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MarmoMacchine 2_2026

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USES AND APPLICATIONS

Progettare conoscendo la pietra

Design understanding stone

STONE CONSERVATION

Pietra Alberese nell’architettura toscana

Pietra Alberese in Tuscan architecture

TECHNOLOGY

Potenziale delle

macchine CNC a 7 assi

The potential of 7-axis CNC machines

CONSORTIA

Obiettivi del Consorzio Marmisti Valpantena

Objectives of the Consorzio Marmisti Valpantena

LA PIETRA NEL PROGETTO MODERNO STONE IN MODERN DESIGN

Nel dibattito attuale sull’architettura e sui materiali da costruzione, la pietra naturale continua a occupare una posizione singolare: radicata nella tradizione ma capace di rinnovarsi grazie a ricerca, tecnologia e nuove sensibilità progettuali. Progettare con la pietra significa innanzitutto conoscerla. Caratteristiche geologiche, prestazioni fisico-meccaniche e processi estrattivi e di lavorazione rappresentano la base per un uso consapevole del materiale. Comprendere la natura della pietra, dalla classificazione delle rocce alla gestione degli scarti e alla sostenibilità delle lavorazioni, permette di ridurre i rischi progettuali e di valorizzare appieno le potenzialità tecniche ed espressive di questo materiale. Accanto alla dimensione tecnica emerge quella formale. Il colore e le relazioni cromatiche delle superfici litiche contribuiscono da sempre alla definizione dell’identità degli spazi architettonici e urbani. Allo stesso tempo, la sperimentazione progettuale continua a spingersi oltre i linguaggi tradizionali, come dimostra l’esperienza di Aracari, opera nata dal dialogo tra progettazione, macchina e materiale, dove il movimento stesso della tecnologia CNC diventa principio generativo della forma. Il settore si confronta anche con

sfide complesse. Costi energetici elevati e nuovi equilibri nei mercati internazionali richiedono strategie che associno competitività e qualità produttiva. In questo contesto, la capacità di fare sistema e di investire in ricerca e sostenibilità diventa un fattore decisivo per mantenere il posizionamento internazionale della filiera lapidea. Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla conoscenza storica dei materiali e dalle tecniche di conservazione. Studi dedicati a litotipi tradizionali, come la Pietra Alberese nell’architettura toscana, dimostrano come la competenza tecnica sia essenziale per preservare la leggibilità architettonica del patrimonio costruito. Allo stesso tempo, la pietra naturale continua a trovare spazio nei linguaggi dell’architettura contemporanea, dialogando con altri materiali e con il paesaggio. Tra innovazione tecnologica e cultura progettuale, la pietra conferma la propria attualità: un materiale antico che continua a offrire nuove prospettive.

La redazione

In the contemporary debate on architecture and building materials, natural stone continues to occupy a unique position: deeply rooted in tradition yet capable of constant renewal through research, technology, and evolving design sensibilities. Designing with stone first and foremost means understanding it. Its geological characteristics, physical and mechanical properties, and the processes of extraction and processing form the basis for a conscious and effective use of the material. A thorough knowledge of stone - from rock classification to waste management - helps reduce design risks while fully enhancing the technical and expressive potential of this material. Alongside its technical dimension, stone also reveals a powerful formal language. The color of stone surfaces and their chromatic relationships have long played a key role in shaping the identity of architectural and urban spaces. At the same time, design experimentation continues to move beyond traditional approaches, as demonstrated by Aracari, a work born from the dialogue between design, machine,

and material, where the movement of CNC technology itself becomes the generative principle of form. The sector must also confront concrete challenges. High energy costs and shifting balances in international markets require strategies capable of combining competitiveness with production quality. In this context, the ability to work collectively and to invest in research and sustainability becomes a decisive factor in maintaining the international standing of the stone industry. Equally important is the relationship with the built heritage. At the same time, natural stone continues to find space within the language of contemporary architecture, engaging with other materials and with the surrounding landscape. Between technological innovation and design culture, stone thus confirms its enduring relevance: an ancient material that continues to offer new perspectives for architecture and for the international stone industry. the editorial team

sommario . summary

004

NOTIZIE E CURIOSITÀ DEL MONDO DEL MARMO NEWS AND INSIGHTS FROM THE WORLD OF MARBLE

USES AND APPLICATIONS

008

PROGETTARE

CONOSCENDO LA PIETRA

DESIGNING BY UNDERSTANDING STONE

012

COLORI E CONTRASTI

NEL PROGETTO LITICO COLORS AND CONTRASTS IN STONE DESIGN

02.2026

TREATMENTS

038

PULITURA CONSERVATIVA DELLA PIETRA CALCAREA CONSERVATION CLEANING OF LIMESTONE SURFACES

ELEGANZA NEL CUORE DEL MEDITERRANEO ELEGANCE IN THE HEART OF THE MEDITERRANEAN NEWS

042

PULIZIA DEI MARMI DEL TEMPIO CANOVIANO CLEANING THE MARBLE SURFACES OF THE CANOVA TEMPLE

018

LA FORMA DEL MOVIMENTO THE SHAPE OF MOVEMENT

CONSORTIA

024

COMPETERE NEL MARMO GLOBALE

COMPETING IN THE GLOBAL MARBLE MARKET

CONSERVATION AND RESTORATION 030

PIETRA ALBERESE NELL’ARCHITETTURA TOSCANA

PIETRA ALBERESE IN TUSCAN ARCHITECTURE

CASE STUDY 046

COMPANIES

050

RIDEFINIRE LA FLESSIBILITÀ REDEFINING FLEXIBILITY

SHOW REPORT

052

TISE 2026: UN PUNTO D’INCONTRO GLOBALE

TISE 2026: A GLOBAL INDUSTRY MEETING

Dal 1972, Marmomacchine Magazine è una guida autorevole nel mondo del marmo e della pietra naturale

EXHIBITIONS

058

STONE+TEC NORIMBERGA UN APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE STONE+TEC NUREMBERG: AN INTERNATIONAL EVENT

060

CONTO ALLA ROVESCIA PER STONETECH CANADA 2026 COUNTDOWN TO STONETECH CANADA 2026

Direttore Responsabile Giorgio Albonetti

Coordinamento editoriale

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Redazione

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A partire dal 1° gennaio 2026, Edra Edizioni Srl ha incorporato le attività di Quine Srl. Edra Edizioni è la società che, dal 2026, riunirà tutte le attività editoriali del Gruppo Edra in Italia. Tale variazione non comporterà alcun cambiamento nei prodotti e nei progetti editoriali di Quine, ad eccezione della nuova ragione sociale.

PUBLICATIONS/ CONFINDUSTRIA

MARMOMACCHINE’S ANNUAL INDUSTRY REPORT NOW AVAILABLE

The 2026 Directory of Confindustria Marmomacchine has been released. The annual industry report provides an updated overview of the Italian stone, machinery and technology sector and is available in print, digital format and on a USB drive. The publication gathers information and contacts relating to leading companies across the industry. The Directory traditionally accompanies the Association’s international activities and is distributed free of charge during promotional initiatives and major trade fairs attended by Confindustria Marmomacchine. It also serves as a presentation tool for the sector during institutional meetings and events involving the Association. As in previous editions, the publication will also be available during the Association’s key events and at the Confindustria Marmomacchine Meeting Points set up within major international trade fairs, where industry professionals can access it. Additional distribution is planned for delegates attending the Association’s annual General Assembly, as well as for member companies exhibiting at Marmomac and other sector operators.

PUBBLICAZIONI/ DISPONIBILE L’ANNUALE RAPPORTO DI CATEGORIA ANNUALE DI CONFINDUSTRIA MARMOMACCHINE

È disponibile la Directory 2026 di Confindustria Marmomacchine, il rapporto annuale di categoria che offre una panoramica aggiornata dell’industria italiana delle macchine, delle tecnologie e dei materiali lapidei. La pubblicazione è proposta in formato cartaceo, digitale e su supporto pen-drive e riunisce informazioni e riferimenti sulle principali realtà del comparto. La Directory accompagna tradizionalmente l’attività internazionale dell’Associazione ed è distribuita gratuitamente in occasione delle iniziative promozionali e delle principali fiere di settore alle quali partecipa Confindustria Marmomacchine. Il volume rappresenta inoltre uno

strumento di presentazione del comparto nei contesti istituzionali in cui l’Associazione è coinvolta. Come per le edizioni precedenti, la pubblicazione è resa disponibile anche durante gli eventi associativi e presso i Meeting Point di Confindustria Marmomacchine all’interno delle principali manifestazioni fieristiche internazionali, dove può essere consultata dagli operatori professionali. Una distribuzione dedicata è inoltre prevista per i delegati che partecipano all’Assemblea Generale annuale dell’Associazione e per le aziende associate presenti a Marmomac in qualità di espositori, oltre che per gli operatori del settore.

READING SUGGESTIONS/ COLOR BETWEEN PERCEPTION AND DESIGN

Among the most interesting essays published in recent years on the subject of color, Chromorama: how color changed our way of seeing by Riccardo Falcinelli offers a wideranging cultural and design-oriented reflection on one of the fundamental tools of visual language. The book traces the history of color theories from antiquity to the present day, weaving together references to science, art history, graphic design and visual culture. Rather than a technical manual, the volume works as a critical exploration of how colour is perceived, interpreted and used in images and objects. Falcinelli shows that every chromatic choice is shaped not only by perceptual factors, but also by cultural conventions, historical contexts and communicative strategies. For designers and architects, the book provides a useful perspective on the role of colour in contemporary design practice. Colour emerges not simply as a decorative element, but as a component capable of influencing the perception of space, materials and surfaces. This perspective can be particularly relevant for projects involving natural stone, where tones, veining and material contrasts play a key role in shaping the visual experience.

CROMORAMA

Autore: Riccardo Falcinelli

Editore: Einaudi

Anno edizione: 2017

Pagine: 472

CONSIGLI DI LETTURA/ IL COLORE TRA PERCEZIONE E DESIGN

Tra i saggi più interessanti pubblicati negli ultimi anni sul tema del colore, Cromorama: come il colore ha cambiato il nostro sguardo di Riccardo Falcinelli propone un’ampia riflessione culturale e progettuale su uno degli strumenti fondamentali del linguaggio visivo. Il volume ripercorre la storia delle teorie del colore dall’antichità alla contemporaneità, intrecciando riferimenti alla scienza, alla storia dell’arte, alla grafica e al design. Più che un manuale tecnico, il libro si configura come un’esplorazione critica del modo in cui il colore viene percepito, interpretato e utilizzato nelle immagini e negli oggetti. Falcinelli mostra come ogni scelta

cromatica sia sempre il risultato di convenzioni culturali, contesti storici e strategie comunicative, oltre che di fattori percettivi. Per progettisti, designer e architetti la lettura può offrire uno spunto utile per riflettere sul ruolo del colore nel progetto contemporaneo: non solo come elemento decorativo, ma come componente capace di influenzare la percezione dello spazio, dei materiali e delle superfici. Un tema particolarmente rilevante anche nel campo dell’architettura in pietra naturale, dove cromie, venature e contrasti materici contribuiscono in modo determinante alla definizione dell’esperienza visiva.

EXHIBITION/MARBLE BETWEEN ART AND INNOVATION

In Pietrasanta, a city internationally known for its long-standing tradition of artistic marble working dating back to the Middle Ages, Futura, a retrospective exhibition dedicated to Raffaello Galiotto, will be held from 28 March to 19 April. Hosted in the historic Sala delle Grasce, the exhibition brings together nine works among the most representative of the artist’s production. Galiotto’s sculptural research combines an innovative use of marble-processing machinery and advanced devices developed through cutting-edge technological research with a refined artistic sensibility. The result is a body of works in which technology and artistic vision converge to generate sculptures characterized by biomorphic forms and carefully balanced compositions. Defined by symmetries, proportions and dynamic rhythms often pushed to their limits, the sculptures explore new formal possibilities while maintaining a dialogue with the tradition of marble art. Through the use of polychrome marbles and advanced production techniques, Galiotto’s works open up new perspectives for contemporary stone sculpture, demonstrating how innovation can renew and sustain a centuries-old artistic heritage.

MOSTRE/ IL MARMO TRA ARTE E INNOVAZIONE

A Pietrasanta, la città della lavorazione artistica del marmo, ricca di una grande tradizione che risale al Medioevo, dal 28 marzo al 19 aprile si tiene Futura, la mostra antologica di Raffaello Galiotto, a cura di Alfonso Cariolato, filosofo, ha tradotto e curato che presenta presso la suggestiva Sala delle Grasce nove opere tra le più significative della sua produzione. La proposta scultorea di Galiotto coniuga un innovativo utilizzo delle macchine per la lavorazione del marmo oltre ad aggiornati dispositivi frutto di avanzata ricerca tecnologica, con una fine sensibilità artistica.

Il risultato dell’incontro tra tecniche all’avanguardia e senso estetico si apre rigoglioso davanti agli occhi del fruitore: opere statuarie dalle forme biomorfiche, rare, sorprendenti, si dipanano in profili caratterizzati da simmetrie, proporzioni e ritmi spinti costantemente al limite per giungere a inusitati e singolari equilibri. I marmi policromi acquistano così un respiro ampio e potente, effetto di un fecondo dialogo con il passato, ma tanto più aperti verso spazi scultorei ulteriori e inediti, perché soltanto nell’innovazione è possibile salvaguardare e rendere vitale l’arte della memoria e la memoria dell’arte.

NORMATIVE/RENTRI, PARTE LA TRACCIABILITÀ DIGITALE DEI RIFIUTI

Il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI) entra nel vivo anche per le imprese di piccole dimensioni. Il sistema rappresenta la nuova piattaforma digitale attraverso cui lo Stato intende monitorare l’intero ciclo dei rifiuti, dalla produzione allo smaltimento o recupero. Tra il 15 dicembre 2025 e il 13 febbraio 2026 si è svolta l’ultima finestra di iscrizione obbligatoria, che ha riguardato imprese e operatori con meno di 10 dipendenti che producono rifiuti pericolosi. Con la registrazione al RENTRI, le imprese devono ora gestire in formato digitale i registri di carico e scarico dei rifiuti e trasmettere periodicamente i dati alla piattaforma nazionale, introducendo un sistema di tracciabilità molto più puntuale rispetto al passato. Una delle novità più rilevanti riguarda il xFIR, il Formulario di Identificazione dei Rifiuti in formato elettronico, che sostituisce gradualmente il tradizionale documento cartaceo, che potrà essere utilizzato fino al 15 settembre 2026. Il sistema digitale prevede un documento unico, firmato digitalmente da produttore, trasportatore e destinatario, che resta archiviato nel RENTRI, garantendo tracciabilità completa e semplificazione amministrativa. Con il nuovo sistema, i registri di carico e scarico diventano digitali per i soggetti iscritti, i formulari di identificazione dei rifiuti (FIR) seguono nuovi modelli collegati al portale RENTRI, i dati relativi alla movimentazione devono essere trasmessi con cadenza periodica alla piattaforma nazionale. L’obiettivo è creare un sistema informativo unico che permetta alle autorità di controllo di seguire il percorso dei rifiuti in tempo reale, riducendo irregolarità e semplificando allo stesso tempo gli adempimenti amministrativi attraverso la digitalizzazione dei documenti. Il passaggio al RENTRI rappresenta inoltre uno step intermedio verso la completa digitalizzazione della gestione dei rifiuti in Italia.

REGULATIONS/ RENTRI, DIGITAL WASTE TRACEABILITY BEGINS

The National electronic register for waste traceability (RENTRI) is now also coming into effect for small businesses. The system is the new digital platform through which the Italian government intends to monitor the entire waste cycle, from production to disposal or recovery. Between December 15, 2025, and February 13, 2026, the last mandatory registration window took place, covering companies and operators with fewer than 10 employees that produce hazardous waste. By registering with RENTRI, companies must now manage their waste loading and unloading records digitally and periodically transmit the data to the national platform, introducing a much more accurate traceability system than in the past.

One of the most significant changes concerns the xFIR, the electronic waste identification form, which is gradually replacing the traditional paper document, which is possible to use until September 15, 2026. The digital system provides for a single document, digitally signed by the producer, transporter, and recipient, which is stored in RENTRI, ensuring complete traceability and administrative simplification. With the new system, loading and unloading records become digital for registered entities, waste identification forms (FIR) follow new models linked to the RENTRI portal, and data relating to waste handling must be transmitted periodically to the national platform. The goal is to create a single information system that allows control authorities to track waste in real time, reducing irregularities and simplifying administrative requirements through the digitization of documents. The transition to RENTRI also represents an intermediate step towards the complete digitization of waste management in Italy. The new register and form templates came into effect in 2025 and form the basis for the gradual elimination of paper documentation.

impieghi e applicazioni . uses and applications

Classificazione geologica, performance tecniche, sostenibilità e gestione degli scarti: conoscere in profondità la natura della pietra è il primo passo per il successo di un progetto architettonico

PROGETTARE CONOSCENDO LA PIETRA

La pietra naturale è uno dei materiali più antichi utilizzati dall’uomo, ma continua a rappresentare una risorsa estremamente attuale per l’architettura contemporanea. La sua forza non risiede soltanto nell’estetica, ma nella complessità della sua natura geologica, nelle prestazioni tecniche che può garantire e nella capacità di coniugare durabilità, unicità e sostenibilità. Per progettare con la pietra in modo consapevole è però necessario comprenderne origine, caratteristiche fisico-meccaniche, processi estrattivi e potenzialità applicative. Dalla classificazione delle rocce alle tecnologie di cava, dalle lavorazioni in laboratorio ai criteri di selezione per il progetto, il percorso che accompagna la pietra dal banco roccioso al manufatto finito è articolato e altamente specializzato. Queste conoscenze permettono di poter dialogare in modo più efficace con fornitori e trasformatori, ridurre i rischi progettuali e valorizzare appieno le qualità intrinseche del materiale. Questi temi sono stati al centro della conferenza “Alchimia della pietra: creare meraviglie architettoniche con l’eleganza senza tempo della pietra naturale”, tenuta da Gianni Simonelli, Natural Stone Consultant, in occasione dell’ultima edizione di Marmomac a Verona.

Oltre il termine “marmo”

Nel linguaggio comune si tende a definire “marmo” qualsiasi pietra destinata all’uso architettonico. Dal punto di vista scientifico, tuttavia, questa generalizzazione non è corretta. Le pietre naturali si distinguono in tre grandi famiglie geologiche: rocce ignee, sedimentarie e metamorfiche. Comprenderne la natura significa progettare con maggiore consapevolezza e ridurre il margine di errore nelle scelte applicative. Le rocce ignee derivano dalla solidificazione del magma e si suddividono in intrusive ed estrusive. Le prime si formano in profondità, attraverso un raffreddamento lento che produce strutture compatte e dense; le seconde, dette anche effusive, si originano dal rapido raffreddamento della lava in superficie e presentano generalmente una maggiore presenza di vacuoli, risultando in molti casi meno dense. Tra le ignee più note in ambito architettonico troviamo granito, basalto e pomice.

Le rocce sedimentarie si formano dall’accumulo e dalla compattazione di frammenti minerali preesistenti. Sono riconoscibili per la stratificazione, spesso evidenziata da variazioni cromatiche dovute ai diversi materiali depositatisi nel tempo. In alcuni casi compaiono bande più scure - le cosiddette

DESIGNING BY UNDERSTANDING STONE

Geological classification, technical performance, sustainability and waste management: gaining an in-depth knowledge of the nature of stone is the first step toward the success of an architectural project

Natural stone is one of the oldest materials used by humankind, yet it remains highly relevant in contemporary architecture. Its strength lies not only in its aesthetic qualities, but in the complexity of its geological nature, the technical performance it can deliver, and its ability to combine durability, uniqueness and sustainability. Designing with stone in a conscious and responsible way requires a solid understanding of its origin, its physical and mechanical characteristics, extraction processes and application potential, moving beyond oversimplified terminology and persistent misconceptions within the industry. This knowledge enables more effective dialogue with suppliers and processors, reduces design risks and enhances the intrinsic qualities of the material.

These topics were at the heart of the conference “Alchemy of Stone: Creating Architectural Wonders with the Timeless Elegance of Natural Stone”, delivered by Gianni Simonelli, Natural Stone Consultant, at the last edition of Marmomac Verona, which provided the framework for the reflections presented here.

Beyond the term “marble”

In everyday language, any stone used in architecture is often referred to as “marble.” From a scientific standpoint, however, this is inaccurate. Natural stones fall into three major geological families: igneous, sedimentary and metamorphic rocks. Understanding these distinctions is essential for informed design decisions and proper material application. Igneous rocks originate from the solidification of magma and are divided into intrusive and extrusive types. Intrusive rocks form deep within the Earth’s crust through slow cooling, resulting in compact and dense structures. Extrusive (or volcanic) rocks form from the rapid cooling of lava at or near the surface and generally contain more air voids, often making them less dense. Among the best-known igneous stones used in architecture are granite, basalt and pumice. Sedimentary rocks are formed through the accumulation and compaction of pre-existing mineral fragments. They are characterized by stratification, often visible as variations in color caused by the different materials deposited over time. Darker bands, commonly known as mud lines, may indicate less consolidated layers within the rock mass. Travertine is one of the most widely recognized and used sedimentary stones in architecture. Other examples include sandstone, argillite and various types of limestone. Some particularly compact limestones, such as Botticino, are sometimes incorrectly referred to as “marble,” which may lead to misunderstandings regarding their actual properties. Metamorphic rocks originate from the solid-state transformation of pre-existing rocks subjected to high pressure and temperature without melting. Their stratification often appears wavy due to the stresses endured during formation. Marble belongs to this family, along with gneiss, slate and schist. In some cases, marble may contain schist inclusions, affecting its workability and polishing characteristics. These distinctions are not merely theoretical; they directly influence mechanical performance, water absorption, durability and overall suitability for specific applications. Understanding stone means respecting its geological nature and leveraging its inherent qualities. Natural stone is also part of a continuous geological cycle. Over extremely long periods, an architectural element may disintegrate and re-enter the natural processes of sedimentation and transformation. This perspective reinforces its character as a durable and sustainable material.

impieghi e applicazioni . uses and applications

mud lines - che corrispondono a porzioni meno consolidate della massa rocciosa. Il travertino rappresenta uno degli esempi più noti e utilizzati in architettura ornamentale. Accanto ad esso si collocano arenarie, argilliti e diverse tipologie di limestone. Alcuni limestone particolarmente compatti, come il Botticino, vengono talvolta impropriamente definiti “marmi”: una classificazione imprecisa che può generare equivoci sulle reali prestazioni del materiale. Il travertino, come molte rocce sedimentarie, presenta venature orizzontali legate alla stratificazione naturale. In fase di lavorazione può essere tagliato seguendo il verso delle venature (taglio in falda) oppure perpendicolarmente ad esse (cross-cut). Il taglio in falda valorizza l’andamento lineare e continuo delle stratificazioni, ma può rendere il materiale strutturalmente più debole, rendendo talvolta necessario un rinforzo in funzione dell’applicazione prevista. Il taglio trasversale, invece, elimina l’effetto lineare e restituisce una texture più nuvolata e uniforme, modificando radicalmente l’impatto estetico della superficie. Questo esempio chiarisce un principio fondamentale per progettisti e operatori della filiera: la scelta non può essere guidata esclusivamente dall’estetica. Ogni decisione formale incide sulle prestazioni e sulla sicurezza del manufatto finale.

Il taglio con filo diamantato consente tagli precisi e riduce le perdite di materiale

Diamond wire cutting allows for precise cuts and reduces material loss

Le rocce metamorfiche derivano dalla trasformazione allo stato solido di rocce preesistenti, sottoposte ad alte pressioni e temperature senza fusione. La stratificazione appare spesso ondulata, effetto delle sollecitazioni subite.

Il marmo appartiene a questa famiglia, insieme a gneiss, ardesia e scisto. In alcuni casi porzioni di scisto sono presenti all’interno di un marmo, influenzandone lavorabilità e lucidabilità. Questa distinzione non è meramente teorica: incide direttamente sulle performance meccaniche, sull’assorbimento, sulla durabilità e, in ultima analisi, sulla corretta destinazione d’uso. Conoscere la pietra significa rispettarne la natura geologica e valorizzarne le potenzialità. Un’ulteriore considerazione riguarda il ciclo di vita. La pietra naturale si inserisce in un processo geologico continuo: un elemento

architettonico può, nel lunghissimo periodo, tornare a disgregarsi e sedimentarsi, contribuendo alla formazione di nuove rocce. Questa prospettiva rafforza la sua dimensione di materiale durevole e intrinsecamente sostenibile.

Dalla cava al laboratorio

La materia prima nasce in cava, che può essere a cielo aperto oppure sotterranea. La scelta dipende da fattori geologici, ambientali ed economici. In alcuni casi la roccia superficiale non presenta qualità adeguate e si rende necessario scavare in profondità. Le normative ambientali sempre più stringenti incoraggiano soluzioni che limitino l’impatto paesaggistico, favorendo lo sviluppo di cave sotterranee.

L’estrazione in sotterraneo comporta tuttavia maggiori complessità operative: spazi limitati, produttività inferiore e costi più elevati. Inoltre, le caratteristiche della roccia possono variare a seconda dello strato di provenienza. In presenza di progetti complessi,

la visita in cava rappresenta quindi uno strumento prezioso per valutare direttamente il materiale. I metodi estrattivi si sono evoluti sensibilmente. Il brillamento con esplosivo, un tempo diffuso, è oggi impiegato in modo mirato poiché può danneggiare parte del materiale utile. La perforazione con inserimento di cemento espansivo è largamente utilizzata, soprattutto per le rocce ignee: i fori praticati nel banco vengono riempiti con materiale che, espandendosi, provoca il distacco controllato del blocco. La svolta tecnologica è rappresentata dal filo diamantato. Un cavo metallico rivestito di segmenti diamantati viene fatto scorrere ad alta velocità attorno al blocco; la durezza del diamante, combinata con la frizione, consente tagli precisi e riduce le perdite di materiale. Questa tecnica ha incrementato in modo significativo efficienza e qualità dell’estrazione. Una volta estratti, i blocchi vengono trasportati ai laboratori di segagione e classificati per peso e qualità. Prima del

taglio in lastre, se necessario, si procede al consolidamento mediante avvolgimento in fibra di vetro e iniezione sottovuoto di resina epossidica, che penetra nelle fessure e stabilizza la struttura interna. Il taglio avviene con frese a ponte dotate di lame diamantate. Anche le lastre possono richiedere rinforzi, applicando reti metalliche con resine specifiche. Segue la lucidatura attraverso linee automatiche con abrasivi progressivi. Le tecnologie più avanzate integrano scanner digitali e sistemi robotizzati capaci di modellare la superficie e replicare texture complesse con precisione millimetrica.

Selezionare la pietra giusta

La scelta del materiale più idoneo dipende da tre fattori principali: risultato estetico, prestazioni tecniche e budget. La gamma cromatica e materica è estremamente ampia; è quindi consigliabile richiedere più campioni e verificare lotti aggiornati, poiché possono esistere differenze significative tra blocchi estratti in periodi diversi. Una valutazione affrettata può tradursi in scostamenti cromatici inattesi in fase di posa. Definito il contesto applicativo - interno o esterno, pavimento o rivestimento, ambiente asciutto o umido - occorre analizzare le caratteristiche tecniche: resistenza alla compressione e alla flessione, abrasione, assorbimento idrico,

comportamento ai cicli di gelo-disgelo. Anche questi parametri possono variare tra diversi strati di cava. Richiedere test certificati o affidarsi a laboratori specializzati è una prassi fondamentale per garantire affidabilità e conformità normativa. Sul piano economico, il costo non dipende solo dal prezzo unitario ma anche dal fattore scarto. Progetti che generano elevate percentuali di sfrido incidono sensibilmente sul budget, soprattutto con materiali di pregio. Un confronto con il fornitore può orientare verso alternative esteticamente simili ma più efficienti sotto il profilo economico.

Perché la pietra naturale

Questo materiale coniuga qualità estetica, unicità e durabilità, non perde fascino acquisendo anzi valore nel tempo. Ogni lastra è irripetibile, rappresentando un valore aggiunto per l’architettura contemporanea. A ciò si aggiunge la sostenibilità: gli scarti di cava vengono reimpiegati in diversi settori, dall’industria del cemento a quella farmaceutica e cosmetica, riducendo l’impatto complessivo del processo produttivo. In un contesto progettuale sempre più attento a performance e responsabilità ambientale, la pietra naturale si conferma un materiale capace di integrare natura, tecnologia e creatività, offrendo soluzioni di elevato valore tecnico ed espressivo.

From quarry to processing plant

Raw material is obtained from quarries, which may be open-pit or underground. The choice depends on geological, environmental and economic factors. In some cases, surface stone does not meet quality requirements, making it necessary to extract material from deeper layers. Increasingly stringent environmental regulations encourage solutions that reduce visual and landscape impact, often promoting underground quarrying. Underground operations, however, involve greater technical challenges: limited working space, lower productivity and higher operational costs. Furthermore, stone characteristics may vary depending on depth and geological layer. For complex projects, visiting the quarry can therefore be essential to assess the material directly. Extraction methods have evolved significantly. Blasting with explosives, once widely used, is now limited to specific operations because it can damage usable material. Drilling combined with expansive cement is commonly employed, particularly for igneous rocks: holes are drilled into the rock mass and filled with expanding material that causes controlled detachment of the block. The true technological breakthrough has been diamond wire cutting. A metal cable fitted with diamond segments is looped around the block and rotated at high speed. The hardness of the diamond, combined with friction, enables precise cutting while minimizing material loss. This technique has dramatically improved efficiency and quality in quarrying operations. Once extracted, blocks are transported to processing facilities and classified by weight and quality. Before slab cutting, fragile or cracked blocks may be reinforced by wrapping them in fiberglass mesh and injecting epoxy resin under vacuum, allowing the resin to penetrate fissures and stabilize the internal structure. Cutting is performed using bridge saws equipped with diamond blades. Slabs may also require reinforcement through the application of metal mesh bonded with resin. Polishing follows, carried out on automated lines with progressively finer abrasives. Advanced technologies now integrate digital scanners and robotic systems capable of shaping surfaces and reproducing complex textures with millimetric precision.

Selecting the right stone

Choosing the most suitable stone depends on three primary factors: aesthetic outcome, technical performance and budget. The range of available colors and textures is extremely broad. It is advisable to request multiple samples and verify updated batches, as significant variations may occur between blocks extracted at different times. A rushed decision can result in unexpected chromatic discrepancies during installation. Once the application context is definedinterior or exterior, flooring or cladding, dry or humid environment - the technical characteristics must be carefully evaluated. Key parameters include compressive and flexural strength, abrasion resistance, water absorption and freeze-thaw resistance. These values may vary across different quarry layers. Requesting certified test reports or relying on specialized laboratories is essential to ensure compliance and reliability. From an economic perspective, cost is influenced not only by the price per square meter but also by waste factors. Projects generating high levels of offcuts can significantly impact the budget, particularly when premium materials are involved. Close collaboration with suppliers may help identify aesthetically comparable yet more cost-efficient alternatives.

Why natural stone?

This material combines aesthetic quality, uniqueness and durability, often gaining value over time. Every slab is unique and this uniqueness represents a significant added value in contemporary architecture. Sustainability is another key advantage: quarry waste can be reused in various industries, including cement production, pharmaceuticals and cosmetics, reducing the overall environmental footprint of the production process. In an architectural context increasingly focused on performance and environmental responsibility, natural stone stands out as a material capable of integrating nature, technology and creativity, offering solutions of high technical and expressive value

impieghi e applicazioni . uses and applications

Dalle pavimentazioni dell’antichità alle facciate monocromatiche contemporanee, il colore ha sempre avuto un ruolo centrale nell’architettura in pietra. Comprendere le relazioni cromatiche, le proprietà dei materiali e le nuove tecnologie di lavorazione apre oggi nuove possibilità progettuali nell’uso della pietra naturale

COLORI E CONTRASTI NEL PROGETTO LITICO

Nella Cattedrale di santa Maria del Fiore, a Firenze, il colore è parte integrante del linguaggio architettonico, sottolineando geometrie, proporzioni e articolazione delle superfici

In the Cathedral of Santa Maria del Fiore in Florence, color is an integral part of the architectural language, emphasizing geometries, proportions, and the articulation of surfaces

di Giacomo Torrenzi

Il colore è uno degli strumenti più potenti a disposizione dell’architettura. Non solo definisce l’identità visiva degli edifici, ma contribuisce a costruire relazioni tra spazio, materia e percezione. Nel caso della pietra naturale, il colore assume un ruolo ancora più significativo: non è semplicemente applicato alla superficie, ma appartiene alla materia stessa, derivando dalla sua composizione geologica e dalle condizioni di formazione. Nel progetto architettonico, il colore delle superfici litiche contribuisce a definire la qualità dello spazio urbano.

La scelta cromatica non può quindi essere considerata esclusivamente come un fatto estetico o soggettivo: deve invece confrontarsi con parametri storici, culturali e ambientali, oltre che con le caratteristiche tecniche del materiale. Il tema è stato al centro del dibattito anche in occasione di Marmomac, dove l’architetto e ricercatrice Katia Gasparini dell’U-

COLORS AND CONTRASTS IN STONE DESIGN

From ancient marble pavements to modern monochromatic façades, colour has always played a key role in stone architecture. Understanding chromatic relationships, material properties and new processing technologies opens new possibilities for designing with natural stone

Color is one of the most powerful tools available to architecture. It not only defines the visual identity of buildings but also helps shape the relationship between space, material and perception. In the case of natural stone, color plays an even more significant role: it is not applied to the surface but belongs to the material itself, deriving from its geological composition and formation processes. In architectural design, the color of stone surfaces contributes to the quality of urban space. Chromatic choices cannot therefore be considered merely aesthetic or subjective decisions; they must instead respond to historical, cultural and environmental parameters, as well as to the technical characteristics of the material. The topic was also explored at Marmomac, where architect and researcher Katia Gasparini of the University of Sassari discussed the role of colour in stone design in her talk “Colour Effect. Colours and Contrasts in Stone Design”. If we look at many contemporary buildings clad in natural stone, a clear tendency emerges. When the façade is entirely made of stone, the colour palette tends to remain relatively neutral: whites, greys and beiges. When stone is combined with other materials such as glass, metal or ceramics, the chromatic range becomes far broader. Yet this does not mean that stone architecture offers limited possibilities. On the contrary, natural stone provides an extraordinarily rich range of tones that allows designers to work with subtle contrasts, textures and chromatic variations.

impieghi e applicazioni . uses and applications

A sinistra: la facciata della Raiffeisenbank di Vienna presenta un’alternanza di monocromia e venature marcate che produce un effetto di chiaroscuro, arricchendo la percezione della superficie senza ricorrere a decorazioni applicate

A destra: nel Padiglione di Barcellona di Ludwig Mies van der Rohe, il colore non è affidato alla pittura ma ai materiali stessi: lastre di marmo, onice e travertino creano un raffinato sistema di contrasti

On the left: the façade of the Raiffeisenbank in Vienna features alternating monochrome and marked veining that produces a chiaroscuro effect, enriching the perception of the surface without resorting to applied decorations

On the right: In Ludwig Mies van der Rohe’s Barcelona Pavilion, color is not achieved through paint but through the materials themselves: slabs of marble, onyx, and travertine create a refined system of contrasts

LA TRADIZIONE CROMATICA DELLA PIETRA

niversità di Sassari ha riflettuto sul ruolo del colore e dei contrasti nel progetto litico, nell’intervento “Effetto colore. Colori e contrasti nel progetto litico”. Se osserviamo molte architetture contemporanee rivestite in pietra naturale, emerge una tendenza piuttosto evidente: quando la facciata è interamente realizzata in pietra, la palette cromatica tende a essere relativamente neutra (bianco, grigio,

beige). Quando invece la pietra viene accostata ad altri materiali come vetro, metallo o ceramica, la varietà cromatica diventa molto più ampia. Questo non significa che il progetto litico disponga di possibilità limitate: al contrario, la varietà di tonalità offerte dalla pietra naturale è estremamente ricca e consente di lavorare su contrasti, texture e variazioni cromatiche molto sofisticate.

L’uso del colore nella pietra ha radici molto antiche. Un esempio emblematico è rappresentato dal Pantheon di Roma, dove la pavimentazione interna è composta da marmi provenienti da diverse regioni dell’Impero. In questo caso il progetto cromatico si basa su un gioco di contrasti tra gialli, rossi, marroni e bianchi, capace di enfatizzare la geometria dello spazio e la composizione del pavimento. Lo stesso principio è stato ampiamente utilizzato nell’architettura religiosa medievale e rinascimentale. In molte pavimentazioni ecclesiastiche, il contrasto cromatico tra diverse pietre era impiegato per creare effetti di chiaroscuro e tridimensionalità. Un esempio particolarmente significativo è la facciata del Duomo di Firenze, dove il bianco del marmo di Carrara

dialoga con il verde di Prato e con il rosso di Siena. In questo caso il colore diventa parte integrante del linguaggio architettonico: non solo decorazione, ma elemento che sottolinea geometrie, proporzioni e articolazione delle superfici. Gli architetti del passato possedevano una profonda conoscenza delle relazioni tra forma, luce, materia e colore. Questa tradizione progettuale si è evoluta nel tempo, adattandosi ai cambiamenti tecnologici e culturali.

DAL CONTRASTO AL MONOCROMO

Con l’avvento dell’architettura moderna, il rapporto tra colore e pietra cambia profondamente. Una figura chiave in questo passaggio è Adolf Loos (1870-1933), architetto austriaco noto per la sua critica radicale all’ornamento. Nel suo pensiero progettuale emerge il

concetto di volumetria monocromatica, basato sulla purezza delle forme e sulla riduzione degli elementi decorativi. Tuttavia, anche Loos utilizzava spesso materiali naturali con forte carattere cromatico e materico. Nella facciata della Raiffeisenbank di Vienna, ad esempio, il volume dell’edificio appare rigorosamente monocromatico, ma la pietra utilizzata nella parte inferiore presenta venature molto marcate. Queste variazioni naturali producono un effetto di chiaroscuro che arricchisce la percezione della superficie senza ricorrere a decorazioni applicate. Molti architetti del Movimento Moderno adottarono un approccio simile: esterni relativamente neutri e interni caratterizzati da materiali fortemente espressivi. Un esempio emblematico è il Padiglione di Barcellona di Ludwig Mies van der Rohe, progettato per l’Esposizione Internazionale del 1929. In questo edificio il colore non è affidato alla pittura ma ai materiali stessi: lastre di marmo, onice e travertino vengono accostate per creare un raffinato sistema di contrasti. Van der Rohe selezionò con grande attenzione non solo il tipo di pietra ma anche il disegno delle venature e la disposizione dei pannelli, trasformando la superficie lapidea in un vero e proprio elemento compositivo.

STRUMENTI DI PROGETTAZIONE

Esistono criteri utili per orientare la scelta cromatica nel progetto architettonico? Uno degli strumenti più semplici ed efficaci è la ruota dei colori, che permette di comprendere le relazioni tra tonalità diverse e di costruire combinazioni equilibrate.

Il teorico del colore Johannes Itten individuò sette principali forme di contrasto cromatico che aiutano a interpretare e organizzare le relazioni tra i colori. Tra queste rientrano il contrasto tra colori puri, quello tra colori complementari e il contrasto tra chiaro e scuro, particolarmente rilevante nel caso delle superfici in pietra. A questi si aggiungono il contrasto caldo-freddo, il contrasto di quantità - legato al rapporto proporzionale tra le diverse tonalità - e il contrasto di qualità, che riguarda il grado di saturazione dei colori. Infine, Itten individuò anche il cosiddetto contrasto simultaneo, che descrive il modo in cui un colore modifica la percezione di quelli adiacenti. Questi principi possono essere applicati efficacemente anche al progetto litico. Il contrasto cromatico può nascere dall’accostamento di pietre diverse, ma anche dalle variazioni interne a uno stesso materiale. Venature, inclusioni minerali e differenze di tonalità

The color tradition of stone

The use of color in stone architecture has very ancient roots. A significant example is the Pantheon in Rome, whose interior flooring is composed of marbles imported from different parts of the Roman Empire. Here the chromatic composition is based on contrasts between yellows, reds, browns and whites, enhancing both the geometry of the space and the design of the floor. The same principle was widely used in medieval and Renaissance religious architecture. In many church pavements, colour contrasts between different stones were used to create chiaroscuro effects and a sense of three-dimensionality. A particularly notable example is the façade of Florence Cathedral, where the white of Carrara marble interacts with the green of Prato marble and the red tones of Siena stone. In this case colour becomes an integral part of the architectural language: not merely decoration, but an element that highlights geometry, proportions and the articulation of surfaces. Architects of the past possessed a deep understanding of the relationship between form, light, material and colour. This knowledge has evolved over time, adapting to technological and cultural changes.

From contrast to monochrome

With the advent of modern architecture, the relationship between color and stone underwent a profound transformation. A key figure in this shift was the Austrian architect Adolf Loos (1870-1933), well known for his radical critique of ornament. His architectural thinking introduced the concept of the monochromatic volume, based on the purity of form and the reduction of decorative elements. Nevertheless, Loos often used natural materials with strong decorative potential. In the façade of the Raiffeisenbank in Vienna, for instance, the building appears rigorously monochromatic, yet the stone used for the lower part of the façade features pronounced veining. These natural variations create a subtle chiaroscuro effect, enriching the perception of the surface without resorting to applied decoration. Many architects of the Modern Movement adopted a similar approach, favouring relatively neutral exteriors while using highly expressive materials inside. A well-known example is the Barcelona Pavilion designed by Ludwig Mies van der Rohe for the 1929 International Exposition. In this building color does not come from paint but from the materials themselves: slabs of marble, onyx and travertine are carefully combined to create a refined system of contrasts. Mies selected not only the types of stone but also the veining patterns and the arrangement of panels, turning the stone surface into a key compositional element.

Tools for designing with colour

Are there criteria that can help guide color selection in architecture? One of the most effective tools is the color wheel, which helps designers understand relationships between tones and create balanced combinations. The color theorist Johannes Itten identified seven main types of color contrast that describe how colors interact with each other. These include the contrast between pure colors, complementary contrasts and the contrast between light and darka particularly relevant principle in stone surfaces. Itten also identified warm-cool contrasts, contrasts of quantity related to the proportional balance between

impieghi e applicazioni . uses and applications

Il rivestimento metallico della Alban Tower a Tirana, Albania, utilizza gradazioni di verde e blu per dialogare con il paesaggio circostante. Un esempio interessante che potrebbe essere replicato con la pietra naturale

The metal cladding of the Alban Tower in Tirana, Albania, uses shades of green and blue to interact with the surrounding landscape. An interesting example that could be replicated with natural stone

La ruota dei colori è uno strumento visivo circolare che organizza i colori per mostrare le loro relazioni. Inventata da Newton e perfezionata da Itten, ordina 12 colori suddividendoli in primari, secondari e terziari

The color wheel is a circular visual tool that organizes colors to show their relationships. Invented by Newton and perfected by Itten, it orders 12 colors, dividing them into primary, secondary, and tertiary colors

rappresentano infatti una risorsa progettuale importante, capace di generare effetti visivi complessi senza ricorrere a trattamenti artificiali. Un esempio interessante di integrazione cromatica nel contesto urbano è rappresentato dalla Alban Tower di Tirana, dove il rivestimento metallico dell’edificio utilizza gradazioni di verde e blu per dialogare con il paesaggio cir-

costante. Un approccio analogo potrebbe essere sviluppato anche attraverso l’impiego di diverse varietà di pietra naturale, sfruttando le molte sfumature offerte dai materiali lapidei.

COLORE E SPAZIO URBANO

La scelta del colore in architettura non dipende solo dalle relazioni cromatiche tra i materiali, ma an-

che dal contesto urbano. Elementi come la dimensione della strada, il volume dell’edificio, la distanza dagli edifici vicini e il riflesso dei colori circostanti influenzano in modo significativo la percezione cromatica di una facciata. Anche la latitudine e l’intensità della luce naturale giocano un ruolo importante: in contesti molto soleggiati, colori più saturi possono risultare equilibrati, mentre in ambienti con luce più diffusa è spesso preferibile ricorrere a tonalità più morbide. In questo senso, la progettazione cromatica richiede una visione complessiva che tenga conto non solo del materiale scelto ma anche delle condizioni ambientali in cui l’edificio si inserisce.

TECNOLOGIA E NUOVE

POSSIBILITÀ ESPRESSIVE

Le tecnologie di lavorazione contemporanee hanno ampliato notevolmente le possibilità espressive della pietra naturale. I processi di manifattura sottrattiva, basati su macchine CNC, permettono oggi di realizzare superfici complesse, texture tridimensionali e componenti di dimensioni sempre più grandi. L’impiego di lastre di grande formato consente di rivestire intere superfici con continuità visiva, riducendo le giunzioni e valorizzando il disegno naturale della pietra. Allo stesso tempo, l’innovazione nei sistemi di lavorazione e di supporto ha reso possibili pannelli ultrasottili e più leggeri, ampliando le applicazioni del materiale anche nell’architettura contemporanea.

La tecnologia consente inoltre di valorizzare gli scarti di lavorazione, trasformandoli in elementi per il design o in nuovi prodotti per l’edilizia. Tra i designer che hanno esplorato con particolare efficacia il rapporto tra tecnologia, superficie e materiale lapideo si distingue Raffaello Galiotto , autore di numerosi progetti che reinterpretano la pietra attraverso lavorazioni digitali e texture innovative. Anche l’uso della luce può diventare uno strumento fondamentale per valorizzare il colore della pietra. Il Perelman Performing Arts Center di New York, ad esempio, utilizza un rivestimento in marmo sottile che durante il giorno appare compatto e uniforme, mentre di notte lascia filtrare la luce interna, trasformando l’edificio in una presenza luminosa nel paesaggio urbano.

CONOSCERE IL COLORE

Il progetto cromatico nell’architettura litica nasce quindi dall’interazione tra diversi fattori: caratteristiche del materiale, tecnologie di lavorazione, condizioni ambientali e cultura progettuale. Conoscere le proprietà della pietra naturale e le possibilità offerte dalla sua lavorazione consente di sviluppare soluzioni architettoniche di grande qualità anche attraverso scelte formali relativamente semplici. Il colore, in questo contesto, diventa uno strumento progettuale capace di valorizzare la materia, definire lo spazio e rafforzare l’identità dell’architettura nel paesaggio urbano.

colours, and contrasts of quality associated with colour saturation. Finally, he described simultaneous contrast, which explains how the perception of a colour changes depending on the colours placed next to it. These principles can also be applied to natural stone. Chromatic contrast may arise from the combination of different materials, but it can also emerge from variations within the same stone. Veining, mineral inclusions and natural tonal differences represent valuable design resources capable of generating complex visual effects without artificial treatments. An interesting example of chromatic integration in the urban landscape is the Alban Tower in Tirana, Albania. Its metal façade uses gradations of green and blue to relate visually to the surrounding environment. A similar approach could also be developed using natural stone, exploiting the wide range of tones available in stone materials.

Color and urban environment

Color selection in architecture does not depend solely on relationships between materials; it is also strongly influenced by the urban context. Elements such as the width of a street, the volume of a building, the proximity of neighbouring structures and the reflection of surrounding colours all affect how a façade is perceived. Latitude and natural light intensity also play an important role. In highly sunlit regions, more saturated colours may appear balanced, whereas in areas with softer light it is often preferable to use less saturated tones. For this reason, chromatic design requires a broader perspective that takes into account not only the material itself but also the environmental conditions in which the building is located.

Technology and new expressive possibilities

Contemporary processing technologies have significantly expanded the expressive potential of natural stone. Subtractive manufacturing processes, based on CNC machinery, now allow the creation of complex surfaces, three-dimensional textures and components of increasingly large dimensions. Large-format slabs make it possible to clad entire surfaces with visual continuity, reducing joints and enhancing the natural pattern of the stone. At the same time, innovations in processing techniques and support systems have made ultrathin and lightweight stone panels possible, expanding the applications of the material in contemporary architecture. Technology also makes it easier to reuse processing waste, transforming it into design objects or new building materials. Among the designers who have explored the relationship between digital fabrication and stone surfaces is Raffaello Galiotto, whose work reinterprets stone through innovative textures and technologically advanced processes. Light can also become a key element in enhancing the color of stone.

The Perelman Performing Arts Center in New York, for example, features a thin marble façade that appears compact during the day but becomes translucent at night, allowing interior light to filter through and transforming the building into a luminous presence within the urban landscape.

Designing through color

Chromatic design in stone architecture therefore emerges from the interaction between several factors: the intrinsic properties of the material, processing technologies, environmental conditions and architectural culture. Understanding the characteristics of natural stone and the possibilities offered by its processing allows designers to achieve high-quality architectural results even through relatively simple formal solutions. In this context, color becomes a powerful design tool capable of enhancing the material, defining space and strengthening the identity of architecture within the urban landscape.

MOVIMENTO LA FORMA DEL

Un progetto che traduce la cinematica di una macchina CNC a filo diamantato a 7 assi in principio generativo. Aracari rende visibile il movimento, trasformandolo in forma scultorea e aprendo nuove prospettive per la lavorazione avanzata della pietra naturale di Simone Ciapparelli

Presentata nell’ambito della mostra Epiphanies durante l’ultima edizione di Marmomac a Verona, Aracari nasce come una riflessione avanzata sul rapporto tra macchina, materiale e progetto, spingendo la lavorazione della pietra naturale oltre i confini della scultura tradizionale. L’opera è stata realizzata a partire da un blocco di quarzite brasiliana Capolavoro Picasso fornito da Granistone, men-

tre la lavorazione è stata eseguita dall’azienda Decormarmi utilizzando la tecnologia Robotwire Evo, macchina CNC a filo diamantato prodotta da Pellegrini Meccanica. Il titolo dell’opera richiama un uccello tropicale dai colori vivaci, suggestione che trova un diretto riscontro nelle venature e nelle cromie della pietra. Il perimetro del progetto è stato definito con precisione fin dall’inizio: uso di

THE SHAPE OF MOVEMENT

A project that translates the kinematics of a 7-axis diamond wire CNC machine into a generative principle. Aracari makes movement visible, transforming it into sculptural form and opening new perspectives for advanced natural stone processing

Presented as part of the Epiphanies exhibition, Aracari explores the relationship between machine, material, and design, pushing natural stone processing beyond the boundaries of traditional sculpture. The work was produced from a block of Brazilian Capolavoro Picasso quartzite supplied by Granistone and manufactured by Decormarmi using the Robotwire Evo diamond wire CNC machine developed by Pellegrini Meccanica. The title refers to a tropical bird known for its vibrant colors, a suggestion echoed in the veins and chromatic contrasts of the stone itself. From the beginning, the project framework was clearly defined: natural stone, advanced CNC technology, and a demanding production schedule. «I interpreted the curatorial invitation from Raffaello Galiotto, a renowned Italian artist and designer, as a genuine technical challenge,» explains Ludson Moulin Zampirolli, the Brazilian designer who designed the work. «My goal was to fully understand the behavior, limits, and potential of a 7-axis diamond wire CNC machine.» It was precisely during this investigative phase that the project’s epiphany emerged. «It was not about imposing a form on the stone» the artist continues, «but about imagining how the machine moves with, inside, and against the material.» The revelation thus became a design principle in itself: making the process visible. «Design by Movement, the concept at the heart of my work, means designing through motion.»

Beyond conventional coordinates

From a technical perspective, a 7-axis diamond wire CNC machine operates well beyond traditional Cartesian XYZ coordinates. «You are not working solely on XYZ axes,» Zampirolli points out, «but integrating rotations and inclinations that dramatically expand possibilities while introducing very strict kinematic constraints.» Initial tests highlighted the need to adapt and correct tool paths. «Some limitations became apparent immediately,» he explains, «but all optimizations were developed through kinematic simulations, avoiding risks during actual machining.»

The most complex aspect involved fragmenting and reconstructing geometry: reorganizing surfaces, planes, and coordinates according to the internal logic of 7-axis G-code (the standard programming language used to control CNC machines). «Once you master the integration between geometry, coordinates, and machine code,» Zampirolli observes, «it becomes possible to develop algorithms capable of generating new forms and new functions.» Aracari represents the first tangible outcome of this approach. The work’s surfaces, transitioning from vertical to horizontal through a continuous flow, are the direct result of synchronized movements across all seven axes. «It is significant that the sculpture was essentially produced using just two diamond wire cuts,» Zampirolli notes, «because this makes the machine’s torsions and movements

impieghi e applicazioni . uses and applications

è Ludson Moulin Zampirolli

Designer brasiliano che lavora all’intersezione tra pietra naturale, design parametrico e fabbricazione CNC avanzata. La sua ricerca esplora il concetto di Design by Movement, integrando cinematica della macchina, algoritmi e intelligenza del materiale per sviluppare nuovi approcci progettuali per l’industria lapidea.

WHO IS Ludson Moulin Zampirolli

Brazilian designer working at the intersection of natural stone, parametric design, and advanced CNC fabrication. His practice explores Design by Movement, integrating machine kinematics, algorithms, and material intelligence to develop new design approaches for the stone industry.

pietra naturale, una macchina CNC a filo diamantato a 7 assi, produzione affidata a un’azienda lapidea italiana e tempistiche rigorose. «Ho interpretato l’invito curatoriale di Raffaello Galiotto , affermato artista e designer, come una vera sfida tecnica», racconta Ludson Moulin Zampirolli, il designer brasiliano che ha progettato

tro il materiale». La rivelazione è diventata così un principio progettuale: rendere visibile il processo stesso. « Design by Movement , il concetto al centro del mio lavoro, consiste appunto nel progettare attraverso il movimento».

OLTRE LE COORDINATE TRADIZIONALI

l’opera. «Il mio obiettivo era comprendere fino in fondo il comportamento, i limiti e il potenziale di una macchina CNC di questo tipo». È proprio in questa fase di studio che si colloca l’epifania del progetto. «Non si trattava di imporre una forma alla pietra», spiega l’artista, «ma di immaginare come la macchina si muove con, dentro e con-

Dal punto di vista tecnico, la macchina a filo diamantato a 7 assi opera ben oltre le coordinate cartesiane convenzionali. «Non si lavora solo sugli assi XYZ», sottolinea Zampirolli, «ma si integrano rotazioni e inclinazioni che ampliano enormemente le possibilità, introducendo però limiti cinematici molto stringenti». I primi test hanno messo in evidenza la necessità di adattare e correggere i percorsi utensile. «Alcuni limiti sono emersi subito», racconta, «ma tutte le ottimizzazioni sono state sviluppate attraverso simulazioni cinematiche, evitando rischi nella lavorazione reale».

La complessità maggiore ha riguardato la frammentazione e la ricostruzione della geometria, riorganizzando superfici, piani e coordinate secondo la logica interna del G-code a 7 assi. «Quando si padroneggia l’integrazione tra geometria, coordinate e codice macchina», osserva l’artista, «diventa possibile sviluppare algoritmi capaci di generare nuove forme e nuove funzioni». Aracari rappresenta il primo esito concreto di questo approccio. Le superfici dell’opera, che transitano dal verticale all’orizzontale attraverso un movimento continuo, sono il risultato diretto di movimenti sincronizzati su tutti e sette gli assi. «È significativo che la scultura sia stata realizzata sostanzialmente con due soli tagli a filo diamantato», evidenzia Zampirolli, «perché questo rende leggibili le torsioni e i movimenti eseguiti dalla macchina». Nel descrivere questi movimenti, l’artista utilizza spesso la metafora del-

Chi

A sinistra: Aracari, il titolo dell’opera che richiama un uccello tropicale dai colori vivaci, è ispirato alle venature e cromie della pietra. A destra: È stata eseguita una serie di tagli tridimensionali grazie all’inclinazione del filo che si interseca con la rotazione della tavola. Le diverse fasi di taglio permettono così di ottenere superfici curve, sinuose ed armoniche

Left: The title of the work, which recalls a brightly colored tropical bird, is inspired by the veins and colors of the stone. Right: A series of three-dimensional cuts were made by tilting the wire and intersecting it with the rotation of the table. The different cutting phases thus allow curved, sinuous, and harmonious surfaces to be obtained

la danza. «È un’immagine che nasce spontaneamente», spiega, «e che anche quando viene discussa con gli ingegneri suscita sempre rispetto per la complessità della sua cinematica». In questo senso, il movimento non è un concetto poetico, ma una sintesi rigorosa di ingegneria, matematica e fisica.

EFFICIENZA, MATERIA E SOSTENIBILITÀ

Il filo diamantato si conferma uno degli strumenti più efficienti per il taglio della pietra naturale, dal marmo alla quarzite. «A differenza di altre lavorazioni», osserva Zampirolli, «la rimozione del materiale

avviene in modo progressivo e coerente». Questo consente di valorizzare anche le fasi di sottrazione, trasformandole in potenziali risorse per utilizzi secondari o terziari. La realizzazione di Aracari ha richiesto un controllo estremamente preciso dei parametri di lavorazione, soprattutto considerando la durezza della quarzite utilizzata. Come sottolineano da Pellegrini Meccanica, «qui è entrato in gioco l’apparato hardware e software della macchina, che deve conoscere e applicare correttamente i parametri di utilizzo e tensionamento dell’utensile, in questo caso il filo diamantato».

clearly legible.» When describing these motions, the artist often turns to the metaphor of dance. «It is an image that arises naturally,» he explains, «and even when discussed with engineers, it consistently conveys respect for the complexity of the machine’s kinematics.». Here, movement is not a poetic abstraction but a rigorous synthesis of engineering, mathematics, and physics. «When I speak of movement, I am really talking about kinematics.»

Efficiency, material, and sustainability

Diamond wire technology proves to be one of the most efficient tools for cutting natural stone, from marble to quartzite. «Unlike other processes,» Zampirolli explains, «material removal occurs in a progressive and coherent manner.»

This allows even subtractive phases to be reimagined as potential resources for secondary or tertiary uses. «This approach directly addresses issues such as sustainability, material efficiency, and economic feasibility,» he adds. The project demonstrates how technology can influence not only final form but the entire material life cycle.

Machining Aracari required extremely precise control over cutting parameters, particularly given the hardness of the quartzite. As Pellegrini Meccanica explains, «this is where the machine’s hardware and software systems become essential, as they must correctly manage the parameters for the use and tensioning of the tool, in this case the diamond wire.» Producing a complex three-dimensional shape in such a hard material requires very careful parameterisation. «One key factor,» the company notes, «is the linear cutting feed speed, which must always be calibrated according to the hardness of the material.»

A key element of the process was continuous dialogue between artistic intent and technical expertise. «Pellegrini’s support was fundamental,» Zampirolli acknowledges, «as was the direct involvement of Raffaello Galiotto, curator of the exhibition, in technical meetings.» Discussions covered form, material hardness, movement constraints, G-code structure, and simulations. It is within this collaborative framework that what Zampirolli defines as a machine-designmachine relationship takes shape. «The machine is not merely an execution tool,» he states, «but becomes a genuine source of design inspiration.» This represents a clear shift from the traditional design-machine sequence, in which technology simply produces a predefined form.

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Realizzare una sagoma tridimensionale complessa in un materiale così duro richiede infatti una parametrizzazione molto accurata di diversi valori. «Uno degli aspetti fondamentali», spiegano dall’azienda veronese, «è la velocità di avanzamento lineare del taglio, che deve essere calibrata in relazione alla durezza del materiale».

«È un approccio che affronta direttamente temi come sostenibilità, efficienza del materiale e fattibilità economica», aggiunge. Il progetto dimostra come la tecnologia possa incidere non solo sulla forma finale, ma sull’intero ciclo di vita del materiale.

Un elemento centrale del processo è stato il dialogo continuo tra competenze artistiche e tecniche. «Il supporto di Pellegrini è stato fondamentale», riconosce l’artista, «così come il coinvolgimento diretto di Raffaello Galiotto, curatore della mostra, negli incontri tecnici». Forma, limiti, durezza del materiale, struttura del G-code (il linguaggio standard di programmazione utilizzato per controllare le macchine CNC) e simulazioni sono stati oggetto di un confronto costante.

È in questo contesto che prende forma quella che Zampirolli definisce una relazione macchina-progetto-macchina. «La macchina

non è solo uno strumento esecutivo», afferma, «ma diventa una vera fonte di ispirazione progettuale». Un cambio di paradigma rispetto alla sequenza tradizionale progetto-macchina, in cui la tecnologia è chiamata unicamente a realizzare una forma già definita. Anche per Pellegrini Meccanica il dialogo con progettisti e artisti rappresenta un’opportunità di crescita. «Siamo un’azienda che produce macchine, ma spesso abbiamo bisogno di stimoli esterni per renderci conto fino in fondo delle potenzialità delle nostre tecnologie». Un architetto o un artista, libero dai vincoli della progettazione industriale, può infatti immaginare forme che spingono la tecnologia oltre le applicazioni consuete. «Sta poi a noi trovare la soluzione tecnica più adatta, spesso scoprendo che la macchina è già in grado di farlo».

IL PROCESSO DI LAVORAZIONE

Dal punto di vista produttivo, Aracari non ha incontrato criticità strutturali. La quarzite Capolavoro Picasso si è rivelata estremamente dura ma stabile, mentre la macchina a filo diamantato a 7 assi ha garantito una precisione definita «quasi chirurgica». Le criticità emerse nelle prime simulazioni sono state superate grazie a una

comprensione più profonda della struttura del G-code e a un lavoro di squadra basato su esperienza e fiducia reciproca.

L’opera è stata realizzata in tempi relativamente brevi. Il blocco iniziale è stato posizionato sul carrello della macchina Robotwire Evo. La macchina ha eseguito dapprima un taglio bidimensionale, che ha definito la prima configurazione geometrica del pezzo. Successivamente, grazie alla cinematica della macchina

CNC a sette assi interpolati, sono stati realizzati una serie di tagli tridimensionali ottenuti dall’inclinazione del filo combinata con la rotazione della tavola. Questa sequenza di operazioni ha permesso di generare progressivamente superfici curve, sinuose e continue. Il pezzo risultante è stato infine ruotato di novanta gradi, trasformandosi nella base di appoggio definitiva dell’opera.

UN’OPERA COME

CATALIZZATORE

Per Zampirolli, l’opera va oltre la dimensione scultorea. «Aracari non parla solo di bellezza o funzione», conclude, «ma integra narrazioni poetiche, geologiche, fisiche e cinematiche». Il concetto di Design by Movement diventa così uno strumento di confronto

per architetti e designer, aprendo a nuove applicazioni in ambito architettonico, urbano e di interior design. L’esperienza del pubblico restituisce questa pluralità di letture. «Alcuni osservatori si concentrano sulle curve e sulle proporzioni», racconta l’artista, «altri sulle texture superficiali o sul processo produttivo». La curiosità verso la macchina e la tecnologia genera dialogo e riflessione. «Aracari funziona come un catalizzatore», osserva, «mostrando come pietra, macchina e design possano dialogare in modo nuovo». «Gli sguardi rapiti dei visitatori ci hanno resi molto orgogliosi», raccontano da Pellegrini Meccanica. «Molti hanno avuto l’impressione di trovarsi davanti a una forma quasi modellata dalla natura». Ed è proprio questo, secondo l’azienda, il messaggio più interessante del progetto: «un’opera della natura, perfezionata dalla tecnologia».

Per il settore lapideo, l’opera suggerisce strategie concrete per massimizzare la resa del materiale e affrontare la lavorazione di pietre dure come la quarzite.

Per il pubblico più ampio, rimane un’esperienza aperta, affidata alla sensibilità individuale. «Ascoltare queste interpretazioni», conclude Zampirolli, «è uno degli aspetti più gratificanti del mio lavoro».

The manufacturing process

From a production standpoint, Aracari encountered no critical failures. Capolavoro Picasso quartzite proved extremely hard yet structurally stable, while the 7-axis diamond wire CNC machine delivered what the artist describes as «almost surgical precision.» Issues identified during early simulations were resolved through a deeper understanding of G-code structure and a collaborative approach based on experience and mutual trust.

The sculpture was produced in a relatively short time. The initial block was first positioned on the carriage of the Robotwire Evo machine, where a two-dimensional cut defined the first geometric configuration of the piece. Subsequently, thanks to the kinematics of the 7-axis CNC system, a series of three-dimensional cuts were carried out through the inclination of the wire combined with the rotation of the working table. These successive cutting phases gradually generated the sculpture’s flowing and curved surfaces. The resulting piece was finally rotated by ninety degrees, becoming the supporting base of Aracari. For Pellegrini Meccanica, the dialogue with architects and designers is equally valuable: «We are a company that produces machines,» the company notes, «but we often need external stimuli to fully understand the potential of our technologies.» Architects and artists, free from the constraints of industrial engineering, can imagine forms that push machines beyond their usual applications. «It is then our task to find the appropriate technical solution, often discovering that the machine was already capable of achieving it.»

A catalytic work

For Zampirolli, the work extends beyond the realm of sculpture. «Aracari is not only about beauty or function, but integrates poetic, geological, physical, and kinematic narratives.» Design by Movement thus becomes a tool for dialogue with architects and designers, opening pathways toward new applications in architecture, urban design, and interior environments.

Audience responses confirm this multiplicity of interpretations. «Some viewers focus on curves and proportions,» the artist notes, «others on surface textures or on the production process itself.» Curiosity about the machine and the technology fosters discussion and reflection. «Aracari functions as a catalyst,» Zampirolli observes, «showing how stone, machine, and design can engage in new forms of dialogue.» Audience reactions during the exhibition confirmed the evocative power of the work. «The fascinated looks of visitors made us very proud,» Pellegrini Meccanica explains. «Many people felt as if they were observing a form almost shaped by nature itself.» And this, according to the company, is perhaps the most meaningful message of the project: a work of nature, perfected by technology. For the stone industry, the work suggests concrete strategies to maximize material yield and efficiently process hard stones such as quartzite. For a broader audience, it remains an open experience shaped by individual sensitivity. «Listening to these interpretations,» Zampirolli concludes, «is one of the most rewarding aspects of my work.».

Costi energetici, carenza di manodopera, nuovi equilibri internazionali

Il Consorzio Marmisti Valpantena affronta le sfide del settore puntando su qualità produttiva e ricerca ambientale

COMPETERE NEL MARMO GLOBALE

di Maurizio Pedrini

Splendide colline, viti, ulivi e cave di marmo rosso veronese caratterizzano il territorio della Valpantena, la cui storia è da secoli intrecciata con l’estrazione e la lavorazione della pietra e del marmo. Dire marmo, qui, è sinonimo principalmente di Rosso Verona. La tradizionale lavorazione della pietra passa attraverso la costruzione della maestosa Arena di Verona, delle numerose e bellissime chiese

e dei monumenti della città fino ai nostri giorni. Le tonalità, dal rosa al rosso, sono predominanti nella pietra veronese, che si tratti del già citato Rosso Verona o della pietra della Lessinia. Oggi in Valpantena si lavorano marmi, pietre e graniti provenienti da tutto il mondo. Qui, dal 1984 opera con successo il Consorzio Marmisti Valpantena, rete di imprese particolarmente qualificate che riunisce artigiani e

marmisti attivi nel settore lapideo. Abbiamo incontrato Renato Dal Corso , che da dieci anni è Presidente del Consorzio, per conoscere da vicino questa realtà produttiva e associativa.

Ci parli un po’ del Consorzio Marmisti Valpantena… Il Consorzio è nato quarantadue anni fa nel distretto del marmo di Verona, cuore pulsante di un

comparto produttivo capace di influenzare l’architettura e il design a livello internazionale. Fondato dalla volontà di alcune imprese del territorio, fin da subito si è posto l’obiettivo di valorizzare le aziende locali, promuovere il marmo veronese nel mondo e sostenere gli associati nella gestione dei residui di lavorazione, tema diventato sempre più rilevante con l’introduzione, negli anni ’80, delle prime nor-

In località Orsara, a pochi passi da Grezzana (VE), il Consorzio gestisce un bacino di raccolta di residui di lavorazione della pietra naturale, utile a ricomporre la morfologia originaria della collina

In Orsara, Italy, the Consortium manages a collection basin for natural stone processing residues, which is used to restore the original morphology of the hill

COMPETING IN THE GLOBAL MARBLE MARKET

Energy costs, labour shortages and shifting international balances: the Consorzio Marmisti Valpantena is addressing the sector’s challenges by focusing on production quality and environmental research

Nestled in the hills north of Verona, the Valpantena valley has long been synonymous with stone and marble, whose extraction and processing have shaped both the landscape and the identity of this territory. Today, alongside the historic Rosso Verona and Lessinia stone, companies in the area process marbles, stones and granites sourced from all over the world. Since 1984, the Consorzio Marmisti Valpantena (Valpantena Marble Producers Consortium) has operated successfully as a network of highly qualified companies bringing together artisans and stone contractors active in the industry for generations. We met Renato Dal Corso, who has served as President of the Consortium for the past ten years, to gain a closer insight into this production and associative reality.

Can you tell us about the Consortium?

The Consorzio Marmisti Valpantena was established 42 years ago within the Verona Marble District, the beating heart of a production cluster capable of influencing architecture and design at an international level. Founded at the initiative of several local companies, it immediately set out to enhance local enterprises, promote Veronese marble worldwide and support its members in managing processing residues - an issue that became increasingly relevant with the introduction of stricter environmental regulations in the 1980s.Today, the Consortium brings together 33 companies specialised in processing marble, granite, travertine and agglomerates - businesses that combine artisanal expertise with advanced technologies and invest in training young people to ensure continuity, innovation and professionalism within the sector. The Consortium is part of the Verona Stone District, a broader entity with international standing that represents all stone-sector companies in the Verona and Vicenza areas. It also maintains close cooperation with institutions and associations such as the Scuola del Marmo (School of Marble) in Sant’Ambrogio di Valpolicella.

What guiding principles inspire your activities?

At its inception, our primary objective was to create positive synergy with the productive realities of Valpolicella-ASMAVE, the Consortium of Veronese Marble Producers - and the Consortium of Lessinia Stone (Consorzio della Pietra della Lessinia), within what later became the Verona Stone District. Over the years, this collaboration has grown increasingly strong, generating fruitful initiatives at both local and national level. The two main initiatives have been the promotion of our image and activities within the framework of Marmomac, the International Stone Exhibition held annually in Verona, and our involvement with the School of Marble. Labour shortages are currently a challenge, also for the marble sector. How are you addressing this issue?

The needs are multifaceted: on one hand, there is the necessity to train and specialise workers; on the other, the need to make this profession more attractive to younger generations. Our bet for the future - when quality and new

IS Renato Dal Corso

Presidente del Consorzio Marmisti della Valpantena e imprenditore di consolidata esperienza, Dal Corso interpreta il proprio ruolo con una visione strategica di lungo periodo, orientata alla tutela e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio.

President of the Valpantena Marble Consortium and an entrepreneur with extensive experience, Dal Corso interprets his role with a long-term strategic vision, focused on protecting and promoting the excellence of the territory.

mative ambientali stringenti. Oggi il Consorzio riunisce 33 aziende specializzate nella lavorazione di marmi, graniti, travertini e agglomerati: realtà che coniugano abilità artigianale e tecnologie evolute, capaci di investire anche nella formazione dei giovani per garantire continuità, innovazione e professionalità al comparto.

Il Consorzio fa parte del Verona Stone District, una realtà più ampia che si distingue a livello internazionale e che rappresenta tutte le aziende del settore lapideo sul territorio veronese e vicentino. Mantiene inoltre una stretta collaborazione con Enti, Associazioni ed

Istituti come la Scuola del Marmo di Sant’Ambrogio in Valpolicella, a pochi chilometri da Verona.

Quali linee guida ispirano la vostra attività?

I l nostro primo obiettivo, al momento della nascita, è stato quello di creare una sinergia positiva con la realtà produttiva della Valpolicella - ASMAVE, Consorzio Marmisti Veronesi - e il Consorzio della Pietra della Lessinia, attraverso il Distretto del Marmo, poi divenuto Verona Stone District. Questa collaborazione, col passare degli anni, è divenuta sempre più intensa generando fruttuose iniziative, sia a

livello locale che nazionale. Le due principali sono state la promozione della nostra immagine e delle nostre attività nell’ambito della Fiera Internazionale Marmomac, che si tiene ogni anno a Verona, e la partecipazione alla Scuola del Marmo.

La carenza di manodopera è un problema anche per il settore del marmo. Come fate fronte a questa emergenza?

Le esigenze al riguardo sono molteplici: da un lato vi è la necessità di formare e specializzare gli addetti, dall’altro il bisogno di rendere più attrattivo e appetibile questo lavoro agli occhi dei giovani. La nostra scommessa per il futuro, quando bisognerà puntare tutto sulla qualità e su nuove professioni, è la Scuola del Marmo. Qui attualmente vengono svolte sia le attività laboratoriali che i corsi teorici, ma dal prossimo anno scolastico questi ultimi troveranno sede a Verona, presso l’Istituto Salesiano Don Bosco.

I lavoratori extracomunitari sono, numericamente, sempre più rilevanti. Come li state inserendo nelle vostre aziende?

A seguito del calo demografico i lavoratori italiani non sono più sufficienti: entro pochi anni nelle nostre aziende potremo contare solo sulla manodopera fornita da addetti extracomunitari: da qui la

necessità di prepararli in modo opportuno ad operare con adeguati strumenti di conoscenza e nella massima sicurezza. Il problema più grosso che stiamo vivendo è quello di trovare loro una casa, favorendone l’integrazione nel tessuto sociale della vallata. Abbiamo istituito da tempo appositi corsi di lingua italiana e percorsi di conoscenza dell’inglese, oltre a vari itinerari di apprendimento, che però sono frequentati quasi esclusivamente da lavoratori italiani. Perciò vorremmo che, quanto prima, fossero seguiti anche da loro. Certamente andrebbe fatta una riflessione sulle ragioni che frenano i nostri giovani nell’approccio a lavori pratici e manuali, i quali probabilmente godono di minor considerazione sociale in quanto ritenuti troppo faticosi o addirittura rischiosi. Dal punto di vista della remunerazione, oggi chi lavora nel nostro settore può contare su una paga base dignitosa, che si aggira sui 1.600/1.800 euro al mese esclusi gli straordinari.

Da marmista, come vede il futuro del settore? Guardo avanti con ottimismo. La guerra sta frenando l’economia mondiale e indirizzando anche la produzione industriale europea verso il comparto delle armi, anziché verso la cura della bellezza, che è uno dei prerequisiti per la nostra

Chi è Renato Dal Corso
WHO

esistenza e qualità della vita, e che avrebbe un’enorme rilevanza economica in campo edilizio, architettonico, artistico e turistico. Inoltre, negli ultimi anni, anche per via dell’introduzione dell’Euro, i costi di produzione sono cresciuti a dismisura. Basti pensare che la sola bolletta energetica sostenuta dalle aziende, dal 2019 ad oggi, è lievitata del 70%. In sostanza, bisogna riconoscere che attualmente la prima vera difficoltà per le nostre imprese è la mera sopravvivenza: restare in piedi ed essere ancora competitivi sul mercato globale è la vera grande sfida che siamo chiamati ad affrontare. Come accennavo, il nostro Consorzio agisce in sinergia con ASMAVE, Verona Stone District ed altre realtà, cercando di rendere ancora più forte il sistema del marmo veronese che, potendo contare su quasi 400 aziende e 5.000 dipendenti, non è solo il più importante d’Italia, ma anche leader a livello mondiale. Peraltro, anche se le nostre pietre locali sono meno richieste d’un tempo, restiamo estremamente competitivi grazie alla nostra abilità nel lavorare marmi provenienti da tutto il mondo.

Mercati che caratterizzano

il vostro export: ci può dare un quadro della situazione attuale?

Il marmo, come ben sappiamo, è una materia costosa: negli anni re-

centi il Medio Oriente, i Paesi Arabi e l’Estremo Oriente sono cresciuti molto. Pur prendendo atto che le opportunità sono scemate rispetto al passato, negli ultimi tempi abbiamo notato parecchio entusiasmo nelle aree del Vietnam e della Corea del Sud, come pure in Indonesia. Si tratta di Paesi che stanno crescendo notevolmente dal punto di vista economico, nei quali il turismo è in netta ascesa. L’unico limite, per quanto riguarda il potenziale mercato indonesiano, è rappresentato dall’estrema vicinanza alla Cina, che esercita una notevole influenza e sta aumentando l’offerta anche in termini di qualità dei prodotti. Però sappiamo di poter essere ancora competitivi puntando sulla nostra carta vincente: il servizio. Per quanto concerne il Nord Europa, soprattutto per l’export verso Paesi quali la Svezia, la Norvegia e la Germania, da sempre ottimi clienti, abbiamo assistito ad una sostanziale tenuta nonostante la guerra, con cui dobbiamo fare quotidianamente i conti, che ci ha portato a perdere un mercato di riferimento come la Russia. Voglio sottolineare che, proprio in questo delicato frangente, parecchie aziende del nostro distretto hanno dimostrato di saper reagire al meglio, con grande spirito proattivo: c’è chi esplora nuovi mercati “con la valigetta in mano”, puntando sul-

professional roles will be decisive - is the Scuola del Marmo, the only one of its kind in Italy. At present, both workshop activities and theoretical courses are carried out there; starting next school year, the theoretical classes will move to Verona, hosted at the Istituto Salesiano Don Bosco.

As a marble professional, how do you see the future of the sector?

I look ahead with optimism. The war is slowing the global economy and, moreover, production costs have risen dramatically in recent years. Energy bills alone have increased by 70% since 2019. The primary challenge for our companies today is survival: remaining operational and competitive on the global market is the real test we are called to face. As mentioned earlier, our Consortium operates in synergy with ASMAVE, the Verona Stone District and other entities, working to further strengthen the Veronese marble system, which, with almost 400 companies and 5,000 employees, is not only Italy’s most important one but also a global leader. Although demand for our local stones is lower than in the past, we remain highly competitive thanks to our expertise in processing marbles from around the world.

Could you provide an overview of your export markets?

Marble, as we know, is an expensive material. In recent years, the Middle East, Arab countries and the Far East have experienced strong growth. Although opportunities have decreased compared to the past, we have recently observed considerable dynamism in Vietnam, South Korea and Indonesia, countries with rapidly expanding economies and growing tourism sectors.

The main limitation of the Indonesian market is its proximity to China, which exerts strong influence and is improving its offering in terms of product quality. Nevertheless, we know we can remain competitive by focusing on our key strength: service. As for Northern Europe - particularly Sweden, Norway and Germany, historically strong clients - we have witnessed substantial resilience despite the war, which has led to the loss of a reference market such as Russia. In this delicate context, many companies within our district have demonstrated strong proactivity: some explore new markets “with suitcase in hand,” attending international trade fairs and B2B meetings; others invest in technological upgrades to improve production. For us, Made in Italy is not merely a label but a tangible value upheld with the utmost commitment.

Are Consortium companies still able to combine quality with competitive pricing?

I would say yes, although competition has increased significantly in recent years. Spain and Turkey have become major competitors. Made in Italy remains an added value that allows us to position ourselves at a slightly higher price level, but that alone is not enough. Looking ahead, we must continue to grow, for example by making our company environments increasingly welcoming, ensuring optimal working conditions for employees and presenting an attractive image to visitors and potential buyers. In short, the keywords for the coming years will be technologically advanced production, corporate communication, refined image, strategic marketing and, above all, efficient services.

la presenza a fiere internazionali e incontri B2B, e chi investe nel rinnovo tecnologico dei macchinari, migliorando la produzione. Insomma, il made in Italy, per noi, non si è rivelato solo un marchio ma un valore concreto e praticato con il massimo impegno.

Quali sono i principali punti di forza su cui i produttori della Valpantena e del distretto veronese possono contare?

Potrei rispondere che possiamo contare sulla qualità delle produzioni, ma a mio avviso la prerogativa che ci differenzia e ci distingue è la conduzione familiare delle aziende. I nostri soci ci mettono la faccia. Dagli Anni Sessanta, quando le nostre imprese artigianali praticavano attività basiche, siamo costantemente cresciuti all’insegna di un solido passaggio generazionale d’impresa. Oggi le realtà che operano maggiormente sono i laboratori, che trasformano la pietra in tutta una ricca gamma di prodotti di pregiata qualità. Ogni azienda del Consorzio ha una propria identità e specializzazione, offrendo soluzioni personalizzate ad architetti e progettisti. Il settore lapideo della Valpantena vanta attualmente un export pari al 90% del fatturato, con una domanda da parte di operatori internazionali in

costante crescita. L’unico freno è rappresentato dalla conformazione stessa della vallata, lunga e stretta, non facilmente raggiungibile. Anche le difficoltà relative alla logistica e alla distribuzione potrebbero penalizzarci, se solo se non fossimo in grado di puntare sempre sulla qualità delle nostre produzioni, come fortunatamente stiamo facendo con grande successo.

Le aziende del Consorzio sono ancora in grado di coniugare qualità e prezzi abbordabili?

Sì, anche se è bene precisare che in questi anni è aumentata considerevolmente la concorrenza: Spagna e Turchia sono divenuti competitor importanti. Il made in Italy è un valore aggiunto che ci consente ancora di alzare un po’ l’asticella del prezzo, ma non basta. Guardando al futuro, dobbiamo crescere, ad esempio facendo in modo che gli ambienti delle nostre aziende diventino sempre più ospitali e accoglienti, consentendo ai dipendenti di operare in ottimali condizioni di lavoro e offrendo ai visitatori e potenziali acquirenti un biglietto da visita accattivante. In sintesi, le parole d’ordine degli anni a venire saranno: produzione tecnologicamente avanzata, comunicazione d’impresa, immagine accurata, marketing strategico e, soprattutto, servizi efficienti.

Temi che vi stanno particolarmente a cuore sono la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del territorio. Avete sviluppato dei progetti al riguardo?

Certamente. Dal 2009 il Consorzio gestisce un sito di recupero a km 0, in località Orsara, a Grezzana. Si tratta di un progetto virtuoso, che permette non solo di gestire in modo efficiente gli scarti di lavorazione, riducendo traffico, inquinamento e costi, ma anche di svolgere una preziosa funzione di ricomposizione ambientale, restituendo

alla cava dismessa una nuova forma e una funzione compatibile con il paesaggio e la comunità locale. Il progetto Orsara, attivo da 18 anni e con una prospettiva di ulteriori 12 anni, è un esempio concreto di lungimiranza industriale e ambientale. Esso punta a dare stabilità alle imprese della Valpantena per un periodo di oltre 30 anni, un orizzonte strategico per qualsiasi attività imprenditoriale. In questo contesto il Consorzio opera senza scopo di lucro e sgrava i soci dell’incombenza di doversi occupare in modo autonomo di quest’ultima fase del-

L’acquedotto industriale della Valpantena raccoglie acqua piovana in una grande vasca posta a monte della valle e fornisce acqua non potabile a tutto il distretto marmifero della zona

The Valpantena industrial aqueduct collects rainwater in a large tank located upstream of the valley and supplies non-potable water to the entire marble district in the area

la produzione, oltre che calmierare i prezzi. Il sito, infatti, accoglie i limi in aree estrattive dismesse, seguendo rigorosi protocolli ambientali e monitoraggi costanti.

L’attività non si limita allo smaltimento: è un intervento di riqualificazione del territorio, in piena conformità con le normative e con un Sistema di Gestione Ambientale certificato UNI EN ISO 14001:2015. Parlando di sostenibilità, ci tengo anche a citare l’acquedotto industriale della Valpantena che fornisce acqua non potabile a tutto il distretto del marmo della zona.

L’acqua piovana viene raccolta all’interno di una grande vasca di 600 m3, posta a monte della valle, e utilizzata dalle diverse aziende in quantità differenti a seconda del fabbisogno.

Il futuro tecnologico è già presente e l’intelligenza artificiale è ormai parte della vita quotidiana: come coniugate queste realtà con la tutela dell’ambiente?

L’itinerario di ricerca del Consorzio, proiettato verso un futuro sostenibile, è continuato negli ultimi anni grazie all’appoggio di importanti istituzioni e alla stretta collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. Questa sinergia

ha implementato un processo di recupero in grado di ricavare dagli scarti di lavorazione elementi da reintrodurre nel mercato. Si stima che, grazie a queste innovazioni, la maggior parte del limo potrà essere riutilizzata, con solo una piccola parte da smaltire, riducendo così l’impatto ambientale e garantendo una sempre maggiore sostenibilità economica. Grazie all’apporto di Verona Stone District stiamo sostenendo altre due importanti ricerche, seguite e sviluppate dall’Università di Verona: uno studio sull’impiego dell’IA per valorizzare i limi, con applicazioni come nuovi adesivi per materiali da costruire e il progetto FinalLap, per utilizzare i limi nei sottofondi stradali. L’approccio del Consorzio lo rende protagonista anche in un contesto normativo in evoluzione. Con l’introduzione del concetto di materia prima secondaria (End of Waste), i materiali recuperati possono essere reintrodotti nei cicli produttivi.

In definitiva, il percorso del Consorzio affonda le radici in una visione condivisa: anticipare i cambiamenti, cogliere i segnali delle trasformazioni culturali e contribuire attivamente alla transizione ecologica del settore. Una mission al servizio non solo dello sviluppo economico, ma dell’intero territorio e della comunità della Valpantena.

Sustainability and environmental protection are central concerns. Have you developed specific projects in this regard?

Certainly. Since 2009, the Consortium has managed a zero-kilometre recovery site in Orsara, in the municipality of Grezzana. This virtuous project enables efficient management of processing waste, reducing traffic, pollution and costs, while also performing an important environmental restoration function by giving a disused quarry a new form and function compatible with the landscape and local community.

The Orsara project, active for 18 years with a further 12-year outlook, represents a concrete example of industrial and environmental foresight. It aims to ensure stability for Valpantena companies for over 30 years, an essential strategic horizon for any business activity. Operating on a non-profit basis, the Consortium relieves members of the burden of independently managing this final stage of production while also keeping costs under control. The site receives sludge in exhausted quarry areas, following strict environmental protocols and continuous monitoring.

The activity goes beyond disposal: it constitutes a land rehabilitation project fully compliant with regulations and certified under the UNI EN ISO 14001:2015 Environmental Management System.

How are you addressing technological evolution and AI in combination with environmental protection?

The Consortium’s research pathway towards a sustainable future has continued in recent years thanks to the support of major institutions and close collaboration with the Department of Industrial Engineering at the University of Padua. This synergy has implemented a recovery process capable of extracting reusable elements from processing waste and reintroducing them into the market. It is estimated that, thanks to these innovations, most of the sludge can be reused, with only a small portion requiring disposal, thus reducing environmental impact and enhancing economic sustainability. With the support of the Verona Stone District, we are also backing two further research projects developed by the University of Verona: one focused on the use of AI to enhance sludge valorisation, with applications such as new adhesives for construction materials, and the FinalLap project, aimed at reusing sludge in road sub-base layers.

The Consortium’s approach positions it as a proactive player within an evolving regulatory framework. With the introduction of the End of Waste concept, recovered materials can be reintroduced into production cycles as secondary raw materials.

Ultimately, the Consortium’s path is rooted in a shared vision: anticipating change, recognising cultural transformation signals and actively contributing to the ecological transition of the sector, mission serving not only economic development but the entire Valpantena community

L’architettura vernacolare del territorio del Chianti e quella monumentale di Prato, Pistoia e borghi circostanti hanno fatto ampio uso di questa pietra calcarea locale, l’unica affiorante in queste parti della Toscana che consente la produzione di calce

PIETRA ALBERESE NELL’ARCHITETTURA TOSCANA

In Toscana, il materiale da costruzione tradizionale della campagna tra Siena e Firenze e dell’architettura monumentale di Prato e Pistoia è la Pietra Alberese, una pietra calcarea a grana fine, di colore grigio al taglio, fresco e biancastro per alterazione, ricca di vene di calcite. Il nome Alberese veniva tradizionalmente attribuito alla presenza di piccole figure a forma di albero dovute a concentrazioni di ossidi di ferro e manganese sotto forma di dendriti. Insieme alle arenarie Pietra Serena e Pietraforte, questo è il terzo litotipo importante che affiora attorno al bacino tettonico di Firenze-Prato-Pistoia. Altri importanti affioramenti in Toscana si trovano nei Monti del Chianti, in Casentino, in Val Tiberina e, fuori dalla Toscana, in Val Marecchia (Montefeltro-Marche).

La Pietra Alberese è un materiale raramente menzionato nell’architettura storica fiorentina, poiché la Pietraforte (la pietra della Firenze medievale) e la Pietra Serena (la pietra del Rinascimento) erano le principali pietre utilizzate in questa

Pietra Alberese nella pavimentazione del sagrato della basilica della Santissima Annunziata a Firenze

Pietra Alberese paving in the churchyard of the Basilica of the Santissima Annunziata, Florence

città (Fratini & Rescic 2013; Fratini et al., 2014; Pecchioni et al., 2020).

Tuttavia, bisogna ricordare che la costruzione di Firenze non sarebbe stata possibile senza la Pietra Alberese, poiché è l’unica pietra calcarea reperibile in questo territorio per la produzione di calce. A Prato e Pistoia, invece, questa pietra è stata utilizzata anche come materiale lapideo nelle murature di molti edifici pubblici e religiosi.

INQUADRAMENTO

E CARATTERISTICHE

La tipica Pietra Alberese appartiene alla Formazione Eocenica di Monte Morello dell’Unità Tettonica di Morello (Bortolotti et al. 2008, 2010). Si è sedimentata nell’Oceano Ligure-Piemontese aperto tra il margine europeo (blocco sardo-corso) e quello adriatico durante il Giurassico inferiore-medio. Questa formazione è costituita principalmente da sequenze torbiditiche di calcari marnosi, marne, calcari e in minor misura argilliti (Bortolotti 1962, 1963, 1964; Ponzana 1993). In particolare, i calcari e i calcari marnosi (che sono i litotipi utilizzati in architettura) si presentano in strati di spessore da centimetrico ad alcuni metri e raramente racchiudono bande e noduli di selci. Il contenuto fossilifero

PIETRA ALBERESE IN TUSCAN ARCHITECTURE

The vernacular architecture of the Chianti area and the monumental architecture of Prato, Pistoia and the surrounding towns made extensive use of this local limestone. It is the only stone outcropping in this part of Tuscany that allows the production of lime

In Tuscany, traditional rural buildings between Siena and Florence, as well as the monumental architecture of Prato and Pistoia, are characterized by the use of Pietra Alberese, a fine-grained limestone, grey when freshly cut and whitish when weathered, rich in calcite veins. The name Alberese was traditionally associated with the presence of small tree-like figures caused by concentrations of iron and manganese oxides in the form of dendrites. Together with the sandstones Pietra Serena and Pietraforte, it represents the third major lithotype outcropping around the Florence-Prato-Pistoia tectonic basin. Other important outcrops in Tuscany are found in the Chianti Mountains, Casentino and Val Tiberina, and outside Tuscany in Val Marecchia (Montefeltro-Marche).

Pietra Alberese is rarely mentioned in Florentine historical architecture, as Pietraforte (the stone of medieval Florence) and Pietra Serena (the stone of the Renaissance) were the main materials used in the city (Fratini & Rescic, 2013; Fratini et al., 2014; Pecchioni et al., 2020). Nevertheless, the construction of Florence would not have been possible without Pietra Alberese, as it is the only limestone available in the area suitable for lime production. In Prato and Pistoia, by contrast, this stone was also widely used as a building material in the masonry of many public and religious buildings.

Geological setting and characteristics

Typical Pietra Alberese belongs to the Eocene Monte Morello Formation of the Morello Tectonic Unit (Bortolotti et al., 2008, 2010). It was deposited in the Ligurian-Piedmont Ocean, which opened between the European margin (Sardinian-Corsican block) and the Adriatic margin during the Early-Middle Jurassic. This formation mainly consists of turbiditic sequences of marly limestones, marls, limestones and, to a lesser extent, mudstones (Bortolotti, 1962, 1963, 1964; Ponzana, 1993). In particular, limestones and marly limestones - the lithotypes used in architecture - occur in beds ranging from a few centimetres to several metres in thickness and only rarely include chert bands or nodules. The fossil content consists of microforaminifera (Globorotaliæ,

di Fabio Fratini
by Fabio Fratini

conservazione e restauro . conservation and restoration

Chiesa di San Domenico a Prato, arche sepolcrali gotiche in bicromia Pietra Alberese-serpentino. Sono evidenti elementi di Pietra Alberese con alterazione cromatica bruna Church of San Domenico in Prato with Gothic funerary arches in Pietra Alberese-serpentinite bichromy; elements with brown chromatic alteration are visible

è rappresentato da microforaminiferi (Globorotaliæ, Globigerinæ) e nannofossili calcarei. Lo spessore della formazione è superiore a 700 m. I calcari e i calcari marnosi presentano caratteristiche macroscopiche diverse: i calcari, tradizionalmente chiamati “sasso alberese”, hanno colore grigio chiaro al taglio fresco, con superfici di taglio lisce e concoidi e colore biancastro di alterazione; i calcari marnosi, invece, tradizionalmente chiamati “sasso porcino”, hanno colore grigio/grigio scuro al taglio fresco, con superfici di taglio ruvide e squamose e colore di alterazione biancastro/bluastro. Queste differenze macroscopiche riflettono diverse caratteristiche petrografiche. Il sasso alberese è una micrite a grana medio/fine con piccole percentuali di fossili

(3-5%) ed è spesso attraversata da numerose, sottili vene di calcite spatica e talvolta mostra deboli concentrazioni di pigmenti ocra nella struttura dendritica.

Il sasso porcino è una biomicrite (fossili compresi tra il 20 e il 25%) che presenta una dispersione di materiali semiopachi dovuti alla componente argillosa. Sono presenti anche piccoli inclusi di argilla di 60 µm (clasti pelitici intraformazionali). La pietra è attraversata da rare vene di calcite, talvolta con concentrazioni di pigmenti ocra. La composizione mineralogica è diversa tra le due varietà. Il sasso alberese presenta un contenuto di calcite dell’84-88%, il sasso porcino del 70-74%. Entrambi presentano come minerali secondari quarzo, feldspati, miche e minerali argillosi (illite, clorite, clorite, ver-

miculite, caolinite). La porosità aperta totale è del 3-5% per il sasso alberese e del 6% per il sasso porcino (Fratini et al., 2020).

In generale, questa pietra presenta un’elevatissima durabilità all’azione degli agenti atmosferici, come testimoniato dagli edifici monumentali realizzati con il litotipo più calcareo (sasso alberese). Una leggera esfoliazione può essere presente quando i conci sono messi in opera perpendicolarmente alla stratificazione. Inoltre, si possono verificare fratturazioni lungo le vene di calcite. A fronte di questa elevata durabilità osservata in murature di alta qualità, nell’architettura vernacolare, talvolta i conci ottenuti dai litotipi più marnosi mostrano fenomeni di degrado come la sfaldatura “a saponetta”. Un’alterazione croma-

tica è invece sempre presente, più frequentemente con uno sbiancamento o con la formazione di una patina pulverulenta bruna.

USO STORICO COME

MATERIALE DA COSTRUZIONE

Gli Etruschi sono stati i primi ad utilizzare la Pietra Alberese, come è possibile osservare nelle tombe della Mula e della Montagnola a Sesto Fiorentino, situata a circa 8 km a nord-ovest di Firenze. I Romani la utilizzarono per la costruzione dell’acquedotto, realizzato nel I secolo a.C. (ormai quasi completamente distrutto) che partiva circa 11 km a nord-ovest di Firenze.

Inoltre, i ritrovamenti archeologici confermano la presenza della Pietra Alberese come lastre di pavimentazione di alcune strade della città. Tuttavia, l’uso di questo

Cattedrale di Santo Stefano a Prato. Il rivestimento esterno presenta la bicromia Pietra Alberese-serpentinite Cathedral of Santo Stefano in Prato featuring Pietra Alberese-serpentinite bichromy on the external cladding

litotipo nell’architettura fiorentina è trascurabile rispetto alla Pietra Serena e alla Pietraforte. I pochi esempi sono i ciottoli di fiume nella muratura della Torre del Visdomini e della Torre della Pagliazza, due lunghe strisce nella pavimentazione della Basilica di Santa Maria Novella e del Cappellone degli Spagnoli (situato nel chiostro dello stesso convento), la pavimentazione del sagrato della Chiesa della Santissima Annunziata. Rari elementi si trovano anche nel pavimento decorato della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Questo scarso utilizzo è spiegato dal fatto che gli affioramenti di questo litotipo non sono così vicini alla città come quelli della Pietraforte che invece si trovavano a poche centinaia di metri di distanza, sulle colline a ridosso della riva

sinistra dell’Arno. Inoltre, va ricordato che, a differenza della Pietraforte, la Pietra Alberese, in tutte le sue varietà, è un materiale difficile da lavorare. Infatti, la lavorazione per ottenere blocchi regolari è piuttosto costosa perché richiede molto tempo di estrazione e richiede scalpellini esperti. Il materiale, infatti, è molto duro e tende a scheggiarsi.

Ciononostante, nella sagomatura dei conci di pietra, è possibile sfruttare gli strati più adatti in spessore, come quelli inferiori a 30 cm. L’uso della Pietra Alberese è invece diffuso nei dintorni di Firenze: è stata utilizzata nella chiesa vallombrosana di S. Michele a S. Salvi, così come in molte pievi della campagna fiorentina nella costruzione della Certosa di Firenze (XIV secolo), sei chilometri

Globigerinæ) and calcareous nannofossils. The total thickness of the formation exceeds 700 m. Limestones and marly limestones display different macroscopic characteristics: limestones, traditionally known as sasso alberese, are light grey when freshly cut, with smooth, conchoidal fracture surfaces and a whitish weathered colour; marly limestones, traditionally known as sasso porcino, are grey to dark grey when freshly cut, with rough, scaly fracture surfaces and a whitish to bluish weathered colour. These macroscopic differences reflect distinct petrographic features. Sasso alberese is a medium-to fine-grained micrite with small fossil contents (3-5%), often crossed by numerous thin veins of sparry calcite and sometimes showing faint concentrations of ochre pigments in dendritic structures. Sasso porcino is a biomicrite (with fossil content between 20 and 25%) characterized by a dispersion of semi-opaque materials due to its clay component. Small clay inclusions of about 60 μm (intraformational pelitic clasts) are also present. The stone is crossed by rare calcite veins, sometimes with ochre pigment concentrations.

The mineralogical composition differs between the two varieties. Sasso alberese contains 84-88% calcite, while sasso porcino contains 70-74%. Both include quartz, feldspars, micas and clay minerals (illite, chlorite, vermiculite, kaolinite) as secondary minerals. Total open porosity is 3-5% for sasso alberese and around 6% for sasso porcino (Fratini et al., 2020).

Overall, this stone shows very high durability against weathering, as demonstrated by monumental buildings constructed with the more calcareous lithotype (sasso alberese). Slight exfoliation may occur when blocks are laid perpendicular to bedding planes, and fractures may develop along calcite veins. Despite its high durability in high-quality masonry, vernacular architecture sometimes shows degradation phenomena - such as the typical “soap-like” flaking - when blocks derived from more marly lithotypes are used. Chromatic alteration is always present, most commonly whitening or the formation of a brownish powdery patina.

Historical use as a building material

The Etruscans were the first to use Pietra Alberese, as evidenced in the Mula and Montagnola tombs in Sesto Fiorentino, about 8 km north-west of Florence. The Romans employed it in the construction of an aqueduct built in the 1st century BC (now almost completely destroyed), starting about 11 km north-west of Florence. Archaeological findings also confirm the presence of Pietra Alberese as paving slabs in some city streets. However, its use in Florentine architecture was negligible compared to Pietra Serena and Pietraforte. The few examples include river pebbles in the masonry of the Torre del Visdomini and the Torre della Pagliazza, two long strips in the flooring of the Basilica of Santa Maria Novella and the Cappellone degli Spagnoli (in the cloister of the same complex), the paving of the churchyard of the Santissima Annunziata, and rare elements in the decorated floor of the Cathedral of Santa Maria del Fiore. This limited use can be explained by the fact that outcrops of this lithotype are not as close to the city as those of Pietraforte, which were located only a few hundred metres away on the hills along the left bank of the Arno. Moreover, unlike Pietraforte,

conservazione e restauro . conservation and restoration

a sud della città, verso Siena. Un altro centro importante è Sesto Fiorentino, situato alle pendici di Monte Morello, dove la pietra è stata ampiamente utilizzata come materiale da costruzione in pietre squadrate, blocchi grossolanamente sagomati, ciottoli, architravi, stipiti, soglie, davanzali, lastre per la pavimentazione di cortili (Fratini, 2010). Infine, a pochi chilometri a ovest di Sesto Fiorentino, il borgo fortificato di Calenzano è interamente costruito in Pietra Alberese. È importante sottolineare che questi siti menzionati dei dintorni di Firenze si trovano in prossimità di affioramenti di Pietra Alberese.

Spostandosi a Prato, la Pietra Alberese rappresenta il materiale da costruzione principale perché la città è vicina alle pendici del massiccio della Calvana, dove la pietra affiora ampiamente. Qui, l’uso della Pietra Alberese raggiunse una grande importanza nel Medioevo, come dimostrato dal Castello dell’Imperatore (1237-1245), le cui imponenti mura sono in pietre squadrate, così come nella parte più recente del Palazzo Pretorio (XIV secolo).

La Cattedrale di Santo Stefano (XII-XIV secolo), in stile romanico-pisano, presenta un rivestimento esterno a fasce alternate di serpentinite e Pietra Alberese anche se è

necessario precisare che i conci di pietra con patina di alterazione giallastra sono attribuibili ad un calcare siliceo della Formazione dei Calcari a Calpionelle (età Cretaceo inferiore), presente dell’affioramento del paese di Figline di Prato (Miniati et al., 2025).

Anche il capolavoro rinascimentale della Chiesa di Santa Maria delle Carceri, progettata da Giuliano da Sangallo alla fine del XV secolo, con pianta a croce greca, è rivestito in Pietra Alberese con decorazioni lineari in serpentinite. La stessa bicromia serpentinite-Pietra Alberese si ritrova anche nelle facciate delle chiese di S. Francesco, S. Domenico e S. Niccolò. An-

che le mura cittadine sono interamente costruite in Pietra Alberese, sia in blocchi grossolanamente lavorati che in ciottoli.

A Pistoia, la Pietra Alberese non è il materiale da costruzione principale perché nei pressi della città si trovano importanti affioramenti di Pietra Serena, ma questo materiale è stato utilizzato come pietra da taglio in edifici civili e nei più importanti edifici religiosi romanici come la Cattedrale di S. Zeno (XII-XIII secolo) e la parte inferiore della facciata di S. Andrea (XII secolo), prototipo dello stile romanico pistoiese. Anche a Pistoia la Pietra Alberese è associata in bicromia alla serpentinite verde.

A sinistra: architrave in Pietra Alberese in un edificio medievale a Sesto Fiorentino Pietra Alberese lintel in a medieval building in Sesto Fiorentino

Al centro: varietà “sasso porcino”, di colore grigio scuro al taglio fresco Sasso porcino variety, dark grey when freshly cut

USO STORICO

COME PIETRA DA CALCE

Come riportato per la prima volta da Targioni Tozzetti (1768), la Pietra Alberese era l’unica pietra calcarea utilizzabile per la produzione di calce nel territorio da Firenze a Pistoia. La prova del suo uso storico come materia prima per la produzione di calce in questo territorio è data dalla presenza, nelle malte antiche, di numerosi grumi riferibili a frammenti di roccia calcarea parzialmente cotti che mostrano le caratteristiche petrografiche di questo calcare marnoso (Fratini et al., 2021).

UTILIZZO NELLA

PRODUZIONE

ARTISTICA

La Pietra Alberese è stata utilizzata anche nella produzione artistica grazie alla presenza di una particolare varietà, la Pietra Paesina. Proviene da ciottoli o blocchi di colore dal nocciola al marrone scuro, ricchi di sottili vene di calcite, che determinano una complessa suddivisione geometrica interna del materiale. Il taglio e la lucidatura di questi blocchi metto-

La pietra da calce veniva selezionata in base alle caratteristiche macroscopiche (durezza, granulometria, colore al taglio fresco, tipo di frattura) poiché in base alla conoscenza empirica si sapeva che tali caratteristiche avrebbero influenzato il tipo e la qualità della calce prodotta (Giovannini, 1993; Fratini et al., 1994). In particolare, il sasso porcino, precedentemente menzionato, che contiene una maggiore quantità di argilla, veniva utilizzato per produrre una calce leggermente idraulica, chiamata calcina forte, utilizzata per le malte di allettamento mentre il sasso alberese, eminentemente calcareo, veniva cotto per produrre la calcina dolce, una calce aerea utilizzata per le malte da intonaco.

Pietra Alberese - regardless of variety - is difficult to work. Producing regular blocks is costly and time-consuming, requiring skilled stonemasons, as the material is very hard and tends to chip. Nevertheless, suitable bedding layers - especially those thinner than 30 cm - can be exploited when shaping stone blocks. The use of Pietra Alberese is widespread in the surroundings of Florence: it was employed in the Vallombrosan church of San Michele a San Salvi, in many rural parish churches, and in the construction of the Certosa di Firenze (14th century), six kilometres south of the city towards Siena.Another important centre is Sesto Fiorentino, at the foot of Monte Morello, where the stone was extensively used as a building material in squared stones, roughly shaped blocks, pebbles, lintels, jambs, thresholds, window sills and paving slabs for courtyards (Fratini, 2010). A few kilometres west of Sesto Fiorentino, the fortified village of Calenzano is entirely built in Pietra Alberese. It is worth noting that all these sites are located close to Pietra Alberese outcrops.

In Prato, Pietra Alberese is the main building material, as the city lies near the slopes of the Calvana massif, where the stone widely outcrops. Its use became particularly important in the Middle Ages, as shown by the Castello dell’Imperatore (1237-1245), whose imposing walls are built of squared blocks, and by the more recent section of the Palazzo Pretorio (14th century).

The Cathedral of Santo Stefano (12th-14th century), in Romanesque-Pisan style, features an external facing with alternating bands of serpentinite and Pietra Alberese. It should be noted, however, that stone blocks with a yellowish weathering patina are attributable to a siliceous limestone of the Calcari a Calpionelle Formation (Early Cretaceous), outcropping near Figline di Prato (Miniati et al., 2025).

The Renaissance masterpiece of Santa Maria delle Carceri, designed by Giuliano da Sangallo at the end of the 15th century with a Greek-cross plan, is also clad in Pietra Alberese with linear serpentinite decorations. The same serpentinitePietra Alberese bichromy appears on the façades of the churches of San Francesco, San Domenico and San Niccolò. The city walls are likewise entirely built in Pietra Alberese, using both roughly worked blocks and pebbles.

In Pistoia, Pietra Alberese is not the main building material due to the presence of major Pietra Serena outcrops nearby, but it was nevertheless used as a cut stone in civil buildings and in important Romanesque religious structures such as the Cathedral of San Zeno (12th-13th century) and the lower part of the façade of Sant’Andrea (12th century), a prototype of Pistoian Romanesque style. Here too, Pietra Alberese is combined in bichromy with green serpentinite.

Historical use as lime stone

As first reported by Targioni Tozzetti (1768), Pietra Alerese was the only limestone suitable for lime production in the area between Florence and Pistoia. Evidence of its historical use as raw material for lime production is provided by the presence, in ancient mortars, of numerous lumps corresponding to partially calcined limestone fragments displaying the petrographic characteristics of this marly limestone (Fratini et al., 2021). Limestone for lime production was selected based on macroscopic features (hardness, grain size, colour when freshly cut, type of fracture), as empirical knowledge indicated that these characteristics influenced the type and quality of the lime produced (Giovannini, 1993; Fratini et al., 1994). In particular, sasso porcino, richer in clay, was used to produce a slightly hydraulic lime known as calcina forte, used for bedding mortars, while sasso alberese, predominantly calcareous, was fired to obtain calcina dolce, an air lime used for plaster mortars.

Certosa di Firenze (XIV secolo) Certosa in Florence (14th century)

conservazione e restauro . conservation and restoration

Sopra: concio di Pietra Alberese ottenuto da una varietà più marnosa con tipica sfaldatura a “saponetta” Pietra Alberese block from a more marly variety showing typical “soap-like” flaking

Sotto: varietà “sasso alberese”, di colore grigio chiaro al taglio fresco Sasso alberese variety, light grey when freshly cut

no in evidenza una struttura caratterizzata da zone con piccole aree poligonali o rettangolari variegate (dal giallastro al marrone, al rosso scuro, verde e viola), tali da evocare paesaggi con case diroccate, castelli turriti, alberi, canyon e picchi e zone con laminazioni variegate (generalmente dal grigio chiaro al grigio scuro) che evocano le onde del mare).

Per questo la Pietra Paesina era chiamata anche marmo ruinario in Italia, ruin marble in Inghilterra, ruinenmarmor in Germania. Queste pietre si possono trovare anche in altre formazioni geologiche delle Unità Liguri.

Per quanto riguarda la genesi, sono state avanzate diverse ipotesi che prevedono l’infiltrazione di acqua meteorica lungo le fratture e poi perpendicolarmente ad esse all’interno delle rocce; questo processo ha prodotto le strutture stratificate fagliate nelle parti esterne degli strati dovute al diverso grado di ossidazione del ferro, da Fe2+ a Fe3+, e ad una parziale sostituzione del Mg con il Ca, dando origine alle bande variegate (Civitelli et al., 1970; Serra et al., 2010). La prima descrizione della Pietra Paesina fu fatta da Kircher (1664) nel suo Mundus subterraneous. In Toscana l’uso di questa

pietra iniziò alla fine del XVI secolo con Cosimo II de’ Medici. Nella Galleria dei Lavori (Opificio delle Pietre Dure con l’Unità d’Italia), già fondata da Ferdinando I de’ Medici nel 1588, questa pietra nelle sue diverse varietà cromatiche veniva utilizzata per la produzione del cosiddetto “commesso in pietre dure”, un’arte di antica tradizione fiorentina ancora in uso, consistente nella realizzazione di un mosaico utilizzando varie pietre commesse insieme negli intarsi e nelle incrostazioni di un mobile. Ma, oltre al semplice utilizzo della pietra levigata, nelle varianti con laminazioni ondulate che richiamano

il mare, gli artisti cominciarono a disegnare piccoli pesci, uccelli, barche (nel Museo dell’Opificio è esposta una suggestiva mostra di porticcioli) fino ad arrivare a un disegno più complesso e ricercato.

UN POSTO NELLA STORIA

La Pietra Alberese è un materiale raramente menzionato nell’architettura storica fiorentina, ma la realizzazione della città non sarebbe stata possibile senza di essa, poiché è l’unica pietra calcarea affiorante in questo territorio per la produzione di calce. Al contrario, il suo utilizzo come materiale da costruzione è diffuso nei borghi

Palazzo Pretorio a Prato (XIV seccolo) con parte sinistra in Pietra Alberese
Palazzo Pretorio in Prato (XIV Century) with the left section in Pietra Alberese

Use in artistic production

Pietra Alberese was also used in artistic production thanks to the presence of a particular variety known as Pietra Paesina. It derives from pebbles or blocks ranging in colour from hazel to dark brown, rich in thin calcite veins that create a complex internal geometric subdivision. Cutting and polishing reveal structures characterized by small polygonal or rectangular areas with varied colours (yellowish, brown, dark red, green and violet), evoking landscapes with ruined houses, turreted castles, trees, canyons and peaks, as well as laminated zones (generally light to dark grey) reminiscent of sea waves. For this reason, Pietra Paesina was also known as marmo ruinario in Italy, ruin marble in England and Ruinenmarmor in Germany. Similar stones are found in other geological formations of the Ligurian Units.

intorno a Firenze e in città come Prato, dove è il principale materiale da costruzione, e a Pistoia, dove veniva utilizzata come pietra da taglio insieme alla Pietra Serena in edifici pubblici e religiosi. In generale, la Pietra Alberese ha un’altissima durabilità all’azione degli agenti atmosferici. Infatti, i conci esposti fin dal Medioevo non presentano particolari fenomeni di degrado. Per quanto riguarda l’impiego come pietra per la produzione di calce, la roccia veniva selezionata in base alle principali caratteristiche macroscopiche per produrre una calce aerea (calcina dolce) utilizzata per gli into -

naci e una calce idraulica (calcina forte) utilizzata per la costruzione delle murature. A questo proposito vale la pena menzionare le eccezionali qualità delle malte realizzate con questa calce, come quelle presenti nella Cupola del Brunelleschi. Possiamo quindi affermare che la Pietra Alberese, insieme alle più note Pietraforte e Pietra Serena, ha contribuito allo sviluppo architettonico, dal Gotico al Rinascimento, di Firenze e delle vicine Prato e Pistoia.

BIBLIOGRAFIA

Per i riferimenti bibliografici si rimanda all’autore

Several hypotheses have been proposed regarding its genesis, involving the infiltration of meteoric water along fractures and then perpendicular to them within the rock. This process produced faulted stratified structures in the outer parts of the layers due to different degrees of iron oxidation (from Fe²+ to Fe³+) and partial substitution of Mg by Ca, giving rise to variegated bands (Civitelli et al., 1970; Serra et al., 2010). The first description of Pietra Paesina was provided by Kircher (1664) in Mundus subterraneus. In Tuscany, its use began at the end of the 16th century under Cosimo II de’ Medici. At the Galleria dei Lavori (now the Opificio delle Pietre Dure), founded by Ferdinando I de’ Medici in 1588, this stone - across its chromatic varieties - was used in the production of commesso in pietre dure, a traditional Florentine art still practiced today, involving the creation of mosaics using different stones assembled in inlays and decorative incrustations. Beyond the simple use of polished stone, artists began to draw small fish, birds and boats on varieties with wavy laminations reminiscent of the sea (the Opificio Museum displays a striking collection of harbour scenes), eventually achieving increasingly complex compositions.

A place in history

Pietra Alberese is rarely mentioned in Florentine historical architecture, yet the construction of the city would not have been possible without it, as it is the only limestone outcropping in the area suitable for lime production. By contrast, its use as a building material is widespread in towns around Florence and in cities such as Prato - where it is the primary construction material - and Pistoia, where it was used as cut stone alongside Pietra Serena in public and religious buildings. Overall, Pietra Alberese shows exceptionally high durability against weathering: blocks exposed since the Middle Ages display no significant degradation phenomena. As a raw material for lime production, the rock was selected based on its main macroscopic characteristics to produce air lime (calcina dolce) for plasters and hydraulic lime (calcina forte) for masonry construction. In this regard, the exceptional quality of mortars made with this lime - such as those found in Brunelleschi’s Dome - deserves mention. It can therefore be stated that Pietra Alberese, together with the better-known Pietraforte and Pietra Serena, contributed decisively to the architectural development, from Gothic to Renaissance, of Florence and the nearby cities of Prato and Pistoia.

Cattedrale di S. Zeno. Parte del fianco sinistro è rivestito in Pietra Alberese Cathedral of San Zeno with part of the left side clad in Pietra Alberese

Un intervento sulle superfici del Bronx Victory Memorial di New York, esposte a inquinamento e biodeterioramento, ha ripristinato uniformità cromatica e leggibilità architettonica

PULITURA CONSERVATIVA DELLA PIETRA CALCAREA

L’INTERVENTO IN SINTESI

Locazione: New York City, USA

Attuazione: ottobre 2025

Tipo di pietra: limestone e granito

Tipo di sporco: polvere, escrementi di uccelli, alghe, muffa, muschio e licheni

Strumenti di pulizia: idropulitrici a bassa pressione e alta temperatura

a cura della redazione

Foto: Kaercher, fonte: kaercher.com

Il Bronx Victory Memorial di New York non è soltanto un monumento commemorativo, ma un simbolo identitario per l’intero distretto del Bronx. Inaugurato il 24 settembre 1933, il memoriale rende omaggio ai 947 soldati del Bronx caduti durante la Prima Guerra Mondiale, incarnando il senso di memoria collettiva e appartenenza della comunità.

Dal punto di vista architettonico, il monumento si sviluppa attorno a una colonna alta circa 23 metri, realizzata in Cordova Texas limestone, pietra compatta e uniforme ampiamente utilizzato negli Stati Uniti per edifici istituzionali e opere monumentali grazie alla sua lavorabilità e alla buona resistenza agli agenti atmosferici. La colonna è sormontata da una statua in bronzo dorato alta 5,5 metri raffigurante la Vittoria.

La scelta del limestone rispondeva a esigenze sia estetiche sia tecniche: il materiale presenta una grana fine, una colorazione chiara e una tessitura omogenea che garantiscono una resa plastica efficace e un comportamento strutturale adeguato per elementi verticali di grande altezza. Alla base e negli elementi complementari sono presenti superfici in granito, materiale selezionato per la sua maggiore resistenza meccanica e durabilità, particolarmente adatto alle parti più esposte al contatto e agli agenti esterni. Come molte architetture monumentali in ambiente urbano, anche il Bronx Victory Memorial è soggetto a fenomeni di alterazione legati all’inquinamento atmosferico e alla proliferazione biologica. Sulle superfici in calcare erano evidenti depositi di particolato atmosferico, colonizzazioni di alghe, muffe e licheni, con conseguente formazione di patine scure e disomogenee. Nel caso del limestone, materiale di natura carbonatica, tali fenomeni risultano particolarmente critici: la porosità superficiale favorisce infatti l’assorbimento di umidità e la penetrazione di agenti inquinanti, accelerando i processi di degrado e alterando l’aspetto originario della pietra.

L’INTERVENTO DI PULITURA

Gli esperti di Kärcher, incaricati delle operazioni di pulitura, hanno condotto una fase preliminare di test e campionature per individuare la metodologia più idonea, nel pieno rispetto dei protocolli di conservazione stabiliti in collaborazione con il team NYC Parks Art & Antiquities.

THE INTERVENTION IN BRIEF

Project location: New York City, USA

Implementation: October 2025

Type of stone: Limestone and granite

Type of dirt: dust, bird droppings, algae, mold moss and lichen

Cleaning technologies: low-pressure, high-temperature pressure washers

CONSERVATION CLEANING OF LIMESTONE SURFACES

Edited by the editorial staff

Source: kaercher.com

An intervention on the surfaces of the Bronx Victory Memorial in New York, exposed to pollution and biodeterioration, restored chromatic uniformity and architectural legibility

by the editorial team

Source: kaercher.com

The Bronx Victory Memorial in New York City is not merely a commemorative structure but a defining landmark for the borough. Dedicated on September 24, 1933, it honours the 947 Bronx soldiers who lost their lives in World War I, embodying collective memory and civic identity. Architecturally, the monument is centred around a 75-foot column constructed in Cordova Texas limestone, a dense and relatively homogeneous limestone widely used in the United States for institutional buildings and monumental architecture due to its workability and satisfactory weather resistance. The column is topped by an 18-foot gilded bronze “Lady of Victory” figure. The choice of Texas limestone was driven by both aesthetic and technical considerations. Its fine grain, light colour and consistent texture provide refined sculptural definition while ensuring adequate structural performance for tall vertical elements. Granite components are also present at the base and in complementary architectural elements, selected for their superior mechanical strength and durability, particularly in areas more exposed to contact and environmental stress. Like many monuments located in dense urban environments, the Bronx Victory Memorial had been affected by atmospheric pollution and biological colonisation. The limestone surfaces exhibited deposits of airborne particulate matter, as well as algae, mould and lichen growth, resulting in dark and uneven surface patinas. As a carbonate stone, limestone is particularly vulnerable to such phenomena. Its surface porosity facilitates moisture absorption and pollutant penetration, accelerating deterioration processes and altering the stone’s original appearance.

La principale criticità è consistita nella rimozione delle contaminazioni biologiche senza compromettere la superficie lapidea, evitando fenomeni di erosione o perdita di materiale. La soluzione adottata è stata una tecnologia di pulitura a vapore a bassa pressione, operante tra 7 e 14 psi. Questo sistema ad alta temperatura e bassa pressione consente di sciogliere e rimuovere le contaminazioni senza ricorrere a prodotti chimici aggressivi. L’assenza di detergenti chimici rappresenta un aspetto fondamentale in ambito conservativo, poiché riduce il rischio di reazioni indesiderate con la matrice carbonatica del calcare e garantisce la tutela della sostanza originale della pietra. Nel caso di monumenti in calcare, la scelta di metodi non invasivi è determinante per preservare non solo l’integrità strutturale, ma anche la qualità estetica delle superfici, elemento essenziale per la lettura architettonica e simbolica dell’opera. La pulitura ha restituito omogeneità cromatica e leggibilità ai volumi della colonna, valorizzando nuovamente il ruolo del monumento come segno urbano e testimonianza storica destinata alle future generazioni.

1 L’impiego del vapore ad alta temperatura ha permesso di riportare alla luce gli intricati dettagli della parte superiore del monumento

High temperature steam is used to renew the intricate detailing near the top of the monument

2 La pulizia a vapore ha permesso di rimuovere i residui senza rischiare di danneggiare il calcare

Steam cleaning allowed to lift residue without risking damage to the limestone

3 La strategia di pulizia deve dare priorità alla conservazione dei materiali originali e dei dettagli del monumento

Cleaning techniques must prioritize the preservation of original material and detail for this solemn monument

4 Prima della pulizia, gli esperti hanno effettuato diversi test e creato delle aree campione per garantire un intervento delicato

Before cleaning, the experts carried out various tests and created sample areas in advance to ensure the gentle cleaning techniques

5 Agendo ad una pressione di soli 7-14 psi, è possibile agire in modo delicato sulla superficie. Non sono stati utilizzati prodotti chimici, che danneggerebbero la superficie originale

By operating at only 7 to 14 psi, this process is designed to be gentle on the surface. This technique avoids the need for chemicals and ensures the original stone substance is not affected

The cleaning intervention

Kärcher’s preservation specialists, responsible for the cleaning operations, carried out preliminary testing and created sample areas to determine the most appropriate methodology, in close cooperation with the NYC Parks Art & Antiquities team. The main challenge consisted of removing biological contamination without damaging the delicate limestone substrate or causing surface erosion. To achieve this, Kärcher employed specialised low-pressure steam cleaning technology, operating between 7 and 14 psi.

This high-temperature, low-pressure method effectively dissolves and removes biological growth while remaining gentle on the stone surface. The avoidance of chemical cleaning agents is a key conservation principle in such contexts, as it minimises the risk of adverse reactions with the carbonate matrix and ensures that the original stone substance remains unaffected. In the case of limestone monuments, the selection of non-invasive techniques is essential not only to preserve structural integrity but also to maintain the aesthetic qualities that define the monument’s architectural and symbolic presence. The cleaning process restored chromatic uniformity and surface legibility to the column, reinforcing the memorial’s role as a prominent urban landmark and a lasting testament for future generations

technologies and design

La rivista punto di riferimento per il mondo del marmo e delle pietre naturali per architetti, progettisti, ingegneri e i professionisti del settore lapideo

TEMPIO CANOVIANO PULIZIA DEI MARMI DEL

L’intervento di ripristino delle superfici in pietra naturale di questa chiesa neoclassica, opera architettonica più famosa di Antonio Canova, ha eliminato efficacemente gli accumuli di particolato atmosferico e la presenza di muffe e licheni

Immerso nelle colline trevigiane, a pochi chilometri da Asolo, Possagno è diventato famoso grazie al suo illustre cittadino Antonio Canova, scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e soprannominato per questo “nuovo Fidia”, essendo capace di eguagliare la perfezione, la grazia e il pathos degli scultori greci classici, in particolare di Fidia, grande artista del V secolo a.C. In prossimità del centro storico, si trova la chiesa neoclassica della Santissima Trinità, comunemente nota come Tempio Canoviano. Considerata l’opera architettonica più famosa dell’artista, il Tempio si distingue per tre elementi architettonici, l’uno inserito nell’altro: il colonnato, che richiama il Partenone di Atene; il corpo centrale, che si rifà al Pantheon di Roma; l’abside dell’altare maggiore, elevato di sei gradini rispetto agli altri due.

CAUSE DELL’INTERVENTO

A distanza di 13 anni dall’ultimo intervento, le superfici esterne in pietra naturale (marmi Rosso Verona, Verdello e Biancone, tutte con finitura grezza) presentavano una patina nera dovuta a smog, muffe, licheni e deposito di

CLEANING THE MARBLE SURFACES OF THE CANOVA TEMPLE

The restoration of the natural stone surfaces of this neoclassical church, the most renowned architectural work of Antonio Canova, effectively removed accumulations of atmospheric particulate matter as well as mould and lichen growth

by the editorial team

Nestled in the hills of the Treviso area, in Italy, Possagno became famous thanks to its distinguished citizen, Antonio Canova, the Italian sculptor and painter regarded as the leading exponent of Neoclassicism in sculpture and nicknamed the “new Phidias” for his ability to equal the perfection, grace and pathos of the great classical Greek sculptors, particularly Phidias, the renowned 5th-century BC master. Near the historic centre stands the neoclassical church of the Holy

1 Il Tempio si distingue per tre elementi architettonici, l’uno inserito nell’altro: il colonnato, il corpo centrale, l’abside dell’altare maggiore

The Temple is distinguished by three architectural elements, one nested within the other: the colonnade, the central body, the apse of the high altar

2 Ripristino della protezione con cera liquida per superfici interne in marmo lucido Restoration of the protective finish with liquid wax for polished marble interior surfacess

3 Gradinata in pietra naturale prima dell’intervento di ripristino Natural stone staircase prior to the restoration intervention

4 Gradinata dopo l’intervento. Si nota la completa rimozione di accumuli di particolato e crescita biologica

Staircase after the intervention. Complete removal of particulate deposits and biological growth is visible

5 Pulitura fisica con idropulitrici a bassa pressione e successiva applicazione di un pulitore chimico specifico per rimuovere muffe e licheni. Dopo il risciacquo è stato applicato un idrorepellente traspirante a base d’acqua

Physical cleaning using low pressure washers followed by the application of a specific chemical cleaner to remove mould and lichens. After rinsing, a water-based breathable water-repellent treatment was applied

particolato atmosferico di vario genere accumulatosi nel tempo. Anche il pavimento interno necessitava di manutenzione. L’intervento è stato promosso in occasione dei 200 anni della posa della prima pietra, posata dall’artista stesso. Il degrado di un’opera d’arte e delle sue superfici in pietra inizia subito dopo la sua realizzazione e la velocità con cui procede dipende da fattori sia naturali che antropogenici.

I tempi e le modalità di impatto differiscono sia in funzione del tipo di materiale che degli agenti fisico-chimici e biologici coinvolti che possono essere di differente natura. La bellezza originale delle superfici può essere ripristinata grazie all’azione di cura e di manutenzione realizzata con prodotti specifici e da personale altamente qualificato. In seguito agli studi di fattibilità in collaborazione con L’Ente Opera Dotazione del Tempio Canoviano di Possagno, il Team di esperti FILA, azienda che si è occupata dell’intervento, ha proceduto con il ripristino di scalinata, sagrato e pavimentazione interna. «La maggior criticità riscontrata nell’intervento» ha spiegato Giandomenico Cattuzzo, tecnico supervisore di FILA, «riguardava proprio il grado di penetrazione dello sporco; infatti, è stato necessario

L’INTERVENTO IN SINTESI

Locazione: Possagno (TV), Italia

Tipo di pietra: pietre naturali, ricostruite e agglomerati

Tipo di sporco: accumulo di smog e particolato atmosferico, muffe, licheni Strumenti di pulizia: idropulitrici a bassa pressione, pulitore chimico specifico, idrorepellente traspirante a base acqua

ripetere più volte il trattamento di pulizia. Abbiamo comunque raggiunto un risultato pienamente soddisfacente, riuscendo con successo a restituire alle superfici la loro bellezza originale.»

MODALITÀ DI LAVORO

Per la pulizia delle superfici esterne in marmo Rosso Verona, Verdello e Biancone è stata effettuata una pulitura fisica con idropulitrici a bassa pressione, per rimuovere le incrostazioni superficiali (pavimentazione e scalinata). In seguito, utilizzando un pulitore chimico specifico, sono state rimosse muffe e licheni, con successivo risciacquo atto a rimuovere ogni residuo di prodotto. Infine, è stato applicato un idrorepellente traspirante a base acqua ad effetto naturale per la protezione della superficie esterna e della scalinata monumentale. Per la pulizia delle superfici interne in marmo lucido, è stato effettuato un lavaggio con un detergente concentrato a pH neutro specifico per la pulizia delle superfici delicate. In seguito, è stato effettuato un trattamento di finitura con cera liquida, per proteggere e rinnovare la pavimentazione.

Project location: Possagno, Italy

Type of stone: natural stone, reconstructed stone and agglomerates

Type of dirt: smog and atmospheric particulate deposits, mould, lichens Cleaning equipment: low pressure washers, specific chemical cleaner, water-based breathable water-repellent

Trinity, commonly known as the Canova Temple. Considered the artist’s most celebrated architectural work, the Temple is distinguished by three architectural elements, one nested within the other: the colonnade, inspired by the Parthenon in Athens; the central body, recalling the Pantheon in Rome; and the apse of the high altar, elevated by six steps above the other two sections.

Reasons for the intervention

Thirteen years after the previous intervention, the external natural stone surfaces (Rosso Verona, Verdello and Biancone marbles, all with a rough finish) exhibited a dark patina caused by smog, mould, lichens and the accumulation over time of various types of atmospheric particulate matter. The interior flooring also required maintenance. The intervention was promoted on the occasion of the 200th anniversary of the laying of the foundation stone, placed by the artist himself. The deterioration of a work of art and its stone surfaces begins immediately after its completion, and the rate at which it progresses depends on both natural and anthropogenic factors. The decay process is progressive and irreversible; its timing and impact vary depending on the type of material and the physical-chemical and biological agents involved, which may differ in nature. The original beauty of the surfaces can be restored through proper care and maintenance carried out with specific products by highly qualified personnel. Following feasibility studies conducted in collaboration with the institution Opera Dotazione Tempio Canoviano of Possagno, the FILA expert team, the company responsible for the intervention, proceeded with the restoration of the staircase, churchyard and interior flooring. «The main critical issue encountered during the intervention,» explained Giandomenico Cattuzzo, FILA technical supervisor, «concerned the depth of dirt penetration; as a result, the cleaning treatment had to be repeated several times. Nevertheless, we achieved a fully satisfactory result, successfully restoring the original beauty of the surfaces.»

Work methodology

For the cleaning of the external surfaces in Rosso Verona, Verdello and Biancone marble, physical cleaning was carried out using low pressure washers to remove surface encrustations (paving and staircase). Subsequently, using a specific chemical cleaner, mould and lichens were removed, followed by thorough rinsing to eliminate any product residues. Finally, a natural-effect, water-based breathable water-repellent treatment was applied to protect the external surfaces and the monumental staircase. For the cleaning of the polished marble interior surfaces, washing was carried out using a concentrated neutral-pH detergent specifically formulated for delicate surfaces. This was followed by a finishing treatment with liquid wax to protect and renew the flooring.

THE INTERVENTION IN BRIEF

ELEGANZA NEL CUORE

DEL MEDITERRANEO

La pietra naturale come perfetta tovaglia estetica e di design per progetti di alto livello. Ciò riassume l’impatto di questo affascinante appartamento a Malta, dove linee e materiali danzano insieme

ELEGANCE IN THE HEART OF THE MEDITERRANEAN

Natural stone as the perfect aesthetic and design tablecloth for high-end projects. This sums up the impact of this fascinating flat in Malta, where lines and materials dance together

Con uno straordinario affaccio sulla punta rocciosa della Exiles Bay a Sliema, cittadina sulla costa orientale dell’isola mediterranea di Malta, un appartamento signorile di 400m2 è stato recentemente oggetto di un radicale progetto di restyling dei suoi interni, a cura di Sabrina Soldà di Sap Management, procurement company internazionale di servizi chiavi in mano per la progettazione e ristrutturazione di immobili, e Keith Pillow, fondatore dello studio di architettura maltese DAAA Haus. Fortemente caratterizzato dalle calde cromie della tradizionale pietra calcarea dell’isola, che qui incontra tutte le tonalità dell’azzurro del cielo e del turchese e del blu del Mediterraneo, a tratti striato dalle increspature bianche delle onde che si infrangono sulla costa, è il paesaggio circostante ad essere stato fonte primaria di ispirazione per questo raffinato interior, dove protagonisti indiscussi sono il legno, di pavimenti e boiserie, e la pietra naturale, usata non solo a rivestimento ma anche per plasmare arredi su misura, grazie alle lavorazioni di Marble&Granite Services, azienda del veronese specializzata nella fornitura e lavorazione su progetto di pietre naturali. Se il limestone, pietra sì caratteristica dell’area ma per sua natura estremamente friabile, non poteva essere una soluzione adatta, nella scelta delle pietre naturali i designer si sono fatti guidare dalle cromie della terra, prediligendo tonalità che consentissero una coerenza ottica tra interno ed esterno.Come spiega Sabrina Soldà, che ha scelto di affidarsi ad Antolini® «poter andare in azienda a scegliere personalmente i blocchi

by the editorial team

With an extraordinary view over the rocky tip of Exiles Bay in Sliema, a town on the eastern coast of the Mediterranean island of Malta, an elegant 400-square-meter apartment was recently the subject of a radical interior restyling project. This project was curated by Sabrina Soldà of Sap Management, an international procurement company providing turnkey services for the design and renovation of properties, and Keith Pillow, founder of the Maltese architecture firm DAAA Haus.

The landscape surrounding the area, strongly characterized by the warm colors of the island’s traditional limestone which, here, comes together with all the blue shades of the azure sky and the turquoise and deep blues of the Mediterranean - at times streaked by the white ripples of the waves crashing on the coast - is the primary source of inspiration for this refined interior. The undisputed protagonists are wood, for the floors and boiserie, as well as natural stone, used not only for cladding but also to create custom-made furnishings, thanks to the workmanship of Marble&Granite Services, a Verona-based company specializing in the supply and custom processing of natural stones. Limestone, a stone which is characteristic of the area but extremely brittle by nature, wasn’t a suitable solution; in choosing the natural stones the designers were drawn to earth tones, preferring shades that allowed visual coherence between the interior and exterior. As Sabrina Soldà, who chose Antolini® explains, «being able to go to the company to personally choose the blocks with the customer was a unique experience, it was like entering an art museum.

a cura della redazione

applicazione . case study

con il cliente è stata un’esperienza unica, come entrare in un museo d’arte. È in quel momento che si diventa pienamente consapevoli di quanto le opere d’arte realizzate nei secoli dall’uomo siano profondamente debitrici alla natura, di cui si è sempre cercato di imitare cromie e forme».

LIVING E DINING IN DIALOGO

Ad accomunare l’area living e dining, poste in comunicazione visiva diretta, oltre al rovere, è la leggerezza e luminosità delle superfici in quarzo naturale della Exclusive Collection. Nell’area living, se a farla da padrone è il rovere, protagonista a terra come nel soffitto dall’elegante tocco Art Déco, non passa certo inosservata la parete attrezzata in cui i montanti in ottone e legno dialogano con gli elementi orizzontali in Cristallo Lumix, la cui superficie perlacea è solcata da calde venature dai colori della terra. È invece Cristallo Traslux a dare forma al piano dell’imponente tavolo da

pranzo, la cui dimensione importante - circa 360 cm di estensione - ha reso necessaria la composizione di più lastre. La giunzione è diventata così occasione di prezioso dettaglio, con un listello di ottone che disegna sulla superficie due semicerchi speculari, figura che viene poi ripresa anche nella geometria delle due gambe a sostegno del tavolo. Il listello in ottone è un elemento che torna anche a pavimento, a cornice del sottostante “tappeto” a mosaico ligneo, prezioso intarsio che va discretamente a delineare un’area funzionale senza rompere la pulizia formale di un ambiente altrimenti privo di soluzione di continuità.

LA CUCINA COME SCULTURA

Divisa dall’area dining da un piccolo salotto lounge, la cucina non vuole essere un ambiente fortemente riconoscibile come area puramente funzionale. Per questo si è scelto di celare alla vista la parte dedicata alla prepa-

razione del cibo con una kitchenette a scomparsa e di dare risalto all’isola centrale, dalla forma scultorea e che ha richiesto più di un accorgimento.

Per ottimizzare il design si è infatti optato per rivestire una sottostante struttura lignea con listelli di Cristallo Lumix, una soluzione che appare ancora più calzante per via della resa visiva dell’accostamento dei vari elementi verticali che rimanda la mente alle scanalature delle colonne corinzie. A parete, una Wine Library, sorta di vetrina di etichette pregiate in cui spicca il Patagonia Original “Extra”, natural quartz della Exclusive collection che racchiude sulla sua superficie tutte le cromie che permeano l’ambiente, delicato equilibrio di tenui tonalità e tocchi di accento dati da dettagli in ottone e nero.

EQUILIBRI MATERICI E CONTINUITÀ

Nel bagno di cortesia, dalla spiccata eleganza minimale, continua il dialogo tra il rovere della boiserie a parete e la pietra naturale, con uno dei marmi esclusivi di Antolini®, Dover White®, protagonista a pavimento e a rivestimento del blocco lavabo. Anche in questo caso si è posta grande attenzione alla scelta del blocco e, in particolare, al posizionamento delle lastre a pavimento, così da far confluire le parti più scure in quelle a rivestimento del blocco lavabo, quasi a voler ricreare una superficie senza soluzione di continuità tra i piani orizzontale e verticale. Nel bagno padronale prevale invece la tonalità del grigio dell’Invisible Light, pietra scelta a rivestimento a mezza altezza delle pareti e del pavimento e per il top del vanity in rovere cannettato tinta noce chiaro con dettagli in ottone. Entrambe le pietre sono state qui installate con finitura Lether, così da rispettare ed esaltare le venature naturali, anche a livello tattile.

It’s in this moment that one becomes fully aware of how human artworks, created over the centuries, are so deeply indebted to nature, whose colors and shapes we have always tried to imitate.»

Living and dining in dialogue

What unites the living and dining areas, placed in direct visual communication, in addition to the oak, is the lightness and brightness of the natural quartz surfaces of the Exclusive Collection by Antolini®. In the living area, if oak reigns supreme, the protagonist on the floor as well as the ceiling, featuring an elegant Art Deco touch, certainly draws the eye, as does the wall in which brass and wooden uprights interact with horizontal elements in Cristallo Lumix, featuring a pearly surface crossed by warm earth-toned veins.

Meanwhile, Cristallo Traslux gives shape to the top of the imposing dining table - which extends to approximately 360 cm - which it was necessary to compose with several slabs. The joint thus became an opportunity for precious detail, with a brass strip that draws two mirrored semicircles on the surface, a figure that is then also taken up in the geometry of the two legs supporting the table. The brass strip is an element that also returns in the floor, as a frame for the underlying wooden mosaic “carpet”, a precious inlay that discreetly delineates a functional area without breaking the formal cleanliness of an environment otherwise devoid of continuity.

The kitchen as sculpture

Divided from the dining area by a small lounge, the kitchen is more than just a purely functional environment. That is why the area dedicated to the preparation of food is hidden from view via a retractable kitchenette while the central island, with its sculptural shape, is the central focus and required several considerations. To optimize the design, it was in fact decided to cover an underlying wooden structure with strips of Cristallo Lumix, a solution that appears even more fitting due to the visual rendering of the combination of the various vertical elements which brings to mind the grooves of the Corinthian columns. On the wall is a Wine Library, a showcase for exclusive bottles, in which the Patagonia Original “Extra” stands out. The surface of this extraordinary natural quartz from the Exclusive collection combines all of the colors that permeate the environment, a delicate balance of soft shades together with brass and black accents.

Material balance and continuity

In the courtesy bathroom, notable for its minimal elegance, the dialogue continues between the oak of the wall boiserie and the natural stone, with one of Antolini®’s exclusive marbles, Dover White®, playing a significant role on the floor and cladding the sink surround. Also in this case, great attention was paid to the choice of the block and, in particular, to the positioning of the floor slabs, in order to make the darker parts flow into those covering the sink surround, almost as if recreating a seamless surface with continuity between the horizontal and vertical planes. In the master bathroom, the gray shade of Invisible Light prevails, the stone chosen to clad the walls and floor at half height and for the top of the vanity, the base of which is in light walnut-colored ribbed oak with brass details. Both stones installed here feature a Lether finish, which respects and enhances the natural veins to the maximum, even on a tactile level.

MACCHINE

RIDEFINIRE LA FLESSIBILITÀ

Nel settore della lavorazione della pietra naturale, innovare significa soprattutto rendere il lavoro più efficiente, eliminando complessità inutili e offrendo soluzioni concrete alle esigenze quotidiane degli operatori. È proprio da questa visione che nasce HTO-Switch, la nuova fresa a ponte CNC sviluppata da Marmo Meccanica S.p.A.: una macchina che rappresenta la più recente evoluzione della consolidata serie HTO e che introduce un concetto strutturale completamente nuovo nel panorama delle frese della sua categoria. HTO-Switch integra tutte le caratteristiche richieste oggi a una fresa a ponte di fascia alta. La configurazione a 5 assi interpolati garantisce la massima libertà operativa e precisione nelle lavorazioni più complesse, mentre la struttura estremamente robusta assicura

stabilità, affidabilità e durata nel tempo, anche in condizioni di utilizzo intensivo. Il campo di lavoro di 3850 × 2600 mm e la possibilità di utilizzare dischi fino a Ø625 mm permettono di affrontare con facilità un’ampia varietà di applicazioni, dalla produzione standard alle lavorazioni più specialistiche. Il cuore operativo della macchina è il potente mandrino principale da 22,5 hp, predisposto anche per l’impiego di utensili per foratura verticale tramite testa a 90°, affiancato dal mandrino addizionale Easy Tool a 14.000 rpm, ideale per operazioni di foratura, fresatura e incisione ad alta velocità. Il sistema è completato da una serie di dispositivi intelligenti, tra cui tastatore di spessore lastra, tastatore di consumo lama con pad di ravvivamento e kit fotocamera per l’acquisizione

dell’immagine del piano di lavoro, elementi che contribuiscono ad aumentare precisione, automazione e sicurezza.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’ergonomia e alla movimentazione dei materiali: il sistema Easy Lift con ventose consente il sollevamento di lastre fino a 450 kg, migliorando la gestione dei pezzi e riducendo lo sforzo manuale dell’operatore.

Versatilità operativa L’elemento che distingue realmente HTO-Switch è la sua innovativa struttura ibrida convertibile, una soluzione brevettata che introduce un livello di flessibilità finora inedito. La macchina può essere configurata come monoblocco oppure come struttura tradizionale “su muri”, e soprattutto può passare da una

configurazione all’altra in modo reversibile, in base alle esigenze operative e logistiche del cliente. Una volta installata, la struttura può essere convertita nella configurazione tradizionale “su muri”, che offre benefici concreti nella quotidianità operativa. L’assenza di elementi strutturali a terra migliora l’accessibilità e l’ergonomia, aumentando il comfort e la sicurezza per l’operatore. Allo stesso tempo, le operazioni di pulizia e manutenzione del banco e dell’area di lavoro risultano più rapide e agevoli, contribuendo a mantenere elevati standard di efficienza e ordine nel laboratorio. Questa doppia configurazione rappresenta un vantaggio strategico anche nel lungo periodo. Qualora si renda necessario trasferire la macchina in un’altra sede o riorganizzare lo spazio produttivo, HTOSwitch può essere riconvertita in versione monoblocco, recuperando immediatamente tutti i benefici legati alla trasportabilità e alla semplicità di movimentazione. Il risultato è una fresa a ponte che non si limita a garantire prestazioni elevate, ma introduce un nuovo paradigma di flessibilità strutturale, capace di adattarsi alle esigenze logistiche, produttive e organizzative delle aziende moderne.

In the natural stone industry, innovation ultimately means making work more efficient, removing unnecessary complexity and delivering practical solutions to real operational challenges. This philosophy is at the core of HTO-Switch, the new CNC bridge saw developed by Marmo Meccanica S.p.A Representing the latest evolution of the highly successful HTO series, this machine introduces a structural concept that sets a new benchmark in its category. HTO-Switch incorporates all the features expected from a modern, high-end CNC bridge saw. Its 5 interpolated axes provide maximum versatility and precision, enabling complex cutting and machining operations with ease. With a working range of 3850 × 2600 mm (151” x 102”) and the ability to accommodate blades up to Ø625 mm, At the heart of the machine is a powerful 22.5 hp main spindle, also configurable with a 90° attachment for vertical drilling operations. This is complemented by the high-speed Easy Tool auxiliary spindle, reaching 14,000 rpm and ideal for drilling, milling,

MACHINES REDEFINING FLEXIBILITY

and engraving. A comprehensive set of intelligent features further enhances performance and automation, including slab thickness probing, blade wear detection with integrated dressing pad, and a camera system for capturing real-time images of the worktable. Together, these technologies improve accuracy, streamline workflows, and increase operational safety. Material handling and operator ergonomics have also been carefully engineered. The Easy Lift vacuum system allows slabs weighing up to 450 kg to be safely lifted and positioned, reducing manual handling and improving overall efficiency.

Operational versatility

What truly sets HTO-Switch apart, however, is its patented hybrid convertible structure, a unique innovation that offers unprecedented flexibility. The machine can be configured either as a monoblock unit or as a traditional wall-mounted bridge saw. Crucially, this conversion is fully reversible, allowing fabricators to adapt the machine to their operational

and logistical requirements at any time. In its monoblock configuration, HTO-Switch offers major advantages in transportation and installation. As a single, compact unit, it can be easily lifted, moved, and positioned, significantly reducing setup time. This configuration also optimizes international shipping, as the machine fits into a 20-foot open-top container, lowering transport costs and simplifying logistics. Once installed, the machine can be converted into the traditional wallmounted configuration, which provides clear benefits in daily operation. Cleaning and maintenance of both the worktable and surrounding area also become faster

and easier, contributing to a more efficient and organized production environment. This dual-configuration capability represents a strategic advantage over the entire lifecycle of the machine. Should relocation or facility reorganization become necessary, HTO-Switch can be converted back into its monoblock form, restoring all the benefits of simplified handling and transport. The result is more than just a high-performance bridge saw. HTO-Switch introduces a new paradigm of structural flexibility, designed to adapt to the evolving logistical, operational, and production needs of modern stone fabricators

more information www.marmomeccanica.com

TISE 2026 UN PUNTO D’INCONTRO GLOBALE

L’evento internazionale dedicato al mondo della pietra e delle pavimentazioni ha offerto una panoramica globale su prodotti all’avanguardia e su interessanti innovazioni. Il prossimo appuntamento con Tise è previsto dall’1 al 4 febbraio 2027

a cura della redazione

Informa Markets’ The International Surface Event (tise), il più grande appuntamento annuale per i settori dei pavimenti, della pietra e delle piastrelle, ha concluso l’edizione 2026 presso il Mandalay Bay Convention Center di Las Vegas. L’evento ha riunito i principali brand a livello mondiale, innovatori emergenti e professionisti del settore per esplorare nuovi prodotti, tendenze e opportunità formative in un contesto dinamico e collaborativo. Tra i momenti chiave dell’edizione, l’introduzione di tavole rotonde e ricevimenti dedicati al retail e ai distributori e un ampliamento delle opportunità formative su sostenibilità, sviluppo della forza lavoro, design e fabbricazione.

UNA VETRINA PER IL SETTORE

L’edizione 2026 ha presentato una selezione di primissimo piano di marchi leader che hanno svelato prodotti e materiali all’avanguardia, offrendo al contempo analisi fondamentali su tendenze future, previsioni di mercato e soluzioni innovative: Mohawk, Shaw, Mannington, Engineered Floors, QEP/Roberts, Stanton, BACA Systems, MSI Surfaces, Italian Trade Commission, Cambria, Vermont Quarries, Natural Stone Resources, Northwood Machine, Arizona Tile e Measure Square, tra gli altri.

Tise continua a rappresentare una risorsa di riferimento per il settore, offrendo esperienze su misura per aziende di ogni dimensione attraverso padiglioni dedicati, dimostrazioni pratiche e programmi di networking. L’evento è articolato in aree tematiche distinte, tra cui Stone+ Tile e Surfaces, che forniscono spazi mirati per esplorare tecnologie, materiali e soluzioni specifiche, affrontando le opportunità di mercato legate alla crescita prevista, trainata dall’aumento degli investimenti nella riqualificazione delle infrastrutture e dalla domanda costante di prodotti durevoli, sostenibili e a bassa manutenzione.

L’evento comprende padiglioni e aree speciali. Tise LIVE Theatre è il punto di incontro ideale per chi è interessato a restare aggiornato sulle ultime tendenze e a seguire le sessioni formative. Gli incontri hanno affrontato le migliori pratiche per il retail, le soluzioni di impermeabilizzazione e le strategie per distinguersi dalla concorrenza. Il Natural Stone

TISE 2026: A GLOBAL INDUSTRY MEETING

The international surface event delivers a global assortment of cutting-edge products and game-changing innovations for the flooring, stone and tile industries.

Tise will come back on February 1-4, 2027

Informa Markets’ The International Surface Event (tise), the largest annual gathering for the flooring, stone, and tile industries, concluded its 2026 edition at the Mandalay Bay Convention Center in Las Vegas. This year’s event brought together the world’s leading brands, emerging innovators, and professionals to explore the latest products, trends, and educational opportunities in a dynamic and collaborative environment.

Key moments included the addition of retail roundtables and reception, distributor reception and expanded educational opportunities across sustainability, workforce development and design and fabrication.

A showcase of industry leaders

The 2026 event featured an impressive lineup of top brands unveiling cuttingedge products and materials, while delivering critical insights into future trends, market forecasting, and innovative solutions: Mohawk, Shaw, Mannington, Engineered Floors, QEP/Roberts, Stanton, BACA Systems, MSI Surfaces, Italian Trade Commission, Cambria, Vermont Quarries, Natural Stone Resources, Northwood Machine, Arizona Tile, and Measure Square among others.

Tise continues to serve as the ultimate resource for the sector and offers tailored experiences for businesses of all types through dedicated pavilions, hands-on demonstrations, and networking programs. The event features distinct neighborhoods including Stone + Tile and Surfaces, providing focused spaces for exploring technology, materials, and solutions specific to these sectors and addressing market opportunities including projected growth, stemming from increased spending on infrastructure refurbishment and ongoing demand for durable, sustainable, and low-maintenance products.

The event includes pavilions and specialty areas. Tise LIVE Theatre is a hub for trend presentations and educational sessions. Sessions covered retail best practices, waterproofing, and ways to elevate beyond the competition.

The Natural Stone Theatre, produced by the Natural Stone Institute, highlights the beauty and versatility of natural stone. Sessions covered sustainability, natural stone identification, and stone restoration. At Tise LIVE Demo Stage, exhibitors presented live demonstrations showcasing installation techniques, product applications across adhesives, detecting deflection issues and moisture mitigation. The Cage, presented by the Stone Fabricator’s Alliance (SFA), is an area which featured daily stone fabrication demonstrations from brands including Schluter Systems, Big Dog Adhesives, InnoChem and Aardwolf. Finally, the Learning Lab, a small-format of discussions focused on quartz, solid surfaces, large-format porcelain, and other manufactured materials. Session topics covered healthy home trends in design and fabrication, legal updates and retaining fabricators. The Learning Lab is created in partnership with the International Surface Fabricators Association (ISFA).

Theatre, realizzato in collaborazione con il Natural Stone Institute, mette in evidenza la bellezza e la versatilità della pietra naturale. Le sessioni hanno trattato temi legati alla sostenibilità, all’identificazione della pietra naturale e al restauro lapideo. Presso il Tise LIVE Demo Stage, gli espositori hanno effettuato dimostrazioni dal vivo sulle tecniche di posa e sulle applicazioni di prodotto, con focus su adesivi, individuazione delle problematiche di flessione e gestione dell’umidità. The Cage, presentato dalla Stone Fabricator’s Alliance (SFA), è un’area che ha ospitato dimostrazioni quotidiane di lavorazione della pietra da parte di brand come Schluter Systems, Big Dog Adhesives, InnoChem e Aardwolf. Infine, il Learning Lab ha proposto incontri a numero ridotto dedicati a quarzo, superfici solide, gres porcellanato di grande formato e altri materiali compositi. I temi affrontati hanno incluso le tendenze per la casa salubre nella progettazione e fabbricazione, aggiornamenti legali e strategie per la fidelizzazione dei fabbricatori. Il Learning Lab è stato realizzato in collaborazione con l’International Surface Fabricators Association (ISFA).

FOCUS SUGLI ESPOSITORI EMERGENTI

La Start-Up Station ha offerto alle aziende emergenti una piattaforma per presentare prodotti e tecnologie innovative. Quest’area ha messo in luce il futuro del settore, offrendo ai visitatori uno sguardo sulle prossime innovazioni. Tra i brand presenti: BP Metrics, CarbonBar, Cohesive AI, CrewCam, Human Friendly Robotics, Leather Floor Protectors e Scanimate, tra gli altri. Tise 2026 ha introdotto nuovi programmi pensati per coinvolgere retailer e distributori in un contesto produttivo di confronto sulle opportunità future del mercato.

Le retail roundtables hanno favorito il dialogo su strategie di business di successo e opportunità di mercato. Il retailer reception, un ricevimento pensato specificamente per i rivenditori, ha offerto uno spazio per creare relazioni, condividere esperienze e discutere le principali tendenze del mercato. Il distributor reception, dedicato invece ai distributori, ha permesso di rafforzare il networking, condividere conoscenze di settore e individuare strategie per consolidare le partnership e favorire la cre-

scita.«The International Surface Event è un evento pensato per attrarre i principali decisori del settore e offrire una piattaforma completa per acquisire informazioni strategiche sul futuro del mercato», ha spiegato Dana Hicks, Group Director di The International Surface Expo. «Dall’individuazione delle tendenze emergenti al confronto diretto con innovatori e leader che contribuiscono a definire le strategie aziendali, questo evento consente ai professionisti di anticipare i cambiamenti, prepararsi al futuro e disporre delle risorse e delle connessioni giuste per guidare la propria azienda».

PREMIO ALL’ARTIGIANATO

La National Installer of the Year Competition ha premiato l’abilità e l’eccellenza dei posatori. In collaborazione con il CFI (Certified Flooring Installers), otto finalisti si sono sfidati nella fase conclusiva delle prove di installazione. La competizione valorizza la dedizione e la competenza dei professionisti che contribuiscono a elevare il settore attraverso il proprio know-how. James Salisbury, fondatore di Blue Crew Installation dell’Indiana, ha conquistato il primo posto nella categoria posa della moquette. Allen Lewis, installatore certificato dell’Alabama, ha ottenuto il primo posto nella categoria posa del legno ingegnerizzato.

ALTRE OPPORTUNITÀ PER I PROFESSIONISTI

Numerose esperienze speciali, pensate per ampliare le occasioni di apprendimento e scoperta, si sono svolte all’interno dell’area espositiva. Gli Show Floor Tours hanno approfondito temi chiave come stone & wine, colori di tendenza, utensili, prodotti Made in the USA e innovazioni per cucina e bagno, offrendo ai partecipanti conoscenze mirate e spunti di ispirazione. Tra i principali trend emersi: materiali eco-friendly, superfici impermeabili e pet friendly, rivestimenti a parete, utensili per la lucidatura e software basati su Intelligenza Artificiale per l’installazione.

SGUARDO AL 2027

Tise tornerà al Mandalay Bay Convention Center dall’1 al 4 febbraio 2027. Per restare aggiornati su notizie e annunci relativi all’evento, è possibile visitare il sito www.intlsurfaceevent.com

Spotlight on emerging exhibitors

The Start-Up Station provided a platform for new companies to showcase their groundbreaking products and technologies. This area highlighted the future, offering attendees a glimpse into the next generation of innovation. Featured brands included BP Metrics, CarbonBar, Cohesive AI, CrewCam, Human Friendly Robotics, Leather Floor Protectors, and Scanimate, among others. Tise 2026 introduced new programs to engage retailers and distributors in a productive environment to discuss upcoming opportunities in the landscape. Retail roundtables allowed discussions on successful business strategies and market opportunities. Retailer reception was tailored specifically for retailers to connect, exchange insights, and discuss the latest market trends. Distributor reception, designed for distributors to network, shared industry knowledge and discovered strategies for strengthening partnerships and driving success.

«The International Surface Event attracts top decision-makers and provides a comprehensive platform to gain critical insights into the future of the market,» says Dana Hicks, Group Director of The International Surface Expo (tise). «From uncovering emerging trends to connecting with the innovators and leaders who help shape business strategies, this event empowers professionals to stay ahead of the curve, prepare for the future and gain the right resources and connections to drive their organizations forward.»

Celebrating craftsmanship

The National Installer of the Year Competition celebrated the artistry and skill of flooring installers. In partnership with the CFI (Certified Flooring Installers), eight finalists competed in the final round of installation challenges. The competition highlights the dedication and expertise of professionals who elevate the industry through their craftsmanship. James Salisbury, founder of Blue Crew Installation from Indiana, was awarded first place in the carpet installation category. Allen Lewis, a certified flooring installer from Alabama, won first place in the engineered wood installation category.

Additional touchpoints for professionals

A variety of unique experiences made to enhance learning and exploration took place in the expo hall. Show Floor Tours focused on key themes such as stone & wine, color trends, tools, made in the USA products, and kitchen and bath innovations, providing attendees with in-depth knowledge and inspiration. Top trends included eco-friendly materials, waterproof and pet friendly surfaces, wall tiles, polishing tools, and Artificial Intelligence software for installation.

Looking ahead to 2027

Tise will return to the Mandalay Bay Convention Center, February 1-4, 2027. To stay up to date with show news and announcements, please visit www.intlsurfaceevent.com

MARMOMAC BRAZIL TRA CONTINUITÀ E CRESCITA

Occupando due padiglioni presso l’Anhembi District di San Paolo, la seconda edizione di Marmomac Brazil 2026 ha riunito espositori rappresentativi dell’intera filiera: cave, lavorazione della pietra, tecnologie e forniture, studi di architettura e design, oltre a buyer nazionali e internazionali. In totale hanno partecipato oltre 180 marchi espositori, con 14.327 visitatori provenienti da tutti gli Stati brasiliani (oltre al Distretto Federale) e da 70 Paesi. Tra i principali mercati internazionali rappresentati figurano Stati Uniti, Cina, Italia, Argentina, Messico, Perù, Portogallo, Spagna, Russia e Polonia. «Concludere questa edizione, ormai riconosciuta come piattaforma strategica di connessione per il settore, è uno degli indicatori più forti del fatto che siamo sulla strada giusta. È anche un grande stimolo che ci sfida a realizzare un evento ancora più grande e migliore nel 2027», ha dichiarato Flávia Milaneze, CEO di Milanez & Milaneze, società organizzatrice dell’evento e parte del Gruppo Veronafiere, Italia.

Oltre la dimensione commerciale

Marmomac Brazil 2026 ha debuttato con un programma di contenuti articolato e trasversale, incentrato su business, innovazione, tecnologia, design e trend di settore. L’evento ha presentato la mostra “Natural Stone: A Force of Nature”, un’esperienza immersiva completa strutturata in quattro atti: origine, estrazione, trasformazione e innovazione. Ogni fase racconta una parte del percorso della pietra, dalla sua formazione in natura all’estrazione, alla lavorazione e all’applicazione in un’ampia varietà di progetti. La manifestazione ha inoltre innovato proponendo uno spazio immersivo dedicato alla formazione e al rafforzamento della filiera, Stone+Tec, che ha coniugato innovazione e applicazione tecnica mettendo in connessione marmisti, architetti, designer, costruttori e fornitori di tecnologia. Strutturando un programma capace di combinare contenuti di alta qualità, esperienze pratiche e valorizzazione delle best practice, Marmomac Brazil rafforza il proprio posizionamento come piattaforma che va oltre la semplice esposizione commerciale. Dopo questa seconda

edizione, l’evento si sta consolidando come spazio di riflessione, apprendimento e networking, ampliando il dialogo tra industria, architettura, design e innovazione nel settore della pietra naturale. La manifestazione è stata inoltre caratterizzata da esperienze che hanno ampliato il dialogo tra industria, design e lifestyle. Naturale ha ospitato l’ex calciatore Cafu in uno stand ispirato alla Coppa del Mondo FIFA. L’atleta ha attirato i visitatori, rafforzando il legame tra identità brasiliana e materiali naturali. Margramar ha promosso una sessione di cucina dal vivo con lo chef Fogaça nell’esperienza “From Raw to Refined”, collegando gastronomia e pietra naturale in una narrazione sensoriale. Nella Content Arena è stato annunciato il vincitore dell’Archa/Pro Award. Victor Augusto, originario di Mossoró e attivo a Fortaleza, ha celebrato il riconoscimento tra oltre 300 candidati e quattro finalisti. Il premio prevede la partecipazione alla prossima edizione a Marmomac in Italia, favorendo così lo scambio internazionale di talenti. L’edizione 2027 di Marmomac Brazil è in calendario dal 2 al 4 marzo presso l’Anhembi District di San Paolo.

MARMOMAC BRAZIL BETWEEN CONTINUITY AND GROWTH

Occupying two pavilions at the Anhembi District in São Paulo, the second edition of Marmomac Brazil 2026 brought together exhibitors representing the entire value chain: quarries, stone processors, technologies and inputs, architecture and design firms, as well as national and international buyers. In total, more than 180 exhibiting brands participated, with 14,327 visitors attending from all Brazilian states (plus the Federal District) and 70 countries. Among the main international markets represented were the United States, China, Italy, Argentina, Mexico, Peru, Portugal, Spain, Russia, and Poland. «Reaching the end of this edition recognized as a strategic platform for industry connection is one of the strongest indicators that we are on the right path. It is also a great motivator that challenges us to deliver an even bigger and better event in 2027,» said Flávia Milaneze, CEO of Milanez & Milaneze, the company organizing the event and part of the Veronafiere Group, Italy. More than a commercial exhibition Marmomac Brazil 2026 debuted with a diverse content program focused on business, innovation, technology, design, and industry trends. The event presented the exhibition “Natural Stone: A Force of Nature”, a complete immersive experience structured in four acts: origin, extract, transform, and innovate. Each stage illustrates part of the stone’s journey, from its formation in nature through extraction, processing, and application in a wide range of projects. The exhibition also innovated with an immersive space dedicated to training and strengthening the sector’s value chain, Stone+Tec, combining innovation and technical application by connecting fabricators, architects, designers, builders, and technology suppliers. By structuring a program that combines high-quality content, practical experiences, and recognition of best practices, Marmomac Brazil reinforces its positioning as a platform that goes beyond a commercial exhibition. The event is consolidating itself as a space for reflection, learning, and connection, expanding dialogue between industry, architecture, design, and innovation in the natural stone industry. The event was also marked by activations and experiences that expanded the dialogue between industry, design, and lifestyle. Naturale welcomed former football player Cafu in a booth inspired by the FIFA World Cup. The athlete attracted visitors reinforcing the connection between Brazilian identity and natural materials. Margramar promoted a live cooking session with chef Fogaça in the experience “From Raw to Refined,” connecting gastronomy and natural stone in a sensory narrative. At the Content Arena, the winner of the Archa/Pro Award was announced. Victor Augusto, originally from Mossoró and based in Fortaleza, celebrated the achievement among more than 300 applicants and four finalists. The award includes participation at Marmomac in Italy, expanding the international exchange of talent. The 2027 edition is already scheduled for March 2-4 at the Anhembi District in São Paulo.

STONE+TEC NORIMBERGA UN APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE

Dal 17 al 20 giugno 2026, Stone+tec Norimberga riporterà la pietra naturale al centro dell’attenzione internazionale, presentando un portafoglio espositori forte e diversificato

STONE+TEC NUREMBERG

AN INTERNATIONAL EVENT

From June 17 to 20, 2026, Stone+tec Nuremberg will once again place natural stone at the centre of international attention, showcasing a strong and diverse exhibitor portfolio

Ospitata presso Messe Nürnberg, Stone+tec riunisce la comunità globale della pietra naturale e delle tecnologie per la sua lavorazione, offrendo una panoramica completa sugli sviluppi, le innovazioni e le applicazioni più attuali del settore. La manifestazione è strutturata attorno a tre segmenti chiave: Costruire con la pietra naturale, Attrezzature per professionisti e Luogo della memoria. A completamento di queste aree, Tile+tec offre una piattaforma dedicata al design con le piastrelle, mettendo in evidenza prodotti e soluzioni per superfici moderne. Un focus particolare di Stone+tec 2026 sarà dedicato alle pietre naturali regionali e ai metodi di

Held at Messe Nürnberg, Stone+tec brings together the global natural stone and stone technology community, offering a comprehensive overview of current developments, innovations, and applications across the sector. The exhibition is structured around the key segments Building with Natural Stone, Equipment for Professionals, and Place of Remembrance.

Complementing these areas, Tile+tec provides a dedicated platform for Design with Tiles, highlighting products and solutions for modern surface design. A particular focus of Stone+tec 2026 will be on regional natural stones and resource-efficient processing methods, reflecting the industry’s growing commitment to sustainability and responsible material use. Numerous well-known exhibitors are expected to

lavorazione efficienti sotto il profilo delle risorse, a testimonianza del crescente impegno del settore verso la sostenibilità e l’uso responsabile dei materiali. Numerosi espositori di rilievo sono attesi per valorizzare questi temi con soluzioni concrete e concetti orientati al futuro. La presenza di produttori di pietra naturale di fama internazionale conferma l’elevato profilo di Stone+tec quale punto d’incontro e piattaforma di comunicazione ben oltre l’area germanofona, sottolineando il valore dello scambio diretto con il pubblico professionale. In qualità di forum internazionale di competenze, Stone+tec si rivolge a trasformatori della pietra attivi nell’edilizia,

nel settore funerario e cimiteriale, nonché ad architetti, progettisti, sviluppatori e designer. Dal 2024 l’evento è affiancato da Tile+tec, ampliando ulteriormente la propria rilevanza per i target orientati al design. Con una chiara struttura tematica e un mix qualificato di espositori, Stone+tec 2026 si conferma come appuntamento chiave per i professionisti del settore.

Dialogo al centro

Per Hermann Graser, amministratore delegato di Bamberger Natursteinwerk Hermann Graser GmbH e Presidente dell’Associazione Tedesca della Pietra Naturale (DNV), la fiera rappresen-

underline these themes with practical solutions and forward-looking concepts. The presence of internationally well-known natural stone producers underscores the high standing of Stone+tec as a meeting point and communication platform far beyond the German-speaking region, emphasizing the value of personal exchange with the professional audience. As an international competence forum, Stone+tec is aimed at stone processors from construction, memorial and cemetery design, as well as architects, planners, developers, and designers. Since 2024, the event has been accompanied by Tile+tec, further expanding its relevance for design-oriented target groups. With its clear thematic structure and strong mix of exhibitors, Stone+tec 2026 positions itself as a key meeting point for professionals.

Focus on communication

ta un’eccellente piattaforma per approfondire il dialogo con architetti, progettisti specializzati e partner industriali: «Osserviamo una domanda stabile nel lungo periodo, con una tendenza alla crescita, trainata dall’ottima impronta ambientale, dalla durabilità e dalla riciclabilità della pietra naturale».

Stone+tec si terrà dal 17 al 20 giugno 2026 presso Messe Nürnberg. La manifestazione si rivolge a tutti i professionisti del settore della trasformazione della pietra attivi nei settori dell’edilizia, dell’arte funeraria e cimiteriale, dei monumenti e del design, nonché a sviluppatori, progettisti e architetti.

INFO

Per ulteriori informazioni www.stone-tec.com

For furher information www.stone-tec.com

For Hermann Graser, Managing Director of Bamberger Natursteinwerk Hermann Graser GmbH and President of the German Natural Stone Association (DNV), the fair offers an excellent platform to deepen dialogue with architects, specialist planners, and industry partners: «We see long-term stable to rising demand for natural stone, driven by its excellent environmental footprint, durability, and recyclability.» From the perspective of the DNV President, architects are particularly interested in constructive possibilities, design freedom, and robust sustainability metrics. Stone+tec will take place from June 17th to 20th, 2026 at Messe Nürnberg. Stone+tec is aimed at all stone processors from construction, cemeteries, monuments, and design, as well as developers, planners, and architects

CONTO ALLA ROVESCIA PER STONETECH CANADA 2026

In programma dal 6 all’8 maggio presso l’International Centre, StoneTech Canada Expo 2026 si prepara a offrire la sua edizione più dinamica di sempre, riunendo sotto lo stesso tetto l’intero spettro dell’industria canadese della pietra.

Con oltre 2.000 buyer qualificati preregistrati, la manifestazione conferma la propria posizione come marketplace più focalizzato del Canada per pietra naturale, superfici ingegnerizzate, macchinari, utensili e tecnologie per la lavorazione della pietra.

Tra i visitatori preregistrati figurano importanti trasformatori, sviluppatori immobiliari, contractor, ristrutturatori e designer, a testimonianza di una forte domanda a livello nazionale e di concrete intenzioni di acquisto.

Oltre 2.000 professionisti del settore sono attesi nei tre giorni di fiera per individuare prodotti all’avanguardia, instaurare nuove relazioni con fornitori ed esplorare le più recenti innovazioni del comparto.

Nuovi espositori e prodotti

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di un numero significativo di nuovi espositori che faranno il loro ingresso nel mercato canadese,

accanto a leader consolidati del settore pronti a presentare innovazioni di rilievo in molti ambiti: materiali in pietra naturale e superfici ingegnerizzate, macchinari e attrezzature per la lavorazione della pietra, sistemi avanzati di utensileria e finitura, soluzioni di automazione e applicazioni basate su Intelligenza Artificiale, software digitali e tecnologie smart per la fabbricazione. Per gli espositori, StoneTech Cana-

La nuova edizione dell’evento si presenterà con nuovi espositori, prodotti innovativi e oltre 2.000 buyer preregistrati

COUNTDOWN TO STONETECH CANADA 2026

The new edition of the event will feature new exhibitors, innovative products, and over 2,000 pre-registered buyers

Taking place May 6-8 at the International Centre, StoneTech Canada Expo 2026 is set to deliver its most dynamic edition yet, bringing together the full spectrum of Canada’s stone industry under one roof. With over 1,000 qualified buyers already pre-registered, the show confirms its position as Canada’s most focused marketplace for natural stone, engineered surfaces, machinery, tools, and stone technologies. Pre-registered attendees include leading fabricators, developers, contractors, renovators, and designers, reflecting strong nationwide demand and serious purchasing intent. More than 2,000 stone professionals are expected to attend over the three-day event to source cutting-edge products, establish new supplier relationships, and explore the latest industry advancements.

New exhibitors and products

The 2026 edition will feature a significant number of new exhibitors entering the Canadian market, alongside returning industry leaders unveiling breakthrough

a cura della redazione

da Expo 2026 rappresenta una piattaforma di lancio per introdurre nuove linee di prodotto, presentare dimostrazioni live di macchinari e interagire direttamente con decisori impegnati nell’approvvigionamento per progetti residenziali, commerciali e di grande scala.

Programma convegnistico

In collaborazione con la Terrazzo Tile & Marble Association of Canada (TTMAC), il programma conferenze 2026 proporrà contenuti di alto livello e orientati al futuro, pensati per i professionisti della pietra di oggi.

Le sessioni formative metteranno in evidenza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla fabbricazione e sui processi operativi, le tecnologie emergenti che stanno trasformando produzione e installazione, le strategie di sviluppo commerciale e marketing per la crescita, le tendenze economiche in atto e le strategie pratiche per affrontare le sfide di mercato e incrementare la redditività. Questa partnership rafforza l’impegno di StoneTech Canada non solo nella presentazione di prodotti, ma anche nella promozione di formazione, leadership e sviluppo a lungo termine del settore.

innovations in natural and engineered stone materials, stone machinery and fabrication equipment, advanced tooling and finishing systems, automation and AI-powered solutions, digital software and smart fabrication technologies. Exhibitors will leverage StoneTech Canada Expo 2026 as a launchpad to introduce new product lines, demonstrate live machinery, and connect directly with decision-makers actively sourcing for upcoming residential, commercial, and large-scale development projects.

Conference program

In collaboration with the Terrazzo Tile & Marble Association of Canada, the 2026 conference program will deliver high-level, forward-thinking content tailored to today’s stone professionals. Educational sessions will spotlight the impact of Artificial Intelligence on fabrication and operations, emerging technologies transforming production and installation, business development and marketing strategies for growth,

Connessione e apprendimento

StoneTech Canada riunirà i principali protagonisti dell’industria, dai produttori ai distributori, fino ad architetti, designer e sviluppatori di grandi progetti, creando un ecosistema dinamico per networking, accordi commerciali e collaborazione. In una fase di rapida evoluzione tecnologica e di forte slancio del comparto costruzioni in Canada, questo evento rappresenta una piattaforma strategica per le aziende che intendono rimanere competitive, ampliare la propria quota di mercato e rendere più resilienti e sostenibili le proprie operazioni.

INFO Per ulteriori informazioni www.stonetechcanada.com For furher information www.stonetechcanada.com

economic trends affecting the stone industry, practical strategies to navigate market challenges and drive profitability. This partnership reinforces StoneTech Canada’s commitment not only to product discovery but also to education, leadership, and long-term industry advancement.

Connection and learning

StoneTech Canada Expo 2026 will bring together the movers and shakers of the industry, from manufacturers and distributors to architects, designers, and large-scale project developers, creating a powerful ecosystem for networking, deal-making, and collaboration. At a time of rapid technological evolution and strong construction momentum across Canada, the Expo serves as a critical platform for businesses seeking to remain competitive, expand market share, and future-proof their operations.

LE MONTAGNE DELLA FOLLIA

Autore: Howard P. Lovecraft

Editore: Il Saggiatore

Collana: La cultura

Anno edizione: 2018

Pagine: 206, brossura

GEOLOGIA DELL’IGNOTO

In Le montagne della follia, la geologia diventa strumento narrativo. Tra spedizioni scientifiche, scavi e descrizioni minuziose della materia, la pietra diventa chiave di accesso a un ignoto che la scienza può solo iniziare a decifrare

Simone Ciapparelli

Nel primo episodio di questa nuova rubrica abbiamo analizzato Il nome della rosa, osservando come la pietra rappresentasse, in questo romanzo, strumento di ordine, controllo e memoria umana. Con Le montagne della follia (1936) di H. P. Lovecraft, vecchio maestro

dell’horror e della fantascienza, il punto di vista cambia in maniera radicale. Abbandonata la dimensione storica e razionale, il racconto dello scrittore statunitense ci porta nel territorio della fantascienza e dell’orrore cosmico, dove la pietra non custodisce il sapere dell’uomo,

ma rivela l’esistenza di civiltà antichissime e radicalmente aliene. Non più un’architettura costruita per contenere il mondo, ma una materia primordiale che lo precede e lo ridimensiona, trasformando la geologia in strumento narrativo e la roccia in chiave di accesso all’ignoto.

UN RACCONTO SCIENTIFICO

La trama, raccontata dal protagonista del romanzo, un geologo, prende avvio da una missione organizzata per esplorare il continente antartico, studiarne la conformazione geologica e rinvenire fossili attraverso scavi e analisi condotte con grande rigore metodologico. Quando una parte della spedizione scopre resti biologici incompatibili con qualsiasi forma di vita conosciuta, e in seguito a tale scoperta i suoi membri vengono trovati misteriosamente senza vita, il racconto assume apertamente i toni della fantascienza e dell’orrore. Le indagini conducono alla scoperta di una città ciclopica sepolta tra le montagne, testimonianza di una civiltà non umana antichissima, la cui storia è incisa direttamente nella roccia. Da questo momento, la precisione scientifica diventa il veicolo dell’orrore: la descrizione minuziosa della pietra e delle tecniche di scavo accompagna il lettore verso una rivelazione che mette in crisi la centralità dell’uomo e suggerisce che la materia stessa conservi memorie di un passato inconcepibile.

Nella seconda parte del breve romanzo, l’esplorazione si sposta all’interno di gallerie scavate nella roccia, dove il confine tra scoperta archeologica e minaccia esistenziale inizia a farsi incerto. Lovecraft lascia intuire la presenza di entità ancora attive, legate all’antica città, fino a culminare in un inseguimento carico di tensione all’interno del labirinto di pietra e in un inquietante incontro finale.

LA FORZA DELLA PIETRA

Le montagne della follia è a tratti prolisso e la prosa è volutamente ripetitiva, soffermandosi a lungo su descrizioni di paesaggi, superfici rocciose, procedimenti di scavo. Ma proprio questa abbondanza di dettagli è uno dei maggiori punti di forza del racconto, conferendogli credibilità. La pietra diventa sinonimo di resistenza assoluta, di materia non addomesticata, non lavorata, una forza primigenia che precede e sopravvive a ogni civiltà. Attraverso la geologia, Lovecraft costruisce un racconto in cui l’uomo scopre di non essere il centro della storia del mondo. Con le sue stratificazioni, la pietra diventa misura del tempo e della fragilità umana, testimonianza di ciò che esisteva prima e che continuerà a esistere dopo. Un modo potente di raccontare il suo ruolo eterno

GEOLOGY OF THE UNKNOWN

In At the Mountains of Madness, geology becomes a narrative tool. Through scientific expeditions, excavations and meticulous descriptions of matter, stone turns into a gateway to an unknown that science can only begin to decipher

In the first episode of this new column, we examined The Name of the Rose, observing how stone functioned as an instrument of order, control and human memory.

With At the Mountains of Madness (1936) by H. P. Lovecraft, one of the old masters of horror and science fiction, who had such a profound influence on modern genre fiction and cinema, the perspective changes radically. Leaving behind the historical and rational dimension, the American writer’s narrative moves into the realm of science fiction and cosmic horror, where stone no longer preserves human knowledge but reveals the existence of ancient, radically alien civilizations. No longer an architecture built to contain the world, stone becomes a primordial matter that precedes it and puts it into perspective, turning geology into a narrative device and rock into a key to the unknown.

A scientific narrative

The plot begins with an academic mission organized to explore the Antarctic continent, study its geological structure and uncover fossils through excavations, drilling operations and analyses conducted

with great methodological rigor. When part of the expedition discovers biological remains incompatible with any known form of life, and its members are later found mysteriously dead, the narrative openly takes on the tones of science fiction and horror. The investigation leads to the discovery of a cyclopean city buried among the mountains, evidence of an extremely ancient, non-human civilization whose history is carved directly into the rock. From this point on, scientific precision becomes the vehicle of horror: the meticulous description of stone, its composition and excavation techniques guides the reader toward a revelation that undermines humanity’s centrality and suggests that matter itself preserves memories of an inconceivable past.

In the second part of the novel, the exploration moves into underground galleries and corridors carved into the rock, where the boundary between archaeological discovery and existential threat begins to blur. Lovecraft hints at the presence of still-active entities linked to the ancient city, culminating in a tense pursuit through the stone labyrinth and in a final, unsettling encounter.

The power of stone Lovecraft dwells at length on descriptions of landscapes, reliefs, rocky surfaces, excavation procedures and analytical methods. Yet this very abundance of detail represents one of the novel’s strengths. Scientific meticulousness lends credibility to the story and turns matter into its true protagonist. Stone thus becomes synonymous with deep time, absolute endurance and indifference toward humankind. It is not a domesticated or worked material, but a primordial force that precedes and outlasts every civilization. In this novel, stone neither protects nor shelters: it calls into question. Through geology, Lovecraft constructs a narrative in which humanity discovers it is not the center of the world’s history. Rock, with its stratifications and engravings, becomes a measure of time and of human fragility, a proof for what existed before, and what will continue to exist after. A powerful way of narrating its enduring role.

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