imminenti) dovute al comportamento degli operatori o dovute ad un inaspettato evento pericoloso sulla macchina. La funzione di arresto di emergenza deve essere sempre disponibile e operativa a prescindere dalla modalità di funzionamento della macchina e deve essere attuata da una singola azione umana (pressione di un pulsante a fungo, attraversamento di una barriera di protezione, tiro di una corda di sicurezza, ecc.). Evidentemente, l’arresto di emergenza su una macchina non può comportare la creazione di ulteriori situazioni di pericolo precedentemente non presenti. Quindi, è necessario che durante la progettazione di tale modalità di arresto si
Aspetti da considerare per gli impianti complessi
● layout dell’impianto e dunque possibilità di vedere l’area interessata dall’arresto di emergenza dal punto di comando; ● possibilità di riconoscere situazioni pericolose legate, per esempio, alla scarsa visibilità, al rumore, ecc.; ● processo produttivo: in alcuni casi un arresto di emergenza di tutto l’impianto potrebbe comportare fermi macchina onerosi, da qui la necessità di poter prevedere arresti di emergenza “localizzati”; ● l’esposizione prevedibile ai pericoli: in funzione delle preventivate attività operative previste sull’impianto, l’arresto di emergenza di tutto l’impianto potrebbe comportare pericoli supplementari all’operatore (per esempio, lo spegnimento del
sistema di ventilazione in un forno di un impianto tessile potrebbe comportare il pericolo di incendio del prodotto ancora all’interno del forno). I concetti qui presentati, presenti già nella norma UNI EN ISO 11161: 2010 - “Sicurezza del macchinario - Sistemi di fabbricazione integrati Requisiti di base”, vengono qui ripresi e decisamente ampliati. Infatti, la nuova norma UNI EN ISO 13850: 2015 riporta quali sono i requisiti di base che è necessario verificare affinché si possa realizzare un impianto dove siano configurati arresti di emergenza localizzati a parti di esso: ● ogni arresto di emergenza localizzato ad una certa area di un intero impianto deve essere chiaramente identificabile: all’interno
delle istruzioni per l’uso (tramite specifica identificazione, anche grafica, delle aree in cui è diviso l’impianto per quanto concerne l’arresto di emergenza), tramite etichette poste in corrispondenza degli attuatori sulla macchina, mediante idoneo posizionamento degli attuatori da cui viene comandato l’arresto di emergenza, ecc.; ● l’arresto di emergenza di un’area dell’impianto non deve causare pericoli supplementari nelle restanti aree dell’impianto né aumentare i rischi correlati alle situazioni pericolose già presenti; ● l’arresto di emergenza di un’area dell’impianto non deve causare l’arresto di emergenza di altre aree dell’impianto.
enza ISO 13850: 2015
considerino tutti quei potenziali pericoli che si potrebbero generare conseguentemente ad un arresto di emergenza della macchina: per esempio, nel caso di macchina al cui interno è possibile la presenza di operatori, è necessario valutare il pericolo di intrappolamento conseguente all’impossibilità - per l’operatore all’interno - di aprire gli sportelli interbloccati con macchina ferma in emergenza; parimenti è importante valutare il tempo di arresto degli organi mobili e, dunque, valutare se implementare un arresto di Categoria 0 (arresto incontrollato: si sgancia immediatamente alimentazione ai motori e gli elementi mobili si arrestano per inerzia) oppure un arresto di Categoria 1 (arresto controllato: si mandano in frenata in motori e successivamente si taglia alimentazione). In ogni caso, la condizione di arresto di emergenza deve sempre essere mantenuta da un blocco del dispositivo di arresto di emergenza sino ad un suo sblocco. Lo sbloccaggio di quest’ultimo può avvenire soltanto mediante un’apposita manovra manuale dell’operatore (per esempio, ruotando il pulsante come indicato sul pulsante stesso) e non deve riavviare la macchina, ma soltanto autorizzarne la rimessa in funzione. In definitiva, lo sbloccaggio del dispositivo di arresto di emergenza deve essere sempre il risultato di una specifica azione dell’operatore.
Impianti complessi
Nel caso di impianti complessi, costituiti da più macchine collegate e integrate tra loro, la funzione di arresto di Pulizia industriale e sanificazione | FEBBRAIO 2016
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vertito].pdf
Certi Macchine / ficazio ne emergenza deve essere analizzata prendendo in considerazione diversi aspetti e partendo dal presupposto che, in impianti di questo tipo, potrebbe non essere necessario un unico arresto di emergenza dell’intero impianto; anzi, in alcuni casi potrebbe comportare situazioni pericolose supplementari. Infatti, per alcune configurazioni è necessario prevedere più arresti di emergenza, ognuno relativo ad una specifica area (o numero di macchine) dell’impianto.
Affidabilità del sistema legato all’arresto di emergenza
Le parti del sistema di comando legate alla funzione di arresto di emergenza devono soddisfare quanto richiesto dalla norma specifica UNI EN ISO 13849-1: 2008. In particolare, nella determinazione del livello di prestazioni 1 19/07/13 10.35 richiesto dal sistema, PLr, è necessario considerare lo scopo della funzione di arresto di emergenza, vale a dire quali situazioni pericolose della macchina l’arresto di emergenza vuole interrompere; tuttavia, la norma UNI EN ISO 13850: 2015 riporta che il minimo livello di prestazioni ammissibile in tal caso è pari a PLr c. A tal proposito è bene ricordare che l’equipaggiamento elettrico delle parti del sistema di comando legate alla funzione di arresto di emergenza deve soddisfare le parti
pertinenti della norma CEI EN 60204-1: 2006. Parimenti, l’equipaggiamento pneumatico delle parti del sistema di comando legate alla funzione di arresto di emergenza deve essere conforme alla norma UNI EN ISO 4414: 2012 così come l’equipaggiamento idraulico deve rispondere ai contenuti della norma UNI EN ISO 4413: 2012.
Conclusioni
L’analisi del contenuto del requisito 1.2.4.3 dell’Allegato I del D. Lgs. 17/2010 relativo alla funzione di arresto di emergenza mette in evidenza come questa modalità di arresto non è sempre obbligatoria. In particolare l’eventuale necessità di prevedere un arresto di emergenza deve emergere dalla valutazione dei rischi che il fabbricante è tenuto ad effettuare sulla macchina nell’ambito del processo di certificazione che porta alla marcatura CE. Qualora, in particolare, l’arresto di emergenza non fosse in grado di migliorare la condizione di sicurezza dell’operatore rispetto ad un arresto normale (comunque sempre obbligatorio), esso non sarebbe obbligatorio. Diversamente è bene valutare il contenuto del requisito 1.2.4.3 e riferirsi alle indicazioni tecniche della norma UNI EN ISO 13850: 2015 che permetterà, quando pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea (circa intorno alla metà del 2016), di garantire la presunzione di conformità alle richieste del requisito indicato.
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Event Marketing / di Monica Romano
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volte è necessario uscire fuori dagli schemi per farsi ricordare. Pensiamo ai video virali che generano milioni di visualizzazioni e fanno il giro di tutti i social network, alle campagne pubblicitarie irriverenti che hanno fatto discutere oppure agli spot televisivi dalle immagini più assurde. Chi ha detto che per i prodotti per la pulizia della casa non si possa creare qualcosa fuori dagli schemi, qualcosa di memorabile? Ebbene l’event marketing ci viene in aiuto. Grazie allo sviluppo delle piattaforme digitali e social ora disponibili, gli eventi “viso a viso” hanno assunto una vasta importanza. Si assiste ad una forte relazione tra i diversi mezzi di comunicazione e gli uni sostengono gli altri, quasi senza poterne più fare a meno. L’event marketing o marketing degli eventi si fonda sulla creatività, è costruito sull’esperienza ed è progettato per coinvolgere. Molte aziende vedono l’event marketing come parte integrante della propria strategia di marketing perché è uno strumento modulare, multimediale, ad alta comunicabilità, “caldo”, interattivo e duttile. Quando un evento funziona veramente, le tradizionali barriere di marketing e la comunicazione online cadono. Infatti, non c’è cosa più potente della costruzione della relazione. Le idee creative resistono dopo l’evento generando condivisione sui social, una forte presenza digitale, un imponente passaparola e, infine, una lunga fedeltà del cliente. Coinvolgere il cliente in un avvenimento illumina la sua curiosità per prodotti e servizi, soddisfa il suo desiderio di essere “perso” nel momento: è di fondamentale importanza riuscire ad
Marke ting
immergere il cliente interamente nel prodotto facendo appello ai suoi cinque sensi. Il risultato è la creazione di una memorabile ed emozionante connessione tra il cliente e il marchio, generando fidelizzazione ed influenza sulla decisione di acquisto. Non importa quanto è grande l’evento, realizzare un evento creativo segue lo stesso “filo rosso”: creare valore per gli spettatori in modo personale, particolare, partecipativo ed “immersivo” fino a creare fans e non solo clienti.
Perché l’evento è così richiesto e amato?
Innanzitutto, si svolge dal vivo e vi è la presenza fisica di chi lo promuove e di chi vi assiste creando una forte relazione di fiducia, simpatia ed empatia. L’azienda non è più solo un prodotto, un marchio e un sito ma ha un volto umano. I clienti diventano pubblico partecipativo e reale. Nella mente del cliente rimane un ricordo forte e duraturo legato all’evento, un ricordo gioioso e coinvolgente. Uscire dalla massa, fare qualche cosa che stupisce: questa è la chiave della differenziazione in un mercato affollato dai competitors e “bombardato” da messaggi pubblicitari standardizzati. Le caratteristiche del successo degli eventi: interattività, contatto diretto, comunicazione one-to-one, alto coinvolgimento emotivo. Tuttavia un evento, per avere successo ed essere ricordato positivamente, deve avere le seguenti caratteristiche: rilevanza - l’evento deve essere percepito come coinvolgente e fortemente rilevante, proprio perché il consumatore è personalmente coinvolto nel suo esito; coinvolgimento - reali e tangibili, gli eventi devono far in modo che il cliente si senta attore principale dell’evento stesso: possiamo instaurare un rapporto one-to-one con i clienti, spiegare in maniera dettagliata il prodotto e insegnare loro ad usarlo con il risultato di un contatto interattivo di alta qualità; comunicazione implicita - nulla di plateale, anzi, gli eventi sono uno strumento di comunicazione “sottile” e indiretto. La finalità è sempre la vendita passando per il rinforzo dell’immagine, ma tutto questo non è mai “denunciato” apertamente. Così, il cliente si sente libero di partecipare senza sentire la pressione dell’acquisto. Ma ci può essere creatività nel mondo del cleaning? Certamente sì: si può fare, basta guardare in
Va in scena il tuo PRODOTTO
Quanto conta il coinvolgimento di un cliente in un evento? Scopriamolo in questo interessante articolo
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Marke ting
Event Marketing / modo “ironico” il prodotto evidenziando chiaramente le sue qualità. Un esempio geniale arriva direttamente dagli USA: sto parlando dell’event marketing creato dall’azienda produttrice di detersivi per la pulizia della casa, Mrs. Meyer’s, che ha trasformato la famosa fontana di Piazza Ghirardelli a San Francisco in un enorme lavabo da cucina contenente giganteschi utensili per la pulizia, stoviglie da lavare e palloncini trasparenti. Questi ultimi erano l’anello di congiunzione tra l’event marketing ed il prodotto. I palloncini
Quando un evento funziona veramente, le tradizionali barriere di marketing e la comunicazione online “cadono” di graziosi regali, bevande e passerella di personaggi VIP. Gli appuntamenti a tema inerente la pulizia della casa scandivano poi la giornata.
Le fasi dell’evento
contenevano, infatti, dei campioni omaggio dei prodotti Mrs. Meyer’s. Inoltre, l’azienda ha aggiunto un elemento di “charity” (beneficienza) e per ogni palloncino raccolto venivano donati 2 dollari alla San Francisco Clean City Coalition. Un successo: centinaia di persone incuriosite da quelle strane sculture e da quei coreografici palloncini trasparenti che attiravano in un gioco divertente: il far scoppiare il palloncino per trovare la sorpresa. Così il cliente è entrato immediatamente in contatto con il prodotto portando con sé un forte ricordo e un’esperienza positiva. Rimanendo in Italia, Nuncas ha dato un valore estetico ai suoi prodotti per la “bellezza” della casa. Per l’inaugurazione del nuovo flagship store, Nuncas ha organizzato un party per mettere in mostra i suoi prodotti. Affascinante, spiritoso e creativo - sullo stile anni ’50 - la formula dell’event marketing si è arricchita 40
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Ovviamente gli esempi citati sono il frutto di una realtà piuttosto articolata, che prevede normalmente un processo in più fasi. Negli eventi di maggior e duraturo successo, si possono evidenziare le seguenti fasi di lavoro: Event idea - durante la quale si elabora l’idea e si assottigliano le diverse ipotesi, fino a quella definitiva; Service concept - si procede all’elaborazione del format evidenziandone le caratteristiche. Si deve curare sia la prestazione primaria (tipo di attività ed eccellenza dei protagonisti), ma anche le prestazioni secondarie e ausiliarie (a partire dalla data e dal luogo per arrivare alla sicurezza, ai collegamenti, ai servizi di ristoro, ecc.); Economic analysis - durante la quale si valuta il progetto rispetto a criteri economici e finanziari; Fattibilità - un progetto, per quanto bello e creativo, deve essere poi realizzabile con gli strumenti e le possibilità a disposizione dell’azienda; Business plan & Organization - si passa all’elaborazione del Business Plan, che funge da guida alla realizzazione e si conclude con l’organizzazione di tutti gli elementi materiali e con la gestione di tutte le figure attive nel progetto; Esecuzione - questa è la fase della realizzazione del progetto, durante la quale si instaura il contatto con il cliente; Consuntivazione - si effettua un’analisi economica e finanziaria delle reali spese; Valutazione - si apre un capitolo che può durare mesi o anni. L’event marketing può trasformarsi in una vendita ma la sua forza sta nel far parlare il cliente positivamente dei prodotti e dell’azienda, creando un’immagine positiva e di fiducia. Chi ha avuto un’esperienza positiva lo dirà ai suoi amici o dirà loro di vedere il video messo in Rete, andando a creare un enorme social-media event intorno all’evento stesso.
Perché funziona?
Le persone partecipano all’evento perché amano fare cose nuove e, pertanto, l’azienda dà loro ciò che desiderano. Inoltre vogliono condividere con i loro amici qualcosa di divertente, alla moda, fuori dal comune, spiritoso, da ricordare. E l’azienda? Entra direttamente in contatto con il cliente, ma con un aspetto piacevole, facendo a volte dimenticare il prezzo.
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TREND POSITIVO PER LE LAVASCIUGAPAVIMENTI: LE AZIENDE GUARDANO A UN FUTURO RICCO DI ASPETTATIVE
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Lavasciugapavimenti / di Maurizio Pedrini
Il check up di questa privilegiata nicchia del professional cleaning rivela un mercato stabile o lievemente in crescita nel fatturato e nei valori complessivi
C’è una mission fondamentale nella realizzazione delle lavasciugapavimenti del nuovo millennio: a prescindere che si tratti di uomo a terra o a bordo, i nuovi modelli hanno precise coordinate di progettazione. Velocità ed efficacia ma soprattutto facilità di utilizzo, ovvero la possibilità di semplificare e ridurre al massimo le necessità di addestrare gli operatori - pur operando con la massima sicurezza e attenzione all’ergonomia dei comandi - sono gli imperativi categorici da concretizzare. Innovazione di prodotto, ricerca di soluzioni customizzate e di servizi d’assistenza al cliente - sempre più tempestivi e mirati - sono altri aspetti comuni che caratterizzano lo sforzo dei fabbricanti, impegnati a mettere a punto proposte sempre più efficaci per ridurre ulteriormente i consumi di acqua, detergente ed energia. Il costante sforzo di ricerca e applicazione di nuove tecnologie si evidenzia
pure a vantaggio della cosiddetta sostenibilità ambientale, con la messa a punto di avanzati sistemi atti a ridurre ulteriormente i consumi di acqua, di detergente e di energia. Non ultima, cresce l’attenzione verso le “nuove frontiere” rappresentate dai sistemi di geolocalizzazione, con controllo e antifurto satellitare, che forniscono notifiche in tempo reale agli operatori tramite PC o smartphone. Cerchiamo di fare il punto sull’andamento di questa privilegiata nicchia del professional cleaning raccogliendo direttamente le opinioni delle aziende. La prima domanda che abbiamo posto è la seguente: come considerate lo stato di salute del mercato delle lavasciuga pavimenti? “Il mercato delle lavasciuga”, risponde Mauro Liffredo, product manager professional di Kärcher, “gode di ottima salute ed è in espansione. Anche durante la crisi tale segmento aveva mostrato reattività interessante ed oggi è indubbiamente in crescita”. Gli fa eco Stefano Conzatti, responsabile vendite Italia di Lindhaus, che afferma: “L’interesse e le conseguenti richieste sono costanti e in graduale crescita, segno che c’è sempre maggiore consapevolezza da parte dell’utenza dell’importanza di elevare gli standard qualitativi di pulizia degli ambienti, dotandosi di sistemi meccanizzati che sappiano coniugare efficacia del risultato con semplicità d’uso e risparmio di tempo e di denaro, considerati i consumi notevolmente ridotti di acqua e soluzione chimica rispetto ai classici sistemi manuali”. Conferma la valutazione positiva del momento anche Daniele Sambati, direttore vendite di RCM:
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Lavasciugapavimenti / “In generale direi che quello delle lavasciuga pavimenti è un mercato decisamente in salute, stabile o leggermente in crescita nei suo valori complessivi”, afferma convinto. “Il mercato delle lavasciuga pavimenti”, interviene Massimo Moro, marketing department di TSM, “è difficile da interpretare, anche se ritengo che si sia sostanzialmente stabilizzato, dopo aver sicuramente sofferto della flessione economica mondiale. I macro numeri di settore risultano inferiori a un tempo, dato che il rallentamento dei Paesi industrializzati non è stato completamente assorbito dalla crescita dei Paesi in via di sviluppo”. “Quello della lavasciuga pavimenti”, afferma Giancarlo Ruffo, amministratore delegato di Comac, “è un mercato che gode di buona salute, destinato a svilupparsi, che nel 2015 ha fatto registrare significativi indici di crescita. Il dato è significativo, considerando che in questo ambito produttivo si concentrano molti sforzi e investimenti da parte delle aziende del settore che, come la nostra, hanno continuato a investire in ricerca e innovazione tecnologica anche in tempi di crisi economica”. Si consolida - quindi - la richiesta emergente del mercato verso le lavasciuga pavimenti con operatore a bordo, compatte e funzionali, con le stesse dimensioni delle uomo a terra? “Sembra di sì”, risponde Sambati. “In effetti, la domanda è in crescita e riguarda proprio le lavasciuga con operatore a bordo, di contenute dimensioni e pista di lavaggio media”. “Le uomo a terra”, precisa Liffredo, “compongono, se non altro, gran parte della domanda: il settore più attivo è infatti quello dell’Horeca, che richiede soluzioni compatte e versatili per interventi su medie superfici. In crescita anche la domanda proveniente dai target user Sanità, Automotive ed Industria: due settori decisamente strategici”. “Direi”, interviene Ruffo, “che il trend della domanda va anche in questa direzione, ormai da qualche anno, perché le lavasciuga pavimenti con operatore a bordo, di misure contenute, sono assai richieste. C’è però da tenere presente che l’esigenza di una simile tipologia di macchine è ancora prevalentemente concentrata sulle uomo a terra, specialmente su quelle di piccole dimensioni. Tale fenomeno è in costante espansione, anche per effetto del peso maggiore assunto negli ultimi anni dall’Horeca”. Com’è andato il 2015 per la vostra azienda sul mercato interno, su quello europeo e sui mercati internazionali? “Kärcher”, precisa Liffredo, “opera in Italia da una posizione di vertice anche in questo segmento. Le nostre lavasciuga, praticamente, vengono utilizzate ovunque e sono sempre più richieste in Italia, anche grazie all’impegno e alla presenza sul territorio dei Kärcher
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Center, centri di competenza nel cleaning sempre al servizio degli operatori”. “Il mercato interno”, spiega Sambati, “ha segnato una crescita a due cifre, quello europeo è stato in crescita, anche se minore, rispetto a quello interno, mentre ci sono segnali non omogenei per i mercati esteri emergenti, in quanto alcuni sembrano segnare il passo ed altri accusano un leggero calo”. “Abbiamo sostanzialmente confermato”, precisa Conzatti, “il trend di crescita moderato in ambito interno ed extra CEE, nell’ordine del +5%, mentre abbiamo accolto con grande soddisfazione l’incremento del fatturato del mercato europeo, pari al +40%, che premia i grandi sforzi profusi in modo mirato in tale direzione come nostra priorità di sviluppo e aumento di quote di mercato. Ma una fetta sempre più sostanziosa è rappresentata dalle macro zone emergenti del Middle e Far East”. “Grazie all’export”, afferma Moro, “il 2015 si è concluso con un forte progresso delle vendite rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i diversi mercati, la nostra presenza in Italia, seppur registrando un miglioramento delle vendite, è rimasta sostanzialmente stazionaria. Nei mercati internazionali, invece, le nostre principali aree di crescita sono legate al Middle East e ai mercati indocinesi dove in alcuni Paesi non eravamo ancora presenti. Il Sudamerica rimane un mercato difficile, che ha sofferto maggiormente, per aver registrato rallentamenti nell’esportazione delle materie prime con la conseguente diminuzione degli investimenti generali colpendo anche il mercato del cleaning professionale”. “Per Comac”, interviene Ruffo, “il bilancio del 2015 è stato assai lusinghiero sia in termini di incremento di fatturato che di volumi di macchine prodotte. Il mercato italiano e internazionale ha confermato di apprezzare molto la qualità e l’affidabilità delle nostre lavasciuga pavimenti, così come gli ottimi servizi di assistenza offerti dal marchio Comac attraverso la propria rete distributiva. Per quanto ci riguarda, abbiamo consolidato le nostre posizioni di leadership commerciale sia sul fronte interno che su quello europeo. Notevoli soddisfazioni ci sono giunte anche dai Paesi arabi, dalla Cina e dalla stessa Russia nonostante il perdurare della crisi con l’Ucraina”. Quali potranno essere le aspettative e le tendenze per il
2016? “Anche se l’inizio del nuovo anno è partito in sordina”, risponde Moro, “l’attesa per i prossimi mesi è quella di indicatori di miglioramento, tanto nel mercato europeo che nei Paesi emergenti”. “Per il 2016”, interviene Conzatti, “l’obiettivo primario è, come sempre, quello di consolidare i risultati dell’anno precedente, attraverso la qualità dei prodotti e del servizio, aspetto fondamentale che ci assicura la fidelizzazione della clientela. Punteremo ad aumentare la presenza del nostro marchio nel mercato russo, grazie all’apertura di una nostra sede commerciale in loco, e apriremo maggiormente verso il continente australiano puntando sui nuovi rapporti di collaborazione avviati con un ramificato distributore locale”. “la tendenza”, interviene Liffredo, “ è quella di orientarsi verso macchine in grado di lavare con massima velocità ed efficacia, per consentire l’accesso al pubblico in breve tempo”. “Le aspettative per il mercato interno”, precisa Sambati, “sono di consolidare la crescita mentre è sempre difficile uniformare il resto del mondo. Le tendenze sembrano differenziarsi in due tracce differenti: prodotti economici e di bassa qualità da un lato e prodotti di maggior costo, ma di qualità elevata per impieghi gravosi e professionali, dall’altro”. “Credo senz’altro”, afferma Ruffo, “che le aspettative si concentrino su macchine lavasciuga pavimenti versatili, veloci, efficaci e di facile utilizzo, che possano essere usate al meglio, in modo facile e intuitivo, anche da operatori che non siano in possesso di specifiche competenze per la guida”. Quali sono le principali richieste di modelli nei diversi settori di vendita? “Il mercato delle lavasciuga pavimenti”, precisa Sambati, “è troppo vasto e polverizzato per poterlo riassumere in poche righe ma, se ci limitiamo ai canonici segmenti quali Industria, Imprese di Servizi/Pulizia, HoReCa e Pubblico, possiamo fare una prima associazione: prodotti semplici e affidabili, prodotti facili da usare ed estremamente affidabili, prodotti piccoli ed economici, prodotti piccoli e facili da usare”. “Inutile nascondere”, spiega Ruffo, “che il fattore-prezzo, almeno su alcuni mercati internazionali, la fa ancora da padrone. Però, anche se è difficile esprimere un giudizio globale, vi sono esigenze forti alle quali i nostri modelli
vanno incontro con grande attenzione. Mi riferisco, ad esempio, alla facilità di impiego, all’elevata autonomia di lavoro, all’assoluta affidabilità e, soprattutto, ad un funzionale e tempestivo servizio di assistenza”. “La richiesta verso i nostri battitappeto professionali”, precisa Conzatti, “è costante nell’ambito di un mercato di sostituzione; registriamo un sempre maggiore interesse verso le nostre lavasciuga ultracompatte per tutti quei piccoli ambienti ingombrati che vengono tuttora lavati per la maggior parte con sistemi manuali. C’è inoltre grande curiosità verso i modelli ibridi che, pur nascendo come lavasciuga, diventano con un rapido cambio di assetto delle valide lavamoquette a spinta e assicurano perciò grande versatilità di utilizzo per ambienti promiscui tra pavimentazione dura e tessile: è come avere due macchine in una”. “Peso e dimensioni ridotte per quanto riguarda l’Horeca”, precisa Liffredo, “facilità di utilizzo e manutenzione, elevata autonomia per i settori Sanità e Automotive. Tutti i clienti, ovviamente, richiedono massima affidabilità e disponibilità a stretto giro di assistenza, ricambi ed accessori”. “Stiamo riscontrando”, afferma Moro, “che nei diversi settori si cercano sempre più soluzioni professionali compatte e versatili, che non richiedano grossi investimenti, i cui costi di manutenzione siano comunque certi e contenuti”. Esaminiamo i punti di forza dei vostri prodotti per venire incontro alle esigenze del cliente: cosa potete offrire? “Prendiamo un esempio di eccellenza, nostro best seller nel settore automotive”, precisa Liffredo. “Con la nuova BD 50/50, Kärcher inaugura un nuovo segmento di mercato: quello delle lavasciuga pavimenti compatte. Una macchina progettata e costruita per facilitare ogni operazione di utilizzo e manutenzione, ideale da utilizzare anche per la pulizia di pavimentazioni di negozi, ospedali e case di cura. Il dispositivo ha una capacità di serbatoi di 50 litri di acqua, per una pulizia ininterrotta fino a due ore e mezza. Dopo il lavoro, la macchina può essere facilmente riposta perché occupa pochissimo spazio. Anche i comandi sono molto semplici grazie alla presenza di un solo interruttore. La batteria, inoltre, è facilmente accessibile per essere sostituita con una di scorta ed evitare così i tempi di ricarica”. “Ci proponiamo”,
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Lavasciugapavimenti / precisa Moro, “come un’azienda dinamica e flessibile nelle diverse soluzioni richieste dai clienti tanto che le nostre macchine vengono legate all’aggettivo inglese SMART, un acronimo coniato per descrivere i nostri prodotti come: Simple, Mechanical, Accessible (in termini di prezzo), Reliable, Tough. L’intento di TSM è quello di creare soluzioni che siano le più semplici possibile, in modo da facilitare non solo l’utilizzatore finale ma anche il personale tecnico che poi si occuperà dell’assistenza tecnica. Al momento, ci stiamo muovendo su più fronti cercando di sviluppare dei progetti innovativi che avevamo nel cassetto da tempo. Per quanto riguarda un fiore all’occhiello della nostra produzione penso sicuramente a Grande Brio Ride On 75, la nostra lavasciuga uomo a bordo più piccola della gamma, che rappresenta a tutti gli effetti il nostro cavallo di battaglia sul mercato. Una macchina estremamente compatta (con una lunghezza pari solo a 1200 mm), agile (in grado di ruotare a 360° in soli 1,2 metri) e versatile (sullo stesso telaio offriamo fino a cinque soluzioni diverse)”. “Grazie alla nostra consociata Rotafil”, precisa Conzatti, “progettiamo e produciamo in casa da sempre tutti i nostri motori elettrici, che assicurano lunga durata di vita, alta efficienza di prestazioni e bassi consumi. Puntiamo molto sulla praticità, maneggevolezza e semplicità d’uso e manutenzione di tutti i nostri modelli, in modo che gli utilizzatori possano eseguire qualsiasi operazione a mani nude e senza sforzo. Inoltre un aspetto fondamentale è la multifunzionalità: tutte le nostre macchine svolgono più funzioni con l’ausilio di pochi accessori supplementari. Stiamo investendo molte risorse nello sviluppo di nuovi motori che possano coniugare sempre meglio alte prestazioni e lunga durata a consumi ridotti, e un contestuale abbassamento della rumorosità, parametro di qualità sempre più richiesto dai committenti. Sta infine crescendo la curiosità verso la nostra linea ‘ibrida’, con funzionamento sia a batteria che a cavo: lavasciugalavamoquette LW46 Hybrid-Dual Core e battitappeto per ampie superfici tessili LS50 Hybrid, quest’ultima macchina tuttora unica nel suo genere nel panorama del cleaning professionale e che sta riscontrando ampio successo nel mercato arabo”. “RCM”, spiega Sambati”, “ha fatto dell’affidabilità dei propri prodotti il primo punto di forza seguito da un’estrema semplicità d’uso (non dimentichiamo che gli operatori delle lavasciuga cambiano continuamente) e il tutto si somma a una vasta gamma in grado di coprire tutti i settori del cleaning: dalla minuscola lavasciuga operatore a terra BIT, perfetta per spazi ridotti e angusti, fino alla combinata Combo, capace di spazzare e lavare contemporaneamente fino a 13.500 mq/h, passando per Byte, Go, mega I e mega II, solo per citare le macchine con operatore a terra, capaci di soddisfare sia esigenze di piste che di serbatoi differenti, e senza dimenticare la Kilo (entry level per le operatori a bordo, estremamente compatta), le ELAN, le Drive, le Jumbo e la potente Tera, in grado di salire le rampe dei garage e dei parcheggi multipiano fino al 22%. A queste caratteristiche bisogna aggiungere una serie
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di servizi finanziari (facilitazioni d’acquisto), commerciali (formazione continua per tecnici e commerciali, noleggio ed usato attraverso la propria sussidiaria ASSMO), postvendita (personale dedicato a risolvere i problemi direttamente e a raccogliere dal mercato i feed back dei prodotti), promozionali (offerte specifiche per prodotti e accessori) e di marketing (supporto diretto alla rete distributiva per la definizione delle azioni più idonee al loro mercato) che completano l’offerta RCM al mercato diretto (utilizzatori) e indiretto (distributori)”. “Le macchine Comac”, afferma Ruffo, “sono studiate e realizzate per essere semplici e intuitive da utilizzare, senza richiedere personale specializzato: presentano tutte soluzioni che favoriscono l’abbattimento dei consumi. Per le lavasciuga pavimenti si ha una grande riduzione dello spreco d’acqua e di detergente. Con il rispettivo controllo della soluzione lavante (per effetto del nuovo dosatore CDS - Comac Dosing System) si possono eseguire le pulizie dei pavimenti con il corretto dosaggio di acqua e detergente, diminuendone l’eccesso. In questo modo si riduce automaticamente il numero dei pit-stop e conseguentemente aumenta la produttività e diminuisce il rapporto costo/lavoro. Per quanto riguarda le novità, Comac ha lanciato di recente due nuovi modelli di lavasciuga pavimenti uomo a terra: Antea e Versa, con l’obiettivo di unire elevate prestazioni di semplicità e flessibilità d’impiego. I due modelli soddisfano le esigenze di una fetta molto importante di mercato del cleaning, che va dai 45 ai 65 cm di pista lavoro, con soluzioni tecnologiche che aumentano l’affidabilità e migliorano l’interazione dell’operatore con la macchina. A Pulire 2015 abbiamo proposto il prototipo di CSL 120, un modello che unisce le prestazioni di una lavasciuga pavimenti a quelle di una spazzatrice. Con una larghezza di lavoro di 120 cm, questa macchina è in grado - con un solo passaggio - di spazzare e lavare superfici di oltre 10.000 mq. Un’unica soluzione per grandi aree industriali sviluppata in versione diesel o bi-fuel che offre una considerevole autonomia di lavoro, grazie ai due grandi serbatoi e al capiente cassone di raccolta”. Quali
sono i vostri prodotti che rispondono meglio alle esigenze di sostenibilità, minore impatto ambientale e riduzione degli sprechi? “Tutte le nostre lavasciuga pavimenti”, precisa Sambati, “hanno la certificazione ECA (Enhanced Capital Allowance) emessa dal Governo inglese, relativa alla credenziali ‘verdi’ dei prodotti e, nello specifico, alla capacità di pulire 60 mq di superficie con un litro di soluzione e tutti i materiali utilizzati sono scelti con l’attenzione, prima di tutto, all’ambiente”. “Le nostre lavasciuga”, precisa Conzatti, “rispettano l’ambiente sottoforma di un ridottissimo consumo di acqua e soluzione chimica, a parità di efficacia pulente e produttività oraria, e con minimi consumi di corrente elettrica. La scelta delle materie prime è da sempre mirata nell’ottica di una massima riciclabilità: rispettiamo la normativa comunitaria ROHS e le direttive RAEE strettamente correlate tra loro e inerenti alla salvaguardia dell’ambiente e alla riduzione drastica dei rifiuti elettrici ed elettronici”. “Con il nostro sistema Ecoray”, spiega Moro, “che montiamo sulla lavasciuga uomo a terra più piccola (Grande Brio 35) e sulla Grande Brio Ride On 75, proponiamo sul mercato una soluzione che combina l’azione meccanica della spazzola con un sistema ad emissione di raggi ultravioletti direttamente sulla superficie da trattare, che permette di eliminare la carica batterica presente, senza utilizzare l’azione di un detergente chimico”. “Kärcher”, dice Liffredo, “è all’avanguardia con diverse soluzioni che - al di là della singola macchina - riguardano l’intero ecosistema professionale. Kärcher Fleet, ad esempio, è lo strumento per rendere efficiente la propria flotta di macchine. Consente di monitorarne l’uso, controllare che la pianificazione sia rispettata, correggere tempestivamente un utilizzo improprio ed intervenire prontamente per evitare danni. Il sistema offre totale trasparenza di gestione e amministrazione delle operazioni in strutture ed organizzazioni diverse e la reperibilità costante di informazioni sicure ed attendibili su tutte le macchine che compongono la flotta. Inoltre, il sistema di geolocalizzazione
indica il luogo esatto in cui si trova ogni singola macchina e fornisce notifiche in tempo reale agli operatori tramite PC o smartphone. Il programma inoltre può assumere differenti configurazioni per adeguarsi alle esigenze del singolo operatore ed alle specifiche mansioni che questi deve compiere. Tutti i risultati sono disponibili in linea e consultabili dagli utenti autorizzati. I dati sono sempre aggiornati e disponibili ovunque”. “Comac”, afferma Ruffo, “sta intensificando il suo sforzo innovativo a tutela della sostenibilità ambientale. Per le lavasciugapavimenti, in particolare, abbiamo messo a punto un sistema di riciclo dell’acqua per ridurne drasticamente i consumi, ottimizzandone l’uso. Il sistema si chiama ‘non stop cleaning’ e si compone di tre fasi: nella prima l’acqua viene normalmente utilizzata e raccolta tramite l’asportazione; nella seconda fase essa viene filtrata e purificata grazie ad un sistema a tre stadi. Infine l’acqua è disponibile per essere nuovamente adoperata, concludendo il ciclo”. Tra alcuni mesi si terrà la fiera ISSA Interclean di Amsterdam: con quali aspettative e progetti vi preparate ad affrontarla? “Si tratta”, risponde Liffredo, “di uno degli appuntamenti principali nel settore del cleaning: Kärcher, come sempre, si appresta a viverlo da protagonista per incontrare attuali e futuri clienti e illustrare loro caratteristiche e vantaggi delle nostre soluzioni. Siamo sempre meno produttori di macchine e sempre più partner della clientela. Queste opportunità sono strategiche per consolidare il nostro posizionamento di mercato”. “ISSA”, precisa Moro, “ha sempre rappresentato un’ottima vetrina in cui esporre i propri prodotti e proporre le novità. Anche quest’anno saremo presenti con la nostra gamma di macchine e con alcune novità interessanti. Parallelamente credo ci possa essere un sostanziale aumento delle partecipazioni di visitatori europei”. “Quest’anno”, afferma Conzatti, “presenteremo ad ISSA due nuovi modelli ma per ora non vogliamo ancora svelare la sorpresa alla nostra clientela, motivo valido in più per venirci a trovare numerosi. Possiamo solo anticipare che saranno prodotti di grande praticità, che andranno a colmare alcune esigenze primarie che abbiamo colto ascoltando gli appelli dei committenti, in ambienti propri del settore Horeca ma non solo”. “Le aspettative”, conclude Sambati, “sono quelle di una conferma della ripresa e RCM, come è nel proprio stile, presenterà nuove macchine e nuove applicazioni sempre più rispondenti ai bisogni del mercato e sempre un passo avanti nelle proposte orientate ad anticipare le tendenze di un mercato, quello del cleaning professionale, non sempre facile da interpretare”. Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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come fare
Come fare / a cura della redazione
le schede
Qualità dell’aria NEGLI AMBIENTI DI
LAVORO: COME PREVENIRE I DISAGI?
V
Una scarsa IAQ può causare disturbi fisici più o meno gravi negli occupanti. Per prevenire i disagi occorre fare attenzione ad alcuni segnali e mettere in atto delle strategie risolutive Valutare la qualità dell’aria di una struttura non è semplice. Spesso il problema emerge quando la situazione è già compressa e gli occupanti di ambienti insalubri mostrano già gravi sintomi. Per i proprietari di un qualsiasi stabilimento produttivo o ufficio o per chi ha la responsabilità di chi ci lavora, è importante prevenire queste problematiche: perché da un lato sono causa di disturbi fisici, più o meno gravi, con conseguente riduzione della produttività e dall’altro perché possono essere motivo fondato di querela. Generalmente gli edifici stretti e con sistemi di ventilazione vetusti o mal funzionanti sono quelli più a rischio. La principale causa della propagazione nell’aria di gas o sostanze inquinanti è individuabile nei sistemi di filtrazione, che andrebbero regolarmente cambiati e sottoposti a un’adeguata manutenzione ma nella maggior parte dei casi non lo si fa. Gli edifici che negli ultimi anni sono entrati sempre più nel mirino dei controlli sono le palestre, perché l’attività fisica causa un incremento esponenziale nella produzione di anidride carbonica. Ma anche le scuole sono al
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centro dell’attenzione perché sono generalmente obsolete e inadeguate all’installazione dei recenti sistemi di ventilazione meccanica controllata e, spesso, anche sovraffollate.
Le sostanze più diffuse: VOC
Oltre alla CO2, anche i composti organici volatili sono molto comuni sebbene la loro propagazione tenda a svanire nel tempo. Sono presenti nelle pitture, nei rivestimenti, in un certo tipo di mobilio, nella maggior parte dei materiali da costruzione e nei prodotti chimici per la pulizia.
Alti tassi di umidità causano muffe
Temperatura e umidità non sono elementi gravi in sé ma possono contribuire al diffondersi di problematiche non di poco conto, come ad esempio le muffe, che possono provocare patologie allergiche e disturbi respiratori. Non a caso lo Standard 62 dell’Ashrae raccomanda un’umidità relativa del 30-60% per scongiurare il diffondersi di microrganismi patogeni e allergeni.
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dossier
spazzatrici
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COMAC
dossier
SPAZZATRICI / CS 700 H
CS 110 BIFUEL
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 1100 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1420/1740 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 12.780 m2/h Alimentazione benzina/gpl Potenza complessiva Avanzamento idrostatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 700 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 850/1050 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 12.000 m2/h Alimentazione benzina Potenza complessiva 4 kW Avanzamento idrostatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
6 km/h 10%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
90 l 5 m² elettrico manuale
9 km/h 10%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
485 l 1350 mm 8 m² elettrico in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
2020 x 1440 x 1430 mm 820 kg elettrico 1630 mm
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1600 x 940 x 1310 mm 297 kg elettrico 2200 mm
COMAC - Via Maestri del Lavoro, 13 - 37059 Santa Maria di Zevio (VR) - Tel. 045 8774222 - Internet: www.comac.it 48
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FIMAP
FSR HYBRID
FS 800 B
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 800 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 950/1120 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 6700 m2/h Alimentazione batteria Potenza complessiva 1,28 kW Avanzamento elettrico Motore spazzola principale (versione a batteria) 400 W Motore spazzola laterale (versione a batteria) 80 W Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 600 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 800/1000 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 4500 m2/h Alimentazione benzina Potenza complessiva 4 kW Avanzamento elettrico Motore spazzola principale (versione a batteria) 380 W Motore spazzola laterale (versione a batteria) 90 W Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
300 W 5,5 km/h -
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
65 l 3,2 m² elettrico manuale
400 W 6 km/h 10%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
70 l 5 m² elettrico manuale
Batterie Tensione/Capacità 6V/240 V/Ah Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) 4h Caricabatterie a bordo macchine sì Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1600 x 1078 x 1310 mm 255 kg 445 kg 2400 mm
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine no Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1450 x 840 x 1000 mm 249,5 kg manuale -
FIMAP - Via Invalidi del Lavoro, 1 - 37059 Santa Maria di Zevio (VR) - Tel. 045 6060411 - Internet: www.fimap.com
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ISAL
dossier
SPAZZATRICI / PB 111
180 DK
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 1200 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1800 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 21.500 m2/h Alimentazione diesel Potenza complessiva 26,5 kW Avanzamento idrostatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 700 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1200 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 7500 m2/h Alimentazione batteria/benzina Potenza complessiva Avanzamento elettrico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
6,4 km/h 16%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
65 l manuale 6 mq elettrico manuale
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1630 x 910 x 1290 mm 306/350 kg elettrico -
ISAL - Via Modena, 42/B - 42015 Correggio (RE) - Tel. 0522 694718 - Internet: www.isalsweepers.com
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500 l 1550 mm 10,5 mq idraulico in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine -
Batterie Tensione/Capacità 24/240 V/Ah Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) 4,5 h Caricabatterie a bordo macchine no Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
12 km/h 18%
2720 x 1720 x 1640 mm 1399 kg elettrico -
KÄRCHER
KM 75/40 W BP PACK
Caratteristiche Tipo di guida operatore a terra Larghezza di lavoro con spazzola centrale 550 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 750 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 3375 m2/h Alimentazione batteria Potenza complessiva 400 W Avanzamento meccanico Motore spazzola principale (versione a batteria) 400 W Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
4,5 km/h 12%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
40 l 1,8 mq manuale manuale
KM 125/130 R D
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 880 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1250/1700 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 10.000 m2/h Alimentazione diesel Potenza complessiva 6,6 kW Avanzamento idrostatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
8 km/h 16%
130 l automatico TACT in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1829 x 1250 x 1450 mm 580 kg 85 dBA elettrico 2180 mm
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) 2h Caricabatterie a bordo macchine no Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1430 x 780 x 1180 mm 78 kg 94 kg -
KÄRCHER - Via A. De Gasperi, 98/100 - 20017 Rho (MI) - Tel. 02 93970311 - Internet: www.kaercher.it
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BSW 375 ET
Caratteristiche Tipo di guida operatore a terra Larghezza di lavoro con spazzola centrale 375 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 1000 m2/h Alimentazione batteria Potenza complessiva 0,025 kW Avanzamento manuale Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
-
2l manuale - in quota manuale - in quota
LAVORWASH
dossier
SPAZZATRICI / SWL 700 ET
Caratteristiche Tipo di guida operatore a terra Larghezza di lavoro con spazzola centrale 510 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 680 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 2620 m2/h Alimentazione batteria Potenza complessiva 0,4 kW Avanzamento meccanico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
300 x 360 x 700 mm 2,8 kg elettrico - manuale -
LAVORWASH - Via J.F. Kennedy, 12 - 46020 Pegognaga (MN) - Tel. 0376 55431 - Internet: www.lavorpro.com
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45 l 2 mq elettrico manuale
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine no
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) 1,5 h Caricabatterie a bordo macchine no Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
400 W 4 km/h -
1260 x 630 x 850 mm 78 kg elettrico - manuale -
NILFISK
SW 4000
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 700 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 975 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 8750/6125 m2/h Alimentazione batteria 24 V Potenza complessiva 1950 W Avanzamento elettrico Motore spazzola principale (versione a batteria) 600 W Motore spazzola laterale (versione a batteria) 90 W Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
24 V 7 km/h 20%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
75 l 1590 mm 7 mq in quota in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
SR 1601
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 900 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1250 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 15.000/10.500 m2/h Alimentazione diesel Potenza complessiva 13 kW Avanzamento idrostatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
8 km/h 25%
315 l fino a 1590 mm 10 mq in quota in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
2220 x 1320 x 1460 mm 1220 kg 69,5 dBA elettrico 3060 mm
360 Ah 3,5 h no
1640 x 1035 x 1330 mm 433 kg 629 kg 65 dBA elettrico 1920 mm
NILFISK - Str. Comunale della Braglia, 18 - 26862 Guardamiglio (LO) - Tel. 0377 414187 - Internet: www.nilfisk.it
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RCM
dossier
SPAZZATRICI / ALFA E
MILLE D
Caratteristiche Tipo di guida operatore a bordo Larghezza di lavoro con spazzola centrale 1000 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 1700 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 19.900 m2/h Alimentazione diesel Potenza complessiva 19,5 kW Avanzamento idraulico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
Caratteristiche Tipo di guida operatore a terra Larghezza di lavoro con spazzola centrale 520 mm Larghezza di lavoro con 1/2 spazzola/e laterale/i 700 mm Resa oraria teorica max con spazzola centrale e max velocità 2800 m2/h Alimentazione batteria Potenza complessiva 0,3 kW Avanzamento semiautomatico Motore spazzola principale (versione a batteria) Motore spazzola laterale (versione a batteria) Trazione Motore (versione a batteria) Velocità avanzamento max Pendenza massima superabile a pieno carico
4 km/h 18%
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
43 l 2,25 mq manuale manuale
Vano raccolta Capacità contenitore Altezza scarico contenitore Superficie filtrante Scuotifiltro Scarico contenitore
Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
1234 x 680 x 990 mm 48 kg 75 kg 67 dBA elettrico RCM - Via Tiraboschi, 4 - 41043 Casinalbo (MO) - Tel. 059 515311 - Internet: www.rcm.it
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350 l 1470 mm 13,5 mq elettrico idraulico in quota
Batterie Tensione/Capacità Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) Caricabatterie a bordo macchine -
Batterie Tensione/Capacità 12/85 V/Ah Autonomia di lavoro teorica massima (versione a batteria) 2h Caricabatterie a bordo macchine no Altri dati tecnici Lunghezza x Larghezza x Altezza Peso a vuoto Peso con batterie Rumorosità Avviamento motore Raggio di sterzata
9 km/h 18%
1970 x 1340 x 1480 mm 970 kg 81 dBA 3400 mm
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Tork Reflex, funzionale e igienico Tork è orgogliosa dell’ottima combinazione tra design e funzionalità dei suoi dispenser. Tork Reflex è il robusto dispenser ad estrazione centrale che si adegua ad ogni esigenza professionale garantendo un servizio pratico, igienico e che consente una riduzione di consumi e sprechi grazie all’erogazione singola. Sono disponibili nei formati da parete per bobine standard e mini, oltre alla funzionale versione portatile. Il marchio Tork offre prodotti e servizi per la pulizia professionale che
spaziano dagli esercizi di ristorazione al settore sanitario, dagli uffici alle scuole e alle industrie. I prodotti includono dispenser, asciugamani in carta, carta igienica, sapone, tovaglioli e rotoli industriali o per cucine. Grazie all’esperienza in materia di igiene, design funzionale e sostenibilità Tork è oggi leader mondiale ed è un marchio internazionale di SCA presente in oltre 80 Paesi. SCA è un’azienda internazionale specializzata nel settore dell’igiene e della produzione di carta, che sviluppa e realizza prodotti sostenibili per l’igiene personale, articoli in carta e semilavorati
in legno. SCA commercializza i propri prodotti in circa 100 Paesi tramite forti brand quali TENA e Tork, leader a livello globale e a diversi brand locali quali Libero, Libresse, Lotus, Nuvenia, Nosotras, Saba, Tempo e Vinda. In qualità di principale proprietario privato di foreste in Europa, SCA pone grande enfasi sulla gestione sostenibile delle foreste. Il gruppo impiega circa 44.000 dipendenti e nel 2014 ha realizzato un fatturato annuo di 104 miliardi di SEK (circa 11,4 miliardi di Euro). Il gruppo SCA è stato fondato nel 1929, ha sede a Stoccolma, Svezia, commercializza la propria gamma in circa 100 Paesi ed è quotato al NASDAQ OMX di Stoccolma. Tra i riconoscimenti ricevuti per la sostenibilità vanno ricordati il Dow Jones Sustainability Index 2011, l’Environmental Paper Company Index 2011 a cura del WWF e l’Ethisphere 2015 (World’s most ethical companies).
dalle aziende
Dalle aziende / a cura della redazione
www.tork.it
Disco in melamina Basotect Il Disco in melamina Basotect è stato sviluppato per le operazioni di pulizia e manutenzione delle pavimentazioni dure: è fatto di un composto flessibile di schiuma a celle aperte a base di resina melaminica, un polimero termoindurente. Si utilizza sulle superfici porose e lisce come piastrelle di ceramica, VCT, cemento, terrazzi e pavimenti in resina epossidica. Ideale per la pulizia di pavimentazioni di centri commerciali, piscine e magazzini in cui il traffico di passaggio è elevato. Il Disco in melamina Basotect è in grado di rimuovere efficacemente i segni di gomma, pneumatici e scarpe con un’azione abrasiva minima. Le eccezionali caratteristiche di Basotect sono la sua elevata capacità
di assorbimento, importanti caratteristiche ignifughe, resistenza alle alte temperature, basso peso e isolamento termico. Ma la vera innovazione di questo prodotto è la sua capacità di pulizia profonda senza l’uso di prodotti chimici: infatti, è in grado di eliminare il grasso e il calcare senza l’utilizzo di detergenti. Non lascia il disco impastato e alla fine dell’utilizzo basta semplicemente lavarlo con acqua pulita e lo sporco scivola via. Disponibile anche nella versione tampone e spugnetta per l’impiego a mano. LSH è sempre attenta ai nuovi sistemi di pulizia, soprattutto se “green”. Con la melamina Basotect oltre al risparmio si tutela l’ambiente. www.lshitalia.com Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
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dalle aziende
Dalle aziende /
Il sistema di gestione della flotta TASKI
La Divisione di Sealed Air - Diversey Care ha lanciato un programma di prova per TASKI IntelliTrail, un sistema di gestione della flotta completo e intelligente che permette ai responsabili delle strutture di monitorare facilmente (in modalità remota) le macchine TASKI per il trattamento dei pavimenti. IntelliTrail fa parte della sempre più ampia piattaforma Internet of Clean di Diversey Care, nella quale sono incluse diverse soluzioni tecnologiche interconnesse per la pulizia di grandi spazi commerciali. “La nostra piattaforma Internet of Clean fornisce ai clienti il controllo completo delle operazioni di pulizia per migliorare l’efficienza e ridurre i costi” ha commentato Jan Willem Tinge, Vice Presidente a livello globale del settore “Facilities and Machines” di Diversey Care. “IntelliTrail, componente principale di Internet of Clean, consente ai responsabili e ai proprietari delle strutture di monitorare le macchine TASKI in modalità remota. Essi, a loro volta, possono individuare velocemente eventuali problemi e limitarne l’impatto generale oltre ad
apportare continui miglioramenti”. IntelliTrail combina tecnologia intelligente, tracciamento GPS e applicazioni web per fornire ai responsabili la visibilità in tempo reale delle prestazioni della flotta. Sull’apparecchiatura designata viene montato fisicamente un dispositivo contenente una scheda SIM e un hardware per la registrazione e la trasmissione dei dati. Gli utenti hanno accesso ai dati della macchina: la posizione geografica, il tempo di esecuzione e le informazioni critiche relative al servizio - come ad esempio lo stato della batteria - in grado di ridurre significativamente i costi complessivi e migliorare la qualità delle operazioni. A partire dall’1 marzo, i clienti che hanno acquistato una lavasciuga TASKI potranno provare gratuitamente per sei mesi il sistema di gestione della flotta basato sul cloud. “Le nostre prove hanno dimostrato che i responsabili delle flotte possono ridurre fino al 25% i costi relativi alla gestione, alla pulizia e all’amministrazione delle macchine” ha aggiunto Tinge. “Siamo una delle prime aziende ad offrire ai clienti una prova gratuita affinché possano scoprire direttamente il valore dei dati acquisiti con IntelliTrail.” www.sealedair.com
L’Aspira-Cenere Wet&Dry Cinder20X Gisowatt, lo storico costruttore di aspiratori professionali di proprietà del Gruppo valtellinese Cleaval, presenta al mercato un prodotto adatto sia all’aspirazione della cenere che allo svolgimento delle più impegnative pulizie dell’abitazione. Tecnocleaner 20X Cinder è un aspiracenere - aspirapolvere wet & dry, compatto e maneggevole, con il fusto in robusto materiale metallico. Nasce per risolvere il fastidioso problema della pulizia del camino e delle stufe e, grazie ad una completa serie di accessori dedicati, va oltre lo scopo principale e può diventare l’aspiratore principale di casa. Tecnocleaner 20X Cinder per l’aspirazione delle ceneri 56
Pulizia industriale e sanificazione | MARZO 2016
fredde ha in dotazione una speciale bocchetta-lancia in metallo che impedisce l’accesso nell’aspirapolvere a pezzi di cenere di dimensioni pericolose, un tubo aggiuntivo in materiale auto-estinguente ed una impugnatura ergonomica. In aggiunta - per l’aspirazione domestica di ogni giorno - offre la spazzola per pavimenti e moquette, le prolunghe e l’ormai famoso sacchetto-filtro di grande capienza. Con questa dotazione, non è difficile pensare che l’aspiratore Tecnocleaner 20X Cinder non sarà il solito aspiracenere economico da riporre in garage a fine stagione ma diventerà un “aiutante ufficiale” Gisowatt per la pulizia della casa.
www.gisowatt.it
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