#61 Organo Ufficiale AiCARR
ISSN:2038-2723
LA RIVISTA PER I PROFESSIONISTI DEGLI IMPIANTI HVAC&R
NORMATIVA ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA EED II SPECIALE COVID-19 IMPIANTI HVAC E CORONAVIRUS: FACCIAMO CHIAREZZA BACS E RISPARMIO ENERGETICO EPBD: IL CONTRIBUTO DEI SISTEMI DI AUTOMAZIONE E CONTROLLO LE POTENZIALITÀ DELL’ANALISI DEI DATI NUOVA GUIDA REHVAISHRAE SUGLI AMBIENTI SCOLASTICI GLOSSARIO SISTEMI IDRONICI
ORIGINAL ARTICLES
ENERGY RETROFIT OF RESIDENTIAL BUILDINGS WITH A NOVEL SUPERINSULATING AEROGELBASED PLASTE RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DI EDIFICI RESIDENZIALI CON UN NUOVO INTONACO SUPERISOLANTE A BASE DI AEROGEL RIFLESSIONI E PROPOSTE PER UNA METODOLOGIA DI ANALISI DELLA QUALITÀ GLOBALE DEL PATRIMONIO EDILIZIO SCOLASTICO CONSIDERATIONS ON THE ELABORATION OF A METHODOLOGY FOR AN OVERALL EVALUATION OF THE EDUCATIONAL BUILDING STOCK REACHING NET ZERO ENERGY AT THE NEIGHBOURHOOD SCALE: FEASIBILITY STUDIES IN THE SOUTH OF ITALY RAGGIUNGERE L’ENERGIA NETTA ZERO A LIVELLO DI QUARTIERE: STUDI DI FATTIBILITÀ NEL SUD ITALIA
POSTE ITALIANE SPA – POSTA TARGET MAGAZINE - GIPA/LO/CONV/003/2013.
COVID-19 BACS
ANNO11 - MARZO-APRILE 2020
Speciale COVID-19
Sistemi HVAC e
coronavirus: facciamo chiarezza La drammatica emergenza che stiamo vivendo impone la diffusione di informazioni quanto piÚ certe e autorevoli in tutti gli ambiti coinvolti, che sono tanti e diversi, e che destano in qualche modo preoccupazione. Come è facilmente intuibile, anche gli impianti di climatizzazione e di condizionamento sono stati messi sotto esame. Possono essere considerati un veicolo di trasmissione del virus? Come dovrebbero essere gestiti per limitare il rischio di contagio? Andrebbe effettuata una manutenzione straordinaria? Queste sono soltanto alcune delle domande a cui abbiamo cercato di rispondere affidandoci al parere degli esperti e che siamo lieti di riportarvi in questo speciale dedicato al Covid-19 A cura della Redazione
30
#61
Speciale COVID-19
Il parere dell’esperto*
LA TRASMISSIONE DEL VIRUS COME PARTICELLA AERODISPERSA: I RISCHI NEGLI AMBIENTI INDOOR L’aerosol, o polveri aerodisperse, è definito come l’insieme di particelle solide e liquide disperse in un fluido, tipicamente aria. Le dimensioni di interesse di queste particelle, ai fini di un possibile impatto sulla salute umana, variano da 10 µm (cioè la dimensione più grande in grado di penetrare e depositarsi nell’apparato respiratorio) fino a qualche nm. Questa grande variabilità nelle dimensioni, pari a tre ordini di grandezza, ha portato gli studiosi del settore a classificare le polveri aerodisperse in diverse classi dimensionali, tra le quali il PM10 (concentrazione in massa di polveri di diametro aerodinamico inferiore a 10 µm), il PM2,5 o polveri fini (concentrazione in massa di polveri di diametro aerodinamico inferiore a 2,5 µm) e le polveri ultrafini o nanoparticelle (concentrazione in numero di polveri di diametro inferiore a 100 nm). In realtà, è sufficiente considerare la contemporanea presenza in aria di particelle supermicrometriche e submicrometriche: le prime si caratterizzano in base alla massa presente per unità di volume, per le seconde si assume come metrica di riferimento la concentrazione in numero. Oltre a ciò, queste particelle si differenziano fortemente anche per la dinamica in aria: le particelle supermicrometriche sono soggette alla gravità, alla sedimentazione gravitazionale, mentre per le submicrometriche la maggiore “forzante” rimane la diffusione, ovvero la differente concentrazione in ambiente. Questi due mondi così lontani (se facessimo diventare una particella nanometrica grande come una pallina da golf, la particella micrometrica diventerebbe grande come il Colosseo di Roma…) richiedono spesso competenze diverse e molto specifiche. Sorgenti tipiche di particelle micrometriche, riconducibili a processi meccanici, sono diverse da quelle submicrometriche, che sono dovute a processi di combustione.
Per gli studiosi di inquinamento dell’aria è quindi importante caratterizzare l’aerosol di una sorgente così come l’ambiente nel quale si disperdono le particelle. Tra le “atmosfere” disperdenti, un caso molto particolare è quello degli ambienti interni. In presenza di una sorgente di aerosol in un ambiente interno la concentrazione delle polveri tende ad assumere valori molto più elevati e per tempi molto più lunghi rispetto a quanto accadrebbe negli ambienti aperti, a causa della ridotta ventilazione. Una persona può essere ritenuta una sorgente di particelle liquide emesse durante i diversi atti respiratori: respirazione orale e nasale, vocalizzazione, starnuti, colpi di tosse. La caratterizzazione di questo tipo di aerosol ha portato a distinguere due tipi di regioni: la regione in prossimità del soggetto, compresa tra 1 e 3 m, all’interno della quale ricadono per gravità le particelle più grandi, e quella più esterna, nella quale le particelle più piccole sono libere di diffondere. Nel caso di un soggetto contagioso, ogni gocciolina porterà con sé un carico virale che si disperderà secondo le note leggi della termodinamica. Quindi negli spazi confinati non sufficientemente areati le particelle “virali” tenderanno a saturare l’ambiente rendendo di fatto non sufficiente l’adozione di una distanza di sicurezza, ma necessaria una corretta ventilazione del locale con un numero adeguato di ricambi orari. Per questo motivo, la strategia di riduzione del rischio negli ambienti confinati dovrebbe basarsi sia sul distanziamento tra soggetti per evitare il contagio del virus attraverso le particelle più grandi, che nell’adozione di idonee tecniche di ventilazione. * Giorgio Buonanno, Università degli Studi di Cassino
Il parere di AiCARR**
IL RUOLO FONDAMENTALE DEGLI IMPIANTI HVAC
AiCARR ha ritenuto doveroso contribuire alla battaglia contro la diffusione del SARS-CoV2-19 per quanto di sua competenza. In particolare, ha ritenuto innanzitutto di far chiarezza su un punto fondamentale: nella letteratura scientifica non c’è traccia di SARS dovuta agli impianti di condizionamento e l’infezione da coronavirus è una SARS. Una certezza che tutti abbiamo è che uno dei meccanismi di diffusione del virus è quello diretto: il virus viene trasportato nell’aria dalle goccioline emesse dalle persone contagiate, anche semplicemente con il respiro, e dalle polveri, dal PM10 al nano particolato, così come ben espresso dal prof. Buonanno nel suo contributo. Quindi, dal momento che la semplice aerazione non è sufficiente a garantire una corretta ventilazione degli ambienti in cui c’è rischio o reale presenza del virus, gli impianti di condizionamento giocano un ruolo fondamentale. Per tutti questi motivi AiCARR ha già pubblicato due documenti: il primo, di carattere generale, è riportato di seguito. Il secondo, di carattere strettamente tecnico,
è un protocollo per minimizzare il potenziale rischio da diffusione del SARS-CoV2-19 negli impianti HVAC esistenti ad esclusione degli impianti speciali, quali ad esempio quelli a servizio degli ambienti ospedalieri e sanitari, le camere bianche e i laboratori. Si tratta di un documento che potrebbe essere più volte aggiornato, per cui abbiamo preferito non riportarlo in queste pagine. Il terzo documento, in preparazione, riguarda la gestione degli impianti nelle strutture sanitarie. Sul sito AiCARR sono disponibili anche i documenti rilasciati da REHVA e da ASHRAE su questo tema. L’auspicio è che questi documenti riescano a fare chiarezza in una situazione in cui media e social diffondono notizie e documenti spesso non corretti, con la conseguenza che i cittadini si trovano spesso a prendere decisioni sulla base di informazioni che talvolta non hanno alcun fondamento tecnico-scientifico. ** Francesca Romana d’Ambrosio, Presidente di AiCARR
#61
31
Speciale COVID-19
Gli impianti e la diffusione del SARS-CoV2-19 nei luoghi di lavoro Il febbraio l’OMS ha pubblicato il documento di orientamento “Preparare il posto di lavoro per COVID-” []. AiCARR vuole integrare questa guida con alcuni aspetti riguardanti il funzionamento degli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria.
Premessa Il SARS-CoV- è un virus che si ritiene sia trasmissibile da persona a persona con tre modalità: 1. per contatto ravvicinato e diretto con una persona infetta; 2. per inalazione di goccioline liquide prodotte dalla persona infetta; 3. tramite contatto con superfici contaminate dal virus []. Ai fini delle modalità di trasmissione è determinante il fatto che le persone infette tossendo, starnutendo, parlando e respirando emettono goccioline di liquido infettate con il virus, che possono: • depositarsi sulle superfici vicino alla persona infetta e quindi essere poi riprese da chi tocca tali superfici (contatto indiretto); • essere inalate da chi si trova vicino alla persona infetta o in un ambiente contaminato. Il contatto diretto con le secrezioni respiratorie sembra essere, in queste situazioni, la principale
via di trasmissione; a oggi le fonti ufficiali [] non riportano alcuna evidenza della possibile trasmissione per via aerea (bio-aerosol) []. AiCARR ritiene opportuno dare alcune indicazioni sulla corretta gestione degli impianti di ventilazione e climatizzazione esistenti per ridurre al minimo i potenziali rischi di trasmissione dell’infezione.
La ventilazione e la possibilità di infezione In ogni caso, per minimizzare gli effetti della presenza di una persona infetta nel luogo di lavoro, AiCARR consiglia di ridurre il livello di occupazione degli ambienti passando, ad esempio, da una persona per m a una ogni m, in modo da ridurre l’eventuale possibile contaminazione aerea. Considerato che l’aria esterna non è normalmente contaminata dal virus, AiCARR consiglia di areare frequentemente gli ambienti non dotati di ventilazione meccanica; se negli ambienti sono presenti impianti di ventilazione che forniscono aria di rinnovo, AiCARR suggerisce di tenerli sempre accesi ( ore su , giorni su ) e di farli funzionare alla velocità nominale o massima consentita dall’impianto per rimuovere le particelle sospese nell’aria (l’aerosol) e contenere la deposizione sulle superfici.
La ventilazione meccanica e la filtrazione dell’aria possono avvenire tramite impianti dedicati (di sola ventilazione), o tramite impianti di climatizzazione (impianti misti ad aria primaria e impianti a tutt’aria); la diluizione con aria esterna e i filtri ad elevata efficienza riducono la presenza di particolato e di bio-aerosol contribuendo in tale maniera alla riduzione dei rischi di contagio. AiCARR consiglia di valutare sempre l’opportunità o la necessità di chiudere le vie di ricircolo e di evitare che l’aria immessa sia contaminata da quella estratta o espulsa dagli ambienti.
L’igienizzazione straordinaria degli impianti e delle condotte aerauliche Allo stato non ci sono evidenze in base alle quali risulti indispensabile provvedere in modo generalizzato a interventi straordinari di igienizzazione degli impianti. Si consiglia che gli interventi di manutenzione e igienizzazione, qualora effettuati, seguano sempre procedure ben definite e siano eseguiti da personale qualificato, dotato di idonei Dispositivi di Protezione Individuali. Qualunque intervento effettuato in modo scorretto e/o senza l’utilizzo di DPI potrebbe avere come risultato non la riduzione, ma l’incremento dei rischi. Milano, 13 marzo 2020
BIBLIOGRAFIA
Figura 1 – L’OMS ha segnalato quale principale meccanismo di esposizione al virus quello del contatto diretto o indiretto con le secrezioni respiratorie (goccioline) di una persona infetta (colore arancione); in azzurro è indicato il meccanismo dell’aerotrasporto di goccioline contaminate che non è ad oggi evidenziato dalle fonti ufficiali (figura adattata da quella fornita da Francesco Franchimon)
32
#61
[1] WHO, 2020, “Getting your workplace ready for COVID-19”, World Health Organization. [2] WHO, 2020, “Water, sanitation, hygiene and waste management for COVID-19. Technical Brief 3 March 2010”, World Health Organization. [3] CDC, 2019, “Guidelines for Environmental Infection Control in Health-Care Facilities”, U.S. Department of Health and Human Services Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Atlanta, GA 30329.